25 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


FINI AVVERTIMENTI
Zacc – Che tu sappia anche i finiani hanno votato no alla richiesta di carcerazione per Cosentino?
Bèlina – Sì, ma con il solito avvertimento.


CONCORRENZA
Zacc- Per Brunetta il suo collega Tremonti non è un economista
Bélina -Ha paura che gli freghi il Nobel
!
L’ACQUA
una bellissima poesia di Pasquale Di Lena
Il ruscello scende verso il fiume/
e il fiume scorre lento /
per andare a nascondersi dentro il mare//
l’acqua risale il Monte/
piano piano, così la Quarenza/
Monte Arone/
Monte Arcano/
per poi riscendere e diventare sorgente/
fonte,
anfora,
misura,
barile,
secchio/
caldaio in rame/
erba, verdura, uva, oliva, pane/
animale, persona/
sguardo, orecchie, parole/
mani, carezze, amore/
musica, canto che si sènte/
lontano//
l’acqua/
fresca,
frizzante/
dolce, salata, marcia/
è sole, luna, scirocco, bora/
ziro,
botte, tinaccio/
terreno ghiaioso, maggese, tratturo//
l’acqua è il mio respiro, il tuo/
e questo mi fa dire che l’acqua sei tu, che l’acqua sono io.

RAGLI&BELATI
di Zacc e Bélina
CINICO E….
Zacc – il premier minaccia “parlerò io agli italiani”
Bélina – ancora

24 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

CONFUSIONE
Zacc- Ha portato la moralità in politica
Bélina - La sua

21 novembre 2009

L’ACCUE




U cigne scégne vèrse u ‘hiume
e u ‘hiume scórre liénte
pe irse è nasconne dend’u mare.

L’accue nghiane u Mónte
chiane chiane, èccuescì a Cuarènze,
u Mentàròne, Montarcane
Dapù rescegne pe devendà sergive
fonte, tine, mèzze, varile, tragne,
callare,
ièrve, fóie, uve, uelive, pane,
anemale, cres’tiane,
s(g)uarde, récchie, paróle,
mane, carézze, mòre,
mùseche, cante che ze sènte
lendane.

L’accue
frésche, cruecciarèlle
dòce, salate, marce
pe vève pelì a facce
è sòle, lune, faùneie, vòrie,
zirre, vótte, tenacce,
vrecciuóle, maièse, trattùre.

L’accue è respire miie e tiie
che me fa dice ca ésse sì tu
ca ésse so iie

Pasquale Di Lena

Larino, 21.11.09

L’ACQUA
Il ruscello scende verso il fiume/ e il fiume scorre lento /per andare a nascondersi dentro il mare//l’acqua risale il Monte/ piano piano, così la Quarenza/Monte Arone/Monte Arcano/per poi riscendere e diventare sorgente/fonte, anfora, misura, barile, secchio/caldaio in rame/erba, verdura, uva, oliva, pane/animale, persona/sguardo, orecchie, parole/mani, carezze, amore/musica, canto che si sènte/lontano//l’acqua/fresca, frizzante/dolce, salata, marcia/è sole, luna, scirocco, bora/ziro, botte, tinaccio/terreno ghiaioso, maggese, tratturo// l’acqua è il mio respiro, il tuo/ e questo mi fa dire che l’acqua sei tu, che l’acqua sono io.

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina
IETTATURA
Zacc- D’Alema sconfitto
Bélina – non ha ancora capito che quando vede Berlusconi deve toccare o grattarsi….

20 novembre 2009

PAURA

Zacc- il nostro fratello Asino ha posto la domanda “chi ha paura di Di Pietro”?

Bélina - Io

LA RICCHEZZA DEL ''GUSTO DELLE IDEE''



Comincia a riempirsi il contenitore culturale pensato dall’Associazione Larino Viva, dopo la presentazione della pubblicazione di Pasquale Di Lena “Il Gusto delle Idee”.
L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo e molte sono state le attestazioni di condivisione giunte in redazione.Aprirsi al confronto con la gente e chiedere alla gente di essere protagonista, di rendere partecipe gli altri delle proprie idee per la città, di ‘riempire’ un contenitore virtuale di proposte, intorno alle quali discutere e confrontarsi per
E’ quello che è avvenuto ieri, con l’intervento del dr. Berardo Mastrogiuseppe che ha illustrato la sua idea di “Museo del Circondario di Larino”, frutto di una ricerca meticolosa di documenti storici unici che sono collegati alla storia della città. Cento documenti di straordinario valore storico nel campo della storia postale, dei timbri e dei bolli, oltre documenti che testimoniano l’attività e il vigore della Larino d’altri tempi. Una documentazione raccolta negli anni nei più disparati mercatini di tutta Europa e che oggi mette a disposizione della propria comunità.
E’ seguito poi l’intervento di Pinuccio Vincelli che ha ulteriormente illustrato e documentato il lavoro di ricerca effettuato fino ad oggi e che riguarda la “Storia delle fonti larinesi”. Una quantità impressionante di sorgenti e fontane presenti nel territorio frentano, intorno alle quali si è sviluppato il paese nel corso dei secoli. Le vicende, poi, legate alle fontane e a quel bene prezioso che è l’acqua e tutti i ricordi che ha suscitato l’argomento nei presenti, sono stati oggetto di una appassionata discussione. Lo sviluppo di questa tematica, che integra l’idea di Stefano Vincelli “Adotta una fontana”, ha lo scopo di portare alla discussione pubblica il problema dell’acqua, la sua ricchezza e il gravissimo danno che il Parlamento proprio in questi giorni sta perpetrando nel privatizzare l’acqua.
Pasquale Gianquitto, invece, ha relazionato sulla presenza nel nostro circondario di “Alberi di olivo maestosi”, quelli che nella vicina Puglia chiamano “patriarchi”, presenza che testimonia un passato e un patrimonio da tutelare perché già tanti di essi sono stati estirpati per fare spazio al cemento. Si continuerà il monitoraggio sull’intero territorio e si è chiesto a tutti i presenti e quanti sensibili alla problematica di indicare e segnalare alberi secolari non solo di olivo, ma di qualsiasi altra natura.
La discussione seguita sui temi esposti è stata ricca di suggerimenti. Saranno programmate nelle prossime settimane le iniziative pubbliche riguardanti il progetto dell’Università dell’Olivo e dell’Olio e la questione della mancata fruizione dei beni archeologici presenti a Larino.
Il prossimo appuntamento è programmato sempre all’hotel Campitelli 2 per mercoledì prossimo, 25 novembre 2009, alle ore 19,00.
Larino Viva, 19/11/2009

19 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

L’AFFARE
Zacc - Il governo Berlusconi fa acqua da tutte le parti

Bélina - Soprattutto ora che questo bene è diventato un grande affare.

16 novembre 2009

RAGLI & BELATI

LA SINISTRA

Zacc - Hanno preso il n° 2 della mafia

Bélina- Tutta colpa dei magistrati e dei poliziotti di sinistra


LA VERITA’


Zacc- la vera preoccupazione, la grande ossessione……


Bélina – è Dell’Utri


Mondo del vino in allerta. Alcune utili riflessioni per risollevarsi dalla crisi

Si è pigiato troppo il piede sull’acceleratore del prezzo, esagerando; ma il consumatore, appena ha potuto, ha punito con la disaffezione. I cambiamenti non sono stati colti, ma solo subiti. L'analisi di Pasquale Di Lena

di Pasquale Di Lena




Chiusa la vendemmia e, di fronte ai risultati dello scorso anno, incassato un segno “meno” per quanto riguarda la quantità, e un segno “più” per la qualità dei nostri vini; consolati dal dato che le bollicine italiane, alla distanza, hanno battuto quelle francesi, c’è da riflettere sulla crisi che vive il mondo del vino e, purtroppo, tutti i comparti della nostra agricoltura.

La crisi globale dell’economia è, di sicuro, una ragione importante della crisi del comparto, ma non la sola, visto che non mancano le colpe di un mondo che, troppo a lungo ha pensato di avere (scusate il gioco delle parole) il mondo in mano, pigiando troppo il piede sull’acceleratore del prezzo, fino alla presunzione, che il consumatore, appena ha potuto, ha punito con la disaffezione.

La presunzione della qualità come riserva di caccia di pochi eletti (aziende e territori) e non come un leitmotiv del vino, per dare ad esso quella immagine, che ha sempre avuto, di accompagnare i pasti quotidiani e di essere tutti i giorni sulla tavola del consumatore.
Sappiamo bene che c’è subito chi ci vuole ricordare che sono cambiate profondamente le abitudini delle famiglie e del consumatore per le mille ragioni che la società dei consumi esprime da tempo, anche se sempre più con grandi difficoltà. Una serie di elementi a noi ben noti che ci permettono comunque di sviluppare il nostro ragionamento, per esempio quello di non aver utilizzato, ma solo subiti, questi cambiamenti.

E’ fuori luogo pensare alla conflittualità dell’interprofessione e delle Unioni e Federazioni dove convivono interessi contrapposti, che vedono vincenti quelli delle bevande industriali su quelli della bevanda vino? O, anche, alla perdita del ruolo di un mondo, quello cooperativo, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, che non ha saputo, non dico prima, ma neanche dopo, trovare una soluzione alla fine, imposta dal mercato, di essere serbatoio dell’industria vitivinicola delle regione del Centro Nord? E perche no, alla perdita di una grande opportunità della vitivinicoltura meridionale di rendere questi vini, nel rispetto di un giusto rapporto qualità-prezzo, uno strumento di grande penetrazione sui mercati? Soprattutto quelli nuovi, vissuti da qualche miliardo di potenziali consumatori, superando la timidezza e i ritardi con cui ci si è rapportati con questi mercati, dove il consumatore non conosce il vino?
Parliamo di masse di consumatori, e non solo di una elite, che, grazie alle possibilità finanziare e a quelle di essere in giro per il mondo, il vino già lo conosce e lo beve.

Educare questi consumatori al vino è cosa non facile, ma non impossibile, se si ha voglia di mettere in campo tutte le azioni che li possono avviare all’uso del vino, partendo dalle tipologie di vino che, meglio di altre, possono rendere questo passaggio il più naturale possibile e, per di più, vissuto anche con entusiasmo.

In parole semplici abituare questi consumatori, abituati a bere bevande gassate, a vivere il vino che richiama queste bevande, e dare ad esso la cultura che il vino esprime e le tradizioni espresse dall’origine.

Bastava ripetere la penetrazione negli anni ’80 del mercato americano, per capire i vantaggi che si possono avere, visto che negli Usa il consumo di vino è aumentato in questi anni e va bene, da azioni di marketing studiate e mirate.

Mercati che potevano già compensare le perdite di consumo in Italia e nel vecchio mondo, anche se continuare solo a registrare queste perdite si rischia di renderle prima croniche e poi definitive.

C’è chi addebita la crisi al fatto che la produzione ha superato la domanda di vino. Per quanto ci è dato ricordare, questo aspetto è una costante del mondo del vino italiano ed europeo, ieri frutto di politiche errate e oggi di comportamenti sbagliati del mondo del vino.

Gli ultimi dati parlano di un ulteriore calo dei consumi che tocca, non a caso, il vino comune e quello delle Igt, cioè la massa dei consumatori: ciò che vuol dire la quotidianità del vino, la tavola che, se oggi non mette a disposizione il pranzo, offre la cena che altre bevande accompagnano e non il vino, e ciò per non aver dato a questa massa di consumatori garanzie di qualità e di un adeguato rapporto qualità-prezzo.

Un mondo che, a un certo punto, spinto dalle guide e dalle riviste specializzate, che hanno deciso le scelte anche della ristorazione, oltre che del consumatore, è letteralmente impazzito portando alle stelle i prezzi e, per di più, pensando solo a un gruppo di consumatori.
Una malattia che ancora dura e dalla quale il mondo del vino non sembra, per ora, in grado di liberarsi.

Per anni si è parlato di educare il consumatore, in particolare i giovani, ma se si toglie l’iniziativa “Vino e Giovani”, promossa dall’Enoteca Italiana e dal Ministero delle Politiche agricole, quale altra grande iniziativa è stato portata avanti dal mondo del vino? Poche e per di più sporadiche, riducendo “Vino e Giovani” a un goccia nel mare.

Resta una priorità, fondamentale per noi, far riprendere al vino il suo cammino di bevanda che accompagna l’uomo; si lega ai piatti di una cucina per dare ad essi cultura e sapori; che offre storie e voglia di dialogare; mette in campo identità che il territorio esprime, se si vogliono rilanciare i consumi e bloccare le perdite dovute anche alle misure di prevenzione dell’alcolismo.

Informare e educare il consumatore deve diventare una costante delle azioni delle istituzioni e dei produttori, la base per uscire dalla crisi dei consumi e per affrontare le sfide del mercato. Un mercato globale che, per quello che ci è dato capire, mette a disposizione due strade, quella dove passa la quantità e, con essa, anche la qualità espressa dalle nuove tecnologie, e quella dove passa la peculiarità, espressa da un territorio e da un produttore, che una parte crescente di consumatori si può permettere, ciò che fa capire che bisogna insistere su questa strada ma con una dose di umiltà che, negli ultimi tempi, è venuta a mancare.

Continuare a volere escludere la prima strada aggrava la crisi e il rischio è di renderla ancor più strutturale nel breve tempo.

di Pasquale Di Lena
14 Novembre 2009 Teatro Naturale n. 40 Anno 7

13 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

IL CUCCIOLO
Zacc- il ministro dei beni culturali ha parlato di artisti proni e accattoni
Bélina – il papi gli ha detto di abbaiare quando vede rossoINDIFESI

IN DIFESA

Zacc- Cos’è che ti fa tanto ridere della nuova porcata che vogliono approvare?
Bélina – la difesa: Gasparri, Quagliarello, Bricolo. Un portiere senza testa e due terzini che non hanno neanche le gambe

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

LA SACRA ALLEANZA
ZACC- Casini è certo di raddoppiare i voti con Rutelli
BELINA- lui sa che è una sacra alleanza, per di più benedetta



MUNNEZZA
Zacc- mo basta, non se ne può più! Dov’è il premier?dov’èeeee?
Belina – in partenza per Palermo con la solita ramazza usata a Napoli

12 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

A COMANDO
ZACC- Cosentino ha detto che non lascia perché glielo ha chiesto il premier
BELINA – quale?

11 novembre 2009

IL GUSTO DELLE IDEE

di pasquale di lena
Presentazione


E’ la storia di questa città antica e di questa terra speciale, l’ingrediente principale che ha dato, a me molisano, larinese da generazioni, la possibilità di sentire ed apprezzare il gusto delle idee.

Un gusto speciale, ricco di altri ingredienti particolari, quali: l’olio “gentile” degli olivi che contornano, come scalinate di un antico anfiteatro, il centro storico della mitica capitale dei frentani; il grano duro delle minute “piane”, con le sue farine per la pasta - qui a Larino la grande protagonista alla fine dell’’800 e fino alla metà del ‘900 - per il pane; il vino, forte di colore e di sapore, delle vigne che hanno di fronte le isole Tremiti; i paesaggi che scivolano lentamente verso il fiume o verso il cigno, per poi raggiungere il mare che non è lontano.

Un insieme di ingredienti che, come quelli della pampanella, ventricina, stracciata, tartufo, brodetto, bene esprimono la complessità dei sapori, l’eleganza e la piacevolezza che esaltano il gusto delle idee. È così che le idee, al pari dei grandi vini, diventano i testimoni eletti di quell’unicum che ci appartiene e ci rappresenta, il territorio, fonte della nostra identità.

Il gusto delle idee ha la possibilità di esprimersi solo se l’idea diventa patrimonio comune, come una bottiglia di vino al centro di una tavola bene imbandita, che ha intorno tanti commensali.

Se uno beve da solo rischia di ubriacarsi, così, se uno pensa da solo finisce che non vede mai l’idea trasformarsi in progetto.

Solo ragionando insieme le idee si realizzano.

In questo senso posso dire di essere confortato da altri che volano con il pensiero al punto da poter ideare un vero club di questi soggetti particolari.

È per questo che ho deciso di raccontare, ancor più di prima, ad altri le mie idee ed i progetti per questa mia città e per questo mio Molise e il suo territorio, sperando così, soprattutto di poter leggere le idee degli altri, in un momento in cui, soprattutto Larino, ha bisogno di sogni per ritrovare quel filo del discorso perso quarant’anni fa.


Idea 1: UNIVERSITA’ DELL’OLIVO E DELL’OLIO DEL MEDITERRANEO

C’è una premessa da fare prima di arrivare a raccontare questo sogno ed è quella che, nel tempo, mi ha portato, sulla base di una mia vecchia idea, “Vino e Turismo”, avuta agli inizi degli anni’80, ad una serie di iniziative di cui hanno beneficiato i territori vocati alla qualità; il vino, l’olio e gli altri prodotti di eccellenza del nostro agro alimentare.
Per esempio, a realizzare, nel 1987, in qualità di Segretario generale dell’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena, l’Associazione Nazionale delle Città del Vino che, poi, ho diretto nei suoi cinque anni di vita, dandomi la possibilità di fare una bella esperienza e di pensare al mio olio gentile di Larino ed agli olivi italiani. Soprattutto di sognare la mia città e farla tornare di nuovo capitale, come un tempo, attraverso il testimone principe da sempre del suo territorio, l’olio.
Larino capitale dell’olio italiano, grazie al sogno di un’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che sono riuscito, insieme alla Provincia di Campobasso ed a 17 sindaci provenienti da più regioni italiane, a realizzare nel dicembre del 1994. L’intento era quello di affermare la mia città, un tempo capitale dei Frentani, moderna capitale dell’olivo e dell’olio in Italia. Centro d’arte e di cultura, sede di un Istituto Tecnico Agrario Statale; patria di ben tre varietà di olivo autoctone, in particolare la “Gentile di Larino”, che rappresenta 1/3 dell’olivicoltura molisana e danno vita ad un ambiente ed un paesaggio impressi da decine di migliaia di piante; ricca di antiche tradizioni, come quella festa unica dedicata al Santo Patrono, S. Pardo o la ultrasecolare “Fiera di Ottobre”.
Un sogno realizzato in parte, perché se è vero che l’Associazione opera e vive della forza di oltre 350 istituzioni socie, è anche vero, però, che la scarsa lungimiranza di chi ha amministrato questa città dopo il 1994, e, se me lo posso permettere, anche la incapacità di pensare più lontano del proprio naso, non hanno permesso di far svolgere, alla mia Larino, il ruolo di capitale, così come l’avevo sognato.
Una premessa necessaria per introdurre l’idea di una Università dell’Olivo e dell’Olio del Mediterraneo, che, insieme a quella delle Città dell’Olio, è indispensabile per ampliare la fama, le competenze, e il ruolo di Larino nel campo dell’olivo e dell’olio, ed avere così, come un fatto naturale, la sua consacrazione di capitale.
Un’idea che, nella seconda metà degli anni ’90, diventa progetto presentato, con l’Associazione delle Città dell’Olio, al primo governo di centro sinistra della Regione Molise, ma che non trova sbocco a causa del ribaltone promosso dall’attuale governatore Iorio.
Quando poi, nel 1999, ho la fortuna di entrare nella Giunta Veneziale, come assessore con quattro deleghe importanti, ma non quella dell’agricoltura, ho la possibilità di inserire il progetto in un finanziamento per uno studio di fattibilità per una Università, unica e particolare, a Larino. Finanziamento approvato e, dopo qualche anno, fatto proprio dal governo Iorio che, attraverso un’agenzia, trasforma il progetto da “Università dell’olivo e dell’olio del Mediterraneo “ in “Campus dell’olivo e dell’olio” con due indirizzi:

- Formazione, organizzazione ed effettuazione di tutte le attività formative specialistiche (master per laureati, corsi di approfondimento e aggiornamento per tecnici, corsi di aggiornamento per docenti, seminari monotematici);
- assistenza, informazione e divulgazione: organizzazione ed effettuazione di attività formative permanenti rivolte ad operatori della filiera olivicola (olivicoltori, frantoi ani, commercianti, ristoratori) nonché a consumatori e diplomati, tenendo conto della presenza a Larino di un Istituto Tecnico Agrario Statale, che, proprio quest’anno, ha festeggiato i suoi 50 anni di vita.

La presenza di questo Istituto è fondamentale per la nascita e il successo dell’“Università” o il “Campus” dell’olivo e dell’olio, per il ruolo svolto nei suoi cinquant’anni di vita e per quello che può, e deve, fare nel campo della formazione, della ricerca e della sperimentazione su un territorio fortemente segnato dall’agricoltura e, per questo, in grado di tornare ad essere punto di riferimento dell’agroalimentare molisano.
Per le attività proprie del “Campus” ed altre ancora legate all’olio, la nascita di un Osservatorio Nazionale dell’Olivicoltura, di un laboratorio, con la destinazione dell’edificio del vecchio seminario, quale sede del Campus.
Una destinazione valida che serve a ridare vita ad una realtà che racconta un pezzo importante della storia della Chiesa, essendo stata Larino la culla dei seminari, così come deciso a conclusione del concilio di Trento e che porti a rianimare, immediatamente, il Centro Storico.

Lo sguardo rivolto al Mediterraneo è nato dalla considerazione che con il processo della globalizzazione e le nuove tecnologie, nel tempo della conoscenza e delle innovazioni, ma anche del dialogo e delle integrazioni, ogni realtà, anche se piccola, può, attraverso una idea valida, vincente, diventare il centro del mondo, capitale di qualcosa.
C’è da dire anche che il Mediterraneo continua, nonostante l’iniziativa di molti altri paesi di darsi alla coltivazione dell’olivo ed alla produzione dell’olio, a mantenere intatto la sua fama di culla della civiltà dell’olivo, pur tra mille contraddizioni, in particolare quelle che fanno riferimento alla qualità dell’olio, alla diffusione ed all’uso delle nuove tecnologie.
Come si sa “la cattiva qualità scaccia quella buona”, ciò che porta a rendere le aree, dove i processi strettamente legati alla produzione dell’olio di qualità vengono interrotti da una cattiva gestione, a diventare concorrenziali di quelle che non affermano questi processi.
Le olive raccolte per terra, dopo una caduta naturale, danno un olio lampante a poco prezzo (incide anche il basso costo della manodopera), diversamente da quelle raccolte a mano o con mezzi meccanici che hanno ben altri costi di produzione.
In pratica, con questa differenza così netta, diventa più difficile l’affermazione dell’olio extravergine di oliva e delle sue qualità organolettiche.

Stanno in questo ragionamento, ridotto all’osso, le ragioni di una scuola di formazione dei giovani diplomati e laureati dei paesi del nord Africa o dell’altra sponda dell’Adriatico, per renderli divulgatori delle conoscenze acquisite e delle nuove tecnologie nei loro paesi di origine, con vantaggi sul piano della integrazione, per i nostri oli e per la nostra industria e artigianato di macchine e mezzi per l’olivicoltura.

Nel momento in cui il “Campus” torna ad essere l’“Università dell’olivo e dell’olio del Mediterraneo”, così come da me pensata, le sue potenzialità sono enormi, sia nel campo dell’apporto tecnico alla olivicoltura, ma anche della valorizzazione degli altri prodotti locali e del territorio nel suo insieme e, ciò, potrebbe diventare la grande e unica difesa dalla invasione di scorie nucleari e industrie chimiche o di ecoballe, che è nella mente e nei programmi sia del governo nazionale che regionale.
In considerazione che l’Università ha in sé tutte le premesse per diventare uno dei maggiori attori del potenziamento turistico e culturale del territorio, permettendo cosi di salvare terreni fertilissimi, dotati di irrigazione e di innestare di nuovo lo sviluppo dell’agroindustria che qui era presente e forte a cavallo dell’800/900, e rilanciare Larino nel suo ruolo di centro di cultura e di agricoltura. Un ruolo che la storia le ha affidato. Approfittando della collocazione geografica ed, anche, della vicinanza, con la sua pianura, ai tratturi più importanti.

Una risposta al ripopolamento di un’area, quella colpita da terremoto, tenendo conto che la sola Università ha bisogno di una équipe tecnica di almeno 35 persone, divise tra addetti al laboratorio, insegnanti, ricercatori e persone preposte alla valorizzazione dei prodotti e all’amministrazione.
Senza parlare dell’indotto e degli stimoli che essa andrà a dare al territorio per nuove imprese finalizzate all’agroalimentare, alla ospitalità ed alle innovazioni.
Senza considerare la presenza degli allievi e dei 2000 stagisti che possono passare durante l’anno.
Una grande opportunità da non perdere.

IL GUSTO DELLE IDEE 2 e 3

Idea 2: UN’OLIVOTECA PER L’ITALIA

L’intento del progetto è quello di costituire un’Associazione per la ricerca e la gestione di un’azienda (teca) dove raccogliere ed impiantare le 400 varietà autoctone, che, oggi, rappresentano l’oliveto d’Italia.

Si chiamerà “Olivoteca”, l’oliveto costituito dalle 400 varietà autoctone diffuse su tutto il territorio nazionale, un patrimonio immenso di biodiversità, che nessun altro paese al mondo può vantare, e, come tale, sarà un oliveto unico.
Un vero e proprio scrigno, che, nel momento in cui raccoglie, custodisce, organizza e presenta l’olivo, con tutte le sue diversità di aspetto, di linguaggio e di caratteri, non dimentica il frutto delle sue olive, l’olio, che nessun altro oliveto, appunto, può mai essere in grado di imitare.

Il nome, suggerito dal presidente della Cia, Politi, esprime magnificamente l’idea progettuale, presentata insieme a quella dell’Università dell’Olivo e dell’Olio del Mediterraneo, poco dopo la costituzione dell’Associazione delle Città dell’Olio, nel 1994, a Larino nel Molise, riguardante la conservazione e la valorizzazione di quella straordinaria ricchezza che è la biodiversità dell’olivicoltura italiana.
Un oliveto, quindi, all’insegna della biodiversità, che non si ferma solo a sottolineare un primato del nostro Paese, ma che vuole segnare le peculiarità dei nostri oli, soprattutto quelli che danno l’altro grande primato, gli oli Dop e Igp, sul mercato globale.
Una combinazione vincente, che bisogna saper sfruttare bene perché servirà ai nostri oli per vivere, sui mercati, da protagonisti la competizione, sempre più difficile, tra vecchi e nuovi Paesi produttori; tra olio di oliva e altri oli vegetali, all’interno dei consumi dei grassi dove la fetta più grande è riservata a quelli di origine animale.
Un olio unico, che racconta, con i suoi olivi, storie di millenni di questo nostro Paese, da rendere messaggero, nel mondo, delle peculiarità della nostra olivicoltura e dei caratteri dei nostri oli, in particolare quelli monovarietali, che, presto, riusciranno a marcare le differenze, proprio perché sanno parlare dei territori di origine, preziosi per storia, cultura, ambiente, paesaggi e tradizioni. Una teca particolare che, di volta in volta, si apre al visitatore per appagare le sue curiosità e le sue necessità nell’approfondimento delle conoscenza di un mondo complesso e affascinante, qual è quello dell’olivo e dell’olio, ancora oggi, espressione quasi esclusiva del bacino del Mediterraneo e delle sue antiche civiltà. Infatti, nonostante la presenza sul mercato globale di nuovi paesi produttori, in tutti i continenti, il Mediterraneo continua a rappresentare ancora il 90% dell’olivicoltura mondiale.
Con l’adesione di una grande organizzazione come la Cia e quella, dichiarata da tempo, dell’Associazione delle Città dell’Olio, dell’Assitol, della Regione Campania, della Provincia di Campobasso, nonché l’attenzione posta da altri enti ed istituzioni, il primo passo da fare è quello di dar vita ad una Associazione che deve promuovere e gestire l’Olivoteca, scegliendo, tra le aziende ed i terreni messi a disposizione dalle istituzioni, dove impiantare l’oliveto e far partire l’iniziativa.
Olivoteca, una azienda olivicola unica in quanto a impianto colturale, natura, ruolo e funzioni, arredata di frantoio e di laboratori per lo sviluppo dell’attività didattica e degli approfondimenti riguardanti l’olivo e l’olio, sotto tutti gli aspetti storico-culturali; paesaggistico-ambientali; produttivo-commerciali; tradizione e folclore, in modo particolare quelli riferiti alla cucina o, per meglio dire, alle cucine di ogni singola Regione.
Un’azienda dell’olivo e dell’olio, che mette a disposizione degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado; delle Università e degli Istituti di ricerca; dei produttori, dei consumatori e dei turisti, questo patrimonio, tutto italiano, così importante ed esclusivo a livello mondiale.
L’Olivoteca, una volta realizzata, si apre al visitatore per appagare le sue curiosità e le sue necessità nell’approfondimento delle conoscenza di un mondo complesso e affascinante, qual è quello dell’olivo e dell’olio, che appartiene al nostro sud, alle nostre aree interne, alle nostre colline ed ai nostri laghi più belli.
Si apre, anche, alle realtà regionali per dare vita a strutture similari di livello regionale o interregionale, permettendo, così, di costruire una rete di Olivoteche, da collegare alla rete più complessiva di strutture promozionali permanenti, a carattere pubblico che, anche qui, nessun altro paese al mondo può mostrare.
Un’impresa non facile ma necessaria, per dare un futuro alla nostra olivicoltura ed ai nostri oli che hanno non solo qualità, ma peculiarità da offrire al mondo dei consumatori.



































Idea 3: LARINO, CITTA’ DELL’OLIO E DEL CIBO DEL MOLISE.

Già Città d’arte e di storia, culla delle Città dell’Olio, ha tutto per essere anche la città della cultura del territorio e della ruralità del Molise, cioè di tutto ciò che è necessario per essere candidata a diventare la Città del Cibo del Molise.

Perché Larino e non Agnone, Campobasso, Isernia, Venafro, Montenero, Trivento, Riccia o Termoli?

La storia di Larino è una storia antica, che trova nel suo territorio, non lontano dal mare, segnato dalla pianura più estesa e da dolci colline olivetate, attraversato da vie romane e tratturi, la ragione delle sue antiche e non lontane fortune.

L’agricoltura, con i suoi prodotti fondamentali, grano e olio; le sue attività di trasformazione, soprattutto molini, pastifici e frantoi; le sue iniziative nel campo delle attività commerciali e di mercato, rappresentate dalla ultrasecolare Fiera di ottobre, è sempre stata al centro dello sviluppo sociale, politico ed economico della città frentana, fino a quando, inizi anni ’50, questo settore trainava lo sviluppo economico del Paese.

Poi la crisi della agricoltura, che segna quel lento declino che porta Larino a vivere difficoltà crescenti e perdita di ruolo e di prestigio, che hanno penalizzato l’intero circondario.

Oggi, alla luce dei valori della agricoltura e della ruralità, dei successi che vive la cultura materiale e delle numerose iniziative, di grande prestigio, che si svolgono in questa città, essa ha tutte le possibilità di essere eletta a “centro di cultura del territorio, della ruralità e del cibo” per diventare un punto di riferimento e di promozione delle bellezze e delle bontà del Molise.

Le ragioni di questo nuovo ruolo si possono così sintetizzare:
- la necessità di un incontro tra terra e mare per fare esprimere, e non restringere o soffocare, le straordinarie potenzialità turistiche di un vasto territorio, diversamente dal passato;
- la caratteristica di un territorio fortemente impregnato di ruralità.

Non si può non tener conto che Larino è sede dell’Istituto Tecnico Agrario Statale, l’unico nel Molise; della Associazione Nazionale delle Città dell’Olio; del Panel Test e del concorso “Goccia d’Oro”, per ora riservato agli oli regionali, ma che può trovare un suo maggiore sviluppo e notorietà, anche a livello nazionale, caratterizzandosi come il concorso di una mostra mercato riservata ad aziende selezionate per l’impegno mostrato verso la produzione di qualità.

E, ancora, del concorso nazionale (sospeso da qualche anno ma da rilanciare), davvero prestigioso, “Racconta una favola a tavola”, un invito alla educazione alimentare rivolto alle scuole dell’obbligo italiane; di frantoi privati, di uno cooperativo e di una struttura di imbottigliamento dell’olio regionale; di attività nel campo della produzione e trasformazione dell’agroalimentare, di antiche tradizioni culinarie legate alle festività ed alle fiere, alle ricorrenze ed ai riti; nonché patria di ben tre varietà di olivo, di cui una delle più note in Italia, la “Gentile di Larino”.

Per non parlare della “Università dell’Olivo e dell’Olio del Mediterraneo”, da 12 anni in attesa di diventare una realtà, con tutte le possibilità di una forte occasione di occupazione e di immagine, oltre che quella di sviluppare, attraverso master e stage, incontri a livello internazionale per fare, del Molise, un punto di riferimento delle scuole tecniche e delle università dei paesi del mediterraneo.

Inoltre, la disponibilità di tante strutture e palazzi di interessante valore storico ed architettonico, che fanno la differenza quando c’è da promuovere i prodotti e si vuole richiamare il turista a vivere l’arte, la storia, la cultura, le tradizioni e, insieme, gustare la bontà di un grande vino o di un grande olio, di un piatto ricco di profumi e di sapori.

In primo luogo il Palazzo Ducale, e poi l’ex convento di S. Francesco, Villa Zappone, l’ex Pastificio Battista, l’ex Seminario (il primo della cristianità), la Villa Petteruti, Palazzo Castelli, e, ultimamente, Casa Pietrantonio.

Un insieme di valori, come quelli che descrive magnificamente Marcello Pastorini nel progetto “Larino, la piccola Roma del Molise”, tutti significativi per appagare il gusto di chi vuole vedere, conoscere, assaggiare e capire le risorse del territorio molisano.

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

MAVALA’
Zacc- quello che Berlusconi vuole candidare in Campania ha ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare per camorra, ed ecco subito l’avvocato mavalà che dice che le accuse sono inconsistenti.
Bélina – è il suo mestiere difendere i delinquenti
CORRERE AI RIPARI
Zacc – caso Mills, i giudici: “ fu corrotto da Berlusconi”
Bélina – lui lo sa

9 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina




ZOMBI
Zacc – per Giovanardi ministro “Cucchi è morto di droga”
Bélina – lui da tempo è morto di sonno
DA BUCNIC

8 novembre 2009

ACQUA!


di Zacc e Bélina
GIOCHERELLONI
Zacc – hanno privatizzato l’acqua
Bélina- l’aria no? W Berlusconi!


Un post che ci impone di riflettere di come tutti noi siamo vittime di un sistema di informazione che ignora i nostri più elementari diritti
L' altro giorno Zacc e Bélina ci avevano mandato questa amara satira. Noi siamo andati a verificare e abbiamo scoperto che :
l' agenzia di informazioni, ha emesso il seguente comunicato
Utility, Senato approva emendamento contro privatizzazione acqua
mercoledì 4 novembre 2009 19:10

ROMA (Reuters) - Un emendamento approvato dal Senato all'articolo sulla privatizzazione delle ex municipalizzate nel decrete sulle infrazioni Ue sottrae il settore idrico alle nuove norme.E' quanto dice in una nota il senatore e capogruppo del Pd in commissione Industria Filippo Bubbico, primo firmatario dell'emendamento approvato."Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell'acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini", dice Bubbico."Inserire una riforma tanto importante per i cittadini qual è quella dei servizi pubblici locali nel dl obblighi comunitari ha significato non solo privare il Parlamento della possibilità di un esame approfondito del provvedimento ma creare una riforma pasticciata che non tiene conto delle specificità di ciascun servizio pubblico. L'emendamento del Pd ha il merito di scongiurare questa eventualità poiché la sua approvazione consente al servizio idrico di restare saldamente nella titolarità e nel governo delle amministrazione pubbliche, tanto da soddisfare i principi del pieno controllo pubblico sulla qualità, l'accessibilità e il prezzo del servizio per gli utenti", dice la nota.
Pertanto non abbiamo pubblicato l' intervento di Zacc e Bélina e abbiamo subito scritto loro per comunicare loro la bella notizia ma loro ci rispondono così:
la privatizzazione del servizio resta e come, L'emendamento del Pd è solo che l'acqua resta un bene dello Stato, ma diventa merce da 8 miliardi di euro.
Folle solo a pensare di metterla in mano ai privati. Se va avanti questa decisione arriva anche quella che si privatizza l'aria che respiri. Ecco l'amara constatazione di Bélina. Firmato Zacc e Bélina
Amici Asini, vi rendete conto di cosa vuol dire " Privatizzare l' acqua?" L' acqua, come diceva San Francesco, è una sorella " Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. " e una sorella non si può privatizzare, come non si può privatizzare il sole né l' aria né null' altra cosa che la natura ha posto a disposizione di tutti gli uomini. Ecco perché gli Asini odiano il capitalismo! Il capitalismo ignora i diritti fondamentali trasformandoli in mercato. Ecco perché il "mercato" è la vera, grande, unica riforma che può finalmente migliorare la vita degli uomini ( e degli Asini )!
VIGILATE ASINI, VIGILATE!
Il Forum Italiano dei Movimenti per l´Acqua giudica gravissima la privatizzazione dell´acqua, avvenuta ieri al Senato con l´approvazione dell´Art.15 del DL 135/09.
Mentre continua a giacere nei cassetti istituzionali la legge d´iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell´acqua, che ha raccolto oltre 400.000 firme, i Senatori decidono la rapina dell´acqua, consegnandola ai privati e alla speculazione finanziaria.
Consideriamo questa approvazione illegittima ed incostituzionale, in quanto si espropriano i cittadini di un bene comune e "diritto umano universale"!
Se la Camera dei Deputati non ribalterà il misfatto del Senato, davanti agli occhi attenti del Paese si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.
Alle forze politiche di opposizione diciamo con chiarezza che stante la posta in gioco, consideriamo l´azione parlamentare di contrasto e il voto contrario solo l´avvio di una attività che va sviluppata a tutto campo e in ogni direzione per la ripubblicizzazione dell´acqua.
Ai Sindaci e agli Enti Locali che da tempo sono scesi in campo per l´acqua pubblica chiediamo di far sentire forte la propria voce, dichiarando da subito che non ottempereranno ad una legge che li espropria di una titolarità stabilita dalla Costituzione.
Chiamiamo da subito la cittadinanza, il "popolo dell´acqua", le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento in occasione del dibattito alla Camera.
Il Governo ha scelto la Borsa.
Noi abbiamo scelto la vita, il diritto al futuro

6 novembre 2009

La Croce nelle mani di Gasparri e Calderoli





05-11-2009
di Raniero La Valle
Vorrei dire il mio sentimento riguardo alla sentenza della Corte europea sul crocefisso nelle scuole. La sentenza è ineccepibile: una volta investita del caso, la Corte non poteva che decidere così; infatti in discussione non c’era l’utilità, l’opportunità, il significato, religioso o civile, del crocefisso, la percezione positiva o negativa che dei minori, per lo più ignari del cristianesimo, possono avere di un uomo “appeso nudo alla croce” e, così umiliato e ucciso, esposto alla vista di tutti. Non su questo verteva il giudizio e non su questo dovrebbe svilupparsi il dibattito sulla sentenza, in odio alle ragioni degli uni o degli altri, come ho visto fare anche in giornali amici. Il giudizio verteva sull’obbligo, imposto dallo Stato, di mettere il crocefisso nelle aule scolastiche; come dice la Corte di Strasburgo “sull’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione religiosa” nel contesto di una funzione pubblica gestita dal governo. È evidente che a quest’obbligo, derivante da decreti reali e da circolari fasciste che imponevano insieme al crocefisso il ritratto del re, si oppongono tutti i principi del moderno Stato di diritto, le norme della Costituzione, la Convenzione europea e forse anche la Dichiarazione conciliare “Dignitatis humane” sulla libertà religiosa.Nondimeno vorrei dire il mio sentimento di dolore per ciò che è accaduto e ancor più per ciò che può accadere.Inzitutto mi dispiace che ad attivare il procedimento nelle sue diverse fasi, con innegabile tenacia, sia stata una madre di due bambini che è anche socia dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR), il che fa pensare che oltre alla difesa dei due figli da indesiderate interferenze religiose, tra i motivi del ricorso ci fosse un più generale interesse ideologico.Mi dispiace anche che la giurisdizione amministrativa italiana e il governo siano stati così miopi, sia nella sostanza che nelle motivazioni, nel respingere le ragioni della ricorrente (mentre per darle ragione sarebbe bastata la Costituzione), da provocare l’appello alla Corte di Strasburgo e da chiamare perciò in causa addirittura la Convenzione dei diritti dell’uomo; testo normativo certo pertinente, ma alquanto sproporzionato se si pensa a quali e quanti diritti umani sono impunemente e atrocemente violati in tutto il mondo, e alla compressione vicino allo zero che per contro la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche infligge ai diritti umani dei fanciulli che sono costretti a vederlo.Inoltre mi dispiace che l’Italia, in una sede significativa come la Corte di Strasburgo, abbia mostrato il grado infimo a cui la considerazione del diritto è arrivata nel governo del nostro Paese, mettendo tra le motivazione della sua memoria difensiva “la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana”, che nella migliore delle ipotesi è una ragione inerente alla politica politicante, cioè al potere, e non al diritto.Ma soprattutto mi dispiace che, riconoscendosi da parte di tutti che non c’è più una religione di Stato, e che non si può imporre a tutti la rappresentazione simbolica di una sola confessione, ci sia una gara per dire che il crocefisso andrebbe mantenuto perché avrebbe cessato di essere un simbolo religioso, e sarebbe invece “un simbolo dello Stato italiano”, “un simbolo della storia e della cultura italiane”, un segno “dell’identità italiana”, “una bandiera della Chiesa cattolica, l’unica – ha osservato il tribunale amministrativo di Venezia – a essere nominata nella Costituzione italiana”; anzi, secondo il Consiglio di Stato, la croce sarebbe diventata un valore laico della Costituzione e rappresenterebbe i valori della vita civile. Come dice giustamente un terzo intervenuto nel giudizio di Strasburgo (un’organizzazione per l’attuazione dei principi di Helsinki), questa posizione “è offensiva per la Chiesa”.Questa posizione è infatti atea, ma è devota, e tende a lucrare i benefici della religione come religione civile. E io dico la verità: se il Crocefisso diventasse la bandiera di un’identità, di un nazionalismo, di un razzismo, di una lotta religiosa, e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di Gasparri, di Calderoli o di Pera, della Lega o di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo, per rendere gli uomini divini, e che “avendo amato i suoi fino alla fine” ha accettato dai suoi carnefici la sorte delle vittime, e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal danaro e dalla guerra, allora io non vorrei più vedere un crocefisso in vita mia.E mi dispiace infine che questa controversia abbia preso il via da una regolamentazione giudiziaria, norma contro norma, obbligazione contro abolizione. Il diritto non può che operare così, e quello che era obbligatorio prima può rendere illegittimo oggi. Ma io penso che non c’è solo il diritto scritto; ci sono le consuetudini, c’è una cultura comune, che pian piano muta, che ieri era “cristiana”, oggi è agnostica, domani sarà laica; si possono far crescere i processi, senza imposizioni e senza strozzature, accompagnando col variare delle proposte educative, dei mondi vitali, delle culture diffuse, delle etnie compresenti, il variare delle forme e dei simboli mediante i quali una società rappresenta se stessa. E non è detto che tutto il cambiamento debba avvenire tutto in una volta e in tutto il Paese, come quando a un solo segnale vennero rovesciati i ritratti del re e i simboli del fascismo.Non credo che quello che oggi manca in Italia sia il riaccendersi di un conflitto religioso, di una guerra ideologica. Certo al governo piacerebbe, perché sarebbe ancora un altro modo per dirottare l’attenzione, per restare esente dal giudizio sul disastro prodotto dalle sue politiche reali.Se dovessi dire come procedere, direi che lo Stato smetta di imporre alle scuole il crocefisso, e non impugni Strasburgo; che la Chiesa non ne rivendichi l’obbligo, tanto meno come simbolo d’identità e di radici, piuttosto che come simbolo di salvezza, e per ottenerlo non corra nelle braccia del governo; e che con buon senso, secondo le tradizioni e le esigenze dei luoghi, si trovi un consenso tra genitori, alunni e maestri, sul lasciare o togliere la croce. L’ultima cosa che vorrebbe quel Dio schiavo che vi si trova appeso, è di portare l’inquietudine, l’inimicizia e lo scontro nei luoghi dove una generazione sta scegliendo, e forse solo subendo, il suo futuro

Il premier e le 10 domande: nel libro di Vespa altre menzogne e tanti silenziCome dimostra oggi il premier, gli interrogativi erano del tutto legittim

di GIUSEPPE D'AVANZO

Silvio Berlusconi risponde alle dieci domande di Repubblica, dopo 175 giorni, 10 ore e 18 minuti (il paziente computo è di un nostro lettore, Michele De Luca). Domande che il capo del governo ha giudicato così diffamanti da richiedere un risarcimento milionario per l'offesa ricevuta. Gli interrogativi erano, come dimostra oggi Berlusconi, del tutto legittimi. Facevano tesoro, peraltro, di una sua convinzione. Questa: credo che chi è incaricato di una funzione pubblica, come il presidente del Consiglio, debba dar conto dei suoi comportamenti, anche privati. (Porta a Porta, 5 maggio 2009). Repubblica concorda con Silvio Berlusconi. È evidente che, nonostante il frastuono mediatico di questi mesi, non si mai discusso di un divorzio, affare privato di due coniugi, né di pettegolezzi o di vita privata. Come ha avuto subito chiaro il premier, la questione interroga le condotte di "un incaricato di una funzione pubblica". Berlusconi non ha ritenuto opportuno rispondere direttamente alle nostre domande. Ha affidato le sue risposte a Bruno Vespa, un giornalista della televisione pubblica, collaboratore di un settimanale di proprietà (Panorama) del presidente del consiglio, in un libro edito dalla Mondadori, proprietà di Berlusconi. Qui ricordiamo le domande, diamo conto delle risposte del premier. Si scorge qualche menzogna, più d'una contraddizione, le dissimulazioni e i silenzi cui il capo del governo ci ha abituato. LO SPECIALE 1) Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo di incontrarla e dove? Ha frequentato o frequenta altre minorenni?
Berlusconi, oggi: "Non ho avuto alcuna relazione con signorina Noemi. Al riguardo si sono dette e scritte soltanto calunnie". Berlusconi sostiene "di avere incontrato la ragazza soltanto quattro volte". Dove e quando? Il premier autorizza Vespa a raccontare: "La prima, il 19 novembre, quando Noemi fu ospite a Villa Madama... la seconda il 15 settembre alla festa di Natale del Milan... La terza a Villa Certosa, dove la ragazza fu invitata a trascorrere con alcune amiche le feste di fine d'anno... la quarta, alla sua festa di compleanno". ------ Repubblica ha documentato, con una testimonianza mai smentita, come il premier abbia conosciuto Noemi Letizia attraverso un book fotografico. Berlusconi dice invece di aver incontrato Noemi in quattro occasioni, dunque nelle uniche circostanze già scovate da Repubblica. Quel che il premier dice oggi è in contraddizione con quanto hanno detto, nel corso del tempo, Elio Letizia, Noemi e lo stesso Berlusconi. Il padre della minorenne ha ricordato che decide di presentare la sua famiglia al presidente del consiglio nel "dicembre del 2001": "A metà dicembre, io e mia moglie andammo a Roma per acquisti e, passando per il centro storico, pensai che fosse la volta buona per presentare a Berlusconi mia moglie e mia figlia". (il Mattino, 25 maggio). Nello stesso giorno il capo del governo ha un altro ricordo. "La prima volta che ho visto questa ragazza è stato a una sfilata" (Corriere, 25 maggio), dunque né a Villa Madama né presentata dal padre. Noemi non racconta quando ha visto per la prima volta "Papi", ma confessa di averlo incontrato in più occasione, in forma privata e non in pubblico. "Gli faccio compagnia. Lui [Berlusconi] mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me". (Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile). 2) Qual è la ragione che l'ha costretta a non dire la verità per due mesi, fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi? Berlusconi non risponde a questa domanda. Come si deduce dalla risposta al primo interrogativo, non è in condizione di raccontare la verità a meno di non contraddirsi. 3) Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano "papi"? Berlusconi: "Ho proposto incarichi di responsabilità soltanto a donne con un profilo morale, intellettuale, culturale e professionale di alto livello". ------------ La risposta del premier non corrisponde alla verità nota a tutti e peraltro, per la prima volta, svelata dai fogli della destra e addirittura dal giornale di famiglia. Il primo quotidiano che dà conto della candidatura di una "velina" alle elezioni europee è, infatti, il Giornale. Il 31 marzo, a pagina 12, nella rubrica Indiscreto a Palazzo si legge che "Barbara Matera punta a un seggio europeo". "Soubrette, già "Letterata" del Chiambretti c'è, poi "Letteronza" della Gialappa's, quindi annunciatrice Rai e attrice della fiction Carabinieri", la Matera, scrive il Giornale, "ha voluto smentire i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano. "Dicono che i ragazzi perdino tempo. Non è vero: io per esempio studio molto"". "E si vede", commenta il giornale di casa Berlusconi. Libero (22 aprile) è il secondo giornale che dà conto della "carta segreta che il Cavaliere è pronto a giocare". Notizia e foto di prima pagina con "Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello e le gemelle De Vivo dell'Isola dei famosi, possibili candidate alle elezioni europee". A pagina 12, le rilevazioni: "Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore" è il titolo. "Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl" è il sommario. I nomi della candidate che si leggono nella cronaca di Libero sono: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e "una misteriosa signorina" lituana, Giada Martirosianaite. Le scelte del premier furono apprezzate con entusiasmo nel suo "campo". "Meglio la Sozio di Zagrebelsky" titolò il Foglio (24 aprile). Molte candidate-veline, una volta escluse, protesteranno con vivacità pubblicamente. Il padre di Emanuela Romano arriverà a darsi fuoco dinanzi al portone di Palazzo Grazioli. La stessa Noemi non nasconde che, avuto accesso a Berlusconi, potrà avere spazio in politica. "[Da grande vorrò fare] la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronto a cogliere qualunque opportunità. (...) Preferisco candidarmi alla Camera, al Parlamento. Ci penserà Papi Silvio" (Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile). 4) Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008. Sono decine le "squillo" secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute? Come si ricorderà è stata la prostituta Patrizia D'Addario a raccontare (e a documentare con registrazioni sonore e visive) di aver fatto sesso con Berlusconi a palazzo Grazioli. Il premier replica: "C'era una cena con molte persone organizzata dalle militanti dei club 'Forza Silvio' e 'Meno male che Silvio c'è' alla quale "all'ultimo momento si infilò anche Tarantini con due sue ospiti". ------------ Berlusconi inciampa in poche righe in tre frottole, che possono essere documentate. Non è vero che Tarantini porta con sé soltanto due ospiti. Le ospiti sono tre: Barbara Montereale, Lucia Rossini e Patrizia D'Addario. La circostanza è confermata dallo stesso Tarantini. Interrogato l'8 settembre, dice: "Confermo che il 4 novembre 2008 mi recai a palazzo Grazioli unitamente a Patrizia D'Addario, Barbara Montereale e Lucia Rossini". Non è vero che in quella serata c'erano molte persone e nessuno ricorda la presenza delle militanti dei club "Forza Silvio" e "Meno male che Silvio c'è". Lo racconta subito Patrizia D'Addario: "Quella sera non c'erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito pianista [Apicella]" (Corriere della sera, 17 giugno) Lo conferma anche oggi Barbara Montereale. Gli unici altri protagonisti della serata furono le guardie del corpo del presidente. La loro presenza è agli atti dell'indagine di Bari. In un colloquio registrato, si sente la D'Addario chiedere alla Montereale: "Ti ricordi come ti corteggiava?". L'altra risponde: "Tutto davanti alle guardie del corpo. Uno schifo. Tu sei un'altra come Noemi che gli può fare male". Non è vero che Tarantini si infilò "all'ultimo momento". L'imprenditore barese pianifica la visita almeno 24 ore prima, come risulta dalle dichiarazioni delle ragazze e dalle intercettazioni telefoniche. Le ragazze dei club, come ha riferito ancora ieri la Montereale a Repubblica, erano presenti non a Palazzo Grazioli ma a Villa Certosa il 6 gennaio, quando lei tornò con Tarantini a incontrare Berlusconi. 5) E' capitato che "voli di Stato" senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole? Berlusconi: "La magistratura ha già archiviato la pratica al riguardo. Io non ho mai utilizzato "voli di Stato" in modo non lecito. Inoltre ho cinque aerei privati che posso utilizzare in qualunque momento". ------------ La risposta è soltanto parzialmente corretta. E' vero che il 20 ottobre il tribunale dei ministri di Roma ha archiviato le accuse di abuso d'ufficio e peculato contro Berlusconi. Va ricordato però che le regole per quei "viaggi di Stato" sono state modificate il 25 luglio 2008 dalla presidenza del consiglio e consentono molta discrezionalità nella composizione della delegazione che accompagna il capo del governo. Ne possono far parte, come accade, come è accaduto, anche musicisti e ballerine. La replica di Berlusconi è soltanto parzialmente corretta perché dimentica che il tribunale amministrativo del Lazio ancora indaga e ha chiesto, il 28 ottobre, a Palazzo Chigi i documenti relativi a cinque voli tra Roma e Olbia (24, 25, 31 maggio, 1 giugno, 17 agosto 2008), la lista delle persone ammesse al volo, le ragioni della loro presenza. Un procedimento è aperto anche presso la Commissione Europea "per verificare la sussistenza di illeciti compiuti dalle nostre istituzioni". 6) Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto? Berlusconi: "La risposta vale per oggi come per il passato, in quanto io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, né mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare. Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che, secondo il giudizio mio e dei miei legali, si configuravano come ricattatorie, mi sono immediatamente rivolto all'autorità giudiziaria". -------------- La replica del capo del governo è gravemente insincera per il presente e per il passato. Anche trascurando il recentissimo "caso Marrazzo" (vede il video ricattatorio - "corpo del reato" - avverte Marrazzo, gli consiglia di acquistarlo e distruggerlo), è stato lo stesso premier a denunciare, a La Maddalena, come la notte di sesso con la prostituta Patrizia D'Addario lo abbia esposto a un'imbarazzante e pericolosa vulnerabilità. "Sono stato vittima di una persona che ha voluto creare artatamente uno scandalo. La signora ha commesso quattro reati e rischia una pena edittale di 18 anni, ma non ho ancora deciso se dare il via a queste cause" (Ansa, 10 settembre, 21,01). Per il passato, la sfiducia per l'autorità giudiziaria e la diffidenza per ogni denuncia è addirittura documentata e fragorosa. Nel 1975 esplode un ordigno contro la sua abitazione in via Rovani a Milano. Berlusconi non ne fa cenno alle polizie. Nel 1986, scoppia un'altra bomba contro il palazzo di via Rovani. Berlusconi confessa ai carabinieri di sospettare il mafioso Vittorio Mangano, fattore di Villa San Martino ad Arcore. Aggiungerà: "Se mi avesse chiesto cinquanta, sessanta milioni glieli avrei dati...". Il 7 febbraio 1988, Berlusconi conversa al telefono (intercettato) con un suo amico (l'immobiliarista Renato Della Valle). Dice: "C'ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n'ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandare via i miei figli, che stanno partendo adesso per l'estero, perché mi hanno fatto estorsioni... in maniera brutta". Berlusconi spiega che si tratta di "una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e... sono ritornati fuori". Poi racconta: "Sai, siccome mi hanno detto che, se entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me e espongono il corpo in piazza del Duomo...". Anche dinanzi a questo terribile ricatto, Berlusconi non si è rivolto né alle polizie né alla magistratura. 7) Le sue condotte sono in contraddizione con le due politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta? Il premier non risponde. 8) Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E ,se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio? Berlusconi: "Come molti ricorderanno ho ripetutamente indicato a titolo di suggerimento, affinché dal Parlamento possa essere compiuta la scelta migliore, un candidato (Gianni Letta) che ritengo sia il migliore in assoluto". ------------- In questo caso, la menzogna è sorprendente. Non c'è chi non sappia che il capo del governo abbia come obiettivo l'ascesa alla presidenza della Repubblica. Lo ha detto lui stesso: "Se passerà la riforma presidenziale, come quella sul modello francese o americano, dovrei automaticamente presentarmi come candidato alla presidenza della Repubblica" (19 luglio 2002). "Uno con la mia storia perché non dovrebbe pensarci " (3 ottobre 2008). Qualche giorno prima Bossi aveva detto: "Berlusconi al Quirinale, noi lo voteremo" (28 settembre 2008). 9) Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Puo' garantire di non aver usato nè di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti? Berlusconi: "I violenti attacchi contro di me, sempre avulsi da ogni attinenza alla realtà e frutto solo di preconcetta ostilità, sono sotto gli occhi di tutti. Ma non ho certo mai pensato di impiegare queste risorse contro alcuno". -------------- E' già accaduto nella precedente legislatura (2001/2006) che l'intelligence militare, governata da Berlusconi, si mettesse al lavoro contro gli avversari veri o presunti del capo del governo e del suo partito. Il 5 luglio 2006, in un ufficio riservato del direttore del Sismi (Niccolò Pollari), furono sequestrati centinaia di report, dossier su politici, magistrati, imprenditori, giornalisti, alti funzionari delle burocrazie della sicurezza. E soprattutto "un appunto" di 23 pagine che elaborava un programma per "disarticolare con mezzi traumatici" l'opposizione al governo. Il testo spiega come e perché "disarticolare", "neutralizzare", "ridimensionare" e "dissuadere" anche con "provvedimenti" e "misure traumatiche" ogni dissenso, autentico o ipotetico. L'appunto fu trovato nelle carte del braccio destro (e riservato) del direttore del Sismi - Pio Pompa. Pompa, il 21 novembre 2001, aveva inviato un fax a Palazzo Grazioli: " (...) Sarò, se Lei vorrà, il suo uomo fedele e leale...". Il progetto di "disarticolazione" fu attuato "fin dalla prima quindicina di settembre (2001)". Ne faranno le spese, magistrati, giornalisti e, alla vigilia delle elezioni del 2006, il competitore di Berlusconi, Romano Prodi. Contro di lui, e con la collaborazione di giornalisti pagati dagli "spioni", il Sismi scatenerà una campagna di discredito con documenti falsi. 10) Alla luce di quanto emerso in questi mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute? Berlusconi: "A questa domanda rispondono i fatti. Da quella data a oggi le mie condizioni di salute, a parte un fastidioso torcicollo ormai debellato e la scarlattina che ho avuto a fine ottobre, sono infatti quelle che mi hanno permesso di proseguire e completare sedici mesi di fittissimi impegni che per brevità così riassumo: 170 incontri internazionali, 25 vertici multilaterali, 9 vertici bilaterali, 80 conferenze stampa, 66 consigli dei ministri 91 interventi e discorsi pubblici a braccio. Cosa avrei fatto se non fossi stato ammalato?". ----------- La notizia dell'energico e ottimo stato di salute del presidente del consiglio non può che farci piacere, naturalmente. Tuttavia, è necessario qualche ricordo. E' stata la moglie del premier, Veronica Lario, a dire: "Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile" (Repubblica, 3 maggio). La signora si riferiva alla frequentazione delle minorenni, al vortice di giovani donne (secondo Veronica Lario, "figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica") che rallegrava e rallegra le notti dell'"imperatore". La moglie del premier si riferiva alla sexual addiction che affligge il presidente del consiglio. Della satiriasi, Berlusconi non parla. Parlano per lui il "caso D'Addario" e le conversazioni (intercettate) con l'imprenditore Giampaolo Tarantini.
© Da La Repubblica on line(6 novembre 2009)

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

FORTUNATO
Zacc- Bersani non è partito con il piede giusto
Bélina- Per questo c’è chi se ne è andato senza un calcio nel culo ..

5 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

IL POPOLO
ZACC - perché insiste con il popolo?
Bélina - per appropriarsi della sua sovranità.

3 novembre 2009

BELATI & RAGLI

di Bélina e Zacc

LA SCELTA
Zacc – “O io o le elezioni “
Bélina - meglio le elezioni







STRUMENTI
Bélina- sono convinta anch’io che di pandemico c’è solo la paura
Zacc- Vuoi dire che siamo influenzati?
Bélina – Certo! Dall ‘industria farmaceutica e da Rumsfeld
Zacc - Chi è Rumsfeld
Bélina - Quello che, insieme a Bush, ha sulla coscienza l’Iraq
Zacc - Ma no! Il ministro della guerra americano? Il massacratore?
Bélina - Ma si! Il massacratore degli iracheni avallato dalle nostre televisioni
Zacc - Anche da Vespa?
Bélina- Anche da Ferrara
Zacc- La città patrimonio dell’umanità?
Bélina- No. Non è una città, ma un uomo, non so dire se patrimonio dell’Unesco, ma di sicuro al servizio di Berlusconi
Zacc- I due che ci volevano convincere della bontà della guerra preventiva?
Bélina- solo i più accaniti. In verità c’erano anche altri
Zacc- allora sono complici?
Bélina- influenzati

2 novembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


SUPPLEMENTARI
Zacc- Berlusconi ora fa appello ai magistrati seri
Bélina - Sa che i tempi sono scaduti per le sbruffonate

VIA LIBERA
Zacc - Il TAR del Lazio boccia la Ministro Prestigiacomo
Bélina - Per la consegna della VIA alla speculazione

VIA sta per valutazione di impatto ambientale. Mi rendo conto che è una battuta per pochi, ma che a me spiega come tutto torna e come tutto è nelle mani di una regia che vuole campo libero per il nucleare, l'eolico selvaggio, le turbogas, le grandi opere e tutte le speculazioni varie che il gossip e la mala politica nascondono.
Poco fa mi sono piaciute le risposte di Bersani a Fazio e la consapevolezza che c'è sudore da spendere per rinnovare un partito con tante mele marce. Ma se il buongiorno si vede dal mattino bisogna dire che l'uscita a tempo di Rutelli è già un buon segno che lascia sperare: Binetti, Bianchi, Fioroni, e vai!

1 novembre 2009

RAGLI & BELATI

di zacc e bélina

PREGHIERA
Zacc- non finisce mai di meravigliare! “Non mi dimetto se condannato”
Bélina- mi appello a tutti i giudici comunisti di lasciarlo libero di andare a…..


DISVALORE
Zacc - Casini pensa di raddoppiare i voti con Vat Rutelli
Bélina - Di sicuro li raddoppierà il Pd

IL GIORNO DEI SANTI E DEI MORTI



da Eugenio Scalfari
Raccogliamo da Repubblica di oggi questi splendidi pensieri di Eugenio Scalfari
La vecchiaia restringe la nostra vitalità, limita le capacità del corpo e concentra quelle delle mente.
In alcuni il desiderio del potere soverchia gli altri. È patetico vedere come alcuni vecchi restino aggrappati al potere, la loro zattera di salvataggio che non li porterà ad alcuna salvezza, la loro rabbia nel vederselo strappato brano a brano, la solitudine del loro io denudato giorno per giorno dagli orpelli dei quali l'avevano rivestito.
Altri si effondono nell'amore. Non dico nell'erotismo, dico amore. Amore per gli altri e per quelli a loro più prossimi, quelli dai quali hanno ricevuto amore e ai quali l'hanno restituito.
Quando questo avviene, l'io non è solo, non è denudato, non è disperato, anzi è più ampio e più ricco. Non ha nessun bisogno di chiamarsi e di sentirsi io ma si sente noi e quella è la sua ricchezza.
Oggi è il giorno di tutti i santi, ma non ci sono santi laici, ci sono soltanto anime amorose che lasciano lungo la strada il pomposo mantello dell'egoismo e indossano quello della compassione con il quale ricoprono sé e gli altri.

LA GUIDA VINIBUONI D’ITALIA, EDITO DAL TOURING CLUB ITALIANO, PREMIA CINQUE VINI DEL MOLISE


Abbiamo inviato solo ieri una nostra nota informativa sui successi di due aziende vitivinicole di Campomarino, la Di Majo Norante e Borgo di Colloredo con due dei loro preziosi vini, “Contado” un Aglianico riserva 2007 e “Gironia” rosso, riserva 2004, che già arrivano altre buone notizie da un’altra prestigiosa guida “ViniBuoni d’Italia 2010”, edito dal Touring Club Italiano, da pochi giorni presentata, non a caso a Benevento in Campania, terra che racconta la storia del vino in Italia e offre il quadro più significativo della biodiversità viticola con la più alta concentrazione di vitigni autoctoni. Ottimi risultati che confermano la nostra convinzione di un mondo, quello del vino molisano, che si va affermando sui mercati con la qualità e la tipicità.
La Guida ViniBuoni d’Italia incorona il “Biferno doc” Gironia” bianco 2008, dell’azienda Borgo di Colloredo, dopo aver degustato 18.000 vini di tutte le Regioni italiane, con 4.000 recensiti di 1070 aziende selezionate, con il riconoscimento massimo, la “Corona”. Il riconoscimento “Golden Star”, riferito a 216 vini di eccellenza, cioè vini di forte identità ed emozione, che hanno entusiasmato per l’assoluta espressione del vitigno e del territorio, finezza, equilibrio e eleganza, che hanno raggiunto le 4 stelle, è andato a tre grandi vini molisani, due doc e una Igt: il Ramitello 2006 doc “Biferno rosso” il vino che, quarant’anni fa, ha fatto conoscere la Di Majo Norante ed il Molise; il Sator 2007, “Tintilia del Molise”doc dell’azienda Cianfagna di Acquaviva Collecroci e la Falanghina 2008, Igt “Terre degli Osci” delle Cantine Cipressi di San Felice del Molise.
Alla Cantina di Angelo D’Uva, viticoltore in Larino, l’inserimento nella rubrica speciale della Guida dedicata ai “Vini da non perdere”.
Nell’insieme vini di forte identità, il cui ricordo rimane impresso, come dice la guida nella presentazione, con la capacità di emozionare a lungo.
Con questi risultati si conferma il ruolo di traino dell’immagine del Molise di queste aziende, senza, però, essere le uniche protagoniste di un Molise del vino che, come scrivevamo ieri, comincia a stupire, sapendo che anche altre vanno raccogliendo successi e consensi.
Abbiamo avuto modo di leggere, sfogliando la Guida, il premio speciale dedicato a Michele D’Innella, l’inventore di Vinibuoni d’Italia, nostro caro amico scomparso prematuramente quest’estate, al quale dedichiamo questa nota. A prendere il suo posto come direttore editoriale di Touring editore,Alberto Dragone, un altro amico con il quale abbiamo vissuto una intensa collaborazione con le pubblicazioni dell’Enoteca Italiana
I vini della Guida saranno oggetto di presentazione in vari appuntamenti in Italia e nel mondo, a partire da quello in programma dal 7 al 9 Novembre prossimo a Merano in Alto Adige.
Grandi opportunità per i vini molisani premiati per farsi conoscere ed apprezzare da un consumatore sempre più esigente di qualità e del giusto prezzo.
I successi ottenuti si legano bene ad altri riconoscimenti che onorano questa terra, come quello ricevuto pochi giorni fa dal Ristorante Ribo di Guglionesi di essere stato votato dai turisti ed avere avuto il punteggio che lo colloca tra le trenta migliori strutture ricettive del Belpaese.
Ed ora ci mettiamo in attesa di altre buone notizie provenienti dalle nostre eccellenze agroalimentari per poi raccontarle.
p.di.lena@alice.it