31 maggio 2011

CI VUOLE PARTECIPAZIONE

da ZACC&BELINA


Zacc- Piango di gioia per la fine di un incubo

Bélina -Ora bisogna indignarsi ancor di più se non lo vogliamo vedere tornare. Intanto c’è da andare a votare al referendum il 12 e il 13 prossimi

30 maggio 2011

ARIA NUOVA


Quando arriva un vento nuovo al posto di quello che soffiava prima, porta sempre aria nuova. Ve lo dice un vento che ha sempre soffiato in un’unica direzione come tutti i venti ed ancora continua nonostante i possenti ostacoli, soprattutto culturali, posti in questi anni , da Berlusconi e dai suoi adepti, sulla strada della democrazia e del rispetto, dei valori e della solidarietà  Una vittima fino a ieri dei giudici comunisti che ce l’avevano con lui  e oggi di quel popolo che, stanco di barzellette, non ha votato il suo candidato, non solo a Milano ma anche a Napoli. Un disastro per lui e per tutta quella borghesia di affaristi e palazzinari che da tempo aveva puntato sulla Moratti, l’expo e Milano e, ancor più, per tutti gli amici di Cosentino, che doveva stare in galera e, invece, Berlusconi, buono, con i suoi (compresa anche la tanto onorevole De Camillis) l’ha fatto rimanere in Parlamento insieme ad altri delinquenti che sono lì grazie alla legge porcata che vede rappresentare il “popolo” dai nominati e non quelli dal popolo scelti ed eletti (il riferimento non è solo alla tanto on. De Camillis, ma anche al tanto attivo Astore ed a quell’ombra di parlamentare che è stata e rimane la Di Giuseppe, come dire che nella vita ci vuole c. e bisogna rimanere eternamente grati al sempre avvinazzato Calderoni per il suo “porcellum”).
Bondi, uno dei tre coordinatori del Pdl, ha già annunciato le sue dimissioni ed è solo il primo dei segnali: una catena che andrà ad allungarsi sempre più, per la sola semplice ragione che questi signori sono abituati a stare sempre a galla, comunque a scappare dalla nave quando la nave sta per affondare.  A noi, solo se li pensiamo per un momento, viene in mente la scena dei dipendenti delle grandi banche ed assicurazioni americane con le scatole nelle mani piene delle cose personali all’uscita della porta laterale di uno dei grattacieli di Manhattan o di Boston; Los Angeles o S. Francisco. Questo per dire che non solo Bondi, ma anche altri sono già affannati a fare in fretta le valigie sudati di paure che lasciano scendere sudori freddi dietro la schiena per quello che potrà accadere, sapendo le cazzate che hanno fatto in questi anni di strapotere ed arroganza, nel segno della impunità.
I miti, si sa, come s’innalzano così vengono abbattuti.
Pensiamo a quella schiera enorme di giornalisti venduti ed a quella massa di dirigenti fasulli. Ma pensiamo anche a chi, dopo aver taciuto per lungo tempo, ultimamente, avendo fiutato il cambiamento, si è fatto carico di dure critiche che, c’è da dire, sono risultate utili ai fini dei risultati e, quindi, c’è bisogno anche di ringraziarli per quello che hanno fatto.
Abbiamo visto poco fa in televisione il vice presidente della Camera, on. Lupi, milanese di Comunione e Liberazione, come tale della Compagnia delle Opere, alle 15.30 al TG3, sorridente, quasi raggiante, parlare del valore della partecipazione dei milanesi al voto, mostrando poca attenzione al risultato che man mano che prendeva corpo faceva capire il disastro. Non certamente per lui che ha trovato una zattera pronta, ma per altri e, comunque, per Berlusconi. Sembrava proprio che stesse lì per esprimere la propria liberazione in attesa di fare la comunione. Cosa che verrà quanto prima, statene pur certi, ed avrà un suo significato che è tutto da interpretare su cosa succederà domani a Milano, Napoli, in Italia. Questi sono lupi di nome e di fatto.
Ed ora, sulla spinta di questo vento nuovo, la grande rincorsa per spazzar via le ultime resistenze dei berluscones che, come si sa, non vogliono fare andare a votare il popolo italiano perché hanno paura del peso dei SI al Referendum del 12 e 13 giugno prossimi.
Un appuntamento importante per chiudere definitivamente la partita con Berlusconi e i padroni che l’hanno eccitato ed agitato in questi anni, e, per aprire un nuovo discorso che non può che partire dagli “indignados” del mondo che il mondo vogliono cambiare.
C’è il referendum e ognuno deve prendere l’impegno di informare gli amici, i parenti, i cittadini che bisogna andare a votare per mettere il segno sul SI delle schede elettorali, che afferma, lo ricordiamo, l’abrogazione di norme che vogliono introdurre il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e affermare, con il legittimo impedimento, che la legge è uguale per tutti ma non per Berlusconi ed i suoi Ministri.
E voi aprite le finestre per fare entrare questa aria nuova, soprattutto qui nel Molise, dove c’è da chiudere definitivamente la partita con il centro destra di Iorio, ma, anche, con chi nel centro sinistra continua a manovrare, com’è stato per queste ultime elezioni provinciali, per farlo perdere. C’è bisogno di far sentire  la più piena delle indignazioni e dire che anche per loro, come per Berlusconi, è il momento di farsi da parte e lasciare il campo libero a chi vuole realizzare a Larino e nel Molise, a Milano e in Italia, i suoi sogni e costruire il proprio futuro.
A vòreie  

29 maggio 2011

L’INCONTRO CON LA POESIA DI PASQUALE DI LENA


Un pubblico numeroso ed attento ha riempito la sala conferenza de Il Melograno per seguire la presentazione del libro “Carolina dice: da qui si vede il mondo”, pensato e realizzato da Flora Dressadore la destinataria, in questi anni, delle poesie scritte da Pasquale Di Lena.
Con Flora e Pasquale e la scrittrice e poetessa Brumilde Neroni, c’era  Carolina che ha dato il nome alla raccolta e con lei altre due bellissime bambine, Martina e Arianna, che, davvero brave, hanno recitato con grnde capacità, alcune delle poesie dando alla presentazione una nota di freschezza e di intensa emozione.
Flora ha raccontato le ragioni del suo impegno a mettere insieme le poesie per poi consegnarle nelle mani di un editore molisano, Arti Grafiche La Regione di Campobasso, con il titolo che Carolina, la bambina italiana di genitori ucraini, ha ispirato in un giorno di ottobre in occasione della raccolta delle olive a “La Casa del Vento” sopra il Monte che domina Larino.
Pasquale Di Lena, noto come cultore e promotore di vino e di olio, gastronomia e turismo, amministratore regionale, non è nuovo alla poesia, soprattutto dialettale, avendo pubblicato un libro di successo nel 1988, “U penziere”. Animatore dell’incontro ha dato, in questa sua veste, la parola alla presentatrice del libro Brumilde Neroni, la italianista e orientalista, ricercatrice presso l’Università di Padova, che ha tradotto direttamente dal bengali e dal sanscrito, i grandi poeti indiani dopo aver curato le opere di Tagore, il sommo poeta.
La scrittrice ha parlato di aver provato “gioia” nella lettura delle poesie di Pasquale Di Lena e di aver trovato “la lingua della natura…in questa raccolta per la verità e la qualità di quanto (di Lena) propone, certezza di emozioni e sentimenti…dove tutto diventa sogno….. tutto è volo, voce, carezza e diventa canto”. L’ha definita “la poesia dello sguardo….dove è contenuta tutta la profonda saggezza dei valori che il poeta non ha mai abbandonato, ma sempre valorizzato”.
Ha poi letto alcune delle poesie che più l’hanno colpita, il particolare “Canto” una dedicata toccante alla terra, alla madre, alla donna.
Una poesia  è stata letta dalla giovane poetessa larinese, Carolina Mastrogiuseppe, che ha già all’attivo la pubblicazione di uno stupendo libro di poesie “Tracce di me”, che ha avuto particolare successo.
Di Lena, dopo aver ricordato il lavoro ed il contributo dato alla realizzazione del libro da Beatrice Licheni, Anna; Pietro e Mattia, ha sottolineato il commento scritto da Giorgia Cecchinata, filosofa ricercatrice, oggi titolare di Cattedra all’Università di Belo Horizonte in Brasilente, uno dei tanti cervelli che è stato costretto a emigrare per esprimere  una vita di studio e di ricerca, e, dopo aver rinnovato i suoi sentimenti di gratitudine a tutti i presenti, ha salutato il pubblico con la lettura della poesia “Genevieve” dedicata a una sua cara amica francese morta prematuramente in un incidente stradale. Una poesia che parla di meridioni con “il sud  ha le stesse lune/ gli stessi soli/ che io mi porto dentro come tana/ di animale affamato/che non si sente mai sicuro”.
Un bel pomeriggio, quello successivo ai festeggiamenti del patrono di Larino, S. Pardo, all’insegna della poesia che, come si sa, è l’unica in grado di capire la realtà che viviamo e di cambiarla avendo sempre lo sguardo rivolto verso il futuro.

IL PIAZZISTA

da ZACC&BELINA



Zacc- che ruffiano!

Bélina- solamente ridicolo

27 maggio 2011

LA SCRITTRICE BRUMILDE NERONI PRESENTA LE POESIE DI PASQUALE DI LENA


L’appuntamento con il libro di poesie di Pasquale Di Lena “Carolina dice: Da qui si vede il mondo”, è per sabato 28 alle ore 17.30 a Larino nella Sala conferenza della Parrocchia B.M. delle Grazie sul Pian S. Leonardo.
Insieme all’autore ed a Flora che ha raccolto le poesie e pubblicato il libro, ci sarà la scrittrice Brumilde Neroni che ha firmato la presentazione.
Italianista e orientalista, è nota anche come la biografa del grande poeta indiano Tagore, che gli italiani hanno imparato a conoscere ed apprezzare grazie ai 18 libri da lei tradotti. Oltre a Tagore
 ha fatto conoscere le opere di altri poeti, scrittori e filosofi come Kabir, Kalidasa, Tukaram e Gandhi,  del quale ha pubblicato di recente, marzo 2011, per Salani editore, il libro “Gandhi per giovani pacifisti”. Per questo suo intenso ed importante lavoro e per il ruolo di Ambasciatrice della cultura orientale in occidente, è stata insignita del premio la Rota dell’India, il più prestigioso riconoscimento per meriti culturali. È  ricercatrice presso l’Università di Padova e redattrice dal 1986 della rivista di letteratura italiana “Studi Novecenteschi”.
Poche note che fanno capire che Brumilde Neroni è un nome importante della letteratura italiana contemporanea, che, con la sua presentazione e la sua presenza a Larino, sabato 28 alle ore 17.30, dà significato ed interesse all’incontro aperto a quanti amano la poesia.

25 maggio 2011

W S. PARDO

 
L’altro sabato, alla presentazione del bel libro di Peppino Mammarella su San Pardo, c’è stato chi dal pubblico si è alzato per chiedere a uno dei presenti al tavolo (insieme all’autore del libro c’erano S.E. il vescovo della Diocesi di Termoli-Larino e Don Antonio Mastantuono), se S. Pardo avesse fatto dei miracoli e quali erano. Alla domanda, ha risposto prontamente Don Antonio dicendo che non sapeva tutte le intercessioni di San Pardo verso il Padreterno e neanche i risultati di tutte queste intercessioni nel corso dei secoli, ma sapeva per certo di un miracolo, quello che si ripete da sempre a Larino e tutti  i giorni, che anima i larinesi e li porta ad organizzare ed a vivere con passione la loro grande festa.
Una grande verità quella di Don Antonio che non può che trovarci d’accordo nel momento in cui è questo miracolo quotidiano che porta, soprattutto le donne ed i giovani, a vivere la passione di far vivere e rivivere un’antica devozione.
Una ragione che ritroviamo, anche, nella sfilata dei carri di carnevale che coinvolge tanti giovani. Un altro miracolo che tiene in vita questa nostra città.
Una città che, precisamente due secoli fa, ha dato forza di contenuti alla nascita del Molise, con il passaggio del suo Distretto, dalla Capitanata, alla Provincia di Campobasso, che da poco era nata.
Una Larino che, bisogna dirlo, ha perso molto del suo fascino e del suo prestigio, a partire dal momento in cui prendeva il via il rilancio di questo nostro Paese dopo la tragedia del ventennio fascista che creò guerre, distruzioni e morti.
È venuta meno, nel frattempo, una classe dirigente che non ha saputo cogliere né il momento, né le peculiarità e le ricchezze del suo territorio, innestando così un processo che via, via, ha ridotto questa antica capitale a poca cosa, in mancanza di idee e di progetti, di prospettive valide per costruire un futuro migliore.
Sono rimaste, per fortuna, le passioni dei cittadini che hanno sempre fatto di Larino il popolo.
Quel popolo che da oggi abbraccerà il santo Patrono e, insieme, i suoi Santi Martiri Larinesi  Primiano, Firmiano e Casto, che, unitamente a tutti gli altri santi presenti nelle Chiese di Larino, verranno portati a spalla per il centro storico. La tradizione esclude le Sante donne e non è dato capire il perché.

Tre giorni in cui insieme alla sacralità si ripete il rito dei colori, suoni, profumi, sapori; dell’antico rapporto uomo-animale; uomo-natura, che, oggi, ha un particolare significato, nel momento in cui c’è sempre più bisogno di questo rapporto per difendere l’ambiente, con l’acqua, a rischio per quella scellerata idea di metterla nelle mani dei privati e il nucleare, che qualcuno ha solo pensato di rinviare ritenendo scemi tutti noi italiani.
Un rapporto che permette di capire l’identità espressa dal territorio e la necessità di difenderlo e puntare sulle sue enormi fondamentali risorse, tutte importanti e, come tali, da valorizzare.
Il tesoro dal quale devono attingere i nostri giovani per essere sempre più l’anima di questa nostra città, il futuro, grazie a S. Pardo che noi amiamo e ringraziamo per il suo miracolo.

 

23 maggio 2011

PIU' GAZEBI, PIU' SI' E PIU' VOTI AI REFERENDUM.

Leggendo qua e la' n. 172

Ieri c’era il gazebo in piazza a Larino Centro Storico ed erano presenti tutti i partiti del centro sinistra, ognuno impegnato a mettere più manifesti di partito possibili ai fini del riconoscimento della propria partenza. C’erano quelli che hanno raccolto le firme ed anche quelli che le firme non le hanno raccolte per un eccesso di riflessione, che sempre serve quando sono da prendere le grandi decisioni. Ma questa nostra sottolineatura trova il tempo che trova nel momento in cui c’è da promuovere il Si al referendum e l’invito alla gente ad andare a votare.
Conta solo questo, ogni altra cosa è chiacchiera che se la porta via il vento con la prima folata.
Però  un consiglio ce lo possiamo permettere di dare ai responsabili dei partiti ieri presenti ed attivi:
invece di stare tutti raccolti in un punto dietro un mare di manifesti non sarebbe meglio scegliere i punti dove aprire in ognuno un tavolo con un solo manifesto, quello del referendum firmato da tutti i partiti e dalle associazioni,  in modo da avere la possibilità di contattare il più alto numero di elettori, in particolare le persone anziane che hanno più bisogno di stimoli per andare a votare?
Non so davanti al Bar Casablanca; all’Hotel Campitelli; davanti al Tribunale; in piazza Garibaldi e e davanti alla Cattedrale.
Tutto è più chiaro, anche per noi vènti che dobbiamo soffiare.
A Vòreie

20 maggio 2011

CAPRONE

 Zacc- Sgarbi deve ridare indietro i 4 miliardi alla stupidità e chiedere scusa agli italiani

Bélina- prima era solo una capra ora è una capra d'oro

19 maggio 2011

DIGNITA'

Leggendo qua e la' n. 171 -



Rimarranno gli spazi elettorali per dire SI ai referendum di giugno e spariranno le foto a braccia conserte dei candidati e quelle imbrattate da qualche buontempone. E noi vènti, che questi spazi non amiamo perché interrompono violentemente il nostro percorso, che spesso si alza da terra, continueremo a soffiare, più liberi di sempre, i nostri racconti che parlano di donne e di uomini,  di vino e di olio, di sogni e di poesia, di memoria e di futuro, di storia e di territorio per vivere la nostra natura con l’intento di renderci utili anche quando diamo più fastidio.
Perché gelidi o troppo reattivi alle stupidità degli uomini (consapevoli che questo nostro atteggiamento mostra presunzione), stranamente diversi di quando siamo allegri e generosi, disponibili e solidali, eterni bambini innamorati del gioco.  
Dicevamo della campagna elettorale, che, per la verità, abbiamo trovato profondamente diversa da tutte le altre, segnata, ancora una volta e come non mai, dalla mancanza di idee e di programmi, di progetti e di sogni, oltre che da un numero davvero esagerato di candidati in una provincia piccola come quella di Campobasso e, soprattutto, nella città dove soffiamo più di frequente, Larino.
Ben 14 i candidati della capitale dei Frentani, molti dei quali sconosciuti non solo alla gente, ma alla politica, di cui ben quattro tutti dello stesso partito, con il risultato che nessuno dei 14 è stato eletto, portando Larino a non avere un suo rappresentante a Palazzo Magno.
Non vorremmo essere fraintesi e presi come quelli che vivono solo per il luogo di appartenenza, visto che per noi vale il paese e l’insieme del territorio regionale, l’Italia e il mondo, che vale la pena conoscere perché vale la pena viaggiare, evadere, uscire dalle solite tane dove noi ci ricoveriamo quando non soffiamo per incontrare altri vènti, altri mondi.
Siamo per i rappresentanti di un territorio che è il Paese se si tratta di un parlamentare; il Molise se consigliere regionale; Campobasso se consigliere provinciale e Larino se consigliere comunale, purché, però, siano persone capaci e perbene, oneste, in grado di pensare e fare per il bene comune. Non siamo per quelli che si mettono in mostra per andare poi a riscaldare la sedia perché incapaci di rappresentare neanche il territorio di appartenenza, al massimo se stessi, con le mani protese come quelle di un monaci non si vedono più in circolazione, dando certezza che la realtà è profondamente mutata.
Uno sfascio previsto da tutti i larinesi che, ormai, non danno più peso alle banalità, non so se per non perdere tempo o per mantenere un po’ di quella serenità che serve in momenti difficili e pesanti come quelli che viviamo nell’era di Berlusconi, che è tutt’altra cosa, l’opposto, dell’era della conoscenza e della innovazione.
Uno sfascio al quale porre rimedio per dare dignità alla memoria di una città, di un territorio; per riprendere il capo del filo da una matassa intrecciata da una classe dirigente che ha mostrato di non essere all’altezza del compito di ricostruire il gomitolo che non c’è.
Un rimedio – sta qui il significato della proposta di Larino Viva di indire primarie che devono anticipare e preparare le scadenze elettorali – che spetta ai larinesi ed ai molisani trovare e rendere questa ricerca occasione per un rilancio della politica e della partecipazione alle scelte, soprattutto quando non si sente alcun segnale circa la volontà di un cambiamento della legge elettorale, la famosa “porcata” di Calderoni che continua a saziare ancora tutti.
Un modo per rivoluzionare la città ed il Molise una volta fatto a meno del contributo di individui che hanno ormai fatto - ancor prima che il loro tempo - disastri ai quali bisogna necessariamente porre rimedio subito.
Quello che serve, è pensare a una rigenerazione della politica e operare perché essa avvenga trovando spunto dalla realtà che si vive e da tutto quello che questa realtà riesce a dare per sconfiggere il consumismo e lo spreco e non dare spazio agli insaziabili che hanno messo in crisi il pianeta e, con esso, la vita degli uomini e di ogni cosa.
Una realtà preziosa che rende uno scrigno il territorio che noi accarezziamo spesso con i nostri soffi.   
A Vòreie

da ZACC&BELINA


LA BATOSTA

Zacc- Bossi ha detto “si va avanti” senza però dire in quale direzione

Bélina- non è facile riprendersi da una batosta

Zacc- poi dà di matto a Pisapia

Bélina- spettava a lui dare il cambio alla Santanchè




17 maggio 2011

HA PERSO LARINO

 
Prima di entrare nel merito di questa affermazione diciamo che alla fine i conti arrivano anche per i prepotenti e per chi pensa di poter far man bassa della democrazia e della nostra Costituzione.
Una democrazia che bisogna coltivare ogni giorno, come giustamente ha detto il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 
Questo piccolo commento ci permette di passare meglio a una prima valutazione dei dati riguardanti la Provincia di Campobasso, con De Matteis che prende il posto di D’Ascanio, che vogliamo salutare e ringraziare per il buon governo di una realtà non facile, nonostante i ripetuti morsi ricevuti dai suoi compagni, che non accettano persone che hanno carattere e personalità.
Al vincitore va il nostro applauso e l’augurio di buon lavoro, che, nel caso della Provincia, vuol dire soprattutto attenzione a una buona programmazione dei servizi, dell’ambiente, della cultura.
Il nostro applauso a quanti, eletti o non eletti, si sono presentati con la loro faccia agli elettori, e la nostra speranza è che il loro impegno profuso in questa campagna elettorale diventi l’inizio di un impegno permanente per rilanciare la politica e dare ad essa il ruolo che le spetta, che è quello di governare per non lasciare alla finanza ed alla criminalità e, alla luce dei fatti di questi ultimi anni, anche alla stupidità ed alla volgarità, il ruolo di decidere le sorti degli italiani.
Ora il riscontro c’è e tutti quelli che si dovevano contare si sono contati e possono capire meglio come muoversi da qui alle prossime elezioni regionali. Un appuntamento, quello di novembre prossimo, importante per un Molise che vive una situazione pesante, grave. Ancor più per Larino, che ieri ha perso anche quel poco che gli restava per dire la sua e ciò grazie ai giochi dei grandi strateghi locali, a partire dal sindaco e dal vicesindaco, che non ci sembra abbiano dato quella mano promessa a Pascarella; dal segretario e vicesegretario del circolo del Pd che, vista l’abbondanza dei pretendenti alle poltrone, hanno permesso a ben quattro iscritti di contarsi senza proferire una parola. Ora si vanteranno del risultato del candidato ufficiale, Puchetti, che è risultato il più votato.
C’è da applaudire, e noi lo facciamo con piacere, al giovane rappresentante del SeL, Di Carlantonio, che ha ottenuto tanti consensi nonostante la sua scesa in campo all’improvviso. Un segnale positivo, volendo pensare che sono stati molti i giovani che l’hanno votato, soprattutto per il domani della sinistra, che ha registrato anche il risultato non positivo di Sorrentino, dei Comunisti Italiani.
Ora bisogna vederlo all’opera con il suo partito questo giovane Di Carlantonio per capire quali possibilità ha di essere il punto di riferimento di quella sinistra radicale che a Larino ha sempre avuto un ruolo importante.
Questo anche perché a Larino la destra non ha di che gioire nel momento in cui il centro sinistra le ha dato una sonora mazzata che fa ben sperare per il prossimo futuro. Soprattutto, se la sinistra
ha l’intelligenza e la forza di organizzarsi intorno a progetti e programmi, a partire dallo sforzo, che c’è da fare subito, di portare più elettori possibili a votare il 12 e il 13 giugno. Il dato che a Larino ha votato il 57, 32%, più della media provinciale, che è stata de 55,34%, fa capire che hanno perso quelli che hanno lavorato per la consegna della tessera elettorale e invitato a non andare a votare. Un buon segnale per noi che lavoriamo e crediamo nella partecipazione.
È con grande dispiacere che diciamo che ha perso, però, Larino, sordo com’è stato ai tanti detti popolari che, qualche volta, farebbe bene ascoltare “sparte palazze devènte cantòne” o “émmiezz’è tant’a galle ne fa maie iuorne”.
Larino Viva mercoledì, in occasione del suo incontro settimanale, discuterà una proposta, frutto del suo DNA e della necessità di evitare lo spettacolo di decine di candidati che non hanno portato alcun vantaggio alla nostra città, visto che nessuno di loro la va a rappresentare in Consiglio Provinciale.
La proposta sarà quella di lanciare una campagna per invitare tutte le forze politiche di Larino, di destra, di centro e di sinistra, che hanno a cuore la città e vogliono rilanciare la sua centralità, a sostenere le primarie, in modo da scegliere i candidati  da mettere in lista  per le prossime elezioni regionali ed evitare la dispersione di voti. Primarie che devono partire da subito e non arrivare all’ultimo momento in modo che questa scelta sia ponderata anche per una selezione della futura classe dirigente che oggi, purtroppo, non c’è. 
Larino Viva

SOLO L’INIZIO



Zacc- Berlusconi precipita insieme con il suo Pdl

Bélina- fra poco, vedrai, diventa valanga


14 maggio 2011

L’olio colore dell’oro. E’ nel cuore di Pasquale, e ha per nome “Flora”

Oggi ch’è domenica, “Olio Officina” apre ai versi del poeta Pasquale Di Lena. Chi lo segue su Teatro Naturale conosce molto bene la sua sensibilità nel portare avanti battaglie di civiltà a favore di una rinnovata cultura dell’olivo e dell’olio. Sua l’idea di realizzare una olivoteca d’Italia, allo scopo di salvaguardare il valore della biodiversità, e prima o poi, lo so, ci riuscirà. Credetemi: non è facile, ma so che ci riuscirà. Di Lena è stato tra l’altro l’ideatore delle Città dell’Olio, un’associazione che oggi raccoglie 352 tra comuni e province aderenti.
I suoi versi – come pure il suo olio, ricavato da olive Gentile di Larino – sono tutti nel nome di Flora. Ed è proprio Flora, in omaggio a Pasquale, che ha editato il suo più recente libro, fresco di stampa, dal titolo Carolina dice: Da qui si vede il mondo!
Libro che si presenterà il 28 maggio a Larino.
Ho incontrato proprio nel primo pomeriggio di oggi Flora e Pasquale. A Milano, nei padiglioni di “Tutto Food”, mentre con il loro olio extra vergine di oliva “Flora” hanno ricevuto il Premio Biol 2011 quale miglior extra vergine da agricoltura biologica della regione Molise.
E’ un olio “colore dell’oro”. L’espressione è virgolettata perché tratta da un verso di Pasquale contenuto nel libro.
Non ora, rimando ad un altro post su “Olio Officina” il “ ” dell’olio Flora. Ne ho già scritto su varie riviste, tra cui “La Cucina Italiana” e “De Vinis”, perché è un olio che merita: fotografa alla perfezione il Molise.
Quest’oggi invece consacro la giornata con la poesia dal titolo “Gentile di Larino”, pubblicata a pagina 62 del bel volume Carolina dice: Da qui si vede il mondo!

Ritorneremo sul libro, oltre che sull’olio. E’ una promessa.

E’ l’olio
ciò che mi è più caro della mia terra
gli olivi qui hanno radici antiche
sono da sempre il pensiero
degli uomini che sanno coltivarli
per dare l’olio dal profumo intenso
di oliva matura,
dal sapore delicato
sin dal momento della raccolta

E’ il “Gentile di Larino”,
l’olio della mia terra,
come le donne che hanno sapere sulle mani
ed il sorriso dell’ospitalità
Pasquale Di Lena
LA POESIA

saggio assaggio

AMBASCIATORI DI SOGNI

C’è un bambino che si preoccupa così tanto del pianeta da aver pensato, già a 9 anni, di piantare un milione di alberi e, subito dopo, dar vita ad un’associazione per arrivare a tagliare questo ambizioso traguardo. Oggi ha 13 anni e la sua associazione “Plant for the placet” è in mano a 23 bambini di 12 anni ed è presente ed attiva in 70 Paesi del mondo con la parola d’ordine “Basta chiacchiere, inizia a piantare”.
Sono piccoli ma determinati e incisivi ambasciatori che vanno in giro per il mondo a dare lezioni di sogni ed a invitare gli uomini a sentirsi cittadini del mondo, viaggiatori globali. In pratica dotati di un forte senso di rispetto per il proprio simile e la natura, necessario per la costruzione di un mondo che ha a cuore la pace.
Felix Finkbeiner è un bambino tedesco che ha genitori amanti e rispettosi della natura, quindi una buona educazione alle spalle, anche se a ispirarlo sono state le sue maestre quando gli hanno parlato della donna keniota, Wangari Matthai, premio nobel per la pace, che ha stimolato con la sua iniziativa la piantagione di 30 milioni di nuovi alberi. L’obiettivo di Felix, che, per ora, va avanti con la sua azione al ritmo di 250 mila alberi ogni anno, è quello di piantare un trilione di nuovi alberi e tutto questo allo scopo di ridare ossigeno al mondo, avendo capito una cosa molto elementare che gli adulti, presi come sono dal potere del denaro, non vogliono ancora capire e cioè che per abbassare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ridare respiro al pianeta, servono gli alberi, che attraverso la fotosintesi clorofilliana trasformano la CO2 in ossigeno l’elemento vitale.
La storia di Felix, che abbiamo appena letto su Repubblica on line, è ancora più ricca di notizie e di riflessioni che meritano di essere lette per vedere cosa noi adulti dobbiamo fare per stare dietro a questo ragazzino che insegna i sogni anche a noi di Larino viva che, con Pasquale Di Lena, più di un anno fa abbiamo presentato il “Gusto dei Sogni”, cioè la possibilità di uscire fuori dal pantano che ci ammorba tutti e ci isola, realizzando sogni che Larino, il Molise, ci permettono di fare.
Ci siamo rivolti agli adulti non sapendo che questi erano tutti distratti dal pensiero di vedere come doversi candidare alle prime elezioni in programma, non per fare ma solo per stare ad occupare una poltrona che poltrona non è più, ridotta com’è in un banchetto.
Abbiamo sbagliato a non chiamare i Primiano e i Pardo, i Mattia e i Luca o il nostro amico Antonio, anche lui di 13 anni, che tempo fa ci ha dato una lezione sul nucleare e sull’acqua pubblica consegnandoci una sua riflessione in merito e invitandoci a firmare il referendum che Berlusconi ha paura di fare. Antonio ci ha detto- per l’appunto ieri all’uscita dalla scuola- che bisogna seguire il consiglio di andare a votare tutti anche se il referendum sull’acqua e sul nucleare vengono annullati. In pratica è pienamente d’accordo con Celentano perché così anche lui con tutti i suoi amici e compagni di scuola ha la possibilità di andare a votare.
Racconterò ad Antonio di Felix per vedere se vuole diventare un ambasciatore che va in giro a dare lezioni di sogni.
Questa lunga premessa per far capire meglio la proposta che come Larino viva vogliamo inoltrare ai sindaci ed agli amministratori comunali, provinciali e regionali, di vedere come prendere esempio da Felix e, prima ancora di prendere la iniziativa, indispensabile, di piantare nuovi alberi coinvolgendo le scuole ed i ragazzi a diventare protagonisti, pensare a come salvare dallo scempio quelli che già ci sono e, come nel caso delle querce e degli olivi, anche da secoli.
Pensare, prima di abbatterli, a come ripiantare questi testimoni del tempo destinando un terreno o stimolando i privati ad adottarli. Non fare come è stato fatto fino ad ora e cioè la gran parte degli amministratori pubblici sostenuti dai tecnici, senza neanche prendere in considerazione la bontà o meno di un’azione ritenuta del tutto naturale, hanno immolato questi alberi, a noi familiari e utili, al cemento ed all’asfalto, senza alcuna pietà.
Un invito agli amministratori, purtroppo non più bambini ma già adulti, a pensare a mantenere in vita un patrimonio di verde e di biodiversità, fonte di paesaggi ed ambienti particolari, che servono non solo a farci respirare e cantare, ma anche a vivere in pace con la natura e, quindi, la felicità.
Ed ora aspettiamo chi sarà il primo a rispondere a questo nostro invito per dirgli “Bravo”.
Redazione Larino viva

I SILENZI


Parole
che non hanno voce
come i soffi del vento
quando il vento riposa.
steso sul giaciglio
di pensieri intrecciati

nella tana in fondo
alla valle
dove il ruscello
incrocia il fiume stanco
che dal profumo sente
che è vicino
il mare.

La tana
che il tempo ha scavato
con le sue mani
grandi
come i sogni
che non ti ho raccontato
perché i silenzi se li sono
divorati

maggio 2011


LO SCANDALO

da ZACC&BELINA




Zacc- poi ha continuato “è davvero uno scandalo:in nessun paese al mondo è ammissibile che la televisione pubblica, pagata con i soldi dei cittadini….


Bélina- abbia un direttore di telegiornale come Minzolini

LA DELUSIONE



Se togliamo i soldi dalla politica lo scenario cambia profondamente.
Il primo a sparire sarà Berlusconi, che, invece di rimetterci, ha moltiplicato i suoi favolosi incassi in questi anni che si è dato alla politica nel nome di Dio e del popolo e, anche, della P2. Incassi stratosferici, negli ultimi anni, quelli di questo re Mida prestato alla politica il tempo necessario (una ventina di anni) per distruggerla. Incassi che gli danno la possibilità di accumulare una fortuna e un putiferio di ville, soprattutto di spendere qualche centinaio di migliaia di euro al giorno. Più o meno gli spiccioli che riesce a raccogliere non pagando i suoi numerosi collaboratori, in primo luogo gli avvocati, i ministri e la squadra vincente dei sottosegretari che presto verranno chiamati “saldi o svenduti”. Poi sparirà, per essere nel frattempo messa al fresco dai soliti magistrati comunisti, la Casta che i soldi li ha fatti proprio con la politica, rubandoli.
Subito dopo andrà via la Moratti, l’attuale candidato sindaco di Milano con in mano 20 milioni di euro di suo marito petroliere da giocare in questa campagna elettorale, che ieri ha dato una rasoiata, del tutto gratuita al suo avversario Pisapia.
Un’azione vomitevole propria della razza padrona che crede che con i soldi si possa fare tutto quello che è riuscito a fare il suo capolista del centro destra di Milano in tutti questi anni che si è fatto valere- a parte il bunga a bunga, il baciamano a Gheddafi, il feeling con Putin, l’applauso all’ultimo dittatore sconosciuto al Ministro della guerra La Rissa, la svendita al francese Sarkosy – per aver introdotto nella politica la grande arte della menzogna e della infamia con un misto di vittimismo che non guasta mai quando si deve offendere quanti fanno il loro dovere e dare ragione e spazio ai criminali.
Scomparirà anche Formigoni e tutti i Formigoni  che si avvalgono dei soldi di Comunione e Liberazione quest’opera di beneficenza che si avvale della Compagnia delle Opere per fare solo gli affari, cioè i soldi da investire poi nelle campagne elettorali, in modo da avere in mano il potere ai vari livelli, da quello centrale a quello locale.
Scomparirà la criminalità, soprattutto quella organizzata, che non ha significato senza i soldi e gli affari.
Con questi possessori di moneta scompariranno anche –  è questa di sicuro la più grande liberazione del paese dalla puzza che lo ammala giorno dopo giorno - tutti i servi e i lecchini più svariati, soprattutto quelli che si sono appropriati della televisione e dei giornali. Ci pensate a una televisione pubblica senza i Minzolini del tg1, i direttori generali, i Ferrara e tutte quelle oche che starnazzano dalla mattina alla sera con il solo scopo di annebbiare il cervello alla povera gente, in particolare quella più debole e quella più anziana.
Uno scenario nuovo fatto di uomini veri, quelli che vivono sogni, hanno a cuore i valori e non si lasciano schiavizzare dai soldi perché sanno che non se li possono portare nell’aldilà e che sanno bene che la bara non prevede le tasche e che è da fessi diventare i più ricchi dei tanti piccoli e grandi cimiteri della loro destinazione finale.
Sta per chiudersi una campagna elettorale per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali, con i muri tappezzati come un tempo di manifesti di mille e mille facce di candidati che aspettano di andare ad occupare un banchetto in questo o quel consesso istituzionale sulla spinta di una rincorsa in campagna elettorale che è diventata un po’ lo sport nazionale da quando la politica con i soldi è diventata un affare.
Non sanno, poveretti, che non sarà più così nel momento in cui lo scenario della politica è, per le periferie già cambiato, con le casse pulite dal governo centrale per accaparrarsi tutto quel poco che è rimasto e poterlo utilizzare nella campagna elettorale di quando co sarà il governo centrale da rinnovare. Si ritroveranno ad aver fatto un investimento senza aver calcolato bene i frutti che esso potrà dare. I soli guadagni possibili previsti sono quelli di rimboccarsi le maniche ed impegnarsi per gli altri, per la comunità, come del resto spetta a un eletto che deve gestire una delega da parte del suo elettorato.
Solo in questo modo sarà possibile recuperare uno spazio all’interno della politica ed esercitare un ruolo, quello di amministrare il bene comune e non il proprio personale, possibile solo quando l’obiettivo diventa il denaro.
La nostra impressione è che la delusione sarà il solo vero risultato che raccoglierà chi uscirà vincente da questo scontro elettorale, nel momento in cui non ci saranno soldi da gestire o raccattare.  
A vòreie   

2 maggio 2011

RIFLETTERE, PER AGIRE E NON ASPETTARE


Non c’è da applaudire alla morte di un uomo, anche se il peggior nemico, ma solo alla fine di un incubo che da dieci anni tiene semiparalizzato, per la paura del terrorismo, il Mondo e l’America in primo luogo. Anche noi tutti siamo rimasti impauriti in questi anni per colpa degli attentati e, insieme, delle guerre che sempre alimentano la strategia del terrore.

La violenza, come si sa, chiama violenza e la morte altra morte, come ha dimostrato la sola risposta che si è voluto dare alla violenza cieca del terrorismo, la guerra in Iraq, perché la sola possibile per appropriarsi della risorsa petrolio nelle mani di Saddam.

La guerra e il terrorismo, due facce di una stessa moneta che ripaga solo i fanatici e i potenti, cioè quelli che la vogliono vinta per forza e non conoscono il significato ed il valore del dialogo che appartiene alla pace.

Il dialogo, come sa chi crede in esso, ha come naturale premessa una libera informazione e il rispetto dei valori che portano al confronto e non alla sopraffazione; alla partecipazione e non all’isolamento; alla ricchezza data dalla diversità e non alla miseria della omologazione e, anche, al rispetto per l’altro e non allo sfruttamento ed alla schiavitù, allo sperpero delle risorse e dei valori del territorio, della natura.

Continuare a far credere che la profonda crisi finanziaria ed economica si risolva con le guerre ed i conflitti; i tornado e le bombe “intelligenti”; i grandi, inutili, investimenti, come ha dimostrato di essere il nucleare o come sarà il Ponte sullo Stretto; i disastrosi, enormi danni ambientali e sociali, vuol dire solo portare la situazione al punto di rottura definitiva.

Inoltre, continuare a pensare che sia il Pil, prodotto interno lordo, l’unico elemento di valutazione della ricchezza e del benessere di un Paese, vuol dire continuare a far credere che la sua crescita è segno di ricchezza e di benessere, comunque positiva, anche se a farne le spese è la perdita di territorio con tutti i suoi valori storico-culturali, paesaggistico-ambientali e con tutte le sue risorse produttive, a partire dall’agricoltura che mette il cibo a disposizione dell’uomo.

Il Pil, nel tempo, ha dimostrato di essere un elemento di valutazione della miseria che oggi colpisce un numero sempre più grande di cittadini e di famiglie, in particolare i giovani e le donne, e, nel contempo, di un benessere riservato, però, a pochi ricchi che sono sempre più ricchi.
Con questa interpretazione del Pil, oggi più che mai, non si fa altro che allargare la forbice della disuguaglianza e della giustizia e, insieme, quella che limita la libertà e la democrazia, la pace, nel momento in cui questo accresciuto divario amplia i conflitti sociali, gli scontri, le guerre.

Se è così, c’è da dire che il tanto decantato neo liberismo, che ha colpito maledettamente una parte della sinistra e che fa credere leader persone capaci solo di asservirsi alla finanza ed ai potenti, indica la stessa strada di chi ha portato la situazione allo stato attuale. Infatti, non si può credere che siano quelli che contrastano la scelta di strategie e di obiettivi fatta da ricchi e dai padroni della finanza, ma solo semplici compagni di percorso che hanno, quando serve, la sola accortezza di camminare dall’altra parte della strada per non confondersi con gli altri che considerano, sulla carta, avversari o nemici.

Un modo per confondere le idee e rafforzare i contrasti e le contraddizioni; dare spazio alla miseria ed all’impoverimento della gente e della natura, alla confusione che stimola il cittadino alla rinuncia, soprattutto quella di andare a votare, anche quando la sola partecipazione al voto può cambiare profondamente il risultato delle scelte che altri hanno fatto contro la sua volontà ed i suoi desideri e le sue speranze.

L’esempio più lampante è il referendum che Berlusconi tenta di superare per non incorrere ad una sconfitta e, di contro, il cauto agire di una parte delle forze di opposizione che, con la presenza di personaggi favorevoli al nucleare ed alla privatizzazione dell’acqua, mostrano tutta l’ambiguità del loro atteggiamento di freddezza e scarso entusiasmo, comunque di mancanza di iniziativa per coinvolgere la gente ed assicurare il quorum dei votanti.

Sta qui la necessità di organizzarsi in proprio per dire SI ai referendum e, come invita Celentano e i tanti personaggi dello spettacolo, comunque andare a votare il 12 e 13 di giugno prossimi.

1 maggio 2011

PEGGIO DI LA RUSSA

Zacc- Romani è un ministro di Berlusconi che si esprime peggio di La Russa dando di matta alla sua collega Prestigiacomo, di buffone a Vendola e dicendo parolacce davanti agli imprenditori



Bélina – è solo un poveretto applaudito dagli imprenditori

VELTRONI




ZACC- torna Veltroni a rompere

BELINA- puntuale come sempre quando c’è da fare qualche favore alla destra.

ZACC – Renzi, il sindaco di Firenze (chissà che male deve scontare questa stupenda città) ha detto che lui è a disposizione con molta umiltà

BELINA – detta da lui anche l’umiltà diventa sfacciata presunzione

Lo stile alimentare Mc Donald’s e l'olivicoltura super intensiva



Olivicoltura tradizionale, intensiva o superintensiva? Quale può essere la strada maestra per far vincere l’Italia dell’olivo e dell’olio? Solo superando la visione puramente economicista c’è la possibilità di tracciare nuovi percorsi? Il dibattito prende corpo e si nutre di nuovi interventi

Sempre più mi ritrovo a guardare la realtà con la passione di chi ama la sua terra e vede il mondo precipitare sotto le spinte dei puri e semplici calcoli economici che non permettono di allargare lo sguardo a nuovi orizzonti possibili, necessari, oltretutto, per salvaguardare e tutelare la biodiversità e i patrimoni del tempo che rendono vivi e intensi di valori i nostri territori.

Solo se si supera la visione puramente economicista c’è la possibilità di tracciare nuovi percorsi e di dar vita a una svolta che porta a raggiungere obiettivi sorprendenti, prima di tutto quello di ristabilire la pace con la natura e il pianeta, che ha il significato del riconoscimento e rispetto della nostra identità e, poi, di dare vita a processi nuovi, virtuosi, e, come tali, opposti alla cultura del consumismo e dello spreco.

Una premessa necessaria per me che voglio esprimere tutte le preoccupazioni possibili di fronte all’idea, in Italia, di una olivicoltura superintensiva che avrebbe il significato di cancellare o di ridurre a poca cosa un patrimonio unico di biodiversità, una storia e una cultura e, insieme, perdere la grande opportunità di utilizzare il valore enorme del paesaggio e delle tradizioni legate all’olivo.

Nel merito della questione. Come è stato già detto l’olivicoltura mondiale, sotto la pressione e lo strapotere della Spagna, ha fatto registrare, con la diffusione di nuovi impianti superintensivi, mutamenti profondi nel campo delle tecniche colturali, delle rese produttive e dei costi di produzione e, anche, della qualità dell’olio.

Una corsa che ha portato, sulla spinta dei successi dell’immagine dell’olio quale fonte di buona e corretta alimentazione, di salute, a superare i confini del Mediterraneo per interessare nuovi mondi e nuovi Paesi, con il risultato di una olivicoltura superintensiva, caratterizzata da poche varietà, quasi tutte, se non tutte, spagnole, che ha già messo le ali ai processi di omologazione della qualità nella ricerca della maggiore quantità.

Una olivicoltura che non contempla e, quindi, non considera, il valore della storia e della cultura, del paesaggio e dell’ambiente, delle tradizioni, cioè delle risorse che danno un volto e un’anima al territorio e lo rendono fonte di qualità e di bellezza. Come tale non compatibile con le caratteristiche e le peculiarità dei nostri territori, che già oggi danno oltre 350 tipologie di olio e il primato delle Dop (39), al quale si affianca l’unica Igp riservata all’olio extra vergine di oliva “Toscano”.

Processi che guardano solo alla quantità e, come tali, rischiano di dare un colpo decisivo alla realtà della olivicoltura italiana, che, grazie al suo ricco patrimonio di biodiversità, espresso da oltre 500 varietà autoctone, ha, insieme, il carattere della qualità e della diversità e, come tale, della tipicità.



Una olivicoltura, la superintensiva, che andrebbe a sostituirsi alla olivicoltura classica, quella che per millenni ha dato vita e impresso paesaggi e ambienti unici, nel nostro Paese e nel Mediterraneo, proprio nel momento in cui:

- cresce il numero dei consumatori che scelgono il meglio e non vogliono sentirsi omologati;

- vive, soprattutto nei nuovi consumatori, la scelta della sobrietà che, come si sa, ha uno stretto rapporto con la qualità;

- l’ambiente e il paesaggio cominciano ad essere considerati e, in alcuni casi, perfino quotati, insieme alla storia e alla cultura, e possono dare un significativo valore aggiunto, al pari delle tradizioni;

- si comincia a scegliere, così com’è già successo per il vino, il testimone di un territorio prima ancora del prodotto;

- ha un grande significato la qualità e, per avere diverse sensazioni ed esprimere adeguati e corretti abbinamenti con le pietanze, la possibilità di scegliere la diversità.



Un insieme di valori propri della nostra olivicoltura, inimitabili, che non si possono perdere e perché ciò non succeda hanno bisogno di essere comunicati e, possibilmente, espressi con l’assaggio, per conquistare il consumatore, soprattutto quello più esigente e più abbiente.

Sta qui la necessità e l’urgenza di dotare la nostra olivicoltura di una strategia di comunicazione in grado di dare al marketing quei caratteri distintivi della nostra olivicoltura e dei nostri oli extra vergine di oliva, sapendo che essi sono i soli possibili per renderli vincenti su un mercato aperto alla offerta della qualità e della tipicità.

Le potenzialità da poter esprimere in questo campo sono enormi, si tratta solo di cogliere al volo questa grande opportunità, prima che gli spazi vengano occupati dalla appiattita e, come tale, scadente qualità che non si addice a un prodotto, l’olio extra vergine di oliva, di grande attualità e modernità.

Una strategia che ha bisogno di strutture, strumenti e programmi e, ancora, di continuità e di professionalità, di forte aggregazione dei produttori e intenso dialogo tra questi e le istituzioni pubbliche.

Una necessità per poter superare positivamente una crisi che rischia di diventare strutturale e di portare la nostra olivicoltura, soprattutto quella delle aree interne, al completo abbandono.

Ma basta riflettere per pensare e trovare le soluzioni adeguate e trasformare in positivo gli stimoli che vengono da realtà concorrenti.

Chiudo ricordando un incontro molto affollato, non ricordo se a Siena o a Roma, sull’agroalimentare, in particolare il sospiro di meraviglia suscitato in quelli che mi ascoltavano quando ho detto “sono grato a Mc Donald’s, la più grande catena di distribuzione di pietanze. Grato perché la miseria della sua proposta farà scoprire i valori di bontà e di gusto della nostra cucina”. A distanza di pochi anni ho capito che avevo detto una cosa giusta.

pasqualedilena@gmail.com