30 gennaio 2010

OLIVI SECOLARI, L’INCONTRO CON I “PATRIARCHI” DI PORTOCANNONE



Pasquale Di Lena informa

Per avviare nel migliore dei modi l’idea, “gli olivi secolari”, che il mio amico Pasquale Gianquitto ha voluto mettere nel salvadanaio de “Il Gusto delle idee”, dopo il successo del progetto “adotta una fontana”, ieri mi sono recato, proprio in compagnia di Pasquale, a incontrare quei “patriarchi”, come li chiamano in Puglia, sparsi intorno all’abitato del comune di Portocannone.

Il comune che saluta gli ospiti con uno stupendo murales dedicato ai suoi olivi.

Patriarchi di 700/800 anni e più, che danno il senso del perché l’olivo è per tutti, nel corso dei suoi ottomila anni vissuti da testimone, “l’albero della vita” , come diceva Columella (Olea prima omnium arborum est), cioè di tutti gli alberi il più importante

Con Pasquale ne abbiamo contati più di una decina ultrasecolari e sei, se non sette, di 700/800 anni, ben portati, con il tronco possente e i nodosi rami, di varietà diverse, con alcuni che riprendono “la Gentile di Larino”, la varietà autoctona più diffusa nel Molise.

Uno spettacolo della natura, a testimoniare la vittoria dell’olivo sul tempo che scorre inesorabilmente per tutti, ma non per questa pianta sacra agli dei ed ai popoli del Mediterraneo, da sempre il mare delle antiche civiltà ispirate dall’olivo e, fino a non molti decenni fa, illuminate, curate e alimentate dall’olio.

L’incontro è avvenuto dopo aver risalito il fianco del colle, interamente coperto di olivi, che dal Biferno sale verso l’antico centro dalle origini albanese, non lontano dal grande tratturo Aquila-Foggia.

Una collina tutta olivetata, preziosa per la sua ricchezza, non solo di qualche esemplare, ma di oliveti secolari, che rendono Portocannone un territorio ancor più da salvaguardare e tutelare.
Una scelta importante per questo piccolo centro per sviluppare, attraverso questo suo patrimonio storico-culturale e produttivo, le sue enormi potenzialità nel campo della promozione della sua agricoltura e, quindi, del suo olio e del suo vino, oltre che delle coltivazioni orticole e dei seminativi.

Poi su, di corsa per sfruttare l’incerta luce del sole, verso il serbatoio dell’acquedotto a trovare i veri patriarchi e, al loro cospetto, la mia grande emozione ( Pasquale l’aveva già provata con incontri ripetuti nel passato), che, posso assicurare, merita di essere provata.

Sono rimasto incantato, soprattutto da questa loro capacità di raccogliere il tempo per poi riporlo dentro le corde secolari del loro tronco possente e i nodosi rami verdeggianti di fronde, che nascondono le preziose bacche.

La sensazione è quella di prendere nelle mani il tempo da loro raccolto e di avere, cosi, la possibilità di aprire con esso un dialogo, avviare un ragionamento come ancora si fa con un amico nelle piazze o lungo le strade principali dei paesi del Molise.

Secoli di vita ben portati che danno il senso del perché l’olivo è per tutti la pianta che si lascia amare.

Saranno questi patriarchi a guidare il gruppo di lavoro de “Il Gusto delle Idee” nella ricerca e nella rappresentazione di altri patriarchi sparsi sul territorio molisano, perché siano essi a raccontare questo Molise, la sua natura di terra di transito, luogo di incontro, di dialogo, di scambi di culture e di merci.

Un racconto importante per le nuove generazioni perché aiuta a capire il tempo e a sentirne la saggezza, soprattutto come il futuro di questa nostra terra degli olivi gentili è tutto nel suo passato, la fonte delle possibilità affidate alla ruralità, alla biodiversità, alle tradizioni.
p.di.lena@alice .it

FOLLIA

Le notizie di questi ultimi giorni sono all’insegna della totale follia per un Paese, l’Italia, oramai in balia delle onde, che noi venti cerchiamo di rendere meno alte possibili, per non farla naufragare.
Ci è voluto Annozero, la trasmissione di Santoro per sentire di nuovo parlare degli operai e vedere che esistono ancora. Esistono e come! Sono sui tetti dei capannoni, davanti ai cancelli, nelle strade e nelle piazze a mettere in luce le condizioni di abbandono a causa delle scelte dei padroni, tornati ad essere anche i padroni della politica in tutti i paesi che si danno l’aria di essere sviluppati, nonostante la crescente povertà che richiama quella dei paesi definiti arretrati. La sola differenza è che nei primi aumenta la povertà e le famiglie si sostituiscono allo stato sociale, per dividere le pensioni delle madri e dei padri di chi resta senza lavoro, mentre, nei secondi, aumentano quelli che muoiono di fame. Santoro, l’altra sera, ha provato ad aprire il capitolo multinazionali e profitti (questi sì i soli veri interessi dei padroni!), ma non c’è riuscito più di tanto, visto che tutti hanno fatto finta di non sentire, compreso il segretario del Pd Bersani che, non ci è piaciuto, quando ha voluto affermare, dopo un salto mortale sull’agricoltura, il primato della fabbrica anche là dove l’unica fabbrica è il territorio, la natura.
Che peccato non cogliere le questioni del nucleare, delle energie alternative disordinate che vanno ad arricchire i già ricchi ed a rubare l’unico vero patrimonio, che, soprattutto, il sud ha, il territorio, compreso il mare!
Come non capire che, dopo aver distrutto il territorio con le sue bellezze naturali e le sue bontà, i profitti enormi che ne ricavano se li portano nel nord o in altri paesi lontani, con il risultato di lasciare i derubati, cornuti e mazziati, grazie ad una classe dirigente senza cultura e senza identità e grazie ai partiti che ormai sono nelle mani del capitale. È la verità, altrimenti non ci sarebbe da registrare le cose strane che appaiono: da una parte quelli che sono al governo e che non perdono tempo - predicando lo sviluppo - di cementificare il nostro territorio e di distruggerlo per arricchire chi è già ricco, nonostante l’esempio quotidiano di frane, sprechi e paure; dall’altra una opposizione che chiude la stalla quando i buoi sono scappati, lasciando ai magistrati la difesa della Costituzione.
A noi non meravigliano le Gelmini, gli Schifani, gli Scajola, gli Alfano, i Sacconi, i Brunetta o i Maroni. Non meraviglia più neanche Berlusconi. Quello che meraviglia è un sobbalzo di dignità da parte di gente che vede e che sa. Nessuna ribellione da parte loro, nessun sussulto, ma un appiattimento sulle posizioni che preoccupa e, per ora, non lascia sperare in un domani migliore dell’oggi. Diventa difficile sperare nel futuro, soprattutto per le nuove generazioni, che, per ora, possono solo registrare sprechi e, con essi, cambiali pesanti da pagare, non oggi ma domani, se non si vuole arrivare all’impoverimento generale.
E così, mentre la destra continua a far fare il sottosegretario a Cosentino, che i giudici vogliono in galera, il Pd della Campania candida De Luca, inquisito, in modo da far dire che sono tutti uguali, cancellando così, anche il gesto naturale delle dimissioni dell’ormai ex sindaco di Bologna, questa volta caduto per colpa di una donna e non di un transessuale.
Ed ora solo un breve elenco delle cose lette sui giornali che rischiano di sparire e che le tv di Fede, di Minzolini, di Vespa e dei programmi stupidi del pomeriggio e della sera, si guardano bene dal riportare: Noemi debutterà, finalmente, in tv quale esempio da dare a tutte le ragazze che sgobbano sui libri o vanno a lavorare, ma che non hanno un papi; l’Omsa vuole chiudere a Faenza, lasciando in mezzo alla strada 360 dipendenti di cui 320 donne, per riaprire a Novara, dopo aver una fabbrica attiva da qualche tempo in Serbia; la Fiat, dopo aver incassato tanti altri soldi dallo Stato vuole chiudere qualche fabbrica per continuare a delocalizzare e, così, tante altre fabbriche in tutte le regioni italiane, con migliaia e migliaia di lavoratori presi dalla disperazione della perdita di lavoro.
Intanto Berlusconi dimostra il suo disprezzo per gli immigrati nel momento in cui li considera tutti criminali. Lunedì inizia la settimana del salva il povero Berlusconi dai processi, con Casini (il giornale della Cei gli ha fatto capire che sta esagerando andando con chiunque e da ogni parte, come una puttana qualsiasi da marciapiede, non da salotti), che approverà quello che Berlusconi vuole. Di sicuro pensa di salvare la propria coscienza quando dice che l’impedimento non deve valere anche per i ministri. Alla fine vuoi vedere che varrà anche per i parlamentari e anche per i dipendenti di Camera e Senato?. Sono capaci di tutto, anche di lamentarsi delle schifezze per non provare i sensi di colpa come quelli riferiti ai condoni, agli appalti, all’amianto, al nucleare. Non vale, anzi, per questa maggioranza è motivo di accelerare il processo, dopo la decisione delle Regioni, ad eccezione delle tre più marcate lega e pdl (Lombardia, Veneto e Friuli) di opporsi al ritorno in Italia del nucleare. Il senso dell’onnipotenza di questa maggioranza sta nella predica, minuto per minuto, dei suoi stonati altoparlanti, che essa è espressione del popolo e, quindi per il popolo può fare quello che vuole, anche quello di contraddire il popolo di altre istituzioni e punirlo.
Che tristezza! Una tristezza che viene assorbita dall’avanspettacolo della politica molisana.
Mentre Perna itr, già altre imprese tutte fallite, mette nei guai 4.000 famiglie di operai e piccoli imprenditori, Perna fratello, anch'egli già imprese fallite, riesce a subentrare ai soci privati nello zuccherificio ed a prendere in mano il Conservificio e la Cantina cooperativa di Guglionesi, senza che la Coldiretti, che ha gestito con i suoi uomini queste due strutture mangiasoldi fino a vomitare, abbia espresso una sola parola. Certo, che deve dire visto le condizioni in cui sono state ridotte! Oltretutto senza che la classe politica molisana abbia detto una sola parola su queste operazioni strane di cui si è vantato Iorio.
D’Ambrosio, il mitico D’Ambrosio, nato Dc, poi socialista, poi comunista, fino a qualche tempo presidente del Pd, braccio sinistro di Ruta e della nomenclatura contro di D’Ascanio, colui che si è adoperato, a più riprese, a far cadere Greco, per candidarsi sindaco della città, la sola che ha contrastato i poteri forti del nucleo industriale, ha lasciato, dopo pochi giorni che è stato rieletto dirigente, il Pd, per avventurarsi con una lista civica forte dei voti della famiglia della moglie nata Di Giandomenico. Nessuna sorpresa per chi conosce il percorso e il modo di fare politica di questo personaggio con il pallino per il sorriso e gli affari.
Ancora una volta, però, siamo rimasti sorpresi dalle dichiarazioni del presidente del nucleo industriale, quello dei fuochi di artificio, quando dice che non ha alcun interesse di candidarsi a sindaco, ma di continuare a presiedere il Consorzio. Per quanto ci riguarda non avevamo dubbi sulla sua scelta, sapendo il potere che gli dà la gestione di questo strumento, soprattutto se i D’Ambrosio o i Di Brino andranno a governare Termoli, e, altri uomini di destra, Montenero di Bisaccia.
Siamo già a Larino, ma ne parleremo domani.
A voreie dell’ 1.02.10

29 gennaio 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina
MENO
Zacc – il vero razzista è lui. “Meno immigrati, meno crimini”
Bélina – meno Berlusconi, meno casini
LEZIONE
Zacc- L’ha detto Bill Gate che di soldi se ne intende “spende più per i capelli che per i poveri”.
Belina – e non solo.

27 gennaio 2010

RAGLI&BELATI


di Zacc e Bélina
L’ACQUA
Zacc- Ora Casini apre al Pdl
Bélina- ha paura di rimanere con l’arsura senz’acqua

25 gennaio 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


LA BRUNETTA DEI POVERI
Zacc- torna sui bamboccioni
Bélinna- per non essere calpestato
CLONATI
Zacc – Gasparri prima offende e poi si scusa con il giornalista di Ballarò
Bélina – ha pensato di essere il capo

22 gennaio 2010

IN AZIONE CONTRO LE BUFALE NUCLEARI DI ENEL



Ciao pasquale,era ancora buio quando questa mattina i nostri climber sono saliti sul “Colosseo Quadrato” di Roma. Alle 8.30 hanno srotolato il banner di 300 metri quadri con la scritta “Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness". È un messaggio indirizzato alle imprese italiane riunite proprio di fronte nel palazzo di Confindustria, dove Enel ha presentato il nucleare come un ottimo investimento. Il nucleare è un affare francese. Non certo per la nostra economia! Enel cerca di imbonire le imprese italiane promettendo che il 70% degli investimenti per la costruzione di quattro reattori nucleari EPR sarà nella parte non nucleare (dunque non coperta da brevetti francesi) per un controvalore di circa 12 miliardi di euro. Secondo l’azienda elettrica francese EDF - alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia - risulta, invece, che gli investimenti nelle parti non convenzionali degli impianti EPR, ovvero le uniche che potrebbero riguardare le imprese italiane, non superano il 40% degli investimenti totali. Per fortuna quello che Enel non dice, lo dicono altri: EDF, STUK, Citigroup, AREVA. Nella nostra analisi “Bufale nucleari” abbiamo analizzato dichiarazioni e cifre degli operatori più competenti nel settore che fanno uscire allo scoperto tutte le bugie di Enel. Sicuramente Enel continuerà la sua propaganda nucleare, ma l'esperienza degli unici due EPR in costruzione, in Finlandia e in Francia, ha già ampiamente dimostrato che per questo tipo di impianti ritardi, problemi nella sicurezza e costi fuori controllo non sono un rischio ma una regola. È quello che oggi abbiamo ricordato alle imprese italiane. Continueremo a farlo.
Saluti e a presto!
Andrea Lepore Responsabile Campagna Nucleare

NUOVE ADESIONI A "IL GUSTO DELLE IDEE"

Sono ripresi gli incontri de "il Gusto delle Idee", l'iniziativa lanciata da Larino viva, che da ora in poi vive di vita propria, per riempire di programmazione e di creatività le azioni che servono a dare prospettive e un futuro all'antica capitale dei Frentani.Dopo il successo del calendario "Fonti e Fontane di Larino" realizzato per sostenere il progetto "adotta una fontana" che si vuole far partire in primavera, si pensa a nuove iniziative riferite agli olivi secolari. Ma non solo, anche al racconto, attraverso documenti autentici, di una straordinaria storia, fatta di luci e ombre, che ha accompagnato il percorso di quasi un secolo dei Battista a Larino, a cavallo del ‘900, con le intense attività nel campo dell'agroindustria alimentare. Un'attività che oggi torna di grande attualità dopo il fallimento di una politica basato tutta sulla industrializzazione e sullo sperpero del territorio, il consumismo e lo spreco ingente di risorse che hanno portato alla crisi attuale e alla soglia delle nuove povertà. La organizzazione di una mostra sostenuta dalla pubblicazione di materiale che porta a far capire le ragioni di una politica che ha portato a colpire un fondamentale settore dell'economia larinese ed a punire una città che oggi avrebbe tutto per tornare di grande attualità se la cultura della programmazione e una visione attenta della realtà molisana nel contesto nazionale e mondiale, avesse il sopravvento su quella impressa dall'anarchia e dallo spreco come se le vacche fossero ancora grasse.Il "Gusto delle idee", u caresielle, cioè il salvadanaio delle idee e dei progetti, si vuole aprire a quanti, soprattutto i giovani, hanno l'interesse e la voglia di camminare insieme e, quindi, di partecipare per cogliere obiettivi importanti, che sono possibili per una città come Larino e per l'intero Molise. Basta salvaguardare e rilanciare i caratteri di queste realtà, come il valore della ruralità e della biodiversità, del territorio, e le grandi potenzialità nel campo della valorizzazione turistica se i patrimoni, vere e proprie ricchezze dei nostri territori, vengono monitorati, organizzati e spesi nell'interesse di una Molise, che ha una sola possibilità di proiezione nel futuro se ritorna ricco delle sue realtà e si riappropria dell'anima che può trasformarlo in una moderna città ideale. Un salvadanaio, ma anche un laboratorio pronto a scambiare con altri risultati ed esperienze per ridare alla politica la cultura, in pratica il carburante di cui ha bisogno per camminare e, quando vuole, anche volare.Il prossimo appuntamento è per giovedì prossimo alle ore 19 presso l'Hotel Campitelli 2.

RAGLI&BELATI



di Zacc e Bélina
Zacc – Dobbiamo essere soddisfatti - ha proseguito il premier - di essere riusciti a non mettere nuove tasse, a non mettere, come si dice, le mani nelle tasche degli italiani
Bélina – spogliàti di tutto a che servirebbe?

19 gennaio 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina



IL PROBLEMA
Zacc - Bossi si è posto una domanda “Come fa la Lega a governare con chi tutti i giorni la pensa in maniera diversa?".
Bélina – basta fissare con Prodi qualche ora di ripetizione.

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina
IL PROBLEMA
Zacc - Bossi si è posto una domanda “Come fa la Lega a governare con chi tutti i giorni la pensa in maniera diversa?".
Bélina – basta fissare con Prodi qualche ora di ripetizione.

18 gennaio 2010

17 gennaio 2010

SIAMO UOMINI O CAPORALI

C’è chi pensa di poter afferrare il vento, non importa se Bora, Scirocco o Grecale, non sapendo che il vento, proprio perché vento, si lascia afferrare solo da chi sa che non lo può afferrare.

Gli altri lo possono solo contrastare.

Per esempio, chi confonde il vento – e lo offende – con “sigle e siglette”, non riuscirà mai, pur volendo, a possederlo, anche per un solo momento, in qualunque direzione esso soffi.

Non è possibile per la ragione che non riesce, per principio, a capire il vento.

Per lui il vento, sia esso freddo o caldo, è solo un rompimento di palle, proprio perché non ne capisce la funzione.

Quando abbiamo sentito, la prima volta, dire a Totò “siamo uomini o caporali?” anche noi venti ci siamo messi a ridere a dimostrazione che non ne avevamo capito il significato. Ci è voluto tempo per capire che il geniale attore napoletano, non era poi più di tanto assillato dalla domanda, ma dal fatto che per lui gli uni rappresentavano una categoria e gli altri la categoria opposta.
Specificava, sottolineava solo per dimostrare che chi era uomo non sarebbe mai diventato caporale.

Mai, per il fatto che gli uomini sentono il bisogno di dialogare e non quello di comandare e questo perché hanno il senso forte del rispetto e dei ruoli di ognuno, meno dei caporali che, invece, hanno bisogno di dimostrare la loro fedeltà al superiore e così più comandano e puniscono i soldati semplici e più si sentono bravi.

I caporali sono quelli che pensano, per esempio, che ci possono afferrare e più ci provano e più si incazzano, fino a sbraitare e, perfino, a mettersi di traverso e ad infamare quando non ci riescono.

È per questo che nella vita mentre ci possono essere uomini che diventano, per mille ragioni che possono essere la perdita del rispetto, soprattutto di se stessi, o, anche, una delusione d’amore, caporali, sembra che non sia facile il processo inverso e, cioè, che i caporali diventino uomini.

Soprattutto oggi che – il fenomeno è globale perché tutti nelle mani della finanza e delle multinazionali - gli uomini, accecati dal denaro e dal vuoto dei valori, diventano caporali.

Bisogna sperare che questo fenomeno si sgonfi presto, con la velocità del nostro grande vento dei venti, per vedere caporali pentiti anche fra le masse che non si sono lasciate trascinare, ritornare uomini.

Se succederà vuol dire che il mondo è cambiato e che è tornata la speranza in un domani migliore, fatto di idee e di sogni, voglia di partecipazione.

È questa speranza che bisogna alimentare, ogni giorno, mettendo a disposizione degli altri le proprie idee ed i propri progetti, la voglia di fare e di partecipare mettendo in gioco le proprie voglie e le proprie passioni.

Per noi venti, quando ciò succede, ci sentiamo più liberi di soffiare e ci piace, lo confessiamo, essere afferrati ed accarezzati.

A voreie del 16.01.10

I VERI VIRUS SONO LE MULTINAZIONALI

Noi che abbiamo la fortuna di girare, spesso passando inosservati con la gente distratta, chi a pensare problemi seri chi, invece, cazzate, veniamo spesso a sapere come vanno le cose quando c’è un eccesso di comunicazione, quella che serve a creare panico, comunque preoccupazioni tra la gente, soprattutto la povera gente.
Noi ve l’avevamo detto che la criminalizzazione del maiale, sicuramente l’animale più prezioso, era tutta opera delle multinazionali che avevano già pronto il vaccino (?) da distribuire, con la complicità di governanti e scienziati, al mondo intero dopo averlo ben bene impaurito con le notizie pagate ai giornali ed alle televisioni.
E’ l’arte della persuasione, un tempo dei magliari napoletani che la usavano per vestire, comunque per un giorno, le persone, fatta propria dalle multinazionali, per inquinare di ogm la nostra biodiversità; sviluppare pandemie; dichiarare guerre e altre schifezze varie con la bontà dei soldi che hanno il potere di convincere chiunque in un mondo dove i soldi sono i soli idoli che si lasciano rispettare.
Pensate che una di queste multinazionali (anche questo ve l’abbiamo già detto) è nelle mani di quel guerrafondaio di Ransfield che, con Bush, dopo aver avviato la carneficina senza fine in Iraq, ha pensato bene di tornare ai suoi affari di uomo delle multinazionali, non importa se producono armi o vaccini, basta che incassano soldi a palate che, alla fine, vuol dire potere. Potere che un tempo era nelle mani della politica e dei governi e che oggi queste entità senza volto esercitano con la politica e d i governi a loro disposizione.
Un guaio che non è facile riparare in mancanza di una informazione libera e democratica, la sola che stimola la partecipazione dei cittadini perché diventino i soli protagonisti. Ma andiamo alle conclusioni del nostro ragionamento che ci fa vedere, non da oggi, grazie alle televisioni di Berlusconi e ai suoi adepti, gli sprechi ed i profitti; le paure e le speranze; l’interesse e l’indifferenza.
La Novartis, la multinazionale del vaccino “acqua fresca”, ha incassato 184 milioni di euro dallo Stato italiano che, così, li sprecati
Ma la cosa più interessante sono le condizioni del contratto imposte dalla multinazionale che il nostro Ministro Sacconi, già socialista sicuramente craxiano ora berluscones, ha firmato, sotto la lente di osservazione sia della CODACONS che della Corte dei Conti, che comunque salvano la multinazionale da ogni rischio, anche quello di non essere pagata nel momento in cui il vaccino risultava inutile o inefficace.
Ma non c’è da meravigliarsi più di niente, solo da chiedersi che paese è quello dove comandano gli ex socialisti craxiani? Un paese in mano alle multinazionali
A voreie del 15.01.10

RAGLI&BELATI



di Zacc e Bélina
RISVEGLIO DELL’AGRICOLTURA
Zacc – chissà chi ha interesse a far circolare falsi documenti su Di Pietro che vogliono dimostrare che è stato agente della Cia
Bélina - la Coldiretti

15 gennaio 2010

GRAZIE MUKUL


Zacc – finalmente una bella notizia. A New York, Mukul, tassista bengalese fa oltre 300 chilometri per restituire 14.500 euro a una pensionata italiana
Bélina- per Tremonti e il suo Governo i chilometri da fare sarebbe troppi.

13 gennaio 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

GIRAMIENDO
Zacc-il sottosegretario Caliendo ha detto che sono obbligati a bloccare i processi
Bélina- cuando caliendo el sol…..es siempre un giramiendo de coglion

12 gennaio 2010

Ospedale di Larino, finalmente la parola al consiglio comunale

LA NOTA -
2010-01-12 14:57:09

La dice lunga il silenzio che ha avvolto la seduta del Consiglio comunale di Larino del 7 gennaio scorso, convocato, per la quarta volta, dalle forze di opposizione per parlare della questione dell’ospedale, dopo l’ultimo tentativo di limitare le azioni e il prestigio del laboratorio di analisi e la continuità di azione della maggioranza di non disturbare Michele Iorio e quanti, con lui, da tempo lavorano per la morte lenta del nostro ospedale.

Un consiglio animato, ricco di importanti spunti politici, che ha visto il sindaco Giardino interrompere continuamente il primo firmatario della ennesima richiesta di consiglio monotematico, il capogruppo di Larino viva, Giampiero Cataffo, che, nel ripercorrere le tappe che hanno portato a privare il nostro ospedale di reparti e di personale e, fino all’ultimo, la messa in discussione del Laboratorio di analisi, ha, con documenti alla mano dimostrato tutt'i limiti di una maggioranza incapace di difendere questo bene primario di Larino e del suo circondario, che, nel corso di un secolo e più di presenza, ha onorato la sanità molisana e continua a farlo, nonostante le azioni di chi vuole smantellarlo.
Giardino non ha saputo giustificare l’operato suo e del suo vice sindaco che, con le loro azioni di accondiscendenza alle scelte di Iorio, hanno solo portato a perdere tempo prezioso, al punto che entrambi (se non responsabili, perlomeno complici della situazione), non hanno saputo, aldilà del buonismo (va di moda) espresso dall’assessore Urbano, fare una proposta di cosa fare per salvare il salvabile o, come ha sottolineato più volte il consigliere Di Lena e, con lui, tutti i consiglieri di opposizione, per andare al superamento della situazione.
L’invito a far propria la proposta di Larino viva, firmata da tutta l’opposizione e poi firmata da Chieffo e Petraroia che, con un odg, l’hanno posta all’attenzione del Consiglio regionale.
Una proposta che aveva, ed ha il merito, non solo di salvare il Vietri, ma, con la scelta di una forte eccellenza da aggiungere a quelle già operative, di proiettarlo nel futuro, dando, così, una mano alla sanità molisana a uscire fuori dalla pesante situazione in cui è stata posta da Iorio e dalla sua dissennata politica degli sprechi.
Un consiglio che ha messo in luce la pochezza dei risultati di Giardino e della sua maggioranza nei venti mesi dalla elezioni di Aprile del 2008; la sua incapacità a coinvolgere i cittadini ed a renderli protagonisti per poi prendersela, invece di ringraziare, con il Comitato Pro Vietri, che, onestamente, poteva ottenere poco con un governo assente e remissivo alla volontà di Iorio.
In questo senso pesante l’accusa di incapacità rivolta da Di Lena al vicesindaco Quici, che ha avuto da Giardino la delega della sanità, e la richiesta di dimissioni per non intralciare il percorso di avanzare proposte concrete a Iorio e di avere dal governatore risposte chiare per capire le sorti dell’ospedale e di chi sono le responsabilità, nel momento in cui la volontà fin’ora espressa è quella di chiuderlo.
Un assessore che ha portato l’ospedale alla situazione attuale non può rimanere a decidere il da farsi, soprattutto dopo il suo atteggiamento offensivo nei confronti di chi si è adoperato per fare o per proporre soluzioni valide possibili.
Ecco perché la dice lunga il silenzio sul consiglio comunale che ha visto l’opposizione unita dettare il percorso da seguire, a partire dalla convocazione della commissione consiliare preposta a mettere all’attenzione del consiglio una proposta concordata.
E poi, un altro risultato non meno importante qual è quello di rimettere al centro dell’azione politica il ruolo e l’azione del Consiglio comunale, con Giardino che ha fatto di tutto di svalutare in tutto questo tempo, sapendo che solo in questo modo si poteva evitare alla sua maggioranza di prendere una posizione precisa e, conseguentemente, portarla avanti insieme a tutta la Città, senza se e senza ma.
Larino Viva

11 gennaio 2010

PARADISO

Bisogna farsi una ragione e sapere che i venti non sono accettati, soprattutto da chi non ne capisce il significato e la utilità. La voglia di correre e di cambiare; spazzare via tutto ciò che non serve (soprattutto la polvere) o è vicino alla fine; scuotere le persone che tendono ad assopirsi e, così, infastidire, rappresentano il significato. Se questo è il significato, la sua utilità, come non tutti, purtroppo, sanno, è nella loro capacità di stimolare la riproduzione delle piante note come “anemofile” e, così, dare nuova vita a chi della vita ha bisogno e la vive, con i sogni e le idee, nel rispetto degli altri, senza alcuna strumentalizzazione.
I venti sono versi di quella stupenda poesia che è la natura.
Ieri non eravamo dalle parti di Larino, sostituiti dalla nostra amica “maiellèse”, il vento che viene da ovest e, passando sulle cime della dolce Maiella, si carica del freddo assorbito dalla neve e dal ghiaccio. Abbiamo però saputo di quello che è successo la mattina, con l’incontro nella sala giunta del Palazzo ducale con il vescovo della Diocesi di Termoli-Larino, che dava il via alla sua visita pastorale, e di quella che è successo la sera con la seduta monotematica sull’ospedale, convocata ( ci dicono che è la quarta volta) dall’opposizione e, soprattutto, da Larino viva che più ci assomiglia.
Un incontro importante per il significato alto che la Chiesa dà alla visita pastorale e per il fatto che ha preso inizio con un confronto con i rappresentanti dei cittadini di Larino, i consiglieri comunali.
Ha fatto bene chi ha sottolineato il ruolo della Chiesa e dei suoi pastori nel corso dei secoli che hanno segnato la città di Larino; chi si è augurato che la visita diventasse, dopo tanto sienzio, occasione per valutare le ferite di una comunità e i rischi che essa corre con l’accentramento del Molise in solo quattro o sei comuni e, di contro, l’abbandono dei rimanenti 130 o 132 paesi che del Molise rappresentano la vera identità; con la caduta del nucleare o di altre schifezze e bombe ecologiche; la privatizzazione dell’acqua; la crisi dell’agricoltura e la fuga dalle campagne; la disoccupazione e la perdita costante del territorio per colpa della cementificazione e della speculazione,; la diffusione della droga e dell’alcolismo e, non ultima, la penetrazione della criminalità organizzata. Ha fatto bene chi si è affidato alla Chiesa ed ha visto in essa l’argine per frenare le barbarie di una società che ha come solo riferimento il “dio” denaro, che sta distruggendo i veri valori per convivere e vivere la città.
Ha mostrato una mancanza di stile il vicesindaco che ha scambiato il luogo dell’incontro in un confessionale.
E poi la sera in Consiglio comunale con il tentativo di una maggioranza, un po’ piccata di fronte all’incalzare dell’opposizione, che non ha saputo mantenere la freddezza che, in passato , le è stata riconosciuta. Alla fine essa ha dovuto prendenre atto del suo fallimento con l’appello alla unità del consiglio, dopo un anno e mezzo che questa unità era stata rifiutata. Un rifiuto che ha portato a peggiorare la situazione, nel momento in cui è sempre e solo l’ospedale di Larino che viene chiamato a pagare un prezzo molto alto, perché mal difeso da Giardino attento a non disturbare troppo il manovratore, e dal suo vice Quici, che l’ospedale lo usa solo per passeggiare nei giorni di pioggia o di troppo vento, come oggi.
Se non fosse un a cosa seria, talmente seria al punto che da essa dipende il presente e, soprattutto, il futuro di Larino e del suo circondario, ci sarebbe, ci dicono i più attenti e informati, da ridere.
Noi, diversamente dal nostro amico, “u faùneie”, che tanto ha preoccupato chi non ha il gusto della ironia e non l’apprezza, siamo più freddi e, come tali, più spietati tant’è che là dove riusciamo ad avere più spazio e più forza, costringiamo le persone ad attaccarsi a qualsiasi palo pur di non rischiare di cadere e, a volte, perfino di volare.
A voreie
Larino venerdì 08.01.10

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina



I COLLABORATORI
Zacc – D’Alema, come ricorda Violante, ci ha provato a farlo rientrare in Italia per curarlo
Bélina- se ci riusciva, oggi, invece che una via, avremo Craxi in persona con violante e D’Alema suoi collaboratori.

10 gennaio 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina



ENERGETICO
Zacc – ma cos’ha Violante ?
Bélina – elettrizzato

7 gennaio 2010

RICOMINCIARE

Vincenzo Cerami, nella sua nota settimanale che L’Unità riporta nell’ultima pagina, ricordando il nastro tricolore nel taschino della giacca degli orchestrali nel concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, quale segno di protesta per i pesanti tagli alle Fondazioni liriche, si è posto subito una domanda, che suona dura condanna al suo partito, il Pd.
In particolare, Cerami scrive “……nel vedere quella sorta di umiliata decorazione appesa agli occhielli dei musicisti, mi sono chiesto subito qual è il punto di vista del mio partito, del PD, sull’argomento, e soprattutto se il nuovo assetto messo in piedi da D’Alema-Bersani ha un qualche interesse per la Cultura e per l’Arte del nostro Paese. Rispondo senza esitazione: no, non ha alcun interesse per la Cultura e per l’Arte, perché, né più né meno della destra, non possiede la cultura della cultura. La nostra classe al potere proviene dalla ex piccola borghesia, tradizionalmente sotto culturale quando non smaccatamente anticulturale. Sia per Tremonti che per Bersani la cultura è un passatempo, un hobby di cui si può fare a meno in tempo di crisi economica. Addolora che il PD, sull’argomento cultura non abbia nulla da dire.”
Cerami chiude sottolineando l’errore che commette il PD “buttando a mare la cultura…..Dimostra di voler staccare da ciò che lo collega alla realtà più profonda degli italiani……non gli resta che il mero, burocratico, tristissimo conto delle tessere.”
Un commento amaro che appartiene anche a chi, dopo aver militato nel Pci, Pds e Ds, ha deciso di non aderire al Pd, sperando vivamente di essere sconfessato dai fatti e di pentirsi per non averlo fatto prima. Le stesse parole usate da Cerami per la cultura, valgono per l’Ambiente, il Territorio, l’Agricoltura, l’Artigianato. Per questi temi il Pd “No, non ha alcun interesse” e lo dimostra il silenzio su tutte le operazioni, una più importante dell’altra, portate avanti dalla destra, come il nucleare, l’acqua, l’esproprio dei poteri agli enti locali ed alle Regioni, la crisi profonda dell’agricoltura, la cementificazione del territorio ed altre porcherie varie.
Assente, salvo qualche frase ad effetto per dimostrare semplicemente che i suoi dirigenti marcano il cartellino. Assente, salvo quando c’è da fare favori alla destra, come nel caso di Larino, Termoli o della Puglia, del Lazio o dell’Umbria, perché non si spiega altrimenti un modo di fare così masochistico.
Da qui la necessità di organizzare quanti si riconoscono di sinistra ed hanno a cuore quel patrimonio di valori che la classe dirigente del Pd, come scrive Cerami, sta buttando a mare o rischia di metterlo nelle mani di un piccolo borghese come Di Pietro.
Si tratta di prendere la bandiera della opposizione e di organizzare le persone non per dare loro una tessera ma per renderle protagoniste di quel cambiamento di cui hanno bisogno il Paese, il Molise, Termoli e Larino. Un bisogno urgente prima che tutto diventi irreparabile.
Soffiare sulle situazioni perdenti è per noi una fatica enorme che ci porta non solo a sudare ma a piangere nel toccare con mano lo sfascio morale e culturale di questo nostro amato Paese.
A Voreie
Larino, befana 2010

La sede dell'istituto Agrario stimola la proposta di Pasquale Di Lena

LARINO. Un tema reintrodotto dal sindaco nel corso della seduta dell’ultimo consiglio comunale di Larino, quello del 28 dicembre scorso, con novità circa la questione dei terreni dove collocare il nuovo istituto, nel momento in cui, anche volendo, l’area nei pressi dell’Hotel Campitelli non è disponibile.
Ad intervenire, come sempre in maniera puntuale, è stato Pasquale Di Lena.
"Ancora una volta siamo tornati a riproporre la scelta dei terreni delle Piane di Larino, quelli di proprietà della Amministrazione provinciale di Campobasso, già Battista, per la costruzione, subito, dell’istituto e, insieme del convitto, quale avvio di un percorso che porta alla realizzazione di un “campus” e, nel contempo, di un “polo” di alta specializzazione nel campo dell’agroalimentare, sulla base di esperienze esistenti, in Italia e nel mondo, come – tanto per citarne alcune- a Davis in California; Montpellier in Francia e Padova in Italia.
Un’idea, la nostra, che viene da lontano, già riportata da “Il Ponte” di gennaio- febbraio 1998, sotto il titolo “un’idea per aprire il Molise in Europa”, che riprendeva, quanto riportato dal numero precedente dello stesso giornale, quello di fine anno, un volantino diffuso dagli alunni dell’Istituto; la delibera del comune di Larino riguardante la sdemanializzazione e vendita di 36 ettari di terreno al Consorzio di Bonifica e la lettera inviata dai cittadini alle autorità competenti di diffida a concedere la sdemanializzazione.
Un lungo ragionamento, quello da noi riportato con l’articolo pubblicato dal glorioso periodico larinese, essenziale per spiegare le ragioni della nostra proposta, come la centralità dell’agricoltura; il valore del nostro territorio per la qualità e la identità dei prodotti; la necessità di una crescita della professionalità dei nostri produttori per competere sui mercati e il ruolo fondamentale dell’unico Istituto operante nel Molise, soprattutto in un permanente raccordo con gli istituti di ricerca, in primo luogo, con l’Università del Molise.
Un ruolo fondamentale, dicevamo, se posto nelle condizioni logistico – strutturali, didattiche e operative, di affrontare le nuove sfide, in particolare quelle della globalizzazione dei mercati.
In questo senso, scrivevamo, un rapporto costante con le aziende agricole molisane e la priorità, ancor prima di un’azienda agricola, “di campi sperimentali e dimostrativi per i suoi programmi didattici; di laboratori; di aule attrezzate; di una biblioteca; di ambienti e spazi per socializzare, giocare, far fruttare di interessi il tempo libero……impostare corsi post diploma…….
Un Istituto da proiettare sull’altra sponda dell’Adriatico,……cosa possibile se ci si attrezza e si è all’altezza del compito in quanto a direzione ed a staff tecnico.
Un Istituto aperto, in particolare nei periodi di sospensione delle lezioni, a stage, corsi brevi, seminari, incontri, in modo da offrire occasioni utili a fortificare il suo ruolo e la sua fama, utilizzando al massimo le strutture……al servizio di un settore, l’agricoltura, centrale per lo sviluppo del Basso Molise”. Per quanto riguarda la riflessione che è scaturita, anche da parte di autorevoli membri di giunta Giardino, sul rischio di isolamento e, soprattutto che andrebbe a favorire altri paesi più vicini, abbiamo anticipato la domanda, scrivendo “guai poi ad isolarsi od a pensare che bisogna lavorare “per gli altri” Comuni del Circondario, invece che “con gli altri” e con gli altri costruire quel processo di trasformazione in agricoltura ed in altri campi di attività…vedi turismo……Partire dalle risorse che abbiamo per creare nuove risorse….affermare il ruolo di Larino Capitale dell’Olio”.
L’articolo si chiudeva con il racconto del sogno del “campus”, che, avrebbe la possibilità, oggi, di contenere anche l’Università dell’Olivo e dell’Olio del Mediterraneo, definendo così il “Campus”, punto di riferimento nazionale ed internazionale, che riporterebbe Larino a rivivere il ruolo che ha sempre svolto nel campo dell’agroalimentare molisano.
Pur rendendoci conto, a distanza di 12 anni, che la comprensione del progetto non ha fatto passi in avanti dobbiamo prendere atto che anche la direzione e lo staff tecnico non ha mostrato di avere idee chiare riguardo al ruolo dell’Istituto e cosa fare per il suo futuro".
V/Bem
giovedì 7 gennaio 2010

RAGLI&BELATI
di Zacc e Bélina
RICICLAGGIO 1
Zacc – ma perché non lo fanno santo questo cazzo di Bettino Craxi
Bélina – non ha fatto in tempo a conoscere il capo della banda della Magliana
RICICLAGGIO 2
Zacc- torna Riotta
Bélina –che buono, il lecca lecca!
RICICLAGGIO 3
Zacc – impone il segreto di Stato per non far sapere chi spiava
Bélina - …e il silenzio a Bersani- D’Alema e Letta nipote

4 gennaio 2010

NO, LARINO VIVA NON CI STA




Non ci sta ad essere messa sullo stesso piano di chi ha le colpe della situazione che vive il nostro ospedale.
Il tentativo dell’articolo non firmato, pubblicato su un quotidiano locale domenica 3 gennaio, di voler mettere tutti sullo stesso piano per la situazione in cui versa il nostro ospedale e dare a tutti la stessa colpa domani che decidono la chiusura, non incanta Larino Viva, che, da sola, ha portato avanti la battaglia non di semplice difesa dell’esistente del “Vietri”, come ha cercato di fare Giardino ed il suo vice con la delega della sanità, ma di rilancio della sua presenza e della sua centralità nel territorio Basso Molise.
Lo ha fatto con una proposta articolata che, ultimamente, ancora una volta, i soliti quattro imbecilli di questo nostro amato paese, hanno cercato di disprezzare con la parola “ospizio”.
E noi, con i nostri rappresentanti in consiglio comunale e con una nota diffusa qualche giorno fa, abbiamo ribadito che siamo per “l’ospizio”, visto che per “ospizio” si intende un Centro Regionale Geriatrico di eccellenza (unico in Molise), intorno al quale far ruotare gran parte delle attività che hanno caratterizzato le eccellenze del nostro “Vietri”, come l’iperbarica, il centro diabete, il laboratorio di analisi, il pronto soccorso, e la stessa riabilitazione.
L’unica vera proposta presentata e presa in considerazione, non solo da due consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, con la presentazione di un ordine del giorno mai discusso, ma dallo stesso presidente Iorio, al punto da pensare di istituirlo a Venafro per salvare quell’ospedale e non avere problemi sul suo territorio che più lo adora e lo profuma di voti.
Nessun’altra proposta, tant’è che quella scopiazzata male del comitato - che noi abbiamo sempre definito l’elenco della massaia che va a fare la spesa - ha meravigliato anche S.E. Monsignor Bregantini, quando, scomodato inutilmente, ha chiesto quale fosse la proposta.
E poi, voler addebitare a Giardino ed alla sua maggioranza l’avvio della mobilitazione a difesa dell’ospedale è pura fantasia: chi ha redatto l’articolo sa di aver scritto una grossa bugia che non si giustifica a meno che non sia stato costretto a dire falsità.
Giardino con il suo vicesindaco (operatore - quest’ultimo - nella sanità più che operatore sanitario, che, per pura dignità, avrebbe già dovuto sentire il dovere di dimettersi dall’incarico di assessore) hanno avuto il compito non facile di mantenere la situazione nell’attesa di una lenta agonia, ricevendo, non sappiamo quanto consapevolmente o inconsapevolmente, un supporto prezioso da parte di un comitato nato all’improvviso una sera di dicembre di due anni fa.
Una persona intellettualmente onesta che ha seguito i fatti nell’arco lungo della vicenda dell’ospedale sa che le cose, in estrema sintesi, stanno precisamente così e che Larino viva, per la sua posizione ferma e coerente, è stata, non una volta, offesa e maltrattata, posta nelle condizioni di non poter esprimere liberamente il suo pensiero da persone che hanno un solo interesse, quello di continuare a succhiare sangue all’ospedale e utilizzare lo stato di difficoltà per farsi ognuno la propria campagna elettorale.
Per essere ancora più precisi, Larino viva, di fronte alla immobilità del sindaco e del suo vicesindaco, ha con i suoi rappresentanti e quelli dell’opposizione, richiesto per ben quattro volte il consiglio monotematico sulla sanità, presentando alla prima di queste sedute, il documento, all’inizio citato, che la maggioranza, compatta, ha respinto. C’è di più, non si è lasciata influenzare dagli altri rappresentanti dell’opposizione quando hanno deciso di cavalcare la tigre del comitato, proprio perché convinti della necessità di portare avanti una proposta che, oggi, com’è stato sottolineato dai nostri rappresentanti in consiglio comunale, è rimasta la sola possibile da far valere in un incontro con Iorio e i massimi responsabili della sanità, se c’è la volontà non solo di salvare l’ospedale di Larino, ma la sanità molisana.
Per tutte queste ragioni Larino viva non ci sta ad essere accomunata a quanti hanno scelto un percorso diverso che oggi, alla luce dei fatti, ha dimostrato solo di aver fatto perdere tempo dando ragione a chi vuole la chiusura dell’ospedale di Larino.
Chi ne ha le responsabilità deve pagare lasciando ad altri di fare quello che ha dimostrato di non saper fare. Ci riferiamo al vicesindaco che aveva, ed ancora ha, la delega della sanità. E’ il caso di lasciare e tornare a fare il consigliere comunale.
Siamo certi che non lo farà, così come abbiamo la medesima certezza che neanche Giardino avrà il coraggio di farlo!

Larino Viva, 4 gennaio 2010

RAGLI&BELATI


di Zacc e Bélina
INSIGNIFICANTE
Zacc – stabilire che Brunetta è un uomo…
Bélina- non significa assolutamente nulla


LA FINANZA DEI PARTITI
Zacc- Anche il Partito di Di Pietro è per Emiliano, come quello di Casini e di Bersani
Bélina - Acqua, acqua, scorie nucleari, fuochino, acqua, fuocherello, sole, fuoco!!!!. Hai indovinato, ma che bravo!

3 gennaio 2010

GRAZIE ENZO DI MARIA

L’altra sera intervenendo al consiglio comunale, in seduta ordinaria, sulle progettualità presentate dal sindaco con schede da mettere a disposizione dei 30 milioni di euro dei Pai, ci siamo permessi di fare una serie di osservazioni circa il metodo e il merito dei progetti presentati, visto che ripropongono un passato che è causa della disastrosa crisi che viviamo, fatto di sprechi e di progetti senza senso, che sono serviti solo ai tecnici per fare soldi ed ai politici per avere voti.
Basta dare uno sguardo all’indietro per rendersi conto delle macerie che entrambi questi soggetti ci hanno lasciato, in mancanza di una programmazione e di una progettualità tesa a pensare il futuro delle nuove generazioni e non il conto da incassare. Tutto all’incontrario di quel detto dei saggi degli indiani di America che dicevano quando vuoi pensare a fare qualcosa devi pensare almeno a sette prossime generazioni per capire se la cosa che hai pensato ha significato. Il nostro recente passato e il presente ci vede tutti abituati a pensare all’immediato. Siamo tutti invasi dall’animo del consumismo che, se continua così, fra poco, ci divora anche il cervello.
Utilizzando questi giorni di riposo per fare le pulizie del tavolo di lavoro e della libreria, ci è capitato sotto mano “Il Ponte”, che, sfogliando, ci ha permesso di leggere vecchi articoli che hanno parlato dei problemi discussi in consiglio Comunale. In particolare, quello che portava il titolo “Larino Città d’Arte”, apparso sul numero di settembre-dicembre del 1997, del compianto Enzo Di Maria, l’amico caro che è sempre vivo e presente, intorno a noi, con le sue idee, la sua passione per questa nostra città.
Un articolo che a noi è servito per impostare la legge su “ le Città d’Arte del Molise”, approvata con grande fatica e mai utilizzata dai politici e amministratori di Larino e del Molise, e, soprattutto, per inserire queste sue idee, in particolare quello del recupero del centro storico, nell’accordo di programma approvato con un finanziamento di 6 miliardi di lire, che prevedeva la ricostruzione di piazza Duomo, così come da lui pensato e progettato; il Museo diocesano, un’opera che non trova ancora, a distanza di quassi dieci anni, la sua dovuta soluzione e il Palazzo Ducale.
Per onestà di cronaca c’è da dire che due dei sei miliardi, proprio quelli della ricostruzione di piazza Duomo, sono stati presi dall’allora assessore Chieffo e portati altrove.
Ma non è la cronaca quello che più mi interessa riportare, parlo del ragionamento chiaro, lucido, preciso di quell’architetto geniale e, come tale, non servile, che è stato Enzo Di Maria, quando scrive “vorrei sfruttare l’opportunità che la redazione del giornale mi offre, per raccontare, non tanto le notizie della storia del passato illustre della nostra città, ma piuttosto la consistenza reale del prezioso patrimonio della città,…….ma che ancora sfugge….forse perché non abbiamo più la sensibilità per riconoscere la qualità di tutto quanto ci rimane troppo vicino. Non sono sufficienti i ritrovamenti arcaici; i resti della città preromana e romana; il numero considerevole di mosaici, le cisterne e le terme, le antiche pavimentazioni stradali e le ville; la cattedrale e le chiese; i conventi e i castelli; le torri ed i palazzi; il paesaggio e gli antichi frantoi a farci pensare Larino come l’àmbito di un concetto di appartenenza tipico ed irripetibile.
L’equivoco – scrive ancora Enzo Di Maria – risiede nel fatto che un conto è guardare con il cuore ed un conto è farlo con gli occhi, ….e allora il degrado, l’incuria e la superficialità riprendono il sopravvento, vanificando anche il più timido tentativo di pianificare e di programmare le opportunità e l’immagine futura della città” Poi continua con alcune considerazioni prese a prestito dalla d.ssa De Niro ( i primi a doversi accorgere della propria città sono i larinesi, che inoltre devono imparare ad amarla); dal prof. Biscardi come la irrilevanza del “riconoscimento” rispetto alla sostanza ed alla vera natura dei tanti problemi della città, per chiudere l’articolo, arricchito di preziosi disegni, con una sua impressione….”a Larino diventa difficile realizzare anche le cose più semplici, non esiste confronto e tutto si svolge in una palude dove non ci si rende conto del tempo che passa”. Una verità amara che è anche nostra, soprattutto se uno pensa al giudizio espresso dal vicesindaco di questa città sulla discussione dell’altra sera in consiglio comunale ed alla vicenda della questione ospedale, che riporta alla regola di evitare ogni confronto perché tutto, come sottolineava Enzo, si svolga in una palude dove nessuno possa rendersi conto del tempo che passa.
Grazie Enzo. Chiederemo a tua moglie ed ai tuoi figli di mettere nel salvadanaio de “Il Gusto delle Idee”, le tue idee ed i tuoi progetti per farli conoscere e lottare per realizzarli.
Pasquale Di Lena
Larino, 03.01.10

Al Sindaco di Larino





Caro Sindaco, cari colleghi,
vi invio i miei migliori auguri di Buon Anno all’insegna della buona salute e con l’auspicio di grandi risultati per la nostra città. La salute mia e vostra, come molti sanno, è strettamente rapportata alla salute del territorio, che ci appartiene al pari della identità di ognuno di noi.
Non avere a cuore la salvaguardia e la tutela del territorio vuol dire non avere a cuore la nostra salute e, ciò che è ancora più grave, sconfessare la nostra identità.
Quando abbiamo detto tutti insieme NO, senza se e senza ma, al nucleare, ci siamo preoccupati della nostra salute, di quella dei molisani e, anche, di quella di tutti gli italiani, compresi il Presidente del Consiglio, il suo Ministro Scajola, il suo governo, i suoi parlamentari e tutti i suoi sostenitori, che vogliono il nucleare e lo presentano, non come un atto di follia al servizio di grandi interessi, ma come la soluzione ai problemi energetici del nostro Paese. C’è di più, visto che nessuno lo vuole, hanno pensato bene di programmare la costruzione di una delle centrali previste nel Basso Molise, e, stante la crisi del Comune di Termoli, l’esultanza del presidente del Cosib, il ritorno in voce dell’ex sindaco e la immediata scesa in campo di chi, da tempo, si è autocandidato a sindaco della città marinara, c’è da credere che la sua installazione ci sarà.
Finalmente Greco, grazie al nobile gesto di quattro galantuomini della sua maggioranza, è stato fatto fuori!
Tutti sono soddisfatti, a partire dal potente presidente del Cosib, che ha anticipato i fuochi di fine anno; il Pd, vincente alle primarie; il suo autocandidato - per la destra, il centro o la sinistra non importa - importante è divertirsi e riuscire a confondere le idee all’elettore.
Nessuna meraviglia se uno pensa a ciò che sta succedendo altrove, in particolare in Puglia, a questo partito iformista.
Il Molise, quello che ha eletto il presidente Berlusconi, non ha voce per opporsi, visto che anche chi si deve opporre è d’accordo. Ora, però, c’è da capire come si opporrà il Presidente Iorio e tutti gli altri che lo hanno, in questi ultimi tempi, pappagallato (voi, e questo vi onora, siete la sola eccezione di indipendenza di giudizio e di libertà) con il No al nucleare nel Molise, invece Si al nucleare nel Paese.
Chissà cosa dirà il parlamentare europeo Patriciello che si occupa a Bruxelles di queste questioni così ricche di valore aggiunto da trasformare in paperoni, e subito, chiunque anche il peggiore dei morti di fame!
Sicuramente ne sa qualcosa il suo portavoce, capogruppo della maggioranza al consiglio comunale.
Per tutti l’importante è il risultato raggiunto, cioè quello di non avere ostacoli istituzionali lungo il percorso. E perché ciò avvenga, c’è solo da risolvere la questione Larino che ha deciso, senza interpellare nessuno, di dire No al nucleare. No, e basta.
Conoscendo il forte senso di coerenza di ognuno di voi sono convinto, visto il voto unanime del Consiglio comunale di Larino, che bisogna riporre le speranze nella assise che rappresenta il popolo di Larino. E così ci tocca continuare a dire No al nucleare, insieme a tutti i cittadini molisani, abruzzesi, pugliesi, campani e laziali, che circondano, per proteggerla, la farfalla Molise dalla ingordigia e dalla stupidità.
Soprattutto dai rischi che corre l’intero territorio dal Basso Molise, dopo l’insediamento della centrale (peggio sarebbe di un sito di scorie nucleari che nessuno, finora capisce, come si possono eliminare), di diventare la pattumiera dei governi Berlusconi e Iorio, con altre industrie chimiche, lungo la fascia litoranea, o deposito di eco balle, all’insegna della poca reattività dei molisani.
Viene da dire “ngòppe u cuotte l’accua vellite” a significare che i mali non arrivano mai da soli.
In un attimo, così la Regione che vanta la più alta espressione di ruralità e di biodiversità, di tradizioni e sorgenti di acqua dolce, si trasformerebbe in una terra di nessuno, una volta distrutto il suo territorio e la identità di noi larinesi e molisani.
Certo, un governo che ha avuto il coraggio di privatizzare l’acqua è capace di tutto, anche quello di scadenzare il nostro respiro nel momento in cui privatizzerà anche l’aria, con il solito miagolio delle opposizioni.
E tutto sarà realizzato facendo credere alla gente che, insieme alle centrali ed alle altre schifezze, arriveranno soldi per tutti.
Come per l’eolico ed il solare: per tutti quelli, però, che sono in moto per speculare, arricchendosi con il nostro territorio e con la nostra identità.
L’unanimità del Consiglio comunale della Città di Larino conta, vale.
Resta, come dicevo, l’unica speranza se si vogliono davvero difendere, promuovere e valorizzare le risorse del nostro territorio e i nostri beni, a partire dall’ospedale che ha la possibilità di rilanciarsi solo se lo vuoi tu, caro Sindaco, e la tua maggioranza.
Ecco il mio augurio per il nuovo anno è quello di vedere questa nostra città tornare a parlare al circondario, come un tempo, con il cuore e la ragione, per rilanciare la ricchezza della biodiversità e della ruralità, far crescere il valore della multiculturalità e fare del nostro passato e delle nostre tradizioni la piattaforma sulla quale innalzare il futuro del territorio che viviamo. Uno straordinario tesoro, quest’ultimo, da porre nelle mani delle nuove generazioni, per spenderlo e non sprecarlo, così come stiamo facendo noi.
Pasquale Di Lena
Larino, 02.01.10

2 gennaio 2010

zacc e belina

MARONI DI AUGURI


Zacc – un altro colpo alla mafia
Bélina – tolto isolamento al boss Giuseppe Graviano. C’è il rischio che parli.

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

LE ABBUFFATE
Zacc – anche Bossi è “geneticamente contrario alla melassa buonista e a quelli che parlano, parlano e poi non fanno un bel nulla"
Bélina – l’ultima cena ad Arcore gli deve essere rimasta indigesta

1 gennaio 2010

Napolitano: «Puntiamo su Mezzogiorno e giovani»


Per riuscire a superare la crisi e uscirne con un'Italia più giusta, "occorre guardare con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate, e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale", ha detto il presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno. E la realtà, ha aggiunto, porta a guardare i problemi di coloro che hanno "avuto maggiori" problemi dalla crisi.NEL 2010 A RISCHIO SOPRATTUTTO OCCUPAZIONE L'Italia ha pagato un prezzo alto alla crisi e nel 2010 a rischio " è soprattutto l'occupazione". Giorgio Napolitano traccia un bilancio di questa anno di crisi economica nel discorso di fine d'anno:" C'é stata una pesante caduta della produzione e dei consumi; ce ne stiamo sollevando; si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell'Italia; ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subito colpi non lievi". Napolitano ha aggiunto:" Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose ma anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile".RIFORME AMMORTIZZATORI E FISCALE: NIENTE RATTOPPINapolitano nel suo messaggio di fine anno al Paese mette in primo piano, tra le riforme indispensabili, quella degli ammortizzatori sociali e quella fiscale. La prima è chiamata a dare finalmente risposte di sicurezza e tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà, dice. Ma non servono "rattoppi", aggiunge.. Nel dibattito -prosegue il Capo dello Stato -ci deve essere anche una "rinnovata" presa di coscienza del "problema durissimo del debito dello stato".NON PIU' IN SOSPESO RIFORME E GIUSTIZIALe riforme istituzionali e la riforma della giustizia "non possono essere ancora tenute in sospeso". E ' uno dei passaggi centrali del discorso di fine anno del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. ''Da esse - afferma il presidente della Repubblica - dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del paese".Le riforme istituzionali e della giustizia devono essere fatte subito "sulla base di valutazioni ispirate solo all'interesse generale". Lo afferma il Capo dello Stato Giorgio Napolitano nel discorso augurale di fine anno. "Ho detto più volte quale sia il mio pensiero - ricorda Napolitano -: sulla base di valutazioni ispirate solo all'interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme non possono essere ancora tenute in sospeso , perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del Paese". Le riforme istituzionali e della giustizia "non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche e da opposte pregiudiziali". Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano."La Costituzione può essere rivista, come d'altronde si propone da diverse sponde politiche, nella sua seconda parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede", aggiunge Napolitano.PIU' CRESCITA PER SUD E PIU' FUTURO PER GIOVANI Più crescita, più sviluppo nel mezzogiorno, più futuro per i giovani, più equità sociale. E' quanto chiede il presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno spiegando che a tal fine ci sono riforme non più da rinviare.GUARDIAMO CON PIU' FIDUCIA A NUOVO ANNO La società italiana, dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno, ha reagito alla crisi "con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità". E le istituzioni, nonostante siano stati vissuti "mesi molto agitati sul piano politico" hanno realizzato "anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza". Perciò, sottolinea Napolitano, "guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso, al nuovo anno".NON E' VERO CHE PAESE DIVISO SU TUTTO"In realtà non è vero che il nostro Paese sia diviso su tutto: esso è più unito di quanto appaia se si guarda solo alle tensioni della politica". Giorgio Napolitano invita nel suo discorso di fine d'anno a superare le tensioni, "Tensioni - sottolinea il Presidente della Repubblica - che è mio dovere sforzarmi di attenuare". E Napolitano ricorda in proposito la recente aggressione al Premier: "E' uno sforzo che mi auguro possa dare frutti,come è sembrato dinanzi a un episodio grave, quello dell'aggressione al Presidente del Consiglio: si dovrebbe ormai, da parte di tutti, contenere anche nel linguaggio pericolose esasperazioni polemiche, si dovrebbe contribuire - conclude - a un ritorno di lucidità e di misura nel confronto politico".NON ABBASSARE GUARDIA CONTRO RAZZISMODura condanna del razzismo nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica. Dopo aver richiamato al dovere dell'accoglienza verso chi viene in Italia "per svolgere un onesto lavoro", Napolitano sottolinea che "le politiche volte ad affermare la legalità e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro il razzismo e la xenofobia, non possono essere fraintese o prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni" .UNITA' DELLA NAZIONE"Io posso assicurarvi che sono deciso a perseverare nel mio impegno per una maggiore unità della nazione: un impegno che richiede ancora tempo e pazienza, ma da cui non desisterò".SOBRIETA' DEGLI STILI DI VITA"E' necessario che si riscoprano e si riaffermino valori troppo largamente ignorati e negati negli ultimi tempi", dice Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno. "Più rispetto dei propri doveri verso la comunità - elenca - più sobrietà negli stili di vita, più attenzione e fraternità nei rapporti con gli altri, rifiuto intransigente della violenza e di ogni altra suggestione fatale che si insinua tra i giovani".Quello del 31 dicembre 2009 è per Giorgio Napolitano, una sorta di giro di boa, cadendo a metà del settennato. Nei tre discorsi precedenti, il capo dello Stato ha disegnato un proprio stile, sia nella scelta dei temi trattati che nelle scelte dei simboli usati per la scenografia.2006 - L'INVITO AL CONFRONTO COSTRUTTIVO - Il primo discorso di fine anno di Napolitano dura 18 minuti ed è segnato da un appello: "Non allontanatevi dalla politica". E' l'invito agli italiani, dopo che dalle elezioni è uscito un Paese diviso "in due parti quasi uguali". Un discorso già segnato dall'invito ad abbassare i toni ed a cercare un "confronto costruttivo". Le parole sono accompagnate da oggetti significativi: sulla scrivania la Costituzione ed il Trattato costituzionale europeo; alle spalle le bandiere italiana, della Ue, e della presidenza della Repubblica, ed un arazzo. Una foto con Altiero Spinelli sottolinea ulteriormente il richiamo europeista.2007 - L'ASSILLO DELLE MORTI SUL LAVORO - I quindici minuti del discorso del 2007 sono accompagnati da una scenografia con qualche variante significativa. Sulla scrivania compaiono volumi di padri costituenti come Piero Calamandrei, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, accanto ad una copia della Costituzione del 1948, della quale si sta per celebrare il 60/mo anniversario. Ma compaiono anche una foto del presidente con i nipoti ed un orologio da tasca; è il dono della vedova di un ferroviere morto sul lavoro. E proprio le morti sul lavoro sono uno dei temi cruciali del discorso; un suo "assillo", lo definisce il capo dello Stato, che ricorda il rogo della Thyssen Krupp. Agli italiani Napolitano rivolge un invito a credere in loro stessi ("i fatti smentiscono le rappresentazioni di un'Italia in declino").2008 - DALLA CRISI ESCA UN'ITALIA PIU' GIUSTA - Alla terza esperienza, Napolitano accorcia ulteriormente la durata del discorso, che scende a 14 minuti. Alle spalle del presidente scompare l'arazzo, sostituito da uno scorcio dei giardini del Quirinale. Il discorso del 2008 è segnato dalla crisi economica e dal consueto invito, agli italiani ed ai partiti, ad unire le forze. Perché "dalla crisi deve, e può uscire, un'Italia più giusta".
31 dicembre 2009

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina



MALE CRONICO
Zacc - Ma cosa sta succedendo al PD?
Bélina – la solita crisi D’Alema