30 giugno 2012

MOLISE FUTURO PROSSIMO

Alla “tre giorni” promossa dalla rivista “il bene Comune” nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso, è stato sottolineato da più parti il valore ed il significato del Territorio e la necessità di ripartire da esso se si vuole assicurare un futuro al Molise.



C’è da dire che, pur trovando molto interessante l’iniziativa per il Molise e per la situazione di pesante crisi che solo uno sforzo d’idee e di sogni può risolvere, una tre giorni non basta, ce ne vorrebbe una ogni settimana.



Uno sforzo di riflessione di gruppo sulla condizione di questa nostra piccola grande regione che, per le sue dimensioni e la sua fragilità politico-amministrativa corre rischi maggiori di altre, e, che più di altre ha bisogno di tracciare un suo percorso completamente opposto a quello attuale. Se la sovrastruttura di questo percorso ha bisogno, come ho già detto, d’idee e sogni, la struttura non può che essere il territorio molisano.



Un territorio, per fortuna, ancora ricco di ruralità e di agricoltura, di ambienti e paesaggi, storia e cultura, antiche tradizioni, che possono, tenendo conto anche delle modeste dimensioni dello stesso, far pensare a una crescita innovativa, ecosostenibile, in grado di dare occupazione; a una razionalizzazione e modernizzazione dei servizi; a una informazione come bene comune al servizio dei cittadini e della partecipazione democratica.



Una “tre giorni” d’intenso dibattito con personaggi di rilievo, ricercatori ed esperti, che hanno dato un contributo notevole al raggiungimento degli obiettivi di questo primo incontro e mostrato il valore di una scelta, che ha la necessità di ripetersi per diventare un vero e proprio laboratorio d’idee, un momento di creatività che serve per costruire il futuro, da domani.

Idee e creatività che, salvo encomiabili eccezioni, non fanno parte del patrimonio politico-culturale di una classe dirigente (non solo politica) che ha pensato allo sfruttamento delle risorse, arrivate copiosamente da Roma o da Bruxelles, più per sistemare il bilancio personale e familiare, quasi mai per contribuire a costruire il futuro di questa nostra regione, e, nel caso della politica, per spartire queste risorse e distribuirle al solo fine di accaparrarsi i consensi per la propria sopravvivenza politica.



Una cultura radicata da tempo che non riguarda solo una parte ma la sua totalità, per niente facile estirpare se non attraverso un’attenta analisi della realtà e la ricerca di soluzioni alternative.



Per un “Molise futuro prossimo” c’è bisogno di una classe dirigente all’altezza del compito, cioè capace di sviluppare con passione e professionalità il suo ruolo nella ricerca, certo, di un utile personale ma, prima ancora, di quello della collettività; progettare e programmare il futuro di questa nostra regione dove i giovani hanno smesso di pensarlo, visto che sono costretti a partire per non rimanere disoccupati per tutta la vita.



Una classe politica soffocata dalla logica del favoritismo in cambio del voto non ha niente da dare –come l’esperienza di questi anni dimostra - al futuro prossimo del Molise, se non quello di far crescere i rischi di svuotamento delle potenzialità che questa nostra regione ha.



Ieri, venerdì, la chiusura di questo “brainstorming” che ha bisogno di un’attenta valutazione per definire e assicurare la sua continuità perché possa diventare uno (spero di tanti) strumento di stimolo per un rinnovamento reale della classe dirigente che è così nel Molise, come altrove, frutto dei tempi che viviamo e di un sistema che è fallito e, come tale, impossibile da aggiustare.



C’è da pensare subito a dare le basi a un altro sistema, che, forte dell’esperienza maturata, tenga conto dei limiti imposti dalla natura e dal rispetto che essa merita. Una necessità se vogliamo continuare a respirare aria sana; a bere acqua pulita; ad avere cibo di qualità legata al territorio, cioè all’origine; godere il paesaggio e la ricchezza della sua biodiversità; avere la cognizione del tempo; vivere la diversità e contrastare l’idea di un livellamento, soprattutto culturale delle genti, dei popoli; conservare il nostro dialetto, la nostra lingua e tutti gli altri segni della nostra identità.



Queste e altre riflessioni che meritano il confronto, l’approfondimento; di essere comunicate perché la loro diffusione semini cultura. Essa è indispensabile per governare una realtà come il Molise che ha tutto per essere uno straordinario laboratorio e, soprattutto, un esempio per altre regioni, altre realtà, nel momento in cui il percorso di un “Molise futuro prossimo” è iniziato.

pasqualedilena@gmail.com






29 giugno 2012

Moria delle api

Uno studio dell'Università di Udine riconduce i collassi delle colonie al parassita. Al vaglio dei ricercatori il ruolo degli agrofarmaci come fattore di stress per gli insetti

da Newsletter Imagine line
Api con ali deformi a causa del virus
I collassi autunno-invernali delle colonie d'api sarebbero causati da esplosioni virali rese possibili dall'indebolimento del sistema immunitario dell'ape che si verifica in concomitanza con l'infestazione del parassita Varroa destructor.
L'Università di Udine getta luce sul fenomeno della moria delle api con una ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica americana 'Plos Pathogens', la più importante al mondo nel settore della parassitologia e della virologia. Allo studio, condotto da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, hanno collaborato le università di Edimburgo e Federico II di Napoli e l'Istituto di genomica applicata del Parco scientifico e tecnologico di Udine.
L'indagine ha esaminato il fenomeno del collasso delle colonie d'api considerando tutti i livelli dell'organizzazione biologica: dalla colonia, costituita da migliaia di individui, fino ai geni, che all'interno del nucleo cellulare influenzano il funzionamento dell'organismo. Il team che ha svolto la ricerca è composto da Francesco Nazzi (coodinatore), Desiderato Annoscia, Fabio Del Piccolo e Giorgio Della Vedova.
La ricerca, durata due anni, ha permesso di individuare un gene del sistema immunitario (appartenente alla famiglia NF-kB), che svolge un ruolo chiave nella difesa antivirale dell'ape e che può essere influenzato da vari fattori. Lo studio ha considerato come fattore di stress il parassita Varroa destructor, ma non esclude altre cause come, ad esempio, i pesticidi o un'alimentazione inadeguata.

La moria di massa è determinata da un repentino aumento della mortalità delle api che si verifica quando fattori di stress (come il parassita considerato in questo studio) destabilizzano il delicato equilibrio fra le difese immunitarie dell'ape e i virus presenti in forma latente. "In pratica – spiega il coordinatore Francesco Nazzi – quando le difese dell'ape si indeboliscono, i virus prendono il sopravvento con effetti devastanti sull'alveare".
Quale possibile rimedio alle morie delle api, lo studio ribadisce la necessità di tenere sotto controllo le infestazioni parassitarie per evitare che, a loro volta, possano provocare esplosioni virali incontrollate. Attualmente i ricercatori friulani stanno indagando se e come ulteriori fattori di stress, come determinati agrofarmaci impiegati in agricoltura, possono interferire a loro volta con le difese immunitarie dell'ape e, di conseguenza, con le infezioni virali.

Strage delle api
Il collasso delle colonie d'api comporta la morte degli alveari ed è responsabile ogni anno di perdite dell'ordine del 30 per cento del patrimonio apistico in Europa, Stati Uniti e Giappone. Il fenomeno è oggetto di intense ricerche a causa dell'impatto sull'apicoltura e, soprattutto, per le possibili implicazioni per l'agricoltura, che dipende dalle api per l'impollinazione di molte coltivazioni.


Lo studio
Lo studio rientrava nel progetto nazionale ApeNet - Monitoraggio e ricerca in apicoltura, finanziato dal ministero delle Politiche agricole e forestali e coordinato dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. L'articolo con i risultati dello studio si intitola 'Synergistic parasite-pathogen interaction mediated by host immunity can drive the collapse of honyebee colonies' ed è reperibile sul sito internet della rivista.


Francesco Nazzi, uno dei ricercatori, ispeziona una covata d'api

Melbourne, dolce come il miele

 

In Australia le api diventano cittadine e sui tetti delle case verrà prodotto miele a km zero

miele-sui-tetti-Melbourne-City-Rooftop-Honey_apicoltore.jpgGià 500 alveari sono stati installati sui tetti del centro città di Melbourne
Se l'ultima moda vede la ricerca di un contatto diretto con la natura, una fuga dalle città per rifugiarsi in agriturismi e nel verde, dall'altra parte del mondo si ha un'inversione di tendenza. O almeno, questo vale per le api.
A Melbourne, capitale del Victoria in Australia, le api si sono infatti trasferite in città. Con il progetto Melbourne city rooftop honey si vuole dare una 'nuova casa' ai 40 sciami di api mellifere, colonie selvatiche che sono state salvate dallo sterminio durante la primavera e l'estate e non sarebbero sopravvissute ai mesi invernali. Gli alveari – oggi già 500 - sono stati installati sui tetti di bar, ristoranti, alberghi e giardini privati dei vincoli del centro città o nei quartieri periferici, dove una squadra di volontari del Melbourne beekeepers club si dedica al loro mantenimento quotidianamente, grazie anche alle donazioni della comunità. Ci sono già 300 persone in lista d'attesa per partecipare attivamente al progetto.
L'obiettivo degli apicoltori è quello di far tornare le api sui tetti della città e nei sobborghi di Melbourne per contribuire a salvare la specie dalle varie minacce di malattie e di insediamenti umani, che nel corso degli anni hanno provocato il suo drastico declino.
L'ape svolge un ruolo decisivo nella sostenibilità della catena di approvvigionamento alimentare, in quanto è la chiave per l'impollinazione delle colture agricole, che producono, in ultima analisi, una considerevole percentuale del cibo che quotidianamente arriva sulle nostre tavole. Con il crollo delle api da miele nel 2007 (Colony collapse disorder), però, un grave rischio minaccia l'equilibrio naturale. L'impatto potenzialmente devastante di parassiti esotici come l'acaro Varroa rappresenta una minaccia significativa per le api da miele - che in Australia, nello specifico - sono fondamentali per circa il 65 per cento della produzione agricola, prevalentemente di mandorle, mele, pere e ciliegie.
Grazie all'apicoltura urbana si potrà degustare un miele unico per ciascun sito, si avranno prodotti locali a km zero e più verde per la città di Melbourne. Oggi la filosofia del Melbourne city rooftop honey si sta diffondendo anche nelle città di Parigi, Londra, Toronto, San Francisco e New York City, dove è in crescita l'apicoltura urbana.
Le strade del centro o i sobborghi appena fuori vantano produzioni locali di alta qualità. E anche per chi non possa visitare Melbourne a breve, attraverso lo store online è possibile acquistare per 5 dollari un campioncino di miele o fare delle donazioni a sostegno del progetto aiutare a comprare il necessario per costruire nuove case alle api cittadine.

27 giugno 2012

LE 50 VENDEMMIE DELLE CANTINE SAN MARZANO


Presentato stamani alla Provincia di Taranto il programma delle iniziative promosse da “CANTINE SAN MARZANO” per festeggiare

lo storico traguardo delle 50 vendemmie.



Da venerdì 29 giugno a domenica I luglio 

il vino avvolgerà l’arte contemporanea per offrire agli appassionati

un’emozionante esperienza multisensoriale.

Grande attesa per gli allestimenti del gruppo creativo MAT|Architecture e per i concerti dell’orchestra Girodibanda diretta da Cesare Dell’Anna e dei Montefiori Cocktail. Mentre si va verso il tutto esaurito per i simposi dedicati agli abbinamenti vino-cibo


"Questo cinquantenario rappresenta un evento particolarmente importante per la storia della nostra cooperativa. Corrisponde a un punto cruciale lungo l’impegnativo percorso della qualità che abbiamo deciso di intraprendere per caratterizzare la nostra produzione e per competere sui mercati nazionale e internazionale, anche in periodi di recessione economica come quello che stiamo vivendo”  lo ha detto Francesco Cavallo, presidente di Cantine San Marzano, intervenendo alla conferenza stampa tenutasi stamani alla Provincia di Taranto per presentare il programma dell’evento promosso dalla grande cooperativa vitivinicola sammarzanese per festeggiare le prime 50 vendemmie.  

Intitolato Mimesi, l’evento è strato strutturato in modo da creare un abbraccio tra il vino e l’arte contemporanea capace di offrire ai partecipanti un’emozionante esperienza multisensoriale. Accogliere in cantina suggestive espressioni artistiche – ha evidenziato  il presidente Cavallo – ci rende particolarmente orgogliosi perché ci garantisce la possibilità di confermare il ruolo di promotore culturale, che da anni e da più parti ci viene riconosciuto. Con Mimesi  intendiamo coinvolgere un pubblico composto sia da giovani desiderosi di cominciare a conoscere il mondo enologico e sia gli eno-appassionati che continuano a preferirci per la piacevolezza riscontrata ogni qualvolta degustano un nostro vino. 

Tra i relatori della conferenza (moderata da Valentina Antonini, responsabile della Comunicazione di Cantine San Marzano) anche Maurizio Natale, direttore artistico dell’evento e l’assessore della Provincia di Taranto al Personale e al Bilancio, Giampiero Mancarelli, che ha dichiarato: Seguiamo con molta attenzione e assicuriamo il massimo sostegno possibile alle eccellenze imprenditoriali della Terra Ionica. Tra queste, è da annoverare certamente Cantine San Marzano, una realtà produttiva che veicola un’immagine vincente del nostro territorio. Infatti, sotto la guida autorevole del presidente Francesco Cavallo, questa azienda è riuscita a guadagnare consensi sia tra gli addetti ai lavori sia nei diversi mercati, puntando soprattutto su innovazione e tradizione.

Nonostante il periodo di crisi che perdura ormai da tanti anni - ha continuato l’assessore - la qualità riesce sempre ad affermarsi ed è questo il caso dei vini prodotti da Cantine San Marzano a cui esprimo pubblicamente il mio apprezzamento, nella certezza di interpretare anche il pensiero del presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido”.  

I festeggiamenti per lo storico anniversario cominceranno venerdì prossimo, 29  giugno, e andranno avanti per tutto il week end per terminare durante la notte tra domenica I luglio e lunedì 2 luglio.

Il primo appuntamento inserito nel programma ufficiale è rappresentato dall’incontro istituzionale (si accede con invito) di venerdì 29 giugno che vedrà, dalle ore 17.30, il coinvolgimento di numerose autorità civili, militari e religiose e di tutti i soci fondatori della cooperativa. Con i vertici di Cantine San Marzano, interverranno l’on. Paolo De Castro - Presidente Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo -, Dario Stefàno - assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia - e il sindaco di San Marzano, Giuseppe Borsci. L’incontro si concluderà con la benedizione di S. E. Mons. Benigno Luigi Papa -  Arcivescovo Emerito di Taranto. 

Seguirà una due giorni (sabato 30 giugno dalle ore 18 e sino a notte fonda e domenica I luglio dalle ore 10 e sino a mezzanotte) di grandi eventi con apertura al pubblico. 

Attesi protagonisti alcuni studenti della Facoltà di Architettura dell’Università della Basilicata uniti nel gruppo creativo MAT|Architecture, sotto la direzione artistica di Maurizio Natale, la progettazione, gli allestimenti ed il coordinamento dell’ architetto Ina Macaione con Egidio Ferrara e Domenico Garripoli, che con originalità, impegno ed entusiasmo trasformeranno i luoghi dove nel corso dell’anno si lavora scrupolosamente per la creazione di vini di eccellenza, come i pluripremiati “Sessantanni” e “F”, in una galleria labirintica costellata di sorprendenti e spettacolari palcoscenici.

Allo stesso tempo gli ospiti potranno effettuare visite guidate in cantina e ammirare opere d’arte – dipinti, sculture, fotografie, video e audio installazioni - di artisti locali e non, oltre ad ascoltare buona musica dal vivo: sabato sera con Girodibanda, orchestra diretta da Cesare Dell'Anna e domenica con la band Montefiori Cocktail. 

Ma v’è di più. Domenica I luglio, si svolgeranno cinque degustazioni guidate, dal titolo  “Simposi: viaggio culinario in un cinquantennio” (orari inizio 15.30 – 17.00 - 18.30 – 20.00 – 21.30) condotti da Enzo Scivetti - commissario ONAV (Organizzazione Nazionale  Assaggiatori Vino) per la Puglia - che offriranno ai visitatori l’ occasione di affinare le  conoscenze sul mondo del vino. Ai colori, i profumi e i sapori tipici dei bianchi, rosati e rossi prodotti dall’azienda verranno abbinati piatti che raccontano cinque decenni di storia della cucina, proposti da Agostino Bartoli, chef  del ristorante tarantino “Al Gatto Rosso”.

Alle degustazioni si accederà su prenotazione telefonando allo 099-9574181 (int. 930). Ma bisogna affrettarsi perché la disponibilità è ormai limitata. 

Per lasciare una traccia indelebile dello storico traguardo delle 50 vendemmie, l’azienda ha inoltre deciso di etichettare: “ANNIVERSARIO - Cuvée Cinquantenario” . Prodotto in poche migliaia di bottiglie simboleggia il racconto della soleggiata vigna salentina ed interpreta con fedeltà l’antica maniera di fare vino. E’ un blend di Primitivo e Negroamaro, dal colore purpureo di grande intensità, i variegati e complessi profumi fruttati, le note speziate nel finale ed una personalità possente ed elegante insieme.  

A Mimesi sarà abbinata l’iniziativa “Fotomimesi”. Tutti coloro che parteciperanno all’evento muniti di macchina fotografica potranno postare sulla pagina di facebook di Feudi di San Marzano, una foto selezionata tra quelle scattate per fare incetta di “mi piace” sino al prossimo 30 luglio. Gli autori delle foto che avranno riscosso maggiore successo riceveranno una fornitura composta da bottiglie della gamma top Cantine San Marzano. Una fornitura di pari valore sarà assegnata anche alla foto che otterrà maggiori consensi da parte di una commissione mista costituita in parte da esperti di fotografia e in parte da rappresentanti dell’azienda. 

San Marzano di San Giuseppe, 26 giugno 2012
L’ufficio Stampa
info:
Valentina Antonini 377.5298772
Michele Papavero 340.0093657

L'EXPO DELL'OLIO A FERMO


18 - 20 gennaio 2013 Fermo


Pannelli, Alfei, Ricci: tre nomi d'eccellenza ad EnoliExpo

per l'incontro di formazione sulla gestione agronomica dell'oliveto

I tre autorevolissimi esponenti del settore: Giorgio Pannelli, Barbara Alfei ed Antonio Ricci sono gli esperti tecnico-scientifici prescelti dall'Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche (Assam) per organizzare, all'interno di EnoliExpo Adriatica di Fermo, l'incontro pubblico di formazione e aggiornamento su gestione agronomica dell'oliveto, tecniche di potatura e di raccolta.

I tre tecnici con la loro adesione arricchiscono di prestigio l'appuntamento dedicato alle filiere del vino e dell'olio a conferma dell'impegno di EnoliExpo Adriatica di caratterizzarsi per l'alto contenuto innovativo di una “tre giorni” che sarà molto di più di una pur importante rassegna fieristica.

Istituto Marchigiano Tutela Vini, Consorzio Vini Piceni

e Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, sono gli altri prestigiosi partner per EnoliExpo
Si aggiungono ai sostenitori di EnoliExpo Adriatica, la rassegna espositiva dedicata alle filiere del vino e dell'olio in programma a Fermo dal 18 al 20 gennaio 2013, tre punti di riferimento importanti nel panorama enologico adriatico che daranno vita, in occasione della fiera, ad un incontro pubblico su temi di maggior interesse per i produttori di vino.

Prende sempre più corpo, dunque, il progetto alla base di questa iniziativa che gode già del sostegno di tutte le categorie professionali e di primarie istituzioni: quello di essere una “tre giorni” interamente dedicata ad operatori economici delle due filiere, che possa permetter loro di incontrarsi, conoscere le innovazioni di processo e di prodotto tanto per la lavorazione in campo quanto per le attività in cantina o frantoio e di favorire seminari e corsi di aggiornamento su tecniche agronomiche e opportunità di mercato.

È piaciuta l'idea di questa prima fiera e della sua caratterizzazione in funzione di un territorio omogeneo, la dorsale Adriatica - declinata nelle due sponde italiana e balcanica - con l'obiettivo di sostenere con forza le principali produzioni agroalimentari del Made in Italy.


Anche A. I. O . M. A.

tra i partner di EnoliExpo Adriatica

EnoliExpo Adriatica annuncia l'ingresso dell'Associazione Interregionale Olivicola del Medio Adriatico (A.I.O.M.A.) tra i partner della manifestazione fieristica.

Un'adesione importante, perché A.I.O.M.A. vanta circa seimila associati in tre regioni italiane quali Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

“Abbiamo aderito volentieri a questa iniziativa - spiega il Coordinatore A.I.O.M.A., Fausto Malvolti - nella certezza che EnoliExpo Adriatica sarà una valida vetrina per presentare ai produttori le novità su macchinari, attrezzature, prodotti e servizi per la gestione agronomica dell'oliveto, per la raccolta e la potatura. Avendo come associati produttori olivicoli sempre più interessati a produrre in proprio l'olio, sarà molto interessante anche conoscere le innovazioni che riguardano i piccoli frantoi.

Positivo anche il fatto che siano previsti incontri di aggiornamento professionale per gli olivicoltori, così da poter contribuire a migliorare le tecniche di lavorazione della pianta”.

Grazie a questa collaborazione, sarà possibile informare puntualmente gli associati A.I.O.M.A. delle iniziative che arricchiranno EnoliExpo Adriatica.


Segreteria Organizzativa ENOLIEXPO

Via Fardella, 1 - 44124 Ferrara

“Donne, Territori e Vini di Sicilia”


A Parigi con l'OIV

 La Sicilia del Vino di qualità, declinata al femminile, torna ad incontrarsi e a incontrare appassionati e professionisti del settore in occasione del nuovo appuntamento di “Donne, Territori e Vini di Sicilia”.

Dopo i successi di Roma, Verona e Cortina, giovedì 28 giugno a Parigi, oltre 40 i giornalisti e opinion leaders già accreditati per il primo appuntamento estero ospitato

dall’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin.


Palermo, 26 giugno 2012 - Sono oltre 40 le donne che in Sicilia rivestono ruoli importanti in altrettante aziende vitivinicole. Donne che hanno saputo incarnare, nel tessuto produttivo vitivinicolo dell’isola, un modello imprenditoriale moderno, capace di generare identità, competitività e una nuova immagine del vino made in Sicily.

Di queste, una delegazione di nove “Signore del Vino”, rappresentative di diversi territori di produzione e portatrici di diverse storie personali e d’impresa, prenderanno parte a questo viaggio transalpino verso la capitale europea del fascino e dello stile.


Il 28 giugno, nella prestigiosa cornice dell' Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV) di Parigi, avranno il piacere di raccontare la loro storia aziendale, presentare il loro vino del cuore e offrirlo personalmente in degustazione ai graditi ospiti. Un’intera serata, dalle 16.00 alla 21.30, dedicata a queste donne, ai loro vini e alla loro voglia di rappresentare nel mondo un’enologia in pieno rinascimento, di fascia solare e ricca di identità.


Oltre a sommelier di riferimento, importanti ristoratori parigini ed alcune rappresentanze delle associazioni femminili francesi, hanno risposto all’invito per questo appuntamento, solo per citarne alcuni, giornalisti di fama internazionale come Delphine Veissiere della rivista enologica francese distribuita in 20 paesi Gilbert & Gaillard, Britt Karlson vincitrice del premio “World’s Best Wine Book for Professionals”, Marie-Josè Cougard del principale giornale economico finanziario francese Les Echos e Patrick Maclart del seguitissimo Bourgogne Wine Blog.


La Sicilia del vino di qualità deve molto alle sue donne. Diventate, nel tempo, ambasciatrici orgogliose della propria terra all’estero, girano il mondo portando con se passione, eleganza e determinazione. Inizialmente, si sono fatte strada e hanno iniziato a farsi conoscere ad apprezzare nella filiera e al pubblico di giornalisti e amanti del buon bere in Sicilia. Con il passare del tempo l’Istituto Regione Vini e Oli di Sicilia (IRVOS) si è reso conto della grande spinta innovativa e comunicativa che avevano queste “ambasciatori in rosa” del wine made in Sicily e così, nel dicembre 2010, il primo evento del format “Vini, Donne e Territori di Sicilia” che si è tenuto a Roma in una due giorni di incontri, racconti e degustazione. Prima di arrivare a Parigi, prima tappa estera di questo format di successo, le donne si sono presentate al completo in occasione del Vinitaly di Verona per poi risalire ancora lo stivale fino a Cortina, in occasione dell'appuntamento “Vino Vip”.


A Parigi, si inizierà alle 16.00 con il talk show animato dai loro racconti. Interverranno: Nancy Astone, amministratrice di “Cambria Vini”, una delle cantine più antiche dell’area di Messina e del famoso Mamertino, Mariangela Cambria, vice presidente di AssoVini Sicilia titolare della storica azienda “Cottanera” di Castiglione di Sicilia, sull’Etna, Carmela Di Bella della giovane e moderna azienda di NotoIcone Italian Wines”, Enza La Fauci di “Tenuta Enza La Fauci”, l’azienda sul versante tirrenico proprio all’imbocco dello stretto di Messina, Paola Lantieri di “Punta dell’Ufala”, impegnata con la sua missione di vitucoltura eroica nell’Isola di Vulcano nell’Arcipelago delle Eolie, Flora Mondello, la giovanissima titolare insieme alla madre Maria Teresa Gaglio della cantina messinese “Gaglio Vignaioli dal 1910”, Francesca Planeta di “Planeta”, la celebratissima azienda di Sambuca di Sicilia di Menfi in provincia di Agrigento, Margherita Platania di “Feudo Cavaliere”, l’azienda che nel versante sud dell’Etna raggiunge con i suoi vigneti i mille metri di quota e per finire Caterina Tumbarello della storica azienda di Marsala “Cantine Pellegrino”.

Interverranno Dario Cartabellotta - Direttore Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia - Regione Siciliana e, a fare gli onori di casa, il direttore dell'O.I.V. Raul Castellani.


“Con questa prima tappa estera di “Donne, Territori e Vini di Sicilia” – spiega Dario Cartabellotta - l’IRVOS rinnova l’impegno nel sostenere, promuovere e comunicare il vino siciliano attraverso il suo volto più bello. Un modello imprenditoriale vincente che ben si lega all’altro grande tema di comunicazione tutto siciliano, e cioè ai tanti, tantissimi, diversi terroir che compongono l’identità del tessuto produttivo siciliano. Il settore enologico sta facendo da precursore di una tendenza importante che vede le donne al timone delle aziende. Proprio dalla Sicilia, vogliamo esportare e comunicare l’eccezionalità di un cambiamento culturale e di qualità del modello imprenditoriale, che ha pochi esempi al mondo”.


Dopo il talk show, dalle ore 18.00, un’imperdibile degustazione One to One dei vini delle aziende partecipanti per finire alle 20.00 con un rinfresco di specialità siciliane in abbinamento ai vini.



L’Ufficio Stampa IRVOS

26 giugno 2012

FIRMA ANCHE TU - SALVIAMO L'ARTICO

POESIA DI ANTONIO MENDOZA

ANCORA alla memoria proustiana


Arrivasti perplesso alla città delle meraviglie

fuggendo dalla morte.

Ti accolsero gli spruzzi delle fontane

e musiche che cercavi da tanto, tanto tempo.

Abitasti nella strada della bomba atomica

e le tue braccia affascinati cinsero

il primo amplesso,

il primo rimorchio,

il primo amante,

il primo amore.

Vent'anni dopo dal settimo piano del Hotel Hassler

guardi Roma mesta e silenziosa al tramonto,

guardi Villa Lante attraverso il calice di DOCG bianco

e ricordi i loro nomi:

Piazza Barberini,

Les Jardins Suspendus,

Via Panisperna,

Adam l'ex-prete biondo,

Francesco l'orso di Capocotta,

Fabio che ti portò a Urbino da Piero della Francesca,

Tàpani, Finlandia e vino annaffiato di lacrime.

Ancora ricordi i nomi,

ancora ricordi i loro nomi,

ancora Villa Lante sta lì,

ancora -Civis Romanus Sum- sei qua.

Ancora sei vivo. Ancora.



Roma, Palm Court del Hotel Hassler, 25.6.2012. 8:52 PM.-



NELLA FOTO DI JULIA VIRSTA: Micaela Taroni e Antonio Mendoza al Hotel Hassler, 25.6.2012.-


Ville venete e formaggio: Sorsi d’Autore

 Da fine giugno a fine luglio, la pregiata specialità casearia
a Denominazione di Origine Protetta
protagonista delle degustazioni nelle residenze più belle del Veneto



Asiago, 26 giugno 2012
Il formaggio Asiago ha scelto Sorsi d’Autore, manifestazione che celebra cultura, tradizioni e luoghi da cui nascono le eccellenze del territorio veneto, per una serie di assaggi che avranno per protagonisti l’Asiago Stagionato e vini prestigiosi.
Sorsi d’Autore, giunto alla tredicesima edizione, si svolgerà dal 29 giugno al 20 luglio, declinando in quattro appuntamenti, in altrettante residenze storiche, incontri con il pubblico di ospiti illustri del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo, e degustazioni enogastronomiche che valorizzano il territorio attraverso attività di promozione storica, paesaggistica e produttiva, nell’atmosfera delle splendide ville venete.
Il legame inscindibile del formaggio con il suo territorio è testimoniato dall’usanza, adottata ed introdotta da Andrea Palladio, nella progettazione delle case patrizie che costellano il Veneto, di dotare gli edifici di ogni accorgimento utile non solo a soddisfare le esigenze di comodità dei committenti, di compiacerne il senso estetico e di affermarne la facoltosità, ma anche di consentire lo svolgimento di tutte le attività produttive tipiche di una campagna vasta e ricca: tanto che insieme a barchesse, cortili, pozzi, cantine e forni, per le sue ville, Palladio prevedeva la realizzazione anche di stanze di servizio per la realizzazione del formaggio. La caseificazione del resto è il metodo più antico per la conservazione delle parti più pregiate del latte, il primo alimento dell’uomo, facendo conseguentemente del formaggio, insieme con il pane, il cibo più importante per la comunità.
Ciò è testimoniato da usanze antichissime, che nell’Altopiano di Asiago e nelle terre circostanti, ricche di acqua e praterie, hanno dato luogo alla tradizione produttiva di un formaggio conosciuto ovunque per la sua qualità eccellente e la sua durabilità straordinaria: l’Asiago Stagionato. Lo Stagionato può infatti essere consumato dopo appena pochi mesi dalla produzione, quando è di sapore ancora dolce e latteo, ma può essere maturato anche per anni, tanto da essere stato - fin da quasi mille anni fa -, una delle più apprezzate merci di scambio con la pianura e, successivamente, in particolare, con “la Dominante”, Venezia, assieme a lane, pelli e legnami.
Sorsi d’Autore è un progetto della Regione del Veneto, Associazione Ville Venete, Istituto Regionale Ville Venete, Fondazione Aida, realizzato in collaborazione con Fondazione Antonveneta, con il sostegno di Recoaro e del Consorzio Tutela Formaggio Asiago e con la partecipazione del Consorzio Tutela Sopressa Vicentina, Valledoro ed A.I.S. – Associazione Italiana Sommelieres.
Gli incontri di Sorsi d’Autore del 29 giugno (Manuela di Centa a Villa Giustinian-Castello di Roncade), 6 luglio (Roberto Giacobbo a Ca’ Marcello di Levada di Piombino Dese) e 13 luglio (Maurizio Nichetti al Castello Porto-Colleoni di Thiene) avranno luogo alle 21; quello del 20 luglio, con Gherardo Colombo e Vito Mancuso a Villa Buzzati di Belluno, si svolgerà a partire dalle 18.30. L’ingresso agli incontri è libero. Anche quest’anno è possibile partecipare a visite guidate alle ville protagoniste della manifestazione, previa prenotazione a Fondazione Aida (045-8001471 e 045-595284, info@sorsidautore.it, www.sorsidautore.it).

-- 
Alpe Comunicazione - Agenzia di stampa mobile

25 giugno 2012

APPELLO AL GOVERNO: "STOP ALL'USO DEI PESTICIDI KILLER DELLE API"

immagine






[ 25 giugno 2012 ] da Greenreport


L'Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani (Unaapi) e Legambiente chiedono al ministero della salute e ai dicasteri competenti, che entro il 30 giugno dovranno esprimersi sulla sospensione dell'autorizzazione dei concianti del mais, contenenti le sostanze clothianidina, thiamethoxam, imidacloprid e fioroni, di fermare la moria delle api dicendo «Per sempre basta all'uso di pesticidi sistemici, utilizzati soprattutto per difendere il mais dai parassiti. Prendendo atto dei risultati di numerosi studi e ricerche sugli effetti letali che queste sostanze hanno sulle api, i ministeri competenti devono procedere alla loro sospensione definitiva».
Secondo Francesco Panella, presidente Unaapi, «Il declino delle api, eccezionali sensori ambientali, dimostra come e quanto gli insetticidi sistemici distruggano le forme vitali naturali indispensabili alla fertilità di agricoltura e ambiente La scienza ha oramai accertato che il pervasivo utilizzo dei micidiali insetticidi è un enorme rischio: è l'ora di vietarli per il mais e di rivalutare gli altri metodi agricoli. Si afferma di voler convertire la produzione agricola a metodi più ecologici ma poi, anche di fronte a prove oramai inconfutabili, non si è in grado di assumere come in questo caso piccole, ma urgenti, decisioni».
L'Unaapi ricorda che «Diversi pesticidi, fra cui il fipronil, sono ancora autorizzati solo grazie a un escamotage di più che dubbia legalità. L'autorizzazione della molecola fipronil non è stata ritirata a livello europeo solo perché una oscura procedura consente che non ne sia rivalutato l'impatto ambientale, in particolare su api e altri impollinatori indispensabili. La molecola è autorizzata nonostante in tutta evidenza il relativo dossier non fornisca la completezza dei dati necessari per ottenere l'autorizzazione che già la direttiva 91/414/CEE prescriveva, e non adempia a quanto, ancor più cogente, è dettato dal nuovo regolamento 1007/2009/CE, in materia di prove di tossicità. L'Unaapi e il Coordinamanto Apistico Europeo hanno quindi prodotto e proposto a Europa e Stato italiano la documentazione di tutte le mancanze e incongruenze che caratterizzano l'autorizzazione della molecola fioroni». Recentemente Slow Food, Unaapi e Conapi hanno avviato la procedura per contestazione legale della recente autorizzazione del preparato pesticida Santana ed hanno avviato l'iter legale per l'accesso agli atti della procedura autorizzativa, da parte del ministero della salute, del preparato granulare, geodisinfestante per il mais, Santana, di Sumitomo Chemical Italia. «Per questa molecola, la clothianidina - dice l'Unaapi - sono stati accertati effetti inaccettabili su api e insetti non target, sia in campo e sia in numerose ricerche scientifiche, fra le quali si evidenziano gli impressionanti e molteplici risultati della ricerca multidisciplinare Apenet, finanziata e promossa dal Mipaaf. In merito, vale rimarcare come, nonostante le reiterate segnalazioni dell'Unaapi di possibili vie di rischio, il preparato sia stato addirittura autorizzato all'uso in Italia senza l'obbligo di presenza nella confezione di frasi precauzionali riguardanti il rischio per le api»
Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha evidenziato che «Per ben cinque volte i ministeri hanno dato stop temporanei all'uso dei pesticidi in questione. Ora serve un divieto definitivo, perché ad essere in gioco, oltre alla salute dell'ambiente, è l'intero settore agricolo. I ministeri dispongono di dati che dimostrano come il periodo di sospensione di queste sostanze, abbia avuto risultati positivi con il conseguente ripopolamento degli alveari, l'aumento della produzione di miele unita ad una ripresa di salute e di produttività degli allevamenti apistici italiani. Senza uno stop definitivo, si rischia di vanificare tutti i buoni risultati ottenuti fino ad ora mettendo nuovamente in pericolo le api, l'ambiente e il settore dell'apicoltura».
Infatti, gran parte della produzione agricola dipende dall'impollinazione delle api e Legambiente ed Unaapi sottolineano che «Se ci fosse una riduzione di questi impollinatori, si avrebbe una riduzione della resa di circa il 90%. Impedire per sempre l'uso dei neonicotinoidi è dunque una scelta fondamentale per tutelare l'apicoltura italiana, ma soprattutto per far compiere all'agricoltura un passo in avanti a favore dell'innovazione e della sicurezza alimentare. Adottare tecniche agronomiche come la rotazione culturale, senza ricorrere all'uso di concianti sistemici, permette di tutelare efficacemente le produzioni maidicole. Nel 2010, cambiando periodicamente la coltivazione, c'è stata, infatti, una riduzione sostanziale della presenza del parassita del mais e solo una piccolissima parte dell'intera superficie coltivata ha subito i danni provocati dal coleottero americano, con conseguente produzione eccezionale di mais nel 2011 in Italia».
L'Unaapi rilancia: «Le api e gli altri impollinatori (bombi, api solitarie, farfalle ecc.) impollinano l'80% delle colture d'Italia e d'Europa e pertanto devono essere protetti, per salvaguardare il nostro approvvigionamento e la nostra sicurezza alimentare, e più in generale equilibri ambientali e biodiversità. Il principio di precauzione, positivamente adottato quale riferimento dall'Italia in questa vicenda, e la somma degli elementi su evidenziati, richiedono l'urgente capacità decisionale del nostro Paese di: definitivo ritiro dell'autorizzazione dei concianti del mais, contenenti le sostanze clothianidina, thiamethoxam, imidacloprid e fipronil; urgente rivalutazione di tali molecole sistemiche e dei preparati che le contengono sia a livello nazionale che comunitario».

24 giugno 2012

da ZACC & BELINA

IL GREMBIULINO
Zacc – Berlusconi ha detto che Renzi sarà il nuovo capo di governo!
Bélina – gli hanno cucito a mano e su misura il  grembiulino.

da ZACC&BELINA



TERREMOTO

Zacc - ma che c’azzecca!

Bélina – c’azzecca, c’azzecca, quando c’è chi vuole che la casa crolli

22 giugno 2012

TRIONFO DI MEDAGLIE PER I VINI MASOTTINA


COMUNICATO STAMPA


 LA STORICA AZIENDA DI CONEGLIANO VINCE CON LE ETICHETTE DEL CUORE:

RIZZARDO, MONTESCO E RIVE DI OGLIANO



Macintosh Memory:Users:MagicaEmi:Downloads:ConcoursBruxelles John Salvi Master of Wine.jpgConegliano, giugno 2012 - Una pioggia di medaglie per l'azienda Masottina della famiglia Dal Bianco. Se per la storica cantina di Conegliano il 2012 è iniziato con sorprendenti riconoscimenti soprattutto per i suoi vini Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG - basti pensare a Le Rive di Ogliano, etichetta giovane ma già riconosciuta ai vertici della categoria – anche con la bella stagione non si arresta nella critica enologica internazionale la voglia di premiare questa felice realtà del territorio, le sue bollicine, ma anche i suoi vini fermi.

In poco più di un mese, alcune delle etichette simbolo di questa azienda veneta hanno conquistato il podio nei più importanti concorsi enologici internazionali: dal prestigioso Concours Mondial de Bruxelles svoltosi quest’anno in Portogallo alla Selezione del Sindaco; dal britannico Decanter World Wine Awards alla Selections Mondiales des Vins in Canada, il più grande concorso internazionale dei vini in Nord America.


Macintosh HD:Users:mbair:Desktop:Montesco_2387 rid.jpgConquistare una Gran Medaglia d'Oro al Concours Mondial de Bruxelles è davvero un risultato eccezionale. Questa prestigiosa medaglia viene attribuita ai migliori vini in assoluto, ovvero a quelli che hanno ottenuto il più alto punteggio dai giurati internazionali in tutti e tre i giorni di degustazione. Il vino firmato Masottina a raggiungere questo gradino così ambito è stato il Montesco 2006, un prodigioso fuoriclasse della DOCG dei Colli di Conegliano. L'Italia, in questa edizione portoghese, ne ha conquistate appena 9 di Gran Medaglie d’Oro tra i vini rossi presentati e, ben tre di queste, sono arrivate con vini prodotti in Veneto. Il Montesco, d'altra parte, è un vino porta bandiera della DOCG dei Colli di Conegliano, ottenuto da uve di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e una piccola parte di Marzemino. Un vino possente, intenso e profondo ma elegante ed armonioso come solo i Grand Cru sanno essere per il loro territorio. A confermarci poi che la vendemmia 2006 sia stata per il Montesco di Masottina davvero eccezionale, arriva la seconda medaglia d'oro e questa volta dal Canada, con la Selections Mondiales des Vins, la più grande vetrina del vino di qualità del Nord America. Le sue autorevoli graduatorie sono - tradizionalmente – il punto di riferimento per gli acquisti di agenti e monopolio canadesi.

Buone notizie anche dalla Selezione del Sindaco 2012 - giocata quest’anno in terra di Calabria - dove i vini di Masottina ottengono due ori e un argento: il Montesco 2006 e il Rizzardo 2009 anche questo vino un emblema del territorio, un grande bianco - sempre DOCG Colli di Conegliano - ottenuto da uve di Incrocio Manzoni 6.0.13, Chardonnay, Pinot bianco ed una piccola percentuale di Sauvignon e Resling Renano. Il Rizzardo, dicono le cronache, è stato il vino bianco che in assoluto ha ottenuto il più alto punteggio: un ragguardevole 90,80 centesimi. La medaglia d'argento - sempre nella Selezione del Sindaco - viene posta sul collarino di un'altra classica etichetta di Masottina, lo Chardonnay Ai Palazzi Riserva 2011, un cru di assoluta eleganza.

Infine Londra, con le edizioni 2012 dell'International Wine Challange, dell’International Wine & Spirit Competition e del Decanter Wold Wine Awards. L'azienda della famiglia Dal Bianco nella capitale mondiale del vino - sede prestigiosa dei Master of Wine e dell'Associazione degli Scrittori del Vino - si porta a casa sette medaglie complessivamente e altrettanti riconoscimenti di valore (commended). A spiccare in queste competizioni britanniche, in pratica, tutta la gamma dei Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e dei Prosecco Spumante Doc Treviso, oltre all’immancabile Montesco che conquista la medaglia di bronzo negli Awards di Decanter.


“Continuiamo a pensare – spiega Federico Dal Bianco, responsabile marketing dell'azienda di famiglia – che i riconoscimenti che ottengono i vini di Masottina sono innanzitutto dati a un territorio vocato in modo straordinario alla vitivinicoltura di qualità. Da parte nostra, ormai da più di 50 anni, lavoriamo con umiltà sulla via di una più ampia valorizzazione delle risorse viticole dell’area del Conegliano, non solo dedicandoci al perfezionamento dell’ormai celebre e ricercato Prosecco, testimonial di successo di un'area produttiva simbolo dell'enologia italiana. I concorsi internazionali, ed etichette come il Montesco e il Rizzardo ne sono un chiaro esempio, parlano ormai anche di un altro talento del territorio su cui noi abbiamo sempre creduto con tenacia e pura passione. Da uve di tradizione o internazionali, i nostri vini fermi, infatti, stanno riscuotendo un consenso più che unanime. Il Montesco, in particolare, è il vino in cui mio padre ha da sempre creduto e su cui tutta la famiglia oggi investe per affermare un’immagine di eccellenza riconosciuta soprattutto a livello internazionale e capace di emozionare, in tutte le sue sfumature, dalle bollicine ai grandi rossi”.



L’azienda vitivinicola Masottina nasce nel 1946 dalla passione e dal profondo legame con il territorio della famiglia Dal Bianco. I 130 ettari di vigneti, condotti secondo le migliori tecniche agronomiche, si estendono sui colli di Conegliano - a nord di Treviso - “perla del Veneto”, città d’arte e di vino e nelle terre del Piave, a Gorgo Al Monticano e a Mogliano Veneto. Proprio nella zona storica del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Masottina esprime quello che è considerato uno dei suoi grandi talenti produttivi, la vocazione spumantistica. Ottenuto da metodo Charmat, qui viene prodotto, un vino spumante di grande finezza, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg millesimato “Le Rive di Ogliano”. Sempre nella zona collinare di Conegliano, esclusivamente dai vigneti di proprietà, Masottina produce due grandi vini Doc: il Montesco ed il Rizzardo, entrambi provenienti da blend di grandi uve internazionali, e ambedue affinati in barrique. Oltre ai vigneti di Ogliano ci sono le vigne nelle terre del Piave, a Gorgo Al Monticano e a Mogliano Veneto. E’ qui che nascono lo Chardonnay, il Pinot Grigio, il Merlot e il Cabernet Piave Doc. E sempre da queste terre, dai vigneti “Ai Palazzi”, provengono il Cabernet Sauvignon e il Merlot, che maturano lentamente secondo antica tradizione in grandi botti di rovere per diventare dei grandi vini rossi. Qui nascono anche lo Chardonnay ed il Pinot Grigio, eleganti espressioni d’una rigorosa e matura cultura enologica.



Ufficio Stampa


Gran Via – Società & Comunicazione – srl

21 giugno 2012

VESPAIOLONA 2012

Appuntamento venerdì 22 giugno 2012

LA NOTTE BIANCA (...E ROSSA) DI BREGANZE.
TUTTO PRONTO PER LA 5^ EDIZIONE!

Breganze, 21 giugno 2012

Il solstizio d’estate è alle porte e nelle cantine della DOC Breganze il Vespaiolo è fresco, in attesa della notte più lunga dell’estate: venerdì 22 giugno i vignaioli della Strada del Torcolato e del Consorzio Vini DOC Breganze vi aspettano per la Vespaiolona 2012, quinta edizione della “notte bianca (…e rossa)”, l’occasione giusta per visitare le loro cantine, degustarne gli ottimi vini in abbinamento ai prodotti tipici e trascorrere una serata simpatica, ricca di eventi musicali e spettacoli folkloristici.
Tre sono gli itinerari raggiungibili a piedi, a pochi passi dalla piazza di Breganze. Nel parco della Comunità Montana, in piazza Mazzini, i vignaioli Giuseppe Bonollo e Gastaldia propongono il Rosso DOC Cabernet, panini con porchetta e sopressa e musica anni ’70-’80 con dj-set “Ari+Dj”; nell’Antica Ghiacciaia sarà inoltre possibile visitare la mostra fotografica “Angelo di-vino”, a cura di Ernesto Mereu.
Poco lontanto, in via Castelletto, Maculan ospiterà la ricostruzione della vita in un villaggio celtico, a cura delle associazioni Venigallia e Clan della Cavalla Bianca, con l’accensione di un falò, deliziando i visitatori con l’ottimo Palazzotto (Cabernet Sauvignon) abbinato a spezzatino e una vera golosità, il gelato al Torcolato.
A pochi passi da piazza Mazzini, nella sede di via Roma, la Cantina Beato Bartolomeo da Breganze accoglierà i visitatori sulle note dell’Orchestra a Plettro di Breganze. Si potranno gustare Torcolato abbinato alle delicatissime frittelle di mele ed il nuovo nato in casa Beato, il Pinot Grigio “Tergola”, che verrà presentato ufficialmente per l’occasione, abbinato a frittura di avannotti De.Co. delle risorgive di Bolzano Vicentino.
Immancabile e indispensabile, anche quest’anno il servizio di bus navetta che sarà attivo dalle 20 con cinque linee a ciclo continuo, in partenza da Piazza Mazzini, che porteranno gli enoturisti alla visita di altre sette cantine DOC. La linea D farà tappa alla cantina Ca’ Biasi di Innocente Dalla Valle, in via Fratte 12, dove i visitatori troveranno oltre a Vespaiolo e Torcolato, un meraviglioso rosso Merlot 2010 ad accompagnare carne salada con olio extravergine delle colline delle Fratte. La serata sarà allietata da un chitarrista jazz e dalla realizzazione di oggetti in vetro soffiato realizzati dal mastro vetraio Massimo Lunardon.
Il secondo itinerario in autobus (linea E) prevede la visita alle tre cantine di via Brogliati Contro: alla Vitacchio Cav. Guerrino si esibirà il duo acustico Marimà, mentre il Breganze Rosso, il Vespaiolo ed il Torcolato della casa saranno proposti in abbinamento a un piatto rustico di pane, sopressa e formaggio. Festa grande, in occasione della Vespaiolona, nella vicina cantina Col Dovigo: la serata sarà animata dalla cover band “Cinzia&Carlo”, con la degustazione di Vespaiolo, bianco Rivole e Torcolato e, per mangiare, bruschette e risotto al bacalà. In chiusura di serata ci saranno i fuochi d’artificio. Anche la prospiciente cantina di Firmino Miotti proporrà Vespaiolo DOC abbinato a bacalà, tramezzini, panini e dolci, con l’animazione della cabarettista Giusy Zenere.
Per gli amanti delle mete insolite ed esotiche, la linea F del Vespaiolonabus porterà i visitatori nella bellissima Val Zaccona, alla cantina Todeschini di Fara Vicentino, dove fra musica dal vivo e karaoke si potranno gustare arrosticini di agnello alla brace, trippe alla vicentina e affettati nostrani e degustare il Vespaiolo Metodo Classico e il “Marasca”, un Merlot rosato frizzante.
Il quarto itinerario raggiungibile con il bus (linea G) arriverà a Sarcedo in villa Ca’ Dotta. Fra le sale nobili e il giardino, l’azienda agricola biologica “La Costa” di Fara presenterà una serata al femminile, con due sfilate di moda, dimostrazioni di decorazioni di torte e una mostra di vestiti. Ci sarà un menù di “spunciotti” veneti che saranno abbinati ai vini biologici dell’azienda, con scelta tra Pinot Grigio, vini Merlot barricati e Torcolato.
Tappa obbligata per romantici e astrofili, sarà infine quella della linea H, diretta alla Tenuta Bastia, dove gli amanti del cielo stellato potranno ammirare le costellazioni con il telescopio, guidati dal Gruppo Astrofili Schio. Per soddisfare il palato invece stuzzichini di speck e pera abbinati ad un Rosato di Cabernet, Parmigiano con miele accompagnato da un Cabernet Riserva 2006 e ovviamente Vespaiolo e Torcolato.
Per partecipare alla festa è necessario acquistare i kit-pass presso la sede della Strada del Torcolato. Ad un prezzo di 15 euro, comprendono 5 assaggi di vino, il calice da degustazione ed il trasporto in pullman. Dei 3.000 kit disponibili ne rimangono ancora davvero pochi, che possono essere prenotati telefonando allo 0445-300595 o al 348-3028340. Il kit-pass è ricaricabile: altri 5 assaggi costeranno 10 euro e, per chi non desiderasse bere, il pass “solo pullman” ha un costo di 5 euro. L’accesso a tutti i servizi della manifestazione è completamente gratuito per le persone minori di 16 anni, cui però in nessun caso sarà servito da bere vino.



Ufficio stampa: Alpe Comunicazione ● Viale Mercato Nuovo, 11 ● 36100 Vicenza

ALLARME ROSSO DAGLI APICOLTORI ITALIANI


Molecole killer, scade la sospensione
Il 30 giugno scade la sospensione dell’autorizzazione dei concianti del mais, contenenti le sostanze clothianidina, thiamethoxam, imidacloprid e fipronil, tutte molecole killer indicate fra le principali responsabili delle recenti morie delle api. Appello ai Ministeri per un divieto definitivo
Ancora pochi giorni e i ministeri di Salute, Agricoltura e Ambiente decideranno sul destino delle api italiane: scade infatti il 30 giugno la sospensione dell’autorizzazione dei concianti del mais, contenenti le sostanze clothianidina, thiamethoxam, imidacloprid e fipronil, tutte molecole killer indicate fra le principali responsabili delle recenti morie delle api, in Italia e nel Mondo. Gli apicoltori italiani lanciano l’allerta e propongono tutte le motivazioni che impongono (dopo 5 provvedimenti di sospensione) il divieto definitivo, almeno nella concia del mais, dei neonicotinoidi.

«Chiediamo il ritiro dell’autorizzazione dei concianti del mais - spiega Francesco Panella, presidente dell’Unaapi, Unione degli apicoltori italiani - abbiamo sottoposto al ministero della Salute e alle autorità competenti l’insieme di motivazioni che impongono di assumere una decisione definitiva in merito. Non dimentichiamo che le api e gli altri impollinatori, come bombi e farfalle, impollinano l’80% delle colture d’Italia e d’Europa, e devono pertanto essere protetti, per salvaguardare il nostro approvvigionamento e la nostra sicurezza alimentare, e più in generale equilibri ambientali e biodiversità».

Secondo l’Unaapi, diversi pesticidi sono ancora autorizzati solo grazie a un escamotage di più che dubbia legalità: l’autorizzazione della molecola fipronil non è stata ritirata a livello europeo solo perché un’oscura procedura consente che non ne sia rivalutato l’impatto ambientale, in particolare su api e altri impollinatori indispensabili. Intanto Slow Food, Unaapi e Conapi hanno avviato una procedura per la contestazione legale di una recente autorizzazione di un preparato pesticida per il mais.

Preparato che contiene il neonicotinoid clothianidina, di cui sono stati accertati effetti inaccettabili su api e altri insetti, sia in campo, sia in numerose ricerche scientifiche, fra le quali si evidenziano gli impressionanti e molteplici risultati della ricerca italiana e multidisciplinare Apenet, finanziata e promossa dal Mipaaf. Tutto questo mentre una valanga di nuovi studi anche da altri paesi conferma l’inaccettabile pericolosità degli insetticidi sistemici e mentre il team di scienziati della stessa agenzia europea che autorizza i pesticidi, l’Efsa, riconosce pubblicamente l’assoluta inadeguatezza delle sue procedure; utilizzate sino a oggi per consentire il sempre più largo utilizzo di molecole di micidiale efficacia tossica sugli insetti impollinatori. La decisione sui concianti del mais deve prevedere in via preliminare l’acquisizione e l’adeguata valutazione della notevole mole d’insieme dei risultati di recenti studi che confermano i drammatici effetti dei neonicotinoidi su tutti gli insetti.

Ciò che positivamente l’esperienza italiana, con lo stop ai concianti killer d’api dal 2008 e l’applicazione del “principio di precauzione”, ha dimostrato in modo indiscutibile è che l’uso dei pesticidi può essere sovente evitato con tecniche agricole, quali l’uso di varietà resistenti, la rotazione delle colture, il ripristino della biodiversità, la lotta biologica o semplicemente usando i pesticidi quando necessario e non sistematicamente.

20 giugno 2012

DIETA MEDITERRANEA MARCHIO DI QUALITÀ


Pollica
 Il Cilento è un luogo mitico che merita di essere visitato con un’attenzione particolare per tutto quello che esso può dare alla sensibilità del visitatore. Con la parte posta ad est, l’antica Lucania, quella del Diano, forma un immenso parco di 180.000 ettari.
Un territorio stupendo di monti ingialliti di ginestre e, più in basso, di dolci colline olivetate e vitate che, da Agropoli a Sapri per 100 chilometri di scogliere scoscese e ampie spiagge, scivolano nel mare Tirreno. A chiudere, a sud, il territorio della Provincia di Salerno che, a nord, da Positano a Vietri, ha, come altra faccia di una stessa medaglia, per altri quaranta chilometri, la costiera amalfitana.
Due esempi della natura domata dall’uomo nel segno, però, del rispetto reciproco e di un rapporto che ha sempre avuto le sue basi nel pensiero per il domani. Le azioni e il sacrificio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, che ha pagato con la vita questo suo innato senso del rispetto, stanno dimostrando.
In totale 220 chilometri di mare che, dall’alto di Pollica, si possono ammirare in tutta la sua ampiezza, spaziando da Capri e Punta Campanella a Palinuro come a toccare con mano il Mediterraneo, le sue scie di civiltà e di scambi commerciali, soprattutto degli oli, dei vini e dei grani. I tre prodotti basilari, insieme alla frutta e alle verdure, dei suoi modelli alimentari che il Cilento ha saputo raccogliere e, grazie, alle ricerche di un americano, Ancel Keys, di sua moglie Margaret e altri studiosi, presentare al mondo intero come uno stile di vita (dieta) proprio del Mediterraneo.
Uno straordinario patrimonio culturale che l’Unesco, con il suo riconoscimento del novembre 2010 a Nairobi, ha voluto dedicare all’umanità quale punto di riferimento e, anche, tutela del patrimonio stesso.
A giugno sono tornato in questi luoghi, ancora una volta in rappresentanza delle Città dell’Olio, ospite di una manifestazione “The village doc festival”, per parlare di olio nel “Dibattito sulla dieta mediterranea – la tavola delle esperienze, visioni e proposte per valorizzare il patrimonio enogastronomico e culturale”.
Un incontro molto interessante che ha avuto come protagonista Alfonso Andria, vicepresidente della Commissione agricoltura del Senato, già presidente della Provincia di Salerno, con la presentazione di un importante disegno di legge “Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea”, che, se approvato, può servire a recuperare il tempo perso dal 16 novembre 2010, la data che ha sancito a Nairobi, in Kenia, la “Dieta” bene dell’umanità, ad oggi.

Tempo perso, dicevamo, che ha visto tutti i protagonisti, istituzionali e privati, come paralizzati, incapaci di cogliere il valore e il significato di questo riconoscimento così fondamentale per le nostre eccellenze alimentari e l’immagine della nostra cucina, la comunicazione e la commercializzazione degli stessi.
Sen. Alfonso Andria

L’unica iniziativa che ha fatto proprio questo riconoscimento e l’ha bene utilizzato è stata, fino a quando (2012) non l’hanno cancellata, la “Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia” di Casa Italia Atletica, promossa da Fidal servizi nelle occasioni dei grandi eventi di atletica, come campionati del mondo ed europei, meeting e maratone, da Madrid a quella di New York.
Il disegno di legge n° 3310, presentato, non a caso, in anteprima a Pollica, che vede il Sen. Andria promotore e primo firmatario, si compone di soli sette articoli con: il primo che si pone la finalità di contribuire a tutelare e promuovere la dieta mediterranea in quanto modello culturale e sociale fondato su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni legate all’alimentazione e al vivere insieme a stretto contatto con l’ambiente naturale; il secondo che dà una definizione di       «dieta mediterranea», in linea con il dossier presentato dai quattro Paesi promotori della candidatura al patrimonio culturale immateriale UNESCO; l’articolo 4 che istituisce la «Giornata Nazionale della dieta mediterranea – patrimonio dell'umanità» da celebrare ogni anno e su tutto il territorio nazionale il 16 novembre, quale occasione per diffondere e dare risalto ai valori della dieta mediterranea; l’art. 6 che istituisce e disciplina il marchio “dieta mediterranea - patrimonio dell’umanità”. Intorno ad esso ruota il successo dell’iniziativa nel momento in cui riesce a dare al consumatore e al mercato le garanzie di qualità di cui hanno bisogno.

Un successo che serve alla nostra agricoltura per uscire dalla crisi e alle sue eccellenze dop, igp e biologiche -tanta parte di questa “dieta” - per vincere sui mercati insieme all’immagine del nostro Paese e dei territori di origine di cui sono testimoni importanti.

Larino, 20-06-2012