25 giugno 2013

da ZACC e BELINA



                                        LE BELLE DONNE
disegno di ro Marcenaro




Zacc - Siamo tutte puttane
Belina - Ci sono i bambini, non c’è bisogno di gridarlo


da ZACC e BELINA

                                      IL RESPONSABILE
disegno di ro marcenaro

ZACC - Ci dev’essere chi, in questi venti anni, l’ha istigato a fare tutte le cazzate che ha fatto

BELINA - Bruno Vespa 

22 giugno 2013

AUMENTA IL VALORE DELL’ESPORTAZIONE DEL VINO MOLISANO


Pasquale Di lena informa


Il Molise, con 1,4 milioni di euro in valore, non è ultimo nella graduatoria regionale dell’esportazione di vino nel primo trimestre 2013 quando registra un salto del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Con queste cifre è davanti alla Basilicata, ultima con 685 milioni di euro (+58,1), e la Valle d’Aosta con 769 mila euro (-30,8%) e poco dietro la Calabria con quasi 1,5 milioni di euro (+33,0%) e la Liguria con poco più di 1,7 milioni (-47%).

A guidare la classifica il Veneto, 352 milioni di euro (+13%), con il successo del suo Prosecco, seguito dal Piemonte (+7,7% per un valore di poco superiore a 195 milioni di euro), dalla Toscana ( 5,7% per 161 milioni di euro) e il Trentino Alto - Adige (6,5% per circa 107 milioni di euro).

20 giugno 2013

I VINCITORI DEL PREMIO “OLI MONOVARIETALI MOLISANI” DELL’UNIONCAMERE DI COMMERCIO



Dei sei oli vincitori del 4° Premio “Oli Monovarietali Molisani”, organizzato dall’Unioncamere del Molise, ben tre sono “Gentile di Larino” a testimoniare l’importanza di questa varietà per l’olivicoltura molisana, la sua centralità visto che è la pianta più diffusa (25%) delle quasi 1,8 milioni rappresentative dell’olivicoltura molisana. Ma, anche, la pianta dominante nell’area più olivetata, la Frentania, cioè tutta l’area che va dal Trigno al Fortore, quella compresa tra Trivento e Montenero di Bisaccia da una parte e Campomarino e Colletorto dall’altra, con al centro Larino, la culla delle Città dell’Olio, una vera e propria capitale dell’olio extravergine anche per essere la sola a dare il proprio nome a tre varietà di olivo.

Alla “Gentile”, bisogna aggiungere la “Salegna” o “Saligna e la “San Pardo” tutt’e tre “di Larino”. Ma non è Larino con il suo primato in numero di piante (oltre 115.000) ad avere il primato dell’olio prodotto, bensì Colletorto e ciò grazie a una resa alta delle olive raccolte e, anche, della resa in olio.

I tre oli “Gentile di Larino” sono della Cooperativa olearia larinese e de La casa del Vento di Larino con L’olio di Flora e di Spenny di Domenico Tagliaferri di Sant’Elia a Pianisi. Degli altri tre vincitori l‘olio della “Rosciola di Rotello” di Manrico Di Battista di Santa Croce di Magliano; quello delle olive “Rumignana” di Giorgio Tamaro di Colletorto e quello della varietà “Sperone di Gallo” della Mirabello oli di Giovanni Passarelli prodotto a Mirabello Sannitico. Sei vincitori tutti della provincia di Campobasso che verranno premiati mercoledì prossimo alle ore 17 presso il Palazzo D Utriis di Venafro, in provincia di Isernia.

 

Ricordo, per completare il quadro dell’olivicoltura molisana, le altre 14 varietà che completano il quadro della biodiversità olivicola molisana “Aurina di Venafro”, “Cazzarella”, “Cellina di Rotello”, “Cerasa” e “Olivastro di Montenero di Bisaccia”, “Oliva nera di Collotorto”, “Olivastro d’aprile”, “Olivastro dritto”, “Olivetta nera di Poggio Sannita”, “Olivone di Bagnoli del Trigno”, “Paesana bianca”, Paesana nera”, “Rossuola”, “Rumignana”.

Un patrimonio da salvaguardare, tutelare e promuovere, certamente per la ricchezza ed il valore del  paesaggio, la storia, la cultura e le tradizioni dei tanti territori, ma anche per l’importanza che avrà sempre più l’olio monovarietale, non solo perché espressione di biodiversità (si parla di un primato di 500 piante autoctone in Italia, più della metà del resto del mondo), ma soprattutto perché frutto di caratteri organolettici peculiari e distinti, che sono una chiave importante per aprire i portoni importanti del mercato e, così, avvantaggiati di fronte alla concorrenza che presenta oli anonimi.

Ognuno degli oli vincitori è stato abbinato a un piatto che è un piacere riportare allegato a questa nota non senza prima congratularci con i vincitori e con tutti gli altri olivicoltori molisani che all’olio danno la loro anima.
pasqualedilena@gmail.com


GLI ABBINAMENTI

1) Pizza e minestra (abbinata con l’olio di Rumignana-Tamaro Giorgio di Colletorto, cultivar “Rumignana”)

Ricetta Campobassana

La pizza di mais (pizze de randinie) è stata per secoli, in Molise, il pane quotidiano dei poveri. Combinata in vario modo con verdure di orto o di campo, si presta ad una serie di soluzioni per primi piatti dal sapore antico. Una saporita variante del pancotto.
1 kg di farina di mais, 1 kg di verdure campestri, bollito di maiale, un peperoncino, acqua e sale q.b.
Preparare il bollito di maiale con una zampa, un pezzo di cotenna, un pezzo di orecchio, una cipolla e una costa di sedano in acqua salata, schiumando di tanto in tanto. Mondare le verdure, lavarle ripetutamente e immergerle nel bollito, aggiungendo anche il peperoncino. Lasciare cuocere per circa 15 minuti. Intanto preparare la pizza: sulla spianatoia versare la farina di mais ed impastarla con acqua calda e un pizzico di sale, fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo. Ridurla a schiacciata alta due dita e passarla al forno per circa un’ora. Se si dispone di camino, la cottura della pizza può essere fatta nel modo tradizionale, cioè sulla “liscia” bollente del focolare: pulire per bene la piastra, adagiarvi la pizza, coprire con il testo metallico, ricoprirlo con le braci e lasciare cuocere. Spezzettare la pizza e aggiungerla alle verdure, mescolare e servire ben calda. Nel piatto l’impasto viene schiacciato con la forchetta, in modo che pizza e verdure siano ben amalgamate

2) Casce e ova ( abbinato con Olio Spenny- Gentile di Larino di S. Elia a Pianisi, “Gentile di Larino”)
Tra le carni, dopo il maiale, l’agnello occupa un posto di privilegio nella cucina tradizionale molisana; consumato preferibilmente nel periodo primaverile (ovviamente coincidente con le feste pasquali), il suo abbinamento con le uova e il formaggio rende questa ricetta un classico della cucina molisana.
1 kg di agnello (preferibilmente il cosciotto), olio di oliva, un ciuffo di prezzemolo, un bicchiere di vino, una cipolla, 6 uova, 200 gr di formaggio grattugiato, pepe, noce moscata, sale q.b.
Tagliare a pezzetti l’agnello e lasciarlo rosolare insieme alla cipolla. Spruzzare con il vino, salare e lasciare cuocere bagnando con un mestolo di acqua calda. Battere le uova, unire il formaggio ed il prezzemolo tritato, un pizzico di noce moscata e una spolveratine di pepe. Versare il composto sulla carne ben cotta ed infornare a 150°. Sarà pronto quando la superficie sarà dorata.

3)
Baccalà mollicato ( abbinato con L’Olio di Flora de “La Casa del Vento” di Larino, “Gentile di Larino”)
Il baccalà è un alimento che viene ancora oggi usato in Molise quasi esclusivamente per i piatti rituali: mollicato o con origano, fritto con pastella oppure arrosto e condito in bianco, si consuma la vigilia di Natale in alcuni paesi, in altri rappresenta la portata forte delle pietanze della “Tavola di San Giuseppe”.
500 gr di baccalà già messo a bagno; 4 peperoni tondi sottaceto, mollica di pane raffermo, uva passa, origano, aglio, noci, olio di olio.
Sgocciolare il baccalà e spezzettarlo, disporlo in tortiera con aglio e prezzemolo tritati. Preparare i peperoni; lavarli, sgocciolarli, svuotarli e riempirli con la mollica di pane sbriciolata, noci triturate, origano e un po’ di olio, tappando il foro con una crosta di pane. Disporre anche in peperoni in tortiera. Spolverare la superficie con mollica di pane, aggiungere uva passa precedentemente messa ad ammorbidire, e un filo di olio. Passare al forno.  

4) Fesciole “Mbenate”(abbinato con olio Moli di Giovanni Passarelli, cultivar “Sperone di gallo”) - Ricetta di Bonefro

Per la pizza di granturco: farina di granturco macinata di fresco, un pizzico di sale, acqua calda quanto basta, e, per il condimento, un bicchiere di olio extravergine di oliva, mezza cipolla, 300 gr di fagioli e un “diavolillo” (peperoncino piccante). 

Preparare la pizza “de rendinje” impastando in un’insalatiera la farina con l’olio, il sale e tanta acqua calda fino ad ottenere un composto morbido e ben amalgamato. Adagiare la pizza in una teglia e infornarla per circa un’ora a calore sostenuto. Lessare i fagioli, già tenuti a bagno per dodici ore, in una “pignata” (pentola di terracotta );quando saranno cotti, nello stesso recipiente versare il condimento che, in questo caso, consisterà nella cipolla tagliata sottilmente fatta rosolare in una padella con l’olio e un po’ di po’ di peperoncino piccante. Dopo aver unito questo semplice condimento ai fagioli, lasciate cuocere ancora tutto insieme in modo che i sapori si amalgamino bene.

Spezzettate la pizza, ormai cotta e dorata, in una grossa insalatiera, su di essa versate i fagioli con il loro brodo e con forchetta cercate di schiacciare i pezzi di pizza per farli amalgamare ai fagioli.

5) PAPPONE ( abbinato con olio della Cooperativa Olearia larinese, “Gentile di Larino”)

(zuppa di pesce alla termolese con cicoria selvatica)
Ingredienti: pesce fresco (purchè non azzurro), pomodori pelati, cozze, vongole, cicoria selvatica, aglio, 1bicchiere d’acqua, peperoncino piccante, olio extra vergine di oliva, peperone verde, prezzemolo tritato, sale q.b.
Pulire e lavare il pesce. Se c’è qualche pesce grosso tagliarlo a pezzi più piccoli. In una teglia di terracotta mettere dell’olio, l’aglio tagliato sottile, il peperoncino,il peperone,il prezzemolo, i pomodori pelati schiacciati e la cicoria precedentemente sbollentata. Lasciar cuocere il tutto fino a quando non si asciughi l’acqua dei pomodori. Aggiungere quindi il pesce, l’acqua ed il sale e far cuocere per un quarto d’ora.
A questo punto aggiungere le cozze e le vongole e continuare la cottura per altri 5 minuti. Servire nel tegame stesso accompagnata da crostini di pane fritti o abbrustoliti.

6) VERDOCCHIE CON FUNGHI E SALSICCE (abbinato con olio di Manrico di Battista di Santa Croce di Magliano, “Rosciola di Rotello”) - (ricetta Santa Croce di Magliano)

Ingredienti: verdocchie fresche (pasta fresca fatta in casa cavata a mano), funghi freschi, salsiccia secca, pomodori pelati, carota, mezza cipolla, una costa di sedano, olio extra verine di oliva, prezzemolo.
Tagliare i funghi a fettine ,tritare la carota il sedano e la cipolla,mettere tutto in una padella grande con olio, salare e far rosolare. Tagliare la salsiccia a pezzettini e aggiungerla ai funghi, far rosolare per alcuni minuti, aggiungere il pomodoro passato e un po’ d’acqua , lasciar cuocere a fuoco basso per circa mezz’ora aggiungendo ancora acqua e sale se occorre. Lessare la pasta e saltare in padella con il condimento preparato.

 

 

 

Un Sagrantino per Woody Allen 


E’ il cru Chiusa di Pannone, di Antonelli San Marco. E’ stato scelto dagli autori del nuovo libro “CineWine – 40 grandi film e 40 grandi vini” in abbinamento a Io & Annie, del 1977. Sabato 22 giugno la presentazione ai Salotti del Gusto, a San Cassiano, in Alto Adige

Il Sagrantino di Montefalco Chiusa di Pannone, di Filippo Antonelli, e un capolavoro del cinema mondiale: Io & Annie, del regista Woody Allen. Un abbinamento ideale secondo gli autori di “CineWine – 40 grandi film e 40 grandi vini” opera dei giornalisti e scrittori Francesco Festuccia (redazione cultura del Tg2) e Raffaella Corsi Bernini, esperta di enogastronomia e lifestyle.  

Nel libro presentato a San Cassiano, sabato 22 giugno, alla manifestazione Salotti del Gusto (www.salottidelgusto.com) - presente il produttore Filippo Antonelli -  i due autori hanno pensato di interpretare le peculiarità di ogni vino cercando affinità emozionali con i capolavori della storia del cinema. Il Sagrantino di Antonelli è stato scelto per la pellicola del 1977, interpretato da Woody Allen e Diane Keaton. Un Sagrantino – scrivono i due autori – “dal finale molto persistente, tipico di un vino importante che definisce un percorso, un viaggio interiore; e che al pari dell’inimitabile Woody Allen conduce in maniera delicata, ma profonda, ad assaporarne tutta l’emozionante genialità”. 

I due autori scrivono anche che: “la delicatezza è il punto d’incontro di questo azzeccato binomio; da una parte la raffinata e ironica genialità di Allen, dall’altra lo stile dell’azienda Antonelli che, al pari dello straordinario regista, pone i suoi vini al centro di un equilibrio tra tipicità ed eleganza. Il film è un susseguirsi di emozioni e sentimenti scanzonati; la degustazione di questo vino è un viaggio nella filosofia, nell’arte di vivere, e la ricerca di un intimo piacere che da quattro generazioni la famiglia Antonelli conduce con estremo rispetto delle tradizioni”.  

Il Chiusa di Pannone è fatto con uve sagrantino in purezza, con basse rese di appena 30 ettolitri/ettaro. Alla fermentazione sulle bucce di 20 giorni, segue la fermentazione malolattica in legno. L’affinamento avviene in carati da 500 litri a leggera tostatura per 6 mesi, poi in botti di rovere da 25 ettolitri per 15 mesi, infine in bottiglia per due anni. 

Il Chiusa di Pannone è rosso rubino intenso tendente al granato, con un’impatto olfattivo di grande intensità e molteplici sfumature. Note di mora, confettura rossa, marasca e frutti di bosco, con un finale leggermente speziato. Al gusto è secco, caldo; il tannino ben presente sostiene una struttura robusta, ma al contempo elegante e fresca.

Ufficio Stampa

Massimiliano Rella maxrella@email.it

Cell. +39/347.8872490

16 giugno 2013

INTERVISTA


L’INTERVISTA SU “LA STALLA DI RUTA” DI ENNIO DI LORETO PUBBLICATA OGGI SU PRIMO PIANO

-        Come mai non sei d'accordo


L’ho già scritto con “La stalla di Ruta”, l’articolo che ho pubblicato sul mio blog subito dopo che ho letto l’annuncio di Ruta fatto nel corso di una conferenza stampa a Larino. Sottolineo Larino che Ruta allora indicava e che, in pochi giorni, dalle notizie lette sulla stampa locale, ha prontamente dimenticato scegliendo altre località a suo piacimento.

Questo per dire che non era e non è una cosa seria ma solo un annuncio pubblicitario che alimenta la demagogia in una regione dove si ha paura della verità, sia a dirla che ad ascoltarla. E’ una iniziativa che parla allo stomaco delle persone e non al cuore e alla mente, e questo è quello che a me fa più paura.

-        Perché secondo te il progetto è tanto vantato da Ruta&co?

Ciò che più impressiona del dibattito intorno alla "stalla" è (non solo di Ruta ma di un gruppo dirigente trasversale) la visione di un mondo ormai lontano, passato e non di quello che viviamo ora, in questo momento. Basta avere occhi per vedere come questo mondo è stato ridotto a pezzi dalla pesante crisi che - non bisogna dimenticarlo - è il frutto del fallimento totale di un sistema di sviluppo che ci tiene sull’orlo del baratro.

E poi, la visione anche di un Molise che non c'è, non solo perché non ha le dimensioni per rispondere a certe domande ma, neanche, le caratteristiche per farlo con le minute pianure, le tante colline e, soprattutto, montagne.

C'è da credere che quello che conta per questa classe dirigente è solo il denaro, tanto denaro, e non il territorio e la sostenibilità, due elementi centrali che il denaro e la cultura del passato stanno riducendo ai minimi termini.

 Siamo di fronte a un progetto troppo grande anche per la pianura padana, cioè il territorio di appartenenza della Granarolo, figuriamoci per il piccolo Molise. A tale proposito c’è da dire come mai la Granarolo non pensa di realizzare intorno alla sua realtà produttiva quello che vuole realizzare altrove e, così, pensa all’Abruzzo, alla Puglia e, grazie a Ruta e a Leva, sempre che sia vero, al Molise?

-        Quali sarebbero gli svantaggi?

In pratica la svendita del Molise e non la sua valorizzazione, che poi vuol dire continuità e ciò è dimostrato dalla conferma dell’Autostrada, dell’accorpamento con altre regioni, della concentrazione a Campobasso, Termoli e Isernia con la conseguenza di uno svuotamento degli altri 133 comuni, dalla svendita della Sanità pubblica, etc., etc.. Una continuità che non trova opposizione nel momento in cui tutti acconsentono o stanno zitti.


   -  Quali le alternative?


Siamo nell’era della conoscenza e quello che serve prioritariamente è la partecipazione e non gli annunci; il dialogo e non una minestra già fredda che, oltretutto, per le cose che dicevo prima, è pericolosa perché non è adeguata alle necessità del Molise.

Servono progetti e programmi rapportati alle dimensioni della nostra regione, alle sue caratteristiche, alla sua storia ed alla sua cultura, cioè le basi sulle quali poter costruire il suo futuro perché forti di valori e di risorse sempre più importanti e, oltretutto, pienamente rispondenti alla nuova domanda del consumatore, anche il più esigente.


Siamo nella necessità di tornare alla sobrietà, una virtù tanto più virtù oggi quando registriamo il fallimento del consumismo e dello spreco. La megalomania ha già fatto troppi danni e non serve, in particolare a un Molise con le ali di una farfalla che, come tutti sanno, non possono essere toccate se lo vogliamo vedere volare.
pasqualedilena@gmail.com

15 giugno 2013

CONTINUA LA PERDITA DI VIGNETO IN ITALIA


Come sempre mi avvalgo della elaborazione dei dati Inea del  Corriere vinicolo per commentare i dati riguardanti il vigneto Italia e il vino.

C’è da essere preoccupati della perdita di altri 9.000 ettari di vigneto che si va ad aggiungere a un calo di superficie dal 2.000 ad oggi di quasi 140.000 ettari nonostante la crescita nel 20°6 e 2007.
Un perdita netta del potenziale vitivinicolo che ci accomuna alla Francia (-100.000 ettari negli ultimi dieci anni), la Spagna (-254.000 ettari), che, nonostante questo ingente calo, resta il Paese più viticolo del mondo con i suoi 954.000 ettari. L’Italia con 655.000 ettari di vigne è terza dietro la Francia (756.000)
Per quanto riguardo il calo di 9.081 ettari registrato lo scorso anno c’è da dire che quasi la metà di questa perdita viene dalla Sicilia con oltre 4.000 ettari in meno; il Piemonte (-2.500), l’Emilia e Romagna (-1993); la la Sardegna (-1671,4) e la Basilicata (-999,2), con il Veneto che aumenta di ben 1.417,7 ettari il suo potenziale viticolo, grazie al grande successo che vive il suo Prosecco, seguito dal Friuli Venezia Giulia (+825,5), Puglia (+673,4), Marche (+394,0), Campania (+319), Umbria (+116,8) e le altre con qualche decina di ettari.
Il Molise è l'unica regione che mantiene i suoi 5.612,8 ettari, né uno né uno in meno.
Personalmente ritengo un danno questo calo di superficie vitata in Italia perché non riesce ad arrestarsi e perché avviene nel momento in cui si vanno aprendo al vino nuovi mercati dalle enormi potenzialità.
Come sempre si paga la mancanza di programmazione e, insieme, di una strategia di marketing che riguarda soprattutto le Regioni, il Molise compreso.

 

13 giugno 2013

I DIECI ANNI DELLE DONNE DELL’OLIO


Sono passati più di dieci anni dal 27 marzo del 2003 quando a Roma è stata costituita l’Associazione delle Donne dell’Olio (Pandolea), che riunisce soprattutto produttrici di olio, ma anche altre donne legate al mondo olivicolo e agricolo o che operano nel campo della comunicazione e delle pubbliche relazioni  

Dieci anni portati bene quelli che Pandolea ha festeggiato ieri all’Hotel Bristol di Roma.

A raccontarli tutti la gentile signora che l’ha voluta e organizzata, Loriana Abruzzetti, e che, come presidente, ha vissuto ogni sua iniziativa tesa a comunicare e far conoscere l’olio extravergine di oliva, e, soprattutto (come recita un volantino dell’Associazione) ad affermare e divulgare la consapevolezza alimentare e la cultura dell’olio e dell’olivo, patrimoni d’Italia e dell’umanità.

In particolare i 42 oli premiati dal marchio Dop e quello “Toscano”, il solo Igp,  che rappresentano un primato a livello europeo e, come tale, il segno evidente di una realtà diffusa con tanti oli testimoni di paesaggi e ambienti fra i più belli e ricercati. Solo la Val D’Aosta, ad oggi, è senza olivi nel momento in cui, ultimamente,  anche il Piemonte mostra di avere qualche decina di ettari di olivi e questo fa pensare che siamo solo all’inizio di un percorso in questa terra di nocciole e grandi vini.

Dieci anni contrassegnati da una crisi profonda dell’agricoltura vittima della crisi più in generale che vive il mondo e il Paese, ma anche della cacciata dalle campagne dei suoi protagonisti, i coltivatori; dalla risposta che l’agricoltura sta dando alla pesante crisi economico-finanziara e perdita di valori con la presenza sempre consistente delle donne che, oggi, rappresentano  il 30% dell’imprenditoria agricola, l’aumento dell’occupazione e dell’esportazione.

Donne preparate se è vero, com’è vero, che oltre il 50% sono  in possesso di un diploma e di una laurea. E, non solo, anche portate per l’agricoltura visto il loro più che naturale rapporto con il cibo, l’alimentazione.

Un’occasione per festeggiare, ma anche per capire, con il convegno “Un filo d’olio” , il futuro dell’agricoltura e della sua olivicoltura parlando di storia, formazione, territorio, alimentazione, salute, identità e qualità delle nostre eccellenze alimentari, biodiversità, con tante relatrici molto brave, presentate magnificamente dalla giornalista Francesca Romana Barberini, che meritano almeno di essere citate: Miriam Mastromauro dell’osservatorio economico Unaprol; Maria Gemma Grillotti, presidente GeoAgri Landitaly; Rosanna Zari, vicepresidente Conaf; Laura De Gara dell’Università Campus Bio-medico di Roma.

Molto interessante l’intervento dell’On. Colomba Mongiello della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati che è entrata nel merito di questioni importanti dimostrando di essere un politico molto documentato e esperto di agricoltura.

Dopo tante Donne dell’Olio, una rappresentante maschile a cui sono state affidate le conclusioni, Massimo Gargano presidente dell’Unaprol, che ha sviluppato un discorso molto chiaro sulla centralità dell’agricoltura per uscire dalla crisi; l’importanza e il ruolo della biodiversità olivicola, che offre un altro dei primati al nostro Paese per non cadere nella trappola di chi ci vuole portare verso una olivicoltura superintensiva con tre sole varietà. Un quadro che, se realizzato, vorrebbe dire negare il ruolo paesaggistico-ambientale svolto dall’olivo e le possibilità che il mercato mette a disposizione degli oli monovarietali.

Un giorno bello per Pandolea ma, anche per l’olio italiano, che ha trovato nelle decine di migliaia di  bambini, coinvolti dalle signore dell’oli con le loro iniziative nel corso di questi anni, i primi grandi appassionati e convinti consumatori, soprattutto di domani, tanto da far avanzare la proposta di istituire nelle scuole dell’obbligo “la settimana dell’alimentazione”, come necessità formativa che va oltre l’olio. Ma se è così perché allora – è stato detto da più di uno – non proporre l’alimentazione come materia obbligatoria? Un modo per ridare alla scuola una grande opportunità che porta a guardare con fiducia il futuro non solo della nostra agricoltura ma del Paese.


pasqualedilena@gmail.com

Festa Artusiana 2013

 Forlimpopoli (FC), dal 22 al 30 giugno 2013
 

Nove giorni in compagnia di Pellegrino Artusi con incontri, degustazioni, concerti, mercatini, riflessioni sul cibo e le Mariette d’oggi
 

Trait d’union della XVII° edizione la cucina italiana nel mondo

 Forlimpopoli (Fc) - Quota diciassette per la Festa Artusiana (22-30 giugno), tutt’altro che intimorita dalla cabala dei numeri superstiziosi. Una scommessa iniziata tanti anni fa quando in pochi parlavano di cucina (oggi siamo di fronte a uno tsunami inarrestabile), con lo sguardo rivolto sempre ‘oltre’, quasi volesse segnare un passo ulteriore rispetto al dibattito in circolazione. Lo testimonia il fil rouge di questa edizione: la cucina italiana nel mondo, ieri e oggi. Un tema poco approfondito nei suoi aspetti culturali, malgrado la cucina italiana sia un marchio celebrato in tutto il mondo. Eppure se oggi negli Stati Uniti il 70 per cento dei prodotti italiani non provengono dall’Italia (fonte Fondazione Accademia Barilla) qualche domanda è giusto porsela. Ecco il ‘perché’ di questa nuova scommessa artusiana, che trasforma Forlimpopoli nel baricentro della cucina nazionale con i suoi 150 appuntamenti fra laboratori e degustazioni, e una ventina di incontri imperniati sulla cultura del cibo. Un grande palcoscenico del gusto ai piedi della rocca trecentesca, in pieno centro storico, dove le strade vengono rinominate e i vicoli e le piazze si caratterizzano come veri e propri percorsi gastronomici.

Tutto questo con una peculiarità che da anni caratterizza l’evento: affiancare il cibo inteso come piacere degustativo del palato, alla riflessione culturale e sociale della tavola, al suo uso consapevole, la sostenibilità ambientale, la tipicità, per citare alcuni temi. Di qui, gli App-eritivi a Casa Artusi, appuntamento con la lettura assieme a personaggi noti e ai protagonisti della cultura gastronomica nazionale (Francesca Fellini, Alberto Capatti, Massimo Montanari, Giovanna Frosini, per citare alcuni nomi), l’omaggio a Federico Fellini e al bicentenario Verdiano, la rinnovata tagliatella che unisce Romagna e Toscana e tanto altro ancora.

Di seguito gli eventi principali, con il programma disponibile e scaricabile sul sito www.festartusiana.it
 

La Cucina Italiana nel mondo

Dopo aver parlato di Artusi in tanti paesi del mondo, soprattutto in occasione del centenario del 2011 con la mostra documentaria e il relativo catalogo multilingue “100, 120, 150: Pellegrino Artusi e l’unità italiana in cucina”, questa edizione della Festa Artusiana cerca di mettere a fuoco, il grande tema della cucina italiana nel mondo.

La cucina italiana ha preso forma, nei secoli, come condivisione di culture locali che si sono incrociate, sovrapposte, arricchite reciprocamente. In questo lungo processo storico – a cui Pellegrino Artusi un secolo fa ha dato un’improvvisa accelerazione – il paese ha visto consolidarsi un’identità gastronomica multiforme e mutevole, ricca di solide tradizioni e di stimolanti innovazioni.

Ebbene, quale ruolo ha avuto in questa storia l’apporto degli italiani emigrati all’estero? Come è stata proposta e interpretata la cucina italiana fuori d’Italia? Che forma hanno preso le nostre tradizioni gastronomiche al contatto con culture diverse? Lo straordinario successo che la cucina italiana incontra oggi nel mondo è frutto della sua forte personalità o della sua capacità di adattamento?

Su questi temi si discute a Casa Artusi domenica 23 giugno alle ore 18,30. Ne parlano Massimo Montanari (Università di Bologna), Simone Cinotto (Università di scienze gastronomiche, Pollenzo), Emanuela Scarpellini (Università di Milano), Margarita Fores, (Casa Artusi Filippine) e, in collegamento Skype dalla California, il Premio Artusi 2007 Gino Angelini. Insieme a loro, altri protagonisti della ristorazione italiana in collaborazione con l'Associazione CIM Cuochi italiani nel mondo diretta da Marco Medaglia.

Non solo. A testimonianza di respiro sempre più internazionale della manifestazione gli spazi permanenti della Festa offriranno degustazioni di cucina tipica austriaca, i profumi e i prodotti dell’Adriatico grazie all’Ecomuseo Casa della Battana di Rovino (Croazia), la cucina catalana, quella francese della regione di Rhone-Alpes, senza dimenticare la celebrazione del gemellaggio con la cittadina di Villeneuve-Loubet patria di Auguste Escoffier giunto alla tredicesimo anniversario, e il legame con la cucina filippina testimoniata dall’apertura di casa Artusi a Manila.  

Consegna Premi Marietta Honorem

Locale e globale, in una parola glocal, si intrecciano nel Premio Marietta ad Honorem consegnato a Casa Artusi domenica 23 giugno alle 20,45. Vincitori di questa edizione sono il pasticcere di fama internazionale Miro Mancini e l’ambasciatrice della cucina italiana nelle filippine Margarita Fores. Elemento comune che li unisce: la cucina italiana all'estero, in nome di Pellegrino Artusi. È la loro storia a raccontarlo. Mancini, forlimpopolese d’adozione, si impone a livello nazionale grazie alle sue dolci proposte nell’arte della pasticceria, fa alcune esperienze in giro per il mondo, conclude il suo percorso creativo a Forlimpopoli. Itinerario diverso, ma la sostanza non cambia, per Margarita Fores, stregata dalla cucina italiana in un viaggio nel nostro Paese nel 1986, la esporta nelle Filippine sino a farne un marchio di qualità arricchito dalla figura di Pellegrino Artusi con l’apertura a Manila lo scorso anno di “Casa Artusi Filippine”. Presenziano alla cerimonia due ambasciatori: S.E. Virgilio A. Reyes, Jr. ambasciatore della Filippine in Italia e Luca Fornari, l'ambasciatore italiano a Manila che ha sostenuto l'accordo con Casa Artusi.

Nel corso della serata, per omaggiare la figura straordinaria della fedele Marietta, performance teatrale interpretata dall'attrice Tita Ruggeri, scritta da Sara olivieri dal titolo "Maria Sabatini...detta Marietta".

Conduce la serata l'artista Enrico zambianchi.

La consegna del prestigioso Premio Artusi, quest’anno all’italoamericana Mary Ann Esposito, avverrà sabato 14 settembre a Casa Artusi.  

Premio Marietta: cuochi dilettanti a Casa Artusi

Domenica 23 giugno ci sarà l’epilogo del Premio Marietta, il concorso nazionale per cuochi dilettanti dedicato alla fedele governante dell’Artusi, Marietta Sabatini. Di scena i cinque finalisti, invitati nella scuola di cucina di Casa Artusi a realizzare i loro piatti, ispirati al celebre manuale artusiano. A giudicarli una giuria di esperti guidata da Verdiana Gordini, Presidente dell’Associazione delle Mariette. Per il vincitore in palio un premio di 1.000 euro, mentre tutti i finalisti riceveranno 5 Kg di pasta.

Il Premio Marietta è promosso dal Comune di Forlimpopoli in collaborazione con l’Associazione delle Mariette che opera a Casa Artusi. 

Spettacoli

Tante le proposte dalle performance di strada ai concerti, dagli spettacoli per bambini, alla musica popolare, il blues e il jazz.

Quest'anno gli spettacoli di strada che caratterizzano la festa avranno una regia d'autore: Simone Toni, apprezzato attore e regista, è incaricato della Direzione Artistica, con il compito di selezionare attori non professionisti all'interno  delle scuole di teatro da lui condotti.

Gli artisti selezionati parteciperanno ad un  laboratorio propedeutico a creare occasione di intrattenimento alla Festa, con temi legati al cibo, alla fame e, inevitabilmente, alla nostra Commedia dell'Arte.

Nell’ambito della Festa Artusiana si ripropone ArtusiJazz, festival organizzato dall’Associazione Culturale “Dai de Jazz” di Forlimpopoli che è diventato un appuntamento consolidato per ascoltare dal vivo, nella corte della Rocca, i nomi più importanti del panorama jazzistico italiano.

Importanti le proposte della Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli che ha guadagnato negli anni, con un lavoro rigoroso di ricerca e studio, grande credito sia nel panorama nazionale sia in quello internazionale (www.musicapopolare.net).
 

Da sempre il ‘buono della festa’ è uno dei piatti forti della manifestazione artusiana, in prima linea nella valorizzazione dei prodotti di qualità, garanzia di genuinità, autenticità e legame col territorio, all’interno di una produzione agro-alimentare rispettosa dell’ambiente naturale e culturale d’origine. Trovano così spazio le iniziative degli agriturismi di Campagna Amica tra Emilia Romagna e Toscana, “I tesori del territorio” con un prodotto, esposto, narrato e degustato ogni sera. E ancora, la “Città dei sapori” con i prodotti di Firenze, Cervia, San Mauro Pascoli, Sogliano al Rubicone, Udine, Verghereto e Polsella; l’Unione Montana Acquacheta; la Comunità Montana dell’Appennino e tante altre proposte ancora.

Oltre 40 inoltre i punti di ristorazione dislocati in diversi luoghi, in aggiunta agli 11 ristoranti già presenti nella città di Forlimpopoli.

 


Informazioni.

Ufficio Cultura tel. 0543-749234-5 (orario 8-13; durante la Festa 16-21).



 

Sono disponibili belle immagini in alta risoluzione

11 giugno 2013

50 MILA PAGINE VISUALIZZATE

Raggiunto il traguardo di 50 mila pagine del mio blog visualizzate.

Un traguardo importante che è stato possibile raggiungere grazie alle attenzioni dei numerosi lettori che hanno avuto ed hanno la pazienza di leggere quello che scrivo con il solo intento di stimolare riflessioni su questioni di grande interesse e attualità.

Prima di tutto il territorio e la sua agricoltura con il primato delle eccellenze Dop e Igp, in particolare olio e vino che, con la vite e l'olivo, rappresentano il meglio dei paesaggi italiani che, come si sa, incantano il turista. E, poi, la sostenibilità ambientale e i rischi che corre il pianeta con lo spreco di territorio e la perdita di biodiversità.

Un'attenzione particolare non potevo non riservarla alla mia terra, il Molise, e alla mia città, Larino, che ha bisogno di idee e di partecipazione oltre che dell'orgoglio dei suoi figli per uscire dalla crisi che da lungo tempo la tengono in un angolo.

Ho riportato e postato notizie che mi sono stati inviati da uffici stampa e da amici perché da me ritenuti interessanti.

Sono contento di questo importante risultato che mi stimola a continuare ed a fare ancora meglio ritenendo l'informazione una base sulla quale è possibile costruire la democrazia.

A voi tutta la mia gratitudine e il migliore dei saluti
pasqualedilena@gmail.com
 

PAESAGGI DIVINI - A ORTONA 1° CONVEGNO NAZIONALE

LA PRIMA TAVOLA ROTONDA

Giannicola Di Carlo-assessore Comune di Ortona
Stefano Ciatti -presidente "Vino e Salute"
A cavallo tra maggio e giugno u.s. si è svolto a Ortona, nel bel teatro F.P. Tosti da poco restaurato, il primo convegno nazionale su “Paesaggi di Vini”, sponsorizzato dall’assessorato al turismo del Comune della Città frentana e organizzato con molta cura Giannicola Di Carlo, Lorenzo Palazzoli e Daniela Ricci.
Leonardo Seghetti-Università di Teramo

Tre giorni di intenso confronto fondamentalmente tra due realtà, la provincia di Siena e quella di Chieti, Siena e Ortona, che sembrano distanti ma che il vino lega  fortemente con i suoi paesaggi particolari e l’incidenza delle attività ad esso legate.

Siena nota con i suoi vini famosi e conosciuti nel mondo, Ortona, il comune più viticolo d’Europa, con la sua vitivinicoltura segnata da una forte cooperazione e da intense attività non ultima quella promozione della qualità dei suoi vini storici “Montepulciano d’Abruzzo” “Cerasuolo” e “Trebbiano d’Abruzzo” e i nuovi a base di uve di Passerina, Cococciola e Pecorino. Un’attività segnata da un successo sempre più ampio con l’affermazione di questi vini nei concorsi nazionali e internazionali.

Un confronto che ha visto partecipi e protagonisti molti personaggi del vino,della ristorazione e del mondo accademico, sia di Siena (Stefano Ciatti, Donatella Cinelli Colombini, Tommaso Bucci, Roberto Moretti, Ettore Silvestri, Daniele Fagiolini. Maurizio Masini) che dell’Abruzzo (Tonino Verna, Nicola Dragani, Giuseppe Colantonio, Fabrizio Montepara, Willliam Zonfa, Peppino tinari, Valentino Sciotti, Alessandro Sonsini).


Un’occasione per conoscere le bellezze di una città del vino e di mare, le tante realtà produttive e la bontà di una storia e di una cultura che caratterizzano la città di san Tommaso.

Ettore Silvestri, Fabrizio Montepara, Peppino Tinari
pasqualedilena@gmail.com

     



7 giugno 2013

L'ATTIMO FUGGENTE

Leggo sempre con attenzione e interesse quello che scrive Pasquale Di Lena, noto uomo di marketing, ideatore d’iniziative e progetti di promozione di grande successo che hanno varcato i confini nazionali, sia si parli di vino, di olio e di cultura enogastronomica a tutto tondo. Questo non vuole essere un post celebrativo, il suo curriculum parla chiaro, né tantomeno un excursus sulla sua attività di marketing di primissimo livello, da cui hanno attinto a piene mani gli studenti della “Scuola del gusto” e che potete trovare riassunta in questo post, ma questa è l’occasione per trarre degli spunti di riflessione da uno dei suoi ultimi articoli.
Ho appena letto il bando della Regione Molise riguardante “Concessione di contributi a sostegno di progetti per la promozione del vino italiano sui mercati dei Paesi terzi” ed ho avuto subito la sensazione di un’altra delle tante occasioni perse se (mi auguro di no) si vanno a spartire le risorse a disposizione o a dare solo a chi - produttori e/o trasformatori e/o commercianti di vino, consorzi di tutela, organizzazioni professionali, interprofessionali o di produttori riconosciute, soggetti pubblici - ha la possibilità di impegnarsi per un progetto almeno di centomila euro, sapendo di avere un contributo pari al 70% delle spese ammesse e rendicontate”.

In effetti, le paure del Di Lena, hanno un fondamento. Torniamo indietro di qualche mese, precisamente al 30 aprile, quando è stato pubblicato sul sito del Ministero delle Politiche Agricole un Decreto sull’OCM vino (Organizzazione comune del marcato) che recita: “Promozione sui mercati dei Paesi terzi" - Invito alla presentazione dei progetti campagna 2013/2014. Modalità operative e procedurali per l'attuazione del Decreto ministeriale n. 4123 del 22 luglio 2010. In sostanza, si tratta di fondi stanziati, per la misura 101,7 Milioni di €, a disposizione di aziende singole e associate che, per il periodo ottobre 2013 - ottobre 2014 intendono promuovere il vino attraverso un supporto al proprio piano d’investimenti.
 
Fonte: UIV
Senza scendere nei dettagli della normativa, cosa che esula dall’obiettivo di quest’articolo, di cui potete trovare ampia e organica spiegazione sul web, il punto su cui voglio soffermarmi riguarda la dotazione finanziaria riguardante la Regione Molise. Dalla tabella si evince che, per la promozione verso paesi terzi, sono disponibili 433.482 €, circa il 30% della dotazione totale, cui si aggiungono quelli per la ristrutturazione dei vigneti, vendemmia verde e investimenti. Vista la prossima scadenza del bando, precisamente il 28 di giugno, mi sono messo alla ricerca, con i potenti mezzi che la tecnologia offre, il bando che Di Lena cita relativo al Molise di cui, aimè, non ho trovato alcuna traccia. Ho fatto una ricerca bibliografica, cercando di ottenere uno storico sul tipo d’investimento nel nostro paese e, purtroppo, mio malgrado, ho fatto una brutta scoperta: la Regione Molise, secondo elaborazione di dati Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, nel triennio 2009-2011, non ha speso i fondi per la promozione in paesi terzi, cosa confermata anche per il 2012.
 
Fonte: Rete Rurale Nazionale
 
Da cosa dipende questo immobilismo? Se andiamo a leggere attentamente il bando, ai fondi hanno accesso diversi soggetti, tra cui le organizzazioni professionali che abbiano tra i loro scopi la promozione dei prodotti agricoli, i Consorzi di tutela e loro associazioni e federazioni, i produttori di vino che abbiano ottenuto i prodotti da promuovere dalla trasformazione a monte del vino, propri o acquistati, soggetti pubblici con comprovata esperienza nel settore del vino e le associazioni, anche temporanee, d’impresa e di scopo tra i soggetti precedenti. Se scorriamo la graduatoria dei progetti finanziati dello scorso anno, per accedere al contributo riservato sulla quota nazionale, che si aggiunge al budget di quelle regionali cui hanno accesso progetti che coinvolgano almeno tre Regioni, è un elenco dei più importanti gruppi del vino in ambito nazionale, quelli che detengono una buona parte del mercato, come Cavit, G.I.V (gruppo italiano vini) e Caviro, giusto per citarne alcune. Da quanto sopra si evince che, per usufruire degli aiuti, pari, al massimo, al 50% delle spese sostenute per svolgere le attività, è necessario che ci sia una comunione d’intenti, un unico soggetto forte che accomuni le singole realtà produttive, necessario soprattutto nella nostra Regione, dove i volumi sono piccoli e c’è molta frammentazione. Il Consorzio di tutela dei vini del Molise, che dovrebbe essere uno dei soggetti proponenti, rappresenta solo una parte del mondo produttivo regionale, tra cui le tre cantine cooperative del basso Molise. Lo stesso Di Lena dice:
Si tratta di mettere insieme tutti i soggetti per valutare la possibilità di dar vita a uno strumento comune necessario per spendere al meglio le risorse e, nel contempo, offrire ai produttori l’opportunità di conquistare uniti un mercato”.

E ancora:
Uno strumento che vede partecipe i soggetti considerati dal bando, con tutti i produttori protagonisti di un progetto di promozione e valorizzazione dei nostri vini e, con essi, del Molise, che ha come priorità la creazione di una squadra capace di programmare - sulla base di una scelta concordata con la Regione di uno o, al massimo, due mercati esteri - le iniziative che permettono di far conoscere il Molise e i suoi vini, ai fini di una commercializzazione degli stessi”.

Lo stesso, poi, indica quali potrebbero essere i mercati su cui puntare, come il Canada, che è uno tra i primi importatori di vino italiano nel mondo e dove è anche forte la presenza d’italiani e di comunità molisane. Alle sue considerazioni, pienamente condivisibili, aggiungo che, proprio per i numeri piccoli che caratterizzano la nostra produzione, la possibilità di puntare a un mercato dove il Brand Italia è forte, potendo offrire, rispetto alle altre realtà italiane, la crescente qualità delle produzioni associata a tutto quello che il Molise può offrire in termini di cultura, arte, archeologia e territorio rurale di qualità, in concreto sconosciuta, può essere un’arma vincente.
 
Scorcio di paesaggio molisano
L’appeal può essere rafforzato proponendo l’olio extravergine d’oliva, il tartufo e tutto quello che possa dare risalto a l’immagine di una “città regione”, ossia la possibilità di toccare con mano quello che offre in nostro paese in poche decine di chilometri quadrati, con tante cose in poco spazio, una ricchezza da scoprire, un unico contenitore che racchiuda tutto, un unico brand, un unico messaggio condiviso. Probabilmente, questo è l’anello debole, la nostra vera tara, nel senso che è già difficile trovare accordo tra produttori di vino, figuriamoci tra soggetti eterogenei. Ecco che deve entrare in gioco la programmazione istituzionale, penso alle azioni che vorrà intraprendere il neoeletto Assessore all’agricoltura, giovane e particolarmente sensibile alla realtà produttiva regionale, alle Camere di Commercio e soprattutto ai produttori, che sono i soggetti principali dell’azione, cercando la condivisione attorno ad un'unica associazione, consorzio o quant’altro faccia squadra, rete e condivisione. “Il Molise può essere qualcosa di nuovo” (Rossano Pazzagli).
 
Sebastiano Di Maria
 

6 giugno 2013

IL MOLISE CHE C'E' E QUELLO CHE NON C'E'



Per fortuna la “Selezione del Sindaco 2013” riporta il Molise grazie al vino “Embratur”, una Tintilia doc 2010, che, con 86 punti prende una bella medaglia d’argento, ma la 9° edizione “Vitignoitalia” e, soprattutto, l’“Oscar del vino 2013” dell’Ais – Bibenda, che, pur nel passato è stato assegnato a vini molisani, non c’è il Molise, ciò che vuol dire che nessuno dei suoi vini è stato preso in considerazione.


Non ne conosciamo le ragioni di queste due esclusioni, ma, per me, è un dolore più che una delusione visto con quanto entusiasmo da anni vado raccontando, senza bisogno di invito da parte dei produttori, i successi del vino molisano. Lo faccio perché so che la comunicazione, nell’era della conoscenza, è una priorità e che i successi sono una straordinaria opportunità di comunicazione, per di più convincente, di una immagine bella del Molise e delle sue eccellenze, non solo vino ma olio, tartufo, latticini e caseari, gastronomia, insaccati e sottoli.

Convincente per il turista, soprattutto per quello che è stato definito “enogastronauta”, che il vino, quale testimone principe di un territorio, attira con i suoi profumi ed i suo sapori, i suoi ambienti e i suoi paesaggi, le ricche tradizioni.

Un vuoto che rende il Molise ancora sconosciuto ai più e ciò non aiuta certo i produttori a farsi largo sul mercato, meno che mai sul mercato globale dove serve la qualità e, anche, la quantità, entrambe sostenute da una attenta strategia di marketing per essere presenti e, soprattutto, visibili.


Un risultato, quello della non presenza del Molise, che rende ancora più attuale e urgente il mio perenne invito - rivolto alle istituzioni ed ai produttori- a dialogare per affermare la forza dell’unità e, insieme, definire una strategia di marketing per programmare le iniziative avvalendosi di professionalità e non di improvvisatori che, invece di spendere e far fruttare le risorse a disposizione, le sprecano inutilmente come nel passato.

Un passato, per fortuna, ormai lontano che la crisi ha già cancellato facendo capire che c’è un forte bisogno di sinergie e che le bravure dei singoli devono diventare virtù del gruppo per trasformarsi in opportunità e, perché no, fortune per chi fa impresa e lavora come pure per il Molise.


pasqualedilena@gmail.com