31 gennaio 2013

LE CITTA' DELL'OLIO DEL MOLISE

 


 
Dopo il successo di Girolio e Goccia d'Oro a Larino, che ha visto l'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio grande protagonista, si è riunito, nell'ufficio dell'Assessore alla Provincia di Campobasso, Rita Colaci, il coordinamento della sezione molisana per discutere la bozza di programma 2013 delle Città dell'Olio del Molise da porre all'attenzione dell'Assemblea.

Con il coordinatore, l'assessore Colaci, erano presenti i vice coordinatori  Maria Cristina Di Lisio del Comune di Castelbottaccio e  Antonio Gabriele Staniscia del Comune di Petacciato, e, in rappresentanza del Presidente Nazionale Enrico Lupi, c'eravamo anche noi nella veste di presidente onorario.

Un programma, quello del 2013, che ha come fondamentale obiettivo la crescita della qualità e dell'immagine dei nostri deliziosi oli, in particolare quelli contrassegnati con la DOC "Molise", senza diemnticare i monovarietali e quelli biologici, per dare una risposta ai produttori che, pur esprimendo sempre più impegno e capacità, non riescono ad ottenere sul mercato il valore aggiunto che meritano.

Sta qui la necessità di impostare, a partire da quest'anno,  una vera e propria strategia di marketing con le Città dell'Olio protagoniste di un processo non solo produttivo-economico ma, soprattutto, culturale.

Una strategia che ponga al centro del territorio, insieme con le altre eccellenze dell'agricoltura molisana,  l'olivicoltura, con la sua storia, le sue tradizioni, i suoi ambienti e paesaggi unici.

"Si tratta - ha sottolineato l'assessore Colaci ricordando il ruolo importante delle due provincie molisane - di fare sinergia con la Regione e il suo Ente di Sviluppo, le Camere di Commercio, per sviluppare insieme con gli olivicoltori e le loro organizzazioni, i trasformatori e il mondo della ristorazione, progetti e programmi capaci di costruira il futuro dell'olivicoltura molisana e l'immagine di qualità e eccellenza dei suoi oli".

In questo senso la grande attenzione al futuro consumatore con il coinvolgimento delle scuole, soprattutto quelle dell'obbligo, per rafforzare il progetto Bimboil, che ha più volte premiato i lavori dei nostri bambini e ragazzi, ma, anche, per creare il futuro consumatore capace di riconoscere ed apprezzare la qualità; alla biodiversità, per contrapporsi alla omologazione colturale e culturale in atto; alla ristorazione, per renderla protagonista della promozione e valorizzazione dei nostri oli e, infine, al territorio, per contribuire allo sviluppo delle sue potenzialità, soprattutto turistiche.

pasqualedilena@gmail.com

 

28 gennaio 2013

NOTA DI NICOLINO CIVITELLA


È stata presentata a Larino la recentissima pubblicazione curata da Roberto Parisi e Ilaria Zilli, Il  Patrimonio Industriale in Molise – Itinerari di un censimento in corso ,  Nuova Prhomos, Città di Castello 2012 – €  20,00

In strumenti & documenti,  collana del Crace  (Centro ricerche ambiente cultura economia)  diretta dal prof. Renato Covino.

Si tratta di un’interessante indagine sull’archeologia del sistema industriale molisano negli ultimi due secoli.  

 

In questa sede, accanto ad una breve recensione, si propongono ulteriori spunti per la lettura del territorio.

Di Nicolino Civitella

 

Venerdì 24 gennaio 2013, presso il circolo La Casina Frentana  di Larino, Rossano Pazzagli, Ilaria Zilli e Roberto Parisi, docenti dell’Università del Molise, hanno presentato  il libro “Il Patrimonio Industriale in Molise”, una ricerca sull’archeologia industriale nella nostra regione. Presenti tra i relatori anche la dott.ssa Virginia De Vito, neolaureata in scienze del turismo, e il sociologo Berardo Mastrogiuseppe. Coordinatore dei lavori, l’amico Pasquale di Lena.

Il volume si articola in una sezione introduttiva, in tre successive parti nelle quali viene sviluppato il tema oggetto della ricerca, e in una sezione conclusiva, o d’appendice, che contiene una ricca documentazione fotografica.

La sezione introduttiva, oltre alla presentazione del lavoro da parte del prof. Renato Covino, docente presso l’università di Perugia e presidente dell’AIPAI (Associazione italiana per il patrimonio archeologico e industriale), nonché responsabile della collana che ospita il volume, contiene anche una nota dei curatori, prof.  Parisi e prof.ssa Zilli. Nella nota i due docenti presentano la pubblicazione come l’avvio di un percorso di ricerca proiettato verso ulteriori sviluppi nel settore peso in esame. Un intendimento questo che è chiaramente reso esplicito nel titolo della stessa nota: “Itinerari di un censimento in corso”, titolo che compare già in copertina, a segnalare sin da subito che la pubblicazione rappresenta solo il primo tassello di un progetto a più ampio respiro.  Sempre nella nota, tuttavia, preliminarmente  essi si soffermano a sottolineare l’importanza dell’Archeologia industriale (recentissima disciplina di ricerca) come strumento di valorizzazione della memoria legata alle attività manifatturiere e alla loro stretta connessione con il territorio,  e sotto questo profilo, dunque, una disciplina non solo rivolta alla preservazione delle residuali tracce materiali sul stesso territorio, peraltro utilizzabili in un più ampio contesto di turismo culturale, ma anche una disciplina utile a ricostruire le trame di un tessuto produttivo, per poterne coglierne quei fattori fondanti che, oltre a favorire una più puntuale e approfondita conoscenza della realtà presa in esame, possono anche fornire indicazioni riguardo a condizionamenti futuri.

Per le successive tre parti.  Nella prima viene tracciato un articolato profilo dei tratti che hanno connotato in passato la realtà industriale della regione Molise (tre saggi, rispettivamente di Ilaria Zilli, Rossano Pazzagli e Roberto Parisi);  nella seconda vengono presentate  diverse schede sulle industrie manifatturiere, le industrie idroelettriche e le infrastrutture, (autori vari); nella terza, infine, Giorgio Palmieri si sofferma su infrastrutture e attività proto industriali in due centri molisani: Riccia e Sepino.

A chiudere il volume, come si diceva, un atlante  fatto di una ricca documentazione fotografica su edifici, macchinari e siti relativi al patrimonio archeologico industriale della regione. 

Gli autori del volume non sfuggono ad un preliminare interrogativo che sorge spontaneo  dinanzi all’argomento oggetto di ricerca: Ma ha senso parlare di archeologia industriale in una regione la cui l’attività manifatturiera  ha avuto  sempre un ruolo minimale, dato il contesto economico generale ad impronta quasi esclusivamente rurale?

La risposta è, senza incertezze, affermativa.

L’archeologia industriale non può far riferimento solo alle dismissioni delle grandi industrie, poiché l’attività manifatturiera, quale che sia la sua dimensione, lascia comunque una propria impronta sul territorio, a segnalare gli equilibri che si sono realizzati negli assetti produttivi, e perciò stesso ogni suo reperto è comunque portatore di un significato che merita di essere focalizzato e messo a punto.

È evidente che in questa ottica la significanza sorge non in relazione all’oggetto residuale in sé, come potrebbe accadere per la grande dismissione industriale, quanto piuttosto in relazione al più ampio territorio e a tutte le attività che in esso si sono realizzate. Un’archeologia dunque che non esamina l’oggetto della propria ricerca isolandolo dall’ambiente in cui esso ha svolto la sua funzione produttiva, ma lo esamina, invece, contestualizzandolo. Il che, ovviamente, sollecita la disciplina in direzione di una operatività a più forte carattere interdisciplinare.

Ma entriamo più direttamente nel merito dell’indagine.

Limitandoci agli ultimi due secoli, ossia da quando la provincia di Molise si è costituita come entità amministrativa autonoma, si rileva che la  realtà industriale molisana ha avuto sempre una modesta dimensione, si rileva inoltre che essa si è limitata, tranne rarissime eccezioni, ad operare entro i ristrettissimi limiti dei mercati locali, ha realizzato prodotti di bassa qualità, è stata generalmente restia alle innovazioni tecnologiche ed ha avuto un profilo sempre strettamente connesso al predominante mondo agro-pastorale.

L’ampia attività pastorale  ha alimentato soprattutto opifici di filatura e tessitura della lana, ma solo per il mercato interno ( il grosso della lana veniva esportata allo stato greggio), e ovviamente, la produzione casearia, ma anche la concia delle pelli; la produzione cerealicola, che ha avuto nel tempo un andamento variabile in ragione di fenomeni storico sociali, ma che comunque si è andata viepiù affermando come coltura prevalente, ha alimentato le attività molitorie, ampiamente diffuse sul territorio, e dei pastifici, pur tuttavia sempre limitate al soddisfacimento di bisogni locali ( queste ultime attività, prima hanno utilizzato l’energia idrocinetica e, dalla fine dell’800, via via l’energia idroelettrica); la diffusione dell’olivo, soprattutto nel Basso Molise a partire dalla metà dell’800, ha portato alla installazione di frantoi, azionati prima con energia animale e umana, poi con energia elettrica. A queste attività vanno aggiunte quelle legate alla lavorazione dei metalli, sempre di modestissime dimensioni, ad eccezione di quelle per la produzione dei coltelli (Frosolone e Campobasso), le uniche che raggiungevano mercati extraregionali; poi,  quelle legate all’edilizia, soprattutto a patire da fine ‘800; infine, le cartiere di Isernia le cui produzioni raggiungevano la capitale del regno preunitario, ma poi via via scomparse.

Mulini, frantoi, filatoi, telai, siti di centrali idroelettriche, per quel che ne resta, costituiscono il nostro patrimonio archeologico industriale, testimonianza di un profilo produttivo mantenutosi sempre entro proporzioni modeste e incapace, per questo, di elevarsi al livello dei veri e propri processi di natura industriale. Quali le ragioni? La  pubblicazione segnala l’orientamento a privilegiare le attività agro-pastorali, la marginalità territoriale, la scarsità delle infrastrutture viarie con conseguente condizione di isolamento delle popolazioni, la limitata capacità del sistema economico complessivo di determinare accumulo di capitali. Tutto giusto. E tuttavia sotto il profilo delle ragioni, a me pare che si possano chiamare in causa ulteriori fattori che a me sembrano non proprio marginali sia per la comprensione della fragilità di quel sistema produttivo sia  per la comprensione della fragilità di quello odierno. In particolare faccio riferimento alla polverizzazione degli insediamenti demografici, all’assenza di grandi centri urbani e  alla progressiva frammentazione della proprietà fondiaria

Per quanto riguarda la polverizzazione degli insediamenti e l’assenza di grandi centri urbani si potrebbe obiettare che a tali questioni si fa implicito rinvio allorquando si fa riferimento alla marginalità del territorio regionale rispetto ai crocevia dei traffici, ma tuttavia ciò non toglie l’utilità di una loro specifica messa a fuoco, poiché una simile attenzione  può agevolare una più chiara lettura sia degli assetti economico-sociali realizzatisi sul territorio sia della condizione antropologico-culturale della popolazione.

La presenza di uno o più grandi centri urbani sul territorio, anche in un contesto di dominante economia agricola, genera un rapporto città- campagna certamente positivo per le produzioni agricole, ma genera sul territorio anche un più articolato assetto sociale, poiché la città è il luogo delle professioni, dei commerci, dell’artigianato. E l’intero sistema che ne deriva è più in grado di favorire accumulazione di capitali, utile per garantire al territorio una capacità di sviluppo auto propulsivo. Non a caso il sorgere della società industriale si è connotato come fenomeno essenzialmente urbano.

L’assenza sul territorio regionale di un grande centro urbano e la polverizzazione degli insediamenti demografici hanno impedito le dinamiche del rapporto città-campagna,  hanno mantenuto ad un livello più piatto gli assetti sociali, hanno reso il sistema non in grado di creare accumuli di capitali ( esito al quale ha concorso lo stesso fenomeno della progressiva frammentazione fondiaria), hanno mantenuto le attività produttive esclusivamente legate ai bisogni territoriali, hanno infine favorito il mantenimento di residui di feudalità per un lungo periodo.  Tutti elementi, questi, che hanno reso il sistema complessivo incapace sia di tenere il passo delle innovazioni sia di favorire la nascita di uno spirito di imprenditorialità. Per di più,  se si considera la già richiamata polverizzazione degli insediamenti demografici e la loro condizione di isolamento, si può comprendere come il modello dei rapporti sociali di tipo comunitario (vicinato, parentali, amicali) si sia a tal punto radicato da  costituire una vera e propria connotazione antropologica delle popolazioni, una connotazione che contamina negativamente i modelli di relazione sociale regolati dalla norma formale e impersonale (da qui il pervasivo sistema clientelare che soffoca la regione, impedendole di perseguire obiettivi di efficienza.).

Può risultare interessante a questo punto esaminare le dinamiche economiche e sociali che si sono sviluppate sul territorio regionale nella seconda metà del secolo scorso, alla luce del quadro dianzi delineato.

Al censimento dell’agricoltura del 1951, la dimensione aziendale media  della nostra regione risultava di poco superiore a 6 ettari e le aziende per l’89% erano a conduzione diretto-coltivatrice; la dimensione media di queste ultime era di poco superiore a  4,5 ettari. Nello stesso anno il settore primario assorbiva il 75% della popolazione attiva.

Dunque, una regione ancora ruralissima, ma con un tessuto produttivo molto fragile, come dicono i dati relativi alle dimensioni aziendali, una fragilità che risulta ben più grave se si considera la disarticolazione sul territorio di ciascuna azienda agricola.

La crisi economica portata dalla guerra ha generato una fuga dai campi che ha assunto una dimensione biblica. È   interessante però osservare come tale fuga si sia verificata , pur se in tempi diversi, con due diverse modalità:  l’emigrazione, prima (anni’50-70), e poi il sempre più largo ricorso all’istruzione come strumento di promozione sociale. La prima modalità ha provocato un rapido crollo demografico, la seconda ha anch’essa alimentato in parte il flusso migratorio, ma prima ha favorito l’approdo nel settore dei servizi, in particolare quelli pubblici che dagli anni ’70 in poi hanno conosciuto una rapida espansione.  Su questo versante non è errato sostenere che la massa di nuovi diplomati e laureati ha anche costituito una significativa spinta verso un’ espansione patologica del settore pubblici regionale.

Le attività agricole  della residua popolazione rimasta nei campi per sopperire alla mancanza di manodopera hanno  fatto ricorso alla meccanizzazione (fenomeno peraltro reso possibile esclusivamente grazie a contributi pubblici), però non hanno subito processi innovativi sul piano delle strutture produttive e delle riconversioni colturali, e ciò in conseguenza sia dell’invecchiamento della stessa popolazione sia per la persistente scarsa fiducia riposta in tali attività.

Il  complesso delle attività produttive extra agricole di natura autoctona ha conosciuto a sua volta processi di trasformazione, anche significativi, però le aziende si sono mantenute, con rare eccezioni, entro i ristretti limiti della dimensione artigianale, con una produzione destinata ad esaurirsi in grande misura all’interno del mercato locale.

In questo panorama l’industria di media o grande dimensione non poteva che giungere dall’esterno, allettata naturalmente da aiuti pubblici, e non deve  destare alcuna  meraviglia l’assenza di un suo proficuo rapporto di interscambio con il territorio, poiché tale assenza trova la propria naturale spiegazione nel  limitato spirito di imprenditorialità  che il territorio è in grado di esprimere.

Se esaminiamo nell’insieme gli effetti prodotti da tutte le dinamiche considerate, il quadro che ne risulta si può sinteticamente così tratteggiare:

-nuovo assetto della popolazione in rapporto al territorio, con svuotamento delle aree interne e concentrazione della residua  popolazione in aree territoriali più delimitate, senza tuttavia determinare una situazione che configura il dinamico e positivo rapporto città-campagna ;

- terziarizzazione della società;

- spostamento dell’asse di riferimento per il complesso delle attività extra agricole, un tempo funzionali agli assetti del mondo agricolo, oggi invece funzionali all’assetto terziarizzato della società;

- sovradimensionamento patologico del settore dei servizi pubblici;

- un sistema di medie e grandi imprese che sono in grado di sopravvivere solo in presenza di risorse finanziarie esogene oppure in presenza di una maggioritaria o totale partecipazione pubblica.

-una complessiva classe dirigente di basso profilo, e quella politica particolarmente sprovveduta.

Si potrebbe continuare, ma tanto basta per affermare che il complessivo sistema socio economico regionale, pur essendo stato interessato nell’ultimi sessant’anni da modificazioni radicali, non è riuscito ad emanciparsi da una secolare condizione di fragilità e sostanziale marginalità, e ciò in ragione del fatto che  alcune connotazioni di fondo presenti nel vecchio sistema sono rimaste sostanzialmente invariate. 

Nota conclusiva. Ormai sono venti  anni che la nostra regione è sede di università. All’epoca della sua istituzione era una speranza. Oggi, a distanza di un ventennio, forse sarebbe opportuno fare qualche bilancio.

 

 

da ZACC&BELINA

 

                                                                    disegno di Ro Marcenaro

MISERO
ZAC – PER LUI LE TRAGEDIE SONO SOLO BATTUTE
BELINA – FA UNA GRAN PENA CON LA SUA MISERIA UMANA.

25 gennaio 2013

IL TERRITORIO CON LA SUA STORIA E LA SUA CULTURA AL CENTRO DI UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO


Un incontro intenso di riflessioni quello di ieri sera alla Casina Nazionale Frentana di Larino con la iniziativa di presentazione del libro “Archeologia Industriale in Molise, a cura di Ilaria Zilli e Roberto Parisi docenti della Università degli studi del Molise.

Un incontro che ha visto un’ampia partecipazione, soprattutto di giovani, a dimostrazione dell’interesse stimolato dalla curiosità di sapere e capire il valore e il significato di un patrimonio che riguarda il Molise rurale, che , come ha detto nel suo intervento di apertura su ‘l’Archeologia Industriale nelle aree rurali tra storia e turismo’ il prof. Rossano  Pazzagli , presidente del corso di laurea in scienze turistiche nella sede di Termoli dell’Università del Molise, dimostra il fondamentale ruolo del settore primario nella costruzione di quel processo di industrializzazione a cavallo ‘800.’900.

Un processo  che poi ha trovato il suo massimo sviluppo dopo la seconda metà del secolo scorso e che oggi vive una pesante crisi. “Una crisi – ha poi sottolineato – che mostra la fine di un modello di sviluppo e, come tale, impegna tutti, in particolare i governi, a trovarne uno nuovo per non rimanere fermi e perdere occasioni per rilanciare la fiducia e la passione per il futuro”

La ruralità, quindi, come straordinario valore di grande attualità e modernità e non un segno di arretratezza, ma l’espressione più avanzata di quel grande e fondamentale patrimonio che il territorio da porre al centro di questo nuovo modello di sviluppo.

Si è parlato molto della realtà larinese, in particolare dei “Battista” con i due interventi di Virginia Di Vito, ricercatrice e componente della sezione AIPAI del Molise, e di Berardo Mastrogiuseppe, con la messa a disposizione di documenti da lui salvati e recuperati dal destino certo di una loro distruzione.

Particolarmente propositivi i due interventi dei curatori del libro, Zilli e Parisi, nel momento in cui non si sono soffermati solo a parlare del libro, ma a spiegare il ruolo del Molise nel campo dell’Archeologia industriale, a partire da Larino, che ha bisogno della memoria storica dei “Battista”, ma, anche, di conoscere e riconoscere i suoi tesori, le sue ricchezze per organizzarle e spenderle in modo da non rischiarare l’ulteriore degrado e la definitiva perdita, ma il recupero per una loro definitiva valorizzazione di questi suoi preziosi beni che sono storia, cultura.

L’invito a non perdere le occasioni per stare insieme e avvalersi del ruolo dell’Università, dei suoi docenti e dei suoi ricercatori, disponibile ad approfondire il discorso e collaborare a dare l’avvio di  un percorso che rende possibile un nuovo ruolo di questa città centrale per il futuro del Molise.

 

20 gennaio 2013

Alimenti di stagione: i broccoli

Alimentazione, salute e benessere - A cura della dottoressa Annalaura Magnani, esperta in Nutrizione

broccoli-flickr-whologwhy.jpgBroccoli, alimentazione e benessere Fonte immagine: Flickr.com

Caratteristiche nutrizionali

Il broccolo è considerato uno degli alimenti antitumorali per eccellenza dopo che negli ultimi anni sono stati condotti approfonditi studi scientifici in tutto il mondo.
Appartiene alla famiglia delle crucifere ad ha origine nel mediterraneo dove era presente come cavolo selvatico, che nel tempo ha sviluppato la caratteristica di realizzare grandi infiorescenza che, anche oggi, sono impiegate per l’alimentazione.
I broccoli sono una delle verdure più sane in assoluto. Contengono altissime quantità di folato, altissime quantità di alfa e beta carotene, altissime quantità di vitamina C e di luteina e sono un’ottima fonte di polifenoli.
Ma le caratteristiche positive dei broccoli non finiscono qui. Dal punto di vista degli oligoelementi il broccolo risulta essere uno dei migliori alleati per il vero sportivo dal momento che rappresenta un’ottima fonte di potassio organicamente assimilabile (in ragione di circa 300/340 mg per 100 grammi di prodotto. Il potassio è un elemento molto importante per la funzionalità muscolare, in particolare per quella cardiaca.
Il contenuto in fibra del broccolo è di circa 2,5 grammi su 100 grammi di parte edibile di cui una buona parte di fibre insolubili. Queste favoriscono il transito intestinale e la regolazione del colesterolo.
Contiene inoltre una buona quantità di manganese, minerale non facile da trovare negli alimenti e soprattutto non così semplice da assimilare come lo è nella parte commestibile del broccolo, verdura che lo rende particolarmente biodisponibile.
Altra utilissima caratteristica del broccolo che rende il broccolo particolarmente interessante per il valore nutrizionale è il quantitativo di calcio che questa specie contiene: una tazza di broccoli apporta uno stesso quantitativi di calcio di quello contenuto in una tazza di latte intero (circa 50 milligrammi/100 grammi).
Il broccolo è composto tra l’89% e il 92% di acqua.
Dovrebbe sempre essere consumato cotto perché contiene degli “antinutrienti” (come le goitrine) che fanno diminuire la capacità di utilizzazione dello iodio da parte della tiroide, mentre nei cavoli cotti queste sostanze vengono disattivata.
Contiene anche sorbitolo che viene fermentato dalla flora batterica intestinale e favorisce le funzioni intestinali.
Unico neo: è molto ricco di zolfo e per coloro che hanno problemi digestivi può provocare flatulenza e aerofagia (gonfiore addominale).


Calorie ogni 100 grammi: da 28 a 34 Kcal


L’apporto calorico del broccolo varia in funzione delle diverse varietà da 28 a 34 Kcal ogni 100 grammi.
Nonostante si tratti di una verdura e non sia così facile da immaginare, circa il 2% del broccolo è composto da zuccheri (di cui circa 0,5% di destrosio, il 0,7% di fruttosio, 0,2% di lattosio e maltosio e circa 0,1% di saccarosio).

Indice glicemico: 15


Dal momento il broccolo contiene pochi zuccheri complessi (solo alcuni disaccaridi), ha un basso indice glicemico (assicurando un basso rilascio di insulina al momento dell’assimilazione); questo favorisce l’utilizzo delle riserve di glucosio da parte del fegato riducendo la risposta glicemica.

Apporto vitaminico


E’ una buona fonte di Vitamina A e Vitamina C.
La vitamina A è contenuta in ragione di circa 120 microgrammi/100 grammi (molto utile per occhi e pelle) mentre la vitamina C è contenuta in ragione di circa 90 mg/100 grammi (aiuta a prevenire la formazione di radicali liberi).
Ha un elevato contenuto anche di vitamina E (in ragione di 0,78 mg/100 grammi e di fillochinone (Vitamina K) per 101 microgrammi per 100 grammi.
Contiene tracce di altre vitamine in ragione di microgrammi per 100 grammi di parte edibile.

Apporto di sali minerali


Gli oligominerali più rappresentati sono calcio, potassio e manganese (già descritti in precedenza). Contiene anche altri minerali come il ferro, il sodio, il fosforo, il magnesio, lo zinco.

Colesterolo


Il broccolo non contiene colesterolo.




I broccoli sono antiossidanti a scudo dei radicali liberi
(Foto Flickr - Autore: Linda N.)



Nutraceutica – effetti sulla salute


Per il Journal of the National Cancer Institute la famiglia dei broccoli è il gruppo di alimenti più potente per proteggere il DNA da danni e mutazioni genetiche (miglior cibo salvavita).
Essendo una miniera di virtù nutraceutiche e facendo parte delle crucifere (famiglia botanica riconosciuta come antitumorale per eccellenza) gli effetti sulla salute sono molteplici.
Grazie ai polifenoli, ai carotenoidi e alla vitamina C il broccolo ha un effetto antiossidante.
E’ un potente antinfiammatorio grazie al pool di sostanze contenute all’interno del broccolo che sono in grado di bloccare il fenomeno cosiddetto “a cascata” bloccando la produzione l’acido arachidonico (causa delle infiammazioni).
E’ molto adatto alla dieta degli sportivi in quanto apporta acqua e potassio, fondamentale nella contrattilità delle fibre muscolari.
Visto il suo elevato contenuto in calcio assimilabile viene consigliato a qualsiasi età essendo un’ottima fonte di calcio (consigliato in ragione di circa un grammo al giorno per adulti tra i 19 e i 50 anni) che entra nella formazione di ossa e denti e svolge un ruolo fondamentale nella contrazione muscolare, nella trasmissione nervosa e nella formazione della parte corpuscolata del sangue. Il suo assorbimento è maggiore durante l’accrescimento.
Per l’apporto costante di calcio durante l’anno si consiglia il consumo nel periodo in cui sono di stagione alternativamente i broccoli (settembre/dicembre) e i cavolfiori (gennaio/agosto)… ma con cavolfiore in doppia quantità in quanto ne apporta circa la metà.

Nutraceutica - nutrire il cervello


Il calcio (…anche quello contenuto nei broccoli) è molto utile al cervello; infatti circa l’1% del calcio contenuto nei fluidi corporei presenti interno delle cellule è impiegato a regolare il trasporto degli ioni tra le membrane e alla neuro trasmissione nervosa. Per questo la carenza di calcio si manifesta anche attraverso l’irritabilità. Aiuta a mantenere dei normali valori pressori, è indispensabile per la rapidità della contrazione muscolare e, di conseguenza, per la regolazione del battito cardiaco.
E’ inoltre essenziale nella produzione della parte corpuscolata del sangue.

Nutraceutica – utilizzi fitoterapici


Estratti di broccoli sono indicati per la protezione epatica da tossine ma anche per contenere l’affaticamento epatico da farmaci. I broccoli sono inoltre indicati come antiossidanti a scudo sui radicali liberi generanti dall´inquinamento così come nella prevenzione di malattie degenerative a carico delle strutture cellulari più sensibili (come gli occhi tanto che è stata indicato l’impiego in patologie oculari a decorso ossidativo).
Secondo recenti studi (condotti in Giappone e pubblicati da Cancer Prevention Research) i broccoli avrebbero effetti positivi anche sulla salute dello stomaco; è stato infatti scoperto che consumare una porzione di broccoli al giorno (circa g 70) aiuta a contrastare le infezioni da Helicobacter pylori, un battere implicato nell’ulcera ed altre malattie dello stomaco (come gastrite e cancro gastrico). Secondo questo studio i broccoli ridurrebbero la colonizzazione di Helicobacter pylori ed i loro benefici continuerebbero per quasi due mesi anche dopo la sospensione dell’assunzione quotidiana. In questo caso i meriti sono da attribuire al sulforafano, una sostanza microbicida di cui i broccoli sono ricchi.

A chi fa bene


A tutta la popolazione sana.

A chi non fa bene


Solo a chi soffre di malassorbimento intestinale e colite spastica ed ulcerosa.

Consigli per un "buon consumo"


Dal punto di vista nutrizionale la scelta del broccolo dovrebbe avvenire in base al colore, più il verde è intenso e scuro, maggiore è il contenuto di sostanze utili dal punto di vista nutrizionale e nutraceutico.
Si consiglia inoltre di acquistare broccoli turgidi, in nessun modo appassiti, non gialli (troppo maturi). I gambi dovrebbero essere duri e non troppo spessi (non legnosi).
Attenzione perché deperiscono presto e andrebbero consumati entro 3/4 giorni, senza alcun lavaggio prima dell’inserimento in frigorifero.

Codice alimento “Inran”:

Codice alimento “Valori nutrizionali alimenti”:
Codice valori nutrizionali alimenti:
11090 con
http://www.valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella11090.php
A cura della D.ssa Annalaura Magnani

 
 

HO SIMPATIA PER UN POLITICO...

di Nicola Picchione

 Non diro' di politica, inutile: come parlare di calcio con un tifoso.
I politici suscitano in noi risentimenti, diffidenza a volte disprezzo. Ci hanno gia' fregati: per i prossimi 5 anni continueranno ad essere un esercito di 1000 privilegiati (Ghedini e simili incasseranno i nostri soldi senza quasi mettere piede nel Parlamento).
Eppure un politico suscita in me ...tenerezza. Non per il suo nome (Angelino significa piccolo messaggero, in pratica postino)e non per il suo viso che evoca due animali simpatici con gli occhi bovini e la bocca leporina; nemmeno per il coraggio di avere per una volta detto di no al Capo che gli consigliava di guarnirsi la testa (la parte esterna, quella interna non interessa al Capo, anzi) ma per il suo destino. In lui la fortuna gioca beffarda sino a trasformarsi in sfortuna.
Eletto addirittura capo dal suo Capo senza meriti se non l' ubbidienza (virtu' esaltata finanche dalla Chiesa), aveva preso sul serio il nuovo ruolo. Si era messo a parlare e a fare proposte addirittura proponendo grande pulizia nel suo (finto) Partito, una fatica da Ercole. Dopo tanto servire, Angelino diventava capo. Ma il Capo si e' svegliato dalla sua (finta) pennichella e Angelino e' tornato ad essere cio' che era: spazzola ragazzo.
Ora tace. Che pensera'? Pensera'? A chi puo' importare cio' che pensera' Angelino? Non al suo Capo. Nemmeno ai tifosi del Capo che sono ancora molti e confondono la sporcizia con la fantasia e l'incapacita' con la creativita', l'evasione fiscale con l' astuzia e vogliono un Capo che li faccia sognare mentre li manda ancora al macello.
Provo simpatia per Angelino con la casacca di capo.
 

18 gennaio 2013


Vino, export nel mondo
L’Italia torna leader

Nonostante la battuta d’arresto l’Italia torna leader mondiale per quantitativi esportati, recuperando un primato ceduto solo per qualche mese alla Spagna. Positivo il contribuito del mercato Nordamericano e Far East

 

L’estero continua a remunerare le cantine italiane. Le elaborazioni Ismea dei dati Istat attestano il giro d’affari legato all’export di vini tricolore a 3,8 miliardi di euro nei primi 10 mesi del 2012, l’8,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Ma i volumi scendono attorno ai 17 milioni di ettolitri (-8,4%), a causa degli alti prezzi unitari e del crollo produttivo, con l’export di vini sfusi, in particolare, che ha fatto segnare in un anno una flessione del 22% (+9,3% in valore), subendo uno stop soprattutto in Germania.

Contrariamente agli sfusi, le vendite all’estero di imbottigliati si sono ridotte nei volumi di appena lo 0,4%, segnando un più 7% circa in termini monetari.

Positivo il contribuito del mercato Nordamericano (Usa e Canada), con progressi tuttavia decisamente più consistenti nel Far East, in particolare in Cina e Giappone, dove le spedizioni di vini confezionati hanno messo a segno incrementi a due cifre. Arretra al contrario l’export in Regno Unito, mentre in Germania cresce solo il fatturato (+5%), ma si riducono del 3% i volumi.

In generale - conclude l’Ismea - le esportazioni, limitandosi al dato quantitativo, hanno sostanzialmente tenuto per le Doc-Docg, subendo invece una pesante flessione nel segmento dei vini comuni (-20% rispetto al gennaio-ottobre 2011). In aumento le vendite all’estero di spumanti (+2%), grazie all’ottima performance osservata a partire dal terzo trimestre 2012.


* vini non prodotti nella comunità a denominazione d'origine protetta (dop) o vini a indicazione geografica protetta (igp) (escl. vini spumanti e vini frizzanti).
Fonte: elaborazione Ismea su dati Istat

 
Le Città del Vino in campo
"Agri-poll" per l'agenda di settore
Le Città del Vino hanno stilato un decalogo di idee, per rilanciare l'agricoltura in Italia, che dovranno essere inserite nell'agenda politica agricola di chi guiderà il Paese dopo le prossime elezioni di Febbraio. Sull'argomento è intervenuto a favore proprio lo stesso presidente delle Città del Vino Pietro Iadanza



Cosa dovrà fare il nuovo Governo per sostenere l'agricoltura italiana? Per rispondere a questa domanda le Città del Vino lanciano le "agri-poll": dal favorire l'accesso al credito alla copertura web delle aree rurali, dalla tutela del paesaggio al sostegno all'integrazione dei lavoratori immigrati anche con la cittadinanza, dall'inserimento dell'educazione alimentare nei programmi scolastici alla promozione del turismo enogastronomico e lo sviluppo della Green Economy, da oggi tutti sono chiamati alle "urne" per votare online su www.terredelvino.net quale tra 10 idee candidate debba essere al primo posto nell'agenda politica agricola di chi guiderà il Paese.

Parola, dunque, agli agricoltori, ai produttori vitivinicoli, agli amministratori locali, a tutti coloro che operano, a diversi livelli, nel settore agricolo e vitivinicolo, e, soprattutto ai cittadini, «perchè i precedenti Governi - spiega Pietro Iadanza, presidente delle Città del Vino - non hanno mai sviluppato concrete azioni a sostegno dell'agricoltura, salvo interventi episodici, e perchè nel dibattito politico di questa campagna elettorale, questi temi sono quasi del tutto assenti, mentre occorre una politica strutturale che rilanci il settore primario, perchè il bello e il buono dell'Italia devono diventare la nostra nuova industria, senza dimenticare il sostegno al terzo settore e all'associazionismo, punto di forza di una vasta rete di relazioni sociali, economiche e di progetto».

Ecco allora le 10 idee delle "agri-poll" delle Città del Vino:
1) promuovere la semplificazione sburocratizzando la gestione delle aziende agricole;
2) favorire l'accesso al credito per le aziende agricole incentivando il ricambio generazionale;
3) attrezzare le aree rurali di infrastrutture web (wireless, nuove tecnologie, ecc.) e le infrastrutture di area (viabilità secondaria, piste ciclabili, strade bianche e rurali, linee ferroviarie turistiche) per incentivarne la conoscenza e lo sviluppo socio-economico;
4) tutelare l'agricoltura attraverso la filiera corta, la tracciabilità, la biodiversità, il no agli Ogm, la lotta alla contraffazione agroalimentare scoraggiando l'italian sounding;
5) salvaguardare i piccoli Comuni rurali e valorizzarne il ruolo di presidio territoriale e democratico, dotandoli delle giuste risorse per mantenere i servizi essenziali per i cittadini;
6) favorire integrazione, occupazione e formazione dei lavoratori agricoli immigrati attraverso la concessione della cittadinanza italiana;
7) inserire nei programmi scolastici tematiche legate all'educazione alimentare e al consumo dei prodotti locali, all'educazione al bere consapevole e al valore culturale del vino italiano, finanziare la ricerca, la cultura e la formazione;
8) favorire la promozione dei distretti enogastronomici e incentivare il rapporto tra pubblico e privato per rilanciare le Strade dei Vini e dei Sapori e per sviluppare l'offerta turistica legata all'enogastronomia che valorizzi le eccellenze dei territori;
9) favorire la redazione di piani regolatori volti alla tutela del paesaggio, delle colture storiche (vigneti, uliveti, ecc.) e dei saperi tradizionali e rilanciare la proposta di legge sullo stop al consumo di suolo agricolo;
10) favorire lo sviluppo di attività imprenditoriali legate alla Green Economy e alla sostenibilità ambientale.

LA SCUOLA DEL GUSTO IN CAMMINO DA D'UVA


La "Scuola del Gusto", ideata e coordinata da Sebastiano Di Maria con la collaborazione dell'Istituto tecnico agrario "San Pardo" di Larino insieme con l'associazione "ex allievi", ieri in cammino, in cantina e a tavola ai "Dolci Grappoli" , l'agriturismo della Cantina D'Uva di Larino, a degustare due interessanti vini, il Kantharos, un bianco a base di Trebbiano e Malvasia; la Tintilia,  la doc che dà immagine al Molise.

Un pomeriggio interessante in una cantina che onora, con i suoi ottimi vini e la sua disponibilità a partecipare alle iniziative, l'enologia molisana.

L'adesione come sponsor dell'Atm, con la messa a disposizione dei pullman per le visite aziendali e 100 copie del libro "Molise, il piacere di una scoperta", dà l'idea dell'interesse per la "Scuola del Gusto" che, personalmente, ho salutato come un elemento di forte cambiamento soprattutto nel campo della comunicazione e della cultura enogastronomica. 

L'Atm si aggiunge alle cinque cantine (Cipressi di San  Felice del Molise, Angelo D'uva vignaiolo in Larino, Borgo di Colloredo e Di Majo Norante di Campomarino e Terresacre di Montenero di Bisaccia), che hanno aderito sin dall'inizio al progetto.

pasqualedilena@gmail.com

16 gennaio 2013

PASTA CON PATATE, CARCIOFI E CAVOLFIORE


Un piatto che mette insieme il poco rimasto per due persone. In pratica avevo due carciofi, il resto di un cavolfiore e una patata che ho messo insieme nell'acqua bollente non abbondante, e, appena ripreso il bollore, ho buttato cento grammi di pasta. 
A metà cottura ho tolto parte dell'acqua fino a far venire fuori solo la parte solida in cottura.
 
Ho aggiunto due spcicchi di aglio a pezzetti e ho spento. La foto, come si può vedere dal pallore, non riporta l'olio che vi ho aggiunto quando ha cominciato a intiepidirsi.
Non male con gli ingredienti che stanno bene insieme dando gusto al piatto che si può fare spendendo poco.  

RURALITA’, UN VALORE DI GRANDE ATTUALITA’

 
Uno dei tre principali itinerari del libro “Patrimonio industriale in Molise”, a cura di  Ilaria Zilli e Roberto Parisi sarà quello riferito alle “aree rurali”, descritto da Rossano Pazzagli, professore anche lui dell’Università degli studi del Molise, presidente del corso di laurea in scienze turistiche presso la sede di Termoli.

La lettura di una realtà con l’agricoltura attività dominante che, a cavallo tra Otto e Novecento, accompagna il processo di industrializzazione e di crescita dei centri urbani, ne diventa la base e, non solo, un contenitore di attività industriali.
Soprattutto nel Molise, con una miriade di attività che hanno il merito di non stravolgere il paesaggio fino a renderlo ancor più bello con  gli stimoli nuovi offerti all’agricoltura; non limitare il patrimonio di biodiversità; non rendere l’ambiente irrespirabile e fonte di preoccupazioni per la salute umana.
L’Agricoltura, qui, resta l’attività primaria e si pone al centro di uno sviluppo che alimenta l’artigianato, il commercio e  la nascente industria. Un rapporto stretto, naturale, lontano dai processi avviati dopo gli anni cinquanta con la nascita del triangolo industriale, che ha posto sempre più ai margini  l’agricoltura e lo stesso artigianato,  con il territorio che ha pagato il prezzo più alto nel momento in cui solo nel nostro Paese, negli ultimi cento anni,  sono stati sacrificati ben 10 milioni di ettari di superficie, di cui ben due milioni negli ultimi dieci anni.
Le testimonianze sparse sul territorio molisano, oggetto degli “itinerari per un censimento in corso” raccolti nel libro che verrà presentato a Larino giovedi 24 p.v., nella sala della Casina Nazionale Frentana sono lì a raccontarci non solo un passato ma quale identità ci rimane e quale paesaggio  e quale ambiente ancora ci appartengono.
Beni che sono in grado di raccontare i processi produttivi, i rapporti sociali ed umani e, così scoprire, la grande attualità dell’agroalimentare con la storia del grano, della farina, della pasta, del pane; quella dell’olivo, dell’olio, dei frantoi, dei contenitori in acciaio al posto dei ziri e degli stai, delle bottiglie che riguarda anche la vite e il vino; la storia di tre generazioni di fotografi nella città di Larino e altre ancora.  
Beni da salvare e valorizzare perché ci permettono di pensare e capire quale futuro è possibile se si riparte dal territorio, con le sue risorse e i suoi valori; si ripone al centro l’agricoltura e, con essa, l’artigianato e l’industria per ridare vita ai 130 piccoli centri che sono l’immagine della ruralità, la sola che può dare quella riconoscibilità che oggi manca al nostro Molise.
Una riflessione necessaria, urgente, di grande attualità che il libro “Il patrimonio industriale in Molise” aiuta a fare con l’aiuto di relatori che il libro hanno curato e scritto e di altri ricercatori che hanno raccolto e salvato documenti importanti che servono ad arricchire la storia di questi beni.
L’appuntamento è per Giovedì 24 p.v. alle ore 17.30 a Larino nella Sala della Casina Nazionale Frentana.
pasqualedilena@gmail.com

15 gennaio 2013

DA NON PERDERE


UN MARE DI OPPORTUNITA'

L'incontro di ieri sera a Termoli per la presentazione del progetto "Adrigov" cioè di una governance dell'Adriatico, che vede l'impegno di 13 paesi e regioni che si affacciano su questo pezzo di Mediterraneo.

Un tavolo di lavoro presieduto dal presidente della Regione Molise Iorio e aperto da una relazione di Francesco Cocco alla presenza di rappresentanti delle istituzioni rappresentative dell'Adriatico, tra i quali ben tre ambasciatori e il Rettore Cannata dell'Univerdìsità del Molise.

L'incontro ha rappresentato un significativo passo in avanti verso la costruzione della macroregione Adriatico-Ionica che, come si sa, è un obiettivo strategico dell'Europa.

Un grande obiettivo di pace, con le possibilità del dialogo e della collaborazione, e di sviluppo, con la messa in rete delle risorse e dei valori propri dei territori di questo vasto territorio che ha in comune i due piccoli mari.

In questo senso la discussione, aperta nella sala del consiglio del Comune di Termoli, è continuata nella sala dei ricevimenti di Villa Livia, intorno ai tavoli preparati dallo staff di Massimo D'Arcangelo, all'insegna del convivio, della ospitalità molisana e della sua ricca cucina di terra e di mare, dei suoi oli e dei suoi vini.

Un menu che ha riproposto l'eterno incontro del mare con la terra, l'orto; posto in evidenza il valore che il tartufo, soprattutto bianco, ha per il Molise insieme con i caratteri della sua viticoltura e dei suoi vini; posto al centro il piatto che dà maggiore fama alla ricca cucina marinara termolese, il "Brodetto di pesce alla termolese di tornola", che ha saputo svolgere nel migliore dei modi il suo ruolo di grande protagonista.

Un antipasto di mazzancolle su un letto di rape appena stufate e seguito da un altro di seppie abbinate a carciofi; un primo a base di Tagliolini alla marinara con ortaggi e tartufo e la zuppa di pesce come seconda portata.

In abbinamento i vini dell'azienda Terresacre di Montenero di Bisaccia, una  "Falanghina del Molise"doc , l' "Oravera" 2011, dal bel color dorato, elegante e dalla grande e ricca complessità e armonia di profumi; un "Molise Rosso " doc della giovane e dinamica azienda "Cantine Salvatore" di Ururi, il "Biberius" a base di Montepulciano; una "Tintilia del Molise", la doc più recente delle quattro riconosciute, dell'azienda di Vincenzo Cianfagna di Acquaviva Colle Croci, il "Sator" che riporta ai frutti del sottobosco e fa pensare alle spezie, ai tannini vellutati propri dei grandi vini con quel suo gusto rotondo e persistente, e, alla fine, per chiudere in dolcezza, un vino dolce che sa di moscato, l'"Apianae" dell'azienda Di Majo Norante  di Campomarino, anch'esso della doc "Molise".

Ieri, a conclusione dei lavori, la consegna agli ospiti di un omaggio di altri vini delle aziende Angelo D'Uva vignaiolo in Larino, Borgo di Colloredo, Di Tullio, Di Majo Norante, Nuova Cliternia di Campomarino, Terresacre e San Zenone di Montenero di Bisaccia, Catabbo di San Martino in Pensilis, per altri assaggi nelle loro case con gli amici nel ricordo di questa visita del Molise. 





 

14 gennaio 2013

riso con carciofi e cime di rape spontanee

per accelerare i tempi e soddisfare la fame ho cambiato il processo di costruzione del piatto facendo rosalare in olio, semi di peperoncinoo e aglio a pezzetti, i carciofi e poi ho aggiunto un pugno di riso che ho lasciato pe un po' nella padella prima di girarlo e coprire il tutto con acqua calda.



Mi sono preoccupato di girarlo di tanto in tanto su un fuoco non vivace fino a quando non si è asciugato dell'acqua.
Ho spento, lasciato per qualche minuto e gustato.

Buon appetito
 

13 gennaio 2013

INVITO X IL GIORNO 16 P.V.


Il giorno 16 gennaio p.v., presso la saletta attigua alla cripta della Chiesa di San Antonio di Padova, a Campobasso, in Via P. di Piemonte, dalle ore 18.30 alle ore 20.30, ci sarà un incontro, aperto al pubblico, su "Una diversa visione dello sviluppo economico del Molise: relazione a cura del dott. Antonio Venditti".

Le associazioni e le/i cittadine/i in indirizzo sono invitate/i a prendere parte all'iniziativa e a diffondere in rete l'evento.
Grazie per la collaborazione e per la eventuale partecipazione
Libera Molise - Franco Novelli
 
COME IN ALTRE OCCASIONI CI PIACE DARE SPAZIO A UN INVITO DI LIBERA, UN'ASSOCIAZIONE CHE MERITA ATTENZIONE PER QUELLO CHE DICE E CHE FA.
 
QUESTA VOLTA ANOCR PIU'  PERCHE' CI PIACE SAPERE CHE DA QUALCHE PARTE C'E' "UNA DIVERSA VISIONE DELLO SVILUPPO ECONOMICO DEL MOLISE" E QUESTO CI CONFORTA NEL MOMENTO IN CUI NON CI SONO SEGNALI PROVENIENTI DAL MONDO DELLA POLITICA CHE, A VARI LIVELLI E DIFFERENTI COLLOCAZIONI, GOVERNA  IL MOLISE.
 
PER NOI "UNA DIVERSA VISIONE" STA NEL PORRE AL CENTRO IL TERRITORIO, COSI' COME ABBIAMO AVUTO MODO DI SCRIVERE IN TUTTI QUESTI ANNI E DI RIPORTARE, GRAZIE ALLA CIA-MOLISE, NELLA RACCOLTA USCITA LO SCORSO ANNO CON IL TITOLO "AGRICOLTURA E TERRITORIO" PER LA COLLANA "CIBO E IDENTITA'" DI AGR-EDITORE DI RIPALIMOSANI.
 
UN TERRITORIO DA SALVAGUARDARE E TUTELARE PER RIDARE ALL'AGRICOLTURA QUEL SUO RUOLO NATURALE DI CENTRALITA', CON I SUOI PRODOTTI TESTIMONI NATURALI DI QUESTA NOSTRA TERRA E PROTAGONISTI DI UNA CUCINA RICCA DI BONTA'; AL PAESAGGIO IL VALORE DELLA BELLEZZA E DELLA BIODIVERSITA'; ALLA STORIA ED ALLA CULTURA IL SIGNIFICATO DI MEMORIA DALLA QUALE ATTINGERE PER COSTRUIRE IL FUTURO; ALLE TRADIZIONI IL SENSO DELL'APPARTENENZA E, COME TALE, DELLA IDENTITA' DI OGNUNOO DI NOI.
 
IL TERRITORIO, QUINDI, UN PATRIMONIO STRAORDINARIO CHE RENDE GRANDE IL PICCOLO MOLISE E, COME TALE, LONTANO DALLE IDEE DI RICOMPATTARLO O AGGREGARLO, CHE HA IL SOLO SIGNIFICATO DI UN SUO TOTALE E DEFINITIVO ANNULLAMENTO.


 

11 gennaio 2013

BUON COMPLEANNO FRANKIE

Frankie Randall, il grande cantautore e straordinario pianista, che oggi, con un grande concerto, festeggia i suoi 75 anni a Palm Spring, mi onora da anni della sua fraterna amicizia.
family: Calibri;">Non è solo, però,  amico mio ma anche dell’Enoteca Italiana e, come tale, rappresenta una piccola importante storia del vino italiano.

L’ho cono
sciuto una sera del 1992 quando mi ha aperto il cancello in legno di Rancho Mirage , la casa di Franck Sinatra a Palm Spring, in quell’angolo di deserto della California dove questa città appare a chi ci arriva come un’oasi.

Ero in compagnia di franco Piattelli, ristoratore di Montecatini,  che da qualche anno aveva aperto, con il suo amico Giovanni, un ristorante a Charlotte nel Nord Caroline.

Frankie dopo averci accolto con il suo sorriso e con una delle sue poche parole in italiano/siciliano e dopo averci presentati alla padrona di casa, Barbara Sinatra, ci ha fatto da cicerone portandoci nei diversi ambienti del rancho, in particolare nella grande sala della collezione dei treni dove Sinatra passava gran parte del suo tempo libero. Una passione che “the voice”divideva con la pittura, tanti i suoi quadri raccolti in un volume, che conservo ancora anche se alluvionato nel corso di uno dei miei tanti traslochi.

Il giorno dopo l’incontro con Sinatra, davanti al bancone del suo bar dove stava bevendo un drink con un amico. Ricordo il suo saluto di benvenuto in italiano e la gioia quando alla presenza di Barbara ho consegnato la bottiglia di “Vino Nobile di Montepulciano”, della Fattoria del Cerro, con l’etichetta che riportava una foto di loro due. “Bell, molto bell, thank you grazie” il suo commento.

L’occasione della visita una cena italiana organizzata da Celestino  Posteraro e magnificamente preparata (un menù di ben 33 assaggi) da suo fratello Pino, in onore del grande mito e di sua moglie che da tre anni organizzavano un torneo di golf, che vedeva la partecipazione delle “Celebrity International” insieme con persone che per partecipare alle gare insieme con queste celebrità, dovevano pagare, ben 3 mila dollari.

Una cena splendida e la degustazione di grandi vini che hanno incantato i numerosi ospiti, tutti vecchie e giovani celebrità del cinema, dello sport, della musica e della politica.

Da questo incontro l’inizio di un’amicizia con Frankie Randall ospite, insieme con l’attore James Gandolfini, quello della serie televisiva “ I Soprano”,  della Settimana dei Vini dove si prestava a animare le serate con le sue canzoni e le canzoni rese famose da Franc Sinatra.

Non ricordo se sono state due o tre le “Settimana dei Vini”  che l’hanno visto protagonista, ricordo, però, molto bene la presentazione dei vini dell’Enoteca da lui organizzata a Palm Spring nel 1994. La più bella delle centinaia organizzate in Italia e nel mondo.

In pratica una grande sala con i vini in esposizione e i tavoli preparati per una degustazione libera al ritmo di musica Jazz con Frankie al pianoforte ed altri tre straordinari musicisti dello staff di Sinatra, tutti di origine italiana.

Un contributo all’immagine del vino italiano che, nel tempo, si è moltiplicata con altri protagonisti e in altre luoghi simbolo del divertimento come Las Vegas nel Nevada e Atlantic City nel New Jersey, lo stato dove Randall è nato 75 anni fa. Buon compleanno Frankie o, come ti piace dire, “sfaccimme” per dichiarare il tuo orgoglio delle origini siciliane e italiane.

 

9 gennaio 2013


 

Il PATRIMONIO INDUSTRIALE DEL MOLISE

Il libro a cura di Roberto Parisi e  Ilaria Zilli  

Sarà la Casina Nazionale Frentana, con i suoi ambienti appena restaurati nel Palazzo Ducale nel centro storico di Larino, a ospitare, giovedì 24 alle ore 17.30,  l’incontro di presentazione del libro “Il Patrimonio Industriale nel Molise”, uscito alla fine dell’anno appena trascorso.

Anteprima che vede protagonista l’Università degli studi del Molise con tre dei suoi docenti, Rossano Pazzagli, i curatori del libro, Roberto Parisi e Ilaria Zilli, la ricercatrice Virginia Di Vito e il sociologo Berardo Mastrogiuseppe, alla presenza del Sindaco di Larino, Guglielmo Giardino, Il Presidente della Provincia di Campobasso, Rosario De Matteis e l’amministratore delegato dell’Atm, Paolo Larivera De Matteis, l’azienda sponsor dell’evento.

Si tratta della presentazione di “Itinerari di un censimento in corso” del patrimonio archeologico industriale del Molise, cioè di un insieme di beni e di risorse umane e culturali a significare che anche nella nostra piccola regione, l’ultima e  la meno toccata dal processo di industrializzazione del dopoguerra, ci sono importanti testimonianze, materiali e immateriali della civiltà industriale, che meritano di essere monitorate per essere conosciute, salvaguardate, tutelate e valorizzate.

Risorse sulle quali vale la pena investire per non cancellare, con la perdita di strutture e documenti, la loro memoria, che sta a dimostrare, nel caso specifico del Molise, quanto esso sia oggi di grande attualità soprattutto nel campo dell’agroalimentare.

Sta qui il ruolo delle istituzioni ai vari livelli e, soprattutto, di chi intende governare queste risorse con idee e progetti che rimettono al centro il territorio, il punto dal quale ripartire per vincere il futuro.

La storia, la cultura, il paesaggio, le tradizioni, le attività, ccioè tutto quello che ha in sé ed esprime l’archeologia industriale, sono i valori e le risorse del territorio sui quali merita investire per uscire dal pantano e ripartire per dare spazio e forza all’agroalimentare, all’artigianato e al turismo di qualità.

Un libro davvero interessante, che offre queste ed altre riflessioni, molti stimoli in un momento in cui diventa fondamentale il rilancio della partecipazione e delle proposte utili ad allargare la conoscenza, la base sulla quale poggiare la costruzione del futuro.