28 novembre 2012

IN ESTONIA, A TALLINN , L’OLIO E LA PASTA RACCONTANO IL MOLISE


 

Tallinn, con il suo delizioso centro medioevale (dal 1997 patrimonio dell’umanità dell’Unesco) ricco di chiese, di piccole case e di un castello posto sulla collina che guarda il porto sul mar baltico, ha sulla sua testa una spada di Damocle, che è quella che non può mai essere dichiarata terminata al vecchio, che esce ogni autunno dal lago Ülemiste sovrastante, perché altrimenti la distrugge inondandola con le acque dell’invaso delle quali si sente padrone assoluto.

Una leggenda nata proprio con l’espansione improvvisa di questa città che, personalmente, ho avuto la fortuna di visitare in occasione dei Campionati Europei Juniores di Atletica Leggera del 2011, quando la città viveva l’onore di capitale europea della cultura.
Paolo Moglia con la sua famiglia a Casa Italia Atletica
In quell’occasione ho avuto il piacere di conoscere Paolo Moglia, che dal 1994, arrivando da Biella, è stato il primo italiano a iniziare un’attività nei Paesi Baltici, con  l’apertura di un ristorante-pizzeria “Controvento” e, insieme, di un’agenzia di  modelle “Top Models”, da subito protagoniste delle più importanti sfilate di moda nelle principali città del mondo e molto richieste dai più famosi fotografi delle riviste di moda più diffuse al mondo . Tutt’ora, fa parte del team Carmen Kass, da tre anni seconda nella lista mondiale delle modelle più richieste e meglio pagate.

Un personaggio che ha fatto e continua a far parlare dell’Italia a Tallinn, in Estonia e, anche nei Paesi baltici, per queste attività, in particolare per il suo nuovo ristorante-pizzeria “Attimo”, l’unico con un forno a legna, che, pur se in periferia (comunque a cinque minuti di taxi dal centro di Tallinn) e collocato in un quartiere non bello, con i suoi casermoni che ricordano la Russia del secolo scorso, è molto noto e frequentato.Lo è  proprio per la qualità della sua cucina, la bontà della sua pizza e la cordialità del personale che rendono “Attimo”, un locale molto ospitale.

Un ristorante-pizzeria che è amato da una clientela affezionata e ricordato dai clienti occasionali che lo hanno, nella stragrande maggioranza, giudicato “eccellente”, il luogo dove andare per degustare non solo “la pizza più buona di Tallinn”, ma, anche, la vera cucina italiana con i prodotti “eccellenti” della nostra enogastronomia, segnati da territori ricchi di tradizioni e di paesaggi, biodiversità.

Sta in questa scelta e nella cura dei piatti il successo di Paolo Moglia e del suo “Attimo” tricolore, che dona profumi e sapori dei territori più noti del suo Piemonte e della vicina Lombardia, e, con la pasta “La Molisana” e “L’olio di Flora” de La Casa del Vento di Larino, anche del nostro Molise.

L’altro giorno la presentazione di questo olio della Gentile di Larino, quindi  monovarietale e, anche, biologico, raccolta 2012, con una degustazione guidata e assaggi  di pasta La Molisana condita con olio o, anche, con aglio e olio sempre di Flora, che ha visto un’ampia e entusiasta partecipazione di vecchi e nuovi ospiti del ristorante “Attimo”.

Un grande successo quello de l’Olio di Flora e della pasta “La Molisana” a Tallinn, nell’estremo nord di questa nostra cara Europa, che apre alla cultura dell’olio in un’area dove è sconosciuto dalla massa dei consumatori per una cucina tradizionale a base di grassi animali molto buona.

Merito di Paolo Moglia e del suo “Attimo”, il suo ristorante-pizzeria, se si è parlato di pasta e di olio,  i  due prodotti fondamentali della Dieta Mediterranea; dell’Italia, e, soprattutto, del Molise, di Campobasso, di Larino e del suo Olio gentile.

pasqualedilena@gmail.com

CAMPOBASSO, PERSONALE DI NICOLA DUSI GOBBETTI


26 novembre 2012

VERSO L'ENOTECA REGIONALE DEL MOLISE

UNA INIZIATIVA MOLTO INTERESSANTE CHE, SE REALIZZATA, PUO' DIVENTARE UNA RISPOSTA FORTE AL BISOGNO DI IMMAGINE DEI VINI E DELLO STESSO MOLISE.
I VINI COME GLI OLI, I TARTUFI, I LATTICINI, LA CUCINA MARINARA SONO I TESTIMONI PIU' TITOLATI A DIFFONDERE L'IMMAGINE DEL TERRITORIO MOLISANO CON I SUOI IMPORTANTI VALORI E LE SUE TANTE RISORSE STORICO-CULTURALI, PAESAGGISTICO-AMBIENTALI.
 

ORTONA, L'INCONTRO TRA LE CONTRADE

Ormai è un appuntamento fisso che porta le contrade a vivere una serata all'insegna del cibo, dei prodotti importanti del territorio, come vino e olio, e della cucina con piatti della tradizione, spesso dimenticati. Ieri sera si è svolta la VII edizione nel salone, ancor più pieno degli anni passati, della Parrocchia "Cristo Re" in contrada Lido  Riccio di Ortona.
Una edizione dedicata a un piatto "Cardòne e Fasciuole" che ha visto vincitrice la contrada Ruscitti.
Un piatto povero, come tanti del passato, che merita di essere riscoperto per la sua semplicità, composto com'è da pochi ingredienti (fagioli, olio extravergine di oliva, aglio, cardone o cardoncello, peperone dolce seccato e cotto nell'olio bollente che  e sale) e bontà.
Alla contrada vincitrice è andata la targa che riporta le edizioni passate ed è stata consegnata, come da regolamento, con l'impegno di affidarla alla persona più anziana perchè la conservi fino al prossim anno.
Sei le contrade che hanno presentato il piatto "Cardòne e fasciuole", ognuno con una variante sorpattutto legata al peperone. C'è chi ha pensato di coprire il tegame in terra cotta e disporlo a raggiera; chi l'ha inserito e confuso con i due ingredienti principali; altri che l'hanno messo in un piccolo vassoio a fianco al tegame.
Non mancavano fette di pane unte di olio nuovo e bicchieri di vino rosso a base di Montepulciano d'Abruzzo di cui Ortona è la capitale.

Prima della selezione del vincitore di questo concorso denominato CON.VIN.CI (Contrade - Vino e Cibo) e degli altri due, CON.VI.VI (Contrade - Vigne e Vino) e CON.V.OLI (Contrade - Vino e Olio).  da parte di tre giurie di esperti, un confronto introdotto da Nicola Di Ciano per sviluppare il tema "Trilogia della Salute. Saperi di sapori", con Vincenzo Aquilano moderatore. Il primo intervento è toccato a me ed ho parlato del "percorso della qualità", con particolare riferimento all'olio extravergine di oliva.
A seguire Domenico D'Ascenzo che ha affrontato il tema della sostenibilità e, infine, Corrado Pierantoni che ha parlato di "Alimentazione e Salute" davanti a un pubblico molto attento che ha posto molte domande, a dimostrazione che il binomio "Cibo  e Salute" è un tema di grande attualità.
A chiusura dell'incontro e dopo che le giurie avevano terminato il loro impegno, la degustazione del piatto "cardòne e fasciuole" e, a seguire, quella di un altro altrettanto interessante della cucina contadina, "Sagne e Fasciuole" che, accompagnate da ottimi vini delle cantine cooperative di Ortona e dei comuni limitrofi, Montepulciano e Trebbiano d'Abruzzo, hanno riacceso il confronto e dato spazio al dialogo, chiudendo così magnificamente la serata della VII edizione con un pensiero a quale sarà il tema della prossima, quella 2013.

                                                    dr. Vincenzo Aquilano

23 novembre 2012

OGGI CICALE



Oggi panocchie o cicale o, come dicono nel Veneto, canocchie.


Olio di flora, due pomodori, un battuto di cipolla, peperone, sale, cicale, due foglie di basilico e uno spicchio di aglio. quando l'olio ha scottato gli odori e dopo aver fatto rosolare le ciale, un ramaiolo di acqua calda fino a quando il "brodetto" non si è ritirato.

Ho allungato il brodetto, sempre con acqua calda, dopo aver tirato fuori le cicale e una volta ripreso il bollore ho lasciato cadere nella padella le solite chiocciole de La Molisana che si sono "cotte nel loro brodo". Un cucchiaio dietro l'altro e così sono sparite. Non dico "peccato!" perchè hanno lasciato un sapore delicato che ancora mi rimane in bocca

 
IL ROTTAMATORE          

 

ZACC – sempre ieri, ha detto “porterò un po’ di amici in Parlamento”

 

BELINA – da rottamare, spero!
 

22 novembre 2012

MAI RENZI

da ZACC e BELINA

 
ZACC – ha detto che bisogna costruire un’altra sinistra
 
BELINA – un po’ di centro e un po’ di destra per non disturbare i padroni


ZACC – ha detto anche che c’è bisogno di una nuova terza via
 
BELINA – legge solo i titoli

Ndr de L'Asino: ( per amor di democrazia pubblichiamo queste opinioni satiriche con le quali però non siamo assolutamente d'accordo )

QUELLO CHE C'E' E NON PUO' ESSERE BUTTATO


Sto pensando alla mia passione per la cucina che mi porta non solo a gustare tutto quello che preparano le persone a me care o i professionisti della ristorazione, ma anche tutto ciò che riesco a prepararmi da solo per non patire la fame.

Sono stato educato e abituato alla sobrietà, quella che un tempo era un valore che il benessere via via ha completamente cancellato senza alcuna pietà. Il consumismo quando diventa spreco non ha più rispetto di nulla e di nessuno e, così, diventa sempre un male per l’umanità che viene a perdere le sorgenti delle risorse e dei valori che solo il territorio riesce a offrire con la sua generosità.

Quel territorio che ogni giorno viene deturpato dall’avidità e, diciamolo pure, dalla cecità dell’uomo e, sempre più, dalla stupidità. Non è da persona intelligente accumulare denaro sapendo che i cimiteri non hanno banche in cui depositare le fortune perché i morti, tutti, si sono stancati di commerciare, litigare, rubare, ammazzare, fare i furbi, dichiarare guerra e quant’altro di triste ancora ogni giorno ci tocca registrare. I morti hanno capito che non ha senso continuare ed è per questo che si sono guardati bene dall’organizzare le banche.

E’ meglio che torni al discorso con il quale avevo iniziato questa nota, cioè la cucina, il piacere di gustare e anche di preparare partendo da quello che uno ha a disposizione, soprattutto dentro un frigorifero possibilmente svuotato, che è il modo quasi spontaneo di inventare qualcosa.

E’ quello che è successo a me oggi con l’orto bagnato dalla salutare, benefica pioggia di questi giorni, che mi ha costretto ad aprire il frigorifero e scendere nella parte più in basso là dove si conservano le verdure.

Due pomodori, una melanzana, mezza zucchina, del sedano e mezzo cavolo verza che mi ha subito fatto pensare a un buon risotto. Una preparazione facile e veloce scartata dalla necessità di non poter conservare ancora per altri giorni quello che il frigorifero era riuscito a conservare.

La presenza di un peperone e, soprattutto, di una costa di sedano mi ha fatto pensare alla ciabotta ed a quel gusto che danno le verdure diverse, lavate e tagliate nel modo giusto, una volta messe nella stessa pentola.  

Dopo aver trovato due cipolle e uno spicchio d’aglio, ho messo nella pentola con il fondo coperto de L’Olio d Flora e lasciato andare a fuoco moderato ricordandomi di aggiungere sale grosso senza girare per dare all’olio l’acqua necessaria per non bruciare.

Poi, quando ho sentito i primi profumi, ho cominciato a girare e, dopo aver aggiunto mezzo bicchiere di acqua, ho coperto e lasciato cuocere evitando di farle scuocere.

La foto vi mostra i colori di questa preparazione, che riporta alla ciabotta ma che ciabotta nonè,  base per una serie di piatti.

Il primo che viene in mente è quello di mangiar le verdure così come sono state cotte se non si è pensato di lasciare cadere uno o due uova prima di chiudere il gas. Un altro è quello di rigirarlo con il riso appena bollito o con la pasta corta, pensando, a chi piace, di aggiungere un formaggio delicato.

Buon appetito a chi si vuole avventurare a rifare questa mia operazione che mi ha permesso di appagare il mio appetito con tanto gusto.
Cari amici e simpatizzanti dell’Archeoclub di Termoli,


la nostra associazione ha organizzato per domani, venerdì 23 novembre

alle 18,00 presso la galleria Civica di Termoli (Piazza S.Antonio)

una interessante conferenza dal tema:

“L’impegno della SIPBC Onlus nella tutela del

Patrimonio Culturale e nella salvaguardia del territorio”

Relatrice la prof.ssa Isabella Astorri

SIPBC = Società Italiana Protezione Beni Culturali


Vi aspettiamo numerosi


Oscar De Lena

Addetto Stampa e comunicazione

Archeoclub di Termoli


e-mail inoltrata a 120 destinatari






21 novembre 2012


Pasquale Di Lena informa

TRA I MIGLIORI VINI AL MONDO ANCHE DUE VINI MOLISANI

SI è appena concluso a Verona  il 20° Concorso Enologico  Internazionale, la competizione di Vinitaly che designa i migliori vini del mondo, e su 2269 campioni provenienti da 23 paesi del mondo, due i vini molisani che hanno avuto la Gran Menzione: la Tintilia del Molise “Embratur” Doc 2010 della Cantina Cooperativa Valtappino di Campobasso, nella categoria vini rossi ultime due vendemmie, e il Molise Moscato “Apianae” Doc 2009 dell’Azienda Di Majo Norante di Campomarino, nella categoria vini dolci naturali.

Un risultato molto importante, in considerazione del peso e prestigio della competizione veronese, che premia due cantine note del Molise e due vini dai caratteri e tipologia differenti, che onorano la buona tavola, con la Tintilia, il vino rosso proprio del Molise, che accompagna bene gli antipasti a base di salumi, i primi e, soprattutto i secondi a base di carni rosse o, anche, formaggi stagionati, mentre l’Apianae, quale vino dolce a base di moscato, chiude magnificamente un pranzo o una cena per accompagnare i dolci o, anche, per animare una conversazione o rendere piacevole una meditazione.

Il Molise c’è con i suoi vini, grazie ai suoi bravi produttori, e questo non può che fare piacere.   

AGNONE - IPOTESI DI VALORIZZAZIONE DELTERRITORIO


da ZACC e BELINA



                                                                             disegno di Ro Marcenaro
BALLARO’!

ZACC – la Polverini si è dimenticata di assegnare i fondi per la ricerca
 
BELINA – non sa che cosa è

19 novembre 2012

da ZACC E BELINA

 

IL PENSIERO!

ZACC - Non mi fanno paura i fumogeni sparati dalla polizia, mi fanno paura i ragazzi a volto coperto con spranghe e molotov." Il pensiero della Santanché
 
BELINA – Si merita Sallustri




LA FRESSORE (la padella) di MICHELE NATILLI



Un incontro ieri sera molto interessante con una riflessione importante sulla crisi e la sua influenza sui consumi, in particolare quelli della carne con un'analisi attenta da parte del dirigente dell'Inea del Molise, dr. Alfonso Scardera, che ha sottolineato con una serie di dati i cambiamenti profondi in atto;
il presidente del Consorzio de "Le carni del tratturo", Giovanni Monaco, che ha messo in luce il ruolo di uno strumento che vede insieme allevatori e macellai nell'opera di garantire il consumatore della qualità e della provenienza, tutta molisana, della carne di vitello;

il presidente della Federcarni, Michele Natilli, che ha sottolineato il ruolo dell'agricoltura e la centralità del territorio molisano, dal quale ripartire, per uscire dalla pesante crisi e costruire il domani dei nostri figli per poi entrare nel merito di una professione, il macellaio, da considerare un artigiano più che un commerciante con la sua capacità di conoscere i tagli degli animali e di porli all'attenzione del consumatore, sapendo che da essi dipende la bontà di un piatto;
il responsabile dell'ufficio fiscalità della Confcommercio nazionale, Antonio Vento, che ha illustrato con molta chiarezza le scelte del governo per il controllo e il prelievo fiscale e le conseguenze sugli operatori del commercio. Un incontro introdotto dal presidente della Confcommercio del Molise, Paolo Spina, e condotto e coordinato con maestria da Giampaolo Colavita, docente alla Università del Molise ed a quella di Teramo in Abruzzo.

A seguire la grande festa all'insegna de "La Fressore" e degli altri piatti della tradizione culinaria molisana, che ha sempre avuto e continua ad avere nel maiale la sua fonte di carne che, nel tempo, ha avuto cambiamenti in quanto a peso dell'animale sacrificato (molto graso in tempo di fame e magro in tempo di grascia) e a utilizzo delle stesse con un occhio rivolto alla dieta, ritenendo la carne di maiale una carne fondamentalmente grassa. un fatto - come ha avuto modo di spiegare Michele Natili illustrando la quantità e la qualità delle calorie espresse dai diversi tagli - che non risponde a verità.

Un esempio per tutti, la cotica, sfatando la sua fama di essere una miniera di calorie e non di bontà molto delicata nella sua versione di involtino cucinata nel sugo della festa per condire zite o mezzezite, fettuccine o mezze maniche, penne o altro formato ancora come quello che a me piace particolarmente, i canneroni ( a forma di canna) perchè mi riporta alla mietitura e, non a caso, detti anche dalle mie parti (i maccarune di meteture) .
Illustri maestri macellai, insieme al presidente Natilli, si sono misurati nei tagli e, ognuno, nella preparazione di un piatto gustosissimo a base di trippa, fegato o rigaglie accompagnate con le patate e alla portata della crisi.
Nel frattempo arrivavano in sala fili di profumo sempre più intensi de "la Fressore", con quello dell'aceto apportato dalla peperolessa all'ultimo momento a significare che era pronta con i suoi cicoli prelevati dalla testa del maiale appena sacrificato. La memoria del rito antico della "festa al maiale" che vedeva parenti ed ospiti attendere con un continuo brindare a base di vino Tintilia o, comunque rosso, questa portata che le donne preparavano.
Il compito a me assegnato è stato quello di parlare di questo rito che porto impresso nella memoria con l'urlo straziante dell'animale trafitto dal lungo coltello. Un urlo che negli anni '50 si confondeva con quello delle donne che partivano per le Americhe e con quello dei parenti che vivevano il dolore dell'abbandono.
Ed ecco l'entrata trionfante e fumante della grande padella (a fressòre nel mio dialetto) così bene raccontata da Michele Natilli in una monografia appena uscita che merita di essere letta per capire meglio il rito del maiale e la bontà di questa pietanza tutta molisana nella sua semplicità di composizione.
Il maiale amato per tutto quello che dava e dà e, peccato, anche maltrattato per i suoi riferimenti alla lussuria, alla sporcizia, alla bestemmia.
Personalmente lo considero per quello che è: una vittima sacrificale dell'uomo che fa male a non considerarlo per quello che dà, neanche quando degusta i piatti cucinati con la sua carne o, nel tempo, i suoi insaccati e i suoi salumi di immensa bontà.
Grazie porco, grazie maiale.
                                                              il presidente Natilli riempe il piatto di cicoli
 La ricetta

ingredienti
-carne tagliata a peszzetti (cicoli) della grandezza di 3-4 cm.;
-peperoncino, buccia di arancia, qualche foglia di alloro;
-sale;
peperolessa (una varietà di peperone dalla forma rotonda e schiacciata posta in un'anfora di terracotta a strati e ricoperta da due parti di aceto e una di vino bianco e un pugno di sale grosso. Una volta coperta lasciata sostare in cantina almeno per due messi per renderle così pronte per "a Fressòre" e, anche, per accompagnare altri piatti o comporre l'antipasto alla molisana)

preparazione
mettere i "cicoli" (pezzi di carne ben farciti di grsso, a livello della testa, vicino al guanciale in più le animelle, tra cui il timo e le ghiandole della gola) nella padella, girarli lentamente ,a fuoco lento, con un cucchiaio in legno per sciogliere il grasso e per evitare che si attaccano. Aggiungere la buccia di arancia continuando a girare fino quando i cicoli non diventano ben coloriti e croccanti. Aggiungere alloro e peperoncino e, prima di spegnere il gas o togliere dal fuoco, le peperolesse tagliate. Poggiare "a Fressòre" sul tavolo dove ci sono le fette di pane di grano duro che meglio esalta l'unto del piatto

 

18 novembre 2012

SALVARE L'OLIVICOLTURA ITALIANA E LA SUA RICCA BIODIVERSITA'

Riporto la mia email di risposta all'invito  che mi ha inviato il rappresentante di l'Agrimolla Iberia cioè, come lui ci tiene a sottolineare, "lazienda vivaistica storica, leader nel campo dell'olivicoltura superintensiva", di partecipare a una manifestazione di presentazione dei "grandi" risultati ottenuti con solo due varietà classiche della Spagna "Arbequina" e "Arbosana" che, con l'olivicoltura intensiva, sono destinate a colonizzare l'olivicoltura mondiale, a partire da quella italiana.
Alla faccia del nostro straordinario patrimonio di biodiversità che ci vede leader assoluti nel mondo con oltre 500 varietà autoctone, pari al doppio del patrimonio mondiale.
Faccio appello a quanti hanno a cuore questo patrimonio soprattutto nostro, ma anche di altri paesi del Mediterraneo (la Spagna compresa), a contrastare un disegno dei padroni dell'olio, fra i quali anche i titolari dell'Agrimolla Iberia, che è quello di azzerare le differenze, le diversità, cioè i valori, come il dialetto, la lingua, le tradizioni che, come si sa, sono le espressioni più autentiche di un territorio insiema all'ambiente ed ai paesaggi. Le diversità di cui si nutre l'uomo per non sentirsi trasformare in un oggetto di puro consumismo guidato da altri.
Senza la divessità non c'è libertà.
Rivolgo questo appello agli olivicoltori italianai e alle loro associazioni, consorzi, cooperative, Unioni; alle organizzazioni professionali - in primo luogo la CIA ed l'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio, che hanno condiviso con me il progetto "Olivoteca d'Italia", l'oliveto della biodiversità, con le città dell'olio impegnate nella difesa del paesaggio olivicolo - alle Università, al mondo dell'enogastronomia; agli organi di informazione; agli uomini di cultura ed alle istituzioni i vari livelli, perchè tutt'insieme si adoperino a non far passare questo tentativo di colonizzazione dei nostri territori olivetati.  
Serve attivare subito tutte le azioni di informazione e controinformazione.
Serve altresì realizzare progetti atti a dare spazio alla biodiversità, alla ricchezza organolettica degli oli prodotti, alla salvaguardia dei gusti e delle tradizioni con le mille cucine espresse e segnate dall'olio.
Si tratta di bloccare subito questo disegno che non aiuta la nostra olivicoltura ma a limitarla fortemente dando ai territori identità uniformi sotto ogni aspetto.
Ed ecco la mia email di immediata risposta al rappresentante della ditta spagnola che, volentieri, pongo alla vostra attenzione.
 
Egregio Dr. Rutigliano,
grazie per l’invito ma non ci sarò.
E’ l’inizio della colonizzazione della nostra olivicoltura da parte della Spagna con il rischio dell’abbandono dei nostri oliveti marginali che sono tanta parte della olivicoltura italiana e di quel straordinario patrimonio di biodiversità olivicola che è, questo sì, il nostro vero futuro.
I miei saluti
Pasquale Di Lena
Sent: Friday, November 16, 2012 7:36 AM
To: Undisclosed recipients:
Subject: Incontro olivicoltura superintensiva
L'Agromillora Iberia, azienda vivaistica storica, leader nel campo dell'olivicoltura superintensiva è lieta di invitarla alla manifestazione, OLIO IN CAMPO, dalla raccolta delle olive alla spremitura in frantoio, presso BORGO INCORONATA (FG), che si terrà domani 17 novembre 2012, a partire dalle ore 9, presso l'azienda CERICOLA EMILIA.
Al termine della raccolta presso il frantoio aziendale sarà possibile degustare gli ottimi oli prodotti dalle olive prodotte di ARBEQUINA e ARBOSANA.
DISTINTI SALUTI.
GIUSEPPE RUTIGLIANO
Dott. Agr. Giuseppe Rutigliano
grutigliano@agromillora.com
cell: 3493688165

10 novembre 2012

da ZACC&BELINA


SERVIZIEVOLE

Zacc-  Casini “non siamo stati sudditi di Berlusconi non siamo disposti ad esserlo di Bersani”

Bèlina – solo e sempre del Vaticano

da ZACC e BELINA

 
 

BENE



ZACC – “il Pdl è pieno di omosessuali” parole di Barbareschi

 
BELINA– finalmente una cosa buona!

9 novembre 2012

U’ BREDETTE E LU VEDRÒTTE A VILLA LIVIA


Pasquale Di Lena informa


 

Stesso piatto, stesso mare, stesse motivazioni, due identità territoriali per due interpretazioni del brodetto di pesce, quello che un tempo, considerati pesci di scarto,  appagava l’appetito dei marinai.

L’Adriatico con i suoi fondali e le sue buche, le sue triglie e i suoi merluzzetti, le cianchette, le panocchie, le seppie, i calamari, le gallinelle, la razza, lo scorfano, le tracine e, anche le vongole, le cozze, i granchi, esalta i profumi ed i sapori di questo piatto che si trova “da Trieste in giù”, come diceva una vecchia canzone, fino a Termoli, con nomi di versi a seconda delle località: ( brodeto a Trieste, broeto nel Veneto, con quello “ciozoto”, che sta per zuppa di pesce tra Caorle e Chioggia, il più noto; Brodet ad pès in  Romagna; el brudet a Fano con altre patrie illustri come Senigallia, Ancona, Porto Recanati e lu vrudette a S. Benedetto del Tronto; lu vedròtte a Giulianova ; lu vredàtte a Vasto; u’ bredétte a Termoli, dove la ricetta è stata registrata davanti ad un notaio con il nome “brodetto termolese di Tornola”. Un piatto che tocca anche altri mari del mare Mediterraneo.

Ieri sera nel grande salone di Villa Livia, sotto la regia di Massimo Mastrangelo, titolare, insieme con la moglie Daniela,  anche dell’antica Trattoria Z’Bass in Termoli, e nelle mani sapienti di Loredana Pietroniro  e Raffaele Grilli di Slow food Abruzzo – Molise, il confronto tra u’ bredétte alla termolese, preparato dagli chef di Villa Livia e lu vedròtte giuliese (Giulianova), che hanno visto all’opera gli chef dell’Hotel Cristallo per una sala piena di appassionati di cucina e del brodetto in particolare.

Un piatto povero, noto nella mitologia per essere stato preparato (senza il pomodoro) da Venere per addolcire il marito irato per un tradimento della stupenda dea dell’amore, che, solo di recente è stato adottato anche dai ricchi, attratti dai suoi delicati profumi, inebrianti che sanno stuzzicare l’appetito anche al peggiore degli inappetenti.

Il confronto, che non aveva in sé lo scontro di una gara con un vincitore e uno sconfitto, ma solo il piacere di una degustazione attenta per capire la differenza di sapori che c’era, ed era anche evidente, nel momento in cui erano differenti gli ingredienti e le dimensioni dei pesci, con la presenza di piccoli granchi nel brodetto giuliese, a differenza di quello termolese.

Una serata splendida con ospiti d’eccezione come il noto presentatore televisivo titolare anche dell’Agenzia Vedding planner in Italy, Enzo Miccio, che questa sera presenterà, sempre a villa Livia, il suo libro “Cercando Grace”, edito dalla Rizzoli.

Una serata allietata dalla voce stupenda di Iskra Menarini che ha cantato, accompagnata dal bravissimo musicista Leo Ciavarella di origine del Gargano, canzoni del suo amico Lucio Dalla, che manca a tutti quelli che lo hanno seguito e applaudito nel corso di tanti anni.

Ora l’attesa del prossimo confronto, sempre grazie a Slow food  Abruzzo-Molise, che ci auguriamo arrivi presto per mettere in memoria altri profumi ed altri delicati, incomparabili sapori.

pasqualedilena@gmail.com

 

 

8 novembre 2012

IN UN BRODO DI GIUGGIOLE



Scopro, per pura curiosità e voglia di sapere come si fa il tanto declamato “brodo”, il Giuggiolo che botanicamente prende il nome di Zizyphus vulgaris. Originario della Siria  appartiene alla famiglia delle Rhamnaceae da oltre 4 mila anni. Fino a qualche tempo fa un frutto che era nelle case delle famiglie contadine al pari delle sorbe, nespole,  cotogni e mele dai nomi più disparati, da qualche decennio è diventato raro tanto da non trovarlo sul mercato se non in quelli dei paesi dei Colli Euganei nel padovano, in particolare ad Arquà, la cittadina che prende il nome di Petrarca che l’ha scelto come sua residenza.

Qui, come in tutto il Veneto, è noto con il nome di zizoa richiamando la parola che hanno dato i romani a questo delizioso frutto che, si dice, sia generoso di panacee salvo (ma non è certo) a far calare di tono l’appetito sessuale…..per chi cel’ha!. Un dato che non giova alla sua fama di frutto salutare per l’uomo.

Fa bene al fegato, rilassa, aiuta il sonno e, diversamente dalle sorbe, ha effetto lassativo.

Noi, a La Casa del Vento, abbiamo piantato un esemplare di questo arbusto dai rami spinosi che fanno, ve lo posso assicurare, davvero male se ce li avete a portata di mano, o meglio, di gambe. Ha attecchito e cresce in compagnia di un mandorlo (questa parte de il Monte e de La Casa del Vento è la terra dei mandorli e degli olivi che danno olio ottimo) e di un fico, non lontano da un gelso e un melo.

Quest’anno era strapieno vendo avuto il tempo di allegare tutti  i suoi bei fiori gialli.

Si possono fare composte, marmellate, ma ho deciso di provare a fare( fra un mese o due quando lo assaggerò vi racconterò), quel tanto citato “brodo di giuggiole”, così buono da far diffondere ovunque il detto “essere in un brodo d giuggiole” cioè al massimo del piacere e della felicità.

Pensate,  cosa può fare un modesto sciroppo  di un frutto di un arbusto pungente che si mangia maturo e si usa anche quando è appassito.

 

7 novembre 2012

6 novembre 2012

mostra di Lucio Trojano


da ZACC e BELINA



MAI
 
Zacc – Bersani ha detto che se farà il premier chiamerà Renzi a fare il Ministro
 

Bélina– MAI BERSANI

5 novembre 2012

INVITO


da ZACC e BELINA


OPERE DI BENEFICENZA
 
Zacc- “pagherai i danni” la minaccia di Formigoni alla Gabanelli
 
Bèlina– alle sua compagnia delle opere ed alla sua comunione e liberazione.

da ZACC e BELINA




A SCOPPIO RITARDATO

Zacc – dopo 18 anni chiede scusa agli italiani nell’annuale libro di Bruno Vespa

Bèlina– Lui si e Bruno Vespa no!







BASTA!


Zacc- Di Pietro ha detto “basta!”



Bèlina– meno male!

3 novembre 2012

I prodotti a denominazione d'origine argine contro lo sfruttamento dell'immagine nazionale

Un percorso della qualità a cui attribuire un valore. Dop e Igp quali efficaci armi per difendere e tutelare i nostri territori, rilanciare l’agricoltura e vincere la concorrenza sui mercati

Il valore della qualità nei prodotti a indicazione geografica. Era questo il tema del convegno organizzato dal Dipartimento ICQRF (Ispettorato della Tutela della Qualità e Repressioni Frodi dei Prodotti Agroalimentari) e sviluppato sabato scorso al Salone del Gusto di Torino davanti ad un pubblico attento, interessato di produttori, trasformatori e rappresentanti di consorzi di tutela, tra i quali quello del Parmigiano Reggiano e della Mozzarella di Bufala Campana.
Il convegno, coordinato da Nando Cirella, Direttore della rivista “Agricoltura e Innovazione”, è stato introdotto dal Direttore del Dipartimento ICQRF, Dr.ssa Laura La Torre, che, dopo aver portato il saluto dell’Istituto e del Mipaaf, ha riferito degli importanti risultati raggiunti negli ultimi due anni nel campo della Repressione frodi, pari ai venti anni precedenti. Risultati importanti anche nella tutela dei nostri prodotti sui mercati esteri, oggetti, come si sa, di “clonazione”, cioè di sfruttamento dell’immagine. Il valore di questa vera e propria usurpazione è calcolato in sessanta miliardi di euro che l’Italia con i suoi produttori e trasformatori perde. Risultati importanti, grazie a una squadra affiatata – come ha tenuto a sottolineare il direttore della tutela della qualità - operativa sul territorio nell’interesse dei produttori e trasformatori seri, che sono quelli che vengono penalizzati da operazioni di adulterazione e falsificazione, ma, soprattutto, per i consumatori che hanno bisogno di sentirsi garantiti nella scelta della qualità.

Un consumatore che ha modificato sempre più il proprio comportamento nei confronti della qualità, fino a considerarla valore importante di uno stile di vita improntato sulla sobrietà e la moderazione, oltre che su una sana e corretta alimentazione, che solo la qualità può dare.
E questo grazie ai territori quali contenitori di storia, cultura, tradizioni ed espressione di ambienti e paesaggi unici, e, ai nostri bravi produttori e ai loro consorzi di tutela, impegnati a mettere sulla tavola del consumatore del mondo un prodotto contrassegnato con il bollino Dop, Igp o Stg, che riguarda non solo le 246 eccellenze italiane (154 Dop, 90 Igp, 2 Stg) ma anche le 1118 (548 dop, 532 Igp e 38 Stg) riconosciute nei 27 paesi dell’Unione europea.
Un elemento importante per creare a una strategia di marketing capace di informare e formare il consumatore del mondo che, com’è stato detto, sente il bisogno della qualità e di essere garantito nella scelta anche per difendersi dai processi in atto di omologazione che le multinazionali del cibo, dalla produzione, trasformazione e distribuzione stimolano con ogni mezzo.
Il valore della qualità dei prodotti a indicazione geografica è oggi l’arma più efficace per difendere e tutelare i nostri territori, rilanciare l’agricoltura e vincere la concorrenza sui mercati con un’immagine Dop o Igp vincente che stimola la voglia di visitare i luoghi di origine della qualità e, in questo modo, a programmare, organizzare e promuovere un turismo sostenibile in cerca di emozioni e di esperienze da vivere.





 
L’incontro, partendo da questi temi, ha visto, con noi che abbiamo parlato del percorso della qualità, protagonisti altri relatori: il comandante del nucleo antifrode dei Carabinieri di Parma, Capitano Marco Uguzzoni, che ha illustrato compiti e risultati nonché l’organizzazione della squadra da lui diretta sul territorio italiano; l’illustre enologo Riccardo Cotarella, professore dell’Università della Tuscia di Viterbo che ha parlato della qualità del vino con particolare riferimento alla vendemmia ultima condizionata fortemente dal clima; il professore Vincenzo Peretti, docente dell’Università Federico II di Napoli, che si è soffermato sulle eccellenze di origine zootecnica, in particolare dei formaggi, che, oltre a essere quelli che hanno salvato dall’abbandono totale territori marginali e le nostre montagne, rappresentano, con 1,9 miliardi di euro la quota più alta del nostro export agroalimentare, con il 70% di questi formaggi eccellenze Dop e Igp.
di Pasquale Di Lena© RIPRODUZIONE RISERVATA
pubblicato in Tracce > Italia
il 03 Novembre 2012 TN n. 44 Anno 10