27 maggio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0e000913-9d2b-4e7e-b62c-b0f15c7aac48.html

un bel servizio di Anzo Ragone di Tgr Molise sulla presentazione del libro venerdì 25 u. s.

26 maggio 2012

A LARINO LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI PASQUALE DI LENA “AGRICOLTURA E TERRITORIO”




Una presentazione in anteprima, grazie all’associazione degli ex allievi, giovedì 31 p.v. alle ore 11, all’Istituto tecnico “San Pardo” Agrario e Geometri di Larino, che ha diplomato, tra i primi, perito agrario l’autore del libro, Pasquale Di Lena.

Questo nuovo libro “Agricoltura e Territorio”, appena uscito per la collana “Cibo e Identità” di AGR EditricE di Ripalimosani, grazie alla CIA Molise, la Confederazione Italiana Agricoltori, presieduta da Luigi Santoianni e diretta da Donato Campolieti, è dedicato alla terra di origine dell’autore, il Molise, e a quella adottiva, la Toscana, in particolare i mezzadri, che hanno inciso molto sulla sua esperienza di quarant’anni di vita nella regione che tutto il mondo desidera visitare.

Un libro che raccoglie gli articoli scritti negli ultimi due anni dall’autore, pubblicati da periodici nazionali e dalla stampa molisana, che parlano di agricoltura e ambiente, paesaggi e biodiversità, eccellenze Dop e Igp, Doc e Docg, gastronomia e turismo, con molti riferimenti al Molise.

Un libro che testimonia l’esperienza dell’autore, quale direttore dell’Enoteca Italiana di Siena, per la comunicazione e il marketing, dopo essere stato un dirigente dell’Alleanza dei Contadini e della Confederazione Italiana Coltivatori ( CIC) della Toscana, le due organizzazioni che rappresentano le radici della CIA,  l’organizzazione professionale presieduta, a livello nazionale, da Giuseppe Politi.

In tal senso la presentazione di questa importante esperienza, riportata in copertina a mo’ di curriculum,   utile per capire le ragioni della dedica e la passione dell’autore per l’agricoltura e il mondo contadino.

“Un libro di grande attualità– ha affermato il Presidente della CIA Molise, Luigi Santoianni– che la Cia Molise ha fatto suo e vuole utilizzare quale contributo al rilancio dell’agricoltura, che merita, insieme all’ambiente, alla biodiversità ed alle tradizioni, di tornare ad essere il perno dello sviluppo economico.  L’affermazione di questa centralità è strategica per salvare un mondo, quello contadino, ancor prima che un fondamentale settore dell’economia, e per tracciare quel nuovo percorso di cui ha bisogno il Paese, il Molise, l’Europa e il mondo, se non vogliono rimanere soffocati dalla crisi.  

Non dimentichiamo - ha subito dopo ribadito il direttore di questa importante organizzazione, Donato Campolieti -  che l’agricoltura è cibo e, per quanto riguarda il Molise, un cibo fortemente caratterizzato da qualità e salubrità, due valori che il libro descrive con dovizia di particolari. La pubblicazione, infatti, racconta il Molise e i suoi  prodotti, in particolare il vino e l’olio, ma, anche, i salumi, i latticini e formaggi, il tartufo e i deliziosi piatti di una cucina ricca di profumi e di sapori. Un libro – ha poi concluso Campolieti – che vogliamo mettere a disposizione non solo dei nostri bravi dirigenti e collaboratori, dei  nostri iscritti, in particolare i tanti giovani, ma diffondere e far conoscere anche ai cultori e consumatori. Non a caso la presentazione in anteprima, grazie all’Associazione ex allievi dell’Istituto Agrario, giovedì 31 ore 11, all’Istituto Agrario e per Geometri “San Pardo” di Larino.”

Una pubblicazione che riporta in appendice la dichiarazione di Nyeleni dello scorso luglio, a significare, con la continuità di un discorso, che viene da lontano, dell’autore e della stessa CIA, la piena condivisione con le risoluzioni di questo importante incontro internazionale che il mondo della politica, del sindacato e, soprattutto, della gran parte degli economisti (sempre più smentiti dalle conseguenze drammatiche della crisi), farebbero bene a leggere per capire il percorso da tracciare senza perdere altro tempo prezioso.

Un libro ricco di stimoli e bello anche sotto l’aspetto grafico, grazie all’impegno della piccola nuova casa editrice molisana, l’AGR EditricE, che ha pubblicato altri interessanti libri firmati da Di Lena. Ben nove titoli, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue: “Là dove la Terra dona” e “Andar per Olio nel Molise” edizioni 2011 e 2012,  per conto della Provincia di Campobasso e della Regione Molise;  “Molise, il piacere di una scoperta” per l’Unione delle Provincie molisane, la Regione Molise, e, ultimamente, per  la ATM, la nuova azienda di trasporti, tradotto in inglese (sei ristampe), spagnolo e tedesco; “Taste Italy”, in inglese, e “Atletica, coltiva la conoscenza” per conto della Fidal Servizi e, anche, il libro di poesie uscito lo scorso anno, “Carolina dice, da qui si vede il mondo”.

Un incontro con gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto “San Pardo” quello di giovedì 31, aperto a chi vuole entrare nel merito delle questioni che toccano un settore produttivo  e il complesso e variegato mondo agricolo, sapendo che esse riguardano tutti e, come tali, hanno bisogno di un diverso approccio culturale dopo cinquant’anno di lento e costane accantonamento e abbandono, che oggi paga l’agricoltura e, anche, il Paese.

Cia Molise - ufficio stampa

Campobasso, 25-05-2012

da ZACC&BELINA


IL PRESIDENTE


Zacc- per Alfano è già presidente della Repubblica italiana



Bélina- se lo dice Alfano possiamo stare tranquilli

24 maggio 2012

Agro Romano, la devastante variante di Alemanno al Prg: cemento su 2.300 ettari con bando housing

[ 24 maggio 2012 ] da Greenreport
Oltre 2.300 ettari di agro romano cancellati da una maxi variante al Piano Regolatore di Roma. Lo sostiene Legambiente Lazio che spiega: «E' questo lo sconcertante risultato del bando per l'housing sociale del sindaco Alemanno (Nella foto), che la giunta si appresterebbe ad approvare, concluso il lavoro della Commissione che ha analizzato le 334 proposte pervenute, individuandone ben 160 compatibili».
Nella relazione del Dipartimento urbanistica del comune di Roma si legge che «Le aree selezionate andranno ad aggiungersi agli Ambiti di Riserva a trasformabilità vincolata già individuati dal Prg vigente».
Nell'ottobre del 2008, la giunta romana approvò l'invito pubblico per "l'individuazione di nuovi Ambiti di riserva a trasformabilità vincolata, finalizzati al reperimento di aree per l'attuazione del piano comunale di "housing sociale" e di altri interventi di interesse pubblico. Una Commissione composta dal direttore del dipartimento programmazione e attuazione urbanistica con funzione di presidente, dai direttori dei dipartimenti patrimonio, mobilità, ambiente e riqualificazione delle periferie e dal direttore dell'Ufficio extra-dipartimentale per le politiche abitative, a gennaio ha concluso i suoi lavori, rendendo note le valutazioni rispetto alle 334 proposte pervenute. Le norme del Prg vigente prevedono che la quota maggioritaria della edificabilità consentita negli ambiti di riserva, è destinata prioritariamente a: «Edilizia residenziale pubblica o con finalità sociali; compensazioni urbanistiche; incentivi per il rinnovo edilizio».
Gli ambientalisti denunciano: «Nuovo cemento per oltre 22 milioni di metri cubi (22.919.891 mc) tutti in agro, ossia una nuova città grande quattro volte Viterbo (190.465 nuove stanze/nuovi residenti insediati/insediabili), realizzati sulla Superficie Utile Lorda, ossia le aree edificabili, di 714 ettari (7.162.466 di metri quadri), quasi 4 volte Villa Pamphili. Sarebbero ben 2.381 ettari complessivi ad essere cancellati, ossia il 3,7% del territorio vincolato della Capitale, l'1,8% del totale della superficie comunale».
Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, rilancia l'allarme: «Dopo il tentativo sull'acqua, Alemanno vorrebbe cedere ai privati anche l'Agro romano con l'orribile scusa dell'housing, l'attacco ai beni comuni, i beni di tutti noi cittadini è sempre più grave, va fermato. Dal bando per l'housing ci aspettavamo un disastro, non poteva essere altrimenti, ma i risultati che Alemanno vorrebbe approvare sono peggiori di qualsiasi incubo. Oltre 2.000 ettari di aree dell'agro romano sarebbero cementificati, aree bellissime e vincolate, adiacenti a pregiate aree protette dall'Appia Antica a Veio, alla Riserva del Litorale, alla Marcigliana e tanti altri parchi. La realtà rischia di superare l'immaginazione, l'Acer dei costruttori aveva chiesto l'1% del territorio e Alemanno ne elargisce quasi il 2%. Una brutta ipoteca sul futuro, visto che il non potrà mai vedere attuata prima delle elezioni l'assurda variante generale al Piano Regolatore scritta sulla base dei risultati di un bando, ma rischia di generare diritti edificatori che non ci toglieremmo più. Va fermata subito, la Giunta non può approvare questo scempio, l'Assemblea capitolina tanto meno. Rilanciamo un appello a tutte le forze e le parti sociali contro questa schifezza».
Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, ha detto: «Ecco finalmente l'amara verità, dopo che il sindaco Alemanno ha sempre minimizzato sull'attacco all'agro denunciato da Legambiente, si svelano con chiarezza i numeri della cementificazione, con i quali il sindaco in campagna elettorale forse tenta di recuperare voti nel più brutto dei modi».

23 maggio 2012

ZACC & BELINA


NO!
Zacc – è tentato di tornare in campo
Bélina –digli che è inagibile

NUOVI RICONOSCIMENTI PER VINI E OLIO MOLISANI


 

Una Falanghina Molise doc “Oravera” 2010 dell’azienda Terresacre della Società agricola il Quadrifoglio di Montenero di Bisaccia sul terzo gradino del “Concorso Mondiale di Bruxelles” che quest’anno si è tenuto  a Guimarães in Portogallo. Una medaglia d’argento conquistata dopo una selezione di ben 8391 campioni di vino provenienti da ogni parte del mondo. Una bella impresa.

Ancora una Falanghina (straordinario vitigno bianco che onora la terra della nostra regione) Molise doc “Nusias” 2010 dell’azienda agricola di Pasquale Salvatore di Ururi viene premiato con un Diploma di merito dalla Prima selezione internazionale dei vini da pesce nella categoria “vini bianchi secchi tranquilli”. Anche per le Cantine Salvatore la giovane e dinamica azienda del centro di origine albanese, un confronto duro con oltre 600 campioni di 303 aziende, anche qui provenienti da ogni parte del mondo, in particolare dalla Germania. Anche qui il significato di un successo

E, infine, l’olio extravergine di oliva “Molise” dop, dell’azienda Colonna di San Martino in Pensilis, riconosciuto dalla Guida Oli extravergini 2012 edita da Slow Food e inserito nella categoria “grande olio” per i suoi pregi organolettici, aderenza al territorio e di cultivar autoctone. Un riconoscimento importante tra i tanti, tutti prestigiosi, ottenuti dall’azienda di Marina Colonna

Risultati che premiano l’impegno e la passione dei bravi produttori sopra citati e onorano la vitivinicoltura e l’olivicoltura del Molise e l’immagine di una regione che, come si sa, trova nel vino e nell’olio, nei formaggi e nei salumi, nel tartufo, le poche occasioni per farsi conoscere e desiderare.

18 maggio 2012

da ZACC&BELINA

 MARGHERITA LUSI

Zacc – chissà che farà Renzi dopo le accuse di Lusi!


Bélina – sta sfogliando la Margherita


Operai di tutto il mondo unitevi e scioperate contro le oligarchie finanziarie: stavolta stiamo con Rossi


[ 18 maggio 2012 ] da Greenreport  Siamo particolarmente lieti di questa proposta del Presidente della Regione Toscana, che riportiamo integralmente, perchè essa ci riporta indietro di qualche mese quando abbiamo invitato, attraverso un articolo ed un comunicato stampa, i coltivatori a scioperare contro le multinazionali della chimica e a dichiarare il 2012 un anno sabbatico per l'Agricoltura.
Operai di tutto il mondo unitevi e scioperate «contro le oligarchie finanziarie che dominano il mondo e impongono le loro speculazioni contro il lavoro, l'impresa, i beni comuni: ambiente, salute, istruzione». E' il sogno di Enrico Rossi, il presidente della regione Toscana, spiegato in un incisivo post sul suo blog dove in poche righe riassume una delle convinzioni anche di greenreport.it. In tanti, negli ultimi decenni - scrive Rossi su ilsignorrossi.it - ci hanno voluto convincere che la classe operaia fosse finita, che il lavoro in fabbrica fosse «solo un ricordo nella società globalizzata e del capitalismo finanziario nella sua versione liberista e blairiana». Oggi scopriamo «che il mondo intero è diventato una fabbrica globale e che, a guardar bene, ci sono più di 2 miliardi di lavoratori dipendenti tra Cina, India, Indonesia e Brasile. E che gli operai continuano ad esistere anche nel mondo occidentale, anche se, quando non montano sulle gru, sembrano spariti dalla scena».
Non è più (o non è solo) una questione di lotta di classe. E non è nemmeno una questione di partito, perché sappiamo bene che è finita da un pezzo l'era dell'operario "rosso" con coscienza di classe, trasformato in occidente nel consumatore con speranza di diventare classe media (oggi nuovamente proletarizzata). Ma un bagno ‘salvifico' almeno nell'analisi della realtà. Il mondo globalizzato ha mandato in soffitta i predicatori della dematerializzazione e del lavoro senza industria. Come se il mondo finisse dentro i confini regionali o al massimo nazionali. Uno sguardo cortissimo, anzi, un'ottusa cecità di fronte al cambiamento vero in atto. Oggi gli operai sono nel mondo moltissimi (e il sottoproletariato ancora di più) e la loro maggior parte hanno diritti ridotti all'osso e stipendi da fame. La diversità è solo che per anni sono spariti agli occhi degli analisi e della politica, anche quella della sinistra occidentale che, come dice Eric Hobsbawn, rischia di rappresentare ormai la classe media colta. Oggi gli operai hanno ancora più bisogno di prima innanzitutto di riguadagnare visibilità. E questo ha molto a che vedere sia con la sostenibilità sociale, ma anche con quella ambientale. Non c'è green economy senza il manifatturiero, chi dice il contrario non sa di cosa sta parlando. Ma non solo.
L'idea, di certo un po' utopica, di un grande sciopero generale permetterebbe anche alla politica di avere una grandissima chance. Quella di agire al livello di cui oggi c'è bisogno. Che non può mai essere quello solo nazionale. Di fronte allo strapotere dell'economia finanziaria rispetto a quella reale, un governo deve chiedersi e capire che cosa è nelle sue possibilità per intervenire a sanare una situazione completamente sfuggita di mano; allo stesso modo la politica deve alzare il suo livello di intervento e se ha a cuore un nuovo modello di sviluppo deve trovare sponde come minimo europee. «Forse - conclude Rossi - il risultato immediato non sarebbe esaltante, ma potrebbe dare ai lavoratori di tutto il mondo la coscienza della loro forza e aprire una stagione nuova di lotte per la redistribuzione della ricchezza e la conquista di nuovi diritti, per l'affermazione della dignità delle persone e in definitiva di un rinnovato umanesimo nel nuovo Millennio. Io penso che un giorno accadrà...».
Anche noi speriamo che un giorno accada, ma se vogliamo che quel giorno arrivi siamo in tempo almeno a sollecitarlo e magari anche a scegliere definitivamente da che parte si vuole stare. Noi lo sappiamo, ma spetta ad altri ricostruire quella che qualcuno definiva l'unica forza del proletariato: l'organizzazione politica dei lavoratori e dei nuovi lavori, cosa che anche il partito di Rossi sembra essersi dimenticato.

da ZACC&BELINA



CAPRO ESPIATORIO

Zacc- Salvini, per rimanere a galla, ha dichiarato la sua fine


Bélina- se lo sono tolto dai maroni per continuare a urlare “Roma ladrona” ai poveri padani

17 maggio 2012

BENI CULTURALI ANCHE LA CUCINA E LE NOSTRE ECCELLENZE ALIMENTARI



In una situazione segnata da un buio pesto, anche una lucciola fa luce. In verità, se è confermata la notizia e, nel frattempo, l’iniziativa prende piede e va avanti fino a trovare una sua conclusione e realizzazione, la lucciola prende la forma di una lampadina e, come tale, può illuminare un’intera stanza del Palazzo (l’Italia) nascosto sempre più dal buio della crisi che non trova, per ora, tregua.

Parlo della proposta del Ministro dei Beni culturali,  Lorenzo Ornaghi, di lanciare un progetto che, in termini di tutela e promozione, mette le nostre eccellenze alimentari e la nostra cucina sullo stesso piano dei beni culturali, affermando una verità che quanti seguono e amano l’enogastronomia conoscono da sempre: il cibo è cultura, come lo è il vino, l’olio, la pasta, il basilico, l’asparago, il formaggio, il prosciutto, la pampanella, la ventricina, la passata di pomodoro, il brodetto alla termolese di Tornola, la stracciata, il fusillo, il cavatello, il caciocavallo, la ciabotta e tant’altri prodotti e piatti ancora, che rendono ricco di profumi e di sapori, di biodiversità il Molise, come ognuna delle rimanenti diciannove regioni italiane.

Una verità ben nota all’Unesco che ha già riconosciuto come beni dell’umanità la gastronomia francese e la Dieta Mediterranea, considerandoli, cioè, beni culturali di straordinario valore.

Una proposta che, se ben concertata con altri ministri, in particolare quello dell’Agricoltura e del Turismo, può determinare l'avvio del rilancio dell’agricoltura, che è il grande contenitore di queste culture e il motore vero di quella ripresa di cui ha bisogno il Paese, l’Europa, il mondo.

Trovo di straordinario interesse e grande attualità l’idea progettuale del Ministro Ornaghi, e, penso, che le regioni, soprattutto il nostro Molise, farebbero bene a recepirla subito, per renderla tracciato di un percorso segnato fortemente da una strategia di comunicazione, quale premessa, e non conseguenza com’è stato fino ad ora, di una programmazione. E questo per assicurare ai produttori quel valore aggiunto che solo il mercato dà e che serve per la programmazione e la crescita di un’azienda.

L’idea del Ministro è per me, ripeto, davvero interessante perché rimette al centro del discorso il valore e il significato dell’agricoltura, cioè il settore per lungo tempo messo da parte e che, ora, con la crisi, consuma la sua vendetta. Per esempio, con risultati sorprendenti sulla bilancia dei pagamenti, essendo l’agroalimentare (nonostante la crisi che lo attanaglia da anni) l’unico settore economico che registra il segno positivo; l’immagine nel mondo della nostra cucina e dei nostri prodotti colorati di primati Dop e Igp, Doc e Docg; la crescita costante del turismo enogastronomico grazie alle bontà delle nostre eccellenze, che sono testimoni prestigiosi e, come tali, comunicatori e promotori di stupendi territori.

Un’idea che – ne sono convinto - aiuta a trovare il capo del filo di una matassa molto ingarbugliata e che rischia di ingarbugliarsi sempre di più. Il filo che porta a scommettere su due nostre fondamentali risorse, agricoltura e cultura, le sole che abbiamo e si possono trovare ovunque nel nostro Paese e nel nostro Molise.

Un accoppiamento che, unitamente ai valori paesaggistici e ambientali, segna la storia del territorio ed esprime l’identità di ognuno.

pasqualedilena@gmail.com


16 maggio 2012

Come le grandi aziende automobilistiche trasformano la foresta amazzonica in ghisa

Greenpeace accusa GM, Ford, Bmw, Mercedes e Nissan

[ 16 maggio 2012 ]


Attivisti di Greenpeace ieri hanno bloccato nel porto brasiliano di Sao Luis il cargo Clipper Hope, per impedire che un carico di ghisa, destinato agli Stati Uniti, lasciasse il Rio delle Amazzoni. Il blitz fa parte di una campagna avviata dagli ambientalisti con un dossier (Driving Destruction in the Amazon - How steel production is throwing the forest into the furnace) che porta le prove di come la produzione di ferro destinata agli Usa sia legata a alla deforestazione ed al lavoro in schiavitù in Amazzonia.

Secondo un'indagine durata due anni di Greenpeace international, i grandi costruttori di automobili, come General Motors, Ford, Bmw, Mercedes e Nissan, stanno comprando acciaio prodotto con ghisa che viene fusa utilizzando grandi quantità di legname tagliato illegalmente nella a foresta amazzonica. Secondo L'associazione ambientalista «In Brasile, il più grande consumatore mondiale di carbone di legna, quasi tutto il carbone di legna viene utilizzato per produrre ghisa (un ingrediente fondamentale per l'acciaio). Trasformare lo sporco minerale ferro in acciaio richiede enormi quantità di energia, e per la foresta pluviale dell'Amazzonia nord-orientale questa energia richiede un prezzo pesante».
La foresta pluviale tagliata e trasformata in carbone viene utilizzata per alimentare gli altiforni che forniscono materia prima per le acciaierie e fonderie di ghisa. Greenpeace ricorda che «l'acciaio si trova ovunque: automobili, elettrodomestici, edilizia e aeroplani».
Ma il gruppo ambientalista ha anche denunciato che fusione della ghisa, alimentata dal carbone prodotto dagli alberi delle foreste tropicali, ha portato alla schiavitù virtuale ed al disboscamento illegale delle terre indigene nel nord-est del Brasile. Secondo il rapporto, nel Carajas, dove sono stati abbattuti i tre quarti delle foreste, principalmente per la produzione di carbone, ci sono 43 altiforni utilizzati da 18 diverse aziende, due delle maggiori, Viena e Sidepar, vendono ghisa ad una acciaieria statunitense gestita dalla Severstal, che a sua volta vende acciaio a General Motors, Nissan, Bmw e Mercedes. L'acciaio prodotto con la ghisa dell'Amazzonia è utilizzato anche per i trattori John Deere. Viena vende la ghisa brasiliana anche a Cargill, Environmental Materials Corporation e National Material Trading, Infatti, non ci sono solo le grandi fabbriche automobilistiche, nel rapporto si legge: «Nonostante l'attenzione sul problema nel corso degli anni, poco è stato fatto e i prodotti consumo domestici negli Stati Uniti possono ancora essere fatti risalire alla illegalità e alla distruzione delle foreste in Amazzonia».
Gli attivisti che hanno assalito la Clipper Hope a Sao Luis chiedono che della questione della ghisa amazzonica ne discuta il prossimo vertice "Rio +20" dell'Onu sullo sviluppo sostenibile, che si terrà a giugno proprio in Brasile. Paulo Adario, direttore della campagna Amazonia di Greenpeace Brasil ha detto: «Il presidente Dilma si prepara ad ospitare l'elite mondiale a Rio mentre distoglie lo sguardo dai reati nel settore forestale nel suo cortile di casa. La schiavitù e la deforestazione illegale non hanno posto nel Brasile moderno. L'Amazzonia è stata gettata in una fornace, mentre il presidente Dilma e le aziende automobilistiche più grandi del mondo guardano da un'altra parte».

15 maggio 2012

da ZACC&BELINA


IL SOL DELL’AVVENIRE

Zacc - è rosso-verde la mia nuova bandiera
Bélina – La Merkel la odia

9 maggio 2012

Fiera dei Vini di Corno di Rosazzo

Al via la 43ma edizione, da venerdì 11 a martedì 15 maggio

Quarantatreesima edizione alle porte per la Fiera dei Vini di Corno di Rosazzo. Organizzata dal locale Comitato con il patrocinio del Comune, della Provincia di Udine, della Camera di Commercio e della Regione Fvg, la kermesse dedicata ai vini dei Colli Orientali del Friuli (Picolit e Friulano in testa), è in programma da venerdì 11 (pomeriggio) a martedì 10 maggio, nella piazza antistante il Municipio. Numerose le iniziative in programma che coinvolgeranno, per cinque giorni consecutivi, l’intera comunità e molte associazioni culturali, sportive e imprenditoriali. La tradizionale Fiera ha pure ottenuto la partership dell’Ersa per la valorizzazione e la diffusione del paniere “Tipicamente Friulano”.

Ogni giorno sono previste delle degustazioni guidate con prodotti agroalimentari friulani (salumi, formaggi, dolci, pesci) abbinati al “Blanc di Cuar” (il Friulano per eccellenza) e agli altri vini di Corno di Rosazzo. La fornita enoteca, comunque, schiererà al gran completo l’ampia varietà dei vini dei Colli Orientali del Friuli, bianchi e rossi, per ogni gusto. Nel rispetto dell’ambiente, tutte le stoviglie sono composte con materiale biodegradabile e i tappi di sughero verranno raccolti e riciclati in collabo razione con la Amorim Cork. Per gli appassionati, è a disposizione un’attrezzata area camper.
Studio Giornalisti-Davide Macor

da ZACC&BELINA



IN TERRA
Zacc – Formigoni assicura che ci sarà anche nella prossima legislatura
Bélina – è unto dal signore.... di comunione e liberazione



LA VERITA' 
Zacc - "C'è chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi". Lo dice Monti
Belina – per non dare spazio ai nostalgici del bunga bunga

8 maggio 2012

Meglio l'Alba del tramonto, ma serve più Europa e non meno per superare la crisi del modello di sviluppo

 Come sempre puntuale Farulli nelle sue analisi. Bello il ricordo del bambino che si riprendeva la palla quando non riceveva il passaggio dal compagno o stava perdendo. E' un ricordo che mi porto dentro da sempre come segno di stupidità oltre che di egoismo e prepotenza.  Buona lettura

[ 30 aprile 2012 ] da Greenreport

 
Alessandro Farulli

Non è per senso di appartenenza. Né tantomeno per convinzione di superiorità. Tuttavia appare fuori dal tempo l'idea che per costruire un nuovo modello di sviluppo che ponga le basi per uscire dalla crisi economica-sociale-ambientale si possa fare a meno dell'Europa. Uscirne per fare da sé può affascinare ed essere una reazione anche comprensibile di fronte a scelte che non si condividono, quali l'austerità imposta dagli Stati più virtuosi ai danni di tutti gli altri, ma credere che sia la soluzione riporta alla mente quando da bambini, giocando a calcio nel cortile, di fronte alla superiorità degli avversari o dei compagni che non passavano il pallone, lo si prendeva perché nostro e si andava a casa pensando così di dare uno smacco a tutti. Ai tempi della globalizzazione, andare ognun per sé equivale a rimanere isolati e a non avere più diritto di parola su alcuna questione. Questo non vuol dire che bisogna sopportare supinamente tutto ciò che viene imposto, bensì giocarsi la partita fino in fondo. Purtroppo si è scambiato l'avversario con l'arbitro e quindi chiediamo che a dirigere la partita siano i mercati quando sono loro che stanno segnando a porta vuota decine di reti e crediamo che il nemico sia l'Europa appunto, che invece dovrebbe essere la nostra squadra. Non solo, proprio perché abbiamo confuso l'avversario con l'arbitro è a lui che abbiamo affidato la gestione del tempo e ci sta impedendo quindi persino di rifiatare ogni qual volta riusciamo a rinviare un pallone dall'area. Una situazione per certi versi kafkiana che Guido Rossi sul Sole24Ore di ieri ha ben riassunto in questa analisi: «Se finalmente si scoprirà che l'austerità e il rigore fine a se stessi servono solo a creare una grande depressione economica, sociale e politica, c'è solo da augurarsi che ancora una volta dalla Francia parta quello spirito critico che dai Lumi ha creato le democrazie occidentali e che serva a riaprire in Europa un serio discorso, non solo a parole, sul ripristino e il consolidamento dello stato sociale democratico, che solo l'Europa unita può portare come esempio di possibile rinascita alla globalizzazione mondiale. Questa oggi è l'unica vera sfida della politica, tutto il resto è letteratura».
Tornando alla metafora calcistica, per vincere la partita bisogna migliorare sia in difesa, sia in attacco. Dietro dobbiamo tenere botta e impedire che i mercati finanziari dribblino i centrali difensivi che sono il welfare state e il lavoro. Ma per farlo è il centrocampo che deve ragionare e concorrere alla difesa facendo sì intanto che i tempi non siano più quelli dei clic dei pc di Wall Street, ma quelli "umani" del pensiero critico e della democrazia. E poi riportando la finanza al suo ruolo di subalternità rispetto ai governi pur restando in un'economia di mercato, l'unica in grado (per fare un esempio) di poter - come sostiene il Wuppertal Institute - "individuare i prodotti ecologici ed equi e le vie della loro distribuzione". Poi, siccome al gioco del calcio si vince segnando più gol degli avversari, servono due attaccanti almeno in grado di farlo. E per questo servono sempre dal centrocampo passaggi di grande classe ed efficacia. La tassa sulle transazioni finanziarie avrebbe intanto il merito di indebolire gli avversari, un lavoro dalle fasce insomma, per poi colpire con gli eurobond e la Bce come prestatore di ultima istanza, fino all'europizzazione del debito. Basterà? Forse no. Certamente la partita non durerà i canonici 90 minuti, ma anni tuttavia avresti una strategia da portare avanti e da variare a seconda anche delle contromosse avversarie. Servirebbe anche, se non fosse una parola del tutto sputtanata soprattutto in politica, anche di un po' di amore. Un po' di amore e generosità per gli altri, sottoforma di solidarietà. Di cancellazione di idee balorde per le quali vince sempre il più forte perché tanto il più debole può mangiare le briciole di chi sta al banchetto reale. Servirebbe l'amore per credere che idee come quella presentata, la più concreta e la più condivisibile, dal nuovo soggetto politico che si è dato il nome di Alba, ovvero la creazione di un'Agenzia per l'occupazione nata dalla fervida mente di Luciano Gallino, possa essere attuata. Perché non c'è niente di pessimo nell'impiego pubblico se questo è meritato e funzionale alla causa e allora sono un bene-comune un milione di lavoratori che si occupano della messa in sicurezza degli edifici scolastici; del risanamento idrogeologico di aree particolarmente dissestate; della ristrutturazione degli ospedali e magari, aggiungiamo noi, dei servizi alle persone. L'"amore per",e il "desiderio di" una società migliore sono ancora il nostro Sole e se non ride più, ma si riaffaccia dalle tenebre, è sempre meglio di un suo tramonto. Inoltre se, nonostante qualche semplificazione in un impianto che legge la complessità, la nuova Alba diventerà quella speranza per i progressisti italiani senza casa da tempo, per uscire dalla nottata del berlusconismo e dell'automoderatismo, saremo i primi ad essene contenti.

da ZACC&BELINA


L’AVANSPETTACOLO



ZACC- lo definiscono “un comico politico”

BELINA –  soprattutto  i politici comici


http://rockingrandma.tumblr.com/

Troverete, pigiando questo link, una nuova iniziativa di Lisa per la sua dolce nonna che è un fenomeno di vitalità e di intelligenza.

A Settembre festeggerà i suoi 100 anni di vita continuando a dare consigli a chi la circonda, tenere in ordine la casa, preparare i buoni piatti della cucina italiana, uscire per fare spesa con l'aiuto di Eve o qualche nipote di passaggio, portare i fiori al cimitero sulla tomba di suo marito, zio Nino da Casacalenda, frequentare due volte alla settimana la palestra.
E' la più giovane delle anziane che io conosca grazie alla sua mente libera e sempre propositiva. E' un piacere starci insieme a parlare e, soprattutto, ad ascoltare la sua saggezza. Ho avuto questo piacere due dicembre fa quando sono andato a travarla in quella parte della Florida che è poco sopra Miami ed ho avuto la gioia di starci insieme due giorni.
Di recente ha vinto il APA (American Artists fotografiche) 2012 Video Short "Rockin It" Popolo Choice Award, grazie anche all'attenzione di parenti e amici.

7 maggio 2012

I consumi di carne continuano a crescere e a "mangiarsi" il pianeta

 

[ 27 aprile 2012 ] da Greenreport
Gianfranco Bologna
Recenti dati pubblicati dal Worldwatch Institute e dall'Earth Policy Institute (vedasi www.worldwatch.org e www.earth-policy.org ) ci forniscono il preoccupante quadro della crescita del consumo di carne a livello mondiale con ovvie e significative ripercussioni, ad esempio, sullo stato di salute degli ecosistemi della Terra, sul flusso di materia ed energia mobilizzato dai metabolismi sociali rispetto a quelli naturali e sulla crescita delle emissioni di gas climalteranti che derivano dalle attività agricole.
Il Worldwatch Institute che ha recentemente reso noto l'ultimo rapporto "State of the World 2012" dedicato al tema "Verso una prosperità sostenibile" (la cui edizione italiana, pubblicata, come di consueto dalle meritevoli Edizioni Ambiente, sarà presentata a Milano, al Museo della Scienza e della Tecnica, il 29 maggio prossimo), in una recente analisi relativa ai Vital Signs ai segni dei trend globali che disegnano il nostro futuro (vedasi http://vitalsigns.worldwatch.org ), fornisce il quadro della crescita degli animali da allevamento nel mondo.
Il numero di polli destinati al consumo umano è cresciuto del 169% dal 1980 al 2010, portandosi da 7.2 miliardi di individui a 19.4 miliardi di individui. Durante lo stesso periodo la popolazione di capre e pecore ha raggiunto i 2 miliardi e la popolazione dei bovini è cresciuta del 17% raggiungendo 1.4 miliardi.
Secondo i dati del Consultative Group dell'International Agricultural Research le stime di crescita al 2050 prevederebbero una popolazione globale di polli di circa 35 miliardi, di capre e pecore di 2.7 miliardi e di bestiame di 2.6 miliardi.
La popolazione attuale di individui sottoposti ad allevamento umano tra bovini, capre, pecore, polli, maiali, dromedari, anatre, lepri, conigli, tacchini, oche ecc. è passata da i 9 miliardi del 1970 ai 26.7 miliardi attuali, come indicano i dati di FAOSTAT, il database statistico della FAO, sistematizzato dal Worldwatch Institute. I maiali, per esempio, sono passati dai 547 milioni del 1970 ai 965 milioni del 2010.
La domanda di carne, uova e prodotti caseari è andata significativamente incrementando nei paesi in via di sviluppo, particolarmente in quelli di nuova industrializzazione. In questi paesi infatti il consumo pro capite di latte si è quasi raddoppiato tra il 1980 ed il 2005, quello di carne si è triplicato e quello di uova è aumentato di cinque volte.
Il maggiore incremento si è avuto nei paesi dell'Asia del sud-est e dell'est. In Cina il consumo pro capite di latte è aumentato da 2.3 kg nel 1980 a 32.2 kg nel 2005, mentre quello di carne è quadruplicato nello stesso periodo e quello di uova è salito da 2.5 kg pro capite a 20.2 kg.
Circa il 75% delle nuove malattie che affliggono il genere umano dal 1999 al 2009 originano negli animali e nei prodotti derivanti da animali, sempre secondo le analisi e le stime della FAO dedicate alla zootecnia intensiva, definita in acronimo CAFO che significa Concentrated Animal Feeding Operations, che è diventata il modello maggiormente perseguito in tutto il mondo.
La zootecnia intensiva produce un alto livello di rifiuti, uno straordinario utilizzo di acqua e di terra, gioca un ruolo significativo nella perdita di biodiversità, contribuisce al cambiamento climatico con le emissioni del 18% delle emissioni globali di gas serra. Inoltre l'allevamento del bestiame costituisce una delle maggiori cause di deforestazione: è responsabile di una percentuale tra il 65 e l'80% della deforestazione in Amazzonia.
Come ci ricorda un recente update dell'Earth Policy Institute ("Meat Consumption in China now double that in the United States" di Janet Larsen) più di un quarto di tutta la carne prodotta a livello mondiale è oggi consumata in Cina. Nel 1978 il consumo di carne in Cina era di 8 milioni di tonnellate, un terzo di quelle statunitensi che erano di 24 milioni di tonnellate. Nel 1992 la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti come paese leader nel consumo di carne a livello mondiale. Oggi il consumo annuale di 71 milioni di tonnellate in Cina è più del doppio di quello degli Stati Uniti. Del consumo di carne cinese i tre quarti sono costituiti da carne di maiale e metà della popolazione mondiale di maiali da allevamento, circa 476 milioni di individui, si trova oggi in Cina.
Con il consumo di carne di maiale che si stima possa raggiungere i 52 milioni di tonnellate nel 2012 in Cina, questo paese si colloca decisamente al primo posto per il consumo di carne di maiale, mentre gli Stati Uniti restano dietro con circa 8 milioni di tonnellate sempre nel 2012. Negli USA in consumo di carne di pollo e di manzo è più diffuso. Per quanto riguarda infatti la carne di manzo la Cina ne consuma sui 6 milioni di tonnellate annue, mentre gli Stati Uniti sugli 11 milioni l'anno.
Bisogna comunque sempre ricordare che la popolazione cinese è di oltre 1 miliardo e 345 milioni, mentre quella degli Stati Uniti è di 313 milioni. Ancora una volta appaiono evidenti le differenze del consumo pro capite. Inoltre la politica agricola industriale estensiva diffusa in tutto il mondo prevede un largo consumo della produzione agricola di base da destinare agli allevamenti animali di bestiame, maiali, pollame e persino acquacoltura.
La Cina, ad esempio, ha registrato nel 2011 la maggiore produzione agricola mondiale ma un terzo di questa produzione è stata destinata ad alimentare gli animali da allevamento. Una tipica componente dell'alimentazione degli allevamenti animali è costituita dalla soia. L'incredibile incremento del consumo di carne in Cina ha alterato diversi paesaggi nel mondo dove la terra coltivata a soia sta ormai oltrepassando quella destinata a grano e mais. La Cina nel 2011 ha prodotto 14 milioni di tonnellate di soia ma ne ha consumate ben 70 milioni di tonnellate. Molte aree di foresta e savana sono state distrutte per fare posto alle monocolture di soia.
Un ulteriore interessante lavoro scientifico apparso recentemente su "Environmental Research Letters" ed elaborato da Eric Davidson del prestigioso Woods Hole Research Centre statunitense, dal titolo "Representative concentrations pathways and mitigation scenarios for nitrous oxide" affronta il grave problema delle continue emissioni di protossido di azoto prodotte dall'intervento umano. Si tratta del terzo gas antropogenico più importante come fattore di incremento dell'effetto serra naturale e tra i più importanti attori antropogenici della distruzione della fascia di ozono nella stratosfera.
L'accelerazione delle emissioni di questo gas è fortemente legato alla produzione alimentare umana ed alle attività agricole connesse. Davidson affronta il problema di quali azioni siano necessarie per ridurre le emissioni di questo gas, confrontandole con i quattro pathways che sono considerati nel nuovo rapporto, il quinto, dell'IPCC sui cambiamenti climatici (che dovrebbe essere reso noto tra la seconda metà del 2013 ed il 2014). Si tratta dei cosidetti Representative Concentration Pathways (RCP). Per raggiungere la stabilizzazione delle emissioni di protossido di azoto entro il 2050 che siano consistenti con gli scenari di mitigazione più significativi delle RCP, è necessaria una riduzione del 50% nel livello di consumo pro capite del mondo sviluppato (nel quale bisogna cominciare a considerare i paesi di nuova industrializzazione).
Le sfide che un futuro sostenibile ci pone sono veramente enormi e, purtroppo, gli andamenti attuali, come abbiamo visto nel caso specifico del consumo di carne a livello mondiale, stanno andando nelle direzioni opposte a quelle ragionevoli e logiche. Ecco perché risulterà ancor più importante e significativo quanto i paesi del mondo riusciranno a decidere in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile prevista per giugno a Rio de Janeiro.

da ZACC&BELINA



LA FESTA


Zacc- Sarcozy ha annullato la festa
Bèlina – gliel’ha fatta Hollande


6 maggio 2012

da ZACC&BELINA



CASOMAI

Zacc – e in Sicilia scoppia il caso Sgarbi

Bélina – si dà il caso che Sgarbi è un caso e non per caso. Casomai….Ma che caso sto dicendo!?

OMAR CALABRESE, IL PIACERE DI UN INCONTRO


È stato “l’incontro” il tema al centro del dialogo tra Antonio Picariello e Pasquale Di Lena, due larinesi che hanno avuto, in luoghi, tempi  e situazioni diverse, la fortuna di conoscere e frequentare Omar Calabrese, straordinario personaggio che lascia segni profondi nel mondo della cultura e della vita politica italiana.

L’iniziativa pensata da Antonio Picariello, noto critico d’arte, subito dopo la notizia della morte improvvisa del prof. Calabrese, l’ultimo giorno di marzo scorso, nella sua casa di Monteriggioni vicino Siena. Una perdita che ha colpito i due protagonisti dell’incontro che c’è stato a Campobasso nel salone AXA dei Palladino, al centro di una mostra di quadri rappresentativi di volti noti al grande pubblico, da Totò a Dalla. Un ambiente sobrio, caldo, adatto a far vivere e respirare la cultura di cui c’è forte bisogno per superare il momento difficile che attraversa il mondo e, soprattutto, il nostro Paese.
Un dialogo ad alta voce per rivivere e far vivere al pubblico presente le occasioni di incontro con Calabrese chi, come Picariello, l’ha avuto come maestro all’Università di Bologna e l’ha continuato a frequentare attraverso i libri, i saggi, gli articoli riportati dalla stampa nazionale e mondiale e chi, come Di Lena, ha avuto modo di avere i suoi preziosi consigli quando c’era da definire la struttura di un progetto “Vino e Giovani”, realizzato e portato avanti con grande successo dall’Enoteca Italiana, che aveva la fortuna di dirigere.
Ricordi che hanno lasciato il campo alle riflessioni su uno studioso del segno, del messaggio, del  linguaggio, cioè della interpretazione e comunicazione della realtà che oggi, in una situazione di “panflazione”, cioè inflazione di ogni cosa, registra una perdita di parole, ovvero una graduale restrizione e, come tale, impoverimento di quello spirito critico che serve per arricchire la partecipazione e rendere gli individui protagonisti del governo di una realtà per pensare e costruire un futuro migliore.
In questo senso il Calabrese scienziato dà alla sua dipartita improvvisa un significato ancora più marcato della perdita e del vuoto lasciato che colpisce la cultura italiana, però fa anche capire che il suo lavoro è fondamentale per interpretare correttamente la situazione del momento e, soprattutto, vedere cosa fare per evitare i rischi di un imbarbarimento.
Si è parlato anche di vino e giovani e di alcuni messaggi lanciati con il progetto come “Per Bacco ragazzi!” o, anche, “Bere poco, per bere bene”, quale inno alla sobrietà che ha guidato molti giovani a vivere un corretto rapporto con il vino, uno straordinario testimone di mille importanti, stupendi territori e, come tale, espressione di cultura, prima ancora che di gusto e piacere.
Un messaggio, quello della moderazione, di grande attualità, che serve a rivedere i comportamenti di ognuno, tutti, in un modo o nell’altro, ubriacati dal consumismo sfrenato che ha portato, dovendo dare spazio al profitto, allo spreco enorme di risorse e ad un rapporto conflittuale con il mondo che ci circonda. Il rischio è il precipizio se si continua a procedere su questa strada.
Due ore intense per un omaggio dovuto a Omar Calabrese, un amico, un maestro, uno scienziato, un grande di cui tutti accusiamo la perdita e di cui tutti sentiremo forte la mancanza.




La scusa dell’anti-politica e la crisi planetaria ed europea… sperando che vinca Hollande

[ 4 maggio 2012 ] da Greenreport
Umberto Mazzantini
Mentre in Gran Bretagna i laburisti recuperano alle elezioni amministrative, il voto delle elezioni presidenziali francesi del 6 maggio viene presentato (e temuto), in caso di vittoria del socialista Hollande, come il primo passo per uscire dalle sabbie mobili della crisi europea, da anni di dominio di un conservatorismo venato di populismo (e che spesso con i populisti si è alleato) che è riuscito a far credere che la colpa dei mali economici, della disoccupazione, della crisi ambientale, della mancanza di futuro dei giovani, era dello Stato Sociale e non dell'ipercapitalismo, che ha utilizzato la globalizzazione per liberare le merci e la produzione e diminuire diritti e tutele.
Probabilmente le elezioni in Grecia, Italia, Germania (nello Schleswig-Holstein il 6 e nella Renania del nord-Vestfalia il 13 maggio) e in Olanda, dove il governo di centro-destra è crollato sotto il peso di un'austerity che è risibile in confronto a quella greca ed italiana, restituiranno un mosaico molto più complesso di quello francese semplificato dal secondo turno, e forse vedremo i conservatori che hanno allevato la tragedia greca con lo spreco delle Olimpiadi e truccando i conti dello Stato tornare trionfalmente al potere, magari sostenuti dai rinascenti movimenti neofascisti e nostalgici dei bei tempi della dittatura dei colonnelli.
Il quotidiano di Amburgo Die Zeit, dopo aver evidenziato il disperato allontanamento elettorale di Sarkozy dal rigore della Merkel e il pericolo di una svolta populista ed antieuropeista in Grecia, sottolinea: «Una cosa è certa: le consultazioni che si svolgono in Europa sono oggi tanto importanti quanto un'elezione in un Land tedesco. Tenuto conto delle ripercussioni di queste elezioni al di là delle frontiere, si potrebbe addirittura immaginare che gli elettori tedeschi partecipassero, anche in modo parziale, per esempio con un voto su cinque, alle elezioni olandesi e francesi, ovviamente a condizioni di reciprocità. Si può infine fare un'altra considerazione: anche se si presenta come la donna forte d'Europa, Merkel non sarebbe probabilmente eletta presidente dell'Ue da parte dei cittadini europei. Se fosse eletta direttamente dal popolo tedesco, l'attuale cancelliera otterrebbe la maggioranza dei voti, ma per gli imperativi particolare che prevalgono in Germania a causa dell'attuale coalizione, malgrado la sua popolarità Merkel potrebbe vedersi ben presto privata del potere. In altre parole, Merkel guida un'Europa che non può escluderla, ma rischia di essere costretta a lasciare il potere dai tedeschi - che in fin dei conti non hanno alcuna voglia di mandarla via. Dal punto di vista della legittimità democratica, tutto questo è quanto meno strano, per non dire assurdo. Ma è un argomento molto interessante».
E' proprio la qualità della democrazia (e della risposta democratica) che la crisi europea sta mettendo in dubbio. Anche se si sgombra il campo dalle due eccezioni greca ed italiana di commissariamento della politica (e fra poco resteremo l'unica eccezione) è tutta l'Europa ad essere terremotata da uno sconvolgimento che sembra non trovare sbocchi se non nella nascita di movimenti spontaneisti a sinistra e nel rafforzamento nella destra neofascista o dichiaratamente nazi-fascista. I grandi partiti sembrano impreparati a raccogliere i cocci di una crisi che è frutto delle politiche liberiste della destra e del cedimento politico ed etico della sinistra, spogliatasi dei suoi ideali per seguire la sterile idea di un pragmatismo che ha trasformato i militanti in amministratori e l'orizzonte ideale di una società più giusta nell'angusto giardino di casa circondato dai cancelli eretti dal vero protagonista della politica mondiale: quell'inconoscibile ed inavvicinabile potere finanziario che muove l'economia planetaria e che ha molti ed altisonanti nomi e cognomi che governano, non eletti, le nostre vite e il futuro dei nostri figli e del pianeta.
Nemmeno la bruciante lezione del capitalista premier dell'Italia, nonostante il siparietto di Hollande e Sarkozy che facevano a chi era meno amico dell'ormai intoccabile Berlusconi, sembra servita da antidoto all'antipolitica. Crollato, sotto i colpi degli scandali sessuali e della corruzione, il campione dell'antipolitica, molti suoi epigoni sembrano pronti a prenderne il posto, con meno soldi e la stessa faccia tosta e gli stessi argomenti dei leghisti finiti nel fango insieme al Trota che scudisciavano col cappio i "ladri" di Roma. .
Come scrive su Internazionale Michael Braun, corrispondente di Die Tageszeitung e della radio pubblica tedesca in Italia, «Da un lato la politica, il palazzo, la partitocrazia, dall'altro i cittadini, la cosiddetta società civile: anche questa contrapposizione si ripete e denota una particolarità tutta italiana. In altri Paesi il malcontento s'indirizza verso chi ha governato, per poi trovare una via d'uscita nelle elezioni e la vittoria dell'opposizione. In Italia, invece, sia la prima repubblica sia ora la seconda sono finite per implosione: non sono stati gli elettori a optare per un'alternativa, ma è stato il vecchio potere ad abdicare senza che ci fosse un'alternativa pronta, in grado di mobilitare una maggioranza. Il fenomeno era già visibile, per chi lo voleva vedere, negli ultimi mesi del governo Berlusconi: la sfiducia verso di lui e il suo governo cresceva, ma non abbiamo assistito a una parallela crescita di fiducia verso l'opposizione: anzi, la sfiducia è aumentata anche nei suoi confronti».
I movimenti "libertari" come quelli dei pirati e dei grillini e, dall'altra parte, la destra xenofoba anti-islamica ed iper-occidentale olandese o i fascismi comunitari che farneticano di un'Europa del sangue sono le due diversissime facce di una stessa medaglie si cibano non di anti.-politica ma del fallimento ideale della vecchia politica. Che Grillo abbia praticamente abbandonato le sue tematiche ambientaliste per sparare a zero su una politica diventata davvero "classe" è la dimostrazione della sua nota capacità di marketing dell'invettiva ma anche il sintomo dell'incapacità di capire della sinistra, che i movimenti neo-fascisti possano riproporre le loro idee nazionalistiche, la loro idea di società gerarchica e corporativa e il segno del fallimento delle politiche liberiste del neo-conservatorismo che credeva di poter allevare i lupi come cani da guardia della globalizzazione.
Sarà difficile mettere in ordine i conti economici e politici dell'Europa senza cambiare la sostanza del sistema ed è questa consapevolezza e il terrore di dover avviare una riforma che cambierà le nostre vite e metterà in discussione i sacri pilastri del mercato che terrorizza la destra e la sinistra europee corse verso al centro. Il cambiamento tanto invocato da tutti è necessario, ma nessuno è in grado di dirci come avverrà, quel che sappiamo è chi paga i costi di una crescita sbagliata che ha escluso l'uomo dal suo orizzonte, di un'ideologia potentissima che ha trasformato l'ambiente e il cibo in merce e consumatori senza volto e con l'unica speranza di consumare all'infinito, che ha nascosto nella pietà i poverissimi e massacrato il pianeta nella ricerca insensata del tutto e del subito.
In questo deserto ideale, come ci avrebbero dovuto insegnare le precedenti crisi avvenute in un pianeta dove l'orizzonte del progresso si intravedeva ancora tra il sangue delle guerre, le due ali della protesta che forniscono risposte alla disperata ricerca di prospettive ed ordine ed individuano spietatamente responsabili e colpevoli, rischiano di crescere così tanto da spezzare il corpo della società senza farlo rialzare da terra. Ma la colpa non è di chi vuole volare , è di chi ci ha raccontato che questo era il mondo migliore possibile ed ora ci dice che questo è l'unico mondo possibile.
Come scrive Braun ricordando tangentopoli, «E oggi i partiti reagiscono esattamente come vent'anni fa, talvolta imbarazzati, talvolta stizziti. Imbarazzati quando viene proposto il dimezzamento del finanziamento pubblico ai partiti, stizziti quando danno del qualunquista a Grillo e al suo movimento. E poi aggiungono uno scatto d'orgoglio, soprattutto dalle fila del Pd, sottolineando che la politica è un mestiere complesso da non lasciare a dilettanti improvvisati. Non ci sarebbe nulla da obiettare contro questa difesa d'ufficio dei "politici di professione", contro questa messa in guardia di fronte a una sterile contrapposizione tra il mondo della politica sporca e una fantomatica società civile vergine e pulita. Ma il fatto è che in Italia sia i partiti di destra sia il Pd, chi più chi meno, hanno contribuito ad alimentare questa contrapposizione, ammiccando al presunto serbatoio della società civile».
Il destino della destra e della sinistra si giocherà probabilmente più che nelle urne nelle strade e nei cuori e nella mente della gente, spesso più vicino al portafoglio che al cervello, ma la sinistra potrà vincerla solo se non cederà alla semplificazione della complessità, solo se saprà (ri)parlare del destino comune dell'umanità e del pianeta con un linguaggio di progresso comprensibile e chiaro, rivolto soprattutto a chi oggi accusa di antipolitica, dopo aver desertificato il suo territorio ideale e rinunciato a cambiare il mondo. Per far questo c'è però bisogno di un'ecologia della politica e che chi non ha capito o chi voleva convincere la sinistra a fare la destra si faccia da parte, come non succede mai in Italia. Non ci resta che sperare in Hollande e nella faticosa resurrezione di un modello socialista e democratico all'altezza della crisi sociale ed ambientale del mondo, in una democrazia sociale, aperta, laica e solidale, alternativa ai fascismi identitari ed al leninismo-capitalista del modello cinese che piace tanto agli imprenditori liberisti italiani.

4 maggio 2012

Presentazione a Larino di un Film Documentario sulla festa di San Pardo




Nell’aria già si sente l’odore di una festa dai mille colori, suoni, che ti procura emozioni indescrivibili. La festa di San Pardo, esprime il legame della popolazione larinese con la cultura agro-pastorale, e forte emerge in essa  la profonda devozione della nostra gente per il Santo Patrono di Larino e di tutta la diocesi.

La festa come da tradizione si svolgerà il 25, 26(giorno del natalizio) e 27 maggio 2012.

 Il 20 maggio 2012, alle ore 20.00, presso la Cattedrale di Larino,  a cura dell’Ecomuseo Itinerari Frentani, in collaborazione della casa editrice Palladino, verrà presentato un video inedito sulla festa, con testi e regia curati da Giuseppe Mammarella , responsabile dell’Archivio Storico Diocesano Termoli-Larino.

Le immagini del documentario sono riferite  agli oltre 120 carri, trainati da buoi e vacche,  addobbati a festa con fiori e coperte pregiate e alla splendida Cattedrale di Larino. I testi contengono elementi storici e notizie sulla festa che sono frutto delle ricerche di uno dei più bravi archivisti molisani, ovvero Giuseppe Mammarella. Nel filmato, emozionante è l’esecuzione della  laudata o carrera di San Pardo da parte  di Gennaro Miozza e Giuliano Maglieri componenti dei Cantori della Memoria.

Per prepararsi ad una delle feste più belle d’Italia, siete tutti invitati alla presentazione del film documentario, vi aspettiamo numerosi.

La presentazione verrà preceduta da una visita guidata a cura dell’Ecomuseo Itinerari Frentani, con la possibilità di seguire le ultime fasi della vestizione di un carro,  i dettagli verranno resi noti in un prossimo comunicato.



Marcello Pastorini( Ecomuseo Itinerari Frentani)
da ZACC&BELINA

PERSEVERA

Zacc - mi candido di nuovo
Bélina - ...per trovare un nuovo belsito


L'avvocato generale della Corte europea si pronuncia contro il ministero delle Politiche agricole nella causa Pioneer Hi-Bred

NON TUTTI, MA C'E'CHI HA I SANTI IN PARADISO.

PER QUELLI CHE NON CE L'HANNO NON RESTA CHE AVER FEDE NELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELLA UE E SPERARE CHE NON ARRIVINO GLI OGM IN ITALIA. SAREBBE UNA IATTURA PER UN PAESE COME L’ITALIA CHE HA IL PRIMATO DELLE ECCELLENZE AGROALIMENTARI, DOP, IGP, DOC E DOCG; HA FORTE BISOGNO DI UN RILANCIO DELLA SUA AGRICOLTURA PER PENSARE A UN FUTURO CHE LA PESANTE CRISI SEMBRA VOLER NEGARE.
SPERIAMO NELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA!



                 Mais Ogm, la Corte di giustizia a favore di Pioneer Hi-Bred

Ennesimo episodio del conflitto tra Unione europea e produttori di Ogm (in questo caso Pioneer Hi-Bred – gruppo DuPont) da una parte e gli Stati membri (in questo caso l'Italia) dall'altra.

Ricapitoliamo brevemente l'antefatto, riportato in un nostro precedente articolo: nel 2008 il ministero delle Politiche agricole ha comunicato alla Pioneer Hi-Bred di non poter evadere la sua richiesta di autorizzazione di messa in coltura di ibridi di mais Ogm, già iscritti nel Catalogo comune europeo, per la mancanza dell’adozione dal parte delle Regioni delle norme di coesistenza a salvaguardia delle specie autoctone e dell'ambiente in generale.

La Pioneer Hi-Bred non ci sta e ricorre alla Giustizia amministrativa arrivando sino al Consiglio di Stato, che nel Gennaio del 2011 solleva un conflitto di attribuzione alla Corte di giustizia della Ue.

Il caso viene discusso nell'udienza tenutasi lo scorso 21 marzo, alla presenza delle parti (Pioneer Hi-Bred e governo Italiano) e della Commissione.

Le conclusioni dell'avvocato generale Yves Bot, pubblicate sul sito della Corte europea di giustizia lo scorso 26 aprile, danno in pratica ragione al ricorrente Pioneer Hi-Bred, considerando illegittimo il provvedimento intrapreso dalle autorità Italiane di negare l'autorizzazione alla coltivazione del Mais Ogm (derivato dall'ormai mitico MON 810) per via dell'assenza delle cosiddette norme di coesistenza di salvaguardia delle specie autoctone.

Se la Corte europea seguirà il pronunciamento dell'avvocato generale (potrebbe anche agire diversamente), risponderà al Consiglio di stato italiano che il diniego formulato nel 2008 dal ministero delle Politiche agricole era illegittimo e quindi potrà scattare il via libera alla messa in coltura del mais Ogm, dopo ben sei anni dalla richiesta di autorizzazione.


1 maggio 2012

UN SALUTO AL PRIMO MAGGIO

Firenze, 30 Aprile 2012

Caro Pasquale,

ti ringrazio molto. Anche per aver riportato una mia frase (e una foto) sul tuo blog molto bello.

Domani è il primo Maggio. Festa del lavoro. Siamo tornati al “pane e lavoro” delle lotte nel dopoguerra.

Innanzitutto il lavoro manuale a torto deprezzato. Tempo fa dovevamo presentare al mio club fotografico immagini sul lavoro. Ne scelsi una che mostrava solo due mani che lavoravano un oggetto alla luce di una lampada. Volutamente, avevo escluso tutto il resto: solo le mani al lavoro.

Avevo spiegato che l’evoluzione umana è iniziata grazie alla trasformazione delle zampe anteriori in braccia e mani. Solo dopo è venuto il cervello. Senza la funzione prensile delle mani che potrei fare? Che potrebbero fare il manovale, il contadino, il violinista, il pittore? Nel nostro cervello gran parte dell’area motoria deputata ai movimenti muscolari è riserbata alle mani.

Non ho mai capito per quale ragione l’uomo tenda a non apprezzare ciò che gli consente di vivere: l’aria, l’acqua, la terra. E il lavoro manuale. Quello del contadino, quello dell’artigiano. Quello delle casalinghe, quello dell’operaio. L’uomo sta svilendo il suo corpo. Ripudia il sudore e la fatica. Non infiacchisce solo il suo corpo ma anche il suo spirito: vanno di pari passo. Lucida le sue macchine, ingioiella la sua casa.

Del suo corpo fa un manichino da coprire, da profumare, da imbottire. Da tradire.

Il primo Maggio: forse ci eravamo illusi di aver superato le lotte per il lavoro. Anzi, qualcuno si era illuso di poter fare a meno del lavoro. Non solo quelli che campano sul lavoro degli altri ma quelli che confidavano nelle macchine che altro non sono che le periferiche delle nostre mani.

Il primo Maggio chiamava i lavoratori a unirsi, a gridare il loro ruolo fondamentale. Si tentò talvolta di soffocare quel grido assoldando banditi. Non funzionò. Si è tentato di assopire gli spiriti con qualche pezzo di pane. Le piccole false pensioni pensioni di invalidità, le promesse di un posto di lavoro magari inutile.

Il lavoro non solo dà sostentamento. Dà dignità e libertà. Dà creatività. A patto di non essere trasformato in schiavitù, di non diventare un’arma di ricatto: non sarebbe più lavoro ma prigione, depredazione.

La finanza umilia il lavoro, illude l’uomo.

Vorrei che il primo Maggio diventasse simbolo del lavoro giusto, adeguatamente retribuito, non esasperato, scevro da ricatto. Nei momenti più difficili l’uomo si trova a un bivio: o diventa vittima di chi lo illude con false promesse e si perde, oppure si riscatta e diventa protagonista di una rinascita.

A volte le crisi sono come il fuoco nel bosco, lo distrugge ma gli permette di rinnovarsi. In questa nostra società che sembra allo sbando, disorientata e avvilita, credo di intravvedere un risveglio.

Con queste idee forse un po’ confuse saluto il primo Maggio.

Le confido a te in ricordo dei tanti discorsi che facevamo quando certi simboli facevano da bussola alle idee e alle speranze. A volte i simboli possono cambiare ma idee e speranze sopravvivono.

Il primo Maggio rimane un simbolo vivo, un segno di speranza e di protesta, un ponte tra ieri e oggi.

Che ne sarebbe, altrimenti, dell’uomo?

Un abbraccio

Nicola
LE TRE FOTO QUI PUBBLICATE SONO TUTTE DI NICOLA PICCHIONE - RISERVATE