30 agosto 2012

da ZACC&BELINA

 

GIOCATORI D’AZZARDO
Zacc – Renzi ha deciso: scende in campo
 
Bélina– anche Emilio Fede

MENO MALE CHE C'E' LA PUGLIA



Meno male che c'è la Puglia a difendere le Diomedee al Largo di Termoli, solo il Molise non ce la farebbe a contrastare una volontà del Governo in carica e del suo Ministro all'Ambiente che, contro la realtà di un piccolo mare e di un'area in grado di dare (ammesso che ce n'è) petrolio per qualche settimana, ha dato il via libera alla multinazionale irlandese Petroceltic (il nome è tutto un programma) di sondare i fondali nei pressi delle Isole Tremiti.
                                  ministro corrado clini
Come si può vedere la miseria non è solo della politica ma dell'intero sistema e della sua classe dirigente.

In principio era la malga...


 

“Made in Malga” il 22 e 23 settembre

al Golf Club di Asiago

 

Il Consorzio di tutela sostiene l'anteprima della manifestazione che ospiterà

il Concorso per il miglior Asiago DOP Vecchio e Stravecchio di malga e che porterà

ad Asiago il meglio della produzione di formaggi, vini e birre di montagna
 

Asiago, 29 agosto 2012 

In principio era la malga. L'affermazione potrebbe sembrare altisonante e retorica, se non fosse che le cose stanno proprio così. 

Asiago, contornata dal più grande comprensorio d'Europa - forte di 8.000 ettari di pascoli in attività - si candida ad interpretare con orgoglio il suo naturale ruolo di capitale del turismo e della produzione di formaggi di montagna e di punto di riferimento per l'intero comparto. I "guru del gusto" Alberto Marcomini e Luca Olivan, il 22 e 23 settembre daranno il via all'anteprima della manifestazione "Made in Malga", che proporrà una serie d'iniziative fra cui cene tematiche a cura dei migliori chef locali, degustazioni di formaggi, di vini e di birre tutti rigorosamente prodotti in montagna.

Per il direttore del Consorzio, Flavio Innocenzi, "un'iniziativa di ampio respiro come Made in Malga non poteva che nascere qui, in onore alla tradizione produttiva della città di Asiago e dell'omonimo Altopiano. Inoltre Made in Malga e la location in cui si svolge rappresentano un contesto di prestigio e visibilità per la sesta edizione del nostro concorso per il miglior formaggio Asiago DOP Vecchio e Stravecchio di malga".  

La produzione lattiero-casearia sull'Altopiano ha una storia antica. E' verosimile che l'attività di allevamento e di trasformazione del latte fosse anteriore all'immane opera di centuriazione che, fra il I ed il II secolo d. C., trasformò la foresta primaria della fascia pedemontana delle Prealpi nella fertile pianura, buona come prateria e per la coltivazione della vite e dei cereali. Oggi le malghe ed i loro prodotti costituiscono la principale attrattiva turistica dell'Altopiano di Asiago. Esse rappresentano inoltre il "trampolino di lancio" per tuffarsi nel verde dei sentieri di montagna.  

E' proprio questo il messaggio da cui partono l'evento Made in Malga ed il Concorso per il miglior formaggio Asiago DOP Vecchio e Stravecchio di malga: promuovere e riscoprire il legame tra prodotto, natura e uomo; legame che attraverso la produzione d'alpeggio trova la sua massima espressione produttiva e qualitativa.  

Il programma completo su www.madeinmalga.it

 
Consorzio di tutela Asiago

29 agosto 2012

Pasquale Gianquitto mi ha appena inviato copia di un articolo di Ernesto Galli Della Loggia che merita di essere letto e, volendo facilitare il compito agli amici che seguono questo blog, ho ritenuto utile incollarlo su questa pagina.
Che io ricordi non sono mai stato in sintonia con questo illustre commentatore politico, eppure sono passati molti anni e di articoli di Della Loggia e, nel corso di questo lungo periodo, ne ho letti tanti, soprattutto nel periodo più lontano da quello ultimo, quando vivevo la politica quotidianamente.
Lo spettacolo è davvero apocalittico di questa nostro bel paese caduto nelle mani di delinquenti, quelli con la camicia inamidata e i normali criminali che, non a caso, in questo periodo di sfracello sono cresciuti di numero e dominano la scena con le armi e il denaro. Molti luoghi splendidi non ci sono più, altri sono stati deturpati ed altri rischiano di essere massacrati dalla stupidità, prima ancora che dalle ruspe.
Tutto procede così come vogliono i potenti sopra citati, con la politica che esegue gli ordini e si occupa e preoccua di "elargire denari a pioggia a bocciofile, circoli sportivi, corali, sagre, feste patronali e compagnia bella, rende in termini di consenso assai più che il restauro di una chiesa", appunto come scrive bene Della Loggia.
La crisi avanza e, ogni giorno che passa si fa sempre più cattiva. Invece di ribellarsi, si assiste a un fenomeno di rassegnazione da parte della gente e di gran movimento tra i politici che fiutano le elezioni, quelle regionali.
Sanno che bisogna aumentare la quantità di briciole per l'elettorato che ancora crede nella favola del favore e apprezza molto l'attenzione personale.
 E' così che continuano a dominare la scena i personaggi soliti, quelli che hanno sempre operato e continuano ad operare come i famosi ladri di Pisa che facevano finta di litigare  tutto il giorno e poi, appena arriva la notte, si mettevano d'accordo come andare a rubare insieme. 
Ecco perchè  lo scenario è di grande confusione e si parla sempre meno di destra, centro o sinistra, ma di questo o quel personaggio che quasi sempre risulta anche essere il padrone della sigla del proprio partito.
In questo senso l'unica cosa che sanno fare è uscire da una porta per entrare in un'altra, raccomandando i sostenitori di non fare rumore per disturbare la mossa da fare di chi, come al tavolo degli scacchi, ha bisogno di concentrazione prima di spostare le pedine.

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  • Il paesaggio preso a schiaffi



  • IMMAGINI E COSTI DELL'INCURIA

    Il paesaggio preso a schiaffi

    IMMAGINI E COSTI DELL'INCURIA
    Il paesaggio preso a schiaffi

    Trascorrere qualche giorno in Calabria - dico la Calabria solo come un caso esemplare (e pur sapendo di dispiacere agli amici che vi conto), dal momento che quanto è successo lì è più o meno successo in mille altre contrade della Penisola - significa essere posti di fronte ad uno spettacolo a suo modo apocalittico. Ed essere costretti ad interrogarsi su tutta la recente storia del Paese.
    Lo spettacolo apocalittico è quello della condizione dei luoghi. Sono cose note ma non bisogna stancarsi di ripeterle. Centinaia di chilometri di costa calabrese appaiono distrutti da ogni genere di abusivismo: visione di una bruttezza assoluta quanto è assoluto il contrasto con l'originaria amenità del paesaggio. Dal canto loro i centri urbani, di un'essenzialità scabra in mirabile consonanza con l'ambiente, sebbene qua e là impreziositi da autentici gioielli storico-artistici, sono oggi stravolti da una crescita cancerosa: chiusi entro mura di lamiere d'auto, per metà non finiti, luridi di polvere, di rifiuti abbandonati, di un arredo urbano in disfacimento. L'inaccessibile (per fortuna!) Aspromonte incombente sulle marine figura quasi come il simbolo di una natura ormai sul punto di sparire; mentre le serre silane sono già in buona parte solo un ricordo di ciò che furono. Luoghi bellissimi sono rovinati per sempre. Non esistono più. Ma nel resto d'Italia non è troppo diverso: dalla Valle d'Aosta, alle riviere liguri, a quelle abruzzesi-molisane, al golfo di Cagliari, ai tanti centri medi e piccoli dell'Italia peninsulare interna (delle città è inutile dire), raramente riusciti a scampare a una modernizzazione devastatrice. Paradossalmente proprio la Repubblica, nella sua Costituzione proclamatasi tutrice del paesaggio, ha assistito al suo massimo strazio.

    Ma oggi forse noi italiani cominciamo finalmente a renderci conto che distruggendo il nostro Paese tra gli anni 60 e 80 abbiamo perduto anche una gigantesca occasione economica. L'occasione di utilizzare il patrimonio artistico-culturale da un lato e il paesaggio dall'altro - questi due caratteri unici e universalmente ammirati dell'identità italiana - per cercare di costruire un modello di sviluppo, se non potenzialmente alternativo a quello industrialista adottato, almeno fortemente complementare. Un modello di sviluppo che avrebbe potuto essere fondato sul turismo, sulla vacanza di massa e insieme sull'intrattenimento di qualità, sulla fruizione del passato storico-artistico (siti archeologici, musei, centri storici), arricchita da una serie di manifestazioni dal vasto richiamo (mostre, festival, itinerari tematici, ecc.); un modello capace altresì di mettere a frutto una varietà di scenari senza confronti, un clima propizio e - perché no? - una tradizione gastronomica strepitosa. È davvero assurdo immaginare che avrebbe potuto essere un modello di successo, geograficamente diffuso, con un alto impiego di lavoro ma investimenti non eccessivi, e probabilmente in grado di reggere assai meglio di quello industrialista all'irrompere della globalizzazione, dal momento che nessuna Cina avrebbe mai potuto inventare un prodotto analogo a un prezzo minore?

    Capire perché tutto ciò non è accaduto significa anche capire perché ancora oggi, da noi, ogni discorso sull'importanza della cultura, sulla necessità di custodire il passato e i suoi beni, di salvare ciò che rimane del paesaggio, rischia di essere fin dall'inizio perdente.

    Il punto chiave è stato ed è l'indebolimento del potere centrale: del governo nazionale con i suoi strumenti d'intervento e di controllo. In realtà, infatti, in quasi tutti gli ambiti sopra evocati è perlopiù decisiva la competenza degli enti locali (Comune, Provincia, Regione), tanto più dopo l'infausta modifica «federalista» del titolo V della Costituzione. Lo scempio del paesaggio italiano e di tanti centri urbani, l'abbandono in cui versano numerose istituzioni culturali, l'impossibilità di un ampio e coordinato sviluppo turistico di pregio e di alti numeri, sono il frutto innanzi tutto della pessima qualità delle classi politiche locali, della loro crescente disponibilità a pure logiche di consenso elettorale (non per nulla in tutta questa rovina il primato è del Mezzogiorno). Questa è la verità: negli anni della Repubblica il territorio del Paese è sempre di più divenuto merce di scambio con cui sindaci, presidenti di Regione e assessori d'ogni colore si sono assicurati la propria carriera politica (per ottenere non solo voti, ma anche soldi: vedi il permesso alle società elettriche d'installare pale eoliche dovunque).
    D'altra parte, si sa, sono molte le cose più popolari della cultura: elargire denari a pioggia a bocciofile, circoli sportivi, corali, sagre, feste patronali e compagnia bella, rende in termini di consenso assai più che il restauro di una chiesa. I politici calabresi sanno benissimo che la condizione in cui si trovano i Bronzi di Riace - fino ad oggi nascosti da qualche parte a Reggio, in attesa da anni di un museo che li ospiti - se è un vero e proprio scandalo nazionale, tuttavia non diminuisce di un briciolo la loro popolarità a Crotone o a Vibo Valentia.
    Solo un intervento risoluto del governo centrale e dello Stato nazionale può a questo punto avviare, se è ancora possibile, un'inversione di tendenza; che però deve essere necessariamente anche di tipo legislativo. Ma per superare i formidabili ostacoli che un'iniziativa siffatta si troverebbe di sicuro davanti, deve farsi sentire alta e forte la voce dell'opinione pubblica, per l'appunto nazionale, se ancora n'esiste una. Non è ammissibile continuare ad assistere alla rovina definitiva dell'Italia, al fallimento di un suo possibile sviluppo diverso, per paura di disturbare il sottogoverno del «federalismo» nostrano all'opera dovunque.

    VIVERE LA RECIPROCITA’ PER CAMBIARE E CREDERE IN UN DOMANI MIGLIORE


     
    Il valore della reciprocità, cioè del dare e dell’avere con il dialogo e la partecipazione, ha caratterizzato l’incontro su “Opportunità e sviluppo armonico del Territorio” promosso dall’Associazione della Pastorale per il Turismo della Diocesi di Campobasso  che si è tenuto ieri sera nella sala del Centro S. Pio di Campolieto, strapiena di cittadini, alla presenza del vescovo Mons. Bregantini e dell’assessore regionale all’agricoltura Fusco Perrella. 
    Il Vescovo Mons. Bregantini, prima di riportare una sua esperienza vissuta tra la gente della sua terra, il Trentino, e quella della Locride, all’insegna della reciprocità, ha voluto rilevare “cambiare si può, anzi si deve” facendo proprio questo valore che va oltre la solidarietà, nel momento in cui non è solo un dare ma anche una possibilità di avere qualcosa in cambio.

    Un valore – lo diciamo noi che siamo stati presenti e, anche protagonisti della serata con un nostro intervento sul tema proposto – che per diecimila anni, cioè da quando l’uomo ha creato all’agricoltura, ha caratterizzato il mondo contadino e la stessa realtà rurale dando quella forza, soprattutto morale, per affrontare le stagioni della semina e della raccolta, della cura degli animali e della nascita e della morte, e, anche, risolvere le situazioni e i momenti più difficili.
    Che fare nel momento in cui non c’è altro che “il territorio, da salvaguardare e tutelare, prima –come ha rilevato Mario Ialenti nella sua presentazione dell’incontro -che sia coperto da altro cemento così com’è stato in questi ultimi dieci anni con la perdita dell’agricoltura italiana di 2 milioni di ettari coperti dal cemento che non danno più cibo?”

    Si tratta di ripartire da quello che abbiamo, il territorio, con tutti i suoi valori storico-culturali; paesaggistico- ambientali, quelli legati alle tradizioni, soprattutto culinarie, per tessere il futuro avvalendosi di questa nuova trama, perché quella che ci è stata imposta soprattutto negli ultimi cinquant’anni, si è completamente sfilacciata e non ha alcuna possibilità per tornare come prima.

    Ripartire dal territorio agricolo di una realtà rurale come quella di Campolieto e dal terreno messo a disposizione dalla diocesi di Campobasso per utilizzare le risorse messe a disposizione dalle istituzioni e vivere la reciprocità con i nove giovani africani che da qualche tempo vivono a Campolieto ed hanno voglia d fare.

    Delle risorse (centinaia di milioni) e dei programmi dai quali attingere, ne ha parlato l’assessore regionale all’agricoltura, Fusco Perrella, nel momento in cui c’è stata la rimodulazione dello PSR, perché quello presentato a suo tempo costato centinai di migliaia di euro, non rispondeva ai dettami comunitari.

    Ripartire dal territorio avendo cura e pazienza di dialogare e stare insieme, cogliere gli esempi là dove sono stati realizzati, studiare e vivere con senso critico i processi e creare sinergie per raggiungere i mercati e il consumatore finale bisognoso non solo di prodotti di qualità, ma anche di territorio salubre come quello di Campolieto e di gran parte del Molise.

    Punti – come si diceva all’inizio– sviluppati con quel suo linguaggio semplice, quasi didattico, da Mons. Bregantini, che ha raccontato i positivi risultati scaturiti da incontri e scambi, soprattutto, di saperi tra il suo Trentino e la Calabria che gli è rimasta nel cuore come suo grande amore.

    Di altri efficaci esempi ne ha parlato il direttore del Gal Molise verso il 2000, Antonio Di Lallo, mentre il dirigente dell’assessorato all’agricoltura, Nicola Pavone, ha riportato esperienze e il lavoro della struttura per rilanciare l’Agricoltura molisana.

    Una serata molto interessante,aperta dal saluto del Sindaco, Orazio Salvatore che messo in luce la drammaticità che vive la zootecnia molisana, che ha trovato una felice conclusione in un buffet etnico preparato dai ragazzi africani, con un cuscus davvero ottimo, bagnati da due vini di Angelo D’Uva, vignaiuolo in Larino, il Kantharos, un bianco di ottima fattura, e la mitica Tintilia, il testimone principe del Molise.

    Una serata dove hanno fatto da padroni i sogni, cioè la speranza e la voglia di costruire il domani. Si può.

    pasqualedilena@gmail.com

    Prima vendemmia delle uve storiche friulane

    A Spessa di Cividale, venerdì 31 agosto
     

                               antico vigneto Tocai


    Prima vendemmia per le varietà autoctone recuperate dai vigneti storici friulani. Venerdì 31 agosto, a partire dalla ore 18.00, a Spessa di Cividale del Friuli (presso l’azienda La Sclusa, via Strada Sant’Anna 7/2), vignaioli, tecnici e autorità (Mirko Bellini direttore generale di Ersa; Daniele Macorig, vicepresidente della Provincia di Udine; vari sindaci del Parco della Vite e del Vino), si daranno appuntamento per la presentazione del Progetto Selezione Colli Orientali e per raccogliere i primi grappoli delle selezioni conservative. Il Progetto, avviato nel 2006 con lo scopo di verificare la fattibilità della selezione massale conservativa della vite, applicata a quattro vitigni autoctoni friulani, per ottenere produzioni di qualità e nel rispetto dell’ambiente e della tradizione, rappresenta un esempio concreto di tutela della biodiversità, sostenibilità ambientale e valorizzazione delle qualità territoriali. Nato dalla stretta collaborazione tra Consorzio Colli Orientali del Friuli-Ramandolo, Università di Udine, liberi professionisti e con il supporto della Comunità montana Torre-Natisone, della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, il Progetto si è articolato in una serie di fasi: reperimento di vigneti storici di Tocai, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso e Refosco di Faedis; loro monitoraggio per tre anni, cui è seguita la propagazione delle viti migliori, secondo i criteri della selezione massale. Nella primavera 2010 sono stati messi a dimora i nuovi impianti che, nel corso del pomeriggio del 31 agosto, verranno presentati al pubblico al momento della loro prima vendemmia.

    Il Progetto e le sue finalità saranno brevemente illustrate da Giovanni Bigot, Carlo Petrussi, Paolo Ermacora e Francesco Degano.


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    Studio Giornalisti

    Adriano Del Fabro

     

    LA VENDEMMIA NOTTURNA DI DONNAFUGATA


    in diretta per la prima volta

    L'annuale evento ha rinnovato la sua forma diventando visibile on line. La notte del 10 Agosto è stata trasmessa in streaming la raccolta dello Chardonnay al chiaro di luna. Oltre 1500 Winelovers da tutto il mondo si sono collegati con José e Antonio Rallo, in diretta dalla Sicilia, per dare vita ad una innovativa Social Wine Experience.


    E' stata una vendemmia notturna senza precedenti, quella andata in onda sul web il 10 di agosto nella tenuta di Donnafugata a Contessa Entellina. Per la prima volta è stato possibile vederla in diretta streaming, sul sito dedicato www.donnafugatalive.com e sulla pagina Facebook DonnafugataWine, permettendo ai winelovers di tutto il mondo di assistere, su PC e dispositivi mobili, alla raccolta delle uve al chiaro di luna e viverne tutta la magia.

    Una Social Experience che ha riscosso un grande successo: oltre 1500 connessioni attive durante le due dirette televisive sul WEB (alle 22.30 in italiano; alle 00.30 in lingua inglese); più che raddoppiato il numero di fan della pagina Facebook; 68 gli eventi organizzati in winebar, ristoranti ed enoteche sparsi in tutto il mondo, per assistere al live degustando i vini presentati durante il live.

    A raccontare in diretta ciò che avveniva tra i filari di Chardonnay illuminati a giorno, Antonio e José Rallo: "Volevamo offrire una finestra sulla nostra vendemmia notturna - spiega José - condividendone la magia ma anche le motivazioni profonde che stanno dietro a questa scelta agronomica. Volevamo far vivere ai nostri amici sparsi in tutto il mondo - il momento più bello per chi coltiva la vigna e produce vino, dando insieme l'avvio al primo taglio di grappoli a Donnafugata”.

    La diretta ha inoltre guidato i wine lovers dall’uva al bicchiere lungo una degustazione guidata di 4 vini che nascono nella Tenuta di Contessa Entellina: La Fuga Chardonnay, espressione enologica della vendemmia notturna; il Chiarandà, il più importante bianco dell’azienda, e i due grandi rossi di Donnafugata, il Tancredi e il Mille e una Notte.

    Sullo sfondo del live sono scorse le immagini di Calici di Stelle, il tradizionale appuntamento estivo del Movimento Turismo del Vino, che quest’anno ha registrato un record di partecipazione, con più di 2000 enoturisti che hanno voluto trascorrere la Notte di San Lorenzo e Calici di Stelle a Donnafugata, nella splendida e suggestiva cornice della Tenuta di famiglia di Contessa Entellina.

    Il live stream della Vendemmia Notturna ha permesso ai winelovers di partecipare ad una innovativa Wine Experience sia realizzando la degustazione dei vini in casa, con i propri amici, sia assistendo alla diretta in uno dei 68 eventi organizzati in Italia e all’estero da ristoranti, enoteche e winebar. E per chi si è perso la diretta della vendemmia notturna è possibile rivivere le emozioni su www.donnafugatalive.com e sul Tab Facebook, dove sono disponibili le registrazioni dei due live.

    La scelta di andare di condividere su internet la vendemmia notturna, arriva anche sull'onda del nuovo impegno che l’azienda sta portando avanti sulla comunicazione digital, iniziato con il rinnovamento del sito di Donnafugata nel 2011 (che ha raggiunto le 140.000 visite in un anno) e portato avanti con l’apertura ad aprile 2012 dei profili Facebook (http://www.facebook.com/DonnafugataWine) e Twitter (@DonnafugataWine) aziendali.


    LA LISTA DEI LOCALI DOVE SONO STATI ORGNIZZATI GLI EVENTI

    In Italia: Caffè Biffi (VA); Bottega Da Gigi ed Enoteca Marino (CO), Ristorante. Il Peccato (LI), El Mojito (CS); Free Time (CS); Ristorante Vinosteria 4 Chiacchiere e La Terrazza sulla Valle (AR); Ristorante Il Drago (CS); HARLEY CAFE' & RESTAURANT (RA); Ristorante Sellari e Ristorante Le Noci (FR); QB - Quanto Basta Restaurant Jazz Club (VT); Caffé Bonazzi (PG); Caffè del Porto e Caffè Commercio (RN); Deleg. A.I.S. Messina Tirrenica c/o Hotel La Bussola (ME); Europa Wine Bar (AG); San Domenico Ristorante Wine-Bar (PI); Enoteca Il Salotto e ….(SI).


    All’estero: Belgio - De Wijnrank, Brulens; Brasile - World Wine Jardins, World Wine Centro, World Wine Ribeirão Preto, World Wine Itaim Bibi e World Wine, San Paolo; Canada - BlackSquare Inc e Wine Collective, Calgary; Grano, Toronto; Il Nido, Nicli Antica Pizzeria, Legacy Liquor Store e Everything Wine, Vancouver; Cina - The Wine Gallery by ASC Fine Wines, Hong Kong; Germania - Poletto Winebar, Amburgo; Malatesta, Berlino; L’Antipasto Nuovo, Monaco; Giappone – La Grazia, Osaka; Russia – Grand Cru, Mosca; Messico – Viparmex, Guadalajara; Romania - Malvasia Restaurant, Bucarest; USA - Osteria Mamma, Hollywood; Trattoria Oliva, Sherman Oaks; Vendome, Toluka Lake; Toast Enoteca & Cucina, San Diego; North American Sommelier Association e Wine House, Los Angeles; Jasper's Marco Polo Restaurant, Kansas City; Wine and Spirit Warehouse, Libertyville; Chelsea Wine Vault e Centro Vinoteca, New York; Macello e Bar Umbriago, Chicago; Central, Montgomery; Ristorante Bartolotta, Milwakee; Sea Salt, South Naples; Main Street Wine Cellar, New Jersey.


    Ferdinando Calaciura - Ufficio Stampa Italia Alessia Panzeca - Ufficio Stampa Estero

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    28 agosto 2012

    NATURA MAGICA

    Il chiurlo che usa gli uragani come una fionda per volare a 100 miglia all’ora

    Ma nei Caraibi gli uccelli migratori sono attesi dai bracconieri
    [ 27 agosto 2012 ]

    L'avvio della stagione degli uragani ha fatto saltare la giornata inaugurale della convention repubblicana a Tampa, in Florida, e seminato ancora una volta morte e distruzione nei Caraibi, eppure c'è un uccello che ne approfitta per effettuare più velocemente la sua lunga migrazione e per cercare di salvarsi dalle fucilate dei bracconieri.
    I ricercatori del Center for conservation biology (Ccb) di Williamsburg, in Virginia, hanno documentato l'incredibile comportamento della migrazione dei chiurli piccoli (Numenius phaeopus), che gli statunitensi chiamano Whimbrel, uccelli limicoli di grandi dimensioni con lunghi becchi ricurvi, che volano attraverso gli uragani e le tempeste, solo per non cadere sotto i colpi dei fucili dei cacciatori di frodo di isole come le francesi Guadalupa e Martinica oppure di Barbados, Guyana, Suriname e Guyana.
    Utilizzando trasmettitori satellitari collegati agli uccelli, i ricercatori hanno monitorato un chiurlo, chiamato Hope (speranza) che nel 2011 ha attraversato una grande tempesta tropicale e spiegano che nel 2011. «Gli ci sono volute 27 ore in media per volare non stop a sole 9 miglia all'ora (mph) attraverso la tempesta per raggiungere il centro, poi si è alzato in volo con una media di quasi 100 mph per 1,5 ore al di fuori del " back-end", utilizzando la potenza della tempesta come una i "fionda" per raggiungere il suo territorio».
    I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Wader Study Group Bulletin ("Whimbrel tracked with satellite transmitter on migratory flight across North America. 2008") e Fletcher Smith, il biologo responsabile del progetto di monitoraggio, spiega che «La nostra ricerca sta documentando alcune dinamiche davvero sorprendenti delle migrazioni degli uccelli. Oltre alle distanze di viaggio semplicemente impressionanti di questi uccelli, spesso migliaia di chilometri alla volta, senza sosta, stiamo anche osservando quello che potrebbe essere descritto come il "jaw dropping" delle prodezze fisiche che riguardano le tempeste. Questi sforzi erculei lasciano gli uccelli esausti e hanno bisogno di un rifugio sicuro per riposare e fare rifornimento. Purtroppo alcuni di questi siti sono nelle Piccole Antille»".
    Lo "Shorebird tracking project" è frutto della collaborazione tra Ccb, Canadian wildlife service, The Nature Conservancy il Fish and wildlife service Usa, il Georgia department of natural resources, il Virginia coastal zone management program, ad il Manomet center for conservation sciences. Il progetto traccia le migrazioni di 20 chiurli piccoli per capire meglio le loro rotte migratorie e le loro posizioni, un controllo fondamentale per proteggere questa specie in declino. Dal 2008 lo studio ha monitorato il volo dei whimbrels per più di 185.000 miglia (300,000 km).
    L'Abc sottolinea che le fucilate dei bracconieri sono una delle maggiori minacce che gli uccelli devono affrontare nei Caraibi, «Inoltre, le zone umide stanno scomparendo in tutte le isole a causa del crescente sviluppo del turismo, dell'agricoltura e dell'espansione urbana. Più della metà delle zone umide che rimangono sono gravemente degradate dal taglio delle mangrovie e delle foreste costiere, dall'inquinamento, dalla cattiva gestione dell'acqua e dalle catastrofi naturali, quali siccità e uragani. Come risultato, molti uccelli minacciate che si basano su queste zone umide dei Caraibi sono ora in declino».
    Nei Caraibi molte persone si appostano nelle paludi per sterminare impunemente tutto quel che vola e questi cacciatori illegali nel 2011 hanno anche abbattuto due importanti chiurli, Machi e Goshen, che erano monitorati dal team di Smith. Machi era un vero e proprio campione: nelle sue migrazioni ha volato per 27.000 miglia ed ha attraversato la tempesta tropicale Maria; Goshen ha percorso 14.000 miglia, combattendo per diverse ore con l'uragano Irene. I due uccelli sono stati costretti a prendere terra in Guadalupa, una zona che avevano evitato nelle precedenti migrazioni monitorate, e sono stati uccisi dai cacciatori di frodo.
    American Bird Conservancy (Abc) ed altri gruppi di salvaguardia dell'avifauna hanno denunciato la tolleranza delle autorità francesi per la caccia illegale in Guadalupa, che è un Dipartimento francese di oltremare e che quindi dovrebbe far rispettare i regolamenti europei sulla caccia e la tutela delle specie selvatiche.
    Secondo George Fenwick, presidente della Abc, «Questo massacro di massa degli uccelli deve finire. Queste battute di caccia sono l'antitesi di tutto ciò che la comunità dei cacciatori fa qui negli Stati Uniti. Non si curano dell''impatto che hanno sull'ambiente, non si preoccupano di avere autorizzazioni e di promuovere gli sforzi di conservazione e, talvolta, non si prendono nemmeno la briga di raccogliere gli uccelli ai quali hanno sparato».
    L'Abc ha inviato una lettera al ministero francese dell'ecologia per chiedergli di «Adottare misure immediate per interrompere la ripresa della caccia non regolamentata e non monitorata sull'isola di Guadalupa». Nella lettera si sottolinea anche «La pressione che la caccia non regolamentata ha sugli uccelli limicoli in questo dipartimento francese» e chiede che «il Ministero dell'Ecologia ponga fine a questa barbara pratica in tutti i dipartimenti americani francesi ed adotti pratiche che proteggano l'avifauna in questo emisfero». Per Fenwick «A volte qualcosa di buono può venire fuori da qualcosa di brutto e in questo caso, credo che il bene che può emergere è che i gruppi ambientalisti dell'isola e i regolamentatori inizieranno ad avere una visione più critica di come gestire in modo più efficace le pratiche della caccia nelle loro comunità».

    SICCITA', FAO

    Non esiste sicurezza alimentare senza sicurezza delle risorse idriche.

    Settimana mondiale dell'acqua, lanciato un nuovo piano d'azione
     
    [ 27 agosto 2012 ]
     
     
     
    da greenreport

    La Fao oggi lancia un nuovo allarme: «La siccità in alcune parti del mondo ha avuto pesanti ripercussioni sulla produzione cerealicola mondiale ed ha contribuito al rialzo dei prezzi alimentari registrato ogni anno a partire dal 2007» e l'agenzia dell'Onu sottolinea «La necessità di trasformare il modo in cui l'acqua viene usata, e sprecata, lungo l'intera filiera alimentare.
    Intervenendo a Stoccolma alla Settimana mondiale dell'acqua, organizzata dallo Stockholm International Water Institute, che si conclude il 31 agosto e che ogni anno riunisce politici ed esperti di tutto il mondo per discutere delle risorse idriche e della loro gestione, il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha detto che «Non esiste sicurezza alimentare senza sicurezza delle risorse idriche. Il recente rapporto della Fao "The State of Land and Water Resources for Food and Agriculture" avverte chiaramene che scarsezza d'acqua ed inquinamento stanno mettendo a rischio in tutto il mondo interi sistemi produttivi. L'agricoltura come viene praticata oggi è una delle cause di questo fenomeno, poiché rappresenta il 70% di tutto il consumo d'acqua a livello mondiale».
    Poi da Silva ha fatto notare che il settore della produzione alimentare ha anche un enorme potenziale per cambiare il modo in cui l'acqua viene utilizzata: «L'agricoltura è l'elemento chiave per un uso sostenibile delle risorse idriche. Per raggiungere quest'obiettivo e soddisfare la crescente domanda di cibo, dobbiamo riuscire a produrre in modo che si preservino le risorse idriche, si usino in modo più sostenibile ed intelligente, e si aiuti così l'agricoltura ad adattarsi al cambiamento climatico».
    Per vincere questa sfida la Fao propone il nuovo piano d'azione "Coping with water scarcity: An action framework for agriculture and food security", per la gestione dell'acqua in agricoltura, realizzato con il contributo della Cooperazione italiana allo sviluppo che individua alcune aree prioritarie d'intervento:
    Modernizzazione dei sistemi irrigui. I vecchi sistemi irrigui devono essere modernizzati per riuscire a rispondere alle necessità degli agricoltori di domani e consentire un uso più efficiente dell'acqua, che aiuti a incrementare la produzione. L'irrigazione agricola del futuro dovrà sempre più basarsi su sistemi di tubature e mettere insieme in modo sostenibile differenti fonti, incluse le falde freatiche.
    Migliore stoccaggio dell'acqua piovana a livello agricolo. Immagazzinando l'acqua in stagni di piccole dimensioni o direttamente nel terreno gli agricoltori possono ridurre i rischi connessi con la siccità e incrementare la produzione.
    Riciclare e rimpiegare. Riutilizzare l'acqua, in particolare le acque reflue trattate provenienti dai centri urbani, può aiutare la produzione agricola nelle zone aride, un modo più sistematico e sicuro di usarle può fare incrementare la produzione locale.
    Controllo dell'inquinamento. Devono essere introdotte norme più strette di controllo della qualità dell'acqua e meccanismi efficaci per farle rispettare al fine di ridurre l'inquinamento idrico che non fa che peggiorare la situazione.
    Ridurre lo spreco di cibo. La riduzione delle perdite post-raccolto deve essere parte integrante di qualsiasi strategia che affronti la penuria d'acqua. Il 30% di tutto il cibo prodotto a livello mondiale - l'equivalente di 1,3 miliardi di tonnellate - va ogni anno perduto o sprecato lungo la catena alimentare "dal campo alla forchetta". Ridurre queste perdite aiuterà a ridurre la pressione su risorse naturali essenziali per la produzione alimentare quali la terra e l'acqua. Inoltre le politiche agricole dovrebbero considerare il potenziale che la produzione non irrigua ancora offre in molte aree, e cercare una combinazione integrata di agricoltura irrigua e piovana.

    MIELE ITALIANO IN CRISI

    Produzione in calo per il caldo e la concorrenza cinese

    E’ crisi in Italia non solo per l’economia. In picchiata anche la produzione nostrana di miele che quest'anno sarà del 65% in meno rispetto all'annata 2011. Principali imputati: il clima torrido e la siccità. Lo rende noto l'Asga, l'associazione degli apicoltori delle provincie di Siena, Arezzo e Grosseto in vista della settimana del miele che si terrà a Montalcino dal 7 al 9 settembre prossimo.

    Prezzi fermi «Dalla Val d'Aosta alla Sicilia, il raccolto di miele risulta quest'anno drasticamente ridotto - sottolinea l'associazione - e se già la primavera non era andata bene, a causa delle piogge, anche i mieli estivi, sui quali gli apicoltori avevano puntato tutte le loro speranze, registrano un bilancio decisamente negativo a causa delle altissime temperature». Secondo i produttori non dovrebbe però esserci un aumento dei prezzi «impensabile in questo momento di crisi» però potrebbe esserci un aumento dell'import di miele cinese «prodotto - sostengono all'Asga - attraverso processi industriali e di scarsissima qualità, ma dal costo nettamente inferiore».

    L’appello dei produttori ai consumatori Da qui l'appello dei produttori a comprare miele italiano. «Quest'anno i consumatori avranno forse una minore scelta a disposizione - precisa Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del Miele” perché alcune varietà sono state prodotte in quantità ridotte, ma non dimentichiamo che l'Italia è il Paese che vanta il maggior numero di mieli uniflorali al mondo, grazie ad un ricco patrimonio di biodiversità».

    27 agosto 2012

    VERSI DI VINI IN VIA MARCONI

    Ieri sera, nell'antica via Marconi, sede dell'AFRA, l'associazione dedicata a Antonella Franceschini e gestita dalla sorella Caterina con la sua famiglia, la seconda edizione di "Versi di Vini" che ha visto una bella partecipazione di pubblico nonostante il temporale di qualche ora prima e il buio totale del centro storico con la luce che è tornata propprio mentre stava per iniziare l'evento.

    Una sera incantevole all'insegna della cultura con i canti della tradizione popolare di Cinzia Minotti e Chiara Scarpone, accompagnate dalle rispettive chitarre e dalla fisarmonica di Beppe; le voci di Carolina Mastrogiuseppe, poetessa stupenda e delicata, Daria De Notaris, sempre più brava e quella mia per due poesie in dialetto larinese.

    Un'atmosfera bella, curata nei minimi particolari dai padroni di casa e ritmata da Gianluca Venditti, regista e presentatore bravissimo della serata. Voci e suoni in perfetta armonia con i grandi vini di Angelo D'Uva, vignaiuolo in Larino, che per me sono una fonte di orgoglio per questa mia terra bella e sempre più saporita.
    A presentare il "Ricupo, un Montepulciano in purezza che dieci anni fa ha dato inizio alla grande avventura della Cantina D'Uva, e una "Tintilia del Molise " Doc 2009, una bravissima Enrica Luciani, la moglie di Angelo.

    Una serata ricca, gustosa, piena di quelle emozioni che rendono la vita bella da vivere.
    Grazie Afra, grazie cari giovani che, come lo scorso anno, avete mostrato tanta passione che lascia sperare in un domani migliore per Larino ed il Molise che ne hanno davvero bisogno.

    26 agosto 2012

    Persi 2 milioni di ettari di suolo

    Italia non autosufficiente dal punto di vista alimentare.

     Al Cdm il ministro alle Politiche agricole rilancia la lotta contro il consumo selvaggio di suolo. Mario Catania: «Contro la speculazione necessario raccordare politiche agricole mondiali»

     
    [ 24 agosto 2012 ]da greenreport


    In dieci anni un'area di suolo pari a tutta l'estensione del Veneto (2 milioni di ettari) ha abbandonato l'Italia, inghiottita dal cemento. L'allarme lanciato da Cia (Confederazione italiana agricoltori) spiana la strada alla bozza del ddl contro il consumo di suolo agricolo presentata oggi dal ministro alle Politiche agricole, Mario Catania, nel corso del Consiglio dei ministri.

    «Una proposta che incontra il nostro appoggio e il nostro sostegno, andando nella direzione da noi auspicata da anni - affermano dalla Cia - Dall'estensione della superficie coltivata dipende direttamente l'autosufficienza alimentare del nostro Paese, che ad arriva a coprire il fabbisogno di cibo di tre cittadini su quattro. E se si va avanti a questo ritmo la sottrazione di terreni agricoli rischia di aumentare considerevolmente la nostra dipendenza dall'estero. Dovendo ricorrere ulteriormente alle importazioni per coprire il deficit produttivo. Da una parte cresce la domanda di cibo e dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va affrontata sia a livello nazionale che a livello globale, dove Fao e Ocse stimano che per sfamare i 9 miliardi di persone che saremo nel 2050 bisognerà aumentare la produzione agricola del 60 per cento in 40 anni».

    Continuando di questo passo, entro il 2030 spariranno 70 ettari al giorno di suolo agricolo, quando «perdere suolo agricolo vuol dire aumentare la nostra dipendenza dall'estero sul fronte alimentare, oltre che mettere a rischio un patrimonio paesaggistico rurale che vale 10 miliardi di euro l'anno». Un percorso del tutto insostenibile.

    Lo stesso ministro Catania, in un'intervista sulle pagine del Manifesto di oggi, afferma che «a livello nazionale dobbiamo affrontare una serie di questioni: il consumo del suolo, appunto, e poi il problema dell'acqua. Due punti su cui bi­sogna voltare pagina; devono far parte di un nuovo modello di sviluppo perché negli ultimi 50-60 anni abbiamo inseguito una sviluppo in­controllato e non programmato di attività indu­striali e di edilizia. Crescita vuoi dire anche tute­la del made in Italy e funzionamento della filiera agricola in modo da assicurare reddito agli agri­coltori. L'agroalimentare può dare un grosso contributo alla crescita. Sia chiaro, non sto teo­rizzando il ritorno alla civiltà rurale, sarebbe ridi­colo, ma un modello più armonico che premi la qualità dei prodotti, in sintonia con l'ambiente, la qualità della vita e del lavoro.

    È inconcepibile, infatti, che da esportatori di grano, oggi in Italia l'approvvigionamento di grano tenero rimanga largamente al di sotto del 50% mentre per il gra­no duro siamo al 70-80%. Non siamo autosuffi­cienti nemmeno nell' olio di oliva, fermo aI 75-80% dell'approvvigionamento. Rimaniamo in eccedenza solo con vino, riso e ortofrutta. Per­ché da troppo tempo non abbiamo una vera po­litica agricola. E se viviamo bene è solo perché siamo in un periodo storico di pace, in occiden­te. Ma non dobbiamo farci illusioni: la doman­da mondiale crescerà più dell'offerta».

    Proprio in quanto problema globale (e di primissima importanza) quello della gestione delle risorse alimentari merita un'azione coordinata a livello planetario. Lo esige la necessità di sottrarre tali commodities dai movimenti speculatori di una finanza rapace e attiva sui mercati internazionali. «Le transazioni sulle commodities agricole - continua Catania nell'intervista - sono decine di volte superiori al valore delle transazioni reali. Per fermare la cosiddetta volatilità dei prezzi, dovuta anche all' effetto della specula­zione, bisogna regolamentare il mercato dei deri­vati che amplifica le tendenze e quindi dilata gli andamenti reali. E l'unico modo per farlo è rac­cordare le politiche agricole mondiali. L'anno scorso, al G20 di Parigi, come capo dipartimento del ministero, ci ho provato in accordo con i fran­cesi. Ma c'è una cultura predominante che si ri­fiuta di mettere le mani sui mercati finanziari». Una cultura da smantellare, magari partendo proprio dal territorio più sensibile, quello riguardante le commodities alimentari.

    A CAMPOLIETO MARTEDI' 28 PER PARLARE DI TERRITORIO E SVILUPPO


    I COLORI DELLA VITA  A.P.S.                                                       PASTORALE TURISMO

     

    MARTEDI’ 28 AGOSTO 2012 ORE 20,00

    CENTRO SAN PIO – CAMPOLIETO

    INCONTRO CON LA CITTADINANZA

      OPPORTUNITA’    E   SVILUPPO ARMONICO DEL TERRITORIO

    Incontro didattico, informativo ed esplicativo per  insediamenti produttivi, in particolar modo in agricoltura, e per ottenere finanziamenti pubblici. 

    SALUTI

    ORAZIO  SALVATORE                   SINDACO DI CAMPOLIETO

    INTERVENTI

    S.E. GIANCARLO BREGANTINI    ARCIVESCOVO DIOCESI DI CAMPOBASSO – BOIANO

    ANGELA FUSCO PERRELLA          ASSESSORE REGIONALE AGRICOLTURA

    PASQUALE DI LENA                      AGRONOMO – ESPERTO ENOGASTRONOMIA

     

    Saranno presenti per contributi tecnici e spiegazioni il dr Nicola Pavone, dirigente regionale, e il dr Antonio Di Lallo, direttore del GAL Molise verso il 2000

     

    Al termine dell’incontro sarà allestito un buffet multietnico curato dai giovani immigrati presenti nella struttura di accoglienza di Campolieto , gestita dalle cooperative CSS e Sirio,  con il coordinamento dello chef Gianni Felice.

        

    25 agosto 2012

    IL VECCHIO CHE AVANZA: LA LETTERA DI MICHELE PIETRAROIA E LA MIA RISPOSTA


     IL VECCHIO CHE AVANZA: LA LETTERA DI MICHELE PIETRAROIA E LA MIA RISPOSTA

     

    Pasquale grazie per aver commentato la mia proposto di riordino del sistema delle autonomie locali che siamo costretti ad adottare entro il 4 ottobre 2012 in attuazione del DL n.95/2012 convertito in legge il 7 agosto scorso. In assenza di una proposta della Regione scatteranno i poteri sostitutivi del Governo. Nella mia ipotesi non si mette in discussione alcun comune del Molise e alcuna identità, ma si tiene conto di diverse norme di legge nazionali ( 244/2011, 148/2011, 244/2007, DL 95/2012, ecc. ) che prescrivono obbligatoriamente la gestione associata dei servizi per almeno tre funzioni fondamentali dal 1 gennaio 2013. In caso di inottemperanza provvede il Prefetto ai sensi della legge 133/2003. Le Unioni dei Comuni consentono la gestione associata e rappresentano delle sedi istituzionali intermedie tra l'unica provincia che rimane ed il singolo comune. Storicamente in Molise ci sono sempre state aree comprensoriali che hanno ruotato intorno ai comuni più grandi ( Riccia, Larino, Trivento, ecc. ). Per la Macro - Regione si ipotizza una cooperazione istituzionale rafforzata, fermo restando l'autonomia istituzionale, per pianificare interventi su grandi scelte strategiche ( Corridoio Adriatico, rapporti con l'area dei Balcani, Infrastrutture, servizi in zone di confine amministrativo, direttrici di mobilità, ecc. ). Nel nuovo quadro comunitario di sostegno 2014 - 2020 sono previste ipotesi di Macro - Area suscettibili di finanziamenti europei aggiuntivi.
    La mia è una proposta che si presta a molteplici osservazioni e sono pronto a discutere su altri testi per individuare entro il 4 ottobre una sintesi più avanzata da prospettare al Governo. Non vorrei che prevalessi l'atavica metodologia molisana di non trattare l'argomento, non istruire alcuna proposta e non trasmettere a Roma alcun documento pubblico nel solco dell'antico motto che il non fare è sempre la scelta giusta.
    Con affetto e stima
    Michele Petraroia

     

    Anche a te grazie, Michele, per aver posto attenzione al mio commento che, dopo aver letto la tua risposta, non ritengo di modificare, nonostante le accorte precisazioni. Ci sono momenti e opportunità in cui non basta prendere atto, bisogna coglierli per andare oltre. Oltre il Molise che abbiamo nelle mani, sempre più fragile per come è stato ridotto da programmazioni errate del passato, soprattutto a partire dagli anni ‘70.

    Oltre il Molise che rischia di perdere la sua identità, nel momento in cui non si trova il coraggio di interrompere un percorso per iniziarne subito un altro.

    Mi rendo conto che il tempo che ci separa dal 4 ottobre è poco per credere al miracolo, ma quello che è giusto fare per credere nel Molise del domani bisogna farlo e ciò è possibile se si mettono da parte i fallimenti (industrializzazione, infrastrutture a capocchia, perdita di altro territorio, neoliberismo, e altro ancora) e si parte da nuove impostazioni e certezze che danno il senso del cambiamento e non della continuità.

    Il mio commento è una critica alla continuità che rischia di produrre gli stessi risultati negativi del non fare.

    Contraccambio i sentimenti di affetto e stima e invio i miei migliori saluti.

    Pasquale Di Lena

    COLLI ORIENTALI DEL FRIULI: INIZIATA LA VENDEMMIA

    Confermato un calo produttivo del 30 per cento a causa della siccità
     

    Ma la qualità dei vini, per ora, non è in discussione

    La vendemmia è iniziata da una settimana e dai Colli Orientali del Friuli arriva la conferma di un calo produttivo medio delle rese dei vigneti pari al 30 per cento, determinato dall’anomalo andamento stagionale. Non tutti i vitigni si stanno comportando allo stesso modo, ma i tecnici segnalano un calo maggiore (circa il 50 per cento) per quanto riguarda il Pinot grigio, la seconda varietà più coltivata nei Colli Orientali e la prima in Friuli Vg.
    La riduzione produttiva a ettaro riflette un –6 per cento del peso medio dei grappoli; un 7 per cento in meno nel numero di acini e un -17 per cento del peso medio degli acini.
    «Dal punto di vista della qualità, per ora – aggiunge Pierluigi Comelli, presidente del Consorzio di tutela – non si segnalano criticità particolari. Per certo stiamo vendemmiando uve molto sane che confidiamo adesso di raccogliere con serenità, in assenza di temuti eventi calamitosi (grandine in particolare)».
    L’andamento dell’annata vitivinicola, si conferma come anomala, ma inserita in un trend climatico di surriscaldamento complessivo del nostro pianeta. Riferendosi alla media delle temperature degli ultimi 12 anni, la primavera 2012 ha avuto un decorso leggermente più freddo. Poi: giugno, luglio e agosto, sono stati più caldi della media. In particolare, agosto, mese che coincide con la maturazione degli acini, ha manifestato un aumento di 3 °C sulla media degli anni scorsi, balzando a un +7 °C sulla media dell’ultima decade dell’anno medio. Una maturazione dei grappoli che si sta completando in un clima arido, dunque (in alcuni territori, dopo la fioritura non è mai piovuto), e una conferma che, attualmente, le temperature del Fvg sono le stesse di quelle del Lazio di 30 anni fa.
    Per troppo tempo rinviato, dicono ai Colli Orientali, ora serve mettere mano a un progetto che tenga conto delle aumentate necessità idriche delle aziende e, dunque, metta in cantiere un vero e proprio piano irriguo pluriennale, almeno per le aree più sensibili.
    ADRIANO DEL FABRO

    RECITAL DI BARBARA PETTI, LA NUOVA STELLA DEL MOLISE



    A certi luoghi non basta la sola bellezza architettonica, statica e silente, o storica per incantare; hanno bisogno di un contributo umano per prendere vita; Villa Zappone, splendida macchia verde di Larino, quasi addormentata nel crepuscolo di un caldo lunedì 20 agosto 2012, è stata rivitalizzata e animata da nuovi suoni vibranti e da una voce già familiare alle orecchie delle sue creature e della sua comunità: la dolce voce di Barbara Petti, bellissima e talentuosa attrice campobassana, magistralmente accompagnata dagli strumenti di Giuseppe Zingaro, bravissimo chitarrista di Mirabello Sannitico. Sono loro i protagonisti della serata, organizzata dal centro culturale “Afra”, “Poesie e Monologhi in Villa”, giunta alla seconda edizione, per ricordare la cara Antonella Franceschini. Barbara, fiore all’occhiello di “Afra”, ha riscaldato nuovamente i cuori e i muscoli del pubblico accorso nel silenzioso abbraccio di Villa Zappone, recitando monologhi tratti dal libro di Erri De Luca, “In alto a sinistra”, inebrianti per l’altalena di sensazioni scatenate, e l’incalzante e divertentissimo “La quercia del tasso” di Achille Campanile, per poi proseguire con i bellissimi versi di Prevert, Bukowski, Majakovskij e Benni, che hanno reso ancor più magica la serata. Giuseppe Zingaro con il suo inventario di strumenti, dalla chitarra alle percussioni di costruzione africana, e con dinamiche perfette si è unito perfettamente a questo meraviglioso concerto, impreziosito anche dai suoni naturali della bellissima location. A fine serata, i due artisti hanno ricevuto il sincero applauso di un pubblico attento, composto ed emozionato. Larino torna a respirare cultura, espressa dall’intimo ed eterno connubio tra musica e poesia, che ha visto in Barbara e Giuseppe due interpreti d’eccezione, e che continuerà a dare un senso alla comunità frentana e linfa vitale ad una Villa Zappone più bella e partecipe che mai.    

    Gianluca Venditti

    24 agosto 2012

    I piccoli gesti quotidiani possono essere determinanti per il futuro.

     


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    Consum-attori in cinque mosse
    Ricetta Oxfam per salvare il pianeta
    da Repubblica
    ROMA - Possono 5,3 miliardi di mele inquinare quanto dieci milioni di barili di petrolio bruciati? La risposta e' si'. Perche' la quantita' di gas serra che si produce buttandole in discarica e' la stessa. Volenti o nolenti, il cibo che non consumiamo finisce da qualche parte, e nel corso di questo processo inquina. Ogni anno sei Paesi buttano via 5,3 miliardi di mele: messe in fila farebbero il giro della Terra nove volte.

    Ridurre la quantita' di acqua nella pentola quando si fa la pasta, usare padelle sottili e abbassare la fiamma permetterebbe di risparmiare 30 milioni di megawattora l'anno. Un impatto che supererebbe quello che si otterrebbe se ogni famiglia dei Paesi "ricchi" piantasse un albero e lo lasciasse crescere per dieci anni.

    Se queste informazioni vi meravigliano, siete i destinatari ideali della campagna "Coltiva - Il cibo. La vita. Il Pianeta" promossa da Oxfam, network internazionale di organizzazioni di Paesi diversi, impegnato nella lotta globale contro poverta' e ingiustizia sociale. La campagna, che mira a riformare un sistema alimentare al collasso, e' stata preparata studiando le abitudini alimentari e la consapevolezza nel consumo
    in Brasile, India, Filippine, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, sei Paesi che non rappresentano il mondo ma rispecchiano economie e modi di consumare molto diversi.

    Dall'indagine e' emerso che sono le famiglie piu' benestanti a incidere maggiormente, con il loro stile di vita, sulle sorti del pianeta, ma che tuttavia proprio queste sono le meno consapevoli del proprio ruolo all'interno del processo. A prendere la maggior parte delle decisioni su spesa e cucina sono le donne, che rappresentano anche il 43% della forza agricola mondiale, ma a livello di vertice contano poco o nulla e solo il 10-20% dei proprietari terrieri e' di sesso femminile.

    Le decisioni che piu' condizionano vengono insomma prese da chi e' meno consapevole: famiglie benestanti con poco spirito critico e uomini che non hanno mai fatto la spesa in vita loro. La situazione, secondo Oxfam, e' allarmante. La buona notizia e' che fare qualcosa non solo e' possibile, ma anche semplice. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht. La nostra e' dunque fortunata. Perche' per migliorare le cose, spiega il network, e' sufficiente seguire cinque regole. Ridurre gli sprechi. Sostenere i piccoli produttori. Comprare cibo di stagione. Cucinare in modo intelligente. Mangiare meno carne.

    Per capire l'importanza e l'efficacia di questi principi, occorre fare una premessa: lo stesso sistema alimentare che ogni giorno fa soffrire la fame a un miliardo di persone, provoca l'obesita' del 50% della popolazione nei Paesi industrializzati. E la quantita' di cibo che i Paesi ricchi buttano ogni anno e' pari a quella che viene prodotta ogni anno nell'Africa sub-sahariana. Nei Paesi del nord del mondo le persone assimilano in media 3.500 calorie al giorno, in quelli del sud 1.500. Per mantenersi in salute ne bastano 2.000. La nostra vita e' insomma scandita da sprechi evitabili. Anche se gettiamo le carte nel cestino, facciamo la raccolta differenziata e andiamo in bicicletta, contribuiamo ogni giorno ad allargare la forbice dell'ingiustizia, con comportamenti che si ripercuotono a catena sulle popolazioni piu' deboli e sulla salute del pianeta.

    Secondo l'indagine di Oxfam, i Paesi piu' consapevoli dell'importanza delle proprie scelte alimentari sono India, Filippine e Brasile, nazioni che conoscono la poverta' e che hanno un rapporto con la natura piu' intimo e rispettoso del nostro. Le stesse tre nazioni sono le piu' sensibili al legame tra cibo e produttore (in coda Regno Unito e Usa, con percentuali bassissime) e questo perche' i Paesi con economie che a lungo sono state agricole sanno bene quanto e' importante garantire la sopravvivenza dei contadini, perche' solo cosi' si protegge la qualita' del prodotto. Spagna, Regno Unito e Stati Uniti sono i Paesi meno interessati al "come fare la differenza": problema che invece dovremmo porci, vista la progressiva mancanza di risorse cui le nazioni piu' industrializzate devoo far fronte.

    Programmare cosa mangiare in anticipo e utilizzare gli avanzi e' un buon primo passo verso uno stile di vita meno dannoso. Sostenere i piccoli produttori (un miliardo e mezzo nel mondo) significa premiare pratiche agricole sostenibili e garantirsi cibo in futuro. Un esempio di spesa intelligente, in questo senso, e' l'acquisto di prodotti del commercio Equo e Solidale. Il prezzo pagato agli agricoltori e' infatti geralmente modesto rispetto a quello che paghiamo come ultimo anello della catena e quasi mai i rincari sul cibo venduto al supermercato si traducono in benefici per il contadino di turno. I redditi bassi impediscono agli agricoltori di investire nelle proprie fattorie e di pianificare la propria attivita' rispettando le coltivazioni stagionali e quindi il pianeta. Presi per il collo, gli agricoltori non faranno mai i nostri interessi o quelli dell'ambiente ma quelli propri e delle grandi aziende. Oxfam ha calcolato che se ogni famiglia dei sei Paesi oggetto dell'indagine comprasse almeno due barrette di cioccolato equo e solidale l'anno, ogni anno ne verrebbero vendute 12,5 miliardi, soldi che si tradurrebbero in un'opportunita' di reddito per piu' di 90mila coltivatori di cacao.

    Va da se' che anche acquistare cibo di stagione e' fondamentale. Non solo perche' frutta e verdura "del momento" sono piu' buoni, ma perche' coltivare prodotti fuori stagione o trasportarli da un Paese all'altro costa enormemente di piu', sia al nostro portafogli che all'ambiente.

    Cucinare in modo piu' intelligente e' semplice: basta non esagerare con l'acqua, spegnere la fiamma quando non serve. E magari non abusare degli elettrodomestici o non lasciarli accesi piu' del necessario.

    Infine, la carne. C'e' chi dice che fa bene e chi afferma il contrario. Scuole di pensiero. Quel che e' certo e' che circa l'8% del consumo idrico globale serve per produrre cibo per il bestiame, che a sua volta e' responsabile del 18% delle emissioni di gas serra del pianeta. Nel mondo vengono prodotti ogni anno 42 kg di carne a persona e considerando che 500 gr (la quantita' necessaria per un ragu' per quattro persone) hanno bisogno di 6.810 litri d'acqua, il calcolo in termini di spreco e' presto fatto. La buona notizia e' che 500 grammi di fagioli (che a livello di apporto proteico possono sostituire la carne rossa) richiedono solo 818 litri d'acqua: quindi basta preferire una tantum al ragu' un piatto di fagioli per far risparmiare 6.000 litri d'acqua. Oxfam non chiede di diventare vegetariani: basterebbe consumare la carne con raziocinio.

    I principi promossi dalla campagna Coltiva possono, secondo gli esperti, migliorare la situazione dell'ambiente, la qualita' del nostro cibo, e quindi anche la nostra salute. Per sentirsi piu' consum-attori e meno ingranaggi passivi, basta metterli in pratica.

    (24 agosto 2012)

    In soli 8 mesi l'umanità ha esaurito le risorse della Terra per il 2012

     O cambiamo modello di consumo o il pianeta non regge

     
    [ 23 agosto 2012 ]
     da greenreport
     

    Oggi è il primo giorno del 2012 che la popolazione del pianeta Terra vive sfruttando riserve di risorse che vanno oltre il reddito naturale che il pianeta ci offre in un intero anno. Infatti, il 22 agosto c'è stato l'Earth Overshoot Day, che segna la data (sempre più anticipata) in cui l'umanità ha esaurito il suo bilancio naturale per l'anno in corso. Come osservano dal Global Footprint Network, «stiamo operando in scoperto. Per il resto dell'anno, manterremo il nostro deficit ecologico attingendo alle riserve di risorse locali e incidendo sull'accumulo di anidride carbonica nell'atmosfera».

    Proprio come fosse un estratto conto bancario, ogni anno il Global Footprint Network registra entrate e uscite e misura la domanda dell'umanità e l'offerta di risorse naturali e di servizi ecologici. Ne emergere ogni anno un dato che dovrebbe far riflettere e che nel 20912 fissa in 8 mesi il limite del superamento della sfruttamento delle risorse rinnovabili e del sequestro di C02 che il nostro pianeta può fornire per un anno intero.

    Il primo l'Earth Overshoot Day ci sarebbe stato 20 anni fa, nel 1992, quando per la prima volta i consumi del genere umano avrebbero superato la capacità del pianeta di ricostituire le risorse sfruttate. Allora la data limite era il 21 ottobre. Dieci anni dopo, nel 2002, l'Overshoot Day era ancora al 3 ottobre. Alla luce delle tendenze attuali di consumo, una cosa è chiara: l'Earth Overshoot Day arriva sempre prima e sempre più velocemente, dato che nel 2012 siamo arrivati al 22 agosto, con un'accelerazione davvero preoccupante.

    L'Earth Overshoot Day è un concetto originariamente sviluppato Global Footprint Network e dalla New Economic Fondation, un think tank britannico, ed ogni anno segna la data dopo la quale iniziamo a vivere al di là dei nostri mezzi, mettendoci di fronte al divario tra la nostra domanda di risorse e di servizi ecologici e quanto la Terra è in grado di fornire.

    Il Global Footprint Network spiega che «durante la maggior parte della storia, l'umanità ha utilizzato le risorse della natura per costruire città e strade, per fornire cibo e creare prodotti, e per assorbire le emissioni di anidride carbonica a un tasso che era ben all'interno del bilancio della Terra. Ma a metà degli anni 1970, abbiamo attraversato una soglia critica: il consumo umano ha iniziato superare ciò che il pianeta poteva riprodurre». Secondo i calcoli del Global Footprint Network, «la nostra richiesta di risorse rinnovabili ecologiche e dei loro servizi è pari a più di 1,5 volte quelle della Terra». I dati ci dimostrano che siamo sulla cattiva strada per richiedere le risorse di due pianeti ben prima della metà del secolo.

    Naturalmente non tutti i Paesi "mangiano" le risorse terrestri allo stesso modo e come sempre sono i Paesi sviluppati a consumare di più, ma quelli emergenti stanno recuperando rapidamente terreno, aumentando il peso sul pianeta. Se tutti gli abitanti della Terra consumassero quanto un cittadino del piccolo regno petrolifero del Qatar, i pianeti Terra necessari per l'umanità sarebbero 6 e mezzo.

    Già oggi l'impronta ecologica totale della Cina re la sua richiesta di risorse naturali sono le più grandi del mondo, ma la sua impronta pro-capite rimane modesta, ma con la crescita economica e gli aumenti dei consumi personali la popolazione cinese avrà un impatto sempre maggiore sull'incremento del disavanzo ecologico del pianeta. Se si prendono i Paesi più ricchi, gli Usa sono andati in Overshoot già il 28 marzo, l'impronta pro-capite usa equivale al consumo di 4 pianeta Terra. Ma anche l'emergente Brasile ha superato il limite il 6 luglio e per sostenere i suoi consumi pro-capite ci vorrebbero poco meno di due pianeti.

    Stiamo quindi utilizzando ed oltrepassando nostro capitale naturale più velocemente di quanto possa ricostituirsi, stiamo trattando il nostro pianeta come la nostra economia, ma questa "bolla" quando scoppierà lascerà l'intera umanità senza risorse, non è in gioco la borsa di Milano o New York, è in forse la sopravvivenza della vita sul pianeta così come la conosciamo, compresa la nostra.

    I sintomi ci sono tutti, li guardiamo per un attimo orripilati e poi voltiamo la testa: i cambiamenti climatici causati dai gas serra sono sempre più veloci, le foreste ed i mari non riescono ad assorbire tutta la CO2 che scarichiamo in atmosfera, le specie vegetali e animali sono in una crisi di estinzione che colpisce l'intera biodiversità, la pesca è al collasso, i prezzi delle materie e del cibo innescano disordini, le guerre per l'acqua sono già combattute e lo saranno sempre di più. «Le crisi ambientali e finanziarie che stiamo vivendo sono i sintomi di una catastrofe incombente - dice Global Footprint Network - L'umanità sta semplicemente utilizzando più di quello che il pianeta può fornire».

    Presentando il rapporto dell'Earth Overshoot Day 202, Mathis Wackernagel, presidente di Global Footprint Network, ha sottolineato: «Le nazioni di tutto il mondo, e in particolare nel sud dell'Europa, hanno iniziato a sperimentare dolorosamente quanto significa spendere di più di quello che guadagnano. La pressione sulle risorse è simile a quell'overspending finanziario e può diventare devastante. Mentre i deficit di risorse diventano più grandi e i prezzi delle risorse rimangono elevati, i costi per le nazioni diventano insopportabile». La nostra "spesa" ecologica eccessiva è diventata un circolo vizioso che ci sta trascinando sempre più in basso, versi il consumo del capitale della Terra e se non fermiamo la crescita di questa "spesa" i costi sociali ed economici potrebbero essere drammatici.

    Secondo Wackernage «dall'impennata dei prezzi dei combustibili fossili ai paralizzanti debiti nazionali, dovuti in parte all'aumento dei prezzi delle risorse naturali, le nostre economie stanno affrontando la realtà di anni di spese al di là delle nostre possibilità. Se vogliamo mantenere società stabili e vite produttive, non possiamo più sostenere un ampliamento del deficit di bilancio tra ciò che la natura è in grado di fornire e quanto le nostre infrastrutture, economie e stili di vita richiedono».

    Mentre la recessione globale iniziata nel 2008 ha rallentato la richiesta di risorse e le emissioni di CO2, i consumi globali continuano ad aumentare e Global Footprint Network lancia l'ennesimo avvertimento ad un'umanità che sembra resa sorda dall'inazione politica e da un'economia accecata: «Per invertire veramente le tendenze senza il rischio di maggiori crisi economiche, i limiti delle risorse devono essere al centro del processo decisionale. Le attuali tendenze per le risorse già non possono soddisfare le esigenze di una popolazione di 7 miliardi del pianeta che è in crescita. Circa due miliardi di persone non hanno accesso alle risorse necessarie per soddisfare i loro bisogni di base. Mentre milioni di persone nelle economie emergenti si uniscono alla classe media, il nostro consumo di risorse e il deficit ecologico del mondo non potranno che aumentare».

    E' possibile invertire la tendenza e invertire le attuali tendenze del consumo? Global Footprint Network e la sua rete di partner ci credono e chiedono ai governi ed alle istituzioni finanziarie di tutto il mondo di prendere decisioni in linea con la realtà ecologiche, decisioni che possono aiutare a chiudere il gap del bilancio ecologico e prevedere un futuro prospero invertendo il trend di dissipazione delle risorse.

    «Ora è il momento di trovare dei modi di funzionamento delle nostre economie che continuino a lavorare in futuro - conclude Wackernagel - La ripresa a lungo termine avrà successo solo se avviene attraverso riduzioni sistematiche della nostra domanda di risorse e di servizi ecosistemici».