13 dicembre 2017

i consorzi di bonifica devono essere "bonificati" per rimanere in vita

Si ritorna ancora sulla gravissima problematica che attanaglia il mondo agricolo regionale sulla tenuta in vita dei consorzi di bonifica basso-molisani, enti di diritto pubblico, sperando che il Governo regionale  possa affrontare questo spinoso nodo in modo definitivo.
  Non si entrerà in merito alle competenze, obblighi, funzioni amministrative e responsabilità tra Regione ed enti consortili; saranno oggetto  di confronto prossimamente in modo  più dettagliato.

 Oggi, i consorzi di bonifica, per il reddito agricolo, sono delle bombe ad orologeria;  in un passato non tanto recente furono postifici, assunzioni ad "umma a umma", stipendifici, carrozzoni burocratici elefantiaci "creati" ad uso e consumo per "logiche" politiche clientelari.
Il contadino, oggi, non può più permettersi il lusso di pagare gli errori commessi, mala gestione compresa, di enti che sono un sistema dispersivo, incoerente e costoso visto che, da sempre, i consorzi sono sotto controllo "complice" del politico del momento o di alcune organizzazioni agricole.
Quando si trattano argomenti quali  bilanci in rosso,  promozioni, aumenti di livello,  straordinari, commissariamenti, etc., il coltivatore, come spesso avviene è rimasto solo alla finestra a guardare e subire passivamente aumenti di tariffe, ... in attesa ( per quasi  ventitré anni ) del piano di riparto di contribuenza che regolarizzasse i benefici (presunti).

Gli amministratori, commissari e non, non hanno mai preso in considerazione il punto focale: il beneficio, nonostante le problematiche segnalate da molti consorziati; non hanno mai sposato o si sono interessati per legittimare le giuste e sacrosante istanze di quest'ultimi.
Il loro unico pensiero: far quadrare i bilanci "sbilanciati" e vessare " gli obbligati" con richieste di aumenti di tributi o atterrirli con lo spauracchio  delle cartelle esattoriali e spese legali, grazie a Regi Decreti che hanno fatto il loro tempo.
Costi esorbitanti riferiti ai contributi irrigui  (il 750) e all' improprio tributo di miglioramento fondiario (il 630), meglio manutenzione della rete scolante, per redditi inesistenti o presunti benefici, soprattutto in zone comprensoriali rispetto ad altre di netto svantaggio.
Questo, per onestà intellettuale e dal lato dell' equità, è uno schiaffo a chi, in campagna, lavora onestamente per poi vedersi alla fine senza un becco di un quattrino in tasca.

Le colture irrigue, siano esse finocchi, pomodori, peperoni, (ex ) barbabietole da zucchero, ne sono la prova evidente della non redditività.  NON C'E' PIU' REDDITO.
I costi di produzioni sono nettamente superiori ai ricavi dalle loro vendite.
Basterebbe solo informarsi o, pur essendone a conoscenza fanno finta di nulla?
Cattiva volontà o menefreghismo?

Anche la Direttiva Comunitaria Quadro Acque 2000/60/CE del 23-10-2000 e l'Applicazione delle Linee Guida approvata con D.M. del 20-07-2016 per la regolamentazione da parte delle Regioni circa la politica tariffaria dei consorzi di bonifica cita: " ....l'uso parsimonioso atto ad evitare sprechi dei volumi idrici ad uso irriguo  MA ANCHE DEL BENEFICIO (ANALISI COSTI/EFFICACIA) PER IL CONSORZIATO, IN FUNZIONE DEL SUO CONTESTO TERRITORIALE, e non certo un aumento indiscriminato dei costi della risorsa idrica che rischierebbe di pregiudicare in maniera significativa la sopravvivenza, la produttività e la competitività delle imprese".

Non è più valido il concetto del contributo, come asseriscono i consorzi: acqua irrigua = beneficio. E' errato. Beneficio, invece, è inteso come nuovo concetto. L'ACQUA E' VISTA COME BENE DIETRO CORRISPETTIVO: SE USATA E SE CONVIENE USARLA, E NON COME BENEFICIO.
L'acqua è un bene che viene corrisposto dietro un pagato tariffario, quindi un contributo. Come in ogni realtà, se una cosa la si vuole, la si paga ad un costo definito, E SE CONVIENE.
Prova ne  sono i vari rapporti INEA ( Istituto Nazionale di Economia Agraria) sull'Agricoltura in Molise, ad es. quello dell'anno 2013 dove a pag 113 cita: " Anche il costo monetario dell'irrigazione incide negativamente sul ricorso della pratica, specialmente se si considera l'incertezza del risultato economico che sta interessando alcune delle principali coltivazioni irrigate". Ancora: " Rispetto al passato censimento, di nuovo in tabella 5.37 (riferita al 2010) si assiste ad una netta diminuzione delle aziende che ricorrono all'irrigazione ( -46,3%)".
Questo nel 2013, figuriamoci ora! Basta percorrere le varie arterie regionali più importanti per rendersi conto quanti ettari sono interessati a colture irrigue. Un'inezia.
 Questi sono i punti cruciali  della questione.
Non può essere legittimo, e qui la situazione diventa veramente grave, pretendere il pagamento di un contributo per inesistenti interventi di bonifica e/o manutenzione idraulica visto che, un consorzio ( il "Trigno e Biferno"), a " suo " dire,   dichiara di essere non responsabile  in quanto non competente per i servizi non erogati ( vigilanza e manutenzione). 
Inutile epilogare la lunga serie di eventi, frane ed allagamenti, che hanno interessato alcuni Comuni del Basso Molise come Palata e Guglionesi o evidenziare l'inutilità e l'inefficienza dell'ente consortile circa la sicurezza o interventi di salvaguardia sotto il profilo idrogeologico.
  
Non si possono pagare costi di gestione amministrativa che nulla hanno a che vedere con la finalità e la tutela delle aree del comprensorio consortile e senza concreti e diretti vantaggi agli immobili dei contribuenti!
Peggio il pagamento del tributo irriguo,  per quanto detto sopra.
Il mondo contadino, quello che vive di solo reddito agricolo non è in grado più  di sopportare tale situazione!
Enti, si ripete, strutturati in simile maniera, che costituiscono solo una spesa per il cittadino che finisce per pagare tributi e non per ottenere un reale beneficio ma per tenere in vita un organismo che visti i risultati sin qui ottenuti, si potrebbe benissimo fare a meno.

Conclusioni.
E' giunto il momento che chi di dovere si prodighi e non, come al solito, aspettare.... l'anno che verrà affinché  "altri" (ma quali?) tolgano le castagne dal fuoco.
Il problema è tutto politico e la sua soluzione non può trovare sufficiente soddisfacimento nella strada giudiziaria che diversi consorziati hanno intrapreso da alcuni anni presso le Commissioni Tributarie regionali. Non è giusto.
I tempi sono maturi per decidere se i  consorzi di bonifica, è il caso di dirlo, possano essere " bonificati" o, invece, chiuderli definitivamente. 

Ci si auspica pertanto che gli Organi preposti regionali concretizzino quanto prima     su queste "proposte" agricole e promuovano un'azione legislativa definitiva atta a tutelare il settore agricolo in evidente stato di criticità dovuto anche a queste cronicizzate anomalie.

                                                                                       Giorgio Scarlato
                                                                           
Termoli, 12 dicembre 2017

Attuare la Costituzione per evitare le derive fasciste e parafasciste


di Umberto Berardo



Ci sono strutture di diverso carattere ed episodi o, se preferite, eventi che non lasciano perplessi soltanto, ma inquietano non solo in quanto fanno riferimento a idee inaccettabili sul piano ideologico, respingendo taluni diritti fondamentali degli esseri umani, ma anche perché si ispirano a metodologie e tecniche contrarie ad ogni forma di convivenza rispettosa degli ideali altrui e perciò stesso neganti i principi fondamentali della democrazia.

Quale senso ha sul piano umano banalizzare la figura di una martire del nazismo come Anna Frank diffondendone la foto in uno stadio con la maglietta della Roma e che riferimenti sportivi si possono attribuire ad un simile gesto che taluni hanno definito di pura goliardia?

Don Biancalani, parroco di Pistoia, viene attaccato da gruppi che non accettano la sua accoglienza verso immigrati africani; poi esponenti di Forza Nuova si presentano la domenica alla celebrazione eucaristica "per vigilare" sulla sua omelia.

Daniele Piervincenzi, giornalista di Nemo, subisce ad Ostia un'aggressione sconcertante.

A Como un gruppo di una quindicina di persone dell'associazione Veneto Fronte skinheads irrompe in una riunione della Rete Como Senza Frontiere che si occupa dell'accoglienza agli immigrati, ne interrompe i lavori, impone a tutti di ascoltare la lettura di un documento in cui si definisce l'immigrazione un'invasione e gli aderenti alla Rete Como Senza Frontiere "soloni dell'immigrazione" e "figli di una patria che non amano più" e poi chiude dichiarando che gli aderenti della Rete Como Senza Frontiere non sarebbero degni di alcun rispetto.

Una decina di persone a viso coperto e senza autorizzazione della questura fa irruzione davanti alla sede del gruppo La Repubblica e L'Espresso in un blitz contro "il genocidio del popolo italiano".  

Da un peschereccio si butta in mare un immigrato che non sa nuotare solamente per evitare che una motovedetta della Guardia di Finanza possa scoprire che l'africano vi lavorava in nero.

In Libia è ricomparso alla luce del sole il mercato degli schiavi.

In Polonia l'undici novembre per la festa dell'indipendenza sessantamila nazionalisti dell'ultradestra provenienti da tutta l'Europa sfilano a Varsavia, tolgono la piazza ai movimenti democratici rivendicando l'esistenza di "una Polonia bianca e pura" con un netto rifiuto della ripartizione di migranti prevista almeno formalmente dall'Unione Europea e di ulteriori forme di integrazione dei Paesi dell'Europa orientale nella Comunità.

È indiscutibile che gli episodi che abbiamo messo in fila presentino aspetti che non possono non indignare chi, legato ai diritti universali della persona ed ai principi di una società democratica, non può accontentarsi della chiusura provvisoria di una curva in uno stadio e neppure della manifestazione tenuta a Como da partiti e sindacati il 9 dicembre e sulla quale abbiamo assistito ancora ad incomprensibili ed assurdi distinguo da parte di molte forze politiche come già si era verificato ad Ostia.

Accuse generiche di fascismo anche verso chi spesso cerca solo di fare chiarezza su scelte di governance assurde sono incomprensibili, talora provocatorie e spesso controproducenti, ma pensiamo che, ovunque si neghino diritti e ci siano comportamenti di illegalità aggravati da intimidazioni e minacce aperte, una popolazione che ha la voglia di difendere la coesistenza libera e democratica debba pretendere che gli organi costituiti non tollerino eventi antidemocratici e difendano istituzioni e cittadini da attacchi di chi si pone al di sopra di principi, leggi e valori condivisi.

È inaccettabile che si diano spazi di comunicazione nelle emittenti televisive pubbliche a soggetti e formazioni politiche che non si riconoscono in tutti gli articoli della Costituzione Italiana e che negano la libertà e i diritti altrui.

Occorre piuttosto indagare in fretta se per caso non esistano i pericoli di riorganizzazione di partiti di stampo fascista che sono chiaramente negati dal punto XII delle Norme Transitorie e Finali della nostra Costituzione.

Fascismo e nazismo non sono solo ideologie di cui si nutrono gruppi politici e formazioni sociali, ma spesso costituiscono una forma mentis che alligna in tanti che spesso si danno anche patenti di benpensanti; è chiaro quindi che il fenomeno va combattuto, ma soprattutto prevenuto con un'educazione democratica e la formazione di uno spirito critico capace di guidare ad una convivenza lontana dai rischi della violenza, della prevaricazione, dell'intimidazione e dell'esclusione.  

I fatti sopra richiamati impongono una reazione di tipo politico-istituzionale, una ricerca di responsabilità nella eventuale violazione delle norme legislative con conseguenti sanzioni ed un lavoro di ricostruzione di un tessuto culturale e civile che si è logorato anche per colpa di chi ha abdicato al ruolo di costruzione della libertà, della democrazia e della giustizia sociale per rincorrere il potere abbandonando così soggetti in difficoltà che rischiano di diventare facile preda di movimenti e gruppi politici che si pongono fuori e perfino al di sopra delle istituzioni democratiche.

Il pericolo è che in essi possa confluire la rabbia di quanti vivono nelle difficoltà o di quel mondo dell'astensionismo elettorale che non si riconosce più in soggetti e formazioni politiche che sembrano non avere alcuna autonomia rispetto al mondo della grande finanza o di poteri ancora più rischiosi.

La politica va dunque ricostruita sul piano etico e democratico, ma per evitare le derive neofasciste o parafasciste occorre che tutte le agenzie educative promuovano una ricerca storica che abbia piani di concretezza negli eventi che in passato hanno negato la democrazia e che oggi rischiano ancora di compromettere la convivenza pacifica tra i cittadini.

Nessuno deve dimenticare che fascismo e nazismo hanno avuto il brodo di cultura nella corruzione, nelle rinunce alla lotta contro la disumanità e nell'incapacità di costruire barriere contro la dittatura.

A queste cause storiche oggi si aggiunge la necessità di analizzare il sospetto crescente di quanti vedono collusioni tra formazioni dell'ultradestra e cosche mafiose che, grazie al potere economico, rischiano di penetrare sempre più negli organismi degli Stati. 

Anche le istituzioni europee hanno il dovere ineludibile di uscire in proposito da atteggiamenti lassisti per educare tutte le popolazioni a forme di coabitazione includenti che escludano ogni tipo di xenofobia, di prevaricazione e di nazionalismo.
















11 dicembre 2017

U PENZIERE E IL DIALETTO, LE LINGUE, L'IDENTITA'


Al dialetto larinese, ai dialetti molisani e a quelli sparsi sui mille territori italiani.
Alla lingua italiana e alle lingue di ogni Paese del mondo, in un momento in cui queste straordinarie espressioni d’identità rischiano di essere cancellate e di rimanere schiacciate definitivamente sotto il rullo compressore dell’omologazione e della uniformità per colpa della loro
diversità.
A questi fondamentali valori la ristampa, dopo 28 anni – grazie alla mia Flora - de “U penziere”, questo mio libro di poesie in dialetto larinese, tradotto anche in inglese. Duemila copie diffuse ed esaurite dopo una serie di presentazioni a Larino, Firenze, Siena, Lucera, Campobasso, e, poi, in Canada (Toronto, Vancouver, Montreal, Hamilton), negli Stati Uniti, al “Coffee Hause”, il più antico circolo culturale di New York.
Ed è qui, in questi incontri con centinaia di persone, che non conoscevano neanche l’italiano e mi applaudivano,che ho capito la forza del dialetto quando anima la poesia.Al dialetto, alla mia lingua nativa, di nuovo una copia de “U Penziere”, un libro davvero fortunato.

Il Comitato Scientifico del Biodistretto Laghi Frentani ha scelto Pasquale Di Lena 

Un ampio Comitato Scientifico, in rappresentanza del mondo dell’Università del Molise, dell’ambientalismo, dell’imprenditoria agricola e della ricerca tecnica e applicata in agricoltura e selvicoltura

Il Biodistretto Laghi Frentani è un’associazione costituita da 14 Comuni fondatori e produttori biologici, con sede a Larino, rappresentativa di un’area omogenea che va dall’antica capitale dei Frentani a San Giuliano di Puglia; da Ururi a Ripabottoni. Un’Associazione che, da oggi, ha il supporto di un Comitato Scientifico composto dalla d.ssa Loredana Pietroniro, esperta di agroalimentare, responsabile di Slow food Molise; dai professori docenti Unimol,. Rossano Pazzagli, direttore centro ricerche Aree interne; Antonio De Cristofaro, Controllo biologico e Apicoltura; Filippo DE Curtis, patologia vegetale; Dr. Michele Tanno, agronomo, fondatore e responsabile Arca Sannita; Dr. Pasquale Di Lena, già Segr. Gen. Ente Mostra Vini- Enoteca Italiana di Siena; Dr. Paolo Di Luzio, agronomo, resp. Aiab Molise; Dr.Stefano Vincelli, agronomo forestale, libero professionista; Dr. Nicola Del Vecchio, laurea Scienze dell’alimentazione, imprenditore agricolo, fondatore Condotta Slow food “Gaudina”.
Dopo la presentazione del Biodistretto, da parte del suo Presidente, il sindaco di Larino, Vincenzo Notarangelo, la illustrazione delle finalità dell’Associazione e di un suo organismo importante qual è il Comitato scientifico, con l’indicazione, nel ruolo di coordinatore, di Pasquale Di Lena per “la conoscenza del territorio, la sua esperienza politico-amministrativa, l’impegno costante per un’agricoltura sostenibile e produzioni di qualità legate all’origine”.
Un’indicazione pienamente accolta con voto unanime coordinatore . Pasquale Di Lena, quale coordinatore del Comitato Scientifico, entra. Come da statuto dell’Associazione, a far parte del Comitato direttivo del biodistretto, con diritto di voto,.
“Questa vostra fiducia – ha detto, ringraziando, il neo eletto coordinatore – mi onora e, con tutti voi, m’impegna a rendere questo organismo, appena insediato, lo strumento capace di dare robustezza culturale e scientifica ai progetti e alle strategie che il Biodistretto intende realizzare. Si tratta di riempire questi progetti e queste strategie di contenuti atti a dare il via, con le istituzioni e le organizzazioni professionali, i produttori, a un diverso Sviluppo Agricolo e Forestale della Provincia di Campobasso, con uno sguardo aperto al territorio molisano tutto”.
Il Biodistretto – ha proseguito il neo coordinatore - non è da intendere come un fine, ma un mezzo necessario per dare al Molise il volto che meglio lo rappresenta, quello di Città-Campagna rappresentata da una farfalla, con i suoi 136 paesi sparsi su un territorio che ha ancora diffusa l’impronta della ruralità e basi forti per esprimere, in tempi brevi, il carattere della sostenibilità e della vivibilità, del benessere e della salute, del rispetto della natura e la salvaguardia della biodiversità.
All’incontro era presente anche l’on. Giovanni Di Stasi, uno dei promotori del Biodistretto Laghi Frentani.
di C. S.
pubblicato da Teatro Naturale il 11 dicembre 2017 in Tracce > Italia

7 dicembre 2017

Il rinnovamento passa solo ed unicamente attraverso il coinvolgimento diretto di movimenti ed associazioni

di Umberto Berardo
Che il Molise viva per molti aspetti una condizione di drammaticità credo che non sfugga ormai più a nessuno e spesso abbiamo cercato di sottolinearlo; non torneremo dunque su analisi già fatte e proveremo ad indicare delle linee programmatiche anche se in maniera schematica come è possibile fare in un articolo.
Forze intellettuali, politiche e sociali che vogliano seriamente invertire la tendenza delle forme di governo disastrose avute fin qui devono essere in grado di liberarsi di soggetti inadeguati o votati alla politica per puri interessi personali o di gruppo.
Formare coalizioni ibride, confuse e perfino ambigue in cui è davvero difficile intravvedere principi ispiratori omogenei, metodologie democratiche e finalità realmente condivise non ha alcun senso.
Sul piano delle candidature occorre ad esempio fissare seriamente criteri che impediscano conflitti d'interesse o standardizzazione di poteri.

Il rinnovamento passa, come abbiamo già scritto, solo ed unicamente attraverso il coinvolgimento diretto di movimenti ed associazioni che già operano nel sociale con ottime capacità di elaborazione di idee e con una visione della società che, lontana da schemi miopi ed egoistici di stampo neoliberista, sappia orientare verso il bene comune.

Le basi che possono impedire al Molise di continuare il suo percorso di desertificazione umana, culturale, sociale ed economica passano per la creazione di un piano di sviluppo che, fuori dalle logiche delle aree di crisi complessa che già in passato hanno visto dissipare fondi pubblici in iniziative poi fallimentari, riesca a coinvolgere anzitutto i molisani in investimenti produttivi nella regione attraverso la costruzione di una capacità imprenditoriale che pure da qualche parte comincia ad intravvedersi.

I fondi statali ed europei possono aiutare, ma è necessario sostenere le iniziative private anche attraverso sostegni bancari a tasso agevolato.

Le vocazioni della regione sono anzitutto quella agricola e zootecnica; su di esse allora occorre lavorare realizzando spazi di crescita nella direzione della creazione di prodotti sani e qualitativamente eccellenti.

A tali settori occorre collegare eventuali iniziative di carattere industriale e terziario soprattutto nelle attività di trasformazione, nell'economia della conoscenza, ma anche in altre attività. 

Il turismo va fondato anzitutto attraverso la tutela, la rivalutazione e la promozione del paesaggio e delle ricchezze storiche, culturali ed archeologiche purtroppo fin qui poco conosciute da cittadini non molisani.

La via privilegiata dello sviluppo è ovviamente il rafforzamento del sistema educativo e della rete scolastica che deve assolutamente darsi organismi innovativi e personale qualificato per spingere la ricerca verso orizzonti utili ed innovativi.

Sulle infrastrutture c'è da dire che occorre dare finalmente alla regione una rete ferroviaria all'altezza dei tempi e mettere in sicurezza anzitutto la viabilità provinciale non limitandosi, come purtroppo si sta facendo solo a qualche arteria per acquietare i votanti di qualche comune più popoloso, ma rendendo percorribili tutte le strade di comunicazione tra i paesi ed i centri amministrativi.

L'isolamento dell'alto Molise ed il suo collegamento per i diversi servizi con il capoluogo di regione non avverrà a nostro avviso in modo più rapido attraverso il completamento della Fresilia, ma con la realizzazione del progetto abbandonato da tempo della Fondovalle Vella che è sicuramente la via più rapida tra la Verrino, la Trignina e la Bifernina.

La realizzazione di una superstrada a quattro corsie riuscirebbe a velocizzare nella regione i collegamenti in senso longitudinale.

Urgente è la necessità di sviluppare la banda larga in tutto il territorio regionale, anche se da anni se ne parla senza garantire tale servizio soprattutto nelle aree interne.

Ci sono poi servizi fondamentali da garantire in modo razionale ai cittadini perché riguardano  aspetti fondamentali dell'esistenza, quali quelli educativi, sanitari, energetici ed idrici, sui quali finora a nostro avviso la politica regionale ha fatto scelte davvero inaccettabili.

Si tratta anzitutto di prestazioni che occorre mantenere pubbliche e gratuite cercando le entrate fiscali per la loro erogazione in quella progressività del fisco che dev'essere affiancata dalla lotta all'evasione ed all'elusione.

Su tali aspetti della qualità della vita dei molisani abbiamo condotto analisi e proposte per anni inascoltate mentre si creavano profonde diseguaglianze tra i cittadini.

Anche sul tema dell'immigrazione il pressapochismo regna sovrano e così, più che creare integrazione, si rischia di produrre solo conflitti sociali come appare dagli eventi che l'informazione comunica senza talora farne alcun approfondimento.

Sentiamo ripetere dagli amministratori che la disponibilità dei fondi per affrontare i problemi sottolineati è molto carente.

Sarà anche vero, ma, quando in una regione si privilegiano stanziamenti per progetti incomprensibili come la "metropolitana leggera" piuttosto che investire sulle necessità fondamentali delle popolazioni e si mantengono i privilegi economici noti a tutti, uno si domanda se alla programmazione delle attività abbiamo davvero persone adeguate e responsabili.

La rivendicazione dei diritti allora non crediamo possa ancora passare per le richieste ed il dialogo, ma attraverso l'indicazione di piani programmatici alternativi e le lotte sociali, pacifiche ma decise, per la realizzazione della giustizia sociale.

La confusione che vediamo all'orizzonte in questo periodo preelettorale francamente non ci tranquillizza.

Le perplessità su fantomatici raggruppamenti spesso privi di presupposti valoriali accettabili, di codici etici condivisi, di regole chiare e di metodologie di vero confronto democratico frullano nella mente di quanti non hanno alcuna voglia di omologazione e preferiscono piuttosto percorrere le vie della coerenza con i principi in cui credono e la ricerca di sinergie che non creino imbarazzi e conflitti etici. 








6 dicembre 2017

Walter Gasperini, sindaco di Suvereto, mio caro amico


Non potendo essere con voi oggi per l’ultimo saluto a Walter, desidero inviare queste poche righe per unirmi al cordoglio della famiglia e della comunità di Suvereto.

Ci sono momenti in cui la vita ci scorre davanti, tutta insieme in un momento, e riaffiorano ricordi, voci, immagini. Questo vale per le persone e per i paesi. Ecco, per me e anche per Suvereto la scomparsa di Walter è uno di questi momenti. È un grande dispiacere, un monito, un invito. L’invito a ripercorrere una storia lunga di amicizia, di collaborazione, di confronto, di lotta. Ma qui, più del ricordo personale, conta il peso di tutto quello che Walter ha fatto per la collettività, per i cittadini e per il territorio di questo nostro luogo, che a differenza di noi non passerà mai. Le persone vanno, i luoghi restano, con i loro segni indelebili a raccontare nel tempo la vita di chi li ha attraversati, accarezzati, guidati. Si, perché Walter ha guidato a lungo Suvereto, più a lungo di tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di raccogliere la sua eredità.

Come sindaco ha dato molto, facendo dell’impegno politico e istituzionale una ragione di vita. È stato un uomo che fino da ultimo ha guardato al mondo per migliorarlo, per cambiarlo. Lo ha fatto con il suo modo appassionato, talvolta irruento e forte, sempre con l’ostinazione e l’acume di chi non desiste, di chi crede di essere nel giusto, di chi sa essere autonomo e libero. Ha lottato sempre, come la sua formazione politica e la scuola del babbo gli avevano insegnato. Ha lottato contro le ingiustizie della società, e purtroppo ha dovuto combattere a lungo anche contro la sventura della malattia, una battaglia condotta da par suo, con forza e dignità, senza mai distogliere lo sguardo dai suoi interessi politici e sociali, da Suvereto e dal territorio più ampio della Val di Cornia a cui ha dedicato anche i più recenti pensieri.

Walter è stato un sindaco di ferro, ponendo le basi per un rilancio di Suvereto. E quando, in anni ormai lontani, mi spinse ad entrare in campo, non fu facile prendere il suo testimone e coltivare i frutti che aveva seminato: lo sviluppo dei servizi sociali,  il ritorno alle vocazioni autentiche del territorio, dall’agricoltura al centro storico e al turismo. Ha sempre intrecciato verve politica e impegno civile, rimasto intatto anche successivamente, come quando ha difeso strenuamente il Comune dal pericolo della scomparsa, ed è stato bello ritrovarlo al fianco con l’antica e mai spenta determinazione.

L’ultima volta che ci ho parlato, davanti alla chiesa del Crocifisso, di fronte all’accanimento della malattia, mi disse che era stanco. Dentro di me mi preoccupai, mi preoccupai perché non avevo mai percepito in lui un segno di cedimento, di stanchezza, di abbandono. Era uno che non si arrendeva mai. Questa in fondo era la cifra del suo carattere e della sua personalità. Era anche il suo modo di essere profondamente suveretano e vicino a tutti noi, anche quando non sembrava. Ci mancherai Walter, ma stai sicuro, perché vivrai ancora nel ricordo, nel tempo che è più forte della morte, nelle pietre amiche della tua terra.



Rossano Pazzagli



Suvereto, 4 dicembre 2017

Il Comitato Scientifico del Biodistretto Laghi Frentani ha scelto il Dr. Pasquale Di Lena come suo coordinatore.



da sinistra a destra: De Curtis, Vincelli, Pietroniro,
De Cristoforo, Notarangelo, Di Stasi. Dietro: Del Vecchio, Tanno, Di Luzio
L’incontro di oggi pomeriggio nella sede Unimol di Termoli, aperto dal presidente dell’Associazione, il sindaco di Larino Avv. Vincenzo Notarangelo, ha visto la presenza di tutt’e nove i componenti del Comitato Scientifico, in rappresentanza del mondo dell’Università del Molise, dell’ambientalismo,dell’imprenditoria agricola e  della ricerca tecnica e applicata in agricoltura e selvicoltura.
Prof. Rossano Pazzagli

pasquale di lena
(foto B. Malasomma)

Il Biodistretto Laghi Frentani è un’associazione costituita da 14 Comuni fondatori e produttori biologici, con sede a Larino, rappresentativa di un’area omogenea che va dall’antica capitale dei Frentani a San  Giuliano di Puglia; da Ururi a Ripabottoni. Un’Associazione che, da oggi, ha il supporto di un Comitato Scientifico composto dalla d.ssa Loredana Pietroniro, esperta di agroalimentare, responsabile di Slow food Molise; dai professori docenti Unimol,. Rossano Pazzagli, direttore centro ricerche Aree interne; Antonio De Cristofaro, Controllo biologico e Apicoltura;  Filippo DE Curtis, patologia vegetale; Dr. Michele Tanno, agronomo, fondatore e  responsabile Arca Sannita; Dr. Pasquale Di Lena, già Segr. Gen. Ente Mostra Vini- Enoteca Italiana di Siena; Dr. Paolo Di Luzio, agronomo, resp. Aiab Molise; Dr.Stefano Vincelli, agronomo forestale, libero professionista; Dr. Nicola Del Vecchio, laurea Scienze dell’alimentazione, imprenditore agricolo, fondatore  Condotta Slow food “Gaudina”.
Dopo la presentazione del Biodistretto, da parte del suo Presidente, il sindaco di Larino, Vincenzo  Notarangelo, la illustrazione delle finalità  dell’Associazione e di un suo organismo importante qual è il Comitato scientifico, con l’indicazione, nel ruolo di  coordinatore, di Pasquale Di Lena per  “la conoscenza del territorio, la sua esperienza politico-amministrativa, l’impegno costante per un’agricoltura sostenibile e produzioni di qualità legate all’origine”.
Un’indicazione  pienamente accolta con voto unanime coordinatore . Pasquale Di Lena, quale coordinatore del Comitato Scientifico, entra. Come da statuto dell’Associazione,  a far parte del Comitato direttivo del biodistretto, con diritto di voto,.
“Questa vostra fiducia – ha detto, ringraziando, il  neo eletto coordinatore – mi onora e, con tutti voi, m’impegna a  rendere questo organismo, appena insediato, lo strumento capace di dare robustezza culturale e scientifica ai progetti e alle strategie che il Biodistretto intende realizzare. Si tratta di  riempire questi progetti e queste strategie di contenuti atti a dare il via, con le istituzioni e le organizzazioni professionali, i produttori, a un diverso Sviluppo Agricolo e Forestale della Provincia di Campobasso, con uno sguardo aperto al territorio molisano tutto”. 
Il Biodistretto – ha proseguito il neo coordinatore - non è da intendere come un fine, ma un mezzo necessario  per dare al Molise il volto che meglio lo rappresenta, quello di Città-Campagna rappresentata da una farfalla, con i suoi 136 paesi sparsi su un territorio che ha ancora   diffusa l’impronta della ruralità e basi forti per esprimere, in tempi brevi,  il carattere della sostenibilità e della vivibilità, del benessere e della salute, del rispetto della natura e la salvaguardia della biodiversità. 
All’incontro era presente anche l’on. Giovanni Di Stasi, uno dei promotori del Biodistretto Laghi Frentani.

Termoli, 06.12.2017