31 ottobre 2010

da ZACC&BELINA


IL LETTO

ZACC- Silvio (il presidente del Consiglio dei Ministri ) è come la Caritas a detta di Ruby

BELINA – Ruby non sa che la Caritas non ha né ville né letti.

29 ottobre 2010

da ZACC&BELINA


CAMBIA IL LINGUAGGIO MA NON I VIZI

Zacc- altro che Costituzione ha già cambiato il vocabolario

Bélina – Vero. Non si dice più trombatore, ma “persona di cuore”


FEDE E I CALZINI ROSSI

Zacc- Fede ha detto che non ha mai visto una persona nuda da Berlusconi

Bélina – non può negare, però, che in giro per l’Italia ce ne sono milioni spogliati dall’utilizzatore finale.

Flos Olei 2011, la guida ai migliori oli extravergine, premia cinque oli molisani

Scritto da Pasquale Di Lena
Venerdì 29 Ottobre 2010 08:48




Il Molise dell’olio entra con tutti e cinque gli oli partecipanti alla selezione della guida ai migliori oli extravergini del mondo, Flos Olei 2011, curata dall’enogastronomo, esperto di olio, Marco Oreggia. L’olio Colonna dell’omonima azienda di San Martino in Pensilis, con 96 punti sfiora, per un solo punto, A seguire l’”Olio di Flora” biologico dell’azienda “La Casa del Vento” (punti 88) di Larino; l’Oleificio Di Vito (punti 86) di Campomarino, con la Dop “Molise”; il Frantoio Mottillo (punti 86) di Larino, con un monovarietale “Gentile di Larino” e l’azienda agricola di Michele Fratianni (punti 85), sempre di Campomarino, con l’Olio di Virginio. Cinque oli di cinque aziende partecipanti che si sono confrontati con migliaia di oli provenienti da 42 paesi del mondo, con l’Italia e la Spagna che hanno fatto la parte del leone.
Un bel successo che onora la olivicoltura molisana e rende omaggio, non solo ai produttori che hanno voluto confrontarsi con i loro oli, ma a tutti gli olivicoltori molisani. Produttori che hanno bisogno di successi, dei loro oli, dei loro vini o dei loro formaggi, per superare la crisi dell’agricoltura e, nel caso dell’olio, per far vivere a questo delizioso prodotto un nuovo rinascimento, che serve, soprattutto, per la salvaguardia e la tutela di ambienti e paesaggi unici, fondamentali per l’offerta complessiva del Molise sul Mercato. Un successo, con gli ottimi punteggi acquisiti, che porta i cinque oli molisani a diventare principali protagonisti dei 455 oli selezionati e provenienti dai cinque continenti, con paesi che si sono affacciati da poco alla coltivazione dell’olivo. La coltivazione che, con il suo olio, segna in lungo e in largo il Mediterraneo, incidendo sulle civiltà espresse nel corso di millenni e fa da filo conduttore della Dieta Mediterranea, chiamata dall’Unesco a diventare bene dell’umanità. Flos Olei, la pubblicazione che da due anni ha sostituito “L’Extravergine”, la prima guida degli oli sempre diretta e coordinata da Marco Oreggia, è la sola guida a respiro internazionale. Essa si presenta come punto di riferimento per i consumatori del mondo esigenti o attenti al buon mangiare, ma, anche, come importante strumento di approfondimento per operatori del settore, comunicatori e quanti vogliono sapere di più di una realtà complessa, che comincia a vivere la sua modernità e attualità. Una opportunità, per queste aziende e per i territori e le varietà di olivo che rappresentano, di vivere da protagonisti il mercato, al pari dell’altra opportunità, di cui abbiamo parlato in una nostra precedente informazione, offerta ad altre tre aziende di essere protagoniste con Casa Italia Atletica a New York, alla vigilia della più famosa e più partecipata Maratona al mondo.

28 ottobre 2010

da ZACC&BELINA




FACCIA DA SCHIAFFI

Zacc - Capezzone è stato preso a pugni

Bélina - Un errore prendere a pugni una faccia da schiaffi



26 ottobre 2010

PRIMA DELLA DERIVA

Dell’inchiesta sul Cosib, firmata da Michele Mignogna e riportata su Primonumero, il blog di Termoli, ci ha colpito una affermazione del presidente del Consorzio, Ing. Del Torto, qual è quella che “bisogna fare cassa” se non si vuole il fallimento del Consorzio.
Pensavamo al Cosib, al suo presidente che è anche il referente più accreditato di Comunione e Liberazione nel Molise e della sua Compagnia delle Opere, che trova molto ascolto nell’attuale gruppo di gestione della Diocesi di Termoli-Larino; al berlusconismo, che ha come fondamenta gli affari e, insieme, l’impunità di potere fare qualsiasi schifezza, quando ci è giunta la notizia dell’arresto, avvenuto a Larino, del capogruppo della maggioranza, Aldo Caranfa.
Un soggetto debole, così debole da farsi trovare con le mani nel vaso della marmellata, che, anche se disperato, aveva in sé la quasi sicurezza di poter fare qualsiasi cosa e di non essere punito.
Un soggetto che, però, è stato capace di raccogliere il consenso di un gran numero di giovani, sicuramente deboli e disperati quanto lui, fino a diventare capogruppo di una maggioranza che, con Giardino sindaco, governa - per ora con pessimi risultati - la città di Larino e la sta rendendo poca cosa, incapace di difenderla e di cogliere le sue enormi potenzialità. Soprattutto in un momento come questo, in cui l’utilizzo di queste potenzialità nel campo di uno sviluppo solidale e sostenibile rappresentano la sola e vera certezza del futuro, non solo di Larino, ma dell’intero Molise.
Una notizia, quella dell’arresto di Caranfa, che è arrivata all’improvviso e che ha colpito chiunque vive lo scontro politico a botta di idee e di progetti, di sogni, perché sa che il fatto colpisce l’animo di una intera comunità, che viene, cosi, a perdere quel poco di fiducia che è rimasta nella politica e nei politici.
La sfiducia (è quello che è successo con l’ospedale) porta al qualunquismo e il qualunquismo porta a far credere che sono tutti uguali, ciò che avvantaggia i furbi che, diversamente da Caranfa, vivono il loro momento di gloria proprio con le raccomandazioni e le promesse e non trovano sulla loro strada chi ha il coraggio di denunciarli.
Sarà la magistratura ad accertare i fatti ed a decidere se Caranfa è colpevole per il reato di cui viene accusato. Resta, però, il fatto politico, cioè il ruolo di capogruppo di Caranfa, in pratica della fiducia ricevuta dall’intera maggioranza di centro destra, fatta propria dal sindaco Giardino. Tant’è che l’ha indicato come suo rappresentante all’interno del governo dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno, una istituzione che, pur avendo un dialogo fitto proprio con il Cosib, si è guardata bene dall’esprimere un giudizio sulla vicenda rifiuti, a differenza del sindaco di Termoli che, dopo Larino viva, ha detto che i rifiuti devono provenire solo dal Molise e non da fuori regione.
Caranfa rappresenta l’anello più debole di una catena, che dimostra, a vari livelli istituzionali, di essere vittima del potere che rappresenta, convinta che può fare tutto in disprezzo delle regole e, soprattutto, della legge, e, perfino, della Costituzione, che rimane l’unico baluardo della democrazia in un Paese dove monta il pensiero unico.
Una pretesa, quando non c’è addirittura la certezza, della impunità di fronte a qualsiasi reato, piccolo o grande che sia. In questo senso Caranfa, a differenza dei furbi, è un protagonista che diventa vittima della cultura che esprime oggi il berlusconismo. Se ha sbagliato è giusto che paghi la sua colpa. Ma diciamo la verità, tra caste e cricche, raccomandati senza pudori per esser figli o compagni di ministri, la cultura imperante rende, vista la miseria, le tangenti che hanno fatto saltare la prima repubblica, quasi una vicenda romantica di uomini fedeli ai partiti che rappresentavano.
Quanto è successo ieri è solo un sintomo di una situazione che può scoppiare da un momento all’altro, nel momento in cui la politica non dà segnali di ravvedimento e di cambio di rotta, se è vero che Del Torto, invece di dimettersi, ha provato a difendersi senza, però, poter coprire situazioni accertate di rifiuti provenienti da fuori regione, confermate dall’articolo pubblicato da Il Mattino di Napoli, in odore di camorra. Allo stesso modo il sindaco Giardino o, anche, uno dei suoi consiglieri o suoi assessori, che non hanno fatto niente per dichiarare un distacco, esprimere un giudizio, dare un esempio soprattutto ai giovani e dire che il potere non è tutto nella vita, soprattutto quando lo si esprime per eseguire, non un proprio programma, ma gli ordini che vengono da altri. È proprio la pronta adesione al Cosib, per non parlare della vicenda dell’ospedale, a dimostrare questa mancanza di autonomia, che noi riteniamo la ragione prima del soffocamento di Larino. Farsi da parte e, nel contempo, far capire ai larinesi che devono credere nelle proprie forze e nelle proprie virtù, è una necessità se si vuole ridare fiato a una città che merita di tornare al centro della scena politico-sociale-economica, nell’interesse del Molise, che mostra, da tempo, di avere una classe dirigente un po’ troppo distratta. Cioè non nelle condizioni di capire che non è nella pattumiera il suo domani, ma nella biodiversità, nel paesaggio, nell’ambiente, nella storia e nelle tradizioni, cioè nelle ricchezze che il territorio ancora riesce a dare con dovizia di particolari.
A voreie

25 ottobre 2010

I vini dell'Azienda Di Majo Norante di scena a New York


Dopo i successi di Madrid e Barcellona, si chiudono, con la Maratona di New York, in programma la prima domenica di Novembre, le iniziative programmate nel 2010 da Casa Italia Atletica con la sua vetrina itinerante delle eccellenze Dop e Igp dell’agroalimentare italiano e dei territori vocati non solo alla bontà di questi prodotti, ma, anche, alla bellezza dei suoi paesaggi ed alla bontà degli ambienti ed alla ricchezza del patrimonio storico – culturale e di quello legato alle tradizioni, con la cucina e il cibo in primo piano. La “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, questa originale e significativa vetrina promozionale, approda a New York con una serie di iniziative in programma dal 4 al 6 novembre, tra le quali un seminario riservato a giornalisti, operatori commerciali e ristoratori, condotto da un grande esperto della comunicazione, Fred Plotkin, un giornalista e scrittore, amico dell’Italia, che conosce molto bene il Molise per aver dedicato ad esso pagine belle di un libro di successo in America “Italy for the Gourmet traveler”, e alcune visite. Fred Plotkin è anche l’autore di “The Authentic Pasta Book”, il suo primo dei tanti libri dedicati alla gastronomia e ai tanti territori da visitare in Italia, che, con il seminario in programma il 5 di novembre presso il Jolly Hotel di quella capitale del mondo moderno che è New York, presenterà, con Pasquale Di Lena, il Molise con i suoi prodotti: La pasta del Granaio del Molise di Bojano e de La Molisana di Campobasso; il Tartufo, che dà il primato al Molise per essere la regione che raccoglie, soprattutto nella provincia di Isernia, quasi la metà del tartufo bianco raccolto in Italia; l’olio extravergine di oliva “Molise” Dop, dell’Aziende “Masseria Casolani” e l’olio extravergine varietà “Rumiignana” di Collotorto del’azienda agricola “Tamaro”, i vini delle Cantine D’Uva di Larino e di Antonio Valerio di Monteroduni, e, per chiudere, il Caffè Caamardo di Ripalimosani. Insieme alla pasta, al tartufo ed agli oli, ed ai vini su citati, ci saranno anche i vini di Di Majo Norante, il pluripremiato “Don Luigi” 2008 con i Tre Bicchieri Verdi 2011 del “Gambero Rosso”; i Cinque Grappoli 2011 di “Duemilavini”, la guida dell’Ais; le Tre Stelle Blu della “Guida Oro- i vini Veronelli” 2011; la Corona dei “Vini Buoni d’Italia” dl Touring club italiano e l’assegnazione del massimo punteggio da parte dell’Annuario “011” di Luca Maroni; il “Ramitello Rosso” doc 2008, con i 92 punti assegnati dal comunicatore più accreditato, nel campo del vino, in Nord America e nel mondo. Robert Parker, con la pubblicazione sul numero di agosto di quest’anno di “Wine Advocates”, insieme a “Contado” 2008 (punti 89) e “Sangiovese” 2009 (punti 87), che lo stesso Parker, due anni fa, ha considerato il miglior “Sangiovese” al mondo in quanto a rapporto qualità/prezzo.

Un seminario importante, quella del 5 novembre, per fare di questi successi e delle bontà degli altri prodotti, un’occasione per presentare il Molise, con l’aiuto anche della pubblicazione, a firma di Pasquale Di Lena, “Molise - il piacere di una scoperta” e dare ad esso l’immagine che merita in quanto a vocazione dei suoi territori, a prodotti unici ed a bellezze incomparabili, che meritano le attenzioni del consumatore più esigente, visto anche le peculiarità dei prodotti, in particolare il tartufo. Tutto questo grazie alla Regione ed al suo Sportello sprint, alle Province di Campobasso e di Isernia ed all’Uprom, l’unione dei due territori provinciali e, grazie alle aziende prima citate che hanno messo a disposizione i loro prodotti.

19 ottobre 2010

NO A UN BASSO MOLISE PATTUMIERA


L’articolo di Larino Viva, che riprendeva l’inchiesta sul conferimento, al depuratore del nucleo industriale di Termoli, di rifiuti di dubbia pericolosità e provenienti da territori anche lontani dal Molise, non ha perso tempo a rilanciare una notizia che spiega molte delle scelte già programmate per il nostro Basso Molise e richiama l’attenzione di chi sente che sono a rischio la salute dell’ambiente e del paesaggio, dei cittadini, di un territorio strategico per l’intero Molise.
In pratica, Larino Viva, con il suo articolo, ha messo in luce un tassello importante di quel mosaico che è l’espressione di una cultura e di un modo di fare politica della maggior parte della classe dirigente e di governo del Molise. Soprattutto, di una serie di personaggi che ruotano da sempre intorno al Cosib, a partire da chi lo presiede, il presidente Del Torto.
Un quadro fatto di segni, noti e meno noti, di intrecci e, anche, di percorsi utili, a capire ed a far capire, il tipo di sviluppo voluto da Iorio e dai suoi più stretti collaboratori, di destinare il Basso Molise a diventare la pattumiera, non della Regione, ma, come riporta l’inchiesta, di altre Regioni e, in più, se non c’è una smentita ufficiale da parte di chi l’ha già programmato, sito delle scorie che verranno prodotte dalle centrali nucleari programmate da Berlusconi e da Scajola, meglio noto come il ministro della risata.
Ma se le premesse sono quelle raccontate dall’articolo di Larino Viva o dalla nota stampa di ieri dei comunisti italiani, a firma di Gianni Montesano, che conferma l’obiettivo pattumiera e sito nucleare, o, anche, della pronta reazione, importante per chiarire i fatti, del Presidente della Provincia di Campobasso, D’Ascanio, nel momento in cui ha inviato le sue guardie ecologiche a verificare la natura dei liquami portati nel sito del Cosib, “governare”, nel Basso Molise, ha più il significato di “distruggere” il territorio e, con esso, l’immagine del Molise, anche di quello, per ora, non destinato a diventare pattumiera.
Il Cosib - lo voglio ricordare - con il suo presidente, quello che, insieme al consigliere regionale Di Falco, ha sparato, senza vergognarsene, i botti all’annuncio della sconfitta di Monaco, più che della vittoria a sindaco di Di Brino. E ciò spiega molte delle cose che sono accadute dal 2008 ad oggi.
C’è da dire che, di fronte ai fatti raccontati dall’inchiesta, il Presidente del Consorzio ha prontamente reagito, smentendo tutto, e ciò, come si può capire, per dimostrare che ha le carte in regola per fare il bene del Consorzio, in particolare la possibilità, come lui dice, di fare cassa, cioè business, in parole povere affari, per mantenere in piedi lo strumento che organizza e gestisce, il nucleo industriale di Termoli. Una specie di confessione che fa pensare che, al di là se nocivi o meno, per il presidente del Cosib i rifiuti sono una necessità e che, come il denaro, per Del Torto non puzzano (pecunia non olent) e, quindi, si possono accettare comunque, anche se provenienti da altri luoghi lontani, visto che danno un alto valore aggiunto. In pratica fa capire e porta a credere sempre più al progetto pattumiera, al di là del fatto se questi rifiuti sono pericolosi o meno.
Un distinguo che, per me, ha scarso significato nel momento in cui ognuno, come io credo, debba essere nelle condizioni di riciclare la propria merda, chi fa diversamente, accettando anche quella di altre regioni, deve sapere che lavora per rendere il territorio che si vive, pattumiera e, nel caso sciagurato di rifiuti nocivi, pattumiera pericolosa per i cittadini del Basso Molise e l’immagine del Molise intero.
Larino viva non è entrata nel merito dei fatti, perché esso spetta ad altri, ma, come si diceva all’inizio, ha cercato di mettere in luce i percorsi e gli intrecci politici che hanno azzerato ogni opposizione e portato al rafforzamento del ruolo del Cosib e del suo presidente, oltre al cambiamento della situazione politica e amministrativa, con il centro destra padrone assoluto del territorio bassomolisano.
Dalle reazioni o, più precisamente, dalle mancate reazioni di uomini delle istituzioni, dei partiti dell’opposizione (sulla carta) in Regione, e dei partiti tutti, salvo l’Italia dei valori, si può capire ancora meglio la giustezza del ragionamento fatto da Larino Viva, quando ricorda il ruolo di apripista svolto da Larino con l’elezione a sindaco di Giardino; il lungo assedio da parte del Pd molisano al sindaco Greco, fino a farlo cadere per riportare Termoli a nuove elezioni e alla vittoria del centro destra; la vicenda Montenero di Bisaccia e la sua pronta adesione al Cosib, come aveva già fatto Larino con Giardino. Lo stesso silenzio dei sindaci dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno, citati nell’articolo, è emblematico e spiega il tracciato di un percorso.
Un Cosib che, per chi lo ricorda, sempre con il suo presidente Del Torto, aprì la campagna, puramente demagogica, del NO alla centrale nucleare in Basso Molise (come dire che nel Centro e Alto Molise poteva andare bene), con l’approvazione di una delibera da parte del suo consiglio di amministrazione, che, viene spontaneo pensarlo, aveva il solo significato di mettere le mani avanti.
Una delibera distribuita ai comuni molisani, che l’hanno posta alla discussione e l’hanno anche approvata, ad eccezione del Consiglio comunale di Larino che, invece, grazie a Larino Viva, all’assessore Urbano ed alla opposizione, ha approvato, all’unanimità, un documento dove si motivava il NO al nucleare tout court, nel Basso Molise, nel Molise e in Italia.
Un NO rivolto anche alle nuove regole, imposte dal governo Berlusconi, riguardanti la cancellazione dei poteri degli enti locali di decidere del proprio territorio, unico bene, da sempre riconosciuto, a loro disposizione. Solo Larino, utilizzando il ragionamento politico di Larino Viva, non è caduta nel tranello e nel gioco demagogico del centro destra, prontamente espresso dal Cosib.
Chiudo per dire che spetta a ognuno, soprattutto a chi ha a cuore il domani dei propri figli e del Molise, seguire i fatti messi a nudo dall’inchiesta e, comunque, quelli che interessano la nostra salute e quella del territorio, e, chiedere che chi ha il compito e dovere di operare per far venire a galla la verità, lo faccia, sapendo bene che ciò non basta. Serve, come il pane, l’attenzione e, se la verità è quella di un Basso Molise pattumiera, serve più che mai l’iniziativa di denunciare e sconfessare quanti, solo per fare cassa, vogliono la morte di questo nostro territorio e del Molise.
Pasquale Di Lena

18 ottobre 2010

L'Italia sale a 215 prodotti tutelati

Agroalimentare made in Italy
di Pasquale Di Lena

Il Veneto porta a 34 (16 Dop e 18 Igp) il suo primato e l’Italia raggiunge 215 riconoscimenti: 133 Dop, 80 Igp e 2 Stg. Sale a 966 il numero dei riconoscimenti europei (492 Dop, 446 Igp, 28 Stg). Si amplia il quadro del patrimonio delle eccellenze, italiane e degli altri Paesi dell’Europa

A due giorni dalla precedente comunicazione, arriva un aggiornamento dei dati dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. 271 del 15.10.2010 della nuova Igp (Indicazione geografica protetta) “Asparago di Badoere”, coltivato in due comuni della provincia di Padova, uno di Venezia e 12 di Treviso, il territorio noto anche per un altro asparago Igp, quello di Cimadolmo.

Nell’insieme il Veneto conta due asparagi Igp e uno dop, quello di Bassano. Il nome Badoere si deve alla frazione del Comune di Morgano, in provincia di Treviso, che richiama un’antica famiglia patrizia veneziana, Badoer, che, con Angelo, uno dei discendenti, a cavallo del Seicento/Settecento, si dotò di un piazza circolare, arricchita di colonnato, da destinare a mercato. Un compito che ha svolto egregiamente nel corso del tempo e che, da anni, vede protagonista,fine aprile primi di maggio, la più antica mostra di asparagi, con il verde e bianco, oggi, elevato a Igp.

Con questo riconoscimento il Veneto, con 34 riconoscimenti (16 Dop e 18 Igp), consolida il suo primato tra le Regioni italiane davanti a Emilia-Romagna con 32 (17 Dop e 15 Igp), Lombardia, 22 (14 Dop e 8 Igp), Toscana , 21 (11 Dop e 10 Igp) e, tutte a quota 20, la Sicilia (12 Dop e 8 Igp), la Campania (12 Dop e 8 Igp) e il Lazio (13 Dop e 7 Igp). A seguire tutte le altre Regioni per un totale di 215 riconoscimenti, di cui 133 Dop, 80 Igp e 2 Stg (Specialità tradizionale garantita).

Anche il resto dell’Europa si sposta in avanti e raggiunge quota 966 (492 Dop, 446 Igp e 28 Stg) con i due riconoscimenti riportati dalla Gu eurpea n. 269 del 13.10.2010, un formaggio francese, Fourme de Montbrison Dop, e un prodotto a base di carne polacco, Kiełbasa lisiecka Igp,).

La Francia sale a quota 176 con questa nuova Dop che è la ridefinizione della Dop “Forme d’Ambert o Forme de Montbrison” in due denominazioni distinte, anche per territorio, con la “Forme de Montbrison” Dop sui monti di Forez, ai confini dei dipartimenti della Loira e del Puy-de- Dome. Un formaggio prodotto con latte vaccino, a forma cilindrica e dalla crosta color di un grigio - grigio chiaro. Pasta bianca e regolari erborinature dal color che va dal verde all’azzurro.

La Polonia, con la Kiełbasa lisiecka Igp, una salsiccia di carne di maiale affumicata dal colore marrone scuro, che riguarda il territorio di due comuni, Czernichòv e Liszki, nella Provincia di quella deliziosa città che è Cracovia, ottiene il suo primo riconoscimento tra i prodotti a base di carne e raggiunge quota 20, con 5 Dop, 9 Igp e 6 Stg.

Un quadro sempre più ricco di eccellenze Dop e Igp, sia italiane che europee, che rappresenta una garanzia per il consumatore con i marchi europei che sono il risultato idi regole poste nei disciplinari di produzione e di controlli da parte di organismi appositi. Un quadro che pone l’Italia sul gradino più alto con una serie di primati che, da due anni, sono la ragione di un impegno nel campo della promozione della nostra Federazione Italiana di Atletica Leggera (Fidal) e della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia). Una promozione mirata in occasione dei grandi eventi di atletica, come i Campionati europei e mondiali di Atletica Leggera e le Maratone. Quest’anno, dopo quella di Aprile a Madrid, la Maratona più famosa, quella di New York, in programma tra 20 giorni nella città americana, con un messaggio molto significativo “l’Italia che corre ancora - genuina passione” e una serie di incontri e di iniziative per far conoscere e degustare questi primati, in particolare del Friuli, del Molise, della Calabria e delle Provincie di Ascoli Piceno e Siena, insieme alle bellezze che questi territori di origine esprimono con dovizia di particolare.


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La patata della Sila è Igp

17 ottobre 2010

da ZACC&BELINA


DIRITTI

Zacc- ….bisogna trasformare questa società….

Bélina – W Landini, W la Fiom, W la Cgil


IL LAVORO


Zacc -Il lavoro al centro della discussione di questo paese

Bélina -Grazie compagni metalmeccanici di Pomigliano


IETTATORE

ZACC-Riportare in Italia le salme dei re dei Savoia

BELINA -I traditori? La Russa ha la faccia dello iettatore, meglio grattarsi quando uno lo vede.


16 ottobre 2010

da ZACC&BELINA

MAVALA’

ZACC – questa volta è indagato anche il figlio

BELINA – mavala!


IL GUARDIANO

Zacc - Io cittadino, socio del servizio televisivo, mi chiedo perché devo pagare per un imbecille di direttore

Bélina - Se imbecille non lo so, a me pare tanto un cane arrabbiato

15 ottobre 2010

Il Cosib e la pattumiera del Basso Molise

di Larino Viva

COSIB, NUCLEO DELLA POLITICA CHE RELEGA A RUOLO DI PATTUMIERA IL TERRITORI DEL BASSO MOLISE.

Non lo avremmo mai saputo, se Primonumero, con il suo pregio di fare giornalismo di inchiesta (merce molto rara) grazie a Mignogna ed alla direttrice Vignale, non fosse uscito con l’inchiesta “Gli affari del Cosib/parte I – La miniera d’oro del Nucleo: nel depuratore i rifiuti pericolosi da tutta Italia, ma nessuno lo sa”.
Non lo sapevamo, ma lo abbiamo immaginato sapendo chi è il presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale della valle del Biferno (Cosib), un certo Antonio Del Torto, chi sono i suoi referenti regionali e i suoi più stretti collaboratori, compreso qualche ex sindaco che si è messo a disposizione della causa, non ci è dato sapere se per fama o per fame.

Soprattutto per gli interessi che Del Torto rappresenta, quale referente nel Molise, sin dalla nascita, di Comunione e Liberazione e del suo braccio operativo, la Compagnia delle Opere, più volte, in altre regioni, oggetto di indagini per affari non chiari.
Una delle tante espressioni della Chiesa cattolica, la gran parte delle quali sensibili solo agli affari e al potere, che vede referenti tanti vescovi e non pochi cardinali, molti parroci urbani e, ne siamo certi, quasi nessuno di campagna.

Questo ingegnere di Guglionesi, già assessore regionale, al vertice del Cosib è, non a caso, amico di Vitagliano, il potente assessore che Michele Iorio si tiene ben stretto nonostante sia stato sconfitto dagli elettori che gli hanno negato i voti alle ultime elezioni regionali. Vitagliano, quale ex dirigente del Cosib, sa vita e miracoli di questa struttura ed è un profondo esperto delle fabbriche chimiche che si sono insediate nel nucleo industriale, oltre che della Turbogas, che è tornata di attualità dopo il processo in corso riguardante il modo in cui è atterrata nel Molise.

Dell’inchiesta di Primonumero ci interessano molto i fatti, che, come tutti possono capire, sono punitivi per l’immagine del Molise, soprattutto del Basso Molise e per la salute dei cittadini molisani. Noi di Larino Viva, che abbiamo nel Dna il territorio, con i suoi valori e le sue risorse, vi possiamo assicurare che siamo preoccupati degli enormi danni che vengono causati al nostro territorio, con qualcuno che lo vuole fare oggetto anche di un futuro sito nucleare e, ancor più, per la crescita dei malati di cancro nel territorio bassomolisano.

Fatti documentati e raccontati che servono a far capire quello che è già stato programmato da tempo e che noi abbiamo più volte raccontato, partendo da una delle prime, se non la prima, delibera della Giunta Giardino, l’adesione, non a caso, al Cosib. Una delibera oggetto di contestazione da parte dei rappresentanti di Larino Viva e della minoranza in diverse sedute del Consiglio comunale.

Una fulminea approvazione, che lasciava e lascia capire, che la posta in gioco a Larino era alta e che doveva ad ogni costo vincere Giardino. La terza lista Puchetti, il movimento e la mobilitazione dei poteri forti negli ultimi due giorni della campagna elettorale, i ricatti, sono serviti a ribaltare la situazione che vedeva vincente il candidato sindaco della lista “Uniti per Unire”.

Larino non poteva e non doveva andare nelle mani del rappresentante di Larino Viva che, conoscendo il soggetto, non avrebbe accettato le condizioni di Del Torto e/o di Vitagliano e, neanche, i consigli del Pd a livello regionale e di qualsiasi altro partito o istituzione, nel rispetto di un programma che aveva al centro il grande tema del territorio, la sua difesa, tutela e valorizzazione e come obiettivo il rilancio di Larino mediante l’utilizzo delle sue risorse.

Per capire come si è mossa la politica e, con essa, una serie di soggetti rappresentativi dei partiti regionali, basta riprendere il filo del ragionamento, avviato con i risultati di Larino e andare avanti attentamente, per sciogliere, senza imbrogli, la matassa; ragionando sulla svolta di alcuni sindaci e il ruolo della Unione dei Comuni del Basso Biferno; arrivando all’assalto del sindaco di Termoli, con le elezioni anticipate che hanno eletto Di Brino, uomo di Iorio; passando per la storia, tutta da spiegare, che ribalta la situazione di Montenero di Bisaccia e vede, oggi, la nuova amministrazione, dopo Montecilfone, aderire alla Unione dei Comuni del Basso Biferno, con Termoli, la sola rimasta fuori, ma solo per contrattare il suo ruolo all’interno, guarda caso, del Cosib.

Un percorso studiato nei minimi particolari, con tanti personaggi insospettabili che si sono prestati e si prestano al gioco; con una Unione dei Comuni priva di ogni opposizione, salvo quella che non conta niente, fatta dai consiglieri di minoranza rappresentati in Consiglio, un organismo che ratifica le decisioni e basta.
Una Unione dei Comuni, però, molto sensibile alle necessità del Cosib e, come tale, funzionale alle politiche di occupazione del territorio del Basso Molise al fine di renderlo una pattumiera, dove, per la sua costruzione, produce affari immensi per pochi, ma irreparabilmente distruzione e sperpero dell’unico patrimonio rimasto, il territorio e, ancor prima, della salute dei cittadini.

(Pubblicato da Pimonumero il 15/10/2010)

14 ottobre 2010

ANNOZERO





ZACC –non ci sarà pareggio, uno dei due fuori dalla Rai



BELINA – mi chiedo da tempo a che serve un consiglio di amministrazione

UN SEGNALE IMPORTANTE

plauso all'elezione di Stefano Mancinelli a segretario regionale giovani IdV | Stampa |
Scritto da Pasquale Di Lena
Giovedì 14 Ottobre 2010 10:59
La notizia dell’elezione di Stefano Mancinelli a segretario regionale dei giovani dell’Italia dei Valori del Molise, è stata da me accolta con gioia perché l’ho sentita positiva per Larino, come la nascita di una nuova classe dirigente di cui la nostra città e il Molise hanno profondo bisogno per esprimere le enormi e importanti potenzialità. La sensazione è stata quella dell’inizio di un nuovo corso, e, così, come persona attenta ai fatti che toccano questa mia terra, gli ho subito inviato, con altrettanta gioia, un messaggio di auguri. Ritengo che ne abbia bisogno per arrivare ai traguardi che si è prefissato ed avere i successi che sempre merita chi fa politica con passione ed onestà, lavora per il bene comune e lascia il giusto spazio all’ambizione, perché non sfoci in presunzione e arroganza. Tanto più quando questo impegno è rivolto ai giovani, le vere vittime di una società basata sul profitto e sul consumo che, insieme, stanno mettendo in crisi il pianeta, con lo spreco delle risorse primarie e della biodiversità. Un pianeta che va impoverendosi sempre di più e rischia di non avere più niente da dare all’animale più vorace che vive sulla terra, l’ultimo arrivato, l’uomo.
Un compito non facile, ma essenziale per rilanciare la partecipazione di chi, più di me che non sono più giovane, ha interesse a costruire il proprio futuro in modo diverso da quello che le generazioni precedenti hanno pensato di lasciargli in eredità. Non voglio, però, addentrarmi più di tanto in un discorso che mi porterebbe molto lontano, soprattutto se il riferimento diventano il Molise e Larino, dove si sente il vuoto di una classe dirigente. Due realtà piccole, ma non per questo più facili da gestire, soprattutto oggi che il bisogno di un cambiamento radicale (altro che riformismo) è di grande attualità e merita una attenzione particolare, direi anche, una passione che non può essere quella della difesa del proprio particolare o, al massimo, del gruppo di appartenenza. Il Molise e così Larino, per le loro dimensioni e per la natura delle risorse e dei valori propri del territorio, nel momento in cui verranno messi nelle mani di una nuova classe dirigente, capace di guardare lontano, fatta possibilmente di folli e di sognatori, come dovrebbero essere i giovani, hanno tutto per diventare un esempio del cambiamento di cui ha forte bisogno il Paese e il mondo nella sua totalità.

Penso alla loro storia ed ai valori culturali da essa espressi; alla ruralità in quanto espressione non solo di agricoltura, quale coltivazione del suolo, o zootecnia, quale allevamento di animali, ma, anche, se non soprattutto, di ambiente antropico, che è altra cosa da quello urbano, in quanto a qualità della vita. Penso alla dimensione del tempo e dello spazio e, per quanto riguarda il Molise, in particolare, alla piazza ed al corso principale dei nostri piccoli paesi, cioè ai luoghi dove ancora oggi vive il dialogo. Un dialogo che va oltre, lontano, molto lontano e che, se giustamente animato e alimentato, in primo luogo con quelli che si riconoscono nelle comuni radici, può dare risultati incredibili per la sua rinascita e la sua possibilità di diventare un patrimonio dell’umanità. Penso alla nostra Larino ed alla necessità di essere difesa dai rischi pesanti che sta correndo, in mano a una classe dirigente incapace di gestire il presente e, ancor più, di ridare il senso di appartenenza ai suoi cittadini, per renderli partecipi, liberi, e, come tali, protagonisti della costruzione del domani. Una classe dirigente da troppo tempo ormai sottomessa a potentati esterni, portata ad obbedire ed eseguire con la conseguenza di un processo di spoliazione delle sue risorse più importanti e, con esse, del suo ruolo. Stanno qui, nell’essere espressione di questa classe dirigente, le ragioni di quella scarsa capacità di rappresentanza della on. De Camillis, anche se giovane e, per di più, donna, nonostante gli incarichi e i ruoli importanti ad essa affidati. Non è riuscita ad essere quel punto di riferimento proprio per non avere avuto la capacità e la forza di staccarsi da questa classe dirigente, cioè da una mentalità e da una cultura che l’hanno portata ad essere una comprimaria e non la protagonista, come doveva essere, della nostra città e del suo circondario. Se Mancinelli, come io credo, baserà il suo percorso su questi valori, posso dire che questa mia fiducia nell’inizio di un nuovo corso non verrà smentita, ma servirà per il rilancio del ruolo e della immagine della nostra Larino.

UOMINI VERI, NON MASCHERE

da ZACC&BELINA

Zacc- ora vuole i tea party per aiutare il Pdl in crisi

Bélina- Zacc te l’ho già detto ieri, lasciami vivere la felicità di uomini veri, i minatori tornati sulla terra per riabbracciare la vita.


UOMINI VERI, NON MASCHERE

da ZACC&BELINA

Zacc- ora vuole i tea party per aiutare il Pdl in crisi

Bélina- Zacc te l’ho già detto ieri, lasciami vivere la felicità di uomini veri, i minatori tornati sulla terra per riabbracciare la vita.


13 ottobre 2010

La patata della Sila è Igp

di Pasquale Di Lena

È la patata che caratterizza l’Altopiano della Sila in Calabria che, con 9 Dop e 3 Igp, sale a quota 12 e conserva il decimo posto tra le regioni italiane. Il totale dei riconoscimenti Dop, Igp e Stg passa dai 955 di settembre ai 963 di oggi. L’Italia sale di una posizione e la Germania di due

La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. 266 di sabato 9 ottobre, annovera, tra i prodotti a denominazione di origine, questa patata famosa già nel periodo del Regno di Napoli un tubero dalla forma rotondeggiante e/o allungata che ha, nell’Altopiano della Sila, uno dei maggiori bacini di produzione. Una patata molto saporita, speciale per la frittura, grazie al suo alto contenuto in sostanza secca, dovuto alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio di produzione che comprende 13 comuni della provincia di Cosenza e uno della provincia di Catanzaro, situati sull’Altipiano Silano, al centro della Calabria, tra il massiccio del Pollino e quello dell’Aspromonte che arriva fino alla punta dello stivale.

Insieme alla “Patata della Sila”, sullo stesso numero della Gazzetta europea, altri riconoscimenti. Due per la Germania: l’Halberstädter Würstchen Igp, una salsiccia lunga, tipica della città di Halberstädter in Sassonia, sottile e dal colore scuro per essere affumicata, in ambienti tradizionali, con il fumo di legno di faggio; il delizioso asparago dal nome molto lungo Schrobenhausener Spargel/Spargel aus dem Schrobenhausener Land/Spargel aus dem Anbaugebiet Schrobenhausen IGP, che richiama Schrobenhausener, la città bavarese nota per questo prodotto dal gusto forte e dal leggero aroma di nocciola, dal colore che va dal bianco al violaceo.

Uno per la Polonia, la Suska sechlońska Igp, una prugna essiccata e affumicata da sempre in un villaggio del Comune di Laskowa, Sechna, nel voidovato di Malopolskie.

Uno per la Francia, la Mogette de Vendée Igp, un fagiolo bianco, tipo cannellino, che si produce in una vasta zona che comprende la parte atlantica della Loira e il Dipartimento della Vandea, in Francia. Un’area oceanica con clima mite e terreni costantemente umidi per la loro natura limosa, sono alla base delle peculiarità di questo legume tenero e di facile e omogenea cottura, dalla pasta fondente che lo rende piacevole al gusto.

Uno in Spagna, l’Estepa Dop, l’olio extravergine di oliva dell’Andalusia, proveniente da due varietà di olive, Hojiblanca e Arbequina, coltivate nei territori di 11 Comuni della provincia di Siviglia e 1 di quella di Cordoba, in Spagna.

Uno in Grecia, Φάβα Σαντορίνης (Fava Santorinis) Dop, una cicerchia dal colore giallo chiaro, ricca di proteine e di carboidrati; cuoce rapidamente e rende il piatto ricco della sua delicata dolcezza. Coltivata a Santorinis e nelle altre isole nel cuore del mare Egeo note come le Cicladi, per la loro disposizione a cerchio.

A questo elenco riportato dalla gazzetta di sabato 9 ottobre, c’è da aggiungere il riconoscimento del giorno precedente riguardante una carne di maiale, Prleška tünka Igp, che ricorda una degustazione diffusa nel territorio di origine di Prleška, in Slovenia, che è quella di un pezzo di pane nero spalmato di lardo, una fetta di questa carne e cetriolini sottoaceto.

In pratica questa Igp è un insieme di strati di pezzi di carni pregiate del maiale salati, essiccati e affumicati, con strati di lardo finemente tritato, posti in un recipiente di legno “tünka” e tenuti a marinare a una temperatura intorno ai 12° C, per almeno per 30 giorni.
Dopo questo quadro di nuovi riconoscimenti che vede la presenza della nostra “Patata della Sila”, l’Italia porta a 79 i riconoscimenti Igp, mentre quelli Dop restano fermi a 133 e così le 2 Stg.

Eccellenze che la “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, la vetrina itinerante promozionale di Casa Italia Atletica, della Fidal servizi, dopo il successo ottenuto a Barcellona in occasione dei Campionati Europei di Atletica Leggera, promuoverà a New York nei giorni 4, 5 e 6 novembre, in occasione dell’evento “Maratona” di questa stupenda città, uno dei più importanti dell’anno in quanto a effetto mediatico. Una serie di iniziative, fra le quali quella di un seminario “The Italy that still runs” (l’Italia che corre ancora), condotto da Fred Plotkin, giornalista e scrittore di enogastronomia e turismo fra i più noti, profondo conoscitore del nostro Paese, dei territori di origine di questi prodotti di eccellenza che danno immagine a territori ricchi di ambiente e di paesaggi, di natura e sostenibilità.

Un incontro riservato a 40 giornalisti e operatori del settore, con i rappresentanti delle istituzioni e delle aziende partecipanti, protagonisti, insieme ai dirigenti di Casa Italia Atletica, il braccio operativo della Fidal Servizi.

Uomini veri

ZACC- ha detto che la Costituzione non è un dogma

BELINA- oggi voglio vivere la felicità dei minatori, uomini veri, non ho né tempo né voglia per i provocatori.

Chissà dovè andato?

da ZACC&BELINA

Zacc – ad Adro c’è un preside che fa rispettare le regole

Bélina- a Brescia il Prefetto è assente da tempo

11 ottobre 2010

FRUTTAGEL: UN ESEMPIO DI STILE

Echi dell’incontro della Fruttagel a Larino raccolti da Pasquale Di Lena


Il comportamento della Fruttagel, che venerdì scorso ha presentato, a Larino, il suo programma triennale che chiuderà con il 2013, è stato colto, da tutti i presenti all’incontro, come un esempio di stile imprenditoriale di cui se ne sente la necessità.
Un esempio per questo Molise e, diciamolo pure, per questo nostro Paese, dove la programmazione è un optional anche quando a governare ci sono uomini che si ritengono grandi imprenditori
E i politici che si sono avvicendati nel corso del dibattito, dal Presidente della Regione alla On. De Camillis, dal Sindaco di Larino all’Assessore regionale all’agricoltura, Nicola Cavaliere, si sono dichiarati, insieme al consigliere regionale D’Alete, in modo più o meno convinti, di aver fatto quanto era nelle loro possibilità per far rimanere nel Molise la Fruttagel.
Una impresa, come si sa, strettamente legata ai valori del territorio, che per quanto riguarda il Basso Molise, sono, per la gran parte, fortemente espressi dal settore primario, l’agricoltura.
Noi, che pure ci siamo vantati, quando eravamo all’opposizione nel Consiglio comunale di Larino, di aver dato un contributo a far rimanere la Fruttagel sul nostro territorio, ci siamo dovuti rendere conto che altri sono stati i grandi protagonisti della permanenza di questa azienda nel Molise: il territorio basso molisano, difficile da trovare altrove, sostenuto, nella sua capacità di esprimere qualità, dai suoi bravissimi produttori, e, insieme, gli amministratori della Fruttagel, in particolare il suo presidente, Egidio Checcoli, che non ha mai mollato la presa, nonostante le mille provocazioni che ogni giorno arrivavano dal Molise, in particolare dalla Regione.
Ci siamo ancor più resi conto di questa verità dopo aver ascoltato l’esposizione del presidente della Fruttagel, in particolare, la grande attenzione che ha voluto riservare al Molise ed alla struttura che opera nelle Piane di Larino, sostenuta dalle puntuali relazioni dei suoi collaboratori, che hanno messo in luce, sulla base di una precisa strategia di marketing, tutte le potenzialità che la Fruttagel, nel Molise e in Emilia-Romagna, riuscirà ad esprimere con la le due linee, quelle dei prodotti surgelati e quelli dei succhi e delle bevande.
Un programma che porta la Fruttagel, con il suo nuovo marchio e il suo preciso e puntuale messaggio “scelta naturale”, ad essere ancora più protagonista sul mercato. Un programma che parte nel momento in cui questo mercato va restringendosi ancora di più e mette in mostra tutti gli aspetti della profonda crisi che esso vive con la riduzione degli scambi, la chiusura o ridimensionamento di molte delle imprese e la caduta verticale della occupazione. Bisogna dare atto alla Fruttagel della chiarezza e del coraggio, che il programma esprime con grande forza, di affrontare il momento particolarmente difficile per tutti.
Una Fruttagel in controtendenza, che apre ad un allargamento, non solo a un rafforzamento, degli accordi con le aziende produttrici, ciò che porterà a far respirare l’azienda agricola, oggi soffocata dalla pesante crisi che vive l’agricoltura nazionale e molisana, e, con l’aumento delle attività di trasformazione e di commercializzazione, a rafforzare i livelli occupazionali, con una crescita del fatturato, alla fine del triennio, di oltre 20 miliardi di lire, che non sono poca cosa.
Un esempio di stile, dicevamo, ma, a nostro parere, ancor più un esempio di programmazione, utile per l’economia regionale che trova, oggi più che mai, nell’agricoltura, il suo punto di forza, con la sua capacità di sbarrare l’entrata di imprese che non hanno niente da condividere con il settore primario.
Imprese pericolose, a causa del forte impatto ambientale, soprattutto per l’immagine di ruralità che esprime il Basso Molise; incapaci, nonostante i forti investimenti a disposizione, di dare, diversamente dalla Fruttagel, una risposta alla domanda drammatica di occupazione; capaci, invece, solo di rubare territorio fertile e di investire altrove i profitti qui ricavati.
Un forte processo di impoverimento che non ha niente a che vedere con quello messo in moto dalla Fruttagel, una struttura che stimola l’attività agricola e la sua vocazione a produrre qualità; apre alla programmazione del settore ed alla necessità di un nuovo associazionismo e di una nuova cooperazione; rende produttivi di risultati gli investimenti, con una gran parte dei profitti ridistribuiti tra i diversi soggetti che operano sul territorio, ciò che vuol dire arricchirlo di valori e di futuro.
In questo senso bisogna dire grazie alla Fruttagel e augurare ad essa il raggiungimento, alla fine del prossimo triennio di attività, degli obiettivi e di sempre nuovi successi, per essere non solo un esempio di stile, ma anche, uno stimolo per la creazione di un distretto agroalimentare, il solo in grado di contrastare scelte che (non è un gioco di parole) contrastano con le vocazioni del territorio.
Fruttagel, per rilanciare l’agricoltura del Basso Molise e ridare, così, all’economia molisana il perno intorno al quale far girare la ruota dello sviluppo sostenibile e compatibile, il solo che ha il significato di progresso civile, politico, sociale, in grado di esprimere, con i valori della ruralità, una qualità alta della vita.
Un risultato che serve in primo luogo ai molisani, ma anche, al Molise che, da questo fondamentale e ricercato valore, può organizzare (finalmente!) il turismo, l’altra straordinaria risorsa che porterebbe questa nostra piccola, deliziosa regione, ad essere un’isola felice, méta di visitatori selezionati e colti, provenienti da ogni parte del mondo.
Come dire ben vengano altre dieci, cento Fruttagel.


pasqualedilena@gmail.com

CHI SBAGLIA PAGA

Non abbiamo niente da ridire, meno che mai nei confronti del vigile che ci ha lasciato sul vetro della macchina il foglietto rosa di un avviso di contravvenzione per il non rispetto del divieto di sosta sul Piano S. Leonardo, davanti alla pescheria Saquella.
Un divieto segnalato che ci spettava rispettare e, nel momento in cui non lo abbiamo fatto, è giusto pagare il verbale, e, insieme, ringraziare il vigile che ha fatto il suo dovere di ricordare con la sanzione che ognuno deve rispettare le regole.
Senza questo elementare principio ognuno fa quello che gli pare e piace, con il risultato di rendere difficile, se non impossibile, la connivenza civile, nel momento in cui, al posto delle regole, vige il sopruso, la prepotenza di chi approfitta della mancanza dei controlli.
Ora noi ci aspettiamo, dopo averlo denunciato in varie occasioni ed in vari modi, che le regole vengano rispettate da tutti, in particolare nel centro storico, dove vige l’anarchia assoluta, in una mancanza totale di controlli e non solo del traffico o della sosta, ma anche delle affissioni spropositate o fuori gli spazi ammessi, della sporcizia delle strade e dei nostri monumenti. Sappiamo bene che per questi ultimi aspetti il controllo riguarda il Comune, che ha nel sindaco il massimo responsabile del disordine che regna nella nostra città, ma anche, l’autorità di chi queste regole le deve far rispettare.
Intanto, fino a quando non avremo segnali del rispetto delle regole sopra citate, noi andremo a pagare il verbale e conserveremo sotto vetro l’avviso di contravvenzione, visto che fino ad ora è una rarità.
Pasquale Di Lena

da ZACC&BELINA



IL PREMIO

Zacc- a Napoli..

Bélina- se un prete è contro la camorra il suo vescovo lo trasferisce a Roma, sperando che si ravveda



RINCORSA A DESTRA

Zacc – senza di noi non c’è alternativa a Berlusconi

Bélina – E i Fassino dove li piazza?

2 ottobre 2010

Molise, terra dell’olio Gentile

di Pasquale Di Lena

C'è un ricco patrimonio di biodiversità a qualificare l’olivicoltura della regione, ma la cultivar Gentile di Larino domina di gran lunga la scena. Non è per una questione affettiva, sostiene Pasquale Di Lena, ma di mercato

Là dove l’olivo non è stato ferito dalla grandine, le drupe di un bel verde chiaro, si presentano pregne di una premessa che darà olio di ottima qualità e, anche, abbondante, grazie alle piogge di questa prima decade di settembre.

Parliamo soprattutto della varietà “Gentile di Larino”, che rappresenta un terzo dell’olivicoltura molisana, e, come tale, interessa un territorio molto vasto, omogeneo, senza nulla togliere alle altre varietà autoctone che, da Venafro a Rotello, dal centro Molise a Montenero di Bisaccia e Colletorto, mettono a disposizione un ricco patrimonio di biodiversità, che qualifica l’olivicoltura molisana.

Il nostro riferimento alla “Gentile di Larino”, non è per una questione affettiva, di appartenenza, ma di mercato, perché, proprio per il fatto di fare massa e, non solo, anche per le sue peculiarità organolettiche segnate da bontà, è quella che, più di ogni altra, ha fatto e continua a fare l’immagine dell’olio molisano.

Se ci fosse tutta l’attenzione che merita, la storia dell’olivo e dell’olio italiano avrebbe la sua naturale concorrenza nella varietà “Aurina” di Venafro, quella che gli antichi romani conoscevano come “Licinia” in omaggio al grande condottiero Licinio che la introdusse, nel IV sec. a.C., in quel territorio unico che oggi è il “Parco storico dell’Olivo di Venafro”.

La “Gentile di Larino” è anche la varietà, che anticipa il periodo della raccolta di 10, 15 giorni di fronte a un recente e lontano passato. Si comincia i primi di ottobre, quando le olive cominciano ad invaiare colorandosi di rosso, permettendo all’olio di dotarsi di quei caratteri organolettici, i più pregevoli, che esprimono bontà e mettono nella bocca del consumatore una dose di benessere e salute. Una virtù che dura nel tempo e va oltre l’annata, lasciando all’olio quella intensità di fruttato e quell’armonia di amaro e di piccante (le vere e sole straordinarie virtù dell’olio extravergine di oliva, questo delizioso dono di Dio all’uomo), che si possono degustare subito, anche appena franto, inzuppando in un piatto di olio del buon pane di grano duro, come a sentire quella nota di pomodoro che la “Gentile” esprime insieme a tante altre note che compongono la musica di ogni grande olio.

Questa sua peculiarità è tutta ancora da sfruttare per una produttiva azione di marketing, che, con una serie di iniziative mirate, dovrebbe trasformarsi in un vero e proprio programma di promozione e comunicazione, facendo dell’olio il filo conduttore di una promozione e comunicazione anche delle altre nostre eccellenze. In particolare, vino (la vendemmia); tartufo bianco (la raccolta) e i prodotti caseari (caciocavallo, treccia e stracciata), che, insieme, possono portare i turisti a vivere il Molise, dagli inizi di ottobre, a partire da Larino con il primo olio raccolto, fino alle feste di Natale, passando per Campomarino e Monteroduni; Morrone, Macchiagodena e S. Pietro Avellana; Casacalenda e Agnone; S. Martino in Pensilis e Conca Casale o Pietracatella, per la “Pampanella”e i salumi, in modo da toccare, con il “Brodetto alla termolese di Tornola”, la “Zuppa alla Santè” e l’“Agnello Cac’é óve”, tutto il territorio regionale.

Un turismo riferito alle nostre produzioni tipiche, Dop e Igp, alla nostra cucina, che va di moda e rende in termini di presenze e di affari. Quest’estate il turismo enogastronomico ha prodotto ben 5 miliardi di euro, animando l’economia di molti territori italiani.

C’è bisogno che il Molise, patria delle Città dell’Olio, creda nel suo olio e negli altri suoi prodotti, per avere da queste sue peculiarità, non solo le risposte che altri settori dell’economia oggi non danno, ma, anche, la possibilità di salvaguardare e tutelare il proprio territorio da quelle invasioni barbariche che rischiano di togliergli l’anima.

Il Molise è una straordinaria terra dell’olivo e dell’olio e, come tale, memoria, tempo, luogo di incontro e di ospitalità, dialogo, cibo, cucina, dialetto, carattere, colori.

Ho parlato della “Gentile di Larino”, ma non posso dimenticare le altre 17 varietà autoctone, tra le quali la più nota, l’“Aurina” di Venafro, di cui ho già parlato; le più diffuse, l’“Oliva Nera” e la “Rumignana” di Colletorto, la “Rosciola” e la “Cellina” di Rotello, la “Cerasa” e l’“Olivastro” di Montenero di Bisaccia; la varietà che copre la più larga fascia di territorio, quella che dal Trigno arriva al Fortore, la “Sperone di Gallo” o “Oliva torta”, che ha il merito di resistere al freddo.

Diciotto olivi molisani, con storie e dialetti diversi, che sono lì ad aspettare il visitatore per un saluto, pronti per accompagnarlo, lungo gli antichi tratturi bagnati dalla pioggia dell’autunno che sempre accompagna la raccolta, quando i giorni sono tutti uguali, ma i profumi dei borghi e dei piccoli centri sono particolari.

02 Ottobre 2010 Teatro Naturale n. 34 Anno 8