29 aprile 2010

LA CARTOLINA DI TONINO CRISTINZIANI

ALDOVER-SPAGNA 30 Aprile 1938
Caro Tito, ho ricevuto la tua postale del 23 e sono contentissimo della bella nuova.
Speriamo che la nostra Larino ritrovi la via di ascesa e che i buoni paesani abbiano ora la molla ad uscire dalle stagnanti polemiche progettistiche per avviarsi a costruttive realizzazioni. Sto benissimo in salute e sempre sulla riva dell’Ebro. Saluti…..affezionatissimo Tonino.
Il testo della cartolina postale sopra riportato mi è stato consegnato con una lettera di accompagnamento da Berardo Mastrogiuseppe, che così mi scrive
“72 anni fa – Antonio Cristinziani- così rispondeva al fratello Tito che gli aveva comunicato la riapertura del Tribunale di Larino.
Caro Pasquale – è la domanda che fa Berardo – leggendo questa cartolina, mi sono venute di getto queste riflessioni o, se vuoi, stimoli o domande che passo a te per ulteriori approfondimenti da portare all’attenzione dei larinesi, soprattutto quelli nel mondo; ai nostri rappresentanti istituzionali ai vari livelli per capire cosa hanno da dire sulla frase di Cristinziani, riportata nella su citata cartolina indirizzata al fratello Tito che viveva a Larino.
Caro Pasquale, non è che Larino si sta preparando a nuovi grandi eventi, oppure permane la maledizione che perseguita gli abitanti e la città?
Come vedi anche nel 38 c’erano “stagnanti polemiche progettistiche che non si avviavano a costruttive realizzazioni”. Niente è cambiato dal ’38: Istituto agrario che rischia di perdere i finanziamenti; Scuola media; ricostruzione dopo il sisma del 2002; ospedale e il suo futuro, etc, etc.
Non è che S. Primiano e i suoi due fratelli non ancora ci tolgono la scomunica? Oppure ci sono altre ragioni storiche e sociali?
Ciò che tu scrivi, per e con “Larino viva”, è uguale a ciò che scriveva Antonio Cristinziani 78 anni fa sulle sponde insanguinate dell’Ebro.
Corsi e ricorsi storici? Come uscirne?
Ciao, grazie
Berardo

Carissimo Berardo, come sempre grazie per questa tua grande passione di cercatore e catalogatore di documenti storici, altrimenti persi, distrutti in una delle discariche abusive che non fanno onore a Larino. Documenti preziosi che stanno dando un contributo alla ricostruzione della storia di questa nostra città per renderla sempre più base di insegnamento per noi e, soprattutto, per le nuove generazioni. Queste non devono accontentarsi solo di essere figli di una città, che ha millenni da raccontare, ma di rendere questo ricco e, per molti aspetti singolare, patrimonio storico-culturale la risorsa fondamentale da spendere per vivere pienamente l’orgoglio di essere larinese o di appartenere a questa nostra stupenda città.
Da spendere insieme all’altra grande risorsa che è quella agroalimentare, che si avvale ancora di ambiente sano e paesaggi unici e di antiche tradizioni.
E così credere più che “sperare– come scrive Cristinziani – che la nostra Larino ritrovi la via di ascesa e che i buoni paesani…..”. Una necessità anche oggi se si vuole passare alle “costruttive realizzazioni” di cui ha bisogno la nostra città per uscire dalla situazione di crisi pesante e di abbandono in cui è tenuta da chi l’ha amministrata negli ultimi quarant’anni e, soprattutto, di la amministra malamente oggi.
Nn credo che la situazione in cui vive Larino sia il frutto della maledizione di S. Primiano e dei suoi fratelli, per tutt’una serie di ragioni: la bontà di poveri cristiani, la fede che li porta alla morte, la capacità di sopportare l’affronto, questo sì imperdonabile dei larinesi, di essere stato, nel caso di S. Primiano, svenduto ai Lesini per essere prontamente rimpiazzato da S. Pardo, preso o rubato ai lucerini. Con quest’ultimo venerato come patrono e riverito nella stupenda Basilica o Cattedrale e S. Primiano relegato nella cappella del silenzio situata nel cimitero.
Ma S. Primiano sa che non sono pochi i larinesi che lo adorano e che , per il suo essere larinese verace è stato punito, ma solamente dal potere. Un potere che ha portato, nel tempo, a ricordare solo come un ritornello gli altri due fratelli, altrettanto martiri, togliendo ad essi la dignità di una statua per essere adorati come tutti gli altri santi e, soprattutto, essere portati in processione il 26 Maggio quando si festeggia S. Pardo e, ancora, avere anche loro un palio dedicato.
Sono certo che, nonostante questi torti e questi affronti un po’ umilianti dei padroni che, come ben sai, sono tali solo perché avidi e ingiusti, forti con i deboli e servi con i forti, S. Primiano e i suoi adorati fratelli non ce l’hanno con la loro terra e la loro città, che, viceversa, amano più di ogni altra cosa, sapendo che sono la loro identità.
Da oltre 1700 anni svolgono quel ruolo proprio di chi non è profeta in patria, a volte avvelenandosi il sangue, ma mai, e poi mai, posso pensare che si sono permessi, anche una sola volta, di maledire la propria identità di cui, viceversa sono orgogliosi.
E poi, io che credo al malocchio, cioè a una lieve maledizione del tutto temporanea, che dura il tempo di isolarti per il forte male di testa o di lamentarti per la sofferenza che esso provoca, sono convinto che tutto sta nelle “stagnanti polemiche progettistiche” che, in mancanza di idee, non portano da nessuna parte e, così, “non si avviano a costruttive realizzazioni. Basta riprendere l’elenco delle questioni irrisolte che tu hai voluto citare nella tua lettera per capire che sono polemiche sterili da parte di chi sa non di non avere il polso della situazione e deve servire il padrone di turno. La questione ospedale, da una parte, e quella del blocco dei lavori dei campi sportivi, sono gli esempi più significativi delle “stagnanti polemiche” che hanno ridotto Larino a poca cosa. La libertà – è questo l’insegnamento di Primiano, Firmiano e Casto – ha un prezzo così alto che può costare perfino la vita. Un insegnamento di grande attualità, oggi 26 aprile, giorno successivo a quello che ricorda la liberazione dal nazifascismo che è costata molto cara, il sacrificio di tanti martiri dell’antifascismo e della resistenza alla occupazione tedesca, che ha visto il fascismo di Mussolini complice e servo.
Riconquistare il senso di autonomia, cioè della libertà di pensare e di fare, per dare un contributo di idee alla nostra città, al suo Circondario ed al suo Molise, è fondamentale perché “la nostra Larino ritrovi la via di ascesa e che i buoni paesani abbiano ora la molla ad uscire dalle stagnanti polemiche ”.
E’ questo quello che serve, soprattutto oggi, nell’epoca della conoscenza, quando è fondamentale progettare e programmare, ma perché si riesca a realizzare, serve stimolare la partecipazione e sconfiggere, così, l’indifferrenza che quasi sempre si spossa con la rassegnazione.
Grazie ancora Berardo e un caro saluto da chi ti stima molto.
Pasquale

DUE PIEDI IN UNA SOLA SCARPA

Tutti sanno chi siamo e cosa facciamo e tutti ci rimproverano perché ci nascondiamo. Non ne abbiamo la necessità per il semplice fatto che siamo “A voreie”, un vento che, in quanto a direzione, è opposto a “U fauneie”, che ci è toccato sostituire perché troppo pesante per i cuori deboli di chi pensa di fare politica a Larino, alla luce del sole o nel buio delle stanze chiuse di chi non vuole apparire, ma solo comandare.
Ieri sera c’è stato il consiglio comunale, con un sindaco ed una maggioranza particolarmente nervosi e strani, soprattutto quando qualcuno ha provato a toccare nervi scoperti che fanno male; con un Urbano particolarmente ispirato nell’arte della provocazione e stranamente inginocchiato davanti al suo sindaco ed ai suoi colleghi assessori, pronto a dispensare elogi a quelli che l’hanno designato a rappresentarli da qualche parte, visto che sono prossime le scadenze elettorali. La Regione? la Provincia? Per ora non è dato sapere, ma si vedrà.
Le ricorrenti insinuazioni hanno disturbato l’opposizione, soprattutto quella riguardante l’Imam, oggetto di interrogazione per quello che la cronaca ha riportato in questi giorni, cioè le dimissioni del Presidente, l’arrivo della finanza e di altri organi di controllo per problemi di gestione un po’ allegra - è stato detto – del marito della tanto on. De Camillis che, per usare le parole del sindaco, dovrebbe, insieme al mitico marito, un simpatico giocherellone che soffre di overdose di fantasia, “essere un po’ più cauti”, per non mettere a rischio un patrimonio importante per Larino, grazie alla presenza del direttore Di Carlo, la vera colonna portante di tutta l’impresa culturale che onora la nostra città ed il Molise intero. L’opposizione si preoccupa, chiede della situazione, dei rischi che corre l’istituto e la maggioranza apre bocca con Urbano, il suo avvocato difensore di ieri sera, che ha confuso la sala consigliare in un’aula di tribunale, nella duplice veste anche di pubblico ministero, la figura che non fa dormire Berlusconi, per accusare l’opposizione che vuole la fine dell’Imam.
Sembra che siano stati spesi in un anno i finanziamenti di tre anni della Regione, che, è giusto ricordare, sono stati dati a una istituzione privata, meglio dire familiare, con il comune che è rimasto lì a guardare, preoccupato solo di non disturbare chi aveva fatto vedere le conseguenze delle sue operazioni.
Tutto questo mentre l’oggetto della discussione era un documento sulle politiche giovanili, con una nomina, quasi in diretta, di un assessore (Urbano) a seguire questa questione di profonda attualità, che, stante ai temi posti dal documento, spettava al sindaco prendere in mano, visto che ha lui la delega della programmazione.
Ma tanto è che, oltre a una discussione lunga perché solo qualcuno aveva letto il documento dei giovani, la votazione ha visto il capogruppo di Larino viva staccarsi dalla opposizione, che aveva votato a favore della mozione, a differenza della maggioranza che ha votato contro, ed esprimere un voto di astensione insieme a Urbano, come un ritorno a prima delle elezioni, quando uno è andato da una parte e l’altro dall’altra.
Un gesto che non è piaciuto per niente ai pochi di Larino viva presenti in un’aula consigliare, vuota a significare, non tanto il distacco dei cittadini, ma la paura che questa amministrazione ha della loro partecipazione alla discussione dei temi che li riguardano e toccano la città, che amano e che vorrebbero ricca di immagine e di decoro.
Altro nervo scoperto quello dell’’ospedale con il geometra Quici che si autodefinito esperto di sanità, rimproverando il consigliere Di Lena di parlare, invece che di olivi, grano, vino, di ospedale fino al punto di permettersi di suggerire a Iorio di trasformare l’ospedale di Larino in clinica universitaria, cioè nella soluzione ideale per il “Vietri”, per Larino e il suo comprensorio, il Molise.
Volendo prendere per buona la minaccia di Urbano (ancora lui) rivolta a Di Lena di dimettersi, nel momento in cui l’ospedale torna a nuova vita, fa capire che Iorio ha aperto il borsellino per dire che si ricorda di Larino ed ha trovato qualche spicciolo da dare. Ed è così se il documento che arriverà in consiglio venerdì è quello che parla di accorpamento con Campobasso, dopo aver staccato il “Vietri” dal S. Timoteo di Termoli, salvo a capire il tiro e molla del prestigioso laboratorio di analisi, oggetto del desiderio della sanità molisana; di riabilitazione e di oculistica e perde chirurgia, vuol dire lasciare le cose al punto in cui sono oggi: Di Lena non può dimettersi e Quici farebbe meglio a lasciare un campo che non si adatta ad un geometra, con tutto il rispetto per Quici e per la categoria dei geometri.
Se Quici, invece, ascolta il consiglio dato da Di Lena che, poi, è la proposta ufficiale di Larino viva, deve, assolutamente, pretendere, da Iorio, la clinica universitaria per continuare ad occupare la sedia e per mandar via il consigliere che chiede, da tempo, le sue dimissioni e le chiede per quello che in questi due anni non è stato capace di fare, e, per le condizioni che vive l’ospedale di Larino.
Con una fava tre piccioni: fuori Di Lena; Quici sempre più potente e presente e, soprattutto, rilancio alla grande del “Vietri” e di Larino. Forza Quici, noi siamo tutti con te, pronti per farti un monumento, non importa se la proposta l’ha avanzata, con forza Larino viva rilanciando una vecchia idea buttata lì di Michele Iorio. Non importa, vai!
La verità è che il Consiglio comunale aveva tra i punti all’odg., il Bilancio, ma nessuno se ne è accorto, nel momento in cui il ragioniere ha presentato un documento che il sindaco ha illustrato con quattro parole, forse stanco della lunga serata.
Ma la colpa è sua e del presidente del Consiglio che, invece di dare continuità alle sedute del consiglio e, soprattutto, a quelle delle commissioni, raccolgono tutto in un solo giorno e tutto questo per dare spazio ad Urbano che ieri sera ha dimostrato qual è la tecnica di chi riesce a stare con i due piedi in una sola scarpa. Un artista!
A Voreie
P. S.
Sempre Urbano protagonista che ha attaccato in un modo spropositato il povero Pizzi che stava sviluppando il suo intervento, come sempre pulito, chiaro; e poi l’atteggiamento aggressivo di Pino Puchetti, da vecchio comunista trinariciuto, a dimostrare la sua nuova appartenenza al Pd, con il circolo di Larino che raccoglie ancora qualcuno che, non molti anni fa, aspettava baffone.

28 aprile 2010

RAGLI&BELATI


di Zacc e Bélina


LA SUOCERA

Zacc - ma Fini!

Bélina - ormai è una suocera



LA MAGGIORANZA CHE NON C’E’



Zacc - alla Camera il popolo della libertà è già in vacanza



Bélina - con il permesso dell’articolo 1 della Costituzione

PER NON DIMENTICARE

Pasquale Di Lena al Consiglio Comunale del 27-04-2010



Due giorni fa l’anniversario della Festa della Liberazione dell’Italia intera dall’occupazione nazista e la fine del fascismo, una dittatura, che è durata 25 anni, di miserie e di morti, con guerre e sconfitte pagate con il sangue dei nostri padri e lutti delle nostre mamme.


Io, bambino, ricordo quel colore dominante nelle case, come nelle vie e nelle piazze, il nero, non più delle camice nere, ma dei vestiti e dei fazzoletti delle donne segnate dal lutto.


Ricordo le celebrazioni del 4 novembre e quella grande macchia nera, composta da nonne, mamme, sorelle, figlie e nipoti dei nostri caduti e delle tante vittime della guerra, anche quella, come tutte le altre e quelle in corso d’opera comprese, voluta dai padroni che, allora, qui da noi, nel sud, erano i proprietari terrieri, i latifondisti e che al nord trovavano alleanze forti con i nuovi padroni dell’industria e della finanza.


Anch’io, vestito a lutto, ero un protagonista di questi momenti e, spesso, oggetto della retorica di chi prendeva la parola in quelle occasioni.


C’era in tutti, nelle donne in particolare, la sensazione del vuoto lasciato dalle persone che non sarebbero più tornate, ma, anche, intorno, la voglia di sperare in un domani migliore.

25 Aprile la fine di un incubo con la liberazione e, nel contempo, il giorno della speranza, della ripresa.


L’incubo della mancanza di libertà; della sopraffazione; della galera, per aver difeso il proprio pensiero, la propria idea; della discriminazione; del bisogno del pane; della dittatura, della morte e del lutto; delle guerre e della guerra che i partigiani avevano combattuto sulle montagne, anche sulle montagne del nostro Molise (vedi monumento di Monte Morrone) e che avevano vinto con l’aiuto delle forze alleate.


Con la liberazione di Genova, l’inizio della resa e della riconsegna delle grandi città del Nord, che segna la fuga e la sconfitta definitiva del nazismo e del fascismo straccione.


Genova è la resa di un generale tedesco che si arrende a un partigiano, un operaio di Empoli, Remo Schiappini, che ho avuto l’onore di conoscere ed ascoltare più volte nei tanti incontri che ho avuto con lui a Firenze e nei tanti interventi che gli ho sentito fare nelle sedi del Partito Comunista e nelle piazze della Toscana.


25 Aprile la fine di un incubo, grazie alla guerra di liberazione, combattuta da migliaia e migliaia di partigiani, oggi, con il loro esempio, attuali come non mai, che meritano il riconoscimento di uomini amanti della libertà propria e degli altri, della democrazia; il ricordo per quello che hanno fatto e l’insegnamento che hanno dato.


Fine di un incubo anche per tanti giovani militari che si sono ritrovati dentro la guerra senza sapere cosa fosse e quale sarebbe stato il loro destino.


25 Aprile il grande giorno della liberazione dell’Italia. Il giorno che ha saputo raccogliere sacrifici e passioni di milioni di italiani e dar vita, con la riconquistata della libertà, ai processi di rinascita del nostro paese e di crescita democratica, non senza conflitti e scontri anche duri, ma nel rispetto pieno dei valori conquistati. In particolare la libertà, il diritto al lavoro e il ruolo dei lavoratori, la pace, la uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge, la solidarietà e, cosa preziosa, l’unità culturale, non solo geografica, dell’Italia. Quella unità che oggi viene messa in discussione, insieme alla solidarietà, dalla Lega, la vera forza di governo dell’Italia, nel momento in cui ha in pugno Berlusconi, di questi primi anni del secolo appena iniziato.


Nel tempo, ma, soprattutto, negli ultimi due decenni che hanno visto l’entrata in campo di Berlusconi e la nascita del berlusconismo, cioè la diffusione di una cultura, che è diventata egemone, quella del gossip e dei programmi indecenti delle sue televisioni, diventate bancarelle che propongono merce spesso scaduta e altoparlanti degli umori e dei desideri del padrone e degli stomaci dei servi.


Una egemonia culturale che, oggi, subiamo e che ha fatto presa sulla maggioranza degli italiani. Essa, a mio parere, rappresenta il pericolo vero che vive il paese, quello che è facile combattere e sconfiggere se tutte le forze che si dichiarano contrarie e si mettono insieme per esprimere una egemonia alternativa capace di riproporre i valori .


Valori basilari della partecipazione, del dialogo, del rispetto, della conivenza civile, della libertà, della giustizia, del rapporto stretto e necessario uomo-natura, sconvolto da scelte basate sulla pura speculazione, la distruzione delle risorse che ci appartengono e sono tanta parte della nostra identità, e, non del facile guadagno e facile arricchimento di pochi, a scapito di un impoverimento di molti.

Valori riportati nella Carta Costituzionale dai nostri padri costituenti, la gran parte dei quali segnati dalla dittatura fascista e dalla guerra.


Valori che, oggi, si vogliono cancellare per far piacere a chi teme la giustizia, nega perché considera lo Stato alla stregua di una sua azienda e non accetta di essere messo in discussione.


I partigiani, gli uomini che hanno dato un fondamentale contributo a liberare il Paese e a far nascere una Italia nuova, avrebbero da ridire di fronte ai pericoli che vive il nostro Paese. La democrazia nelle mani di uno che vuole (l’altro giorno ha fatto anche le prove con le televisioni unificate per un discorso sbagliato alla nazione) il presidenzialismo, considera la costituzione carta straccia, comunisti, o delinquenti, i magistrati, i giornali e i giornalisti (non importa se la gran parte suoi o della famiglia o sul suo libro paga ); considera gente che non onora l’Italia i Saviano e chi racconta la mafia, e non la mafia e i mafiosi, cioè quelli che hanno tolto l’anima alle nostre regioni più belle e più ricche di storia, natura, ambiente, tradizioni e, da decenni, stanno imbrattando l’immagine dell’Italia.


Altro che Saviano, al quale bisogna dire grazie invece di schiaffeggiarlo così ingiustamente.


Ma cosa ci si può aspettare da uno che ha nominato una caterva di portavoci solo per rendere verità le sue bugie o per correggere quello che aveva detto la sera prima; uno che racconta agli ingenui padroni che hanno raggiunto Parma, che il capo di governo (cioè lui) di questo paese “non ha – sono le sue testuali parole – nessun, nessun, nessun potere” (ecco perché bisogna stracciare la Carta costituzionale) per poi (appena due minuti dopo) vantarsi dei risultati straordinari ottenuti da lui e dal suo governo. Con gli ingenui padroni che applaudivano, distratti com’erano dalla fame di fare affari con il nucleare, le energie alternative, il riciclaggio dei rifiuti, le speculazioni edilizie, il ponte sullo stretto di Messina e altro ancora.


Il 25 Aprile, che a voi non interessa o fa paura, visto che non avete avuto la bontà anche di fare un solo accenno; come fa paura la Carta Costituzionale, i suoi principi, i suoi valori, soprattutto quelli che si riferiscono alla libera informazione, al lavoro, alla partecipazione, che è possibile se è nel cuore e nell’anima di chi ha la responsabilità del governo della città e la responsabilità di una istituzione; che ha significato nel momento in cui essa è guida ed esempio, stimolo, cioè diventa fonte di ispirazione di quel vivere civico di cui ha bisogno una comunità che vuole diventare dialogo, solidarietà, voglia di crescita e di progresso, protagonista del proprio domani ricco di una qualità della vita.


Voi avete dimostrato di non essere all’altezza del compito, nel momento in cui vi siete dimenticati del 25 Aprile, nel momento in cui non avete a cuore il decoro di questa nostra città; nel momento in cui create caos, disordine e abbandono del centro storico; nel momento in cui voi considerate questa fondamentale assise solo un rituale da sopportare, e, non il luogo alto della partecipazione e del confronto dialettico; della indicazione di percorsi, strade che aprono prospettive ai nostri giovani dando a loro la possibilità di volare, realizzare i propri sogni in questo paese o andando nel mondo, senza, però, la necessità di dover scappare.


Nel momento in cui calpestate le regole più elementari e ritenete il Bilancio, cioè l’atto fondamentale, il polso di un’amministrazione, del suo modo di governare come uno di 10 punti all’odg., non avete fatto altro che spogliare questo Consiglio comunale della dignità rimasta. In questo senso dico che avete dimostrato di non essere all’altezza del compito e della fiducia che l’elettore larinese vi ha dato.


Poi ci sono i pessimi risultati, il niente del vostro amministrare in questi due appena passati.


Lo scorso anno, dopo un anno del vostro insediamento, in occasione della presentazione del vostro 1° bilancio, mi sono assunto la responsabilità, dopo una spiegazione molto articolata nel corso del mio intervento, di non votare contro.


In questo mio atto, molto discusso dalla mia parte politica, c’erano una serie di messaggi che volevo trasmettere a voi ed ai cittadini di Larino:
- La consapevolezza che, per il bene di una comunità e della città, si deve avere, nella distinzione dei ruoli, propositivi.


Ricordo i promemoria per l’ospedale e la proposta avanzata che vi siete lasciare scappare; la soluzione della questione fruttagel, che era persa se non si fosse accettato quel cambio di rotta che, poi, ha portato al confronto ed all’accordo; il contributo e la discussione per la risoluzione dell’area Pip; la risoluzione unitaria sul nucleare e sul bene acqua.


Non mi appartiene la politica del no e so, per esperienza, che una opposizione capace e costruttiva ha la possibilità di governare quando si trova una maggioranza che ha voglia di fare.


Avevo, lo ricordo bene, dato un’altra ragione al mio voto di astensione:
- la fiducia a quattro dei sei assessori i più giovani, escludendo Pontico non perché il più vecchio, ma perché non aveva bisogno della mia fiducia, visto che se l’era conquistata sul campo con la sua presenza ed il suo attivismo; escudendo il vicesindaco, perché è il principale interprete della filiera che, per Larino, vuol dire asservimento e perdita di dignità; il personaggio che, con il consenso del sindaco, ha eseguito alla lettera gli ordini di Iorio, e non solo, riguardo alla questione ospedale.


Un giudizio pesante, me ne rendo perfettamente conto, ma che è dato non da me ma dai fatti, al punto di essere costretto con il mio capogruppo a invitare prima il vicesindaco a riconsegnare la delega della sanità e poi, visto che se la sente appiccicata addosso, a consigliare il sindaco a ritiragliela perché aveva ed ha dimostrato di non essere all’altezza del compito.


Quella fiducia espressa ai quattro assessori con il voto di astensione, con il passare del tempo si è trasformata in delusione per la mancanza di risultati e la situazione in cui versa questa nostra città.


Il traffico, i campi sportivi, la mancanza di iniziative per spendere i luoghi della cultura e della storia; la mancanza di coraggio di chi non condivide niente di questa maggioranza (nucleare, acqua e altre questioni), ma che continua a sostenerla conservando anche la delega di assessore, in un ruolo di forte ambiguità.

E’ di ieri la notizia che tra tre anni parte il nucleare e subito ha preso il via la campagna promozionale e pubblicitaria che vede impegnati insieme governo, imprenditori, Enel e gli amici del presidente, Putin e Sarkozy


E’ di ieri, anche, la notizia del permesso alla caccia delle balene, mammiferi come noi; dell’altro giorno il taglio di alberi secolari a Campomarino, querce e olivi; di giorni fa la caccia al giaguaro, animale in via di estinzione, come tanti che ogni giorno scompaiono senza che ce ne accorgiamo o ce ne preoccupiamo, non sapendo il valore ed il significato di queste perdite, che a noi tolgono l’identità e ai nostri figli il domani per una terra sempre più povera e per un uomo sempre più avido e famelico.


E’ di una settimana fa la notizia che, finalmente, il maggior partito di opposizione ha un nuovo segretario e che questa sera c’è, dopo tante incertezze, anche il gruppo del Pd a sostenere l’opposizione di Larino.


Ne siamo felici perché siamo perfettamente consapevoli che Larino ha bisogno di politica e di partiti, come, del resto, il Paese, se si vuole uscire dalla situazione di crisi e di abbandono e rilanciarlo nel suo ruolo di perno di un circondario, con le idee, i progetti, i programmi, la partecipazione e il coinvolgimento pieno delle persone.

Prosciuttodi Sauris, in anteprima, a Madrid porta a 205 il primato italiano agroalimentare in Europa

Dopo essere stato magnificato, il 15 aprile, dai giornalisti della stampa estera, in occasione della presentazione della seconda edizione della Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia, il 20 aprile, con la pubblicazione sulla Gazzetta Europea n. 98, il riconoscimento ufficiale di questo straordinario delizioso prodotto della Carnia e l’inserimento, con il n. 76 nell’elenco delle Igp, che, insieme alle 127 Dop e 2 Stg, porta a 205 il primato italiano nel campo delle eccellenze dell’agroalimentare europee.Due giorni dopo il suo riconoscimento, la presentazione ufficiale a Madrid, la capitale della Spagna, il Paese che si ritiene la terra dei migliori prosciutti del mondo. In occasione della prima tappa della Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia, la originale e sempre più incisiva vetrina promozionale organizzata da Casa Italia Atletica della Fidal con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’Enit, l’Ice, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), la Regione Friuli Venezia Giulia ha recitato un ruolo importante assieme alle altre istituzioni regionali e provinciali unitamente a consorzi ed aziende agroalimentari.Una elegante serata, con oltre 200 illustri ospiti, nei saloni della sede del Consolato italiano a Madrid, ha lasciato il segno indelebile del Made in Italy nel cuore della capitale spagnola.Il prosciutto degustato nelle due occasioni di Roma e di Madrid, è stato scelto dalla CIA e messo a disposizione dall’azienda produttrice.“Un prosciutto dolce che si scioglie in bocca – ha iniziato a raccontare chi ha pensato la «Maratona», Pasquale Di Lena - lasciando sensazioni che riportano all’affumicatura ed alla salatura, i due metodi di conservazione che a Sauris adottano da sempre e fanno di questo prosciutto un prodotto inconfondibile, insieme alla posizione della zona di stagionatura con le montagne tutt’intorno e, quindi, il particolare clima di Sauris; la scelta accurata della materia prima, cioè le cosce adatte alla lunga stagionatura (minimo 10 mesi); l’utilizzo della legna dei faggi dei boschi circostanti. Sta qui una delle ragioni della sua scelta – ha continuato Di Lena – ma è anche vero che era importante far conoscere, insieme ad altre novità dop e igp, come la Patata di Bologna Dop e il Pistacchio verde di Bronte, messi a disposizione dai rispettivi Consorzi, ed allo spumante, nuova Docg, “Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore. Uno spumante selezionato dal Forum degli Spumanti Italiani che ha aderito con entusiasmo alla iniziativa e sarà un protagonista anche nei prossimi appuntamenti di Luglio agli Europei master di Atletica leggera, in programma in Ungheria; ai Campionati europei di Atletica leggera di nuovo in Spagna, a Barcellona e poi, a Novembre, a New York con la più grande e la più famosa delle Maratone”.
Particolarmente soddisfatto della prima uscita della “Maratona del Gusto” con la scelta e il successo dei nostri prodotti Dop e Igp, il responsabile di Casa Italia Atletica, Avv. Mario Ialenti, che ha guidato con l’entusiasmo di sempre la spedizione in terra spagnola: “Quello della scoperta dei nostri prodotti eccellenti – le sue parole - è uno dei compiti della vetrina «Maratona» che vede insieme Sport e Alimentazione in un legame stretto con i nostri territori più significativi dal punto di vista dei prodotti di qualità. L’altro compito – ha continuato il dirigente della Fidal servizi - è quello di far conoscere ed apprezzare queste eccellenze attraverso la presentazione della cultura, ancor prima dei caratteri organolettici, che il prodotto esprime. Per noi della Maratona del Gusto è un grande onore aver avuto la opportunità di presentare in anteprima a Roma un prodotto, come il prosciutto di Sauris che ha ottenuto questo prestigioso riconoscimento di qualità. C’è da dire – ha concluso l’avv. Ialenti - che nei tre giorni di attesa della «Maratona di Madrid» oltre cinquantamila visitatori, provenienti da ogni parte del mondo, hanno visitato lo stand organizzato da Casa Italia Atletica, ed hanno avuto modo di degustare le eccellenze agroalimentari e le illustrazioni delle nostre bellezze naturali, paesaggistico-ambientali”.






27/04/2010

20/04/2010 A Madrid sbarca “Italian Sport Food”

GIOVEDI’ 22 APRILE UNA SERENATA DEDICATA ALLA LUNA MADRILENA (0RE 19.00 PALACIO DE SANTA COLOMA – MADRID) La Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia inizia a Madrid la sua avventura di vetrina promozionale itinerante di Casa Italia Atletica, con la valorizzazione dei primati dello sport e dell’agroalimentare italiano, in occasione della settimana che prepara la Maratona in programma nella capitale spagnola.I preparativi in atto sono quelli per far vivere ai numerosi ospiti della Federazione Italiana di Atletica Leggera e dei suoi partner una grande serata all’insegna della musica e del gusto delle eccellenze alimentari italiane e dei piatti della cucina regionale tipica, con il Molise, il Friuli Venezia Giulia, la città di Reggio Calabria e i vini e l’olio di altre regioni, straordinari protagonisti.Un menù predisposto, con la collaborazione di Pasquale Di Lena - mentore della Maratona di Casa Italia Atletica- dal grande chef Alfonso Iaccarino del ristorante “Don Alfonso 1890” di Sant’Agata sui due Golfi, già tre stelle Michelin, noto in tutto il mondo.La fama di Alfonso Iaccarino sta nella sua esperienza e bravura in cucina ma, anche, nella sua capacità di comunicare la terra, cioè l’anima, quella che riesce ad esprimere le eccellenze Dop e Igp, le risorse migliori del nostro Paese, che la cucina raccoglie per trasformarle in profumi e sapori.Un menù preparato da bravissimi chef come Adriano Cozzolino, un calabrese trapiantato in Molise, “cuoco da sempre”, come gli piace presentarsi ai suoi ospiti, da 18 anni Executive Chef presso l’hotel Dora di Pozzilli in provincia di Isernia. Magnifico interprete della cucina molisana e ambasciatore nel mondo.Massimo Samuele, da sempre il cuoco ufficiale di Casa Italia Atletica, che generazioni di atleti e di dirigenti conoscono e stimano. Maestro di cucina della Scuola Regionale d’Abruzzo, riesce a far vivere la bontà e il piacere di una cucina sana che ha capacità di dare serenità all’atleta pressato dalla competizione.Paolo Caridi, noto pasticciere di Reggio Calabria, che curerà in modo particolare il dessert che chiuderà la serata il prossimo 22 Aprile, promossa dalla Fidal, con la sua Casa Italia Atletica e partecipata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Enit, Ice, Asspcamere estero e CIA (Confederazione degli Agricoltori Italiani), dall’Expo 2015, Regione Molise- sportello Sprint; Provincia di Campobasso e Isernia, l’UPROM (l’Unione delle Province molisane), Consorzi e aziende produttrici.La serata in programma presso la prestigiosa sede del Consolato d’Italia a Madrid si aprirà con un concerto del maestro Piero Ricci e degli Eclettica Pagus, che faranno conoscere i suoni magici della zampogna e l’armonia di canti coinvolgenti per la loro intensità e capacità di dare emozioni.Poi la presentazione e degustazione di bontà note come: il “Parmigiano Reggiano” Dop, che offre scaglie all’”Aceto Balsamico Tradizionale di Modena”, altra Dop, per uno sposalizio perfetto, che riporta a una terra ricca di tradizioni, attenta al tempo che affina il gusto; crostini di “Pistacchio Verde di Bronte” Dop, riconosciuto di recente al pari della “Patata di Bologna” Dop che va ad arricchire un piatto a base di “Pampanella di S. Martino in Pensilis”, una specialità gastronomica del Molise al pari del tartufo, dei salumi e del “Caciocavallo Silano” Dop, dei Fusilli che si profumeranno di “Pomodoro S. Marzano Sarnese-Nocerino” Dop dela Campania e dei Cavatelli al tartufo, che comporranno i primi piatti, con il Caffè prima del saluto; il delizioso “Prosciutto di Sauris”, in provincia di Udine, in attesa di festeggiare la Igp; il Pane di Venafro pronto per essere unto da ben quattro oli Dop, del “Garda”, della “Sabina”, dell’”Umbria” e delle “Terre di Siena”. E ancora un Pecorino dell’Aspromonte stagionato ben 18 mesi, proveniente insieme ai dolci ed alla pasticceria, agli “Involtini di pesce sciabola” (spatola), alla Cipolla Rossa di Tropea Calabria” Dop, dalla Città di Reggio Calabria, la patria del “Bergamotto “. Un’insieme di antipasti, di primi e di secondi e di dolci con tanti vini in abbinamento a patire dello Spumante “Prosecco” del Veneto, nella versione Doc e Docg; un bianco della terra dei vini bianchi per eccellenza “Friulano” della Doc “Isonzo del Friuli “ e poi tre vini(bianco, cerasuolo e rosso) abruzzesi; sette vini del Molise, tra i quali l’autoctono “Tintilia” e un Moscato “Apianae” per accompagnare i dolci al pari del “Greco di Bianco” ed altri due vini della Provincia di Reggio Calabria.Un insieme di profumi e di sapori, di eccellenze e di territori a rappresentare sette Regioni e la Città di Reggio Calabria che, al pari del Molise, è una presenza costante di casa Italia Atletica.A spiegare il significato della “Maratona del Gusto”, in occasione della Maratona di Madrid in programma domenica, ci penserà il responsabile di Casa Italia Atletica, Mario Ialenti, mentre Pasquale Di Lena e Don Alfonso si occuperanno di presentare i primati dell’agroalimentare italiano e, insieme agli chef prima citati, i piatti della grande cucina regionale italiana. Le 4 Tappe della Maratona del gusto e delle bellezze d’ItaliaIn occasione della maratona di Madrid (22-24 aprile), dei campionati europei master di atletica di Nyìregyhàza (15-24 luglio), dei campionati europei di Barcellona (26 luglio-1 agosto), della maratona di New York (2-6 novembre) si svolgeranno una serie di iniziative volte alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane tramite la promozione delle tradizioni e delle culture culinarie nazionali, con particolare riferimento a stili alimentari corretti (come la dieta Mediterranea), in stretta correlazione con la promozione del patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale dei territori del nostro Paese, nell’ottica complessiva di marketing territoriale capace di esaltare il nesso prodotto-territorio.

15/04/2010 Howe lancia Casa Italia Atletica

L’atletica leggera riesce a fare sistema con i suoi progetti di marketing territoriale e di sana alimentazione legata ad un corretto stile di vita. E’ questo il messaggio emerso più volte in occasione della conferenza stampa di presentazione di Casa Italia Atletica e della Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia, svoltasi stamattina a Roma nella sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia. Testimonial dell’iniziativa caratterizzata dallo slogan “Italian Sport Food” il campione europeo di salto in lungo Andrew Howe: «Per noi Casa Italia Atletica significa mangiare bene ma soprattutto far parte di un gruppo che sente lo spirito di appartenenza alla maglia azzurra – le sue parole – Ricordo ancora con emozione quella crostata che mangiai a Goteborg prima dell’oro continentale in un ambiente accogliente dove il calore umano fa la differenza. Mi sto allenando con continuità – ha proseguito Howe - credo che farò il mio esordio a metà maggio in gare di velocità, passando poi per il Golden Gala del 10 giugno ma è chiaro che l’obiettivo principale della stagione è concentrato a fine luglio per i campionati europei di Barcellona»«Per noi giornalisti della stampa estera questa è un’occasione importante per raccontare un’Italia vera, quella del mangiare e del bere bene – ha detto Alfredo Tesio, responsabile del gruppo del gusto all’interno dell’Associazione – Crediamo molto nel legame tra sport, agroalimentare ed enogastronomia e le iniziative della Fidal rappresentano una opportunità di promozione della qualità italiana nel mondo».Parole che hanno fatto piacere al presidente Franco Arese: «Sono onorato di essere in una sala così prestigiosa, con dei partner altrettanto prestigiosi, per promuovere al meglio i valori legati la nostro sport che non è solo quella disciplina che compete con ben 209 altre nazioni ma è diventato un vero movimento culturale: penso ad esempio alla corsa, entrata ormai nel DNA di tantissime persone. Parlando di agonismo, per i campionati europei di Barcellona stiamo recuperando molti atleti che hanno avuto dei problemi fisici in passato. Penso a Schwazer, Howe, la Di Martino, Gibilisco, Licciardello ma sono anche tanti i giovani che stanno crescendo per garantire un ricambio generazionale».Mario Ialenti, responsabile del progetto di Casa Italia Atletica, ha invece illustrato il fitto programma di iniziative che in occasione della maratona di Madrid (22-24 aprile), dei campionati europei master di atletica di Nyìregyhàza (15-24 luglio), dei campionati europei di Barcellona (26 luglio-1 agosto), della maratona di New York (2-6 novembre) si svolgeranno per «collegare l’atletica al territorio che ha le sue espressioni nei primati del gusto. La valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane – ha detto Ialenti – ha ottenuto una forte accelerazione quest’anno grazie alla spinta del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, particolarmente attento al tema della qualità».Parole confermate dal Dirigente del Mipaaf, Ludovico Gay: «Non esiste una sana e corretta alimentazione senza i prodotti di qualità che caratterizzano il nostro territorio». Poi una precisazione sul mercato spagnolo: «La Spagna rappresenta un nostro partner per il progetto che stiamo portando avanti all’Unesco per il riconoscimento della dieta mediterranea come valore universale. Quindi l’intento è quello di far conoscere le nostre eccellenze ma anche le proprietà organolettiche ad esse legate, al fine di veicolare una cultura della qualità. In questo senso ringrazio anche l’Enoteca Italiana che ci sta aiutando a diffondere, oltre al messaggio del mangiare bene, quello del bere bene ed in maniera giusta attraverso una collaborazione con diverse Federazioni Sportive Nazionali, tra le quali naturalmente la Fidal».Il direttore generale dell'Enit Paolo Rubini ha puntato l’accento sulla capacità che ha lo sport di convogliare diversi enti ed istituzioni, ed in questo senso l’esempio di Casa Italia Atletica «rappresenta un ottimo contenitore per stimolare quelle emozioni che il turista ricerca durante i suoi viaggi». Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Ansanelli della Confederazione Italiana Agricoltori: «Casa Italia Atletica offre la creazione di un nuovo valore legato alle relazioni tra vari sistemi. Così, valorizzare l’agricoltura significa promuovere anche il turismo e lo sport all’aria aperta, considerando altresì che l’uso agricolo del territorio connota una buona parte del paesaggio».Particolarmente soddisfatto il mentore della Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia, Pasquale Di Lena, che con i suoi seminari enogastronomici e con due pubblicazioni legate al “Gusto dei primati” continuerà anche nel 2010 il suo intenso lavoro di promozione dei prodotti alimentari certificati. «Inizieremo da Madrid con un’attività capillare legata ai giornalisti ma anche agli operatori del settore fino ad arrivare agli sportivi». E proprio nella capitale spagnola, il 22 aprile sarà organizzata una serata dedicata ai prodotti di qualità italiani, firmata dal prestigioso ristorante Don Alfonso, rappresentato da Livia Iaccarino: «Crediamo molto nella sana alimentazione e questo connubio con l’atletica ci rende particolarmente orgoglioso perché i nostri figli, Mario ed Ernesto facevano atletica».Il presidente della Società Italiana Sport e Benessere, Fabrizio Angelini ha chiarito il ruolo dell’attività fisica come prevenzione e terapia del sovrappeso e dell’obesità garantendo un supporto importante su questi temi durante le tappe della Maratona del Gusto e delle bellezze d’Italia.Andrea Radic, Direttore iniziative strategiche di Expo 2015 ha spiegato come l’Esposizione Universale che si terrà a Milano, stia iniziando con l’atletica un percorso che consentirà di promuovere al meglio il tema “Nutrire il Pianeta, energia per la vita” mentre Robert Franz, direttore commerciale della mondo ha confermato una partnership finalizzata a promuovere il Made in Italy nel mondo. Sono intervenuti anche Angelo Iapaolo, Assessore allo sport ed alla cultura della provincia di Isernia, Bruno Gabrielli e Filippo Ulivieri, rispettivamente assessori al turismo ed allo sport della provincia di Ascoli Piceno.Infine Lorenzo Cortesi, direttore generale della maratona di Venezia e Enrico Castrucci, presidente della maratona di Roma: insieme per promuovere due eventi che stanno scrivendo la storia sportiva delle due città candidate ai Giochi olimpici del 2020. Anche loro, a Casa Italia Atletica, riescono ad appartenere alla stessa squadra. I partner di Casa Italia AtleticaI partner istituzionali di Casa Italia Atletica sono enti simbolo della qualità italiana. A partire al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, impegnato in prima linea in iniziative finalizzate a coniugare i concetti di sana alimentazione e pratica sportiva fino ad arrivare all’Enit – Italian State Tourist Board, all’Istituto Commercio Estero, a Assocamerestero che vogliono promuovere nel migliore dei modi un brand forte, una identità affidabile, un “Sistema Italia” competitivo. Il pool di partner può vantare la presenza degli sponsor federali Mondo ed Asics e propone una composizione impreziosita dalla diversità territoriale: il Molise (con l’Unione delle province molisane e l’Unioncamere Molise), l’ICE Puglia, la città di Reggio Calabria (con la Camera di Commercio), il comune di Rieti, la regione Basilicata, la regione autonoma Friuli Venezia Giulia, la provincia di Ascoli Piceno e l’Expo 2015 di Milano.

13/04/2010 Giovedì 15 aprile a Roma la conferenza stampa di presentazione della stagione 2010

"Italian Sport Food": questo è lo slogan scelto per la presentazione del programma di Casa Italia Atletica e della seconda edizione della Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia con l’obiettivo di rafforzare il filo diretto che lega l’atletica leggera ad un corretto stile di vita basato su una sana alimentazione.All’appuntamento, in programma giovedì 15 aprile a Roma (ore 11.00, Associazione della Stampa Estera in Italia", via dell’Umiltà 83/C), parteciperà anche il campione europeo in carica di salto in lungo, Andrew Howe.Saranno presenti alla conferenza stampa il presidente della Fidal Franco Arese, il Dirigente Saco XI del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Ludovico Gay, il responsabile del progetto di Casa Italia Atletica, Mario Ialenti, l’ideatore della Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia, Pasquale Di Lena, il direttore generale dell'Enit Paolo Rubini, il presidente della Società Italiana Sport e Benessere, Fabrizio Angelini, il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Politi, la delegata dello storico ristorante Don Alfonso, Livia Iaccarino e rappresentanti dell’Istituto per il Commercio Estero, di Assocamerestero, della Maratona di Roma e degli altri partner che partecipano al progetto di Casa Italia Atletica per il 2010.In occasione della maratona di Madrid (22-24 aprile), dei campionati europei master di atletica di Nyìregyhàza (15-24 luglio), dei campionati europei di Barcellona (26 luglio-1 agosto), della maratona di New York (2-6 novembre) si svolgeranno una serie di iniziative volte alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane tramite la promozione delle tradizioni e delle culture culinarie nazionali, con particolare riferimento a stili alimentari corretti (come la dieta Mediterranea), in stretta correlazione con la promozione del patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale dei territori del nostro Paese, nell’ottica complessiva di marketing territoriale capace di esaltare il nesso prodotto-territorio.

A quota 40 gli oli DOP E IGP

Con il riconoscimento dell’Olio Extravergine di Oliva “Colline Pontine” Dop, il quadro dell’olivicoltura di qualità si arricchisce di preziosità e si consolida al primo posto tra tutti gli oli riconosciuti dall’Ue. Un primato importante tra i tanti primati che caratterizzano le nostre eccellenze agroalimentari.Il Lazio, con il riconoscimento della nuova Dop “Colline Pontine” riferita a un Olio Extravergine di Oliva che si produce in Provincia di Latina, lungo la dorsale che da Aprilia porta a Formia ai confini con la Campania, presenta, con quello di Canino, due oli dop e porta a 17 il numero delle sue eccellenze agroalimentari.Va, con 18 riconoscimenti, a superare così il Piemonte per posizionarsi al 7° posto subito dopo Campania e Sicilia che ne hanno 19.L’Olio Dop “Colline Pontine”, dal forte sentore di pomodoro verde, non maturo; nota spiccata di erbaceo e retrogusto di mandorla, viene prodotto fondamentalmente con la varietà più diffusa nel territorio considerato, la “Itriana”, a ricordare il paese di origine, Itri, centro di produzione di questo olio. Possono partecipare anche altre varietà, in particolare il “Frantoio” e il “Leccino”, le due varietà di origine toscana, fino ad una percentuale massima del 50%.Con questo ultimo riconoscimento viene aggiornato così il quadro delle Dop, Igp e Stg, al 31 marzo: 917 i riconoscimenti totali in Europa, al quale bisogna aggiungere uno esterno riferito alla Colombia, con l’Italia che raggiunge quota 204, con 127 Dop, 75 Igp e 2 Stg, a confermare la sua posizione di leader nel campo delle eccellenze agroalimentari.





06/04/2010

Quota 203, altri tre riconoscimenti DOP E IGP

Non è passata ancora una settimana dalla conquista della quota 200 riconoscimenti Dop, Igp e Stg, e già altri tre i riconoscimenti in arrivo tra ieri e oggi, a rafforzare il primato delle eccellenze dell’agroalimentare italiano e dei territori di origine. Ben 203 sui 912 riconoscimenti dell’Unione europea. Un successo che ripaga lo sforzo delle istituzioni e dei produttori e apre a un confronto tra produttori e consumatori basato sulla fiducia, ne momento in cui c’è la garanzia della qualità offerto dal bollino Ue.Ieri il “Sedano Bianco di Sperlonga” Igp e oggi la “Patata di Bologna” Dop e i “Ricciarelli di Siena” Igp a portare a 203 riconoscimenti il primato che onora l’agroalimentare italiano e lo rende sempre più fonte di attenzione da parte del consumatore, anche il più esigente, di ogni parte del mondo.Il “Sedano Bianco di Sperlonga”, prodotto nel territorio di questo comune e in quello di Fondi, è uno dei tanti simboli della nostra pregiata orticoltura. Ha un sapore dolce e fortemente aromatico da renderlo sublime in pinzimonio con oli altrettanto decisi. Esso va ad aggiungersi alle 6 Igp ed alle 10 Dop, portando a 17 il totale delle eccellenze riconosciute della Regione Lazio.La “Patata di Bologna” Dop è la risposta più chiara e più puntuale alla patata Ogm riconosciuta dall’Ue che, oltre a mettere a rischio il nostro patrimonio varietale, tocca anche la salute umana con l’attacco a un antibiotico naturale contenuto nell’amido.Ottenuta dalla varietà “Primura”, che ha trovato nella Provincia di Bologna una situazione pedoclimatica molto favorevole. Si presenta con la buccia liscia dalla tonalità chiara a contenere una polpa consistente apprezzata per le qualità organolettiche e la duttilità degli usi in cucina.La nuova Dop va a rafforzare il primato dell’Emilia e Romagna nel campo delle Dop, con 16 riconoscimenti, che, con l’aggiunta delle 15 Igt riconosciute, porta a 31 il totale delle eccellenze, subito dopo il Veneto che, con 32, occupa il primo posto in Italia.I “Ricciarelli di Siena” Igp, elencati tra i prodotti della panetteria, un vero e proprio cult per i senesi, immancabile sulle tavole, soprattutto nel periodo natalizia, è una ghiottoneria conosciuta dai milioni di turisti che visitano la città del palio. Un impasto di farina, zucchero di velo, arancia candita tritata finemente, albume, mandorle macinate, che viene fatto riposare in frigo prima di essere tagliato in diagonale per formare rombi e, così, essereinfornato per 15’ finche non saranno lievemente dorati.Con questa nuova Igp la Toscana, con 11 Dop e 10 Igp, rimane al terzo posto e si avvicina alla Lombardia con i suoi 22 riconoscimenti. Con i tre riconoscimenti sopra descritti acquista ancor più significato la “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, la vetrina che ha reso itinerante Casa Italia Atletica, la struttura operativa di Fidal Servizi, che accompagna e assiste l’alimentazione dei nostri atleti nei grandi eventi internazionali. Il primo di quattro importanti appuntamenti nel 2010 è la Maratona di Madrid, fra un mese, per arrivare a luglio con i master europei in Ungheria e il Campionato europeo di atletica leggera di Barcellona e poi chiudere con la Maratona di New York a novembre.p.di.lena@alice.it

Da Trieste a Spoleto, continua il successo dell’olio molisano

Al più importante appuntamento annuale della selezione dell’olio, l’Ercole Olivario di Spoleto, il Molise si presenta alla finale con ben 5 aziende olivicole, tre dop della Provincia di Campobasso due oli extravergini della Provincia di Isernia.Dopo il successo della scorsa settimana, grazie all’impegno delle Amministrazioni provinciali di Campobasso e Isernia, che hanno volutoessere a Trieste a “Olio capitale” con ben 24 aziende finaliste del 6° Premio “Goccia d’Oro”, che l’Arsiam organizza ogni anno a dicembre a Larino, arriva la notizia delle 5 aziende finaliste all’Ercole Olivario, giunto alla 18ª edizione, sicuramente il più prestigioso dei concorsi in circolazione.,Per quanto riguarda gli oli Dop, cioè quelli a Denominazione di Origine Protetta, sono tutt’e tre della Provincia di Campobasso ( Azienda Marina Colonna di S. Martino in Pensilis; l’Oleificio di Bruno Mottillo di Larino e A.pro.pol, con il suo centro di imbottigliamento nella capitale frentana), mentre i due extravergini di oliva non Dop, sono entrambe della Provincia di Iser nia ( Soc. coop. La Sorgente di Poggio Sannita la patria dell’Olivetta nera, una varietà autoctona del Molise e l’Oleificio Pallotto Sergio di Bagnoli sul Trigno). Un quadro che ben rappresenta il ruolo che l’olio ha, precisamente quello di essere il testimone principe del territorio molisano e fonte importante, con le sue 18 varietà autoctone di olivo, della sua l’agricoltura, del suo ambiente e del suo paesaggio. Ben 5 oli su 103 finalisti, di cui 49 dop e 54 extravergine, di una selezione di 260 oli di altrettante aziende di 17 regioni italiane, a dimostrare la centralità del Molise nel campo dell’olivicoltura nazionale, in particolare per ciò che riguarda la qualità. Il 18 di questo mese la presentazione a Roma dei risultati con il nostro personale applauso ai nostri produttori e trasformatori che, a Trieste come a Spoleto, portano in alto l’immagine del Molise e aprono nuove strade all’olio molisano, grazie all’impegno dei produttori e delle istituzione che hanno capito qual è la strada da percorrere per vincere sui mercati.p.di.lena@alice.it

Maratona del gusto al via con 200 riconoscimenti DOP, IGP E STG

Dopo il successo dello scorso anno ai Campionati del Mondo di Atletica Leggera di Berlino, torna la Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia che vede insieme sport, territorio e alimentazione per accompagnare le Maratone di Madrid e di New York, gli europei master in Ungheria e i Campionati europei di Barcellona in programma nella seconda metà di luglio. Insieme a Regioni e Provincie, Consorzi e aziende, Enit, Ice e Buonitalia del Mipaaf.La notizia del riconoscimento della nuova Dop, pubblicata l’11 marzo, sulla G. U. Unione Europea, coincide con la preparazione e organizzazione della 2ª edizione del progetto ideato da Pasquale Di Lena e Mario Ialenti.A tagliare questo importante traguardo per l’immagine dell’agroalimentare italiano, ci ha pensato una Dop che premia la Campania, l’Olio Extravergine di Oliva Irpinia - Colline dell'Ufita.Riconoscimento ottenuto subito dopo la Belokranjska Pogaca Stg, un prodotto di forno a base di farina bianca, uovo e cumino, tradizionale nel territorio del comune di Metlika in Slovenia.Pochi giorni prima (2 marzo) il riconoscimento della Igp “Mela di Valtellina” che riguarda tre varietà (Golden Delicious, Red Delicious e Gala), che va ad aggiungersi, alle altre due mele Igp “Melannurca Campana” e “Mela Alto Adige o Südtiroler Apfel” ed alla Dop “Mela Val di Non”.Un traguardo importante che va a confermare il primato delle nostre eccellenze pari al 22% (200 su 909) dei riconoscimenti complessivi nei 27 Paesi dell’Unione Europea.Dopo di noi la Francia, con 167 denominazione e la Spagna, con 144, tutti gli altri Paesi molto più lontani. Da Agosto 2009 ad oggi altre 18 Dop e Igp riconosciute, più la “Pizza napoletana” Stg, con il Veneto che, con 32 riconoscimenti, ha superato l’Emilia e Romagna (30), distanziando ancor di più la Lombardia (22), la Toscana (19) e la Campania e la Sicilia, entrambe con 19 Dop e Igp.Un lungo cammino iniziato nel giugno del 1996 con il primo riconoscimento in assoluto, il Grana Padano Dop, il formaggio più conosciuto e più diffuso al mondo per le sue pregevoli caratteristiche organolettiche e nutritive, che ne fanno un prodotto unico e, per questo, e, purtroppo, anche il più clonato. p.di.lena@alice.it

22/04/2010 Una serenata alla luna madrilena

Alla Spagna piace il Made in Italy ed il successo della serata di gala organizzata presso il consolato italiano a Madrid ne è una evidente conferma.Oltre 200 ospiti tra autorità, giornalisti, operatori enogastronomici e turistici, hanno partecipato con entusiasmo alla prima tappa della Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia, un evento che è entrato nel cuore della capitale spagnola con lo slogan “Italian Sport Food” e con la musica degli Ecletnica Pagus, il gruppo molisano che ha ammaliato la platea attraverso i suoi suoni unici e irripetibili.Luca Ferrari, Ministro plenipotenziario dell’Ambasciata italiana in Spagna ha dato il benvenuto ad una sala addobbata per le grandi occasioni: “Voglio ringraziare la Fidal e Casa Italia Atletica per aver organizzato questa splendida manifestazione – le sue parole – ed anche il Comitato Italiani all’Estero (rappresentato da Giuseppe Di Claudio), la Camera di Commercio (rappresentata dal presidente Marco Silvio Pizzi) l’Enit (rappresentato dal vice direttore per la Spagna, Laura della Rocca) e tutti gli enti pubblici e privati che hanno collaborato alla sua migliore realizzazione”.L’introduzione del segretario della Camera di Commercio di Madrid, Giovanni Aricò ha offerto un ulteriore spunto di riflessione sul valore dell’iniziativa che “unisce lo sport all’idea di promuovere i territori e le loro eccellenze”.Poi l’intervento del responsabile del progetto, Mario Ialenti: “E’ una serata affascinante – ha affermato – frutto di un intenso lavoro che continuerà nelle altre tre tappe: l’Ungheria con i campionati europei master, Barcellona con i campionati europei assoluti ed infine New York con la sua storica maratona. L’obiettivo è quello di portare nel mondo la cultura di una sana alimentazione basata su prodotti di qualità utilizzando l’atletica come veicolo di comunicazione e quindi promuovendo anche questa splendida disciplina. Un sentito ringraziamento al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (rappresentato dal Funzionario Filippo D’Aquino di Caramanico) e agli altri partner che hanno creduto nel nostro progetto”.Applausi per il consigliere federale Giacomo Leone, maratoneta doc e perfetto testimonial dell’iniziativa che lo ha visto più volte protagonista anche lo scorso anno prima dei mondiali di Berlino. Ma il vero boato è arrivato quando sono saliti sul palco Pasquale Di Lena e Mario Iaccarino introdotti da una poesia che conclude l’elegante pubblicazione appositamente realizzata e distribuita per descrivere il menu della serata. “Questa sera racconteremo i sapori e le bellezze di 12 regioni italiane – ha detto il dottor Di Lena – Le immagini proiettate raccontano i preparativi dei nostri cuochi che hanno letteralmente accarezzato tutti prodotti di qualità garantita e certificata”.“Sono felicissimo di essere qui – le parole dello Chef Iaccarino in rappresentanza dello storico ristorante Don Alfonso 1890 – abbiamo il dovere morale di salvaguardare le tradizioni che rappresentano la cultura di un popolo”.“Stasera inizia la collaborazione con il mondo dell’atletica – ha precisato Andrea Radic, direttore area strategica di Expo 2015 – e continueremo su questa strada per promuovere le migliori sinergie possibili”.Un saluto anche dall’assessore alla cultura e allo sport della provincia di Isernia, Angelo Iapaolo. “Siamo qui per testimoniare le peculiarità del territorio molisano che esprime eccellenze enogastronomiche come il tartufo bianco ma anche unicità musicali, come il maestro Angelo Ricci ed il suo gruppo”.Infine il doveroso tributo ai cuochi: Adriano Cozzolino, Massimo Samuele e l’artista dolciario Paolo Caridi, che assieme al maitre Duilio Fabiani hanno davvero lasciato un segno indelebile dello stile italiano nel cuore della Spagna.


Partner di Casa Italia Atletica a MadridMinistero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Enit – Italian State Tourist Board, Istituto Commercio Estero, Assocamerestero, Expo 2015, Mondo, Confederazione Italiana Agricoltori, Asics, regione Molise (con la province di Isernia e Campobasso, Uprom e Sportello Sprint Molise), regione Puglia (Assessorato Risorse Agroalimentari e l’ICE Puglia), città di Reggio, Calabria, comune di Rieti (con la Camera di Commercio di Rieti), regione Basilicata, regione autonoma Friuli Venezia Giulia e provincia di Ascoli Piceno.

27 aprile 2010

LETTERA APERTA

Al Sindaco di Campomarino
p.c. al Presidente della Regione Molise
al responsabile del Guardie forestali del Molise


Olivi secolari di Campomarino (foto p. gianquitto)



Caro Sindaco,
un nostro amico, è stato testimone casuale dello scempio che è stato perpetrato l’altro giorno nel suo paese con l’abbattimento di numerosi alberi secolari, in particolare querce e, soprattutto, olivi, per fare posto al cemento.
Una notizia che sarebbe passata inosservata senza la testimonianza di questa persona, che ha particolare sensibilità per la natura e le piante secolari, cioè quelle che hanno la possibilità di raccontare il tempo e di essere parte della storia e della cultura, del paesaggio e dell’ambiente che esprime il territorio. In pratica, una parte fondamentale della sua e della nostra identità.
So che questa nostra tornerà, a lei e agli altri, come un richiamo fastidioso, soprattutto se vi siete astenuti dal porvi il problema di come salvare questi straordinari monumenti della natura, ma solo di dare spazio a nuova cementificazione, che, secondo la cultura ricorrente, è strettamente collegata allo sviluppo e non alla perdita di risorse storico-culturali, paesaggistico-ambientali.
Oltretutto segando alberi che, con la crisi del mercato dell’olio (sono molti a pensarlo anche nel nostro paese che dell’olio è la capitale), non servono a niente, mentre serve il cemento anche se mangia ogni giorno la nostra identità.
Ma, forse, è questa parola identità che per lei, come per molti altri, non ha alcun significato, al pari del territorio che la esprime, tant’è che ogni giorno viene rubato dal cemento senza che nessuno si ponga la domanda: saranno in grado i nostri figli a nutrirsi di cemento?
Una domanda che pone una riflessione a tutti, soprattutto a chi ha la responsabilità del territorio, nel momento in cui ha ritenuto di essere in grado di governare un paese, una comunità, ricevendo il consenso degli elettori.
La verità è che, a furia di consumarlo questo territorio, resta poco o niente per le future generazioni e la crisi che il mondo attraversa è il frutto di una cultura, il consumismo, che toglie, senza che ce ne accorgiamo, ad ognuno di noi il senso critico e, quindi, la possibilità di ragionare su cosa è giusto fare e cosa non lo è. Per esempio, se lei si fosse lasciato prendere dal senso critico non avrebbe mai permesso di procedere e dare vita ad un’azione di distruzione di piante, esseri viventi che, come noi, fanno parte della natura.
Spero che tutto sia stato fatto nel pieno rispetto delle regole. Ma non è questo il punto che ci preme sottolineare con questa lettera aperta, a lei indirizzata, ma la totale insensibilità sua e di quanti con lei hanno proceduto allo scempio, senza neanche minimamente pensare (succede così ovunque, ma questo non solo non consola, preoccupa ancor di più) che poteva spiantare quelle piante preziose per un territorio (il suo) e per una comunità (la sua), solo dopo aver trovato un altro terreno sul quale trapiantarle, per renderle testimoni della storia così come sono riuscite a fare nel corso di decenni e qualche centinaia di anni. Tenendo conto che il suo territorio è anche nostro, visto che esso è parte del Molise, ci siamo permessi di scriverle con la speranza che di scempi come questi non si ripetano.
Con questa nostra chiamiamo in causa la Regione, il corpo forestale e tutte le autorità preposte a prevenire simili azioni di scempio del territorio.
Lettera aperta perché ogni cittadino di Campomarino e ogni cittadino molisano possa giudicare questa nostra iniziativa di denunzia di un fatto molto grave, perché non si ripeta nel futuro, né a Campomarino né in un altro luogo del Molise che ha primati importanti, come la biodiversità, la ruralità e le tradizioni, tutti da spendere per costruire il futuro delle nuove generazioni.
Larino viva
26.04.2010

26 aprile 2010

W LE RANE

se uno passa per il nuovo parcheggio, nato vecchio, del centro storico, subito dopo il calar della sera, gli viene di cantare, parafrasando una stupenda canzone dialettale larinese, “E’bballe pa peschiere è nate n’armonia ruospe e ranocchie vanne ‘mpazziie ca se vonne marità”.
Un coro di rane, un gracidare, con toni così alti, che non avevamo mai sentito prima, né al cigno né al fiume, e, neanche nelle pozzanghere dei tanti rivoli e valloni che segnano il territorio larinese.
Non sappiamo se è la peschiera che amplifica questo canto, unico e monotono, delle rane, come si sa animali anfibi, cioè capaci di stare a lungo nell’acqua e di respirare all’aperto, su una ninfea che affiora con il suo fragile fiore; oppure è quel luogo stupendo, l’inizio del valloncello, che ci riporta lontano nel tempo. All’orto di zia Adelina, al fuso di zia Loreta e, quasi ultimo, all’orto di zio Eugenio e agli oliveti dei Cristinziani e, poco più in alto, dei Galuppi ad ombreggiare le erbe officinali di Don Emilio, il farmacista detto anche speziale. Un lungo anfiteatro di memorie, il valloncello, che aveva in alto una discarica (u mbuorze) dove i ragazzi nascondevano le tagliole per una padellata di passerotti e, anche il terminale di una fogna, che partiva da “a cruecélle” o, anche, “ngopp’u pónte”, situata nella curva prima della sopraelevazione della falegnameria Di Paolo ( il tenore ufficiale della cattedrale), distante qualche centinaio di metri da “a cròce”. Questa, con la sola scritta INRI, era posizionata sopra un monticello segnato da tre o quattro scalini in terra battuta, a fianco all’attuale officina Nigro, poco lontana dall’allora Ara frentana che aveva un significato con i ruderi, le colonne e le pietre ben sistemate a ricordare il grande passato della capitale dei Frentani.
Ora in eterno abbandono, a dimostrare che il passato è solo un vanto a parole, ma anche che chi ha amministrato questa città non si è posto mai l’impegno per dare ad essa un minimo di decoro.
Oggi, parlare di decoro, è solo una perdita di tempo, visto che non esiste nella mente degli attuali amministratori e di quei tecnici che si vantano di aver lasciato la cabina dell’Enel a coprire l’epigrafe affissa su un lato dell’entrata del Comune.
Ritornando al gracidare forte delle rane ed al coro possente del loro canto, che copre quello melodioso, allegro dell’usignolo e, nelle ultime sere, quello dell’assiolo, diciamo che ci troviamo di fronte all’opera incompiuta di un posteggio che pure è costato un monte di soldi. Vive come in un crescente abbandono, pieno di sterpi e di erbacce secche, con strutture in cemento armato incomplete, aperte, a significare la mancanza di idee per come poterle utilizzare per un mercato dei produttori agricoli, un bagno e un piccolo bar o anche altro se una riesce a pensare a come organizzare i luoghi, la città. È anche mettere in atto un gesto di ospitalità per i forestieri che arrivano a Larino.
E allora, di fronte al niente, al vuoto di idee e di iniziative, ben vengano le rane con il loro gracidare a riempire di suoni la notte e quel rifugio di flora e di fauna, che danno un senso alla vita in questo mondo di sordi.
A VOREIE

19 aprile 2010

HABEMUS “NUONNEME”

Con questa frase, metà in latino e metà in dialetto non larinese, diamo la notizia della nomina del nuovo segretario del circolo del Pd per far tirare un sospiro di sollievo a tutta Larino. La fumata bianca, infatti, è di ieri sera e arriva dopo un conclave di vecchi e nuovi cardinali (quest’ultimi sono quelli che sanno intrufolarsi in ogni dove dotati come sono di viscidità) durata oltre due anni.
La notizia, purtroppo, non è tanto di chi ha vinto ma di chi ha perso, ritenendosi vincitore fino all’ultimo, se non ci fossero stati 15 defezioni, sicuramente non spontanee, ma decise da chi rappresentava il gruppo sulla base di accordi fissati intorno al tavolo regionale dai pochi che rappresentano il Pd molisano.
Un cardinale vecchio stile, il perdente, che ha trovato, dopo qualche breve fuga nel passato, chi l’ha sponsorizzato per fargli vivere qualche illusione e la speranza che potesse dare un contributo alla rinascita di Larino e del suo ospedale, ma, sembra, che, salvo qualche marciapiede e qualche panchina e salvo continuare a cavalcare la tigre insieme con qualche vecchio compagno di avventura, non sia riuscito, nonostante l’impegno, a pensare più di tanto.
Che ora, dopo questa sconfitta sonora ed inaspettata, uno possa credere che tiri i remi in barca e torni nell’anonimato, non c’è da sperare. Non per vendicarsi di chi all’ultimo momento l’ha tradito, ma per mettersi d’accordo e continuare a sperare in quel futuro politico che gli è venuto ora a mancare.
Aveva sperato in Ruta e Co., e, anche, nell’eterno bastiano contrario, Petraroia, che, strano, ma questa volta ha vinto solo perché gli hanno affiancato Totaro, più per marcarlo che per aiutarlo, conoscendo la facilità di cambiare percorsi e direzioni del vecchio sindacalista.
Sì perché a livello di direzione regionale, dove tutto è già stato deciso, hanno pensato che bisognava fargli assaporare la vittoria per dargli la sicurezza che merita chi deve affrontare le nuove battaglie per la sopravvivenza che, sia chiaro, per il nostro ragionamento, è solo politica.
Ogni battaglia quando è vera, come si sa, una volta conclusa, lascia macerie ed ora spetta a chi ha vinto rimuoverle, per portarle in discarica ed avere così campo libero per conquistare il domani che non è lontano. Pensiamo alle elezioni regionali, con il Pd di Larino che deve mettere qualcuno in lista per non disturbare Petraroia o Totaro e Co.. Una competizione, tutto sommato, facile per i partiti che pensano di fare il solletico a Michele Iorio, avendo in cambio qualche posizione da occupare per credere, come gli attuali consiglieri regionali, che stanno all’opposizione.
Abbiamo detto opposizione, una parola che richiama uomini che se ne stanno con le mani in mano e con il cervello bloccato, per la paura di farsi del male da soli.
Un esempio: sono due anni che si sa del pericolo che vive la sanità molisana e l’ospedale di Larino, in particolare, e l’opposizione, soprattutto quella rappresentativa del territorio basso molisano, che fa? Salvo qualche passerella nel passato, dopo un lungo silenzio, di colpo, l’altro giorno, si è svegliata e, visto che tutto era stato già deciso, ha detto “no, fermi tutti. Alt, bisogna parlare”. I Michele, Iorio e Picciano, che si nutrono ogni giorno di pane e volpi, l’hanno accontentata. In pratica hanno detto, una volta che si sono accertati che i buoi sono scappati, “chi ha chiuso la stalla”? Il bello è che fanno finta di essere anche preoccupati, perfino arrabbiati come il grande Pardo Antonio D’Alete.
Ma, oramai, i cittadini di Larino sono esperti di queste sceneggiate, a tal punto che quando vengono chiamati per l’ospedale restano a casa per far capire a chi li chiama che, se non c’è un sussulto, loro si dichiarano rassegnati. Ed è questo il danno peggiore che oggi paga Larino con Quici e Giardino, quelli che passano il tempo a consumare la Bifernina per convincere Iorio a venire a Larino. Bastava rimanere in paziente attesa al bivio, sotto il ponte dello sceriffo, per bloccarlo in uno dei suoi numerosi viaggi a Termoli per Di Brino. Fermarlo e aiutarlo a deviare per la salita che porta a Monte Arcano fino al cinema dove c’era una folla in attesa esultante solo per acclamarlo.
A voreie

16 aprile 2010

ANNOZERO



Una trasmissione esemplare quella di Annozero di ieri sera, che ha visto la presenza, insieme, di Gino Strada, del Ministro Italiano alla Difesa, Ignazio La Russa, e del consulente, dal 2004, del centro Internazionale per gli studi strategici a Washington, Edward Nicolae Luttwak.
Ebreo, quest’ultimo, di origine rumeno, vive in America ed è conosciuto per le sue pubblicazioni sulle strategie militari e politica interna americana, fra le quali una di grande successo, essendo stata tradotta in 14 paesi, dal titolo molto significativo “Colpo di Stato: un pratico manuale tascabile”.
Assiduo frequentatore delle nostre televisioni come opinionista fa pensare che è più il tempo che vive in Italia che in America.
Gino Strada era seduto alla destra di Santoro ed aveva di fronte gli occhi di La Russa e il labbro superiore sporgente sotto i grandi occhiali da vista di Luttwak.
Era come vedere un animale ferito, ma per niente indomito, di fronte a due belve assatanate che lo aggredivano per dire, in pratica, che la colpa di quello che era successo con il rapimento dei nostri connazionali operatori di Emergenzy nelle mani dei servizi segreti afgani(?), era sua.
Sua perché è uno che si prende il lusso di ripudiare la guerra e, per di più di intralciare, con i suoi ospedali e azioni umanitarie in un territorio nelle mani della guerra, chi vuole salvare l’umanità, o, meglio, la civiltà del consumismo che appartiene ad ognuno di noi. In pratica, un amico dei terroristi nel momento in cui aiuta le popolazioni colpite dalle bombe, soprattutto bambini innocenti presi di mira come fossero soldati.
Una specie di condanna a morte, a prescindere, che ha permesso al nostro Ministro di strumentalizzare la vera questione per farsi propaganda nei confronti dei nostri soldati impegnati in Afganistan e delle loro famiglie, accusando Strada di essere un pericolo per questi nostri giovani.
Un La Russa spietato, come sempre, con il suo sorriso a nascondere, come ha sottolineato il direttore de l’Unità, Concita De Gregorio, le sue buone maniere nei confronti dei giornalisti e il suo passato di sanbabilino, cioè di frequentatore della piazza fortezza dei picchiatori fascisti che hanno occupato la cronaca, non solo politica, del periodo a cavallo degli anni ’60.
Un messaggio forte di uomini che hanno alle spalle i signori che ingrassano con la guerra e odiano, anche perché non sanno a cosa serve, la pace, scatenati a far cadere in errore Gino Strada per poter rinfacciare a lui ogni colpa del rapimento, di quello che è successo o succederà.
Strada, ferito in ogni parte, non ha mai perso la lucidità ed ha risposto sempre con grande forza e puntualità, sfiorando in continuazione la trappola che gli stavano tendendo ma senza mai caderci dentro.
Entrambi gli assalitori si sono dovuti arrendere schiumando rabbia dalla bocca per aver perso una buona occasione per riportare a casa la preda.
Non nascondiamo la nostra sofferenza nel seguire questa scene di caccia cruente, dove uno poteva rendersi conto, dal volto tirato per lo sforzo di difendere la propria identità e dignità, di chi era stato messo lì per essere sbranato, e dai volti incazzati di chi continuava, senza riuscire nell’intento, a tirare per arrivare al colpo decisivo.
La commozione del bravo disegnatore Vauro, espressa alla fine, raccontava tutta la tensione sua e di quanti come noi hanno capito che si voleva infangare la vita di un uomo, proprio perché linda, pulita e, come tale, pericolosa per un sistema che sta crollando anche per colpa degli sprechi, delle tragedie e dei disastri, che hanno e continuano a provocare le guerre.
Un uomo solo, completamente solo, con la sua straordinaria e commovente dignità.
Grazie, dr. Gino Strada, per questa grande lezione che, ancora una volta, hai voluto dare, questa volta con le parole, a quanti non sanno che, nella vita, l’atteggiamento più pericoloso, quello da rigettare, è l’indifferenza. Quella indifferenza che i signori della guerra, attraverso i propri innumerevoli portavoce, provano ad alimentare per avere strada libere da ogni ostacolo.
A Voreie

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

FOLLE

Zacc- quali sono i fini della guerra mediatica dopo lo scontro Berlusconi-Fini?

Bélina- ora far capire che è un folle per poi giustificare, una volta infilata, la camicia di forza.



13 aprile 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina
IL VUOTO

Zacc - Incredibile! Incredibile! Ci sono tre italiani arrestati in una zona di guerra di cui non si hanno notizie e i nostri ministri con Gasparri danno ragione ai sequestratori! Ma che è successo a questo nostro amato Paese? Mi sai dire , Bélina, che cosa è successo?

Bélina – le teste vuote sono sempre più vuote



MALA TEMPORA CURRUNT

Se il buongiorno si vede dal mattino, i risultati delle prime cinquecento schede scrutinate (5%) del totale) danno in testa di un centinaio di voti e più il candidato Di Brino su Monaco.
Per noi che avevamo sperato in una vittoria di Monaco è una delusione.
I vènti, come gli esperti sanno, non anticipano le notizie, al massimo le portano. Questo per dire che non sono preveggenti ed, oltretutto, hanno il difetto di rimanere delusi come succede alla gran parte degli animali, uomini compresi.
La importanza del risultato è, comunque, dimostrata dalla presenza a Termoli di Michele Iorio, da mesi, preso com’è da mille e uno impegni, irraggiungibile per il sindaco e vicesindaco di Larino, che segue in diretta lo scrutinio seduto (lo vediamo da una foto riportata da un blog) al microbar.
Sicuramente appagato dai primi dati e, come tale, rassicurato del risultato sul quale ha speso molte energie proprio perché, come dicevamo, importante per lui e i suoi referenti di Roma, in primo luogo Berlusconi, che, proprio l’altro giorno, ha definito, in Francia, l’accordo con Sarkozy, sul nucleare.
Solo chi dorme o fa finta di non capire o, anche, solo chi è semplicemente tifoso, al pari della squadra del cuore, di Berlusconi, non sa che il nostro Presidente del Consiglio è uno che gioca con le bugie, tant’è che ha chiamato non a caso Bonaiuti per riparare alle possibili conseguenze negative. Il brav’uomo, dotato di una faccia di marmo, è lì, più che come sottosegretario, soprattutto per smentire quello su cui ha mentito il giorno prima il suo capo e, nella eventualità, per accusare la sinistra che non vuole le riforme.
Questo giochetto che costa agli italiani molti quattrini e tanta immagine a livello internazionale, viene chiamato arte della comunicazione. C’è da dire che è un’arte solo per chi possiede tutte le televisioni.
Un’arte che i tifosi del presidente trasformano normalmente in capacità e potere, ciò che lo rende un mito. Ma i miti, come la storia insegna, hanno il difetto di volare alto per poi cadere all’improvviso e, quasi sempre, sulla spinta di una rabbia soprattutto da parte di chi fino ad allora li avevano venerati.
I dati , a distanza di pochi minuti dall’inizio di questo nostro soffio, dicono che Termoli è, per volontà dei termolesi, nelle mani di Iorio e dei suoi più stretti collaboratori, Vitagliano e Del Torto in particolare, con Di Brino che andrà ad occupare la poltrona di sindaco di una città strategica per il Molise..
Non c’è da sperare molto per tutti quelli che credono in un Basso Molise libero da nucleare, chimica, rifiuti da bruciare e turbogas.
Di tutto questo, nessuno lo deve dimenticare, bisogna ringraziare il Pd molisano, cioè i Ruta, i D’Ambrosio, i Totaro (D’Alete era distratto a parlare con Pangia), le Occhionero e i Leva, che hanno prima fatto cadere Greco e poi messo sulla bici da corsa la Gatti per spaccare la sinistra.
Di una cosa si può essere certi: nessuno di quelli prima citati, ad eccezione della Gatti, che non crediamo si sia iscritta a dirigente del Pd molisano, si dimetterà. Non sia mai! C’è ancora molto da fare per arrivare all’azzeramento del Pd, e quando questo sta per accadere, se ne può essere sicuri, li vedrete tutti questi signori scappare da ogni parte per trovare la giusta collocazione per sopravvivere.
A voreie

11 aprile 2010

RAGLI&BELATI



di Zacc e Bélina

LIBERI

Zacc- agli amici industriali ha detto “ vi libererò dall’oppressione burocratica; vi libererò dalla oppressione fiscale; vi libererò dalla oppressione giudiziaria”

Bélina – finalmente liberi!

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

BEATO E CONTENTO
Bélina- Dai Zacc devi riconoscerlo è un grande, capace di tutto, perfino di dare i nomi ai figli degli altri

Zacc- se il marito della ministro è contento, beato lui!

9 aprile 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


GESTI GENTILI

Zacc- Napolitano promulga

Bélina- Berlusconi ringrazia


CHI SCENDE E CHI SALE

Zacc - Crollano i redditi delle famiglie italiane

Bélina- schizzano in alto i voti della Lega


L’INVIDIA

Oggi le bacheche delle edicole riportano a caratteri cubitali la dichiarazione di Berlusconi che non regalerà a Termoli il nucleare. Evviva! Conoscendo Berlusconi e la sua capacità di smentire il giorno dopo quello che ha detto la sera prima, soprattutto quando pensa di dire una cosa importante, c’è da credere che questa sua bella annunciazione verrà smentita il minuto dopo il risultato elettorale del ballottaggio di domenica tra Monaco e Di Brino, in particolare se- cosa che noi non pensiamo- il vincitore sarà quest’ultimo.
Potete crederci e, comunque, il disegno che la destra ha per il Basso Molise va oltre il nucleare con la chimica e l’inceneritore.
Ma non è di questo che volevamo parlarvi, oggi, anche perché abbiamo profondo rispetto dell’elettore termolese, che ha dimostrato di essere ben consapevole di come sta la situazione, ma di un articolo trovato su un blog abbastanza letto dai molisani e da noi apprezzato.
Siamo stati colpiti perché un esempio alto di invidia. Così alto che sfocia in qualunquismo puro al 100%, che è una dose eccessiva anche per il Molise.
Un concentrato da disturbare anche gli stomaci abituati a macinare sassi nel corso della vita, pur di campare senza essere servi di qualcuno, soprattutto di problemi che perseguitano tutta la vita quei soggetti che fanno del qualunquismo, frutto di cattiveria innata che, quasi sempre, sulla base di semplici pregiudizi, porta all’invidia ed all’odio, nei confronti delle persone che possono, anche solo di striscio, fare ombra alla loro voglia di essere e sentirsi qualcuno.
L’invidia diventa così la loro ragione di vita, il solo modo di comunicare, incapaci come sono di stare in mezzo alla gente per problemi nati, come dicono gli psicologi, nei primi tre anni della loro vita.
L’invidioso nato è spesso dotato di una forte intelligenza che va, però, sprecata perché persona fortemente complessata, che ha bisogno di sfogare il male che ha dentro, parlando a sproposito dei fatti e delle persone.
Non a caso è uno che usa la cerbottana, perché è l’arma che gli permette di nascondersi dietro uno spigolo o un albero e non provoca alcun rumore.
Purtroppo è per questa sua natura uguale a chi lancia il sasso e ritira la mano, una persona che è difficile da curare perché si lascia avvicinare solo da chi lui sa che può dominare, soprattutto se la pensa diversamente.
In questo senso è una persona triste che non ha amici.
Peccato per la intelligenza che, così, va sprecata malamente, visto che è solo proiettata a distruggere e non a costruire il proprio futuro, quello della famiglia e della comunità di appartenenza, per colpa dell’invidia che, quando prende il sopravvento, è micidiale.
A Voreie

2 aprile 2010

CHI VIVRA’ VEDRA’

Sta per arrivare il tempo in cui si comincerà a capire meglio come sono andate le cose che hanno creato le premesse per il ridimensionamento dell’ospedale e poi per la sua chiusura. Sulle spoglie dell’ospedale inizierà la campagna elettorale di tutti quelli che si sono “occupati dell’ospedale”.
Stiamo avvertendo una certa ansia da parte dei soggetti più esposti nel darsi da fare che vogliono da subito aprire la campagna elettorale, per portare alla luce del sole quella che hanno provato a nascondere dietro lo striscione Del Vietri.
Tutto questo è nella normalità delle cose. Uno nasce per difendere il Vietri, ma se poi il Vietri non c’è più bisogna preoccuparsi di occuparsi di qualche altra cosa.
La linea da far passare è quella che sono tutti uguali, in modo da poter sottolineare “noi non c’entriamo con la fine dell’ospedale e ancora meno con la fine che vive Larino”. Noi siamo diversi. Lo dice anche quello che occupa il posto di consigliere comunale o è parte dirigente, da tempo, di partiti che hanno fatto il bello e cattivo tempo in questa città o, peggio, è rappresentante di quella classe medica e paramedica che ha brindato quando la tanto onorevole De Camillis ha fatto scappare la Maugeri.
In pratica la campagna elettorale è già cominciata e già c’è chi pensa alla prima scadenza, quella delle regionali dell’anno prossimo.
Siamo passati, soffiando piano piano, per l'ospedale proprio stamane ed abbiamo notato, come altre volte, una situazione che si fa sempre più insostenibile con reparti privi di personale o con personale dato con il contagocce per esasperare il poco rimasto.
Tutto funziona grazie all'impegno del personale medico e paramedico, nel mentre i veri responsabili tacciono e si mettono al sicuro. Domani se succederà qualche incidente la colpa verrà addebitata ai medici ed al personale che resiste e, vedrete, il giorno che questo o quel reparto o l'intero ospedale chiude la colpa non è di Iorio o dei suoi servi sciocchi, ma del personale che ha fatto e continua a fare più del suo dovere, diversamente da altri che perdono tempo per farsi notare e, cosa incredibile, anche per avere ragione.
Parliamo d reparti che vivono questa condizione da tempo, come l'Hospice e la riabilitazione- lungodegenza, cioè due punti di riferimento per le persone anziane. due luoghi di dolore fisico e, anche, morale nel momento in cui uno tocca con mano cos'è il dolore, quello della persona che soffre e quello del familiare che vede consumarsi come una candela una persona cara.
Alla umanità, che dentro questi reparti si esprime con dosi abbondanti, corrisponde l'ignoranza (non sa) dei più e, cosa, più grave, l'indifferenza di chi amministra l'ospedale e la sanità molisana che, guarda caso, raccoglie nel proprio organico anche il sindaco e il vicesindaco di Larino, Giardino e Quici.
Cioè i responsabili dello stallo, quelli che hanno consumato, inutilmente, la bifernina per andare a dire buongiorno o buonasera a Iorio.
Lo dimostra il fatto che si sono dimenticati di ricordare a Iorio di venire a Larino a parlare dell'ospedale o, ancora peggio, nel momento in cui glielo hanno detto, sicuramente Iorio ha risposto "mavalà", la frase che piace tanto all'avvocato di Berlusconi.
La richiesta delle dimissioni dell’assessore che ha la delega della sanità aveva un senso, ma non è stata accettata da alcuni componenti dell’opposizione, in particolare Puchetti che ha parlato di dimissioni di tutti, non si sa se nel rispetto del comitato o del partito che lo vede protagonista dalle primarie ad affiancare Petraroia, l’unico consigliere che un tempo aveva iniziato a fare l’opposizione. Dopo la sconfitta alle primarie ha pensato di adeguarsi alla situazione e di pensare prima al suo domani e poi a quello del Molise, così anche lui ha aperto la campagna elettorale. Anche questo è normale, dove ognuno pensa solo a come salvare la propria pelle.
È il momento delle scelte strategiche e delle alleanze. C’è già chi sta trovando quali motivazioni dare alle scelte che ha già deciso di fare.
Come si dice, chi vivrà vedrà

A VOREIE



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LIBERARSI DAI FURBI E DAI MANEGGIONI

Leggendo qua e la' n. 117 - Ha ragione Vendola “azzeriamo tutto” e rimettiamo in moto un processo che porti in alto la bandiera del lavoro e della libertà.
“Azzerare”, per noi vènti schierati da sempre, vuol dire, prima di tutto, liberare la sinistra dai furbi e dai maneggioni, da quelli, cioè, che l’hanno portata- nel sindacato, nei partiti e nelle istituzioni - a svolgere un ruolo di emulazione della politica peggiore, quella che la sinistra, per sua natura, aveva sempre lottato.
Una lotta - è bene ricordare - che ha saputo aggregare le masse sulla base della fiducia data:
ai lavoratori, nella loro battaglia quotidiana contro lo sfruttamento del padrone e contro le ingiustizie di una classe dirigente e di governo, che ai padroni ha sempre fatto riferimento;
ai più deboli, che avevano punti di riferimento per far valere le proprie ragioni contro la prepotenza del potere;
ai più giusti, che trovavano, nelle battaglie portate avanti dalla sinistra, il rispetto delle regole;
ai più onesti, che avevano l’orgoglio di appartenere a strutture frequentate da onesti e a strumenti che portavano avanti il messaggio dell’onestà e, ancor di più, la voglia della creatività e della progettualità.
Se qualcuno pensa che questi valori fanno parte del passato e che non sono più attuali, commette un grave errore e lascia che tutto precipiti, ancor più e con più forza di prima.
I valori sono parte della premessa che serve ad organizzare i bisogni e le attese della gente e ad arricchire una cultura, ma, anche, a dare la forza necessaria a trasformare una realtà ed a renderla sempre più ricca di dialogo e di saperi, di solidarietà e di crescita, individuale e collettiva.
Si tratta di bloccare un processo di imborghesimento che ha coinvolto tutti e che rende tutti uguali, così come vuole la società consumistica e quella delle multinazionali.
Crediamo che la situazione molisana sia una buona ragione di riflessione, un esempio in miniatura di ciò che succede altrove. Soprattutto per la sinistra, che è quella che più della destra ha modificato il suo Dna.
Una sinistra che ha imparato solo a godere delle proprie sconfitte, con una classe dirigente non più disposta a dare agli altri, ma solo ad avere dagli altri; incapace di fare l’analisi della situazione e, quindi, nella impossibilità di avanzare una critica o una proposta.
Capace, invece, di stare in silenzio e accettare qualsiasi cosa, anche quella di servire, in cambio delle briciole, il padrone di turno.
Capace, anche, di espellere le persone valide, pur sapendo di rimanere in pochi, quel che basta per poter utilizzare con tranquillità e a proprio vantaggio il partito.
E le sconfitte, per i furbi e i maneggioni, servono proprio per rimanere sempre più soli, con la sensazione, però, di essere padroni, una volta fatta fuori ogni concorrenza.
Non è un caso che a dirigere il Pd molisano siano sempre gli stessi, dopo aver fatto fuori, con la Macchiarola e quel “santo” inviato da Fioroni di cui, non a caso, nessuno ricorda il nome, i cattivi, a partire da D’Ascanio.
Non è un caso che il Pd vale a Termoli poco più del 5%, nonostante la presenza di una donna dinamica e intraprendente, senza che questo dato faccia dire “io mi vergogno di questo risultato e lascio ogni mia responsabilità per liberare il partito dai furbi e maneggioni come me”. Individui che, senza alcun senso di vergogna, si sono messi al servizio di chi controlla il nucleo industriale; hanno fatto cadere Greco per togliere di mezzo l’ultimo ostacolo sul percorso del nucleare, e non solo del nucleare; hanno diviso la sinistra a Termoli e inventato Chiappini a Montenero di Bisaccia.
Niente per caso, ma tutto discusso e ragionato con chi decide le sorti di questa nostra Regione.
Servi sciocchi? Non crediamo. Pensiamo, appunto, che sono furbi e maneggioni, proprio perché interessati.
A Larino la situazione non cambia. A due anni dalle elezioni di Giardino, che ai furbi ed ai maneggioni, dopo che l’hanno votato, ha fatto tirare un sospiro di sollievo, il Pd, consumato un lungo periodo di ibernazione, è resuscitato con le primarie ed ora la battaglia è fra chi deve appropriarsi della segreteria per decidere chi saranno i candidati di domani, in particolare delle regionali del prossimo anno.
Per chiudere questa riflessione, se la sinistra, il Pd in particolare, non riesce a sottrarsi dai furbi e dai maneggioni si ritrova a perdere la poca credibilità rimasta in alcuni affezionati e, così, a far perdere al Paese l’occasione per uscire fuori da questo periodo buio e riprendere il cammino dei valori.
In particolare, quello della solidarietà, in un mondo che ha bisogno del diverso se vuole tenere alta la bandiera della democrazia e della libertà.
Ecco perché noi diciamo, con Vendola, che bisogna azzerare tutto.
È l’unico modo per capire che le sconfitte della Bresso e della Bonino non sono da addebitare a Grillo o al Vaticano, ma ai furbi ed ai maneggioni che hanno remato contro, prima e durante la campagna elettorale. Ora bisogna far sì che per questi, una volta consumato il prima e durante, non ci sia anche il dopo.
A voreie