28 febbraio 2009

Il made in Italy del gusto vince e si fa largo a Francoforte

Pasquale Di Lena racconta l'esito della prima “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, promossa da Fidal–Casa Italia Atletica. Un percorso lungo e faticoso, ma essenziale e necessario, su cui scommettere
di Pasquale Di Lena
Quasi 250 le persone che hanno risposto all’invito, nonostante il martedì grasso e lo sciopero dei mezzi pubblici (ogni mondo è paese) nella Città attraversata dal fiume Meno, crocevia del mondo. Ben 130 quelle che hanno seguito, con un particolare interesse, la storia dell’olivo e del suo olio, dalle origini, con la impronta che ha segnato, nel corso di millenni, le civiltà espresse dal Mediterraneo, il mare degli Olivi, fino alla rappresentazione della sua globalizzazione con la espansione, da soli pochi anni, nel mondo, a sud ed a nord dell’Equatore. Il significato della attualità e modernità dell’olio extravergine di oliva, grazie al suo passato di elemento prezioso per la vita dell’uomo con i suoi molteplici usi, ma, ancor più per la sua fama, confermata dalla scienza medica, delle sue virtù salutari e della sua diffusione sui mercati, soprattutto per merito delle nostre aziende, molte delle quali acquisite di recente dalla grande industria olearia spagnola. Una introduzione ricca di dati e di riferimenti, che ha permesso, con l’aiuto della immaginazione, di vivere i territori olivetati più belli, di entrare nei frantoi e di incontrare i produttori, cioè i primari protagonisti della qualità e, grazie al ricco patrimonio di biodiversità, anche della diversità delle peculiarità organolettiche dei nostri 350 tipi di olio. Subito dopo la degustazione guidata di due oli dop della Sicilia e del Molise: “Monti Iblei”, sottozona “Frigintini”, territorio intorno a quell’esempio stupendo di barocco, Modica, in Provincia di Ragusa e “Molise”, un olio biologico a base della varietà autoctona “Gentile di Larino”. Non facile, per il numero dei partecipanti, ma ben riuscita la simulazione di un panel test, con i classici bicchieri di vetro al cobalto per spiegare le sensazioni al naso, il gusto e parlare del colore, cioè dell’insieme che portano a dare il giudizio finale sui caratteri della qualità dell’olio. Quelli degustati hanno impressionato i presenti per la loro bontà e per la complessità di aromi e sapori e l’equilibrio tra l’amaro ed il piccante.Prima l’olivo e, poi, il suo olio, i grandi protagonisti che hanno introdotto via via tutti gli altri a in bella mostra nella vetrina itinerante di Casa Italia, animando, dalle cinque del pomeriggio fino a tardi, una stupenda serata conviviale, mista di operatori commerciali, giornalisti, cultori delle nostre bontà e della nostra cucina, amanti delle bellezze del nostro Paese. Insieme all’olio: 1) i deliziosi vini dell’Alto Adige, con la Provincia autonoma di Bolzano protagonista con il suo “spek dell’Alto Adige” igp, dal caratteristico odore di affumicato, piacevole grazie alle sue ricche note di aromaticità; il formaggio “Stelvio” dop, con la sua pasta compatta, però morbida, cedevole ed elastica, molto gradevole; le numerose e deliziose varietà della mela “Alto Adige” dop, con il succo all’insegna della freschezza e della piacevolezza; una selezione di grappe delicatissime che hanno accompagnato una torta e un gelato squisito a base di mele della Provincia autonoma la più settentrionale del nostro Paese, una ricca varietà di cioccolato, di assoluta bontà, arrivata direttamente da Modica;2) i formaggi, in particolare un pecorino intenso con i suoi profumi, delle Marche e poi il salame di Fabriano a rappresentare l’interno di una Regione, che deve la sua notorietà soprattutto al suo mare ed alle città ricche di storia e di arte. Non poteva mancare, nella presentazione di questa Regione, una mostra di fisarmoniche artigianali di Castelfidardo, patria, con un primato nel mondo di questo strumento, che è tanta immagine Italia, e le note dolcissime delle più famose canzoni italiane, suonate da un giovane, Francesco Ricci, costruttore oltre che musicista appassionato;3) i prodotti del Molise con il suo “Caciocavallo Silano” dop di Agnone, già vincitore di una olimpiade dei formaggi in svizzera; le scamorze al tartufo, sempre della bella città d’arte moliisana, e il caciocavallo contenente una squisita sopressata, all’insegna di un matrimonio perfetto; i salumi dell’antica tradizione, prodotti nella patria dell’olio “Gentile di Larino” e a Montecilfone; la ricotta salata, utilizzata magnificamente per insaporire un piatto di pantacce della più grande industria molitoria molisana, divorato insieme a paccheri conditi con il pomodoro di una cooperativa, formata da solo donne, di Casacalenda; i vini bianchi e rossi del Basso Molise, a base di uve di “falanghina”, “trebbiano”, montepulciano”, “aglianico” e, soprattutto, il vino Tintilia, fiore all’occhiello di questa Regione, proveniente dall’omonima uva autoctona, coltivata sulle colline di San Martino in Pensilis, patria di una singolare specialità gastronomica, la “pampanella”, che merita di essere assaggiata. Una mozzarella di bufala prodotta a Campobasso e, per chiudere, un caffè di torrefazione locale.Ad accompagnare i dolci ed il gelato c’erano, anche, le bollicine docg dell’Asti spumante.Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, si può dire che la prima tappa di Francoforte ha dimostrato il valore di una iniziativa che può solo crescere per dare un contributo significativo alle azioni di promozione e valorizzazione delle nostre eccellenze alimentari, dei territori che rappresentano storia, cultura e arte e bellezze del nostro Paese. Gusto e bellezze d’Italia, legate insieme dalla regina delle discipline sportive, l’atletica italiana, che vuole arrivare ben preparata ai campionati del mondo di Berlino 2009, ad agosto, dopo le altre tre tappe in programma a Monaco (22 Aprile); Vienna (26 Maggio) e Amburgo (17 Giugno). Un percorso lungo, faticoso, essenziale come è una maratona, per far conoscere e fare apprezzare i nostri primati nel campo dello sport e della enogastronomia che richiamano territori vocati, ricchi di tradizioni e di paesaggi incantevoli, che meritano di essere raccontati per essere valorizzati dalla presenza di un turismo di qualità, come quello tedesco.
di Pasquale Di Lena 28 Febbraio 2009 TN 8 Anno 7;

27 febbraio 2009

IL CABARETTISTA AL GOVERNO

Zacc – i francesi gli hanno assegnato l’oscar della volgarità
Bélina – solo per rispetto della loro nota raffinatezza

SCORIE

Zacc - Cazzo! Il nucleare è una cazzata!
Bélina - E chi lo ripropone è un cazzone.

22 febbraio 2009

Zacc – la Bianchi si è astenuta
Bélina – per non rischiare la scomunica

19 febbraio 2009

AHI, AHI, AHI RIOTTA......

Zacc - Ha detto che la colpa della crisi è dei giornalisti
Bélina - Povero Riotta!

GLI MANCAVA SOLO QUESTA

Zacc - Vuole nazionalizzare le banche.
Bélina - Nooooo! E' diventato comunista pure lui

IL GRANDE MAESTRO



18 febbraio 2009

C'E'

Zacc - Hanno trovato il corrotto. Ma il corruttore?
Bélina - È nel lodo Alfano

17 febbraio 2009

FISCHIA IL VENTO, INFURIA...

Zacc - Ma Soru che ha fatto di male ?
Bélina – quello di essere una persona per bene

GIUDA

Mastella “ Farabutti e ipocriti:dicono che il premier paghi un debito perché feci cadere Prodi.
Zacc "la miglior difesa è l’attacco”

12 febbraio 2009

IN QUOTA FIORONI

Zacc - Riequilibrio interno al Pd:la la Bianchi al posto del Prof. Marino.
Bélina - Scelta del Vaticano

CI VOLEVA


IL CATTIVO




8 febbraio 2009

ANCHE ZACC E BELINA NEL LORO PICCOLO.....

ARRABBIATO
Zacc -Solo il 30% degli italiani approva l’operato di Berlusconi
Bélina - E lui, per la rabbia, straccia la Costituzione

MA PERCHE’?
Zacc – ma perché questa maledizione che sta distruggendo la nostra bella Italia?
Bélina – come padreterno vuole decidere anche della vita e della morte delle persone

ACCANIMENTO
Zacc – ma perché il vaticano è così accanito con Eluana e i suoi genitori?
Bélina – in mancanza del miracolo si son dovuti affidare a un esorcista burlone

NON C’ENTRA BASAGLIA
Zacc – è da manicomio!
Bélina – la maggioranza degli italiani, pensando di fare uno scherzo, lo hanno spedito a Palazzo Chigi

APPLAUSI
Zacc – al teatro San Carlo di Napoli applausi e solidarietà al Presidente Napolitano
Bélina – ha applaudito anche Gianni Letta, la mente di Berlusconi

ARMATA BRANCALEONE



Zacc – “è iniziato un processo di morte” così si è espresso il segretario della CEI Mons. Crociata
Bélina – il nome è tutto un programma

SI PUO’

“Ci sono silenzi che spiegano molte cose” - raccontava un signore, commentando la vicenda dell’ospedale di Larino e della sanità molisana - silenzio inspiegabile, non una parola, almeno una, per confortare le pecorelle di una città che rischia di perdere, con l‘ospedale, anche la memoria. E di Larino il popolo…” .

Ma non è la questione del silenzio che più mi accalora in questo momento in cui, dopo la imponente manifestazione, maltrattata, salvo alcune eccezioni, da un palcoscenico dove tutti avevano cura di recitare la propria parte pensando al proprio domani e non all’ospedale, c’è la necessità di portare intorno ad un tavolo i protagonisti e ragionare.

In primo luogo, il Presidente della Regione Michele Iorio (non ho detto Florio) e il sindaco di Larino, che, dopo aver “usato” lo spirito e i toni della protesta popolare, cerca, con un’altra furbata di giustificare la mancata convocazione del consiglio comunale monotematico, così come richiesto dai consiglieri di opposizione, me compreso.
In secondo luogo una rappresentanza del comitato pro ospedale, del personale medico dei due ospedali di Termoli e Larino, i sindacati e i sindaci del Basso Molise, per discutere la proposta, la sola che finora è stata fatta, quella dei consiglieri comunali di opposizione, ed anche la sola alternativa alle indicazioni riportate dalla delibera, la famosa 1261 del 28 novembre scorso.

Una proposta che, ascoltando l’intervista dell’Assessore Vitaliano, sul tg di teleregione delle ore 14 di venerdì, trova consensi all’interno della maggioranza, visto che afferma che “la politica deve curare gli interessi della gente, deve capire che l’interesse della nostra gente è di avere una buona sanità in un buon posto” . Personalmente sono d’accordo se per “buon posto” vuol dire una struttura all’altezza del compito, come sono d’accordo quando ammonisce “Noi abbiamo numeri nella nostra terra, tra Termoli e Larino, rispetto a due ospedali, che non giustificano la permanenza di un ospedale solo”.

Credo, affermando il mio consenso, di esprimere anche il pensiero degli altri tre consiglieri di opposizione, Cataffo, Di Bello e Pizzi, firmatari come me di una proposta che ha due pilastri che, non solo servono a dare un futuro all’ospedale di Larino ed a quello di Termoli, attraverso un accorpamento delle due strutture per avere, con le eccellenze, una risposta alta alla domanda di salute e di benessere della popolazione del Basso Molise, ma anche per essere di esempio all’intera sanità molisana che non può continuare a vivere di sprechi.

Due ospedali che devono operare, attraverso le regole, ma, anche, il dialogo e la solidarietà, senza doppioni, con pari dignità e con pari opportunità.
Non quello che ha prodotto la delibera di Iorio e la determina di Florio in questi giorni, che dimostra che si vuole un accorpamento tra una struttura che già in partenza si ritiene di serie A ed, un’altra, il caso dell’ospedale di Larino, che viene, giorno dopo giorno, squalificata senza una ragione per arrivare subito nella serie cadetta e poi sparire. No, non è questo l’accorpamento che noi sosteniamo dal mese di ottobre con un atto scritto e interventi verbalizzati.

L’altro pilastro è il discorso delle eccellenze che non mancano a Larino e della necessità di integrarle e rafforzarle con altre di cui il Molise non ne può fare a meno. Vedi la crescita del numero degli anziani; le malattie dovute ad una errata alimentazione; quelle derivanti da inquinamento o allergie, e altro ancora. Problemi che portano la nostra gente ad andare altrove e, quindi, a sperperare risorse e immagine.

Ed anche qui sono d’accordo con Vitaliano quando dice “Una buona sanità di qualità perché il nostro fondo sanitario permette di avere una buona sanità, però se la razionalizziamo – e poi conclude - non dobbiamo chiudere nulla, ma dobbiamo avere in ogni area tutto quello che ci serve. Quindi, le risposte per gli anziani, le risposte per gli acuti, le risposte per i traumi, una buona chirurgia …una grande ostetricia, una grande chirurgia, ma abbiamo anche della neurochirurgia, della neurologia. Sennò insisto, noi massacreremo la nostra sanità e andremo ad arricchire la sanità degli altri”.

Prendo atto di queste dichiarazioni perché possono tornare utili per il tavolo della discussione, dove è possibile trovare, così, l’accordo, nel momento in cui il ragionamento politico prende il sopravvento sulle furbizie, le demagogie, l’incapacità di guardare oltre la punta del proprio naso, ed entra nel merito delle questioni per affermare i punti che devono servire a riorganizzare la sanità molisana.

Certo, ne sono pienamente consapevole, questa riorganizzazione porta a rivedere una cultura politico-amministrativa, ormai estesa, che ha cancellato la progettualità e la programmazione a vantaggio dello spreco, del sottogoverno e della improvvisazione. In questo senso Vitaliano deve porsi molte domande circa le sue personali responsabilità e Iorio deve giustificare questo suo vezzo di non badare a spese pur di privilegiare gli amici ed i familiari.

Tutto questo non esclude, sia chiaro, la convocazione del consiglio comunale, anzi rafforza la richiesta e la sua urgenza per renderlo premessa indispensabile per chiarirsi le idee ed arrivare al tavolo della trattativa con una proposta condivisa, sapendo che non si parte da zero, anzi esiste, da tempo, una base che, accantonata dall’amministrazione comunale e dal comitato, altri l’hanno fatta propria.

Sta qui la convinzione, mia, di Larino viva e delle altre forze dell’opposizione che il nostro ospedale si può salvare e, con esso, tutta la sanità molisana.

Per cogliere questo obiettivo non servono le prime donne, né le strumentalizzazioni, né le demagogie, ma comportamenti trasparenti, umiltà, impegno e determinazione e unità.
In questo senso ognuno deve fare un passo indietro, in primo luogo Iorio e Giardino, per bloccare il percorso tracciato e dare prospettive di rilancio al nostro ospedale.

Pasquale Di lena
LARINO,07.02.09

7 febbraio 2009

Zacc - Ma Veltroni che fa dopo questo attacco al capo di Stato, alla Costituzione?
Bélina - Pensa a Bersani e alla Binetti

6 febbraio 2009

Zacc – aveva invitato a scioperare contro le tasse. Oggi la pressione fiscale è ai massimi livelli
Bélina – uno spicchio d’aglio al giorno e meno televisione per evitare al paese il rischio di un coccolone
Zacc – la Chiesa “no all’interruzione della vita mascherata da pietà”
Bélina – si alla vita mascherata da ipocrisia, violenza, sadismo, mancanza di pietà

4 febbraio 2009

IN AMERICA

Zacc – in America, subito via due ministri: uno perché non ha pagato i contributi alla colf e l’altro perché si è dimenticato di pagare qualche rata delle tasse
Bélina – Con Berlusconi ci vuole ben altro per diventare sottosegretario o ministro!

PORTAFOIL (accordi gasati)


Zacc – l’antitrust ha scoperto un accordo segreto tra i produttori delle bombole di gas
Per far pagare di più al consumatore
Bèlina – e quello che c’è tra governo e petrolieri?

SACCONI NON MOLLA

ZACC E BELINA CI SCRIVONO COSI'
SALUTANDO ELUANA

Peggio di un talebano.
Rosari e striscioni ieri davanti alla clinica per “una testimonianza di solidarietà ad Eluana” da gente del Centro di aiuto alla vita di Lecco, che gridano “Eluana deve vivere” e sapete a chi? Al padre di Eluana, che da 17 anni assiste la figlia in coma e per questo lungo tempo sola nelle sue mani. Non hanno detto “coglione” perché avevano il rosario in mano e con il rosario non si può.
È vietato, anche perché uno non può dire ad un altro quello che deve dire a se stesso.
L’Arcivescovo di Udine, in preghiera, ha sollecitato un soprassalto di coscienza (ribellione) e poi ha detto “è una vera e propria eutanasia” sperando che questa sua parola, e non quella della solidarietà, arrivi a Beppino Englaro. Solidarietà espressa, invece, da Tondo, presidente della Regione Friuli, e subito hanno detto “ma quello è tondo” per far capire che loro sono quadrati e squadrati, con in mano il rosario e, in questo e altri pochi casi, non il “perdono”, ma l’accanimento.
“A Udine contro Eluana si sta per compiere un vero e proprio omicidio”, parola del siciliano La Loggia che arrivano dall’oltretomba dove è stato cacciato dalla dignità, e poi, ancora, un grido “si fermino” con Alemanno, il sindaco di Roma tranquilla, che sentenzia “la vita è sacra……sono d’accordo con il Ministro Sacconi”, ciò che vuole essere d’accordo con niente. Nel frattempo, giunto di filata dal Messico, il cardinale non sappiamo come si chiama, per dire “fermate quella mano assassina” pensando all' anestesista, solo per metterlo in crisi. L’Avvenire, il quotidiano della CEI, invita a scendere in piazza “l’Italia non starà alla finestra” perché “togliere la vita ad una persona indifesa è una barbarie”. Ed ecco Mantovano, uno dei tanti segretari inutili dell’allegro governo Berlusconi, a far presente che quella di Eluana “sarà la prima condanna a morte dopo il 1948” ed ancora la Cei “il viaggio della morte è già cominciato”. E poi il pensiero non pensiero, Gasparri “è iniziato l’omicidio Eluana, che rischia di avvenire impunemente e senza turbare convenzioni ed erogazioni di pubblico denaro”.
Si potrebbe continuare con le idiozie e le ipocrisie, a che serve visto che è questo il materiale che rende forte Berlusconi e debole moralmente e intellettualmente il Paese.
Chiudiamo dicendo “che Dio, se c’è, benedica Eluana”. Benedica te ed i tuoi cari che hanno mostrato una forza morale che non ha uguali e, come tali, eroi di un mondo dove imperano i ciarlatani, ominicchi che non hanno sentimenti se non quello di stare lì a giudicare.
Per quanto ci riguarda diciamo che parlano, giudicano, sentenziano alla sola ricerca di una loro morale persa. A noi non ci spetta né giudicare né sindacare, ma solo sperare che ci sia il rispetto per chi esprime, e vive, la vita e la morte con la dignità che esse meritano.
Anche per noi, per una questione di rispetto, vale il silenzio.
Zacc e Bélina

ROTTAMATION

Zacc – ieri hanno inquisito un sottosegretario del suo governo; oggi hanno ordinato l’abbattimento di due ville dell’assessore di Forza Italia all’ambiente della Regione Lombardia, oggi l’arresto di un altro sottosegretario…. e lui parla della sinistra!
Bélina – con le sue televisioni distoglie l’attenzione

manuale del sommelier - presentazione

Il vino è sempre stato uno straordinario protagonista della quotidianità di quei popoli che hanno avuto la fortuna di produrlo e consumarlo, ed oggi, più che mai, lo è anche di realtà che non hanno una storia millenaria della vite e del vino da raccontare.
Di grande attualità, espressione di una modernità che non ha uguali nel campo delle bevande, siano esse alcoliche o non alcoliche, questo prodotto vive una situazione di mito e rito, soprattutto fra le nuove generazioni, che lo stanno scoprendo da poco tempo, ma nel modo più corretto, cioè con moderazione.
Il messaggio della sobrietà "bere poco, per bere bene", che l'Enoteca ha lanciato nel corso del 2003, con il progetto speciale "Vino e Giovani", così prontamente recepito dai 60 mila giovani coinvolti dalle iniziative che l'Enoteca ha sviluppato in ogni Regione del nostro paese e, in particolare, nelle Università, dove hanno avuto un particolare successo le degustazioni, sia quelle guidate da esperti che quelle aperte alla libera scelta dei vini messi a disposizione da giovani produttori, ci hanno dato la conferma di una tendenza che è appena partita.
"Bere poco, per bere bene" od anche "bere bene per bere poco" dicono che se bevi poco apprezzi meglio la qualità, e, che quando scegli la qualità, sei portato a bere poco, perché essa basta per dare tutte le risposte che uno si aspetta dal vino, che, prima ancora di essere una bevanda, è uno straordinario prodotto culturale.
Testimone principe del territorio, cioè dell'entità che contiene fondamentali valori come quello dell'ambiente, del paesaggio, ma anche della storia, della cultura e delle tradizioni, del rapporto, segnato dal tempo, dell'uomo con la terra, il vino di qualità ha la capacità di raccontare e di emozionare. Al pari di un amico vero, sincero, solidale che ti apre al dialogo e non ti lascia solo a vivere i silenzi.
Emozioni, dialogo, piaceri, sogni, memoria, gusto, e, ancora, fantasia, creatività, ispirazione sono racchiuse tutte dentro quel rapporto corretto che è dato dalla moderazione, dalla sobrietà.
Ecco che un'altra iniziativa dell'Enoteca, realizzata nella metà del 2003, viene a sostenere queste nostre riflessioni: la pubblicazione "Sensi DiVini", che, per la prima volta, scopre i segreti del cervello all'atto della degustazione e lo fa con l'aiuto di neurologi, scienziati di fama mondiale, che hanno studiato il fenomeno e con l'apporto di nuove tecniche di imaging non invasive messe a punto dall'iStituto di ricerca "S. Lucia" di Roma.
Il cervello umano, questa straordinaria centrale delle meraviglie, di fronte ad un assaggio di vino, ha reazioni ampie ed articolate in un soggetto abituato a bere e a degustare, diversamente da chi non beve e non sa cos'è il vino.
In pratica più uno sa, più uno reagisce e riceve emozioni, come a significare che la cultura del vino quanto più è profonda tanto più esalta l'atto della degustazione che è cosa ben diversa del bere per bere che appaga la sete ma non il bisogno dell'emozione che il colore, con i suoi particolari riflessi, il profumo con i suoi sentori di fiori o frutta ed il sapore riescono ad esprimere.
Questa cultura del vino, che da 70 anni tiene impegnato l'Ente Mostra Vini e la sua Enoteca italiana con le iniziative promozionali, in Italia ed all'estero, e quelle editoriali, con una collana che solo negli ultimi mesi si è arricchita di 18 nuove pubblicazioni, trova nel "Manuale del Sommelier" un punto di riferimento importante per chi vuole scoprire un mondo complesso ed affascinante qual è quello del vino e, nel contempo, lo vuole conoscere e riconoscere, accudire e conservare, servire, raccontare e, infine, degustare.
Una sequenza che richiama la scelta, la selezione, la cantina, la tavola, le pietanze, i bicchieri e tutto quanto necessario per consumare nel migliore dei modi il rito della degustazione, della buona tavola, del convivio.
La ristampa di questo manuale sta a significare il successo di una pubblicazione, voluta dall'Enoteca italiana e realizzata dalla Editrice Giunti, che conferma il crescente interesse del consumatore per il vino e i territori che meglio lo esprimono.
Pasquale Di Lena

alcolismo x il mensile Il Ponte

In tanti anni di vita all’Enoteca Italiana di Siena, mi sono ritrovato ( non so dire quante volte) a dover scrivere a quotidiani e periodici per rimarcare il modo, per niente giustificato, di criminalizzare il vino come il solo artefice della piaga dell’alcolismo. Soprattutto quando l’articolo, anche quello che apriva a riflessioni serie, come nel caso di quello riportato, a pag. 28 e 29, sul numero di giugno de IL PONTE ,sotto il titolo “un fenomeno preoccupante”, veniva arredato con soli bicchieri e bottiglie ( perfino fiaschi) di vino.
L’alcolismo, proprio perché è sempre più una piaga, è, di sicuro, un “fenomeno preoccupante” che solo una informazione corretta e azioni di prevenzione possono aiutare a limitare, se non ad eliminare.
Avere chiarezza della situazione del fenomeno a me fa dire che il vino, per più di una ragione, può agire positivamente nella lotta contro l’alcolismo, e non aggravare il fenomeno come è facile pensare in una realtà dove solo il vino è uguale alcol.
La verità è che i giovani, e non solo i giovani, dalle nostre parti, si ubriacano con le passatelle a base di birra ( quella che “fa bene”, come diceva una pubblicità che è rimasta nella memoria di una generazione); che le donne, soprattutto le casalinghe, fanno largo uso di amari ed intrugli vari; che i giovani e, purtroppo, sempre più i giovanissimi, saltano da una birra al superalcolico con una facilità e ricorrenza impressionante; che l’abuso di tutte le bevande a base di alcol sta proprio nella quantità ingerita.
C’è un dato che dimostra che il vino non è per niente il protagonista di questo fenomeno ed è, appunto, l’analisi quantitativa a farcelo capire: dai 114 litri procapite di vino consumato in Italia, si è arrivati, alla fine del 2000, al di sotto dei 50 litri, con un calo ulteriore in questi ultimi anni. Mentre il vino precipita nei consumi, si registra la crescita di uso-abuso delle altre bevande a base di alcol e, con esse, l’aumento dei casi di alcolismo soprattutto fra le donne.
Ecco perché il vino non è l’artefice del “fenomeno”. C’è da dire, anche, che il vino, un tempo più alimento che bevanda, è, oggi, con la diffusa qualità, il testimone principe dei nostri territori più belli; il protagonista della convivialità e del dialogo e, come, tale un forte elemento culturale che provoca emozioni, quando esprime la qualità dell’origine e la diversità, o quando raccoglie storia, ambienti, paesaggi, tradizioni, in particolari quelle della buona cucina.
Nessuno – lo dico con la certezza di chi ha avuto la fortuna di progettare “Vino e Giovani” con il motto “Bere poco, per bere bene”, che è stato recepito immediatamente, ed, anche, di verificare i risultati di una “campagna” di iniziative in tutte le regioni italiane, che ha permesso di incontrare migliaia di giovani delle nostre più rinomate università, compresa quella del Molise – ha mai tracannato un bicchiere, tanto più una bottiglia, di vino, ma tutti hanno espresso la voglia di parlare del vino e di capire questo personaggio dalle mille storie, sempre pronte, da raccontare.
Un grande lavoro di educazione e di prevenzione, che, spogliato di ogni ipocrisia, ha dato ottimi risultati.
Ecco perché dico, senz’alcuna paura di sbagliare, che il vino, soprattutto se di qualità, può aiutare ad attutire un fenomeno preoccupante e, che, comunque, limitare all’immagine del vino la ragione di questo fenomeno, è un errore che non porta da nessuna parte e, per di più, non mette in luce le buone intenzioni dell’articolo.
Una critica, questa mia, che non ha niente di polemico, ma solo l’intento di dare un contributo allo sviluppo di una tematica di grande attualità che, IL PONTE, nel rispetto di una sua impostazione editoriale, da me condivisa, ha fatto bene a mettere in evidenza.
Pasquale Di Lena

il paese del vino

Non c'è, al mondo, un paese che possa fare della vite il passamano che porta a scoprire ambienti e paesaggi unici, monti e mari, dolci colline e pianure, castelli e città note o meno note, borghi e paesi, case in pietra e campanili, siti archeologici e vulcani, come l'Italia.
Un campanile, anche quello più isolato, ha sempre una vite da guardare.
Non c'è un paese, al mondo, che abbia un patrimonio così ricco di tante varietà, molte delle quali straordinarie preziosità:quasi quattromila le tipologie di vini, una parte delle quali raccolte in 302 doc e in 28 docg e 117 Igt.
In pratica non c'è paese che si possa, come il nostro, definire "Il Paese del Vino".
Questo titolo, che l'Ente mostra vini - Enoteca Italiana ha voluto dare alla sua pubblicazione più prestigiosa, viene riproposto con gli aggiornamenti riguardanti le aree ed i vini a denominazione di origine e con la novità degli abbinamenti con la gastronomia delle singole regioni.
Un Paese già conosciuto dagli antichi popoli, - dai coloni greci ai latini -, come l'"Enotria Tellus", cioè la terra del vino, che, però, aveva il significato della vocazione alla vitivinicoltura e che faceva riferimento ad una realtà del tutto diversa da quella attuale, dove la vite copre, con le sue aree doc e docg, tanta parte della superficie agricola
Il Paese del vino: dai mille metri e più delle vigne della Val d'Aosta a quelle, altrettanto alte, dell'Etna; dalle vigne ondulate delle Langhe e del Monferrato a quelle che abbracciano i colli del Friuli; da quelle spettacolari che strapiombano sul mare.a quelle che accompagnano l'Adriatico fino alla Terra dei Rosati, il Salento, o il Tirreno fino alle Calabrie con il vino di Olimpia, il Cirò, e il dolce e delicato Greco di Bianco, e poi la Sardegna, l'Elba, Ischia, Capri e le altre piccole isole.
Un filare lungo migliaia e migliaia di chilometri che sale, scende, si distende lungo le piccole e grandi pianure, circonda antiche mura e si ferma per segnare antiche tradizioni e raccogliere odori di una cucina dai mille delicati sapori.
In questo senso "il Paese del Vino", che l'Enoteca presenta insieme all'Istituto Geografico De Agostini, in una edizione rinnovata ed ampliata con la novità degli abbinamenti con la gastromia regionale, grazie al contributo del Ministero delle politiche agricole e forestali, è una guida che accompagna il lettore senza disturbarlo più di tanto, per assecondarlo, o per consigliarlo, nella scelta di un area doc o docg; di uno o più vini promossi dalla commissione ufficiale dell'Enoteca Italiana, composta da esperti degustatori; di un piatto della cucina regionalee l'abbinamento più indicato, per scoprire sapori ed esaltarli nella sequenza più appropriata.
Il Paese del Vino, quello che oggi riesce a raccogliere dalle sue vigne la qualità e il pregio per merito dei territori vocati; della possibilità offerta dal ricco patrimonio varietale; delle tecniche e, ancor più, della passione di oltre 800 mila produttori, ha solo nel ricordo il vino che svolgeva la funzione di alimento.
Oggi il vino, cioè la bevanda che, com'è scritto negli antichi testi sacri, riesce a rallegrare il cuore degli uomini, è un piacere, un'occasione di incontro e di dialogo, un testimone importante di un territorio e come tale un personaggio che attira attenzioni, richiama gente, fa turismo, esalta una immagine e la rende vincente.
Prima di essere una bevanda è, in pratica, un prodotto culturale che stimola riflessioni e fa discutere e, come tale, un prodotto unico che non trova uguali.
Sta qui la sua straordinaria capacità di rinnovarsi fino ad esprimere una attualità ed una modernità che lo fanno diventare mito e rito, oggetto di desiderio, di ricerca e di incontro, nonché motivo ed occasione di eventi che si sviluppano ovunque con un crescendo, fino a qualche anno fa impensabile.
L'Enoteca Italiana, quella con sede a Siena, che, sin dagli anni '80, ha puntato senza riserve sui valori culturali del vino ha saputo anticipare i tempi e guidarli verso nuove fortune per questo prodotto nazionale, che è diventato strategico per il turismo, la ristorazione, lo sviluppo compatibile e sostenibile di importanti territori, i flussi e gli scambi commerciali, l'occupazione, l'immagine del nostro Paese, "il Paese del Vino", nel mondo.
È strategico anche per un diverso coinvolgimento dei consumatori, in particolare i giovani che stanno riscoprendo il vino proprio per le peculiarità che esso ha, e per la sua modernità.
I giovani, questo mondo così difficile da interpretare, sottoposto a continue indagini, che preoccupa, soprattutto quanti hanno paura di capire e di cambiare, ma che hanno bisogno di cose molto più semplici di quanto si pensi , di punti di riferimento, di trasparenza e non di paternali o ipocrisie, di cultura, tanta cultura, e, quindi, di valori che la società di oggi ha coperto con il potere del denaro, sono attratti dal vino proprio perché esso rappresenta uno di quei bisogni antichi, per la cultura che esprime con il suo legame stretto con il territorio.
Quando abbiamo pensato al progetto speciale "Vino e giovani" siamo partiti da queste poche considerazioni, da noi sintetizzate in un messaggio "bere poco, per bere bene", che i giovani hanno recepito interamente, in particolare quei 50 mila che hanno partecipato alle iniziative in programma, con quelle centrali che, non a caso , hanno coinvolto le Università italiane, cioè il luogo dove, insieme alla ricerca ed alla sperimentazione, nasce e si sviluppa la cultura.
I giovani ed il vino quale rapporto fondamentale per il futuro di questa bevanda che ci accompagna da sempre.
In questo senso il significato strategico del progetto speciale "Vino e Giovani", sostenuto dalle Regioni e dal Ministero e che vede la collaborazione preziosa del Comitato Interregionale per la comunicazione e la educazione alimentare e dalla Università di Siena con il Dipartimento diretto dal Prof. Omar Calabrese.
Un progetto che ha aperto nuovi orizzonti alle azioni di comunicazione e di promozione del vino, e non solo, e che sta a dimostrare il ruolo dell'Ente Mostra Vini e della sua Enoteca Italiana, svolto con tenacia e convinzione nei suoi 70 anni di vita, che è quello di anticipare i tempi e di aprire nuove strade per nuovi obiettivi.
Sta anche qui il significato e l'importanza di questa edizione aggiornata ed ampliata de "Il Paese del Vino" che va ad affiancare altre decine di pubblicazioni diffuse dall'Enoteca in questi ultimi venti anni, tutte finalizzate a diffondere la cultura del vino con un'attenta e puntuale informazione.
Pasquale di lena

i super tuscan

C’è chi è già tornato indietro scegliendo, al posto degli Igt Super Tuscan, un “super” Chianti Classico come “il vino” per eccellenza della propria azienda.
Un ritorno alla denominazione di origine legata ad un territorio unico per carattere e personalità, ricco di storia e di tradizioni, fra i più noti al mondo, ben sapendo che il termine Super Tuscan, coniato dalla stampa anglosassone, fa riferimento, così come la specificazione “Riserva”, ad una tipologia di vino che, pur esprimendo caratteri elevati di qualità, non riesce a mettere in luce le peculiarità né dell’origine geografica né, tantomeno, delle diverse aree aziendali, con la possibilità di individuare una o più vigne da scrivere in etichetta per rafforzare la docg.
Un ritorno alla denominazione di origine che, per quanto mi riguarda, non mi ha colto di sorpresa visto il ruolo svolto proprio dai Super Tuscan che, con la libertà data dalla classificazione Igt inserita nella legge 164/92 firmata dal Sen. Margheriti quando era Presidente dell’Enoteca Italiana, hanno permesso di rappresentare le potenzialità di un’area e la capacità dei produttori di dare una risposta al gusto internazionale, offrendo vini ben strutturati, morbidi e più ricchi di colore.
C’è un episodio, vissuto con l’Enoteca, che spiega il significato dei Super Tuscan e il contributo importante che questa tipologia di vini ha dato all’immagine di grande qualità che, oggi, vivono i vini italiani sui più importanti mercati del mondo: la partecipazione, a cavallo degli anni ’90, al concorso mondiale dei Vini che ogni anno si tiene a Montreal in Canada.
All’invito dell’Enoteca, che da qualche anno si occupava con assiduità il mercato canadese, organizzando iniziative di successo e promuovendo importanti pubbliche relazioni, hanno risposto un bel gruppo di aziende con importanti vini, che sono stati premiati solo in parte dal concorso.
Ricordo la delusione provata dopo la lettura dei risultati che riportava solo pochi vini di quelli presentati dall’Enoteca e la ricerca di una spiegazione per capire la scarsa attenzione da parte delle commissioni scelte dagli organizzatori del concorso.
La spiegazione l’ho trovata nel fatto che queste commissioni erano composte prevalentemente da esperti abituati al gusto dei vini francesi, o, al massimo californiani, e poco conoscitori della nostra realtà enologica, se non quella – ciò riguardava un ristretto numero - riferita a pochi nostri vini, quelli più famosi, che, quasi sempre, venivano offerti da aziende poco serie.
Questa riflessione l’ho collegata alla visita dei master of wine organizzata dall’Enoteca, la seconda fatta dopo alcuni anni in Italia da quelli che sono considerati i massimi esperti di vino al mondo.
In pratica due visite a distanza di tempo non sono sufficienti per abituarsi a sapori e profumi nuovi o per conoscere e capire i teritori di provenienza.
Posso dire che i vini che l’Enoteca aveva presentato erano di tutto rispetto e raccoglievano da noi riconoscimenti da parte dei nostri esperti più capaci.
Intanto i processi riferiti alla ricerca della qualità e pregio, alla promozione e comunicazione della stessa ed a dare nuovi strumenti legislativi ai produttori per offrire nuove opportunità al vino italiano di porsi all’attenzione del consumatore del mondo, andavano avanti, ma, non c’è dubbio, che i Super Tuscan hanno dato il loro grande contributo di accelerazione di questi processi.
Visti i risultati ottenuti si può dire che il loro compito è finito e che il ripensamento di un primo gruppo di produttori influenzerà altri. Ciò è più che certo che succede, cosa, però, che non vuol dire il ridimensionamento o la scomparsa dei Super Tuscan.
Questi continueranno a svolgere un importante ruolo sulla scia della attenzione del consumatore del mondo per i vitigni che li compongono, della immagine di successo della Toscana, dei suoi numerosi famosi vini doc e docg e della sua cucina.
Un successo avallato dalla presenza, in questi ultimi anni, di famosi produttori italiani e stranieri, che hanno scelto la Toscana: come il piemontese Gaia o l’americano Mondavi, il Trentino Lunelli, il lombardo Moretti o i veneti Masi e Zonin.
Personaggi diversi l’uno dall’altro, spinti da motivazioni diverse nella scelta di aziende nel Chianti Classico o in Val d’Orcia, nel Montecucco o a Scansano, a S.Giminiano o a Bolgheri, ma tutti pronti a fare grandi cose e ciò che non può far che bene alla Toscana ed ai suoi territori di origine di grandi vini, per gli stimoli che essi sono in grado di produrre e per la capacità che questi, ed altri personaggi che non ho citato, hanno dimostrato di avere nel campo della comunicazione della cultura e delle tradizioni espresse dal vino.
Oggi tutto è più facile per una realtà profondamente diversa da un passato non lontano, quando i disciplinari esprimevano una forte rigidità e non permettevano alcuna libertà di scelta al produttore; quando le attenzioni erano rivolte a soli pochi vini come i Chianti e il Chianti Classico, la Vernaccia di S.Gimignano e il Brunello di Montalcino o il Vino Nobile di Montepulaciano e non esistevano o vivevano nell’ombra i Morellino di Scansano, il Val di Cornia o il Bolgheri, il Montecucco o il Val d’Orcia ed altri ancora, compresi i Super Tuscan; quando non si erano ancora selezionati i cloni di Sangiovese ed il Chianti era un altro vino con la presenza non trascurabile di uve bianche come quelle di Trebbiano e di Malvasia.
La ricerca della qualità, l’esaltazione dei territori conosciuti e la scoperta di quelli nuovi che non faticano molto a porsi all’attenzione del mercato, sono i punti di forza della Toscana con un solo punto debole che, in questa fase di contenimento della domanda, sta venendo a galla ed è il rapporto qualità prezzo non sempre equilibrato che può creare dei problemi seri.
In pratica la Toscana, con la scelta obbligata della sola offerta della qualità abbinata al pregio, non ha altre vie di uscita per rispondere ad una domanda, che è già presente nel mondo del consumo, che è quella di un vino che abbia un giusto rapporto qualità prezzo, accessibile alla massa dei consumatori, in grado di far vivere la quotidianità di un rapporto che diventa essenziale per rilanciare i consumi di vino sulla base di un coinvolgimento di un numero maggiore di consumatori.


Pasquale Di Lena
Articolo per il Chianti

i sensi divini

La degustazione è una dichiarazione d’amore che l’uomo (la donna), fa al vino: il colore degli occhi, dei capelli, della pelle con i mille riflessi sprigionati dalla luce del sole o della luna, stelle che brillano dando calore; il profumo, i profumi, l’odore che dalla bottiglia passa nel bicchiere e, dal bicchiere, sale, entra, penetra, ti prepara all’amore con le mani che accarezzano, stringono, lasciano il corpo girare in un ballo dai passi lenti e dai giri vorticosi come il tango; il bacio, un intenso delicato sapore, fiamma che non brucia mentre scende lentamente nello stomaco, nelle viscere attorcigliate dai piaceri che, se sfogliati come petali di una margherita, ad uno ad uno, possono diventare felicità.
Il vino è amore, emozione; l’amore è vita, mistero, pazzia, ragione; la vita è passione, memoria, incanto, lo sguardo di un fiore.
Il vino è uva, vite, terra, umore, luce, collina, luna, sole.
Il vino è cipresso, nocciolo, olivo, maestoso carrubo, quercia dalle lunghe braccia e mille mani.
Il vino è sogno, dialogo, festa, gioia, stagione, tavola, libro, scoperta, sensazione.
Per capire cos’è il vino non basta avere un buon palato, fondamentale è la cultura, soprattutto perché il vino è l’espressione più alta di un territorio, il suo testimone più qualificato e rappresentativo.
Ecco perché più uno sa e più uno riesce ad entrare nel mondo del vino, che è complesso e misterioso insieme.
Il solo atto del bere non permette di capire il vino, perché è un atto meccanico che non mette in azione quella macchina meravigliosa che è il cervello umano, il solo capace di esprimere i ricordi, le emozioni, il piacere.
Bere è appagare un bisogno, quello della sete, per esempio, e si può fare senza soffermarsi a pensare, riflettere, visto che va ad interessare fondamentalmente il palato, la gola, l’apparato digerente.
Per capire il vino bisogna gustarlo, cioè trasformare l’atto del bere in un rito: la voglia di bere e di rendere una situazione ancora più particolare; la scelta del vino e del bicchiere; la stappatura della bottiglia; la mescita nel bicchiere; la discussione, il confronto; il rapporto con il cibo, l’abbinamento, con il vino che salda i vari piatti nella loro successione, per esaltare e rendere marcati i caratteri salienti di ogni piatto e mantenere più a lungo in bocca i sapori.
Nella degustazione il ruolo del palato è relativo, visto che è preceduto dall’atto visivo e olfattivo:
è esso, come gli occhi e il naso, solo una via di passaggio, al massimo di prima cernita dei sapori nei suoi quattro elementi costitutivi e cioè del dolce, salato, amaro e piccante.
La grande centrale è il cervello con i suoi milioni di neuroni al lavoro ogni qualvolta suona l’allarme.
Il degustatore bravo non è dotato di un “palato fine”, ma di un “cervello preparato” dalla pratica della degustazione e dalla capacità di incamerare nozioni e ricordare.
Ecco perché il vero e bravo degustatore di vino ha il senso della moderazione, della sobrietà, riesce a concentrarsi per sfilare i piaceri, godere dell’amore che il vino di qualità gli dà.
Torna l’amore, il pensiero a due amanti che curano i preparativi per non perdere i piaceri che ogni particolare dà che, poi, sono quelli che si lasciano ricordare.
La quantità non è mai qualità, perché se è vero che riesce a riempire, a saziare, non appaga, anzi, il più delle volte diventa punitiva per un rapporto falso, sbagliato.
Il vino (l’amore) non è più poesia, diventa dolore, autopunizione, sfogo, con l’alcool che diventa veleno,nemico, padrone.
Per fortuna questo aspetto negativo dell’alcool riguarda più le altre bevande e sempre meno il vino.
Oggi più che mai dopo la scelta convinta della qualità, che fa riferimento all’intero “vigneto Italia” e non solo a pezzi di territorio, come un tempo non lontano.
Con la crescita della qualità si è sviluppata la cultura del vino e, con essa, la capacità del consumatore di vivere il rapporto con il vino diversamente dal passato.
L’atto del bere riferito al vino – alimento si è trasformato in rito della degustazione che piace molto alle nuove generazioni.
Con il progetto “Vino e Giovani”, predisposto per l’Enoteca Italiana che lo sta realizzando con un finanziamento del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, stiamo sviluppando queste nostre convinzioni sull’importanza ed il peso della degustazione per una “educazione” al vino delle nuove generazioni.
I primi risultati ci danno ragione: i giovani partecipano alle iniziative con entusiasmo; si lasciano coinvolgere e dimostrano interesse per una bevanda diversa da tutte le altre, che ha alle spalle millenni di anni ed un rapporto privilegiato con gli uomini che il vino l’hanno avuto in dono da una divinità, chiamata,a seconda dei popoli, Osiride, Bacco, Dioniso o Saturno.
Il vino affascina i giovani con la sua complessità e la sua capacità di raccontare storie di uomini e di territori; con la sua modernità, per quelle caratteristiche che fanno del vino un prodotto in continua evoluzione e, quindi, attuale, tutto da scoprire; con il rito della degustazione, cioè dell’atto che trasmette all’uomo emozioni, sogni, memorie.
Alla degustazione vista dalla parte del cervello e, cioè, dei neurologi, l’Enoteca Italiana dedica un nuovo libro che raccoglie il contributo di illustri scienzati, protagonisti al convegno mondiale sul cervello umano, che si è tenuto a Roma lo scorso ottobre; di un grande chef, Heinz Beck del Ristorante “La Pergola” di Roma, e della Fondazione Santa Lucia di Roma con una ricerca sulla percezione neurologica del vino.
Per quanto ci riguarda diciamo che ci siamo entusiasmati all’idea di Benigna Malllebrein, un’amica giornalista tedesca, di raccogliere in una pubblicazione studi e ricerche nel campo neurologico, che permettono di aprire nuove strade alla scoperta dei misteri del vino, di sapere di più e di dare opportunità nuove per vivere meglio i piaceri della qualità, non solo del vino, ma anche della vita.
In un bicchiere da degustazione, non a caso, solo una metà è vino, l’altra è sogno.

Pasquale Di Lena

I Vini Premiati

Introduzione

L’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana alla fine del 2003 ha festeggiato i suoi 70 anni di attività, con un bilancio attivo che si può racchiudere in due momenti essenziali: l’organizzazione della prima Mostra Mercato Nazionale dei Vini Tipici e di Pregio che, dal 1933 a 1960, a scadenza biennale, ha fatto da punto di incontro tra il mondo della produzione vitivinicola e quello del commercio e del consumo, e, immediatamente dopo, l’apertura della Enoteca Italica Permanente nel Bastione San Francesco della Fortezza Medicea di Siena, quale centro di cultura del vino italiano, attivo nel campo della promozione e della valorizzazione della qualità, aperto tutto l’anno.
L’Ente, con la chiusura della sua mostra nel 1960, lascia libero uno spazio che pochi anni dopo verrà occupato dal Vinitaly; l’Enoteca che, a cavallo degli anni ‘80–‘90, si chiamerà “Enoteca Italiana”, diventerà un esempio che porta alla nascita di altre 40 Enoteche a carattere pubblico in tutte le regioni del nord dell’Italia, nelle Marche, in Abruzzo e in Sardegna.
Una realtà che nessun altro paese vitivinicolo possiede e che, sempre più, serve al vino e ai prodotti tipici italiani per competere e vincere sul mercato, nella fase, quella da poco partita, dove tutto si gioca sulle capacità di promuovere, comunicare e commercializzare i prodotti della terra, che, nella gran parte dei casi, sono testimoni importanti del paese che li sa presentare. Questa singolare realtà, che ha bisogno di tempo per completarsi e realizzarsi in tutte le Regioni d’Italia, trova nelle Strade del Vino, che si vanno diffondendo un po’ ovunque, gli strumenti idonei per dare basi solide alle azioni di marketing.
Agli inizi degli anni ‘60 prendeva poi il via il percorso tracciato dal DPR 930 che, come si è potuto constatare in seguito, ha avuto bisogno di tempo per realizzare il sistema delle denominazioni di origine che, oggi, rappresenta la base vincente della nostra vitivinicoltura, l’elemento strategico di una politica che necessita di guardare al marketing se vuole dare al vino un futuro ricco di successi, sia sul mercato interno che su quello globale.
L’Enoteca ha fatto della selezione mediante l’analisi organolettica la premessa di quella cultura della qualità che si è impegnata ad alimentare e a diffondere con mille iniziative, in particolare la “Settimana dei Vini”, giunta alla 38ª edizione, e con decine di pubblicazioni diffuse in centinaia di migliaia di copie, grazie al sostegno del Ministero dell’Agricoltura, oggi Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Certo l’Enoteca non è la sola ad adoperarsi nella diffusione della cultura del vino e a far vivere oggi i successi che il vino italiano sta raccogliendo all’estero sui più importanti mercati, ma è sicuramente quella che mette a disposizione del mondo del vino idee e progetti di grande successo che presto diventano patrimonio comune di istituzioni pubbliche e di operatori privati, dando vita ad un processo che coinvolge i produttori e tocca ogni angolo del nostro Paese.
Un contributo, quello dell’Enoteca, notevole, che esalta il ruolo svolto dai media, con la nascita di riviste e periodici dedicati al vino, di servizi e programmi radio e televisivi; da associazioni come quella dei sommelier e dalle guide, che vanno ad occupare presto uno spazio notevole.
Nel dire questo, penso anche al ruolo svolto dalle venticinque manifestazioni pubbliche, che ogni anno si svolgono in questo nostro Paese e che portano a premiare migliaia di vini che passano a pieni voti il giudizio delle commissioni esaminatrici, formate da gruppi di esperti, e non da singoli, che, con tutto il rispetto per le loro capacità e la loro esperienza, hanno, obiettivamente, più possibilità di sbagliare.
Non nascondo l'invidia che provo, insieme al rispetto, per questi degustatori e per questi esperti di vino e, perché no, anche per chi riesce ad assaggiare, in un sol giorno, cinquanta, cento vini e, qualche volta, in casi del tutto eccezionali, un numero superiore a cento.
Continuo a credere, però, nel carattere pubblico di un concorso, di una struttura o di un strumento; nelle premesse che essi hanno di essere al di sopra delle parti, cioè nella possibilità di vedere espressa quella obiettività propria di una funzione pubblica.
La migliore promozione è quella che si fonda sulla corretta informazione, cioè quella che dà certezze e libertà di scelta al consumatore, che stimola il produttore a fare sempre meglio e che coinvolge le pubbliche istituzioni nel sostegno delle azioni sui mercati.

Da qui l'idea dell'Enoteca, fatta propria dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, di dare il giusto spazio e risalto a manifestazioni che selezionano per premiare la qualità e, con essa, l'impegno del produttore e dei suoi collaboratori, che hanno investito su questo elemento imprescindibile per vincere sui mercati con il consenso e l'applauso del consumatore, anche di quello più esigente.

Sono i vini selezionati in queste manifestazioni autorizzate dalle istituzioni pubbliche quelli raccolti in questa nuova pubblicazione dell'Enoteca Italiana che esce con il titolo "I Vini Premiati".
Una vera e propria "Guida", anche se diversa da quelle finora conosciute e, come tale, particolare, che ha come obiettivo principale quello di far conoscere la qualità sempre più diffusa dei nostri vini ed i produttori, i veri protagonisti di un processo che ha rivoluzionato il mondo del vino e messo in luce il valore assoluto del territorio, cioè dell'origine dei nostri vini doc e docg.
Una "Guida" che va ad arricchire il quadro delle pubblicazioni dell'Enoteca e, in particolare, la collaborazione di questa struttura nazionale, nata come vetrina del “Vigneto Italia” e come centro della cultura del vino e dei suoi territori, con l’Istituto Geografico De Agostini che ha prodotto già libri di successo come “Il Paese del Vino”, “L’Italia del Vino”, “I Vini IGT” e “La Mappa dei Vini”.


Pasquale Di Lena
Direttore – Segretario GeneraleEnte Mostra Vini – Enoteca Italiana

PARLA ITALIANO L’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

In Austria e Germania


L’occasione del viaggio mi è stata data dal progetto “Arca degli oli dop e igp”, voluto dall’Ente Di Vaira e sostenuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, con la collaborazione dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, di Pandolea ( le donne dell’olio), ed il concorso “ Sirena d’Oro di Sorrento”, l’unico di livello nazionale riservato ai soli oli dop e igp.
Una settimana lontano dal Molise, con una prima tappa a Padova per salutare il bravo Ubaldo, proprietario di un ristorante con ottima cucina a base di pescato, “Donna Irene”, non lontano dalla Basilica del Santo, con un bellissimo giardino lungo uno dei tanti canali che attraversano questa stupenda città ricca di storia, di arte e di cultura.
Ubaldo è un appassionato del suo lavoro, profondo conoscitore di vini, che è arrivato a Padova dalla Sicilia, e, che, a Padova, si è fermato grazie all’incontro con la attuale moglie, alla quale ha dedicato il ristorante che dirige con grande sapienza e maestria.
Da qui il suo interesse, oltre che per i vini, anche per gli oli e gli abbinamenti con i delicati piatti di una cucina marinara; per l’organizzazione nel suo ristorante, all’inizio dell’estate, di un seminario, rivolto ad un pubblico selezionato, sugli oli dop e igp, e di una degustazione guidata.
Il giorno successivo, dopo una breve sosta a Palmanova, la città stellare che l’Unesco ha dichiarato un bene dell’umanità, per un abbraccio al mio caro amico di sempre, Mimì, anche lui di Larino, patria dell’olio “Gentile”, l’incontro con Andrea Cecchini, nella bellissima Cividale del Friuli, che ben conserva la memoria dei Longobardi.
Andrea, fino a qualche tempo fa promotore instancabile, per conto delle istituzioni regionali, dell’enogastronomia friulana, è oggi un intraprendente imprenditore, oltre che gestore di un bar storico, il “Caffè S.Marco”, nel centro di Cividale che, con il suo bellissimo chiostro ben si presta ad un incontro sugli oli dop e igp.
L’entusiasmo di Andrea, dopo quello di Ubaldo a Padova, mi fa capire che anche in questo angolo del nord – est, dove l’olivo colora, da sempre, particolari paesaggi agrari, come quelli dei Colli Euganei o del Lago di Garda, nel Veneto, e di S.Dorlingo della Valle alle porte di Trieste o di Palazzolo della Stella e di S.Giovanni al Natisone, in provincia di Udine, è cresciuto molto l’interesse per l’olio extravergine di oliva. Una conferma che mi viene anche da Alessandro, mio prezioso compagno di viaggio, autore, nel Molise, di grandi oli ed esperto degustatore.
Salutato con grande affetto Andrea, conosciuto, anni fa, come primo degustatore di miele in Italia, partenza per l’Austria, nella regione confinante, la Carinzia, che, con il Friuli, ha molte affinità.
L’appuntamento è con Hans Krainer, proprietario di un piccolo albergo – ristorante, l’”Herrenhause, nella piazzetta principale di Strassburg, un piccolo centro dominato da un bellissimo castello medievale, lungo il fiume Gurck, coperto da una folta vegetazione, non lontano dalla cittadina omonima, sede di una bellissima cattedrale dedicata a Santa Emma e, fino a non molti anni fa, sede anche della Diocesi della Carinzia.
Con Hans ho concordato, per il giorno successivo, un incontro con un gruppo di opinion leaders, per la presentazione del progetto “Arca” e la degustazione di alcuni oli dop.
Una bella serata che raccoglie l’attenzione dei presenti, a dimostrazione di un grande interesse, testimoniato anche dalle tante domande, a me ed a Alessandro, circa l’origine degli oli e i caratteri organolettici di quelli degustati. Un segnale importante che mi fa capire che si va oltre la pura e semplice curiosità, ma che si vuole entrare nel merito dei valori che l’olio extravergine di oliva esprime con i suoi territori di origine.
Interesse che, qui, non avevo notato lo scorso anno, in occasione di un’altra degustazione.
Per avere la conferma che il cambiamento non è solo una mia sensazione, ma che, a distanza di poco tempo, è l’atteggiamento del consumatore di lingua tedesca nei confronti dell’olio extravergine che è cambiato, con un interesse fortemente esplicitato, devo aspettare i due giorni in programma a Monaco di Baviera, in Germania, con la mostra “olio 2006”.
La mattina successiva partenza per Monaco, scegliendo di attraversare due famose montagne, che, con la neve, danno l’impressione di due enormi lenzuole stese al sole di maggio.
La giornata è stupenda, e stupendi sono i paesaggi che si riesce a fissare lungo il cammino.
La prima fermata a Salisburgo per una visita alla città natale di Mozart, dove, insieme ad un’aria primaverile, si respira cultura e storia, e, nelle strette viuzze, il profumo di una cucina, in piena attività all’interno dei ristoranti e dei piccoli alberghi, che sembrano ricamati per quanto sono belli.
Il sole fa impazzire i tedeschi e li rende allegri, sorridenti, sulle biciclette che saltano da un marciapiede ad un altro, dentro le strette piste ciclabili; mentre escono, come accecati, dalle mille stazioni della metropolitana o stanno sdraiati sui ciottoli del fiume, quasi nudi, con la faccia al sole come fedeli davanti alla statua del proprio santo.
Il tempo di una doccia e della sistemazione della valigia in albergo e, poi, subito fuori sul grande viale, per vivere con Giorgia, giovanissima filosofa di Padova, a Monaco per conseguire il dottorato di ricerca, le ultime ore di sole e di luce della giornata, nel cuore della città, tra i banchi del vecchio mercato ed al tavolo della gelateria che guarda il bellissimo Palazzo del Governo.
Giorgia conferma la mia impressione di un interesse nuovo dei tedeschi per l’olio extravergine di oliva e per alcuni prodotti, la mozzarella, e piatti che fanno dell’olio un protagonista, in particolare la bruschetta con il pomodoro, la caprese, l’insalata di rucola.
Fondamentale il ruolo della ristorazione italiana che, qui a Monaco, è diffusa sia nel centro della città, ma, ancor più, nella periferia e nei piccoli centri che sono lungo le grandi vie di comunicazione. Fondamentali, anche, le tante iniziative messe in piedi con lo sviluppo di un binomio perfetto qual è stato, ed è, “Vino e Turismo”, che ha fatto nascere il piacere di scoprire e vivere i tanti territori, di cui il vino è il testimone incontrastato e tutto ciò che la tavola, con il vino, propone.
Un insieme di profumi e di colori che, quì, portano a sognare il sole anche quando il sole non c’è.
A convincermi è Benigna Mallembrein, quando mi parla dell’entusiasmo dei suoi amici e dei suoi parenti per l’olio e la cucina italiana, dandomi subito una prova con l’invito a cena a casa dei suoi cugini e le espressioni di meraviglia alla degustazione di un “leccino”, ricco di sentori sottili, delicati, su fette di pane, abbrustolito nell’angolo di un bellissimo giardino coperto da alti faggi.
Comincio a rendermi conto che c’è una grande voglia di olio e che l’olio di qualità piace, in pratica “scorre liscio” sulla lingua tedesca, anche perché, è convinzione diffusa, fa davvero bene alla salute.
Per un giudizio definitivo è utile aspettare cosa succede nei due giorni della mostra “Olio 2006”, che inizia il giorno dopo. Il tavolo prenotato è ancora da allestire con le pubblicazioni; gli oli dop e igp, messi a disposizione dalle aziende e dal concorso “Sirena d’oro di Sorrento”; il materiale di presentazione dell’Ente Di Vaira e la mostra dei cinque oli della sua Fattoria, la più grande del Molise, compresi tre aromatizzati al limone, al rosmarino ed al peperoncino.
Benigna Mallembrein, brava giornalista e grande organizzatrice, prende in mano la situazione, ancor prima dell’apertura della mostra, cominciando a spiegare i caratteri organolettici, le origini ed il significato della dop e della igp, soprattutto per ciò che riguarda la garanzia della qualità, e, con il suo sorriso, attira i visitatori, e, li incanta quando li guida nella degustazione.
Mi rendo conto, ben presto, che la mia presenza non è necessaria e così ne approfitto per salutare Marco Oreggia, giornalista, autore della prima e più importante guida “l’ extravergine” e, poi, per dare inizio ad una visita attenta ai 111 tavoli allestiti nei tre ambienti della vecchia cantina. La mia soddisfazione quando conto che 57 di questi tavoli sono occupati da aziende provenienti dalla gran parte delle regioni italiane; che sono circa 150 gli oli italiani in degustazione; che l’immagine è quella di piccole e medie aziende, molte delle quali orgogliose di mettere in mostra menzioni e premi ricevuti in questo o quel concorso; che gli altri paesi produttori sono presenti tutti, ma che a fare da padrone è la presenza dell’olivicoltura italiana, con il suo ricco patrimonio di qualità e di diversità.
Un abbinamento che solo il nostro Paese può mostrare, grazie alla ricchezza del suo patrimonio varietale e dei suoi territori, con la possibilità di offrire caratteri organolettici differenti che, se scelti con cura e sapienza, hanno la capacità di esaltare ancor di più il gusto, che poi, nel caso dell’olio, non è altro che la sintesi delle emozioni, espresse da questo o quel piatto.
Un segnale positivo quello lanciato dalla mostra “olio 2006”, con un mercato dalle grandi potenzialità, animato da un consumatore che vuole sapere tutto di un prodotto che piace molto, e convince, quando esprime storia e cultura, richiama ambienti e paesaggi, dà il meglio delle sue caratteristiche organolettiche, e riporta ad una cucina che affascina per la sua semplicità.
Il consumatore di lingua tedesca è un amante della buona tavola ed ha cultura e possibilità di spendere, tanto più quando sa che un prodotto giova alla sua salute.
Un elemento fondamentale per capire che questo consumatore ha bisogno di assoluta garanzia della qualità e che l’offerta di una garanzia è prioritaria per avviare rapporti commerciali stabili.
Sta quì la grande opportunità della nostra olivicoltura con i suoi trentasette riconoscimenti dop e la sola igp “toscana”, un patrimonio consistente per garantire il consumatore della qualità dell’origine e per evitare quello che è successo con il vino, proprio su questo mercato, con non poche aziende, senza scrupoli, che hanno creato molti dubbi e tanta disaffezione nel consumatore tedesco, con la conseguenza di far perdere al vino il primato delle nostre esportazioni in Germania.
Sta qui, anche, la necessità di una programmazione delle iniziative di comunicazione e di valorizzazione dei nostri oli, soprattutto dei quelli dop e igp, preoccupandosi di dare ad essa la dovuta e necessaria continuità. In questo senso il progetto “Arca” e la decisione di una programmazione di nuovi incontri, già alla fine di giugno.
Personalmente posso dire che sono state tante le emozioni e che la stanchezza è stata pienamente assorbita dal piacere di tanti incontri; la bellezza dei posti; il bel tempo e, ancor più, dalle mille attenzioni per i nostri grandi oli, che aprono a nuove prospettive la nostra olivicoltura, così difficile, ma oggi più che mai importante per la nostra agricoltura, tanto più quella delle aree interne.
Pasquale Di Lena

È tempo di cambiare

Mentre si tirano le somme dell’ultimo Vinitaly, quello che ha festeggiato i suoi 40 anni di vita, un’altra manifestazione, nata due anni fa, il Mi Wine, sta per prendere il via nella sua forma biennale. La prima, il Vinitaly, ha dimostrato, pur con tanta fatica e con qualche ritardo, di essere la vetrina mondiale del vino italiano, un punto di riferimento annuale per i nostri vitivinicoltori e per gli operatori di ogni parte del mondo che, sempre più numerosi, si danno appuntamento ad aprile a Verona; la seconda, nei due anni che la separano dalla 1° edizione, ha cercato di accreditarsi, cogliendo soprattutto la forza di una piazza grande ed importante come Milano e la scelta dell’alternanza con la Winexpo di Bordeaux, per affermarsi fra i produttori e il mondo, sempre più ampio, degli operatori.
In un libero mercato tutto ci sta, ma solo quando questo mercato esprime anarchia e mancanza di programmazione e vede i suoi principali protagonisti impegnati a darsi la zappa sui piedi.

Per un mondo abituato a un periodo di vacche grasse, diventa troppo faticoso mettersi alla ricerca di soluzioni vincenti per un settore che, oggi, ha bisogno di gambe possenti, di cuore forte e di buona intelligenza per uscire fuori dalle sabbie mobili, che tornano alla luce proprio quando tutti pensano che sono state definitivamente eliminate.
Per esempio, l’intelligenza di dire ai veronesi di fare un altro sforzo per evitare disagi ai visitatori del Vinitaly e, soprattutto, di vedere come riuscire a spostare il periodo, almeno di un mese per dare ai produttori e, soprattutto, ai vini di essere pronti. Cioè evitare di dare spazi ai concorrenti per affermare ancor di più quel ruolo di vetrina unica del grande vigneto italia.
Intorno a questa vetrina temporanea ed a quella permanente, qual è, dal lontano 1960, l’Enoteca italiana di Siena, farei ruotare l’insieme delle iniziative di promozione e di valorizzazione per dare stimoli e ruoli a territori importanti, per esempio le Regioni del nostro meridione, od anche a singole Regioni ed a realtà che hanno, nel vino e/o in altri prodotti tipici, i testimoni della qualità e della diversità, in grado di cogliere le attenzioni del consumatore, anche quello più esigente, e, per quanto è possibile, trasformare questo consumatore in visitatore.
Cioè mettere a rete tutte le iniziative più importanti che sono state avviate in questo nostro grande “Paese del Vino”, per dare spazio ad un vero e proprio sistema organizzativo dei territori, finalizzato alle mille domande che arrivano dal mercato globale e renderlo strumento di eccellenza di marketing. Un sistema che gli altri, parlo dei nostri concorrenti, anche i più agguerriti, non avranno mai la possibilità di creare, perché non avranno mai il tempo sufficiente per recuperare un cammino partito cinquantenni fa, e, perché ad essi mancano, per farlo, componenti essenziali, proprie di un territorio e, cioè, la storia, la cultura, l’ambiente e il paesaggio, le tradizioni, in particolare quelle gastronomiche.

Una rete di cattedrali dei sapori e/o Enoteche pubbliche, a carattere permanente ed a livello regionale e/o subregionale, con tante maglie, legate l’una alle altre, a significare le strade del vino, dell’olio, e…, le botteghe, gli agriturismi, le fattorie didattiche, i musei, i luoghi della ospitalità, i borghi ed i centri storici, e, quant’altro va a rappresentare e presentare un territorio, per dare vita a cento, mille percorsi a disposizione del turista.
Un turista, del tutto nuovo, che ha dimostrato, dopo il successo di “Vino e Turismo”, cioè della sorgente che ha alimentato altre importanti iniziative di successo, a partire dalle “Città del Vino” del 1987, di sapere apprezzare la proposta della scoperta della nostra cultura materiale, che va a completare magnificamente quella altrettanto ricca dei beni culturali e di quelli naturali, un patrimonio unico che, quasi mai, il nostro Paese continua a non saper spendere sul mercato.
Una rete di iniziative, dentro queste strutture e lungo questi percorsi, che, se programmate, possono diventare un strumento forte, originale, di comunicazione, soprattutto di un elemento, la diversità, che ho avuto modo di sottolineare anche in altre occasioni. Un elemento distintivo, oggi, nel momento in cui la qualità, è convinzione generalizzata, va a rappresentare il minimo comune denominatore di qualsiasi azione di marketing che ha, come obiettivo, il buon risultato.
Un processo, come dicevo, avviato da tempo e, per molti aspetti, già consolidato, che ha bisogno di una regia e di sinergie, per essere completato, e del coinvolgimento delle istituzioni, a tutti i livelli, e dei produttori e delle loro organizzazioni per sopperire ai limiti di una viticoltura che ha costi, di produzione e di trasformazione, elevati; ancora tanta frammentazione e scarsa capacità di cogliere le novità; di un comparto soffocato da leggi e regolamenti; di un mondo che, oggi più che mai, ha bisogno di una strategia capace di proiettarlo nel futuro, per non rischiare di continuare a vivere alla giornata, ben sapendo che gli altri, i concorrenti, dimostrano, con i risultati, di essere molto preparati, soprattutto in fatto di marketing.
Un mondo che non può continuare ad accontentarsi di politiche, nazionali e comunitarie, che privilegiano la distillazione per eliminare le eccedenze produttive, che sono, poi, la causa prima della crisi strutturale che colpisce la nostra vitivinicoltura, soprattutto quella del Sud, e non si preoccupano di sostenere l’offerta, nel momento in cui danno scarso rilievo alle azioni promozionali ed alla valorizzazione del prodotto/territorio. Solo l’1,2% ( 14 milioni di euro del miliardo e duecento milioni che ogni anno Bruxelles spende per la vitivinicoltura) per la promozione, mentre quasi la metà dei finanziamenti va alla pratica della distillazione, cioè alla trasformazione del prodotto per non arrivare alla sua distruzione, con un terzo del budget alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti. Una politica che alimenta sè stessa con il risultato che non fa che rendere ancor più pesante la crisi ed incerto il futuro della vitivinicoltura.
Bisogna credere che un giorno, spero non lontano, si affermerà la consapevolezza che è tempo di cambiare. Quel giorno, quando le voci del budget vitivinicolo comunitario si scambieranno le cifre, tutto sarà diverso per la vitivinicoltura nostra e per quella comunitaria, con un respiro di sollievo per tutti i protagonisti della filiera e dello stesso consumatore.
Pasquale Di Lena
Articolo per il Chianti

da Carmagnini

Da “Carmagnini”, l’antico ristorante di Calenzano, una serata eccezionale con 70 bottiglie di Brunello di Montalcino di 70 produttori diversi

Ben 70 etichette di Brunello, delle ultime annate in commercio, ’98 e ’99, di 70 bottiglie stappate, all’attenzione delle delegazioni dei sommelier della Toscana, guidati da Saverio Carmagnini ed onorati dalla presenza del presidente nazionale Terenzio Medri e dell’aretino Giuliani, componente del Consiglio direttivo nazionale dell’AIS.
C’erano, in rappresentanza dei 70 produttori che hanno messo a disposizione le loro bottiglie, il presidente ed il vicepresidente del Consorzio, accompagnati dal direttore Stefano Campatelli; il sindaco di Calenzano, giornalisti del settore insieme al segretario generale dell’Enoteca Italiana, Pasquale Di Lena.
L’idea di passare insieme una serata con un così ricco patrimonio di Brunello è nata proprio all’Enoteca, in occasione della manifestazione di al tavolo delle autorità, che vedeva la presenza dei protagonisti prima citati.
Un menù splendidamente preparato dalla padrona del Ristorante, la signora Carmagnini, per fare esprimere i 70 Brunello nella loro antica arte di sapersi abbinare ai tradizionali piatti della cucina Toscana, a base di antipasti di salumi e formaggi, di primi con sughi e secondi di cacciagione.
Una serata all’insegna del più grande e più famoso vino italiano, il Brunello di Montalcino, una vera e propria griffe che onora ed esalta l’immagine dell’Italia nel mondo, al pari della Ferrari, della grande moda, della musica e delle bellezze di questo nostro straordinario paese.
Una serata irripetibile e, come tale, indimenticabile anche per noi umili cronisti, che ci siamo permessi di giudicare questo vino per quello che è, straordinario.
Prima della degustazione un aperitivo, offerto da Saverio e Franco Carmagnini, per brindare alla nuova impresa di questa famiglia, che opera nel campo della ristorazione da oltre cinque secoli, un albergo di grande bellezza, con i suoi colori caldi, e di grande conforto.
Un’impresa che merita ogni successo per nuove soddisfazioni a chi è da sempre esempio di ospitalità.
Pasquale di lena

articolo x il Chianti - 1°semestre 2003

Le celebrazioni per i 70 anni dell'Ente Mostra Vini - Enoteca Italiana, tra gli splendidi affreschi della Sala del Mappamondo del Palazzo comunale di Siena, sotto lo “sguardo” della Maestà di Simone Martini, da un alto, e del Guidoriccio da Fogliano del Lorenzetti, dall’altro, hanno visto protagonisti molta parte degli “attori” di una vicenda storica iniziata nel 1933 a Siena, e proseguita fino ad oggi con grande passione, professionalità, voglia di rinnovamento e di apertura al nuovo. Una volontà testimoniata dai progetti speciali "Vino è", rivolto ai consumatori per vivere meglio il rapporto con il vino, “Vino e giovani”, vera e propria scommessa che riguarda le nuove generazioni ed il futuro del nostro Paese e "Il Sole nei Calici", con la Regione Campania, che offre ad un pubblico scelto di operatori e comunicatori, la possibilità di conoscere la ricchezza dei "Vigneti del Sud", con una selezione dei vini che possono diventare una risorsa fondamentale per vincere la competizione del mercato, che si fa sempre più agguerrita.
L’uno accanto all’altro, il sen. Riccardo Margheriti, presidente di un passato prestigioso, agli esordi della diffusione della cultura del vino in Italia e l’on, Flavio Tattarini, attualmente alla guida dell'Ente Vini - Enoteca Italiana ed al timone, ormai da molti anni, insieme nella Sala del Mappamondo, hanno rappresentato la sintesi di un settantennio di lotte e conquiste, che hanno segnato la storia ed il ruolo di questa istituzione: l’unico Ente pubblico a carattere nazionale del nostro Paese (un decreto del Presidente della Repubblica del 1950, tuttora vigente, lo definisce strumento economico a carattere pubblico), creato allo scopo specifico di promuovere, valorizzare e tutelare il vino italiano in Italia e nel mondo.
Un ruolo che ha segnato profondamente la storia del vino italiano.
Vicende che abbracciano un arco di tempo lungo 70 anni, ricostruito con paziente opera di ricerca storica da Giuliano Catoni e diventato per l’occasione un libro, “Ad usum dei vini”: una pubblicazione speciale edita per i 70 anni dell’Ente Vini - Enoteca Italiana, illustrata da Emilio Giannelli e che si avvale dei contributi di Roberto Barzanti, Alessandro Falassi, Omar Calabrese e delle testimonianze dei protagonisti degli ultimi trent’anni.
In 120 pagine è narrata la storia dell’Ente, ad iniziare dal 1933, quando negli ambienti interni ed esterni della Fortezza Medicea, viene organizzata la prima Mostra - Mercato dei Vini Tipici e di Pregio, fino al 1960, data alla quale risale, ad opera di un piemontese, il prof. Giovanni Dalmasso, la trasformazione di questa biennale in una mostra chiamata Enoteca Italica Permanente, che, alla fine degli Anni '80, ha preso il nome di Enoteca Italiana.
La denominazione di Enoteca Italiana si identificò allora con quella dell’Ente: l’Enoteca, intesa come strumento operativo di un Ente che ha contribuito a segnare i tempi della vitivinicoltura italiana, spesso ad anticiparli, perché privilegiato dal suo carattere pubblico; oltre che osservatorio nazionale e centro di cultura in grado di vivere il mercato, con le sue azioni nel campo della promozione e della valorizzazione dei nostri grandi vini.
Epoche ed avvenimenti si succedono nel libro e richiamano alla memoria momenti “chiave”, anche più recenti, della vita dell’Ente Vini. Come ad esempio, la prima grande avventura all’estero, nell’agosto del 1986, quando l’Enoteca si recò in Canada, nella bellissima città di Vancouver, che doveva ancora festeggiare i primi suoi 100 anni di vita.
Varcare i confini nazionali consentì, in pochissimo tempo, di acquisire notevole esperienza sui più importanti mercati del mondo: Francia, Stati Uniti, Singapore, Giappone, Germania, e più di recente Finlandia, Cina, India, Australia.
Ma la storia dell'Ente Vini - Enoteca Italiana, al pari di tutte le vicende umane, ha vissuto alti e bassi. Agli inizi degli Anni ’80, in particolare, l’Ente e la sua Enoteca attraversarono un momento di crisi che aveva le sue origini nel passaggio delle competenze sugli Enti Fiera, a fine Anni ’70, dallo Stato alle Regioni.
Si scopre così che fu merito dell’allora presidente, Sen. Luciano Mencaraglia, della sua esperienza di politico e di esperto amministratore, da poco nominato (nel rispetto del nuovo statuto) dalla Regione Toscana, se l'Ente non chiuse i battenti e trovò nella centralità della cultura del vino le sue nuove basi per rilanciare un ruolo, che ha dato idee e progetti innovativi alla vitivinicoltura italiana.
In quegli anni, era forte lo scontro con una cultura ancora lontana dal comprendere la indispensabile centralità del mercato ed il ruolo strategico dell’Ente e della sua Enoteca nel campo del marketing, tanto più in una fase che cominciava a dare i primi segni della globalizzazione.
In questo quadro, la mostra "Arte e vini di Toscana" del 1979 è forse stato il primo grande segnale dei cambiamenti che toccheranno in profondità il mondo del vino italiano, a partire dagli Anni ’80.
C’è da dire, tuttavia, che l’idea di un Ente e di una struttura di promozione permanente, a carattere pubblico e, quindi, in dovere di darsi regole, - si pensi alla selezione della qualità -, e di farle rispettare a tutti, è stata sempre percepita, a seconda dei momenti e delle situazioni, un fastidio da eliminare o uno strumento utile da tenere sotto costante controllo, o, ancora, com’è successo di recente, da mettere in difficoltà per non farle esprimere tutte le grandi potenzialità.
Seguendo il filo della storia, intanto, si scopre che se la crisi segnò ancora l’edizione 1982 della “Settimana dei Vini”, già la situazione è ribaltata in occasione dell’edizione successiva, grazie al forte impegno del Comitato Nazionale ed all'avvio di una storia di rapporti umani e di amicizia che ha contrassegnato fortemente le vicende di Enoteca Italiana. Un patrimonio, fatto di volti e uomini che meriterebbero tutti di essere citati, perché tutti hanno dato le piccole o grandi attenzioni di cui l'Ente aveva bisogno.
Dopo la tempesta, quindi, la calma e la rinascita. La “risalita” è testimoniata ancora una volta dal libro “Ad usum dei vini”, e sottolineato dal contributo di Paolo Maccherini, segretario generale dell’Ente fino al 1980 ed ora addetto stampa, e dal sottoscritto che l’Ente lo dirige dal 1982.
Si apre così un periodo di sfide importanti, influenzate dalla “rivoluzione” degli Anni ’80 che ha cambiato il mondo del vino, dando avvio ad una trasformazione che ha toccato tutti, dalle aziende ai distributori, ai consumatori, modificando in profondità il modo stesso di vivere il prodotto, di acquistarlo e di consumarlo.
La qualità, ecco il vessillo di quel "Rinascimento del vino italiano", che, grazie anche alla diffusione delle denominazioni di origine, prende corpo e si diffonde, prima timidamente e, poi, per porre riparo alla vicenda tragica del metanolo del 1986, con grande energia; la necessità di rinnovare vigneti e cantine, per trasformarli in luoghi di ospitalità e di cultura enogastronomica, ha messo in luce tutto il valore del territorio, nel suo significato più pieno di risorsa delle risorse: culturali, storiche, oltre che produttive e paesaggistico - ambientali.
Tutto questo, mentre la vitivinicoltura si dibatteva ancora, tra crisi e sviluppo, con un milione e mezzo di famiglie di coltivatori coinvolte, ed oltre un milione di ettari coltivati in ogni angolo di questa nostra Italia che, anni dopo, l'Enoteca ribattezzerà “Il Paese del Vino”. Ed il nostro è davvero il paese del vino, perché è il solo che può vantarsi di avere almeno una vite per ogni campanile e per ogni piazza.
Il 1986 rappresenta comunque l’anno di svolta. E’ a partire da questa data che il Mipaf sceglie l'Enoteca Italiana come strumento di attuazione delle azioni nel campo della promozione e della valorizzazione dei vini Doc e Docg, sia in Italia che nel mondo.
Da marzo di quell’anno, si allacciano rapporti con realtà importanti e significative per l'immagine del nostro vino, come l’Ice, l'Associazione della Stampa Estera in Italia; gli addetti agricoli delle Ambasciate accreditate a Roma; il Coni e la sua Scuola dello Sport; la Compagnia di bandiera, l'Alitalia; le Regioni, i Consorzi e il mondo della produzione vitivinicola.
E’ da quella prima missione all’estero, nel 1986 in Canada, che sono poi seguite nel tempo tutte le altre manifestazioni oltre confine, fino a quelle più recenti in Cina, India, ed ora in Australia.
L’86 è inoltre l’anno del progetto "Vino e turismo", che dà il via ad una serie di iniziative di successo che promuovono i nostri vini e i nostri territori.
Ma anche dei progetti “Vino e Sport”, “Vino e Moda”, "Vino e arte”, con i quali inizia una serie di fortunati abbinamenti con i mondi più disparati: dalla cultura alla moda; dalla scienza all’arte; dal cinema alla musica; dalla danza alla comunicazione; dalla ristorazione alle donne, ai giovani. Senza contare premi prestigiosi come il “Dioniso d’Oro”, il “Torchio d’Oro”, il “Paolo Desana” e l’ “Ampolla d’Oro”, grazie ai quali si riesce a coinvolgere un gran numero di personalità di fama mondiale: da Carla Fracci a Rita Levi Montalcini, a Pavarotti, Accardo, Dalla, Nannini, Guccini; da Sara Simeoni, Masala, ai fratelli Abbagnale a Yuri Chechi e Gianfranco Rosi, fino alla Ferrari di Luca di Montezemolo, e, perfino, un cavallo, il mitico Varenne.
I protagonisti di questi anni hanno nomi che sono diventati un “simbolo” per l’Enoteca Italiana.
Ma sono state numerose le personalità, da Mencaraglia a Margheriti (al quale si deve per primo la firma della legge 164 approvata nel 1982, ancora vigente, che va a sostituire la 930 del ’63), fino a Tattarini, che hanno fatto grande l’Enoteca, spinte dalla grande passione per la politica e, inoltre, amministratori capaci, attenti, parsimoniosi, che avevano sempre fatto dei valori dell’onestà, dell’impegno, del rispetto del bene pubblico, la loro bandiera.
Valori che, tutt’e tre, hanno saputo trasmettere a tutti i collaboratori e fare dell’Ente un esempio di sano utilizzo delle risorse, e di ciò ne sono testimoni i dirigenti ed i funzionari del Ministero dell’Agricoltura, oggi delle Politiche Agricole e Forestali, che, ormai da vent’anni, istruiscono le domande dell’Ente e ne controllano i risultati; la Regione Toscana e le Istituzioni senesi che hanno dato vita all’Ente e, da sempre, lo sostengono; le Regioni e gli enti pubblici e privati che hanno dato il proprio contributo alle iniziative dell’Enoteca; il Monte dei Paschi e la sua Fondazione, e, infine, la Banca Verde.
Dopo 70 anni, quindi, l’Enoteca Italiana si riscopre giovane e con tanta voglia di proseguire il proprio compito.
E lo fa oggi, in particolare, con “Vino e Giovani”, e "Vino è", due progetti che stanno ottenendo un significativo successo.
La campagna "Vino e giovani", che viene portata nelle maggiori università italiane, spiega molto bene la capacità dell'Enoteca di anticipare i tempi e il contributo che riesce a dare al mondo del vino con l'attenzione per i consumatori di oggi e di domani. Lo slogan "Per Bacco, Ragazzi!" ne contiene un altro che è: "Bevi poco per bere bene".
In pratica l'Ente e la sua Enoteca sostengono che questo sia l'unico modo per avere un rapporto sano con il vino: fornire ai giovani gli strumenti per imparare a conoscere questa bevanda naturale antichissima, per imparare a sceglierla, a degustarla e ad abbinarla con i piatti tradizionali, perché si è convinti che saper bere bene significa anche saper mangiare bene, in modo da condurre la propria vita in modo salutare e consapevole:
Il vino è infatti veicolo di tradizione, storia, paesaggio, cultura, ma anche di proprietà benefiche per l’uomo: un patrimonio immenso che non va disperso e che si intende trasmettere alle nuove generazioni.
E si vuole fare questo in modo divertente, allegro, festoso come si addice ai giovani, che oggi hanno tra i 18 e i 30 anni di età, che sono stati coinvolti anche con le “Viniadi”, il Primo Campionato Nazionale Degustatori non Professionisti, una sorta di Olimpiade del vino che ha avuto grande seguito e partecipazione in tutte le 20 regioni del nostro Paese.
E poi la musica di Edoardo Bennato, il testimonial che ha accompagnato l'Enoteca in tutte le tappe nelle università d'italia, a conferma della ricerca di un contatto diretto con le nuove generazioni, spesso esposte a suggestioni e richiami diversi che rischiano di allontanarli da un modo di essere sano e propositivo.
Oggi Bennato, che piace molto anche ai giovani, ha preso il posto di Sara Simeoni, la leggenda dell’Atletica italiana, nel suo ruolo, per anni, di testimonial dell’Enoteca.
Musica, poesia, arte: elementi che nella nuova visione globale rappresentano inevitabili strumenti comunicativi di immagine e contenuto.
Ed è proprio alla poesia ed ai giovani che è stato affidato il compito di chiudere la tre giorni di festeggiamenti (28-29 novembre e 7 dicembre) per i 70 anni dell’Enoteca Italiana, con il Premio Rabelais, concorso per scrittori di versi dedicati al vino ed aperto anche alla categoria “Giovani poeti del vino”, premiati nel corso di una serata di letture e cena di gala al Park Hotel di Siena.
Un omaggio al vino, alla sua forza e bellezza, e all’Enoteca Italiana, baluardo estremo nel nuovo mondo senza frontiere, della unicità di un prodotto ed un territorio senza pari nel mondo, che assieme alla splendida pubblicazione, illustrata da Emilio Giannelli ed al catalogo “Brindisi”, raccolta di disegni dei più noti umoristi italiani dedicati ai 70 anni dell’Ente, cesellano questo “scrigno” prezioso, custodito presso la Fortezza Medicea a Siena, fatto di conoscenze, esperienza, professionalità, tradizione, storia, nobiltà, sapienza che porta il nome di Enoteca Italiana.
Pasquale

i 70 anni Ente vini.

Le celebrazioni per i 70 anni dell'Ente Mostra Vini - Enoteca Italiana, tra gli splendidi affreschi della Sala del Mappamondo del Palazzo comunale di Siena, sotto lo “sguardo” della Maestà di Simone Martini, da un alto, e del Guidoriccio da Fogliano del Lorenzetti, dall’altro, hanno visto protagonisti molta parte degli “attori” di una vicenda storica iniziata nel 1933 a Siena, e proseguita fino ad oggi con grande passione, professionalità, voglia di rinnovamento e di apertura al nuovo. Una volontà testimoniata dai progetti speciali "Vino è", rivolto ai consumatori per vivere meglio il rapporto con il vino, “Vino e giovani”, vera e propria scommessa che riguarda le nuove generazioni ed il futuro del nostro Paese e "Il Sole nei Calici", con la Regione Campania, che offre ad un pubblico scelto di operatori e comunicatori, la possibilità di conoscere la ricchezza dei "Vigneti del Sud", con una selezione dei vini che possono diventare una risorsa fondamentale per vincere la competizione del mercato, che si fa sempre più agguerrita.
L’uno accanto all’altro, il sen. Riccardo Margheriti, presidente di un passato prestigioso, agli esordi della diffusione della cultura del vino in Italia e l’on, Flavio Tattarini, attualmente alla guida dell'Ente Vini - Enoteca Italiana ed al timone, ormai da molti anni, insieme nella Sala del Mappamondo, hanno rappresentato la sintesi di un settantennio di lotte e conquiste, che hanno segnato la storia ed il ruolo di questa istituzione: l’unico Ente pubblico a carattere nazionale del nostro Paese (un decreto del Presidente della Repubblica del 1950, tuttora vigente, lo definisce strumento economico a carattere pubblico), creato allo scopo specifico di promuovere, valorizzare e tutelare il vino italiano in Italia e nel mondo.
Un ruolo che ha segnato profondamente la storia del vino italiano.
Vicende che abbracciano un arco di tempo lungo 70 anni, ricostruito con paziente opera di ricerca storica da Giuliano Catoni e diventato per l’occasione un libro, “Ad usum dei vini”: una pubblicazione speciale edita per i 70 anni dell’Ente Vini - Enoteca Italiana, illustrata da Emilio Giannelli e che si avvale dei contributi di Roberto Barzanti, Alessandro Falassi, Omar Calabrese e delle testimonianze dei protagonisti degli ultimi trent’anni.
In 120 pagine è narrata la storia dell’Ente, ad iniziare dal 1933, quando negli ambienti interni ed esterni della Fortezza Medicea, viene organizzata la prima Mostra - Mercato dei Vini Tipici e di Pregio, fino al 1960, data alla quale risale, ad opera di un piemontese, il prof. Giovanni Dalmasso, la trasformazione di questa biennale in una mostra chiamata Enoteca Italica Permanente, che, alla fine degli Anni '80, ha preso il nome di Enoteca Italiana.
La denominazione di Enoteca Italiana si identificò allora con quella dell’Ente: l’Enoteca, intesa come strumento operativo di un Ente che ha contribuito a segnare i tempi della vitivinicoltura italiana, spesso ad anticiparli, perché privilegiato dal suo carattere pubblico; oltre che osservatorio nazionale e centro di cultura in grado di vivere il mercato, con le sue azioni nel campo della promozione e della valorizzazione dei nostri grandi vini.
Epoche ed avvenimenti si succedono nel libro e richiamano alla memoria momenti “chiave”, anche più recenti, della vita dell’Ente Vini. Come ad esempio, la prima grande avventura all’estero, nell’agosto del 1986, quando l’Enoteca si recò in Canada, nella bellissima città di Vancouver, che doveva ancora festeggiare i primi suoi 100 anni di vita.
Varcare i confini nazionali consentì, in pochissimo tempo, di acquisire notevole esperienza sui più importanti mercati del mondo: Francia, Stati Uniti, Singapore, Giappone, Germania, e più di recente Finlandia, Cina, India, Australia.
Ma la storia dell'Ente Vini - Enoteca Italiana, al pari di tutte le vicende umane, ha vissuto alti e bassi. Agli inizi degli Anni ’80, in particolare, l’Ente e la sua Enoteca attraversarono un momento di crisi che aveva le sue origini nel passaggio delle competenze sugli Enti Fiera, a fine Anni ’70, dallo Stato alle Regioni.
Si scopre così che fu merito dell’allora presidente, Sen. Luciano Mencaraglia, della sua esperienza di politico e di esperto amministratore, da poco nominato (nel rispetto del nuovo statuto) dalla Regione Toscana, se l'Ente non chiuse i battenti e trovò nella centralità della cultura del vino le sue nuove basi per rilanciare un ruolo, che ha dato idee e progetti innovativi alla vitivinicoltura italiana.
In quegli anni, era forte lo scontro con una cultura ancora lontana dal comprendere la indispensabile centralità del mercato ed il ruolo strategico dell’Ente e della sua Enoteca nel campo del marketing, tanto più in una fase che cominciava a dare i primi segni della globalizzazione.
In questo quadro, la mostra "Arte e vini di Toscana" del 1979 è forse stato il primo grande segnale dei cambiamenti che toccheranno in profondità il mondo del vino italiano, a partire dagli Anni ’80.
C’è da dire, tuttavia, che l’idea di un Ente e di una struttura di promozione permanente, a carattere pubblico e, quindi, in dovere di darsi regole, - si pensi alla selezione della qualità -, e di farle rispettare a tutti, è stata sempre percepita, a seconda dei momenti e delle situazioni, un fastidio da eliminare o uno strumento utile da tenere sotto costante controllo, o, ancora, com’è successo di recente, da mettere in difficoltà per non farle esprimere tutte le grandi potenzialità.
Seguendo il filo della storia, intanto, si scopre che se la crisi segnò ancora l’edizione 1982 della “Settimana dei Vini”, già la situazione è ribaltata in occasione dell’edizione successiva, grazie al forte impegno del Comitato Nazionale ed all'avvio di una storia di rapporti umani e di amicizia che ha contrassegnato fortemente le vicende di Enoteca Italiana. Un patrimonio, fatto di volti e uomini che meriterebbero tutti di essere citati, perché tutti hanno dato le piccole o grandi attenzioni di cui l'Ente aveva bisogno.
Dopo la tempesta, quindi, la calma e la rinascita. La “risalita” è testimoniata ancora una volta dal libro “Ad usum dei vini”, e sottolineato dal contributo di Paolo Maccherini, segretario generale dell’Ente fino al 1980 ed ora addetto stampa, e dal sottoscritto che l’Ente lo dirige dal 1982.
Si apre così un periodo di sfide importanti, influenzate dalla “rivoluzione” degli Anni ’80 che ha cambiato il mondo del vino, dando avvio ad una trasformazione che ha toccato tutti, dalle aziende ai distributori, ai consumatori, modificando in profondità il modo stesso di vivere il prodotto, di acquistarlo e di consumarlo.
La qualità, ecco il vessillo di quel "Rinascimento del vino italiano", che, grazie anche alla diffusione delle denominazioni di origine, prende corpo e si diffonde, prima timidamente e, poi, per porre riparo alla vicenda tragica del metanolo del 1986, con grande energia; la necessità di rinnovare vigneti e cantine, per trasformarli in luoghi di ospitalità e di cultura enogastronomica, ha messo in luce tutto il valore del territorio, nel suo significato più pieno di risorsa delle risorse: culturali, storiche, oltre che produttive e paesaggistico - ambientali.
Tutto questo, mentre la vitivinicoltura si dibatteva ancora, tra crisi e sviluppo, con un milione e mezzo di famiglie di coltivatori coinvolte, ed oltre un milione di ettari coltivati in ogni angolo di questa nostra Italia che, anni dopo, l'Enoteca ribattezzerà “Il Paese del Vino”. Ed il nostro è davvero il paese del vino, perché è il solo che può vantarsi di avere almeno una vite per ogni campanile e per ogni piazza.
Il 1986 rappresenta comunque l’anno di svolta. E’ a partire da questa data che il Mipaf sceglie l'Enoteca Italiana come strumento di attuazione delle azioni nel campo della promozione e della valorizzazione dei vini Doc e Docg, sia in Italia che nel mondo.
Da marzo di quell’anno, si allacciano rapporti con realtà importanti e significative per l'immagine del nostro vino, come l’Ice, l'Associazione della Stampa Estera in Italia; gli addetti agricoli delle Ambasciate accreditate a Roma; il Coni e la sua Scuola dello Sport; la Compagnia di bandiera, l'Alitalia; le Regioni, i Consorzi e il mondo della produzione vitivinicola.
E’ da quella prima missione all’estero, nel 1986 in Canada, che sono poi seguite nel tempo tutte le altre manifestazioni oltre confine, fino a quelle più recenti in Cina, India, ed ora in Australia.
L’86 è inoltre l’anno del progetto "Vino e turismo", che dà il via ad una serie di iniziative di successo che promuovono i nostri vini e i nostri territori.
Ma anche dei progetti “Vino e Sport”, “Vino e Moda”, "Vino e arte”, con i quali inizia una serie di fortunati abbinamenti con i mondi più disparati: dalla cultura alla moda; dalla scienza all’arte; dal cinema alla musica; dalla danza alla comunicazione; dalla ristorazione alle donne, ai giovani. Senza contare premi prestigiosi come il “Dioniso d’Oro”, il “Torchio d’Oro”, il “Paolo Desana” e l’ “Ampolla d’Oro”, grazie ai quali si riesce a coinvolgere un gran numero di personalità di fama mondiale: da Carla Fracci a Rita Levi Montalcini, a Pavarotti, Accardo, Dalla, Nannini, Guccini; da Sara Simeoni, Masala, ai fratelli Abbagnale a Yuri Chechi e Gianfranco Rosi, fino alla Ferrari di Luca di Montezemolo, e, perfino, un cavallo, il mitico Varenne.
I protagonisti di questi anni hanno nomi che sono diventati un “simbolo” per l’Enoteca Italiana.
Ma sono state numerose le personalità, da Mencaraglia a Margheriti (al quale si deve per primo la firma della legge 164 approvata nel 1982, ancora vigente, che va a sostituire la 930 del ’63), fino a Tattarini, che hanno fatto grande l’Enoteca, spinte dalla grande passione per la politica e, inoltre, amministratori capaci, attenti, parsimoniosi, che avevano sempre fatto dei valori dell’onestà, dell’impegno, del rispetto del bene pubblico, la loro bandiera.
Valori che, tutt’e tre, hanno saputo trasmettere a tutti i collaboratori e fare dell’Ente un esempio di sano utilizzo delle risorse, e di ciò ne sono testimoni i dirigenti ed i funzionari del Ministero dell’Agricoltura, oggi delle Politiche Agricole e Forestali, che, ormai da vent’anni, istruiscono le domande dell’Ente e ne controllano i risultati; la Regione Toscana e le Istituzioni senesi che hanno dato vita all’Ente e, da sempre, lo sostengono; le Regioni e gli enti pubblici e privati che hanno dato il proprio contributo alle iniziative dell’Enoteca; il Monte dei Paschi e la sua Fondazione, e, infine, la Banca Verde.
Dopo 70 anni, quindi, l’Enoteca Italiana si riscopre giovane e con tanta voglia di proseguire il proprio compito.
E lo fa oggi, in particolare, con “Vino e Giovani”, e "Vino è", due progetti che stanno ottenendo un significativo successo.
La campagna "Vino e giovani", che viene portata nelle maggiori università italiane, spiega molto bene la capacità dell'Enoteca di anticipare i tempi e il contributo che riesce a dare al mondo del vino con l'attenzione per i consumatori di oggi e di domani. Lo slogan "Per Bacco, Ragazzi!" ne contiene un altro che è: "Bevi poco per bere bene".
In pratica l'Ente e la sua Enoteca sostengono che questo sia l'unico modo per avere un rapporto sano con il vino: fornire ai giovani gli strumenti per imparare a conoscere questa bevanda naturale antichissima, per imparare a sceglierla, a degustarla e ad abbinarla con i piatti tradizionali, perché si è convinti che saper bere bene significa anche saper mangiare bene, in modo da condurre la propria vita in modo salutare e consapevole:
Il vino è infatti veicolo di tradizione, storia, paesaggio, cultura, ma anche di proprietà benefiche per l’uomo: un patrimonio immenso che non va disperso e che si intende trasmettere alle nuove generazioni.
E si vuole fare questo in modo divertente, allegro, festoso come si addice ai giovani, che oggi hanno tra i 18 e i 30 anni di età, che sono stati coinvolti anche con le “Viniadi”, il Primo Campionato Nazionale Degustatori non Professionisti, una sorta di Olimpiade del vino che ha avuto grande seguito e partecipazione in tutte le 20 regioni del nostro Paese.
E poi la musica di Edoardo Bennato, il testimonial che ha accompagnato l'Enoteca in tutte le tappe nelle università d'italia, a conferma della ricerca di un contatto diretto con le nuove generazioni, spesso esposte a suggestioni e richiami diversi che rischiano di allontanarli da un modo di essere sano e propositivo.
Oggi Bennato, che piace molto anche ai giovani, ha preso il posto di Sara Simeoni, la leggenda dell’Atletica italiana, nel suo ruolo, per anni, di testimonial dell’Enoteca.
Musica, poesia, arte: elementi che nella nuova visione globale rappresentano inevitabili strumenti comunicativi di immagine e contenuto.
Ed è proprio alla poesia ed ai giovani che è stato affidato il compito di chiudere la tre giorni di festeggiamenti (28-29 novembre e 7 dicembre) per i 70 anni dell’Enoteca Italiana, con il Premio Rabelais, concorso per scrittori di versi dedicati al vino ed aperto anche alla categoria “Giovani poeti del vino”, premiati nel corso di una serata di letture e cena di gala al Park Hotel di Siena.
Un omaggio al vino, alla sua forza e bellezza, e all’Enoteca Italiana, baluardo estremo nel nuovo mondo senza frontiere, della unicità di un prodotto ed un territorio senza pari nel mondo, che assieme alla splendida pubblicazione, illustrata da Emilio Giannelli ed al catalogo “Brindisi”, raccolta di disegni dei più noti umoristi italiani dedicati ai 70 anni dell’Ente, cesellano questo “scrigno” prezioso, custodito presso la Fortezza Medicea a Siena, fatto di conoscenze, esperienza, professionalità, tradizione, storia, nobiltà, sapienza che porta il nome di Enoteca Italiana.
Pasquale