27 febbraio 2011

BARZELLETTA GLOBALE

da ZACC&BELINA


Zacc- invece di attaccarlo bisognerebbe dire agli italiani di fare come lui quando non ha da mettere mano nelle tasche per il bunga bunga

Bélina- fare la vittima; attaccare lo Stato e la magistratura; rifiutare il proprio giudice e non presentarsi ai processi; evitare di pagare le tasse; attaccare la scuola pubblica; trasformarsi via via in padreterno, muratore, vigile del fuoco, carabiniere; raccontare bugie e chiamare Bonaiuti per smentire un minuto dopo; nominare non solo i direttori dei suoi giornali e delle sue televisioni ma anche quelli della tv pubblica; intervenire a piedi giunti nei talk show; far pagare allo stato i suoi avvocati e alla tv pubblica i suoi megafoni di nome Sgarbi, Ferrara & Co.; eleggere il primo o la prima arrivata per dimostrare che il Parlamento non serve a niente e non lo fa lavorare; amare i peggiori dittatori ed a qualcuno, se serve, baciare anche la mano. Una raccomandazione d’obbligo: è più che certo che fare tutto questo comporta di diventare ridicoli agli occhi del mondo, una barzelletta globale.


da ZACC&BELINA

INI INI

Zacc- ha incassato 118 milioni di euro. È il solo che guadagna

Bélina- insieme alle ragazze del bunga bunga, Fede, Mora, Minzolini, Signorini, Verdini e tutti gli altri ini ini


ALÉ MANNO

Zacc-la città “sicura” di Alemanno è segnata da morti e stupri

Bélina- anche da assunzioni di amici e parenti

26 febbraio 2011

IL MUTANDARO DEL PIAZZISTA


Zacc- Ferrara torna in TV a riscuotere il compenso pattuito con il piazzista

Bélina- è così. A furia di compensi da ratto comunista si è trasformato in un elefante con le mutande

25 febbraio 2011

L’ETERNO ADDORMENTATO


Zacc- questa volta si è addormentato nel corso degli stati generali di Roma

Bélina- per forza, non lo fanno lavorare e lui si annoia


IL GIOCO DELLE PARTI


Due dicono di no a un Consiglio regionale di 32 consiglieri perché sono troppi. Sono i due consiglieri che si sono trovati bene con gli altri 28 anche perchè nessuno li ha disturbati nel sonno vissuto per non fare opposizione in omaggio al grande Michele I da Morrone. Insomma, è meglio non cambiare. Altri due, invece, si sono astenuti per non dire che erano in fondo d’accordo con gli altri di passare a 32, ma non erano d’accordo di far sapere al popolo molisano il loro pensiero per paura di essere maltrattati da gente che ha una santa pazienza ma non si sa mai fino a quando. Altri due non si sono proprio presentati, sicuri com’erano che ci avrebbero pensato gli altri a fare quello che loro volevano che si facesse ma senza la necessità di dover poi giustificare la loro decisione. Tre si sono addirittura allontanati per non votare. Qualcuno può pensare che sono stati presi da una improvvisa sensazione di vomito o da una diarrea incontenibile. No!!! Solo da un forte desiderio di nascondere la mancanza di coraggio e non dire con Don Abbondio “ se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare”.
Il resto ha votato per l’aumento del numero dei consiglieri da 30 a 32, la possibilità di nominare ben 8 assessori esterni e perfino un sottosegretario.
In sintesi si può dire- sta qui la ragione di non aver riportato i nomi - che poi, alla fine, erano tutti d’accordo, dovevano solo animare il teatrino con il gioco delle parti perché la commedia potesse avere la continuità che ha avuto in questi quattro anni e poco più di vita di una legislatura, sotto il segno di Michele I da Morrone e, come tale, all’insegna dell’unanimità.
Una commedia che deride la realtà del momento così duramente segnata da migliaia di morti per mano di despoti, tiranni sanguinari e avidi di denaro; fuochi di rivolta che bruciano davanti la casa dei siciliani come dei molisani, con somma gioia di Bossi ed i suoi seguaci che sperano in un’ondata di africani per fare demagogia e coprire le malefatte delle regioni del nord e della Lega; segni evidenti di incapacità del ministro degli esteri italiano (purtroppo non è il solo), che sotto sotto teme la vittoria di Gheddafi, e spiragli di senso di colpa del Presidente, tutto preso a vedere come azzerare la Carta costituzionale; il salto del prezzo del petrolio che porta al salto dei prezzi per una massa sempre più numerosa di giovani senza lavoro e di famiglie disperate per non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Non basta essere vènti come siamo noi per sentire le paure, il disagio di queste persone. Basta un minimo di sensibilità per accorgersi di questa realtà.
Con l’approvazione dello Statuto, in pratica sono tutti d’accordo, ma, presto, tutti pronti a giustificare questo loro atteggiamento una volta capito che i due consiglieri in più possono danneggiare i maggiori partiti che si sono messi d’accordo sulla spartizione dei due consiglieri in più ed ora promettono di fare la prossima campagna elettorale per modificare il loro voto favorevole ai 32 consiglieri. Viene da dire che di fronte al vuoto di idee e di programma hanno un argomento sul quale fare discutere le persone.alle prossimi elezioni. Le conferenze stampe e le dichiarazioni saranno più di una anche di chi si è assentato per non votare ed avere oggi la possibilità di rimediare chiamando i molisani a fare un referendum. Il solo che non avrà niente da dichiarare sarà proprio Michele I da Morrone, che, con questi straordinari, impensabili personaggi della politica molisana vigila sereno sulle sorti della Regione e sarà lui a decidere fino a quando.
A Vòreie

ZACC&BELINA


AI CARABINIERI

Zacc- alla festa dell’Arma, che io applaudo, ha detto di essere un nonno e un padre

Bélina – nei secoli bugiardo ma non fedele

24 febbraio 2011

PUBBLICITA’ INGANNEVOLE

ZACC&BELINA

IL BACIAMANI

Zacc- è risaputo che è un pazzo che governa e si sente onnipotente. Un criminale che odia la democrazia. Un massacratore del popolo

Bélina – da baciargli le mani

FAZIOSO SERVO


Zacc- a che serve un consiglio di amministrazione della Rai se non è in grado di cacciare neanche chi l’affossa!

Bélina- a pettinare Minzolini per il suo padrone

22 febbraio 2011

da ZACC&BELINA

È UNA PAROLA!

Zacc- i dittatori si riconoscono da come sono restii a lasciare il potere

Bélina- anche dall’uso che fanno della parola popolo


SEMPRE DIETRO

Zacc- l’inutile ministro Frattini

Bélina- l’arte di accodarsi

18 febbraio 2011

L'AGRICOLTURA CANCELLATA

Una riflessione che pongo all’attenzione delle on. De Camillis e Di Giuseppe, che so componenti della commissione agricoltura della Camera dei Deputati, ma anche degli eletti, ai vari livelli, nel Molise che governano o fanno opposizione e di quanti si occupano di questo settore centrale dell’economia e di grande attualità



Non ci sono solo i governi Berlusconi a confermare questa mia convinzione che l’agricoltura è stata cancellata, ma una intera classe politica e dirigente che ha assecondato questi governi, con il risultato di ridurla a poca cosa dopo averla consegnata nelle mani delle banche e della speculazione edilizia che continua, oggi più di ieri, a mangiarsi i territori più fertili e quelli più significativi per la salvaguardia ambientale e della biodiversità.
Se c’era bisogno di una conferma, il decreto, noto con il nome Milleproroghe, con il quale si recuperano eventuali lacune lasciate nel Bilancio dello Stato di fine anno, passato all’approvazione del Senato ed ora all’attenzione della Camera per la sua definitiva approvazione, dimostra ancora una volta che l’abbandono di questo fondamentale settore trova la sua ragione nella perdita costante di una cultura della programmazione che ha reso possibile lo squilibrio pesante tra città e campagna; industria e agricoltura. In pratica la costante disattenzione porta a pensare al tentativo di una sua definitiva cancellazione.
A parte il rinvio delle multe delle quote latte che interessano solo gli allevatori del Nord e la Lega di Bossi, con costi pagati da tutti i cittadini e, soprattutto, dall’agricoltura e dalla zootecnia del resto del territorio nazionale, il Milleproroghe, invece di dare, toglie.
Toglie al settore bieticolo-saccarifero, già in ginocchio, nel momento in cui annulla la richiesta urgente di almeno 20 milioni per rendere meno pesante la difficile situazione; non risponde al bisogno di un “bonus per il gasolio” per alleviare i costi di tante attività bisognose di energia per il riscaldamento ed altre attività; fa sparire il sostegno all’Aia, l’associazione degli allevatori, con pericoli evidenti, soprattutto per le bovine da latte, per la genetica, che vede il nostro patrimonio primeggiare nel mondo, e, per l’intero sistema degli allevamenti, con la qualità fino ad ora espressa e garantita al consumatore dalle nostre eccellenze alimentari nel campo dei latticini e dei formaggi.
Resta, come detto, solo il rinvio, del tutto ingiustificato, se non per un contentino del Governo nazionale alla Lega, delle multe sulle quote latte, con cui il partito delle “secessione” ha navigato in questi anni e continua a farlo, ripetiamo, a spese di tutti i cittadini italiani e di quella zootecnia che non ha provocato le multe, davvero salate, come nel caso dei 674 allevatori delle regioni del nord. Più che allevatori si possono meglio definire i furbetti della situazione, quelli che gridano più forti degli altri: “Roma ladrona”.
Per quanto mi riguarda, dico che la ratio del Milleproroghe non è una semplice dimenticanza, ma il segno di un chiaro disegno politico che va avanti da qualche decennio e che, a partire dai primi anni di questo secolo, ha messo in luce la natura strutturale di una crisi che i processi in atto e le misure prese con il decreto più volte citato renderanno ancora più pesante.
Si tratta, per questo governo e per chi controlla oggi la politica, di rendere l’agricoltura, già debole per i forti indebitamenti accumulati in questi ultimi anni, a causa della mancanza di reddito e di bilanci aziendali in rosso, ancora più debole, e sempre più strumento nelle mani della finanza e dei nuovi imprenditori dell’energia pulita (la bio-energy); della speculazione edilizia e del furto dei nostri territori più vocati alle produzioni di qualità e, anche, alla bellezza de paesaggio ed alla salute dell’ambiente.
In questo modo, gli speculatori e i falsi imprenditori (quelli che lavorano con i nostri soldi, senza mai rischiare in proprio) verranno a riempire le loro tasche delle preziosità offerte dal nostro territorio per poi rivenderle e, con gli ingenti guadagni, investire altrove. Con gli approfittatori di ieri e di oggi sempre più ricchi e la comunità, con il suo unico bene, il territorio, sempre più poveri, senza parlare della riduzione al lumicino del mondo contadino e della ruralità di cui tanto si parla, ma, visto come continuano ad andare le cose, solo a sproposito. Un mondo, quello contadino, che, una volta ridimensionato e ridotto ai minimi termini, porterà alla perdita netta di valori e di risorse ed alla impossibilità di rilanciarlo e renderlo protagonista di quello sviluppo di cui ha bisogno il Paese, ma, non solo, anche il pianeta che non è più in grado di rispondere ai bisogni dell’umanità nel momento in cui è stato derubato dalla stupidità del consumismo e dello spreco.
Tutto questo mentre è urgente porre sul tavolo della discussione, se si vuole davvero uscire dalla crisi, la centralità dell’ambiente e dell’agricoltura.
Sarebbe bene sapere cosa ne pensano le nostre due Parlamentari, componenti della commissione Agricoltura della Camera, le On. De Camillis e Di Giuseppe, anche per capire il loro impegno per eventuali modifiche alla Camera; qual è il loro ragionamento intorno ad un settore che segna il Molise più di ogni altra Regione d’Italia e, come tale, ancora più centrale che altrove.
Per quanto mi riguarda, sarei felice se questa nota avesse la capacità di aprire un dibattito e sarei oltremodo grato a chi vuole dare il suo contributo a far capire su cosa poggiare la costruzione del futuro della nostra Regione e del Paese.
Penso alle Onorevoli prima citate, che hanno sicuramente più ragioni di me per entrare nel merito di questa grande questione, l’agricoltura, oggi, ancor più che nel passato, ma anche a quanti stanno, da tempo, scaldando i motori per le prossime scadenze elettorali, oltre che agli imprenditori ed alle organizzazioni professionali, ai semplici cittadini che hanno a cuore il domani.

17 febbraio 2011

da ZACC&BELINA



DEBOLE DI CUORE

Zacc- Bondi parla della Finocchiaro e dice - Se le restasse un residuo di correttezza e di coscienza del proprio ruolo, nonché della funzione della politica, chiederebbe immediatamente scusa».

Bélina- povero cristiano! Non gli hanno ancora raccontato del processo breve al suo padrone. C’è necessità di farlo con cautela, la notizia potrebbe risultargli fatale

LA ZANICCHI

Zacc- a Luca e Paolo ha raccomandato di fare la stessa satira sulla sinistra!".

Bélina- ma la sinistra, purtroppo per la satira, non ha un berlusconi

16 febbraio 2011

"PIACENTINU ENNESE" DOP


È UN FORMAGGIO SICILIANO "PIACENTINU ENNESE" DOP A PORTARE A QUOTA 1000 (504 DOP; 463 IGP; 30 STG) I RICONOSCIMENTI IN EUROPA ED A RAFFORZARE IL PRIMATO ITALIANO, CHE SALE A QUOTA 223 (138 DOP, 81 IGP, 2STG).

È un altro delizioso prodotto siciliano, questa volta un formaggio ovino della Provincia di Enna, la Dop che dato all’Europa la possibilità di raggiungere quota 1000 riconoscimenti Dop, Igp e Stg.

La notizia diffusa ieri di quota 1000 riconoscimenti Dop, Igp e Stg, con la dichiarazione giustamente entusiasta del Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, non riguarda l’Italia ma l’Europa nel suo complesso, tant’è che lo stesso Ministro sottolinea “sono orgoglioso di questo riconoscimento (Piacentinu ennese Dop, un formaggio a base di latte ovino che riporta all’antica tradizione dell’arte casearia del territorio di Enna, n.d.a.) che rappresenta un traguardo importante sia per l’Italia, che consolida così il suo primato con 221 specialità tra Dop e Igp, sia per l’Europa che raggiunge quota 1000 prodotti di qualità riconosciuta”.

A noi, che monitoriamo da tempo questa straordinaria realtà offerta soprattutto dal territorio, quale origine di una denominazione, mancava ancora uno, per un banale errore di calcolo dei riconoscimenti assegnati alla Germania. Ci scusiamo per questa informazione errata, che, però, non ci priva della possibilità di essere anche noi orgogliosi e felici di sapere che a tagliare questo importante traguardo sia un prodotto italiano e, in particolare, una Dop della Sicilia che, con gli ultimi tre riconoscimenti, nell’arco di una settimana, ha staccato la Lombardia di tre scalini (25), e si sta avvicinando all’Emilia Romagna (32), seconda in classifica, e al Veneto saldamente al primo posto con 34 riconoscimenti Dop e Igp. Seguono Toscana e Lazio (21), Campania (20), Piemonte (18) e via, via, tutte le altre.

In verità il primato dell’Italia sale a quota 223 dovendo aggiungere anche le 2 Stg.

Il quadro con questo nuovo traguardo raggiunto si compone di 1000 riconoscimenti (504 Dop; 463 Igp; 30 Stg) a livello europeo con l’Italia (138 Dop, 81 Igp, 2 Stg) che rappresenta il 22,3% del totale e va ad aumentare il distacco sulla Francia a quota 183 (81 Dop, 102 Igp), la Spagna 146 (77Dop, 66 Igp, 3Sttg); il Portogallo 116 (58 Dop, 58 Igp), la Grecia 88 (65 Dop e 23 Igp), la Germania 79 (30 Dop e 49Igp), a seguire tutti gli altri paesi europei.

L’Italia porta a 41 il numero dei riconoscimenti nella classe dei Formaggi, dove fa meglio solo la Francia con 47 certificazioni. Quest’ultima, con il riconoscimento Igp, consolida il suo primato nelle Crani Fresche, portando il totale della classe a 59. Segue, da lontano, il Portogallo con 27 certificazioni, mentre l’Italia ha, in questa classe, solo 3 riconoscimenti.

Ma torniamo al nostro “Piacentinu”, che sta a significare la piacevolezza di questo pecorino prodotto da latte munto dalle note e riconosciute pecore autoctone dell’isola, in provincia di Enna, come la Comisana, la Pinzirita e la Valle del Belice. Un pecorino a forma cilindrica e dalla crosta gialla per la presenza di zafferana, che piace per la delicatezza della sua pasta anch’essa di colore giallo per la presenza dello zafferano, che si lascia sentire quando si gusta, insieme a note lievi di piccante che aumentanp e si intensificano con il procedere della stagionatura.

Mille è un numero che si addice alla Sicilia ed ai festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia, come pure la tipologia formaggio, che, a nostro parere, è, insieme all’olio, alla pasta, al pomodoro ed alla polenta, al vino, un prodotto che unisce l’Italia e contribuisce a dare alla sua gastronomia quella forte identità riconosciuta in tutto il mondo.
pasqualedilena@gmail.com

14 febbraio 2011

ACCECATI DALLA RABBIA



da ZACC&BELINA



Zacc- Ferrara ridicolo, un pezzo di bikini in testa!


Bélina- era solo uno slip maschile che si adattava perfettamente alla sua testa


Zacc- per la Santanchè tutte le donne che ieri sono scese in piazza hanno dimostrato di essere strumenti degli uomini


Bélina- il suo è come sempre un pensiero orizzontale


Zacc- per la Gelmini erano poche e radical chic


Bèlina- un pensiero il suo non solo orizzontale ma anche piatto


Zacc- Cicchitto, il mitico Cicchitto, ha detto che non è la piazza che decide le sorti del governo


Bélina – ma la pazzia per le donne del suo capo


Zacc- però la Gelmini un pensiero ce l’ha. Gli occhiali


Bèlina- solo per guardare la punta del suo naso


Zacc- Berlusconi ha detto che ha sempre valorizzato le donne….hanno una marcia in più


Bélina- ieri lo hanno dimostrato. Bravo Papi!


10 febbraio 2011

''ALLARME ROSSO PER LE API L'ITALIA VERSO L'OK AI PESTICIDI KILLER''


. PANELLA (UNAAPI): .


MENTRE IL MONDO SI MOBILITA (DAGLI USA ALL’INGHILTERRA ALL’UE)

“Se già a settembre 2010 la “motivazione” del Decreto di riconferma della sospensione in Italia dell’uso dei pesticidi “killer” delle api, i neonicotinoidi, per la concia del mais era apparsa strana perché solo fino a giugno 2011, invece che per un anno, ora il Decreto 15 ottobre 2010, a firma del Ministro della Salute Ferruccio Fazio (modifica al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non lascia dubbi e prepara il terreno al riutilizzo degli insetticidi neurotossici”. E’ l’allarme lanciato dal presidente Unaapi-Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani Francesco Panella, per il quale il Decreto “dietro l’apparente motivazione di applicare una Direttiva comunitaria, prelude e preannuncia palesemente la volontà del Governo italiano di esaudire le multinazionali venditrici di chimica e la filiera di interessi da esse dipendenti, definendo come “accidentali” morie e spopolamenti di alveari verificatesi in Italia in modo crescente fino al 2008, e di ri-autorizzare a breve le conce “killer” di api e ambiente in Italia”.



“E questo - sottolinea Panella - proprio ora che dalla relazione finale della ricerca Apenet, promossa dal Ministero delle Politiche Agricole, emerge che sono accertati gli effetti letali sulle api degli insetticidi sistemici in fase di semina del mais, e sono confermati possibili rischi del loro effetto tossico cronico nel tempo sulle api”. Ma non solo: “un documento, pubblicato da WikiLeaks - spiega Panella - rende nota la collusione tra l’Epa (Agenzia Usa per l’Ambiente) e la Bayer per consentire, nonostante gli avvertimenti dei suoi stessi scienziati, l’autorizzazione d’uso della clothianidina (insetticida neonicotinoide che permea nel tempo piante e ambiente con drammatici effetti tossici per le api), consentendo così al colosso della chimica di realizzare un business di 183 milioni di euro nel solo 2009”. Alla luce di ciò, il National Honey Bee Advisory Board e la Federazione Americana degli Apicoltori, l’Associazione Americana di Produzione del Miele, Beyond Pesticide, Pesticide Action Network North America ed il Centro per la Biodiversità hanno chiesto all’Epa di prendere misure urgenti per fermare l’uso dell’insetticida.



C’è poi l’inchiesta del quotidiano inglese “The Independent” che si chiede come possa essere nascosto e non pubblicato lo studio dell’equipe di scienziati del Ministero dell’Agricoltura Usa, “che dimostra la capacità di dosi infinitesimali di neonicotinoidi nello scatenare una patologia micidiale per le api. Studio che - spiega Panella - nel riconfermare uno analogo, ma pubblicato, effettuato in Francia inchioda tali molecole quali imputate dell’indebolimento immunitario delle api”. E, sempre in Inghilterra, per la prima volta una mozione (Early Edm Motion Day 1267) è stata presentata alla Camera dei Comuni da un gruppo di deputati laburisti per chiedere al governo il ritiro dell’autorizzazione delle molecole a effetto sistemico neurotossico. Ma, soprattutto, aggiunge Panella, c’è “l’impressionante successo della campagna lanciata da Avaaz.org - inizialmente rivolta al Ministro dell’Agricoltura francese e poi diventata un “ronzio globale” dagli Usa all’Europa - con oltre 1 milione di persone da tutto il mondo che hanno sottoscritto l’appello per la sospensione degli insetticidi neurotossici “finché e qualora nuovi e indipendenti studi scientifici dimostreranno che siamo al sicuro””. Non per l’ultima, l’istituzione di un laboratorio di riferimento Ue per la salute delle api, da aprile 2011, a Sophia Antipolis in Francia, per far fronte alla carenza di dati comparabili.



In Italia? “Nonostante lo stop alle molecole neurotossiche per la concia dei semi - conclude Panella - nel 2010 si sono conseguite ottime medie produttive di mais, senza danni di rilievo da parassiti, in particolare laddove si è praticata l’antica ed efficacissima pratica della rotazione delle colture. E con notevole risparmio: per l’ambiente e per le api, ma anche per i coltivatori di mais, grazie al divieto di commercializzazione delle remunerative (per chi le vende) conce neurotossiche del mais, con alcune decine di milioni di euro rimaste nelle tasche degli agricoltori italiani”. Intanto la Regione Emilia Romagna scenderà in campo per chiedere lo stop definitivo all'uso dei neonicotinoidi.

nostro commento
Einstein sosteneva che un mondo senza più api ha si e no cinque anni di vita davanti a se. Viene negata, in pratica, la possibilità di procreazione, che questi operosi e stupendi animali alimentano con la impollinazione. È il segno della stupidità e dell’avidità delle multinazionali che, “pur di fare cassa”, come dice l’uomo di Comunione e Liberazione, sono pronte a tutto.

9 febbraio 2011

TEMPO INCERTO

da ZACC&BELINA


Zacc, anche Amato vuole "un'Italia sobria, che lavora e fa l'anniversario piuttosto che un'Italia che se ne va in vacanza".

Bélina- ma se ieri parlava di crescita!

6 febbraio 2011

LA SICILIA E LA SARDEGNA RAFFORZANO IL PRIMATO ITALIANO DELLE ECCELLENZE DOP, IGP E STG



Un’arancia Dop, quella di Ribera, in provincia di Agrigento e un limone Igp, quello di Siracusa, insieme al carciofo spinoso di Sardegna, portano a 222 le nostre certificazioni Dop, Igp e Stg e fanno salire a 997 i riconoscimenti in Europa. La Sicilia, così, va a prendere il secondo posto tra le Regioni italiane, dopo il Veneto e la Emilia Romagna, e scavalca la Lombardia

È passato un mese e mezzo dal 18 dicembre 2010, quando sulla GUE venivano pubblicate gli ultimi riconoscimenti Dop e Igp, con la Carota Novella di Ispica, Igp, il piccolo centro in Provincia di Ragusa, che faceva avanzare di un passo il primato dei riconoscimenti sempre saldamente in mano all’Italia e di tre posti il quadro complessivo dell’Europa. L’Italia a quota 219 ( 135 dop. 82 Igp 2e 2 Stg) e l’Europa a quota 994 e, in questo modo, sempre più vicina al traguardo dei mille riconoscimenti.
Ancora una volta è la Sicilia con due prodotti ad aggiornare il quadro delle eccellenze agroalimentari con una Dop, Arancia di Ribera, e una Igp, Limone di Siracusa, dando così giusto riconoscimento alla sua fama di terra degli agrumi, da delicato e inebriante profumo di zagara. A dare man forte a questo avanzamento dell’Italia sul resto dell’Europa è intervenuta l’altra grande isola, la Sardegna, con la Dop, Carciofo Spinoso di Sardegna.
L’Europa, grazie a i tre prodotti italiani e grazie a un prodotto a base di carne Hofer Rindfleischwurst Igp della Germania, raggiunge quota 997 (503 Dop; 462 Igp; 30 Stg), delle quali, si ricorda, due sono extra europee: il Café de Colombia (IGP) e Longkou Fen Si, IGP cinese.
In pratica siamo prossimi a festeggiare i mille riconoscimenti, con l’Italia va a rafforzare il suo primato, visto il salto di tre scalini, da 219 a 222 (137 Dop; 81 Igp, 2 Stg), seguita dalla Francia con 182, dalla Spagna con 146, dal Portogallo con 116, dalla Grecia con 88, dalla Germania con 78 ed, a seguire, le altre..
Tre prodotti, le due Dop siciliane e la Igp della Sardegna, inseriti nella classe degli ortofrutticoli che vede l’Italia con 87 riconoscimenti accrescere il suo distacco sulla seconda classificata la Spagna, ferma a quota 46. Riconoscimenti che accrescono la fama del nostro Paese di giardino diffuso, in particolare nel sud e nelle isole.
La Sicilia, con i due nuovi riconoscimenti , sale a quota 26 e, anche se lontana dal Veneto, che con 34 certificazioni guida la classifica davanti alla Emilia Romagna (32), fa un bel salto e si stacca dalla Lombardia (24), dalla Toscana e Lazio (21), Campania (20), Piemonte (18) e via, via, tutte le altre per conquistare da sola il terzo gradino con 26 Dop e Igp, mentre la Sardegna sale a 7 e va ad affiancare l’Umbria e la Basilicata.
Ed ora vediamo le caratteristiche di queste nuove delizie della nostra tavola e della Dieta Mediterranea, partendo dal Carciofo Spinoso della Sardegna Dop, dalla forma affusolata con le spine di colore giallo e profumo intenso e floreale, sapore gradevole con il suo amaro che si equilibra con il dolce. La particolare tenerezza lo rendono appetitoso da crudo. Rappresenta da solo il 23 della produzione dell’isola occupando 1700 ettari di superficie, soprattutto lungo la fascia litoranea dell’Isola, in particolare il Basso Sulcis, il Campidano di Cagliari e Oristano, la Baronia e l’Ogliastra la piana del Coghinas e l’Itterese.
Arancia di Ribera Dop, prodotta dagli aranceti coltivati in 13 comuni della Provincia di Agrigento e in uno ricadente nella provincia di Palermo. Il cuore di questa coltivazione è la ridente cittadina che le ha dato il nome, Ribera, situata su un leggero altipiano che scende lentamente verso il mare stupendo guardato dall’antica Eraclea Minoa con i resti situati sul bordo di una collina poco sopra una spiaggia ricca di bianche dune. Appartiene alle arance bionde di tre varietà “Brasiliano”, “Washington navel “ e “Navelina”, dalle caratteristiche succose e senza semi. Matura a partire dal mese di dicembre e rappresenta magnificamente il territorio di provenienza diventandone un testimone importante con questo suo riconoscimento Dop.
Limone di Siracusa Igp, proveniente dalla cultivar “Femminello di Siracusa”, si si presenta sottoforme e colori diversi a seconda dell’epoca di raccolta: primofiore , dal 1° di Ottobre al 15 di Aprile e si distingue per il suo colore che tende dal verde chiaro al giallo citrino; bianchetto o maiolino dal colore giallo chiaro si trova dalla seconda metà di Aprile a tutto il mese di Giugno; verdello o limone d’estate, anch’esso dal colore verde chiaro che compare dal 1° luglio per poi cedere il posto alla fine di Settembre al primofiore.
pasqualedilena@gmail.com

2 febbraio 2011

da ZACC&BELINA



IL RISVEGLIO DEL GUERRIERO



Bélina-insolenti , loro sabotano le riforme….



Zacc- ….e a me mi fanno un c..o così….





INFORMAZIONE ERRATA


Zacc-L’Italia in mano ai pubblici ministeri



Bélina- ma no! Sapevo che era in mano a una persona malata.

Le donne lo distruggeranno:

di Mila Spicola


Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne. Segno che la misura è colma? Mi sono inorgoglita per tutte le testimonianze, per le prese di posizione e le dichiarazioni ben argomentate di tante donne. Una rivoluzione rosa.

Però... non tutto torna. Cosa voglio dire? Mi pare che in queste settimane si sia sentito un gran trambusto di pentole, di stoviglie, e meno male, visto il silenzio decennale e imbarazzante delle donne sulle donne, ma nulla di nuovo dal fronte occidentale: quello dei maschi.

Il problema è sempre quello ( oggi come qualche anno fa, quando venni crocifissa per le mie parole che, visti gli sviluppi, si sono rivelate profetiche): che in Italia un bel fondoschiena val più di due lauree e che il problema non sono le donne (che allora erano mute) e nemmeno più di tanto Berlusconi, ma gli uomini. Le donne oggi parlano. Ma il silenzio degli uomini sugli uomini non è preoccupante?

Quanti uomini dichiarano che il comportamento del premier ha offeso la loro dignità? Che loro sono diversi? Il sospetto è che un loro appello si esaurirebbe in pochissime firme.

Incrociamo alcuni dati, apparentemente distanti ,come fa la finanza per scovare gli evasori. Dati significativi e drammatici che riportano la discussione dal rosa e dall’indignazione, al nero e alla preoccupazione.. Al di là delle discriminazioni di genere in ogni campo, l’Italia è uno dei primi paesi al mondo per consumo di pornografia e per traffico della prostituzione. Circa il 60% delle prostitute sono ormai straniere, segno che la domanda (più che l’offerta) è enorme e crescente. Non so fino a che punto valga l’assunto “ciascuno è libero di far quel che vuole” perché questi dati rasentano più che il costume la patologia. Esiste una patologia sessuale nella testa della maggior parte degli uomini italiani? Il sospetto non è peregrino.E la diagnosi viene dagli osservatori esteri.

Quando gli amici stranieri ci chiedono “ come potete tollerare tale premier?” lo sanno che l’Italia si è trasformata silenziosamente in una grande casa di tolleranza? O continuiamo a millantarla come “capacità amatoria”? Dignità offesa? Ma stai scherzando? Io sono maschio.

L’orgoglio del pene ormai fa pena e ha l’immagine impietosa del fondoschiena flaccido del premier dato in pasto alla pubblica gogna come vendetta di mille altri fondoschiena, persino di quelli su cui siedono le splendide signorine di cui si è circondato. Doveva accadere prima o poi, dico io. Che gli eccessi del nostro Tiberio comincassero a mangiarselo vivo.

Ma, più in generale, cosa rimane della dignità e dell’integrità della “persona” in Italia?

Il 13 febbraio, giorno previsto per ”la mobilitazione delle donne” ,dovrebbe essere piuttosto “la mobilitazione degli uomini e delle donne che la difendono quell’integrità”.O si apre un baratro se li interroghiamo al riguardo? In cosa consiste oggi la religione laica dei rapporti tra uomo e donna del nostro popolo?

Quali norme morali, come anche dell'umana reciproca pari considerazione, ci siamo lasciati alle spalle tacciandole sbrigativamente come moraliste? E chi dovrebbe trasmetterle?

La scuola come ascensore sociale e come luogo formativo è stata distrutta e con essa la meritocrazia, la famiglia pure, il senso dello Stato e del dovere anche (triplicati i reati contro la pubblica amministrazione), annullata ogni responsabilità personale (perchè qualcuno a cui dar la colpa lo si trova sempre), la solidarietà sociale..tutto distrutto. E l’impegno comune in prima persona? Persino a sinistra si va avanti per “leader”, a cui delegare tutte le nostre mancate responsabilità in tal senso e i nostri valori...Figurarsi a destra.

La verità è che il contegno del premier è condannabile nella misura in cui riusciamo a far fronte comune contro un comportamento senza norma che è ormai collettivo e che nella mercificazione dei corpi ha solo il suo aspetto visibile.

Non solo B, ma la maggioranza delle donne e degli uomini agiscono contro se stessi e la propria dignità nel sottovalutare taluni mutamenti del comune senso della vergogna perché sottende l’assenza di altre norme, più importanti e onnicomprensive. Le donne lo stanno riconoscendo. Gli uomini?

Un collega spagnolo mi ha scritto “più che un paese di puttane siete un paese di papponi e puttanieri”. A quanti uomini italiani questa definizione fa indignare veramente come ha fatto indignare me? Quanti , in fondo, si inorgogliscono? Quanti? Quanti sono? Quanta, dell’indignazione contro Berlusconi , non è strumentalizzazione politica? Perché mi pare che i comportamenti sessuali da “addicted” (ebbene sì, altrove è una malattia , quando supera certi limiti, e non un vanto) siano diffusissimi in ambienti di potere e non e trapassano ogni schieramento politico. E’ solo il “reato”, nel caso del premier , a farci indignare? O piuttosto il reato e l’assenza di un’ adeguata e condivisa reazione ad esso si sviluppano in un contesto e in costume sociale completamente mutati negli anni?

Pesano di più i propri privilegi di classe, o di ceto, o di religione, o di ragion economica (quelli che berlusconi promette di mantenere) della propria dignità e di quella che si vuol dare alla propria nazione? Quale nazione?

In una realtà che ha quei numeri riportati sopra non sono più calate dal cielo certe tragedie: la prima causa di morte in Italia per le donne è la violenza. Non ditemi esagerata. Non ditemi: cosa c’entra. Ricordiamoci dei finanzieri per favore: mettiamo in relazione i dati. Quelle morti non nascono da follie individuali, ma da un comportamento sociale CONDIVISO riguardo al tema del rispetto verso la donna: esattamente QUESTO comportamento sociale che vede la persona , la donna in particolare, risolversi nella sua apparenza fisica. Tanto da convincerne le donne stesse: perchè non hanno via di scampo. Tanto da poter affermare che non esiste tragedia peggiore per una donna dell'essere brutta. E le battute su Rosy Bindi si moltiplicano e fanno ridere gente di destra come di sinistra.

"Che male c'è, suvvia, su tutto si può ridere". L'Olocausto nacqua da una battuta. E lo stiamo vivendo l'Olocausto delle donne in Italia. I numeri delle morti recano il segno di una carneficina. Sempre sottaciuta.

Segno dell’assenza totale di una elementare educazione sentimentale e sessuale che metta al primo piano l'essere, la persona e non il suo apparire, anzi il suo apparire come oggetto. Che si sovrappone a un’ overdose di stimoli sessuali, considerati normali, che arrivano da ogni parte: pubblicità, televisioni, giornali (guarda caso in maggioranza concentrate nelle mani della stessa persona che ha traghettato l’immaginario collettivo dal drive in al bunga bunga). Il segnale più allarmante è l’aumento delle violenze sessuali tra i ragazzi. Tra l’altro non riconosciute come tali da loro stessi. E’ davvero il baratro: il “che male c’è” di fronte al reato (nel caso d Ruby), di fronte alla violenza (nel caso dei ragazzi).

Da coloro che guidano il Paese “tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato.” Il problema sta nel ridefinire il concetto di comportamento esemplare e di condividerlo con tutti.

Perchè il carrozziere che evade tranquillamente le tasse (e che ovviamente ha il suo bel calendario di donne nude appeso in vista..che male c'è? Tutta grazia di Dio e ritiene il buon Presidente uno che la vita se la sa godere) ha un suo concetto di comportamento esemplare che evidentemente risulta milioni di anni luce da quello di un altro "esemplare" servitore dello Stato che paga le tasse e che come senso della vita ha uno sguardo ben più ampio, e magari non si limita a un senso solo, il vedere, ma anche agli altri quattro e magari ci aggiunge pure la testa e i pensieri e la cultura, e, a volte, udite udite, persino il cuore.

A quanti fa comodo questo stato di cose? Le donne stanno parlando, ma a quale parte degli uomini italiani fa più comodo il silenzio? Al bistrattato uomo “medio italiano” che può permettersi di dare un ceffone alla moglie e a lei di accettarlo? Ai mille che usano senza problemi ogni tipo di discriminazione senza paura e ritegno? O a chi tuona contro il comportamento becero del premier salvo poi imporre nomi di donne nelle liste bloccate, non tanto per meriti, quanto per “quote parte” correntizie …di maschio? Il caso delle liste del PD nelle politiche del 2008 è indicativo in tal senso.

Sarà in grado il PD, questo PD, di impedirlo alle prossime?

Quanti uomini in Italia, nei luoghi del potere, delle professioni, degli incarichi cruciali, di fronte a una donna competente che scalpita per entrare , hanno il coraggio o la convinzione di dirle “rimani”? Non perché figlia, moglie o amante e dunque in grado di dar continuità al proprio potere , ma una normale donna con un’ autonoma voglia di affermare il suo valore? Che armi ha quella donna oggi in Italia? Se poi è brutta..peggio mi sento. E quanti altri non dichiarano “si, ma deve essere un minimo carina perché sennò come fai a “portarla” in giro?” persino della propria moglie eventuale? “Portarla in giro”????? Mi è capitato di sentirlo dire a un insospettabile magistrato. Quanti (donne e uomini) di quelli che criticheranno quello che scrivo non sono anche loro "colpiti dal virus" senza nemmeno rendersene conto, ammantati dal pregiudizio della propria assoluzione?

E quanti altri si rendono conto che, nel loro essere diversi, non fanno testo, perchè il sistema è un altro? Il sistema si avvicina pericolosamente a quei dati e non a piccole isole felici.

Dunque non ha ceto, colore, cultura, latitudine, ma solo genere, questo disastro. Però ha un nome: si chiama arretratezza culturale e sociale questo predominio dell’apparire a scapito dell’essere che reca con se tutto il resto. Prendiamone atto per migliorare.

La prima via di guarigione è l'ammettere di essere malati.

Ad ogni modo, mi rifiuto di accettare l’assunto che se non appari non sei. Per Berlusconi poi,per molti, se non appari bella non esisti. Anzi, sei da vituperare, da discriminare, da escludere, da eliminare. Solo per lui?

La bruttezza è diventato l’ ultimo tabù morale in una società fondamentalmente amorale.

Sono riflessioni amare che abbiamo fatto più volte noi donne. Gli uomini mai. Le abbiamo messe tutte in fila prima di svegliarci adesso all’improvviso sommamente indignati? Uomini. Quanti siete?

Ho chiesto a un amico: se una donna di potere ti offrisse 10 mila euro per un rapporto sessuale e poi ti offrisse una carica politica importante tu ci staresti? Ci troveresti qualcosa di male? Risposta: “E me lo chiedi? Ma persino se fossi gay”. Esiste il maschile di zoccola?

Le parole sono importanti, gli aggettivi sono importanti. Mi sa che lessico e sintassi del popolo italiano abbiano bisogno di essere riscritti, come anche l’etica comune. Sarebbe la vera rivoluzione. Un proverbio dice: ogni uomo è ciò che mangia e il clima in cui vive. La rivoluzione forse si sta facendo in cucina, la stanno facendo le donne, ma poi la devono mangiare tutti, fuori, alla luce del sole.



Dalla Buy alla Bongiorno tutte mobilitate
"Il caso Ruby devasta la nostra dignità"

Costa: stupita dalle colleghe pdl. Izzo: appello anche gli uomini. Tra le adesioni Susanna Camusso, Gae Aulenti, Laura Morante, Claudia Mori, Rosetta Loy. Tra i promotori delle proteste donne di diversa età e orientamento, e associazioni
di ANNA BANDETTINI
Cristina Comencini
ROMA - Reclamano quello che in un paese normale, dicono, sarebbe ovvio, assodato, naturale: la dignità delle donne. "Il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato (...) - hanno scritto in un appello - legittima comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando?". Il 13 febbraio: le donne italiane si stanno mobilitando per organizzare quel giorno manifestazioni in tutte le città italiane. Donne celebri e donne qualunque, associazioni, "Di Nuovo" 1 il gruppo romano che ha lanciato l'appello e, tra i primi firmatari, "Usciamo dal silenzio" 2 che ha organizzato la manifestazione di sabato scorso a Milano, ma soprattutto donne di sensibilità, età, orientamenti, professioni e appartenenza politica diversa, da sinistra a destra, da Cristina Comencini, che è stata una delle artefici, a Giulia Bongiorno, da Susanna Camusso a Flavia Perina, direttrice del Secolo d'Italia, da Lorella Zanardo, autrice di "Il corpo delle donne", a Silvia Costa, e poi Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Licia Colò. Angela Finocchiaro, Inge Feltrinelli, Anna Finocchiaro, Donata Francescato, Rosetta Loy, Laura Morante, Claudia Mori. Anche una suora, anche se speciale, come suor Eugenia Bonetti.

"Ci accomuna la rabbia perché nelle vicende private del presidente del Consiglio trova la sua massima espressione una immagine degradata delle donne, che non ci corrisponde", dice Cristina Comencini, tra le fondatrici del gruppo "Di Nuovo". "Io ci sarò - annuncia l'attrice Margherita Buy - perché bisogna far sentire la voce contro questo modo di rappresentare la femminilità che ha scalzato anni di battaglie". Tra le firmatarie più agguerrite, Giulia Bongiorno, di Futuro e Libertà: "Questa manifestazione rivendica un principio basilare della società: la dignità delle donne, che forse solo nella preistoria non era riconosciuta. Ma è proprio questo che ci deve far capire la gravità del problema: tornare a difendere quel principio ci fa tornare indietro di secoli. E la cosa ancor più grave è che nel nostro paese c'è una pesante sottovalutazione di questo: la dignità delle donne è sentita come una cosa antiquata, e l'opzione harem qualcosa da archiviare come un fatto privato. Non è così. E' politica perché ha un riverbero nella società: se una donna non viene scelta o non va avanti nella sua professione è anche un riflesso di quello che stiamo vedendo in questi settimane. Ed è per questo che le donne sentono l'urgenza di ribadire la propria dignità, perché sentono che il contesto è negativo, viviamo una situazione oggettiva che, e lo dico da avvocato, non è nemmeno importante capire se ha o meno una rilevanza penale. Anzi da garantista mi auguro che non ci sia. Quello che conta è la devastazione della dignità femminile che se ne sta facendo ed è questo che dobbiamo fermare".

Concorda Silvia Costa, parlamentare europeo. "Anche per questo da cattolica voglio che ci sia un'operazione verità, non prudenza e infatti dal mondo cattolico mi aspetterei più reattività. Ma mi colpisce di più la piaggeria delle donne della destra. Segno che la politica del sultano continua". "Berlusconi dovrebbe dimettersi, ma al di là del berlusconismo c'è bisogno di uno sforzo morale ed etico da parte di tutti, anche dagli uomini - dice l'attrice Isabella Ferrari-. .. Siamo tutti parte di un teatrino che ci è sfuggito di mano". Ma l'appello della manifestazione è anche per gli uomini. Lo spiega Francesca Izzo docente universitaria tra le fondatrici di "Di Nuovo": "Si coglie poco in questo paese quanto sia importante la dignità delle donne. Il nostro appello chiede la mobilitazione anche degli uomini, perché in mezzo ci sono anche loro e quello che sta succedendo chiama alla responsabilità tutto il paese".
(31 gennaio 2011) © Riproduzione riservata

L'INIZIATIVA

Dove siete donne? Diciamo: «Ora basta»
Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. È il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? È il momento di dire: «Ora basta».

Concita De Gregorio

Le minorenni ad Arcore, i festini, le buste con i biglietti da 500 euro. Un quadro che non solo imbarazza sul piano istituzionale ed espone al ridicolo il nostro Paese nel mondo. Ma che rivela una concezione dell'universo femminile che toglie alla donna la sua dignità.

Sul web e nelle piazze cresce la mobilitazione che ha preso il via dall'invito sopra riportato di Concita De Gregorio direttore de l'Unità, e Repubblica.it ha deciso di dare voce allo sconcerto e all'indignazione delle donne. Di tutte coloro che vogliono mettere la propria faccia e le proprie parole in questa battaglia per dire basta all'Italia dei Sultani e delle donne a pagamento e a disposizione. Un'iniziativa ora aperta anche all'altro sesso: "Sono uomo e mi indigno anch'io".


Zanardo: rialziamo la testa, tutte insieme
Oltre 72mila per l'appello dell'Unità: firma anche tu
L'Intervento di Lorella Zanardo

Studiavo a Monaco di Baviera, avevo vent’anni e guardavo le mie amiche tedesche con un misto di ammirazione e stupore. Quando mi veniva proposto qualcosa che non mi convinceva del tutto, quando mi si invitata da qualche parte che non mi interessava, riuscivo sì a rifiutare, ma il mio era sempre un «No... grazie... scusa ma... no» e sorridevo imbarazzata, lo sguardo basso, preoccupata di non essere così più gradita.

Benedikte, al contrario, guardava l’interlocutore fissa negli occhi e emetteva un sonoro e serissimo: “Nein, danke”. Lottavo contro una timidezza innata, ma non era solo quella la ragione del mio disagio, lo sentivo. È che a lei, a Benedikte, sembrava non importare molto del consenso del suo interlocutore, almeno non più del suo personale benessere, le era chiaro cosa la facesse stare bene e cosa no: di conseguenza si comportava.

Ho ripensato spesso alla mia amica tedesca in questi due anni di militanza sul territorio, mesi in cui ho portato nelle scuole e nelle associazioni, nelle università e nei dibattiti il video Il Corpo delle Donne e il progetto di media education Nuovi Occhi per la TV.

Ho incontrato migliaia di donne di tutte le età e con loro ho provato a rispondere alle domande che pongo nel documentario: «Perché non ci ribelliamo? Perché non scendiamo in piazza? Perché accettiamo questa umiliazione continua?».

Perché non di sesso si tratta ormai ma di umiliazione che viene proposta dalla nostra televisione a tutte le ore: donne schernite, donne riprese con la telecamera ginecologica, donne a quattro zampe e appese come prosciutti, ragazze derise da presentatori anziani e goliardi.

Mi interessano le risposte delle donne normali, non solo di quelle impegnate, non di quelle che alle manifestazioni ci sono sempre andate, non delle intellettuali. Mi interessano le risposte delle maestre silenziose, delle casalinghe, delle anziane che paiono invisibili, delle ragazzine, di quelle donne di cui mai si parla e che però rappresentano la maggioranza della popolazione.

Trenta anni di trasmissioni che hanno avuto come leit motiv il nostro corpo oggettivizzato ci hanno rese complici: abbiamo guardato quelle i m m a g i n i c h e lentamente colonizzavano il nostro immaginario e davanti a loro ci siamo piegate docilmente: quanto è stato più facile in fondo ubbidire alla dittatura mediatica, quanto è stato più facile dimagrire, gonfiare, tirare piuttosto che capire chi eravamo e cosa poteva farci stare realmente bene.

Abituate da secoli a non renderci sgradite e ad aderire ad un modello che non comporta bizzarrie di liberazione: potresti non essere più una brava moglie, una brava madre, e lo sappiamo quanto male faccia sentirlo insinuare.

«Per prendere coscienza, ci vuole tempo ed energia. Io alla sera sono stanca morta», mi dice un’amica e ha ragione: le donne italiane lavorano in media 2 ore in più al giorno rispetto alle altre donne europee; quelle due ore sono quelle che servirebbero a prendere coscienza, ad informarsi, a crescere.

«Di che cosa abbiamo paura?», ripeto da due anni. Perché può solo essere una gigantesca, enorme paura che ci ha fatto accettare l’inaccettabile sino ad ora. E oggi mi pare di comprendere che è stata la paura di perdere il consenso, la paura di non essere più volute, accettate.

Una orribile paura del rifiuto che ci costringa ad essere sole. “Schiave Radiose” stigmatizza Lea Melandri. Schiave di un’approvazione che potrebbe non arrivare, che potrebbe tardare e, nell’attesa, costrette a sembrare orribilmente radiose, e però lo sappiamo che da quel tipo di schiavitù non potrà sorgere nessuna autentica luce.

«Io lo dico che quella tv mi offende, che quelle donne non mi rappresentano », mi dice una diciassettenne a scuola «ma poi mi scherzano, mi dicono che sono invidiosa, che lo dico perché non sono bella come loro...».

Ragazze amiche compagne: se non ora quando? Se non prendiamo ora la paura per il collo, se nonproviamo a superarla imparando di nuovo a fare rete e a trovare supporto una dall’altra, vicine, insieme a molti uomini che sentono la giustezza della nostra denuncia, se non approfittiamo del momento propizio per dire: Basta! Basta a una dittatura mediatica che ha imposto un modello unico di donna che non ci assomiglia mache è diventato modello per troppe ragazze che hanno avuto la tv come unica maestra..

Basta ad una politica che è solo spettacolo e che non ci rappresenta. Basta alle quasi bambine divenute merce di scambio. Basta al corpo televisivo: andiamo incontro ad una nostra personalissima ricerca: un altro corpo è certamente possibile. Se non ora, quando? Proviamo a dirlo il 13 febbraio il «Nein, danke» che le donne europee stanno già dicendo.



"Sono uomo e mi indigno anch'io"