27 ottobre 2013

L'ARTE CASEARIA DEI CASEIFICI ARTIGIANALI" DI NUCCI" DI AGNONE E "IL PASTORE SERAFINO" DI CAROVILLI PREMIA IL MOLISE


Questi risultati, che ci riempiono di gioia e ci portano a congratularci con l'amico fraterno Franco e la sua stupenda famiglia, a me cara, sono il frutto della memoria e della passione di uomini e donne; di una terra generosa, speciale; di animali che vivono da generazioni il Molise che non hanno alcun bisogno di essere sostituite
da manze che vogliono fare arrivare da lontano solo per soddisfare il potere di chi ne vuole di più e i profitti di chi campa approfittando del lavoro altri e vorrebbe approfittare del nostro territorio.
Grazie Rosetta, Franco, Serena, Antonia e Francesco Di Nucci  di Agnone e grazie amici del Caseificio "Il Pastore Serafino" di Carovilli per l'onore e la bella immagine dati al Molise e per aver dimostrato che il Molise non ha bisogno della Granarolo ma di un piano che rilancio questa sua zootecnia artigianale e di successo (pdl)

Franciacorta in bianco, il caseificio Di Nucci fa incetta di premi

Primo e secondo posto alla kermesse bresciana che ha visto 8mila presenze. Riconoscimento anche per il caseificio "Il Pastore Serafino" di Carovilli


Il titolare del caseificio agnonese, Franco Di Nucci
 
CASTEGNATO (Brescia) – Nel panorama gastronomico italiano il suo nome è sinonimo di eccellenza. In questi giorni è arrivata  un’ulteriore conferma.
Parliamo del Caseificio Di Nucci di Agnone che alla rassegna Franciacorta in bianco, tenutasi nei giorni scorsi a Castegnano in provincia di Brescia, ancora una volta è salito sul gradino del podio più alto. 
Nella categoria “vaccini freschi” il Caseificio Di Nucci, infatti, ha conquistato il primo posto seguito a ruota da un altro caseificio molisano: “Il Pastore Serafino” di Carovilli. Terzo posto per il “Caseificio Pugliese” di Brescia.
Ma non è tutto. Perché i Di Nucci si sono aggiudicati il secondo premio nella categoria “vaccini stagionati” preceduti dal “Fondo San Giacomo” di Carignano (Parma). Al terzo posto l’”Azienda Agricola Novelli” di Reggio Emilia.
La tre giorni di Franciacorta in bianco, dedicata agli appassionati e gli operatori del settore lattiero – caseario, ha visto la presenza di ottomila visitatori e cento aziende italiane.
Soddisfatto per il risultato raggiunto il titolare del caseificio agnonese, il casaro-filosofo, Franco Di Nucci.
Le classifiche 
Categoria Vaccini Freschi
Caseificio Di Nucci - Agnone (Is)
Il Pastore Serafino - Carovilli (Is)
Caseificio Pugliese - Brescia


Categoria Vaccini Stagionati
Fondo San Giacomo - Carignano (Pr)
Caseificio di Nucci - Agnone (Is)
Azienda Agricola Novelli - Reggio Emilia

Categoria Caprini Freschi
Bonzi Fabio - Almenno San Salvatore (Bg)
Bonzi Fabio - Almenno San Salvatore (Bg)
Azienda Agricola San Faustino - Ceto (Bs)

Categoria Caprini Stagionati
Azienda Agricola Gruthas - Urzulei
Azienda Agricola Gruthas - Urzulei
Bonzi Fabio - Almenno San Salvatore (Bg)

Categoria Ovini Stagionati
Luisa Srl - Budduso’
Circolo Culturale Sardo - Brescia
Il Sarulese - Nuoro

                               a Provvidenti con Carlo Petrini e altri due amici (foto mia)
redazione


26 ottobre 2013

I DIKTAT DI GRANAROLO MA I MOLISANI DICONO DI NO

Teatro naturale 25-10-2013

Non è la prima volta che approfitto delle pagine di Teatro Naturale per parlare del Molise, il mio Molise, la terra dove sono nato e dove sono tornato dopo quarant’anni di vita, tra Firenze e Siena, in Toscana.
Una Regione dalla forte impronta rurale, con l’agricoltura che rappresenta ancora l’attività prevalente e vede i seminativi dominanti sui prati, pascoli e colture legnose, soprattutto olivo; dalla ricca biodiversità, la più elevata in Italia, che rischia uno sconvolgimento totale se è realizzato il progetto “Granmanze” della Granarolo. L’azienda che, con una srl con capitale di 10.000 euro ed in cui la Granarolo detiene solo una quota del 10%, ha la possibilità di utilizzare finanziamenti per 23 milioni di euro che sono, poi, i soldi dei cittadini italiani, europei e molisani messi a disposizione dalle rispettive istituzioni.
Il progetto di una stalla di 2 milioni di metri cubi, cioè l’utilizzo di una superficie di quasi 100 ettari per accogliere, non 100 o 200, ma 12.000 manze. E, in più, un consumo esagerato di acqua pari a 2,5 milioni di metri cubi/anno, che è il consumo di un comune di 30/35 mila abitanti e, non basta, anche, 1.300 ettari e più di terreno per la produzione di foraggio oltre a quello che serve per la paglia.
 Ho scritto in cifre “dodicimila” manze proprio per significare una cosa enorme e, nello stesso tempo, abnorme per il territorio molisano; la crisi che viviamo, che è – lo dico ai politici, ai vari livelli, che non ancora lo hanno capito - una crisi frutto di megalomania e di sprechi; l’ambiente, già messo in crisi da altri insediamenti, e il paesaggio, già imbrattato da pale eoliche.
Una struttura sproporzionata, oggi, per paesi come Gli Stati Uniti d’America, che sta pagando le conseguenze dei super allevamenti al chiuso come all’aperto. Una struttura esagerata che, domani, di fronte al rischio di un abbandono (la rimessa eventuale della srl è di 10.000 euro e, come abbiamo visto, di 1000 euro della Granarolo di Bologna), sarà quasi impossibile smontare.
Un monumento alla scarsa sensibilità e lettura del Molise da parte di chi, oggi come ieri, con la generosità dell’indiano che regala oro per un fondo di bottiglia, ha messo a disposizione della Granarolo la propria terra in cambio di un pugno di mosche e futuri
problemi, se non disastri.

Un monumento alla logica del profitto per il profitto propria del neoliberismo che è entrato nel cuore e nella mente di chi oggi governa il Molise e il Paese, incuranti della situazione pesante che vive il mondo e, soprattutto, il Paese.

Un monumento alle parole di un Ministro dell’Agricoltura che parla di difesa del territorio, valore della tipicità, della biodiversità e della sostenibilità e, poi, fa passare un progetto che ruba un territorio irrigato e da sempre fonte di biodiversità e eccellenze che, se messo nelle condizioni di farlo, può dare molto all’immagine dell’agricoltura italiana.
Un monumento all’avidità e alla spregiudicatezza, con la Granarolo che neanche ha pensato di realizzarlo a fianco al proprio stabilimento di produzione e trasformazione del latte, cioè nei pressi di Bologna, ma lontano ben 500 chilometri e, cioè, prima in Puglia e poi nel piccolo Molise, dove, come si è potuto vedere, non ci sono numeri per ribellarsi a gente che pensa solo al profitto e al potere.
Una bomba che può trovare una sua moltiplicazione con il bisogno di smaltire il letame mediante centrali a biomasse e cioè fonti di diossina, che al Molise, insieme alla stalla, lascerebbero solo macerie in cambio di trenta dinari, in pratica trenta posti di lavoro, uno in più uno in meno non importa, che vengono raddoppiati da altri trenta posti dati dall’indotto.
I promotori di questa disavventura per il Molise vedono in testa l’attivo senatore Ruta con a fianco l’assessore all’Agricoltura e all’Ambiente, sostenitore non pentito delle pale eoliche, e un seguito di politici e amministratori e tifosi, che stanno giocando tutti sulla fame di lavoro, soprattutto dei giovani. Un ricatto che oggi fa presa, nel Molise come in tutto il Pese, venduto com’è il progetto come opportunità per tante famiglie disperate che reagiscono  come quello che sta cadendo in un precipizio, cioè,potendo, si attaccherebbe anche a un filo d’erba.  

Promotori che vendono quest’opportunità come la strada possibile che apre al futuro il Molise, non dicendo, però, che è un futuro di impoverimento di tutte le risorse che il Molise ha, soprattutto la sua agricoltura e le sue aziende agricole e zootecniche, che con questa bomba finiscono per scomparire, così com’è successo per i piccoli negozi con i supermercati.
Tutto questo in un momento in cui c’è bisogno, non di scelte improvvisate e sconsiderate, ma di una programmazione partecipata con scelte ben ponderate, che partono dalle risorse e dai valori del territorio, in primo luogo la sua ruralità e la sua agricoltura, per un Molise, che ha tutto e tutto di grande qualità.
Un Molise che si proietta (senza costi aggiuntivi) a essere una regione interamente a coltivazione biologica, e, grazie a un’attenta strategia di marketing, luogo di attrazione e incontro di consumatori che hanno la capacità di vivere il gusto della bontà e della bellezza.
Penso ai suoi oli e ai suoi vini, i latticini e i formaggi, i salumi e gli insaccati come la Ventricina di Montenro di Bisaccia o bontà come la Pampanella di San Martino in Pensilis, il brodetto di pesce di Termoli, la ciabbotta dei suoi orti o il tartufo che, soprattutto bianco, è tanto di fronte al resto delle regioni italiane. 

foto p. gianquitto

Penso ai suoi paesaggi e alla ricchezza di chiese e monumenti dei suoi piccoli centri che, insieme, meriterebbero anche una piccola parte di tutta l’attenzione che i politici oggi riservano alla mega stalla della Granarolo, alle pale eoliche e, domani, alle biomasse.

E, pensando a queste bontà e a queste bellezze, penso anche al bisogno di attenzione e di sostegno che il mio Molise ha, certo da parte dei miei corregionali, ma, tenendo conto del numero di molisani, da parte, soprattutto, di quanti vogliono diventare amici di questa mia terra con la possibilità di viverla con le sue sorgenti di acque minerali, le sue passeggiate sul Monte Miletto o sul Monte Meta, lungo il mare Adriatico non lontano dalle isole Tremiti e dal Gargano o sulle dolci colline che sopportano i paesi.

C’è bisogno di moltiplicare le voci, di solidarietà e reciprocità, per vincere una battaglia che è innanzitutto una battaglia di civiltà prim’ancora di uno sviluppo sostenibile per un territorio che, in quanto a quantità, ha poco da dare, ma tante emozioni da far vivere e raccontare.

pasqualedilena@gmail.com

 

22 ottobre 2013

VINI MOLISANI, BEN CINQUE LE ECCELLENZE RICONOSCIUTE DALLE GUIDE 2014


Pasquale Di lena informa
uve di Aglianico
Con l’uscita dell’ultima (Bibenda-Ais, con i suoi cinque grappoli) delle sei Guide ai migliori vini italiani più note pubblicate in Italia c’è chi ha tirato le somme e messo in luce i 1669 vini che sono da considerare l’eccellenza e, come tale, rappresentativi dei territori di qualità, sapendo che la qualità è nell’origine. Le altre cinque guide considerate (manca quella di Luca Maroni) – è bene ricordarlo - sono  “I vini di Veronelli con Super cinque stelle”, “Vini buoni d’Italia con la Corona del Touring”, “Gambero Rosso con i tre bicchieri”, “Slow wine con i Grandi vini” e “Vini d’Italia con le cinque bottiglie dell’Espresso”).

 Un lavoro che ha premiato due vini, il Brunello di Montalcino Riserva “tenuta del
Greppo” 2007 di Biondi Santi e il Primitivo di Manduria “ES” 2011 di Gianfranco Fino, che rappresenta la grande avanzata dei vini del Sud, fino a non molto tempo fa utilizzati dalla grande industria del centro e del nord sono per il taglio.

Cinque i vini molisani sul podio dell’eccellenza:

-  Il Don Luigi - Riserva 2010 – doc “Molise rosso” eccellente per tre guide (“Gambero rosso”, “I vini di Veronelli e “I vini buoni d’Italia del Touring) della Masseria Di Majo Norante di Campomarino che con altri due vini “Aglianico del Molise” Biorganic 2011 e Aglianico del Molise” doc-Riserva Contado 2011 ottiene l’eccellenza del Gambero rosso, il primo, e della guida di Veronelli viene riconosciuto;

-  la Tintilia del Molise doc – “Rutilia” 2010 – delle Cantine Salvatore di Ururi che è stato considerato eccellente e, quindi, degno della “Corona”, da parte della guida “I vini buoni d’Italia” del Touring

- la Tintilia del Molise doc 2011 di Angelo D’Uva vignaiuolo in Larino, eccellente e degno di “corona” per la guida del Touring.

Cinque vini molisani premiati che attestano la bontà delle vigne del Molise e danno immagine al Molise, con l’Azienda Di Majo Norante ancora una volta grande protagonista insieme con altre due aziende in mano a giovani appassionati e capaci che hanno avuto il merito di onorare il vino testimone del territorio molisano, la Tintilia.

Infatti, due dei cinque vini eccellenti, tutti rossi, sono “Tintilia”, a significare il ruolo trainante di questo vino ottenuto dall’unico vitigno autoctono del Molise che, ogni giorno, nonostante il contributo che esso dà all’immagine dell’enologia molisana e al Molise, viene maltrattato. Purtroppo, e questo dispiace davvero, da una parte dei produttori che, per inesperienza o scarso senso di umiltà, non ancora sanno cosa hanno in mano e, ultimo, anche dall’attuale assessore regionale all’agricoltura, Vittorino Facciolla, evidentemente mal consigliato da chi non conosce la Tintilia e la sua storia, il Molise e il suo territorio.

Un aspetto certamente poco piacevole visto che tocca chi ha il compito di rappresentare e programmare l’agricoltura, il più importante settore dell’economia regionale, e, con essa, la vitivinicoltura che ha mostrato di trascinare l'immagine della nostra regione, il Molise, che d'immagine ne ha davvero poco.

La Tintilia è un bene prezioso e, proprio perché tale, delicato, cioè da trattare con grande attenzione perché non si frantumi in mille pezzi come un cristallo. Non ha bisogno di proclami né di valutazioni approssimative, ma di saperi e di programmi, in particolare della messa a punto di una strategia di marketing che serve, se salvaguardato e tutelato dalle invasioni barbariche in arrivo, a far volare il territorio, molisano con tutte le sue risorse e i suoi straordinari valori.

21 ottobre 2013

LA CASA DEL VENTO, RACCOLTA 2013



Flora ed io, una settimana prima, sveglia con la luce del mattino, pronti ad andare a controllare lo stato di maturazione delle olive, importante, dopo essersi accertati dell’apertura del frantoio della “cooperativa olearia larinese”, di cui la Casa del Vento è socia, per decidere quando iniziare la raccolta. Il periodo giusto, per avere la migliore qualità di olio dalle olive frante, è per noi quello dell’invaiatura, cioè quando le olive sono tinte di rosso per un buon 50% con il resto ancora verdi o nere.
Larino apre la campagna olearia e prima degli altri paesi mette a disposizione l’olio nuovo.
Un momento magico è stato quello di raggiungere e fermarsi sul punto più alto (504 m. s.l.m.) del colle e da lì puntare lo sguardo sulle cime delle Mainarde lontane, per poi saltare su quelle di Capracotta e Agnone, Il Monte Mauro con sotto il Lago del Liscione e, più in là, la Maiella e il Gran Sasso. E ancora, sempre continuando verso destra, San Felice del Molise, Mafalda, Palata, Montecilfone, con Vasto e il mare lontano, Guglionesi, le isole Tremiti, il Gargano, il Tavoliere delle Puglie e le dolci colline che da San Martino in Pensilis portano a Ururi e poi girano per salire verso Montorio nei Frentani, Casacalenda e ancora più su verso Morrone del Sannio. Dolci colline infestate dalla miseria culturale, prima ancora che dalla mancanza di sensibilità, di chi ha sfregiato con le pale eoliche un paesaggio incantevole che, pur se ferito, per fortuna, ancora appare.

Il rosso trasparente, che copre la campagna e rimbalza dalle foglie pregne di olive, assorbe il sonno residuo e lascia il posto a quella serenità che solo la bellezza ti può dare. Flora, puntando il suo nuovo telefonino, raccoglie, in un giro a 360°, questi orizzonti lontani, fonti di emozioni, da raccontare, poi, ai suoi amici padovani.

Arriva il giorno dell’inizio del raccolto, con la minuta valle, quella che separa il Monte dal Monte Arone e Monte Arcano, coperta con un manto di nebbia che l’alba farà svanire coprendola di colori.

 Davanti alla baracca, il tutto preparato la sera prima, troviamo le reti, i cestelli, i rastrelli, che usiamo solo in caso di necessità, le cassette, che ci dividiamo per andare a mungere le prime olive dagli alberi ancora sofferenti della gelata di due inverni fa.

La tecnica è quell’antica della mano che scivola lungo il ramoscello e stacca le drupe, nella gran parte invaiate e, come si diceva, dal colore rossastro. Intanto, il sole uscito da dietro il Gargano, sale e comincia a far sentire il bisogno di spogliarsi di qualche panno per il caldo e poi di acqua per dissetarsi.

Io e Flora siamo molto concentrati in questa attività e le parole che ci scambiamo sono dirette a indicare un albero o un ramoscello dove sono rimaste ancora olive attaccate per nostra distrazione.

Torna alla memoria la raccolta di un tempo con gli olivi grandi come querce; le lunghe scale e i grandi teli ricavati dal mettere insieme sacchi di iuta, quasi tutti rattoppati, stesi sotto gli alberi rallegrati dal canto con le voci di quelli che erano sulle scale e quelli sotto. Donne e uomini a cantare i loro racconti, e, soprattutto le donne, a stuzzicare gli uomini con il canto all’amore che, qui a Larino, la patria dell’olivo “Gentile”, della Salegna o Saligna e della San Pardo, si ripete con “A fronne da uelive”, cioè “il ramoscello di olivo che - dice il canto - dà l’olio, tu cerca di sposarti perché io non ti voglio...”.

Un canto bello che, da qualche tempo, soffocato dai rumori dei pettini e nuovi strumenti per la raccolta, non lascia ascoltare l’eco che arrivava dalla campagna olivetata che veste di verde intenso la mia antica città, capitale dei frentani secoli fa e culla, nel 1994, dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio.

Di tanto in tanto il silenzio è interrotto dallo scarico delle olive dal cestello, che portiamo a tracolla, alla cassetta e da Lina e Andrea, i nostri cani, che giocano sotto l’albero a fianco a quello dove noi siamo concentrati a raccogliere. Poi la sosta salutare, soprattutto per chi non è abituato a fare sforzi inusuali e vive la giornata seduto a scrivere o a parlare.

Non manca la visita all’amico Antonio che, ben attrezzato, sta raccogliendo con tutta la famiglia in un oliveto poco lontano, quello da dove sono arrivati gli olivi secolari trapiantati davanti casa. Reti grandi; pettini che s’incrociano in cima a un bastone alimentato con la batteria, che staccano dolcemente gli olivi e le lasciano cadere sulle reti ben stese; cassoni capaci di contenere tre quintali di olive e non, come noi, cassette da venti chili; mani per prendere le reti e riportare al centro tutte le olive raccolte, da scaricare, poi, nel cassone.

Anche qui grande concentrazione con il pensiero prevalente al mercato che non ancora decide il prezzo delle olive. Esso è un elemento decisivo, importante per capire il risultato di un’annata di cure e di amore per questa pianta generosa e, con il suo olio, ricca di significati. Un olio che, per colpa della mancanza di organizzazione dei produttori e del vuoto di  programmazione da parte delle istituzioni, non è premiato dal mercato con un prezzo adeguato alla sua qualità, che oggi, diversamente dal passato, è diffusa e non, come fino a qualche decennio fa, riservata solo a pochi.

A questi limiti di una realtà basata sul baratto, è da aggiungere quello espresso dalla grande, purtroppo ancora maggioranza dei consumatori, che dell’olio sa poco o niente, tanto da scartare il migliore perché “piccante e amaro”; preferire quello di semi, soprattutto per la frittura e alcune elaborazioni; non dare importanza a una sana e corretta alimentazione che, è bene tenerlo presente, è tale se moderata e sostenuta da prodotti di qualità, in primo luogo l’olio, non solo per i suoi caratteri salutari ma, anche, per essere il filo conduttore del buon mangiare per eccellenza, la Dieta mediterranea.

La sera, dopo il carico delle cassette e il trasporto delle stesse al frantoio, ci ha trovato stanchi ma felici per la degustazione dell’olio nuovo, rigorosamente baciato prima di essere assaggiato. Poco profumo perché ancora chiuso dal trauma della frangitura, ma già ricco di sapori come il sedano, il carciofo, il pomodoro, l’aglio e altro ancora.

Un rito che si è ripetuto per tre giorni, tutt’e tre pieni di sole e di speranze riposte in questo prodotto prezioso che ti sazia con una fetta di pane, con o senza pomodoro; uno spaghetto con solo aglio e prezzemolo; un pezzo di caciottina o mozzarellina, stracciata o caciocavallo fresco dei nostri maestri casari e del latte dei nostri bravi allevatori; riso in bianco con prezzemolo; insalata di pomodoro con peperone fresco, sedano, basilico e cipolla; pasta con le verdure o, meglio, con le patate; linguine con frutti d mare e olio a crudo o, immenso, pesce crudo di cui io vado pazzo.

Tre giorni di amore per la natura circostante, l’ambiente e il paesaggio dagli spazi ampi, il silenzio interrotto di tanto in tanto dal volo della gazza ladra offesa dalla nostra presenza, per loro invasione di campo, o dai discorsi di coppie di uccelli che si sentono arrivare come un cicalio lontano.

 L'aria della sera dondola i rami degli ulivi e noi soddisfatti come siamo della raccolta e grati alle nostre mani delicate. Risplende il tramonto che attende la notte stellata. Anche questo è amore... amore per una vita sana e sobria, che solo la campagna, con i suoi silenzi, può donare.


pasqualedilena@gmail.com

16 ottobre 2013

LE VIE DELL'ACQUA A "LA PIANA DEI MULINI"


Ieri 15 Ottobre la conferenza stampa di presentazione di questa importante e bella iniziativa, in programma domenica prossima sul prato de La Piana dei Mulini, nella stupenda campagna di Colle d’Anchise a fianco al corso
del Biferno che raccoglie le acque non lontane delle sorgenti di Bojano. Un’iniziativa che vede i patrocinio della Federazione Italiana Cannottaggio e del suo presidente Giuseppe Abbagnale. Un incontro, con il fiume Tirino e il Biferno, due corsi d’acqua unici in Italia, tra Abruzzo e Molise.
Una giornata in quell’angolo stupendo sotto l’aspetto paesaggistico ambientale e storico culturale che La Piana dei Mulini, lungo il Biferno, a significare il valore del territorio e dei mille territori molisani che sono solo da salvaguardare, tutelare, promuovere e valorizzare se vengono resi liberi dalle solite invasioni barbariche rappresentate da insediamenti che tolgono al Molise senza dare nulla in cambio se lo scambio di voti dei politici di turno.



14 ottobre 2013

LE STRADE DEL VINO ITALIANE

 
 
Le Strade del Vino italiane rilanciano

la promozione culturale dei territori

e si organizzano per iniziative e servizi comuni

 


 
I partecipanti al convegno delle Strade del Vino del 9-10 ottobre 2013 all’ingresso del museo di Palazzo Mazzetti di Asti. 

Le 12 Strade del Vino e Federazioni di Strade italiane presenti all’incontro di Asti del 9-10 ottobre 2013 promosso e organizzato da Astesana, in rappresentanza di oltre 60 diverse associazioni territoriali, esprimono il gradimento di avere ascoltato e confrontato interessanti proposte di collaborazione reciproca e di avere conosciuto l’associazione ACTE (organizzazione non governativa con sede a Strasburgo che opera con la missione di creare una Comunità Europea del Vino che riunisca gli imprenditori del settore vinicolo) e le sue proposte programmatiche.
 

Il convegno di Asti ribadisce che nella prospettiva di breve-medio termine per la crescita e lo sviluppo del turismo del gusto sarà determinante l’apporto delle migliaia di imprese vinicole e turistiche, produttori dell’alimentare di qualità e organizzatori culturali, che in Italia si organizzano nelle Strade del Vino e in organismi similari. Le eccellenze enogastronomiche, direttamente offerte dai loro produttori e dai ristoratori del territorio, rappresentano la bandiera del Bel Paese, insieme alla sua eccezionale dotazione di monumenti storici, paesaggi, borghi antichi, musei specializzati ed eventi culturali e spettacolari. Orgogliosamente le Strade del Vino richiedono che siano riconosciuti dalle istituzioni il valore e la professionalità del lavoro svolto a favore del turismo rurale.
 

Il programma di comunicazione illustrato da ACTE ha suscitato interesse e voglia di partecipare; ciascuna Strada a breve delibererà in proposito, fornendo i materiali documentari del proprio territorio, non oltre il mese di novembre 2013, allo scopo di attivare il portale ACTE nella misura più completa e soddisfacente, anche in funzione dei grandi appuntamenti del 2015.
 

In merito alle proposte operative a scambio tra le diverse Strade del Vino, il dibattito è stato vivace e produttivo; già sono avviate intese bilaterali tra organismi di diverse regioni; altre verranno definite nelle prossime settimane.
 

L’obiettivo è giungere a formare un calendario nazionale delle iniziative sulle Strade del Vino italiane, privilegiando quelle a partecipazione congiunta di due o più Strade. I partecipanti intendono organizzarsi in modo da potenziare la comunicazione, capillarmente in tutta Italia, consapevoli del fatto che un primo importante pubblico sia costituito dalle popolazioni interessate alle Strade, ricche di competenze enogastronomiche e turistiche. E’ allo studio la realizzazione di una giornata simbolica delle Strade del Vino, nel corso della quale il grande pubblico possa prendere coscienza di questa realtà operativa, strutturata in ogni regione nei migliori territori viticoli.
 

In particolare le Strade del Vino partecipanti all’incontro di Asti si propongono di incontrarsi periodicamente e di concordare nuove iniziative, senza dare vita ad una struttura rigida e costosa; ritengono infatti che sia maturo il tempo di un sistema di collegamento e di partecipazione, che sulla singola idea raggiunga un livello variabile di alleanza, a seconda degli obiettivi e delle strategie delle singole Strade.
 

Nella concretezza di alcune esperienze vissute e collaudate, le Strade del Vino attueranno servizi ai Soci e ai visitatori, capaci di favorire la collaborazione tra territori diversi.

 

Erano presenti all’incontro di Asti:
 
Federazione Strade del Vino e Sapori di Lombardia
Federazione Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori di Toscana
Associazione regionale Strade del Vino e dell’Olio dell’Umbria
Strada dei Vini del Cantico
Strada del Vino e dei Sapori del Trentino
Strada del Vino dell’Alto Adige
Strada del Vino Valpolicella
Strada del Vino Colli di Candia e Lunigiana
Strada del Vino Vesuvio e dei prodotti tipici vesuviani
Strada del Barolo e grandi vini di Langa
Strada Reale dei vini torinesi
Strada del Vino Astesana

 

 

Didascalia alla foto allegata: I partecipanti al convegno delle Strade del Vino del 9-10 ottobre 2013 all’ingresso del museo di Palazzo Mazzetti di Asti.

 

AGRICOLTURA E TERRITORIO

INVITO
 
 
 

8 ottobre 2013

LA COOPERATIVA OLEARIA LARINESE


Inizia oggi, 8 ottobre, la campagna della cooperativa olearia larinese che ha mostrato in tutti questi anni di attività di essere sempre più uno strumento indispensabile per l'olivicoltura e non solo per quella di Larino, culla delle città dell'olio; l'immagine della qualità dell'olio "Gentile di Larino" e degli altri oli molisani altrettanto importanti; il futuro della olivicoltura molisana e delle tradizioni millenaria ad esse legate.
Inizia con qualche giorno di ritardo di fronte al passato, ma ancora in tempo per essere pronta a dare il primo olio della raccolta 2013.
Un primo olio che tutti possono degustare il giorno 11, alle ore 11, andando a visitare la struttura operativa della cooperativa, dov'è possibile seguire, guidati dall'esperto presidente Alessandro Patuto, il processo di trasformazione che dalle olive poste nei cassoni porta all'olio verde che cola abbondante e, come sempre, silenzioso dal separatore.
Una grande occasione per vedere e capire il percorso di una risorsa, sì produttiva ma anche di enorme valore paesaggistico-ambientale, qual'è l'olivicoltura con i suoi deliziosi oli che onorano il Molise e danno salute e benessere a un consumatore, dell'Italia e del mondo, sempre più affezionato.
Ecco l'invito che, noi a nome della cooperativa, siamo ben lieti di inviare a tutti voi nostri affezionati lettori e, lo vogliamo credere, consumatori di olio Dop "Molise".



6 ottobre 2013

Gli sprechi alimentari

Gli sprechi alimentari gravano sul clima, sulle risorse idriche, sul suolo e sulla biodiversità

Secondo un nuovo rapporto FAO i costi economici diretti sono di 750 miliardi di dollari l'anno - Necessarie migliori politiche


Roma 11 settembre 2013 - La perdita della strabiliante quantità di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo l'anno non solo causa gravi perdite economiche, ma anche grava in modo insostenibile sulle risorse naturali dalle quali gli esseri umani dipendono per nutrirsi, denuncia un nuovo rapporto FAO pubblicato oggi.
Il rapporto Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources (L'impronta ecologica degli sprechi alimentari: l'impatto sulle risorse naturali N.d.T.) è il primo studio che analizza l'impatto delle perdite alimentari dal punto di vista ambientale, esaminando specificamente le conseguenze che esse hanno per il clima, per le risorse idriche, per l'utilizzo del territorio e per la biodiversità.
Il rapporto evidenzia che:
Ogni anno, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno - quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale - ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra.
Oltre a questo impatto ambientale, le conseguenze economiche dirette di questi sprechi (esclusi pesci e frutti di mare), si aggirano secondo il rapporto intorno ai 750 miliardi di dollari l'anno.
"Queste tendenze mettono un'inutile e insostenibile pressione sulle risorse naturali più importanti, e devono essere invertite", ha affermato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva. "Tutti - agricoltori e pescatori, lavoratori nel settore alimentare e rivenditori, governi locali e nazionali, e ogni singolo consumatore - devono apportare modifiche a ogni anello della catena alimentare per evitare che vi sia spreco di cibo e invece riutilizzare o riciclare laddove è possibile".
"Oltre all'imperativo ambientale, ve n'è anche uno di natura etica: non possiamo permettere che un terzo di tutto il cibo che viene prodotto nel mondo vada perduto, quando vi sono 870 milioni di persone che soffrono la fame", ha aggiunto Graziano da Silva.
Insieme al nuovo studio la FAO ha pubblicato anche Toolkit: Reducing the Food Wastage Footprint, un manuale di 100-pagine su come ridurre le perdite e gli sprechi di cibo in ogni fase della catena alimentare.
Nel manuale vengono presentati un certo numero di progetti che mostrano come governi nazionali e locali, agricoltori, aziende e singoli consumatori possono adottare misure per affrontare il problema.
Achim Steiner, Sotto-Segretario Generale dell'ONU e Direttore Esecutivo del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), ha dichiarato: "L'UNEP e la FAO hanno identificato lo spreco di cibo come una grande opportunità verso un'economia verde a basse emissioni di carbonio, che fa un uso efficiente delle risorse".  "Il rapporto presentato oggi dalla FAO sottolinea i molteplici vantaggi che possono essere realizzati - in molti casi attraverso semplici misure da parte delle famiglie, dei dettaglianti, dei ristoranti, delle scuole e delle imprese - che possono contribuire alla sostenibilità ambientale, a migliorare l'economia e la sicurezza alimentare, e alla realizzazione della sfida Fame Zero lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite".
L'UNEP e la FAO sono i cofondatori della campagna Think Eat Save per ridurre l'impronta ambientale lanciata all'inizio dell'anno, il cui scopo è dare assistenza e coordinare a livello mondiale l'impegno per ridurre gli sprechi alimentari.
Come e dove viene sperperato il cibo
Secondo lo studio FAO, il 54 per cento degli sprechi alimentari si verificano "a monte", in fase di produzione, raccolto e immagazzinaggio. Il 46 per cento avviene invece "a valle", nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo.
In linea generale, nei paesi in via di sviluppo le perdite di cibo avvengono maggiormente nella fase produttiva, mentre gli sprechi alimentari a livello di dettagliante o di consumatore tendono ad essere più elevati nelle regioni a medio e alto reddito - dove rappresentano il 31/39 per cento del totale - rispetto alle regioni a basso reddito (4/16 per cento).
Il rapporto fa notare che più avanti lungo la catena alimentare un prodotto va perduto, maggiori sono le conseguenze ambientali, dal momento che i costi ambientali sostenuti durante la lavorazione, il trasporto, lo stoccaggio ed il consumo devono essere aggiunti ai costi di produzione iniziali.
Zone critiche
Lo spreco di cereali in Asia è un problema di notevoli dimensioni, che ha grandi ripercussioni sulle emissioni di carbonio, sulle risorse idriche e sull'uso del suolo.  Nella coltivazione del riso questo è particolarmente evidente, in considerazione dell'elevata emissione di metano che la sua produzione comporta e del grande livello di perdite.
Mentre il volume degli sprechi di carne in tutte le regioni del mondo è relativamente basso, il settore carne genera un notevole impatto sull'ambiente, in termini di occupazione del suolo e di emissioni di carbonio, in particolare nei paesi ad alto reddito e in America Latina, che insieme sono responsabili dell'80 per cento di tutti gli sprechi di carne.  Escludendo l'America Latina, le regioni ad alto reddito sono responsabili di circa il 67 per cento di tutto lo spreco di carne.
In Asia, America Latina ed Europa lo spreco di frutta contribuisce in modo significativo al consumo di risorse idriche, soprattutto a causa dell'alto livello di perdite.
Allo stesso modo, il grande volume di spreco di verdure in Asia, Europa, Sud e Sud-Est asiatico si traduce in una grande impronta di carbonio per tale settore.
Le cause dello spreco di cibo e i suggerimenti su come ridurlo
Alla base dell'alto livello di perdite alimentari nelle società opulente vi è il comportamento dei consumatori insieme alla mancanza di comunicazione lungo la catena di approvvigionamento. I consumatori non riescono a pianificare i propri acquisti, comprano più cibo di quel che serve, o reagiscono in modo eccessivo all'etichetta "da consumarsi entro", mentre eccessivi standard di qualità ed estetici portano i rivenditori a respingere grandi quantità di cibo perfettamente commestibili.
Nei paesi in via di sviluppo, le perdite avvengono principalmente nella fase post-raccolto e di magazzinaggio a causa delle limitate risorse finanziarie e strutturali nelle tecniche di raccolto, di stoccaggio e nelle infrastrutture di trasporto, insieme a condizioni climatiche favorevoli al deterioramento degli alimenti.
Per affrontare il problema, il manuale della FAO presenta tre livelli in cui è necessario intervenire:
  • La riduzione degli sprechi dovrebbe diventare una priorità. Limitando le perdite produttive delle aziende agricole dovute a cattive pratiche e bilanciando meglio la produzione con la domanda consentirebbe di non utilizzare le risorse naturali per la produzione di cibo non necessario. 
  • In caso di eccedenze alimentari, il riutilizzo all'interno della catena alimentare umana - la ricerca di mercati secondari o la donazione del cibo eccedente ai membri più vulnerabili della società - rappresenta l'opzione migliore. Se il cibo non è idoneo al consumo umano, la seconda alternativa è quella di destinare il cibo non utilizzato all'alimentazione del bestiame, preservando risorse che sarebbero altrimenti utilizzate per produrre mangimi commerciali.
  • Laddove il riutilizzo non fosse possibile, si dovrebbe pensare a riciclare e recuperare l'eccedenza di cibo: riciclaggio dei sottoprodotti, decomposizione anaerobica, elaborazione dei composti e l'incenerimento, con recupero di energia rispetto all'eliminazione nelle discariche. (Il cibo non consumato che finisce per marcire nelle discariche è per altro un grande produttore di metano, gas serra particolarmente dannoso).
Il rapporto Food Wastage Footprint ed il manuale su cosa fare contro gli sprechi sono stati finanziati dal governo tedesco

4 ottobre 2013

LUIGI COLOMBO, UN MOLISANO IN AMERICA

Ho trovato interessante questa bella notizia postata su facebook da Nicola Lalli. Parla di un personaggio emigrato bambino negli USA che ho avuto il piacere di conoscere tanti anni fa nella campagna di nonno Pasquale a fare la meta del grano. Ricordo la sua passione, ancor più della mia, per la campagna e l'amore per questa nostra terra .
LUIGI COLOMBO

di Nicola Lalli
Senza commento, vi sembra poco avere un amico, un paesano come Luigi?
 CSpeciale da Dallas: Un molisano esporta il suo genio in Usa
 Luigi Colombo da Bonefro (in provincia di Campobasso, Molise) ha talento da vendere. Se sia un nume della scienza,un profeta del mondo dei semiconductors non sappiamo, ne’ sta a noi dirlo. Quel che invece sappiamo, e diciamo, e’ che questa e quello gli devono molto. L’oriundo vive a Dallas dove sorge la “TI”- Texas Instruments, uno dei centri del mondo dei semiconductor, aiuta i clienti a risolvere problemi e sviluppare sempre nuovi materiali, capaci di rendere il mondo piu’ intelligente, salutare, sicuro e nel contempo divertente.
 Colombo giunse, giovanissimo, a New Rochelle nello stato di New York, dove studio’ e a completamento ottenne il dottorato in “Materials Science” nell’Universita’ di Rochester sempre nello stato della Grande Mela ed ora “fellow” del gruppo scientifico ricerche.
 Lo scienziato, che inizio’ a lavorare nella TI nel 1982, e’ un preminente esperto di materiali di detettori infrarossi e molti altri nel campo dei semiconduttori, ha depositato piu’ di 100 brevetti internazionali, e’ autore di oltre 130 pubblicazioni, 3 capitoli libri, ed e’ stato invitato ad un centinaio di presentazioni e conferenze in America e nel mondo. Nel recente convegno internazionale nel Texas Colombo ha rappresentato la categoria Fisica ed elettronica.
 Ascoltando Colombo a proposito della generazione di nuovi dispositivi si concepisce il lavoro della TI che punta a dar luce all’industria di nuovi
 dispositivi. “Un esempio - dice Colombo- l’avvento dei transistor che hanno rimpiazzato i tubi delle radio, e dei circuiti integrati che consentono di creare molti interruttori sulla stessa superficie".
 Dal dottore molisano captiamo alcuni dati tecnici che si susseguono nel maestoso centro che oggi rappresenta una delle principali aziende multinazionali produttrici di dispositivi a semiconduttori. "TI e’ l’azienda leader nel particolare settore dei dispositivi DSP utilizzati in gran parte dei telefoni cellulari, delle applicazioni elettroniche, per la multimedialita’ ed il settore automobilistico. La Texas Instruments - prosegue Colombo - rimane legata all’ immagine della calcolatrice elettronica tascabile, un comparto strategico importante nel quale l’azienda continua ad investire risorse per l’innovazione.”

Dott Colombo, e’ vero che le grandi scoperte sono sempre impreviste?
“Senza dubbio,ed e’ il mistero,la perseveranza che stimolano. La perseveranza e’ un tema comune nella storia del succssso. Le avversita’ possono essere un incentivo ed un bisogno individuale per continuare nell’impresa.”
Si puo’ parlare di sempre nuove invenzioni nel settore?
“L’industria dei semi conduttori sta arrivando ad una fase matura che non consente piu’ lo “scaling” dei dispositivi con la tecnologia usata sino ad ora. Adesso siamo al punto di dover inventare nuovi interruttori che ci consentono di diminuire la potenza di almeno un fattore 10.

 I siti di progettazione,produzione e commercializzazione della TI sono concentrati negli Stati Uniti, Asia, Giappone, India, Filippine, Germania, Francia e ultimamente in Cina, l’Italia e’ assente. Il motivo?
“La Texas Instrument ha avuto stabilimenti in Italia dal principio degli anni ’60, sino al 1998, quando vendette gli stabilimenti di produzione ad altra ditta americana (Micron Thechnology)”.
Sempre in Italia, tanti scienziati e ricercatori finiscono sul tetto,spesso ignorati dal patrio Governo. Che dovrebbe fare l’Italia?
“Il Governo Italiano dovrebbe rispettare i giovani accertandosi della loro capacita’ di creare,acconsentendo ad essi dei fondi per effettuare ricerche, migliorando cosi’ anche lo stato economico della nazione. Perche’ , si sa, che il futuro della gioventu’ italiana e nelle loro mani. I legislatori dovrebbero far si che migliaia di studiosi non emigrino all’estero dove possono trovare un nuovo futuro piu’ amico e solido, sfruttando la beneficenza del loro intelletto.”
La scienza per lei e’ una missione o passione?
“Un assieme di impegno e missione.”
Si e’ mai sentito sconfitto?
“No, Chi si arrende e’ perduto.”
Suprestizioso?
“Non molto.”
Che c’e’ in lei di molisano?
“Il colore del cielo, delle montagne,l’odore della cucina,l’affetto dei
 cari, il rispetto dei “paesani”
Crede nei miracoli?
“No.”
A quando il “Nobel?
“Non e’ nemmeno all’orizzonte.”