28 dicembre 2010

LA SVEGLIA


Leggendo qua e la' n. 162 -
La politica molisana ha così profondo rispetto per il Natale che non c’è niente che possa distrarla dai saluti e dagli auguri alle autorità di suo riferimento, ai colleghi di questo o quel consiglio, agli amici di partito più fidati (in pratica quelli che non sono concorrenti), agli elettori che l’hanno portato ad assumere un ruolo che quasi mai viene rispettato, ai potenziali elettori per le nuove avventure elettorali, ai familiari ed agli amici di un tempo che si possono incontrare in piazza con la mano tesa per un saluto e gli auguri a portata di bocca.
Una festa particolare che riporta ai tempi in cui la famiglia aveva un particolare significato che il Natale esaltava; si riusciva ad appagare, almeno per un giorno la fame di tutti gli altri giorni dell’anno; si sentiva il bisogno di stare insieme, giocare, ridere e scherzare nel segno della più grande libertà e della gioia di vivere. Per un giorno, quel giorno, era così ed è quel giorno che torna in mente, soprattutto ai molisani, in modo particolare.
Una festa così sentita che richiede grande concentrazione e non permette distrazione di nessun tipo, anche quella di sapere che sta cadendo il mondo o che è scoppiato un problema che riguarda la salute dei cittadini nel momento in cui si invita la gente a non bere l’acqua del rubinetto perché inquinata.
C’è un allarme ritardato e, per di più diffuso attraverso mezzi obsoleti, che parla del rischio di un avvelenamento generale, se si continua a usare l’acqua della diga del Liscione, che colpisce tutto il Basso Molise, e nessun politico parla perché è Natale. C’è tempo per farlo e, come quasi sempre succede, arriva dopo gli spari della notte di Natale.
Ecco i primi risvegli, quelli di oggi, per esempio, con alcune dichiarazioni sui blog e sui giornali.
Ci sono le prime richieste di dimissioni di questo o di quell’altro, mai che uno, anche per dare l’esempio, annunci la sua. Mai!
Tutto questo perché è passato Natale e, nell’attesa del cenone di fine anno, c’è tempo per animare il teatrino delle chiacchiere che, se tutto va bene, può essere ripreso benissimo dopo la Befana.
Intanto la questione acqua rimane soprattutto perché nessuno è in grado di spiegare.
In questi giorni, i pastori sardi, che non si può dire non hanno la testa dura, riprendono a manifestare con la polizia che li manganella come fossero criminali. Un pastore che è costretto ad abbandonare il proprio gregge, a scappare da qualche parte per vedere come campare, è una biblioteca di libri rari che va distrutta e che nessuno mai potrà recuperare come la quercia ultrasecolare tagliata l’altro giorno in contrada Fara. Ma, come dice il ministro Tremonti, la cultura non si mangia, il formaggio pecorino sardo eletto a eccellenza gastronomica Dop, si mangia ed è anche buono, anche se pizzica a quelli che hanno la erre moscia.
La gente disperata in mancanza di risposte, ha cominciato a scrivere a Napolitano, l’unica istituzione credibile in circolazione nell’era di Berlusconi che copre le sue prepotenze e restringe gli spazi di libertà con una democrazia formale. Vorrebbe togliere anche la forma, ma, per ora e per fortuna, vive la Carta Costituzionale, la sola che può rimettere insieme i cocci di questo Paese.
Si è ricomposta la coppia Belpietro-Feltri e la macchina spargi letame ha ripreso a funzionare. La cosa che più ci ha colpito è il ragionamento di questo falso attentato e cioè che Fini si lasciava anche ferire (torna la madonnina in faccia a Berlusconi) in cambio di 200 mila euro non da un esaurito, ma da un delinquente di professione. Il nostro giudizio su Fini è peggio di quello che avevamo di quando era fascista, ma non abbiamo mai pensato a una persona scema come è scema quella che lo accusa per far vendere il giornale e quelli che comprano e leggono i giornali di questi due signori.
Salutiamo l’anno tremendo, il 2010, che sta per finire, con un pensiero ai genitori di Yara, esempio di comportamento civile e di riservatezza nel dolore, ai quali auguriamo con tutto il cuore che Yara torni a ridare loro un po’ della serenità perduta, in tutto questo tempo che non è stata ritrovata.


A voreie

ARRIVA TUTTO NEL LISCIONE


Leggendo qua e la' n. 161 -

A noi non è dato il riposo, neanche per Natale e S. Stefano. Se non soffiamo da queste parti, perché dobbiamo fare posta al vento proveniente dall’ovest, quello che passando sulla Maiella, porta il freddo fino alla Puglia, vuol dire che stiamo lavorando da altre parti dove ancora permangono foglie secche sulle querce e c’è da scuotere le piante in vegetazione per prepararle alla caduta di temperatura.

Non abbiamo avuto modo, così, di seguire la vicenda della chiusura dei rubinetti per l’acqua inquinata e, da come ci è stato raccontato da qualche amico, anche seguendo non è facile capire perché le notizie sono sempre più contraddittorie. Viene da pensare ad un accordo a tranquillizzare i cittadini ed a non allarmarli, anche perché quando la merda la rigiri troppo finisce che puzza ancora di più.

Si sente nell’aria una diffusione di tranquillità che ha quasi l’effetto papagnone, se non ci fossero i sindaci di Guglionesi, Larino e San Martino in Pensilis a gridare di gioia perché a loro, e solo a loro, l’acqua è stata ridata e loro, con generosità, l’hanno ridata ai cittadini che ora possono tornare a bere ed a cucinare senza alcuna delle preoccupazioni che invece permangono tra i cittadini degli altri comuni. A Larino, però, fa eccezione il quartiere dove ha sede la caserma dei Carabinieri, dove adesso l’acqua è contaminata da batteri coliformi, la cui origine non è data sapere. Ma a noi avevano detto che era il cloro il problema!

Abbiamo saputo da un nostro amico vento proveniente dalle Baleari, che ha soffiato sulla Toscana, in particolare sull’isola d’Elba e la Maremma amara, come recita una canzone struggente che è diffusa e nota da queste parti, che anche in uno dei Comuni dell’Isola d’Elba c’è un problema di acqua inquinata, non da cloro, ma da boro e arsenico, ciò che ha spinto il sindaco a vietare l’acqua per i bambini entro i tre anni di età.

Il boro e l'arsenico che preoccupano, a differenza del Molise, che non si è ancora capito se il problema è nel cloro o nella sostanza organica, precipitata all’improvviso per abbondanza di pioggia e di neve negli ultimi tempi. Per onestà dobbiamo dire che non ci è sembrata una stagione particolare, ma del tutto normale. In pratica il Molise non è diventato il Veneto dove piove ininterrottamente da tre mesi e si vede dalle inondazioni e allagamenti e dall’acqua alta di Venezia.

Comunque a parte questa precisazione, la notizia della Toscana ci ha riportato alla memoria la storia di Rasputin che, mediante dosi crescenti di arsenico, ha abituato il suo fisico a sopportare le quantità di un normale avvelenamento che in quei tempi faceva parte della quotidianità tra i potentati. Quella del Molise ha un vecchio proverbio “sotto la neve pane”, che, con i tempi che corrono, non ha più significato visto che il terreno sotto la neve perde gran parte della sua fertilità, comunque la migliore.
Come dire “sotto la neve acqua minerale”, cioè quella da acquistare sempre se la trovi!

A voreie

27 dicembre 2010

IL PIDUISTA



Zacc- Cicchitto ha detto che “in Italia si deve stare o di qua o di là”

Bélina – non ha detto, però, dove sta la P2. Spero di là.

IN MANCANZA DELLA SINISTRA


Zacc – Caro Don Gelmini (il suo grande amico), governerò ancora per due anni

Bélina- avrà avuto assicurazioni da Bagnasco, Casini, Rutelli che, come si sa, non hanno mai altri secondi fini

da ZACC&BELINA

COMUNICARE PER COSTRUIRE, CREARE

Leggendo qua e la' n. 160 -


Non è importante fare gli auguri, a Natale o Capodanno, visto che basta scrivere quattro parole per farle recapitare in tempo reale al destinatario, anche quello che hai trascritto nella rubrica del cellulare o del computer e neanche ti ricordi chi è.
Importante è rispondere a questi auguri, citando nome e cognome del mittente in modo da rendergli omaggio e farlo sentire un po’ in colpa per l’invio multiplo che non gli ha permesso di pensare a te ma a tutti che, nel caso specifico, vuol dire nessuno.
La comunicazione è un fatto centrale della società globalizzata se viene, però, considerata nel modo giusto e non maltrattata o, peggio, dimenticata.
Chi non risponde agli auguri ricevuti e non personalizza questa sua risposta non apre al dialogo, ma parla al vuoto, a chi non c’è, al pari di chi ti manda il messaggio che invia a tutti. Salvo se non c’è un allegato, cioè un documento che porta a riflettere, a pensare, anche quando l’idea che ti viene, nel momento in cui l’hai letto, è quella di cestinarlo.
Parlando di comunicazione c’è da dire che, in questo nostro Molise, è rimasta solo quella del giro o della vasca, là dove ancora esiste il paese, con la strada principale e la piazza. Il giro, cioè il grande teatro della vita dove ognuno si sentiva protagonista di una parte, la sua, ma che aveva senso perché doveva recitare questa sua parte per confrontarla con altri protagonisti di altre parti, non importa se sciocche o importanti, anch’essi destinati a recitare ognuno la propria parte nella commedia della vita. Oggi, quando non è tragedia, è farsa, situazione paradossale, equivoca, come i personaggi che la animano, a partire da chi governa questo Paese e la massa dei comprimari, una moltitudine di incapaci e di persone obbrobriose a cui è data la possibilità di apparire, fare scena, con il risultato drammatico, di produrre solo danni.
Comunicare, oggi, alla rinfusa senza un ordine, si rischia di disturbare il silenzio, di perdere e far perdere tempo. Comunicare, invece, le proprie idee, i propri pensieri, soprattutto i sogni, vuol dire dare vita al racconto e, così, stimolare il racconto degli altri. Se non lo fai sei un maleducato, cioè uno educato male alla realtà che si vive, come essere fuori dal tempo, isolato, inutile.
Le piccole o grandi manifestazioni degli studenti esprimono comunicazione, e la esprimono a così alto livello che i protagonisti fanno presa e ricevono applausi, non permettendo a poveri di spirito o di mente, come tanti nostri ministri, di strumentalizzarla.
Comunicano le proprie idee, i propri pensieri, i propri sogni, a differenza degli altri che non fanno altro che comunicare la propria avidità e la propria sete di potere, l’incapacità di esprimere un pizzico di libertà e di democrazia, perché capaci solo di essere servi.
Prendiamo la vicenda - speriamo senza pesanti conseguenze per tutti noi del Basso Molise - dell’acqua inquinata e vediamo che la ragione prima di un danno alla salute dei cittadini è nella incapacità di comunicare dei soggetti che lo dovevano fare, non importa se amministratore o impiegato.
Nell’era della conoscenza e della comunicazione degli strumenti più sofisticati dove, sembra, che tutti parlano a tutti, non è partito il messaggio e, quando è partito, non è arrivato, o, è arrivato con un tempo maggiore di quando c’era il postale e si usava il piccione viaggiatore.
Incredibile! Ma non è così se si torna all’inizio del nostro discorso, quello degli auguri spediti male, spesso anche senza firma, o non oggetto di risposta, perché già stanchi della spedizione multipla o della ricerca di una selezione dei nominativi. Cioè della scarsa o nulla capacità di comunicare, a differenza del passato quando vigeva il rispetto e la voglia di dialogare, raccontare, ascoltare, cioè comunicare.


A voreie

25 dicembre 2010

da ZACC&BELINA




CONFLITTO D’INTERESSI


ZACC-poveri magistrati…

BELINA-non basta il Berlusca ora ci si mette anche D’alema


AMMESSO CHE SIA VERO


ZACC- Quel grande presidente del Senato che è Schifani ha detto ai soldati che sono in Afganistan “ non staremo qui a lungo”


BELINA – se sarà vero, toccherà anche a loro scioperare con gli studenti come i poliziotti



TROPPO BUONO!


Zacc- occupa la televisione e parla, parla, parla ….


Bélina- Non ammette repliche, solo per non vederci stesi, distrutti

24 dicembre 2010

PRONTI A GUSTARE LA TAVOLA DEL MOLISE E A BRINDARE CON I SUOI VINI



Si può dire questo è più buono di quest’altro, ma non che non è buono. Parliamo dei vini del Molise e delle quasi 20 aziende, la gran parte nelle mani di giovani imprenditori bravi e capaci, che imbottigliano vini proveniente soprattutto da uve del vitigno più amato dalle regioni della fascia Adriatica, il “Montepulciano” per quanto riguarda i vini rossi e uve di “Trebbiano”, per quanto riguarda i bianchi, il vitigno più diffuso in Italia, dopo il “Sangiovese”. Quest’ultimo diffuso anche nel Molise, insieme all’Aglianico, l’altro grande vitigno che qualcuno considera tra i più importanti nel mondo, e il “Prugnolo”, una delicatezza proveniente dalla Toscana.
E poi la grande “Falanghina”, il “Greco” e il “Fiano” che ci riportano alla Campania, la culla della vitivinicoltura in Italia, con il primo sbarco a Cuma dalla Grecia di questi vitigni, non a caso, “antichi” e poi il vitigno principe dei vini bianchi della Puglia, il “Bombino” .
Un vigneto ricco di varietà e di opportunità che, oggi, ripetiamo, è in grado, grazie alla passione dei nostri vecchi e giovani viticoltori imbottigliatori e dei bravi tecnici, di far conoscere il Molise attraverso i suoi vini, tra i quali non abbiamo dimenticato, l’autocono, cioè il paesano, quello del luogo, quello che, per secoli, nel Molise centrale dove si era diffuso e veniva adorato e desiderato, voleva dire “Vino”, la “Tintilia” o la “Tintiglia”, la bontà di quell’area interna che questo generoso vitigno ha alimentato. Vitigni che danno vita a tre Doc (Denominazione di origine controllata), “Molise”, “Biferno” e “Pentro o Pentro d’Isernia” e a due Igt, “Osco o Terre degli Osci”, in provincia di Campobasso e “Rotae”, in provincia di Isernia. Un mare di vini con oltre 20 tipologie che, oggi, il consumatore del mondo conosce e riconosce attraverso le medaglie conquistate nei più importanti concorsi enologici, in Italia e nel mondo.
E, poi, l’Olio Extravergine di Oliva “Molise” Dop (Denominazione di origine protetta), che l’altro giorno ha trovato con il Premio “Goccia d’Oro” i suoi premiati da una selezione tra le più stitiche tra tutti i panel italiani, quella, però, che permette agli oli selezionati di potersi presentare in qualsiasi concorso, nazionale e internazionale, con buone speranze di vincere e, comunque, di essere citati tra i migliori. In totale sono 20 gli oli che hanno superato la difficile prova del Premio “Goccia d’Oro”, a dimostrazione di una qualità diffusa sul territorio a garanzia del consumatore. Di Pietro Sabrina – Mafalda; Frantoio Oleario Di Battista Manrico - Santa Croce di Magliano; Villani Antonio – Campomarino, segnati con il primo premio e, subito dopo gli altri, Colonna Marina di San Martino in Pesilis; Tamaro Giorgio-Termoli; Chimisso Giuseppe- Ururi; Liliana Pasquale San Giuliano di Puglia come Di Iorio Donato, Tagliaferri Domenico (Spenny) e Cirelli Giuseppina; Radatti Antonio – Guglionesi; Cipressi Antonio-Acquaviva Colle Croce; Di Vito Giovanni-Campomarino, per chiudere con gli oli tutti a base di “Gentile di Larino” Pastorini Fabrizio, i F.lli Gasdia, Casa del Vento "Olio di Flora", Gammieri Lorenzo; Azienda Genoeffa; Cooperativa Olearia Larinese; Muheim Anna Rita Dorothea.
Oli che saranno oggetto di “2011- Andare per olio nel Molise”, la pubblicazione che riprende quella dello scorso anno della Provincia di Campobasso e arrederanno lo stand prenotato a “Trieste-Olio Capitale”, dall’Assessore regionale all’Agricoltura, Nicola Cavaliere, per nuove avventure sui mercati del mondo.
Il “Tartufo” bianco, i tartufi che danno primati a questa nostra terra e sempre più immagine, grazie alle iniziative avviate negli ultimi due anni dalle due Province e dalla Regione Molise.
L’antica arte della transumanza, quella dei casari, che rendono deliziosi e vincenti i latticini ed i formaggi, tra i quali spicca la Dop “Caciocavallo Silano” vincitore e premiato in importanti concorsi internazionali.
Il miele, i sottoli, l’arte antica delle nostre donne, senza dimenticare il pescato con la sua particolare cucina marinara che fanno di Termoli una capitale, abilmente interpretata dai bravi ristoratori molisani che si stanno facendo onore sulle guide.
Chiudiamo con la pasta, il prodotto che per primo e, forse, più di ogni altro, ha fatto parlare e conoscere il Molise. Un tempo capitale con Campobasso.
Buonappetito e auguri
pasqualedilena@gmail.com



da ZACC&BELINA



ANGELI CUSTODI
Zacc – le accuse e i dubbi di una moglie e di una figlia non bastano

Bélina – bastano le certezze di Bagnasco e di Letta



USCITE E ENTRATE

ZACC- via libera alla tasssa sui turisti a Roma

BELINA – Alemanno ha bisogno di far cassa con tutti i parenti assunti

21 dicembre 2010

MORTO DI SONNO



Zacc- Berlusconi…

Bélina – ssssss che lo svegli…. Ormai dorme da tutte le parti. Basta una sedia.

20 dicembre 2010

994 DOP, IGP E STG IN EUROPA. È PROSSIMO IL TRAGUARDO DEI MILLE

Pasquale Di Lena informa

Con la Igp Carota Novella di Ispica” l’Italia sempre ben salda sul podio dei primati.
L’Europa, con i prossimi sei riconoscimenti, taglierà il traguardo delle mille dop, igp e stg.

Sabato 18 dicembre, la pubblicazione sulla GUE n° 335, della nuova Igp “Carota Novella di Ispica”, la cittadina della Provincia di Ragusa, situata sulla costa sud-orientale della Sicilia; dell’altra Igp “Welsh Lamb”, carne ovina di allevamenti inglesi e della dop riservata ad un olio eztravergine di oliva spagnolo, il “Montoro-Adamuz”, il numero totale di riconoscimenti è di 994 (502 DOP – 462 IGP – 30 STG), nei quali sono inclusi, come ben sa chi segue l’evoluzione delle eccellenze agroalimentari e il ruolo delle denominazioni di origine, anche i due riconoscimenti riguardanti due paesi extra europei, Colombia, con il Cafè de Colombia e Cina, con un tipo di pasta a base di amido secco ricavato da fagiolini verdi e piselli, sottili vermicelli uniformi che no si incollano neanche se scotti, dal colore bianco traslucido a base di soia, Longkon fen si.

Il quadro aggiornato è così composto:Italia 219 (135 DOP – 82 IGP – 2 STG); Francia 182 (81 DOP – 101 IGP); Spagna 146 (77 DOP – 66 IGP – 3 STG); Portogallo 116 (58 DOP – 58 IGP);
Grecia 88 (65 DOP – 23 IGP); Germania 77 (30 DOP – 47 IGP); Inghilterra 37 (17 DOP – 18 IGP – 2 STG); Repubblica Ceca 25 (6 DOP – 19 IGP)

L’Italia continua, così, a mantenere il primato nelle classi Oli e Grassi (40), Ortofrutticoli e Cereali, Freschi e Trasformati (84) ed Altri Prodotti dell’Allegato I del Trattato (6), in cui sono inclusi i tre Zafferani e tre Aceti Balsamici italiani. Un primato, nella classe Oli Essenziali (1), è condiviso con Grecia e Francia. Nei Formaggi il primato è francese, con 47 riconoscimenti, come anche nelle Carni Fresche (58), nella Pasta di Mostarda (1), nella Pasta Alimentare (2) e nel Fieno (1). Al Portogallo il primato dei riconoscimenti nella classe Prodotti a Base di Carne (27) e nella classe Prodotti di Origine Animale (10). All’Inghilterra il primato di riconoscimenti nella classe Pesci e Molluschi (5). Alla Germania quello nella classi Birre (12) e Acque Minerali Naturali e Acque di Sorgente (24) (attualmente sospesa). Primato della Grecia nella classe Gomme naturali e Resine (2), del Belgio nella classe Fiori e Piante Ornamentali (1) e della Finlandia nella classe Paste Alimentari, anche Cotte e Farcite (2).

Il riconoscimento del delizioso ortaggio “Carota Novella i Ispica” dal profumo e colore intenso, coltivato insieme ai pomodori, tra olivi e viti, mandorle e carrube, che colorano un territorio di straordinaria bellezza, la Sicilia sale al terzo posto e va ad affiancare la Lombardia a quota 22. Primo, con 34 riconoscimenti, è sempre il Veneto, seguito dall’Emilia Romagna a quota 32. Quarto posto occupato dalla Toscana e dal Lazio a quota 21. Seguono Campania (20), Piemonte (18), Puglia (14), Calabria (12), Trentino Alto-Adige e Marche (10), Abruzzo (8), Umbria e Basilicata (7), Sardegna e Molise (6), Friuli Venezia Giulia (5), Valle d’Aosta (4) e Liguria (3).

Un quadro sempre più interessante che il prestigioso riconoscimento, da parte dell’Unesco, quale bene dell’umanità alla Dieta Mediterranea, può trascinare a vivere sul mercato globale successi importanti per la salvaguardia e la valorizzazione della nostra agricoltura e dei nostri territori di origine più belli, con un’adeguata strategia di comunicazione e di commercializzazione.

Una strategia già positivamente sperimentata dal progetto “Maratona del gusto e delle Bellezze d’Italia” della Fidal Servizi e della sua Cas Italia Atletica. Una affascinante vetrina itinerante, che accompagna gli atleti italiani a vivere l’evento sportivo con i profumi ed i sapori della nostra cucina e le cartoline più belle dei nostri incantevoli territori Dop e Igp, cioè quelli delle eccellenze.
pasqualedilena@gmail.com

LA DITTATURA DEI RICCHI

Leggendo qua e la' n. 159 -


Addio a Padoa-Schioppa quello che ispirò la moneta unica e che, con Prodi, provò a raddrizzare la barca del deficit italiano, poi ripresa a sbandare nelle mani del governo Berlusconi e di quel Ministro, un tempo fallito e ultimamente osannato per una Italia che ha tenuto meglio degli altri, senza che quest’ultimo ringraziasse il gentiluomo che aveva il senso dello Stato e dava un grande valore alle tasse. Diversamente da Berlusconi, che ha il senso dei propri affari e una vera, immediata, sensazione di vomito per le tasse, e del suo Ministro Tremonti, che ha la capacità di ammosciare tante cose, non solo la erre.

Un saluto doveroso a quest’uomo che ha fatto quello che era suo dovere fare e, ripetiamo, a un gentiluomo che aveva scoperto i “bamboccioni”.

Parlando di Padoa-Schioppa non si può non ricordare la sua Bankitalia, che ha diffuso alcuni dati abbastanza significativi sulla situazione delle famiglie in Italia e degli squilibri sempre più marcati che segnano la realtà del nostro Paese. Sono dati del 2008 e, come tali, da correggere in difetto visto l’andamento del 2009 e del 2010 con il governo dell’amore e della pace.

Ebbene la metà della ricchezza dell’Italia è in mano al 10% di quegli italiani che si possono ritenere un po’ troppo ricchi, anzi straricchi. Di contro la metà delle famiglie detiene solo il 10% della ricchezza nazionale. Questi modesti possessori di beni si possono consolare con la notizia che, comunque, le famiglie italiane sono in media le più ricche al mondo, leggermente sopra la Francia e il regno Unito, e, in più, sono quelle che hanno meno debiti delle altre di altri Paesi.

Torna il concetto della formica che si contrappone alla cicala, una virtù tutta italiana e, lo diciamo noi, tutta meridionale, quella del risparmio, che, però, non frena lo scivolamento verso la povertà, in crescita. Il 41% dei debiti delle famiglie italiane è determinato dai mutui per la casa. Non tutti, purtroppo si chiamano Scajola o fanno parte della cricca, scherzosa ed allegra, scelta da Berlusconi, la gran parte si deve ritenere sfortunata per non aver ricevuto in omaggio appartamenti con vista sul Colosseo, senza saperlo.

Tra i pochi ricchi e i tanti poveri della realtà che viviamo; tra un piccolo reddito e un grande debito, c’è una linea d’ombra sul futuro dei lavoratori del settore privato e riguarda una riduzione della pensione sarà percepita a fine lavoro. Se oggi è pari al 70% dello stipendio, nel 2040,a parità di requisiti retributivi, sarà soltanto del 52%, cioè ben poco di quel poco di oggi.

Un insieme di dati e di riflessioni che abbiamo tirato fuori dagli articoli riportati da La Repubblica online, che dovrebbe far riflettere tutti e, invece, fa riflettere solo i giovani, che continuano a scioperare nonostante le minacce di una serie di ex picchiatori fascisti rinomati, come il sindaco di Roma, il Ministro La Russa o, meglio noto, La Rissa, che gode quando uno gli dà di fascista e nessuno si offende nel sapere che è parte di un consiglio dei ministri che, con Berlusconi, governa questa nostra Italia. Con l’aggiunta, per chiudere questa breve, ma significativa carrellata, il sempre sottovuoto spinto, Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, quello che ha il cervello chiuso a chiave, così magnificamente rappresentato da quella matita felice e graffiante che è Ro Marcenaro.


Intanto sette dei nove candidati dell’opposizione a Minsk, in Bielorussa, dove ieri è stato riconfermato per la quarta volta il dittatore Lucashenko, amico del presidente del nostro governo, sono stati, insieme a centinaia di manifestanti, arrestati. Chissà che godimento per i Gasparri, i La Russa, gli Alemanno e lo stesso Berlusconi, unico presidente di un Paese democratico che è andato a rendere omaggio a questo dittatore del paese ex repubblica sovietica. Chissà, se, dentro di loro, questi ex picchiatori, sperano di poter assaporare lo stesso clima, quanto prima, in Italia, con la benedizione del capo dei vescovi italiani, il cardinale Bagnasco.

Su queste cose, ci vogliamo scusare, c’è poco da scherzare, perché basta niente, una piccola scintilla per provocare l’incendio, ma, anche, per il fatto che sono poteri con i quali non si può scherzare.

Di fronte a questi dati ed a questi fatti, la notizia, ormai certa, del passaggio di Cassano al Milan è l’unica importante, quella che resta nella mente dei più, sia se tifosi che nemici del Milan, quelli che lo odiano e godono, com’è successo ieri, della sua sconfitta.

A voreie

da ZACC&BELINA

LA LIBERTA’

Zacc- Benitez se ne è andato

Bélina- con un presidente bugiardo e con i materassi scaduti non poteva fare altro










l'INUTILE


Zacc- ha parlato di arresti preventivi dei giovani che manifestano


Bélina- non dei suoi colleghi che ci governano? Sei sicuro?



AFFASCINATO

Zacc- Il grande Bagnasco “serve la governabità”

Bélina- …..di chi ha i soldi.


NON SEMPRE E’ IMPORTANTE VINCERE

Zacc-Finocchiaro “senza di noi gli altri non possono vincere”

Bélina- e chi l’ha detto che vogliono vincere?

17 dicembre 2010

E' SOLO ALL'INIZIO LA VOGLIA DI FUTURO


L’Appennino, l’altro giorno, era pieno di sole e noi a soffiare neve da mattina a sera. A sprazzi, tra una capatina di sole e di luna, come ad assecondare le incertezze del momento, che toccano il mondo e, soprattutto, la nostra Italia ed il nostro Molise.
Sotto la neve pane, dicevano i nostri padri, ma, se sono veri i dati riguardanti il crollo delle semine di questo fondamentale cereale, dobbiamo dire che questo detto, che si è mostrato vero in tutta la sua saggezza, non ha più significato nel momento in cui la neve va a coprire non più il grano seminato all’inizio dell’autunno, ma la terra nuda, là dove non è stata coperta da qualche pala eolica o da qualche altra colata di cemento.
Non parliamo di fanghi per non disturbare le inchieste in corso.
Il mondo si sta distruggendo con le proprie mani e lo fa all’insegna del quattrino, che è diventato l’unica ragione di vita, rubando il posto all’amore che, quando è vero ed è sincero, cioè quando è grande, alla vita dà sapore al pari della cultura, di cui l’uomo ha bisogno per volare, essere libero, andare lontano, oltre ogni ostacolo.
Tutto si può comprare con il quattrino, meno che la libertà, perché, se lo ricordino bene gli uomini e, purtroppo, sempre più anche le donne, la libertà non ha prezzo, non si lascia comprare.
Manca sempre una lira a chiunque tenta di farlo ed è per questo, forse, che quelli che hanno i soldi, in particolare quelli che ne hanno troppi, non amano la libertà, se non quella di fare soldi, non importa in che modo.
Ieri il sito ha postato una nota e una poesia riferite ai giovani che, sempre più, vanno manifestando in ogni dove in questo nostro Paese per avere una scuola, una università, un lavoro, che dia a loro la possibilità di assaporare ogni giorno la libertà, di viverla per essere sempre più protagonisti del proprio futuro, dando spazio alla conoscenza ed alla partecipazione.
Il potere ha prontamente reagito buttando nelle piazze i provocatori per far dire, così, che i giovani che lottano sono tutti uguali, tutti provocatori, violenti, sfaticati, come dire che sono tutti contro la libertà. Non è così, i soli che sono contro la libertà sono i mandanti dei provocatori, una massa organizzata e manovrata grazie, anche in questo caso, al quattrino o, altrimenti, al ricatto.
Non sa il potere (quello che con i soldi governa), visto che da due anni non dà risposte a nessuna delle domande poste da questi giovani, che, a parte il quattrino e la violenza, non ha niente altro con cui opporsi a questo moto che cresce e crescerà ogni giorno di più.
Per esempio non ha il linguaggio per confondere le idee di questi giovani e, neanche, la comprensione dei bisogni e delle attese e sarà per queste sue incapacità che, insieme a tutti quelli che lo assecondano, anche solo con il silenzio, verrà travolto, non sappiamo quando, ma quanto prima avverrà.
Succederà quello che sta succedendo con la neve, in montagna sole e prati verdi, al mare e sulle colline, un mantello bianco di neve. Una rivoluzione che porta a cambiare gli atteggiamenti e le abitudini e a ridimensionare le antiche credenze o certezze.
Una rivoluzione, sempre più globale, contro chi sta impoverendo il pianeta dalle ricchezze essenziali ed anche le più belle, come l’ambiente, la biodiversità, i valori dei pastori e dei coltivatori, dell’artigiano, solo per renderci numeri, tutti uguali, anche nella percezione dei colori, dei profumi, dei sapori. In pratica privi di personalità e di identità. E’ ciò che i giovani che scendono in piazza hanno capito benissimo, diversamente dalle generazioni precedenti: la perdita di tutto con la perdita di identità e questo non lo vogliono, non vogliono né essere strumenti di nuovi disastri né subire come tanti pecoroni.
E allora sono loro che avranno le idee e i mezzi per resuscitare, prima che sia troppo tardi, il mondo e questo nostro Paese, ai limiti della rottamazione, dell’agonia.
Se il potere avesse orecchie, non dico come quelle dell’asino, ma anche solo come quelle delle galline, non perderebbe l’occasione di rendersi conto, una volta per tutte, che i guasti prodotti non hanno bisogno di pezze, ma di nuove soluzioni, radicali, bisognose di partecipazione e di informazioni per essere comprese da tutti, soprattutto da chi fa parte del potere, quelli che hanno la maledetta abitudine di prendere solo e mai dare. È arrivato il tempo di spogliarsi, non per alimentare di altre schifezze il gossip, ma per rilanciare il mondo e far tornare il sorriso alle persone anziane ed ai bambini che piangono perché hanno fame; ai giovani che vogliono amare, stare insieme, accettare il diverso e dare, come ogni vero maestro fa con i suoi allievi, ma perché questo succeda hanno bisogno di sapere e di cultura, di vivere e godere della propria identità.


A voreie

16 dicembre 2010

IL PREMIO “GOCCIA D’ORO” 2010 HA SCELTO GLI OLI VINCITORI

Pasquale Di Lena informa

La raccolta 2010 nel Molise ha già i suoi oli selezionati e quelli vincitori del Premio “Goccia d’Oro”, voluto ed organizzato dall’ARSIAM e che da sette anni vede protagonista Larino, la città culla dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio. Non a caso la premiazione il 17 dicembre, sempre a Larino, l’anniversario dell’Associazione.
Una selezione che premia la grande qualità degli oli molisani

Un premio tutto molisano, ma non per questo meno importante per una Regione che vuole dare al suo olio il carattere alto della qualità, accertata da un panel test tra i più severi in Italia e da due commissioni di assaggio, una formata da ragazzi delle scuole dell’obbligo e un’altra da giornalisti della stampa molisana, che hanno avuto modo di eleggere i propri vincitori tra gli oli selezionati.

Il luogo è l’Hotel Campitelli 2 di Larino, l’antica capitale dei Frentani, che, proprio il 17 di dicembre di 16 anni fa, ha pensato di rinnovare questa sua fama, dando i natali all’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, oggi forte di 350 soci, in rappresentanza di tutte le Regioni italiane.

La data, quindi, quella dell’anniversario di questo importante evento, per niente casuale, ma voluta per testimoniare l’orgoglio per un’associazione, a carattere nazionale, che, nel corso di questi anni, ha inciso, con i titolari del territorio, sindaci e presidenti di Province, a dare nuova immagine alla nostra olivicoltura e nuova forza alla cultura dell’olio.

Ed a questa crescita della cultura della qualità ha dato un importante contributo il Premio “Goccia d’Oro”, voluto ed organizzato dall’Arsiam, che da 7 anni affida la regia di questa iniziativa ad un suo collaboratore, Il Dr. Maurizio Corbo, che è anche il capo di uno dei panel dei primi nati in Italia, sulla spinta di Regolamento europeo del 1991, il 2568.

Un panel che manda gli oli vincitori e selezionati a farsi onore sulle guide più accreditate e ai concorsi più qualificati che seguono il premio “Goccia d’Oro”.

Una premessa necessaria per spiegare l’attenzione e l’interesse delle istituzioni molisane, a partire dall’Assessore all’Agricoltura della Regione, Nicola Cavaliere e dal Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, che insieme al Presidente dell’Arsiam, Emilio Orlando, avranno modo, con altre autorità e rappresentanti di associazioni, di salutare il numeroso pubblico che interverrà alla premiazione per applaudire i vincitori ed i selezionati del singolare e prestigioso concorso che riporta alla memoria la fama, impareggiabile nel tempo aureo di Roma, dell’Olio “liciniano”, oggi l’Aurino di Venafro, ed anche della “Gentile di Larino”.

“Aurina” e “Gentile di Larino”, solo due delle 18 varietà che, oggi, caratterizzano altri luoghi noti, come Montenero di Bisaccia, Collotorto, Rotello, Campobasso, Moteroduni, Poggio Sannita, per rappresentare il ricco patrimonio di biodiversità di questa Regione che deve all’olivo, la pianta arborea più diffusa, tanto delle bellezze dei suoi ambienti e dei suoi paesaggi.

Ed ora i nomi degli oli vincitori e dei bravi olivicoltori e frantoiani, autori di preziose “gocce d’Oro”, che, insieme agli altri oli selezionati dal panel test giuidato da Maurizio Corbo, troveranno nuovi spazi per la loro notorietà dando, così, un contributo positivo all’immagine del piccolo grande Molise.


Giuria Assaggiatori Professionisti:
Fruttato Leggero:1° Premio: Di Pietro Sabrina - Mafalda
Finalisti: Casa del Vento "Olio di Flora", Gammieri Lorenzo; Azienda Genoeffa; Cooperativa Olearia Larinese; Muheim Anna Rita Dorothea; Pastorini Fabrizio, tutti di Larino; Di Iorio Donato-S. Elia a Pianisi; Chimisso Giuseppe- Ururi;


Fruttato Medio: 1° Premio: Frantoio Oleario Di Battista Manrico - Santa Croce di Magliano;
Finalisti: Liliana Pasquale-S. Elia a Pianisi; Tagliaferri Domenico (Spenny) – S. Elia a Pianisi; Radatti Antonio – Guglionesi; Cirelli Giuseppina-S. Giuliano di Puglia; Cipressi Antonio-S. Felice del Molise; F.lli Gasdia-Larino; Di Vito Giovanni-Campomarino;

Fruttato Intenso: 1° Premio: Villani Antonio - Campomarino;
Finalisti: Colonna Marina – S. Martino in Pensilis; Tamaro Giorgio-Termoli

In totale 20 gli oli che hanno superato la difficile prova imposta dalla severità del Panel che assiste il Premio “Goccia d’Oro”, a dimostrazione di una qualità diffusa sul territorio a garanzia del consumatore. Questi oli, sottoposti all’esame di assaggiatori non professionisti, ragazzi e giornalisti, hanno visto i seguenti risultati:

Giuria Ragazzi: Fruttato Leggero : Az. Pastorini Fabrizio - Larino; Fruttato Medio: Cirelli Giuseppina - San Giuliano di Puglia; Fruttato Intenso: Tamaro Giorgio - Termoli con oliveto in Colletorto;

Giuria Giornalisti: Fruttato Leggero: Az. Pastorini Fabrizio - Larino; Fruttato Medio: Frantoio Oleario Di Battista Manrico - Santa Croce di Magliano; Fruttato Intenso: Tamaro Giorgio - Termoli con oliveto in Colletorto;

15 dicembre 2010

L’URLO DELLA RIVOLTA

Accesi dibattiti di parole vuote
senza senso.

Morte di una terra di metastasi
diffuse dal soldo
come non mai despota, tiranno.

Si sente sempre più forte l’urlo
della rivolta
unguento miracoloso di radici
che stanno generando piante
di parole nuove
vive
rigogliose di valori che, noi
disperati, si pensavano perduti
per sempre.

Torna il sogno con i suoi soavi
inebrianti profumi,
la voglia di gustare i frutti
di una stagione appena iniziata.


In viaggio sulla A14,domenica 5 dicembre 2010

OMAGGIO A UN COLLEZIONISTA

Leggendo qua e la' n. 157 -

Tornando ieri a “leggere qua e là”, in uno dei pochi momenti di pausa che abbiamo avuto prima di affrontare un viaggio che ci ha portati a vivere la bella “Festa dell’Olio” a Sant’Elia a Pianisi, la nostra attenzione è caduta sulla pagina 13 dell’inserto domenicale de Il Sole24Ore, in particolare su la rubrica che va sotto il nome “Mirabilia”.
L’articolo “L’eccentrico che si spedì”, a firma di Stefano Salis, racconta, così come recita il sottotitolo, “l’incredibile storia di Reginald Bray, un collezionista che mise alla prova la posta britannica. Diventando anche lettera umana”, la storia di questo eccentrico signore che spedì, il 10 febbraio 1900, il suo cane Bob, un terrier irlandese, dopo aver preso sul serio la pubblicità della “Post Office Guide”, che sosteneva che si può spedire “dall’ape all’elefante”, in pratica tutto.
Una spedizione regolare con regolare affrancatura di 3 penny, ben riuscita, visto che il bravissimo Bob arrivò a destinazione, consegnato senza alcun problema. Dopo Bob, il simpatico W. Reginald Bray, iniziò a spedire le cose più strane, dall’aglio alle cipolle, dai colletti di camicie usate e strappate, alle più disparate cose e, sempre, con esito positivo o, meglio, tutto andato a buon fine, dimostrando, insieme alla sua eccentricità, l’efficienza delle poste inglesi. La spedizione più strana fu quella di farsi “imbucare” per la prima volta nel 1900, poi nel 1903 e, più, tardi nel 1932, con il padre che firmò la ricevuta ai postini che avevano consegnato il figlio.
Ecco perché il titolo dell’articolo “L’eccentrico che si spedì”.
Tutte le stranezze di questo personaggio e la sua storia sono riportate in un libro “The english man who posted himself”, pubblicato a New York, un bellissimo oggetto, come scrive l’autore dell’articolo, che riporta decine di foto-reperti della collezione Bray, tra le quali anche le cartoline che lui spedì ai personaggi dell’epoca, politici, attori, artisti, governatori, chiedendo di firmarle e rispedirle al mittente.
A questo punto vogliamo spiegare il perché di tanta nostra attenzione per questo articolo, anzi per il personaggio che l’articolo riporta. Eccentrico, è stato detto, ma è dir poco. Il perché ce lo suggerisce il commento finale di Stefano Salis, che facciamo nostro, pensando a una persona che noi incontriamo, sempre con grande piacere, e che ammiriamo, per essere il Bray di Larino.
Quando scrive “Ma è soprattutto un omaggio a quella inutile e sublime follia che anima un collezionista, qualunque cosa egli raccolga. Sarebbe bello, prima o poi, leggere una storia degli eccentrici: simpatici mattacchioni che, con la loro sola presenza, testimoniano la natura fallace delle convenzioni sociali. E quando tutti pensano di esserlo, pur essendo il massimo della banalità….avercene, di veri eccentrici. Avercene”.
Avercene, diciamo noi, di Berardo Mastrogiuseppe, così dotato da “inutile e sublime follia”, tanto da riuscire a raccogliere ovunque, anche in mezzo alla immondizia, documenti, cioè le basi di una storia, della storia, e non farli sparire per sempre, come è stato fatto e continua ad essere fatto, con i monumenti, le pietre, le piante secolari o, anche, millenarie, tutto quello che il passato ci mette a disposizione e noi, stupidi, distruggiamo.
Prima o poi qualche amico racconterà la storia di questo eccentrico, che non ha segreti da conservare, visto che i segreti sono parte dei suoi racconti, ad alta voce, la sola che le persone normali riescono a notare, perdendo il piacere di un ragionamento che fa sentire ricco, orgoglioso, chi lo sa ascoltare, soprattutto della propria terra, il Molise, e della propria città, Larino, in pratica della propria identità.
Avercene di Berardo. Sì avercene.


A Voreie

11 dicembre 2010

OLTRE I SILENZI

Non c’è pace, in questi ultimi tempi, per il nostro Molise e l’immagine che sta passando a livello nazionale è del tutto negativa, non facile da recuperare se non si prendono iniziative che servono a far vivere le sue peculiarità. Peculiarità, nonostante tutto, che restano e sono positive.

Pensiamo all’ambiente ed al paesaggio, due valori fondamentali, l’uno e l’altro opera non solo della natura, ma, anche, dell’uomo, in particolare dell’uomo pastore e/o contadino. Due valori che sono a rischio nel momento in cui si dà spazio all’invasione selvaggia delle pale eoliche e, presto, del solare; si continua a costruire, anche là dove non si dovrebbe fare; si continua ad inquinare, spiantare olivi e piante secolari, a non proteggere un territorio molto delicato e la sua principale attività che è l’agricoltura.

Basta porre attenzione alla vicenda ultima – vogliamo sperare che lo sia – quella chiamata “open gate”, porta aperta, proprio nel momento in cui entrano nelle carceri personaggi di peso di questa nostra Regione, per i tanti ruoli di spicco giocati in questi anni.

Le loro azioni e la diffusione delle notizie dei reati di cui vengono accusati, hanno imbrattato l’immagine del Molise e fatto nascere sospetti su tutto ciò che il Molise esprime e produce, con il rischio che diventi una favola quello che si racconta.

Un altro rischio è quello di trovare i coltivatori, cioè le vittime, visto che hanno messo a disposizione i propri terreni affidandosi alle carte ed ai documenti firmati dalle istituzioni preposte ai controlli, posti sullo stesso piano di chi, eventualmente, li ha raggirati.

Noi, all’inizio di questa nostra riflessione, abbiamo parlato di silenzi che non si spiegano, come quelli delle organizzazioni di categoria, sia dei coltivatori che dei consumatori, che, ripetiamo, sono le vittime e, come tali, aiutate a difendersi con azioni concordate utili a far venire a galla la o le verità.

Azioni come quelle di invitare le autorità preposte a monitorare tutte le particelle di terreno che sono state oggetto dello scarico del materiale trattato dall’Inside di Del Torto, per capire se ci sono problemi di inquinamento, in modo da recintare questa particelle e chiuderle per qualsiasi attività produttiva.

È il minimo che si debba fare per tranquillizzare il consumatore ed evitare una criminalizzazione delle aziende vittime - nel momento in cui viene accertato - di un vero e proprio raggiro.

C’è di più, bisogna invitare tutti, consumatori e produttori, a costituirsi parte civile nel processo che l’operazione “open gate” ha messo in luce.

In pratica è tempo di squarciare i silenzi e di fare qualcosa di utile ed importante oltre che urgente.

pasqualedilena@gmail.com

I prezzi all’origine degli extra vergini? Sono cartina al tornasole

Cosa accadrà di qui in avanti? Le aziende hanno bisogno, oggi più che mai, di programmare il proprio futuro. Si rende necessaria, secondo Pasquale Di Lena, una strategia di marketing per eliminare le forti disparità espresse dal mercato, non sempre giustificate

Mentre Milano, grazie a Teatro Naturale, dedica la dovuta attenzione all’Olio con una giornata di festeggiamenti ai 50 anni dell’extravergine (link esterno), il riconoscimento del valore massimo della qualità concesso all’olio, e, mentre registriamo con soddisfazione il leggero rialzo dei prezzi all’origine, sia dell’extravergine che del vergine, voglio trasmettere la curiosità che mi ha colpito nel leggere il listino n° 46 inoltratoci dalla Ismea attraverso la sua News Mercati riferita agli oli vegetali.

I prezzi sono quelli dell’extravergine e fanno riferimento, come prima dicevamo, all’origine, contrassegnato da 36 piazze, tutte riferite, a eccezione della Liguria, alle Regioni del centro e del sud Italia, comprensivo quest’ultimo di una sola isola, la Sicilia.

Ben sette di queste piazze riguardano la Puglia; cinque la Calabria e il Lazio; quattro la Sicilia; tre l’Abruzzo; due la Toscana, l’Umbria e le Marche; una sola la Campania, il Molise e la Liguria.
Non ci sono riferimenti al Veneto e Lombardia (Lago di Garda soprattutto) e Romagna con la bella realtà di Brisighella.

Nel merito dei prezzi, sta qui la sorpresa, tutti pensano che le quotazioni più alte fanno riferimento alla Toscana e, invece non è così, visto che sia Firenze (€ 4.30 al Kg escluso Iva) che Siena (€ 3.00), se non ci sono errori di rilevamento, spuntano prezzi che sono la metà di quelli del mercato di Imperia (€ 8.00) e di Latina (€ 7.00), con Ancona a € 6.35, poco superiore del prezzo di Perugia e Terni, che portano i loro extravergini di oliva a quotare oltre 6 euro al Kg. (6.20). Poco più di 5 euro la quotazione degli extravergini abruzzesi sui tre mercati considerati di Chieti, Pescara e Teramo, mentre è 4,70 la media di due delle tre province siciliane, Ragusa e Catania, con Palermo che va poco oltre i 3 euro.
Viterbo quota 4.40 con Frosinone e Rieti che non hanno dati disponibili.

Tutto il resto, che poi vuol dire tanta parte dell’olio prodotto in Italia, ha quotazioni (salvo Reggio Calabria, € 3.30) al di sotto di 3 euro, con Catanzaro Ionico e Cosenza che registrano i prezzi più bassi (€ 2.13), che è veramente poco se si considera che qui si possono trovare oli magnifici sotto l’aspetto della qualità. Penso a quelli della Piana di Sibari che ho avuto modo di assaggiare e apprezzare.

Meraviglia anche la quotazione della piazza di Campobasso (€ 2.60), che è poca cosa di fronte alle bontà espresse dai suoi oli, nella generalità a forte impronta monovarietale, con la “Gentile di Larino” a segnare la gran parte del territorio olivetano. Un olio apprezzato da sempre, che, negli ultimi anni, sta ricevendo consensi unanimi da parte dei consumatori, sia italiani che stranieri, attestandosi tra gli oli che più impressionano le commissioni di assaggio dei tanti premi che vanno prendendo quota in Italia.

Certo si sconta il vuoto di un piano olivicolo nazionale e, dentro questo vuoto, la totale assenza di una strategia di marketing - se non quella imposta dalla concentrazione della domanda, che utilizza a proprio vantaggio la frammentazione dell’offerta - in mancanza, soprattutto, di iniziative capaci di organizzare gli olivicoltori e di renderli i veri protagonisti del mercato nelle sue differenti realtà e diverse dimensioni. Si sconta anche la vecchia abitudine, in molte zone, di svendere l’olio pur di liberare la cantina e, soprattutto, per avere una liquidità che serve ad affrontare tutto l’inverno.
Le tradizioni, come si sa, sono e, noi diciamo per fortuna, dure a morire, anche se in questo caso punitive per l’olio di qualità che meriterebbe maggiore fortuna.

di Pasquale Di Lena
11 Dicembre 2010 Teatro Naturale n. 44 Anno 8

ALLA MASSERIA ''LE PIANE'' FESTA PER LA TINTILIA DEI DI GIULIO E DI MOCCIA


C’eravamo anche noi a festeggiare la “Tintilia” delle Cantine dei Di Giulio “Borgo di Colloredo” di Campomarino e della Vigna di Elio Moccia della vecchia azienda di famiglia, la “Masseria Grande”, oggi ristrutturata e luogo di ospitalità. L’incontro della collina con la pianura, di due centri di origine albanese, Montecilfone e Campomarino, quest’ultima, la città del vino per eccellenza del Molise, con il suo vasto territorio di vigneti e la presenza di numerose aziende fra le più note.

Incontro stimolato dal disciplinare di produzione della Doc “Molise”, che riconosce al vitigno autoctono, “Tintilia”, per alcuni secoli patrimonio del Molise centrale, la sua collocazione ad un’altitudine superiore ai 200 metri di altitudine del vigneto. Tutto questo per dare al territorio interno del Molise la possibilità di rilanciare la viticoltura, ridotta a poca cosa a partire dagli anni ’60, quando a fare da padrone è la nascente grande vigna del Basso Molise e, soprattutto della fascia litoranea.


Una scelta saggia, oculata, essenziale per dare al vino “Tintilia” quel ruolo, che gli è stato dato dalla storia, cioè di grande testimone del Molise, ancor prima del vino molisano, con i suoi valori produttivi, paesaggistico-ambientali e le sue peculiarità organolettiche, che, in questo breve tempo vissuto da protagonista, riescono a convincere il consumatore più esigente.

Un testimone importante nel momento in cui riesce a mantenere integra la sua identità di vino rosso di grande spessore, che non può perdersi in tipologie che non lo riguardano e che servono solo ad alimentare confusioni che non fanno esprimere tutto il potenziale che questo grande vino immagine del Molise ha.

Non è il caso della “Tintilia” dei Di Giulio e Moccia, anzi questo vino, presentato alla vigilia della Festa di Immacolata, ha mostrato la sola strada da percorrere, l’incontro tra due territori, quello del Molise centrale e quello della fascia litoranea.

Una presentazione sobria, ricca di idee e, come tale, di riflessioni, che servono al vino per uscire dalla crisi di mercato che attanaglia tutto il vino italiano. Erano presenti, insieme ai sindaci dei due comuni, Montecilfone e Campomarino, l’Assessore all’Agricoltura della Regione Molise, Nicola Cavaliere, che, dopo essersi complimentato con i produttori per l’interessante risultato, ha spiegato l’impegno della sua struttura a rendere il vitigno patrimonio del solo Molise e la sua iniziativa a dare vita ad un’Enoteca regionale con una risposta che tarda ad arrivare dal Ministero; il Presidente dell’Unione delle Camere di Commercio del Molise, Paolo Di Laura Frattura, che, dopo aver parlato del significato della partecipazione al Vinitaly, ha sottolineato i successi dei vini molisani con l’acquisizione di premi prestigiosi, non ultimo proprio quello della “Tintilia del Molise” doc, oggetto di presentazione, vincitrice al Concorso più longevo, 38° anno, quello del Premio “Douja d’Or” di Asti di qualche mese fa.

A dirigere il dibattito è stato chiamato il giornalista Emanuele Barcone che, prima di dare la parola all’ultimo oratore, il ricercatore Angelo Presenza dell’Università di Chieti che ha parlato di turismo del vino, ha presentato un breve ma significativo curriculum della Tintilia.

Un pubblico attento, soprattutto di sommelier e ristoratori, dopo aver applaudito i relatori, i due comproprietari di questa nuova gemma dell’enologia molisana e, in particolare l’autore della bella etichetta ha auto modo di degustarlo ed esprimere il proprio parere.

A noi ha dato un’ottima impressione, sia per la parte olfattiva che per quella gustativa, ciò che ci ha portato ad esprimere l’augurio di ogni successo per questo vino e per la Tintilia in generale, che ci appartiene perché anch’esso parte della nostra identità, ma anche perché, ne siamo convinti, il successo della Tintilia è il successo dei vini molisani. Il solo che può ricompensare l’impegno e la passione dei produttori e dare al Molise l’immagine di una terra del vino e dell’olio, del tartufo e dei prodotti caseari, della cucina di terra e di mare ai massimi livelli e della ospitalità.

Per questo diciamo che l’incontro è stato non solo bello, piacevole, ma importante per il futuro di una filiera, quella vitivinicola, che è tanta parte dell’agricoltura molisana.

pasqualedilena@gmail.com

IL MOLISE ESISTE, C'E'

Il Molise esiste, c’è, ed è questa la cosa più importante di fronte ai missili terra-aria lanciati da Chieti, senza preavviso, da due personaggi di rilievo, quali sono il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e l’uomo che cura l’Italia per conto della intelligence americana e, come tale, ha, momento per momento, sotto gli occhi lo scenario politico e strategico dell’intero pianeta.
Due persone fortemente impegnate in questa fase di grave crisi, che attanaglia l’Italia ed il mondo, che si ritrovano a Chieti, sede di uno dei 251 atenei e sedi distaccate, che fanno il quadro dell’Università italiana, già sotto assedio per colpa della Gelmini. E qui ci sarebbe da avviare un lungo discorso, utile a capire che il buio di una riforma è stato squarciato dalla luce della rivolta dei giovani e giovanissimi, che sono il solo vero futuro di questo nostro Paese. Per capire questa verità basta vedere come vengono trattati gli studenti ed i ricercatori dalla stampa e dalle televisioni del padrone; da chi governa il Paese e da quanti hanno lavorato e lavorano per mantenere in piedi Berlusconi e da quanti si nutrono delle risorse di questa Italia, a partire da quelle culturali, per passare ai quelle paesaggistico-ambientali, ai valori.
Ma torniamo ai nostri due personaggi che – ma questo effetto coppia dovrebbe preoccupare molto Berlusconi – si ritrovano insieme a bombardare il Molise, ai piedi della Maiella e non lontani dal mare, nel centro di quell’Abruzzo forte e gentile, segnato dalla transumanza e da un olivo “Gentile” che, però, non è quello di Larino. All’improvviso e in modo del tutto gratuito “contro la crisi tagliare le spese inutili, il Molise ad esempio”, spara Luttwark , con Fini che, per non essere da meno, parla delle abolizioni delle Province e, come accennavo prima, del numero eccessivo di atenei e sedi periferiche e, fra queste, cita Isernia con Caltanisetta.
Bisogna dire, non a caso, visto che il suo missile vuole colpire lo stesso obiettivo di quello di Luttwark, il Molise, in modo da fare terra bruciata.
Tante casualità e tante coincidenze che non sono facili da spiegare, soprattutto se uno pensa che entrambi i personaggi avrebbero ben altro a cui pensare, con il Molise che dovrebbe rappresentare l’ultimo dei loro pensieri, nel momento in cui sanno della sua esistenza.
Ma se sanno che il Molise c’è, esiste, vuol dire che per questi due personaggi, d’accordo o l’uno all’insaputa dell’altro, l’hanno discusso, ragionato, come quando c’è da sviluppare un progetto.
A questo punto non si sa se il progetto è ancora in fase di preparazione o già avviato, si sa solo che serve a smontare i primi piccoli ostacoli di quell’ostacolo più grande che è il Molise.
Niente è casuale, niente, nel momento in cui le parole hanno un preciso significato e sono nella mente e nella bocca di chi le parole non le spreca, al punto da trasformarle in missili intelligenti in grado di colpire l’obiettivo. La parola dei numeri: 300 mila abitanti, 136 comuni e due Province, e noi aggiungiamo, una Università con due sedi periferiche; sei ospedali pubblici a fianco alla Cattolica, alla Neuromed e ad altre cliniche private, quattro tribunali, e altro ancora dei punti deboli di questo nostro debole Molise, che, invece, debole non è, se noi molisani avessimo la percezione esatta delle peculiarità del Molise e dei suoi possenti punti di forza.
Quello che maggiormente mi mette in crisi, quando si discute dei problemi del Molise e del suo futuro, è l’attenzione che tutti sono pronti a porre alla causa, dimenticando l’effetto di una scelta e non pensando mai alla soluzione alternativa, che diventa prioritario trovare se non si vogliono raccogliere solo le macerie.
L’esempio è la questione sanità, in particolare gli ospedali che sono stati presi di mira e posti nelle condizioni di essere minati, per essere, così, nel breve tempo, eliminati, in modo da tranquillizzare gli altri che, pensano di essere salvi, nel rispetto del detto “mors tua vita mea”. Una pia, momentanea illusione qualora i missili terra-aria di Fini e di Luttwark, lanciati da Chieti, faranno terra bruciata del Molise. Nessuno che si è posto il problema, nel momento in cui si è capito il pericolo di una chiusura, di vedere cosa fare, oltre alle giuste lotte e proteste, quale alternativa all’ospedale cercare, per non lasciare una voragine che rischia di far diventare poca cosa un territorio e i paesi che lo vivono. Mai uno sprizzo di fantasia per evitare di cedere e far cadere i molisani nello stato della rassegnazione e della depressione! Mai un sogno, un’idea da coltivare per salvaguardare e tutelare il Molise e non farlo cadere nelle mani di chi l’ha destinato a sede di Turbogas, industrie chimiche, scorie e centrali nucleari, riciclaggio di rifiuti pericolosi, luogo di approvvigionamento di altre sorgenti d’acqua; sito in abbandono, tanto da permettere a Fini e Luttwark di parlare come di una Regione inutile, prima ancora di una regione che produce sprechi!
Mai! E allora perché non cominciare subito per dare una risposta immediata ai due personaggi?
C’è bisogno che qualcuno li interroghi, per capire dove vogliono arrivare con le loro preoccupazioni per la crisi che, lo sanno bene, è frutto di un sistema, che ha fallito e, siccome non si vuole accettare questo fallimento, si pensa di far tacere i disastri provocati dal sistema, puntando i missili sul Molise per eliminarlo. Perché Iorio o altra autorità non li invita nel Molise? Io lo farei subito.
Noi molisani abbiamo una grande risorsa, che non sappiamo, però, sfruttare: il sogno.
Perché non cominciamo a utilizzarlo? Io sono pronto a mettere in campo i miei sogni per creare quello scudo che serve a rigettare i missili, che altri, da ora in poi, saranno pronti a lanciare. Il sogno, i sogni, per salvare questa mia terra, la nostra terra, che, come fanno capire i Fini e i Luttwark, può essere oltraggiata perché ci siamo dimenticati, noi, di considerarla sacra.
Chi vuole cominciare si faccia avanti, io, con qualche altro sognatore che conosco, sono pronto.

pasqualedilena@gmail.com

4 dicembre 2010

Pronti a “volare”, con le ali della dieta mediterranea

Sport e buona salute a tavola, un binomio vincente. Abbiamo a disposizione, forse anche senza esserne pienamente consapevoli, una straordinaria opportunità per moltiplicare la forza dei messaggi da comunicare. L’obiettivo – spiega Pasquale Di Lena - è promuovere l’atletica e il valore della sobrietà a tavola

Approfittando della sempre squisita ospitalità di Teatro Naturale, due settimane fa abbiamo salutato, con gioia, il riconoscimento di patrimonio dell’umanità sancito dall’Unesco alla Dieta Mediterranea (link esterno) e dato ad esso il nostro benvenuto, convinti come siamo che questo alto, prestigioso riconoscimento alla grande e diffusa cultura materiale del nostro Paese, servirà a far sprigionare le enormi potenzialità di un patrimonio ancor più straordinario.

Questa nostra convinzione sta nel seguire, con l’attenzione che meritano, i processi che caratterizzano i mercati e, anche, nel fatto di aver vissuto, in diretta, a cavallo degli anni ‘80/90, soprattutto negli Stati Uniti, la rappresentazione e la diffusione del primo triangolo, così significativo del valore dei prodotti importanti per una sana alimentazione.

Ed è l’America che fa proprie le ricerche sviluppate in Italia, precisamente in Campania nel Cilento, di un suo cittadino, lo scienziato Ancel Keys, e le diffonde sul proprio territorio, e non solo, attraverso questo triangolo, dando, con la sua capacità nella comunicazione, un forte impulso alla immagine dell’Italia e allo stile di vita degli italiani, caratterizzato fortemente dalla buona tavola.

C’è da dire che, all’inizio, da questa tavola, era stato escluso il vino, inserito solo in un secondo momento e, poi, posto in posizione di riguardo, anche nel triangolo aggiornato poco più di due anni fa.

Quelle ali già possenti, che, con la crescita della ristorazione italiana sulle piazze più importanti del mondo e con la diffusione dei nostri impareggiabili prodotti, hanno già fatto la fortuna della nostra enogastronomia; oggi, con questo riconoscimento, così prestigioso, quelle ali sono ancora più possenti, in grado di far volare molto più in alto l’immagine del nostro Paese.

Solo, però, se la classe dirigente e imprenditoriale riesce a individuare questi possenti motori e dare ad essi le risorse, i progetti e i programmi che servono per una strategia di marketing vincente e ricca di risultati.

Nel nostro benvenuto della settimana scorsa al riconoscimento Unesco abbiamo riportato una parte delle dichiarazioni, tutte condivisibili, del Ministro dell’Agricoltura, Galan, che ha creduto in questo riconoscimento e lavorato bene con la sua squadra per ottenerlo. Subito dopo abbiamo dato voce, sicuramente meravigliando la maggioranza dei nostri lettori, a uno dei massimi dirigenti dello sport italiano, il Presidente della Federazione dell’Atletica leggera, Franco Arese, per il contributo alto dato, con la sua Casa Italia Atletica, alla Dieta Mediterranea, soprattutto in questi ultimi quattro anni. Infatti, quattro anni fa, subito dopo i campionati europei di Göteborg, in Svezia, il Presidente Arese, con l’allora segretario generale della Federazione, Gianfranco Carabelli, ha dato il proprio assenso a un progetto di comunicazione, la “Maratona del gusto e delle Bellezze d’Italia”, messo nelle mani dell’ Avv. Ialenti, responsabile di Casa Italia Atletica, la struttura operativa della Fidal. Un progetto che parte, sotto forma di sperimentazione, a Osaka, in Giappone, in occasione dei Campionati del mondo di atletica, e che trova un suo primo sviluppo in Germania e in Austria con tutt’una serie di iniziative promozionali nelle principali città di questi due Paesi di lingua tedesca, con tappe di avvicinamento al grande evento dei Campionati del mondo di Berlino, delle nostre eccellenze agroalimentari e delle bellezze espresse dai territori di origine.

Un progetto fatto proprio da Buonitalia, la struttura promozionale del Mipaaf, e messo a disposizione di altre discipline sportive che, però, l’hanno realizzato solo in piccola parte.
Un progetto che, nel corso del 2010, con le tappe di Madrid (Maratona) e Barcellona (Campionati europei di atletica), ma, soprattutto, con l’ultima, quella di New York di qualche settimana fa, alla vigilia della grande Maratona di questa città, ha mostrato il suo valore e significato nel campo della comunicazione del gusto e delle bellezze del nostro Paese.

Due seminari di alto livello, sul turismo e sulla enogastronomia; degustazioni guidate e presentazioni delle nostre eccellenze; diffusione di materiale culturale e promozionale. Un insieme di azioni ben coordinate e bene realizzate dalla squadra messa su da Fidal servizi, che sono riuscite a coinvolgere migliaia di persone, soprattutto atleti e partecipanti alla grande Maratona, e, non a caso, l’attenzione di oltre cinquanta giornalisti del turismo e della gastronomia, dello sport, e di numerosi operatori del mercato americano. Tutto questo in un Paese dove le iniziative promozionali, se non sono di alto livello, scivolano sul tavolo della indifferenza più totale.

La “Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia” della Fidal servizi e della sua Casa Italia Atletica, con il messaggio “l’Italia che corre ancora” di Fred Plotkin, è risultata una importate vetrina promozionale itinerante, soprattutto perché ha il pregio, sotto l’aspetto della comunicazione, di far parlare l’atleta, il campione. In pratica colui che interpreta meglio di ogni altro, data la centralità della corretta e sana alimentazione, la bontà della Dieta Mediterranea con la qualità del cibo che essa presenta.

Quella qualità espressa dalle eccellenze Dop e Igp, che danno all’Italia primati in Europa e nel mondo, in quanto a riconoscimenti che premiano fortemente i territori dove queste eccellenze nascono. Primati che offrono al consumatore, attraverso il riconoscimento, garanzie di qualità e, come tali, da spiegare e far conoscere per avere dal mercato una risposta alta da parte del consumatore, la sola che può assicurare il valore aggiunto che premia il produttore e il territorio.
Primati che, come si sa, sono, nella quasi totalità, espressioni di paesaggi e di ambienti unici, di storia e di cultura, oltre che di tradizioni, in particolare quelle legate alla nostra cucina ed al nostro modo di mangiare, che hanno ispirato la Dieta Mediterranea.

Tutto questo prima, è bene sottolinearlo, durante e dopo un grande evento sportivo che ha il merito di attirare l’attenzione dei media, di migliaia di spettatori e, anche, dei protagonisti, atleti e dirigenti, che questo evento lo vivono da protagonisti. Una straordinaria opportunità per moltiplicare la forza di un messaggio e della sua eco che, normalmente, l’evento diffonde, diventando, così, un elemento utile per comunicare e promuovere l’atletica e il valore della sobrietà a tavola e, anche, quello che la tavola riesce a mettere a disposizione, grazie al territorio e ai bravi produttori; alla nostra agricoltura ed alla ruralità, beni preziosi che hanno bisogno di comunicazione e di promozione per poter essere salvaguardati e tutelati.

Non a caso partner della Fidal per il progetto “Maratona” di Casa Italia Atletica, insieme a enti e istituzioni pubbliche, aziende e consorzi, c’è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, a rappresentare il mondo dei produttori agricoli, cioè degli autori, che insieme ai territori, firmano i primati, le eccellenze Dop e Igp, che la Dieta Mediterranea esalta e promuove. Produttori e territori, cioè un altro straordinario patrimonio, purtroppo a rischio, che le ali possenti della Dieta Mediterranea sono in grado di salvaguardare e tutelare se, però, sostenute da attente e puntuali azioni di comunicazione, poste all’interno di una strategia di marketing, che vede pubblico e privato insieme protagonisti.

di Pasquale Di Lena

30 novembre 2010

IL CAFFE’ PANTHEON DI LARINO NELLA GUIDA DEL GAMBERO ROSSO

Pasquale Di Lena informa


La Guida “Bar d’Italia 2011”, da poco in edicola, riporta tra i 1650 locali classici e innovativi selezionati dal Gambero Rosso, otto locali del Molise, in particolare il “Passicrate” di Venafro; il “Grecale”, la “Caffetteria Maraschi” e “Zara” di Termoli; “Brisotti” e “Lupacchioli” di Campobasso; il “Nabucco” di Isernia e, di Larino, il “Caffè Pantheon” grazie alla nuova gestione di Antonietta Gentile, che abbiamo il piacere di conoscere.
Una piacevole sorpresa che, dopo aver citato tutti i protagonisti, merita di essere sottolineata.
“La pasticcera artigiana”, come cita la scheda della guida, che, con questo riconoscimento conquistato a pochi mesi dall’inizio della sua nuova avventura al Pantheon, il bel locale fondato da Alberto Campitelli, porta allo scoperto la sua bravura in laboratorio. Lo fa con l’offerta di una pasticceria varia, semplice e, anche, innovativa, che si lascia ricordare per la bontà e la delicatezza espressa da una mano felice, guidata da ispirazione e fantasia, elementi propri di un artista.
Il giudizio è ottimo, contrassegnato da due tazzine (il massimo è tre), a significare la bontà dell’offerta di prima colazione, spuntini per il pranzo, cocktail, aperitivi, al quale bisogna aggiungere altri elementi di giudizio, come la presentazione del locale, l’ospitalità, il servizio, l’igiene, ma non basta, la qualità dei prodotti e la loro preparazione secondo ricette strettamente legate al territorio, come nel caso di quelle riprese ed elaborate magistralmente da Antonietta.
Un solo chicco per quanto riguarda la qualità del caffè, ma questo giudizio può essere facilmente modificato nel momento in cui la scelta ricade su una miscela di maggior valore sotto l’aspetto della degustazione.
Antonietta, che ha sempre lavorato dietro le quinte, mostra ancora, dopo questo prestigioso riconoscimento da parte di una guida altamente qualificata, la sua natura riservata e non abituata ad avere, nel passato, le attenzioni che merita chi sa interpretare ai livelli alti l’arte della pasticceria.
Sa, però, che questo non è un punto di arrivo, ma solo l’inizio di un percorso che, se vuole raggiungere nuovi traguardi, è segnato da sacrificio e impegno, in laboratorio come in sala, per portare il suo “Caffè Pantheon”, a conquistare le tre tazzine e, insieme, anche i tre chicchi di caffè.
Le potenzialità ci sono, si tratta solo di lavorare avvalendosi di una squadra capace di esprimerle tutte queste potenzialità, ben sapendo che, nel momento in cui questo accade, ne trae vantaggio anche l’immagine di una città, Larino; di un territorio, il Molise. Tutto questo, grazie a Antonietta ed agli altri sette interpreti, citati all’inizio di questa nota, delle dolcezze e delle tradizioni del Molise, che meritano un saluto ed un grazie per l’immagine che hanno dato alla nostra regione.

26 novembre 2010

zacc e Bélina

SIMILIA SIMILIBUS

Zacc - considera “suicida che il Paese proceda contro chi costituisce con la propria capacità operativa la forza del Paese".

Bélina – soprattutto se sono ladri


CRIMINALE

Zacc - Criminale aprire la crisi

Bélina - Criminale è chi è la causa della crisi, non chi prende atto della situazione



PROMOTER

Zacc – il Prof. Veronesi, l’oncologo di fama mondiale, è convinto che “tutta Italia si rende conto che il nucleare è inevitabile”.

Bélina – Tutta l’Italia meno l’80% degli italiani che hanno detto no al nucleare.

Zacc - E’ anche un convinto sostenitore degli Ogm.

Bélina – e allora non è Veronesi l’oncologo, già ministro e di sinistra, ti sbagli. Uno così non lo cura il cancro, lo promuove.


DETTO, FATTO

ZACC –fede invita la gente per bene a menare gli studenti che scioperano

Bélina – Giuliani, quello dell’amaro, non ci ha pensato due volte e l’ha riempito subito di cazzotti

CON LE ALI DELLA DIETA MEDITERRANEA L’ITALIA PUO’ VOLARE ANCORA PIU’ IN ALTO


Foto: i protagonisti del seminario “l’Italia che corre ancora” con Fred Plotkin (il terzo da sinistra)

Approfittando della sempre squisita ospitalità di Teatro Naturale, la settimana scorsa abbiamo salutato, con gioia, il riconoscimento di patrimonio dell’umanità sancito dall’Unesco alla Dieta Mediterranea e dato ad esso il nostro benvenuto, convinti come siamo che questo alto, prestigioso riconoscimento alla grande e diffusa cultura materiale del nostro Paese, servirà a far sprigionare le enormi potenzialità di un patrimonio ancor più straordinario.
Questa nostra convinzione sta nel seguire, con l’attenzione che meritano, i processi che caratterizzano i mercati e, anche, nel fatto di aver vissuto, in diretta, a cavallo degli anni ‘80/90, soprattutto negli Stati Uniti, la rappresentazione e la diffusione del primo triangolo, così significativo del valore dei prodotti importanti per una sana alimentazione.
Ed è l’America che fa proprie le ricerche sviluppate in Italia, precisamente in Campania nel Cilento, di un suo cittadino, lo scienziato Ancel Keys, e le diffonde sul proprio territorio, e non solo, attraverso questo triangolo, dando, con la sua capacità nella comunicazione, un forte impulso alla immagine dell’Italia e allo stile di vita degli italiani, caratterizzato fortemente dalla buona tavola.
C’è da dire che, all’inizio, da questa tavola, era stato escluso il vino, inserito solo in un secondo momento e, poi, posto in posizione di riguardo, anche nel triangolo aggiornato poco più di due anni fa.
Quelle ali già possenti, che, con la crescita della ristorazione italiana sulle piazze più importanti del mondo e con la diffusione dei nostri impareggiabili prodotti, hanno già fatto la fortuna della nostra enogastronomia; oggi, con questo riconoscimento, così prestigioso, quelle ali sono ancora più possenti, in grado di far volare molto più in alto l’immagine del nostro Paese.
Solo, però, se la classe dirigente e imprenditoriale riesce a individuare questi possenti motori e dare ad essi le risorse, i progetti e i programmi che servono per una strategia di marketing vincente e ricca di risultati.
Nel nostro benvenuto della settimana scorsa al riconoscimento Unesco abbiamo riportato una parte delle dichiarazioni, tutte condivisibili, del Ministro dell’Agricoltura, Galan, che ha creduto in questo riconoscimento e lavorato bene con la sua squadra per ottenerlo. Subito dopo abbiamo dato voce, sicuramente meravigliando la maggioranza dei nostri lettori, a uno dei massimi dirigenti dello sport italiano, il Presidente della Federazione dell’Atletica leggera, Franco Arese, per il contributo alto dato, con la sua Casa Italia Atletica, alla Dieta Mediterranea, soprattutto in questi ultimi quattro anni. Infatti, quattro anni fa, subito dopo i campionati europei di Göteborg, in Svezia, il Presidente Arese, con l’allora segretario generale della Federazione, Gianfranco Carabelli, ha dato il proprio assenso a un progetto di comunicazione, la “Maratona del gusto e delle Bellezze d’Italia”, messo nelle mani dell’ Avv. Ialenti, responsabile di Casa Italia Atletica, la struttura operativa della Fidal. Un progetto che parte, sotto forma di sperimentazione, a Osaka, in Giappone, in occasione dei Campionati del mondo di atletica, e che trova un suo primo sviluppo in Germania e in Austria con tutt’una serie di iniziative promozionali nelle principali città di questi due Paesi di lingua tedesca, con tappe di avvicinamento al grande evento dei Campionati del mondo di Berlino, delle nostre eccellenze agroalimentari e delle bellezze espresse dai territori di origine.
Un progetto fatto proprio da Buonitalia, la struttura promozionale del Mipaaf, e messo a disposizione di altre discipline sportive che, però, l’hanno realizzato solo in piccola parte.
Un progetto che, nel corso del 2010, con le tappe di Madrid (Maratona) e Barcellona (Campionati europei di atletica), ma, soprattutto, con l’ultima, quella di New York di qualche settimana fa, alla vigilia della grande Maratona di questa città, ha mostrato il suo valore e significato nel campo della comunicazione del gusto e delle bellezze del nostro Paese.
Due seminari di alto livello, sul turismo e sulla enogastronomia; degustazioni guidate e presentazioni delle nostre eccellenze; diffusione di materiale culturale e promozionale. Un insieme di azioni ben coordinate e bene realizzate dalla squadra messa su da Fidal servizi, che sono riuscite a coinvolgere migliaia di persone, soprattutto atleti e partecipanti alla grande Maratona, e, non a caso, l’attenzione di oltre cinquanta giornalisti del turismo e della gastronomia, dello sport, e di numerosi operatori del mercato americano. Tutto questo in un Paese dove le iniziative promozionali, se non sono di alto livello, scivolano sul tavolo della indifferenza più totale.
La “Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia” della Fidal servizi e della sua Casa Italia Atletica, con il messaggio “l’Italia che corre ancora” di Fred Plotkin, è risultata una importate vetrina promozionale itinerante, soprattutto perché ha il pregio, sotto l’aspetto della comunicazione, di far parlare l’atleta, il campione. In pratica colui che interpreta meglio di ogni altro, data la centralità della corretta e sana alimentazione, la bontà della Dieta Mediterranea con la qualità del cibo che essa presenta.
Quella qualità espressa dalle eccellenze Dop e Igp, che danno all’Italia primati in Europa e nel mondo, in quanto a riconoscimenti che premiano fortemente i territori dove queste eccellenze nascono. Primati che offrono al consumatore, attraverso il riconoscimento, garanzie di qualità e, come tali, da spiegare e far conoscere per avere dal mercato una risposta alta da parte del consumatore, la sola che può assicurare il valore aggiunto che premia il produttore e il territorio.
Primati che, come si sa, sono, nella quasi totalità, espressioni di paesaggi e di ambienti unici, di storia e di cultura, oltre che di tradizioni, in particolare quelle legate alla nostra cucina ed al nostro modo di mangiare, che hanno ispirato la Dieta Mediterranea.
Tutto questo prima, è bene sottolinearlo, durante e dopo un grande evento sportivo che ha il merito di attirare l’attenzione dei media, di migliaia di spettatori e, anche, dei protagonisti, atleti e dirigenti, che questo evento lo vivono da protagonisti. Una straordinaria opportunità per moltiplicare la forza di un messaggio e della sua eco che, normalmente, l’evento diffonde, diventando, così, un elemento utile per comunicare e promuovere l’atletica e il valore della sobrietà a tavola e, anche, quello che la tavola riesce a mettere a disposizione, grazie al territorio e ai bravi produttori; alla nostra agricoltura ed alla ruralità, beni preziosi che hanno bisogno di comunicazione e di promozione per poter essere salvaguardati e tutelati.
Non a caso partner della Fidal per il progetto “Maratona” di Casa Italia Atletica, insieme a enti e istituzioni pubbliche, aziende e consorzi, c’è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, a rappresentare il mondo dei produttori agricoli, cioè degli autori, che insieme ai territori, firmano i primati, le eccellenze Dop e Igp, che la Dieta Mediterranea esalta e promuove. Produttori e territori, cioè un altro straordinario patrimonio, purtroppo a rischio, che le ali possenti della Dieta Mediterranea sono in grado di salvaguardare e tutelare se, però, sostenute da attente e puntuali azioni di comunicazione, poste all’interno di una strategia di marketing, che vede pubblico e privato insieme protagonisti.
pasqualedilena@gmail.com


25 novembre 2010

da ZACC&BELINA

UNA GRANDE SCUOLA

ZACC –ci scappa il morto ha detto Schifani

BELINA – suona come auspicio



I CAPELLI BIANCHI DI FLORIS

ZACC – che rabbia sentirsi ogni giorno violentato da un prepotente

BELINA – vieni, vieni via con me


L’AMARO

Zacc - Fede “sono stato picchiato da Giuliani”

Bélina – ne combina di tutti i colori per avere sempre l’amaro in bocca

24 novembre 2010

I PROTAGONISTI E LE COMPARSE

Una nota di qualche giorno fa, dell’ex Sindaco di Termoli, il notaio Greco, riporta a galla la questione Cosib, per attaccare il sindaco Di Brino che lo ha accusato di essere quello che ha chiesto al Cosib di allargare il depuratore-discarica. Una bugia - come sottolinea Greco - di Di Brino, che usa questi mezzi, in “mancanza di attributi” - sempre a detta dell’ex sindaco - cioè di libertà di azione e di pensiero. Un concetto, per la verità, che riguarda l’intera classe politica nel Molise, salvo qualche rara eccezione che, per il fatto, invece, di averli questi preziosi e così rari attributi, naviga sempre in acque agitate e spesso, se non affonda, è costretta a tornare a riva. La nota si sofferma su questa denuncia senza entrare nel merito delle questioni e, soprattutto, evitando di affrontare il ragionamento politico che ruota intorno al Cosib, in quanto centro di potere, se non quando, in chiusura, parla del presidente del Cosib, Del Torto, senza mai, però, citare il nome, come quando esempio scrive de “il protagonista di questo ‘affaire’ che, insieme alle altre comparse del Cosib, che gli fanno da contorno, sono tutti della stessa parte politica di quel centro-destra del Padrino e dell’Innominabile, nel quale sia i Sindaci dei Comuni che fanno parte del Consorzio, che chiunque altro vi ruoti intorno finiscono per restare inestricabilmente invischiati”.
Peccato che non dica chi è il Padrino e chi è l’Innominato, visto che non è da pensare che tutti i molisani conoscono Iorio e Vitagliano, comunque non tutti sanno il ruolo che da anni essi stanno svolgendo in questa nostra Regione, grazie ai “protagonisti” del Cosib e di altri enti e, soprattutto, grazie alle “comparse”. Per la verità quando parla di comparse, sapendo che parla di figure minori, quasi insignificanti se non per la loro capacità di mestatori “senza attributi”, i nomi li fa e li sottolinea pure. “Infatti - continua l’ex sindaco - nel Cosib - singolarità sociologico-politica - sia nel Comitato Direttivo che nel Consiglio Generale, con la sola eccezione di Cristiano Di Pietro in rappresentanza della Provincia, il centro-sinistra semplicemente non c'è, perché finiscono tutti con il diventare di centro-destra, anche quelli che ci erano approdati dalla opposta parte politica. Si pensi a Bellocchio, a Facciolla, a Di Falco, forse a Cammilleri e a non so chi altri”. Finalmente Greco fa i nomi, anzi i cognomi (viene facile da pensare), delle comparse che fanno da contorno al protagonista dell’”affaire”, che, se ricordiamo bene, sta per vicenda, caso, questione. Due esponenti del Pd, Belloccio e Facciola, il primo già comunista del PCI, dei PDS e dei DS, che tutti dicono amico, sia del “protagonista” del Cosib che dell’”Innominato” ed un ex democristiano, Di Falco, solo per poco tempo anche del Pd, che usa troppo le ali, come i moscerini noti per essere fastidiosi e inutili e per volare sui prodotti biodegradabili.
Comparse funzionali per il raggiungimento di dati obiettivi, come quello di dare solidità al Cosib e forza a Del Torto, attraverso azioni di destabilizzazione, come al comune di Termoli e di cooptazione dei Comuni della Valle del Biferno ancora fuori dal Cosib, a partire da quello di Larino.
Sta qui la ragione del particolare comportamento del Pd molisano e di molti suoi protagonisti e comparse anche dopo l’”affaire” Cosib, con le dichiarazioni di Del Torto sulla necessità di “fare cassa” e, per questa finalità, giustificare qualsiasi azione, anche la più schifosa, nel pieno rispetto dei principi e delle finalità dei suoi punti di riferimento, Comunione e Liberazione e Compagnie delle Opere.
Per esempio l’articolo della Occhionero, che prova a salvare Del Torto; il documento abbastanza confuso del coordinamento del Basso Molise che, per giustificare il suo silenzio sulla vicenda, parla del componente del direttivo del Cosib, il sindaco di San Martino in Pensilis e della necessità di salvaguardarlo, anche se non si è capito da che e da che cosa; la richiesta di dimissioni di Del Torto, prima del consigliere Petraroia e, in seconda battuta, di Leva a nome dell’organismo regionale del Pd. Una confusione, non si è capito se è di chi non ha le idee chiare in mancanza di unità di vedute, o, anche, voluta, per confondere le già tanto confuse idee che i cittadini hanno della questione o, se volete, “affaire”. Si può anche pensare, come terza ipotesi, a pura incapacità di fare politica, nel momento in cui ognuno sta lì per salvaguardare il proprio posto. Ma se il Pd, diversamente dal rappresentante della Provincia, è confuso, c’è da dire che quello che pesa come un macigno è il silenzio di altri partiti e di altre istituzioni e enti, che cercano di coprire l“affaire”, come dice Greco, un brutto “affaire” come diciamo noi. Un silenzio che parla, però, di rapporti e di connivenze, di poteri forti che, diversamente dai partiti, fanno politica in questa nostra Regione e affari.


A Voreie

22 novembre 2010

da ZACC&BELINA



LA DISCESA

Zacc- Berlusconi non può più utilizzare il nome Pdl. L’ha detto Fini

Bélina – fra poco neanche più Dell’Utri



Ave dieta mediterranea, tu sia la benvenuta

Patrimonio del nostro Sud ieri, patrimonio dell’umanità oggi, ormai è storia nota: l’Unesco ha riconosciuto i meriti di una identità alimentare che ha lasciato segni profondi nell’universo mondo.
Il resoconto di Pasquale Di Lena



L'Unesco ha definitivamente proclamato la Dieta mediterranea quale Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità e ha inserito questo bene nella prestigiosa lista del patrimonio dell’umanità dell’Unesco, che vede, ad oggi, 166 riconoscimenti per 132 Paesi, di cui tre italiani, “la Dieta Mediterranea” che va ad aggiungersi all’”Opera dei pupi siciliani” ed al “Canto a tenore sardo”.

C’è da dire che la Dieta Mediterranea rappresenta il primo riconoscimento al mondo di una pratica alimentare, e, mentre, si applaude questo straordinario successo, il Ministero sta preparando altre due candidature per il prossimo anno. Altri due patrimoni importanti come l’”Arte della Pizza Napoletana” e “la Coltivazione ad Alberello dello Zibibbo di Pantelleria”.

Un risultato importante dal grande significato culturale, quello del riconoscimento avvenuto in Kenya, a Nairobi, dove era riunito il Comitato Intergovernativo della Convenzione sul Patrimonio immateriale dell’Unesco, che premia la nostra tradizione alimentare e lo stretto rapporto che il cibo ha con il territorio, la fonte, l’origine delle nostre eccellenze Dop e Igp che, non a caso, ci vedono primeggiare in Europa e nel mondo.

Soprattutto con i prodotti più rappresentativi della “Dieta”, come olio di oliva, vino, frutta, pomodoro, verdura e pasta, che lo scienziato americano Ancel Keys, vissuto per oltre vent’anni in Italia, nel territorio, oggi meraviglioso parco, del Cilento, ha avuto di studiare e rendere protagonisti del nuovo prezioso riconoscimento. Il Cilento, la terra di Vassallo, il sindaco di Pollica, ucciso poco tempo fa dalla criminalità organizzata, che a questo riconoscimento ha dedicato molto del suo impegno di amministratore.

Grande la soddisfazione del nostro Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Giancarlo Galan, che a questo risultato ha dedicato molto del suo impegno unitamente a quello dei suoi bravi collaboratori. “Il risultato sperato è arrivato – ha detto il Ministro – e la proclamazione quale stile di vita sostenibile basato su tradizioni alimentari e su valori culturali secolari , rappresenta una svolta epocale nel processo di valorizzazione di usi e costumi legati alle diete alimentari dei vari popoli”

Alla notizia di questo riconoscimento anche il Presidente della Fidal, Franco Arese, a Roma per la riunione del Consiglio di amministrazione della Federazione di Atletica, ha voluto esprimere la sua grande soddisfazione per questo significativo risultato, dopo il successo, ottenuto a New York dalla sua “Maratona del gusto e delle Bellezze d’Italia”, in occasione del grande evento sportivo e mediatico qual è la Maratona della grande città americana.

“Un importante risultato – ha sottolineato Arese,già campione di mezzofondo – che aspettavamo e che ci rende particolarmente orgogliosi per aver colto, con il progetto “Maratona” di Casa Italia Atletica, tutta l’importanza delle nostre eccellenze agroalimentari, che abbiamo definito “primati”, in un rapporto stretto sport e alimentazione, con il territorio che è l’espressione di queste due fondamentali culture. Una vetrina itinerante, la iniziativa di Casa Italia Atletica, che in questi anni ha svolto un ruolo importante nel campo della comunicazione dei primati Dop e Igp della nostra agricoltura e dei nostri vini a D.O. e dei territori vocati a queste produzioni.

Siamo grati al Ministro Galan ed alla sua squadra – ha continuato il presidente Arese - dell’importante successo ottenuto con il riconoscimento della Dieta Mediterranea, utile per affermare il nostro stile di vita, il nostro patrimonio culturale e quello legato alle tradizioni, soprattutto culinarie, il valore della sobrietà, che serve ai giovani per raggiungere e vivere la soddisfazione dei risultati. Il nostro impegno nella comunicazione e promozione della corretta e sana alimentazione e nella valorizzazione dei territori di origine delle nostre eccellenze, insieme al Mipaaf, alle Regioni ed alle Provincie, all’Enit ed all’Ice, alla Confederazione Italiana Agricoltori e, prossimamente, la Confcooperative, troverà nel riconoscimento ottenuto in questi giorni a Nairobi, un valido sostegno e un ulteriore stimolo nella promozione del Paese”

Un riconoscimento, diciamo noi, da considerare una straordinaria opportunità per affermare i nostri prodotti e la nostra cucina e per dare forza e programmazione alla strategia di marketing, in modo da far vivere ai nostri prodotti crescenti successi sulla scia dei positivi risultati rilevati in questi ultimi mesi.

di Pasquale Di Lena
20 Novembre 2010 Teatro Naturale n. 41 Anno 8
domenica 21 novembre 2010
Numero 1167 Buongiorno Italia

riceviamo e volentieri pubblichiamo


Come sapete Berlusconi invierà a tutte le famiglie italiane il libro:"Due anni di governo".

Chi non è interessato a riceverlo e preferisce che il costo relativo venga utilizzato per scopi più importanti, può trovare tutte le istruzioni al seguente link:

Non desidero ricevere il libro "Due anni di governo"

Maria Ricciardi (presidente associazione Liberacittadinanza)

www.liberacittadinanza.it

da ZACC&BELINA


I CASINI DEL GOVERNO

Zacc – Bélina, non ci capisco più nulla. Che sta succedendo?

Bélina – Casini Zacc, solo e sempre Casini

18 novembre 2010

L'IMPOTENZA

Ci è stato raccontato che si prova una sensazione tremenda quando si è rimbalzati da una parte e dall’altra, impotenti, contro i muri di gomma che caratterizzano la politica, non importa se quella larinese o molisana. Anche se di colori differenti, questi muri sono, però, composti tutti con la stessa materia, la gomma. Per questo non sempre sono chiari i ruoli dei diversi contendenti, come pure della stessa maggioranza e opposizione, nel momento in cui questi si mostrano muri di gomma, capaci, cioè, di svolgere una unica funzione, quella di rimballarsi, come fosse una palla,la povera vittima, ad eccezione di chi, nel rispetto della propria dignità non si vende neanche per tutto l’oro del mondo.
Si può dire che per il potere (“chemmannà è meje che fottere”) e, quasi sempre, per il denaro (fare cassa come dicono quelli di Comunione e Liberazione), sono molto numerosi quelli che sono disposti a tutto, anche a passare sul corpo della madre; cancellare i buoni insegnamenti e i buoni propositi e rinunciare ai valori. Come sono altrettanto numerosi quelli che si vendono al potere e, il più delle volte, lo fanno ricevendo in cambio poche molliche di pane, quasi sempre avanzi della tavola
Ecco, gli insegnamenti e i valori, quelli che sono tuoi e quelli che appartengono alla politica, stravolti dalla cultura dello spreco, che non contempla, per esempio, il valore del rispetto.
Il rispetto per l’altro; per il diverso; per il territorio, quale contenitore di storia, di cultura, di ambiente e di paesaggio, di tradizioni; per il pianeta, che, proprio per la mancanza di rispetto, sta morendo, e noi con lui. È il rispetto il pilastro della democrazia, della libertà.
E poi i propositi, cioè le idee, i sogni, i progetti, i programmi, che servono a far conoscere questi progetti e, con essi, costruire il domani, incentivando la informazione e la comunicazione, azioni essenziali entrambe per un ampio e pieno coinvolgimento di quelli che si vogliono e si devono rendere protagonisti.
Tutto per non vivere quella sensazione brutta della impotenza, che, poi, porta alla resa; per non mettere il potere nelle mani di una casta, che ha una sola preoccupazione ed è quella di perpetuare se stessa, escludendo la maggioranza dei cittadini, in pratica i veri e soli protagonisti di un progetto che guarda al futuro e al bene comune.
Quanti sono oggi a vivere questa sensazione tremenda che è l’impotenza? Noi pensiamo la stragrande maggioranza delle persone per bene. Ed, allora, è a queste persone per bene che bisogna rivolgersi. Lo diciamo a Larino Viva, che, in questi tre anni di vita ha prodotto messaggi importanti, di rivolgere a queste persone la sua attenzione ed il suo l’invito a diventare protagonisti di quel processo di rinascita di cui ha profondo bisogno e urgenza Larino e il Molise.
La sensazione di impotenza, ripetiamo, è un dolore grande, un urlo che uno, per la paura che gli altri possano ascoltarlo, si tiene dentro senza, però, riuscire a soffocarlo.


A VOREIE

31 ottobre 2010

da ZACC&BELINA


IL LETTO

ZACC- Silvio (il presidente del Consiglio dei Ministri ) è come la Caritas a detta di Ruby

BELINA – Ruby non sa che la Caritas non ha né ville né letti.

29 ottobre 2010

da ZACC&BELINA


CAMBIA IL LINGUAGGIO MA NON I VIZI

Zacc- altro che Costituzione ha già cambiato il vocabolario

Bélina – Vero. Non si dice più trombatore, ma “persona di cuore”


FEDE E I CALZINI ROSSI

Zacc- Fede ha detto che non ha mai visto una persona nuda da Berlusconi

Bélina – non può negare, però, che in giro per l’Italia ce ne sono milioni spogliati dall’utilizzatore finale.

Flos Olei 2011, la guida ai migliori oli extravergine, premia cinque oli molisani

Scritto da Pasquale Di Lena
Venerdì 29 Ottobre 2010 08:48




Il Molise dell’olio entra con tutti e cinque gli oli partecipanti alla selezione della guida ai migliori oli extravergini del mondo, Flos Olei 2011, curata dall’enogastronomo, esperto di olio, Marco Oreggia. L’olio Colonna dell’omonima azienda di San Martino in Pensilis, con 96 punti sfiora, per un solo punto, A seguire l’”Olio di Flora” biologico dell’azienda “La Casa del Vento” (punti 88) di Larino; l’Oleificio Di Vito (punti 86) di Campomarino, con la Dop “Molise”; il Frantoio Mottillo (punti 86) di Larino, con un monovarietale “Gentile di Larino” e l’azienda agricola di Michele Fratianni (punti 85), sempre di Campomarino, con l’Olio di Virginio. Cinque oli di cinque aziende partecipanti che si sono confrontati con migliaia di oli provenienti da 42 paesi del mondo, con l’Italia e la Spagna che hanno fatto la parte del leone.
Un bel successo che onora la olivicoltura molisana e rende omaggio, non solo ai produttori che hanno voluto confrontarsi con i loro oli, ma a tutti gli olivicoltori molisani. Produttori che hanno bisogno di successi, dei loro oli, dei loro vini o dei loro formaggi, per superare la crisi dell’agricoltura e, nel caso dell’olio, per far vivere a questo delizioso prodotto un nuovo rinascimento, che serve, soprattutto, per la salvaguardia e la tutela di ambienti e paesaggi unici, fondamentali per l’offerta complessiva del Molise sul Mercato. Un successo, con gli ottimi punteggi acquisiti, che porta i cinque oli molisani a diventare principali protagonisti dei 455 oli selezionati e provenienti dai cinque continenti, con paesi che si sono affacciati da poco alla coltivazione dell’olivo. La coltivazione che, con il suo olio, segna in lungo e in largo il Mediterraneo, incidendo sulle civiltà espresse nel corso di millenni e fa da filo conduttore della Dieta Mediterranea, chiamata dall’Unesco a diventare bene dell’umanità. Flos Olei, la pubblicazione che da due anni ha sostituito “L’Extravergine”, la prima guida degli oli sempre diretta e coordinata da Marco Oreggia, è la sola guida a respiro internazionale. Essa si presenta come punto di riferimento per i consumatori del mondo esigenti o attenti al buon mangiare, ma, anche, come importante strumento di approfondimento per operatori del settore, comunicatori e quanti vogliono sapere di più di una realtà complessa, che comincia a vivere la sua modernità e attualità. Una opportunità, per queste aziende e per i territori e le varietà di olivo che rappresentano, di vivere da protagonisti il mercato, al pari dell’altra opportunità, di cui abbiamo parlato in una nostra precedente informazione, offerta ad altre tre aziende di essere protagoniste con Casa Italia Atletica a New York, alla vigilia della più famosa e più partecipata Maratona al mondo.