28 novembre 2011

da ZACC&BELINA

SACCONI SVUOTATI
Zacc- tolti i picchetti a Termini Imerese
Bélina- dopo che sono stati tolti i sacconi pieni di livore antisindacale

LOVELY
Zacc- “love, no droga”, uno spillo di Giovanardi sulla giacca di Berlusconi
Bélina- e su quella di Tarantini?
I COMUNISTI
ZACC- ha detto che nel 1994 è sceso in campo per combattere i comunisti
BELINA- chissà come farà a trovarli. Non si stanca mai

27 novembre 2011

Il grande coraggio nel sostenere la viticoltura eroica

                                      Vicepresidente e presidente Ass. "Viticoltori nel Tempo"


Coltivare la vigna in aree difficili significa salvaguardare ambiente e paesaggi, vitigni autoctoni, storie, culture e importanti tradizioni espressione di territori unici. Il resoconto di un focus che si è svolto a Fisciano


Se ne è parlato a Fisciano, nel salone delle residenze universitarie del Campus dell’Università di Salerno, in occasione di un convegno e di una tavola rotonda - promossi e organizzati dall’Osservatorio dell’Appennino Meridionale - che hanno impegnato l’intera giornata. Erano presenti i rappresentanti del Cervim, del Mipaaaf, delle Regioni Campania e Calabria, dell’Università e del Comune di Salerno, dell’Università di Napoli, Federico II, dell’Assocamerestero, dell’Associazione Donne del Vino e della Vi.Te.“Viticoltori nel Tempo”, l’ associazione nata per merito dell’Osservatorio Appennino Meridionale.                                                          

E’ stata un giornata intensa di lavoro che ha saputo mettere insieme, grazie alle relazioni ed al confronto sviluppato dalla tavola rotonda, una realtà di straordinario interesse per la sua complessità e la sua attualità, qual è quella di una viticoltura difficile, non a caso chiamata “eroica” o, come la definisce il prof. Fregoni “verticale”, con altri che l’hanno definita “estrema”, nel senso del limite delle possibilità di vita date alla vite e di coltivazione da parte del viticoltore.
                                                                         Direttore e Presidente Osservatorio   

                        
Nella definizione di “Viticoltura eroica” rientrano la “alberata” del vitigno “Asprinio”che caratterizza la zona di Aversa nel casertano e le “Vigne storiche” che la Campania, con l’aiuto dell’Associazione Vi.Te., vuole raccogliere per avere la possibilità, attraverso azioni di comunicazione dei vini e dei territori di origine di salvaguardarle e tutelarle, per sfruttare le enormi potenzialità di immagine che questi danno con quanto hanno da raccontare e le emozioni che riescono a trasmettere al consumatore.

Un “consumatore post moderno” l’ha definito il prof. Pomarici, nel suo intervento ricco di interessanti spunti che hanno ben spiegato le opportunità offerte dal marketing ai vini legati all’origine ed a quelli provenienti da territori che esprimono forti svantaggi strutturali. Appunto i vini di montagna e dell’intero Appennino Meridionale che il dr. Beato, direttore dell’Osservatorio, ha presentato con una serie di importanti dati e attente riflessioni.

Vini e territori che hanno la possibilità - ha detto il prof. Pomarici - di contrastare il processo di omogeneizzazione e omologazione e di trovare, mediante un intervento integrato di comunicazione, quel successo che essi meritano .

Un intervento che sia in grado di favorire la diffusione di prodotti di eccellenza; facilitare l’ingresso in quegli angoli riservati (nicchie) dai canali di distribuzione nazionali e internazionali; sviluppare, attraverso processi di formazione ed aggregazione, la capacità di comunicazione e offerta delle aziende e delle stesse istituzioni, come pure quella delle pubbliche relazioni con quanti influenzano i mercati; stimolare la manutenzione e il restauro ambientale; favorire l’inserimento nei mercati eco turistici di qualità avvalendosi di specifiche professionalità.

Un intervento in linea con le finalità della Vi.Te. e con la relazione introduttiva del Dr. Beato che ha fatto presente la “prima volta” della discussione su “la viticoltura eroica” , che pure è tanta parte del nostro Appennino, nel nostro Mezzogiorno: dal Molise alla Calabria attraverso la Puglia e la Basilicata, fino alla Sicilia e Sardegna.

Una viticoltura eroica per eccellenza –ha detto con grande forza Beato- quella dell’Appennino meridionale e delle isole, caratterizzata dal 67% dei vigneti che interessano l’intero territorio delle regioni interessate, con un dato ancor più significativo qual’è quello che vede questi vigneti costituiti per l’80% da vitigni autoctoni.

Uno sguardo sulla realtà del nostro sud al quale ha fatto seguito quello sul resto dell’Italia e del mondo del Prof. Murisier, dalle Cinqueterre alle Alpi; dai terreni vulcanici dell’Etna, alla zona della Mosella in Germania; da quella del Douro in Portogallo alla Galizia in Spagna; dalle Alpi e la zona del Rodano o della Languedoc Rossillon in Francia; da Wachau e Stiria in Austria ai Cantoni Ticino e Vallese in Svizzera.

Viticoltura eroica – ha detto l’illustre relatore- quale salvaguardia di ambienti e paesaggi, di vitigni autoctoni, di storie e di culture e, anche, di importanti tradizioni che sono l’espressione di territori unici, non per caso riconosciuti patrimoni dell’umanità dall’Unesco.

Un riconoscimento che è diventato uno straordinario strumento di comunicazione e, come tale di valorizzazione sia dei vini che dei territori di origine grazie a un consumatore attento e desideroso di novità e di peculiarità. Bello l’esempio portato da Murisier, e riferito al territorio di Priorat, in Aragona in Spagna, dove all’abbandono i produttori e le istituzioni hanno risposto, grazie a appassionati giornalisti e altrettanto appassionati ristoratori, con il ripristino dei vigneti in montagna, con risultati sorprendenti.

Degli altri interventi , tutti di grande interesse, che hanno caratterizzato sia il convegno che la tavola rotonda, per ragioni di spazio (ci vogliamo scusare con tutti i bravi relatori intervenuti) riportiamo quello della giovane presidente della Vi:Te., la D.ssa Daniele De Gruttola, che ha presentato per la prima volta l’Associazione, ufficializzando così un ruolo importante nel campo della comunicazione e del marketing dei vini campani e dei loro territori di origine.

 pubblicato in Tracce > Italia
il 26 Novembre 2011 TN n. 47 Anno 9


23 novembre 2011

Nel cuore verde dell'Africa



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Viaggio nella riserva di Dzanga Sangha, una delle più grandi foreste del continente, che sta per morire. Alberi abbattuti, animali in pericolo, popolazioni minacciate di estinzione. Parte una campagna del Wwf
Elefanti, la minaccia dei bracconieri
DZANGA SANGHA - Le ferite della foresta si vedono solo dall'alto. Il Cessna a sei posti che decolla da Yaounde, la capitale del Camerun, impiega due ore e mezza per sorvolare il bacino del Congo fino alla riserva di Dzanga Sangha, 50 chilometri al di là del confine, nella Repubblica Centrafricana.

Sulle mappe questo spazio è segnato in verde perché è considerato una massa di vegetazione compatta, una salda barriera tra le megalopoli in espansione e i deserti che avanzano. Ma le mappe mentono.

Appena l'aereo raggiunge i 600-700 metri di quota, appaiono le lacerazioni che sfregiano il tessuto fitto degli alberi. Sono piccole strade dall'aria innocua, piste in terra battuta costruite per catturare qualche briciola di un tesoro naturale che appariva infinito. Anno dopo anno però si sono moltiplicate fino a formare una ragnatela.

Ogni via ha generato grappoli di case e attorno alle case si sono allargate radure in cui la protezione umida offerta dal mantello verde ha ceduto il passo alla morsa arida del sole. Squarci che di tanto in tanto si dilatano: sono segherie che hanno rubato altro spazio chiedendo impianti di produzione elettrica, che a loro volta hanno bisogno di altre strade per far passare i camion, i materiali, gli operai.

"Questi operai spesso si trasformano in disperati all'assalto della foresta", spiega Bryan Curran, un antropologo che lavora nella riserva di Dzanga Sangha. "Nel villaggio qui vicino, a Bayanga, ormai ci sono 4 mila persone: per l'80 per cento vengono da fuori. Erano stati chiamati da una società che aveva deciso di aprire uno stabilimento di lavorazione del legno: nel 2005 ha chiuso e loro si sono trovati senza niente. Cosa pensa che abbiano fatto? Si sono procurati un'arma e hanno cominciato a cacciare di frodo".

Una pila di questi fucili, strumenti artigianali confiscati ai bracconieri, si trova nel deposito delle eco guardie, 42 persone chiamate a sorvegliare 466 mila ettari di foresta. Il risultato di questa missione impossibile è evidenziato dall'enorme catasta di zanne sequestrate, una piccola parte dell'avorio diretto ai mercati clandestini. Con i prezzi attuali ogni chilo vale più di un anno di lavoro nei campi. Un'attrazione che diventa fatale quando ai disperati si aggiungono i trafficanti armati di kalashnikov.

Mitragliatori contro machete perché in Camerun le guardie forestali sono disarmate. "Per prendere i bracconieri abbiamo un'unica possibilità: sorprenderli mentre riposano", racconta Anourou Ousman, che per 100 dollari al mese rischia la vita tutti i giorni. "Li seguiamo per ore senza farci vedere, finché si fermano. Appena hanno posato i mitragliatori abbiamo a disposizione una manciata di secondi: dobbiamo bloccarli prima che riescano a riprendere le armi. Non sempre va bene. Un mio amico è morto due mesi fa: lo hanno catturato e torturato".

E i pericoli non sono legati solo al bracconaggio, ricorda David Hoyle, direttore del Wwf Camerun. Alla pressione dell'industria del legno si è aggiunta quella delle società che cercano ferro, oro, bauxite, diamanti, petrolio. Nel mondo la fame di materie prime aumenta e nella partita si è inserita la Cina con un crescendo impressionante di investimenti. Poi ci sono le coltivazioni di olio di palma: sono arrivate richieste per un milione di ettari, un milione di ettari di foresta da radere a zero.

Assieme agli alberi rischia di scomparire la cultura dei bayaka, i pigmei che per secoli hanno vissuto usando le piante come dispensa e farmacia. Tra le centinaia di vegetali utilizzati dal popolo delle foreste ci sono il kokò, un'erba dal vago sapore di fagioli; le liane che contengono un'acqua simile a quella distillata; il bossò, una corteccia che si usa per curare le carie; il mokata, un viagra naturale.

Per cancellare questa enorme ricchezza naturale basta poco: con qualche colpo di machete e mezz'ora di motosega si trasformano in parquet alberi secolari facendo salire il conto delle emissioni serra. La deforestazione è responsabile del 13 per cento dei gas che minacciano la stabilità climatica - precisa Riccardo Valentini, direttore del Dipartimento scienze forestali dell'università della Tuscia - e il bacino del Congo perde ogni anno 700 mila ettari di verde.

"Per salvare questo patrimonio dell'umanità stiamo lanciando anche in Italia, con l'arrivo di Yolanda Kakabadtse, l'ex ministro dell'Ambiente dell'Ecuador che si è battuta per inserire nella costituzione la difesa della natura come misura del benessere, la campagna per la protezione del cuore verde dell'Africa", annuncia Isabella Pratesi, responsabile Wwf per la conservazione.

"Il bacino del Congo è l'Amazzonia africana: con i suoi 2 milioni di chilometri quadrati, sette volte l'Italia, è la seconda foresta pluviale al mondo. Ospita 10 mila specie vegetali, 400 specie di mammiferi, 1.000 di uccelli, 1.300 di farfalle e specie simbolo come il gorilla, il leopardo, lo scimpanzé, l'elefante delle foreste. Non possiamo lasciarlo distruggere dai bracconieri e da chi vuole strappare alla terra le ultime gocce di petrolio".

MORIA DELLE API, CHIAMATA URGENTE DA TUTTA L'EUROPA




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Postiamo questo articolo riportato da un settimanale on line per continuare il nostro discorso sui rischi che vive la natura per colpa della voracità dell’uomo, soprattutto delle multinazionali che non hanno il senso del limite e credono di essere padroni di questo pianeta. Non c’è da perdere tempo a trovare le ragioni della crisi che il mondo subisce per colpa di questi nuovi potenti affamati padroni, che, in mancanza dei partiti e della politica da essi presi in ostaggio da tempo, nessuno riesce a contrastare. Pensiamo al tecnico Clini, oggi nuovo Ministro dell’Ambiente, che ha mostrato subito il suo filo diretto con quanti vogliono il nucleare e imporre all’Italia ed all’Europa gli Ogm, cioè gli organismi geneticamente modificati. Bisogna solo dirgli bravo per la sincerità con cui si è presentato mostrando di non essere un politico ma un tecnico, a nostro parere, messo nel posto sbagliato. Peccato!
Tornando alle Api ed all’allarme lanciato da tempo, ricordiamo che esse sono le vittime di un sistema produttivo imposto, con la complicità di tecnici informatori e ricercatori, dalle multi nazioni dei concimi e degli antiparassitari e, nel caso delle scelte dl Parlamento europeo, delle case farmaceutiche. Prima inquinano e ammalano e poi trovano ulteriori profitti con i rimedi che, spesso, diventano palliativi.
Un dato è certo ed è quello che ha affermato con forza il premio Nobel Einstein: la scomparsa delle api porta alla fine del mondo nell’arco di cinque anni. Come dire che senza le api non c’è vita e questo non lo dobbiamo mai dimenticare.

Il Parlamento europeo ha votato una risoluzione non-legislativa per invitare l'Ue a coordinare gli sforzi dei Paesi membri e aumentare gli investimenti dedicati al benessere delle api
Benessere delle api: votata una risoluzione europea L'aumento della mortalità delle api potrebbe avere un impatto molto serio sulla produzione di cibo in Europa e sulla stabilità ambientale, visto che la maggior parte delle piante viene impollinata proprio dalle api. L'avvertimento viene dal Parlamento europeo, che martedì ha votato una risoluzione in cui si chiede all'Ue di aumentare gli investimenti nella ricerca di nuove medicine e di coordinare i suoi sforzi per proteggere quella che rischia di diventare rapidamente una specie in via d'estinzione.
"L'impollinazione può essere preservata soltanto con un'azione comune di tutti gli Stati membri" ha dichiarato Csaba Sándor Tabajdi, autore della risoluzione, approvata con 534 voti a favore, 16 contrari e 92 astensioni.
Per ottenere informazioni più accurate sui problemi di salute delle api e consentire comparazioni migliori il Parlamento chiede la costituzione di sistemi di sorveglianza nazionali e l'armonizzazione degli standard sviluppati a livello europeo per la raccolta dei dati.
Secondo la risoluzione, gli Stati europei dovrebbero unire sia le loro ricerche sulla prevenzione, che gli sforzi di controllo e condividere le loro scoperte tra laboratori, apicoltori, agricoltori e le industrie in modo tale da evitare sovrapposizioni. Anche il livello dei finanziamenti alla ricerca nell'Ue dovrebbe essere innalzato così come dovrebbe esserlo il sostegno ai laboratori diagnostici e alle prove sul campo a livello nazionale.
Migliore accesso a nuove medicine
Le regole per autorizzare e rendere disponibili prodotti veterinari destinati alle api da miele dovrebbero essere rese più flessibili e le compagnie farmaceutiche dovrebbero ricevere incentivi per svilupparne di nuovi per combattere l'acaro Varroa, parassita e principale agente patogeno, responsabile di circa il 10% delle perdite annuali. Allo stesso tempo, si dovrebbe evitare un utilizzo eccessivo di antibiotici a causa del loro impatto sulla qualità dei prodotti apistici e della crescente resistenza agli stessi.
Aumentare il controllo sulle malattie
Un altro fattore che sta mettendo in pericolo la salute delle api è la "presenza di agenti tossici, come certi agrofarmaci, nell'ambiente". Secondo il Parlamento dovrebbero essere sostenuti programmi speciali di formazione indirizzati agli allevatori per metterli a conoscenza degli effetti di questi prodotti e sulla possibilità di utilizzare invece altre tecniche di protezione delle piante che non hanno alcun impatto negativo sulle api. Tutto ciò, unitamente a programmi sulla prevenzione e sul controllo delle malattie indirizzati ad apicoltori e veterinari.
Il Parlamento chiede anche alla Commissione di svolgere ricerche obiettive sui possibili effetti negativi delle coltivazioni Ogm sulla salute delle api da miele.
Monitorare le importazioni
La Commissione europea dovrebbe monitorare lo sviluppo della salute degli animali in Paesi terzi, richiedendo gli stessi requisiti restrittivi sulla salute degli animali e mettere in atto un sistema per monitorare i prodotti importati in modo tale da evitare di introdurre nel proprio mercato le malattie esotiche delle api, chiedono i deputati.
L'importanza delle api
I numeri del settore parlano chiaro: si stima che l'84% delle specie di piante e del 76% della produzione di cibo in Europa dipenda dall'impollinazione fatta dalle api. Il settore dell'apicoltura è fonte di reddito, direttamente o indirettamente, per più di 600mila cittadini europei.
La Fai - Federazione apicoltori italiani stima invece che la sola impollinazione alle coltivazioni di interesse alimentare sviluppa incrementi produttivi che in Italia valgono 1,5 miliardi di euro l'anno e in Europa 14,2 miliardi. Ma l'impollinazione incrementa il valore produttivo anche delle colture da pascolo, della produzione sementiera e di fiori ornamentali.
Accoglienza favorevole dalla Fai
"Un solido pilastro sul quale costruire efficaci azioni di incremento della produzione agricola nazionale e comunitaria". Così il presidente della Fai - Federazione apicoltori italiani, Raffaele Cirone, ha commentato il pronunciamento del Parlamento europeo.

L’ACCOMPAGNATORE

da ZACC&BELINA

Zacc- ai colleghi giornalisti Fede ha detto “attenti, potrebbe capitare anche a voi”
Bélina- Fare l’accompagnatore?

21 novembre 2011

LE BRACHE

da ZACC&BELINA


Zacc- permette sono Corrado Clini patito di nucleare e di Ogm

Bélina- lo faccia per Monti, de-Clini l’incarico e tenga su le brache

Buon compleanno, dieta mediterranea


Esattamente un anno fa, il 17 novembre, l’ambito riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità sancito a Nairobi dall’Unesco. Sono trascorsi dodici mesi senza che sia stato dato il giusto risalto e valore
di Pasquale Di Lena

Un riconoscimento soprattutto all’Italia e, dell’Italia, al suo mezzogiorno, dove il grande ricercatore americano, Ancel Keys, con la preziosa collaborazione della moglie Margaret, biologa, ha avuto modo di incontrare, in quella terra incantevole che è il Cilento, un mondo che aveva un suo particolare stile di vita e questo aspetto particolare, una volta messo a confronto con stili di vita di altre sei nazioni, lo ha portato ad affermare il suo valore e significato di salute e di benessere, in particolare della esistenza di una relazione tra la dieta, il colesterolo nel sangue e le malattie arteriosclerotiche.

Una ricerca che ha portato Keys a diventare cittadino di un minuto paesino del Cilento, Pioppi, dove ha vissuto dagli inizi degli anni’60 fino al 1998. Oggi, Pioppi è la capitale riconosciuta di questa importante scoperta che entra dentro la nostra storia e la nostra cultura; mette in luce il valore e il significato del nostro agroalimentare fino a diventarne il contenitore, l’oggetto della sua comunicazione al pari di un prodotto ricco, non solo di qualità, ma anche di un bell’involucro, e, come tale, accattivante per chi sa che la qualità del cibo è non solo salute, anche piacere.

Nell’augurare buon compleanno alla nostra preziosa Dieta, non possiamo non sottolineare la scarsa considerazione che essa ha ricevuto nel corso di questo suo primo anno di vita da una classe politico-istituzionale e dagli stessi imprenditori-trasformatori, che, a nostro modesto parere, non hanno saputo cogliere a volo il significato di quel riconoscimento. Non renderlo, immediatamente, strumento di comunicazione per aggredire i mercati e vincere dando forza alle nostre eccellenze agroalimentari e un po’di respiro ai nostri agricoltori, che stanno cedendo sotto la pressione della crisi, ha fatto perdere una occasione importante.

C’è una eccezione, quella che ben conosciamo per averla vissuta e raccontata su Teatro Naturale, ed è l’iniziativa promossa dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera, attraverso la sua Fidal servizi e dalla Confederazione Italiana Agricoltori, la grande organizzazione professionale del mondo contadino, la “Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia”, che ha animato quella vetrina esclusiva che è diventata “Casa Italia Atletica” in importanti eventi sportivi.

Eventi che hanno visto protagonisti in alcune grandi capitali del mondo i nostri campioni dell’atletica e registato la collaborazione del Mipaaf, dell’Enit, dell’Ice, dell’Unione delle Camere di commercio, di Regioni e Provincie.

Una vetrina promozionale itinerante, Casa Italia Atletica, molto importante per la diffusione del significato e del valore della Dieta Mediterranea che, con i suoi successi nei quattro anni di realizzazione del progetto “Maratona”, ha ricevuto, proprio nel corso di quest’anno, la sua definitiva consacrazione di straordinario ed efficace strumento di comunicazione delle eccellenze Dop e Igp, dei vini Doc e Docg, della bontà della cucina italiana.

Un successo che sta soprattutto nella capacità di saper presentare quello che la Dieta Mediterranea racconta. In pratica il corretto rapporto qualità – sobrietà – benessere che il territorio riesce ad esprimere quale origine dei prodotti che, quasi sempre, sono i suoi testimoni più qualificati.

Nell’augurare buon compleanno alla Dieta Mediterranea vogliamo credere nella continuità della iniziativa promossa dalla Fidal e dalla Cia, e, sperare che ve ne siano anche altre all’insegna di questa risorsa culturale, sapendo che la comunicazione dei nostri territori e del nostro stile di vita, delle nostre eccellenze e della nostra cucina, sono tanta parte di quella immagine bella che vive l’Italia nel mondo. Ma come si sa la comunicazione ha significato solo se non è datata, cioè continuamente si rinnova.





16 novembre 2011

GOVERNO MONTI, C'E' ANCHE L'AGRICOLTURA


Scriviamo questa nota subito dopo l’annuncio del nuovo governo del presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, per dire che - smentendo il Ministro uscente Romano e i due sottosegretari che forse avevano il bisogno di un’ultima dichiarazione da inviare a un’agenzia stampa - il Ministero dell’Agricoltura non è stato accorpato, rimane con la nomina del Ministro dr.Mario Catania per tanti anni Dirigente del dicastero.

Il nuovo Ministro, al quale auguriamo buon lavoro per il bene del settore e del Paese, ha le possibilità di partire subito e di rilanciare questo Ministero che abbiamo avuto modo di frequentare per lunghi anni, avendo così la possibilità di incontrare funzionari e dirigenti di grande valore.

Una notizia che ci conforta e ci lascia sperare in chi ha esperienza e capacità per dimostrare la centralità dell’Agricoltura e come il suo lento abbandono, nel corso di questi ultimi cinquanta anni, sia stato uno dei tanti errori di un sistema ormai fallito e che registra la pesante crisi che vive il Paese.  Una crisi che dal 2004 sta mettendo in ginocchio una realtà di cui, oggi, c’è urgente bisogno se si vuole risalire dal baratro in cui le multinazionali hanno fatto cadere l’Italia e tanti altri paesi dell’Europa e del Mondo.

Una crisi, che è espressione di un sistema che non regge più, e da parecchio tempo, e, comunque, che ha sempre considerato l’agricoltura e, soprattutto, la ruralità, un fastidio, un ostacolo e non scrigno di valori e di qualità della vita.

Qualità della vita ritmata dal tempo e dalle stagioni; dalla solidarietà; dalla capacità di dialogare e di stare insieme; dalla sobrietà, che è la cosa che fa più impazzire i promotori di bolle di sapone, di consumi e di sprechi, di livellamento delle nostre colline e di omologazione dei nostri comportamenti e delle nostre scelte e , quindi, di dipendenza e di mancanza di libertà; dalla capacità di conservare e riprodurre la vita attraverso i semi e le talee e, in questo modo, trasmettere saperi  e sapori con la cultura e la coltura delle eccellenze.

Se Monti ha scelto un esperto c’è da pensare che ha una considerazione per questo mondo e sente la necessità di una sua diversa valorizzazione, diversamente dalla classe politica e dirigente di questo Paese, da tutti i suoi predecessori che hanno governato l’Italia. 

La situazione, a nostro parere, non ha vie di uscita se non si riparte dal bivio dove c’è stata la svolta per colpa di chi ha fatto, da subito, la scelta dell’abbandono dell’agricoltura ed ha dato avvio, attraverso un processo lento, a quella pesante crisi che vive l’impresa agricola con la espulsione della gran parte dei suoi protagonisti, i coltivatori.

Una programmazione basata sulla cementificazione, la solitudine dell’individuo, la concentrazione delle attività in poche mani. Vedi la scomparsa dei piccoli mercati, piccoli negozi, piccole attività artigianali, la scuola, l’Università, la ricerca, la sperimentazione, la diffusione delle concentrazioni commerciali, l’importazione di manufatti, la cultura nelle mani delle multinazionali della chimica e delle modificazioni genetiche, etc., etc., etc..

Un mondo, quello dei poteri forti e della grande finanza, che si è già giocato metà del pianeta e, anche, il futuro stesso dell’umanità, dei nostri giovani che non possono non essere che indignati.

Senza l’agricoltura non c’è programmazione che possa riuscire a rilanciare la crescita. È come voler  cucire una pezza su un pantalone che è completamente consunto e sfilacciato. L’unica possibilità per averlo è cambiarlo e perché ciò sia possibile serve la progettualità, la partecipazione, il dialogo tra i diversi soggetti privati e tra questi e le istituzioni pubbliche per fare squadra e utilizzare al meglio le poche risorse a disposizione e avere la forza e la voglia di cambiare per costruire un domani che, con l’agricoltura, riporti al centro il territorio, la natura che chiede rispetto se si vuole conservare.

pasqualedilena@gmail.com   


Terresacre a Montenero di Bisaccia

di Pasquale Di Lena
In poco tempo - la prima bottigliaè stata chiusa solo 6 anni fa - l’azienda Terresacre di Montenero di Bisaccia (Cb) posta su una delle dolci colline di Montebello è già nota al mondo dei cultori del vino per i primi importanti riconoscimenti e la citazione sulle più diffuse guide dei vini italiani
La sera del 14 novembre l’incontro, il primo, con Terresacre la cantina di Montenero di Bisaccia (Cb) posta su una delle dolci colline di Montebello, il territorio che il nome esprime magnificamente, con la sua posizione di fronte al mare, poco sopra la stretta piana che un tempo vedeva il passaggio dei pastori lungo il Regio Tratturo, L’Aquila-Foggia.

Di proprietà della società agricola il Quadrifoglio, di Anna Rosa Grifone, questa azienda, grazie alla regia di Alfredo Palladino, che ha passione e determinazione, ha dimostrato di essere partita con le idee molto chiare: una bella moderna struttura; ricerca di professionalità e costruzione di una squadra all’altezza della domanda di qualità del mercato; nomi accattivanti, semplici, ma non banali; immagine e voglia di comunicare. Fattori determinanti, come si sa, per avere successo.



In poco tempo - la prima bottiglia tappata appena sei anni fa - l’azienda Terresacre è già nota al mondo dei cultori del vino per i primi importanti riconoscimenti e la citazione sulle più diffuse guide dei vini italiani. Con il suo “Rispetto Experientia Manet” Molise rosso Doc 2007 è nella “Top Hundred”, cioè, secondo la guida “Golosaria” 2012, tra i cento migliori vini italiani.

Una realtà che va ad arricchire il patrimonio di 25 aziende vitivinicole che il Molise esprime con più di una peculiarità, non solo di nuove vigne e di nuove aziende, la gran parte delle quali nate nel corso di questo primo decennio del terzo millennio, ma in mano a giovani, in particolare donne che hanno dimostrato, anche in questa piccola regione, di essere un valore aggiunto per il vino.

L’occasione di questo nostro incontro è stata la presentazione ufficiale, in un clima di grande ospitalità, dell’azienda, e, la degustazione, in perfetto abbinamento con assaggini succulenti di una cucina interessante, di tre dei suoi nove vini prodotti.

“Oravera”, Falanghina del Molise Doc 2010, ha avuto un passaggio di 8 mesi in barrique e, come tale, si presenta aromatica, elegante, caratteristica, piacevole al palato, di buona acidità che la rende adatta a quel boccone di bontà proprio di questi luoghi, la “ventricina”, l’insaccato che a noi è piaciuto definire, anni fa, “il salume che si scava e non si taglia”.

Il vino Tintilia del Molise Doc 2008, a ben rappresentare il ruolo di testimone assunto da questo grande vino dell’unico vitigno autoctono del Molise, ora, dopo il suo riconoscimento di vino doc alla fine della primavera di quest’anno, tutto e solo molisano. Una Tintilia dal bel colore rosso rubino, dal tipico profumo di frutta matura con note di frutti di sottobosco, gusto pieno di eleganti tannini, persistente in bocca, di buona struttura. Un insieme di caratteri che la rendono sposa di piatti importanti come i primi a base di sughi impegnativi, carni rosse e formaggi stagionati.

E, nel rispetto dell’ordine dato dall’annata, il premiato “Rispetto Experienza Manet” Doc Molise rosso 2007, tutto a base di uve “Montepulciano”, un vino di grande rispetto appunto, importante, che premia la buona tavola e il palato esigente, e, che rispecchia l’anima del suo autore, l’enologo Goffredo Agostini, che abbiamo avuto modo di conoscere anni fa all’inizio del suo percorso di bravissimo autore di vini.

Una gamma di vini ricavati da vigne sparse, per 40 ettari di superficie, tutte intorno alla cantina, dove sono preminenti i vitigni “Montepulciano”, “Sangiovese”, “Trebbiano”, “Merlot” e, appunto, “Falanghina”, diffusi da tempo in questa parte del Molise che apre all’Abruzzo, la patria per eccellenza del “Montepulciano”, il vino che dà la denominazione di origine controllata più grande dell’Europa.

Una presentazione che ha dato l’avvio ad una serie di incontri, tutti nel Molise, a testimoniare quelle idee chiare di cui parlavamo all’inizio, fondamentali per il marketing, con la prima e più importante promozione rappresentata da quella che viene fatta con i familiari ed i vicini di casa, prima di avventurarsi alla ricerca di mercati lontani.

Una interessante realtà anche per le ricche possibilità di ospitalità, con un albergo e annesso ristorante di specialità locali, in particolare la già citata e mitica ventricina.

15 novembre 2011

AGROALIMENTARE MOLISANO, UN BISOGNO URGENTE DI SINERGIE




 C’è la necessità, alla luce della pesantezza della crisi e della poca o scarsa disponibilità di risorse, di rivedere tutta l’impostazione della comunicazione dell’agroalimentare e di renderla strumento di quel marketing territoriale che, fino ad ora, ha svenduto il Molise più che promuoverlo.

C’è bisogno di dialogo e collaborazione tra i diversi soggetti pubblici e privati, cioè di sinergia, di mettere in campo subito una strategia di marketing per far vivere a questo nostro Molise quell’immagine che non ha e per dare alle aziende, oggi nelle mani, nella quasi generalità, di giovani imprenditori, in gran parte donne, gli spazi necessari di mercato che servono per crescere e conquistare quel valore aggiunto che non c’è da tempo.

Un valore aggiunto che, come sa chi conosce gli imprenditori agricoli, viene utilizzato e speso nel Molise per nuovi investimenti in azienda e non portato altrove, come succede per quanti si appropriano del nostro territorio e i successi li vanno a investire altrove.

L’altra sera eravamo nella cantina di Montenero di Bisaccia di proprietà della società agricola il Quadrifoglio, Terresacre, a vivere, insieme a vecchi e nuovi amici, la presentazione di questa nuova interessante realtà della vitivinicoltura molisana e a degustare tre dei suoi nove vini prodotti a partire dal 2006 (una “Falanghina del Molise” DOC 2010; una “Tintilia”, DOC 2008, entrambi con passaggio in barrique e un Montepulciano in purezza, “Rispetto Experienza Manet” Molise rosso DOC 2007, inserito tra i Cento migliori vini italiani - Top Hundred- della guida Golosaria 2012), tutti magnificamente abbinati ad assaggi preparati da una brigata di cuochi davvero bravi.

Un’azienda che, come altre nate in questo ultimo decennio, ha mostrato di essere partita con le idee chiare riguardanti la struttura, la scelta dei vitigni e delle collaborazioni, la ricerca della qualità e della immagine che deve accompagnare questo requisito fondamentale per la conquista dei mercati e dei consumatori anche i più esigenti, la strategia di comunicazione e gli obiettivi che si intendono raggiungere.

Un progetto che vive della regia di Alfredo Palladino, con i vini affidati a un bravissimo enologo, il nostra amico Goffredo Agostini che ha al suo fianco, come preziosa collaboratrice, Valentina Ciccimarra, una giovane molto entusiasta del suo lavoro di consulente.

Abbiamo parlato con Alfredo per avere conferma delle nostre impressioni che non fanno altro che confermare il nostro positivo giudizio che riguarda le 25 aziende vitivinicole molisane in mano, ripetiamo, a giovani ricchi di ambizioni e di entusiasmi. Elementi fondamentali a far vivere le passioni per quello che uno fa e vive con il pensiero proiettato nel domani.

Un giudizio che riguarda anche i giovani produttori di olio che hanno dato vita a Larino a MolisExtra, un’associazione presieduta da Francesco Travaglini particolarmente attenta alla comunicazione dei nostri grandi oli ed al marketing in generale. Senza dimenticare i nostri bravi casari e norcini; gli stessi cercatori di tartufi e quanti operano nel campo della enogastronomia, in particolare i ristoratori, che possono svolgere un ruolo decisivo per i nostri prodotti ed il nostro turismo, nel momento in cui la sinergia diventa anima di ogni strategia ed azione.

Una realtà, quella della produzione e della trasformazione dei prodotti agroalimentari, davvero interessante, complessa, fondamentale per la salvaguardia stessa del nostro territorio e dei valori che esso esprime

Una realtà fatta di grandi individualità ma, purtroppo, anche di una scarsa propensione a stare insieme ed a dialogare costantemente con le istituzioni ai vari livelli, per poter dar vita a quella strategia di marketing di cui parlavamo all’inizio e di cui ha bisogno urgente la realtà produttiva molisana per diventare una realtà vincente per sé e l’intero Molise.

Ecco che solo se si attivano sinergie capaci di far vivere la comunicazione e promozione della qualità, come priorità e non come un’azione aggiuntiva dell’attività aziendale, si è in grado di poter rispondere positivamente ai bisogni dei singoli protagonisti e della collettività.

Ed a questa strategia, se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, che realtà come Terresacre, oggi diffuse, e protagonisti giovani come Alfredo Palladino possono dare un contributo notevole. 

pasqualedilena@gmail.com

13 novembre 2011

LA BORA E IL RESPIRO DI ARIA NUOVA, FRIZZANTINA


Cari amici,
oggi è bora (vòreie) e si respira un’aria nuova, frizzantina, come tutto quello che viene dal nord. Una ventata salutare per l’autunno che deve spogliarsi delle sue foglie morte. Atto fondamentale per fare dell’inverno la fase di preparazione delle nuove gemme, da affidare poi alla primavera che si preoccuperà di farle sbocciare e all’estate, che ha il compito di raccogliere i frutti che l’uomo contadino avrà cura di trasformare in cibo. Pane, soprattutto, e orto in abbondanza. Il tempo del raccolto che si prolungherà con le olive per fare dell’olio il compimento, o se volete, il condimento che lega i profumi ed i sapori e li esalta, per accompagnarsi, così, al vino.
Aria nuova, amici, tonica per la nostra mente assopita da falsi vènti che hanno avuto il solo merito di seccare i nostri fiori più belli, i valori, e di intaccare la nostra identità, il territorio, che è il solo vero bene che ci appartiene, la nostra risorsa rigeneratrice, quella che ci porta a sognare e a gustare le prossime stagioni ridando al tempo il suo ruolo di filo conduttore che lega le une alle altre le stagioni, i passaggi della vita di ognuno, che nessuno può bloccare, soprattutto quando è in fiore.
Il tempo, quel bene bruciato sull’altare del consumo e dello spreco che ha prodotto solo facili illusioni, guerre, disuguaglianze, fame, morte e perdita di libertà per milioni, miliardi di uomini vittime di un mondo impazzito dall’avidità del soldo e del potere che, non sapendo cosa sono le stagioni, ne ha fatto scempio e, così, ha rubato tanta vita alla stessa terra, che nessun animale ha mai maltrattato, solo l’uomo, l’ultimo arrivato.
Aria nuova e vino, sì vino, per scacciare quelle bevande pessime che ci hanno dato per ubriacarci e droghe per annullarci.
Sveglia, amici, è tempo di riprendere il cammino e di trovare, tutt’insieme, con il dialogo e la voglia di partecipare, un percorso nuovo da fare. Quello vecchio, come possiamo vedere, ci porta verso la fine, il baratro.
Sono sufficienti il pane e l’orto, conditi dei valori dell’olio e accompagnati da quelli che sono in un bicchiere di vino, voglia di cantare per andare seguendo gli antichi tratturi, sopra le nostre dolci colline, lungo il nostro piccolo grande mare e sulle cime alte del Matese e delle Mainarde per capire quanto è bello questo nostro piccolo Molise che conosce bene la bora e tutti gli altri vènti e sa dove ospitarli tra il Biferno, il Fortore, il Saccione, il Trigno e il Volturno.
L’ospitalità che è ancora nei nostri cuori e nella nostra mente come il tempo che qui cammina con passi lenti e non si lascia condizionare da piazzisti o imbonitori, solo da invidie, superstizioni e stupide divisioni. Limiti che possiamo superare facilmente solo se lo vogliamo.

Basta “incantare” il malocchio che, grazie all’ottimo olio extravergine di oliva, alle acque cristalline qui, nel Molise, ha un potere particolare, e, per cancellarlo, le buone forbici di Frosolone. Ci manca solo il sale marino. Nessun problema, basta andare dove si andava un tempo con il carretto (u traine) a Margherita di Savoia, lungo il Tavoliere che affianca il Gargano, il promontorio dove rifugiarsi (altro che in Francia!) per salvarsi nel 2012 dalla fine del mondo.
Il Molise quale significativo esempio per l’Italia che vive, oggi, quanto noi il piacere della bora come un senso di liberazione.
 Ahhhh! Finalemte!


Pasquale

VUOTO A RENDERE

da ZACC&BELINA





Zacc-un sacco pieno di odio contro il mondo del lavoro
Bélina- allievo di Bossi e patrino del Trota



STORACE

ZACC- Berlusconi sarà sui libri di storia

BELINA- come Nerone

12 novembre 2011

da ZACC&BELINA




ROSE ROSSE PER TE

Zacc- la Santanchè ha detto che non vuole assistere al funerale di Berlusconi

Bélina- manda un mazzo di rose rosse


11 novembre 2011

11.11.11

È una combinazione perfetta quella che capita nel giorno di San Martino, il cavaliere che si è spogliato del suo mantello per riparare dal freddo i poveri, ma che non viene ricordato per questa sua generosità e capacità di spogliarsi delle ricchezze, come San Francesco d’Assisi, in un momento in cui questi esempi, se ripresi da chi oggi è ricco o straricco, farebbero tirare un sospiro di sollievo ad un Paese in crisi ed alla povera gente di questo Paese che è sempre più povera e più numerosa.

Viene ricordato, per fortuna, per il fatto che il giorno 11.11 è il giorno in cui ogni mosto diventa vino, cioè ha completato la sua fermentazione appagando i fermenti  affamati degli zuccheri dell’uva pigiata. U grande giorno, anche senza il terzo 11 riferito all’anno, perché è il giorno che sta a significare la fine di un processo essenziale per avere la bevanda più deliziosa qual è il vino. La bevanda che più ci appartiene perché è parte di noi, cultura, paesaggio, tradizione, cultura e memoria e, anche, senso vero di sobrietà, visto che l’eccesso ubriaca e, a volte, può portare perfino alla follia.

Non solo 11.11.11, oggi è anche venerdì, a significare davvero un giorno magico, sperando che lo sia per tutti quelli che hanno oggi bisogno di solidarietà perché anziani; operai senza lavoro o in cassa integrazione; precari;  giovani che pensano di andar altrove a trovare il proprio futuro; coltivatori e pastori che rischiano di essere cacciati dalla propria proprietà; malati e diversamente abili che hanno bisogno di cure, e altri, come gli uomini di cultura e di teatro, i ricercatori. Solidarietà di cui ha forte bisogno, soprattutto in questo momento, questa nostra Italia e la terra  che viviamo, che, da tempo, si piega sul proprio asse per i troppi pensieri e le stupide violenze dell’uomo.

Non è il giorno della fine, ma, a nostro parere,  dell’inizio della ripresa di un percorso, anche se ci sarà, per un po’ di tempo, tanta, tanta confusione. La rimozione di un ostacolo non basta, c’è bisogno di toglierne più di uno. Se si pensa allo stato di crisi che vive la nostra agricoltura e, con essa, i mille territori che la esprimono con le eccellenze Dop e Igp, Doc e Docg, c’è da dire  che il suo abbandono è diventato un ostacolo e non di poco.

Una crisi, quella del settore primario, che ha anticipato di tre anni la crisi generale e questo deve pur significare qualcosa per chi  vuole governare e non ripetere l’errore di una dimenticanza grave, che ha bloccato il futuro e portato il Paese nel baratro dal quale bisogna comunque risalire. Una risalita possibile se la politica e chi vuole governare prende in seria considerazione l’agricoltura e la riporti a quel ruolo di centralità anche per contrastare lo strapotere della  finanza. 



È urgente chiudere un periodo buio della storia recente di questo nostro Paese e la speranza è che torni il dialogo, la calma, ma che non sia bonaccia, e che si cominci a pensare al fondamentale ruolo dell’agricoltura quale fonte di cibo, di ambiente (le ultime alluvioni sono anche il segno dell’abbandono dei territori), di paesaggio, cioè di cura del territorio; alle risorse vere che abbiamo e che dobbiamo solo promuovere e valorizzare.

Una speranza che ci è data proprio dalla felice combinazione 11.11.11, numero magico astrologicamente perché è il segno della forza, della volontà, dell’ostinazione, della possibilità di farcela, ripetiamo, solo se si torna a pensare all’agricoltura.

pasqualedilena@gmail.com

9 novembre 2011

LA POETESSA MARIA TERESA SCIBONA PARLA DEL LIBRO “ CAROLINA DICE: DA QUA SI VEDE IL MONDO !”

 di Pasquale Di Lena
2011 -AGR Editricepag.10

 Questa piacevole raccolta poetica è stata, amorevolmente assemblata da Flora, per il settantesimo genetliaco dell’autore.
 Flora è l’impagabile compagna di Pasquale, solerte affettuosa fedele, la donna che ogni uomo sognerebbe di avere al suo fianco.

Il volume è idealmente dedicato alla signora Angelina, mamma dello scrittore.
Prima dell’indice  l’agevole testo è arricchito da tre validi commenti:

Il primo dal titolo “Poesia come sguardo” è stilato dalla nota scrittrice e traduttrice

Brunilde Neroni, il secondo profila  “ Il mondo che si vede” di Giorgia Cecchinato.  Infine, “ Lo stupore la poesia e il disegno” di Beatrice Licheri ci spiegano il significato del  titolo e il grazioso disegno da lei ideato per la copertina.

 Possiamo definire  la nuova silloge  di Pasquale di Lena una poetica contemplativa

E senza tempo, anche se i testi sono attraversati dal ciclico mutar delle stagioni.

Lo stile scritturale del poeta che si esprime in versi liberi con qualche rara rima, presenta una sua magica leggerezza e incisività.

La scelta dei sostantivi e degli aggettivi, sapientemente collocati, hanno  un preciso effetto e significato, quindi ogni parola è stata vagliata per contribuire con armonia ad arricchire  le composizioni, dense di immagini nitide e vivaci.

Gli spunti onirici e l’ispirazione dei testi traggono origine dai sentimenti e dagli stati d’animo  dell’autore.

 L’amore per il Molise, sua madre terra,  ritenuta radice di lingua e di origine, la severa bellezza della natura ancora intatta , costituiscono il tema centrale e dominante del volume, come ben si deduce dalla composizione “ Canto” a pag.42

        Infatti, nelle modulazioni ripetitive dei versi possiamo notare  l’andamento di una dolce ballata.

      E’ ancora lì
        oltre la minuta collina
       del mio Molise
 la Maiella sognante

 Solchi di aratro       
 Pezze di grano germogliato
sotto il sole ancora addormentato.
        …………
Le attente descrizioni  paesaggistiche sono venate di  sincero lirismo.

 I suggestivi bozzetti risultano così  palpabili, che balzano vitali al nostro sguardo, come  colorate tele pittoriche.

In essi, vi si nota una profonda conoscenza dei luoghi, la scrupolosa osservazione
delle piante:(p 46)  Quercia, olivo, cipresso pino giunco, acacia; dei fiori: ginestre biancospino,  papavero, sambuco; dei frutti: ciliegie, pesche mandorle fichi; degli animali: ( nibbio, usignolo, verdone Pettirosso, batticoda, asino, pecore, poiane, gabbiani.

Un universo incantato e naturale che appartiene allo splendido territorio.  

Con rara competenza e maestria Pasquale Di Lena, testo dopo testo profila per noi, l’autentica serenità della vita contadina, ricca di agresti tradizioni, di valori primari e  di millenarie saggezze che un alienante e  superficiale progresso tecnologico, vorrebbe  di colpo, spazzar via.

 Alcuni testi esaltano motivazioni e rivendicazioni sociali, in essi la parola civile denuncia  con tenace vigore  l’odio per la guerra e il saggio desiderio di un mondo  più giusto e  tollerante.
        Quindi  i versi colmi di senso e comprensione  possiedono  una loro specifica dignità.

Ne consegue che il dettato poetico di Pasquale, intessuto di ardite esperienze nei diversi campi a lui congeniali, rispecchiano la propria vita vissuta, con viscerale amore e intensità. 

      Tuttavia il suo itinerario è cosparso da inevitabili delusioni esistenziali, perciò talvolta, anche l’ordito  compositivo, è permeato di amarezza e di cocente nostalgia per l’irripetibile bel tempo che fu.

Senza classificazioni e  inutili categorie, definirei l’autore, come poeta del reale.
   Il lessico adottato con il suo disarmante stupore, esalta le umili azioni quotidiane, ne  scaturisce un messaggio ottimista di ampio respiro che irradia nel lettore, desiderio  di pace e di tranquillità.

   Pasquale Di Lena, ara e scava per noi, con la duttile penna, le magiche allegorie della nobile terra molisana per un recupero memoriale dei tradizionali insediamenti rurali.

 La stesura delle liriche di questa nuova produzione letteraria, sia per lo stile, sia dal punto di vista espressivo, ritengo che abbia raggiunto un risultato  valido e soddisfacente.

Anche se non mi reputo  un critico letterario, posso affermare che  l’ opera è sicuramente piacevole, e ne consiglio a tutti la lettura

  

                                                       M. Teresa Santalucia Scibona


 

CESARE

da ZACC&BELINA


Zacc- “voglio vedere in faccia chi mi tradisce”
Bélina-è da quando si sente Cesare che aspetta di dire “quoque tu, Brute, fili mi!”


6 novembre 2011

DANTESKA L’ULTIMA OPERA DI GIUSEPPE CIARALLO, UN MOLISANO NATO A MILANO

È molisano nato a Milano dove vive e lavora, anche se ha una casa a Larino dove si rifugia appena può, come un tempo, quando veniva a trascorrere le sue vacanze insieme al padre di Guglionesi e la madre, una Raimondo , che da poco ci ha lasciato.
Anche se più giovane di me di tre lustri, è diventato un caro amico agli inizi degli anni novanta proprio attraverso lo scambio di libri, U penziere, la mia raccolta di poesie in dialetto e il suo primo libro che aveva pubblicato a Milano, Racconti per sax tenore, una raccolta di storie brevi che ho letto subito con grande curiosità, rimanendo felicemente sorpreso e appagato anche perché scritto da un giovane che sapevo legato alla mia stessa terra, anche se nato a Milano.

Qualche anno fa me lo sono ritrovato, con i suoi appunti pungenti contro il potere berlusconiano e la politica caduta così in basso, a L’Asino, pagina di satira quotidiana reinventata da Ro Marcenaro, matita pungente e grande illustratore  che ha dedicato al Molise la farfalla di Piacere Molise e non solo.
Sto parlando di Giuseppe Ciarallo, Peppino, “il frentano” come piace definirsi in omaggio alla nostra terra comune, che due settimane fa mi ha fatto pervenire, debitamente con dedica molto affettuosa, la sua ultima opera, DanteSka, nel senso  vero della parola, anche se è l’incontro tra lui, poeta, e un genere musicale, Ska, a me sconosciuto, ma di grande attualità, visto che è molto amato dai giovani, come il Funk e il l’Hip Hop, che, lo ammetto, ignoro.
Una raccolta di sette canti di quaranta quartine a rappresentare una risata in versi che se cominci a leggere devi finire. Proprio  come si fa con un sommo poeta o con una risata che è tale se non è smorzata.
Una risata che inizia in una birreria dove incontra il Padreterno, scambiandolo per Marx, il quale gli affida subito una missione con questi endecasillabi : Io voglio un reportage giù dall’inferno/ per poi mostrare ai folli simili tuoi/ quant’è inumano il lor viver moderno/ di miseri, intruppati come buoi.
Accetta di andare a visitare l’inferno a condizione che sia Fiodoro Dostoevskij, colui che considera il suo grande maestro, ad accompagnarlo.
Il viaggio inizia e, lungo il canale di caduta, l’ incontro  con tutti i personaggi sparsi nei cinque gironi, a partire dal 5° dove sono immersi egoisti, cinici e ignoranti, per poi passare a quello degli iracondi e dei presuntuosi; degli ignavi e degli incapaci; dei traditori e dei voltagabbana che porta direttamente a quello più in basso, il 5°, dei falsi e degli arroganti.
Tutti quelli che rappresentano il potere e che lo incarnano per far del male alla gente ed al Paese. Quelli che anche  tu vorresti all’inferno per quello che hanno e stanno combinando, mentre declami questi versi di Giuseppe Ciarallo che usa non a caso la poesia per esprimere ritmo e musicalità, e, nel contempo, ilarità, nel momento in cui la lettura la fai non da solo ma insieme ad altri.
Tanti tasselli a rappresentare tanti personaggi, ben definiti e bene incastonati, per un mosaico che è la realtà di un momento non bello, misero, dal quale si sente il bisogno di liberarsi, scappando dall’inferno  in cui uno è stato mandato. 
Un viaggio che, insieme a Ciarallo “….di stirpe frentana ….di quei che non han prezzo” ” e a Dostoevskij,  c’è anche il Molise e che anche tu fai mentre leggi questo libro, appena uscito per la collana “satirica” di Paginauno – Mc’Nelly,  magnificamente illustrato da Manlio Truscia.
Un libro che conferma  le grandi capacità di scrittura di Ciarallo che esalta la sua vena satirica, così meticoloso nel pesare ogni parola e nel dare ad esso il ritmo Ska, che, lo ripeto, io ignoro, ma che è il ritmo giusto per sbeffeggiare il potere, sia di destra che di sinistra, quando è povera cosa come nel momento in cui viviamo.