23 febbraio 2018

GRAZIE RIGOLETTO


L'altro giorno, parlando de "il mondo di Bruno" e del suo bellissimo libro "Un uomo fortunato", ho citato anche i nomi di altri miei due maestri nel mondo sindacale contadino, da me vissuto con grande passione in Toscana, Rino, il Fioravanti, e, Rigoletto, il Calugi, due personaggi straordinari, già mezzadri, dirigenti di grande spessore, a livello toscano e, per Rino, anche nazionale. Attenti amministratori, comunali, provinciali e regionali.
Con la notizia, appena arrivata, della morte di Rigoletto, i miei tre maestri, Bruno, il Bartoli, Rino e, ora anche Rigoletto,  sono tutt’e tre ora solo nel mio cuore e nella mia memoria. Proprio ieri si è chiusa, a Roma, la VII Assemblea elettiva (Congresso) della CIA- AGRICOLTORI ITALANI, la Confederazione che ha le sue radici profonde, Alleanza dei Contadini, Unione Coltivatori Italiani e Federmezzadri-Cgil,  le tre organizzazioni che, nel dicembre 1977, hanno dato vita, sempre a Roma, alla Confederazione italiani coltivatori, poi Cia. Un percorso esaltante, che ha visto protagonisti i miei maestri sopra citati. 
La mia grande fortuna è stata quella di averli conosciuti e, ancor più, di averli ascoltati, rubando pezzetti della loro grande esperienza e della grande umanità che l’anima della campagna, il mondo contadino, sapeva esprimere con tutti i suoi valori e, nonostante il periodo presente - per niente bello per la nostra agricoltura - ancora riesce a trovare la forza di manifestare.
Rigoletto, come la gran parte dei mezzadri che ho avuto la fortuna d conoscere, avevano un grande amore per l’arte ed erano, grazie alla loro voglia di sapere, affascinati dalla cultura. Ricordo i nostri incontri con un bravissimo pittore di Bagno a Ripoli, la cittadina dove Rigoletto abitava, il maestro Giuseppe Mazzon, a quei tempi già anziano, il rispetto con cui ci dialogava e raccontava le sue opere che parlavano della Toscana - quella propria di Rigoletto - la fattoria, il castello, le mura che racchiudono le stradine, le vigne sostenute,o, meglio, maritate con l’oppio (acero campestre), i campi.
Ricordo anche che devo a lui ed a Ilario Rosati, di origine mezzadro, anch'egli attento amministratore pubblico, consigliere regionale della Toscana, fondatore e presidente di un’Associazione culturale,Ass. cult,  la pubblicazione del libro “U penziere”, la raccolta delle mie poesie in dialetto larinese, pubblicato da “Il Grifo”, una nota casa editrice di Montepulciano. E' stato lui a rappresentare l'associazione e ad onorarmi della sua presenza alla prima delle presentazioni del libro, nel 1989 a Larino, insieme con un mito dell' Atletica e dello Sport italiano, Sara Simeoni, nell'atrio del Palazzo Ducale,
Rigoletto, grande cacciatore, e, come tale, capace di tenerti inchiodato, con i suoi racconti di vita e di lotta, anche ore. Una figura splendida che si lasciava ammirare e amare.  Grazie Rigoletto.

22 febbraio 2018

Multinazionali, paura del “Genius loci” spirito e simbolo dei nostri territori

di Pasquale Di Lena - ITALIA A TAVOLA Pubblicato il 22 febbraio 2018 | 09:24
Oggi quantità e qualità si scontrano più che mai, con la prima, delle multinazionali, che tenta di accaparrarsi la politica, e ce la fa, svalorizzando la seconda, e con essa tutta la biodiversità italiana.
In un mio precedente articolo, uscito un anno fa sul mio blog con il titolo “L’attacco al territorio ed all’agricoltura contadina mette a rischio il primato delle eccellenze Dop e Igp”, sottolineavo la “lungimiranza” di chi, con il regolamento Ue 2081/91, ha trasferito in Europa, allargando all’insieme delle categorie e le specialità dell’agroalimentare, l’esperienza, tutta francese e italiana, delle denominazioni di origine dei vini.
Un processo virtuoso che ha portato, nel corso di un quarto di secolo, al riconoscimento in Europa di 1.387 indicazioni geografiche, dando all’Italia la possibilità di salire, a partire dal 2005, sul podio più alto dei riconoscimenti registrati, con la Francia sempre più a distanza. Ad oggi sono 294 i riconoscimenti Dop e Igp per l’Italia, che, se necessario e serve per rafforzare il primato, possono attingere da una riserva ricca di 5mila prodotti tradizionali, espressi tutti da altrettanto numero di piccoli e grandi territori.
Un patrimonio immenso legato ai territori ed alla ricchezza espressa dalla biodiversità, e, non meno importante, alla cultura e all’impegno dei grandi protagonisti della ruralità, il mondo contadino.
Concludevo queste mie riflessioni scrivendo: “L’intero podio rischia di crollare se vengono approvati i due trattati che l’Europa sta per firmare, quello con il Canada e quello con gli Stati Uniti d’America, Ceta e Ttip, che servono a dare un potere in più alle già potenti multinazionali che, come si sa, privilegiano la quantità alla qualità, la uniformità alla diversità, riducendo a poca cosa le sovranità nazionali”.
Un di questi due trattati, quello Europa-Canada (Ceta) è stato già approvato ed è in funzione, ma pesano su di esso, come spada di Damocle, le decisioni che verranno prese dai singoli governi nazionali. Basta un No per annullarlo e, per quanto mi riguarda, spero fortemente che questo arrivi prima che le lobby della finanza e delle multinazionali prendano posizione, con i loro modi garbati e le loro accattivanti e convincenti promesse, presso i governi nazionali. Il nostro governo Gentiloni aveva già deciso di approvarlo con un voto di fiducia, poi, invece, rinviato al governo che verrà.
Si dà il caso che chi è fortemente interessato ad avere nelle mani, con l’espressione massima delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, il mercato globale, non sta a dormire, e, dopo la pausa della Riforma della nostra Costituzione, che avrebbe tolto tutti, o quasi tutti, gli ostacoli sul percorso, ha ripreso la strada e la pratica di smontare uno ad uno quelli rimasti.
Un’azione che vede, com’è del resto nelle abitudini di questi padroni del mondo, molti collaboratori, con alcuni che primeggiano nel mondo universitario, nel campo dell’informazione e comunicazione, o, anche, dell’editoria. Tutti impegnati, insieme con istituzioni e loro fondazioni, a sminuire il percorso tracciato dalle indicazioni geografiche (troppe, dicono) o a banalizzare il valore e il significato delle stesse (il panino della Mc’Donald’s o il minestrone della Nestlé) o, anche, con articoli e, perfino, libri, a diffidare della storia, cultura, bontà e autenticità di queste prelibatezze certificate, visto che sono “inventate”.


Il compito assegnato è quello di smontare il castello delle indicazioni geografiche - con i marchi Dop e Igp che hanno il significato di garantire di una qualità certificata il consumatore informato - per renderlo un rudere e non più un elemento di distinzione dalle minute casette tutte eguali. Non è da oggi che l’agricoltura industrializzata, con i suoi prodotti, va all’attacco dell’agricoltura contadina, quest’ultima vista come un fastidio da eliminare.
Il guaio è che i sostenitori-padroni della prima forma di agricoltura sopra citata ci stanno riuscendo, avendo ormai la politica tutta nelle loro mani e con la complicità stessa di chi dovrebbe difendere il mondo contadino e non lo fa, vuoi per voglia e vuoi per distrazione.
E, così, oggi più che mai, la quantità si scontra con la qualità, l’omologazione con la diversità. Qualità e diversità, quali espressione delle peculiarità, prima di tutto quelle organolettiche delle Indicazioni geografiche, e , anche, i due elementi distintivi strettamente legati all’origine, il territorio. Si sa che le multinazionali - queste benemerite dell’umanità - e il sistema che sta riducendo a poca cosa il globo, non amano territori diversi dalle grandi pianure e coltivazioni che non si adattano a queste realtà. 
L’idea che queste benemerite hanno del territorio è chiara, per il semplice fatto che essa è limitata al suo massimo sfruttamento, fino all’esaurimento, e/o alla sua trasformazione in cemento o asfalto. Ecco perché l’Italia con le sue mille e mille colline, le montagne e la stessa pianura, anche se poca, è un fastidio, possibilmente da eliminare o ridurre a poca cosa. Il Paese che, già ai tempi dell’impero romano, parlava di un “genius loci”, lo spirito o il simbolo che riusciva, e ancora riesce, a confondersi con il luogo per esprimerlo, identificarlo e esaltarlo con le sue peculiarità, quali la qualità e la diversità, e, così, rappresentarlo.
Sta tutto qui, da quando hanno preso il sopravvento sulla politica, l’accanimento delle multinazionali contro il meglio che il nostro Paese riesce ancora ad esprimere. E la colpa è tutta e solo del “genius loci”, lo spirito, per loro maligno, che li mette in grande confusione e ambascia.
È a questo “genius loci”, che, oggi più di sempre, bisogna aggrapparsi per costruire e vivere un domani sempre più ricco di bellezza dei paesaggi; bontà di tradizioni, storie, culture; di amore; di delicate e forti emozioni.

21 febbraio 2018

Le Api e l'Ambiente



Un incontro importante e di grande attualità quello di sabato mattina a Larino. L'occasione per parlare dell'Ambiente che ci circonda, il territorio, la biodiversità, il paesaggio, l'agricoltura e il cibo e di quel piccolo prezioso insetto, l'ape, con il suo miele, il polline, la pappa reale, la cera e il veleno, e, soprattutto, con quel suo lavoro infaticabile di impollinazione, che è vita, della gran parte delle piante entomogame.


Non a caso “se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”, frase attribuita al grande Albert Einstein, che, però, secondo i biografi del grande scienziato premio Nobel, non ha mai pronunciato. Una frase che, comunque, ha una sua verità, che è quella della possibilità che l'impollinazione dà alle piante di riprodursi. L'80% delle specie vegetali hanno bisogno di impollinazione, da parte delle api e altri insetti pronubi.
Le api, come gli altri insetti e gli stessi uccelli, sono particolarmente sensibili all'ambiente, alla sua qualità. Vivono solo là dove la natura è sana. E, a causa di un ambiente sempre più malato da polveri sottili, veleni e quantità sbalorditive di pesticidi e insetticidi, si registra, anche per alcune malattie proprie di questi insetti, una mortalità del 30-35% superiore al tasso naturale. In Europa le colonie di api si sono ridotte del 40%., 
Sono 5mila gli insetticidi che attualmente mettono a rischio le api, famoso il Cruiser della Syngenta che, nel 2008, fece una vera e propria strage di api e per questo messo al bando qualche anno dopo, quando ormai era già tardi.
Anche l'espandersi delle monoculture e la perdita di biodiversità sono contro le api, insetti fondamentali per la sopravvivenza degli ecosistemi naturali  gli stessi animali, esseri umani compresi o soprattutto. Avere a cuore il territorio e il suo ambiente è una necessità per la nostra stessa sopravvivenza.
Bel venga questo incontro che ci dà un quadro più preciso della situazione, se non allarmante comunque preoccupante.
Sabato 24 alle ore 9.30 a Larino
pasqualedilena@gmail.com




Frottole mascherate da promesse invece che idee, progetti e proposte.

Solo spot promozionali di un'indecenza scandalosa e devastante, sostenuti dalla gran parte dei media. Tutto all’insegna del neoliberismo che vuole la politica sempre più schiava dei poteri forti e degli interessi individuali o di gruppo.
di Umberto Berardo
Recentemente abbiamo postato le seguenti due riflessioni su FB condivise da moltissimi amici. 
"Elezioni politiche del 4 marzo: siamo certi che si tratta di vere elezioni con reale potere decisionale a qualsiasi livello?"  
"Sui banchi della campagna elettorale si vendono "frottole" mascherate da "promesse". Lo strano è che c'è gente che le compra!"

Chiaramente non si trattava di inviti all'astensionismo dal quale almeno in questo momento siamo molto lontani, ma la loro consequenzialità non era evidentemente casuale, giacché, anche se in termini schematici, voleva essere una considerazione schematica sul momento grottesco che oggi vive la politica ed un invito a riflettere sulle sue distorsioni.

Non essendo più in grado di porsi a livello di proposta di lungo termine e di largo respiro, ridotta ormai in gran parte a serva del mondo finanziario, incapace di generare interessi e passioni, cerca soluzioni plutocratiche o oligarchiche per la gestione del potere sic e simpliciter, riducendo a forma poco più che simbolica la partecipazione decisionale della popolazione.
È così che, invece di elaborare idee per una legge elettorale in grado di dare reale potere di scelta ai cittadini, si è inventata in Italia una serie di proposte per il voto che di fatto riducono il suffragio alla pura lettura di una scheda elettorale elaborata dalle segreterie dei partiti nella quale ci si può limitare unicamente a scegliere una forza politica o coalizioni fittizie.

Poiché in generale, con le dovute ridottissime eccezioni, l'unica fonte ispiratrice sembra l'ideologia neoliberista che sta conducendo alla privatizzazione di tutti i servizi pubblici ed alla deregolamentazione dei più importanti aspetti della vita comunitaria, alla politica non rimane altro che trasformarsi in una grande agenzia propagandistica studiando il marketing più opportuno per parlare non alla testa, ma alla pancia dell'elettorato.

Non più allora idee comprensibili di costruzione di una società a misura di esseri umani e fondata sull'eliminazione dei privilegi e sulla realizzazione della giustizia sociale, non progetti di costruzione di un'economia di condivisione sociale, ma veri e propri spot promozionali di un'indecenza scandalosa e devastante sistematicamente bocciati da quella parte del mondo scientifico, economico ed intellettuale non asservita al potere finanziario.

È un sistema che, sostenuto da gran parte dei media, rischia di oscurare ogni forma di pluralismo, di confronto e di pensiero critico.
Ci sono da diversi angoli promesse come il reddito di cittadinanza, il miglioramento degli assegni familiari ed il regime delle deduzioni e detrazioni fiscali.

Su questo palco pubblicitario senza ritegno potremmo enucleare poi le tantissime frottole mascherate da promesse che vanno dall'eliminazione della tassa di possesso delle auto, del canone Rai, della legge Fornero, degli studi di settore, delle tasse universitarie, dell'Irap e ... chi più ne ha più ne metta.

Noi vorremmo fermarci su quella che riteniamo la balla più grossa gonfiata nel cielo della pubblicità elettorale e che ad economisti di grande spessore intellettuale ed etico appare come una proposta davvero irrealizzabile.

Stiamo parlando della flat tax, ispirata, manco a dirlo, nel 1956 dall'economista Milton Friedman, padre del neoliberismo.

Oggi interessa in gran parte paesi dell'area dell'est europeo e quelli dei cosiddetti paradisi fiscali.

Si tratta di una tassa forfettaria, piatta, uguale per tutti, proporzionale, ma non progressiva, che a giudizio di Forza Italia e della Lega dovrebbe avere un'incidenza del 23% o addirittura solo del 15% con l'allargamento della stessa "no tax area" che oggi prevede il tetto degli ottomila euro.

Siamo davanti ad una proposta a nostro avviso irrealizzabile, impraticabile, illusoria, ma soprattutto profondamente ingiusta ed incostituzionale.

Intanto,  secondo calcoli di economisti de "lavoce.info" , una realizzazione di tale idea di tassazione comporterebbe per il bilancio dello stato un ammanco di poco meno di sessanta miliardi e finora non si riesce a spiegare quale può essere la copertura finanziaria per il mancato gettito fiscale.

Oltretutto la fascia più bassa di redditi vedrebbe un risparmio di appena l'1% mentre quella più alta raggiungerebbe addirittura il 14% .

Dovrebbe essere chiaro a tutti che ancora una volta il vantaggio maggiore sarebbe per le fasce più ricche della popolazione con un ulteriore allargamento della forbice di distanza tra benestanti e poveri.
Quando poi, allora, si dice genericamente che occorre eliminare le disuguaglianze la coerenza si eclissa e si vendono lucciole per lanterne.

Chi fa tale proposta oltretutto dimentica che la Costituzione Italiana nell'art. 53 fissa con estrema chiarezza i criteri di attribuzione del sistema tributario nei seguenti termini: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività."

È a nostro avviso proprio la mancanza di progressività che rende incostituzionale la proposta della flat tax.
Piuttosto che cimentarsi in suggerimenti di pura facciata, le forze politiche farebbero bene a rimodulare davvero in maniera radicale la redistribuzione della ricchezza eliminando le aree scandalose di privilegi nelle retribuzioni e nel sistema pensionistico intorno a cui occorre finalmente fissare dei tetti che nessuno deve avere il diritto di superare.

In questa direzione le linee essenziali di un programma credibile sono nel diritto fondamentale alla casa, al lavoro, alla salute ed all'istruzione.

Se la politica non è capace di impegnarsi su questo, rimarrà schiava dei poteri forti e degli interessi individuali e di gruppo accentuando un processo di scadimento e regressione foriero di orizzonti bui.




Genealogia delle origini, radici ed emigrazione

Genealogia delle origini, radici ed emigrazione a Bojano con esperti e studiosi – Bojano 23 febbraio 2018 -

Le storie, i volti, le vicende e le partenze che hanno costruito l’Italia, con gli interrogativi: chi siamo e da dove veniamo. Saranno questi i temi che si tratteranno nell´appuntamento previsto a Palazzo Colagrosso il 23 febbraio a partire dalle ore 18,00.

Genealogia per scoprire chi siamo, chi erano i nostri antenati, uomini e donne che hanno costruito una regione bellissima, che merita solo di essere riscoperta. S

ono questi i temi dell'incontro organizzato da Centro Studi AgoràUn Mondo d'ItalianiMolise Noblesse con Regione MoliseIppocratesServizio Civile NazionaleAsmefAitefCasa Molise ed il Comune di Bojano, dal titolo: La Genealogia delle origini. Radici ed Emigrazione” , che si terrà presso il Palazzo Colagrosso, nell'Aula Universitaria con la conduzione di Maurizio Varriano, di Borghi d’Eccellenza e i saluti di Marco Di Biase, Sindaco di Bojano e Vincenzo CotugnoPresidente del Consiglio Regionale del Molise.

Gli interventi saranno affidati a: Domenico Carriero, Esperto di Genealogia, con “La ricerca genealogica: ricostruire la storia familiare”; Mina Cappussi, giornalista e docente all'Università Roma Tre, con “La genealogia nella ricerca di Emigrazione”; Giuseppe Pardini, docente di Storia contemporanea all'Università del Molise, con “L’emigrazione Molisana nel Novecento”; Giulio De Jorio Frisari, dell'Istituto Italiano Studi Filosofici, con “Genealogia come modello ermeneutico” ed infine Nunzia Lattanzio, Pedagogista, Criminologa e Grafologa giudiziaria, con “Grafologia e consanguineità”.

Per concludere ci sarà una Tavola rotonda con la partecipazione di Ferdinando Pisco, Vicesindaco del comune di Morcone, con “Morcone modello di ricerca genealogica”, successivamente, ci saranno Igor Picciano e Serena Valente, della Pro Loco “Agorà - Giulio Pittarelli” di Campochiaro, con “La ricerca genealogica a Campochiaro”, a seguire ci sarà l'esibizione del costume tipico di Campochiaro.
LA GENEALOGIA

La genealogia è la scienza che si occupa di accertare e ricostruire documentalmente i legami di parentela che intercorrono tra i membri di una o più famiglie. La ricerca genealogica, come qualsiasi altra istanza scientifica che voglia pervenire a risultati certi e verificabili, si attua attraverso l'esplicitazione di un metodo, fondato nel caso specifico su conoscenze interdisciplinari che, coniugando in modo sistematico esperienze di carattere storico-socialearchivistico giuridico, nonché socio-linguistico e di storia della scrittura, forniscano gli strumenti idonei per reperire, leggere, comprendere e contestualizzare le fonti.

Un incontro per capire e capirci, per scoprire e riscoprire quanto senza la Storia, la Ns Storia, sia difficile porci verso un Presente ed un Futuro migliore.

Le radici hanno un denominatore comune in ogni e dove. Senza ricordar il passato ed analizzarlo, sarà davvero difficile porsi al centro di un percorso che ci riporti “ Centrali “ ed indispensabili per il Futuro della prossime generazioni e della Ns terra.
Borghi d’Eccellenza










20 febbraio 2018

DUE PRIMIZIE DEL MOLISE - Tra Casacalenda e Bonefro



La prima è di Fontenuova, il Caseificio artigianale di   Tina e Giovanni Nomaro, non lontano da Biosapori, in Casacalenda. Un formaggio, ancora bianco come un latticino (sottovuoto), impastato con le vinacce delle Cantine di Angelo D’Uva di Larino.
un’altra fonte di novità,


Una squisita delicatezza che, appena entra in bocca e scivola sul palato, si apre come un ventaglio e, così, si diffonde appagando il gusto. Ottimo come apertura, ma, personalmente, l’ho trovato superbo a chiusura di un pranzo, quando ti lascia con la bocca piena che racconta e lega tutto quello che hai mangiato. Ti viene facile dire, con i lombardi, la bocca non è stracca se non sa di vacca. Un applauso a Giovanni.

La seconda bella e interessante novità, che farà impensierire qualche multinazionale, è il BRODO VEGETALE ESSICCATO dellAzienda San Vito- Natura etica, dei Di Memmo, tutti giovani dalle antiche tradizioni, che operano subito dopo il confine di Casacalenda, nel Comune di Bonefro, anche qui in provincia di Campobasso. 

Un Brodo vegetale 
Sano e salutare, composto di verdure essiccate, poco calorico, tutto naturale e senza olio di palma, glutammato e sale;
facile e veloce da utilizzare (un cucchiaio raso in ½ litro d’acqua bollente prima di buttare la pastina o il riso, il tutto legato con un filo di olio extravergine, meglio se di oliveti coltivati su queste colline);
Conveniente, visto che ogni porzione (il barattolo ne contiene 12) non si spende più di  50 centesimi di euro.
Tutte le verdure sono prodotte in modo naturale nell’azienda San Vito- Natura viva dei Di Memmo
pasqualedilena@gmail.com

Caseificio La Fontenuova                             SanVito - Naturaviva Sas
                                                                    cda San Vito Bonefro
di Tina e Giovanni Normano                   sede legale: via Trieste, 31  - 86043 Casacalenda
via Scipione Di Blasio,57                           tel. 0874 844112
86043 Casacalenda                                   Email aziendasanvito@gmail.com
Email lafontenuova@tiscalinet.it               referente:                                                www.aziendasanvito.it                                   Domenico Di Memmo cell.3476404679
                                                                          
                                                                                                
                                                                           








17 febbraio 2018

Agricoltura, la grande assente

Se dell'Ambiente se ne parla poco in questa campagna elettorale, l'Agricoltura con la sua crisi profonda, strutturale è la grande assente.
In verità non ci sono, a tutt'i livelli istituzionali e professionali, successi politici da valutare in questo campo, ma solo sconfitte duramente pagate dai coltivatori, i protagonisti della sola agricoltura possibile, nel Molise e in Italia, quella contadina, e, nel contempo, dai territori vocati al settore primario e fonti di bontà e, soprattutto, di bellezza con i suoi paesaggi.
Eppure Agricoltura vuol dire cibo, vita e i territori la sola possibilità per programmare il futuro del Molise e dell'Italia!

Solo il Mercato può dare la risposta di cui hanno bisogno i coltivatori, il reddito indispensabile che serve per rimanere in campagna e fare nuovi investimenti.
C'è da dire che per vincere sul mercato servono programmi e strategie concordate dal pubblico e dal privato, strutture e strumenti adeguati, professionalità al servizio sia del pubblico che dei produttori e trasformatori.
Tutto importante, ma, c'è una priorità da tener presente se  si vogliono cogliere gli obietti che il mercato mette a disposizione ed è quella dell'unità dei produttori e degli stessi trasformatori. Bisogna  convincere i soggetti sopra citati che serve fare squadra e che, per fare squadra, c'è bisogno di associarsi, stare insieme ed essere i protagonisti delle associazioni, delle cooperative e dei consorzi, quali strumenti di partecipazione e di confronto con i partners delle diverse filiere, decisivi per la conquista del Mercato e del giusto reddito. La storia, soprattutto quella recente, ci dice che all'agricoltura non servono le elemosine, soprattutto quando mal distribuite, e, meno che mai, la demagogia, i due elementi che la stanno avvelenando da anni.
Solo chi parla di mercato ha a cuore il rilancio dell'agricoltura e, con essa, dei nostri territori.