30 settembre 2013

CON MOLIGAL ALLA SCOPERTA DEL GUSTO E DELLE BELLEZZE DEL MOLISE


 
Abbiamo dato notizia, con l’aiuto di facebook, dell’incontro di sabato sera che c’è stato a La Piana dei Mulini con la presentazione dei prodotti tipici del nostro Molise da me impressi in tanti scatti fotografici.
mais e farina di mais "Agostinello"

chef sprocatti e cammisa, pastore Prioriello
L’occasione un educational enogastronomico e agroalimentare di tre giorni, promosso da Molise Verde e da Asvir Moli.GAL, coordinato e animato da Nicola Di Niro,  con la collaborazione di Picchio Editore e L’Accademia Internazionale della Cucina,  al fine di promuovere e valorizzare i territori con le loro eccellenze di qualità.

Giornalisti della stampa italiana e estera hanno dedicato quest’ultimo fine settimana alla Puglia ed al Molise per conoscere e degustare queste due Regioni confinanti e fortemente legate dai tratturi e dall’alternarsi della transumanza.


la Pampanella di S. Martino in P.
formaggio di capra
la lingua del diavolo
Nel Molise, in particolare, sono stati accompagnati a Capracotta per gustare le lenticchie e la stracciata; a Frosolone per capire, insieme all’arte dell’acciaio e dei coltelli, quella casearia, oggi fortemente legata alla famiglia Colantuono; degustare il famoso caciocavallo podolico che non ti stanchi mai di mangiare. Poi a Casalciprano sulle Terrazze Miranda per godere i piatti della cucina del ristorante “I sapori riflessi”.

Michele Lucarelli 
Hanno suscitato attenzione e interesse i workshop sulla “La certificazione di qualità dei prodotti caseari” a cura di prof. Patrizio Tremonte (Università del Molise) e sulle “Metodologie per la tipicizzazione e la valorizzazione dei prodotti tradizionali delle aree rurali” tenuto da Remo Manoni (Arpa-Molise) nel Ristorante “La Piana dei Mulini” dove, con Michele Lucarelli proprietario e animatore di questa incantevole realtà, gli ospiti si sono trovati di fronte tavole imbandite di delicatezze dagli chef Giancarlo Cammisa e Giorgio Sprocatti, e dietro ad ognuno di essi a parlare i produttori di formaggi (Carmelina Colantuono di Frosolone), insaccati e salumi; i ricercatori di tartufo (Pietrantonio Di Petta di Colle d’Anchise); un’apicultrice con i suoi delicati mieli (Vittoria Maio  di Vinchiaturo) e, con me, il Presidente della cooperativa olearia di Colletorto a raccontare l’olio ricavato da olive “Rumignana” e “Oliva nera” e da”Gentile di Larino”, “Salegna” e “Oliva San Pardo”.
Remo Manoni

Particolarmente interessante l’intervento di Claudio Papa, titolare dell’omonima industria dolciaria di Monteroduni, che ha parlato di un impianto di mandorleto per 300 ettari nell’Alto Molise e quello di Valentino Prioriello di Bojano, pastore di capre e casaro, importante collaboratore, con i suoi delicati prodotti, de La Piana dei Mulini, e prossimo ad aprire, dopo una lunga fase sperimentale segnata da successo, un caseificio per dare più immagine ai latticini  e formaggi ottenuti dal latte di capre, le sue, che sanno pascolare sulle scoscese rocce del Matese.

Non poteva mancare il caciocavallo famoso del Caseificio Fonte di Luna di Vastogirardi del mio amico Basilio Scocchera, le ostie e i confetti ricci  di Agnone e la delicata farina di mais proprio del centro e alto Molise, l’”Agostinello”, che sta animando la cooperativa “I Colori della Vita” di Campolieto.  
tratturo

pasqualedilena@gmail.com

Riportiamo volentieri alcuni commenti che ci ha girati Agnese Genova dell’ufficio stampa del Gal:

“Un territorio che non avrei mai visitato senza questo tour. Una terra di eccellenze e prodotti di nicchia mal comunicati che aspettano solo di essere valorizzati. Il filmato sulla transumanza rievoca ricordi di una cultura ancestrale che rivive ancora oggi grazie alla sopravvivenza di questo rito antico e affascinante”  Nunzio Pacella, Sapori d’Italia 

“Vivo in Italia da sette anni e non avevo mai sentito parlare di Molise. Sono stata colpita dai paesini aggrappati alle colline, dall’accoglienza spontanea della gente e dal Museo di Casalciprano, molto più bello e interessante di quello delle cere di Roma. Spettacolare il documentario sulla transumanza che ha acceso i riflettori sul mondo poco conosciuto dei pastori.” Elena Postelnicu, inviata Radio Romania 

“Ho scoperto un patrimonio poco conosciuto agli italiani e ancora meno tra gli stranieri. Il Molise conferma come ogni regione del Bel Paese conservi un patrimonio di diversità che contribuisce a rendere vincente nel mondo il brand Italia. L’unica pecca è la mancanza di collegamenti che non agevola la scoperta di posti particolari che regalano scenari da cartolina come il Molise” Deborah Baldassarre, blogger PugliaMi 

“Ho scoperto luoghi di cui non avevo mai sentito parlare, che una volta visti non puoi non rivedere né consigliare. Il Molise è il posto ideale dove rifugiarsi una volta fuggiti dalla frenetica quotidianità delle città” Daniela Braccani, TV Uno 

“Una piacevolissima scoperta. Una realtà attenta alla qualità, che coniuga alla passione per il proprio lavoro. Ben curato il patrimonio edilizio dei borghi, recuperato con sensibilità e gusto. Il Molise mi ha positivamente impressionato” Piergiorgio Greco, I Viaggi del gusto 

“Il territorio possiede grandi potenzialità bisognose di essere sviluppate con la sinergia tra i vari attori del territorio. Eccellenti i formaggi. Il vino molisano, pur essendo arrivato da ultimo, ha fatto ottimi passi. La tintilia può migliorare. La regione merita di emergere” Antionio Cristalli, sommelier, assaggiatore e blogger, lesploratoredelgusto

                                                                                         Campobasso,  30 settembre 2013            

 

25 settembre 2013

OTTOBRE LARINESE E LA SUA FIERA


Sta per arrivare ottobre, il mese degli ultimi fichi, delle grandi raccolte e, per quanto riguarda Larino, della Fiera di Ottobre che non racconta, per colpa di qualche terremoto, pestilenza,o, anche, dimenticanza di qualche burocrate, tutt’i suoi anni che sono millenni, cioè tanti quanti hanno accompagnato la transumanza.
Un evento importante quello che ha portato Larino ad essere una capitale e, comunque, un punto di riferimento grazie alla sua campagna segnata da tratturi o utile al grande Regio tratturo, l’Aquila- Foggia che passava poco lontano.
Un tempo, e fino agli anni ’50 del secolo scorso, la grande fiera degli animali, una delle più importanti,  in Italia, per questi scambi commerciali e per il rinnovo delle attrezzature in campagna e dell’abbigliamento invernale.
La Fiera di Ottobre dei miei ricordi da bambino e da ragazzo, quella sul Piano della Fiera, che la memoria mi rimanda come lontana, molto lontana nel tempo, con le edizioni recenti all’interno del Campo sportivo che l’hanno ridotta a poca cosa, un mercato settimanale poco più grande che dura quattro o cinque giorni e si anima di incontri.
Nessuno è riuscito a trovare un sito diverso dal campo sportivo essenziale per innovare uno schema legato fortemente all’agricoltura e alla ruralità e, se ricordo bene, l’unica volta che è stato preso in considerazione il centro storico, la Fiera di Ottobre ha mostrato tutte le sue potenzialità.
E il centro storico – ripeto quanto ho già detto in altre occasioni – è il naturale palcoscenico che permette, con le sue piazze, i suoi vicoli e le sue strade, di esprimere la migliore delle sceneggiature, tutte legate al tema dell’agricoltura, della ruralità e del turismo.
Manca un parcheggio che, però, si potrebbe realizzare, multipiano, dietro al vecchio carcere con il piano alto tutto a disposizione delle tecnologie che servono all’agricoltura che, per me, non può che essere sempre più biologica e sostenibile, all’insegna dell’ambiente e del paesaggio, della biodiversità, della qualità per un’alimentazione sana.
Siamo di fronte all’evento più importante di un Ottobre interamente dedicato alla ruralità e all’agricoltura con la vendemmia e la raccolta delle olive punti di riferimento nonché occasioni di richiamo di un consumatore che può arrivare dalle regioni italiane, a partire da quelle che circondano il Molise, con quattro città (Bari, Napoli, Pescara e Roma) da privilegiare con la comunicazione.
La Fiera come tassello centrale di un mosaico che rappresenta ottobre con la impostazione di un programma di iniziative capaci di rendere Larino (non solo il centro storico) e il territorio circostante, con tutti i suoi preziosi valori e risorse, protagonisti assoluti di quel richiamo turistico strettamente legato alla ruralità e alla sua agricoltura.
L’olio e il vino, il rito e la favola, la pampanella e la ventricina, il caciocavallo e i latticini, il tartufo e i funghi, il ballo e il canto, le conserve e i sottoli, il pane e le paste fatte in casa, l’artigianato, i monumenti e i centri storici, il brodetto e i singolari piatti di una deliziosa cucina marinara, diventano così gli animatori di iniziative  lungo il percorso che porta alla Fiera di Ottobre e che, dalla Fiera di Ottobre, riparte per andare sul territorio alla ricerca di questi tesori.
Un mese, Ottobre, con la sua Fiera al centro di tante iniziative possibili in ogni angolo di quel palcoscenico naturale che è il centro storico, per presentare e far degustare l’olio nuovo, i vini e gli altri prodotti coinvolgendo i produttori e i trasformatori, i panel test, le associazioni dei degustatori e dei sommelier; parlare della Dieta mediterranea e, con essa, di alimentazione e nutrizione, salute con l’Università del Molise e la nascente Università frentana; far vivere il piacere della tavola e il gusto dell’ospitalità con i ristoratori  e gli albergatori; animare percorsi formativi e informativi con l’Istituto Agrario e le altre scuole che operano sul territorio; organizzare itinerari alla scoperta del territorio e visite ai frantoi, alle cantine ed alle altre aziende con Itinerari frentani e altre associazioni o l’aiuto di guide esperte dei prodotti e dei luoghi; raccontare storie, proverbi, favole o leggere poesie con Afra e altre associazioni culturali; organizzare mostre di pittura, scultura, artigianato o fotografie con gli artisti e le loro organizzazioni.
A pensarci bene, un pari discorso si può ripetere con le Carresi e la Festa di San Pardo a maggio, sapendo che, per ottenere risultati importanti nel campo della comunicazione e commercializzazione del territorio, diventa fondamentale, nel pieno rispetto dell’autonomia di ognuno, l’unione delle forze protagonoste.
Con la messa in campo di tutte le sinergie è possibile pensare anche a un richiamo di un consumatore dell’Europa e dal mondo.
pasqualedilena@gmail.com

 

 

23 settembre 2013

GRANDE SUCCESSO PER I VINI DELLE CANTINE DI BORGO DI COLLOREDO DI CAMPOMARINO

"Nuovi successi si aggiungono al medagliere delle Cantine Borgo di Colloredo. L'azienda vinicola, di proprietà della famiglia Di Giulio a Campomarino, ha infatti incassato due prestigiosi riconoscimenti in Germania, al Gran Premio Internazionale Mundus Vini 2013. Con una medaglia d'oro per il Gironia Biferno rosso Riserva 2006 ed un argento alla Falanghina DOC 2012, l'azienda ha realizzato un en-plein che rende omaggio ad entrambe le tipologie di vino, sia rosso sia bianco.
Grande soddisfazione, dunque, per un premio di sicuro prestigio internazionale, passato al vaglio di una giuria composta da duecentocinquanta esperti provenienti da quarantacinque diversi Paesi. Ancora una volta, i vini molisani varcano i confini dei mercati locali, dove spesso sono sconosciuti al grande pubblico, per volare dritti sul podio in importanti sfide che li vedono competere con i migliori vini d'Italia e non solo.

Motivo di vanto per l'intera regione Molise e di un giustamente soddisfatto Enrico Di Giulio, che commenta così il risultato ottenuto "Investiamo da anni in questa Regione per l'innovazione nelle tecniche agronomiche, per il continuo miglioramento degli standard di produzione, per un'occupazione qualificata, per una competitività sana ed etica. Questi risultati ci attestano che simili scelte, sicuramente impegnative, faticose e non "visibili" come possono esserlo alcune operazioni di immagine, pagano nel lungo periodo e consentono di competere a testa alta nel mondo, senza complessi di inferiorità.

Ma sogno ancora il giorno in cui, nel ritirare un premio, non dovrò fermarmi a spiegare dove si trova il Molise, perchè finalmente questa nostra Regione avrà un orgoglio ed un'identità che ci renda riconoscibili nel mondo" 



F.to Enrico Di Giulio, tel 335.7077424

22 settembre 2013

DiVinOlio

Un bell'incontro quello che, nella mitica piazza Tornola, ha aperto la manifestazione Divinolio in programma nel Borgo antico di Termoli. Bravi i relatori Corbo, Stasi, Iorizzo, Di Maria, Lombardi e Fabrizio) che, partendo dall'oliveto e dall'olio, dalla vigna al vino

sono passati a sottolineare la cultura della qualità, il gusto del sapere, la ricchezza e la bontà della cucina molisana per affermare la corretta e sana alimentazione per la salute e il benessere, quale prevenzione al posto della cura e della guarigione.



La piazza un tempo dei pescatori e, per questo, patria dei ricchi piatti a base di pesce di quella Termoli che, anni fa, ho provato, senza successo, ad eleggere "Capitale in Italia della cucina marinara".

La piazza che rende ancor più importante il "Brodetto" che, non a caso, è stato definito dall'Accademia della Cucina Italiana, allora nelle mani di Elio D'Ascenzo, "Brodetto di pesce alla termolese di Tornola" regolarmente registrato dal notaio Greco, già sindaco di Termoli e gran cultore della buona tavola.

Erano presenti per i saluti non formali, Alberto Montano per il Comune di Termoli e Rita Colaci, coordinatrice dell'Associazione molisana delle Città dell'Olio, per la Provincia di Campobasso.

Prima dell'incontro la cerimonia di consegna da parte di Rudy Rinaldi e Caleste Di Lizio, i rappresentanti dell'Aspi, l'associazione dei sommelier professionisti che ha organizzato per il secondo anno Divinolio.

Alla fine dell'incontro l'apertura dei tavoli di degustazione degli oli e dei vini del Molise nella strada principale del Borgo antico, quella che dalla Torretta porta alla piazza della Cattedrale.

Grande la partecipazione di pubblico di curiosi, cultori e esperti di vino a testimoniare il successo di questa manifestazione che merita di andare nelle altre piazze del Molise.
pasqualedilena@gmail.com

20 settembre 2013

VINO E OLIO - IL GUSTO DELLA SALUTE

 
IL CONVEGNO DI DOMANI A TERMOLI IN PIAZZA TORNOLA (DI FRONTE ALLA CATTEDRALE) SE NON PIOVE O NELLA SALA CIVICA ALLE ORE 16.45
 
 
 

19 settembre 2013

PARTIRE DAL MERCATO LOCALE PER COGLIERE I FRUTTI DEL MERCATO GLOBALE

vigneto cantine D'Uva

nota 5
Con una nota informativa di pochi giorni fa ho raccontato i successi che i vini italiani, da due anni, vivono sul mercato globale, soprattutto per far capire quanti spazi ci sono e quanti altri ancora ci saranno, sia sui vecchi che i nuovi mercati, di fronte alla  crescita costante dei consumi, diversamente dal mercato interno dove il consumo procapite è sceso sotto i 40 litri.

Un dato questo del calo dei consumi in Italia per me, ripeto, preoccupante, non solo perché sono altre bevande, non sane come il vino, a prendere il suo posto, ma perché il vino rischia di ridursi a essere solo una bevanda e per pochi fortunati che hanno i soldi per bere tutt’i giorni grandi vini.

Ricordo ancora una volta che il vino è cultura e, per chi sa bere e lo può bere, è anche salute, se, però, tutt’i giorni è sulla tavola, che io auspico di tutti, non solo di pochi eletti. Un vantaggio anche per il gusto visto che il vino riesce a esaltare i sapori di un piatto e non a soffocarli,  come succede con le altre bevande che stanno facendo di tutto per sostituirsi al nettare degli dei.

Il Molise ha la possibilità di presentarsi sul mercato nazionale e globale con un’offerta di vini di qualità, che, però, deve tener conto sia del corretto rapporto qualità – prezzo che della novità che i suoi vini rappresentano per il mercato molisano  figuriamoci per quei mercati, vicini o lontani,  che neanche  sanno cos’è il Molise o, se lo sanno, difficilmente riescono a inquadrarlo sulla carta geografica.

Una verità amara che dev’essere fatta propria dalle istituzioni e, soprattutto, dai produttori che devono capire che, prima della valorizzazione, c’è un prezzo da pagare ed è quello della promozione.  Non rendersi conto di questo vuol dire - vedi le pretese per la Tintilia – di ritrovarsi con le bottiglie invendute in cantina che, poi, uno è costretto a svendere, mettendo così a rischio il futuro di questo grande vino e il suo ruolo, quale testimone di un territorio vocato, di traino dei vini molisani.

Bisogna porre subito rimedio a questo grave errore che mi piace definire, di gioventù, per ridare alla Tintilia la dignità e il ruolo che merita e, con la stessa urgenza, vedere come rimediare all’altro errore, non meno pesante, che è quello di non aver posto la dovuta attenzione al mercato interno, soprattutto quello molisano che, prima e ancor più di altri, ha bisogno di una comunicazione dei suoi vini per essere conosciuti e, poi, scelti e apprezzati. Nessuna comunicazione è più efficace di quella che fai al tuo vicino di casa, che,  se non sa, non può raccontare a chi arriva e chiede di te e del tuo e dei tuoi vini. E se non sa è normale che susciti qualche dubbio a chi ha conosciuto il tuo vino a Milano o a Ginevra, a Toronto o al Vinitaly, ed è venuto a trovarti a casa o in azienda.

Solo una strategia di marketing può porre rimedio a questi due pesanti errori e, così, poter pensare, scegliendo i tasselli giusti che servono al mosaico della vitivinicoltura molisana e al Molise che si vuole promuovere e far conoscere, al mercato nazionale e a quelli internazionali.

Per quanto riguarda i mercati internazionali il mio primo pensiero è rivolto ai nuovi mercati, i cosiddetti BRIC, cioè Brasile, dove vive una forte comunità italiana e, anche, molisana; Russia e, soprattutto, ai piccoli paesi dell’ex Unione Sovietica che continuano a crescere, con una classe d nuovi ricchi che hanno voglia di sentirsi particolari anche negli acquisti del vino, soprattutto italiano, che fa tendenza; India e Cina che sono enormi per superficie e popolazione con miliardi di persone di cui centinaia di milioni di ricchi e straricchi, cioè di consumatori e turisti che vanno alla ricerca del meglio in quanto a gusto e bellezza.

Penso anche agli Stati Uniti, dove è cresciuta l’immagine dei vini italiani al pari della crescita dei consumi di vino  e, ancor più, al Canada, non solo perché è un mercato in crescita anch’esso, ma per la forte e incisiva presenza dei molisani o di generazioni di nostri corregionali che hanno un rapporto con il Molise e, comunque, ne hanno sentito parlare.

Si tratta solo di scegliere dove andare, e non per una toccata e fuga che fa solo perdere tempo e  denaro, ma per investire in un’azione di marketing , cioè programmare iniziative legate l’una alle altre dalla continuità di presenza almeno per tre anni.

Il Molise ha bisogno di recuperare le occasioni perse in mancanza di una programmazione della comunicazione, cioè della promozione e valorizzazione, e, così, recuperare anche una  strategia di marketing fondamentale per vincere sui mercati che si andranno a scegliere.

Non sono il solo a essere più che convinto della bontà dei nostri vini e delle nostre eccellenze agroalimentari, come pure della possibilità che questi prodotti hanno di vivere i successi che il mercato dà e di viverli posizionati nella parte alta di uno scaffale.

 Il Molise, non avendo numeri se non nel vino, può (deve) giocare solo sull’immagine della straordinaria qualità dei suoi prodotti che il consumatore ha bisogno di conoscere e apprezzare per pagare il prezzo più adeguato alla stessa.


continua

17 settembre 2013

NON SI GOVERNA CON I SILENZI


Ieri, leggendo una nota di Marcello Pastorini, ho appreso della inaugurazione, di questa sera, del nuovo seminario ristrutturato con i fondi del terremoto e che è anche la manifestazione che prepara il grande evento di gennaio riferito al 450° anniversario del primo seminario della Cristianità, riconosciuto subito dopo la chiusura del Concilio di Trento.
Sempre ieri, con qualche giorno di ritardo, ho letto su Termolionline.it  una nota che riporta una “indiscrezione” riguardo a un accordo  con la Diocesi di Termoli-Larino che mette a disposizione del mega progetto Granmanze della Granarolo, sconosciuto non solo al Sindaco di Larino, ma, anche, all’Assessore dell’Agricoltura della Regione Molise, i terreni situati in contrada Monte Arcano che, se ben ricordo, sono del Seminario di Larino e non della Diocesi.
Un fatto non secondario quello della titolarità dei terreni perché serve a far capire il senso del messaggio partito da Granarolo, come si legge in testa all’articolo, che è quello, a mio parere, di deviare l’attenzione dal sito che è stato scelto da tempo  e ciò per due ragioni fondamentalmente: non allarmare e non stimolare i cittadini, contrari a questa opera, a organizzarsi, che per il Molise vuol dire perdita di territorio in cambio di un pugno di fichi secchi; non creare aspettative nei proprietari dei terreni ricadenti sul sito scelto, che potrebbero alzare il prezzo degli stessi, visto che non sono oggetto di espropriazione, ma di pura compravendita.
L’Associazione Larino Viva è tornata, e bene ha fatto, a interrogare nuovamente il Sindaco Notarangelo, visto che dopo mesi dalla prima lettera aperta neanche si è degnato di rispondere, per chiedere di esprimere il suo pensiero rispetto a questa scelta e se è in possesso del progetto che, per esempio, l’assessore all’agricoltura della Regione Molise, abile raccontatore di storie e, come tale, incantatore dei molisani pazienti, ha dichiarato di non conoscere.
C’è di più, si è lamentato con quanti parlano e, come me e tanti altri ancora, hanno espresso la loro contrarietà senza conoscere il progetto. Infatti, ha promesso a me e a quanti erano presenti all’incontro di un mese fa a Montagano, di esprimere il suo parere solo quando avrà visionato il progetto. Lo conoscono bene Ruta, che se n’è fatto vanto; Leva che l’ha dichiarato la leva dello sviluppo del Molise e il Presidente della Regione Molise, Di Laura Frattura, e non lui che dovrebbe essere il primo a essere coinvolto e informato e non viceversa!
La verità è che chi governa attualmente il Molise o lo rappresenta a livello nazionale, non pensava di trovare  un’opposizione ma, sulla scia di una vecchia abitudine, il tacito consenso della stessa.
Questi nostri illustri rappresentanti neanche si ricordavano di Larino Viva, che ha perso le elezioni di cinque anni fa anche grazie alle iniziative del gruppo dirigente regionale del Pd e tutto a vantaggio del centro destra (Puchetti e altri che hanno dato vita alla terza lista non a caso sono diventati dirigenti di questo partito a livello locale, provinciale e regionale).
Non pensavano a Larino Viva, e, nemmeno, a Rivoluzione Democratica, che, con la loro iniziativa di lancio di una petizione “No alle 12.000 manze nel Molise”, hanno aperto una prima importante riflessione che ha già coinvolto centinaia di molisani e, con essi, altri che, pur dichiarandosi nettamente contrari, non hanno avuto il tempo e il modo per firmare.
Sta qui il silenzio del sindaco Notarangelo e il tentativo, per fortuna non riuscito, di far trovare una stalla già fatta, come qualcuno dà per certo, a San Martino in Pensilis o, come altri bene informati dicono, a Guglionesi – Montecilfone, o, anche a Larino, fino  quando non arriva la smentita del Vescovo e dell’ente più direttamente interessato, il Seminario, che è il titolare dei terreni citati, posti, come sa chi li conosce, in pendenza e non in piano. Un fatto importante la posizione dei terreni del Seminario perché mi porta a riconfermare che non è questo il sito scelto.
La democrazia è coinvolgimento e partecipazione alle scelte dei cittadini anche quando hanno delegato con il loro voto i propri rappresentanti in questo o quel livello istituzionale. Chi non sente il dovere d’informare i cittadini fa pensare che questi elementi basilari della democrazia non li conosce o, peggio, li disconosce.
pasqualedilena@gmail.com

15 settembre 2013

Un bottiglione di Coca Cola al posto del vino

 

Mentre arretra paurosamente la superficie viticola in quella parte del mondo, il Mediterraneo, dove la vite ha trovato nel corso di millenni il suo habitat naturale, arrivano notizie più che incoraggianti per i produttori dal mondo del commercio e degli scambi mondiali di vino, una crescita del 5% secondo le stime elaborate da Corriere Vinicolo.
Si parla di un valore pari a 35 miliardi di dollari alla fine del 2013 secondo l’andamento del primo semestre da poco trascorso.
A trarre maggior vantaggio dall’aumento degli scambi mondiali di vino è, sempre secondo le stime del Corriere Vinicolo, lo sfuso con un +10% per un valore pari a 4 miliardi e 300 mila dollari, a seguire il confezionato (+5% e un valore di quasi 25 miliardi di dollari) e, poi, gli spumanti con il Prosecco sempre sull’onda del successo con un +3,7% e un valore di poco superiore ai 5,7 miliardi di dollari.
Stante alle previsioni gli spumanti dovrebbe far incassare al nostro Paese 900 milioni di dollari e il vino confezionato 4,7 miliardi di dollari (+6%), che ci porta ad avvicinare la Francia sempre prima con il 26,1% delle quote del commercio mondiale, con l’Italia seconda con il 19%.
Il Presidente dell’Unione italiana vini (Uiv), Domenico Zonin, parla di un settore in salute e si dichiara “molto soddisfatto di questa situazione che si avvia a essere positiva per il nostro settore, nonostante la difficile congiuntura. Pare che il comparto abbia tratto i più ampi benefici dalla riduzione dell’offerta avutasi un questi anni, generata in parte dall’effetto delle estirpazioni con premio in Europa e in parte da due annate scarse per via del meteo, trovando proprio nella difficile reperibilità del prodotto uno dei più validi alleati per ammortizzare gli effetti della crisi mondiale”….. Quest’anno - continua Zonin - con i primi timidi segni di ripresa economica in Europa e un raccolto abbondante un po’ in tutto il mondo, potrebbe fornire una stimolante preview del nuovo scenario”.
Ho iniziato questa mia nota con un dato che parla della riduzione costante della superficie viticola in Italia e nel Mediterraneo, per me allarmante, che, però, trova la soddisfazione di uno dei più importanti vitivinicoltori nonché presidente della storica Unione dei produttori, trasformatori e commercianti di vini in Italia.
Due punti di vista diversi, se non opposti, che spiegano le diverse responsabilità di chi ragiona sull’incasso e di chi, in questo caso io con tanti altri, pensa all’”Enotria Tellus”, cioè al Paese segnato ancora un po’ ovunque dalle vigne e, soprattutto, pensa a vedere come arricchire di passione i viticoltori e di paesaggi i nostri territori, per non perdere la sua fama di Paese del vino.
C’è da dire che se non si arresta il processo di un’ulteriore perdita di superficie viticola, che vuol dire non solo meno vigne, ma anche meno viticoltori e, presto, meno cantine, soprattutto cooperative, questa nostra Italia non sarà più il Paese del vino ma di un’altra cosa che, in questo momento non riesco a pensare quale e, comunque, non di una sua eccellenza agroalimentare.
In pratica territori sconquassati da una strategia che guarda solo al profitto per il profitto e che spiega anche la perdita di quel rapporto quotidiano con il vino a tutto vantaggio delle altre bevande, in particolare birra e soft drink come la Coca Cola che, non a caso, approfittando della situazione, sta entrando in tutte le case degli italiani con bottiglie da due litri che fanno pensare al bottiglione di vino di una volta.
E questo succede oggi, quando è più facile avere un buon rosso, bianco o rosato, a un prezzo concorrenziale con le altre bevande, ciò che porta, attraverso un’attenta comunicazione e, soprattutto, una controinformazione, a ridare al vino il suo posto al centro della tavola per continuare a raccontare tutti i giorni la cultura del vino.
Per esempio far sapere che il vino, un bicchiere, grazie ai suoi componenti fa bene se bevuto ogni giorno per accompagnare il pranzo e la cena, diversamente dalle bevande più reclamizzate che creano problemi alla salute e ciò è dimostrato dai dati come quelli che parlano di un aumento dei casi di diabete.
Senza la cultura che la quotidianità della tavola riesce a raccontare anche i grandi vini, nel corso del tempo, rischiano, diversamente dai profitti che troveranno presto altre destinazioni da parte di chi non ritiene più il vino un buon investimento.
Ciò fa pensare che non c’è la casualità nei risultati sopra esposti ma precise strategie che seguono la logica di un sistema in crisi per chi lavora o invecchia e non per chi investe che, proprio in questo periodo, realizza utili impensati nel passato. Strategie che vengono da lontano e che, in presenza di una politica che non governa ma lascia al profitto questo suo preciso compito e con il vino portato a essere sempre più solo una bevanda d’elite, il rischio è quello di un futuro incerto per questa nostra nobile bevanda, che ha saputo sempre appagare il re come il popolo.
A pagare, come sempre, saranno i territori e i viticoltori e, anche, i consumatori che, da un bicchiere di vino a pranzo e a cena, tutti i giorni, saranno i primi a pagare.

IPOCRISIA E DEMAGOGIA

la cosa che più dà fastidio della politica, soprattutto quella che ha caratterizzato gli ultimi venti anni e continua senza soluzioni di continuità, è la ipocrisia e la demagogia. "Non ci può essere crescita economica reale senza il coinvolgimento di tutta la società" grida il presidente Frattura, e siamo d'accordo, dimenticando, però, che è stato presentato il progetto 12.000 manze della Granarolo con la sua approvazione e i cittadini devono solo prenderne atto visto che nessuno è stato coinvolto a discutere ad esprimere il proprio parere.

Pensate nemmeno il suo assessore Facciolla che, tenendo dritta la barra del silenzio, dimostra di non sapere e, quindi, di non contare con il suo assessorato che dovrebbe dare il proprio parere al progetto. In verità sa  tutto ma preferisce non parlare, salvo quando deve rimproverare chi è contrario al progetto 12.000 e lo è - dice l'assessore - senza conoscere il progetto.

Non sa che basta il dato soprariportato per dichiararsi nettamente contrario e dire che è una follia per il Molise.

Pensate anche che l'assessore all'agricoltura e all'ambiente, prima citato, non solo quand'era sindaco ha cementificato il territorio a forte impronta agricola, incantevole, Di SanMartino in Pensilis, che porta lo sguardo al mare delle Tremiti, ma, ha ribadito poco più di un mese fa che "dovendo tornare indietro lo rifarei".

Lo ha detto a noi e ad  un bel numero di cittadini di Montagano e ciò ci fa credere che la sua è solo demagogia quando parla di interventi "coerenti con il territorio......cura dell'ambiente, dei beni culturali e del turismo, le vere eccellenze del Molise". Che poi per l'assessore e il presidente siano

sufficienti i pareri degli industriali e di Di Stasi non ci meraviglia.

12 settembre 2013

IL VINO MOLISANO RECUPERA GRAZIE AI GIOVANI PRODUTTORI E ALLA TINTILIA


Parte quarta 

Parte Vino e Giovani

Mi serve fare una premessa per spiegare il ritardo accumulato dal vino molisano, nel momento in cui non è stato neanche sfiorato da quel moto nato sulle spoglie del metanolo del 1986 e, poi, per sottolineare il forte recupero che esso ha prodotto alla fine del secondo millennio e in questi primi anni del terzo.

Il 1986, è per me, l’inizio di quel “Rinascimento della Vitivinicoltura italiana” che ha visto protagonisti:

  1. l’Enoteca italiana di Siena con “Vino e Turismo” e “Vino Sport e Alimentazione”, la nascita de  “le Città del Vino” e la grande avventura nel mondo che ha fatto bene al vino italiano;
  2. Slow Food, che, sin dai primi passi, ha mostrato subito la sua grande vivacità e il saper andare controcorrente;   
  3. l’uscita di una rivista come “il Gambero rosso” e di importanti pubblicazioni;
  4. le iniziative del Mipaaf e di molte Regioni (Piemonte e Toscana soprattutto) in Italia e all’estero; il nuovo volto e un ruolo importante del “Vinitaly” di Verona; non ultimo il ruolo di associazioni come quella degli enologi o degli assaggiatori e sommelier, delle donne del vino e del Movimento per il turismo del vino .

Un processo intenso che ha portato il vino e, con esso, il cibo italiano, a vivere, più nel mondo che in Italia, un successo che ha risposto alla domanda di qualità di un consumatore affascinato dal vino e, soprattutto, dalla ritualità e dalla cultura che il vino, diversamente da qualsiasi altra bevanda, riesce ad esprimere. E ci riesce perché è esso stesso cultura.          

Alla fine, anche il Molise, come l’insieme delle Regioni italiane, è stato influenzato da questo “Rinascimento del Vino”, coinvolgendo ben presto anche gli altri comparti produttivi dell’ agricoltura e dell’industria alimentare regionale.

Un processo lento, ma non per questo meno importante, quello che ha portato il vino a vivere la qualità in una realtà piccola come il Molise, che, dagli anni ’60, aveva vissuto la quantità, il grado alcolico, soprattutto con le sue cinque cantine sociali, oggi ridotte a quattro.

Un processo che ha visto per lungo tempo mostrare solo qualche eccezione e che, a cavallo degli anni ’80, ha trovato una prima spinta nel riconoscimento della Doc Biferno e, poi, del Pentro o Pentro d’Isernia, per arrivare alla vigilia del terzo millennio, con il riconoscimento, nel 1996, della la terza Doc (Molise o del Molise) e l’entrata in campo della Tintilia.

Un avvenimento importante questo riconoscimento se è vero, com’è vero, che In contemporanea si registra la nascita e crescita di una vitivinicoltura in mano a giovani, che sono diventati i grandi attori del rinnovamento e, con esso, dell’immagine della qualità dei vini molisani.

La Doc “Molise”, con il rosso ricavato dalle uve del vitigno autoctono “Tintilia”, apre al nuovo, scegliendo senza più tentennamenti la qualità, l’elemento essenziale per conquistare il consumatore e, con esso, il mercato, con i giovani imprenditori subito protagonisti e pronti, con l’immagine e la comunicazione, ad affiancare le due aziende vitivinicole, già attive da tempo, più rappresentative della vitivinicoltura molisana. 

Sono già venticinque le aziende imbottigliatrici, che, grazie ai loro grandi vini, stanno onorando il Molise con la partecipazione agli eventi, la conquista di nuovi mercati e, soprattutto, di riconoscimenti prestigiosi, che danno immagine al vino e al suo territorio di origine, nel nostro caso il Molise.

Uno sforzo dei singoli, però, e non della squadra, oltretutto in un quadro privo di programmazione, salvo l’appuntamento al Vinitaly di Verona, sotto la regia dell’Unione delle Camere di Commercio del Molise, che, in mancanza di una sua continuità di azione nel corso di un anno, non produce i risultati attesi dalle aziende, molte delle quali non più parti dello stand collettivo, ma con propri stand sparsi nei padiglioni della grande fiera del vino italiano.

Un aspetto, questo, sufficiente a dimostrare la mancanza di una strategia di marketing e, anche, dell’unità di azione collettiva dei vitivinicoltori, con il Consorzio che li associa ma non li rappresenta, nel momento in cui non promuove alcuna iniziativa. Un vuoto istituzionale e un vuoto rappresentativo dei produttori che spiega bene il freno a un successo più ampio ed ancor più significativo per questi grandi vini, proprio ora che il mercato guarda sempre più al vino italiano e, soprattutto, a quello di qualità.

pasqualedilena@gmail.com

 

10 settembre 2013

“PIACERE MOLISE” E UNA STRATEGIA DI MARKETING PER SCEGLIERE E CONQUISTARE I MERCATI


Parte terza
Ho parlato di un Ente di gestione della promozione e della valorizzazione del territorio, necessario per stimolare e organizzare una strategia di marketing dei vini e degli altri prodotti del Molise, pensando a una mia idea di diciassette anni fa, “Piacere Molise”, che, per me, è di grande attualità  .

Il mio “Piacere Molise”, che, nonostante le iniziative svolte e l’esistenza di un bellissimo logo, oggi di proprietà dell’Unione delle Camere di Commercio, realizzato da Ro Marcenaro, un innamorato del Molise, non è mai stata realizzato se non quando ha dato vita a una mostra-mercato che, invece, di continuare visto il suo successo, si è fermata alla prima e unica edizione.

Un’idea progettuale che ho anche trasformato in una proposta di leggere regionale (1996), che, però, non è stata mai posta all’attenzione del consiglio regionale perché faceva paura ai miei colleghi di allora e, pertanto, osteggiata.

Infatti, solo con il passare del tempo mi sono reso conto che quell’ostilità era il frutto di un senso del pericolo, innato nel politico molisano, che portava e porta, a costo di farsi male, a bloccare ogni iniziativa di successo dell’avversario e, ancor più, dell’amico.

Un “Piacere Molise”, dicevo, di grande attualità che, così come l’avevo pensato nel 1995, serve alla programmazione regionale e al mondo dei produttori e dei trasformatori, allo stesso turismo.  Uno strumento che, per vivere e dare risposte, ha bisogno della definizione di una strategia d marketing importante per essere protagonisti del mercato, oggi più che mai ricco di concorrenze com’è quello globale, ma aperto alla qualità delle produzioni e alla bellezza delle tradizioni e dei valori espressi dal territorio molisano.

Un Ente di Gestione della Comunicazione di queste risorse e questi valori, o, se impressiona oggi questo termine visto che ce ne sono molti di enti inutili, una cabina di regia delle strutture e degli strumenti che servono alla loro comunicazione .

In pratica, un perno intorno al quale far girare la ruota della comunicazione, che, grazie a una strategia di marketing, stimola e indirizza la commercializzazione dell’insieme delle risorse messe a disposizione dal territorio, tanto più per una realtà piccola ma complessa come il Molise.

Risorse proprie del Molise, come la ruralità e l’agricoltura con i suoi prodotti di qualità; l’ambiente e il paesaggio con la ricchezza della biodiversità; le mille tradizioni, come le feste, molte delle quali legate alla transumanza e alla cucina, al cibo, ai prodotti, ma, anche, alle attrezzature che hanno animato per secoli il nostro artigianato; la stessa storia, di cui è ricca il Molise, la cultura, quali preziosità e valore aggiunto dell’offerta turistica.

Un paniere pieno di offerte speciali che vanno dai prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, molti dei quali in mano a abili e capaci trasformatori, a quelli del bosco; dal buon mangiare alla bella ospitalità; dalla bellezza della natura alle fonti della storia e della preistoria, cioè tante belle e buone peculiarità che una strategia di marketing è in grado di mettere insieme e di trasformare in conquista di consumatori e di turisti.

In pratica un paniere perfettamente confezionato che ha bisogno di una messa in rete dei prodotti e delle attività con i diversi protagonisti che devono esprimere il massimo della professionalità e, soprattutto, essere capaci di partecipare e dialogare per rendere la conoscenza vincente.

Senza la partecipazione e il dialogo, senza la voglia di stare insieme che, certo, spetta ai singoli attivare ma alle istituzioni stimolare e coordinare, non c’è alcuna possibilità di successo per una strategia di marketing.

Serve una capacità di gestione dello strumento “Piacere Molise” e la presenza di una squadra di professionisti capace di progettare, organizzare e realizzare con successo le iniziative programmate e il materiale di supporto utile a spiegare, prim’ancora il prodotto, il territorio con tutt’i suoi valori e le sue risorse.

Servono strutture capaci di comunicare prodotti e territorio in modo permanente. Penso a una vetrina espositiva regionale, alle strade del vino o dei sapori, alle vigne storiche e agli olivi secolari, ai centri di cultura di questo o quel prodotto, al ruolo delle associazioni come le città del vino, dell’olio o del tartufo, i consorzi, le associazioni degli assaggiatori e sommelier, cioè la creazione di una rete capace di legare diverse responsabilità e professionalità per dare al territorio molisano la forza di un’azione permanente della sua promozione e valorizzazione.


continua

7 settembre 2013

RICCIA, LA CONFERMA DELLA QUALITA' DEI VINI MOLISANI

C'era tanta gente questa mattina a Riccia nella sala Piano della Corte, all'incontro su "Il vino di qualita'- quale futuro per il Molise", molto ben organizzato dall'Onav, l'organizzazione degli assaggiatori e, a seguire, una degustazione di vini Doc,  "Molise" Falanghina e Rosso e "Tintilia del Molise", all'interno del suggestivo  Castello De Capua.

Un incontro davvero interessante che ha avuto il merito, sin dal saluto di benvenuto del Sindaco Micaela Fanelli (non erano presenti né il presidente della Regione Molise né il suo assessore all'agricoltura, mentre è intervenuto il Presidente della Provincia Rosario De Matteis ed ha seguito il dibattito con grande attenzione il consigliere Salvatore Ciocca) di entrare dentro le questioni del comparto vitivinicolo, una realtà importante per il territorio molisano, con il vino Tintilia suo degno testimone.


E del territorio, quale origine della qualità e patrimonio prezioso di questo nostro Molise, ne hanno parlato tutti gli intervenuti  con cognizione di causa rimarcando molto la programmazione per spenderlo e non regalarlo o sprecarlo in operazioni che non hanno niente a che fare con il Molise.

Una programmazione che serve al comparto vitivinicolo ora più che mai per vincere, con la impostazione di una strategia di marketing e la costruzione dell'unità dei produttori, sul mercato globale che, dalle notizie che da esso rimbalzano,  continua a dare primati al vino italiano negli scambi commerciali. Primi al mondo con 1/5 delle esportazioni, davanti alla Francia.

La qualità elemento imprescindibile per comunicare il vino molisano per affrontare uniti e in modo organizzato i mercati che si ritengono adatti al Molise, ai suoi vini ma anche ai suoi oli, tartufi, prodotti caseari e salumi sapendo che ognuno di questi prodotti può essere uno straordinario promotore turistico.

Interessante la sottoscrizione di ordine del giorno presentato dall'Onav regionale che, rimarcando i livelli elevati di qualità del vino molisano e sottolineando l'importanza di una sua prima grande affermazione nel Molise, fa appello a tutti gli operatori della ospitalità che operano nel Molise di privilegiare i nostri vini e comunicarli ai loro clienti e chiede alle istituzioni di dar vita a una campagna di sensibilizzazione e conoscenza del vino e degli altri prodotti del Molise.


Un grazie all'Onav e al suo delegato regionale, Carla Iorio, che hanno dato vita con successo a questo incontro ricco di indicazioni e, se raccolte, di prospettive per i produttori di vini e altri prodotti di qualità del nostro Molise

pasqualedilena@gmail.com




 

6 settembre 2013

ORGANIZZARE IL GLOCALE PER VINCERE IL GLOBALE


Seconda parte
 
 

La crisi che colpisce l’occidente offre l’occasione per ripensare ancor più al tipo di sviluppo in atto che, come si può constatare ogni giorno, e sempre più, ha bisogno di produrre, con qualsiasi mezzo, quantità e non tipicità (qualità dell’origine e diversità) che, invece, il territorio italiano, grazie alla storia ed alla professionalità dei produttori e dei trasformatori, per fortuna, riesce a dare. Ecco perché, proprio partendo da queste peculiarità del territorio italiano, io vedo il Molise ricco di straordinarie potenzialità e in grado di  avviare un nuovo sviluppo, fondato sull’aggregazione e un’elevata coesione sociale, che ha come obiettivo la sostenibilità. 

Si tratta di esaltare la propria identità per diventare con gli altri, e solo con gli altri protagonisti del territorio, gli organizzatori del Glocale, cioè di quell’immagine forte (ruralità e agricoltura) che il territorio molisano esprime con dovizia di particolari, per poter avviare, senza alcuna soggezione,  il confronto con il Globale. 

Si tratta di informare, coinvolgere e aggregare i diversi protagonisti per programmare produzioni e servizi, progettare iniziative, concentrare gli sforzi e le risorse, conquistare il mercato e cercare di trovare, in questo o quel luogo di scambi, lo spazio possibilmente più alto dove posizionare i prodotti, per avere un doppio ritorno: quello del miglior valore aggiunto e quello della voglia del consumatore di voler conoscere l’azienda e il territorio d’origine del prodotto scelto.  

 In pratica uno sviluppo del terzo settore, quello dei servizi, con il turismo enogastronomico protagonista. Un turismo che nel Molise vuol dire non solo buoni vini e buona cucina,  ma anche natura, ambiente sano, paesaggi belli, ricca biodiversità, valori legati alla ospitalità, ruralità. 

Non c’è dubbio che (vedi la Toscana) saper comunicare il prodotto e saperlo vendere vuol dire rafforzare la comunicazione e la valorizzazione del territorio, vivere quel nuovo Rinascimento di cui ha forte bisogno il nostro Molise. 

C’è, però, un aspetto che, a mio parere, limita fortemente ogni azione di marketing ed è quello della ripartizione e destinazione delle risorse, sia pubbliche che private. Ancora oggi, nonostante il mercato globale e nonostante i cambiamenti nella politica dei finanziamenti e contributi, la ripartizione e, con essa, la destinazione del prodotto, appunto il mercato, è un aspetto che, se non è assente, è comunque trascurato.  

Si pensa ancora a come dotare l’azienda di mezzi e di strutture e non, invece, a come renderla vincente sul mercato con i suoi vini, il suo olio e i suoi tartufi, senza pensare che è il mercato che deve dare al produttore le risorse necessarie per le strutture e i mezzi di cui necessita e, in questo modo, affermare la sua figura di imprenditore che non ha bisogno di elemosine ma solo di sapere cosa fare e dove andare. 

Non serve produrre e, soprattutto, produrre qualità se non si ha la capacità o la voglia di farlo sapere al consumatore, al mercato,  e questo per dire che prima di produrre bisogna pensare dove e a chi venderlo. 

Un limite, un forte limite, quello di privilegiare ancora oggi, la fase della produzione e trasformazione a scapito della comunicazione e commercializzazione (marketing), che rende difficile se non impossibile qualsiasi risultato, anche per i singoli che hanno capito l’importanza del mercato, e, dal mercato ricevono le risposte che un bravo imprenditore deve avere. Per non parlare dello spreco di denaro per iniziative, anche encomiabili, che, però, senza la continuità fanno la fine delle gocce o, se volete, dei secchielli d’acqua che riescono a bagnare la sabbia, ma solo per poco o pochissimo tempo. 

 Sta qui il grande ruolo delle istituzioni con gli strumenti e le strutture che riesce a creare e a dotarsi.

Dicevo della programmazione ai vari livelli istituzionali, che, in questo nostro Paese, è diventata perdita di tempo e, per questo, nessuna la pensa e la fa, mentre è fondamentale per capire la partenza e l’arrivo della costruzione e realizzazione di un quadro di progetti che guardano al futuro. Cioè, come muoversi lungo il percorso che collega questi due punti, con quali mezzi e con quali tempi per arrivare puntuali al traguardo che si è deciso di raggiungere. Programmazione, quindi, come bussola per chi ha il timone del governo nelle mani e per quanti, penso agli imprenditori, sono sulla stessa barca o, se volete, nave.  

E agli imprenditori spetta il compito di fare la loro parte per arricchire di sinergie la programmazione e le azioni, i progetti che servono a raggiungere dati obiettivi, sapendo che da soli non vanno da nessuna parte.  

Capire il significato strategico dello stare, ragionare e agire insieme. La necessità, quindi, di aggregarsi e costituire una rete per ogni comparto produttivo da legare, poi, insieme in una rete di tante reti, dotata di  strumenti e strutture che servono per operare in un costante rapporto con le istituzioni pubbliche. Un rapporto  mediato da un PROPRIO ENTE DI GESTIONE DELLA PROMOZIONE E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO con le poche o tante eccellenze produttive di un settore, l’agricoltura, che è centrale per il Molise, e, non solo, anche dell’artigianato e nel campo dei servizi, per dar vita al Sistema Molise che, personalmente, chiamerei Sistema “Piacere Molise” con tutte le sue offerte, che prima sottolineavo. 

Un ente di gestione a carattere pubblico partecipato dai protagonisti privati, capace di dotare la Regione e, con essa, le istituzioni, gli enti sub regionali e la “rete delle reti”, di una strategia di marketing essenziale per darsi obiettivi e raggiungerli nei tempi prefissati.


continua