30 marzo 2014

DAL MOLISE UNA RIFLESSIONE SUI RISULTATI DEL XIX BIOL, IL CONCORSO INTERNAZIONALE OLI BIOLOGICI


pasqualedilenainforma
Allargare il riconoscimento degli oliveti a coltivazione biologica e stimolare gli olivicoltori a creare una squadra vincente per rispondere alla domanda crescente di questa tipologia di olio e ottenere così quei risultati che meritano, soprattutto in quanto a reddito, che servono per rilanciare l’olivicoltura e con essa l’agricoltura e il territorio. Il Molise, terra di olivi e di oli, festeggia così le quattro medaglie d’oro vinte a Andria la settimana scorsa.


         Sono quattro gli oli biologici molisani premiati con la medaglia d’oro dal Concorso Biol: l’olio Spenny molisano( primo classificato per il Molise) dell’azienda Olio Spenny di Sant’Elia a Pianisi,; l’olio Dop Molise “Principe Pignatelli”, dell’azienda agricola Principe Pignatelli di Monteroduni; l’olio Masseria Casolani, dell’azienda Pietropaolo Aantonietta di Casacalenda  e L’Olio di Flora, de La Casa del Vento di Larino.
Quattro oli biologici sui 425 oli in gara (record di partecipazione) di 17 Paesi diversi, di cui 13 con oli premiati; Italia (185, di cui 35 medaglie ExtragolGold e 7 SIlver); Israele (1 Gold); Libano (1 Gold); Portogallo (6, di cui 3 Extravergine, 1 Gold, 2 Silver); Slovenia (4, di cui 3 Extragold e 1 Gold); Spagna (12, di cui 4 Extragold, 6 Gold e 2 Silver); Tunisia ( 2 Silver); Turchia (1 Silver); Usa/California (4, di cui 1 Extragold, 1 Gold e 2 Silver).
Un confronto ampio, quello prima riportato, che ci permette di capire il quadro dei vecchi e nuovi concorrenti su un mercato sempre più globale, che, lo ripetiamo da tempo, avrà sempre più attenzioni per la qualità, e, della qualità, la diversità. Una peculiarità tutta italiana, grazie al primato che il nostro Paese vanta in quanto a biodiversità (oltre 500 varietà autoctone sparse su 18 Regioni, escluse il Piemonte e la Val d’Aosta), che bisogna cominciare a spendere per vincere sul mercato globale.
Ma c’è di più, stiamo parlando di un Premio internazionale, Biol, che riguarda un’ulteriore specificità, il metodo di coltivazione biologico che sta ottenendo un’attenzione sempre più crescente e un mercato sempre più florido che riguarda più importanti paesi del mondo.
Per l’olivicoltura italiana, soprattutto per il Molise, l’olio biologico è un fatto naturale, visto che è diffuso ovunque, molto di più di quanto risulta dalle statistiche ufficiali.

 Questo risultato di 4 medaglie d’oro sulle 96 assegnate ai 185 oli italiani premiati, provenienti da 16 regioni (mancavano la Val d’Aosta, Il Piemonte, l’Emilia-Romagna e le Marche) e le 115 medaglie d’oro in totale, premia l’olivicoltura molisana con il riconoscimento della qualità e della specificità.      
Per il Molise, ma non solo, anche per il resto delle Regioni, questo successo dell’olio biologico apre a una riflessione se si vuole affermarlo in modo deciso sul mercato, convincere il consumatore ed avere dal mercato, insieme con il successo, quelle risposte di reddito che si aspettano i produttori.
C’è bisogno di coinvolgere sempre più gli olivicoltori per ampliare il quadro degli oliveti riconosciuti a coltivazione biologica e di farlo per dar vita a una squadra, in modo da esprimere tutta la forza che serve alla comunicazione e alla commercializzazione di questo prodotto. C’è da credere che il mercato dell’olio extravergine, quello delle scansie alte riservate a prodotti di prestigio, darà sempre più spazio all’olio biologico, come pure all’origine della qualità e alla specificità degli oli mono varietali, che noi abbiamo.





27 marzo 2014

CONCORSO "MARE E MONTI"

 
 
Otto cuochi molisani premiati al concorso gastronomico “Mare e Monti”
 
di pasquale di lena
 
Una sfida a base di profumi e di sapori di terra e di mare, quella che ha coinvolto giovani cuochi, impegnati a preparare dei piatti della tradizione molisana, in occasione del 4° concorso gastronomico “Mare e Monti”

Una giornata, quella dello scorso 24 marzo, all'insegna della buona cucina molisana e della voglia di questa regione di presentarsi con il suo territorio per il 56% collina e il resto montagna. Piccolo, con i suoi 4mila chilometri quadri, ma ricco di bontà e, anche, di qualche primato come quello del tartufo bianco, con il 40% di quello trovato in Italia proveniente dalla terra di Vincenzo Cuoco.

Una giornata all’insegna, anche, di tanti giovani, la gran parte dei ventisette partecipanti, che hanno scelto di studiare l’arte culinaria e di fare nella vita i cuochi capaci di interpretare le grandi potenzialità del territorio molisano. In particolare, una ricca tradizione legata ai cereali, grano duro e farro; rinomati oli, tra i quali quelli di Venafro e di Larino, famosi ai tempi d’oro di Roma; ai latticini ed ai formaggi della transumanza, quali il caciocavallo e la deliziosa stracciata; ai salumi e al suo insaccato principe, la ventricina; a preparazioni come la mitica Pampanella di San Martino, un vero boccone divino.



Straordinario il risultato raggiunto dalla vitivinicoltura con il suo vino “Tintilia” a guidare i produttori sul mercato dell’alta qualità e, insieme ad altri rossi e bianchi ad accompagnare piatti che, con la base ampia di verdure e legumi quasi sempre abbinati alla pasta, richiamano la Dieta mediterranea e rendono delicata e piena di colori la tavola molisana. Senza dimenticare il pescato che, con il suo brodetto alla termolese, onora la cucina marinara, in particolare quella legata alla tradizione.

Non è un caso che questo piccolo Molise contribuisce con quasi 200 specialità tradizionali al ricco patrimonio che è in grado di mostrare l’intero territorio italiano. Una cucina di terra e di mare o, meglio, di "Mare e Monti", come recitava il 4° concorso gastronomico, che si è svolto lo scorso 23 marzo in quell’angolo di verde che è "La Piana dei Mulini" nel comune di Colle d’Anchise (Cb), un ristorante e un luogo di ospitalità ricavati da un vecchio mulino alimentato dalle acque del Biferno, ancora gelide delle sorgenti non lontane del Matese.

Una sfida a base di profumi e di sapori di terra e di mare che ha occupato un’intera giornata, organizzata dall'Unione cuochi regione Molise con la collaborazione de La Piana dei Mulini, sotto la regia di Domenico Ruggeri, uno bravissimo chef che ha avuto questa bella idea e da quattro anni la realizza con grande successo.

La giuria presieduta per la quarta volta da Davide Mazza, un giovane chef già famoso che opera a Rivisondoli in Abruzzo, nel complimentarsi con tutti i partecipanti, ha sottolineato la grande professionalità espressa da questa quarta edizione, a dimostrazione di un Molise che vuole guadagnare tempo per mettersi alla pari con gli altri, sapendo di poter contare sulla qualità dei prodotti del suo territorio. Un fatto importante se si vuole affrontare con la certezza dei risultati una programmazione che, insieme con l’agricoltura e la zootecnia, abbia al centro il turismo e uno sviluppo sempre più sostenibile.

Per l’abbinamento i tanti sempre più preziosi vini delle aziende delle Cantine Salvatore di Ururi; Borgo di Colloredo e Di Majo Norante di Campomarino; Angelo D'Uva di Larino; az. agr. Livio Palazzo di Baranello; Terresacre di Montenero di Bisaccia; Catabbo di San Martino in Pensilis e Antonio Valerio di Monteroduni, che hanno accompagnato i piatti, dimostrando carattere e personalità di una vitivinicoltura vocata alla qualità.

Un premio speciale, in onore di un grande promotore della cucina molisana, il compianto Carlo Miscichia, è stato assegnato a un personaggio della cucina molisana e di quella marinara a livello nazionale, Rodolfo Vincenzi, a tutti noto come Bobo del ristorante Ribo di Guglionesi. Un veterano in mezzo a tanti giovani che si è misurato con il suo "Cappuccino di mare", con le basi di fagioli, borlotti e cannellini, a sopportare i gamberi, davvero squisito. Ai vincitori e a tutti i partecipanti un "bravo" di cuore da quanti hanno seguito l'interessante sfida che premia il territorio molisano.

I vincitori
  • Miglior antipasto carne: ”Affunnatielle” con uova di quaglia: chef Domenico Starinieri dell’Osteria del Borgo - Larino.
  • Miglior primo carne: Millefoglie rose' “ con ragu di coniglio su fonduta di caciocavallo - chef Gaetano Minervini del ristorante Affresco - Isernia.
  • Miglior secondo carne: “L'agnello nella tradizione”: chef Luca Mignogna - libero professionista di Campobasso.
  • Miglior antipasto di pesce: “Lo sgombro in chiave moderna”: chef Antonio Petriella e Finamore dell’hotel Europa - Isernia.
  • Miglior primo pesce: “Cannoncini di triglia su crema di piselli e salsa di cicale”: chef Raffaele Garofalo del ristorante Villa Livia - Termoli.
  • Miglior secondo pesce: “Tonno scottato con geometria di ortaggi”: chef Claudio Peluso libero professionista.
  • Miglior abbinamento cibo-vino: “Lingua finocchi e arance”: chef Stefania di Pasquo Locanda Mammì - Agnone; in memoria di Carlo Miscischia.
  • Miglior piatto tradizione nell’innovazione: “Cappuccino di mare”: chef Bobo Vincenzi del ristorante Ribò - Guglionesi.

GRAN MENZIONE A “L’OLIO DI FLORA” DE LA CASA DEL VENTO DI LARINO


pasqualedilenainforma
 
LA GRAN MENZIONE
DEL PREMIO “L’ORCIOLO D’ORO”,
IMPORTANTE RICONOSCIMENTO PER “L’OLIO DI FLORA”,
BIOLOGICO E VARIETA' "GENTILE DI LARINO",
DE LA CASA DEL VENTO DI LARINO.
UN OMAGGIO AL MOLISE E ALLA PREZIOSITA'
DEI SUOI STUPENDI TERRITORI OLIVETATI
 
L’Olio di Flora de La Casa del Vento di Larino ha ottenuto LA GRAN MENZIONE nella categoria fruttato leggero al 15° Concorso Nazionale oli extravergini di oliva Biologici, L’ORCIOLO D’ORO, promosso da Enohobby club dei Colli Matestiani con sede in Gradara nelle Marche.

Il premio “L’Orciolo d’Oro”, da 23 anni uno dei primi e dei più prestigiosi in Italia, onora l’impegno de La Casa del Vento, la piccola azienda che è su una gobba (500 m s.l.m.)  del Monte dell’antica città frentana che ha scelto, sin dalla costituzione (2001), la linea della coltivazione biologica e la varietà principe del Molise “la Gentile di Larino”, cioè la produzione di olio monovarietale pensando con il dovuto anticipo al mercato del domani, che è già oggi.

Con questo prezioso riconoscimento, L’Olio di Flora, conferma il successo dello scorso anno con
la Gran Menzione sempre nella categoria del fruttato leggero. Un premio che dà all’olivicoltura molisana quell’immagine di successo che merita, grazie ai suoi bravi olivicoltori e grazie ai tanti giovani, come ha mostrato la recente edizione del concorso regionale di potatura, che si stanno appassionando a questa antica coltivazione. L'olivo, come si sa,  ha reso importante il Mediterraneo e affascinante il suo paesaggio e, con il suo olio, ha dato vita a civiltà e, quale filo conduttore di un’alimentazione sana, anche  benessere.
Ed ora l’attesa dei risultati di altri importanti concorsi, che danno una forte spinta alla crescita qualitativa dei nostri oli e immagine a tanti territori sconosciuti come sono quelli molisani, ricchi ancora di paesaggi incantevoli e di tanti valori, tutti fonti di emozioni. 

25 marzo 2014

I VINCITORI DEL 4° CONCORSO GASTRONOMICO “MARE E MONTI”

di Pasquale Di Lena

 
Aggiungi didascalia
i concorrenti della sezione mare con Bobo al centro e, sotto, della sezione Monti
In quello scenario di verde che accarezza e profuma il Biferno con le sue acque cristalline che ancora sanno di Matese, con al centro il ristorante "La Piana dei Mulini", si è svolto il 4° concorso gastronomico "Mare e Monti", organizzato dall'Unione cuochi regione Molise.
il tavolo della giuria con l'animatore Mimmo Ruggeri all'impiedi
 
Una giornata all'insegna della buona cucina molisana che ha visto la partecipazione di 12 cuochi nella sezione mattutina, dedicata alla cucina di terra e ben 15 quelli che si sono impegnati a elaborare piatti della antica tradizione della cucina marinara di quel piccolo tratto di litorale molisano.   
 
Più volte ricordato il compianto Carlo Miscichia, grande promotore e animatore, con il premio in suo onore e alla sua memoria assegnato a un grande della cucina molisana e di quella marinara a livello nazionale, Rodolfo Vincenzi, a tutti noto come Bobo, del ristorante Ribo di Guglionesi. Un veterano in mezzo a tanti giovani che si è misurato con il suo "Cappuccino di mare", con le basi di fagioli, borlotti e cannellini, a sopportare i gamberi, davvero squisito.
 
Michele Lucarelli
Un concorso che comincia, dopo quattro anni, a dare i suoi frutti nel momento in cui tutt'i piatti presentati hanno impressionato favorevolmente la giuria presieduta da Davide Mazza, affiancato dalla bravissima sommelier , signora Antonella Grassi e da me, nella veste di gastronomo,  dal prof. Maurizio Santilli dell'Istituto alberghiero di Termoli e da Lorenzo Lommano, presidente dell'ACSI Gola, che ha fatto da commentatore delle varie fasi di presentazione dei piatti. Un evento che ha impegnato i protagonisti l'intera giornata e che si è concluso con una cena di gala e la premiazione dei vincitori
 
Un grande applauso a Michele Lucarelli, che, con i suoi bravi collaboratori, ha messo a disposizione la bellissima struttura de La Piana dei Mulini, al km. 7 della Bifernina tra Baranello e Colle d'Anchise, e uno, altrettanto forte, al presidente dell'Unione cuochi molisani, Vittorio Sallustio.
 
Davvero meritati gli applausi riservati all'animatore del concorso, così importante per l'immagine e l'ospitalità del Molise, Domenico (Mimmo) Ruggeri, che ha mostrato non solo di essere un bravissimo cuoco, ma anche un regista bravo della bella manifestazione che onora il Molise.

Da non dimenticare i tanti preziosi vini delle aziende delle Cantine Salvatore di Ururi; Borgo di Colloredo e Di Majo Norante di Campomarino; Angelo D'Uva di Larino; az. agr. Livio Palazzo di Baranello; Terresacre di Montenero di Bisaccia; Catabbo di San Martino in Pensilis e Antonio Valerio di Monteroduni, che hanno accompagnato i piatti, dimostrando carattere e personalità di una vitivinicoltura vocata alla qualità.
 
Ai vincitori e a tutti i partecipanti un "bravo" di cuore da quanti hanno seguito l'interessante sfida tutto a base di profumi e di sapori molisani.
             
 
  I VINCITORI DEL 4° CONCORSO GASTRONOMICO “MARE E MONTI”
 
1.     Miglior antipasto carne: ”Affunnatielle”  con uova di quaglia
chef Domenico Starinieri Osteria del Borgo - Larino.  
2.     Miglior primo carne: Millefoglie rose' “ con ragu di coniglio su fonduta di caciocavallo
chef Gaetano Minervini del ristorante Affresco – Isernia 
3.     Miglior secondo carne:  “L'agnello nella tradizione”
chef  Luca Mignogna - libero professionista di Campobasso  
4.     Miglior antipasto di pesce: “Lo sgombro in chiave moderna”
chef Antonio Petriella e Finamore dell’ hotel Europa - Isernia 
5.     Miglior primo pesce: “Cannoncini di triglia su crema di piselli e salsa di cicale”
chef Raffaele Garofalo del ristorante Villa Livia - Termoli 
6.     Miglior secondo pesce: “Tonno scottato con geometria di ortaggi”  
chef Claudio Peluso libero professionista 
7.     Miglior abbinamento cibo vino: “Lingua finocchi e arance”
chef Stefania di Pasquo  Locanda Mammi ' - Agnone  
In memoria di Carlo Miscischia
8.     Miglior piatto tradizione nell’ innovazione: “Cappuccino di mare”
chef  Bobo Vincenzi del ristorante Ribo ' - Guglionesi 
 
 




23 marzo 2014

CONCORSO GASTRONOMICO, MARI E MONTI

Domani tutto il giorno al Ristorante La Piana dei Mulini nella veste di membro della giuria dell'interessante concorso "Mari e Monti" organizzato dall'Associazione Cuochi Molisani.
L'incontro tra due territori, due culture, due cucine con piatti che fanno gola e onorano la buona tavola. Piatti speciali dell'antica tradizione culinaria molisana.
Un programma fitto d'iniziative e a conclusione una "Cena di Gala" con un ricco menù e un prezzo giusto, aperta a quanti vogliono prenotarsi e contribuire, con il ricavato della serata, alla promozione della cucina molisana nel mondo.
Nel corso della cena verranno dati i risultati del concorso e premiati i vincitori. 


21 marzo 2014

IL PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA. BUON COMPLEANNO CITTà DEL VINO

 

La nascita fu un grande giorno per il vino italiano, con i titolari dei territori, i sindaci, protagonisti di quel rinascimento, che vide l'Enoteca italiana grande protagonista, quale culla di importanti strutture e significative iniziative



vino e giovani con Bennato
Oggi è il primo giorno della primavera 2014 e per il mondo del vino italiano è un giorno importante, l’anniversario della nascita dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino (avevo scritto “olio”, ma potevo anche scrivere “pesce di mare”, le associazioni alle quali ho dato vita negli anni successivi) in quella Siena splendida che, grazie alla sua Enoteca italiana, stava animando il mondo del vino e le identità territoriali di questo prodotto nazionale.

Un mattino pieno di sole (come oggi qui nel mio Molise dove sono tornato definitivamente dopo quarant’anni di Toscana) di 27 anni fa con la gran parte dei sindaci fondatori del Piemonte e della Toscana, come a rinsaldare un vecchio sodalizio che c’è sempre stato tra Piemonte e Toscana, grazie ai loro grandi vini, ma grazie anche ai loro grandi uomini che al vino hanno dato passione, anima, intelligenza, Manescalchi, Garoglio, solo per citare i primi due nomi che mi vengono in mente dei tanti che hanno calcato il palcoscenico di un mondo complesso qual è quello del vino.

Non posso, però, non ricordare Desana (il padre del Dpr 930 del 1963, la legge che ha dato il via a un processo che ha trasformato la vitivinicoltura italiana e la sua immagine, con gli anni ’80 che hanno sancito il suo Rinascimento) e, ultimo in ordine di tempo, il Sen. Margheriti, che nella sua veste istituzionale ha scritto la legge 164 del 10 febbraio 1992.

il presidente Riccardo Margheriti
Il mio presidente, il personaggio deciso (come avuto modo di dirgli per telefono pochi giorni fa), dotato di grande umiltà, che ha dato una svolta all’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena, con la promozione e realizzazione della gran parte delle iniziative che hanno dato vita e caratterizzato questa straordinaria rivoluzione, a partire da “Vino e Turismo”, che ha dato ad Elio Archimede – un altro piemontese – lo spunto per pensare alle “Città del Vino”.

Un'idea – dicevo - di Elio Archimede che l'Enoteca italiana sviluppò e realizzò in meno di un anno, in quel giorno della primavera del 1987 nella Sala di Palazzo Patrizi di Siena. Un grande giorno per il vino italiano, con i titolari dei territori, i sindaci, protagonisti di quel rinascimento, che vide l'Enoteca grande protagonista, quale culla di importanti strutture e significative iniziative, che hanno dato un contributo notevole ai successi di immagine e di mercato ottenuti dai nostri vini, in Italia e nel mondo.

L'Enoteca mise a disposizione quanto necessario per la nascita di questa associazione e, non solo, diede a me la possibilità di dirigerla i primi sei anni con la collaborazione del Dr. Davanzo, consulente dell'Ente Mostra vini, e della D.ssa Silvana Lilli nella veste di segretaria.
Se oggi si festeggia il ventisettesimo anniversario di questa associazione, che conta oltre 500 soci, è la dimostrazione che le basi sono state costruite con grande cura, consegnando a quanti l’hanno guidata fino ad oggi la possibilità di costruire piani alti e raccogliere successi.

In questo senso il mio personale augurio di buon compleanno a te città del vino e lunga vita, con la speranza che le nuvole che si sono addensate negli ultimi tempi su Siena e la sua Enoteca, che, oggi serve più che mai alla vitivinicoltura italiana per vincere le nuove sfide del mercato, passino velocemente e torni il sereno.

Lo stesso sereno di quel primo giorno di primavera del 1987 che vide la nascita dell’Associazione che, per prima ha parlato d’identità, cioè di un rapporto con il territorio quale origine della qualità, ma, soprattutto, scrigno di risorse e di valori che sono lì a dirci da dove far ripartire questo Paese e dare speranze alle nuove generazioni.
All'Enoteca con lo scrittore Giorgio Saviane e la poetessa M.T. Scibona

La Storia, la cultura, le nostre tradizioni, il cibo, la biodiversità, il paesaggio, sono a chiedere a gran voce alla politica ed alla classe dirigente del nostro Paese e della stessa Europa, la priorità di un’attenzione che il territorio merita se non lo si vuole ridurre a poca cosa se continua a vivere la libertà di rubarlo e distruggerlo o donarlo alla cementificazione.

Le città del vino, come dell’olio o del tartufo, hanno dato e stanno dando un contributo straordinario alla conoscenza e importanza vitale del territorio, sapendo che solo se esso viene salvaguardato e tutelato hanno senso i suoi testimoni, cioè l’immagine che serve per comunicare, insieme alla qualità e alla bontà, anche la bellezza, il fascino, la capacità di attrazione del consumatore e del turista.
l'esposizione in una sala dei sotterranei della Fortezza medicea

Fermare subito, e per i prossimi dieci anni, lo spreco del territorio è una priorità che dovrebbe vedere mobilitati non solo i rappresentanti istituzionali locali, ma il mondo della produzione e della trasformazione che, spesso, troppo spesso, vivono alla giornata senza preoccuparsi del domani.

Ancora buon compleanno Città del Vino.
di Pasquale Di Lena
pubblicato il 20 marzo 2014 in Tracce > Italia

20 marzo 2014

MORRONE DEL SANNIO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO "AGRICOLTURA E TERRITORIO"

                 Saluti
           Antonio Alfonso | Sindaco di Morrone del Sannio
 Domenico Piedimonte | Segretario Provinciale SEL
 
             Presenta e modera | Palombo Mariateresa
 
Interventi
Mastromonaco Pierluigi  | Presidente Coldiretti Morrone del Sannio
Nicola del Vecchio | Imprenditore Agricolo
Stefano Vincelli | Dottore Forestale
Pasquale Di Lena | Autore del libro
 
  Morrone del Sannio
Centro di Aggregazione Giovanile


  Domenica 23 Marzo 2014

                                           ore 18:00




Morrone del Sannio, martoriato da una fila di pale eoliche nel lato che guarda a oriente, è, con le sue case in pietra e i bellissimi portali, uno stupendo paese.

Sentinella del Basso Molise o, se volete, splendida terrazza sulla
valle del Biferno, offre la vista di un paesaggio straordinariamente bello, ancora coperto, di questi tempi,  di quel verde che è stato registrato come "Verde Molise".

L'occasione per vedere uno dei tanti preziosi gioielli del Molise e parlare insieme di Agricoltura e Territorio, temi, con quello della sostenibilità, di grande attualità.

Vieni, una bella occasione per ammirare il bello che si trova lungo il percorso, vivere il piacere di stare insieme e parlare di cose importanti per il futuro di questa nostra regione e di questo nostro Paese.

17 marzo 2014

IL GIOVANE PASQUALE DI LENA DI LARINO IL NUOVO CAMPIONE REGIONALE DI POTATURA

il neo campione regionale pasquale di lena
Il sangue non mente e, come si dice, la classe non è acqua. Una famiglia di campioni, veri artisti potatori.
Alessandro, il secondo

la famiglia di lena
Lo scorso anno, come anche in altri anni passati, il titolo di Campione regionale di potatura a vaso polifonico è andato al capofamiglia Antonio Di Lena, che ha vinto, assente Pasquale, davanti al secondo figlio Alessandro.

Quest’anno è il primo dei figli, Pasquale, a salire sul gradino più alto del podio con Alessandro ancora secondo, ma doppiamente felice per la riconferma e la vittoria del fratello più grande.

Una bella soddisfazione per questi due giovani campioni larinesi, che hanno preceduto Domenico Di Giuseppe di Rotello, i tre che rappresenteranno il Molise alla selezione nazionale “Forbici d’oro”.

Corrado Colecchia
Una mattinata nell’oliveto di Corrado Colecchia, sulla strada che da Montorio scende verso Rotello, caratterizzata dal caldo improvviso e da un campo di gara più che mai animato da decine e decine di giovani partecipanti. Tutti protagonisti di una competizione che rappresenta magnificamente l’amore per l’olivo, la pianta mediterranea per eccellenza, e la capacità che uno ha nella operazione più importante della coltivazione dell’olivo, la potatura, che quando è fatta bene è arte e porta reddito.

Alla fine della gara, organizzata come sempre in modo impeccabile dall’Arsiam, sede di Larino, sotto la regia di Maurizio Corbo, tutti a Montorio a ristorarsi da “Manna”, in attesa dell’esito del campionato e del proclama dei vincitori da parte della giuria composta da esperti capaci.

Ed ora ecco il campione, Pasquale, e gli altri due saliti con lui sul podio, Alessandro e Domenico, meritevoli tutt’e tre di congratulazioni e, anche, di un’”in bocca al lupo” perché tornino vincitori dal campionato nazionale, così com’è successo in altre competizioni del passato con altri bravissimi campioni a onorare il Molise, che, anche per questo, si conferma “Terra dell’Olivo e dell’Olio di qualità” e “Culla” dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio che, quest’anno, festeggia il suo 20° anniversario.
l'entrata del campo di gara

pasqualedilena@gmail.com



14 marzo 2014

DAL 1994 A OGGI, LA PAROLA D'ORDINE PER L'ITALIA OLIVICOLA E' IDENTITA'

Piccolo è bello perchè capace di salvaguardare le tipicità. Le grandi aziende olivicole, sempre più e in ogni parte del mondo, producono qualità ma poco o nulla diversità.

Teatro naturale
Il 2014 è l’anno delle Città dell’Olio, il suo ventesimo anniversario, che sarà onorato di manifestazioni e iniziative, riflessioni e proposte utili a dare ancora più slancio al ruolo che si è ritagliato nel mondo olivicolo e più forza ai principi che sono riportati nella Carta dei Fondamenti, tutti di grande attualità.

Il presidente Enrico Lupi e Pasquale Di lena presidente onorario
Un anno partito alla grande con la Conferenza stampa del mese scorso a Roma, che l’associazione, con il suo presidente Enrico Lupi, ha tenuto, grazie al patrocinio della Commissione agricoltura e del suo presidente, On. Luca Sani, nella sala stampa della Camera dei Deputati, alla presenza di numerosi componenti con le onorevoli Susanna Cenni, Maria Antezza e Colomba Mongiello, protagoniste con temi di grande attualità e importanza.

Un anno, il 2014, all’insegna della crescita, con nuove adesioni importanti, come le due ultime in ordine di tempo, le città di Lucca e di Castellana Grotte, che hanno fatto superare le 350 adesioni, e, soprattutto, di un programma fitto d’iniziative in Italia e nel mondo. Iniziative che mirano a cogliere obiettivi efficaci per i territori olivetati e l’immagine della qualità e della diversità da questi espressa.

Si vuole, come ha detto il presidente Lupi, confermare il programma che ha avuto successo in questi venti anni ed ha dato un contributo notevole alla crescita della cultura dell’olio, con tante novità importanti all’interno di un mondo, quello olivicolo, ancora affidato all’esperienza di millenni. Una visione empirica, che ha cominciato a indossare nuovi vestiti, per affrontare le pressanti sfide che l’olivicoltura, con il suo olio, ha di fronte. E questo dopo una prima scossa data dalle città dell’Olio e, a seguire, da altre associazioni e dalle organizzazioni professionali, come pure da personaggi e personalità, soprattutto nel campo della comunicazione che, nel frattempo, sono venuti fuori con un loro importante contributo.

Si vuole dare più visibilità ai territori olivicoli e più sicurezza e garanzia di qualità ai consumatori con l’affermazione proprio dell’origine, che permette ai tanti oli italiani di diventare testimoni importanti di questi territori e di renderli punti di riferimento anche del consumatore più esigente e, comunque, curioso di conoscere il percorso dell’olio a partire dal suo olivo.

In questo senso bisogna dire che si è dimostrata vincente l’idea di dare, venti anni fa, anche ai territori olivetati un riconoscimento d’identità. Avendo avuto la fortuna di esserci, ricordo che quando, in quel mattino rigido del 17 dicembre del 1994, a Larino, l’allora sindaco, Alberto Malorni, aprì l’assemblea del comitato promotore, neanche un sognatore incallito come me aveva immaginato la possibilità di cogliere i risultati che le Città dell’Olio sono state capaci di registrare in questi venti anni d’intensa attività.
Trieste, i relatori al convegno di Gustolio a Olio Capitale
Un insieme d’importanti successi che sono, dopo l’elenco delle tante iniziative in programma, una valida premessa degli obiettivi che s’intendono raggiungere con la difesa e tutela della nostra olivicoltura, oggi più che mai preziosa per i suoi valori ambientali, paesaggistici, produttivi, propri di territori vocati all’olivo. E, ancor di più, con la valorizzazione dei suoi straordinari oli, grazie al primato che l’Italia ha nel campo della biodiversità olivicola - si parla di oltre 500 varietà autoctone pari al doppio del patrimonio mondiale complessivo – e grazie anche ai mille e più mille differenti territori.

La ricchezza e l’importanza della diversità, cioè del locale o glocale, è l’elemento decisivo, perché vincente, per affrontare il globale e la spietata concorrenza che caratterizza il mondo degli oli e dei grassi di origine vegetale. In particolare quello degli oli extravergine di oliva dove l’industria prova continuamente a sostituirsi all’olivicoltore, e allo stesso frantoiano, con l’offerta di un prodotto piatto che di extravergine (una brutta parola creata a arte proprio dall’industria) ha solo il nome.

Il discorso è diverso per le grandi aziende olivicole che, sempre più e in ogni parte del mondo, producono qualità ma poco o nulla diversità, cioè l’elemento aggiuntivo, la peculiarità della nostra olivicoltura, che può cogliere l’attenzione di un consumatore esigente, non solo di qualità ma anche di diversità, soprattutto se garantito dell’una e dell’altra.

La cultura dell’olio, è stato ripetuto anche nel corso del primo appuntamento con i venti anni delle Città dell’Olio, quello della prima tappa di Girolio che c’è stata sabato scorso a Trieste in occasione di “Olio Capitale”, è cambiata molto e ora è tempo di aprirsi ai nuovi cambiamenti. Un ciclo che si chiude e uno che deve partire presto, e le Città dell’Olio, pienamente consapevoli che spetta al mondo olivicolo italiano guidare, sono già pronte a dare il loro contributo, con il successo di altre iniziative importanti.

La prima è quella portata avanti insieme con le altre Città dell’Olio del Mediterraneo federate, come il riconoscimento, da parte dell’Unesco, del Paesaggio Olivicolo quale bene immateriale dell’umanità. L’altra, quella di un coinvolgimento della ristorazione italiana, in Italia e nel mondo, per l’affermazione dell’olio di qualità e, con esso, le risorse e i valori inesauribili dei territori che le Città dell’Olio rappresentano.

Un compito non facile, ma di certo fondamentale per dare ai territori olivicoli e ai bravissimi produttori e trasformatori, quei riconoscimenti che meritano, in termini di acquisizione di quel valore aggiunto, che oggi non c’è, e, ancor più, d’immagine.

Ecco, venti anni di risultati belli, indicativi, che meritano di essere festeggiati e ricordati in questo 2014 per confermare il valore primario del territorio, che, come si sa, è espressione di cultura, storia, paesaggi, tradizioni millenarie, soprattutto in cucina, e il ruolo di chi questo bene rappresenta e tutela, il comune che - non importa se piccolo o grande - nel momento in cui si trasforma in protagonista dell’Associazione, diventa città, Città dell’Olio.
di Pasquale Di Lena
TEATRO NATURALE
pubblicato il 13 marzo 2014 in Tracce > Italia