30 aprile 2014

SE IL TERRITORIO ESPRIME LA TUA IDENTITA',...


Se il territorio esprime – personalmente ne sono certo - la tua identità, una fitta nebbia te lo riduce in un quadrato di pochi metri e ciò ti fa capire che c’è la nebbia nella testa di chi non sa cos’è il territorio. Una nebbia fitta che bisogna diradare affidando, in questo caso, al pensiero il compito che, in generale, ha il sole.

Se tu sei sopra o fuori dal campo di nebbia non hai niente di che vantarti di fronte a chi, invece, è dentro la nebbia, ma adoperarti perché la nebbia si diradi, scompaia, restando solo un ricordo particolare.
Sta qui, a mio parere, il significato e il valore dell’informazione, cioè del non sentirsi appagato perché privilegiato, ma adoperarsi perché anche gli altri sappiano quello che tu sai e, non solo, anche quello che non sai.
Ecco  il significato e il valore della comunicazione, del confronto e del dialogo, della partecipazione, essenziali per aprire nuovi orizzonti e, anche, perché tutti siano protagonisti e non vittime.
Protagonisti di un mondo nuovo e non vittime di un mondo che rischia di ridursi a poca cosa per colpa di un sistema che è diventato ancor più famelico ora che è fallito e, quindi, estremamente pericoloso per la nostra madre Terra.
pasqualedilena@gmail.com

29 aprile 2014

Vandana Shiva ai giovani italiani

Ciò che dice in questa intervista la grande Vandana Shiva sono le stesse cose che io, Candida, Stefano, Mariateresa, Nicola, Angelica, Valerio, Nicoletta, Paolo, Rossano, Antonio, Roberto ed altri andiamo dicendo, da qualche mese nel Molise, con la scusa di raccontare il libro "Agricoltura e Territorio".
Morrone del Sannio, Montecilfone, Termoli, Montemitro, San Felice del Molise e prossimamente Larino e dove altri vogliono sentire il discorso sul territorio che, ricordiamolo, è il bene supremo se si vuole lasciare ai giovani il domani.  Sono le ragioni che ci hanno portato a lottare contro la Stalla della Granarolo, l'eolico selvaggio, l'Autostrada, le Biomasse e le biogas e tutto quello che ruba, distrugge, sporca il nostro territorio.
Il 25 maggio si vota e voi elettori ricordatevi del territorio, di chi si è speso per far tornare al mittente le 12.000 incolpevoli manze e chi oggi dice No Eolico selvaggio. A Termoli come a San Martino in Pensilis; a Campobasso come a Campomarino e altrove. Non lasciarti incantare dalle vuote parole, dalle promesse di demagoghi e ipocriti che vogliono solo soldi e potere e tutto a spese del territorio.


Occupate la terra così come occupate le piazze!

Vandana Shiva ai giovani italiani: occupate la terra così come occupate le piazze!Un intervista rilasciata da Vandana Shiva sul pericolo dell'alienazione delle terre pubbliche programmata dal governo Monti. I governi hanno fallito nel loro ruolo, la terra è l'unica salvezza, e va messa in mano a chi la coltiva

                                      L'accesso alla terra è sempre più difficile, perché la terra fa gola agli speculatori e ai palazzinari. Lo Stato italiano, per esigenze di cassa, ha pensato bene di mettere in vendita i terreni demaniali, non solo quelli su cui ha un effettivo diritto di proprietà, ma anche quelli su cui insistono i secolari diritti degli "usi civici". Ci stiamo letteralmente scavando il terreno da sotto i piedi, perché senza terra non c'è futuro. Sul portale di Navdanya International si è affrontato l'argomento con un intervista a Vandana Shiva, la nota scienziata ed attivista indiana, che insiste su un argomento: i governi hanno fallito il loro compito di rispondere ai bisogni della popolazione. La Terra è l'unico luogo dove tornare. Pubblichiamo per intero l'intervista:

 "La terra sostiene la nostra vita sulla Terra, e la Terra non discrimina tra giovani e vecchi, ricchi e poveri, per lei tutti i figli sono uguali.
Noi siamo legati alla Terra dal momento che ognuno riceve una giusta, equa e sostenibile parte di risorse: la biodiversità e i semi, il cibo che i semi ci procurano, la terra su cui possono crescere i cibi, l'acqua che scorre nei nostri fiumi e anche l'aria dell'atmosfera che respiriamo. La più grande sfida che dobbiamo fronteggiare oggi è quello che ho chiamato la rapina dei nostri beni comuni da parte delle multinazionali. I semi come beni comuni sono stati sottratti tramite la privatizzazione e brevettazione, l'acqua è stata privatizzata tramite leggi, la terra è stata privatizzata e rubata nei paesi poveri, in India, in Africa, ma anche nei paesi ricchi a causa dell'aggravarsi della crisi economica. Le vere forze che hanno generato la crisi, tramite una morte finanziaria, ora vogliono appropriarsi del benessere reale della società e del futuro, vogliono appropriarsi dell'acqua e della terra.
Penso che in questo momento di crisi,  di crisi economica, la terra è l'unico luogo in cui possiamo ritornare per ricostruire una nuova economia; e ogni governo alle generazioni future dovrebbe dire: "non abbiamo molto altro da darvi: abbiamo perso la capacità di darvi lavoro, sicurezza sociale e garantirvi un decente tenore di vita. Ma la terra ha ancora questa capacità, noi consegniamo le terre pubbliche agli agricoltori del futuro: provvedete a voi stessi". Questo è un obbligo, visto il fallimento dei governi, nell'attuale sistema economico, nel prendersi cura dei bisogni della gente; la terra può prendere cura dei nostri bisogni, la comunità può prendersi cura dei nostri bisogni. E se vogliamo avere un'economia viva, e dobbiamo averla, e se vogliamo avere una viva democrazia, la terra deve essere al centro di questo rinnovamento: dalla morte e distruzione alla vita.
Mettere la terra nelle mani delle generazioni future è il primo passo, e se non lo faranno, seguendo la strada giusta, invito i giovani a occupare la terra così come stanno occupando le piazze; voi dovete fare un dono al futuro dell'umanità."
di Gabriele Bindi su TERRA NUOVA

28 aprile 2014

IL TERRITORIO, PREMESSA NECESSARIA PER PROGRAMMARE LO SVILUPPO DEL MOLISE


     
Gianfranco Di blasio, Famiano Crucianelli e Ester Tanasso
L’incontro di Termoli, di sabato scorso sulla Clean Economy Molise, presieduto e coordinato da Famianno Crucianelli e promosso Da Gianfranco Di Blasio dell’associazione Libertà e Giustizia Molise con la collaborazione di altre associazioni che operano sul territorio, ha rappresentato un momento importante di confronto e partecipazione.


Gaspero Di Lisa
Ha visto la presenza  dei massimi rappresentanti delle organizzazioni sindacali, professionali e imprenditoriali, che sono intervenuti dando importanti contributi, e l’assenza della politica e del mondo istituzionale, se non i due candidati sindaci di Termoli,  Paolo Marinucci, per la lista Libera Termoli;  Nicola Di Michele, Movimento 5 Stelle e i due consiglieri regionali, Manzo e Monaco. C’era ed ha aperto gli interventi, anche Gaspero Di Lisa, presidente dell’Associazione degli ex consiglieri regionali.
Non c’era, invece, il Presidente della Regione Molise Di Laura Frattura, che doveva tirare le conclusioni di un incontro che parlava di “Cultura, Turismo e agroalimentare come fattori di sviluppo della Regione: dalla filosofia al progetto”, cioè di programmazione del territorio molisano.
Una programmazione che non c’è e che la Regione non sembra abbia voglia di dotarsi, se è vero  - come ha raccontato nel suo intervento il Presidente della Cia Molise, Luigi Santoianni, parlando del Psr presentato a Bruxelles e delle risorse ben più consistenti, quelle con destinazioni obbligate dall’Europa, che non sono state ancora prese in considerazione -  che chi la governa non fa altro che ripercorrere le vecchie strade dell’utilizzo delle risorse europee e nazionali, utili solo per la prossima campagna elettorale dell’assessore di turno.
Non c’è un segno di programmazione e, come hanno avuto modo di sottolineare, con Santoianni, anche il segretario regionale della Cgil, Sandro Del Fattore, il presidente dell’Associazione Industriale, Mauro Natale, l’operatore turistico, Pasquale Sardella, il responsabile di Libera Molise, Franco Novelli e, per ArcaSannita, Michele Tanno, manca soprattutto la volontà del confronto e del dialogo, del coinvolgimento degli attori della programmazione.
Un vuoto di dialogo e di partecipazione che, se non prontamente riempito, apre al conflitto tra la Regione e le parti sociali, in un momento in cui ci sarebbe bisogno di confronto e unità per risolvere le questioni cogenti in campo e affrontare con fiducia e speranza il cammino verso il futuro.
La dimostrazione di questo vuoto sta nell’apertura di un fronte di lotta su vecchie e nuove questioni che vedono in campo i cittadini con le loro associazioni, i loro comitati, molti dei quali si riconoscono ne La Carta di Matrice che ha nel territorio il suo elemento centrale.
La bella e interessante introduzione della D.ssa. Ester Tanasso ha posto al centro proprio il territorio e reso premessa di quello sviluppo sostenibile del Molise, il solo capace di esprimere, oggi, le straordinarie potenzialità del territorio in quanto a bellezza, bontà, identità.  
Leggendo – mentre scrivo questa nota - la lettera inviata agli organizzatori del Convegno dal Presidente Di Laura Frattura,  vedo che dice tante cose, alcune anche interessanti, ma che rischiano di rimanere enunciazioni e, come tali, non in grado di costruire fatti, nel momento in cui manca la premessa, cioè la base sulla quale realizzare questi fatti, il territorio.
Una lettera che avrebbe senso e credibilità se non ci fossero precedenti che contraddicono con le  enunciazioni in essa riportate: il consenso alla realizzazione di un autostrada o a quella di una stalla industriale di 12.000 manze; a centrali biomasse e biogas. Come pure contraddice la mancanza di veto al proliferare di parchi (quando una bella parola non è appropriata) eolici in un Molise che ha già dato, spendendo molto di più di quello che gli spettava del proprio territorio e, con esso - come dice la d.ssa Tanasso - bellezza, bontà e identità.
Del tutto diverse le conclusioni di Giovanni Di Stasi da quelle riportate nella lettera del Presidente Di Laura Frattura.
Luigi Santoianni, Famiano Crucianelli e Ester Tanasso
Perché non passi il tempo inutilmente (otto mesi dopo l’ultimo incontro che c’è stato al nucleo industriale) c’è da fissare un nuovo incontro con il Presidente della Regione e capire così quali sono le sue vere intenzioni riguardo al tema riproposto con il convegno di sabato scorso.  
pasqualedilena@gmail.com

IL VINO DEVE UNIRE

di Sebastiano Di Maria
Un 2013 da record per la produzione di vino in Italia, che, con un incremento del 19% rispetto all'anno precedente, equivalente a 56,3 milioni di ettolitri, risulta la più abbondante dal 2000. Ottima anche la performance del Molise con saldo positivo del 44% - non dimentichiamo che diamo ancora mosto e vino ad altre realtà territoriali - tra i primi in assoluti, che dimostra, come abbiamo già avuto modo di sottolineare più volte in altri articoli (in questo e quest'altro), una crescita della qualità della produzione, certificata, non a caso, dagli ultimi riconoscimenti al Vinitaly, mai così copiosi e diversificati. Non dimentichiamoci che, da un punto di vista numerico, nudo e crudo, rappresentiamo solo l'1% della produzione nazionale, a voler essere di manica larga, e questi dati sono da accogliere con entusiasmo in proporzione a realtà consolidate e con masse critiche impattanti, ovviamente, ma non devono distogliere l'attenzione su quello che ancora c'è da fare perché anche il Molise possa ritagliarsi una piccola fetta di notorietà nel mondo enologico.
Dove si può migliorare? I produttori hanno fatto tanto, investendo in proprio, dimostrando che la qualità si può fare anche in Molise, dove insistono condizioni ottimali per fare viticoltura di qualità, dalla costa fino all'entroterra, spingendosi anche a quote elevate, dove probabilmente si sposterà parte della viticoltura nel futuro, visti i cambiamenti climatici in atto, come abbiamo avuto modo di parlarne in più di un'occasione sul Corriere Vinicolo ("Sostenibilità e tutela del patrimonio viticolo", "Cambiamenti climatici e influenza in vigneto"). E' questo il momento di dare un supporto all'importante attività svolta dal mondo produttivo, spesso troppo solo, un po' per campanilismo, ma anche per scelte aziendali, condivisibili, che tentano di dare una connotazione e un carattere distinguibile da altre realtà, crearsi un vestito su misura, come precisato da un produttore a Verona, da poter spendere sui mercati internazionali. Pensare di riorganizzare lo stand del Molise, non come un unico raccoglitore di tante identità eterogenee (10 metri per 20 metri, non credo di esserci andato molto lontano con le dimensioni), francamente indecifrabili, ma, invece, come un esaltatore delle tipicità, in cui ognuno possa dare un'immagine della propria azienda sotto un unico marchio o slogan che rappresenti inequivocabilmente la nostra Regione e il nostro territorio, altra nota dolente su cui riflettere e lavorare.
Qui gioverebbe un ruolo decisivo da parte del "Consorzio di tutela dei vini del Molise", come succede per le altre realtà produttive, ma, come abbiamo avuto modo di constatare in più di un'occasione, non senza amarezza, esiste solo sulla carta e, francamente, non ci sono tracce di attività di promozione o "tutela" - se si chiama così un motivo ci sarà - eclatanti o annoverabili negli annali. Altra nota dolente sono stati i comunicati istituzionali post Vinitaly dove, tranne salutare con entusiasmo un riconoscimento per la lungimiranza di un produttore con il premio Cangrande (benemerito dell'enologia, per intenderci), assegnato ogni anno, uno per Regione, su indicazione della stessa, e su cui non comprendiamo la scelta vista la situazione disastrosa in cui versa l'azienda che rappresenta (cosa avrà di benemerito dovrebbero spiegarlo a tutti i viticoltori che hanno abbandonato la realtà), non c'è traccia alcuna dei successi dei vini molisani, innominabili, forse perché "secessionisti" (dislocati nello stesso padiglione, si, grande almeno quanto un campo di calcio).
Forse, anzi, sicuramente, è passato sotto gamba anche il successo di due vini che non sono tipicamente espressione del nostro territorio, o meglio, oscurati da terroir più blasonati, quelli di Angelo D'Uva di Larino, che vanno ad affiancarsi alla Tintilia di Antonio Valerio a Monteroduni e Pasquale Salvatore a Ururi, oltre al Moscato di Di Majo Norante a Campomarino, che ormai non fa più notizia. Si tratta di un Montepulciano e di un Cabernet Sauvignon in purezza che aprono le porte ad un terroir Molise anche per questi due vitigni che, detto fuori dai nostri confini farebbe ridere (immaginate i grandi e tanti Montepulciano del vitigno dell'orgoglio abruzzese, ma anche quelli di grandi denominazioni del marchigiano), ma, invece, a nostro avviso rappresenta la vera novità, oltre ai numeri, di quest'ultima "kermesse" veronese. Chiudo con una riflessione che, al contempo, contiene anche una speranza: ho letto tanti "articoli" sul Vinitaly e sui successi dei vini molisani nei giorni scorsi, dopo che Pasquale Di Lena, per primo, con la sua nota stampa e noi, immediatamente dopo, con la pubblicazione delle immagini dei vini vincitori, ne abbiamo dato atto. Bene, è arrivato il momento di cercare una condivisione quanto più ampia possibile, perché di questi successi non rimanga un messaggio nel vuoto ma, anzi, sia il messaggio: "Il vino deve unire".
Sebastiano Di Maria

27 aprile 2014

A MONTEMITRO CI PENSERA’ LA MAGIA DEL LUOGO A DIRE NO ALL’EOLICO SELVAGGIO


Un posto magico, quello incontrato ieri a Montemitro e vissuto con altre decine di persone, per dire NO alla installazione di pali e pale eliche poco sopra, in cima al monte, e sulla cima del monte di fronte, dove si racconta il primo insediamento delle genti arrivate dalla Croazia, in cerca di quella pace che la loro terra aveva perso.
Non più di duemila quelli che, nel Molise, parlano ancora la lingua portata qui dai loro avi, a rappresentare la più piccola comunità linguistica presente in Italia.
Ci siamo radunati, per parlare di pali e pale eoliche, sul piazzale di una casa poco sotto la cima di quel monte che io, dalla mia casa sul “Monte” di Larino, vedo collocato tra Montefalcone del Sannio e San Felice del Molise.  
Un luogo magico che, come raccontavo a Rocco Cirino, l’animatore degli insegnanti di geografia che da sempre si batte per la bellezza e le bontà di questo nostro Molise, la mia piccola Canon si è rifiutata di fotografare per non profanare la sacralità del luogo e del momento in cui il sole si preparava al tramonto sui Monti dell’Abruzzo che erano lì, di fronte. La sensazione di poterli toccare con la mano, e vedere, sotto di noi, una gola profonda, accompagnata da veli di nebbie a significare il mistero dei luoghi, scendeva, sulla destra dell’antico centro della cittadina di origine slava, per tuffarsi nel Trigno.
Verso oriente la sagoma non lontana di un altro centro stupendo di origine croata, qual è San Felice del Molise; il tracciato del tratturo Ateleta – Biferno, che passa per Acquaviva Collecroci, il terzo centro di origine croata, e, poi, un mare di onde verdi di boschi sopra una campagna composta di seminativi, viti e olivi che andavano verso Monte Mauro.
Un luogo che ogni molisano dovrebbe visitare per convincersi che il paesaggio è uno straordinario valore di questo Molise, e lo è, per le emozioni che ti dà e, ancor più, per quelle che potrebbe dare a un visitatore invitato domani dai giovani di una cooperativa sociale, Diversessere, che hanno scelto questo luogo come sogno del loro futuro di coltivatori, animatori e promotori del territorio. Un visitatore che, una volta arrivato qui, solo se costretto da richiami più forti, decide di andar via e tornare là dove la solitudine è ancora più sentita stando con un numero di sconosciuti, i paesaggi sono palazzi tutti uguali e i suoni sono rumori assordanti di una frenesia che non trova pace.
Pensare alla possibilità di vedere presto questi luoghi trafitti da chiodi giganti, come i pali eolici, e di sentire il rumore violento delle pale che girano, mi porta a ripensare la passione del Cristo sulla croce di una settimana fa. Ora, come oltre duemila anni fa, per colpa di affamati di potere e di soldi, che i governi dell’Europa stanno alimentando, e dei moderni Ponzio Pilato, che si lavano le mani per dare spazio a scempi che segnano la loro identità e quella dei loro figli, visto che feriscono e uccidono il territorio.
Le cento persone che ieri sono riuscite a vivere insieme, con il dialogo e la speranza che venga evitato lo scempio, la sacralità del luogo, non sono poche, ma un’enormità che fa credere che il Molise si può salvare da totem che, pensati qui, appaiono del tutto fuori luogo, portatori di una violenza che si trasformerà in dannazione per chi ha pensato di installarli là dove le aurore e i tramonti si confondono.
Il sindaco di Montemitro, che personalmente conosco come persona a modo, e gli abitanti di questo paesino incastrato su un crinale, che ieri erano dietro le finestre, hanno perso un’occasione a non essere protagonisti quanto me e gli altri di un dialogo sulla necessità, prima ancora che sull’utilità,  di questi pali eolici. Hanno perso, purtroppo, anche l’opportunità di vivere la magia che, con il lento respiro del tramonto, ha  coinvolto me e le altre e cento persone presenti ieri pomeriggio. a Montemitro.
pasqualedilena@gmail.com

 

 

 

 

 

25 aprile 2014

AIUTIAMO I SINDACI E GLI AMMINISTRATORI A DIRE BASTA CON LE PALE EOLICHE!


MONTEMITRO SENZA PALE EOLICHE
 Nel 2007 il gruppo consiliare "Trasparenza e Verità" in merito alla Delibera del Consiglio Comunale del 10/12/2007 con la quale si proponeva la realizzazione di una centrale industriale per la produzione di energia eolica nel territorio di Montecilfone, ritenendo inopportuno e improponibile un  impianto eolico per il comune di Montecilfone, poneva tali al Consiglio Comunale:
 a) Se nell'accettare un impianto eolico sono stati ascoltati gli umori e i pareri dei cittadini;
b) Se ha tenuto conto del reale fabbisogno energetico del Molise e i propositi inseriti nelle Linee Guida Regionali;
c) Se ha tenuto conto delle raccomandazioni delle suddette Linee Guida che fissano a 250 il limite massimo di torri eoliche da istallare a fronte di un totale di 920 attualmente richieste dai comuni;
d) Se ha provveduto a valutare l'impatto con l'ambiente e l'effetto banalizzante a carico del nostro territorio e del nostro paesaggio;
e) Se ha ascoltato il parere dei comuni limitrofi (Montenero di Bisaccia, Guglionesi) che verrebbero interessati, alterando la visuale d'orizzonte a cittadini ai quali non è stato chiesto nessun parere;
f) Se ha attentamente rilevato che nell'area scelta per la nuova centrale non sono presenti abitazioni e fabbricati rurali con residenti che potrebbero avere notevoli problemi alla salute causati dal continuo rumore e dall'emissioni di ultrasuoni che provocano danni cerebrali così come successo già in altri comuni della regione;
g) Se ha chiesto all'azienda proponente l'impianto di verificare l'emissione di ultrasuoni e a che distanza verrebbero emessi dalle torri;
h) Se è stato realizzato uno studio d'impatto sulla fauna e la flora presenti, tutelati dalle Direttive comunitarie e le Convenzioni internazionali ratificate dal nostro Paese e se è stata verificata la presenza di una rotta migratoria dell'avifauna;
i) Se ha ascoltato il parere delle associazioni ambientaliste, quelle dei coltivatori ed esperti dell'Università del Molise;
j) Se ha chiesto all'azienda di valutare e di quantificare in termine di pericolo per l'incolumità pubblica, il lancio di blocchi di ghiaccio, la caduta di pale e delle stesse torri, dei danni causati dai fulmini e i possibili danni provocati al bestiame e ai residenti;
k) Se nel frattempo ha approvato e realizzato interventi compensativi per la tutela dell'ambiente, come istituzione di Aree naturali protette, interventi di ingegneria naturalistica, rimboschimenti, censimenti floro-faunistici, interventi di educazione ambientale.
Oltre a ciò il gruppo consiliare "Trasparenza e Verità" chiedeva di sospendere  il punto all'ordine del giorno del Consiglio Comunale del 10/12/2007 riguardante l'impianto eolico e di coinvolgere con un REFERENDUM consultivo TUTTI i cittadini del comune a decidere su un argomento così importante per il futuro del nostro paese. Perché: far partecipare la cittadinanza nelle scelte è segno di DEMOCRAZIA e di TRASPARENZA.
Noi del "Comitato No Eolico Selvaggio, Sì Molise"  riteniamo che i consiglieri del gruppo  "Trasparenza e Verità" siano stati lungimiranti con questa interpellanza e diamo loro il grande merito di essere stati gli unici a considerare i cittadini del proprio comune fondamentali per le decisioni che incidono significativamente sul territorio in cui vivono.
Vorremmo riproporre tali quesiti, ora più che mai attuali, a tutti i Sindaci, amministratori e consiglieri dei Comuni che considerano l'eolico il volano per lo sviluppo dei propri territori , per far comprendere loro una cosa semplice ma fondamentale: "il territorio non è proprietà dell'amministrazione ma della cittadinanza tutta che va coinvolta e resa partecipe sempre."
Confermiamo la nostra presenza al sit-in di domani 26 aprile a Montemitro dove potrebbero sorgere altre torri eoliche e invitiamo chiunque voglia sentirsi partecipe del grande cambiamento in atto che comitati, associazioni e cittadini stanno realizzando e portando avanti con impegno e passione per salvare il territorio Molisano a partecipare: insieme possiamo restituire dignità alla nostra terra.

Comitato No Eolico Selvaggio, Si Molise

 

 

Buongiorno 25 APRILE, alba di libertà e di pace

Buongiorno a te che ci hai liberato dalla guerra e dalla dittatura nazifascista, e grazie

Grazie a te, alle donne ed agli uomini che hanno sacrificato la propria vita o patito per la riconquista della libertà.

Oggi c'è ancora bisogno di te, di resistenza e liberazione, se vogliamo salvare il territorio che ci appartiene, ci dà cibo e paesaggi, cioè bontà e bellezza; se vogliamo salvare la Terra dal potere del denaro, del consumismo e dello spreco.

Buongiorno a te 25 Aprile, all'Italia e agli italiani


24 aprile 2014

Un taglio secco all'agricoltura da parte del governo Renzi

 riportiamo integralmente l'articolo uscito questa mattina su Teatro Naturale, ma prima ci preme dire che mentre c'è chi distrae i coltivatori con la percentuale degli italiani che hanno fatto la pasquetta o che coltivano l'orto e mentre c'è chi non dice niente, le campagne si spopolano per lasciare libero il territorio a insediamenti industriali che non hanno niente a che vedere con l'agricoltura, la zootecnia, la sostenibilità. Ci stanno togliendo di mano il bene più prezioso, il territorio e l'attività che dona all'uomo il cibo, e lo fanno con la complicità di chi dovrebbe difendere il territorio con i denti e con le unghie e di chi un tempo era schierato con il mondo del lavoro e quello agricolo, soprattutto braccianti,  mezzadri e coltivatori. Lo fanno con il ciarlatano di turno che ha l'abilità di farti vedere quello che ti dà con una mano e non quello che si riprende con due. Intanto il mondo delle campagne muore e, con esso, un mondo di storia, cultura, tradizioni, saperi, valori! Buona lettura

Imu sui terreni agricoli in collina e montagna ma anche un cambio del regime fiscale per la produzione di energie rinnovabili da parte delle aziende agricole. Resta lo spesometro per le piccole imprese. Nella spending review il settore primario di rimetterebbe 600 milioni di euro

Il testo del decreto legge Irpef varato dal Consiglio dei ministri il 19 aprile è alla firma del Presidente della Repubblica ma immediatamente si sono rincorse voci di un taglio secco alle agevolazioni fiscali per l'agricoltura.
Secondo quanto riportato da Il Tempo del miliardo di euro di tagli alle agevolazioni alle imprese previste dal decreto, ben 600 milioni di euro deriverebbero dal settore primario.
Il come l'ha spiegato ItaliaOggi: introduzione dell'Imu per i terreni collinari e montani, regime fiscale meno agevolato per le rinnovabili agricole.
Sarà un decreto interministeriale di prossima emanazione a stabilire quali comuni sono effettivamente svantaggiati, ovvero ubicati in aree di collina e montagna, e quindi esentati dall'Imu. Sarà l'Istat fornire ai Ministeri interessati un elenco sulla base della loro altitudine.
Da quest'anno gli agricoltori che possiedono dei terreni ubicati in area montane o di collina, che oggi fruiscono dell'esenzione, sono soggetti a pagare l'Imu se questi immobili non sono ubicati nei comuni che verranno individuati in un apposito decreto interministeriale di prossima emanazione, che dovrà selezionare questi enti sulla base della loro altitudine riportata in un elenco predisposto dall'Istat.
Per assicurare maggiori entrate il decreto sollecita una diversificazione, ai fini dell'esenzione, fra terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, e gli altri soggetti che non svolgono l'attività agricola in forma professionale.
Il valore dei terreni agricoli su cui calcolare l'imposta è ottenuto moltiplicando il reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1 gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25%, per 135. Mentre per i coltivatori diretti e gli imprenditori professionali iscritti nella previdenza agricola, invece, il moltiplicatore è pari a 75, anche se i terreni non sono coltivati.
Già per il 2014 il governo stimerebbe che da questa misura deriverà un maggior gettito complessivo annuo non inferiore a 350 milioni di euro.
Non è la sola novità.
Nel decreto vi sarebbe anche una correzione sulla definizione del reddito derivante da attività connesse a quella agricola.
Le attività di cessione di energia elettrica e calorica derivante da fonti agroforestali e fotovoltaiche, nonché i biocarburanti prodotti dall'azienda agricola, non verranno più inquadrate esplicitamente come voci produttive concorrenti al “reddito agrario”.
Il reddito sarà determinato “applicando all'ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a Iva un coefficiente di redditività del 25%”. Il nuovo regime, che si applica dal periodo d'imposta in corso al 31/12/2014, finisce così per tassare l'energia prodotta dagli agricoltori con un coefficiente di reddito su volume affari Iva al 25%.
Niente sconti per le piccole imprese che si vedrebbero confermare l'esonero Iva per i volumi d'affari sotto i 7 mila euro all'anno ma anche lo spesometro, cioè la comunicazione annuale delle operazioni rilevanti ai fini Iva. Un evidente controsenso.
Confermate le agevolazioni per il gasolio agricolo e l'esenzione Ires per le coop agricole e di piccola pesca. Inoltre, le aziende agricole, come tutte le altre imprese godranno del taglio del cuneo fiscale derivante dalla riduzione dell'aliquota Irap del 10%.
di T N
pubblicato il 24 aprile 2014 in Strettamente Tecnico > Legislazione

IL PAESE DEL VINO (rivisitato)



Non c'è, al mondo, un paese come l'Italia che ti mette a disposizione un filare di vite come passamano e ti  porta a scoprire ambienti e paesaggi unici; monti e mari; dolci colline e pianure; castelli e città, note o meno note; borghi e paesi, case in pietra e campanili, siti archeologici e vulcani. Non c’è, al mondo, un paese così, dove un campanile, anche quello più isolato, ha sempre una vite da guardare e tu puoi contare tante varietà, molte delle quali straordinarie preziosità. Migliaia e migliaia le tipologie di vini, una parte delle quali raccolte in 332 doc  e 73 docg, non dimenticando le 118 Igt. 

In pratica non c'è paese che si possa definire , come il nostro, "Il Paese del Vino". 

Un Paese già conosciuto dagli antichi popoli, - dai coloni greci ai latini -, come l'"Enotria Tellus", la terra del vino, a dimostrazione di una vocazione alla vitivinicoltura che affonda le radici nella notte dei tempi.   

Il Paese del vino: dai mille metri e più delle vigne della Val d'Aosta a quelle, altrettanto alte, dell'Etna; dalle vigne ondulate delle Langhe e del Monferrato a quelle che abbracciano i colli del Friuli; da quelle spettacolari che strapiombano sul mare a quelle che accompagnano l'Adriatico fino alla Terra dei Montepulciano e dei Cerasuoli, in Abruzzo; della Tintilia, nel Molise; dei Rosati, nel Salento, o il Tirreno fino alle Calabrie con il vino di Olimpia, il Cirò, e il dolce e delicato Greco di Bianco, e poi la Sardegna, Pantelleria, l'Elba, Ischia, Capri e altre piccole isole ancora. 

Un filare/passamano lungo migliaia e migliaia di chilometri, che sale, scende, si distende lungo le piccole e grandi pianure, circonda antiche mura e si ferma per segnare antiche tradizioni e raccogliere odori di una cucina dai mille delicati sapori che il vino, o meglio, i vini esaltano. 

Oggi il vino, cioè la bevanda che, com'è scritto negli antichi testi sacri, riesce a rallegrare il cuore degli uomini, è più un piacere che un alimento; un'occasione di incontro e di dialogo; un testimone importante di un territorio e come tale un personaggio che attira attenzioni, richiama gente, fa turismo, esalta una immagine e la rende vincente.
 
Prima di essere una bevanda/alimento, è, ancor più del passato, un prodotto culturale che stimola riflessioni e fa discutere e, come tale, un prodotto unico che non trova uguali. Sta qui la sua straordinaria capacità di rinnovarsi fino ad esprimere un’attualità ed una modernità che lo fanno diventare mito e rito, oggetto di desiderio, di ricerca e di incontro, nonché motivo ed occasione di eventi che si sviluppano ovunque con un crescendo fino a qualche anno fa impensabile. 

Avendo avuto la fortuna e l’onore di dirigere  l'Enoteca Italiana, quella con sede a Siena, che, sin dagli anni '80, ha puntato senza riserve sui valori culturali del vino, posso dire, con assoluta certezza, che essa  ha saputo anticipare i tempi, nel momento in cui ha trasformati questi fondamentali valori in nuove fortune per questa eccellenza dell’agricoltura nazionale.  
 
Con l’Enoteca il vino  è diventato strategico per il turismo, la ristorazione, lo sviluppo compatibile e sostenibile di importanti territori, i flussi e gli scambi commerciali, l'occupazione, l'immagine del nostro Paese, "il Paese del Vino", nel mondo. Strategico anche per un diverso coinvolgimento dei consumatori, in particolare i giovani, che, qualche tempo fa, stavano riscoprendo il vino proprio per le peculiarità che esso ha e per la sua modernità. 

Un rapporto che, a me, appare interrotto, privando così i giovani di vivere con il vino quella sobrietà che non possono trovare in altre bevande e nelle droghe sponsorizzate dal sistema che ci tiene sull’orlo del baratro. Il bisogno della semplicità; della verità e non della demagogia; della trasparenza e non dell’ipocrisia; della storia e della cultura, cioè del rapporto con la propria realtà per sentire il fascino dell’identità. 
Il vino, il cibo, le tradizioni, la bellezza di un paesaggio, sono capaci di fare miracoli in questo senso proprio perché esempi, testimoni di questo Paese straordinario, il Paese del Vino, un territorio grande centinaia di migliaia di territori stupendi che, grazie al filare di vite che fa da passamano, uno può visitare.
pasquale di lena
pasqualedilena@gmail.com
 

23 aprile 2014

SENZA COLORI

 
 
Anche se senza colori,
se non quello della rape selvatiche
che guardano il lago del Liscione dopo Monte Peluso,
è, secondo la mia piccola Canon
 che avevo perso e appena ritrovata,
lo stesso un tramonto di emozioni.



22 aprile 2014

LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA


Una giornata che è iniziata ore fa e che deve continuare, con il pensiero e i piccoli gesti di ognuno di noi, fino al prossimo anno quando una nuova giornata inizierà.

Il futuro delle Terra dipende da piccoli gesti quotidiani e, quindi, da ognuno di noi.

Un piccolo gesto quotidiano è anche quello di raccontare a chi incontri che il futuro della Terra dipende anche da lui.

Dipende da noi l'uso adeguato dei mezzi, in particolare quello del territorio, per mettere in atto, contro lo spreco, un'economia ambientale e sostenibile, perché essa è possibile.

Il futuro della Terra, sì, dipende da noi.

comunicare, coinvolgere e programmare per difendere, salvaguardare e valorizzare il territorio molisano

Il Sen. Ruta con il suo annuncio, il primo giugno dello scorso anno, della "Grande Stalla di 12.000 manze che avrebbe reso il Molise una grande fattoria" ha aperto, senza rendersene conto, un buco che poi è rivelato rivolo, ruscello e fra poco un fiume. 
Immediata la risposta che ha messo in luce un progetto folle per le sue dimensioni  e la sua insostenibilità. Una risposta che ha spiazzato Ruta e il suo collega, On. Leva, il Presidente Di Laura Frattura, i suoi assessori e la maggioranza in consiglio regionale che, dichiarandosi tutti favorevoli, hanno applaudito al progetto. 12.000 manze in vacanza nel Molise per una stalla di 100 ettari di superficie: 200 campi sportivi cosparsi di merda, liquami e profumati di metano, cioè un progetto che continuiamo a dichiarare frutto della follia di una cultura e di un sistema che è sempre più - direbbe Papa Francesco - “all’attacco del Creato”. 
C’è chi si è  prontamente munito di megafono per comunicare la gravità di quest’assalto al Molise ed ha  chiamato a svolgere il suo ruolo Larino viva, l’associazione nata per governare la città frentana e poi, una volta sconfitta, pronta a svolgere il solo compito possibile, quello dell’opposizione in una realtà, Larino e il Molise, dove l’opposizione quando esiste ha una voce così flebile che non si sente.
Larino viva si è lasciata guidare dal Territorio e lo ha posto al centro del suo ragionamento e della sua azione riuscendo a dar vita al Comitato “No Stalla, Sì Molise, Bene comune” che, con l’aiuto di altre associazioni, istituzioni, e, anche, singole persone, è riuscita, utilizzando fondamentalmente la piazza virtuale, a dare, con la rinuncia della Granarolo, al territorio una vittoria.
Una rinuncia, lo ricordiamo, comunicata pochi giorni dopo l’approvazione dell’ultimo Consiglio dei Ministri a guida di Gianni Letta, al progetto previsto sui terreni del Seminario di Larino e ciò grazie alla messa a disposizione degli stessi da parte del titolare pro tempore, il Vescovo della Diocesi di Termoli-Larino.
Una concessione per lungo tempo negata e poi male giustificata dal diretto interessato, che, purtroppo, ha dimostrato di non aver chiaro il concetto del valore del territorio, nel momento in cui – non si sa se su invito di un assessore o di un ex sindaco – ha messo  a disposizione, per un’impresa deleteria sotto ogni aspetto,  un pezzo importante della campagna larinese. 
Abbiamo, come Comitato e con l’aiuto di esperti, cercato di entrare dentro tutt’i particolari del progetto e, così, rispondere a tutte le promesse che tecnici e informatori interessati, spinti dalla politica diffondevano per confondere le idee dei molisani, e, peggio ancora, per approfittare dei bisogni delle famiglie, soprattutto quello di un posto di lavoro che la Stalla non poteva dare perché pochi e già promessi ad altri. Promesse che, come si sa, servono alla politica nostrana per sopravvivere.
Il Sen. Ruta così, senza rendersene conto, ha aperto un fronte inusuale per la politica della nostra regione, quello della voglia di partecipazione dei molisani e di voler contare quando ci sono scelte importanti da fare, squarciando quel velo di demagogia e ipocrisia con cui si ammanta la politica e non solo.
Quell’azione, iniziata i primi di giugno dello scorso anno e tutta basata sull’informazione, non si è fermata e va avanti oggi con il comitato “NO Eolico Selvaggio, SI’ Molise”. L’ultima sua iniziativa dell’altra settimana a Montecilfone, promossa insieme con altre associazioni e che ha visto presenti sindaci, amministratori e rappresentanti di forze politiche, ha mostrato di avere squarciato il silenzio sull’insediamento di nuovi parchi eolici, che l’attuale governo regionale, a guida Frattura/Facciolla/Petraroia, continua ad approvare.
Tante le indicazioni scaturite dall’incontro che meritano di trasformarsi in nuove iniziative, quali il controllo dei progetti e delle approvazioni da parte dei diversi organismi, con possibilità di denunce per chi non svolge il proprio compito di controllo nel rispetto delle leggi; la diffida a tutti i sindaci del Molise di bloccare le approvazioni e, comunque, di non intrecciare rapporti con privati che mettono a disposizione soldi per la concessione del territorio; la necessità di aprire subito un confronto sulla programmazione del territorio, anche prendendo spunti, per accelerare i tempi, da proposte e provvedimenti presi in altre Regioni.
Si tratta di dare alla lotta la forza della proposta, oltre quella della denuncia, per ragionare tutti insieme sul domani del nostro Molise e dei suoi piccoli, deliziosi territori che ci raccontano la storia; ci fanno ammirare l’arte, la bellezza dei paesaggi; ci fanno ragionare sull’importanza del biodiversità; ci rendono orgogliosi dei nostri prodotti, della nostra cucina e delle nostre tradizioni; ci fanno riconoscere molisani, cioè popolo di un mondo piccolo per superficie ma grande per le enormi potenzialità che spetta a noi tutti sfruttare.

Comitato No eolico selvaggio, Sì Molise

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9 aprile 2014

pasta con i ceci, acciughe fresche e carciofi di stagione

la semplicità a tavola spiega la creazione di questo piatto come di quasi tutti quelli che preparo. Ditali della Granoro; ceci dei f.lli Abino di Montorio nei Frentani prodotti sui terreni situati nella Guarenza, la parte più alta del Comune di Larino, ripeto, vicino a una grande quercia che copre una vecchia fonte; acciughe fresche che sapevano di mare e carciofo raccolto il giorno prima.

In pratica, per quattro persone: 250 gr.di pasta, due o anche tre carciofi tagliati finemente, due ramaioli di ceci con la loro acqua di cottura con aglio vestito e foglia di alloro, e 1/2 chilo di alici tolte la testa e la spina che porta anche via la coda.

Acqua salata una volta che raggiunge l'ebollizione lasciar calare il carciofo  e appena riprende il bollore le acciughe e subito dopo la pasta, e, una volta tirata al dente, scolarla per rimetterla sul fuoco aggiungendo i ceci e l'olio che, per quanto ci riguarda è, come molti sanno, "L'olio di Flora", un "Gentile di Larino" biologico che ben si abbina con quel suo agliato finale.

Le acciughe girando si riducono come a diventare una spolverata di formaggio dando al piatto quel gusto delicato che mi ha portato a descriverlo per chi ha voglia di rifarlo, vista la semplicità dell'esecuzione e degli ingredienti.

Un piatto unico che, d questi tempi, merita ogni considerazione e va all'insegna della sobrietà.
pasqualedilena@gmail.com

LA PAMPANELLA DI SAN MARTINO IN PENSILIS, LA PIU’ GRANDE FABBRICA DEL MOLISE

L’altro giorno un sindaco favorevole alle pale eoliche, dopo che io ho raccontato la risata scoppiata in un direttivo regionale dell’allora mio partito (non ricordo se Pds o Ds), per aver detto nel mio intervento che la più grande fabbrica del Molise era La Pampanella di San Martino in Pensilis, mi ha posto la domanda “ma che fastidio danno le pale eoliche all’olivo o alla Pampanella?”.
Su face book racconto con le fotografie che i pali eolici, quelli che fanno girare le pale, sono più alti dell’olivo o se volete, gli olivi sono più piccoli dei pali eolici e non fanno girare le pale, anzi le rimettono a regime se girano. Nessuno può pensare di nascondere i pali eolici con gli olivi perché se lo fa bara e viene preso per scemo, salvo che a San Martino in Pensilis dove le pale eoliche sono lontane dal centro del paese e più di uno crede che siano nel territorio di Ururi, visto che sono quasi appiccicate al centro di questo paese.
Riguardo alla Pampanella c’è da dire che i pali eolici, quelli che fanno girare le pale, non hanno memoria, rubano il territorio, non diffondono profumi e non saziano il gusto con bocconi deliziosi, unici al mondo, che solo a San Martino in Pensilis puoi trovare. Bocconi che non fanno girare le pale, anzi, anche qui salutari per tenerle a regime lasciando scorrere il confronto e il dialogo, senza possibilità d’ingerenza malavitosa o di rischi di distribuzioni di tangenti, che inquinano il territorio ancora più di una discarica di cemento o di  sostanze velenose.
Ricordo, un po’ di anni fa, il dialogo, da me che ero a Siena, intrecciato con l’allora sindaco di San Martino in Pensilis, l’amico Carmine Troilo, per il gemellaggio della Carrese con il Palio di Siena e  per la salvaguardia del nome “Pampanella di San Martino in Pensilis” con una indicazione geografica dopo i regolamenti europei 2081 e 2082 del  1992 di riconoscimento delle Dop e Igp, essenziale per non essere derubato da altri.
 Il discorso è stato interrotto dalla tragica morte del bravo Carmine e dalla scelta della De. Co., denominazione comunale, un marchio di garanzia previsto dalla legge 142 del 3 giugno 1990, poi, di fatto, superato dai due regolamenti sopra riportati.
Riconoscimenti Dop, Igp e Stg che sono altra cosa in quanto a garanzia del consumatore, controlli e immagine del prodotto contrassegnato da un marchio Dop o Igp che, serve ricordarlo, è europeo e riguarda, oggi, 262 prodotti italiani su 1200 europei. Un primato che dà ragione alla bontà dei mille e mille territori di questo nostro stupendo Paese e alla bravura dei produttori e trasformatori di queste eccellenze.
Uno di questi riconoscimenti potrebbe, con un’attenta strategia di marketing, oltretutto ben sostenuta dalla specificità e unicità del prodotto, far volare la Pampanella in ogni parte del mondo e far diventare presto San Martino in Pensilis, il luogo che le dà il nome, un punto di riferimento che promuove il Molise.
Così com’è stato il prosciutto per San Daniele del Friuli e, ultimamente, anche per Sauris, un piccolo paese della sperduta Carnia nella stessa Regione o quello di Carpegna, nelle Marche che confinano con la Romagna; oppure il Castelmagno, formaggio piemontese, l’Asparago di Bassano del Grappa, nel Veneto e via continuando.
La più grande fabbrica del Molise, dicevo allora e dico ancor più convinto oggi, se i maiali sono solo quelli allevati nel Molise e la possibilità della loro trasformazione riguarda solo il territorio molisano.In pratica:
-        il rilancio della zootecnia, con piccoli allevamenti che, diversamente dalle stalle intensive, pensano anche al benessere dell’animale;
-        l’apertura di nuovi laboratori e nuovi forni, essenziali per la preparazione e cottura della carne;
-        la possibilità di dare spazio a orti capaci di produrre aglio e peperoncino e, questi, se di origine locale, oggetto anch’essi di un riconoscimento dop o igp;
-        la nascita di piccole imprese di trasporto del prodotto così com’è successo per la mozzarella di Bojano;
-        lo sviluppo di attività legate al packaging  e all’immagine del prodotto;
-        la nascita di attività come negozi e ristoranti animati dal prodotto;
-        la crescita di attività legate all’ospitalità, in particolare gli agriturismi, gli alberghi diffusi, i bad & breakfast senza dimenticare gli alberghi.
Come si può capire, un pullulare di imprese familiari e, anche di medie imprese, che darebbero, queste sì, una risposta alla fame di occupazione e alla speranza delle nuove generazioni; salvaguarderebbe il nostro territorio senza la necessità di svenderlo o regalarla; rilancerebbero la zootecnia e, con essa, la produzione di latte per le nostre preziose eccellenze legate all’arte casearia e alla transumanza; darebbero una risposta seria a quel nuovo modo di fare agricoltura, puntando sulla qualità dei nostri prodotti ed avere così la certezza di poter prendere per la gola il pellegrino, il viandante o, se volete, il turista.
pasqualedilena@g mail.com

 

 

 

5 aprile 2014

IL LARINESE ROBERTO VIZZARRI CAMPIONE ITALIANO JUONIORES DI POTATURA

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Il neo campione italiano Roberto Vizzarri
con Alessandro Di Lena 2° al campionato regionale 
Il Campionato italiano di potatura dell’olivo a vaso policonico, che si è appena concluso a Casciana Terme, in provincia di Pisa, ha  visto Larino grande protagonista  con i suoi concorrenti, tutti giovanissimi, tra i 60 partecipanti. 
 

Pasquale Di Lena, il campione regionale e 4° ieri
Roberto Vizzarri è la Forbice d’oro 2014  tra gli juniores, mentre l’altro larinese Pasquale Di Lena, il giovanissimo vincitore del Campionato Regionale di potatura, che si è svolto pochi giorni fa a Montorio dei Frentani, si è classificato al 4° posto e, vista la sua giovanissima età, è da ritenersi anche questo un grande risultato.
Due larinesi che hanno fatto onore al Molise, la Regione che, in quanto a olivicoltura, non è secondo a nessuno per storia, cultura, paesaggio e, anche, per tradizioni legate alla coltivazione arborea più diffusa in Regione.
Una coltivazione che, gli esperti sanno, è presente con 18 varietà autoctone, tra le quali spicca, per estensione e numero di alberi la “Gentile di Larino”, e, con un patrimonio di oli che si fa sempre più notare ai concorsi nazionali e internazionali ed è sempre più presente nelle guide più accreditate.
Ancora una volta Larino, dopo aver dato un fondamentale contributo alla nascita dell’Associazione nazionale Città dell’Olio, Larino, grazie a due suoi giovanissimi  figli, porta alla ribalta nazionale il Molise e, questa volta, con due bravissimi campioni che hanno mostrato, con questi preziosi riconoscimenti non solo di farsi valere in una competizione non facile qual è quella di un campionato nazionale ma, anche, l’attaccamento a questa pianta e alla loro terra.
Un grande applauso a questi due campioni e le mie personali congratulazioni.
pasqualedilena@gmail.com

L'utilità, non marginale, di concorsi e guide

 da Teatro Naturale
di pasquale di lena

Si è chiuso a Spoleto il XXII concorso nazionale Ercole Olivario che ha premiato oli dell’Abruzzo, Puglia, Sicilia, con tre riconoscimenti ognun; Umbria e Lazio con due e Lombardia e Sardegna con un premio. Sono rimaste fuori le altre sette Regioni delle 16 che hanno partecipato con i loro oli. Fra le escluse fa meraviglia la Toscana, ma anche il mio Molise che si era appena esaltato dopo i successi ottenuti dagli oli molisani in altri non meno importanti concorsi, i primi del 2014, che hanno valutato gli oli della raccolta 2013.
In particolare L’Olio di Flora de La Casa del Vento, un monovarietale “Gentile di Larino”, che, dopo la Gran menzione dell’Orciolo d’Oro di Gradara nelle Marche, per la categoria “biologico”, ha vinto, con altri tre oli molisani, la medaglia d’oro al Concorso internazionale di Andria, il Biol.
I concorsi, come le guide, sono importanti anche se sono un costo per un’azienda che decide di parteciparvi ed esserci, soprattutto quando si ha la consapevolezza di aver presentato un buon olio.
Un costo bene ripagato nel momento in cui arriva il dovuto riconoscimento e il produttore ha la possibilità di mostrare, con le medaglie vinte e i diplomi rilasciati, tutto l’orgoglio che, in qualsiasi campo, suscita una vittoria. C’è da dire che i concorsi, come le guide, sono anche, e soprattutto, un’occasione per capire cosa si muove nel mondo dell’olivicoltura, sia nazionale che internazionale.

Biol e L’Orciolo d’Oro, con i loro risultati differenti da quelli dello scorso anno, raccontano l’interesse crescente per il biologico, cioè l’olio ottenuto da olive prodotte con un metodo di coltivazione senza l’uso di prodotti chimici, sia per la concimazione che per i trattamenti contro i parassiti e i mali dell’olivo. Un interesse che, sulla spinta della domanda crescente dei consumatori di ogni parte del mondo, coinvolge sempre più produttori e il Biol lo dimostra con i 17 Paesi rappresentati dai loro oli al recente concorso e, con 14, compresa l’Italia, che hanno visto premiare gli oli che li hanno rappresentati.
Un metodo di coltivazione che vede l’Italia primeggiare con il suo agroalimentare. Un primato preparato da tempo che, soprattutto nel campo dell’olivicoltura, se non si adegua alla nuova domanda che arriva dal mercato, rischia di far perdere straordinarie opportunità al mondo dell’olivicoltura.
Tutto questo in un momento di grande bisogno, per l’olivicoltura di qualità e il suo olio extravergine, di una sua definitiva affermazione sui mercati. Una necessità per il rilancio del comparto e, soprattutto, per il rilancio dell’agricoltura di cui ha urgente bisogno il Paese per uscire dalla crisi di un sistema fallito da tempo.
Si tratta di coinvolgere sempre più olivicoltori alla produzione dell’olio biologico, per cogliere tutte le opportunità offerte dal mercato, e ciò è possibile stimolando i produttori a iscriversi al biologico e a sottoporsi ai controlli,e a collaborare con le istituzioni nella promozione di distretti biologici.
Un'altra risposta che arriva dai tre concorsi qui citati è la crescita e diffusione della qualità in tutte le Regioni italiane che l’olivo lo conoscono da sempre, e ciò sta a dimostrare quella crescita culturale riferita all’olio, che riguarda la gran parte dei soggetti protagonisti nel campo della produzione, trasformazione e commercializzazione dell’olio e, soprattutto, il consumatore.

Non spetterebbe certamente a me dirlo, visto che le ho ideate e promosse, parlo delle Città dell’Olio e del loro contributo prezioso alla nascita ed alla crescita di un processo che ha cambiato la cultura dell’olio negli ultimi vent’anni. Una vera e propria rivoluzione partita vent’anni fa che ha fatto il suo tempo. In pratica, si è chiuso un ciclo e i processi in atto ci dicono che è già partito un nuovo periodo che caratterizzerà il futuro dell’olio, con le Città dell’Olio sempre più presenti e decisive nelle rivoluzioni che interessano il comparto più importante della nostra agricoltura.
Ecco, i concorsi, come altri strumenti di comunicazione, servono per capire il percorso da fare per raggiungere gli obiettivi che un produttore si è dato, ma anche per svegliare le istituzioni e far capire che è tempo di:
1. mettere in campo un piano olivicolo per affrontare, con un’attenta strategia di marketing, un mercato globale sempre più complicato, e, che, per risultare vincente, deve mettere in rete, invece di chiudere, le strutture permanenti che, diversamente da tutti gli altri, il nostro Paese ha e da lungo tempo. Pensiamo all’Enoteca Italiana di Siena;
2. Dare spazio al biologico per non lasciare disattesa la domanda;
3. Sapere che, oltre al biologico, ci sono altre fortune da spendere. In primo luogo le indicazioni geografiche, con i bollini dop e Igp riconosciuti dall’Europa e uguali per tutte le eccellenze agroalimentari europee. In secondo luogo, la diversità, che è sempre stata un valore e, oggi, di fronte al processo di uniformazione in ogni campo, lo è sempre più.

Siamo i primi al mondo in quanto a biodiversità olivicola con oltre 500 varietà autoctone (il doppio del patrimonio del resto del mondo), ciò che vuol dire che noi, diversamente dagli altri, siamo in grado di fornire la più ricca carta degli oli per accompagnare la ricchezza della cucina mediterranea e, ancor più, i piatti di altre cucine, con la scelta sapiente dei caratteri per rendere perfetto l’incontro o, se volete, l’abbinamento, lo sposalizio.
di Pasquale Di Lena
pubblicato il 04 aprile 2014 in Pensieri e Parole > Editoriali

1 aprile 2014

DUE TINTILIA TRA I CINQUE I VINI MOLISANI PREMIATI A VERONA

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 Due vini delle cantine Angelo D’Uva e uno rispettivamente delle Cantine Salvatore di Ururi, Antonio Valerio di Monteroduni e Di Majo Norante di Campomarino.

Nel lungo elenco dei vincitori del 21° Concorso enologico Internazionale, considerato tra i più prestigiosi al mondo, che anticipa di qualche giorno l’apertura del Vinitaly di Verona, fra i tremila vini valutati degni della Gran menzione, ci sono anche cinque vini molisani, due della Cantina angelo D’Uva d Larino (il Cabrnet Sauvignon “Gavio” 2012, Igt “Terre degli Osci” e il “Ricupo” 2011, Doc”Molise rosso”); uno delle cantine Salvatore di Pasquale Salvatore di Ururi, il “Rutilia” 2010, Doc “Tintilia del Molise” e, ancora una Tintilia, la “Opilia” annata 2009, delle Cantine di Antonio Valerio di Monteroduni in provincia di Isernia, e, dulcis in fundo, l’”Apianae” 2011, doc “Molise moscato”, dell Cantine Di Majo Norante di Campomarino.
Le nostre congratulazioni per questo importante riconoscimento che premia le cinque aziende sopracitate e, con esse, la viticoltura molisana.
pasqualedilena@gmail.com