29 maggio 2010

La sacralità degli olivi secolari

Raccontano il tempo e danno valore aggiunto al nostro territorio, il vero e solo patrimonio da salvaguardare e spendere se si vuole assicurare un domani alle nuove generazioni. A Portocannone, nel Molise, i “patriarchi” di oltre 700 anni nel racconto di Pasquale Di Lena
Anche una pianta verdeggiante è vita, come il pesce nell’acqua, l’uccello nell’aria o l’animale che vive nella steppa o nella foresta, o, come l’uomo che anima le campagne e le città. E lo è tanto più quando essa è in grado di accumulare anni e anni, per molte anche secoli e, per alcune, addirittura millenni.

Pensiamo alla maestosità di una quercia secolare o al fascino di un olivo che ha nel tronco i segni del tempo, come rughe che solcano il volto di un anziano e danno ai suoi occhi una luce particolare, quella che riesce a illuminare il passato e a raccontarlo con la saggezza acquisita dall’esperienza.

Basta andare in giro nel Molise per gli oliveti di Larino o di Colletorto, di Venafro o di Rotello per incontrare quelli che a noi piace chiamare “i grandi vecchi”, ma per capire il miracolo del tempo e la forza della pianta sacra agli dei, simbolo di pace e di vita, bisogna andare, come ha fatto, anni fa, il Prof. Giuseppe Battista, che li ha salvati dalla stupidità degli uomini, e di recente, Pasquale Gianquitto, che li ha fotografati e posti alla nostra attenzione, a Portocannone.

Proprio mentre raccoglievamo le notizie, che ci davano i nostri amici sopra citati, e raccontavamo questi “grandi vecchi”, scrivendo articoli, riportati da Teatro Naturale, e il libro “Là dove la terra dona”, presentato a Trieste, in occasione della manifestazione fieristica “Olio capitale”, ci è giunta la notizia che nel Comune di Campomarino le ruspe stavano distruggendo decine di querce e olivi secolari.

Quando siamo giunti lo scempio era già stato perpetrato senza nessun grido di dolore o di vergogna da parte del sindaco di una “Città del Vino” e degli attuali amministratori.

Vogliamo credere che il sindaco, e, con lui, quanti hanno fatto passare lo scempio come un fatto normale, si sia reso conto della gravità di quanto accaduto e che la mancata risposta ad una lettera aperta, è da attribuire a un naturale, quanto mai sperato, senso di colpa che prova.

Perché sarebbe davvero strano che si sentisse anche offeso dal richiamo fatto.

Grazie al nostro articolo prima citato ed alla iniziativa di una associazione culturale, Larino viva, oggi, il “grande vecchio”, il padre degli olivi di Portocannone, l’olivo che ha oltre 700 anni, è diventato méta di visite da parte di scolaresche e di gente curiosa di vedere questo gigante della natura, che onora gli olivicoltori di Portocannone, di origine albanese come quelli di Campomarino.

Quando i loro progenitori, profughi, sono arrivati in questi luoghi, i “grandi vecchi” di cui parliamo già c’erano.

Li hanno trovati pieni di secoli e di saggezza, pronti a riceverli ed a assicurare loro il prodotto più caro agli uomini del Mediterraneo, l’olio, del quale conoscevano sicuramente la bontà e l’uso. Non solo alimento, ma luce, bellezza, rito e altro ancora, con la pianta sempreverde a rendere meno pesante la nostalgia e a dare un senso alla loro identità con il territorio appena trovato, speranza di continuare a vivere anche lontani dalla propria terra di origine dalla quale erano stati costretti a scappare.

Sta qui, nella passione di questa gente e nella loro riconoscenza, la ragione di trovare a Portocannone, non lontano dagli antichi tratturi, ancora olivi secolari.

Centinaia di anni che la cultura del consumismo e quella della cementificazione - ormai dentro ognuno di noi - l’altro giorno, a Campomarino, in un attimo, sono spariti decine di esemplari di olivi e querce secolari, travolti da una ruspa chiamata per uno sbancamento e la costruzione di nuovi palazzi.

Per bloccare l’eliminazione dei rimanenti “patriarchi” a Campomarino, come a Portocannone, nel Molise, non possiamo fare altro che rinnovare, perché lo scempio non si ripeta, il nostro appello alle autorità predisposte alla salvaguardia di un patrimonio storico-culturale, paesaggistico-ambientale; informare i cittadini; coinvolgere le Città dell’Olio e le associazioni ambientali e culturali.

Servono, però, nel Molise, come in tutte le regioni olivicole del nostro Paese, iniziative mirate alla salvaguardia di questo patrimonio ed alla sua promozione, ben sapendo che, da esso e dal territorio, dipende il domani stesso della nostra olivicoltura e dell’agricoltura più in generale, dei territori più vocati alla qualità dell’olio e dell’ambiente ed alla bellezza paesaggistica.

Territori che, giorno dopo giorno, sempre più, si stanno regalando, qui nel Molise e in tutto il Sud, a speculatori di turbogas, pale eoliche, campi solari, biomasse e centrali nucleari, senza ricevere nulla in cambio.

Bisogna non lasciare spazio a questi speculatori, capaci solo di rubare il vero e unico patrimonio che abbiamo, il territorio, per ricevere in cambio cemento, offese all’ambiente, al paesaggio ed alla nostra identità.

Torna alla memoria il tempo, non lontano, in cui hanno portato via i nostri padri ed hanno utilizzato le loro braccia e la loro intelligenza a sostegno dello sviluppo delle Regioni del triangolo industriale e dei paesi del nord Europa e delle Americhe.

Oggi, i nuovi padroni, con la schiera dei servi al seguito, vengono con i soldi, regalati dal pubblico, per portarsi via anche, con i nostri giovani, la terra, il solo bene che ci resta, e lo fanno con la complicità di una classe dirigente troppo interessata, con amministratori che, quasi sempre, hanno gli occhi chiusi per non vedere e le orecchie tappate per non sentire.
di Pasquale Di Lena
29 Maggio 2010 Teatro Naturale n. 21 Anno 8

28 maggio 2010

RACCONTARE IL MOLISE

Comunicato stampa di Larino viva



Pasquale Di Lena, invitato dal prof. Rossano Pazzagli dell’Università del Molise, ha raccontato il suo Molise agli studenti del corso “Storia del Turismo” della Facoltà di Economia di Termoli. Presentati i due ultimi libri: “Molise- il piacere di una scoperta” uscito la scorsa estate a Berlino, in occasione dei Campionati del mondo di Atletica Leggera; “La dove la terra dona” e “”2010- Andare per olio nel Molise”, usciti a marzo di quest’anno a Trieste a “Olio Capitale”, grazie alle due Province di Campobasso e Isernia.

Il Prof. Pazzagli, dopo la presentazione di un breve curriculum di Pasquale Di Lena e un riferimento alle sue recenti pubblicazioni riguardanti il Molise, ha rivolto l’invito al relatore, esperto di marketing, di raccontare il suo Molise a chi vuole, alla fine degli studi, sviluppare la propria professione nel campo della promozione e organizzazione del turismo.

Un invito a nozze, come si suol dire, per chi ha avuto modo di capire le straordinarie potenzialità di una terra, il Molise, vivendo per alcuni decenni in Toscana, la regione italiana più nota e più desiderata, soprattutto da un turista speciale, e, soprattutto, girando il mondo per promuovere i nostri grandi vini e oli e i territori che questi prodotti esprimono insieme a valori ambientali e paesaggistici, storici e culturali, ancora fortemente legati alle tradizioni.

Una importante esperienza che ha prodotto un lavoro di analisi che ha sempre avuto il Molise come un punto di riferimento con le sue numerose peculiarità. Straordinarie risorse che, se monitorate ed organizzate, ancora oggi- sperando che non venga ulteriormente intaccato il suo bene prezioso che è il territorio, così ricco di biodiversità e di ruralità, di ambienti unici - possono diventare stimoli per iniziative fortemente significative nel campo turistico e ragione di quel nuovo modello di sviluppo di cui ha bisogno il Molise.

Peculiarità che spiegano, insieme ai tesori che raccontano i piccoli borghi, gli antichi tratturi, i numerosi siti archeologici, i prodotti tipici e la ricchezza di una cucina, tutta la modernità e la centralità del Molise, la sua capacità di essere posto sul mercato per attirare l’attenzione di un turismo di elite e non di massa.

Ma perché ciò sia possibile non basta la cultura di pochi per far vivere la migliore delle ospitalità, ma quella di tutti – sta qui il ruolo delle amministrazioni locali nella sua azione di coinvolgimento e partecipazione, di informazione ed educazione – perché le risposte non siano improvvisate, ma puntuali e attente per soddisfare chi si invita a venire.

Sulla base di queste e altre premesse si è sviluppato un dibattito che ha visto molti degli studenti presenti porre domande puntuali al relatore, che ha saputo cogliere l’attenzione con la passione che sempre pone quando si tratta di raccontare il Molise e indicare le scelte che servono per assicurare un futuro ai giovani.

Ha voluto concludere con una sottolineatura, dicendo che “il turismo, insieme all’agricoltura ed ai suoi processi di trasformazione e commercializzazione ed alle attività legate alla zootecnia, può diventare il perno sul quale fare girare lo sviluppo di un Molise che, con la programmazione e la organizzazione di questa attività può riconquistare la sua identità espressa da 136 paesi e non da poche realtà; non deve avere la paura che può sparire, ma, anzi, la sicurezza di restare e diventare protagonista e, così, partecipare con le altre Regioni a fare uscire il Paese dalla pensante crisi che lo attanaglia e vivere un futuro migliore.

RAGLI& BELATI

di Zacc e Bélina


AL BIVIO

Zacc - a Parigi ha detto che il solo potere che ha è quello di fare andare il proprio cavallo a destra o a sinistra

Bèlina - non ha precisato se si riferiva a Bonaiuti o Minzolini, Masi o Gasparri, Capezzone o Bondi?

GUERRA CIVILE

Zacc - indietro tutta anche sulle Province

Bélina - ha paura della guerra civile

26 maggio 2010

A FES'TE DE SAN PARDE

A FES'TE


San Parde è n’addòre,
nu suone, na voce,
nu llucche de vóve,
mille chelure,
nu palpate de córe.


Nu suònne,
na nes’talgie pe chi s’ta lentane,
na voje de remenì
pe revedé via Cluenzie,
a chiazze, a Cattédràle.


Nu salute
Nu bngiorno, na bónasère,
na s’trette de mane.


S. Parde è pure S. Premiane


25.05.2010





A FES'TE DE SAN PARDE


Cuanne è u mèse de magge,
e magge è u mèse chiù bbèlle,
nu paese miie è fe’ste.
A ddòre du ‘hiene
te éntre dente
nsieme e quille de cagge.
A tèrra prene ze prepare e partorì,
géraneie e ròse ngòppe i ballecune
ca campane che sòne e s’devallune.
A ggènte è tutte chiù cuentènte,
u sòle ze chemènze e fa sentì,
u cigne cante e ze reschiare,
ze resèntene a bande e i prime spare.
Tènne chiù voje de cantà i campane.
Cavezune curte,
camicia spentate,
uajù
che ze preparane a prima chemeniòne
avete, èppène sbocciate,
cu prime penziere p’a mòre.
E ognune i vé a ueliie du gelate.
Ze chemènze cu Paleie pe San Premiane
pe fenì che San Parde fe’sta particolare.
I paiesane èrrivene da i po’ste chiù lentane:
Mèreche, Aues’tralie,Torine
pe reégne com’e na vóte Larine.
Ciente carre chiine de ‘hiure,
de chepèrte, merlétte e trine
pe tre juorne èsfilene.
Carre terate da vuove e vacche,
avete, chiù peccerille, da zurre e mentune
o terate e mane da cacchedune.
A mèrde di vacche sgrizze cuanne cade,
u segrete è camenà ca còcce avezate
pe ne retrevarse chi scarpe dent’u cacate.
De notte è tutte na fiaccolate
chi ggènte che ntónene a carrere
pe dà feducie e u cafòne che spére.
Spére da i Sante e da Ddiie
a bbòna velentà de repagà a fatije
che na bbòn’annate:
tanta fave,cice, grane e biade.
Ècche pecché ze è recagnate
senza sentì a pesantezze du calle
mèntre ggire da capammònne e capabballe.
Ngòppe ogne carre a uelive da pace,
èttuorn’e i còrne na fascia ghianche,
a ggènte camine, uarde e nen zé ‘stanche.
U tèrze juorne
nu campesante, ngòppe u chiane,
San Parde èrrecchempagne e San Premiane,
dapù tutt’èttuorne e i carre
pe na bbèlla magnate
ca fe’ste che devènte na scampagnate.
Èccuescì fenisce a fes’te
chi femmene fanne ca fantasie
ricopianne magge, u ‘hiòre e u carde
pe fa a fès’te, a fès’te de San Parde.


Maggio 1981





RAGLI&BELATI


di Zacc e Bélina

POVERO SERVO

Zacc- il correttore Bonaiuti ha definito “giornaletti” Il Fatto Quotidiano e L’Unità

Bélina- un povero uomo

RAGLI& BELATI



di Zacc&Bélina

ARROGANZA

ZACC - la parola d’ordine è indietro tutta.

BELINA - è il consiglio dei sondaggi.

ALF-ANO



Zacc – ecco le parole del ministro Alf-ano

«Il testo della Camera ha rappresentato un compromesso alto tra tre principi costituzionali, privacy, diritto di cronaca e alle indagini. Nel passaggio tra commissione e aula valuteremo se è opportuno tornare a quel testo su alcune questioni».

Bélina – come sempre dimostra di non avere le idee chiare

24 maggio 2010

Una “perla” di caseificio nel Salernitano



24/05/2010 12.47.00
di Pasquale Di Lena

La Perla del Mediterraneo è un caseificio che produce mozzarella di bufala all'ombra dei templi di Paestum (Sa): un centro dove tutto è in movimento, soprattutto la ricerca di innovazioni che riguardano il prodotto e il mercato. Tra le novità più importanti la mozzarella di bufala senza lattosio

CAPACCIO PAESTIM (SA) - Non è solo un grande e moderno caseificio quello da noi visitato nella seconda metà di maggio, ma un centro dove tutto è in movimento, soprattutto la ricerca di innovazioni che riguardano il prodotto e il mercato. Stiamo parlando de “la Perla del Mediterraneo”, il caseificio che si trova nel Comune di Capaccio, non lontano dai templi di Paestum, quello che ha messo sul mercato la mozzarella di bufala senza lattosio.


La facciata e l’ampio spazio, arredato di verde, che separa la struttura dal cancello di entrata, danno più l’idea di una villa che di un caseificio grande, capace di lavorare oltre cento quintali di latte al giorno, raccolti nelle aziende, non lontane, che allevano 8mila bufale in quel territorio ricco di acque, segnato dal lento scorrere del fiume Sele, prossimo a incontrare il mare Tirreno presso Paestum.

Una realtà nata negli anni ’90 per volontà di due fratelli, Davide Colangelo, che sceglie l’allevamento, e Pasquale, che, insieme alla moglie Gina, grazie alla loro esperienza di casari, si dedicano da subito alla trasformazione del latte, mettendo in campo idee e progetti, tutti indirizzati alla migliore gestione del caseificio ed alla qualità della produzione per conquistare il consumatore, a partire da quello del luogo che porta nella sua memoria, bene impressi, i profumi e i sapori di una mozzarella ricca di bontà e degli altri prodotti che se ne ricavano.

Arriviamo al caseificio accompagnati dall’ex assessore all’agricoltura della Regione Campania e fino allo scorso anno parlamentare europeo, Vincenzo Aita, presidente del Consorzio per la ricerca applicata in agricoltura (Craa) che ha in gestione l’azienda “Improsta”, una straordinaria fattoria didattica, bella, ricca di antiche strutture e di strumenti, che la pongono all’avanguardia soprattutto nel campo della biodiversità; centro di ricerca e di produzione di foraggere destinate all’allevamento di 300 bufale che producono latte per il caseificio “la Perla”.

Pasquale ci viene incontro e ci saluta con una stretta di mano che ricorda quella che, un tempo, sostituiva la firma di un contratto stipulato tra galantuomini.

Non perde tempo a raccontarci la storia del caseificio e le ragioni di una scelta non facile negli anni ‘90 sopportata da idee chiare e progetti innovativi, indispensabili per conquistare il mercato e il consumatore. «Ora - ci dice mentre ci fa entrare nel caseificio nel momento più pieno della lavorazione - il nostro impegno è vedere come allungare la vita alla nostra mozzarella ed avere così la possibilità di conquistare senza le difficoltà attuali il mercato globale e sempre nuovi consumatori».

Ci parla della qualità legata alla tradizione e delle garanzie offerte al consumatore con la conformità ai una serie di sistemi di certificazione; dell’utilizzo del siero (una dannazione per i caseifici) ai fini energetici e della collaborazione con le università della Campania grazie alla presenza in azienda di un ricercatore universitario.

Ci parla anche, con gli occhi che gli sorridono, delle soddisfazioni che sono arrivate dal mercato con i prodotti che hanno saputo conquistare il palato e la fiducia del consumatore italiano e, ultimamente, anche di quello americano e medio orientale, ciò che va a rafforzare la leadership nella lavorazione del latte di bufala.

Chiude con alcune note di grande soddisfazione dedicate alla sua mozzarella senza lattosio per sottolineare il piacere che prova tutte le volte che pensa al consumatore che, ieri, non poteva gustare questa bontà e oggi, invece, grazie alla sua “perla”, che ha un contenuto di lattosio ridotto 100 volte di fronte a quello normale, può esprimere, in mancanza di controindicazioni, tutta la voglia di mangiare una bontà che nutre e appaga i palati più esigenti e raffinati.

Una bontà che abbiamo avuto modo di apprezzare con la degustazione dei vari prodotti: il bocconcino, la mozzarella, la treccia e poi la ricotta, il formaggio spalmabile e il burro con un pezzo di pane del posto, per chiudere con la provola leggermente affumicata.

Con la degustazione di un buon caffè e una nuova stretta di mano al nostro ospite abbiamo chiuso la visita a una realtà di grande interesse per il futuro della Mozzarella di Bufala Campana Dop e di un territorio, quello del Sele che si identifica molto con questo prodotto. Con l’amico Vincenzo Aita abbiamo ripreso la strada in direzione di Agropoli per giungere in quel territorio sacro per la dieta mediterranea, il Cilento, là dove la mozzarella o la ricotta ti viene offerta su un rametto di mirto che la gente del posto chiama mortella.

RAGLI&BELATI




di Zacc e Bélina

PUBBLICITA’
Zacc- ha detto che non toccherà pensioni, salari…
Bélina - ...per distrarre chi deve pagare i ticket e subire i tagli dei servizi sociali

LA FRETTA

Zacc – ha fretta il grande comunicatore, vuole subito l’approvazione della legge sulle intercettazioni

Bélina - ha paura che Obama convinca Napolitano

RAGLI&BELATI


Zacc - I giornalisti veri vanno in galera
Bélina - Quelli ruffiani con la lingua a leccare le scarpe del sultano...

22 maggio 2010

Fermarsi a Eboli, per vedere l’agricoltura di domani

Un appassionante racconto di Pasquale Di Lena che vede protagonista l’azienda sperimentale campana Improsta. Una grande fattoria didattica dove regna la biodiversità vegetale, e non solo
di Pasquale Di Lena
Sono tornato a visitare “Improsta”, l’azienda sperimentale della Regione Campania, in uno di questi giorni di maggio, segnati da cielo coperto e pioggia, per vedere la nuova Enoteca regionale in fase di allestimento, salutare l’amico Vincenzo Aita, già assessore all’agricoltura della Regione Campania e parlamentare europeo, responsabile dell’azienda quale presidente del Consorzio, e, così, cogliere l’occasione per vedere i mutamenti avvenuti nel corso di questi ultimi quattro anni.

Sono arrivato ad Improsta percorrendo la statale 18, subito dopo l’attraversamento di Battipaglia, quando la piana del Sele si apre allo sguardo con la cornice dei monti Alburni, il parco naturale di Diano e, dietro, Agropoli il Cilento, con il suo Parco e la fama di essere il territorio che, con la cucina dei contadini poi definita dieta mediterranea, ha ispirato Keynes, il ricercatore americano che qui ha vissuto e studiato per oltre vent’anni.

Ho rallentato dopo il semaforo che segnava verde e, all’altezza del Km 79,800 della statale, là dove c’è il grande pino a segnare l’inizio dell’azienda, sono entrato per fermarmi alla sbarra ed essere annunciato alla segreteria del presidente Aita.

La breve attesa mi ha permesso di dare un primo sguardo e di capire se c’erano novità.

Mi ha colpito subito la maggiore intensità di verde e l’ordine mostrato dalle siepi ben curate e dai prati verdi che arredano la maestosa villa dell’’800 e, più lontano, l’antica “Bufalara, struttura rurale del ‘700, preceduta dalla nuova stalla, piena di trecento bufale impegnate a consumare la cena.

Il presidente, dopo il saluto caloroso di sempre, mi ha accompagnato verso, il “Casioncello”, complesso segnato da una piccola chiesetta ancora consacrata, posto a poca distanza, subito dopo una fontana in pietra arredata da abbeveratoio, posta lì non a caso, ma come a legare le due costruzioni .

All’interno di questo edificio circolare le teche appena montate dell’Enoteca regionale, raccolte in torno al “focone”, il camino munito di una grande cappa che, di giorno, riscaldava le pentole per la lavorazione del latte di bufala per la produzione di mozzarelle, caciocavalli, ricotta e, soprattutto, provole affumicate e, di sera o nei giorni freddi e piovosi, serviva da ricovero e da punto di aggregazione dei lavoratori con le loro famiglie.

L’Enoteca è stata solo l’ultima delle tante novità che ho avuto modo di registrare con la visita dell’azienda, un rettangolo di 153 ettari di superficie che si distende verso il litorale, dove ho ritrovato l’oliveto ricco di 28 varietà autoctone di olivo; il ficheto e altre specie di frutta diverse per 234 varietà/ecotipi, il vigneto di 89 varietà di viti autoctone e poi il pioppeto di 49 cloni di pioppo e ed altre essenze forestali con oltre 100 specie di piante tra conifere e latifoglie sparse nei parchi e altri arborei aziendali.

Un campo vasto di raccolta delle varietà autoctone della Campania, quale rappresentazione della biodiversità di una Regione che ha saputo recuperare negli ultimi decenni un patrimonio unico, soprattutto di olivi e viti, che comincia a essere interpretato come una ricchezza straordinaria con la quale la Campania può progettare meglio il futuro della sua agricoltura.

Un comparto, nonostante la pesante crisi, vivo, che, insieme a storia e cultura, ha ambiente e paesaggio da spendere e antiche tradizioni, soprattutto culinarie, che hanno reso la Campania e Napoli immagini nel mondo in tempi lontani, e, con gli spaghetti, la pizza, il pomodoro, il provolone, i limoni, la mozzarella, hanno aperto la strada alla fama che vive oggi la cucina italiana e le nostre bontà agroalimentari.

“Improsta” è la rappresentazione di un passato ricco di successi, che ha tutto per proiettarsi nel futuro come sede di ricerca di obiettivi possibili da dare alle aziende agricole e, soprattutto, di quel valore aggiunto essenziale per sostenere le nostre tradizioni e la nostra identità, proprio attraverso le nostre eccellenze agroalimentari che, nella generalità dei casi, sono i testimoni più amati e più desiderati dei nostri territori maggiormente generosi di bontà e di bellezze.

Una grande azienda che sta per cogliere altri risultati importanti per il raggiungimento del grande obiettivo per cui è stata impostata, che è quello di mettere a disposizione delle aziende agricole campane, e non solo, i risultati che qui si ottengono con la collaborazione delle Università e degli istituti di ricerca della Campania. In pratica essere un esempio per quanti vogliono avviare la nuova agricoltura del domani.

Già oggi con il recupero delle stalle e il loro adattamento per un allevamento del maiale razza “casertana”, quello nero, molto rustico, che dà carni dal sapore incomparabile soprattutto nella parte grassa; dell’asino, del cavallo razza “persano”, qui un tempo diffuso, e animali di bassa corte, l’azienda “Improsta” è una straordinaria “Arca”, che si può arricchire di altri animali, tutto all’insegna della biodiversità, così come per le produzioni vegetali.

Una fattoria didattica già visitata da migliaia di scolaresche, che, con i campi sperimentali e le stalle racconta la biodiversità; il caseificio sperimentale; i laboratori, fra i quali frantoi per la microoleificazione e, quanto prima, di un’ enoteca e di una oleoteca; un parco tecnologico per la valorizzazione del verde pubblico, ha tutto per rafforzare il suo ruolo di luogo di incontro e di riferimento, una volta attivata una comunicazione mirata, attenta, capace di esprimere tutte le sue enormi potenzialità.

Non solo rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, comprese le università, ma ai produttori agricoli ed ai trasformatori e, anche, ai consumatori che vogliono capire le filiere agroalimentari, scoprire i percorsi che portano alle produzioni ed a garantire la bontà, cioè quanto serve per assicurare una alimentazione sana che, come si sa, non ha bisogno di quantità per appagare il gusto, soddisfare il palato, ma di qualità e di capacità di raccontare.

“Improsta”, nel comune di Eboli, là dove il grande scrittore e pittore Carlo Levi ha fatto fermare Cristo per colpa della miseria che si tagliava a fette nel periodo del fascismo e dell’ultima guerra mondiale, è, quale grande Fattoria didattica e regno della biodiversità vegetale, e non solo, l’azienda che riporta alla “Campania Felix”, con l’estesa piana del Sele; alla terra eletta dai coloni greci che i templi di Paestum, posti poco più lontano, stanno a testimoniare.

di Pasquale Di Lena
22 Maggio 2010 Teatro Naturale n. 19 Anno 7

Il primato del vino italiano in Canada, le ragioni di un successo

A metà anni ’80, il vino italiano deteneva una quota intorno al 6-7%, ma la Francia aveva in mano il mercato. Ogni goccia di alcol era, ed è, nelle mani del governo. Il lavoro costante di Enoteca Italiana, e la consapevolezza acquisita dai ristoratori, hanno dato luogo al grande riscatto.

È da un paio di anni che aspetto di leggere questa notizia, dopo aver avuto, fino alla mia permanenza, primavera 2004, all’Ente Mostra Vini – enoteca Italiana, gli aggiornamenti dal Liquor Control Board dell’Ontario, organismo, anche, di coordinamento dei LCB di tutte le provincie canadesi.

Un percorso lungo, che parte nel 1996, grazie - bisogna dirlo perché è la verità - alla tragedia metanolo, quando tutte le aziende che, tramite l’Ice, si erano prenotate al grande evento della 1° Fiera dell’agroalimentare, la Food Pacific, a Vancouver, nella provincia della British Columbia, subito dopo l’Expo che, poco tempo prima, aveva visto la bellissima città protagonista.

Tutte le aziende - quelle poche che allora esportavano, da annoverare tra i”grandi marchi” di ieri e di oggi – tranne, se ricordo bene, la Lungarotti, avevano ritirato la propria adesione, lasciando vuoto lo spazio prenotato dal nostro Istituto del Commercio Estero.

Ricordo l’invito a rendere protagonista l’Enoteca italiana dell’allora responsabile dell’agroalimentare dell’Istituto prima citato, Lillo Gasparro. Un invito rivolto al presidente dell’Enoteca, Riccardo Margheriti, da poco arrivato a sostituire Mencaraglia, l’uomo che aveva mantenuto in piedi il tempio del vino italiano, nonostante il fastidio de “i grandi marchi”, consegnandolo nelle mani dell’allora senatore Margheriti, che ha saputo cogliere il duro lavoro del suo predecessore, per rilanciarla invece di chiuderla, così come speravano “i grandi marchi” e non solo.

Scrivo questo per far capire la situazione, per niente facile, che viveva l’ente senese nella metà degli anni ’80, consegnato ormai moribondo a Mencaraglia, un uomo di straordinaria cultura messa a disposizione della politica e dell’amministrazione pubblica ai livelli alti, nella veste di senatore, sindaco e presidente della Provincia di Siena, che ho avuto la fortuna di avere come maestro all’inizio della mia avventura all’Enoteca. Ebbene, il senatore Margheriti, che aveva prontamente raccolto il testimone lasciato dal suo predecessore, facendo propria la volontà di rilancio dell’Enoteca, dopo aver ascoltato attentamente Gasparro, dà il proprio assenso alla partecipazione dell’Enoteca alla prima edizione della Food Pacific di Vancouver, la città capitale della Britisch Columbia, una delle dieci Provincie, posta a ovest, che, insieme a tre territori, formano il Canada.

C’è da dire che, nel mese di gennaio del 1986, cioè qualche mese prima, il presidente Margheriti aveva dato all’Enoteca la possibilità di vivere la sua prima esperienza all’estero. La bella presentazione-degustazione dei vini e dell’agroalimentare italiano, nel Palazzo del Parlamento d’Europa di Strasburgo, ai 500 parlamentari rappresentanti dei 25 paesi del Consiglio d’Europa. Grazie alla parola data ed all’impegno preso dal neo presidente Margheriti è stato possibile organizzare una spedizione e raggiungere la stupenda e incantevole Vancouver, la città del Pacifico, situata, di fronte all’Isola di Vittoria, e, poco sopra Seattle, la capitale dello Stato di Washington, che, allora, non aveva ancora festeggiato i cento anni di vita.

Una stupenda avventura, che si è trasformata in una grande lezione per l’Enoteca Italiana, e, soprattutto, in una grande opportunità per i piccoli grandi vini italiani, che hanno avuto, così, la opportunità di farsi conoscere da un mondo di operatori della ristorazione, principalmente italiana, che aveva vissuto un particolare successo all’expo. Soprattutto con un giovane chef Prevedello, un veneto molto vivace e capace, che, come altri ristoratori non conoscevano questi nostri vini, ma solo quelli delle poche grandi marche che, allora, continuavano a puntare più sulla quantità che sulla qualità.

Una grande opportunità, dicevo, stimolata dalla presenza dell’Ambasciatore italiano a Ottawa, che, quando scopre l’Enoteca e interpreta il particolare e fondamentale ruolo della struttura senese, ordina una selezione dei vini dell’Enoteca per metterla a disposizione dei suoi ospiti che, fino ad allora, alimentava con piatti della nostra cucina ai quali, però, abbinava vini francesi.

Alla fine del 1986 l’Enoteca torna in Canada grazie all’invito del responsabile dell’ufficio Ice di Toronto, dr. Scrocca, e, da quel momento, inizia un programma di presenze, ripetute nel corso degli anni successivi, con una intensa attività di pubbliche relazioni, che hanno permesso di coinvolgere i più importanti operatori del mercato, la grande ristorazione, opinion leader e i media con i più noti e accreditati giornalisti di enogastronomia; fare squadra con il Ministero dell’Agricoltura (oggi Mipaaf), l’Ice, l’Alitalia, la Regione Toscana e altre regioni e il Monte dei Paschi di Siena che, a queste avventure dell’Enoteca, ha dato un sostanziale contributo; programmare attività e iniziative non solo in Canada, ma, anche, all’Enoteca italiana e nelle nostre regioni vitivinicole, non solo le più note, per esempio l’Abruzzo che l’Enoteca, grazie agli assessori regionali che si sono dati il cambio negli anni ’80 ed al suo Ente di Sviluppo, porta all’attenzione del mercato.

In quel tempo, metà anni ’80, il vino italiano deteneva una quota che si aggirava intorno al 6-7%, pari ad un solo vino schifoso francese (le plat d’or), con la Francia che aveva in mano il mercato, dove ogni goccia di alcol era, ed è, nelle mani del governo, centrale e provinciale.
La presenza costante dell’Enoteca e la consapevolezza acquisita in poco tempo dai ristoratori di poter avere anche dall’Italia grandi vini, hanno in poco tempo fatto salire il prestigio e la presenza dei nostri vini, non senza il disappunto de “i grandi marchi”, che vedevano nella iniziativa della bella struttura senese una presenza fastidiosa e, nei vini che essa proponeva, una concorrenza inaccettabile.

Ma, e per fortuna, l’Enoteca, con questa sua grande opera promozionale, non al servizio dei pochi eletti ma dei bravissimi vitivinicoltori italiani, era riuscito certo a crearsi qualche maledizione ma, contemporaneamente, anche a farsi tanti tanti amici, ai quali bisogna essere grati per tutto quello che hanno dato al vino italiano ed ai suoi territori di origine.

Dal 1986 al 1995 l’Enoteca non ha perso una battuta, dando un contributo notevole alla fama del vino italiano ed alla sua presenza sul mercato canadese, tant’è che, quando sono rientrato nel mio ruolo di segretario generale dell’Ente Mostra Vini, dopo sei anni di aspettativa, subito sono stato contattato dal presidente e direttore del Liquor Control Board dell’Ontario, Mr. Andrew Brandt, con una lettera che mi informava, quale responsabile dell’Enoteca, della scalata dei nostri vini e dell’avvicinamento a quelli francesi e mi pronosticava un prossimo sorpasso che, le notizie stampe della scorsa settimana, ci dicono ormai avvenuto.

I grandi marchi, e non solo, anche i piccoli e l’insieme del mondo del vino, dovrebbero ringraziare Riccardo Margheriti e l’Enoteca, gli enti che ad essa hanno dato fiducia e sostegno, anche per la lezione offerta e cioè di aver fatto capire al mondo del vino, soprattutto “i grandi marchi”, che la qualità era da privilegiare alla qualità, non foss’altro che per il rispetto della fama antica di un paese, che è sempre stato il Paese del Vino.

di Pasquale Di Lena
15 Maggio 2010 Teatro Naturale n. 19 Anno 8

13 maggio 2010

IL GRAN RIFIUTO

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

Zacc-ora Scajola non vuole più andare a Perugia

Bélina- peccato! Non sa che cosa perde. È una città splendida.



8 maggio 2010

LE DIMISSIONI DI PASQUALE DI LENA

La democrazia partecipativa, la difesa del territorio e la valorizzazione delle sue ricchezze per il rilancio di Larino erano i punti fondamentali sui quali reggeva il programma elettorale del candidato sindaco Pasquale Di Lena alle ultime elezioni amministrative.

Una sfida non facile nella nostra comunità dove antichi e nuovi interessi, di pochi e di poche “cricche”, potevano essere facile preda di chi aveva ed ha interessi molto più grandi, per cui anche il piccolo pezzettino larinese rimaneva da incastrare nell’immenso puzzle del profitto regionale e nazionale. E così è stato e così sta avvenendo.

Ma “i cavalli di razza” – pur nella loro esuberanza e fierezza caratteriale – non si fermano mai e lottano sempre fino allo stremo delle proprie forze.

Pasquale Di Lena è uno di questi, piaccia o no. Chi pensa che le dimissioni da consigliere rimesse nelle mani di Giardino possano significare un arrendevole scelta, si sbaglia di grosso.

In questi anni Larino Viva e Di Lena trascinatore hanno dato dimostrazione di attaccamento e passione per il bene di questa città, sostituendosi per molto tempo all’agonia delle organizzazioni partitiche della sinistra in un clima di assedio, di menzogne e talvolta di fango per mettere a tacere la nostra voce. Con scarsi risultati – per la verità – considerata la vivacità e il puntuale argomentare sui problemi e sul futuro di Larino dell’Associazione.

Il consigliere Pasquale Di Lena e i suoi interventi nei consigli comunali a difesa degli ideali più nobili della politica e a difesa di un territorio terra di conquista di faccendieri, resteranno impressi nelle menti anche di coloro che nella maggioranza – insensibili ad ogni serio ed onesto confronto politico - mal digerivano i puntuali richiami o di coloro che “smaniavano” sbuffando perché l’ora era tarda, inconsapevoli attori di un teatrino che li vede semplici comparse.

Larino Viva esprime il più sincero apprezzamento per l’impegno profuso e la passione con la quale Pasquale Di Lena ha svolto il ruolo amministrativo assegnatogli dall’elettorato, rispettando la scelta delle sue dimissioni nel momento in cui, consapevole di non poter più assicurare una continuità di presenza, verrebbe a mancare una forza attiva nel gruppo di opposizione in consiglio comunale.
Larino Viva e Pasquale Di Lena continueranno con maggiore vigore a seguire la strada intrapresa della denuncia, delle proposte e delle idee, nella consapevolezza di dover contribuire alla costruzione di una società più giusta che ha come unico fine il bene comune e quello di Larino.

Esprimiamo gli auguri al prof. Marcello Pastorino, affinchè possa, dai banchi dell’opposizione, continuare con diligenza e con la medesima passione di Di Lena a difendere questo nostro territorio e la comunità intera.

A Giampiero Cataffo rimane il compito di rappresentare la nostra associazione e le nostre istanze in consiglio comunale. Un compito gravoso e un impegno maggiore, nel confronto e nella dialettica di sempre, baluardi di democrazia che Larino Viva ha sempre fissati fin dall’inizio del suo percorso politico e culturale nell’ambito del centro sinistra e nello spirito delle primarie.

Larino Viva, 7 maggio 2010

Maratona del gusto 2010, prima tappa a Madrid

di Pasquale Di Lena


Un successo che va a confermare i risultati della prima edizione dello scorso anno, con le tappe in di preparazione dei campionati del Mondo di Atletica leggera “Berlino” 2009, in Austria e Germania

A distanza di alcuni giorni dalla prima tappa della “Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia” 2010, continuano a giungere echi che riportano gli applausi del successo, riscosso dalla più grande vetrina promozionale delle eccellenze dell’agroalimentare italiano, quella itinerante di Casa Italia Atletica, in occasione della “Maratona di Madrid”, che ha visto la capitale spagnola protagonista, con migliaia di partecipanti provenienti da ogni parte del mondo.

Un successo che va a confermare i risultati della prima edizione dello scorso anno, con le tappe in di preparazione dei campionati del Mondo di Atletica leggera “Berlino” 2009, in Austria e Germania.

Una opportunità per i tedeschi e gli ospiti dell’importante avvenimento sportivo, che hanno, così, avuto modo di conoscere, grazie alla Federazione italiana di Atletica Leggera ed i suoi campioni impegnati nelle gare, tutto il valore ed il significato del ricco patrimonio di eccellenze agroalimentari che l’Italia possiede e i primati che esso esprime in Europa, con i 205 riconoscimenti, ad oggi, di Dop e Igp, sui 919, che riguardano i rimanenti Paesi dell’Unione europea.

Ricordo bene quei giorni a Berlino e come, questo aspetto riferito alla qualità dei prodotti e della cucina italiani, fosse diventato un refrain delle televisioni e delle radio che raccontavano l’avvenimento sportivo e presentavano l’Italia.
Una grande azione di comunicazione che la prima tappa di Madrid ha confermato con la presentazione, in occasione di una indimenticabile serata di gala nelle stupende sale del Consolato italiano, a un pubblico selezionato di oltre duecento opinion leader, delle ultime eccellenze Dop e Igp riconosciute insieme a quelle già certificate da tempo.

Una serata romantica, dedicata alla luna ed alla primavera madrilena, che ha permesso di far conoscere e degustare il “Prosciutto di Sauris”, appena riconosciuto Igp dall’Ue; le dop da pochi giorni sul mercato, come “Patata di Blogna” e il “Pistacchio Verde di Bronte”, una fonte di piatti deliziosi che onorano la cucina siciliana e, soprattutto, la pasticceria di questa terra all’ombra dell’Etna.

Nuove dop e igp a far da compagnia al formaggio italiano più importante e più diffuso nel mondo (anche il più clonato, purtroppo), il “Parmigiano Reggiano” dop, che una goccia, densa del sapore del tempo, di un altro prodotto dop l’”Aceto Balsamico Tradizionale di Modena”, non più grande di una lacrima, ha arricchito esaltando la sua straordinaria bontà, soprattutto con l’abbinamento più naturale, il suo vino per eccellenza, il Lambrusco, nel caso specifico “Salamino di Santa Croce”, che onora la terra emiliana.

E poi il “Pomodoro S. Marzano Sarnese-Nocerino” dop, questo prodotto della Campania Felix, che il mondo ci invidia, a rendere delizioso e ricco di profumi mediterranei un piatto di fusilli della terra molisana. Ma non solo, altri vini, altri piatti, a raccontare i territori di ben 12 regioni italiane, con la musica etnica come sottofondo, quella degli Ecleticnica Pagus del maestro di zampogna, Piero Ricci, per una serata indimenticabile.

Ma non solo questa serata, a rendere ancora più forte e incisiva l’azione di comunicazione della “Maratona del Gusto” lo stand all’interno del villaggio della Maratona, che ha visto passare oltre 50 mila visitatori, entusiasti delle offerte messe a disposizione dalla vetrina di Casa Italia Atletica, che, è bene ricordarlo, per prima ha saputo organizzare e promuovere l’incontro tra Sport e Alimentazione.

Un incontro mediato dal territorio, o, meglio, dai territori, in particolare quelli che riescono ad esprimere il meglio delle tradizioni e delle bellezze del nostro Paese, attraverso i testimoni più significativi, i campioni dell’atletica, da una parte, e, dall’altra, i prodotti che esprimono la qualità dell’origine ed offrono, con il marchio europeo, la garanzia che serve al consumatore per le sue scelte di acquisto.

L’abbinamento con la corsa, la Maratona, una grande intuizione del Presidente della Fidal, Franco Arese, si è dimostrato vincente e pronto per completare il naturale periodo di prova per approdare al suo obiettivo finale, che è “quello di dare – come ha sottolineato Mario Ialenti, il responsabile di Casa Italia Atletica- risposte importanti ai partner istituzionali e al mondo della produzione e della trasformazione delle nostre eccellenze agroalimentari.

Una premessa indispensabile per salvaguardare quella qualità di cui hanno bisogno i nostri atleti per nutrirsi ed alimentarsi nel modo più sano possibili, sapendo che da una buona e sana alimentazione dipendono le prestazioni e i risultati”. “Madrid – ha concluso Ialenti- grazie al suggerimento del presidente Arese, ha dato indicazioni importanti. Soprattutto ha messo in luce un salto di qualità del progetto “Maratona del Gusto” sposato dalla nostra Federazione, anche grazie alla presenza e partecipazione attiva dei partner, in particolare il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, le Regioni Molise e Friuli Venezia Giulia, le Province di Campobasso e Isernia e l’Unione delle stesse, la Città di Regio Calabria e le aziende, parti delle quali coinvolte dalla Confederazione Agricoltori Italiani (CIA), che, con questo suo particolare contributo, ha dimostrato l’importanza e il peso della presenza del mondo dell’agricoltura e dei produttori, all’interno di una iniziativa promozionale dell’immagine che esprimono i nostri territori, con le loro identità sportive, culturali e produttive, che è tanta parte dell’immagine del nostro Paese”.

Una esperienza, quella di Madrid, vissuta intensamente anche con il supporto della cultura e cioè la diffusione di materiale di approfondimento delle tematiche riferite al territorio, ben raccontato proprio dalle nostre eccellenze; di informazione dei nostri prodotti e della nostra cucina.

La cultura dell’alimentazione, dell’attività sportiva e, in particolare, della bontà delle eccellenze dop e igp, che, come raccomanda, in un suo libro uscito in concomitanza con l’evento di Madrid, la protagonista dei “primati” che vive oggi l’Italia, la d.ssa Laura La Torre dirigente del Mipaaf, bisogna tutelare e difendere, non solo dai rischi delle imitazioni che già puniscono la nostra agricoltura, ma, anche, da quelli della banalizzazione che, poi, porta alla omologazione e, quindi, alla perdita dei valori qualitativi e delle garanzie espresse dalle Dop e Igp. Una guida fondamentale per quanti vedono nelle Dop e Igp, la possibilità di fare delle produzioni tipiche non solo la ragione di un rilancio della nostra agricoltura, ma, anche, della conquista dei mercati e, insieme, dei consumatori curiosi di scoprire l’origine, il contesto, dei nostri prodotti.






di Pasquale Di Lena
08 Maggio 2010 Teatro Naturale n. 18 Anno 8
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Il mondo dell'olio non sa comunicare.

di Maria Carla Squeo

E' necessaria una svolta
A Spoleto, in occasione dell'assemblea annuale dell'Accademia nazionale dell'olivo e dell'olio, Luigi Caricato ha tenuto una lectio magistralis sui mezzi a disposizione e su quali messaggi si possa fare affidamento per una comunicazione volta alla valorizzazione dell'olio extra vergine di oliva. E' emerso un quadro poco lusinghiero del settore


Non c’è aria di pessimismo, d’accordo, ma il quadro della realtà non è comunque tra i migliori. C’è da tirare ancora avanti la carretta e faticare non poco. Il 30 aprile scorso, a Spoleto, nell’accogliente palazzo Ancaiani, prestigiosa sede dell’Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, si è svolta l’assemblea annuale che ha tenuto a battesimo ben nove neo accademici, accolti nella veste di “soci corrispondenti”, ed elevato nel contempo al rango di “soci ordinari” gli accademici Luigi Caricato e Francesco Visioli.

Il momento è stato importante per i presenti, anche perché l’immagine di cui gode l’Accademia è tale che l’emozione correva evidente in tutti coloro che hanno meritato il prestigioso riconoscimento. Sono stati perciò eletti soci corrispondenti, in ordine alfabetico: Riccardo d’Andria, Bernardo De Gennaro, Pasquale Di Lena, Claudio Di Veroli, Tullio Forcella, Claudio Giulivo, Fabio Nobili, Luigi Omodei Zorini e Vito Sciancalepore.
L’occasione dell’assemblea è stato un momento che ha unito i soci anche per le elzioni del nuovo Consiglio, che ha rinconfermato a pieni voti quello uscente, con presidente il professor Gianfranco Montedoro.

Come di consueto, ogni anno, nel corso dell’assemblea vi è un momento per la lectio magistralis, che quest’anno è stata affidata all’accademico Luigi Caricato, direttore di Teatro Naturale, ovviamente sul tema della comunicazione, tema quanto mai attuale, in una società che ha fatto della comunicazione un vero punto di forza. Ebbene, sin dal primo impatto, il quadro che ha tracciato Caricato è apparso piuttosto fosco e preoccupante. Il Direttore ha usato parole forti e provocatorie, sollecitando una svolta e invitando a una pronta reazione un mondo produttivo, quello legato olivicolo e frantoiano, che appare in uno stato a dir poco comatoso.

I mezzi di comunicazione oggi a disposizione sono i più disparati, è vero, ma non sono sufficienti se dietro non vi è un adesione convinta. Occoorono le figure professionali giuste, ma soprattutto occorrono idee e contenuti convincenti. “I nuovi mezzi di comunicazione sono detterminati”, ha dichiarto caricato, ma non se vengono utilizzati nel migliore dei modi, servono a poco. C’è un problema di fondo irrisolto: “c’è come una forma di radicato pregiudizio e di resistenza di tipo culturale. Purtroppo la scarsa sensibilità e la poca attenzione da parte del mondo dell’olio nel suo insieme, a partire dalle stesse aziende, fino ad arrivare ai professionisti del settore, non giovano”.

Secondo Caricato tali realtà non comunicano, oppure comunicano male.
“Qualche segnale di ripresa – ha aggiunto – lo si è registrato nel corso degli ultimi anni, ma sono stati casi episodici e isolati, non sufficienti per dare corso a quella svolta che si rende tanto necessaria”.


Ma cosa implica una buona comunicazione? “Un’azione programmata, unitaria e coesa”, riosponde pronto Luigi Caricato. Il problema è che “ad oggi un progetto di comunicazione non è stato finora elaborato”.
I presenti hanno partecipato a una lectio magistralis che li ha lasciati spiazzati, quanto duri a volte sono stati i toni, con rimproveri chiari e diretti.

Ma in che cosa consiste essere sensibili alla comunicazione? In che cosa gli addetti al comparto olio di oliva si dimostrano poco collaborativi? Semplòice, nel fatto di disinteressarsi quasi completamente, da ndo per scontato che il limitarsi a riferire qualcosa sia sufficiente per trasmettere all’esterno qualcosa di sé e del proprio mondo. Non è così: “è necessario soprattutto saper leggere e interpretare le istanze e le esigenze della società, in modo da
rispondere sollecitamente a tali attese. Nessuno si preoccupa di far questo”.

Già, in fondo è proprio vero: serve a poco investire tanto danaro se poi non si progetta nulla. “Coloro che pensano alla comunicazione come a un fenomeno statico, fondato su schemi fissi e replicabili, sbagliano di grosso”. Caricato insiste: “in molti credono di comunicare perché dicono o scrivono qualcosa, e qualcosa sicuramente comunicano, ma in realtà non traggono affatto, se non limitatamente, i vantaggi cui tanto ambiscono”.

Il ritardo culturale dell’intero mondo agricolo sarebbe abissale. Ma cosa bisogna fare, in questo stato della realtà, per conseguire il non facile obiettivo della valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva? In poche battute non si possono dare risposte nette, ciò che occorre fare è uscire da schematismi rigidi, fermamente ancorati al passato. I vecchi cliché comunicativi – gli uliveti, la raccolta delle olive, le vecchie macine, i continui rimandi ad altre epoche – non sono più proponibili, o, per lo meno, non lo sono senza una loro rilettura e riattualizzazione. Ecco, per essere più incisivi – sostiene Caricato – è necessario cambiare il linguaggio, ma anche i contenuti stessi del
messaggio, nonché l’approccio con il prodotto e lo stile della comunicazione.
“Una innovazione degna di attenzione è stata in particolare la campagna promozionale Bertolli, lanciata con successo nel 2000, quando la proprietà del noto marchio ancora apparteneva alla Unilever. Gli spot avevano quale testimonial Luciano De Crescenzo, e puntavano al lancio delle referenze Bertolli Gentile, Bertolli Robusto e Bertolli Fragrante. L’idea, senza alcuna incertezza innovativa, è stata in seguito imitata e riproposta anche da altre aziende, e ha il merito di aver saputo creare una segmentazione del gusto, resa popolare proprio perché ci si era avvalsi sia del potente mezzo televisivo, sia di un personaggio convincente. Non ha avuto analogo successo, invece, a circa dieci anni di distanza, il maldestro tentativo da
parte del Ministero delle Politiche agricole di promuovere gli oli extra vergini di oliva made in Italy in tivvù”.

Caricato invita tutti a ripensare il proprio atteggiamento e di aprirsi a nuove formule espressive: “l’obiettivo futuro è arrivare in tempi brevi a modernizzare l’immagine e la percezione del prodotto olio extra vergine di oliva presso il consumatore, senza con questo rinunciare, s’intende, ai valori della tradizione”.

Le provocazioni di Caricato sono state convincenti, e ora si tratta soltanto di agire. L’Accademia dell’olivo e dell’olio, da parte sua, come peraltro ha ben precisato il professor Montedoro, non si tira certo indietro. Anzi, da’ notizia dell’attivazione di un apposito network di comunicazione, informazione e divulgazione on-line di tutti gli aspetti inerenti la filiera olivo-olio e argomenti correlati.
Tale sistema informativo – ha aggiunto Montedoro – permetterà un più rapido trasferimento delle innovazioni e delle conoscenze da trasferire ai vari soggetti della filiera. Insomma, qualcosa sembra esserci nell’aria. Non si può restare immobili. In una società in cui la comunicazione assume una grande centralità, non si può certo perdere il collegamento con la realtà.

7 maggio 2010

LE DIMISSIONI

Continuerò con Larino viva a dare tutto quello che mi è possibile dare per la mia città e per il Molise, la mia terra, che stanno rischiando molto con le scelte in atto che toccano il suo bene più prezioso, il territorio.
Un impegno che dura da sempre e che non è mai venuto meno, neanche dopo decenni di anni di assenza con una vita vissuta in Toscana.
Prima di consegnare all’ufficio di protocollo del Comune di Larino le mie dimissioni da consigliere comunale, le ho illustrate ai componenti di Larino viva, l’associazione nata con le primarie che ha voluto e sostenuto la mia candidatura a sindaco di Larino, mercoledì, nel corso della seduta settimanale di Larino viva presso l’Hotel Campitelli.
Sono grato agli amici di Larino viva, una realtà forte di idee e di proposte che ha svolto, e continua a svolgere, ancor con maggiore intensità, il ruolo di denuncia e di proposta in questi, ormai, quasi tre anni di presenza attiva e alla quale mi onoro di appartenere, per la grande collaborazione e fiducia espressa e, ancor più, per aver compreso ed accolto la mia richiesta.
Una opportunità importante che porta a far vivere al primo dei non eletti, il prof. Pastorini, l’esperienza di consigliere comunale. Un’esperienza, che, se bene utilizzata serve al prof. Pastorini per indirizzare meglio il suo contributo di idee e di progettualità al rilancio ed al futuro della nostra città e, come auspico vivamente, per sostenere, con il capogruppo Cataffo e con noi di Larino viva, il ruolo fondamentale, in questa fase, della opposizione.

Comunicare è fondamentale

È questo il messaggio lanciato dal direttore di Teatro Naturale, l’oleologo “Luigi Caricato, con la sua lectio magistralis tenuta nella sede dell’Accademia Nazionale dell’olivo e dell’olio nella sua veste di Accademico.“Comunicare è fondamentale – così ha iniziato la sua lectio magistralis, Luigi Caricato - soprattutto in una società globale che offre un fitto intreccio di relazioni e vive ritmi velocissimi e incalzanti e, come tali, mutamenti profondi e continui per guidarli e non per rimanere schiacciati.A fare la differenza, in un mondo che dispone di tanti mezzi e di una quantità enorme di informazioni disponibile, sono i tempi e i modi del comunicare. Per questo Internet è stata determinante, dimostrando di essere una straordinaria rivoluzione che ha avuto il merito di superare muri e ostacoli di ogni tipo nel segno della libertà di espressione”. “Fondamentale – ha proseguito - è mostrare un ruolo attivo nel processo comunicativo e dare contenuti certi e chiari, ciò che fa capire che la comunicazione richiede un alto grado di professionalità, sia per ciò che riguarda la forma che i contenuti, soprattutto la capacità di leggere e interpretare le istanze della società, in modo da dare risposte adeguate e tempestive alle attese.Dopo queste premesse quanto mai necessarie e utili, il grande esperto di olio, l’oleologo, come piace definirsi Luigi Caricato, è entrato nel merito di un comparto che segna profondi limiti nel campo della comunicazione e per più di una ragione: la scarsa sensibilità e attenzione di un mondo, quello dell’olio, che, per la verità, è caratterizzato da una miriade di piccole aziende produttrici, ma non è che le grandi industrie di trasformazione e gli stessi professionisti del comparto si sono mostrati più decisi; la mancanza di un progetto di comunicazione che è mancato fino ad ora; il ritardo culturale che non tocca solo il mondo agricolo. Limiti che non hanno aiutato l’olio extravergine di oliva a vivere i successi che merita sui mercati. Per rimarcare questi ritardi culturali, l’Accademico Luigi Caricato, ha ricordato la storia della rivista “La Riviera Ligure” del 1895, primo house organ in Europa dei figli di chi ha inventato l’Olio Sasso e reso grande questo prodotto.“Per essere più incisivi - ha detto con forza, prima di avviarsi alla conclusione, Caricato - è necessario cambiare il linguaggio, ma anche i contenuti del messaggio, l’approccio con il prodotto e lo stile della comunicazione…….che, quando è efficace, è fatta di capacità inventiva e deve puntare a sedurre e convincere…. evitando di insistere ancora con linguaggi desueti e poco convincenti..”.Ha chiuso il suo intervento con un invito a inventarsi qualcosa di nuovo e di importante, sapendo che “la comunicazione premia d’altronde chi è più consapevole dei linguaggi, più motivato e pronto a cogliere le opportunità”. Per dare un significato al suo invito a inventarsi qualcosa di nuovo, Caricato, ha riportato l’esempio de “l’Olivoteca d’Italia”, il progetto che Pasquale Di Lena, l’ideatore de “la Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, ha messo nelle mani della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), nuovo partner della Fidal Servizi per le attività di Casa Italia Atletica. Un progetto pronto per essere presentato alle istituzioni ed al mondo della produzione per la sua realizzazione nella regione olivicola che meglio ha presentato la sua candidatura, nel segno della comunicazione di una realtà frammentata che “l’Olivoteca” riporta ad unità, al pari de “la Maratona del gusto” per le nostre eccellenze agroalimentari, le bellezze e i valori storici e culturali dei territori che queste eccellenze mettono a disposizione dei visitatori che cercano la qualità.

5 maggio 2010

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


DA MINISTRO A INVESTIGATORE PRIVATO

Zacc-quali le ragioni delle dimissioni?

Bélina-avere il tempo di trovare i delinquenti che si sono permessi, a sua insaputa, di pagargli la casa sul Colosseo e denunciarli.

4 maggio 2010

INTERPRETE DEL NIENTE

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina

ZACC- Il Ministro Bondi ha interpretato il pensiero di Calderoli.

BELINA – Ma no! Come ha fatto se non riesce a interpretare neanche il suo!



3 maggio 2010

Di Lena ed il suo “Gusto dei primati”: ora è socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio

Consegnato, l’altro giorno a Spoleto, il diploma di socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, a Pasquale Di Lena, collaboratore dal 2007 di Fidal Servizi e Casa Italia Atletica e, in questa veste, ideatore della “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”. Già accademico della Vite e del Vino e della Cucina Italiana; promotore delle Associazioni delle Città del Vino e, poi, di quelle dell’Olio, di cui è, dalla fondazione nel 1994 a Larino nel Molise, il Presidente onorario, Pasquale Di Lena, continua, con questo importante riconoscimento, a raccogliere i frutti di un impegno speso per l’Agricoltura, il Turismo e i valori del Territorio.In particolare quello dedicato alla qualità delle nostre produzioni agroalimentari, grazie, soprattutto, alla esperienza vissuta in oltre venti anni all’Enoteca Italiana di Siena nella veste di Segretario generale dell’Ente Mostra Vini, la prestigiosa istituzione, attiva dal 1933, che ha dato un contributo prezioso all’immagine della qualità dei nostri vini. Un lungo cammino, intrapreso nel 1963, il successo che ha portato al riconoscimento dei 500 vini doc e docg, oggi testimoni di stupendi e incantevoli territori. Un successo che ha aperto la strada ai riconoscimenti dop e igp ai rimanenti prodotti dell’agroalimentare italiano, che oggi vivono il primato con i 205 riconoscimenti sui 919 ottenuti dai rimanenti Paesi europei.Un lungo cammino dell’agroalimentare italiano che Di Lena ha seguito con grande attenzione sin dagli anni ’70.Casa Italia Atletica e la Fidal Servizi sono lieti di congratularsi con il loro collaboratore e di rivolgere l’augurio di raggiungere altri importanti traguardi e nuovi successi con la Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia, che ha vissuto momenti importanti pochi giorni fa a Madrid, in occasione della prestigiosa Maratona dedicata a questa città. Non a caso, agli oltre 200 ospiti della serata di gala presso il Consolato italiano, sono state distribuite due pubblicazioni curate proprio dal dottor Di Lena, riguardanti entrambe il Gusto dei Primati.

FIGLIO DI….



Zacc- bisognerebbe prenderlo a calci nel culo uno che sta al governo, disprezza questo Paese e sputa sulla Costituzione sulla quale ha giurato piena fedeltà

Bélina- non è un patriota, ma solo figlio di mamma padana