29 luglio 2010

I GIOCOLIERI DELLA POLITICA LARINESE

Leggendo qua e la' n. 137 -


Noi eravamo convinti che l'assessore Quici avrebbe dato l’altra sera le dimissioni, approfittando del consiglio monotematico sulla sanità. Eravamo convinti perché lo conosciamo come uomo di fede e di parola che aspira al Paradiso e non vuole che vi siano ostacoli lungo questo percorso che, un giorno -gli auguriamo il più lontano possibile - lo porterà alla porta di questo giardino incantanto dalla luce del Signore e dal soffio, il più delicato che c'è, dell'eternità.


Eravamo convinti anche perché uno per una carica di assessore non rischia l'impegno preso davanti al vescovo di Termoli-Larino, che sulla questione dell'ospedale di Larino non ha mai speso una parola. Sembra che, quest’ultimo, abbia deciso di parlare, come ha fatto l'assessore Velardi, quando i rischi riguarderanno anche Termoli.


L'assessore Quici si è guardato bene di ascoltare la propria coscienza, sapendo che Giardino le dimissioni non le avrebbe mai accettate, convinto com’è che non può rimanere da solo a sopportare le pressioni di Iorio, del Comitato e del resto dell’opposizione, ad eccezione del rappresentante di Larino viva, che continua a distinguersi con la sua proposta di rilancio dell’ospedale e, cosa da pazzi, a chiedere solo le dimissioni di Quici, Giardino e la sua giunta e non di tutto il consiglio comunale.


Certo che i Puchetti, i Di Bello e i Pizzi hanno dimostrato di essere i giocolieri della politica larinese, i saltimbanchi virtuosi che entrano e escono dal comitato “proVietri”, una specie di S. Vincenzo benedetta da tutti, anche da Urbano e da chi lo consiglia e lo guida in questo suo difficile compito di difensore di chi continua a sfruttare Larino per spolparne anche l’osso.


Avevano, a fatica, ma erano, comunque, riusciti a vincere le resistenze interne alle proprie coscienze, a firmare un manifesto e, dopo aver ritardato l’affissione per oltre due settimana, a farlo affiggere. Sono stati sufficienti due giorni per smentire (parliamo di Pizzi, Buchetti e Di Bello, e non di Cataffo) il manifesto che avevano firmato e chiedere le dimissioni di tutto il consiglio comunale e non solo più di Giardino e della sua maggioranza. Come dire siamo tutti uguali e non possiamo distinguerci da chi in questi oltre due anni di governo dalla città ha fatto la fila sulla bifernina per andare a prendere gli ordini da Iorio per il nostro ospedale. Ordini puntuali presi anche per noi che siamo opposizione solo quando c’è da far fuori chi vuole una Larino libera da servi, maneggioni, libera da invasori, che l’hanno portata alle condizioni di difficoltà che vive da anni grazie alla classe dirigente che si ha dato l’arte della intercambiabilità, cioè, della possibilità di sostituirsi a chi governa per fare le stesse cose e non cambiare nulla.


Ecco perché non hanno bisogno di idee e di pensare, ma solo di mantenere la rotta impostata 40 anni fa dalla classe dirigente dei D’Aimmo e dei Lapenna, che ha ridotto a poca cosa questa splendida città, un tempo capitale dei frentani.


Noi pensavamo che avessero mantenuto quel minimo di pudore che è servito, fino ad ora, a non farsi scoprire di essere i possessori dell’arte del trasversalismo e dell’inciucio, ma, evidentemente, non potevano rimanere ancora al coperto, una volta che, se coerenti con il loro ruolo attuale di oppositori e con la richiesta delle dimissioni di Giardino e compagni, avrebbe potuto produrre effetti devastanti per loro e per i loro padroni a livello regionale.


Sta qui la ragione della non necessità di fare iniziative e di avere una strategia che possa portare a pensare a un vero cambiamento. Un cambiamento? Ma siamo pazzi? Queste sono richieste assurde che solo un’associazione rompicoglione e insistente, come Larino viva, può fare. Non ha niente da perdere, diversamente da noi che solo sulla carta facciamo opposizione, ma, in pratica, governiamo insieme a Giardino, Quici, la tanto onorevole De Camillis, Urbano e soci, sacrificando l’ospedale.

Un’ospedale in più, uno in meno che vuoi poi che importi per Larino, nel momento in cui c’è chi ha già deciso che deve finire?


A voreie, 28 luglio 2010

24 luglio 2010

E' la volta della ricotta di bufala campana

, nuovo ingresso in scena tra le Dop
Accolta l’iscrizione da parte della Commissione europea della denominazione nel registro ufficiale delle denominazioni protette. La zona di produzione comprende parte del territorio delle regioni Campania, Lazio, Puglia e Molise
di Pasquale Di Lena

Con il riconoscimento Dop alla “Ricotta di Bufala Campana”, ufficializzato dalla pubblicazione sul G.U. europea del 20 luglio scorso, salgono a 212 i riconoscimenti Dop e Igp, sui 943 totali europei, che rappresentano un primato.

Un primato importante che onora la nostra agricoltura, i nostri territori più vocati alla qualità ed alla bellezza paesaggistico- ambientale, il comparto della trasformazione e le nostre istituzioni.
In particolare il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che ha svolto un ruolo fondamentale, mettendo in campo intelligenza, impegno e forte convinzione della funzione strategica delle Dop e Igp.

Per quanto riguarda la “Ricotta e la Mozzarella di Bufala Campana”, in particolare, questo loro essere stato da sempre l’una a fianco all’altra lungo la filiera del latte di Bufala, la novità è che esse vivranno, come riconoscimento Dop, in classi differenti, la Mozzarella nella 1.3, quella dei “Formaggi”, mentre la Ricotta, nella 1.4 “Altri prodotti di origine animale” e va a fare compagnia all’altra Dop, l’unica finora presente, il “miele della Lunigiana”.

Due eccellenze che vanno ad arricchire i primati dell’Italia, con i 212 riconoscimenti Dop e Igp sui 943 complessivi dell’Europa, e, quelli della Campania, che torna al 5° posto, insieme alla Sicilia, nella classifica delle Regioni, con peculiarità che hanno fatto e continuano a fare grande la cucina italiana, che vive, da qualche anno, l’immagine di speciale e unica in ogni parte del mondo.

Entrambe queste eccellenze della Campania Felix saranno protagoniste, a partire da lunedì 26 luglio, a Barcellona 2010, Campionati Europei di Atletica Leggera, grazie a Casa Italia Atletica della Fidal Servizi e alla sua “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, quella vetrina unica che, dopo il successo dello scorso anno in Germania ed a Berlino ai Campionati del mondo, ha dimostrato di essere una iniziativa importante nel campo della promozione e valorizzazione delle nostre eccellenze agroalimentari.

Le due Dop, Mozzarella e Ricotta, sono messe a disposizione di Casa Italia Atletica dal Caseificio “La Perla del Mediterraneo” di Capaccio- Paestum, con la collaborazione di una delle sue aziende fornitrici di latte, l’azienda sperimentale della Regione Campania “Improsta” di Eboli, che noi abbiamo avuto modo di visitare poco più di un mese fa ed apprezzare per quello che fanno nel campo della ricerca della qualità e della biodiversità.

Da qui la grande novità di una mozzarella priva di quel 4/5% di lattosio proprio del latte di bufala. Una manna per chi ieri aveva la sfortuna di essere intollerante.
Sia la Mozzarella, normale e senza lattosio,sotto forma anche di bocconcini e di treccia, che la Ricotta, l’abbiamo degustata non nel caseificio ma a casa, dopo lo stress del viaggio, per provare le sensazioni del consumatore che compra i due prodotti in un luogo lontano dal caseificio.

Due delizie, due bontà, con la mozzarella che lasciava vedere il segno della mozzatura (un tempo era conosciuta come “mozza”) e, al taglio, solchi di gocce di siero e immediato il profumo dei fermenti lattici vivi propri del latte intero di bufala e al gusto il sapore dolce e la sensazione delicata di grasso. Fresca, fragrante, capace di dare emozioni. La Ricotta ( “a salviette” come veniva chiamato quando veniva protetta, per il trasporto, da un panno di canapa), rendeva ancora più evidenti le caratteristiche di dolcezza e di sapidità propri del latte di bufala e, in bocca, dava la sensazione di un soffio profumato di piacere.
Ed ora a Barcellona per deliziare il palato degli spagnoli e vivere nuove avventure


di Pasquale Di Lena
24 Luglio 2010 Teatro Naturale n. 29 Anno 8

23 luglio 2010

I FUOCHI DI PAGLIA

Noi che abbiamo sempre avuto rispetto di chi si anima e vuole animare la piazza, sappiamo bene qual è la differenza tra protesta e lotta, tra contestazione e proposta, tra il dire che le cose non vanno e il pensare come bisogna cambiarle.


La protesta è un atto di ribellione fine a se stesso, che non porta da nessuna parte, se non a dimostrare che uno esiste ed ha da dire qualcosa, che non è d’accordo con le scelte fatte.
Il più delle volte la protesta, proprio perché inconsistente e solo piena di parole, porta alla rassegnazione


Essa non preoccupa più di tanto i protagonisti delle scelte, chi le ha fatto e, anche, chi le ha condivise e sostenute (i complici), perché sa che è fine a se stessa, un fuoco di paglia, anche quando si ripete e fa pensare che può incendiare il mondo.


Basta vedere la tranquillità con cui continua a governare Iorio con i suoi Velardi, e i lamenti sottili dell’opposizione, come noi quando entriamo in una casa attraverso uno spiraglio (nu singhe de porte), talmente sottili che nessuno se ne accorge, ma come gli spifferi fanno male a chi ha dato loro fiducia.


Basta vedere Giardino e Quici, i principali responsabili delle sorti che vive l’ospedale e di quello che è successo da quando sono al governo della città di Larino che, mai, hanno dimostrato di provar vergogna per la fine dell’ospedale e, quando la protesta non c’era, se la sono creata, soprattutto per isolare l’opposizione, quella che si era permessa di fare delle proposte necessarie per organizzare la lotta.


Basta vedere, anche, il comportamento dei singoli assessori ( ad eccezione di Pontico), del capogruppo e degli altri consiglieri comunali di maggioranza, che neanche si sono posti il problema della fine del Vietri, compreso Urbano, l’uomo dal dito sempre puntato in direzione sbagliata, e, Pascarella, il giovane coraggioso, che litiga con il Sindaco, e di brutto, in pieno consiglio comunale, ma si guarda bene dal lasciare la delega, sapendo che il sindaco non avrà mai il coraggio di toglierla.


Invece, diversamente della protesta, la lotta preoccupa, per il fatto che essa ha il duplice significato: quello di una dura risposta alla situazione che si è creata per inadempienze, incapacità, politiche errate e quello di avanzare proposte, far presenti soluzioni possibili per uscire dal pantano e salvare una situazione che rischia di precipitare.


La lotta, cioè, non è mai il frutto di una improvvisazione, ma, sempre, di un ragionamento politico di chi è libero da ogni condizionamento e servilismo ed ha chiara l’analisi di una realtà. Chi si pone la domanda “che fare?”, per darsi così gli obiettivi possibili da raggiungere, necessari per creare un’alternativa, che apra e non chiuda al futuro.


Se per la lotta c’è bisogno della partecipazione di gente convinta, consapevole delle difficoltà che uno va incontro e dei rischi di una sconfitta; per la protesta basta la sola partecipazione, la presenza fisica e la capacità di fare rumore o una fiammata (na lampe) o più fiammate, per cogliere l’attenzione e avere una ragione da spendere domani.


Senza una convinta partecipazione non si organizza la lotta, ma solo la protesta che, avendo la capacità di contestare questa o quella decisione, porta a pensare che è una lotta. Peccato, però, che è una lotta contro i mulini al vento. In pratica, la protesta o, se volete, la contestazione, ha un po’ il significato della corsa di chi va a chiudere la porta della stalla quando i buoi sono già scappati.


Ma per i contestatori questo non ha alcun significato, l’importante è poter dire “io ci ho provato” , anche se non serve a niente, però ci ho provato.


Intanto, però, mentre chiude l’ospedale la demagogia del protagonismo rimane, per essere utilizzata alle prossime scadenze elettorali, quando tutti quelli che hanno messo da parte il certificato elettorale, soprattutto chi si ritrova, così per caso e contro la propria volontà, candidato, e per questa semplice ragione sarà costretto a chiedere il duplicato.


Per fortuna il fuoco di paglia non lascia carboni, né accesi e né spenti, ma solo un po’ di sporco che vola a seconda di come noi vènti soffiamo in quel momento.


A VOREIE, 23 LUGLIO 2010

UN MILIONE E MEZZO DI FIRME PERCHE' L'ACQUA TORNI A ESSERE UN BENE PUBBLICO

Anche Larino Viva ha dato il suo contributo a questo straordinario successo, che ha fatto capire a Berlusconi che non ci guadagna a forzare al mano su tutto, anche sulla privatizzazione dell’acqua, oltre alle centrali nucleari, alle esproprio dei poteri agli enti locali ed al loro impoverimento, alla libertà di rubare il territorio con le sue risorse e le sue bellezze per dare spazio alla speculazione edilizia.
Per far capire, anche alle opposizioni, che le riserve mentali, le turbate e la mancanza di una programmazione del futuro, capace di far capire alla gente qual è l’alternativa che si vuole, non paga e la rende sempre più povera, complice comunque di una situazione in bilico che non lascia spazio a prospettive, soprattutto per noi giovani.
I cittadini sanno più di quanto uno pensi, tant’è che di fronte a scelte di campo - l’acqua, la libertà, la democrazia – non perdono un colpo e non hanno bisogno di molte spiegazioni perché sanno tutto quello che c’è da sapere per indirizzare le loro scelte. Infatti, la nostra raccolta di firme in piazza a Larino e in occasione del convegno “Terra e Acqua”, organizzato da Larino Viva e dai Comunisti Italiani, è stata una piacevolissima occasione di incontro con la gente che non aveva bisogno di essere invitata e si avvicinava e firmava con la tranquillità e la serenità di chi sapeva che bisognava esserci e dare una mano.
Larino Viva è felice del suo contributo al successo della iniziativa del Forum dei Movimenti per l’Acqua, che merita un applauso ed un ringraziamento per come ha portato avanti una battaglia non facile e per come ha saputo superare tutti gli ostacoli che sono stati posti sul percorso tracciato, anche da parte di chi ti aspettavi di averlo a fianco e non contro.
Una iniziativa che a noi di Larino Viva ha insegnato molto, in particolare che quando le idee e le proposte sono corrette, non bisogna lasciarsi bloccare da strumentalizzazioni e stupidità.
Adesso l’appuntamento è per la primavera del 2011, per andare a votare i tre quesiti referendari.


Stefano Vincelli
Larino Viva

22 luglio 2010

NON E' IL SOLO

È assessore in carica della Regione Molise ed è l’ultimo a sapere dei disastri della sanità molisana, tant’è che se la prende con l’atto aziendale che riorganizza i servizi e scarica di ogni responsabilità Iorio, se stesso e la giunta di cui fa parte.

Solo chi non ha il senso della vergogna può raccontare quello che ha raccontato Velardi e, se lo ha fatto, è perchè lui è convinto che la gente del Basso Molise può essere presa per il culo.

Noi vènti, che sfioriamo il bene e il male, il serio e il ridicolo, la bontà e l’avarizia, l’intelligenza e la stupidità, non possiamo non dire “ma questo amministratore regionale, di mestiere assessore ai trasporti, così attento oggi, dove è stato in tutti questi anni in cui si smontava a pezzi la sanità molisana, a cominciare dagli ospedali più deboli, per colpa di chi ha amministrato ed amministra la Regione, di Larino, Venafro e Agnone?”.

Evidentemente non ha dato peso alla questione delle questioni, la sanità, che dovrebbe essere nell’agenda di ogni politico ed amministratore molisano, forse perché era convinto che Termoli non avrebbe avuto alcun problema, nel momento in cui sarebbe stata Larino la vittima sacrificale.

Però, è da sottolinearlo, ha capito che Termoli e l’intero Basso Molise, sempre – sia chiaro- per colpa dell’Atto aziendale e mai di Michele Iorio, sua e della giunta della quale fa parte, è un “territorio inascoltato e bistrattato”, come se a governare la Regione non ci sono loro, ma altri. Uno, che se crede a quello che afferma, non perderebbe neanche un secondo a stare ancora insieme a chi ha reso il Basso Molise, territorio inascoltato e bistrattato. Uno, ma non Velardi, che, senza arrossire, continua a stare inchiodato alla sedia di assessore della giunta Iorio.

Non conosciamo, se non di sfuggita, l’assessore ai trasporti, Velardi, che si è appena svegliato di soprassalto, ma a leggere le sue preoccupazioni, dev’essere una persona serena e tranquilla in mancanza di pensieri, se non quando capita di fare brutti sogni per il caldo esagerato di questi giorni, che noi vènti, che soffiamo da nord in direzione sud, non ci siamo permessi di contrastare.

Tutta colpa delle scelte di Iorio e dei suoi Velardi, dei consiglieri di opposizione, che, quando non mangiano o vanno a fare ambasciate per i loro elettori, dormono e, prima di dormire, durante il dormiveglia, pensano alle prossime elezioni. Colpa anche di questo Atto aziendale che ha il merito, però, di aver svegliato chi dormiva, salvo la tanto on. Sabrina De Camillis, che vive nel silenzio più assoluto per come ha collaborato alla fine dell’ospedale di Larino.


Lei sa e non da ora e, nonostante la capacità di far capire lucciole per lanterne, non può dire con Velardi, “Toh! Che sta succedendo! Vuoi vedere che se la prendono con Larino e il Basso Molise?” Diciamo, se ci è permesso, che Velardi è una persona senza ansie, né apprensioni, fondamentalmente uno un po’ distratto per avere dimostrato di avere spesso la testa tra le nuvole, curioso di stelle e di firmamento, attento a non disturbare il manovratore per non rischiare la poltrona di assessore.

C’è da pensare al prossimo assessore o, anche, dopo l’urlo straziante di Totaro di qualche giorno fa, a un altro consigliere del Basso Molise che avrà da ridire delle scelte dell’Atto aziendale, più volte prima citato, come a far capire che tutto è successo a sua insaputa e che la colpa non è certamente sua, neanche dei suoi colleghi e, meno che mai, di Iorio. La colpa è di chi, pur non essendo stato eletto, si permette di decidere le sorti di questa Regione, fino ad oggi, magnificamente amministrata da Michele Iorio, così bene da paralizzare ogni minima azione delle forze di opposizione.
Piccoli o grandi di statura, anche esagerati, muti o ciarloni, questi oppositori silenti li puoi trovare lì a dormire come bambini che hanno appena finito di allattare direttamente alla mammella della mamma Regione.

Da ora in poi di urla di gente che si è di colpo svegliata se ne sentiranno a ripetizione, perché nessuno, soprattutto i Velardi, vuole arrivare impreparato alla prossima campagna elettorale.

Mentre soffiamo nella parte alta, da Monte Arcano al Monte Arone, incrociamo la macchina che chiede alla gente di protestare lasciando la tessera elettorale, tanto una copia, nel momento in cui vuoi andare a votare, nessuno te la può negare.

Altra storia, questa, tutta da raccontare!

A voreie

21 luglio 2010

PREMIA ANCHE IL MOLISE IL RICONOSCIMENTO DELLA NUOVA DOP “RICOTTA DI BUFALA CAMPANA”

Pasquale Di Lena informa

Salgono a 5 Dop e 1 Igp i riconoscimenti che interessano il Molise. Il sesto scalino è stato occupato dalla “Ricotta di Bufala Campana” che tocca, insieme alla Campania, il Lazio e la Puglia, anche il Molise e, specificatamente, con l’intero territorio di Venafro, posto ai confini delle due prime regioni sopra citate.
Dal latte di Bufala i due prodotti principi della sua trasformazione, la Mozzarella e la Ricotta.

Grazie alla Campania ed alla sua nuova Dop, la “Ricotta di Bufala Campana”, riconosciuta dalla Unione Europea, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di oggi, martedì 20 luglio, ed il suo inserimento nel Registro europeo delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche protette, il Molise fa un passo avanti nel non facile cammino delle eccellenze agroalimentari.
In questo modo il suo territorio, nel caso specifico, quello di Venafro, acquista nuova immagine quale territorio vocato alla qualità delle sue produzioni più significative, prioritariamente l’olio ed il vino.
La “Ricotta di Bufala” Dop, torna così a camminare insieme con la sua compagna di sempre, la “Mozzarella”, che rappresenta una delle eccellenze più quotate sui mercati internazionali, per le sue peculiarità organolettiche e per le sue specificità in cucina e a tavola.
Nel mondo, oggi, la “Caprese”, è la bandiera italiana più desiderata con i suoi tre colori, bianco perlato della mozzarella, rosso del pomodoro e verde del basilico e dell’origano.
La “mozzarella” sarà una delle novità protagoniste di Casa Italia Atletica e della sua “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, in partenza per Barcellona, dove accompagnerà, con i profumi ed i sapori Dop e Igp e dei prodotti tradizionali, i campionati europei di atletica leggera in programma la settimana prossima. Un appuntamento importante che vede, ancora una volta, presente il Molise con la Uprom e le sue due Provincie, le aziende e i consorzi con i loro formaggi oli, vini , tartufi, caffè e pasta.
Oggi, “Mozzarella e Ricotta di Bufala”, sono entrambe, due preziose eccellenze, anche del Molise, che hanno storie in comune da raccontare, insieme ad antiche tradizioni tutt’ora conservate, sia nella fase di allevamento che della trasformazione.
Due eccellenze che vanno ad arricchire i primati dell’Italia, con i 212 riconoscimenti Dop e Igp sui 943 complessivi dell’Europa, e, rendono sempre più significativi il ruolo e la funzione, nel campo della promozione e della comunicazione, della iniziativa della Fidal Servizi, Casa Italia Atletica e della sua “Maratona”.
La “Ricotta di Bufala Campana” è stata inserita nella classe “Alti prodotti di origine animale” dove sono riconosciuti uova, miele, prodotti lattiero-caseari, ad eccezione del burro.
Esprime al massimo tutte le caratteristiche del latte di bufala, e lo fa con i suoi granuli molto sottili e fitti, che si sciolgono in bocca, la grande delicatezza dei suoi sapori e dei suoi profumi, la fragranza,.
Ricca di proteine e povera di grassi, è un prodotto nutriente, gustoso, di facile digeribilità.
Con la Dop “Ricotta di Bufala Campana”, insieme alla Campania, fanno un passo avanti nella scala dei riconoscimenti, anche il Molise (6); la Puglia (14) e il Lazio (19), le Regioni interessate con uno o più comuni alla produzione di questo prodotto gustoso.

Fresca, fresca di giornata la nuova dop “ricotta di bufala campana”

Il riconoscimento Dop alla “Ricotta di Bufala Campana”, che riporta al 5° posto, in quanto a numero di riconoscimenti (20), la Regione Campania, in parità con la Sicilia, ridà alla “Mozzarella”, già Dop, di cui abbiamo parlato ieri a proposito del Caseificio “La Perla”, la sua compagna naturale, da sempre. La “Mozzarella di Bufala Campana” Dop, con il riconoscimento della “Ricotta”, fresca di iscrizione nel Registro europeo delle denominazioni di origine e delle indicazion i geografiche protette, recupera la sua compagna di sempre ed è ancora più felice di donare i suoi profumi ed i suoi sapori.Appena ieri ne abbiamo parlato, a proposito della partecipazione del “Caseificio - La Perla del Mediterraneo” a Casa Italia Atletica, che verrà aperta lunedì prossimo a Barcellona, per accompagnare con la sua “Maratona del gusto” i Campionati Europei di Atletica.Oggi sono entrambe, “Mozzarella e Ricotta”, due preziose eccellenze che hanno storie in comune da raccontare, insieme ad antiche tradizioni tutt’ora conservate, sia nella fase di allevamento che della trasformazione. Due eccellenze che vanno ad arricchire i primati dell’Italia, con i 212 riconoscimenti Dop e Igp sui 943 complessivi dell’Europa, e, rendono sempre più significativi il ruolo e la funzione, nel campo della promozione e della comunicazione, della iniziativa della Fidal Servizi, Casa Italia Atletica e della sua “Maratona”.La “Ricotta di Bufala Campana” è stata inserita nella classe “Alti prodotti di origine animale” dove sono riconosciuti uova, miele, prodotti lattiero-caseari, ad eccezione del burro.Esprime al massimo tutte le caratteristiche del latte di bufala, e lo fa con i suoi granuli molto che si sciolgono in bocca, la grande delicatezza dei suoi sapori e dei suoi profumi, la fragranza,.Ricca di proteine e povera di grassi, è un prodotto nutriente, gustoso, di facile digeribilità. Con la Dop “Ricotta di Bufala Campana”, insieme alla Campania, fanno un passo avanti nella scala dei riconoscimenti, anche il Molise (6); la Puglia (14) e il Lazio (19), le Regioni interessate con uno o più comuni alla produzione di questo prodotto gustoso. pasqualedilena@gmail.com





20/07/2010

A Barcellona con “la Perla del Mediterraneo”

“La Perla del Mediterraneo”, il caseificio che si trova nel Comune di Capaccio, non lontano dai templi di Paestum, quello che ha messo sul mercato la mozzarella di bufala senza lattosio, farà compagnia ad altri prodotti dop e igp del Molise, Friuli Venezia Giulia e Calabria, delle Provincie di Ascoli Piceno, Brindisi, Campobasso, Isernia, Reggio Calabria e Rieti a Casa Italia Atletica.Una perla di “mozzarella di bufala campana” Dop promuoverà nel migliore dei modi la qualità enogastronomica dei prodotti italiani. Il suo colore bianco splendente richiama quello proprio della perla, accattivante come le gocce del latte di bufala che raccoglie all’interno e che sprigionano, appena viene tagliata, per diventare un boccone che, subito, emana un respiro di soddisfazione, di piacere, e, anche, per comporre un piatto molto in voga, la caprese, l’arte di accompagnare fette di pomodoro ombrate di basilico, un pizzico di sale, origano dall’intenso profumo e olio fruttato, che lascia in bocca assaporare le sue virtù, cioè l’amaro e il piccante, in modo equilibrato. Una delizia, che arriva da un caseificio che assomiglia ad una bella villa, grande, capace di lavorare oltre cento quintali di latte al giorno, raccolti nelle aziende, non lontane, che allevano 8 mila bufale in quel territorio ricco di acque, segnato dal lento scorrere del fiume Sele, prossimo a incontrare il mare tirreno presso Paestum. La zona dove, oltre a incontrare i templi che riportano all’antica colonizzazione dei greci, è possibile visitare, nel territorio confinante del Comune di Eboli, l’”Improsta”, un’azienda pubblica della Regione Campania, una straordinaria fattoria didattica e un centro di ricerca ed innovazioni, ricca di biodiversità, che, con le sue 300 bufale, è un’importante partner del caseificio.Zona, che apre al Cilento ed ai suoi stupendi parchi, da sempre vissuta da allevamenti di bufale e, che, quindi, ha nella memoria i profumi ed i sapori di una mozzarella ricca di bontà e degli altri prodotti che se ne ricavano. Una qualità legata alla tradizione, garantita dal marchio Dop e da una serie di controlli e certificazioni, che, oggi, viene offerta anche nella versione senza lattosio e, cioè, priva di ogni controindicazione, per dare a tutti la possibilità di soddisfare la voglia di mangiare una bontà che nutre e appaga i palati più esigenti e raffinati.Una bontà che viene espressa sotto varie tipologie di prodotto, che va dalla mozzarella classica di oltre 300 grammi al bocconcino, dalla treccia alla ricotta, dal formaggio spalmabile al burro, alla provola leggermente affumicata.
Posizionata nei migliori negozi e ristoranti in Italia, richiesta sempre più in America e nei Paesi del Medio oriente, è ora una delle protagoniste della “Maratona del gusto e delle Bellezze d’Italia” di Casa Italia Atletica, per cogliere il grande evento dei Campionati europei di Atletica Leggera della settimana prossima e renderlo una opportunità per la conquista di un nuovo mercato, importante come quello spagnolo.

pasqualedilena@gmail.com

20 luglio 2010

E INTANTO LARINO PERDE

Il consiglio comunale svoltosi venerdì 16 luglio ha evidenziato il logorio della maggioranza che amministra la nostra città.
Il Sindaco Giardino si è visto attaccato, dall’assessore Pascarella, sulla gestione della vicenda relativa a presunte irregolarità sulla gara di appalto per la gestione della rete di distribuzione del gas metano, tacciandolo di immobilismo e attaccando il vertice della struttura burocratica comunale.
Abbiamo assistito “in presa diretta” ad un vero e proprio litigio tra Sindaco ed assessore, che hanno scavato un baratro tra di loro, il tutto condito da toni di distacco cinico e polemico.

In pratica un consiglio comunale che, in attesa di quello monotematico sulla sanità, dopo l’ennesima richiesta delle forze di opposizione, ha mostrato i dissidi insanabili esistenti tra alcuni membri della giunta, non solo per il modo in cui è intervenuto Pascarella -tipico di uno che sta all’opposizione - e per le accuse pesanti fatte alla sua maggioranza. ma, anche, per l’assenza del capogruppo Caranfa, notoriamente non a corto di “chiacchiera”, assente però in questo consiglio, proprio per l’imbarazzo di non trovare le parole per giustificare ciò che sapeva sarebbe avvenuto all’interno della sua maggioranza e lasciando, così, pensare che, la sua assenza, era stata concordata con il sindaco.
Per non ricordare, in quanto a tenuta della maggioranza Giardino, l’abbandono da parte di Miozza che, da capogruppo, è tornato a fare il semplice consigliere, dopo essersi dimesso dall’Unione dei Comuni, e non era presente in Consiglio comunale senza neanche giustificare la sua assenza.
Non è bastato nemmeno l’assessore Urbano a rimettere a posto la situazione, lui che, come al solito, si erge a paladino, dando una pacca sulla spalla a Giardino, ogni qual volta ne abbia bisogno. No non è bastato , sia perché la frattura è troppo grande e sia perché Urbano, con una mano da una pacca e con l’altra incoraggia se stesso o qualcun altro, in questo caso Pascarella, a prendere una posizione diversa dal Sindaco.
L’immagine che è venuta fuori è quella di un Sindaco che cerca disperatamente di tenere unita la compagine, senza riuscirci; di un vicesindaco, nei panni di colui che si tiene fuori dalla mischia e di assessori, esclusi i sopracitati, su cui è calato il prezioso dono del silenzio, che cercano di svolgere il loro compito all’interno dei ruoli che occupano, ma ben attenti a tenersi fuori da tutto il resto, cioè dalla politica, quella che dovrebbe invece nobilitare ed esaltare al massimo le loro funzioni.
A distanza di poco più di due anni dall’insediamento, Giardino è di fronte al fallimento della sua gestione con la perdita ormai accertata dell’ospedale; una storia mal gestita, dove Sindaco e assessore alla sanità, Quici, sono stati artefici di accordi mal fatti e per di più nemmeno rispettati, che hanno solo dimostrato, se ce ne fosse bisogno, il loro ruolo di spalle di sostegno alla politica sanitaria fallimentare di Michele Iorio; il blocco dei lavori dei campi sportivi; lo stato di degrado in cui vive Larino; la mancanza totale di progettualità e programmazione.
Un insieme di ragioni che, da tempo, hanno portato Larino Viva a denunciare la pesante situazione con articoli, incontri, riunioni, interventi in consiglio comunale e, non ultimo, con l’affissione di una serie di manifesti che i cittadini di Larino hanno letto ed apprezzato.
Le ragioni stesse delle richieste di dimissioni, del sindaco e della sua maggioranza, alla luce del fallimento di una amministrazione, che sta facendo toccare il fondo a Larino, con la perdita delle sue risorse più importanti.
Una iniziativa, oggi, di tutta l’opposizione che ha mostrato così la sua voglia di lavorare insieme per Larino, sapendo che la forza sta nell’unità. Quella unità che Giardino più non ha, con i distacchi e distinguo dell’altra sera.
Sta qui l’importanza del prossimo consiglio comunale e le iniziative che servono per informare i cittadini e coinvolgerli in questa fase molto delicata per il futuro della nostra città.

Giampiero Cataffo - Consigliere Larino viva

16 luglio 2010

IL PAESE DEI MATTI

Zacc – chissà se il giorno che rimarrà solo si farà chiamare Nerone!

Bélina – solo se Apicella gli regalerà la chitarra

Zacc- il fatto che si sia fatto chiamare Cesare la dice lunga. Prima andava dicendo che era padreterno, operaio e altro ancora……. non ricordo se anche Napoleone

Bélina - Ricordo, però, che la moglie l’aveva detto e si era raccomandata agli amici di stare attenti e di vedere come curarlo. Ma gli amici hanno fatto solo finta di ascoltarla e così lui, tac, è passato a Cesare, senza perdere tempo. Napoleone è stato scartato perché basso.

Zacc – a volte mi chiedo se non siamo noi i pazzi

Bélina – provo a raccontarti una curiosa storia che, a mio parere, è di grande attualità per noi abitanti di un paese che si chiama Italia. È riportata in un bellissimo libro di Paulo Coelho “Veronica decide di morire”, che ho letto qualche giorno nonostante una sudata per il gran caldo.
La curiosa, ma tanto significativa, storia degli abitanti di un piccolo regno che diventano tutti matti per colpa di uno stregone, che, per far dispetto al re, versò nel pozzo una pozione magica con l’intento di distruggere il regno. Il pozzo dove tutti gli abitanti andavano a bere, ma non quello del re e della sua famiglia per la impossibilità di raggiungerlo.
La mattina dopo gli abitanti bevvero l’acqua del pozzo e così diventarono tutti matti, meno che il re e la sua famiglia. Il re emanò degli ordini che le guardie trovarono strane e, così, si rifiutarono di eseguirli e altro ancora.
Il re, sempre più inascoltato e contrastato de tutti i suoi sudditi, decise di abdicare, trovando, però, contraria la moglie che gli suggerì di andare a bere anche loro l’acqua del pozzo. Cosa che fecero nel momento in cui il re si convinse.
I sudditi quando videro nei giorni successivi che il re era tornato a mostrare tutta la saggezza di un tempo, si pentirono e lo invitarono a continuare a governare..
Tornò la calma e il re continuò a governare sino alla fine dei suoi giorni, solo i vicini si comportavano in modo del tutto diverso.

Zacc- a me dei vicini che diventano diversi non me ne importa niente. Voglio bere anch’io la stessa acqua del pozzo dove ha bevuto lui, perché non ne posso più.

Bélina – non ce n’è bisogno Zacc, vedo che per te basta il caldo
.

14 luglio 2010

RAGLI&BELATI


di Zacc e Bélina

COINCIDENZE

Zacc- ma se non ci riesco io a cambiare l’Italia figuriamoci quei quattro pensionati della P3

Bélina – non sono mica quelli che a Milano hanno prestato il locale ai calabresi?

RAGLI&BELATI


di Zacc e Bélina


SENZA PUDORE

Zacc- Frattini sorpreso e sconcertato dalle dichiarazioni del rappresentante dell’ONU

Bélina- non sa cos’è la vergogna


SEMPRE LEI

ZACC- la Boccassini

BELINA- non si rende conto che le carceri sono già strapiene

13 luglio 2010

PER RISALINE DAL BARATRO CI VOGLIONO I PAZZI

Non sempre riusciamo a dare, in questi giorni di calura, quel sollievo che serve alle persone anziane, ai cardiopatici, ai bambini ed a quelle che soffrono di depressione. Non riusciamo perché spesso ci tocca andare in trasferta, in altri luoghi ancora più colpiti dal gran caldo. Per la verità è estate, la stagione che tutti desiderano, quando l’autunno è già passato e dell’inverno non se ne può più, e che, poi, quando arriva non fanno che sbuffare perché è il caldo diventa insopportabile.
A volte siamo costretti a intervenire preventivamente perché sappiamo che il caldo fa brutti scherzi, in particolare alle persone che non stanno bene di testa. Non sono i pazzi, quelli veri, che possiedono l’unica cosa che funziona a pieno regime, la testa, ma di gente che mostra di essere normale e poi basta un niente per combinare disastri. I pazzi veri sono geniali, pensano e sognano, vivono oggi il domani, perché già sono nel futuro. Sono come i poeti, i vati, sereni e, nel contempo, allucinati. Persone, cittadini, che pensano e creano, riescono, a modo loro, a raccontare i sogni che vivono quasi permanentemente, salvo gli attimi o i momenti in cui c’è chi rompe l’armonia con la stupidità, la cattiveria gratuita, l’arroganza, la supponenza, l’egoismo, la mania di grandezza, la pretesa della impunità, la bugia venduta per verità.
Momenti sempre più lunghi da un po’ di anni e, in modo particolare, in questi ultimi tempi, in cui tanti nodi vengono al pettine del Paese, che nessun avvocato o portavoce, direttore di telegiornale o di giornali familiari, riesce più a nascondere, tanto meno a sciogliere. Se qualche mese fa si sentivano scricchiolii, ora sono sotto gli occhi di tutti le crepe di una maggioranza e di un governo. Crepe che ogni giorno diventano sempre più profonde, un pericolo crescente che nessuno riesce a tamponare, meno che mai l’autore di queste crepe, che continua a sentirsi un padreterno ed a raccontare le barzellette, facendo uso, negli ultimi tempi, dell’autoironia, nel momento in cui parla di vecchiaia, play boy, donne, cucù, e, insieme, della manovra lacrime e sangue e delle intercettazioni, mostrando di essere completamente nel pallone, diciamolo pure, fuori di testa.
In questo modo non c’è da illudersi, la fine del periodo che ha portato allo sfascio questo stupendo Paese, non è vicina, ed è ancora più lontano l’inizio della ripresa, che può verificarsi solo dopo aver inventariato e classificato per bene il disastro di una cultura di governo, che ci sta provando in tutte le maniere di far tornare indietro di secoli l’Italia.
Noi vènti siamo convinti che si possono anche accorciare i tempi e fare cose buone, necessarie per capovolgere la situazione, ma solo se entrano in campo i pazzi, quelli veri, di cui vi abbiamo parlato poc’anzi. Un discorso che vale per il Paese, come per il Molise e per Larino, che, stante le ultime notizie riguardanti la situazione della Frenter, c’è il rischio della non iscrizione al campionato se non prende impegni il Comune. Venerdì scorso all’assemblea pubblica questi impegni non li ha presi né il Sindaco né l’assessore Sparita, che ha la delega allo sport.
Sarebbe una cosa molto grave per una città che, per colpa del sindaco e del vicesindaco, hanno svenduto l’ospedale e creato, con la loro faciloneria e il senso di impunità trasmesso dal grande capo, condizioni pericolose per la stessa sopravvivenza dell’Imam. Lo sa bene l’assessore avv. Urbano, talmente bene che si è permesso di rivolgere alle opposizioni, per ben due volte in pieno consiglio comunale, l’accusa di una chiusura dell’istituto di musica, quando non ancora si sapeva delle indagini dei carabinieri e della guardia di finanza, dell’avviso di garanzia al Presidente dell’Imam, il cavaliere Venditti, meglio noto come “il marito della on. De Camillis”. Non a caso, sempre l’avv. Urbano, se ne è uscito, insieme con il collega Pascarella, quando c’era da votare la delibera in giunta. Come si dice ha messo le mani avanti, più per giustificare un suo atteggiamento che per incolpare chi non aveva alcuna colpa di quello che era successo e stava succedendo per colpa, questa si, di gente che crede suo un bene di tutti. È la filosofia del capo che ha preso campo ed ha influenzato tutti gli adepti che operano come tanti sacerdoti di una setta affamata di soldi e di potere.

Dicevamo dell’ospedale e dell’Imam, ma c’è da parlare anche della corsa per la iscrizione della Frenter Larino al campionato che inizia in autunno, senza dimenticare che questa gloriosa squadra ha, come suo direttore tecnico, l’eterno ragazzo, Aldo Caranfa, idolo dei giovani e figlioccio di Patriciello, che, per caso, è anche capogruppo di una maggioranza che non sa quali assicurazioni dare alla società sportiva, a pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni.
Noi, per il bene di questa città che amiamo, ci auguriamo vivamente che il Comune dia quelle assicurazioni che servono alla squadra per continuare a mantenere alta l’immagine di Larino.
Nel momento in cui, però, queste assicurazioni sono solo promesse, oppure non ci sono, vogliamo sperare che il capogruppo scelga la Frenter e si dimetta dal suo incarico in maggioranza, consigliando il sindaco e la sua giunta di levare le tende e di tornarsene a casa.
Un gesto, quello del capogruppo, che spiega perfettamente il suo attaccamento a Larino e un senso di rispetto per i giovani che hanno rimesso in lui la loro fiducia; una decisone, quella del sindaco, attesa dai larinesi che, ormai, a due anni e più dalla sua elezione, hanno capito che il servilismo, soprattutto quando viene praticato in modo eccessivo, non paga. Anzi, peggiora la situazione e mette a rischio il futuro di una città che, oggi, più che mai ha bisogno di pazzi, gli unici che sono orgogliosi della propria identità e della propria libertà, e, come tali, senza padroni.
Uomini liberi, non prevedibili e, meno che mai, banali, che, spesso, come le streghe, pagano prezzi molto alti per essere minoranza di fronte al popolo che predilige l’ignoranza e l’indifferenza.
Ecco perché oggi c’è bisogno dei pazzi, e, anche delle streghe, i soli che hanno la capacità di rompere il silenzio assordante degli onesti e dei giusti e di indicare modi per uscire dal pantano e percorsi nuovi.
È questo il momento di uscire e ritrovarsi tutti per un mondo nuovo, dando a Larino il ruolo della riscossa e della rinascita, sua e del Molise.
A voreie

Caro Luigi,

vedo, con piacere, che il tema degli Ogm coglie più di un’attenzione, con contributi molto interessanti che servono ad animare e, soprattutto, ad approfondire la discussione.
Credo che la tanta invocata ricerca, non ha dato, e continua a non dare, le risposte più elementari, riguardo agli Ogm, ma continua solo a tacciare tutti quelli che, come me, si sono posti, e continuano a porsi, seri interrogativi sulla loro introduzione, di atteggiamento ideologico, che, sinceramente, ha più il significato di una etichetta, che serve per non voler entrare nel merito delle questioni serie.
Quelle, per capirci, che hanno un significato per la tranquillità del consumatore e, non solo, anche per la tranquillità dell’ambiente e del paesaggio, la salvaguardia del territorio che – è bene ripeterlo e sottolinearlo – è il frutto di millenni e tanta, tanta parte della nostra identità, del fatto che siamo capaci di essere diversi da una collina all’altra, non importa se è quella a fianco o di fronte.
Dico questo per ricordare che la nostra identità ha un valore assoluto, soprattutto oggi, quando, per le multinazionali, il cibo è soltanto una merce perché così, e solo così, può passare l’idea che è uguale dappertutto e che le differenze sono un lontano ricordo del passato.
Come dire che si possono annullare i ricordi, i sogni, le diversità e, attraverso la programmazione del cibo uguale ovunque, come un bullone o una lattina di una bevanda che la pubblicità fa consumare per virtù che non ha, livellare anche le colline che ci rendono diversi
Certo, capisco che non è possibile, di fronte al mercato globale, promuovere la bevanda che un tempo dissetava, l’acqua con l’aggiunta di vino. Una capacità, quella di essere una bevanda dissetante, accertata dall’esperienza di chi zappava sotto il sole e non viveva in case con aria condizionata e frigorifero. Capisco che è più facile promuovere e distribuire acqua sporca di qualcosa, che, invece di dissetare, provoca la sete.
Io bevo acqua delle sorgenti che offre il territorio e vino dei vigneti che adornano le colline che conosco da sempre, quando ho bisogno di dissetarmi e cerco di suggerirlo anche agli altri, visto che né il vino e né l’acqua mancano in questo nostro Paese, si possono trovare ovunque.
Non so se chi, appellandosi alla ricerca (l’ho sempre fatto anch’io, soprattutto se pubblica), ed al profitto, si renda conto che, così, rischia di perdere la collina, quella sua e quella che è a fianco o di fronte. Cioè valuta le conseguenze, prima di fare imporre determinate scelte.
Non capisco perché non si chiede e si spiega chi è la multinazionale - ne conosco tre, Monsanto e Dupont con sede in America, e Sygenta in Svizzera - che, per il gusto del profitto, gli sta togliendo la collina, con la sue ombre di luna e di sole, il suo minuto ruscello, le siepi, le sue vigne ed i suoi olivi, i suoi orti e i suoi cereali, che sono, insieme agli animali che le abitano, il nostro patrimonio di biodiversità.
Patrimonio che sta per ricchezza, la vera e sola ricchezza che rende interessante e bella la vita.
In questo senso il mio plauso alla Regione Toscana ed ai suoi amministratori, che, con una legge, spiegano, meglio di tanti discorsi, le ragioni del No agli Ogm di una regione che sa cosa vuol dire la collina e, così, fanno capire che quella stupenda, meravigliosa terra che è la Toscana, richiama, per fortuna, situazioni similari che interessano l’intero Paese, anche quei territori che le colline non ce l’hanno, ma non per questo, non esprimono eccellenze enogastronomiche e identità. Anzi!.
Detto questo dichiaro il mio tifo per il pomodoro “SunBlack”dalla buccia viola tendente al nero, frutto di un incrocio portato avanti dalla ricerca tutta italiana, anzi pisana viterbese, che mette, a disposizione del nostro territorio una marcia in più di quello che già ha. Un pomodoro che offre al consumatore proprietà importanti, come antociani e licopene insieme, due formidabili antiossidanti, che lo arricchiscono di salute e di benessere, oltre che di profumi e di sapori, in santa pace di chi, con la sola ragione di fare soldi, non si preoccupa del benessere del consumatore e del territorio che appartiene al produttore. Quel territorio che le multinazionali, con gli Ogm e i semi brevettati, vogliono sottrargli, barattando il tutto come frutto della ricerca che non si deve fermare, o, anche, come il rischio necessario che porta con sé una invenzione o un cambiamento.
Un prezzo da pagare all’ignoto ed al progresso, dicono, anche se questo prezzo vuol dire lo spreco e la distruzione del solo patrimonio che possiede davvero, il territorio. Un patrimonio che appartiene a me come ad altri, quale bene comune, che sono, oggi ancor più del passato, costretto a difendere non solo dalle multinazionali degli Ogm, ma, anche, dalle scelte di chi vuole rendere libero il territorio da regole e da condizionamenti per la libertà degli speculatori.
Dico, con gli amministratori toscani, che non è questo nostro Paese il luogo degli Ogm, e, pertanto, diventa fatica inutile una loro promozione, se non si vuole distruggere o, anche, ridurre ai minimi termini, il paesaggio, l’ambiente, la nostra agricoltura e le nostre tradizioni, cioè la nostra storia e la nostra cultura che, da millenni, rendono l’Italia punto di riferimento del mondo.
Grazie, Luigi, per l’attenzione e un caro saluto
Pasquale Di Lena

LA RACCOMANDAZIONE

RAGLI&BELATI
di Zacc e Bélina

Zacc – chissà cosa darei per sapere che ha detto il Papa a Bertone e della cena a casa di Vespa

Bélina – stare attento alle cattive compagnie e alla salute, visto che continua ad ingrassare

12 luglio 2010

Dalla Casa dell’Olivo all’Olivoteca, l’Italia tenta di rialzare la testa

Il complesso mondo dell’olivo e dell’olio sotto la lente di ingrandimento. A Leverano, nel Salento, l'inaugurazione della “Casa dell’olivo – Oleoteca d’Italia”, con i rappresentanti istituzionali e professionali, i ricercatori e i cultori del comparto intenti a trovare soluzioni per la svolta. Il resoconto di Pasquale Di Lena
di Pasquale Di Lena

Un convegno, la mattina, e, nel pomeriggio, una tavola rotonda per rimarcare gli intenti, culturali e promozionali, con cui la professoressa Trono, presidente, e il direttore Francesco Caricato, hanno pensato la “Casa dell’olivo”, la prima Oleoteca a carattere nazionale (link esterno).

Una struttura molto bella e significativa, grazie al perfetto recupero degli ambienti di un trappeto ipogeo del ‘600, che affianca la bella Chiesa Matrice dedicata alla SS. Annunziata , nel cuore di Leverano, la cittadina virtuosa, al centro del Salento, che si incontra sulla strada che da Lecce arriva a Porto Cesareo, nella incantevole terra della taranta; degli olivi secolari e dell’olio extravergine di oliva “Terra di Otranto” Dop; del “Negroamaro”, delle “Malvasie”, bianca e nera, le uve dei grandi vini bianchi, rosati e rossi, raccolti nella Doc “Leverano” , una delle 25 riconosciute in Puglia.

Un’idea bella, la bella “Casa dell’olivo” link esterno, e, stante alla sua prima iniziativa, sicuramente vincente, proprio perché rappresenta una novità importante nel campo della comunicazione dell’olio, e, più in generale, del marketing, di un prodotto, che ha bisogno di recuperare pesanti limiti se vuole rendere vincente la sua immagine.

Una struttura, a carattere permanente, che risponde perfettamente alla necessità di un coinvolgimento del consumatore e, ancor più, di dare ad esso quanto serve per comprendere i pregi e le virtù di un mondo complesso, qual è quello dell’olivo e dell’olio.

Un tipo di struttura che il mondo del vino si è dato dall’inizio degli anni ’60, con la apertura, a Siena, della Enoteca Italica, poi Enoteca italiana, che al mondo del vino ha dato, e continua a dare, un contributo notevole di immagine, partecipando da protagonista al Rinascimento del vino italiano nella metà degli anni ’80.

La Casa dell’Olivo link esterno, l’oleoteca, ha tutto – a vedere e sentire le premesse - per far vivere all’olio italiano il suo rinascimento, una nuova, straordinaria avventura, capace di fare uscire il comparto dalla pesante crisi che lo attanaglia e di dare ad esso prospettive nuove, quelle di cui l’agricoltura ha bisogno per riaffermare la sua centralità all’interno di un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e politico.

Essa si va ad aggiungere a quella rete di strutture permanenti che nessun Paese al mondo possiede e che, se attivata, è una base alta del turismo enogastronomico, che da anni sopperisce alle carenze di programmazione del turismo in Italia e di comunicazione dei nostri prodotti basilari, quali sono il vino e l’olio, e i loro territori di origine.

Per quanto riguarda l’olio, i territori prevalenti e di riferimento, come si sa, riguardano il Mezzogiorno del nostro Paese e, in particolare la Puglia, con il suo 35% e più, in quanto a superficie e produzione. Cioè un prodotto strategico per il rilancio dell’agricoltura e dell’intero Mezzogiorno, che resta una questione sempre aperta, mai risolta.

E dell’agricoltura e della sua crisi se ne è parlato molto, grazie agli interventi dei rappresentanti istituzionali, coordinati dal nostro direttore Luigi Caricato, sia al momento dei saluti all’apertura del convegno della mattina, “Valori culturali dell’olivo e proprietà nutrizionali e salutistiche dell’olio di oliva”, che nel corso della Tavola rotonda, “Il Risorgimento dell’olio italiano”, animata da una lunga serie di interessanti interventi, come quello del Presidente della Cia, Giuseppe Politi, figlio di San Pietro in Lama, a pochi chilometri da Leveranno, seguito da quello dell’Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Dario Stefàno, del Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone e del suo Assessore al Turismo; Francesco Pacella, e del sindaco, Cosimo Durante, nonché presidente del Gal “Terra d’Arneo”, il territorio del fiume omonimo.

Un’intera giornata di lavoro, necessaria per sviluppare, con illustri relatori come il prof. Natale Frega dell’Università di Ancona; il prof. Giuseppe Caramia, primario emerito di pediatria; il dr. Lorenzo Cerretani dell’Università di Bologna, i temi più cogenti riguardanti il comparto, e l’olio in particolare, come quelli della tecnologia e qualità; le proprietà salutistiche, a partire dalla nascita dell’individuo; l’importanza della ricerca; i valori paesaggistico – ambientali; l’analisi sensoriale essenziale per fare capire, ai produttori l’importanza della produzione della qualità dell’olio extravergine di oliva ed ai consumatori le sue peculiarità fondamentali per la salute e il benessere dell’uomo; il valore ed il significato della biodiversità, con l’Italia che detiene il primato delle varietà autoctone, con oltre 500 sparse in tutte le Regioni olivicole del Paese, un patrimonio che raddoppia quello che il resto del mondo ha.

Senza trascurare il tema della promozione, di grande attualità con l’inaugurazione della Casa dell’Olivo link esterno, che ha visto la partecipazione della dottoressa Magdalini Rappou, responsabile dell’ufficio promozione e attività fieristiche del COI (Consiglio Olivicolo Internazionale), dare un importante contributo con la presentazione del programma delle iniziative della importante istituzione, sui mercati emergenti e importanti per il futuro dell’olio che, una volta attivati, dovrebbero dare all’olio quelle risposte che l’olivicoltore oggi non ha, nelle mani, com’è, di lobby degli oli e delle sostanze grasse, di leggi che confondono il consumatore che cerca la qualità e, non per ultimo, per quanto strettamente riferito al nostro Paese, il vuoto di una programmazione, con un piano olivicolo che si attende da oltre vent’anni, tanto da diventare una chimera che punisce fortemente l’olivicoltura e i territori da essa interessati.

Ci saranno risultati e saranno importanti per la comunicazione di un prodotto che ha forte bisogno di recuperare vuoti e limiti in un campo che è sempre più strategico per il successo dell’olio, e, con esso, dei territori olivicoli.

Prima del convegno, moderato dal direttore di Telepuglia, nonché conduttore e autore della trasmissione "Agri7" per Tele Norba, è intervenuto l’on. Gino Lazzari, segretario della Commissione ministero Attività Produttive, che ha parlato di una strategia dell’olio per tutta l’area del Mediterraneo.

Un incontro che è stato anche l’occasione per presentare un interessante libro, scritto da dieci illustri esperti dell’olivo e dell’olio, che hanno voluto rendere omaggio a Olea, a dieci anni dalla sua costituzione in quel di Pesaro, oggi la più attiva delle associazioni del settore sul fronte della degustazione professionale degli oli extra vergini di oliva.
di Pasquale Di Lena
10 Luglio 2010 Teatro Naturale n. 27 Anno 8

8 luglio 2010

vaffanculo

RAGLI&BELATI
di Zacc e Bélina

Bélina – l’insulto di Giovanardi ai terremotati de l’Aquila “ ma vadano a lavorare”

Zacc – non merita una risposta ma solo un vaffanculo

6 luglio 2010

IL POPOLO
Se un mafioso, un criminale, un bugiardo, un ladro, un imbroglione, insomma un delinquente, piccolo o grande che sia, non importa, dice a te o ad un altro che sei un mafioso, un criminale, un bugiardo, un ladro, un imbroglione, insomma un delinquente, e lo dice davanti ad un’altra persona che non conosce né te, né lui, o, conosce sia te che lui, ma è lui che ha in mano il megafono per farsi ascoltare. Dopo aver fatto questo tutt’i giorni, mentre tu continuavi a far il tuo dovere, puoi dare per certo che quella persona che ascolta, soprattutto se non ti conosce, può pensare che sia vero. Se riesce ad ascoltare le tue ragioni e, visto che non puoi dimostrarlo, non lo convinci fino in fondo, quando va bene pensa che tu sei mafioso, criminale, bugiardo, imbroglione, insomma delinquente, quanto lui. E così, il delinquente che ha in mano il megafono e, visto che è delinquente, anche la faccia tosta di far credere che non lo è, trasforma in delinquente anche te e perché questo non diventi convinzione anche di altri ti devi scolpare, giustificare che non sei un delinquente quanto lui che lo è, anche perché lo è sempre stato, ed oggi che rischia di venire allo scoperto, lo è ancora di più, tanto da diventare pericoloso più che mai.
E’ una tecnica di comunicazione che usano solo i delinquenti, sapendo di avere nelle mani non solo la parola, ma, anche, la tua ignoranza, soprattutto quando è frutto di una indifferenza che ti appartiene e, il più delle volte, di essa ti vanti. Per colui che conosce sia te che lui, oltre alla parola amplificata dal megafono, usa il potere di iniettare in lui dosi di paura. Soprattutto se capisce che sotto sotto, anche quando quello fa la rivoluzione con le parole, l’indifferenza gli appartiene, come succede alla gran parte della gente che ha altro a cui pensare. E, alla fine, diventa succube, fino a convincerlo che il delinquente sei tu.
Nel momento in cui riesce in questo suo intento trova facile cogliere negli altri l’invidia, il male dei mali, la cattiveria, la miseria umana e culturale, ed utilizza tutto questo per farsi eleggere al posto dove non ci dovrebbero essere i delinquenti, ma solo le persone rette e corrette.
Una tecnica riuscita al pari dell’altra, ormai tanto diffusa, di dire una cazzata e due minuti, al massimo, il giorno dopo, cancellarla con un’altra cazzata, questa volta detta, quasi sempre, non da lui, ma da un suo fedele, noto come "il ventriloquo" o, anche, "il portavoce". E, siccome sono tante le cazzate che dice, i portavoce sono più di uno, anche troppi e, nella quasi generalità, bocche che si aprono autonomamente senza che si dia il tempo al cervello di manovrarle. Per la verità c’è da dire che, proprio perché il cervello non c’entra, è un optional, possono fare bene il portavoce, questa che è diventata una professione molto diffusa, di grande attualità. Ecco perché non c’è bisogno che il popolo stia lì a perdere tempo a far funzionare il cervello. Non serve, bastano i portavoce anche quando, per una vecchia abitudine, si chiamano parlamentari, che uno non deve eleggere, visto che li nomina il comunicatore e, grazie al porcellum, i pochi partiti rimasti dopo lo sbarramento. A tal punto che vuole essere nominato anche lui allo stesso modo, per il gusto ed il piacere che il popolo, sovrano, non si deve assolutamente affaticare se non quando lo deve applaudire e osannare.
Il popolo! Che bello il popolo! Per il popolo, che con l’attuale legge elettorale non conta niente proprio perché non sceglie chi lo deve rappresentare in Parlamento, si può fare qualsiasi cosa, anzi, qualsiasi porcata. Anche quello di insultare il Presidente della Repubblica, come ha fatto ultimamente un casino di avvocato. W il popolo e chi lo reclama.
Come vedete non c’è solo uno, ma anche altri, purtroppo!
Come si sa tutte le storie hanno un inizio ed una fine, come noi vènti del resto. Si tratta solo di capire quando chiuderà questa storia che invoca il popolo proprio nel momento in cui lo affama, gli toglie il futuro, le risorse ed i valori, come la scuola, la ricerca, la cultura, o, anche, il territorio.
Cosa succederà dopo non si sa, anche se una cosa è certa: non potendo recuperare il tempo perso c’è da raccogliere le macerie lasciate da un improvvisatore e dai suoi assistenti. Ma non è questo il lavoro più duro, nel momento in cui c’è da stare attenti, per non rimanere sommersi, dal crollo di uomini e di donne che, dopo aver esagerato in tutto, provano a riciclarsi per sopravvive.
Noi vènti li conosciamo bene e conosciamo ancor di più la loro faccia tosta, la loro capacità di vendersi e ruffianarsi, di far credere, non che sono pentiti, ma che sono stati i protagonisti della situazione ribaltata, continuando ad appellarsi al popolo che, grazie a questi vomiti di uomini, continua così a prenderlo nel culo.
A Voreie

BRANCH - ER

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


ZACC- l’ha costretto a dimettersi con rito abbreviato

BELINA- per questo non aveva niente da fare


NON PIU’ MINISTRO

ZACC- Brancher per non far dispiacere a Berlusconi si è dimesso da Ministro

BELINA- il sottosegretario Casentino ha commentato “ije manche pa cape”, cioè io non ci penso proprio e Berlusconi è d’accordo con me.