31 luglio 2009

Dop, Igp e Stg: garanzie per il consumatore


Dietro ogni prodotto a marchio DOP o IGP, c’è l’identità del territorio. La qualità è nell’origine, e l’origine è il territorio con il suo patrimonio di storia e di cultura, ambienti e paesaggi, tradizioni, produzioni e biodiversità.Il territorio è, anche, l’uomo, l’altro grande protagonista della qualità, che lo interpreta e lo rappresenta, colui che riesce a legare il prodotto al piacere del gusto e della bellezza, alle emozioni che un paesaggio, un vino, un piatto riescono a dare, nel momento in cui sono espressioni di “originalità”. Ecco perché nella storia la denominazione o indicazione geografica di un prodotto della terra o, anche, dell’artigianato, diventa, soprattutto se riferita alla qualità, motivo di una scelta. La denominazione è il modo più semplice per chiedere o offrire, memorizzare o riconoscere un prodotto da un altro e attribuire ad esso il giusto significato e, così facendo, marcare le caratteristiche del prodotto stesso.Un fatto che trova, in momenti lontani e diversi della storia dell’uomo, anche il bisogno di fissare delle regole, soprattutto di salvaguardia e tutela di un prodotto proprio nel rispetto dei suoi valori qualitativi e di originalità, ma che, solo agli inizi del ‘900, in Francia, diventa sistema con la tutela riservata ai grandi vini, quale frutto della storia, della cultura, del “terroir”.Un processo che in Italia, al di là di qualche pur significativo esempio nel passato, prende il via negli anni ’60, con il DPR 930 sulle denominazioni di origine dei vini e la istituzione di un Comitato Nazionale per il riconoscimento di queste denominazioni. Le eccellenze agroalimentari, contrassegnate da questi marchi europei, rappresentano una sicura garanzia per il consumatore per l’insieme delle procedure, che portano al riconoscimento del marchio, e per l’insieme delle peculiarità, che sono riportate nel disciplinare di produzione di quella data prerogativa, che, così, rappresenta una vera e propria carta di identità per il prodotto, nel segno delle seguenti caratteristiche di tipicità:- trasparenza e tracciabilità: chi sceglie una DOP, una IGP o una STG, sa che può risalire al produttore e avere la possibilità di conoscere tutte le fasi che hanno portato quel prodotto ad arrivare,con quelle caratteristiche, nelle sue mani, tanto da poter dire “so come è stato fatto, mi posso fidare e, quindi, posso comprare sapendo di mangiare con un orientamento alla qualità”. Sta qui il significato di garanzia;- origine della qualità: cioè del rispetto del territorio e del fattore umano, che rende il prodotto inimitabile ed esclusivo, visto che con quelle caratteristiche non può essere realizzato in nessun altro luogo. In questo senso un prodotto di eccellenza diventa motivo di preservazione dell’ambiente e, quindi, elemento di garanzia e di stimolo di sostenibilità dei processi produttivi dal punto di vista ambientale e di tutela del territorio;
- sicurezza alimentare e genuinità del prodotto: in contrapposizione alle produzioni di massa ed alle logiche di chi opera per soddisfare la quantità e non la qualità della domanda riferita ai bisogni del consumatore. In pratica i prodotti di eccellenza portano ad affermare una idea di produzione e di alimentazione che risponde ai nuovi bisogni del consumatore, anche se questi bisogni riguardano, purtroppo, solo una piccola parte dei quasi 6 miliardi di bocche da sfamare nel mondo, che, nel 2050, a detta degli esperti, diventeranno ben 9 i miliardi di persone che abiteranno questa nostra Terra, sempre più ridotta nella parte della disponibilità di terreno e, quindi, di sviluppare l’agricoltura e con essa, mettere a disposizione cibo adeguato. Sta qui il grande tema della sicurezza alimentare posto, come punto centrale, nella discussione e poi dichiarazione finale del G8 Agricoltura, svoltosi in Italia nell’ultimo mese di Aprile. La necessità, prioritaria, di rilanciare la lotta, quanto mai doverosa, alla fame, ma anche di porre l’agricoltura e lo sviluppo rurale al centro della crescita economica sostenibile. Una crescita che passa attraverso un aumento delle produzioni agricole e di disponibilità di cibo, ma che si afferma solo con un’agricoltura di qualità, capace di valorizzare al massimo il territorio e, in questo modo, mettere a disposizione del consumatore il meglio che il territorio esprime con la cultura di un mondo ricco di valori com’è quello delle famiglie contadine, dei coltivatori. Ciò può avvenire ed affermarsi, anche in tempi brevi, se, attraverso iniziative di informazione e di promozione del valore e del significato delle DOP, IGP e STG, si stimola l’attenzione e l’interesse del consumatore, così come si propone l’iniziativa della Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia.

30 luglio 2009

Vietri", non è Iorio il solo responsabile

da primapaginamolise
Chiudevo, due giorni fa, una mia nota di riflessione sulla sanità, con la nomina di Iorio commissario, sottolineando l'errore suo e delle sue maggioranze di indebolire l'ospedale di Larino, per rendere questa nostra struttura vittima sacrificale di un piano semplicemente folle, che, invece, di risolvere i problemi li aggrava, come, del resto, si è avuto modo di verificare in questi anni e, soprattutto, negli ultimi mesi.
Un'azione avviata subito dopo il ribaltone che ha visto Iorio al governo della regione Molise al posto di Veneziale, all'indomani dell'approvazione del Piano Sanitario Regionale, detto di Astore.
Un piano che io ho approvato, convinto allora, e ancor più ora, della bontà delle sue finalità, perché diceva quello che, in quest'anno e mezzo, ho avuto modo di ribadire ripetutamente, insieme a Larino viva, con la sottoscrizione del documento ripreso, nei suoi punti di fondo, dal Presidente Iorio e da molti altri, compreso qualcuno di quelli che allora ha avversato e contrastato quel piano.
Per quanto mi riguarda, ho ancora presente i volti della On. De Camillis e dei movimentatori di allora, quasi tutti poi chiamati ad amministrare Larino con Sabetti.
La On. De Camillis che, è bene ricordarlo, passando a destra con Iorio, insieme a Giardino, ha avuto il merito di firmare la mozione che ha dato il via alla cacciata dall'ospedale di Larino dell'Istituto Maugeri. Una fine salutata con lo stappo di bottiglie di spumante dai professionisti della demagogia.
In quella occasione, a difesa della Maugeri, è stato S. E. Mons. Valentinetti il solo a scendere in campo, con una lettera controfirmata dai suoi due vicari, Don Nicolino e Don Silvio.
Una lettera che meriterebbe, di fronte al silenzio registrato in tutta questa fase della vicenda del nostro ospedale e della sanità molisana, di essere nuovamente pubblicata per la forza morale con cui esprimeva la difesa dell'ospedale di Larino e la validità di quella istituzione per la qualità della risposta che essa riusciva a dare a quanti, dal Molise e da altre Regioni, si stavano abituando a ricercarla. Contribuendo, così, ad arricchire di risorse la sanità del Molise e di immagine l'ospedale, come, del resto, avevano fatto altre discipline, in primo luogo oculistica e la scuola di Dell'Omo.

A proposito della Maugeri e del Piano sanitario, da me approvato in Consiglio regionale, e del tentativo di voler addebitare ad esso tutti i guai che sta pagando l'ospedale di Larino, è di questi giorni la ricomparsa di un ritaglio di giornale che riporta la mia lettera aperta all'allora responsabile dell'Asl N° 4. Mario Verrecchia. Un richiamo, il mio, perché venisse applicato il piano approvato,fatto a chi, grazie a Iorio e a De Camillis, agiva in un senso solo: espropriare l'ospedale di Larino di ciò che il piano destinava alla sua funzionalità e, nel contempo, dare al S. Timoteo di Termoli anche ciò che non gli spettava, con i demagoghi in ferie, visto che avevano perso la parola.

Il Commissario Iorio queste cose le sa, e sa, anche, il prezzo pagato dall'ospedale di Larino in questi anni. Non c'è da ricordargli niente, visto che non pecca di vuoti di memoria e che la politica non gliela deve insegnare nessuno nel Molise, ma solo di fargli presente che la sanità regionale e, in particolare, quella del Basso Molise e, con essa, soprattutto l'ospedale di Larino, stanno soffrendo per le scelte che lui e la sua maggioranza, frutto del ribaltone, hanno fatto allora e, senza soluzione di continuità, hanno continuato a fare fino ad ora.
Scelte che si sono rivelate solo madornali errori, vedi, come prima sottolineavo, la Maugeri che, oggi, viene rimpianta anche da chi ha brindato quando è dovuta andar via.
Cominciare, nel nuovo ruolo di commissario, riparando a questi errori è il modo migliore per dimostrare che il Commissario Iorio vuole fare tutto quello che non ha fatto il Presidente Iorio.
Personalmente sono qui, con Larino viva, ad aspettare le prime mosse.
E se la priorità viene data all'incontro con l'istituzione che rappresenta i cittadini di Larino, il Consiglio comunale, diventa chiaro a tutti che il Commissario Michele Iorio ha preso una direzione opposta a quella del Presidente Iorio Michele, cioè quella della salvezza e non della perdizione. Se poi tutto questo porta a rilanciare l'ospedale di Larino ed a salvare la sanità molisana, ritengo, come ho avuto di dire all'inizio di questa mia riflessione, che meriti un applauso
p. di lena

IL RIPOSO DEL GUERRIERO

RAGLI E BELATI
di Zacc&Bélina

Zacc – ha detto che anche questa volta andrà in un centro benessere
Bélina- del Nord o del Sud?

CHI PENSA A RADICARE E CHI E' COSTRETTO A SCAPPARE


Noi vènti, ultimamente, soprattutto in Molise, siamo di grande attualità per la sola ragione che diamo energia, quella pulita. Di questo siamo felici e pienamente soddisfatti per essere utili a qualcosa.
Per la verità il nostro lavoro più duro è quello che facciamo senza alcun riconoscimento da parte di chi ora ci adora e ci desidera, quello della impollinazione, che ci rende indispensabili alla vita ed alla sua continuità. Per questa fatica enorme, che ci appartiene, nessuno ci considera, anzi i più provano fastidio.
È sempre così: è il niente che appassiona, mai la sostanza; il vuoto delle parole, mai il loro vero significato; la demagogia, mai la verità; la contraddizione, mai la coerenza.
Detto questo, passiamo a commentare quest’ultimo scontro sulla possibilità di sfruttamento della nostra natura di produttore di energia per evidenziare alcune contraddizioni.
Intanto, che siamo diventati preda dei soliti padroni, che, rendendoci schiavi, hanno capito che possono fare grandi affari e ciò è possibile perché gli affari e, soprattutto, i soldi che riescono a portare nelle casse di questi signori, si possono comprare anche le intelligenze oltre ai bisogni, con risultati devastanti, anche perché molte volte la stragrande maggioranza non sa di essere stata comprata.Tanto più quando nasce la confusione che poi si trasforma in caos.
Mentre facciamo queste riflessioni non sappiamo ancora come si è chiuso lo scontro che si è aperto in Consiglio regionale, soprattutto all’interno della maggioranza, con l’assessore all’energia che riconsegna la delega e dice di essere stato chiamato da quelli di Roma (il governo) per preparare il Molise a diventare sito nucleare.
La verità è ancora peggio, se si vogliono leggere i movimenti degli ultimi due anni, soprattutto nel Basso Molise, che portano attraverso le adesioni dei Comuni al Cosib, non a caso tutti dell’Unione, ad un’azione chiara di opzione dei terreni per grandi discariche, e, quindi, del territorio, che solo gli ingenui o chi non vuole capire, non riesce a capire.
Sta qui la ragione della svendita in atto dell’agricoltura, con una crisi indotta anche da chi dovrebbe difendere il settore, perché tutto diventi un panello di burro attraversato da un coltello caldo.
Anni e anni di sopportazione di una condizione di esclusione, soprattutto culturale, dai processi di sviluppo (tutti falliti ma che si provano a rinnovare), per ritrovarsi invasi da pale in mancanza di una programmazione da parte di una politica e di politici che non ne hanno neanche il sentore.
Anni e anni di sacrifici per vedere come continuare, mettendo su, proprio nel Basso Molise e lungo la fascia che affianca il mare, realtà aziendali, di straordinario valore, in comparti, come il vino, che fanno immagine al Molise; impegnando risorse e passioni, insieme al pubblico che realizza l’irrigazione e, con essa, la possibilità di colture intensive ad alto reddito, soprattutto se passa l’idea di sfruttare il sole.
Stupidità, solo stupidità mista a miseri interessi, tutti personali e di carattere elettorale.
A proposito di stupidità, siamo ancora a rovellarci dentro per capire le ragioni di chi accetta l’installazione di pale che, noi vènti, dobbiamo far girare nelle piane di Campomarino, San Martino, Portocannone, dopo aver gridato no alle pale disegnate sul mare. È difficile capire una preferenza che non ha, ve lo possiamo dire noi, alcun senso. Anzi, per quanto ci riguarda quelle sul mare ci danno lavoro costante e meno pesante; possono salvare spazi enormi di arenili speciali per la bontà del pesce che sono sui fondali, creando una specie di parco della pesca essenziale per la nostra cucina marinara; possono salvare il nostro mare.
Quello che ancora oggi ci meraviglia e il modo in cui hanno pronunciato il no e sostenuto il loro diniego. Sono le stesse persone che non si sono mai accorte del passaggio di petroliere; delle grossi barche che, a coppia, raschiano i fondali; dei rischi di inquinamento del mare, il nostro mare.
Ma non è solo questo che ci meraviglia e ci preoccupa. C’è, e diventa sempre più diffusa, la indifferenza a tutte le bestialità che stanno sulla testa di tutti, come una spada di Damocle, soprattutto delle nuove generazioni, che dovrebbero essere quelle naturalmente interessate al domani di questo nostro Molise e di questa nostra Italia. La loro indifferenza, con la speranza tutta risposta nella possibilità di scappare, è la risposta più diretta alla indifferenza di una classe dirigente che ha una sola preoccupazione: quella di continuare a radicare in questo Molise.
U faùneie del 29.07.09

29 luglio 2009

Un patrimonio unico da promuovere e valorizzare


Tre sigle, o acronimi, che stanno a significare, rispettivamente, “Denominazione di Origine Protetta”; “Indicazione Geografica Protetta” e “Specialità Tradizionale Garantita”, con le prime due sigle, o indicazioni, che hanno un riferimento preciso al territorio, mentre la terza valorizza il metodo di produzione più legato alla tradizione.Esse rappresentano il sistema di certificazione dei prodotti agroalimentari previsti da normative comunitarie 2081/92 e 2082/92, aggiornati nel 2006 dalla Unione europea, rispettivamente con i regolamenti 509 e 510, iscritte in un apposito registro a livello comunitario, vanno a tutelare le origini geografiche dei prodotti agroalimentari. Chiunque vive il mondo dello sport sa bene che il valore di una sana e corretta alimentazione, fondamentale per lo sportivo e, ancor più, per l’atleta che vuole vincere e vivere l’emozione di un primato, sta nella qualità degli alimenti. Far conoscere alla collettività questo patrimonio unico dell’agroalimentare italiano, non solo con il racconto, ma con la presentazione e la degustazione delle sue eccellenze, è importante per la diffusione della cultura della qualità e, con essa, di una sana e corretta alimentazione. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni che, attraverso la consapevolezza del valore del cibo, possono gustare la cultura che il cibo esprime e trovare un modo diverso di mangiare, all’insegna della qualità, della sobrietà e della convivialità, che è tutt’altra cosa della semplificazione o sofisticazione dell’alimentazione propinata talvolta da una pubblicità ingannevole o dal mangiare veloce, come una necessità di cui non sempre se ne può fare a meno. Un patrimonio unico italiano, ma non solo, anche dell’agroalimentare europeo, che deve diventare sempre più radicato nei Paesi membri dell’Unione e sempre più oggetto di attenzione da parte dei consumatori impegnati nella ricerca della qualità. Consumatori che, anche alla luce della insicurezza generata dai ripetuti scandali alimentari e del modello di produzione delle multinazionali che propone sempre più una alimentazione priva di requisiti specifici, hanno bisogno più che mai di garanzie nella scelta orientata a prodotti di qualità. Le DOP, le IGP e le STG, con le indicazioni sull’etichetta e il marchio europeo di riconoscimento, sono in grado di offrire queste garanzie.Ecco quindi il significato di un impegno della Fidal in questa azione di promozione e valorizzazione dei prodotti con marchio DOP, IGP e STG, programmata con la “Maratona” organizzata da Casa Italia Atletica, quale contributo alla crescita della cultura della qualità del cibo, fondamentale per salvaguardare e tutelare, allargare e rafforzare la base produttiva di queste peculiarità così ancorate al territorio e, come tali, inimitabili.

TUTTI PIRLA

Zacc- la lega chiede agli insegnanti almeno una parola in dialetto
Bélina - pirla


28 luglio 2009

I numeri del primato italiano



Proprio di questi giorni l’ultima novità: la Nocciola Romana, tipico frutto del viterbese, è diventata un prodotto protetto dall'Ue. ''L'iscrizione della DOP 'Nocciola Romana' nel registro delle Denominazioni d'origine protette e delle Indicazioni geografiche protette è un ulteriore riconoscimento per l'Italia, che con 181 prodotti tutelati mantiene il primato europeo della qualità”. Lo ha affermato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia in merito all'iscrizione della Dop ''Nocciola Romana'' nel registro delle Dop e delle Igp. "La Regione Emilia –Romagna è quella che registra il maggior numero di certificazioni (27), seguita dal Veneto (26); Lombardia (21), Toscana (19), Sicilia (17), Piemonte (16), Campania (16), Lazio (16), Puglia (13), Calabria (11) Trentino - Alto Adige (10) e, poi, tutte le altre rimanenti Regioni (sono considerate anche le registrazioni che riguardano più regioni, come la Mortadella Bologna o i Salamini Italiani alla Cacciatora o Caciocavallo Silano e altri).Per quanto riguarda i prodotti, il primato spetta agli ortofrutticoli (57); a seguire gli oli extravergine di oliva (38); i formaggi (34); i prodotti a base di carne (30). Le rimanenti denominazioni sono pari a 21 e si riferiscono a: panetteria; carne fresca; altri prodotti di origine animale; spezie; olive da tavola; pesci e molluschi.Le aziende più numerose sono quelle olivicole, più della metà, seguite da quelle dei formaggi e poi da quelle che producono ortofrutta. In totale sono circa 80 mila aziende agricole, per una superficie coltivata che supera i 130 mila ettari.Poco più della metà di queste aziende sono al Nord dell’Italia, dove è anche ubicato il 58% degli allevamenti, mentre il sud detiene oltre il 50% della superficie coltivata.Le aziende di trasformazione e di stoccaggio superano le 6.000 unità.Una realtà produttiva, quella rappresentativa di territori vocati, in forte crescita, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. Sono i prodotti Dop anche quelli più clonati sul mercato mondiale, tant’è che si calcola che la pirateria sottrae al nostro mercato tra i 50 e i 60 miliardi.

Iorio Commissario della Sanità? Se salva l'ospedale di Larino, io Pasquale Di Lena lo applaudo!

Tutto il mio impegno profuso da anni è sempre stato per una sanità migliore nel Molise e un ruolo da primati per l’ospedale di Larino. Non ho altro scopo da raggiungere, sapendo che dalla sanità dipende il futuro del Molise e che dall’ospedale “G.Vietri” il futuro della mia città e che da ciò dipende anche la mia serenità che è direttamente influenzata da quella della mia comunità. Sta qui la ragione di un’azione lineare, per lungo tempo portata avanti da solo all’interno di un partito e di una maggioranza di governo che, per me, avevano una sola attenzione: farmi fuori. Ce l’hanno fatta con la forza dei dirigenti della sezione di Larino che si sono adoperati per non farmi votare, gli stessi che, quando si sono presentati, hanno raccolto pochissimi voti. Quando si portano avanti battaglie che toccano i valori e si mettono in discussione metodi e prassi politiche deleterie, fortemente consolidate, si diventa, per forza maggiore e non per fatalità, un personaggio scomodo, un fastidio, una mosca che non riesci a scacciare, portando a coalizzare tutti quelli che non ti capiscono, o ti capiscono fin troppo, per dove vuoi arrivare. Sta qui la coerenza, espressa con tutta Larino viva, sin dal momento in cui siamo scesi in campo per ridare slancio e ruolo nuovo a Larino, a partire dalla priorità dell’ospedale. Lo abbiamo fatto ragionando a fondo sulla situazione; chiedendo aiuto a esperti; pensando alla nostra visione di un territorio ed alla sua programmazione sulla base di una progettualità e creatività che ha posto al centro le grandi risorse di questa nostra città, fra le quali quelle proprie di un ospedale. Un ospedale diverso, che guarda lontano e pensa al benessere della persona, possibilmente, con la prevenzione per evitare la cura, cioè oltre il semplice ricovero e la conta dei posti letto. In questo senso, insieme a Larino viva e a un bravo esperto, ho pensato al Dipartimento di Geriatria come una necessità di risposta alle persone più bisognose, non solo di Larino e del Molise, ma, promosso all’insegna dell’eccellenza, anche di altre realtà. Eccellenza che deve valere per l’insieme delle attività assegnate al nostro ospedale, con alcune che sono già sulla strada giusta e, quindi, da difendere e sostenere. Eccellenza che vuol dire qualità riferita a: una struttura, alle tecnologie attivate e da attivare; alla comunicazione ed alla informazione, utilizzando a pieno l’informatica, come pure al personale medico e paramedico che fa la differenza e, come tale, diventa prioritaria. Sta qui, nella valutazione e selezione di questo personale, il compito più arduo per fare dell’ospedale, tutto, il centro delle eccellenze. Premiare i capaci e quanti all’ospedale hanno dato con passione, grati per quello che hanno ricevuto; lasciare alla guardia del bidone quanti sono solo capaci di fare questo. Normalmente i primi stanno zitti e non si mettono in mezzo, mentre gli altri sbraitano e pontificano, riportando la loro confusione mentale e, comunque, il bisogno di un interesse personale da salvare, non ultimo quello di fare il candidato a qualcosa, diffondendo, in mancanza di idee,.dosi di demagogia È su queste basi che ho dato il mio contributo di proposte e di idee, trovando in Larino viva una forza capace di arricchirle e di portarle avanti. Sono le stesse che ho avuto modo di preannunciare in un incontro al Presidente Iorio, oggi commissario, e poi consegnare come documento di Larino viva e di tutta l’opposizione e che, ora che è diventato commissario, ha, con una lettera aperta, da questa mattina nelle sue mani. Anche per questo io dico finalmente è arrivato il Commissario che si occuperà della sanità del Molise! Il governo Berlusconi e il suo Ministro Sacconi hanno pensato di nominare Michele Iorio. C’è chi si è lamentato di questa scelta dicendo: “ma come si fa a nominare Michele Iorio, cioè l’artefice dei disastri che oggi conta la sanità molisana?”. Per principio, non sono mai d’accordo con chi si lamenta. È giusto, invece, che sia proprio Iorio a riparare i danni prodotti da Iorio e ciò nel rispetto del detto “chi rompe i cocci paghi se non riesce a ripararli”. Nessuno più di lui sa quali sono gli errori commessi in questi anni e, se non è diabolico, sicuramente cercherà di correggerli e di non ripeterli. In pratica solo se Iorio, oggi commissario della sanità molisana, riconosce gli errori commessi da Iorio, Presidente ieri, e ancora oggi, della Regione Molise, è possibile salvare anche quello che era già perso. Per esempio gli errori riferiti alle azioni permanenti di indebolimento del nostro Vietri, dei quali, per ragioni di spazio, riferiremo domani per un contributo al dibattito che si vuole continuare a strumentalizzare inteso dai più come un’occasione da non perdere per le prossime campagne elettorali

E IL PD DI TERMOLI FINI' SULLE PAGINE NAZIONALI

dal sito www.larinoviva.it

La notizia del rifiuto della tessera al sindaco di Termoli da parte della coordinatrice territoriale, Antonella Occhionero ( un nome difficile da dimenticare), è apparsa su La Repubblica on line e non poteva essere diversamente, visto che, secondo il pensiero di chi, come noi, per mestiere fa il vento ed è costretto a soffiare da una parte all’altra, la gente che pensa (sempre meno per nostra sfortuna) ritiene questo affronto ancora più grave di quello fatto a Beppe Grillo.
Perché gratuito e inspiegabile, frutto di ripicche e vendette personali, che un grande partito deve sconfessare. L’avevamo detto al commissario, on. Bocci, che la sua iniziativa avrebbe fatto dato spazio a un mare di guai e lo abbiamo detto con la certezza di chi conosce i personaggi che fino ad ora hanno avuto in mano il partito per portarlo alla rovina.
In un partito che ha a cuore ideali e valori morali, i soli che non possono entrare, sono i delinquenti, i criminali, gli affaristi, quelli che stanno dentro e provano a fare i dirigenti per condizionare la vita del partito sulla base di ordini ricevuti da gente avversa, in parole povere i collaborazionisti; quelli che lo utilizzano solo per la propria carriera e, una volta acquisito un ruolo di consigliere di questo o quella istituzione, si accordano per non fare l’opposizione e vivere nella pace del silenzio e delle retribuzioni; quelli che restano colpiti sulla via di Termoli, di Pozzilli o di Bojano da assessori o presidenti di nuclei industriali e si accordano o diventano adepti di questa o quella organizzazione occulta.
Ci metterei anche quelli che non capiscono molto dove sono collocati e cosa dovrebbero fare per rendersi utili alle iniziative che il partito intende portare avanti per far crescere la sua influenza e la popolarità.
Beh! Secondo noi se è vero che il no a Greco, sindaco eletto anche da quelli che sono oggi nel Pd, e non l’ultimo delinquente di Termoli, l’ha deciso la Occhionero e quanti già consiglieri comunali si volevano vendicare, per essere stati azzerati proprio da chi ora voleva entrare nel Partito, allora è ancora più grave.
In questo caso sono questi da invitare a uscire con “un prego, grazie si accomodi”, perché se restano e continuano ad esprimere le proprie volontà fanno solo del male, al Partito, visto che non sanno chi ci deve stare e chi non ci deve stare, a partire da loro.
Come sempre tutto ha un insegnamento: quello dato dai buttafuori del circolo di Termoli serve a far capire che non basta la bravura di questo o quel dirigente e nemmeno la sua nomina a segretario, ai vari livelli, del Partito, se la struttura è stato toccata dal tarlo che, indisturbato da altri tarli, è arrivato in fondo a completare la sua opera.
E allora, non è meglio ricominciare dando ai cittadini la parola e/o, anche, l’esempio di come ci si deve comportare, lasciando i tarli a rosicchiare solo pezzi di legno che non hanno più significato e non servono più a nulla.
Ci pensi, on. Bocci, se è vera la sua voglia di far ripartire il Pd nel Molise. Anzi, se vuole un consiglio, invece di intervistare quelli che sono rimasti inchiodati alla sedia , chiami le persone che questi signori, in un modo o in un altro, hanno costretto ad allontanarsi.
Lo faccia e vedrà che non se ne pentirà.
U faùneie , 27 luglio 2009

27 luglio 2009

Le eccellenze italiane: Dop e Igp



27/07/2009
I dati, anche i più recenti, danno all’Italia, con 181 prodotti certificati, il primato nella graduatoria europea dei prodotti Dop e Igp riconosciuti, le eccellenze qualitative del nostro agroalimentare.Prodotti di qualità certificata che rappresentano, con l’origine, territori ricchi di storia, di cultura e di tradizioni, soprattutto culinarie; ambienti e paesaggi particolari; oltre 100.000 aziende che sono, a giusta ragione, da considerare l’anima di questi prodotti; un giro di affari che tocca i dieci miliardi di euro, di cui otre il 90% riferito a due prosciutti (Parma e San Daniele) e a due formaggi (Grana padano e Parmigiano reggiano), le eccellenze più diffuse per la disponibilità di quantitativi sufficienti per una loro ampia diffusione.Poco più del 20% del paniere europeo complessivo (840), con la Francia che segue da vicino (165) e poi più distanti la Spagna (122), il Portogallo (115), la Grecia (86), a dimostrare, se ce ne fosse bisogno, il valore del Mediterraneo, con i Paesi, che gravitano su questo bacino, tutti impegnati a mettere in mostra il loro ricco patrimonio agroalimentare, fatto di eccellenze qualitative.Segue, a ruota, la Germania con 66 riconoscimenti, Inghilterra 31, Repubblica Ceca 19, Austria 12 e Belgio 7. Tutti insieme questi dieci paesi coprono il 97% del paniere europeo. La Regione Emilia –Romagna è quella che registra il maggior numero di certificazioni (27), seguita dal Veneto (26); Lombardia (21), Toscana (19), Sicilia (17), Piemonte (16), Campania (16), Lazio (15), Puglia (13), Calabria (11) Trentino - Alto Adige (10) e, poi, tutte le altre rimanenti Regioni (sono considerate anche le registrazioni che riguardano più regioni, come la Mortadella Bologna o i Salamini Italiani alla Cacciatora o Caciocavallo Silano e altri).Per quanto riguarda i prodotti, il primato spetta agli ortofrutticoli (57); a seguire gli oli extravergine di oliva (38); i formaggi (34); i prodotti a base di carne (30). Le rimanenti denominazioni sono pari a 21 e si riferiscono a: panetteria; carne fresca; altri prodotti di origine animale; spezie; olive da tavola; pesci e molluschi.Le aziende più numerose sono quelle olivicole, più della metà, seguite da quelle dei formaggi e poi da quelle che producono ortofrutta. In totale sono circa 80 mila aziende agricole, per una superficie coltivata che supera i 130 mila ettari.Poco più della metà di queste aziende sono al Nord dell’Italia, dove è anche ubicato il 58% degli allevamenti, mentre il sud detiene oltre il 50% della superficie coltivata.Le aziende di trasformazione e di stoccaggio superano le 6.000 unità.Una realtà produttiva, quella rappresentativa di territori vocati, in forte crescita, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.Sono i prodotti Dop anche quelli più clonati sul mercato mondiale, tant’è che si calcola che la pirateria sottrae al nostro mercato tra i 50 e i 60 miliardi.

Robin Hood alla rovescia

Riceviamo e pubblichiamo ben volentieri questo articolo del professor Pazzagli, titolare di cattedra presso le università di Pisa, Firenze e del Molise. "Uno storico prestato all'agricoltura" come titola una intervista fatta da Aberto Grimelli uscita sul numero di questa settimana di Teatro Naturale. Esperto di ambiente e di territorio è anche un nostro amico.

Nei giorni scorsi i giornali hanno comunicato i risultati dei premi e dei tagli decisi dal Governo al Fondo di Funzionamento Ordinario 2009 delle Università italiane. Nella classifica stilata dal Ministero della Gelmini, le Università di Foggia, Macerata, Messina e Palermo vengono relegate agli ultimi posti, quindi insieme ad altri 23 atenei, quasi tutti meridionali, saranno penalizzati e riceveranno meno soldi dallo Stato; al contrario, l'Università di Trento, i Politecnici di Milano e Torino, le Università di Bergamo e Genova sono al top della classifica ministeriale e quindi saranno premiati con più soldi. Le zone forti del Paese si rafforzeranno, quelle più deboli soccomberanno. Per fare un esempio, in virtù di questa operazione il politecnico di Milano riceverà 8 milioni di euro in più, mentre l’Università di Foggia potrà contare su un milione di euro in meno.
E' una logica aberrante! invece di premiare i migliori con risorse aggiuntive e sostenere quelle realtà minori che anche per la loro collocazione territoriale ed economica si trovano in maggiori in difficoltà, si operano tagli e travasi di risorse senza che lo Stato si impegni maggiormente nello sviluppo della ricerca e della didattica. Invece di aiutare i più deboli a recuperare, si toglie ai poveri per dare ai ricchi. Robin Hood al contrario. Così si mina il diritto allo studio e l'uguaglianza tra tutti i cittadini italiani; si concentrano le risorse su pochi punti, anziché porsi l’obiettivo di sviluppare realmente il sistema universitario nazionale; si penalizzano drasticamente le università del Mezzogiorno e le discipline umanistiche che tanta importanza hanno nella formazione dei giovani.
I parametri utilizzati per stilare la graduatoria ministeriale non tengono minimamente conto del contesto territoriale ed economico delle singole università: come si fa a paragonare le disponibilità di fondi e le opportunità occupazionali di una provincia come Trento con quelle di Foggia? Per la valutazione della ricerca sono stati utilizzati dati vecchi del 2001-2003, quando alcune università, specie del Sud, erano nate da poco. Stesse perplessità riguardano i parametri relativi alla didattica, che paiono privilegiare quasi esclusivamente il dato quantitativo (il numero di laureati in tempo, il numero di studenti che acquisiscono 40 crediti nel passaggio dal primo al secondo anno, ecc.) e non quello qualitativo. In pratica si privilegia chi abbassa il livello di difficoltà degli esami e dei corsi: strana concezione della tanto decantata meritocrazia! Se una sede avesse regalato voti e esami oggi sarebbe tra i premiati.
E’ chiaro che per le università che operano in città e territori più dinamici, dove è possibile contare su fondazioni bancarie, imprese, enti locali, ecc., è più facile essere virtuosi piuttosto che operando in un tessuto economico stagnante, in contesti privi di infrastrutture e servizi, con livelli di disoccupazione già elevati. Non ci voleva certo la Gelmini per scoprirlo. Inoltre i parametri adottati, che sembrano costruiti per i Politecnici e per certi settori scientifici, mettono in crisi le scienze umanistiche, da sempre un vanto dell’Italia nel mondo.
L’operazione ministeriale così impostata esprime una visione selettiva e discriminatoria, falsamente basata sul tanto sbandierato merito, contraria all’obiettivo di riqualificare l’università italiana e dannosa per i divari regionali e gli squilibri sociali del Paese. Dal punto di vista di uno studente del Sud - poniamo della Sicilia, della Puglia o del Molise - che in questi ultimi decenni aveva visto aumentare la possibilità di studiare nelle sua regione e di mettere a frutto sul proprio territorio le competenze acquisite, ora l’orizzonte torna ad essere quello di una condanna a vivere in un contesto arretrato, con minori opportunità di accesso all’università, dovendosi accontentare di una formazione meno qualificata, ancorata ad una ricerca quasi inesistente, penalizzata da questi ulteriori tagli del governo. A meno che non abbia il coraggio di andarsene via o la fortuna di esere nato in una famiglia abbastanza ricca da permettergli di studiare al Nord, magari a Trento, o ai Politecnici di Torino e Milano. Ma ecco che in questo caso torna evidente la discriminante economica e sociale, quella che un tempo si chiamava con chiarezza discriminazione di classe, la visione di una società diseguale che si esprime chiaramente nei provvedimenti governativi.

Rossano Pazzagli

VINO AL LARGO CON «BACCO IN BARCA A VELA»

riportiamo volentieri e con grande piacere questo comunicato inviatoci dal nostro amico, bravo giornalista e bravo sommelier, esperto e consulente capace nel campo del vino e dell'agroalimentare, Eustachio Cazzorla, sperando di poter stimolare l'interesse dei nosri lettori.

COMUNICATO STAMPA – 01 del 26 luglio 2009)


(MONOPOLI) L’1 AGOSTO, E VINO SOLIDALE l’1 E 2 AGOSTO CON «STELLE SALENTI» IN VILLA CARENZA.
VINO E VELE,
BACCO IN VILLA
Per una nuova cultura della degustazione del vino anche in mare aperto

MONOPOLI (BARI) – Tutti dedicati a Bacco i primi due giorni del mese clou dell’estate in città quest’anno ribattezzata “PUGLIAMARE” dall’assessorato al Turismo. Sono i momenti sensoriali per conoscere il vino annusando il calice mezzo pieno che lo ospita utilizzando naso, bocca e cervello sotto la guida esperta di Eustachio Cazzorla, enogiornalista e sommelier degustatore. Gli eventi si sdoppiano fra il mare con “Bacco in barca a vela” (pomeriggio dell’1 agosto) e la terra con “Stelle Salenti” (in Villa Carenza la sera dell’1 e 2 agosto).
BACCO IN BARCA A VELA. L’iniziativa di successo da un idea dello stesso Cazzorla ora approda nell’ambito delle manifestazioni del “Festivalmare” (organizzazione “Gocce del Sud”), realizzata grazie alla disponibilità del presidente della locale sezione della Lega navale italiana, Antonio Stoja, e degli armatori delle oltre 15 barche che partecipano all’enoregata amatoriale che per prima in Italia ha proposto fin dal 2005 la degustazione sensoriale in mare aperto coniugando i sentori iodati dei vini bianchi e rosati con quelli del mare. Questo l’assunto di partenza condiviso per la prima volta nella storia della manifestazione dall’assessorato comunale al Turismo fino al punto d’inserirlo fra gli appuntamenti clou del “Festivalmare” (28 luglio al 2 agosto). «Bacco in barca a vela – spiega l’assessore al Turismo Domenico Alba – è uno dei primi eventi che ha riportato in auge l’attenzione della città verso il suo mare non più inteso come fonte di sostentamento ma anche come spazio ludico dove trascorrere in spensieratezza momenti di vacanza con l’attenzione all’enogastronomia, incredibile risorsa di questo territorio ormai apprezzato anche fuori dai confini regionali».
Sono 17 le cantine in lizza, con i vini esclusivi di Albea, Botromagno, Campanelli wine, San Martino Colucci Wine, Cantine Coppi, Feudi di San Marzano, I Pastini, Leone de Castris, Lomazzi & Sarli, Paolo Leo, Segmento Salento, Teanum e in collaborazione con GustApulia le cantine Marulli, Mazzone, Melillo. Prevista la partecipazione dal Veneto di Bottéga con le bottiglie dorate del “Vino dei Poeti Gold”, un eccezionale Prosecco che grazie al processo di fermentazione direttamente da mosto in spumante, garantisce profumi di rara eleganza. E inoltre novità in assoluto per il Sud Italia, il “W!” (di Caldirola) la prima bottiglia di vino ecologica in alluminio, in un metallo quindi assolutamente ecocompatibile, leggero, resistente agli urti e alla corrosione, eccellente conduttore termico, riutilizzabile come borraccia per metterci acqua, o meglio, ancora vino, ma soprattutto riciclabile al 100% e all’infinito senza apprezzabili penalizzazioni qualitative. Servono 800 bottiglie di W! Per fare una ricicletta (la bicicletta ideata e realizzata dal Cial, Consorzio imballaggi alluminio).
Bacco in barca a vela salpa da Cala Curatori alle 16 di sabato 1 agosto, con prua diretta verso Nord, Polignano, per un omaggio al largo al grande Domenico Modugno a 25 anni dalla sua prematura scomparsa e ad un altro pugliese indimenticato dal mondo dell’enogastronomia Vincenzo Buonassisi. Tra le barche anche una interamente dedicata ai vini rosati, anteprima di “Rosati in terra di Rosati” prevista per il giorno dopo nel winehotel La Fontanina di Ceglie Messapica.
E al largo oltre alle degustazioni anche il matrimonio del vino e del mare.
STELLE SALENTI. E a sera, sulla Monopoli-Conversano, al chilometro 3,4, l’appuntamento è nella splendida Villa Carenza di fine ‘700 per “Stelle Salenti” l’appuntamento del gusto nella fresca pineta con i parrocchiani di don Pasquale Vasta che per due sere (1 e 2 agosto) si trasformano in sommelier per la mescita del vino e mettono in rassegna le prelibatezze preparate dalle donne di contrada. Tutto con un solo scopo, raccogliere fondi per la costruenda chiesa della Madonna del Rosario. E lungo il percorso enogastronomico la possibilità di degustare a terra gli stessi vini di “Bacco in barca a vela” in abbinamento al barattiero di Egnazia (meloncino immaturo dell’azienda agrciola Antonello Miccolis) e in più i vini rossi in abbinamento ai tartufi molisani di Le IFE nella “pagoda del gusto” sempre con Eustachio Cazzorla. Nella piazzetta dell’olio invece Mimmo Lavacca conduce le degustazioni sensoriali di olio extravergine.
«I vini e gli oli sono la storia liquida della nostra terra – sottolinea Cazzorla – ne testimoniano la ricchezza del terroir. Mi perdoni don Paquale per i peccati di gola che verranno commessi durante le mie degustazioni, ma questa volta la golosità servirà per raccogliere fondi per la sua chiesa». E nella pineta la musica dell’arpa di Norontako Bagus Kentus (Koko) a fare da contraltare all’”Asta dei Magnum e Jeroboam”, il momento tanto atteso previsto per il 2 agosto alle 21.30. Bottiglie di vino da 1,5 e 3 litri, anche decorate, difficili da reperire sul mercato e che per l’occasione le cantine partecipanti mettono all’asta per raccogliere fondi per la nuova chiesa di don Pasquale Vasta.

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Contatto Stampa 348.9695601 Eustachio Cazzorla


Info e prenotazioni
- “Bacco in barca a vela” Lega Navale Italiana di Monopoli 080.9301341
- “Stelle Salenti” Don Paquale Vasta 080.803598

26 luglio 2009

Tra vini, produzioni biologiche e biodiversità





Iniziamo il nostro viaggio tra i numeri dei primati italiani partendo dai vini: 357 Denominazioni di origine (42 Docg e 315 Doc) e 120 Igt (indicazioni geografiche tipiche) nell’insieme è il primato espresso dalla nostra vitivinicoltura, con alcune migliaia di tipologie di vino che ci permettono di presentare territori tra i più noti al mondo, che hanno come testimoni queste vere e proprie preziosità. Una realtà che ci ha permesso di dare quella immagine di successo che, oggi, vivono i nostri vini sui mercati del mondo e di consolidare il primato della nostra esportazione.Per quanto riguarda le produzioni biologiche si parla di 50 mila aziende coinvolte, pari a 1/3 delle imprese biologiche attive europee, e oltre 100.000 ettari di superficie interessata, soprattutto per le produzioni ortofrutticole. Poi la biodiversità:
* 221 vitigni autoctoni che, con le loro uve, partecipano alla composizione di quel patrimonio unico al mondo che sono, come si diceva sopra, le migliaia di tipologie di vini frutto della storia, della cultura, della passione dei nostri bravi produttori e trasformatori, della diversità, non solo ampelografia, ma anche di quella orografica e della natura dei terreni;
*oltre 400 varietà di olivo autoctone, più del doppio di quelle che sono a caratterizzare l’olivicoltura del resto del mondo, compreso il quadro di biodiversità dei paesi mediterranei. Già oggi si parla di 350 tipi di olio, un patrimonio che nessun altro Paese al mondo può vantare.
Nasce da questo primato l’idea di realizzare l’“Olivoteca d’Italia”, un oliveto speciale, che raccoglie questo enorme patrimonio di biodiversità per organizzarlo ai fini della promozione e valorizzazione di un mondo fatto di territori e, quindi, di storia, cultura, ambienti, tradizioni e di uomini che producono, usano, consumano l’olio per il gusto di mangiare bene e vivere in salute. Un insieme, quindi, di primati che fanno onore alla agricoltura italiana ed ai suoi protagonisti, e, stanno a significare qualità, diversità, tracciabilità, qualità ambientale, ricchezza di offerta finalizzata a soddisfare al meglio il consumatore, anche il più esigente.
E’ opportuno segnalare infine le fonti da cui sono state tratte queste informazioni e quelle che saranno pubblicate in questo viaggio nei primati del gusto:
· “Atlante Qualivita – I prodotti agroalimentari italiani Dop, Igp, Sgt”(edizione 2008, e edizione 2009), realizzato dalla Fondazione Qualivita ;
· Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
· la Carta dei vini Doc e Docg, XVIII edizione, edita dalla Enoteca Italiana di Siena con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
· Viaggio attraverso i vitigni autoctoni italiani di L. Paolini, ed. Enoteca Italiana
· L’extravergine- guida ai migliori vini del mondo di qualità accertata – ed. 2009 – a cura di Marco Oreggia per Cucina e Vini Editrice
· Dop e Igp, elaborazione Ismea su dati Ue
26/07/2009

25 luglio 2009

IL GOVERNO CHE STUPISCE


Egregio Signor Presidente e Commissario,
non vogliamo accodarci al tono dei numerosi comunicati stampa che in questi giorni si susseguono nel commentare la sua nomina a Commissario alla Sanità.
La nostra riflessione vuole andare oltre quella che è stata una scelta obbligata del Governo centrale, peraltro ovvia e conosciuta da tempo. Oltre, dicevamo, nella medesima direzione che ha sempre distinto Larino Viva, e cioè quella di anticipare gli avvenimenti, studiare e ragionare sulle cause e indicare delle possibili soluzioni.
Lo abbiamo fatto sulla sanità in particolare, Signor Commissario, abbiamo ragionato in tempi non sospetti, allorquando tutti facevano finta di non capire quello che sarebbe poi accaduto.
Sapere e capire, allorquando era in discussione il Piano Sanitario regionale e già allora erano molti i segnali di preoccupazione che giungevano in continuazione: la chiusura della sala di rianimazione e i rischi di un blocco del reparto di chirurgia; l’invito del Procuratore al dr. Florio di indire il concorso per il personale adeguato a tale servizio; l’allarme con la lettera del commissario Giorgetta della chiusura del reparto di ginecologia; il non provvedere alla sostituzione dei bravi primari che erano andati in pensione né di trattenerli com’è successo in altri casi, proprio nell’ospedale di Larino; quando si è voluto penalizzare il laboratorio di analisi e colpire la sua capacità di dare da sempre risposte qualificate alla sanità molisana e nazionale; quando si è venuti a conoscenza delle azioni di indebolimento delle attività e lo scadimento di alcune di esse, nei due ospedali di Termoli e Larino a vantaggio di Campobasso e Isernia e, in particolare, delle strutture private operanti su questi due territori, con la decurtazione dei posti letto in rapporto agli abitanti del Basso Molise, a vantaggio, appunto, di Isernia e di Campobasso; e fino ad arrivare ai nostri giorni con tutti i provvedimenti, frequentemente contraddittori, emanati dalla sua struttura assessorile e dall’ex Direttore Generale ASREM dr.Florio.
E allora, ragionando con esperti e tenendo presente anche la normativa che impone precisi parametri dai quali non si può più prescindere, abbiamo convenuto che prima di ogni cosa i nosocomi (tutti e non solo il Vietri) devono confrontarsi con una serie di "ragioni oggettive" che attengono la demografia (invecchiamento della popolazione, allungamento dell'aspettativa di vita,denatalità), la epidemiologia (incremento delle malattie cronico-degenerative, delle disabilità), dell'economia (scarsità delle risorse, necessità di riduzione della spesa) e della geografia (caratteristiche del territorio). E da queste imprescindibili considerazioni, On.le Iorio, nasce la nostra proposta, partendo da due necessità imprescindibili:1) l’integrazione tra gli ospedali di Termoli e Larino in unico presidio ospedaliero; 2) di punti di eccellenze per assicurare un futuro agli ospedali molisani ed al Vietri, con risposte di qualità ai bisogni di salute e con la possibilità di attirare utenze extraregionali.
Larino Viva, egregio Commissario, non Le ha proposto “la lista della spesa” o il mantenimento dello “status quo”, come dire: chiedere tutto per non ottenere niente. Abbiamo portato alla sua riflessione un percorso coerente e virtuoso; una proposta – peraltro - che è giunta già alla sua attenzione perché fatta oggetto di un ordine del giorno presentato in Consiglio regionale ma che non è andato mai in discussione.
Un ragionamento, il nostro, da Lei condiviso in più occasioni e, da ultimo, il comunicato stampa del 9 luglio scorso è significativo quando lei afferma: “…. Per quel che concerne, invece, la provincia di Campobasso, ci avviamo a strutturare meglio gli ospedali di Termoli e di Larino, con una più funzionale logica riferita alla presenza di specifici reparti nei due nosocomi. Questo per dare un'offerta coerente con la richiesta di sanità di un'area di oltre 120 mila abitanti. Un'area che, ad ogni modo, non sarebbe sufficientemente servita da una sola di queste due strutture, così come ipotizzato, se si chiudesse, ad esempio, il nosocomio di Larino. Ipotesi che noi rifiutiamo pregiudizialmente.”
Solo gli ingenui potevano pensare che non fosse stato Lei il prescelto del governo a cui affidare il commissariamento nel Molise. Un commissariamento però – ci consenta - molto diverso dai precedenti incarichi da lei assunti e che tuttora detiene, anch’essi gravosi ma non così pericolosi come l’ultimo ricevuto.
Signor Presidente, su questa stagione commissariale appena iniziata lei gioca la sua partita politica più difficile: qui non ci sono risorse economiche da gestire, semmai è il contrario. Ci sono risorse – immense – che lei deve recuperare. Non possono esserci giochi di prestigio. Insomma, in una parola, lei si giocherà il suo futuro politico.
Ecco perché, Signor Commissario, è giunta l’ora per un confronto sereno e costruttivo sulla proposta avanzata da Larino Viva, che non è riferita solo all’ospedale di Larino ma all’insieme della sanità basso molisana e regionale.
Per questo le rinnoviamo l’invito ad incontrare la comunità larinese e, per tale motivo e nel rispetto delle istituzioni che ha sempre contraddistinto la nostra azione politica, i nostri rappresentanti eletti hanno chiesto contestualmente al Sindaco di Larino di convocare un consiglio comunale monotematico ritenendo quella assise l’unico luogo deputato a discutere il futuro del nostro territorio.
Le alleghiamo, infine, ponendo nuovamente alla sua attenzione, la nostra idea ed il ruolo che il Vietri di Larino può ricoprire nell’ambito della riorganizzazione della sanità molisana.
In attesa di un suo riscontro, la salutiamo.
Larino, 25 luglio 2009
www.larinoviva.itlarinoviva@gmail.com

Riportare al centro dello sviluppo l'agricoltura e il territorio



E' la soluzione proposta da Pasquale Di Lena per dare al Paese un futuro, altrimenti sarà come una nave che naviga senza bussola nell’oceano in tempesta

Le scelte che vengono fatte senza la cultura della centralità dell’agricoltura, sono quelle di sottrarre terra fertile e boschi alla produzione di cibo, di aria e di paesaggi e sostenere le speculazioni, come quella che mette in atto la decisione di centomila nuove case o la costruzione di centrali nucleari o la perforazione selvaggia dell’Abruzzo e del Molise per la ricerca di petrolio.Una nave che naviga senza bussola nell’oceano in tempesta.Quando diciamo che è la carenza culturale che porta a sbagliare tattiche e strategie e ad accusare una crisi economica, che dovrebbe far capire che siamo giunti alla fine di un percorso e che necessita trovare nuove tattiche e nuove strategie per programmare un nuovo sviluppo, questa nostra verità viene confermata dai fatti. Infatti, la notizia dell’approvazione, da parte dell’attuale Governo, di un piano che prevede finanziamenti per 100 mila case, con Presidente del Consiglio e Ministri che si vantano di questa loro scelta e con l’opposizione che non coglie il nocciolo della questione, dimostra che la cementificazione programmata o abusiva del territorio, comunque selvaggia, non è un problema per la politica, né per la classe dirigente di questo Paese. Come non è un problema la sottrazione di una fetta grande di terreno agricolo che questa cementificazione comporta, con la conseguenza che il futuro di questo Paese prevede meno cibo, che saremo costretti ad importare; meno vigneti, meno grano, meno ortaggi, meno frutta e meno oliveti, con una perdita secca dell’ esportazione e di immagine del nostro agroalimentare; meno strutture di trasformazione, meno indotto e meno occupati, ma, anche, meno paesaggio e meno ambiente, ciò che vuol dire anche meno turismo. Meno di tante cose vitali ed essenziali per l’immagine e l’economia del nostro Paese che non preoccupa nessuno, visto che all’applauso di chi ha fatto questa scelta ha risposto il silenzio di chi la subisce o non ha avuto modo di parteciparvi.Una nuova colata di cemento che toglie ad ognuno di noi il respiro e il gusto della nostra identità.Quella identità espressa dai campi di grano per la rinomata pasta e la famosa pizza; oliveti per il ricco patrimonio di biodiversità e di oli, che nessun altro paese al mondo può vantare; vigne per i nostri straordinari vini, molti dei quali impeccabili testimoni di territori noti in tutto il mondo; prati e pascoli per i nostri allevamenti di animali che danno formaggi e latticini impareggiabili, salumi unici, carni saporite; orti, familiari o a pieno campo, per le nostre verdure e i nostri pomodori che caratterizzano e rendono varia e speciale tanti piatti della nostra cucina; risaie per i nostri risotti, che continuano a caratterizzare i profumi ed i sapori di luoghi e di Regioni, e orgoglio dei veneti e dei milanesi; il tempo che passa lento da una botticella ad un'altra per rendere l’aceto unto di sapori, balsamico, ricco di sospiri, al pari di un vin santo o di un passito e così i frutteti, i nostri boschi e sottoboschi. Noi, la nostra storia, la nostra cultura, la nostra fantasia e la nostra creatività.La carenza culturale che ha portato ad escludere l’agricoltura dalle strategie di sviluppo, avviate dopo gli anni ’50, e a rendere questo settore destinatario di risorse che, invece di arricchirlo l’andavano ad impoverirlo, fino ad arrivare alla crisi strutturale in atto, che rischia di spopolare le nostre campagne in modo da renderle, così, libere per le grandi speculazioni e per i nuovi insediamenti che parlano di centrali nucleari, estrazioni di petrolio, depositi di scorie e di ecoballe, grandi digestori Un paese di rifiuti e di fumi al posto dei profumi delle nostre campagne e dei nostri boschi, che danno ragione a chi ha bisogno di terra per speculare..C’è chi, invece di entrare nel merito delle questioni oggetto di queste nostre riflessioni, pensa di risolvere la crisi azzerando i chilometri; illudendo i consumatori con l’origine, senza dare ad esso le garanzie della qualità e delle peculiarità organolettiche per appagare la salute e il gusto; mettendosi in contrapposizione con altre categorie, invece di dare ad esse il diritto di svolgere la propria attività e di rafforzare la filiera con il confronto ed il dialogo.Iniziative che non portano da nessuna parte, ma solo a illudere i produttori ed a far perdere tempo ai coltivatori ed al Paese che, oggi più che mai, hanno bisogno che venga affermata la centralità della nostra agricoltura se si vuole ribaltare una cultura e un modello di sviluppo, che è fallito perché divora le uniche risorse vere che ha, il territorio con la sua storia e la sua cultura, i suoi paesaggi e le sue tradizioni e, soprattutto, con la sua agricoltura e la ruralità. Le prospettive sono quelle di portare a nuovi fallimenti in un arco di tempo più breve del passato.Avere la consapevolezza di queste risorse e dei valori che esse esprimono, ponendo al centro l’agricoltura, è il solo modo per riprendere il filo del discorso che interessi speculativi e di mercato hanno spezzato.In questo senso, la necessità di case da dare ai giovani e a quanti la casa non ce l’hanno, avrebbe dovuto portare ad un altro ragionamento: destinare tutte le risorse, oggi messe a disposizione per la costruzione di centomila case, tutte per recuperare le case abbandonate dei piccoli centri in modo da rianimarli e renderli soggetti di quella qualità della vita che i futuri casermoni annullano provocando e diffondendo disagio e criminalità.Bloccando, così, un processo che porta ad allargare e soffocare le grandi città ed a fare morire la storia e la cultura che i nostri piccoli centri esprimono.Riportare l’agricoltura al centro del ragionamento e della programmazione economica, politica e sociale, è una necessità, quindi, che non si può più rinviare.
di Pasquale Di Lena 25 Luglio 2009 TN 29 Anno 7

Il Gusto dei primati




Mancano venti giorni all’apertura di Casa Italia Atletica per i Campionati del mondo di Berlino 2009 con tutto lo staff che arriva a questo importante appuntamento carico di una esperienza indimenticabile offerta dalla Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia che ha fatto tappa in tre grandi città della Germania (Francoforte, Monaco di Baviera e Amburgo) e nella capitale austriaca (Vienna). “Proprio in questa incantevole città la Maratona è diventata Sistema Italia – ha affermato Mario Ialenti, responsabile del progetto Casa Italia Atletica - nel campo della promozione e valorizzazione di quel patrimonio particolare, rappresentato, dai primati dello sport e dell’atletica, insieme, e per la prima volta, ai primati, altrettanti importanti, quali sono quelli delle produzioni agroalimentari e biologiche, dei vini e della biodiversità. Una parte significativa della nostra identità proprio perché valori di territori che ci appartengono, cioè luoghi eletti delle nostre radici. Dobbiamo ad un amico incontrato a Goteborg, Pasquale Di Lena, la scoperta di un mondo che ha portato, come dice il Presidente Franco Arese, nella sua presentazione della brochure dedicata al «Gusto dei Primati», alla ideazione e nascita di una Maratona molto particolare, quella finalizzata alla promozione del gusto e delle bellezze d’Italia. Con la trasformazione in vetrina itinerante della qualità e delle peculiarità dei nostri prodotti – ha continuato l’avvocato Ialenti - Casa Italia Atletica è diventata subito strumento di promozione e valorizzazione della cultura della sana alimentazione, quella propria del nostro Paese, che attinge dalle nostre antiche e consolidate tradizioni enogastronomiche. Ma non basta: quei prodotti che hanno ricevuto il riconoscimento di una denominazione di origine sono espressione di territori, paesaggi e ambienti di straordinaria bellezza, nonché di ricchezze storico–culturali che meritano di essere presentate a quanti non conoscono una Italia definita a torto minore, quella delle aree interne. Così la “Maratona”, oltre al gusto ha presentato e presenterà anche le peculiarità dei territori regionali, provinciali e comunali, che ci hanno accompagnato fino ad ora e saranno con noi a Berlino. Ecco perché riporteremo sul nostro sito, attingendo dalle pubblicazioni firmate dal nostro esperto Pasquale Di Lena e dal gruppo dei bravi collaboratori, il quadro di questi primati articolato per ogni singola realtà presente con noi in Germania in un viaggio affascinante che accompagnerà la nostra avventura fino a Berlino”.
25/07/2009

24 luglio 2009

FRATELLI D’ITALIA



Zacc - da Vicenza “No ai presidi di origine meridionale”
Bélina – per loro sono stranieri senza permesso di soggiorno

SOFFIA IL VENTO, INFURIA LA BUFERA


Leggendo qua e la' n. 90 - da www.larinoviva.it

Noi lo sapevamo che la mossa dl commissario del Pd molisano, On. Bocci, espressamente inviato da Roma, non solo non avrebbe risolto il problema, ma l’avrebbe fatto precipitare, così come è successo l’altra sera a Termoli con il rifiuto della tessera al sindaco della Città e ad esponenti del circolo dell’Udeur.
Si espelle D’Ascanio e altri, che con D’Ascanio collaborano, e i dirigenti che, in periferia, non vogliono rimanere con le mani in mano, che fanno? Espellono prima quelli che vogliono entrare, così evitano di farlo dopo, sapendo bene che questi se hanno chiesto di volersi iscrivere al partito, vuol dire che sotto sotto qualcosa ci cova e, col tempo, finiranno con il creare solo problemi e confusione.
In pratica quelli che dovevano rimettere il proprio mandato per come hanno diretto il Partito, si sono sentiti in dovere di bloccare l’adesione di chi ha pensato di voler dare una mano al Pd a ricostruire un percorso che i rappresentanti dei partiti di centro sinistra sono stati capaci di distruggere in pochissimo tempo.
La segretaria territoriale del Pd, Antonella Occhionero, impegnata nella raccolta delle adesioni degli iscritti al suo partito, tormentata da gente che, a tutti i livelli, continua a restare nonostante la batosta elettorale che qui, nel Molise, è risultata mortale, è stata assalita dal pensiero del perché il sindaco di Termoli ha chiesto la tessera del Pd. Anche perché ormai i posti erano tutti occupati e potevano entrare solo semplici cittadini che non avevano pretese da accampare.
A nostro parere, però, il sindaco lo ha fatto per una sola ragione: quella di essere dentro il partito che più di ogni altro, in questo periodo che l’ha visto sindaco, ha provato a destabilizzarlo. Niente più. Un modo per stare dentro alle decisioni e prevenire le azioni contro di lui e la sua giunta.
Noi lo interpretiamo come un semplice atto di coraggio, ancor prima che una tesa di mano, da parte di chi aveva deciso, dopo averle provate tutte per mantenere in piedi il governo della città, di andare nella tana dei leoni per vedere come calmarli, nel momento in cui non sono scappati per la vergogna.
Così lei e tutti gli altri che con lei hanno dato il loro contributo allo sfascio, non avendo avuto il tempo di fare una riflessione sul proprio operato e di capire quanti danni avevano creato, si son messi a giudicare quelli che volevano entrare, portando il vecchio lapis rosso e blu per dire no e dire sì, come un tempo soleva fare la vecchia indimenticabile democrazia cristiana.
Con quale risultato? Diventare sempre più ridicoli agli occhi dei cittadini, soprattutto quelli che aspettano di sentirsi rappresentati, non da quattro sconsiderati, ma da gente per bene che non è assalita dalla fama di potere.
Per come stanno le cose bisogna sapere che ci vuole tempo per riprendere il filo del discorso. Bisogna crederci e avere la pazienza di aspettare. Gli stupidi provocano sempre danni, ma poi alla fine scompaiano facendosi male da soli.
Noi siamo un semplice vento e non sappiamo fare altro che soffiare. A volte riusciamo a superare ostacoli ed a volte ce la facciamo anche ad eliminarli con l’uso della ragione, la sola che possa far riprendere un discorso che porta a sognare di nuovo l’alba del domani.
U faùneie

23 luglio 2009

PD: NON CI RESTA CHE PIANGERE



E così il lungo tentativo della Macchiarola, non riuscito, di far fuori il Presidente della Provincia D’Ascanio è andato finalmente in porto.
Ci voleva l'onorevole Bocci a completare un lavoro durato mesi, anche per le incapacità di alcuni dirigenti nazionali, che tifavano per la Macchiarola e chi stava dietro a questa gentile signora.
Capace, pensate, di azzerare un partito, il Pd, nato dalla decisione di mettere insieme due grandi partiti che, nel Molise, avevano radici profonde tra la gente. Un’impresa perfettamente riuscita grazie ai consigli di Ruta, alla guida del presidente D’Ambrosio e di altri stretti collaboratori.
Non vogliamo sbagliare, ma, dopo la recente batosta elettorale, ha annunciato, per decenza, le dimissioni solo la Macchiarola, mentre tutti gli altri hanno fatto credere che non era successo niente. Tutti ai loro posti come statue che offrono il loro piedistallo ai cani che hanno bisogno di segnare il proprio territorio.
Tutti pronti a riprendere la parola alla prima occasione, per continuare, imperterriti, a distruggere il Pd, che, dopo le primarie e la vittoria di Veltroni, è precipitato. Ecco un altro che merita il piedistallo, Veltroni, l’uomo che non ha mai parlato quando doveva parlare e che non ha mai agito quando doveva agire.
Ora, dopo una breve pausa, è tornato a dire cavolate e a rendere più spesse le nubi che girano sulla testa di chi si dichiara all’opposizione di questo Governo.
Il suo pensiero su Craxi e Berlinguer sta a dimostrare che i suoi discorsi e il suo ruolo di dirigente del partito della classe operaia erano segnati solo da ipocrisia.
Ma Veltroni, come si sa, è diventato un caso da studiare attentamente perché chiunque, non prendendo esempio da lui, possa capire come comportarsi con dignità e coerenza, sapendo scegliere la strada giusta, quella che porta questo nostro Paese lontano.
Torniamo ai nostri dirigenti del Pd del Molise, a partire dai Massa e dai Ruta; D’Ambrosio e Bellocchio; D’Alete e Leva, ma, anche, Paglione, Lombardi, Occhionero e quanti altri si sono adoperati per non fare opposizione, anzi hanno dialogato, e continuano a dialogare, con il potere in cambio di qualche favore.
Pensiamo al territorio del Basso Molise, passato tutto in mano al nucleo industriale; alla perdita secca del centro sinistra nella gran parte dei comuni; allo strapotere di Iorio, soprattutto nella sua provincia di Isernia; ai giochetti di qualche sindaco al nucleo industriale, come quello di San Martino in Pensilis, che ha tutta l’aria di essere uno svelto, sì, ma solo a mettersi in mostra, non diciamo a fare i suoi interessi. Perché lui no fuori dal partito, visto che ha votato per l’elezione di Del Torto?
Pensiamo all’aria pesante che si respira in questo Molise ed alle prospettive che questo centro destra, con il silenzio delle opposizioni (!), sta preparando per le chimiche, il nucleare e le ecoballe. Altrimenti non si capisce la fretta dell’adesione in massa di tanti comuni al nucleo industriale di Termoli, che risponde a una sola domanda, quella di preparare i terreni da mettere a disposizione dei grandi speculatori per qualsiasi necessità, dopo la legge “Sviluppo”, di cui si è fatto vanto Scajola, che espropria le Regioni e gli Enti Locali di ogni decisione circa la scelta del nucleare.
Tutto questo grazie alle complicità ed ai silenzi, ed ecco che se c’è qualcuno che vuole fare di testa sua e non stare al gioco, allora bisogna che venga messo nelle condizioni di non nuocere. W Bocci che, in un sol colpo, riesce a fare fuori D’Ascanio e altri, rei di averlo seguito nella sua avventura di isolato. Non basta, c’è bisogno che sia anche un cane bastonato.
Conoscendo D’Ascanio riteniamo che questa mossa di Bocci non sia stata una buona mossa, perché non fa altro che rendere più forte un uomo, da sempre conosciuto cocciuto più di un mulo e fortemente determinato nei suoi propositi, per niente sprovveduto politicamente, diversamente dagli altri prima citati, maestri di combine.
A Bocci, se ce lo permette, vogliamo dare due consigli: il primo è quello di azzerare tutti i gruppi dirigenti ai vari livelli e fare un appello a tutti quelli che questi gruppi dirigenti hanno allontanato dal partito e, soprattutto, agli iscritti, di riprendersi in mano il partito perché ce n’è forte bisogno per combattere lo sfascio e ridare dignità al Molise ed ai molisani; il secondo è quello di stimolare Ruta, D’Ambrosio e co., a fare pressioni su Iorio e chiedergli, come hanno fatto già altri, di entrare e di voler collaborare con lui e di essere disponibili per qualsiasi responsabilità.
Il problema è convincere Iorio a prenderli, sapendo che lo possono solo danneggiare.
Provare non nuoce, non si sa mai, con questi caldi micidiali, anche a Iorio ( che non è per niente ingenuo né fesso) può succedere di essere vittima di un colpo di sole. Basta solo sperare in un malore temporaneo, senza conseguenze per la salute del Presidente governatore.
Se ci riesci, caro Bocci, allora siamo costretti a pensare che sei arrivato nel Molise senza essere stato istruito da altri e senza pregiudizi di alcun tipo.
In attesa a noi non resta altro che piangere.U’ fauneie, 21 luglio 2009

IL PECCATORE

Zacc – si difende dicendo che non è un santo, ma una persona di buon gusto, cultura e eleganza
Bèlina – sa che se dice ancora di essere un padreterno non può più andare da Padre Pio per un bagno di folla di cui ha bisogno

21 luglio 2009

RAGLI E BELATI

SENZA OPPOSIZIONE
Zacc – Sotto il 50%. Precipita la fiducia in Berlusconi.
Bélina – una caduta di stile

IL LETTONE
Zacc – l’ha invitata ad aspettarlo nel letto grande
Bélina – ecco perché ora vuole andare da Padre Pio

20 luglio 2009

CASA CHIUSA




Zacc – ha detto che venderà Villa Certosa, “non mi sento più a casa mia”
Bélina- senza più puttane, è da capire

In Abruzzo la "Galleria del gusto", piccola ma significativa struttura di promozione del territorio

E' nel cuore di un'area paesaggistico-ambientale che si distende tra la Maiella e il mare. Una realtà che, ancor prima di nascere, ha già dato, con una serie di iniziative, speranze nuove al mondo dei produttori
di Pasquale Di Lena
E' il risultato di una scommessa giocata intorno a dieci tavoli di discussione, organizzati dal Gal “Maiella Verde” e partecipati da produttori e rappresentanti d'organizzazioni professionali e cooperative. Non potevamo certo mancare alla inaugurazione, che c’è stata la settimana scorsa, a Casoli, de “La Galleria del Gusto”, un pensatoio, prima ancora che una vetrina delle eccellenze agroalimentari e delle bellezze di un territorio, che si presenta con un accavallarsi di colline e di montagne, di laghi e di corsi d’acqua che lasciano scorrere le civiltà di un passato, la storia e la cultura, raccolte tra le braccia grandi della Maiella, che merita di essere visto e gustato.Non potevamo mancare perché l’abbiamo pensata e ragionata qualche anno fa, alla fine del 2004, quando siamo stati chiamati dal Presidente del Gal “Maiella verde” Tiziano Teti, per coordinare quei tavoli di discussione, prima citati, sulle filiere agroalimentari e forestali, che avevano come partecipanti i rappresentanti delle organizzazioni professionali, insieme a produttori e, come finalità, la ricerca di soluzioni per una diversa organizzazione delle produzioni agricole, soprattutto nel rapporto con il mercato.È bastato il primo incontro per capire che il filo del ragionamento, intorno a ognuno dei tavoli, era quello classico del periodo delle vacche grasse, fatto di dati e di risultati e non quello del momento che viveva il settore primario, caratterizzato da una crisi profonda che non sopportava i vecchi discorsi delle elargizioni a pioggia delle risorse; delle pratiche di sottogoverno, ma di vie di uscita nuove, lungimiranti, se si voleva proiettare nel futuro un territorio di un’area interna, fortemente segnato dall’agricoltura e da ambienti particolari.A determinare una svolta nel ragionamento le nuove politiche della Ue, che nessuno conosceva, quelle dello Sviluppo rurale, che non avevano più solo come unico punto di riferimento la crescita dell’azienda, ma lo sviluppo del territorio e di tutte le sue risorse, per dare all’azienda prospettive di stabilità.Punto di riferimento, quindi, il mercato, quel mercato che il mondo contadino ha sempre sottovalutato, tanto più quando ha privilegiato le elargizioni a pioggia e non si è accorto che produceva più per distruggere che per vendere e costruire canali commerciali. L’importante era avere grandi trattori e grandi mezzi, bruciare boschi e fare grano, spiantare vigneti e ripiantare, dar vita a cantine, frantoi, conservifici cooperativi, solo per dare alla grande industria un prodotto bell’e pronto e non l’uva o le olive da lavorare.Grandi serbatoi per la grande industria o al servizio della Fiat e di altri, come nel caso dei Consorzi Agrari, non a caso destinati, come tante altre realtà in mano a gente poco esperta e, in alcuni casi, anche poco onesta, al fallimento. Una regia ben studiata quella di asservire l’agricoltura e renderla sempre più priva di significato.Diversamente dai tavoli di discussione che sono partiti proprio dalla crisi per riuscire a capire quali prospettive offriva il domani, in pratica le soluzioni per aprire percorsi nuovi e chiudere con il presente, ancor più che con il passato.L’idea de “La Galleria del Gusto” è servita a spiegare i valori profondi del territorio, come la storia e la cultura, l’ambiente e il paesaggio, le tradizioni; il mercato, quale destinatario dei beni prodotti, ma anche luogo dove si decide il reddito e, con esso, le condizioni di vita del produttore; la filiera agroalimentare e la necessità di fissare, sulla base di un dialogo permanente, rapporti di pari dignità e pari opportunità, per liberare la parte agricola del ruolo di vittima che l’ha attanagliata fino ad ora. È così che ha preso forza l’idea della organizzazione e trasformazione dei prodotti attivando filiere corte, possibili solo mediante la creazione di un punto di riferimento, di un luogo di incontro, di una vetrina permanente dei prodotti e del territorio, da tutti riconosciuta “Galleria del Gusto”. Oggi, con la inaugurazione avvenuta alla fine della scorsa settimana, una realtà aperta nel cuore di questa area posta nelle braccia della Maiella, a Casoli, per dare continuità e forza a tutte le iniziative che l’hanno preceduta e avvalorata nelle sue finalità. Essa, lo confermiamo anche con questa nota, è il frutto di una provocazione, che ha coinvolto amministratori locali, dirigenti del mondo contadino, produttori e, come tale, essa stessa una provocazione del nuovo che aiuta a stimolare, in una realtà che ha tutto per incantare l’appassionato del “gusto e delle bellezze”, come recita una iniziativa di Casa Italia Atletica, cioè il buongustaio, l’appassionato dei profumi e dei sapori che hanno nell’origine la loro spiccata identità, ma anche il turista, il visitatore di luoghi veri, ricchi di storia e di cultura oltre che di valori naturali che sono i caratteri di questa terra della provincia di Chieti, all’ombra della mitica Maiella e lungo il mare dell’Abruzzo.
di Pasquale Di Lena 18 Luglio 2009 TN 28 Anno 7

17 luglio 2009

GIA’ BISTECCONE



ZACC – il mitico Galeazzi è stato condannato per aver dato del “terrone” al portiere del suo palazzo
BELINA- mitico bisteccone è sceso in basso come un coglione.

16 luglio 2009

TESTE DI C…


Zacc- Tremonti, “testa di cazzo” così ha detto a Calderoli
Bélina – sicuramente Calderoli ha acconsentito
Zacc – anche Tremonti

15 luglio 2009

L’INAUGURAZIONE DELLA GALLERIA DEL GUSTO DI CASOLI

Alla presenza del nuovo Assessore regionale all’Agricoltura, del nuovo Presidente della Provincia di Chieti, di Sindaci e autorità dell’area interessata dal Gal “Maiella Verde” e di tutti i collaboratori del Presidente Tiziano Teti, che, più di ogni altro, ha voluto questa vetrina del “Gusto e delle bellezze dell’Abruzzo”, per dirla con Casa Italia e la sua “Maratona” che sta per arrivare a Berlino 2009 e lì vivere da protagonista i Campionati del Mondo di Atletica Leggera.
Piccola, ma deliziosa nei suoi colori dove spicca l'arancione e, comunque, significativa per il futuro dell’agricoltura di questo territorio, che la Maiella, la grande montagna che da qui guarda il Molise fino alla punta del Gargano e il mare dei “Trabocchi”, con le Tremiti poco lontano, protegge.
Una scommessa, questa “Galleria”, che ha già prodotto esempi sul territorio e che ha già realizzato iniziative di successo nel campo della promozione della cultura agroalimentare e del turismo.
C’eravamo anche noi a vivere questo momento con l’emozione di chi l’ha pensata e progettata qualche tempo fa, quando è stato chiamato dal Presidente Teti per guidare 10 tavoli di pilotaggio riferiti alle filiere agroalimentari e forestali.
C’eravamo soprattutto per ringraziare il Gal e il suo Presidente, salutare vecchi e nuovi amici , e, ancor più, per augurare alla “Galleria del Gusto” il successo che merita, insieme ai bravi produttori ed a quel territorio stupendo che vale una visita e una degustazione per rimanere affascinati.
L’Abruzzo è una regione stupenda che non riesci mai di finire di scoprire, in particolare questa parte che la Maiella protegge con le sue grandi braccia.
Una visita alla “Galleria del Gusto” è una opportunità in più per andare e tornare soddisfatti di profumi, sapori, colori, sorrisi e strette di mano, all’insegna della calda ospitalità
"Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina.In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi."
Giacomo Leopardi

IL RITORNO DI ZACC E BELINA


Zacc – Grillo, per vendetta, ha detto che si iscrive alla P2
Bélina – non sa che lì gli ordini li dà Cicchito

11 luglio 2009

Ripensare le organizzazioni agricole

Riportare al centro dello sviluppo l’agricoltura. È questo il compito primario delle organizzazioni professionali agricole, che non possono pensare di essere altro se vogliono dare le risposte che da tempo aspettano i coltivatori. La modernità e l’attualità dell’agricoltura aspettano solo una forte progettualità per esprimere il valore delle risorse del territorio e per rendere protagonisti i coltivatori di quella rinascita di cui ha prioritario bisogno il Paese se vuole uscire dalla pesante crisi che lo attanaglia Il mondo dei produttori agricoli vive, oggi, la crisi pesante del settore e dei comparti più importanti con la solita capacità di sopportazione e con la speranza che, prima o poi, la crisi si trasformi, non solo in raccolti abbondanti, ma in reddito per non sopportare l’umiliazione di dover ricorrere alle banche, che hanno il sorriso quando sono a prendere e mostrano i denti quando devono avere.Il mondo dei produttori conosce il sole e la luna; sa cos’è il vento e la pioggia; teme la grandine; rispetta il tempo e le stagioni, al punto di avere la pazienza che lo porta ad attendere, sapendo che sono fenomeni naturali che si ripetono, sia nel bene che nel male. Non è la natura, con suoi capricci, che lo mette in crisi, ma il mercato e la burocrazia, che lo rendono vittima e non protagonista; la disattenzione degli altri; la solitudine nel vivere le situazioni difficili in mancanza di supporti e di indicazioni che un tempo le organizzazioni professionali, insieme a quelle dell’associazionismo e della cooperazione, riuscivano a dare con continuità e capacità.Un tempo, ormai lontano qualche decennio, le organizzazioni professionali, soprattutto la grande Coldiretti di Bonomi, legata alla Chiesa ed alla Democrazia cristiana, e la grande Alleanza dei Contadini di Grieco, Sereni ed altri dirigenti che venivano dall’antifascismo e dalla Resistenza al nazismo, dalle lotte bracciantili e da quelle dei mezzadri, riuscivano, anche se da ispirazioni e con obiettivi diversi, a guidare il mondo contadino lungo le strade tracciate. Anche quando queste erano difficili da percorrere per la presenza di una fitta nebbia, dovuta alla crescente disattenzione della politica e della cultura, che portava l’agricoltura a perdere il suo ruolo di centralità all’interno dello sviluppo economico, oppure alle crisi di importanti prodotti, come l’olio o il vino, la zootecnia o il tabacco.Riuscivano, perfino, a non fare sentire al mondo dei produttori agricoli quell’isolamento in cui l’avevano portato le scelte di uno sviluppo industriale del paese, possibile solo con la forza lavoro delle campagne e del meridione, a significare che le due grandi questioni, che, da sempre, viaggiano insieme, quella contadina e quella del Mezzogiorno, non solo non venivano risolte ma andavano a complicarsi ulteriormente ed a fare pagare al Paese un prezzo alto, qual è quello che vive oggi con la pesante crisi.Da tempo, dicevo, questo mondo è abbandonato un po’ a se stesso da una Coldiretti che è entrata in crisi di astinenza, in mancanza di abbondanti finanziamenti pubblici da gestire e distribuire in cambio di voti per i propri rappresentanti e, con una Confederazione degli Agricoltori che, ha a mio parere, pagato la caduta dei valori della sinistra, in particolare il sogno di un mondo nuovo e, quindi, la necessità di trovare, attraverso la creatività e la progettualità, la conoscenza e la partecipazione, le nuove strade da far percorrere ai coltivatori, nel momento in cui solo la possibilità di un cambiamento profondo e di un ruolo da protagonisti dei produttori, può dare le risposte che essi aspettano per non sbagliare.La mia impressione, e non da oggi, è che sostituirsi, come ha fatto la Coldiretti, a Slow Food ( con il risultato di costringere questa organizzazione a diventare la rappresentanza più avanzata del mondo dei produttori), o mettere in azione potenti uffici stampa, per parlare anche delle cose più banali e non dei problemi reali, non risponde ai bisogni di nuove politiche agroindustriali, ambientali e di mercato che possono aiutare i coltivatori e l’agricoltura. Oppure, nel caso della Cia, rafforzare solo l’assistenza ai coltivatori per reggere l’urto della burocrazia o volere rincorrere la Coldiretti su un percorso ad essa più congeniale della conquisa di uno spazio di potere, vuol dire non cogliere le potenzialità di un mondo pieno di valori e ricco di potenzialità, per quello che ha sempre fatto e per quello che oggi può, e deve, fare.Vuol dire limitare quel ruolo di guida di un tempo dei coltivatori e del mondo contadino.Mi rendo perfettamente conto che sto usando l’accetta al posto del bisturi, ma lo faccio volutamente per aprire una discussione che merita ben altri approfondimenti, soprattutto da parte di chi vive direttamente l’esperienza di essere in una organizzazione professionale e degli stessi coltivatori che hanno una gran voglia, se c’è chi gliene dà la possibilità, di raccontare le solitudini, i bisogni, le speranze, le paure, per superarle, e, perché no, i sogni, che la terra alimenta proprio quando sembra arida e incapace di far nascere un filo d’erba, un fiore o un albero.L’era della conoscenza, nella quale viviamo, richiede una discontinuità con culture e prassi finora utilizzate, soprattutto coinvolgimento e partecipazione per affermare ciò che è nel Dna delle organizzazioni professionali, la centralità del settore, l’agricoltura, che più di altri è espressione di attualità e modernità.
di Pasquale Di Lena 11 Luglio 2009 TN 27 Anno 7

9 luglio 2009

Fruttagel, il voto di astensione

altromolise-la nota 2009-07-09 14:36:41
di PASQUALE DI LENA* -

Il valore ed il significato del voto di astensione sulla delibera del Comune di Larino, riguardo al pagamento dei terreni da parte della Fruttagel, dei rappresentanti di Larino viva in consiglio comunale e di Pizzi, sta nel fatto che quanti hanno voluto sminuire questa scelta, in particolare l’assessore Urbano, o l’hanno volutamente strumentalizzare, poi esaltano il voto di astensione se viene, però, espresso, al posto del voto contrario, per il bilancio consuntivo.

Sta anche nella reazione scomposta e nella diffusione di un racconto non veritiero, e, anche nei silenzi degli avversari che ora parlano di successo, solo per vantarsene. Non serve parlare a chi ascolta con la mente piena di pregiudizi, come quelli dati da tempo da qualche sindacalista interessato ai lavoratori della Fruttagel, per salvare e giustificare il silenzio di qualche consigliere regionale che pure alla Fruttagel deve la sua elezione nel 2001 e poi nel 2006.Meno che mai serve parlare a chi vuole strumentalizzare una posizione per fare la sua campagna elettorale contro Larino viva, che è la sola che ha preso in mano, sin dall’anno scorso, la questione della Fruttagel con la raccolta di firme, lettera aperta al governatore del Molise, manifesti e articoli e lo ha fatto per svegliare la Regione e ricordare alla stessa le colpe di ritardi non casuali e la stessa amministrazione Giardino, che della questione Fruttagel se ne è fatto carico solo qualche mese fa. Non serve parlare, comunque, a chi non ha avuto la bontà di ascoltare gli interventi perché non li interessavano (non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire), ai fini di una sua necessità di volere apparire come l’unico vero rappresentante dei valori della sinistra di questa nostra città, riportando su un giornale molisano il suo pensiero senza tener conto, e, neanche minimamente accennare al pensiero espresso dagli altri.Metodo classico per non raccontare la verità, tipico dell’epoca dei “berluscones”.Interventi che hanno spiegato con molta chiarezza le ragioni politiche di un’astensione che salvaguardava tutto il ragionamento portato avanti, sin dal luglio dello scorso anno, da Larino viva e le sue iniziative tutte tese a dare continuità e forza a questa azienda, per una ragione fondamentale, ripetuta in mille occasioni e anche l’altra sera. La Fruttagel, lo ripetiamo per quelli che non vogliono sentire, serve ed ha un ruolo centrale per lo sviluppo di Larino e del Basso Molise, soprattutto pensando al domani ed alla necessità di avviare un nuovo tipo di sviluppo per salvaguardare e tutelare il nostro territorio attraverso la valorizzazione delle sue risorse preziose, quali sono l’agricoltura, la ruralità, l’ambiente e il paesaggio, la biodiversità, la cultura di un mondo, quello contadino, che non si inventa dall’oggi al domani.Ma come si sa, in questa nostra Larino c’è una destra affamata di potere e di servilismo nei confronti dei padroni del Molise e fa di tutto per screditare gli avversari che escono dalla regola del consociativismo o del trasversalismo; poi c’è una sinistra che invece di contrastare ed abbattere questa consuetudine, si adegua cercando di fare la sua parte nell’assestare i colpi. Noi, così come abbiamo fatto l’altra sera insieme al capogruppo e a tutta Larino viva, auguriamo nuovi successi alla Fruttagel, nell’interesse delle maestranze occupate e di quelli che aspettano di trovare una occupazione, e nell’interesse delle aziende coltivatrici che possono programmare la propria attività ed avere una risposta equa di reddito, anche e soprattutto, per uscire dalla crisi. Confermiamo, altresì, il nostro apprezzamento per l’intervento corretto del sindaco, anche se non tutto da noi condiviso, ma che, comunque, è ben altra cosa dall’intervento fatto dal suo vice, che ha tecnica del gallo di vantarsi dell’uovo fatto dalla gallina. Inoltre ribadiamo quanto già espresso in tante occasioni, e cioè la necessità di volare alto per progettare e programmare il futuro e dare prospettive certe ai nostri giovani, avendo la piena consapevolezza che tutto questo è possibile se si riesce, insieme, a liberarsi delle zavorre di cui abbiamo parlato prima, in particolare dei pregiudizi di persone che provano gusto e sensazione nel dir male di tutti, solo perché pensano che così possono trovare spazio per la loro visibilità.
*Consigliere comunale "Larino Viva"

Un bicchiere di vino al giorno per meglio tollerare la radioterapia

Americo Bonanni06 Luglio 2009 22:07
Una sorprendente ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso mostra come un moderato consumo di vino può contrastare gli effetti collaterali dannosi delle radiazioni usate per combattere il tumore del seno.
Le radiazioni usate per combattere il cancro colpiscono, come si sa, anche i tessuti sani vicini, primo fra tutti la pelle che devono attraversare, provocando molto spesso effetti collaterali anche rilevanti.
È in questo campo che il vino scopre un suo lato nuovo ed inatteso: proteggere quei tessuti dalle radiazioni, senza peraltro diminuire l’efficacia della radioterapia nel danneggiare le cellule cancerose. A favorire questo effetto benefico non sarebbe l’alcol, ma altri componenti contenuti nel vino, primi fra tutti gli antiossidanti della categoria dei polifenoli.
La ricerca, condotta dall’Unità Operativa di Radioterapia e Terapie Palliative del Dipartimento di Oncologia e dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, ha preso in esame 348 donne malate di tumore al seno e sottoposte a radioterapia nello stesso centro molisano nel periodo che va dal febbraio 2003 al giugno 2007. Oltre alle normali informazioni cliniche necessarie per l’inizio della cura, ciascuna paziente aveva fornito informazioni sul suo stile alimentare e sulle sue abitudini di vita, incluso il consumo di bevande alcoliche e specificamente di vino. Ciò che i ricercatori hanno esaminato è il danno che le radiazioni potevano provocare nella pelle del seno, un tipo di lesione misurato con una scala di gravità crescente.
I risultati, pubblicati on line sull’International Journal of Radiation Oncology Biology, Physiscs, mostrano come le donne che avevano l’abitudine di bere moderate quantità di vino abbiano presentato un livello di lesioni della pelle significativamente inferiore rispetto a quelle astemie.
“I nostri dati – spiega Alessio Morganti, direttore dell’Unità di radioterapia - mostrano che il consumo giornaliero moderato di vino presenta un rischio di danni cutanei mediamente inferiore del 75% rispetto ad una paziente astemia. Questo lavoro va nella stessa direzione di alcuni studi precedenti, condotti in altri laboratori internazionali, che avevano mostrato come le componenti non alcoliche del vino, soprattutto i polifenoli, abbiano la capacità di proteggere il DNA dalle radiazioni.
Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare per scandagliare nei dettagli questi effetti positivi del vino, ad esempio studiare se c’è differenza tra bianco e rosso. Un punto cruciale sarà confermare direttamente il ruolo della componente non alcolica del vino, che potrebbe aprire la strada ad un uso terapeutico di quegli antiossidanti. In ogni caso la possibilità che una particolare dieta o abitudine alimentare possa ridurre gli effetti collaterali della radioterapia è un’acquisizione decisamente imprevista e innovativa”.
“Dal punto di vista generale, come già osservato nel campo delle malattie cardiovascolari – commenta Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca - la moderazione è la parola chiave quando abbiamo a che fare con bevande alcoliche. Nel caso delle donne sottoposte a radioterapia per il tumore al seno stiamo parlando di un bicchiere di vino al giorno, quindi una dose molto bassa, compatibile con le abitudini mediterranee. Naturalmente non sarebbe corretto consigliare ad una paziente astemia di cominciare a consumare vino prima di cominciare un trattamento radioterapico, ma il quadro che emerge è ancora una volta la validità della Dieta mediterranea come stile di vita salutare”.

7 luglio 2009

Tintilia del Molise, Pasquale Di Lena scrive all'Assessore all’Agricoltura Nicola Cavaliere

da INFORMAMOLISE.COM


Caro Assessore,
non so se è stata portata alla Sua attenzione l’iniziativa delle modifiche dei disciplinari di produzione de vini doc del Molise, così come riportata dal Bollettino della Regione Molise, che le ha pubblicato da tempo. Non avendo ricevuto, quale membro del Comitato vitivinicolo regionale, indicato dalla Cia del Molise, informazioni riguardo alla cancellazione di questo importante strumento nominato dall’Assessore Di Sandro che l’ha preceduto, devo pensare che questo organismo meramente consultivo, voluto dalla Regione Molise, è ancora vivo.
E se è così perché, visto i compiti specifici della commissione su citata nel campo vitivinicolo, non è stato coinvolto per continuare a discutere un tema fondamentale per lo sviluppo e l’immagine della nostra vitivinicoltura? Un comparto produttivo che, negli ultimi anni, grazie alla scelta della qualità della Regione ed alle iniziative dei produttori, ha registrato una trasformazione profonda con nuovi imprenditori, soprattutto giovani, impegnati a fare grande il vino molisano. E, nel caso, invece, di un coinvolgimento pieno di questo comitato, mi farebbe piacere sapere il perché della mia esclusione alla partecipazione agli incontri che hanno preparato e predisposto le modifiche di cui prima parlavo.
È importante per me saperlo, anche per riferire alla associazione che mi ha delegato in questo compito. Una questione di rispetto alla quale io tengo in modo particolare.
Fiducioso in un suo cenno di riscontro in merito, vengo a porre alcune mie osservazioni alla modifica del disciplinare "Molise o del Molise", così come riportata dal Bollettino ufficiale della Regione, e, in particolare, alla proposta di una nuova doc "Tintilia del Molise" che, così come impostata, va a snaturare l’immagine di questo grande vino molisano. Oltretutto, a distanza di poco tempo dalla sua riscoperta e nella fase più delicata, qual’ è quella dell’avvio di un’azione di marketing che serve per far conoscere, prima ai molisani e poi al resto dell’Italia e del mondo, un prodotto che esprime, più di ogni altro, l’immagine della vitivinicoltura regionale. Un prodotto, come si sa, abbandonato agli inizi degli anni ’60, quando le scelte politiche in campo vitivinicolo hanno privilegiato lo sviluppo di questo comparto nel Basso Molise, in particolare la fascia litoranea, a scapito del Centro e dell’Alto Molise, l’area di adozione di questo vitigno. La scelta di un’area ha comportato anche la scelta di vitigni autoctoni di altre Regioni, in particolare quelle limitrofe, facendo rischiare la scomparsa totale della "Tintilia" e, con essa, la scomparsa della vitivinicoltura nelle aree interne.
Solo la memoria di due o tre appassionati ha permesso il recupero di questo vitigno che, tutt’ora, rappresenta poca cosa in estensione di superficie vitata, ma non di immagine del vino molisano, soprattutto se si lascia al tempo, alla passione dei produttori ed all’attenzione delle istituzioni, la possibilità di eleggerlo a testimone, vero e grande, del territorio vitivinicolo molisano.
È troppo poco il tempo trascorso per una sua piena affermazione e, come si sa, la fretta rischia di rovinare da subito il testimone principe di cui ha forte bisogno la vitivinicoltura molisana e lo stesso Molise.
Scomporre, in questa fase, una immagine recuperata con tanta fatica e, per certi aspetti, anche casualità, vuol dire distruggere il lavoro portato avanti fino ad ora e, comunque, annientare ogni possibilità di rendere il vino "Tintilia" testimone reale del territorio molisano.
Non avendone un altro a disposizione, con le nuove proposte inserite nel disciplinare, si va a perdere la figura di un testimone importante per elevare l’immagine complessiva di un territorio.
Sempre che queste modifiche trovino l’approvazione degli organi competenti, in particolare il Comitato Nazionale per tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine dei vini italiani.
Eventualità per me remota, conoscendo questo importante organismo, sempre attento alle caratteristiche dei vini oggetto di riconoscimento o di modifiche, soprattutto a tutti gli elementi che ne attestano l’origine, l’uso, la tradizione di un bene che è patrimonio del territorio e, quindi di ogni molisano, prima ancora che di ogni singolo produttore.
Quando parlo di scomposizione di immagine di un vino, da sempre conosciuto come vino rosso (tinto), con tutte le peculiarità di questa tipologia, mi riferisco alle nuove tipologie che si vogliono ricavare dall’uva "Tintilia" che, di fatto, vanno a spezzettare l’immagine di sempre di questo vino che, oltretutto, se resta tale rende più facile la sua promozione e valorizzazione e accorcia i tempi di riconoscimento della sua vera immagine.
"Tintilia" rosato; "Tintilia" spumante, anche nella versione rosato, e poi "Tintilia" passito, cioè ben quattro nuove tipologie aggiuntive a quella nota da sempre, "rosso", solo per il piacere di sopperire ai calcoli sbagliati di qualche produttore, che ha pensato subito di far concorrenza al Brunello, soprattutto nel rapporto qualità prezzo, o di far divertire qualche bravo enologo, mettendo in campo proposte valide solo a dimostrare le sue capacità tecniche.
Si dà il caso che la "Tintilia" non è un giocattolo, ma un bene prezioso che non può essere maltrattato da chi non ha ben chiari gli elementi complessivi che animano il marketing, dove il rapporto qualità- prezzo ha un significato prioritario per l’affermazione delle peculiarità organolettiche del prodotto e del carattere del produttore, soprattutto quando né l’uno né l’altro sono conosciuti ed hanno da sudare sette camice per affermarsi su un mercato globale, caratterizzato da forte concorrenza e dalla presenza di migliaia di protagonisti.
Tutto questo per dirLe che, volendo pensare ad una modifica del disciplinare del vino"Tintilia", era ben altra la strada da percorrere, quella che va in direzione opposta e che ha come obiettivo il rafforzamento dell’immagine di questo nostro prezioso vino, con la ricerca di riconoscimenti ai livelli più alti della piramide. Tutto questo per una sua più facile identificazione da parte del consumatore; possibilità di ampliamento dell’area di produzione, in modo da dare ai produttori dei territori esclusi, la voglia, espressa da tempo, di produrre e valorizzare questo singolare e straordinario vino.
Voglio ricordare a chi ha proposto le modifiche al disciplinare ed a quanti le hanno discusse ed approvate, che la qualificazione "riserva" non ha niente a che vedere con l’altitudine alla quale è situato il vigneto, ma essa fa riferimento alla sola possibilità di invecchiamento di un vino, specificando il tempo prima della immissione al consumo.
Sono a ringraziarLa per l’attenzione e mi creda a Sua completa disposizione se vuole approfondire ancora meglio la questione. In attesa Le invio i miei migliori saluti.
Pasquale Di Lena