28 dicembre 2013

IL MOLISE, QUALE FUTURO?



Non basta una tavola rotonda, né una festa dei 50anni di un  Molise riconosciuto regione o le poche iniziative che hanno preceduto questa festa di ieri a Campobasso, a dare una risposta esauriente e condivisibile alla domanda “Il Molise, quale futuro”.

foto di Nicola Picchione
Una domanda di grande attualità, davvero interessante che, in un momento delicato com’è quello in cui le decisioni meritano di essere ponderate e condivise, dovrebbe essere rivolta a ogni molisano. E questo non solo per avere utili suggerimenti, ma per interessarlo e, così, coinvolgerlo, per dar vita a una programmazione partecipata, e renderlo protagonista delle scelte fatte .
Il futuro di questa nostra piccola grande Regione sta nella possibilità di riscontrare la più ampia partecipazione e nella capacità di interpretare le ragioni di una crisi, che continua a tenerci sull’orlo del baratro; analizzare bene il presente, in particolare le risorse che sono a disposizione, per dare ai sogni quelle gambe che servono per raggiungere i traguardi che portano al domani.
C’è di mezzo il futuro del Molise e dei nostri figli e non si può lasciarlo nelle mani di pochi che hanno già mostrato di avere un’idea non molto precisa e chiara del Molise, di conoscerlo più per sentito dire, nel momento in cui hanno mostrato, nel passato e ancor più negli ultimi anni, di non avere l’orgoglio per i valori e le risorse del suo piccolo, ma prezioso, territorio. Questa mancanza di orgoglio è dimostrato dal modo in cui è stato svenduto in questi cinquant’anni di Molise e, ancor più, oggi che si decide di regalarlo a megaprogetti o opere faraoniche che, invece di dar senso al nuovo logo della Regione “Molise, grandi si diventa”, lo faranno diventare poca cosa, visto che il territorio viene sperperato e non utilizzato per il domani dei molisani.
Ecco che un patrimonio unico di risorse e di valori, da conservare, tutelare, promuovere e valorizzare per farlo diventare base, oltretutto già definita e bene impostata, sulla quale progettare e costruire il domani di questa nostra terra, viene sperperato stupidamente, distrutto. E questo proprio quando bisognerebbe dare ad esso la possibilità di esprimere al meglio le proprie vocazioni, che sono le attività legate alla ruralità e all’agricoltura e quelle dei turismi possibili, che - lo voglio sottolineare - non sono solo il mare o le montagne, ma la freschezza delle sue acque, la salubrità dei suoi ambienti, il verde (verde molise) della sua campagna, la bontà dei suoi prodotti e della sua cucina, la creatività del suo artigianato.
Credo che chi ha, soprattutto in questa fase terribile, il non facile compito di amministrare, governare, dirigere questo nostro Paese o questo nostro Molise, la prima cosa da fare – se mi posso permettere un consiglio – è quella di riflettere per correggere le scelte sbagliate del passato e per pensare a cosa succederà tra dieci, venti, trent’anni. Riflettere, prima di ogni scelta, sulle conseguenze a carico del territorio se si vuole essere orgogliosi e, soprattutto, dare un futuro possibile al Molise e più libertà di scelta alle nuove generazioni.
E’ un dovere farlo, com’è un dovere evitare quella cattiva abitudine di regalare questo nostro bene prezioso al primo che arriva, in cambio di quattro spiccioli e di opere, che non servono ma feriscono il Molise, soffocano il suo futuro.  

Il mio è un appello alla riflessione, che sento di fare, in questo momento molto difficile per il Paese e, soprattutto, per il Molise, alla classe politica e dirigente molisana.
Un momento irto di rischi e di pericoli visto che le scelte sono impegnative e, una volta fatte, irreversibili.
Scelte che non possono passare sulla testa dei molisani, ma cha dai molisani devono avere quel consenso che serve per attuarle, e, mentre si fa questo, la partecipazione diventa respiro della democrazia.
Solo – ripeto - se siamo orgogliosi e, come tali, anche gelosi di questo nostro territorio e lo sappiamo spendere, evitando regalia e spreco, possiamo, con  la partecipazione del piccolo come del grande Molise, costruire quel futuro che serve al Molise e renderlo anche esempio per le altre regioni italiane e, non solo. Penso, anche, a quelle che si affacciano sull’Adriatico e gli altri mari del Mediterraneo, il mitico “mare nostrum” che ci appartiene e che sta a noi farlo tornare a essere la culla delle civiltà e sempre più un mare all’insegna della pace, senza la quale non c’è futuro per nessuno.
pasqualedilena@gmail.com

 

 

 

 

 

27 dicembre 2013

EXPO 2015, UNA GRANDE OCCASIONE PER IL MOLISE SE NON SI SVENDE IL SUO TERRITORIO




E’ iniziata da poco la grande campagna di comunicazione dell’Expo 2015 di Milano, che vedrà la rappresentanza di bel 146 del mondo a segnare un momento importante per l’intero Paese, con tutt’e venti le sue Regioni.

Una straordinaria opportunità per le realtà che sanno cogliere quest’occasione unica per presentare le proprie eccellenze enogastronomiche e, soprattutto, i territori di origine.

Credo che per il Molise l’Expo 2015 debba diventare, da subito, un obiettivo importante da raggiungere e, perché questo succeda, c’è bisogno di una strategia di marketing, che non può essere messa nelle mani di improvvisatori, ma di professionisti in grado di fissare un programma e di mettere in campo progetti che s’intendono realizzare. Una grande opportunità per dare vita a uno strumento che sia in grado di governare, anche dopo l’Expo,  il marketing, per dare al territorio e ai protagonisti nel campo della produzione e della trasformazione e della promozione turistica, quelle attenzioni mai date e le risposte mai ricevute.

Una strategia che ha la capacità di coinvolgere, da subito, tanti giovani e di dare loro insegnamenti e esempi utili a renderli dei capaci professionisti nel campo della promozione e della valorizzazione, con azioni che servono a dare alle risorse della Regione tanto valore aggiunto e l’immagine di qualità che meritano.

C’è, però, da affrontare un problema urgente, strettamente legato al grande tema dell’Expo, il cibo,  che, purtroppo, è fortemente condizionato dallo spreco di territorio. Un fenomeno per ora inarrestabile, se è vero che ogni secondo, in Italia, spariscono sotto le ruspe 8 metri quadri di terreno, nella gran parte destinato al cibo. 

Un fenomeno che non risparmia il Molise e che, pertanto, bisogna immediatamente bloccare se si vuole avviare il discorso che vuole portare, nel 2015, il Molise a Milano e gli ospiti dell’Expo a visitare il Molise, le sue realtà produttive e i suoi paesaggi.

Sta qui la necessità di fare scelte oculate, finalizzate a guardare lontano per renderle strutture portanti di una programmazione, che, per quanto riguarda il Molise, ha bisogno solo di dare continuità e forza ai valori e alle risorse del territorio, in particolare l’agricoltura e la sostenibilità, con le produzioni biologiche che avranno sempre più successo, a partire dal 2014.

Sta qui il buon senso di dire No a strutture e infrastrutture che rubano terra fertile e, con essa, cibo,  in modo da poter rispondere al messaggio dell’Expo 2015 di Milano che, personalmente, trovo vincente per il Molise se, ripeto, esso resta libero da condizionamenti e svendita dell’unico bene che ha, il territorio.

Un’occasione, l’Expo 2015, che il Molise non deve perdere, ma che, invece, deve saper sfruttare con la messa a punto di un programma di iniziative che, dalla prima metà del prossimo anno, devono portare al 2015 e questo per far vivere alla sua agricoltura e al suo territorio il successo che meritano.  
 
 
 
 

pasqualedilena@gmail.com

 

17 dicembre 2013

BUON COMPLEANNO CITTA' DELL'OLIO


Il 17 dicembre 1994, 19 anni fa a Larino, nel Molise, prendeva forma e vita l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che, in poco tempo, con le sue iniziative ha creato un vero e proprio scompiglio in un mondo che aveva difficoltà a uscire fuori da abitudini e culture troppo legate al passato.

Strumento, quindi, di una vera e propria rivoluzione culturale, che continua a vivere, grazie alla partecipazione di oltre 350 sindaci e amministratori di enti e istituzioni delle Regioni italiane, e, soprattutto, a incidere con le sue iniziative indirizzate alla tutela, promozione e valorizzazione. Penso a  Girolio che, dopo aver toccato quasi tutte le regioni italiane si concluderà questo fine settimana a Bitonto, nelle Murge, la terra  della varietà tra le più note la “Cima di Bitonto” e, anche dell’”Ogliarola” e della mitica “Coratina” .   


Penso anche all’attenzione da anni rivolta alle scuole, con la manifestazione “Bimboil”, “Pane e olio in frantoi” e la cura di pubblicazioni tese a informare e educare il consumatore.

Una piccola rivoluzione anche a livello europeo con la nascita, nella seconda metà degli anni ’90 della Federazione delle Municipalità dell’Olio del Mediterraneo, oggi Re.C.O.Med. (Rete Città dell’Olio del Mediterraneo), fortemente impegnata nell’iniziativa encomiabile di  riconoscimento da parte dell’Unesco del “Paesaggio dell’olivo” che, ancora oggi, colora di verde le sponde del Mediterraneo, il mare dell’olio per eccellenza nonostante la forte espansione dell’olivo in aree comprese tra il 35° e 45° parallelo sia a Nord che a Sud con migliaia di nuovi ettari di oliveto impiantati.

Si deve al suo Presidente, Enrico Lupi, in carica da 15anni, subito dopo l’uscita per incarichi politici del suo primo presidente, Carlo Antonini, questo periodo lungo all’insegna di una forte crescita e presenza dell’Associazione nella battaglia per la salvaguardia del territorio. In primo luogo di quello olivicolo, con i suoi ambienti e i suoi paesaggi, le sue tradizioni, tra le quali la buona cucina e la buona alimentazione espresse magnificamente dalla Dieta Mediterranea, cioè da uno stile di vita fortemente impresso dalla civiltà dell’olivo e dell’olio.  Non a caso è in corsa come personaggio dell’anno 2013.

Quale ideatore e promotore dell’Associazione esprimo al Presidente Lupi, ai suoi collaboratori e ai rappresentanti delle Città dell’Olio, tutta la mia gratitudine per i successi che vive l’associazione e per il contributo che essa dà all’immagine dell’olivo e dell’olio.

Alle Città dell’Olio, che il prossimo anno festeggeranno i primi 20anni, gli auguri di nuovi esaltanti successi e di lunga vita al servizio di una coltivazione fondamentale per l’agricoltura e il territorio italiani e di un prodotto che, nei millenni di vita vissuta, ha dimostrato di essere un grande e sicuro amico che ha sempre aiutato l’uomo e mai tradito.

Lunga vita, Città dell’Olio, e che tutto fili liscio come l’olio per un domani di sobrietà e di moderazione e non di spreco.

pasqualedilena@gmail.com


6 dicembre 2013

I MAGNIFICI SETTE


In attesa del concorso "Goccia d'Oro", il premio dedicato agli oli extravergine della Regione Molise organizzato dall'Arsiam di Larino, alcune aziende molisane sono state selezionate ed inserite in una delle guide internazionali più importanti. “Flos Olei è ormai diventato un punto di riferimento per tutti coloro che operano nel comparto - spiega Marco Oreggia, editore e curatore del volume - con la guida che cresce di anno in anno. Per l’edizione 2014 abbiamo deciso di presentare le 500 aziende a nostro giudizio più importanti al mondo. 703 le etichette, 47 i Paesi raccontati con Svizzera e Ucraina come nuove entrate. E un’introduzione accuratissima che offre tante informazioni utili sia agli addetti ai lavori che ai neofiti che vogliono avvicinarsi a questo meraviglioso prodotto”.

 
Il “Concorso Internazionale FLOS OLEI” si propone l’obiettivo di valorizzare la qualità dell’olio extravergine di oliva a livello internazionale, premiandone i prodotti migliori, diffondendone la conoscenza e contribuendo così a una sua corretta commercializzazione. Più specificatamente si propone di:

stimolare i produttori del settore (olivicoltori, frantoiani e confezionatori) all’ottenimento di un extravergine di alta qualità attraverso il confronto tra le diverse produzioni mondiali;

• valorizzare la conoscenza e lo studio delle produzioni olivicole di qualità di qualunque provenienza e diffondere nel mondo la figura dell’esperto assaggiatore di olio extravergine di oliva, capace di valutare singolarmente e attraverso il panel l’eccellenza di ogni singolo prodotto, in sintonia con la normativa comunitaria e internazionale;

• promuovere la diffusione degli aspetti salutistici e nutrizionali (Dieta Mediterranea) degli extravergine di qualità nei differenti ambiti di consumo e commercio (mense scolastiche, scuole di cucina, enoteche, ristoranti, importatori, buyer, ecc.).

 
 

Marina Colonna 96 punti

Oleificio Di Vito 92 punti

Olio di Flora - La Casa del Vento 88 punti

Azienda Agricola Giorgio Tamaro 88 punti

Oleificio Bruno Mottillo 88 punti

Azienda Agricola Antonietta Pietropaolo 87 punti

Azienda Agricola Michele Fratianni 86 punti
 

Un plauso alle nostre aziende che portano il nome del Molise nel mondo, come quelle del vino e quelle dei formaggi. Nella "giornata mondiale dei suoli", che si celebra oggi, nata per sensibilizzare la popolazione sulla violazione del paesaggio e, come conseguenza, perdita di terreni produttivi e quindi di cibo - in Italia si continua a costruire pur con una crescita quasi nulla - questi rappresentano dei messaggi importanti, soprattutto per la nostra Regione, ricca di biodiversitàruralità e produzioni agroalimentari di qualità, che nascono dalla terra, non dal cemento. 

Sebastiano Di Maria

molisewineblog@gmail.com

5 dicembre 2013

VOGLIONO AIUTARE IL MOLISE DISTRUGGENDO IL SUO TERRITORIO

da Greenreport - pasquale di lena
 

Un progetto industriale della Granarolo, l’azienda bolognese impegnata nella produzione e distribuzione del latte, importato da un parlamentare molisano, Sen. Roberto Ruta e fatto proprio dal centro sinistra che governa la regione Molise, se realizzato cancella di fatto il Molise, la più giovane regione italiana grande poco più di 4.000 Km², di cui il 54% montano e il 46% collina,

 

Si tratta di una "stalla/asilo" per 12.000 (dodicimila!) capi bovini da realizzare tra Larino e San Martino in Pensilis, cioè in quella fascia di territorio di pianura che le statistiche non riportano  ma che esprime l’agricoltura della Regione, irrigata, la più ricca di vigne e oliveti, con cantine e frantoi moderni, multifunzionali, che sono immagine del Molise in Italia e nel mondo.

In pratica 100ettari di territorio (1% della superficie totale ma 10% della superficie agricola) sottratti all’uso agricolo, cioè alla produzione di cibo di qualità riconosciuta, per realizzare una stalla di 1 Km2 di superficie, che va a distruggere il bel paesaggio che, da sempre, porta lo sguardo alle isole Tremiti ed al Gargano, con il blocco del turismo che l’agricoltura e la diffusa ruralità può animare.

Una cosa strasmisurata che non ha senso, soprattutto oggi che si parla e si sente la necessità di un diverso modello di sviluppo che, è tale, se chiude con le megalomanie e gli sprechi del passato, in Europa, figuriamoci  in un Molise piccolo che il tempo ha modellato, mettendo a sua disposizione tutto anche se poco, però abbondante di bellezze e di bontà. Una farfalla colorata dai colori dell’arcobaleno - così è se estratto dalla cartina geografica -  che ha tanta voglia di volare proprio ora che l’”arretratezza” è sviluppo; l’agricoltura si va riconquistando la sua centralità e chiama la zootecnia a tornare a svolgere il suo ruolo per dare nuove possibilità all’azienda coltivatrice; la ruralità è un importante valore al pari della biodiversità, e, il turismo ha tutto per diventare il valore aggiunto del Molise.

L’iniziativa della Granarolo, veicolata tramite una società fantasma (una Srl con 10mila euro di capitale che dovrà gestire un progetto del valore di 24milioni di euro), che vuole realizzare questo asilo per 12.000 manze che, dopo 14/20 giorni dalla nascita vengono tolte dalle mammelle delle mamme e fatte partire, con un viaggio, di 500/600 Km. lungo l’Adriatico, per raggiungere il Molise. Le manze saranno oggetto di una sperimentazione che le porta al parto due o tre mesi prima del periodo naturale e questo con l’uso di semi e medicinali prodotti da una ditta socio della Srl di cui la Granarolo ha solo una quota del 10%, cioè del valore di  mille euro.

Restano, dopo essere state ingravidate,  in questo grande asilo per 22 mesi prima di rientrare nelle stalle di origine dell’Emilia Romagna e della Lombardia per partorire e, se manze, destinate alla colonia in Molise. Un modo per guadagnare mesi nella produzione di latte che, anche alla luce dell’abbattimento delle quote,  alla Granarolo serve come il pane per affermare la sua leadership nel campo e governare il mercato, in particolare dopo l’abbattimento delle quote latte.

Come si può capire alla Granarolo latte e al Molise, che ha terreni senza nitrati e acqua, merda, puzza, antibiotici, e quanto necessario per far chiudere le aziende;  limitare l’agricoltura; azzerare le stalle, quelle poche rimaste sulle montagne; distruggere l’ambiente e il paesaggio, in poche parole togliere ogni speranza di quel futuro che oggi ha con la sua agricoltura, la qualità dei suoi prodotti e della sua cucina, le sue tradizioni, elementi decisivi per una programmazione vincente del turismo e, con esso, ripopolamento dei suoi 136 paesi, una vera ricchezza paesaggistico - architettonica di questa Regione .     

 

Danno ambientale e paesaggistico, ma anche irrazionale dal punto di vista economico e energetico, con tanti TIR che s’incrociano lungo l’autostrada per trasportare le manze, i mangimi , le medicine e, poi, tanti spandiletame tra Molise e Puglia per coprire 3mila ettari di terreno, operazione che la Granarolo nega, perché parla di compostaggio. In verità, nega anche l’uso eccessivo di medicinali di cui hanno bisogno 12.000 manze in un asilo così affollato.

Una colonizzazione del Molise per liberarsi degli animali nella fase in cui non sono produttivi spostandoli a centinaia e centinaia di chilometri! Costi energetici, infrastrutturali, di smaltimento... enormi.

In Molise, specialmente nel Basso Molise interessato dall'intervento, è nata una mobilitazione, alcuni Comuni si stanno dichiarando contrari con atti ufficiali, ma la Regione pare abbia già espresso un parere favorevole e il progetto è diventato oggetto di scontro politico.

Il Molise, con i suoi 313.000 abitanti, non è in grado di contrastare una multinazionale come la Granarolo, che trova, a livello nazionale e locale, anche l’appoggio delle forze politiche di centro sinistra, in particolare il Pd, che rappresentano e governano la Regione. Sta qui il suo bisogno di solidarietà di chi sa che permettere questo scempio, proprio della mentalità delle multinazionali che non si fermano di fronte a niente pur di cogliere il profitto, vuol dire dare spazio ad altri scempi tutti tesi ad appropriarsi delle aree poste ai margini dello sviluppo portato avanti da un sistema che ha finito la sua corsa. Una solidarietà che mobilita il Paese e fa sentire forte il grido “No Stalla, Sì Molise Bene comune”, che è anche la sigla del Comitato, sapendo che se vince il Molise vince l’Italia. Un Paese che vuole uscire dalla pesante crisi, tagliare l’attuale rapporto di sottomissione della politica dalle concentrazioni finanziarie, avviare quel tipo di sviluppo, il solo possibile, che ha al centro il territorio con la sua agricoltura, la sua zootecnia, le sue potenzialità nel turismo, all’insegna tutto della sostenibilità.

Solidarizziamo per far sentire forte il nostro “No Stalla, Sì Molise Bene Comune” alla Granarolo, al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali,  alla Commissione Agricoltura del Senato della Repubblica, al Governo e Consiglio regionale del Molise.

pasqualedilena@gmail

2 dicembre 2013

Le manze della Granarolo

Nelle stalle della Lombardia e dell'Emilia Romagna interessate al Molise, tramite la Granarolo, il centro sinistra nazionale e regionale, la disponibilità della curia di Termoli-Larino e altri ancora, le manze - sempre che riescano a imporre il progetto della Granarolo - vengono staccate dalle mamme al 14° giorno per fare un viaggio di 600 Km in media e crescere, sotto le pensiline sparse su 1 Km2 di superficie, con latte artificiale (meno anticorpi + medicine), fino a quando (22° mese con qualche mese di anticipo sulla scadenza normale), dopo essere ingravidate, non devono ripartire per le stalle da dove sono partite per dare latte alla Granarolo, manze da inviare all'asilo in Molise e vitelli che devono prendere il posto delle manze per poi essere ammazzati. Ricordo Rovente, il toro dell'azienda Di Vaira, che mi chiamava quando ero nei paraggi e usciva felice dal suo rifugio quando sentiva vociare i bambini. Ricordo anche la storia del toro che l'ha sostituito, quando ha colpito Franco che l'accudiva e poi si è fermato appena l'ha riconosciuto. Franco è stato portato all'ospedale e il toro non ha più mangiato.
E poi, Noi, li chiamiamo animali!