28 febbraio 2013

A TAVOLA CON GLI ABBINAMENTI

pancotto e cicorietta campestre con Paesana nera

 
pezzenta di cicerchie e guancialotto croccante con Gentile di Larino



zuppa di cipolla di Isernia con Paesana bianca



zuppetta di calamaretti e cicillo con Oliva nera di Colletorto


polenta bianca e cimette di rape con Gentile di Larino

Gironia rosato della cantina Borgodicolloredo di Campomarino
 

ONORE AGLI OLI MONOVARIETALI MOLISANI

Una bella serata all'Hotel Europa di Isernia all'insegna di un patrimonio di biodiversità,  le 18 varietà di olive autoctone molisane e i rispettivi oli monovarietali.

Una serata conviviale aperta dalla presidente dell'Associazione sommelier del Molise e padrona di casa. Giovanna Di Pietro, alla presenza del Presidente dell'Union Camere di  Commercio del Molise, accompagnato dal segretario generale della CC.I.A.A. di Isernia, Dr. Paolo Potena, e, da un illustre ospite, Dr, Paolo Conte, sottosegretario generale dell'Unione nazionale delle Camere di Commercio.


 
A seguire una illustrazione della situazione olivicola molisana e dei suoi oli monovarietali, come sempre appassionata, di un tecnico e divulgatore molto conosciuto, Mario Stasi e dal sommelier e degustatore di olio, Vitor Fratini, che ha guidato gli ospiti in quel mondo affascinante della degustazione, con la scoperta dei profumi e dei sapori nonché dei caratteri dell'olio e, in più, degli abbinamenti con piatti della traddizonale cucina di terra e di mare del Molise.

26 febbraio 2013

IL CODICE DELLA VITE E DEL VINO 2012 (NUOVA EDIZIONE)


 


Il volume raccoglie tutte le disposizioni comunitarie aggiornate relative alla OCM vino,

le norme nazionali applicative e le circolari interpretative.

Pubblicati anche tutti i decreti applicativi del D.lgs 61/2010 sulla tutela delle DO e IG

È uscita la dodicesima edizione del “Codice della Vite e del Vino”, edito dall’Unione Italiana Vini, a cura di Antonio Rossi, dove viene rielaborato e aggiornato l’intero panorama normativo comunitario collegato all’OCM vino, riportando anche tutte le disposizioni nazionali applicative collegate, in modo da mettere a disposizione degli operatori uno strumento sempre aggiornato. 

L’edizione riporta il decreto legislativo 61 dell’8 aprile 2010 relativo alla tutela delle DO e IG e tutti i decreti applicativi collegati che hanno ridisegnato le disposizioni precedenti, aggiornando così le norme nazionali sulle denominazioni di origine dei vini italiani.
 
Accanto alla legislazione comunitaria e alle norme direttamente collegate, esistono anche disposizioni nazionali che, pur non esplicitamente collegate a regolamenti comunitari, disciplinano l’attività di produzione e commercializzazione e che fanno parte anch’esse della realtà legislativa in cui si muovono gli operatori nella loro normale attività (legge 82/2006, accise, disciplina igienica delle bevande, produzione con metodo biologico, codici doganali, preimballaggi, ecc.).
 
Il “Codice della Vite e del Vino” è quindi il risultato di un notevole sforzo editoriale per raccogliere tutta la normativa comunitaria e nazionale comprese anche le circolari inedite che, spesso, forniscono utili elementi interpretativi.
 
Il volume è composto da 19 capitoli sui seguenti temi: Organizzazione comune del mercato vitivinicolo; Disciplina della viticoltura; Dichiarazioni, registri e documenti di accompagnamento; Denominazione di origine protetta e Indicazione geografica protetta; Presentazione e designazione; Distillazioni; Imballaggi preconfezionati; Vini spumanti; Vini liquorosi; Vini aromatizzati; Bevande spiritose; Succhi d’uva; Produzione e commercializzazione agri; Metodi d’analisi; Esportazione ed importazione; Aiuti comunitari; Controlli della circolazione ai fini fiscali (accise e IVA); Produzione con metodo biologico; Disciplina igienica delle bevande e materiali di contatto.
 
Una peculiarità di questo volume è l’inserimento del Qr Code che accanto ai link consente di consultare facilmente, con uno smartphone o tablet dotati di fotocamera, le disposizioni non inserite integralmente. 

La novità di questa edizione è la realizzazione parallela di un servizio di consultazione online “Pacchetto Codici online”, con abbonamento annuale, dei testi legislativi che saranno periodicamente aggiornati sul sito www.uiv.it

 Titolo  Codice della Vite e del Vino  (1856 pagine),

Editore  Unione Italiana Vini,

Autore   Antonio Rossi

Costo  160,00 euro  (IVA inclusa). 

Titolo  “Pacchetto Codici online” (Codice della Vite e del Vino + Codice denominazioni di origine + accesso al sito www.uiv.it + newsletter)

Costo in offerta  320,00 euro  (IVA inclusa). 

Il volume o il “Pacchetto Codici online” possono essere richiesti all’Unione Italiana Vini, via San Vittore al Teatro 3, 20123 Milano, effettuando il pagamento con bonifico bancario su Intesa San Paolo, Agenzia Piazza Cordusio 4, Milano IBAN IT03 P030 6901 6261 0000 0068 336 intestato a Unione Italiana Vini soc. coop oppure sul sito www.uiv.it con carta di credito

E' GIA' IN VIGORE LA LEGGE 10 DEL 2013 PER LO SVILUPPO DEGLI SPAZI VERDI URBANI

 



Pochi giorni fa, il 16 u.s., è entrata in vigore la legge 10/2013 per lo sviluppo degli spazi verdi urbani che segna “un passo importante per lo sviluppo sostenibile delle città italiane e per diffondere la cultura del verde”.
Nella legge è prevista la Giornata Nazionale degli Alberi, che si terrà il 21 Novembre di ogni anno; la creazione di spazi verdi; il contenimento del consumo di suolo; la riqualificazione degli edifici e, con l’impegno di piantare un albero per ogni bammbino nato o adottato, anche la creazione di un catasto degli alberi nel grandi città con il sindaco che, a fine mandato, dovrà rendere conto del suo impegno per il verde.
Non si capisce perché no nelle piccole città, o, meglio ancora, nei Comuni che sono la struttura portante del nostro Paese e, soprattutto, del Molise!

25 febbraio 2013

GIANCARLO BINI, L'AMORE PER L'ENOGASTRONOMIA

Giancarlo Bini ha segnalato il tuo lavoro di consulente - produttore di olio presso la Casa del Vento - Larino.

Ciao pasquale,
Ho scritto questa segnalazione sul tuo lavoro perché possa essere condivisa con altri utenti di LinkedIn.

Dettagli della segnalazione: "A Pasquale grande personaggio dell'elaiotecnica al disopra delle parti ed ormai capitano di lungo corso, si deve riconoscere credo e professionalità nel mondo dell'olio d'oliva vergine extra."
 
Giancarlo Bini, che, con questa sua attenzione, onora me e La Casa del Vento con il suo "l’Olio di Flora", è un caro amico sin dal primo nostro incontro, metà degli anni '80, nella Fortezza da Basso di Firenze, poco dopo l'inizio della mia stupenda avventura all'Ente Mostra Vini-Enoteca Italiana di Siena. In occasione della prima edizione di "Firenze a Tavola" che non ha avuto molta fortuna.
 
Giancarlo è soprattutto uno straordinario personaggio del mondo dell’enogastronomia, proprietario di ristorante e enoteca di grande successo, da qualche anno animatore del suo “SalottodiGianacarloBini” aperto a Suvereto, una cittadina incantevole che richiama il Medioevo, davvero bella non solo per il suo piccolo centro ma, anche, per quel suo territorio ricco di boschi, vigne e olivi, non lontano dall'incantevole golfo di Baratti e, poco più in là, oltre Piombino, l'Isola d'Elba.
 
Una cittadina che ho avuto il piacere di frequentare per il suo "Ghimbergo" che, poco dopo, ha dato vita alla Doc Val di Cornia", un vino che gli esperti conoscono ed apprezzano.
 
Il salotto di Giarncarlo Bini è un punto d'incontro di tanti personaggi amanti dell'enogastronomia; luogo di cultura, soprattutto dell'olio, che Giancarlo anima con la sua giovialità e la sua sapienza, contribuendo con questa sua opera di promozione e valorizzazione sostenuta anche dalle collaborazioni con riviste specializzate, a rendere grande un prodotto, l'olio delle nostre cinquecento cultivar sparse sui territori di 18 regioni italiane, che dà al nostro Paese il primato mondiale della biodiversità.

Grazie Giancarlo e un caro saluto

Pasquale



UN VILE ATTO INTIMIDATORIO O UN INCIDENTE?


 

Resta un vile atto intimidatorio e non un incidente lo scoppio di un ordigno negli uffici del responsabile della Direzione Generale per la Qualità dei prodotti agroalimentari, in seno al Dipartimento delle Politiche di Sviluppo del Ministero delle Politiche agricole e forestali, d.ssa Laura La Torre, l'unica donna ai vertici del Mipaaf. 

Chi il giorno 14 ha sentito il botto e visto il fumo proveniente dall'ufficio del dirigente del Mipaf non ha bisogno di essere tranquillizzato da chi vuole ridurre tutto a un incidente dovuto a una valigetta in dotazione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che, si dà il caso, questo Ministero non ha e non ha mai avuto. 

Sa che non è così ed ecco che questa azione che serve solo a coprire la verità dei fatti non solo può creare allarmismo vero, nel momento in cui uno ha la sensazione di essere anche indifeso, ma anche dare forza e senso di impunità a chi ha predisposto la valigetta-ordigno e fatta esplodere come usa fare solo chi opera nella illegalità. 

Un chiaro avvertimento a non dare fastidio a chi fa delle sofisticazioni una pratica per fare profitto a scapito dei produttori e trasformatori seri, e, soprattutto, dell'immagine della qualità. Un'immagine bella che, per fortuna, l'agroalimentare italiano vive da tempo nel mondo, grazie alla professionalità e passione dei nostri produttori, al Mipaaf che, con il suo Dipartimento, ha aperto e portato avanti, con convinzione e forza dei suoi dirigenti e funzionari, il processo che ci vede primi in quanto a riconoscimenti Doc e Docg, Dop e Igp. 

La conferma della notizia, non solo per esprimere di nuovo la mia solidarietà alla d.ssa La Torre, ai suoi collaboratori e al Mipaaf, che sono stati i destinatari di questo, ripeto, vile attentato, ma anche per capire, fiducioso che gli accertamenti in atto da parte delle autorità competenti portino alla scoperta dei responsabili, quali misure prendere per ridare serenità ai soggetti prima citati che lavorano negli uffici collocati nel Palazzo di via Q. Sella, angolo via Boncompagni. 

C’è di più, si tratta di scoprire chi sono i nemici delle nostre eccellenze agroalimentari Dop e Igp,e, quindi, dell’agricoltura e dell’intero comparto agroalimentare italiano, sapendo che l'obiettivo vero è di azzerare un processo che ha avuto ed ha successo sui mercati del mondo. 

Un risultato importante che, oltre a qualificare l'immagine della nostra agricoltura, assicura, con la salvaguardia, tutela e valorizzazione dei suoi importanti testimoni, quella forza che serve al territorio per difendersi dall'invasione non più sostenibile del cemento, che, come si sa, è solo e sempre presente nella mente degli speculatori, a scapito del cibo e delle possibilità per uscire dalla crisi con lo sguardo al domani. 

pasqualedilena@gmail.com

 

 

24 febbraio 2013

LA PALMA DI IVANO



A vederla, alta con la sua chioma raccolta, è una palma come tante altre.

Ma non è così e questo perché ha una storia da raccontare, quella che Ivano ha raccontato a me, per puro caso, l'altro giorno, mentre stavamo in macchina per andare, con Ettore e Luciano, a gustare del buon pesce al retro bar di fronte allo zuccherificio, Pit Stop, gestito dal buon Nereo e sua moglie con Pardo Iacobelli di Larino ai fornelli.

Ivano, di origine abruzzese, approdato a Larino al seguito del padre che lavorava per la Lodigiani, ha, nella sua gioventù, irato per il suo lavoro di autista, nei paesi arabi e, poi, in Africa,dov'è rimasto per qualche anno in Libia.

Ivano ha, come la gran parte degli abruzzesi e dei molisani, la dote di fare amicizia con tutti.

Nell'agosto di trent'anni fa (1983), quando stava per tornare in Italia per sposarsi, un suo amico libico, uno dei tanti che lavorava nei giardini imperiali di Gheddafi a Bengasi, gli ha voluto donare un vasetto con una palma da poco nata. Più che un regalo di nozze il dono aveva il significato della reciprocità (l'atto che rende civili e nobilita gli esseri umani amcor più della solidarietà), cioè la riconoscenza per la ciliege che Ivano gli aveva portato da Larino in uno dei suoi tanti viaggi.

Ora quella piccola palma è alta ed è lì su una piccola collina coperta di case e la puoi vedere  sulla destra, nella curva dopo l'hotel Europa, se arrivi da Termoli. Lì, a ricordare una storia di trent'anni fa che, così come da me raccontata sembra niente, e che invece, parla di Ivano e dei tanti Ivano migranti alla ricerca del lavoro con la paura dei luoghi sconosciuti e delle persone diverse, ma con il cuore aperto all'altro per superare ogni diffidenza che sempre apre al sospetto, rancore, inimicizia, insopportazione.

Al posto di questi difetti che limitano la bellezza della vita, grazie a Ivano, è cresciuta  una palma, la palma di Ivano, che, non a caso, è diversa da tutte le altre, anche da quelle che spuntano dal vivaio non lontano.
 

23 febbraio 2013

NON E' COLPA DI CELENTANO

 
 
Ho ascoltato con più attenzione la canzone, di qualche giorno fa, di Celentano e l’ho fatto principalmente per capire meglio quelle sue parole sul Molise “..e poi c’è anche il Molise che stanno uccidendo, bombardato… da quei fantasmi eolici che muovono il vento………….è la fine dei paesaggi”.




 



Subito dopo averla ascoltata l’ho postata, con un commento di piena condivisione con l’autore.

Un commento che confermo, soprattutto se guardo il paesaggio che spazia sotto i miei occhi, da Casacalenda a Montorio nei Frentani, Montelongo, Ururi e, poi, più a sinistra, quel mare di pale eoliche che copre il territorio del Comune di San Martino in Pensilis, che si trova tra me e le Isole Tremiti.
Uno scempio di paesaggio, questo, proprio nella patria della “carrese”, la corsa dei carri trainati dai buoi, e della “Pampanella”, una specialità gastronomica incomparabile, che - come ho affermato più di quindici anni fa e ripetuto senza successo – può dar vita, se promossa e valorizzata, alla più grande fabbrica del Molise.

Certo, le pale eoliche non imbrattano queste due preziosità e altre ancora del caratteristico paese che domina la valle del Cigno e del Biferno, ma, non si può negare, che sono “la fine dei paesaggi” che un tempo il territorio esprimeva con dovizia di particolari.
È anche certo, però, che non è colpa di Celentano se il Molise perde, con i paesaggi, parte della sua immagine, ma di quelle pale eoliche e di quanti se ne vantano.

Dispiace dirlo ma è la verità.

20 febbraio 2013

Export Italia, aggiornamento a novembre 2012

Export Italia, aggiornamento a novembre 2012


Data: 19-02-2013 il corriere vinicolo







Si avvia a conclusione positiva l'anno 2012 per l'export di vino italiano, almeno sul fronte valori, cresciuti a tutto novembre del 7,4%, a oltre 4,2 miliardi di euro, trainati da un prezzo medio in salita del 17%. Tutte al rialzo le performance sulla colonna dei fatturati: +15% gli spumanti, +6% il confezionato e +11% lo sfuso, che è arrivato a sfiorare i 70 centesimi al litro (+40%).

A livello di singoli Paesi, crescono del 7% gli Usa, confermatisi ancor di più prima piazza a valori per il nostro export, seguiti da Germania e UK (+5%). Ottimo l'andamento in Svizzera e Canada, ancora meglio fa il Giappone.

In battuta d'arresto la Russia, dove l'andamento delle nostre forniture risente della nota problematica che ha afflitto la spumantistica, mentre sembrano andare bene le cose in Cina, soprattutto sul versante bollicine.

Fonte: elaborazioni Corriere Vinicolo su dati Istat. La riproduzione delle tabelle è consentita previa citazione della fonte con link diretto

19 febbraio 2013

Fra i 26 territori più amati dagli italiani non ce n’è nemmeno uno del Molise



 
I risultati di un’indagine popolare promossa da “Italia Touristica” dice è il Salento (10,3% di preferenze) il territorio più amato dai 230.000 italiani invitati a esprimere il loro giudizio, seguito da Cinque Terre (9,0%), Costiera Amalfitana (8,8%),  Chianti (8,2%), e Cilento (5,2) Versilia (5,8%), Val di Fiemme (4,9%) e Gargano (3,8%).
Le ragioni di questa preferenza vedono il mare, il paesaggio, la cordialità, l’enogastronomia, l’ospitalità, le tradizioni. Non mancano gli uliveti, soprattutto quelli secolari o meglio “i patriarchi” diffusi in Puglia come nel Cilento o nella Costiera  .
Ragioni che il Molise ha, ma che non è riuscito a comunicare sul mercato nazionale per una scelta di marketing spezzettato dalla fame dei vari contendenti in Regione e nelle altre istituzioni con tanti soldi (lire e euro) buttati al vento.
La comunicazione è una priorità, quando si vuol spendere e mettere sul mercato il territorio con le sue risorse, che. però, ha la possibilità di dare risultati anche importanti solo se c’è una strategia e le azioni sono il frutto di una sinergia tra i diversi soggetti, pubblici e privati.
 

17 febbraio 2013

Vino: nasce la banca dati del Dna

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L'America dice sì allo studio, italianissimo, sul Dna del vino della Serge-genomics (spin-off dell'Università di Siena guidato da Rita Vignani). Il progetto, finanziato per 100mila dollari dal Ttb (The Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau, l'agenzia doganale che regola l'entrata di alcolici negli States) è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista statunitense “American Journal of enology and viticulture”. “La pubblicazione è un importante traguardo che sancisce la validità del metodo” racconta Rita Vignanied è una risposta a chi qui in Italia, o per paura o per diffidenza, ci ha dato contro fin dall' inizio”. Lo studio di Siena, infatti, non ha avuto vita facile fin dagli esordi, tanto da essere stato costretto a volare oltreoceano.

Ma vediamo di cosa si tratta: si parte da una banca dati dei Dna dei vitigni. A quel punto si estrae quello del vino in questione e dopo averlo isolato da altre componenti (come batteri e lieviti) lo si confronta secondo il principio di coincidenza per testare la veridicità di ciò che viene riportato in etichetta. Con la pubblicazione in America si è conclusa la prima parte del progetto applicata a sette vini monovarietali tra i più diffusi in Usa (Pinot Noir, Merlot, Sauvignon Blanc, Riesling, Zinfandel, Sangiovese e Alicante) e soprattutto si sono aperte nuove prospettive per l'applicazione pratica del metodo, così come riporta l'articolo: “identification tool could be used with current document and eletronic traceability methodos (such as labels, bar codes, Qrcodes) to reassure consumers”.


Come a dire lo studio sul Dna potrebbe trasformarsi, in un futuro non troppo lontano, in un'indicazione da apporre direttamente in etichetta con la dicitura “Dna traced”: un passo in avanti notevole per arrivare finalmente alla trasparenza vitivinicola e prevenire nuove Brunellopoli. “Adesso stiamo lavorando ad una seconda parte del progetto” spiega Vignani “dai monovitigni siamo passati all'analisi di alcuni blend che ci sono stati affidati dal Ttb e di cui dobbiamo individuare la componente principale. Siamo già alle fasi conclusive e avremo i risultati definitivi tra pochi mesi”. Tra l'altro la stessa Serge-genomics aveva già sperimentato con successo l'analisi sui blend per il Consorzio Vernaccia di San Gimignano, e i dati erano stati presentati al Vinitaly dello scorso anno. Un lungo lavoro a cui aveva partecipato finanziariamente anche la Provincia di Siena e che potrebbe riprendere nel 2013.

Per il resto, però, l'Italia del vino è sempre apparsa alquanto distratta o sospettosa in merito all'argomento-Dna e gli unici ad averci scommesso e ad aver sperimentato il metodo in prima persona sono le cantine di Montalcino, Caprili e Soldera. Che nessuno sia profeta in patria lo si sa, ma quali sono i motivi di tanta ostilità?Probabilmente la paura” prova a rispondere Vignani, che spiega come “i produttori sono consapevoli che introdurre l'esame del Dna significhi assoluta trasparenza, mentre gli altri Istituti probabilmente ci temono. Adesso, però vorremmo i giusti riscontri anche in Italia, magari uscendo dalla Toscana per trovare consorzi più coraggiosi”.


D'altronde l'obiezione più grande viene a cadere: adesso la pubblicazione ufficiale c'è. E si trova nero su bianco su una delle riviste più prestigiose di ricerca enologica. Basterà questo per iniziare a credere nel Dna e investire nella ricerca anche nel nostro Paese?

a cura di Loredana Sottile
15/02/2013


Questo articolo è uscito sul nostro settimanale "Tre Bicchieri" del 14 febbraio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E' gratis, basta cliccare qui.

16 febbraio 2013

da ZACC e BE-LINA

 
disegno di ro marcenaro
PAROLA D’ONORE
 
Zacc – vi faccio il Ponte sullo Stretto
 
Bè-lina– così siete certi di riscuotere le commissioni

W W IL MOLISE DI DI MAJO NORANTE



DI MAJO NORANTE ANCORA SELEZIONATO PER OPERA WINE

Anche quest'anno, nella prestigiosa anteprima del Vinitaly, il 6 di Aprile a Verona, torna Opera Wine, ossia la selezione delle migliori 100 cantine italiane - quest'anno 103 - da parte della prestigiosa rivista americana Wine Spectator, è stata selezionata, per il secondo anno consecutivo, un'azienda molisana, la Di Majo Norante, simbolo dell'enologia regionale.

Fonte: Opera Wine
L'azienda è una delle sostenitrici della "Scuola del gusto: Un Molise divino", avendo messo a disposizione, fin dall'inizio, i vini per le degustazioni didattiche in aula e relativa visita aziendale che, in base al programma, avverà giovedì 7 marzo alle ore 15.00. Il vino, che l'azienda ha scelto lo scorso anno per partecipare all'importante vetrina, è stato il Contado 2009, lo stesso che Don Luigi, proprietario dell'azienda, insieme ad altri, mi ha consegnato personalmente per le degustazioni del corso. Ricordo che si tratta dell'unico vino molisano ad aver ricevuto i "Tre Bicchieri" dal Gambero Rosso, mentre la versione 2007 è stata premiata, sempre dalla stessa rivista, come vino con il miglior rapporto qualità/prezzo in Italia. Si ringrazia, ancora una volta, la proprietà per la fiducia e il sostegno accordato, fin da subito, che certifica, casomai c'è ne fosse ancora bisogno, la qualità e la valenza del progetto "Scuola del gusto".

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com

T come territorio C come cultura


 

Senza la cultura la politica si svuota di contenuti e di prospettive e la bellezza è la cosa che per prima viene sacrificata.

Tutto, ma soprattutto una campagna elettorale, ha senso se si trasforma in una grande occasione che interpreta la politica e  diffonde la cultura dando, così, spazio ai sogni. Solo chi ha già condiviso i sogni e riesce, senza ombre, ad esprimere tutto questo merita attenzione.

La cultura che ci appartiene e che si ritrova nei campi, nelle torri, nei castelli, nei ruderi dell’Ara frentana o dell’Anfiteatro, nelle minute case, nei paesi che si lasciano vedere raccolti sulle colline o appiccicati ai fianchi delle montagne, nei vicoli che raccolgono i fumi e i profumi dei camini, nelle piazze che lasciano le mani stringere altre mani e le labbra aprirsi al dialogo.

La cultura che si esprime in dialetto o con i gesti e racconta la gioia e il dolore, il pianto e il sorriso; accoglie lo straniero con un benvenuto; saluta e riesce a dire grazie o prego; emoziona con la poesia, il canto, un quadro o una scultura.

La cultura che rispetta il tempo e la natura, ci rende liberi e non schiavi di altri uomini o del denaro

 
da Zacc&Bè-lina
MALFATTORE

 disegno di ro marcenaro
ZACC – non lo sento da qualche ora

BE-LINA – è all’estero a distribuire commissioni 

ZACC – perché non le chiami tangenti?

BE-LINA – mi viene da vomitare


15 febbraio 2013

I MISTERI DEL VINO

di pasquale di lena
 

Un'altro bellissimo pomeriggio all'insegna della degustazione del vino organizzato dalla Scuola del Gusto nella sala del Convitto dell'Istituto Tecnico Agrario Statale "s. Pardo" di Larino. Protagonisti due pilastri dell'ASPI, l'Associazione della Sommellerie professionale italiana,  Celeste Di Lizio e Rudy Rinaldi, pruripremiati per la loro grande professionalità in un campo che ha sempre più successo.
Il vino è un mondo ricco di misteri che si raccolgono nella luce che si riflette nel bicchiere, nel profumo e nel sapore ed è la scoperta di questi misteri il fascino della degustazione, una vera e propria arte che ha bisogno della memoria e di allenamento per potersi esprimere al massimo oltre che di cultura, per andare alla scoperta dell'origine del vino e dare al vino il compito che ad esso maggiormente spetta che è quello di dare ordine alla sequenza dei piatti per legare insieme , così, esaltare, i diversi sapori.

Imparare l'arte della degustazione per esprimere il giusto abbinamento e dare a un pranzo o a una cena la corretta armonia.
Come sempre molto attenti i partecipanti al corso che vede protagonisti i vini molisani delle Cantine Terresacre di Montenero di Bisaccia, Borgo di Colloredo e Di Majo Norante di Campomarino, Angelo D'Uva di Larino e Cipressi di San Felice del Molise insieme con l'"azienda che fa viaggiare il Molise, l'Atm.


Puntuale e attento come sempre il coordinamento dell'ideatore della Scuola del Gusto, Sebastiano Di Maria che si avvale della collaborazione dell'Associazione degli ex Allievi e della Direzione dell'Istituto "S. Pardo".