29 dicembre 2011

L’ADRIATICO, il mio piccolo grande mare

Le strade uniscono i luoghi per diventare incontro di genti e di culture che i territori esprimono, come le vie del mare, piatte in tempo di bonaccia o increspate dai venti di libeccio o di maestrale, bora o grecale. 

Luoghi dove si stringono le mani, si intrecciano i sorrisi, si raccontano avventure, si sogna l’amore e si vivono le passioni, le speranze.

Luoghi dove si scambiano le merci, gli odori, i sapori e si canta alla luna, alle stelle, al sole mentre vola un aquilone.

Luoghi dove tutto cambia, tutto rimane, come le orme dei passi che portano lontano, sponde da dove salpare e sponde sulle quali approdare.

Da qui riprendere fiato, ringraziare il dio o il fato e poi ripartire dissodando il campo dove lasciar cadere il seme di grano, piantare un olivo, una vite ed aspettare di sentire il profumo del pane ancora caldo, dell’olio appena franto e del vino tranquillo, dopo il tumulto della fermentazione.

Ascoltare il suono della parola sconosciuta e provare a comunicare con le mani, lo sguardo, il segno, il rito.

La casa, la tavola, il camino, il cibo, il gusto, la tradizione di una cucina.

Il campanile, la cupola, il minareto, la sinagoga, il santuario, il tempio, il cammino, la folla dei fedeli, dei pellegrini, l’incontro.

Il dialetto, la lingua, la musica, il ballo, il canto.

La nascita, il matrimonio, il culto dei morti.

La piazza, le strade, le viuzze, la festa, il folclore, la bottega, il negozio, la fiera.

I sentieri, i tratturi; i giorni, i mesi, le stagioni con i colori del bosco, dei campi arati e dei raccolti, degli olivi e delle vigne, dell’orto.

Il piccolo grande mare che, da Nord scende verso Sud,  lungo le sue sponde che si guardano da vicino, a segnare una regione omogenea di particolari, diversità, contrasti di voci e di colori.

Un mare all’apparenza tranquillo che i venti agitano, il sole riscalda e la luna, di notte, illumina con la sua lunga scia che, per secoli, ha indicato la rotta ai migranti.

Pasquale Di Lena



 

19 dicembre 2011

LA GUIDA ''FLOS OLEI'' PREMIA CINQUE AZIENDE MOLISANE


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In attesa dei risultati del concorso “Goccia d’Oro”, in programma a Larino sabato 17 prossimo, che premia i migliori oli molisani prodotti da appassionati olivicoltori, distinti in due categorie, quella degli “amatori” e quella dei “professionisti”, c’è da applaudire al successo di cinque aziende, tutte del Basso Molise, con l’inserimento in una delle prime e più prestigiose guide del mondo dell’olio, Flos Olei di Marco Oreggia e Laura Marinelli.
Per un solo punto (96 e non 97, che è stato il punteggio massimo) l’olio di Marina Colonna di San Martino in Pensilis non è entrato tra i primi 12 dei 455 oli selezionati, schedati e commentati sugli oltre mille provenienti da ben 43 Paesi del mondo e posti all’attenzione dei degustatori. In pratica rappresentativi dei territori di cinque continenti, a dimostrazione di un confronto delle qualità e dei caratteri organolettici molto serrato.
Il punteggio di 96 come di 97 dice che siamo di fronte ad un olio che è vicino alla perfezione.
Per questo un grande e significativo risultato quello dell’olio di Marina Colonna, accompagnato dal successo anche delle altre quattro aziende selezionate (tra 85 e 90 punti) con i loro oli: l’Azienda Agricola Michele Fratianni e l’Oleificio Di Vito di Campomarino; l’Oleificio Bruno Mottillo di Larino e l’Azienda Agricola Giorgio Tamaro di Colletorto.
Un importante successo anche per la nuova associazione di olivicoltori “MolisExtra” - nata a Larino alla fine della primavera scorsa proprio per la promozione e valorizzazione dei grandi oli molisani - visto che quattro delle cinque aziende sopra menzionate sono socie di questo strumento di marketing che va, con la cultura e la selezione della qualità e della tipicità, alla ricerca di nicchie di mercato per dare risposte di reddito alle aziende olivicole e di immagine, non solo all’Olio della nostra terra così vocata alla sua qualità, ma all’intero Molise.
pasqualedilena@gmail.com

12 dicembre 2011

IL CAFFE' PANTHEON DI LARINO TRA LE 500 PASTICCERIE D'ITALIA.


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Pasquale Di Lena informa
Dopo aver conquistato, lo scorso anno, il riconoscimento delle due tazzine, quale locale eccellente, e del chicco, come buon caffè, nella guida Bar d’Italia 2012 del Gambero Rosso, il Caffè Pantheon di Larino non solo riconferma le posizioni dello scorso anno, ma entra anche nella nuova Guida 2012, sempre del Gambero Rosso, Pasticceri & Pasticcerie, grazie ad Antonietta Gentile, l’artista del dolce, che gestisce il bar-pasticceria del Pian S. Leonardo, creato anni fa da Alberto Campitelli.
In questo modo la nuova Guida Pasticceri & Pasticcerie - alla sua prima edizione - segnala il Caffè Pantheon di Larino tra i 500 locali selezionati in Italia e premia la bravissima Antonietta Gentile con l’inserimento nella classifica dei più grandi maestri italiani di pasticceria.
Un riconoscimento importante che, con la città frentana, onora il Molise e mette in luce le potenzialità che questo nostro territorio ha con la capacità di utilizzo dei prodotti locali e degli abbinamenti.
Un’arte che Antonietta sa esprimere quando prende in considerazione l’olio extravergine di oliva “Molise” DOP della varietà “Gentile di Larino” di una delle aziende di MolisExtra, l’associazione di produttori molisani di olio, nata e con sede a Larino, per fare un gelato che resta nella memoria dopo che si è sciolto in bocca; il vino “Tinitilia del Molise” DOC di Angelo D’Uva, vignaiuolo in Larino, per comporre un panettone delicatissimo o il miele locale per la pasticceria tipica delle feste di Natale, in particolare quella propria dell’antica capitale dei Frentani, “a Rosacatarre”.
Una rosa fatta con farina e uova cotta in olio bollente e poi, una volta fredda, inzuppata nel miele di Pietrantonio, un apicoltore di Larino. Un dolce semplice che ha la sua bontà nella delicatezza della pastafrolla e quella di Antonietta, potete starne certi, è un soffio di dolcezza che non smettereste mai di mangiare.
Ma gli abbinamenti sono anche quelli consigliati ai clienti del Caffè Pantheon, come le bollicine di un Asti spumante e, soprattutto, i vini passiti o moscati delle aziende molisane, in particolare l’Egό di Angelo D’Uva, l’Apianae di Di Majo Norante di Campomarino e il Dulce Calicis delle Cantine Cipressi.
Con la nuova Guida è uscita anche quella “Bar d’Italia” sempre a cura del Gambero Rosso che riconferma, insieme al Bar Pantheon, gli altri sette bar selezionati lo scorso anno: Brisotti con due tazzine e due chicchi di caffè e Lupacchioli, con identica valutazione, storici locali di Campobasso che tutto il Molise conosce; il Nabucco di Isernia, sempre con due tazzine e due chicchi; Passacrate di Venafro con una tazzina e un chicco e, per chiudere, i tre locali di Termoli, con due tazzine e due chicchi il Grecale, mentre la caffetteria Masali e il bar Zara con una tazzina e due chicchi ciascuno a dimostrazione che si beve un ottimo caffè.

da ZACC&BELINA

SEMPRE BUONA LEI
Zacc- Minzolini lo vogliono esportare in una sede prestigiosa all’estero
Bélina – per non fargli perdere l’abitudine all’uso della carta di credito facile

PASSERA’ ANCHE LUI
ZACC- per Passera i sacrifici degli italiani sono una necessità, mentre le frequenze televisive
BELINA- solo da approfondire

9 dicembre 2011

IL POETA DELLA TERRA

In anteprima l'articolo che uscirà sul settimanale on line "Teatro Naturale"


Leggo su un settimanale on line la presentazione di un libro, “Manifesto per la terra e per l’uomo”, appena uscito e che si può trovare in libreria al prezzo di 15 euro. Un libro scritto da un contadino di origine algerina, Pierre Rabhi, che parla di buone pratiche agricole, cioè di gesti importanti, anche piccoli, utili alla salvaguardia del pianeta.
Rabhi vive nell’Ardèche, il dipartimento della Regione del Rodano-Alpi, dove l’agricoltura è prevalente con le sue coltivazioni soprattutto arboree, vigneti, frutti e castagne e dove egli ha vissuto e sviluppato le sue esperienze di agricoltore improntate sulle buone pratiche agricole e nel rispetto dell’ambiente e della natura.
Senza questo rispetto – personalmente ne sono fermamente convinto, e non da ora - non c’è futuro per nessuno.
Buone pratiche agricole, come quelle di un tempo non lontano: zero pesticidi, zero fertilizzanti, gestione attenta e parsimoniosa di quel bene incommensurabile che è l’acqua. Un bene più prezioso di fronte alla scarsità che gli esperti paventano a causa dell’incalzare di un clima che diventa sempre più caldo.
Una situazione preannunciataci da inequivocabili segnali, per la quale bisognava prepararsi da tempo e la cui gravità può essere affrontata solo con interventi immediati e forti praticabili solo se c’e consapevolezza comune. Dei coltivatori, delle multinazionali dei pesticidi, dei fertilizzanti e degli Ogm, nonché delle politiche del mercato che, così come sono oggi, affamano i produttori e ingrassano i distributori, oggi organizzati in super e ipermercati.
Rabhi, conosciuto anche come “il poeta della terra”, non si è lasciato condizionare né da queste multinazionali né da quanti, consciamente o inconsciamente, vivono con esse una permanente complicità, sapendo bene che il primo complice sarebbe diventato lui nel seguire i dettami di questi nuovi superpadroni, ben supportati da tecnici che, seppur bravi, accettano di trasformarsi in piazzisti di prodotti di questa o quella multinazionale.
Un limite e, forse, una colpa - che sento di rivolgere anche al mondo contadino. Un mondo che continuo ad amare profondamente e per il quale ho speso tanta parte della mia vita.
Rabhi, il contadino di origine algerino, sa che la terra ha bisogno di cure e che il processo che il sistema ha innestato non porta a far star bene il pianeta ammalato ma ad aggravarne la malattia. Oltretutto con la nuova organizzazione del mercato e, soprattutto, la sua globalizzazione, a impoverirlo fino a renderlo nuovo servo della gleba.
In pratica - lo dimostrano i fatti - più produci quantità e più fai il gioco di chi ti compra con i suoi prodotti e ti rende ogni giorno più povero.
Tornare alle buone pratiche agricole ed ai tempi non lontani di quando si mangiava e si era padroni della propria terra e del proprio destino e, così, riuscire a coinvolgere il mondo contadino a mettere da parte i super trattori e i superaratri ed a svuotare i magazzini di concimi ed antiparassitari, vuol dire far saltare il banco, il sistema. Vuol dire riportare al centro un mondo e una pratica economica fondamentale, non solo per salvare il pianeta ma, soprattutto, per dare basi solide a un nuovo domani che non può che essere sostenibile.
Basta riportarsi a 50 anni fa per capire quello che sto dicendo. A quando il seme era nelle mani dei coltivatori; il coltivatore applicava l’avvicendamento e la rotazione; il concime era la sostanza organica e il “cavallo vapore” erano il bue, l’asino o il cavallo. Questo, non per tornare indietro nel tempo, ma per capire bene il significato dei bisogni, il senso della libertà, il valore della sobrietà e dell’autonomia dalle banche e dalla finanza, che oggi manca e porta ad abbandonare la terra.
Per capire come dalla mancanza di acqua si è passati allo spreco, con campi di finocchio o di verdure inzuppati dalla non consapevolezza del valore di questo bene vitale, che non sono più sopportabili da vedere.
Ciò spiega che ci sono abitudini, culture, da rivisitare e mettere in discussione per dare il proprio contributo a riportare in primo piano l’agricoltura e, nel contempo, ritornare ad essere protagonista - con piccoli gesti e buone pratiche agronomiche - di quei percorsi nuovi di cui ha bisogno il pianeta, il territorio, il mondo della produzione e della trasformazione. Al loro fianco è chiamato a schierarsi il cittadino consumatore al quale, attraverso le scelte di acquisto, è assegnato un compito fondamentale di sostegno ad un percorso cosciente e responsabile.
pasqualedilena@gmail.com

8 dicembre 2011

IL MOLISE, UN LABORATORIO DI OPPORTUNITA’ DI GRANDE ATTUALITA’



Questo nostro piccolo grande Molise, oggi più che mai, ha bisogno di sognatori e di folli per ragionare del suo futuro e riprendere la strada della transumanza, lungo la quale sono allocate le risorse che servono per progettare e programmare ed essere il protagonista dell’era della conoscenza che, forse pochi sanno,  è quella che viviamo.
il Molise in questo modo, può diventare uno straordinario laboratorio di marketing territoriale capace di coinvolgere i molisani che vivono nel Molise ma, anche, di rendere protagonisti i molisani che vivono nel paese che si vuole rendere obiettivo di questa forma di programmazione.

Si tratta di darsi una strategia - la sola possibile per una Regione che vuole costruire un nuovo domani e dare risposte ai suoi figli vicini e lontani - che parte dalle peculiarità del suo territorio, così ricco di storia e di cultura, ambienti e paesaggi, tradizioni e, per fortuna, ancora diffusa ruralità.  Cioè ricco di tutto quello che è necessario per dar vita a un nuovo tipo di sviluppo che pensa alla salvaguardia ed alla tutela di questo bene, alla valorizzazione e non allo spreco delle sue risorse .
Risorse preziose e tutte da spendere anche perché di grande attualità.

Infatti, non possiamo non prendere atto che viviamo in un mondo che registra processi sempre più spinti di omologazione delle culture, in particolare dei gusti e, come tale, dei processi di produzione e di trasformazione oltre che di distribuzione e di offerta.

Il Molise è per sua natura l’altra faccia di quella stessa medaglia che è il mercato globale. E lo è - ancor più di altre regioni – quale suo essere territorio di mille piccoli diversificati territori  segnati da 136 paesi, spesso piccoli borghi, che esprimono, grazie alla tenacia dei suoi uomini ed alle mani sapienti delle sue donne, qualità e peculiarità strettamente legate all’origine ed alla ricchezza della biodiversità.
Si tratta, una volta individuato il mercato o i mercati che hanno più di una ragione per essere oggetto di iniziative, solo di tracciare un percorso di andata e ritorno, ben sapendo  che il racconto e la qualità dei prodotti o dell’arte di farli, sono eccezionali, fantastici messaggeri  del territorio e della molisanità.

In questo modo i prodotti si trasformano in esemplari testimoni,  e, come tali, diventano opportunità di scoperta di altre risorse, come le montagne ed il mare; i siti archeologici di straordinario valore ; le bellezze di piccole deliziose città d’arte; le Tremiti dirimpettaie o la leggenda di Buca, sommersa lungo il litorale non lontana dalle dune di Petacciato; le città dell’olio  e quelle del vino, con la rinata “Tintilia” che, con il suo vino doc, è il testimone principe dei territori vitivinicoli, soprattutto, dell’area interna del Molise; i Castelli e i Palazzi, le Torri e le mura ciclopiche; i Santuari, le minute Chiese e le Cattedrali; le sue Riserve Mab e le sue Oasi;  il passo dei pastori e il rumore cupo dei greggi e delle mandrie; i suoi prodotti  componenti di una cucina di terra e di mare davvero particolare per bontà di profumi e di sapori. Per non parlare delle dolcezze, tutte legate alle feste importanti come il Natale, la Pasqua o la festa patronale.

Per chiudere questo breve sguardo  su un mondo di grandi  opportunità per un marketing territoriale, non possiamo dimenticare le feste e le rappresentazioni davvero singolari che si svolgono ovunque nel Molise, la ritualità delle ricorrenze e delle devozioni, in particolare  a S.Giuseppe o S. Antonio nel segno della tradizione, da mettere a disposizione dei futuri visitatori. 

Infatti, ognuna di queste feste è una straordinaria occasione di incontro, nel momento in cui è parte di un progetto, di un programma di comunicazione che ha come obiettivo la valorizzazione del Molise.
 C’è un aspetto fondamentale per il successo dei progetti e della programmazione ed è quello della partecipazione dei diversi protagonisti, privati e pubblici, per fare squadra e avere la giusta redistribuzione delle opportunità che il mercato,  grazie a un consumatore attento, esigente, colto, non disposto ad essere considerato un numero, ma un soggetto libero di decidere e di scegliere, continuerà ad offrire .

Pasquale Di Lena
articolo scritto per  il n° di dicembre di Liberementi il periodico degli ex consiglieri regionali





 


Ogni minuto vengono distrutti

A Durban la conferenza Onu sui cambiamenti climatici

Un'indagine della FAO: la perdita
maggiore ai Tropici. In Italia, soprattutto al Sud, possibili interventi di restauro forestale

ROBERTO GIOVANNINI, INVIATO A DURBAN (SUDAFRICA)
Secondo la FAO, l’organizzazione ONU per l’alimentazione e l’agricoltura, ogni minuto vengono distrutti 10 ettari di foreste nel mondo. Fanno venti campi da calcio equivalenti, per dare un’idea. In un anno parliamo di 14,5 milioni di ettari; tra il 1990 e il 2005 sono stati perduti 72,9 milioni di ettari. In realtà per adesso la situazione a livello globale è ancora relativamente sostenibile: anche in base a una revisione dei metodi di rilevazione, che non tenevano conto delle aree riforestate dall’uomo o naturalmente, nel 2005 la superficie boschiva totale ammontava al 30% delle terre emerse. La perdita di foreste è maggiore ai Tropici, dove si concentra poco meno della metà della superficie forestale mondiale. America latina e Africa sono i continenti dove più spesso le aree forestali sono convertite ad altri usi, mentre l'Asia è l'unico dove si registrano guadagni netti di superficie forestale grazie alla forte attività di rimboschimento della Cina e di altri Paesi.

E l’Italia? In Italia a dire la verità le cose non vanno così male da questo punto di vista. A parte le foreste delle aree protette, la crisi nera dell’agricoltura ha causato un fortissimo abbandono di terreni marginali ormai non più coltivati, che gradualmente ritornano alla vegetazione. E come dice l’ISPRA, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ci sono quasi 10 milioni (9,5 milioni per la precisione) di ettari che potrebbero subire interventi di restauro forestale. Pari a un terzo del territorio nazionale, questa «grande opera di rinaturalizzazione» (si legge nello studio) renderebbe «l'Italia più sicura, sia nella lotta al dissesto idrogeologico del suolo che nell'inquinamento».

L’indagine afferma che un milione di ettari potrebbe essere avviato a foresta per la produzione di legno a scopi industriali, mentre e altri 8,5 per azioni di restauro a mosaico: cioè, spiega Lorenzo Ciccarese, responsabile del settore Foreste e fauna selvatica dell'Ispra, «piccoli interventi in cui si mischiano diversi aspetti per il recupero dell'uso del suolo», per le aree agricole, urbane e industriali.

Gli interventi maggiori sono possibili nel Mezzogiorno, dove è più evidente il fenomeno dell'abbandono dell’agricoltura con circa 3 milioni di ettari negli ultimi 30 anni (secondo l'Istat).

Un’operazione fondamentale dal punto di vista della lotta all’inquinamento, alla difesa del paesaggio e soprattutto alla difesa dei suoli e del territorio. Ma importantissima anche nel contrasto all’effetto serra: le foreste italiane infatti valgono 520 milioni di euro all'anno in termini di CO2 stoccata, assorbendo il 13% delle emissioni italiane, pari a 65 milioni di tonnellate ogni anno (in totale sono circa 490). Questa quota di CO2 stoccata ha un prezzo nel mercato dello scambio delle emissioni di circa 8 euro a tonnellata.

6 dicembre 2011


LE ARMI

                                        Zacc - ancora soldi alla difesa
                                     Bélina - non a quella del territorio

28 novembre 2011

da ZACC&BELINA

SACCONI SVUOTATI
Zacc- tolti i picchetti a Termini Imerese
Bélina- dopo che sono stati tolti i sacconi pieni di livore antisindacale

LOVELY
Zacc- “love, no droga”, uno spillo di Giovanardi sulla giacca di Berlusconi
Bélina- e su quella di Tarantini?
I COMUNISTI
ZACC- ha detto che nel 1994 è sceso in campo per combattere i comunisti
BELINA- chissà come farà a trovarli. Non si stanca mai

27 novembre 2011

Il grande coraggio nel sostenere la viticoltura eroica

                                      Vicepresidente e presidente Ass. "Viticoltori nel Tempo"


Coltivare la vigna in aree difficili significa salvaguardare ambiente e paesaggi, vitigni autoctoni, storie, culture e importanti tradizioni espressione di territori unici. Il resoconto di un focus che si è svolto a Fisciano


Se ne è parlato a Fisciano, nel salone delle residenze universitarie del Campus dell’Università di Salerno, in occasione di un convegno e di una tavola rotonda - promossi e organizzati dall’Osservatorio dell’Appennino Meridionale - che hanno impegnato l’intera giornata. Erano presenti i rappresentanti del Cervim, del Mipaaaf, delle Regioni Campania e Calabria, dell’Università e del Comune di Salerno, dell’Università di Napoli, Federico II, dell’Assocamerestero, dell’Associazione Donne del Vino e della Vi.Te.“Viticoltori nel Tempo”, l’ associazione nata per merito dell’Osservatorio Appennino Meridionale.                                                          

E’ stata un giornata intensa di lavoro che ha saputo mettere insieme, grazie alle relazioni ed al confronto sviluppato dalla tavola rotonda, una realtà di straordinario interesse per la sua complessità e la sua attualità, qual è quella di una viticoltura difficile, non a caso chiamata “eroica” o, come la definisce il prof. Fregoni “verticale”, con altri che l’hanno definita “estrema”, nel senso del limite delle possibilità di vita date alla vite e di coltivazione da parte del viticoltore.
                                                                         Direttore e Presidente Osservatorio   

                        
Nella definizione di “Viticoltura eroica” rientrano la “alberata” del vitigno “Asprinio”che caratterizza la zona di Aversa nel casertano e le “Vigne storiche” che la Campania, con l’aiuto dell’Associazione Vi.Te., vuole raccogliere per avere la possibilità, attraverso azioni di comunicazione dei vini e dei territori di origine di salvaguardarle e tutelarle, per sfruttare le enormi potenzialità di immagine che questi danno con quanto hanno da raccontare e le emozioni che riescono a trasmettere al consumatore.

Un “consumatore post moderno” l’ha definito il prof. Pomarici, nel suo intervento ricco di interessanti spunti che hanno ben spiegato le opportunità offerte dal marketing ai vini legati all’origine ed a quelli provenienti da territori che esprimono forti svantaggi strutturali. Appunto i vini di montagna e dell’intero Appennino Meridionale che il dr. Beato, direttore dell’Osservatorio, ha presentato con una serie di importanti dati e attente riflessioni.

Vini e territori che hanno la possibilità - ha detto il prof. Pomarici - di contrastare il processo di omogeneizzazione e omologazione e di trovare, mediante un intervento integrato di comunicazione, quel successo che essi meritano .

Un intervento che sia in grado di favorire la diffusione di prodotti di eccellenza; facilitare l’ingresso in quegli angoli riservati (nicchie) dai canali di distribuzione nazionali e internazionali; sviluppare, attraverso processi di formazione ed aggregazione, la capacità di comunicazione e offerta delle aziende e delle stesse istituzioni, come pure quella delle pubbliche relazioni con quanti influenzano i mercati; stimolare la manutenzione e il restauro ambientale; favorire l’inserimento nei mercati eco turistici di qualità avvalendosi di specifiche professionalità.

Un intervento in linea con le finalità della Vi.Te. e con la relazione introduttiva del Dr. Beato che ha fatto presente la “prima volta” della discussione su “la viticoltura eroica” , che pure è tanta parte del nostro Appennino, nel nostro Mezzogiorno: dal Molise alla Calabria attraverso la Puglia e la Basilicata, fino alla Sicilia e Sardegna.

Una viticoltura eroica per eccellenza –ha detto con grande forza Beato- quella dell’Appennino meridionale e delle isole, caratterizzata dal 67% dei vigneti che interessano l’intero territorio delle regioni interessate, con un dato ancor più significativo qual’è quello che vede questi vigneti costituiti per l’80% da vitigni autoctoni.

Uno sguardo sulla realtà del nostro sud al quale ha fatto seguito quello sul resto dell’Italia e del mondo del Prof. Murisier, dalle Cinqueterre alle Alpi; dai terreni vulcanici dell’Etna, alla zona della Mosella in Germania; da quella del Douro in Portogallo alla Galizia in Spagna; dalle Alpi e la zona del Rodano o della Languedoc Rossillon in Francia; da Wachau e Stiria in Austria ai Cantoni Ticino e Vallese in Svizzera.

Viticoltura eroica – ha detto l’illustre relatore- quale salvaguardia di ambienti e paesaggi, di vitigni autoctoni, di storie e di culture e, anche, di importanti tradizioni che sono l’espressione di territori unici, non per caso riconosciuti patrimoni dell’umanità dall’Unesco.

Un riconoscimento che è diventato uno straordinario strumento di comunicazione e, come tale di valorizzazione sia dei vini che dei territori di origine grazie a un consumatore attento e desideroso di novità e di peculiarità. Bello l’esempio portato da Murisier, e riferito al territorio di Priorat, in Aragona in Spagna, dove all’abbandono i produttori e le istituzioni hanno risposto, grazie a appassionati giornalisti e altrettanto appassionati ristoratori, con il ripristino dei vigneti in montagna, con risultati sorprendenti.

Degli altri interventi , tutti di grande interesse, che hanno caratterizzato sia il convegno che la tavola rotonda, per ragioni di spazio (ci vogliamo scusare con tutti i bravi relatori intervenuti) riportiamo quello della giovane presidente della Vi:Te., la D.ssa Daniele De Gruttola, che ha presentato per la prima volta l’Associazione, ufficializzando così un ruolo importante nel campo della comunicazione e del marketing dei vini campani e dei loro territori di origine.

 pubblicato in Tracce > Italia
il 26 Novembre 2011 TN n. 47 Anno 9


23 novembre 2011

Nel cuore verde dell'Africa



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Viaggio nella riserva di Dzanga Sangha, una delle più grandi foreste del continente, che sta per morire. Alberi abbattuti, animali in pericolo, popolazioni minacciate di estinzione. Parte una campagna del Wwf
Elefanti, la minaccia dei bracconieri
DZANGA SANGHA - Le ferite della foresta si vedono solo dall'alto. Il Cessna a sei posti che decolla da Yaounde, la capitale del Camerun, impiega due ore e mezza per sorvolare il bacino del Congo fino alla riserva di Dzanga Sangha, 50 chilometri al di là del confine, nella Repubblica Centrafricana.

Sulle mappe questo spazio è segnato in verde perché è considerato una massa di vegetazione compatta, una salda barriera tra le megalopoli in espansione e i deserti che avanzano. Ma le mappe mentono.

Appena l'aereo raggiunge i 600-700 metri di quota, appaiono le lacerazioni che sfregiano il tessuto fitto degli alberi. Sono piccole strade dall'aria innocua, piste in terra battuta costruite per catturare qualche briciola di un tesoro naturale che appariva infinito. Anno dopo anno però si sono moltiplicate fino a formare una ragnatela.

Ogni via ha generato grappoli di case e attorno alle case si sono allargate radure in cui la protezione umida offerta dal mantello verde ha ceduto il passo alla morsa arida del sole. Squarci che di tanto in tanto si dilatano: sono segherie che hanno rubato altro spazio chiedendo impianti di produzione elettrica, che a loro volta hanno bisogno di altre strade per far passare i camion, i materiali, gli operai.

"Questi operai spesso si trasformano in disperati all'assalto della foresta", spiega Bryan Curran, un antropologo che lavora nella riserva di Dzanga Sangha. "Nel villaggio qui vicino, a Bayanga, ormai ci sono 4 mila persone: per l'80 per cento vengono da fuori. Erano stati chiamati da una società che aveva deciso di aprire uno stabilimento di lavorazione del legno: nel 2005 ha chiuso e loro si sono trovati senza niente. Cosa pensa che abbiano fatto? Si sono procurati un'arma e hanno cominciato a cacciare di frodo".

Una pila di questi fucili, strumenti artigianali confiscati ai bracconieri, si trova nel deposito delle eco guardie, 42 persone chiamate a sorvegliare 466 mila ettari di foresta. Il risultato di questa missione impossibile è evidenziato dall'enorme catasta di zanne sequestrate, una piccola parte dell'avorio diretto ai mercati clandestini. Con i prezzi attuali ogni chilo vale più di un anno di lavoro nei campi. Un'attrazione che diventa fatale quando ai disperati si aggiungono i trafficanti armati di kalashnikov.

Mitragliatori contro machete perché in Camerun le guardie forestali sono disarmate. "Per prendere i bracconieri abbiamo un'unica possibilità: sorprenderli mentre riposano", racconta Anourou Ousman, che per 100 dollari al mese rischia la vita tutti i giorni. "Li seguiamo per ore senza farci vedere, finché si fermano. Appena hanno posato i mitragliatori abbiamo a disposizione una manciata di secondi: dobbiamo bloccarli prima che riescano a riprendere le armi. Non sempre va bene. Un mio amico è morto due mesi fa: lo hanno catturato e torturato".

E i pericoli non sono legati solo al bracconaggio, ricorda David Hoyle, direttore del Wwf Camerun. Alla pressione dell'industria del legno si è aggiunta quella delle società che cercano ferro, oro, bauxite, diamanti, petrolio. Nel mondo la fame di materie prime aumenta e nella partita si è inserita la Cina con un crescendo impressionante di investimenti. Poi ci sono le coltivazioni di olio di palma: sono arrivate richieste per un milione di ettari, un milione di ettari di foresta da radere a zero.

Assieme agli alberi rischia di scomparire la cultura dei bayaka, i pigmei che per secoli hanno vissuto usando le piante come dispensa e farmacia. Tra le centinaia di vegetali utilizzati dal popolo delle foreste ci sono il kokò, un'erba dal vago sapore di fagioli; le liane che contengono un'acqua simile a quella distillata; il bossò, una corteccia che si usa per curare le carie; il mokata, un viagra naturale.

Per cancellare questa enorme ricchezza naturale basta poco: con qualche colpo di machete e mezz'ora di motosega si trasformano in parquet alberi secolari facendo salire il conto delle emissioni serra. La deforestazione è responsabile del 13 per cento dei gas che minacciano la stabilità climatica - precisa Riccardo Valentini, direttore del Dipartimento scienze forestali dell'università della Tuscia - e il bacino del Congo perde ogni anno 700 mila ettari di verde.

"Per salvare questo patrimonio dell'umanità stiamo lanciando anche in Italia, con l'arrivo di Yolanda Kakabadtse, l'ex ministro dell'Ambiente dell'Ecuador che si è battuta per inserire nella costituzione la difesa della natura come misura del benessere, la campagna per la protezione del cuore verde dell'Africa", annuncia Isabella Pratesi, responsabile Wwf per la conservazione.

"Il bacino del Congo è l'Amazzonia africana: con i suoi 2 milioni di chilometri quadrati, sette volte l'Italia, è la seconda foresta pluviale al mondo. Ospita 10 mila specie vegetali, 400 specie di mammiferi, 1.000 di uccelli, 1.300 di farfalle e specie simbolo come il gorilla, il leopardo, lo scimpanzé, l'elefante delle foreste. Non possiamo lasciarlo distruggere dai bracconieri e da chi vuole strappare alla terra le ultime gocce di petrolio".

MORIA DELLE API, CHIAMATA URGENTE DA TUTTA L'EUROPA




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Postiamo questo articolo riportato da un settimanale on line per continuare il nostro discorso sui rischi che vive la natura per colpa della voracità dell’uomo, soprattutto delle multinazionali che non hanno il senso del limite e credono di essere padroni di questo pianeta. Non c’è da perdere tempo a trovare le ragioni della crisi che il mondo subisce per colpa di questi nuovi potenti affamati padroni, che, in mancanza dei partiti e della politica da essi presi in ostaggio da tempo, nessuno riesce a contrastare. Pensiamo al tecnico Clini, oggi nuovo Ministro dell’Ambiente, che ha mostrato subito il suo filo diretto con quanti vogliono il nucleare e imporre all’Italia ed all’Europa gli Ogm, cioè gli organismi geneticamente modificati. Bisogna solo dirgli bravo per la sincerità con cui si è presentato mostrando di non essere un politico ma un tecnico, a nostro parere, messo nel posto sbagliato. Peccato!
Tornando alle Api ed all’allarme lanciato da tempo, ricordiamo che esse sono le vittime di un sistema produttivo imposto, con la complicità di tecnici informatori e ricercatori, dalle multi nazioni dei concimi e degli antiparassitari e, nel caso delle scelte dl Parlamento europeo, delle case farmaceutiche. Prima inquinano e ammalano e poi trovano ulteriori profitti con i rimedi che, spesso, diventano palliativi.
Un dato è certo ed è quello che ha affermato con forza il premio Nobel Einstein: la scomparsa delle api porta alla fine del mondo nell’arco di cinque anni. Come dire che senza le api non c’è vita e questo non lo dobbiamo mai dimenticare.

Il Parlamento europeo ha votato una risoluzione non-legislativa per invitare l'Ue a coordinare gli sforzi dei Paesi membri e aumentare gli investimenti dedicati al benessere delle api
Benessere delle api: votata una risoluzione europea L'aumento della mortalità delle api potrebbe avere un impatto molto serio sulla produzione di cibo in Europa e sulla stabilità ambientale, visto che la maggior parte delle piante viene impollinata proprio dalle api. L'avvertimento viene dal Parlamento europeo, che martedì ha votato una risoluzione in cui si chiede all'Ue di aumentare gli investimenti nella ricerca di nuove medicine e di coordinare i suoi sforzi per proteggere quella che rischia di diventare rapidamente una specie in via d'estinzione.
"L'impollinazione può essere preservata soltanto con un'azione comune di tutti gli Stati membri" ha dichiarato Csaba Sándor Tabajdi, autore della risoluzione, approvata con 534 voti a favore, 16 contrari e 92 astensioni.
Per ottenere informazioni più accurate sui problemi di salute delle api e consentire comparazioni migliori il Parlamento chiede la costituzione di sistemi di sorveglianza nazionali e l'armonizzazione degli standard sviluppati a livello europeo per la raccolta dei dati.
Secondo la risoluzione, gli Stati europei dovrebbero unire sia le loro ricerche sulla prevenzione, che gli sforzi di controllo e condividere le loro scoperte tra laboratori, apicoltori, agricoltori e le industrie in modo tale da evitare sovrapposizioni. Anche il livello dei finanziamenti alla ricerca nell'Ue dovrebbe essere innalzato così come dovrebbe esserlo il sostegno ai laboratori diagnostici e alle prove sul campo a livello nazionale.
Migliore accesso a nuove medicine
Le regole per autorizzare e rendere disponibili prodotti veterinari destinati alle api da miele dovrebbero essere rese più flessibili e le compagnie farmaceutiche dovrebbero ricevere incentivi per svilupparne di nuovi per combattere l'acaro Varroa, parassita e principale agente patogeno, responsabile di circa il 10% delle perdite annuali. Allo stesso tempo, si dovrebbe evitare un utilizzo eccessivo di antibiotici a causa del loro impatto sulla qualità dei prodotti apistici e della crescente resistenza agli stessi.
Aumentare il controllo sulle malattie
Un altro fattore che sta mettendo in pericolo la salute delle api è la "presenza di agenti tossici, come certi agrofarmaci, nell'ambiente". Secondo il Parlamento dovrebbero essere sostenuti programmi speciali di formazione indirizzati agli allevatori per metterli a conoscenza degli effetti di questi prodotti e sulla possibilità di utilizzare invece altre tecniche di protezione delle piante che non hanno alcun impatto negativo sulle api. Tutto ciò, unitamente a programmi sulla prevenzione e sul controllo delle malattie indirizzati ad apicoltori e veterinari.
Il Parlamento chiede anche alla Commissione di svolgere ricerche obiettive sui possibili effetti negativi delle coltivazioni Ogm sulla salute delle api da miele.
Monitorare le importazioni
La Commissione europea dovrebbe monitorare lo sviluppo della salute degli animali in Paesi terzi, richiedendo gli stessi requisiti restrittivi sulla salute degli animali e mettere in atto un sistema per monitorare i prodotti importati in modo tale da evitare di introdurre nel proprio mercato le malattie esotiche delle api, chiedono i deputati.
L'importanza delle api
I numeri del settore parlano chiaro: si stima che l'84% delle specie di piante e del 76% della produzione di cibo in Europa dipenda dall'impollinazione fatta dalle api. Il settore dell'apicoltura è fonte di reddito, direttamente o indirettamente, per più di 600mila cittadini europei.
La Fai - Federazione apicoltori italiani stima invece che la sola impollinazione alle coltivazioni di interesse alimentare sviluppa incrementi produttivi che in Italia valgono 1,5 miliardi di euro l'anno e in Europa 14,2 miliardi. Ma l'impollinazione incrementa il valore produttivo anche delle colture da pascolo, della produzione sementiera e di fiori ornamentali.
Accoglienza favorevole dalla Fai
"Un solido pilastro sul quale costruire efficaci azioni di incremento della produzione agricola nazionale e comunitaria". Così il presidente della Fai - Federazione apicoltori italiani, Raffaele Cirone, ha commentato il pronunciamento del Parlamento europeo.

L’ACCOMPAGNATORE

da ZACC&BELINA

Zacc- ai colleghi giornalisti Fede ha detto “attenti, potrebbe capitare anche a voi”
Bélina- Fare l’accompagnatore?

21 novembre 2011

LE BRACHE

da ZACC&BELINA


Zacc- permette sono Corrado Clini patito di nucleare e di Ogm

Bélina- lo faccia per Monti, de-Clini l’incarico e tenga su le brache

Buon compleanno, dieta mediterranea


Esattamente un anno fa, il 17 novembre, l’ambito riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità sancito a Nairobi dall’Unesco. Sono trascorsi dodici mesi senza che sia stato dato il giusto risalto e valore
di Pasquale Di Lena

Un riconoscimento soprattutto all’Italia e, dell’Italia, al suo mezzogiorno, dove il grande ricercatore americano, Ancel Keys, con la preziosa collaborazione della moglie Margaret, biologa, ha avuto modo di incontrare, in quella terra incantevole che è il Cilento, un mondo che aveva un suo particolare stile di vita e questo aspetto particolare, una volta messo a confronto con stili di vita di altre sei nazioni, lo ha portato ad affermare il suo valore e significato di salute e di benessere, in particolare della esistenza di una relazione tra la dieta, il colesterolo nel sangue e le malattie arteriosclerotiche.

Una ricerca che ha portato Keys a diventare cittadino di un minuto paesino del Cilento, Pioppi, dove ha vissuto dagli inizi degli anni’60 fino al 1998. Oggi, Pioppi è la capitale riconosciuta di questa importante scoperta che entra dentro la nostra storia e la nostra cultura; mette in luce il valore e il significato del nostro agroalimentare fino a diventarne il contenitore, l’oggetto della sua comunicazione al pari di un prodotto ricco, non solo di qualità, ma anche di un bell’involucro, e, come tale, accattivante per chi sa che la qualità del cibo è non solo salute, anche piacere.

Nell’augurare buon compleanno alla nostra preziosa Dieta, non possiamo non sottolineare la scarsa considerazione che essa ha ricevuto nel corso di questo suo primo anno di vita da una classe politico-istituzionale e dagli stessi imprenditori-trasformatori, che, a nostro modesto parere, non hanno saputo cogliere a volo il significato di quel riconoscimento. Non renderlo, immediatamente, strumento di comunicazione per aggredire i mercati e vincere dando forza alle nostre eccellenze agroalimentari e un po’di respiro ai nostri agricoltori, che stanno cedendo sotto la pressione della crisi, ha fatto perdere una occasione importante.

C’è una eccezione, quella che ben conosciamo per averla vissuta e raccontata su Teatro Naturale, ed è l’iniziativa promossa dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera, attraverso la sua Fidal servizi e dalla Confederazione Italiana Agricoltori, la grande organizzazione professionale del mondo contadino, la “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, che ha animato quella vetrina esclusiva che è diventata “Casa Italia Atletica” in importanti eventi sportivi.

Eventi che hanno visto protagonisti in alcune grandi capitali del mondo i nostri campioni dell’atletica e registato la collaborazione del Mipaaf, dell’Enit, dell’Ice, dell’Unione delle Camere di commercio, di Regioni e Provincie.

Una vetrina promozionale itinerante, Casa Italia Atletica, molto importante per la diffusione del significato e del valore della Dieta Mediterranea che, con i suoi successi nei quattro anni di realizzazione del progetto “Maratona”, ha ricevuto, proprio nel corso di quest’anno, la sua definitiva consacrazione di straordinario ed efficace strumento di comunicazione delle eccellenze Dop e Igp, dei vini Doc e Docg, della bontà della cucina italiana.

Un successo che sta soprattutto nella capacità di saper presentare quello che la Dieta Mediterranea racconta. In pratica il corretto rapporto qualità – sobrietà – benessere che il territorio riesce ad esprimere quale origine dei prodotti che, quasi sempre, sono i suoi testimoni più qualificati.

Nell’augurare buon compleanno alla Dieta Mediterranea vogliamo credere nella continuità della iniziativa promossa dalla Fidal e dalla Cia, e, sperare che ve ne siano anche altre all’insegna di questa risorsa culturale, sapendo che la comunicazione dei nostri territori e del nostro stile di vita, delle nostre eccellenze e della nostra cucina, sono tanta parte di quella immagine bella che vive l’Italia nel mondo. Ma come si sa la comunicazione ha significato solo se non è datata, cioè continuamente si rinnova.





16 novembre 2011

GOVERNO MONTI, C'E' ANCHE L'AGRICOLTURA


Scriviamo questa nota subito dopo l’annuncio del nuovo governo del presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, per dire che - smentendo il Ministro uscente Romano e i due sottosegretari che forse avevano il bisogno di un’ultima dichiarazione da inviare a un’agenzia stampa - il Ministero dell’Agricoltura non è stato accorpato, rimane con la nomina del Ministro dr.Mario Catania per tanti anni Dirigente del dicastero.

Il nuovo Ministro, al quale auguriamo buon lavoro per il bene del settore e del Paese, ha le possibilità di partire subito e di rilanciare questo Ministero che abbiamo avuto modo di frequentare per lunghi anni, avendo così la possibilità di incontrare funzionari e dirigenti di grande valore.

Una notizia che ci conforta e ci lascia sperare in chi ha esperienza e capacità per dimostrare la centralità dell’Agricoltura e come il suo lento abbandono, nel corso di questi ultimi cinquanta anni, sia stato uno dei tanti errori di un sistema ormai fallito e che registra la pesante crisi che vive il Paese.  Una crisi che dal 2004 sta mettendo in ginocchio una realtà di cui, oggi, c’è urgente bisogno se si vuole risalire dal baratro in cui le multinazionali hanno fatto cadere l’Italia e tanti altri paesi dell’Europa e del Mondo.

Una crisi, che è espressione di un sistema che non regge più, e da parecchio tempo, e, comunque, che ha sempre considerato l’agricoltura e, soprattutto, la ruralità, un fastidio, un ostacolo e non scrigno di valori e di qualità della vita.

Qualità della vita ritmata dal tempo e dalle stagioni; dalla solidarietà; dalla capacità di dialogare e di stare insieme; dalla sobrietà, che è la cosa che fa più impazzire i promotori di bolle di sapone, di consumi e di sprechi, di livellamento delle nostre colline e di omologazione dei nostri comportamenti e delle nostre scelte e , quindi, di dipendenza e di mancanza di libertà; dalla capacità di conservare e riprodurre la vita attraverso i semi e le talee e, in questo modo, trasmettere saperi  e sapori con la cultura e la coltura delle eccellenze.

Se Monti ha scelto un esperto c’è da pensare che ha una considerazione per questo mondo e sente la necessità di una sua diversa valorizzazione, diversamente dalla classe politica e dirigente di questo Paese, da tutti i suoi predecessori che hanno governato l’Italia. 

La situazione, a nostro parere, non ha vie di uscita se non si riparte dal bivio dove c’è stata la svolta per colpa di chi ha fatto, da subito, la scelta dell’abbandono dell’agricoltura ed ha dato avvio, attraverso un processo lento, a quella pesante crisi che vive l’impresa agricola con la espulsione della gran parte dei suoi protagonisti, i coltivatori.

Una programmazione basata sulla cementificazione, la solitudine dell’individuo, la concentrazione delle attività in poche mani. Vedi la scomparsa dei piccoli mercati, piccoli negozi, piccole attività artigianali, la scuola, l’Università, la ricerca, la sperimentazione, la diffusione delle concentrazioni commerciali, l’importazione di manufatti, la cultura nelle mani delle multinazionali della chimica e delle modificazioni genetiche, etc., etc., etc..

Un mondo, quello dei poteri forti e della grande finanza, che si è già giocato metà del pianeta e, anche, il futuro stesso dell’umanità, dei nostri giovani che non possono non essere che indignati.

Senza l’agricoltura non c’è programmazione che possa riuscire a rilanciare la crescita. È come voler  cucire una pezza su un pantalone che è completamente consunto e sfilacciato. L’unica possibilità per averlo è cambiarlo e perché ciò sia possibile serve la progettualità, la partecipazione, il dialogo tra i diversi soggetti privati e tra questi e le istituzioni pubbliche per fare squadra e utilizzare al meglio le poche risorse a disposizione e avere la forza e la voglia di cambiare per costruire un domani che, con l’agricoltura, riporti al centro il territorio, la natura che chiede rispetto se si vuole conservare.

pasqualedilena@gmail.com   


Terresacre a Montenero di Bisaccia

di Pasquale Di Lena
In poco tempo - la prima bottigliaè stata chiusa solo 6 anni fa - l’azienda Terresacre di Montenero di Bisaccia (Cb) posta su una delle dolci colline di Montebello è già nota al mondo dei cultori del vino per i primi importanti riconoscimenti e la citazione sulle più diffuse guide dei vini italiani
La sera del 14 novembre l’incontro, il primo, con Terresacre la cantina di Montenero di Bisaccia (Cb) posta su una delle dolci colline di Montebello, il territorio che il nome esprime magnificamente, con la sua posizione di fronte al mare, poco sopra la stretta piana che un tempo vedeva il passaggio dei pastori lungo il Regio Tratturo, L’Aquila-Foggia.

Di proprietà della società agricola il Quadrifoglio, di Anna Rosa Grifone, questa azienda, grazie alla regia di Alfredo Palladino, che ha passione e determinazione, ha dimostrato di essere partita con le idee molto chiare: una bella moderna struttura; ricerca di professionalità e costruzione di una squadra all’altezza della domanda di qualità del mercato; nomi accattivanti, semplici, ma non banali; immagine e voglia di comunicare. Fattori determinanti, come si sa, per avere successo.



In poco tempo - la prima bottiglia tappata appena sei anni fa - l’azienda Terresacre è già nota al mondo dei cultori del vino per i primi importanti riconoscimenti e la citazione sulle più diffuse guide dei vini italiani. Con il suo “Rispetto Experientia Manet” Molise rosso Doc 2007 è nella “Top Hundred”, cioè, secondo la guida “Golosaria” 2012, tra i cento migliori vini italiani.

Una realtà che va ad arricchire il patrimonio di 25 aziende vitivinicole che il Molise esprime con più di una peculiarità, non solo di nuove vigne e di nuove aziende, la gran parte delle quali nate nel corso di questo primo decennio del terzo millennio, ma in mano a giovani, in particolare donne che hanno dimostrato, anche in questa piccola regione, di essere un valore aggiunto per il vino.

L’occasione di questo nostro incontro è stata la presentazione ufficiale, in un clima di grande ospitalità, dell’azienda, e, la degustazione, in perfetto abbinamento con assaggini succulenti di una cucina interessante, di tre dei suoi nove vini prodotti.

“Oravera”, Falanghina del Molise Doc 2010, ha avuto un passaggio di 8 mesi in barrique e, come tale, si presenta aromatica, elegante, caratteristica, piacevole al palato, di buona acidità che la rende adatta a quel boccone di bontà proprio di questi luoghi, la “ventricina”, l’insaccato che a noi è piaciuto definire, anni fa, “il salume che si scava e non si taglia”.

Il vino Tintilia del Molise Doc 2008, a ben rappresentare il ruolo di testimone assunto da questo grande vino dell’unico vitigno autoctono del Molise, ora, dopo il suo riconoscimento di vino doc alla fine della primavera di quest’anno, tutto e solo molisano. Una Tintilia dal bel colore rosso rubino, dal tipico profumo di frutta matura con note di frutti di sottobosco, gusto pieno di eleganti tannini, persistente in bocca, di buona struttura. Un insieme di caratteri che la rendono sposa di piatti importanti come i primi a base di sughi impegnativi, carni rosse e formaggi stagionati.

E, nel rispetto dell’ordine dato dall’annata, il premiato “Rispetto Experienza Manet” Doc Molise rosso 2007, tutto a base di uve “Montepulciano”, un vino di grande rispetto appunto, importante, che premia la buona tavola e il palato esigente, e, che rispecchia l’anima del suo autore, l’enologo Goffredo Agostini, che abbiamo avuto modo di conoscere anni fa all’inizio del suo percorso di bravissimo autore di vini.

Una gamma di vini ricavati da vigne sparse, per 40 ettari di superficie, tutte intorno alla cantina, dove sono preminenti i vitigni “Montepulciano”, “Sangiovese”, “Trebbiano”, “Merlot” e, appunto, “Falanghina”, diffusi da tempo in questa parte del Molise che apre all’Abruzzo, la patria per eccellenza del “Montepulciano”, il vino che dà la denominazione di origine controllata più grande dell’Europa.

Una presentazione che ha dato l’avvio ad una serie di incontri, tutti nel Molise, a testimoniare quelle idee chiare di cui parlavamo all’inizio, fondamentali per il marketing, con la prima e più importante promozione rappresentata da quella che viene fatta con i familiari ed i vicini di casa, prima di avventurarsi alla ricerca di mercati lontani.

Una interessante realtà anche per le ricche possibilità di ospitalità, con un albergo e annesso ristorante di specialità locali, in particolare la già citata e mitica ventricina.

15 novembre 2011

AGROALIMENTARE MOLISANO, UN BISOGNO URGENTE DI SINERGIE




 C’è la necessità, alla luce della pesantezza della crisi e della poca o scarsa disponibilità di risorse, di rivedere tutta l’impostazione della comunicazione dell’agroalimentare e di renderla strumento di quel marketing territoriale che, fino ad ora, ha svenduto il Molise più che promuoverlo.

C’è bisogno di dialogo e collaborazione tra i diversi soggetti pubblici e privati, cioè di sinergia, di mettere in campo subito una strategia di marketing per far vivere a questo nostro Molise quell’immagine che non ha e per dare alle aziende, oggi nelle mani, nella quasi generalità, di giovani imprenditori, in gran parte donne, gli spazi necessari di mercato che servono per crescere e conquistare quel valore aggiunto che non c’è da tempo.

Un valore aggiunto che, come sa chi conosce gli imprenditori agricoli, viene utilizzato e speso nel Molise per nuovi investimenti in azienda e non portato altrove, come succede per quanti si appropriano del nostro territorio e i successi li vanno a investire altrove.

L’altra sera eravamo nella cantina di Montenero di Bisaccia di proprietà della società agricola il Quadrifoglio, Terresacre, a vivere, insieme a vecchi e nuovi amici, la presentazione di questa nuova interessante realtà della vitivinicoltura molisana e a degustare tre dei suoi nove vini prodotti a partire dal 2006 (una “Falanghina del Molise” DOC 2010; una “Tintilia”, DOC 2008, entrambi con passaggio in barrique e un Montepulciano in purezza, “Rispetto Experienza Manet” Molise rosso DOC 2007, inserito tra i Cento migliori vini italiani - Top Hundred- della guida Golosaria 2012), tutti magnificamente abbinati ad assaggi preparati da una brigata di cuochi davvero bravi.

Un’azienda che, come altre nate in questo ultimo decennio, ha mostrato di essere partita con le idee chiare riguardanti la struttura, la scelta dei vitigni e delle collaborazioni, la ricerca della qualità e della immagine che deve accompagnare questo requisito fondamentale per la conquista dei mercati e dei consumatori anche i più esigenti, la strategia di comunicazione e gli obiettivi che si intendono raggiungere.

Un progetto che vive della regia di Alfredo Palladino, con i vini affidati a un bravissimo enologo, il nostra amico Goffredo Agostini che ha al suo fianco, come preziosa collaboratrice, Valentina Ciccimarra, una giovane molto entusiasta del suo lavoro di consulente.

Abbiamo parlato con Alfredo per avere conferma delle nostre impressioni che non fanno altro che confermare il nostro positivo giudizio che riguarda le 25 aziende vitivinicole molisane in mano, ripetiamo, a giovani ricchi di ambizioni e di entusiasmi. Elementi fondamentali a far vivere le passioni per quello che uno fa e vive con il pensiero proiettato nel domani.

Un giudizio che riguarda anche i giovani produttori di olio che hanno dato vita a Larino a MolisExtra, un’associazione presieduta da Francesco Travaglini particolarmente attenta alla comunicazione dei nostri grandi oli ed al marketing in generale. Senza dimenticare i nostri bravi casari e norcini; gli stessi cercatori di tartufi e quanti operano nel campo della enogastronomia, in particolare i ristoratori, che possono svolgere un ruolo decisivo per i nostri prodotti ed il nostro turismo, nel momento in cui la sinergia diventa anima di ogni strategia ed azione.

Una realtà, quella della produzione e della trasformazione dei prodotti agroalimentari, davvero interessante, complessa, fondamentale per la salvaguardia stessa del nostro territorio e dei valori che esso esprime

Una realtà fatta di grandi individualità ma, purtroppo, anche di una scarsa propensione a stare insieme ed a dialogare costantemente con le istituzioni ai vari livelli, per poter dar vita a quella strategia di marketing di cui parlavamo all’inizio e di cui ha bisogno urgente la realtà produttiva molisana per diventare una realtà vincente per sé e l’intero Molise.

Ecco che solo se si attivano sinergie capaci di far vivere la comunicazione e promozione della qualità, come priorità e non come un’azione aggiuntiva dell’attività aziendale, si è in grado di poter rispondere positivamente ai bisogni dei singoli protagonisti e della collettività.

Ed a questa strategia, se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, che realtà come Terresacre, oggi diffuse, e protagonisti giovani come Alfredo Palladino possono dare un contributo notevole. 

pasqualedilena@gmail.com