29 dicembre 2011

L’ADRIATICO, il mio piccolo grande mare

Le strade uniscono i luoghi per diventare incontro di genti e di culture che i territori esprimono, come le vie del mare, piatte in tempo di bonaccia o increspate dai venti di libeccio o di maestrale, bora o grecale. 

Luoghi dove si stringono le mani, si intrecciano i sorrisi, si raccontano avventure, si sogna l’amore e si vivono le passioni, le speranze.

Luoghi dove si scambiano le merci, gli odori, i sapori e si canta alla luna, alle stelle, al sole mentre vola un aquilone.

Luoghi dove tutto cambia, tutto rimane, come le orme dei passi che portano lontano, sponde da dove salpare e sponde sulle quali approdare.

Da qui riprendere fiato, ringraziare il dio o il fato e poi ripartire dissodando il campo dove lasciar cadere il seme di grano, piantare un olivo, una vite ed aspettare di sentire il profumo del pane ancora caldo, dell’olio appena franto e del vino tranquillo, dopo il tumulto della fermentazione.

Ascoltare il suono della parola sconosciuta e provare a comunicare con le mani, lo sguardo, il segno, il rito.

La casa, la tavola, il camino, il cibo, il gusto, la tradizione di una cucina.

Il campanile, la cupola, il minareto, la sinagoga, il santuario, il tempio, il cammino, la folla dei fedeli, dei pellegrini, l’incontro.

Il dialetto, la lingua, la musica, il ballo, il canto.

La nascita, il matrimonio, il culto dei morti.

La piazza, le strade, le viuzze, la festa, il folclore, la bottega, il negozio, la fiera.

I sentieri, i tratturi; i giorni, i mesi, le stagioni con i colori del bosco, dei campi arati e dei raccolti, degli olivi e delle vigne, dell’orto.

Il piccolo grande mare che, da Nord scende verso Sud,  lungo le sue sponde che si guardano da vicino, a segnare una regione omogenea di particolari, diversità, contrasti di voci e di colori.

Un mare all’apparenza tranquillo che i venti agitano, il sole riscalda e la luna, di notte, illumina con la sua lunga scia che, per secoli, ha indicato la rotta ai migranti.

Pasquale Di Lena



 

19 dicembre 2011

LA GUIDA ''FLOS OLEI'' PREMIA CINQUE AZIENDE MOLISANE


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In attesa dei risultati del concorso “Goccia d’Oro”, in programma a Larino sabato 17 prossimo, che premia i migliori oli molisani prodotti da appassionati olivicoltori, distinti in due categorie, quella degli “amatori” e quella dei “professionisti”, c’è da applaudire al successo di cinque aziende, tutte del Basso Molise, con l’inserimento in una delle prime e più prestigiose guide del mondo dell’olio, Flos Olei di Marco Oreggia e Laura Marinelli.
Per un solo punto (96 e non 97, che è stato il punteggio massimo) l’olio di Marina Colonna di San Martino in Pensilis non è entrato tra i primi 12 dei 455 oli selezionati, schedati e commentati sugli oltre mille provenienti da ben 43 Paesi del mondo e posti all’attenzione dei degustatori. In pratica rappresentativi dei territori di cinque continenti, a dimostrazione di un confronto delle qualità e dei caratteri organolettici molto serrato.
Il punteggio di 96 come di 97 dice che siamo di fronte ad un olio che è vicino alla perfezione.
Per questo un grande e significativo risultato quello dell’olio di Marina Colonna, accompagnato dal successo anche delle altre quattro aziende selezionate (tra 85 e 90 punti) con i loro oli: l’Azienda Agricola Michele Fratianni e l’Oleificio Di Vito di Campomarino; l’Oleificio Bruno Mottillo di Larino e l’Azienda Agricola Giorgio Tamaro di Colletorto.
Un importante successo anche per la nuova associazione di olivicoltori “MolisExtra” - nata a Larino alla fine della primavera scorsa proprio per la promozione e valorizzazione dei grandi oli molisani - visto che quattro delle cinque aziende sopra menzionate sono socie di questo strumento di marketing che va, con la cultura e la selezione della qualità e della tipicità, alla ricerca di nicchie di mercato per dare risposte di reddito alle aziende olivicole e di immagine, non solo all’Olio della nostra terra così vocata alla sua qualità, ma all’intero Molise.
pasqualedilena@gmail.com

12 dicembre 2011

IL CAFFE' PANTHEON DI LARINO TRA LE 500 PASTICCERIE D'ITALIA.


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Pasquale Di Lena informa
Dopo aver conquistato, lo scorso anno, il riconoscimento delle due tazzine, quale locale eccellente, e del chicco, come buon caffè, nella guida Bar d’Italia 2012 del Gambero Rosso, il Caffè Pantheon di Larino non solo riconferma le posizioni dello scorso anno, ma entra anche nella nuova Guida 2012, sempre del Gambero Rosso, Pasticceri & Pasticcerie, grazie ad Antonietta Gentile, l’artista del dolce, che gestisce il bar-pasticceria del Pian S. Leonardo, creato anni fa da Alberto Campitelli.
In questo modo la nuova Guida Pasticceri & Pasticcerie - alla sua prima edizione - segnala il Caffè Pantheon di Larino tra i 500 locali selezionati in Italia e premia la bravissima Antonietta Gentile con l’inserimento nella classifica dei più grandi maestri italiani di pasticceria.
Un riconoscimento importante che, con la città frentana, onora il Molise e mette in luce le potenzialità che questo nostro territorio ha con la capacità di utilizzo dei prodotti locali e degli abbinamenti.
Un’arte che Antonietta sa esprimere quando prende in considerazione l’olio extravergine di oliva “Molise” DOP della varietà “Gentile di Larino” di una delle aziende di MolisExtra, l’associazione di produttori molisani di olio, nata e con sede a Larino, per fare un gelato che resta nella memoria dopo che si è sciolto in bocca; il vino “Tinitilia del Molise” DOC di Angelo D’Uva, vignaiuolo in Larino, per comporre un panettone delicatissimo o il miele locale per la pasticceria tipica delle feste di Natale, in particolare quella propria dell’antica capitale dei Frentani, “a Rosacatarre”.
Una rosa fatta con farina e uova cotta in olio bollente e poi, una volta fredda, inzuppata nel miele di Pietrantonio, un apicoltore di Larino. Un dolce semplice che ha la sua bontà nella delicatezza della pastafrolla e quella di Antonietta, potete starne certi, è un soffio di dolcezza che non smettereste mai di mangiare.
Ma gli abbinamenti sono anche quelli consigliati ai clienti del Caffè Pantheon, come le bollicine di un Asti spumante e, soprattutto, i vini passiti o moscati delle aziende molisane, in particolare l’Egό di Angelo D’Uva, l’Apianae di Di Majo Norante di Campomarino e il Dulce Calicis delle Cantine Cipressi.
Con la nuova Guida è uscita anche quella “Bar d’Italia” sempre a cura del Gambero Rosso che riconferma, insieme al Bar Pantheon, gli altri sette bar selezionati lo scorso anno: Brisotti con due tazzine e due chicchi di caffè e Lupacchioli, con identica valutazione, storici locali di Campobasso che tutto il Molise conosce; il Nabucco di Isernia, sempre con due tazzine e due chicchi; Passacrate di Venafro con una tazzina e un chicco e, per chiudere, i tre locali di Termoli, con due tazzine e due chicchi il Grecale, mentre la caffetteria Masali e il bar Zara con una tazzina e due chicchi ciascuno a dimostrazione che si beve un ottimo caffè.

da ZACC&BELINA

SEMPRE BUONA LEI
Zacc- Minzolini lo vogliono esportare in una sede prestigiosa all’estero
Bélina – per non fargli perdere l’abitudine all’uso della carta di credito facile

PASSERA’ ANCHE LUI
ZACC- per Passera i sacrifici degli italiani sono una necessità, mentre le frequenze televisive
BELINA- solo da approfondire

9 dicembre 2011

IL POETA DELLA TERRA

In anteprima l'articolo che uscirà sul settimanale on line "Teatro Naturale"


Leggo su un settimanale on line la presentazione di un libro, “Manifesto per la terra e per l’uomo”, appena uscito e che si può trovare in libreria al prezzo di 15 euro. Un libro scritto da un contadino di origine algerina, Pierre Rabhi, che parla di buone pratiche agricole, cioè di gesti importanti, anche piccoli, utili alla salvaguardia del pianeta.
Rabhi vive nell’Ardèche, il dipartimento della Regione del Rodano-Alpi, dove l’agricoltura è prevalente con le sue coltivazioni soprattutto arboree, vigneti, frutti e castagne e dove egli ha vissuto e sviluppato le sue esperienze di agricoltore improntate sulle buone pratiche agricole e nel rispetto dell’ambiente e della natura.
Senza questo rispetto – personalmente ne sono fermamente convinto, e non da ora - non c’è futuro per nessuno.
Buone pratiche agricole, come quelle di un tempo non lontano: zero pesticidi, zero fertilizzanti, gestione attenta e parsimoniosa di quel bene incommensurabile che è l’acqua. Un bene più prezioso di fronte alla scarsità che gli esperti paventano a causa dell’incalzare di un clima che diventa sempre più caldo.
Una situazione preannunciataci da inequivocabili segnali, per la quale bisognava prepararsi da tempo e la cui gravità può essere affrontata solo con interventi immediati e forti praticabili solo se c’e consapevolezza comune. Dei coltivatori, delle multinazionali dei pesticidi, dei fertilizzanti e degli Ogm, nonché delle politiche del mercato che, così come sono oggi, affamano i produttori e ingrassano i distributori, oggi organizzati in super e ipermercati.
Rabhi, conosciuto anche come “il poeta della terra”, non si è lasciato condizionare né da queste multinazionali né da quanti, consciamente o inconsciamente, vivono con esse una permanente complicità, sapendo bene che il primo complice sarebbe diventato lui nel seguire i dettami di questi nuovi superpadroni, ben supportati da tecnici che, seppur bravi, accettano di trasformarsi in piazzisti di prodotti di questa o quella multinazionale.
Un limite e, forse, una colpa - che sento di rivolgere anche al mondo contadino. Un mondo che continuo ad amare profondamente e per il quale ho speso tanta parte della mia vita.
Rabhi, il contadino di origine algerino, sa che la terra ha bisogno di cure e che il processo che il sistema ha innestato non porta a far star bene il pianeta ammalato ma ad aggravarne la malattia. Oltretutto con la nuova organizzazione del mercato e, soprattutto, la sua globalizzazione, a impoverirlo fino a renderlo nuovo servo della gleba.
In pratica - lo dimostrano i fatti - più produci quantità e più fai il gioco di chi ti compra con i suoi prodotti e ti rende ogni giorno più povero.
Tornare alle buone pratiche agricole ed ai tempi non lontani di quando si mangiava e si era padroni della propria terra e del proprio destino e, così, riuscire a coinvolgere il mondo contadino a mettere da parte i super trattori e i superaratri ed a svuotare i magazzini di concimi ed antiparassitari, vuol dire far saltare il banco, il sistema. Vuol dire riportare al centro un mondo e una pratica economica fondamentale, non solo per salvare il pianeta ma, soprattutto, per dare basi solide a un nuovo domani che non può che essere sostenibile.
Basta riportarsi a 50 anni fa per capire quello che sto dicendo. A quando il seme era nelle mani dei coltivatori; il coltivatore applicava l’avvicendamento e la rotazione; il concime era la sostanza organica e il “cavallo vapore” erano il bue, l’asino o il cavallo. Questo, non per tornare indietro nel tempo, ma per capire bene il significato dei bisogni, il senso della libertà, il valore della sobrietà e dell’autonomia dalle banche e dalla finanza, che oggi manca e porta ad abbandonare la terra.
Per capire come dalla mancanza di acqua si è passati allo spreco, con campi di finocchio o di verdure inzuppati dalla non consapevolezza del valore di questo bene vitale, che non sono più sopportabili da vedere.
Ciò spiega che ci sono abitudini, culture, da rivisitare e mettere in discussione per dare il proprio contributo a riportare in primo piano l’agricoltura e, nel contempo, ritornare ad essere protagonista - con piccoli gesti e buone pratiche agronomiche - di quei percorsi nuovi di cui ha bisogno il pianeta, il territorio, il mondo della produzione e della trasformazione. Al loro fianco è chiamato a schierarsi il cittadino consumatore al quale, attraverso le scelte di acquisto, è assegnato un compito fondamentale di sostegno ad un percorso cosciente e responsabile.
pasqualedilena@gmail.com

8 dicembre 2011

IL MOLISE, UN LABORATORIO DI OPPORTUNITA’ DI GRANDE ATTUALITA’



Questo nostro piccolo grande Molise, oggi più che mai, ha bisogno di sognatori e di folli per ragionare del suo futuro e riprendere la strada della transumanza, lungo la quale sono allocate le risorse che servono per progettare e programmare ed essere il protagonista dell’era della conoscenza che, forse pochi sanno,  è quella che viviamo.
il Molise in questo modo, può diventare uno straordinario laboratorio di marketing territoriale capace di coinvolgere i molisani che vivono nel Molise ma, anche, di rendere protagonisti i molisani che vivono nel paese che si vuole rendere obiettivo di questa forma di programmazione.

Si tratta di darsi una strategia - la sola possibile per una Regione che vuole costruire un nuovo domani e dare risposte ai suoi figli vicini e lontani - che parte dalle peculiarità del suo territorio, così ricco di storia e di cultura, ambienti e paesaggi, tradizioni e, per fortuna, ancora diffusa ruralità.  Cioè ricco di tutto quello che è necessario per dar vita a un nuovo tipo di sviluppo che pensa alla salvaguardia ed alla tutela di questo bene, alla valorizzazione e non allo spreco delle sue risorse .
Risorse preziose e tutte da spendere anche perché di grande attualità.

Infatti, non possiamo non prendere atto che viviamo in un mondo che registra processi sempre più spinti di omologazione delle culture, in particolare dei gusti e, come tale, dei processi di produzione e di trasformazione oltre che di distribuzione e di offerta.

Il Molise è per sua natura l’altra faccia di quella stessa medaglia che è il mercato globale. E lo è - ancor più di altre regioni – quale suo essere territorio di mille piccoli diversificati territori  segnati da 136 paesi, spesso piccoli borghi, che esprimono, grazie alla tenacia dei suoi uomini ed alle mani sapienti delle sue donne, qualità e peculiarità strettamente legate all’origine ed alla ricchezza della biodiversità.
Si tratta, una volta individuato il mercato o i mercati che hanno più di una ragione per essere oggetto di iniziative, solo di tracciare un percorso di andata e ritorno, ben sapendo  che il racconto e la qualità dei prodotti o dell’arte di farli, sono eccezionali, fantastici messaggeri  del territorio e della molisanità.

In questo modo i prodotti si trasformano in esemplari testimoni,  e, come tali, diventano opportunità di scoperta di altre risorse, come le montagne ed il mare; i siti archeologici di straordinario valore ; le bellezze di piccole deliziose città d’arte; le Tremiti dirimpettaie o la leggenda di Buca, sommersa lungo il litorale non lontana dalle dune di Petacciato; le città dell’olio  e quelle del vino, con la rinata “Tintilia” che, con il suo vino doc, è il testimone principe dei territori vitivinicoli, soprattutto, dell’area interna del Molise; i Castelli e i Palazzi, le Torri e le mura ciclopiche; i Santuari, le minute Chiese e le Cattedrali; le sue Riserve Mab e le sue Oasi;  il passo dei pastori e il rumore cupo dei greggi e delle mandrie; i suoi prodotti  componenti di una cucina di terra e di mare davvero particolare per bontà di profumi e di sapori. Per non parlare delle dolcezze, tutte legate alle feste importanti come il Natale, la Pasqua o la festa patronale.

Per chiudere questo breve sguardo  su un mondo di grandi  opportunità per un marketing territoriale, non possiamo dimenticare le feste e le rappresentazioni davvero singolari che si svolgono ovunque nel Molise, la ritualità delle ricorrenze e delle devozioni, in particolare  a S.Giuseppe o S. Antonio nel segno della tradizione, da mettere a disposizione dei futuri visitatori. 

Infatti, ognuna di queste feste è una straordinaria occasione di incontro, nel momento in cui è parte di un progetto, di un programma di comunicazione che ha come obiettivo la valorizzazione del Molise.
 C’è un aspetto fondamentale per il successo dei progetti e della programmazione ed è quello della partecipazione dei diversi protagonisti, privati e pubblici, per fare squadra e avere la giusta redistribuzione delle opportunità che il mercato,  grazie a un consumatore attento, esigente, colto, non disposto ad essere considerato un numero, ma un soggetto libero di decidere e di scegliere, continuerà ad offrire .

Pasquale Di Lena
articolo scritto per  il n° di dicembre di Liberementi il periodico degli ex consiglieri regionali





 


Ogni minuto vengono distrutti

A Durban la conferenza Onu sui cambiamenti climatici

Un'indagine della FAO: la perdita
maggiore ai Tropici. In Italia, soprattutto al Sud, possibili interventi di restauro forestale

ROBERTO GIOVANNINI, INVIATO A DURBAN (SUDAFRICA)
Secondo la FAO, l’organizzazione ONU per l’alimentazione e l’agricoltura, ogni minuto vengono distrutti 10 ettari di foreste nel mondo. Fanno venti campi da calcio equivalenti, per dare un’idea. In un anno parliamo di 14,5 milioni di ettari; tra il 1990 e il 2005 sono stati perduti 72,9 milioni di ettari. In realtà per adesso la situazione a livello globale è ancora relativamente sostenibile: anche in base a una revisione dei metodi di rilevazione, che non tenevano conto delle aree riforestate dall’uomo o naturalmente, nel 2005 la superficie boschiva totale ammontava al 30% delle terre emerse. La perdita di foreste è maggiore ai Tropici, dove si concentra poco meno della metà della superficie forestale mondiale. America latina e Africa sono i continenti dove più spesso le aree forestali sono convertite ad altri usi, mentre l'Asia è l'unico dove si registrano guadagni netti di superficie forestale grazie alla forte attività di rimboschimento della Cina e di altri Paesi.

E l’Italia? In Italia a dire la verità le cose non vanno così male da questo punto di vista. A parte le foreste delle aree protette, la crisi nera dell’agricoltura ha causato un fortissimo abbandono di terreni marginali ormai non più coltivati, che gradualmente ritornano alla vegetazione. E come dice l’ISPRA, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ci sono quasi 10 milioni (9,5 milioni per la precisione) di ettari che potrebbero subire interventi di restauro forestale. Pari a un terzo del territorio nazionale, questa «grande opera di rinaturalizzazione» (si legge nello studio) renderebbe «l'Italia più sicura, sia nella lotta al dissesto idrogeologico del suolo che nell'inquinamento».

L’indagine afferma che un milione di ettari potrebbe essere avviato a foresta per la produzione di legno a scopi industriali, mentre e altri 8,5 per azioni di restauro a mosaico: cioè, spiega Lorenzo Ciccarese, responsabile del settore Foreste e fauna selvatica dell'Ispra, «piccoli interventi in cui si mischiano diversi aspetti per il recupero dell'uso del suolo», per le aree agricole, urbane e industriali.

Gli interventi maggiori sono possibili nel Mezzogiorno, dove è più evidente il fenomeno dell'abbandono dell’agricoltura con circa 3 milioni di ettari negli ultimi 30 anni (secondo l'Istat).

Un’operazione fondamentale dal punto di vista della lotta all’inquinamento, alla difesa del paesaggio e soprattutto alla difesa dei suoli e del territorio. Ma importantissima anche nel contrasto all’effetto serra: le foreste italiane infatti valgono 520 milioni di euro all'anno in termini di CO2 stoccata, assorbendo il 13% delle emissioni italiane, pari a 65 milioni di tonnellate ogni anno (in totale sono circa 490). Questa quota di CO2 stoccata ha un prezzo nel mercato dello scambio delle emissioni di circa 8 euro a tonnellata.

6 dicembre 2011


LE ARMI

                                        Zacc - ancora soldi alla difesa
                                     Bélina - non a quella del territorio