27 aprile 2011

Bombardare la Libia? Insensato, inutile e inconcludente

L'Italia deve aiutare il popolo libico a liberarsi dalla doppia morsa di Gheddafi e della guerra. Perché non attivare subito la missione europea Eufor Libia?

da Greenreport
Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

La decisione dell'Italia di partecipare attivamente ai bombardamenti in Libia è insensata, inutile e inconcludente. Se è vero che ci sono già dodici paesi che bombardano la Libia, che senso ha che lo faccia anche l'Italia? Qual è il valore militare aggiunto di questa decisione? E poi: bombardare chi? Bombardare cosa? Di quali obiettivi mirati stiamo parlando?

40 giorni di bombardamenti non hanno impedito l'assedio e il massacro di Misurata. Quanto tempo deve passare ancora prima che il mondo decida di cambiare strategia? Dov'è finita la coerenza con la risoluzione dell'Onu 1973 che al primo punto chiede a tutti di operare per "raggiungere l'immediato cessate il fuoco e la fine di tutte le violenze e gli attacchi contro i civili"? Perché si continua a parlare solo di guerra e non si discute di alcuna iniziativa politica?

E' mai possibile che la domanda di libertà del popolo libico debba essere affidata alle bombe? Possibile che non ci sia altro da fare?

Invece di partecipare ai bombardamenti, l'Italia dovrebbe mettere in campo una grande iniziativa diplomatica con tre obiettivi prioritari: fermare l'escalation della violenza per fermare la strage di civili, puntare a una tregua che consenta di portare aiuto immediato alla popolazione di Misurata e poi raggiungere il cessate il fuoco. Questo è il tempo di chiudere con i bombardamenti e inviare vera e propria missione dell'Onu sotto la guida diretta del Segretario Generale in grado di proteggere realmente i civili. Perché non si è ancora attivata la missione europea EUFOR Libia?

Prigionieri di Gheddafi e della guerra. L'Italia deve aiutare il popolo libico a liberarsi da questa doppia morsa. Non c'è obiettivo più importante. Per questo l'Italia dovrebbe diventare il crocevia dell'impegno europeo e internazionale per la pace e la sicurezza umana nel Mediterraneo. Ma per ottenere questo risultato servono credibilità, coraggio e lungimiranza. Doti più rare della pace che nessuno riesce più a invocare. Per il popolo libico la Pasqua è ancora lontana. Questo è il tempo lungo della Passione.

INTELLIGENTIBUS PAUCA


da ZACC BELINA


Zacc- la Russa “Pronti a colpire”

Bélina – E vai! Finalmente è guerra

Zacc- E Bossi?

Bélina- Bossi “capirà” ha detto il capo. Siccome Bossi non è Gasparri, vedrai, dirà sì dopo aver chiesto un altro pezzetto dell’Italia in cambio.

26 aprile 2011

W IL 25 APRILE

da ZACC&BELINA



ZACC- domani festeggio prima l’anniversario della Liberazione e poi la pasquetta per far dispetto a quelli della maggioranza che dicono di vergognarsi dell’ANPI

BELINA – anch’io. Intanto io mi iscrivo telefonando allo 06.32212345, fax, 06.3218495° scrivendo a: Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, via degli Scipioni, 271-00192 Roma – e mail info@anpi.it



24 aprile 2011

I L PENSIERO UNICO



Zacc – Se non ci fosse Masi sarebbe una buona Pasqua

Bélina – il suo padrone è per il pensiero unico, formato Gelmini o Gasparri.


23 aprile 2011

Italia Dop sempre più tipica


Il riconoscimento alla Formaggella del Luinese e alla Farina di castagne della Lunigiana. Lombardia e Toscana si attestano al terzo e al quarto posto tra le regioni italianedi Pasquale Di Lena

È un quadro in continuo movimento quello delle eccellenze agroalimentari certificate, con le due ultime Dop riconosciute:
1. “Formaggella del Luinese“. Vede come territorio di origine quello di 70 Comuni sparsi sulle Prealpi Varesine, lungo i confini con la Svizzera, che contornano il Lago di Varese, quello a forma di scarpa, ombreggiato dal Monte Rosa. Va ad aggiungersi agli altri due formaggi a base di latte di capra riconosciuti (il “Canestrato di Moliterno” Igp, in provincia di Potenza e Matera, in Basilicata e la “Robiola di Roccaverano” Dop in provincia di Alessandria ed Asti, in Piemonte). È un formaggio delicato a pasta semidura, bianca, che ha origine lontane nel tempo e ben presente sulla tavola delle famiglie di questo vasto territorio, tanto da condizionarne la gustosa e ottima cucina a base di carne e, anche, di pesce di lago. Si fa apprezzare per il suo delicato profumo e il gradevole sapore che rende delizioso un piatto di risotto;

2. “Farina di Castagne della Lunigiana”, Vellutata, per il lento girare delle macine a pietra dei molini che ancora operano a Carrara e nei paesi del suo territorio segnato dalle montagne di marmo, e, dolce, l’hanno sempre resa gustosa e appetitosa, soprattutto quando andava, in tempi che sembrano lontani, a soddisfare la fame con la sua preparazione. Sono le varietà più diffuse su questo territorio raccolto, con i suoi 14 Comuni, tutto nella Comunità Montana della Lunigiana, in quella conca che vede diffuso per il suo valore alimentare e le sue tradizioni gastronomiche il castagno dal fondo fino ai mille metri. Castagne che prima di essere macinate vengono essiccate in particolari ambienti sui “gradili” o essiccatoi, strutture in pietra a due piani di forma quadrata o rettangolare. Questa preziosa fonte alimentare ha dato vita a una serie di prodotti e di piatti che ancora caratterizzano la cucina di questo particolare territorio, in particolare il pane marrocca e la lasagna bastarda, senza dimenticare il castagnaccio, conosciuto in Lunigiana come la pattona.

Due Dop che vanno ad aggiungersi alle 140 già riconosciute e ad arricchire il primato nel campo degli ortofrutticoli e ad avvicinarsi alla Francia che ha il primato nella classe dei formaggi.

Il quadro riassuntivo vede l’Italia salire a quota 227 (142 DOP – 83 IGP – 2 STG) ed è sempre prima in Europa ora a quota 1117 (508 DOP – 473 IGP – 36 STG), seguita dalla Francia a quota 183 (81 DOP – 102 IGP) e dalla Spagna a quota 148 (78 DOP – 67 IGP – 3 STG). Portogallo (116), Grecia (88) e Germania (77). Distanziato il Regno Unito con 37 (16 DOP – 19 IGP – 2 STG) e la Polonia che, con i due riconoscimenti pubblicati sulla GUUE di martedì 19, entrambi prodotti a base di carne, Kiełbasa jałowcowa (STG) e Kiełbasa myśliwska (STG), i più recenti, fa un bel salto in avanti passando a quota 26 (5 DOP, 13 IGP e 8 STG).

Tra le Regioni italiane, la Lombardia e la Toscana, con i due riconoscimenti Dop, salgono, rispettivamente, a quota 23 e 22, consolidando il quarto e quinto posto. Sempre primo il Veneto con 35 certificazioni, davanti a Emilia Romagna (32) e Sicilia (25). Seguono tutte le altre: Campania (20); Piemonte (18); Puglia (14); Calabria (12); Trentino Alto Adige e Marche (10); Abruzzo e Basilicata (8); Umbria e Sardegna (7); Molise (6); Friuli Venezia Giulia (5); Valle d’Aosta (4); Liguria (3).

Un patrimonio sempre più ricco che merita una attenzione particolare in quanto a comunicazione delle garanzie che questi prodotti offrono al consumatore nel momento in cui riportano i bollini che hanno la stessa forma e colore in tutta Europa. Cambia sola la scritta nella lingua originale del paese produttore. Senza una forte azione di marketing e la piena convinzione dei produttori e trasformatori dei risultati che possono dare, rischiano di rimanere sulla carta a formare un quadro bello formato da territori particolari che da un momento all’altro rischiano di sbiadire.





di Pasquale Di Lena

Il mondo del vino si gioca tutto

E’ necessario allargare la base produttiva, anziché ridurla. Per affrontare le nuove sfide, ci vogliono idee e progetti mirati. E uno stop alle mode. Se al Vinitaly ci si è galvanizzati per il successo dell’export, in realtà occorre far ritornare il vino bevanda di tutti i giorni nel mercato interno. In poco più di trent’anni si è ridotto di due terzi il consumo pro capite degli italianidi Pasquale Di Lena



Avere fiducia e sperare è una risorsa straordinaria per andare avanti. Pensare positivo è una forza per non cedere al primo ostacolo, ma soprattutto per sopportare i momenti difficili come sono quelli che vive il mondo dalle patacche e dalle bolle scoppiate nel 2008.

È importante sapersi piegare come il giunco quando c’è la piena per poi risollevarsi al primo sole. Senza, però, esagerare.

Mantenere i piedi per terra e avere sempre chiara la strada che serve per raggiungere i traguardi possibili da raggiungere, senza illusioni che possono diventare fonti di errori difficili poi da recuperare. In pratica, evitare di fare come fanno i governi che stanno pagando la crisi a caro prezzo che, con i loro esperti, un giorno sì e un giorno no, parlano di ripresa e a furia di praticare questo gioco non fanno altro che rendere più pesante la crisi e più lontana la sottolineata ripresa, se mai ci sarà nel momento in cui si continua a portare avanti uno sviluppo che si basa tutto sul depauperamento del pianeta con la distruzione delle sue risorse.

Il mondo del vino, dopo il grande incontro annuale del Vinitaly di qualche giorno fa, deve evitare di cadere nelle contraddizioni dei governi occidentali, il nostro in particolare, e avere il quadro della situazione ben chiaro. Cosa possibile solo se si torna alla programmazione delle azioni che servono per allargare la base produttiva e non ridurla; per affrontare le nuove sfide con idee e progetti mirati e non seguendo le mode che, come si sa, vanno e vengono; se si ha ben presente quello che offre oggi e in prospettiva il mercato, che ha bisogno di essere incalzato e non lasciato alla spontaneità come è successo e, putroppo, continua a succedere.

A partire dal mercato interno che – lo dimostra il dato a caduta libera dei consumi – sta perdendo, per mancanza di una visione complessiva ridotta da tempo a spicchi, masse di consumatori e, con esse, la quotidianità del vino, che, non è solo un valore economico, ma anche sociale e culturale per un prodotto da sempre fedele compagno dell’uomo. Non importa se re o povero, colto o ignorante.

In questo modo, in poco più di trent’anni si è ridotto di due terzi il consumo pro capite degli italiani a vantaggio di altre bevande, alcune delle quali hanno già preso possesso della quotidianità con l’offerta da parte delle aziende produttrici, che hanno capito il valore della consuetudine, di confezioni da litro per la tavola.

Una verità, tant’è che la vecchia tovaglia a quadrettoni rossi e bianchi, con al centro il fiasco, la bottiglia o il bottiglione, è già un lontano ricordo.

Stante a questo stato di abbandono della quotidianità con l’industria di bevande alternative che va a prendere il posto a tavola lasciato libero dalle scelte del mondo del vino, c’è da aspettarsi che la situazione continui a precipitare, lasciando alla sola esportazione le speranze del settore che, come ci hanno fatto capire gli echi che sono rimbalzati dall’ultimo Vinitaly di Verona, si sono trasformate in un grido di soddisfazione.

Una esportazione lasciata nelle mani di pochi e, nella generalità dei casi, frutto di improvvisazione, un male che crea concorrenze e sovrapposizioni perdenti nel tempo, se è vero che si scelgono i mercati che vanno di moda e si trascurano quelli che hanno potenzialità enormi da esprimere. Mercati, questi, che hanno forte bisogno di attenzione e, soprattutto, di strategie adeguate di marketing, a partire dalla comunicazione, che quasi sempre viene sottovalutata per la fretta di cogliere i risultati subito, senza la calma di aspettare.

Si paga la mancanza di una regia istituzionale e di una cultura, quella delle sinergie, per la semplice ragione che quei pochi che contano riescono comunque a fare i loro affari e non vogliono che altri si approprino di risultati che sentono esclusivi.

Il dato che il 94% degli 87 milioni di euro del budget stanziato lo scorso anno da Bruxelles si sia riversato su due Paesi, Usa (67%) e Canada (27%), sta a dimostrare quanto abbiamo prima affermato, ciò che dà il senso di una miopia che è quella poi che porta a mostrare gli entusiasmi che sono rimbalzati da Verona.

I dati dell’export sono certamente esaltanti e registrano, con 22 milioni di ettolitri di vino collocati su vecchi e nuovi mercati e un valore vicino ai 4 miliardi euro, il grande primato dell’Italia. Ma se questo risultato positivo appaga e non lascia pensare alle potenzialità che sono da fare esprimere a un mondo che ha bisogno di vino, rischia di produrre l’effetto boomerang, soprattutto perché non porta a operare per una sua introduzione su un mercato dove c’è un consumatore che deve adattarsi al gusto di questa antica bevanda-alimento.

C’è, invece, la necessità di pensare a come rendere questo nuovo consumatore un abituale amico del vino e fargli vivere il piacere della quotidianità e il gusto della sua capacità di adattarsi alle pietanze per renderle ancor più appetitose. Un’attenzione che rende ancora più facile e ricco l’approccio con il consumatore abbiente e colto, sempre più viaggiatore e, come tale, posto in condizione di conoscere il vino, che ha le possibilità e la voglia di avere e bere i grandi vini e di gustare la grande cucina italiana sulla scia dei successi della dieta mediterranea. In particolare, il suo riconoscimento di patrimonio dell’umanità con un’immagine esaltante, ricca di risvolti culturali che premiano i mille territori italiani vocati alla produzione delle eccellenze Dop e Igp, o Doc e Docg, li salvano, spesso, dall’aggressione del cemento che è espressione di avidità più che di necessità.

Se si ha cura del consumatore e del valore della quotidianità con la offerta - cosa possibile oggi - di un vino che ha un giusto rapporto qualità-prezzo, aumentano le possibilità di conquistare il consumatore esigente di immagine e di peculiarità, che il vigneto Italia è in grado di dare ovunque con la sua ricca biodiversità e diversità di territori, le capacità dei nostri bravi tecnici e la professionalità dei produttori.

In pratica, una fava per due piccioni e, con essi, il rilancio certo della viticoltura senza il pensiero della prossima liberalizzazione dei vigneti, ma solo della sua attesa per arricchire il territorio di ambienti e di paesaggi, che sono sempre più fonti importanti di quel turismo di qualità di cui ha forte bisogno il nostro Paese per rilanciare la competitività in questo campo e risalire le posizioni perse in questi anni, per supponenza e stupidità.



di Pasquale Di Lena

22 aprile 2011

OGGI E' L' EARTY DAY, IL GIORNO DELLA TERRA!


CARI AMICI E COMPAGNI,
si celebra oggi in 192 paesi nel mondo l'Earth day 2011, la giornata mondiale dedicata alla salvaguardia delle risorse naturali della Terra.
Un giorno speciale per ricordare che il consumismo e lo spreco si stanno mangiando questo nostro pianeta e che il neoliberismo non è una inversione di tendenza, ma la continuità di uno sviluppo che ha mostrato tutto il suo fallimento e che costa e costerà ai Paesi poveri, ai poveri ed a chi vive del proprio lavoro e non di profitti, lacrime e sangue, ancor più alle nuove generazioni.
Per ripensare la Terra nel segno di un rispetto profondo per i suoi valori e le sue risorse, di un’economia che abbia al centro l’ambiente e il paesaggio c’è bisogno di una nuova cultura essenziale per dar vita e forza ad una politica nuova che guarda all’individuo, all’uomo che ha la responsabilità dei disastri che registriamo, ma anche- io ci credo- la capacità di risolverli nel momento in cui si rende libero.
Libero di tornare ad essere protagonista nell’era della conoscenza che stiamo vivendo e che è tale se c’è forte progettualità e partecipazione. Partecipe e protagonista, insieme con tutti gli altri, dei processi che aprono al progresso e non allo sviluppo per lo sviluppo, alle disuguaglianze, alle guerre, alle distruzioni che alimentano solo gli affamati di soldi, i ricchi già ricchi e le criminalità.
Un giorno speciale per dire che tutti i giorni a venire devono diventare speciali come quello di oggi, con iniziative utili a tutelare, salvaguardare e promuovere il territorio con le sue risorse, quali la storia e la cultura; l’ambiente ed il paesaggio; l’agricoltura, fonte di cibo; le tradizioni.
pasquale
MORTI DI FAME
Zacc – stanno vedendo come annullare il referendum.

Bélina – le basi della democrazia. 100 miliardi di euro da spartirsi sono soldi anche per quei morti di fame delle multinazionali che hanno milioni di servi da pagare in Italia e nel mondo.

IL POPOLO

Zacc – stanno vedendo come annullare il referendum.

Bélina –te lo dice una pecora: il popolo per questi signori è un contenitore di pecoroni e non di cittadini.

21 aprile 2011

UNA VOLTA BASTA

da ZACC&BELINA

Zacc -"Se i pm dovessero prelevare – ha detto- mi spolperebbero, mi toglierebbero le aziende, dovrei lasciare l'Italia”.

Bélina- ora capisco perchè la figlia di Craxi ha preso le distanze. Ancora ad Hammamed? No!

20 aprile 2011

UN GIOCO CHE INCANTA SOLO GLI SPROVVEDUTI E I FANS

Leggendo qua e la' n. 169 -
C’è un gioco, quello delle tre carte, che tutti dicono di conoscere, sempre in voga, che continua a rubare soldi al popolo dei masochisti che hanno gli occhi chiusi da fette di prosciutto magro che stenta a sciogliersi come succede alle fette di lardo con il primo caldo.
Un gioco che ha bisogno di poche cose: un tavolino volante, tre carte, abili mani e volti di gente per niente raccomandabile. Ma la cosa più importante per iniziare e avere la possibilità di successo, lasciando pulite le tasche dei malcapitati, è la presenza di due, meglio tre, compari, cioè di quelli che devono fare da spalla a chi continua a ripetere “questa è la carta che vince, questa è la carta che perde, punta signore, punta…” e a far saltare sul tavolinetto improvvisato le tre carte leggermente curvate, come a dare l’impressione che qualcuna è segnata. Il primo compare punta e poi punta anche il secondo, mentre il terzo sta lì, scettico, a dimostrare che è una fregatura. Uno dei due, quello più determinato, intasca la vincita e si allontana; mentre il perdente non si perde di coraggio e raddoppia la puntata, mentre lo scettico continua a mormorare frasi incomprensibili. Il perdente si conferma perdente e, nel contempo, ancor più ostinato tanto da cacciare fuori il portafoglio pieno di soldi e puntare proprio mentre lo scettico punta gli spiccioli sulla carta che risulta vincente e l’altro continua a perdere ed a lamentarsi parlando della casa, della famiglia, del lavoro e quasi a piangere per la sua debolezza di aver puntato e impreca alla sfortuna. Sull’autostrada, dietro l’autogrill, quasi sempre la sceneggiata del perdente la fa un malcapitato camionista che, quasi sempre, ha le sembianze di una persona stanca proveniente dalla Svizzera o dalla Germania, dall’Austria o dalla Slovenia. Nel frattempo, un altro compare che ha fatto finta di guardare il gioco disgustato va al bagno e facendo finta di pisciare e telefonare aggancia il discorso, in pura inflessione napoletana, con chi sta pisciando a fianco a lui e prova a convincerlo a vedere il luogo dove si svolge una tenzone micidiale che lascia ferite nei malcapitati. Lo fa con grande arte di persuasione e spesso riesce a trasformare il suo interlocutore nel finto camionista, per renderlo in due battute con le tasche vuote di soldi.
Non sappiamo da quando vive questo gioco che animava un tempo le fiere e i mercati, le feste padronali, approfittando della curiosità del contadino che si trovava disorientato in mezzo a tanta gente a spendere la sua innata fiducia. Certo è che dura ancora. Ancora ieri una prova della sua diffusione grazie all’abile giocatore di parole che delle fiere è un animatore e del governo eletto dal popolo il maggior benefattore.
L’annuncio che il governo cancella tutti i dispositivi che sono stati messi in campo il giorno in cui Berlusconi si è insediato, con quelli che gli fanno da spalla, per il rilancio del nucleare, fa pensare al gioco delle tre carte, dopo l’avvio del percorso referendario e la maledizione dei sondaggi che hanno detto e, poi, dopo i disastri della centrale di Fukushima, rafforzato il no al nucleare, confermando quando avevano già espresso in maggioranza (3 su quattro) con il precedente referendum.


Hanno prima provato a non accorpare il referendum con le elezioni amministrative (poi dicono che bisogna abbassare le spese per rilanciare l’economia!) e poi, ancora, a dire, con il grande oncologo Veronesi, che avrebbero bloccato l’iter della legge per una seria riflessione e, quando si sono accorti della decisione degli italiani a voler andare a votare facendo scattare il quorum, hanno pensato bene di annunciare che il referendum sul nucleare viene annullato perché il governo ritira la legge.
Le carte volano da una parte all’altra sotto le abili mani del prestigiatore che, sentendosi scoperto, si apre a più di una volgarità e spera che così possa dare un segnale all’amico Sarkozy, che ultimamente sta facendo solo i suoi interessi e non pensa alle centrali da vendere, che l’Italia aveva già prenotato; cancellare una motivazione forte per vedere come evitare il quorum degli altri due referendum sull’acqua che deve tornare pubblica e, soprattutto, della cancellazione del legittimo impedimento; distrarre il popolo in questa fase di campagna elettorale per vedere come recuperare un minimo di credibilità con un risultato positivo a Milano o a Bologna o a Napoli o in Provincia di Campobasso; aspettare che i compari continuino a trovare malcapitati in giro per farli giocare al gioco che non ha visto mai nessuno vincere se non il giocoliere e i suoi comari che fanno da spalla.
Anche per questo noi e tutti quelli che conosciamo da tempo il gioco andremo a votare il 15 e il 16 maggio e, ancor più, al referendum del 12 e il 13 giugno, anzi faremo quanto è nelle nostre possibilità per convincere quelli che pensano che non sia importante andare dicendo che ne va di mezzo la democrazia e il futuro di questo Paese se rinunciamo a dare quel segnale che serve per cambiare con il nostro voto e la nostra voglia di partecipare.


A Vòreie

METTO LA MIA FACCIA- appello de l'Asino



SONO QUESTE LE NOSTRE FACCE E NOI CE LE METTIAMO PER DIRVI CHE NON C’E’DA AVER PIU' PAURA. NON CI FA PAURA BERLUSCONI, MA PENA CON QUESTO SUO DILUVIO DI VERGOGNOSE IDIOZIE EVERSIVE GRAZIE ALLE QUALI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME AMMINISTRATIVE. PER LA VERITA’ CI FA PAURA BERSANI CHE, GIOCOSAMENTE, LE DEFINISCE " STUPIDARIO QUOTIDIANO ". NONOSTANTE QUESTA OPPOSIZIONE COSI' LIEVE NOI DICIAMO CHE BERLUSCONI NON RIVINCERA' MAI PIU’ LE ELEZIONI.

E CIO' CHE CI FA DIRE CHE NON C’E’ DA AVER PAURA, MA NAUSEA!

P:S: SE QUALCUN' ALTRO CI VUOL METTERE LA FACCIA, CON NOME E COGNOME, MI MANDI LA SUA FOTO. LA PUBBLICHEREMO!

ELSA MORANTE 1945

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sua attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere,
sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito,un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il
buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più
completo esempio italiano.

Ammiratore della forza,venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario,buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Elsa Morante

Qualunque cosa
abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a
Mussolini...

17 aprile 2011

da ZACC&BELINA

PAZZI E NORMALI


ZACC- purtroppo l'opposizione è fatta da chi in passato ha sposato un'ideologia che per le persone normali – ha detto - è la più disumana e criminale della storia dell'uomo, cioè il comunismo".


BELINA- è una sua vecchia fissazione, da quando gli hanno raccontato che il fascismo e il nazismo erano ideologie per persone strane


I FANS

ZACC- è riuscito a raccontare al meeting tutte le balle che ha detto negli ultimi anni.


BELINA- lo fa perché qualcuno gli metta la camicia di forza. Ne ha bisogno ma non sa che i suoi fans lo ritengono normale.


PUNTI DI VISTA

Zacc- dopo tutte le gravi parole che ha detto al meeting del Popolo delle sue libertà, uno gli ha gridato “sei bello”


Bélina- quando la passione è cieca e il cervello non funziona

16 aprile 2011

L’asse agroalimentare? E' tutto imperniato sul turismo



I primi segnali già a metà degli anni Ottanta. Ora l’intesa tra i ministri al Turismo e alle Politiche Agricole Brambilla e Romano, dopo la firma dell’accordo al Vinitaly, se attuata, si potrà trasformare in una strategia di marketing essenziale per il futuro dei territori, soprattutto delle aree interne e del Sud


Un protocollo, quello sottoscritto dai Ministri del Turismo e dell’Agricoltura, che prevede la costituzione di un comitato di esperti e la messa a disposizione di risorse che, per ora, sono solo sulla carta, nel momento in cui il neo ministro Saverio Romano pensa di impiegare 500 milioni di euro di risorse non spese dalle Regioni e il ministro Maria Vittoria Brambilla parla di recuperare finanziamenti previsti per altri interventi e, quindi, non ancora certi.

Una notizia importante, però, quella dell’annuncio e della sigla dell’intesa tra due comparti, ancora separati, che, grazie al territorio, hanno tutto per stare insieme e vivere il più naturale degli incontri. Un matrimonio - lo voglio ricordare - che l’Enoteca Italiana di Siena diede per scontato quando realizzò, nella seconda metà degli anni ’80, un primo interessante confronto all’insegna del binomio vino e turismo.

Un binomio che si dimostrò subito vincente nel momento in cui portò, a meno di un anno (giorno della primavera 1987), a dar vita alla associazione delle Città del Vino e, poi, al Movimento del Turismo del Vino, aprendo così un percorso ricco di risultati e di successi ben rappresentati dal quadro delle cifre raccolte dall’Osservatorio delle Città del Vino: quasi 5 milioni di turisti, nel 2010, in giro per l’Italia con l’obiettivo di scoprire territori che danno origine alla qualità delle nostre eccellenze enogastronomiche. Realtà ricche non solo di importanti testimoni sempre più famosi, ma anche di bellezze storico-artistiche e naturali, soprattutto di tradizioni legate alla ricca e buona cucina regionale di questo nostro fantastico Paese.

Cinque milioni di turisti che, nonostante la crisi, hanno speso per questa loro singolare attenzione, spesso ridotta al solo fine settimana o a un ponte tra due festività, tre miliardi di euro, dando respiro a un insieme di attività legate soprattutto alla produzione agricola ed alla ospitalità.

Se è accordo vero, come io voglio credere, ed è, soprattutto, sostenuto da risorse adeguate, ha la possibilità di trasformarsi in una vera e propria strategia di comunicazione capace di dare al processo in atto quell’accelerazione che porta ad esprimere tutte le sue enormi potenzialità. In pratica, a dare le risposte da tempo attese da due mondi, quello dell’agroalimentare e quello del turismo, che hanno le possibilità, se bene organizzati, di trainare il Paese fuori dalla crisi e indirizzarlo su nuovi percorsi che, come si può facilmente intuire, premiano l’ambiente ed il paesaggio.

Un vestito fatto su misura per costruire quella immagine nuova di cui ha bisogno il Paese e i comparti più direttamente legati ad essa, grazie alle eccellenze agroalimentari ed alla ospitalità.

Un Italia da vedere e da gustare, cioè da vivere insieme ai suoi immensi patrimoni culturali e di biodiversità per rilanciare l’economia e, con essa, l’occupazione che la produzione e

trasformazione delle nostre eccellenze Dop e Igp, Doc e Docg sono in grado di dare; offrire una prospettiva di futuro alle aree interne e alle Regioni meridionali, utilizzando, così, anche un altro importante patrimonio proprio del nostro Paese, qual’ è quello della presenza diffusa di strutture specializzate nella comunicazione.

Strutture capaci di raccontare una lunga storia nel campo del marketing, e, se messe in rete, in grado di dare, con la promozione permanente, una risposta forte all’offerta dei territori più vocati alla qualità.


Una rete che, sul mercato interno, mette a disposizione dell’offerta binari adatti all’alta velocità e dei diversi attori protagonisti, quali sono, in primo luogo, le istituzioni e i produttori, stimoli e motivazioni vincenti. Serve, a questo punto, pensare e mettere a fuoco nuovi e più adeguati strumenti per una strategia di comunicazione riferita ai mercati internazionali, in particolare quelli nuovi, facendo tesoro di ricchezze e di valori che hanno mostrato di avere forza e capacità di comunicazione.

Penso ai risultati ottenuti dai nostri vini, ma anche alla grande forza di immagine e di messaggi che riesce a dare il mondo dello sport, in particolare l’Atletica con i suoi valori che, personalmente, ho imparato a conoscere nei particolari in questi anni in cui è maturato il progetto di Casa Italia Atletica.

Un progetto che, con la sua capacità di sapersi trasformare in una vetrina itinerante del gusto e delle bellezze d’Italia, cioè delle eccellenze turistiche ed enograstronomiche che interessano centinaia di piccoli ed estesi territori, ha anticipato il significato ed il valore dell’intesa oggi raggiunta tra i due ministeri ed è pronto a mettere a disposizione della stessa tutta l’esperienza maturata in questi quattro anni di presenza nei grandi eventi europei e mondiali che hanno visto l’atletica protagonista.

Pasquale Di Lena

QUANDO LA SCIENZA NON RACCONTA LA VERITÀ

da ZACC&BELINA

Zacc - E' un tema complicato - ha spiegato Comin delle pubblicazioni esterne dell’Enel - la tragedia giapponese ha attivato un'emozione nell'opinione pubblica


Bèlina – Chissà qual’è stata l’emozione del prof. Veronesi, il nostro grande scienziato che ha sposato, solo per amore sia chiaro, gli ogm e il nucleare!

15 aprile 2011

QUAQUARAQUA'

Questi sbalzi improvvisi di temperatura non portano bene alla salute. Basta davvero poco per ammalarsi e ritrovarsi con una bronchite o polmonite e, quando tutto va bene, con qualche dolore alle spalle che comunque lascia un po’ di preoccupazione. Un problema che riguarda non solo le persone, ma anche le piante e gli animali. Ci vuole niente per ritrovarsi, come olivi colpiti dal gelo e dalla grandine, sofferenti in attesa di sostituire le parti morte con nuovi germogli che - come gli esperti sanno - porteranno a salvare la pianta, ma non il raccolto, almeno per i prossimi due anni. Un danno questo per Larino che ha nell’olivo la sua fonte di paesaggio e di ambiente, di storia e di cultura e di tradizioni. Un danno per tutto e per tutti che non è facile prevenire soprattutto quando si esce fuori sudati dalle lunghe e, spesso, perdenti discussioni nelle sedi rianimate, per la bisogna, dai partiti che si risvegliano in prossimità di una campagna elettorale. Un confronto per il rinnovo del governo della Provincia di Campobasso con quattro candidati già presenti sui muri dei paesi con i manifesti che riportano i loro volti e le parole d’ordine per conquistare la fiducia degli elettori. C’è De Matteis a rappresentare la destra, compresa quella di Fini, che nel Molise, in attesa di decidere sul da farsi, cerca di occupare qualche posizione per poi poter contrattare con Iorio quando si andrà al rinnovo del Consiglio regionale. Una foto che vede il candidato De Matteis in camicia e cravatta, alla testa di un gruppo di giovani, con la giacca in mano, come a dire che è pronto a rimboccarsi le maniche nel momento in cui se ne sente la necessità e di farlo insieme al governatore Iorio ed al Partito delle Libertà di Berlusconi, che ha tolto proprio a De Matteis la possibilità di sedere in Parlamento per far posto a un siciliano. Un gruppo di giovani, dicevamo, rimasti nel Molise ancora fiduciosi di non dover scappare come la gran parte di quelli che ora vivono lontani da questa loro amata terra, grazie a Iorio, Berlusconi e alla De Camillis che ora spera in Scaiola, quello dell’appartamento avuto in regalo a sua insaputa e senza che il notaio l’abbia avvisato e meno che mai convocato. Nagni, il candidato dell’Idv, non ha scelto né il gruppo né i giovani, ma Di Pietro, il padre padrone del suo partito, dando l’idea di una necessità di protezione che male si addice ad una persona che aveva tutto da guadagnare mostrando il volto di un decisionista e di un politico e amministratore capace, in grado di saper stare bene anche da solo. Non aveva assolutamente bisogno di un tutore. Il candidato Nagni è solo uno dei tre del centro-sinistra e questa sua scelta di non mischiarsi con gli altri ha più il significato di una conta per un partito che spera nel risultato, importante per poter condizionare le scelte di una coalizione che, alle prossime regionali, si trova di fronte il macigno Iorio, rimasto lì solo per essere accarezzato dai suoi e, ancor più, da quelli che erano stati eletti per fargli l’opposizione. E perché? Sembra sia stata la risposta di chi siede dietro i banchi dell’opposizione. A rappresentare le donne, prima ancora che una coalizione di partiti, c’è Micaela Fanelli, sindaco di Riccia ed esperta di programmazione. Sola, con la sua faccia di donna giovane, sorridente e accattivante, che non lascia dubbi - lo si vede dallo sguardo - circa la sua determinazione e la forza della decisione. In fondo la determinazione è il carattere che distingue le donne dagli uomini, soprattutto le donne molisane tanto più quando si mostrano materne per importi tutto quello che vogliono. Per ultimo, ma non per nostra scarsa considerazione, il ritratto del giovane avvocato di Termoli, Simone Coscia a rappresentare gli autoconvocati, cioè quelli che non si sentono rappresentati dai partiti di centro sinistra, come a dire che va bene per loro essere governati da quelli di centro destra che, stante a questi ragionamenti più che alla mania delle divisioni, vinceranno per forza le elezioni. L’avvocato degli autoconvocati si presenta con una libreria alle spalle piena di libri importanti, come le enciclopedie, che servono più come arredo, visto che nessuno apre questi volumi pesanti. Una campagna, a Larino, come sempre animata a sinistra da divisioni con cinque o sei candidati di cui solo quattro tutti del Pd, a significare l’amore tra gli iscritti, il dialogo, oltre alla grande voglia di fare qualcosa di utile e di importante nella vita, per esempio quella di candidarsi senza una ragione, ma solo per pura passione. Non c’è il quinto candidato perché gli altri rimasti si sono nascosti in attesa di riapparire per farsi la guerra per la candidatura alla campagna elettorale di novembre quando c’è la Regione da spolpare. Se uno pensa ai rami ed ai frutti che si ritrova in mano, gli viene da pensare che gli innesti fatti sui vecchi tronchi del glorioso Pci e della Dc, sono riusciti solo quelli della Dc, visto che se vai a mangiare i frutti non ritrovi più i profumi ed i sapori della rabbia, della lotta, delle idee e della progettualità, dei sogni e della politica in mano a gente coraggiosa e non a quaquaraquà che non sanno cos’è il senso del ridicolo e della vergogna. A Vòreie

ZACC&BELINA


La mania


Zacc- “Mai detto che Alfano è il mio successore”


Bélina - Quelli che si credono re sono solitamente dei lunatici bugiardi circondati da servi imbecilli



LA VITTIMA


ZACC- La lista di Formigoni vittima dei magistrati milanesi


BELINA- Berlusconi si incazzerà a sapere che non è il solo

12 aprile 2011

LA VOGLIA DI DARE



Leggendo qua e la' n. 167 - Ci chiedono a noi vènti di schierarci per la prossima campagna elettorale, ma noi, come si sa, siamo da sempre schierati e non abbiamo alcuna possibilità di cambiare direzione all’ultimo momento. Altrimenti rischiamo di confonderci con gli altri e ciò creerebbe un caos della malora che rivoluzionerebbe la natura, le stagioni, i tempi e i modi delle procreazione.
No, la possibilità di diventare favonio o grecale, nel momento in cui siamo bora, non ci è proprio dato, né concesso.
Non ce l’abbiamo con i nostri amici, anzi, li rispettiamo e li vogliamo bene perché li conosciamo e sappiamo che sono sapienti e capaci nel loro ruolo di soffiare sempre nella direzione, la solita, che hanno avuto in dote da madre natura.
Il rispetto dei ruoli e la coerenza hanno un valore che ci porta a godere questo primo caldo sole ed a vivere il risveglio della natura con il filo d’erba che cresce e sale e le minute foglie che rivestono i rami.
La primavera è, per noi, un grande vaso di fiori di diversi colori e di diversi profumi che stanno a significare il cambiamento, la nuova vita e fanno pensare ancor più all’amore; alla voglia di correre, senza freni, lungo le minute e tortuose gole, qual è quella del Cigno, come in un tunnel o di affrontare con forza le fessure per sentirle fischiare; scivolare sull’erba tenera di un prato e vederla stesa come a trattenere il respiro.
È la primavera quella che, a noi vento del nord, ci dà più liberta di movimento e la calma per farlo, soprattutto quando sentiamo intorno l’agitazione di chi ha cominciato o sta per cominciare la sua campagna elettorale, o, di quelli che, per forza, si devono candidare e, per cogliere questo obiettivo, sono disposti anche a vendere la propria anima al primo offerente di turno.
È così che nascono nuove sigle che vanno ad aggiungersi alle altre già note, non importa se riguardano partiti o finte associazioni culturali, quest’ultime sempre utili per chi si vuole riciclare.
Quella di candidarsi è diventata una rincorsa più che una corsa, soprattutto da parte di chi vede la politica non l’opportunità che viene data a fare, ma a-ffare per poter realizzare, non i sogni, ma i bisogni.
È per questo che non ha più significato la natura, cioè il modo di pensare e la direzione che uno si deve dare, e, in questo senso, con chi stare, ma l’importante diventa spartire la torta o la pagnotta e non pensare e, così, riporsi nella volontà di un altro. In pratica, annullarsi per annullare l’idea, la voglia del domani, facendo andare avanti i processi di omologazione e di isolamento di ognuno di noi da tutti gli altri, come a far credere che la vita è solo un momento di passaggio per soddisfare il bisogno di consumare che hanno messo nella testa di ognuno e non, invece, l’impronta che uno lascia nel momento in cui non è solo passato ma c’è stato.
Continuando di questo passo il rischio è che non c’è più il domani, ma solo l’oggi, quale può essere una scampagnata o una campagna elettorale che porta ad animare la politica per il tempo necessario ad andare a votare e poi fermarsi ad aspettare l’occasione di una nuova campagna elettorale.
Per noi restano fermi il rispetto e la coerenza e l’impegno che tutti i giorni bisogna dare con un pensiero per gli altri, sapendo che non sono diversi da te e che dal loro stato di benessere dipende la tua gioia, la tua felicità, la tua voglia di dare.
E così avanti a vivere questa nuova campagna elettorale con un pensiero a quella referendaria che è davvero importante per il futuro dei giovani visto che si parla di allontanare per sempre i padroni dall’acqua, che è un bene pubblico, cioè di tutti, e, di cancellare la legge che più sta a cuore ai berloscones di destra e di sinistra, quella che vuole reinserire il nucleare per avere due piccioni con una fava: guadagnare un mare di soldi per costruire questi mostri di cemento e di imbecillità e non lasciare niente al futuro delle nuove generazioni.
I padroni sono sempre stati famosi per il loro buon cuore e i loro servi per il gusto che provano tutte le volte che c’è da leccare.
L’importante, anzi fondamentale è la scadenza del 12 e 13 giugno prossimo quando bisogna andare tutti a votare per far rimangiare a lor signori laa voglia di strafare a spese di chi ha solo bisogno di mangiare.


A Vòreie

7 aprile 2011

W LA TINTILIA, W IL VINITALY

Vinitaly 2011 Sarà la Tintilia, questo grande vino al femminile come la Barbera, oggi tutto e solo molisano con il suo riconoscimento Doc, il protagonista assoluto del Vinitaly 2011, la più grande manifestazione fieristica in Italia, seconda a poche altre al mondo, dedicata al vino. Una straordinaria vetrina che ha contribuito, insieme alla Enoteca Italiana a diffondere in Italia e nel mondo l’immagine di qualità della vitivinicoltura italianasi apre oggi per chiudere lunedì. È la 45ª edizione quella che si apre oggi, per chiudere lunedì 11 aprile, con oltre 4mila espositori, registrando il tutto esaurito, su più di 92mila metri quadrati netti di superficie espositiva. Vinitaly, come sa chi ha avuto modo di frequentarla e viverla come noi per tante edizioni, è anche e da sempre, l’occasione per fare il punto sul “sistema vino” con incontri e confronti, dibattiti, presentazioni di ricerche ed analisi, scambi di opinioni tra esperti e mondo della produzione. L’occasione per avere nelle mani il polso della situazione e sentire bene i battiti della situazione del mercato in Italia e nel mondo; per capire l’evoluzione dei trend e le opportunità di crescita di un comparto fondamentale della nostra agricoltura e della immagine del nostro agroalimentare che, in Italia, vale circa 13,5 miliardi di euro, cui si aggiungono 2 miliardi di euro di indotto e porta ad avere un attivo nel bilancio import-export di oltre 3 miliardi di euro, confermando il nostro paese leader mondiale in fatto di volumi commercializzati. Dentro questo quadro, così ricco di fatti e di speranze, il significato della presenza del nostro Molise con uno stand partecipato, come lo scorso anno, da venti aziende, provenienti in particolare da 12 aziende della Provincia di Campobasso: Az. Agr. Cianfagna di Acquaviva Collecroce; Az. Agr. Palazzo Livio Franco di Baranello; Cantina coop. Valtappino di Campobasso; Cantina Cliternia, Cantina Grancia di Romitelli, Cantine Di Tullio e Di Majo Norante di Campomarino; Cantina Valbiferno e Az. Agr. Biologica De Lisio di Guglionesi; Angelo D’Uva produttore in Larino; Cantina Sociale S. Zenone, il Vignale sas e la Società il Quadrifoglio di Montenero di Bisaccia; Az. Agr. Collesereno di Putrella Tifernina; Masserie Flocco di Portocannone; Cantine Cipressi di S. Felice del Molise ; Az. Agr. Catabbo di S. Martino in Pensilis e Cantine Salvatore di Ururi, mentre la vitivinicoltura isernina sarà rappresentata dall’Az. Agr. Sannazzaro di Monteroduni. Una bella squadra, soprattutto di giovani che hanno avuto modo di mostrare in questi anni la loro bravura e che si faranno sicuramente onore con la qualità dei loro vini, portando alto il nome del Molise. A loro ed al vino molisano; alla Tintilia con il suo nuovo vestito da festa Doc messo a disposizione dall’Assessore Nicola Cavaliere; al Vinitaly ed ai nostri sommeliers, l’augurio di buon lavoro e di grandi successi. pasqualedilena@gmail.com

E’ MARCHIGIANO IL MIGLIORE POTATORE DI OLIVI D’ITALIA, MENTRE E’ MOLISANO DI LARINO IL MIGLIORE DEI GIOVANI.

Non sono io ma un Pasquale Di Lena che ha solo 16 anni e frequenta, come è stato per me tanti anni fa, l’Istituto Tecnico Agrario di Larino, il protagonista del recente Campionato Nazionale di Potatura, colui che ha tenuto alto, con il premio speciale riservato al più giovane, la grande tradizione larinese e molisana nel campo della potatura. Un palmarès di tutto rispetto con una serie di medaglie nel corso di questi anni, in particolare quelle del plurivincitore regionale, Giovanni Vizzarri, in un campo che è fondamentale per il successo di un oliveto, il reddito dell’olivicoltore e la qualità dell’olio. Il campionato Nazionale di potatura dell’olivo a vaso polifonico,che quest’anno si è svolto in Sardegna, ha incoronato vincitore, tra i 60 concorrenti di 14 regioni, il marchigiano Tiziano Oleandri. Il Molise si è fatto onore, come dicevamo, con la consegna del premio speciale al giovanissimo Pasquale Di Lena, che si era messo in luce con la conquista del 4° posto al recente Campionato regionale, che si è svolto a Guardialfiera agli inizi di Marzo. Anche allora il giovane Di Lena protagonista insieme con il fratello Alessandro, di soli 12 anni, che ha impressionato la giuria per la sua bravura, grazie alla passione trasmessa dal padre Antonio. Una famiglia con l’amore per l’agricoltura e, in particolare, per l’olivicoltura in una realtà, quella di Larino, segnata da questa coltivazione in ogni dove, con la storia di successi e di fama in questo campo grazie al supporto tecnico dell’ufficio olivicolo dell’Arsiam che ha sede proprio nella capitale dei Frentani e dell’Olio. Basta la storia e la cultura e, insieme, la ricca biodiversità espressa da questa pianta a fare di Larino non solo la culla delle Città dell’Olio, ma, anche, la capitale in Italia della biodiversità in campo olivicolo, con le sue tre varietà autoctone, la “Gentile”, la “Saligna” o “Saligna” e la “S. Pardo”, che è soprattutto oliva da mensa, tutte di Larino.

3 aprile 2011

Casa Italia, il successo di una formula

Un punto di incontro e ospitalità, all’estero, intorno a una tavola imbandita con al centro una bottiglia di olio e di vino. Una nuova maratona in mome del gusto e delle bellezze del territorio italiano Quando siamo partiti abbiamo posto al centro le risorse e i valori che il territorio italiano esprime e abbiamo fatto bene perché tutto ha cominciato a ruotare intorno ad esso, senza perdere tempo. Lo spunto ce lo aveva dato Göteborg, là dove abbiamo incontrato per la prima volta Casa Italia Atletica ed avuto la possibilità di scoprire spazi enormi di opportunità, tutti incastrati tra le varie iniziative sperimentate sin dalla nascita di questa idea, che la Fidal ha fatto bene a trasformare in una casa itinerante dei suoi atleti e dei suoi dirigenti. Renderla,così, punto di incontro e di ospitalità intorno a un buffet, ricco di colori e di profumi, ed a una tavola imbandita, con al centro una bottiglia di olio e di vino. Il luogo delle riflessioni e del dialogo, ma anche della festa e della spensieratezza, della musica e dell’inno ai successi, animato dal suo promotore Mario Ialenti e dal suo collaboratore, Alberto Villa. Era il 2006. L’anno dopo a Osaka, in Giappone, Casa Italia Atletica diventa vetrina delle eccellenze Dop e Igp, centro di cultura materiale con i seminari e le degustazioni, luogo di incontro tra produttori e rappresentanti delle istituzioni e operatori commerciali del Paese ospite. E questo tutto grazie a Gianfranco Carabelli, allora segretario generale, che fa suo il progetto. Nasce così la “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, la “vetrina itinerante” che si apre, di volta in volta, nelle grandi occasioni dove l’Atletica italiana, quale espressione anch’essa di identità e, quindi, del territorio, vuole vivere i successi con i suoi campioni. Un originale e straordinario strumento di comunicazione che ha la forza e la capacità di presentare, raccontare, comunicare il gusto e il bello che il territorio italiano esprime. Uno strumento fondamentale perché strategico per la comunicazione, soprattutto di quelle realtà così ricche di significati e di eccellenze legate alla storia ed alla cultura; al contesto paesaggistico-ambientale; alle nostre tradizioni legate alle feste, ai riti, e, soprattutto, alla cucina particolarmente ricca di diversità e di peculiarità per avere prodotti unici per qualità e tipicità. Abbiamo, nel corso delle esperienze vissute con grande entusiasmo, messo allo scoperto la centralità del territorio fino a renderlo minimo comune denominatore o, se volete, anello di una catena che vede da una parte l’Atletica – la poesia secondo Montale – e dall’altra l’alimentazione con la possibilità di avere cibo garantito di qualità, che, per quanto ci riguarda, è da trovare nell’origine, cioè nel territorio. La qualità e la tipicità espressa dalle nostre eccellenze Dop e Igp che per l’Italia rappresentano, insieme alla biodiversità e alla produzione biologica, primati nei confronti degli altri 26 Paesi dell’Europa e cioè la testimonianza della bontà dei nostri territori e della bravura dei nostri produttori e/o trasformatori. E così che abbiamo cantato questi primati in Slovenia, Germania, Austria, Italia, Spagna, America, Belgio, e lo abbiamo fatto con i seminari, le presentazioni, le pubblicazioni, convinti che essi sono i garanti della qualità di cui ha bisogno una sana alimentazione, ma non solo, sono, anche, una straordinaria possibilità per far capire l’importanza del territorio e la sua necessità di salvaguardarlo e tutelarlo. Una necessità e un’urgenza, oggi, per i valori che esprime, non ultima la ruralità e la possibilità di mantenere in vita l’agricoltura e, con essa, quel ricco patrimonio di storia e di cultura, di valori che hanno la forza della sobrietà, del tempo, del rapporto con la natura, cioè gli antidoti del consumismo e dello spreco; la forza per riprendere il cammino minato dalla pesante crisi. In questo senso la adesione di una grande organizzazione professionale dell’agricoltura, la Cia, e la sua preziosa e intensa collaborazione insieme all’Enit, all’Ice, a Buonitalia, a Regioni e province, Camere di Commercio e tanti produttori singoli e associati. Siamo diventati naturali promotori, con la capacità di Massimo, Antonio, Federico, Adriano, gli chef di Casa Italia, della Dieta Mediterranea, oggi patrimonio dell’umanità, che onora la nostra cultura e l’abbiamo addolcita con l’abilità di un maestro di pasticceria, Paolo, testimone di quella fonte di essenza Dop per i profumi e, non meno, per i dolci, che è il Bergamotto di Reggio Calabria. Una stupenda avventura, grazie alla Fidal del presidente Arese e del segretario generale Montalbone; alla sua Fidal Servizi, nelle mani di Rossi e di Grandi, che ha tutta la voglia di continuare la sua corsa per vivere e far vivere ad altri mondi i profumi e i sapori espressi, insieme alla bellezza, dai mille e mille territori di questa nostra incantevole Italia. Una stupenda avventura anche quella vissuta di recente a Gent, in Beglio, dove, insieme a Giovanni Esposito e Diego Di Paolo, abbiamo raccontato le emozioni che ci dà questo nostro Paese con i suoi colori, la sua memoria, i suoi profumi ed i suoi sapori e lo abbiamo fatto alla presenza insieme del nostro Ambasciatore e di ospiti qualificati nel campo del turismo e dell’enogastronomia. Ancora una volta dimostrando che è tempo di dare a questo strumento il respiro necessario della programmazione e l’obiettivo anche della commercializzazione, cioè come renderlo parte di una strategia di marketing di cui hanno bisogno le nostre aziende e la stessa Fidal. E non solo, l’intero sistema Italia che ha bisogno urgente di aggiornamento e nuovi adattamenti. Per fare questo c’è bisogno di un altro nome che dia più forza e chiarezza di quello attuale, Maratona, e diventi in poco tempo anche il logo di quella vetrina particolare ed esclusiva di tutte le eccellenze che il territorio italiano esprime. di Pasquale Di Lena