30 giugno 2014

Tre vini molisani premiati alla Douja d’Or ad Asti. Onav Molise: Risultato frutto di un lavoro serio e appassionato

      ONAV Molise
 Ancora una volta il Molise si afferma ai vertici di un concorso Enologico nazionale con ben tre vini premiati alla “DOUJA D’OR” che si è svolto ad Asti presso la locale Camera di Commercio sotto l’egida del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ed il Patrocinio dell’ONAV, Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino. I vini premiati sono: il Biferno Rosso DOC  Riserva 2007  Gironia della Cantina Borgo di Colloredo, insignito dell’ OSCAR DOUJA D’OR; e due vini delle Cantine Salvatore di Ururi, Molise Falanghina DOC 2012 Nysias e il Molise Rosso DOC 2010 Biberius entrambi premiati con la medaglia di gran menzione.
Il Molise vitivinicolo si afferma tra ben 513 vini premiati e ben 43 Oscar, ciò a testimonianza che anche una regione di modeste dimensioni, come la nostra, può salire sui gradini più alti grazie alle numerose eccellenze del suo territorio.
L a Delegazione ONAV Molise, per mezzo del suo Delegato Dott.ssa Carolina Iorio, con una punta di orgoglio si complimenta con i vincitori: “Il risultato è frutto di un lavoro appassionato, serio, costante fatto dai nostri produttori che trova in questa manifestazione nazionale un punto d’arrivo. Come Onav siamo, poi, particolarmente felici perchè da tempo andiamo sostenendo la necessità di un’azione sinergica tra tutti gli attori che lavorano nei campi, in cantina e nell’opera di conoscenza e proselitismo perchè anche in Molise il lavoro di squadra possa essere foriero di nuovi risultati e, soprattutto, farci proiettare con i nostri prodotti sui mercati di tutto il mondo. E la nostra organizzazione si dice già pronta per esserci e scommettere sul futuro del vino molisano”.
Onav Molise

 

29 giugno 2014

UN FANTASTICO “GUIZZAR DI PESCI” ALLA FIERA DELLA CIPOLLA DI ISERNIA.

il premio "Allium cepa"
il programma invito
Si è appena chiusa l’antica Fiera della Cipolla e dell’Aglio di Isernia dedicata ai San Pietro, che ha avuto una sua degna anticipazione con la bella e interessante iniziativa di Venerdì, “Guizzar di Pesci, articolata in: un incontro con le autorità, il sindaco di Isernia Luigi Brasiello, e il Presidente della Camera di Commercio di Isernia, Pasqualino Piersimoni; la consegna del Premio nazionale di cultura enogastronomica “Allium Cepa”, organizzato dall’Accademia italiana della cucina, delegazione di Isernia, con il patrocinio e il contributo della locale Camera di Commercio; un convegno sui generis con i tre premiati relatori, introdotti da un voce narrante, quella dell’attrice-cantante Caterina Venturini e la tromba del bravissimo maestro Roberto De Carlo, direttore dell’Accademia musicale e della banda musicale di Larino e, infine, una magnifica serata di galla nel salone delle Feste del Grand Hotel Europa, quale omaggio alla buona cucina di pesce e dei grandi vini.
Giovanna Maj e il sindaco Luigi Brasiello
Un pomeriggio, quello che si è svolto nell’Aula Magna dell’Itis della Città dell’Homo Aeserniensis, tutto  all’insegna della cultura enogastronomica, della buona musica e della bella narrazione, con i testi curati dal giornalista Francesco Ventimiglia.
G. Maj e il pres. CCIAA
Pasqualino Piersimoni
Nei saluti delle autorità è venuto fuori il valore di un testimone importante del territorio la “Cipolla di Isernia”, di forma schiacciata dalla grande bontà, che ha tutto per rappresentare una opportunità di lavoro e di sviluppo dell’agricoltura isernina, di promozione e immagine, insieme ad altre importanti risorse, della Città  e del Molise. Il premio “Allium cepa”, giunto alla VI edizione, consistente in un grande piatto in ceramica Raku realizzato interamente a mano - da considerarsi un pezzo unico - da Simona Cimino.
Non a caso riporta sul bassorilievo  tutti i più importanti testimoni del territorio isernino come: i Tratturi; il Caciocavallo e la tradizione casearia dell’Alto Molise; la Campana della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone; la Zampogna di Scapoli; il Grano della Sagra dei Covoni di Pescolanciano; gli Ulivi secolari di Venafro, Pozzilli, Fornelli e Monteroduni e il grande Olio di qualità, riconosciuto dalla storia; la Cipolla e il Tombolo di Isernia, le Forbici di Frosolone, lo Spillone in filigrana d’argento del costume nuziale di Roccamandolfi: l’immagine di un paese arroccato tipico comune molisano. Volendo si possono aggiungere il Tartufo; la Mozzarella e la Ricotta di Bufala Dop; i confetti, l’ostia e l’arte dolciaria; il sito dell’Homo Aeserniensis; la Signora di Conca Casale, uno squisito salume ; il Pane di Longano e,  per chiudere, il Teatro di Pietrabbondante, sospeso su un paesaggio che dai mille metri di altitudine si porta sino al mare.
Franco Di Nucci e il pres. naz.le dell'Aic
Giovanni Ballarini
Con il Presidente nazionale dell’Accademia italiana della cucina, prof. Giovanni Ballarini, e il Direttore del Laboratorio di biologia marittima e pesca a Fano, nonché docente dell’Università di Bologna, prof. Corrado Piccinetti, la delegazione dell’Aic di Isernia, coordinata dalla d.ssa Giovann Maria Maj, ha voluto premiare, onorandomi, anche me, quale esperto di enogastronomia e saggista.

Ai tre premiati è stato chiesto di sviluppare un tema, riportato nel programma, avendo come soggetto il pesce ed, alla fine, di sviluppare un confronto sulle questioni esposte con particolare riferimento al valore ed al significato dell’acqua, sia dolce che salata, e del pesce, di fiume come di mare.

Ancora un volta la brava Giovanna Maria Maj, il suo vice, Franco Di Nucci e l’insieme degli accademici della delegazione di Isernia, hanno centrato l’obiettivo, in particolare quello di riempire di significati e di cultura una manifestazione “La Fiera della Cipolla” che, a parte il Sindaco e il Presidente della Camera di commercio di Isernia, non ha trovato attenzione e riscontro nel governo regionale. Sarà per la prossima edizione!  
pasqualedilena@gmail.com

 

21 giugno 2014

zucchine fagioli e vongole

Semplice-mente

un antipasto a base di cotiche a dadini con zucchine crude, olio extravergine di oliva (chiaramente di Flora), fiori di zucca e spolverata di peperoncino piccante.

Un altro con uova sode, mozzarella profumata di origano, pomodori coperti con foglie di basilico e pane con olio di flora e peperoncino in polvere.





Ditali rigati con patata e zucchine a dadini, fagioli. Tutto nel tempo di un'ora.

A far da collegamento tra i vari piatti un Molise rosato di cui non diciamo il nome per non rischiare di accontentare uno e far dispiacere gli altri trenta produttori molisani.
 

20 giugno 2014

TRE GLI OLI MOLISANI NEL CATALOGO 2014 DEGLI OLI MONOVARIETALI

Pasqualedilenainforma
   
In occasione della 11a Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali, organizzata dall’Assam delle Marche, che si è svolta la settimana scorsa nella incantevole Abbadia di Fiastra non lontana da Macerata, è stato pubblicato il Catalogo degli Oli Monovarietali, curato da Barbara Alfei.

Sono tre gli oli molisani riportati nella bella pubblicazione e inseriti nelle rispettive tipologie con un esempio di ricetta per ognuna delle sei tipologie.

Due oli sono della varietà “Gentile di Larino”, L’olio di Flora dell’Azienda La Casa del Vento, in Contrada Monte, e quello dell’Oleificio di Bruno Mottillo, in Contrada Cappuccini, entrambi in Larino e l’olio della varietà “Peranzana” di Marina Colonna, in Contrada Bosco Pontoni, in San Martino in Pensilis.
In pratica 3 dei 303 campioni, provenienti da 18 regioni italiane in rappresentanza di 153 differenti cultivars, che hanno partecipato alla importante Rassegna, con 219 oli selezionati per aver superato il punteggio minimo di 7 ed ottenere così il diritto di entrare nel Catalogo del Oli Monovarietali.
Tre oli di cui due della varietà autoctona più diffusa “Gentile di Larino” fra le 18 riconosciute nel Molise e una varietà, la “Peranzana” autoctona della Puglia, ma molto diffusa nei territori lungo il Saccione e il Fortore, i due corsi d’acqua che dividono il Molise dalla Puglia.
Una rassegna importante quella degli oli monovarietali, in considerazione dell’evoluzione della domanda di questi oli sul mercato interno e, soprattutto, internazionale o globale, con il consumatore che considererà sempre più la presenza di oli differenti per diversità di cultivar, territori, tempi di raccolta. Questo per dire che non esiste l’olio, come non esiste il vino, ma tanti oli e tanti vini con caratteri differenti che si prestano a differenti usi e abbinamenti.
Una riflessione che vale tanto più per i ristoratori che si ritroveranno nella necessità di presentare ai clienti una carta degli oli oltre quella dei vini e a preparare i propri piatti con più oli per esaltare i sapori di ognuno.
In questo senso l’Italia olivicola ha un patrimonio  enorme di varietà da mettere in gioco sul mercato globale per vincere la concorrenza proprio con gli oli monovarietali che altri paesi produttori non hanno. Si parla di oltre cinquecento varietà di ulivi autoctone in Italia che sono il doppio del restante patrimonio a livello mondiale.
Una partita che, come hanno dimostrato i tre oli inseriti nel Catalogo degli Oli Monovarietali, i due della varietà “Gentile di Larino”, L’olio di Flora dell’Azienda La Casa del Vento, in Contrada Monte, e quello dell’Oleificio di Bruno Mottillo, in Contrada Cappuccini, entrambi in Larino e l’olio della varietà “Peranzana” di Marina Colonna, in Contrada Bosco Pontoni, in San Martino in Pensilis, il Molise può giocare insieme con le altre 18 regioni olivetate italiane.
Ancor più se prende in considerazione il progetto “Olivoteca d’Italia”, un parco da vivere che raccoglie tutt’e cinquecento varietà autoctone italiane, inserito dentro una fattoria speciale per la comunicazione dei territori olivetati italiani e dei suo oli monocultivar. Un progetto che, insieme con le Città dell’Olio, metto volentieri a disposizione di quanti vogliono realizzarlo e ottenere, con la comunicazione dei territori olivetati, un’opportunità per dare spazio e forza al turismo dell’olio.

pasqualedilena@gmail.com
 

19 giugno 2014

DITALI ZUCCHINE E FIORI DI ZUCCA


i fiori di zucca e le zucchine sono l'espressione più alta della generosità dell'orto.


Hai la certezza di aver raccolto tutto il giorno prima e, invece no, te ne trovi altrettanti, quando lo vai a salutare al primo mattino.


Una vera e propria grazia di Dio che è l'esempio della semplicità e della sobrietà.

Acqua, aglio, zucchine a dadini e un filo d'olio aggiunto a crudo sono sufficienti per gustare un ottimo primo, però, ancora meglio se vuoi aggiungere qualche verdura spontanea tritata a mò di prezzemolo e un peperoncino secco.

Certo il sale e, a chi piace, anche formaggio che ben si abbina.

Buon appetito.

15 giugno 2014

Forum dei territori molisani


Forum dei territori molisani

Salviamo il territorio, salviamo il Molise!

Giornata mondiale del vento: l’eolico selvaggio che toglie posti di lavoro 
 
La "giornata mondiale del vento" è organizzata dalle lobby che si occupano di eolico alla stregua dei forum mondiali dell’acqua organizzati da chi sottrae l’acqua ai poveri del mondo privatizzandola.
Come forum dei territori molisani che ogni giorno dicono “Sì al territorio”, riteniamo preziosa l'energia che sprigiona il vento perché ci permette di sviluppare una riflessione su quello che abbiamo definito "eolico selvaggio" che tocca il Molise e il sud in particolare.
Negli uffici della Regione Molise sono al protocollo oltre cinquemila ulteriori richieste di concessioni e le prime sono già state firmate perché vengano impiantate, a partire da San Martino in Pensilis, dove l'ex sindaco, Facciolla, oggi assessore regionale all'ambiente e all'agricoltura, deve la sua carriera politica.
Quelli che festeggiano la giornata mondiale del vento e indicono premi per i giornali che lo raccontano solo come una risorsa e non come un grave problema, non si rendono conto che il troppo storpia e che l'esagerazione crea l'effetto contrario di quello che dovrebbe essere l'inno alla sostenibilità.
Parlano di posti di lavoro che le pale eoliche offrono ma non di quelli che sottraggono nel momento in cui ognuna di queste pale mangia il territorio, danneggia la salute, impedisce la valorizzazione turistica dei tratturi, cioè devasta le risorse e il contenitore dei valori che è il territorio.
Omettono di parlare dei furti di terra fertile pari a un cubo di 50 metri per ogni torre; dell' altra terra fertile sottratta  da trasformare in strade brecciate necessarie per raggiungere queste pale, dalla strada principale; dei cavi elettrici sotterranei, pericolosissimi per gli agricoltori e che incidono sulla salute degli adulti, dei bambini e degli stessi animali; delle cabine o, meglio grandi centrali, per accumulare e distribuire l'energia prodotta dal vento, ormai eccessiva, oltre ogni limite, rispetto a quella assegnata alla nostra regione.

Non dicono questo e non parlano degli incentivi che hanno messo su società fasulle che acquisiscono certificati verdi, rivendono le nuove quote moltiplicate non si sa quanto e poi spariscono., lasciando alla collettività enormi spese di smaltimento per i “mostri”.
Preghiamo che ci sia qualcuno capace di raccontare questo agli organizzatori della Giornata del vento, perché il premio vada a chi scrive dei problemi e faccia capire, non all'assessore della Regione Molise che è un grande sostenitore dei pali e neanche al vicepresidente Petraroia (che ha preso voti lottando contro l’eolico selvaggio), ma ai sindaci e ai cittadini, perché sappiano dei problemi che crea un'esagerazione di pali eolici. Si tratta della sopravvivenza di questa ancora stupenda Regione
Ed è proprio il desiderio di riscatto per una regione fin troppo massacrata dalle peggiori oscenità ambientali che ci spinge ad andare avanti con maggiore consapevolezza e convinzione che un futuro diverso da quello che il "partito degli affari" vuole impiantare è possibile.
Il "partito del territorio" con le sue complessità, sfumature e diversità getterà le basi per la creazione di un grande movimento che accoglierà al suo interno le istanze di tutti i territori , senza dimenticare nessuno, affinché le problematicità diventino opportunità senza stravolgere gli equilibri di una Regione che merita di essere tutelata e salvaguardata per quello che è e per quello che di prezioso ha da offrire.
Non ci sentiamo rappresentati da una Giunta Regionale che ha mentito ai suoi elettori nel momento in cui ha affermato in campagna elettorale la propria contrarietà ai nuovi parchi eolici e all'autostrada ed ora imbocca queste strade , così come imbocca la strada degli inceneritori, e di altre 'grandi opere' inutili e dannose alla vita dei nostri territori (non ultima la mega-stalla della Granarolo, stoppata solo da una grande opposizione popolare). 
Non ci sentiamo rappresentati neanche dal Consiglio Regionale che con i suoi infiniti silenzi asseconda la maggioranza senza assumersi la responsabilità di svolgere il suo compito: fare una costruttiva opposizione.
Siamo lontani da queste logiche che non intravedono altra via se non quella del "denaro facile"e "denaro ad ogni costo" speculando sulle nostre vite. 
Licenziamo quindi una classe politica inadeguata, proponiamo uno sviluppo fatto di benessere e non di mercificazione e in assenza di chi possa rappresentare le nostre istanze ci assumiamo la responsabilità di rappresentarci e di rappresentare tutti coloro che abbracceranno questo nuovo partito: il partito del territorio!
Un partito che dica finalmente Sì al Molise!
Forum dei Territori Molisani


13 giugno 2014

L'ALTARE DI SAN ANTONIO DA PADOVA

 
con gli auguri di buon onomastico a tutti gli Antonio, Antonietta etc
la devozione di Angelina e Mario Mammarella al "bel Sant'Antonio" continua, nella stessa casa, con Carmela e Franco Balenzano.
 
 
 
 
L'altare con il pane (i pagnettélle) benedetto e sulla sommità la statua in gesso del miracoloso Santo.
 
Come lo scorso anno c'è Don Costantino, il parroco della Cattedrale, a dare la benedizione al pane, ai padroni di casa e agli ospiti che cominciano ad arrivare per gustare il pane una volta benedetto e portare ai parenti e amici alcune pagnotte, si parla, si gusta il pane con l'olio, si beve un bicchiere di vino o d acqua, una tazza di caffè e si parla come un tempo intorno alla tavola imbandita di sobrietà e frugalità.
 
Ci sono anche le ciliegie de La Casa del Vento e Lina che saluta chiunque arrivi.
 


 
 
Gli auguri di buon onomastico a tutti gli Antonio, Antonietta, Tonino, Tony, etc

10 giugno 2014

LA CASA DEL VENTO


Ieri Antonio, il mio amico coltivatore campione di potatura, si meravigliava dei miei olivi che avevano le mignole con i fiori ancora chiusi, mentre più giù, verso il “Vallone della Terra”,  che parte da Larino per raggiungere, con i fianchi olivetati,  il Biferno non tanto lontano, sono apparsi i quattro setali e la corolla di petali bianchi. E’ successo anche altrove, sempre nella parte più in basso, come nella zona del Cigno, il ruscello che nasce sullo Sticco e, dopo aver toccato Gerione, il colle dove trovò rifugio Annibale prima della sua partenza per Canne in Puglia, o di Carpineto, dove l’olivo si distende verso le piane fino al mare e del mare riesce a raccogliere gli umori e i profumi.

Niente di strano, gli olivi de La Casa del Vento hanno ancora da schiudere gran parte dei loro fiori perché sono in alto e non in basso, posti su un dolcissimo colle, quello dove Carolina, con faccia piena di meraviglia, ha esclamato “Da qui si vede il mondo”! Siamo a 504 metri di altezza, poco lontano dalla sommità de il “Monte” che, con i suoi 560 metri non supera il colle della “Guarenza” che, solo per qualche decina di metri, è il punto più alto di Larino.

Il “Monte”, che sa tutto di Annibale, dei suoi soldati e dei suoi animali per averlo osservato tutto il periodo che ha sostato su Gerione, oggi coperto da piccole querce discendenti di uno straordinario monumento della natura, la “Quercia dello Zucchero”, l’albero millenario con il tronco immenso, tant’è che ci volevano 9 uomini per abbracciarla, distrutta qualche decennio fa – si dice - da un fulmine, ma io propendo più per colpa di un vandalo che l’ha saputo trasformare in legna da ardere.

Ho piantato due nuovi olivi, entrambi con attitudine a dare olive da tavola, la ben nota e famosa nel mondo, “Ascolana” e, l’altro, l’”Oliva dolce”, le cui olive ho avuto modo di gustare più volte nella bella Palo del Colle non lontano da Bari, soffritta con un po’ di olio in un padella. Una dolcezza particolare ancor più deliziosa e gustosa di quella delle olive nere (càpàte, cioè scelte) che nel Molise si mettono da parte per essere poi profumate di aglio, buccia di arancio e origano da mangiare con una fetta di pane e olio e sentirsi appagati.

E’ bello pestare la terra coperta di erba tagliata, già secca, e camminare lungo le file e le righe che fanno da trama all’oliveto de La Casa del Vento. Terra di pietre calcaree, frantumate, che danno la possibilità di camminare senza infangarsi anche dopo giorni di pioggia insistente. Poco lontano salgono e scendono gli alti cipressi che fungono da frangivento, in quella parte dove lo scirocco arriva sempre con un sibilo che gli olivi, con le tre grandi querce che delimitano il campo, riconoscono e accettano come un gioco, un piegarsi senza spezzarsi.

Non è il vento o i venti, che qui soffiano da ogni parte, che preoccupano gli olivi de La Casa del Vento, ma il gelo che due anni fa li ha colpiti duramente con molti seccati che sono stati prontamente sostituiti da altri “Gentile di Larino” e qualche altro olivo impollinatore. E’ il gelo il nemico temuto, la disgrazia, la morte.

Stanno, i “vecchi” e i nuovi olivi, tornado a riempirsi di rami e di foglie e a sognare un raccolto abbondante di olive “Gentile di Larino”, biologiche, da trasformare in quel delicato olio che è L’Olio di Flora. L’altro giorno era a Hong Kong, in Cina, con gli amici dell’Accademia della cucina italiana a farsi onore e, insieme con l’olio “Aurina” dell’azienda Principe Pignatelli, del mio amico Antonio Valerio, e quello “Paesana bianca” dell’oleificio della Cooperativa “Settecolli” di Monteroduni, a onorare il Molise.

L’Olio di Flora, sempre più un giramondo, messaggero discreto e gentile de La Casa del Vento che ha di fronte il Monte; il Monte Calena; il Lago artificiale del Liscione, con Guardialfiera tra Civitacampomarano e, poco più in alto, Castelmauro. In fondo all’orizzonte, la catena delle Mainarde, la Maiella, la montagna di Capracotta, Agnone, la città d’arte con i suoi ori, il suo rame e, con le campane, il suo bronzo e, anche città dei confetti e dell’ostia, soprattutto di latticini e formaggi. Cioè fili di sapori che raccontano il tempo e i passi lenti delle mandrie e dei greggi nel loro andare e tornare (trak tur) lungo i tratturi, le antiche autostrade erbose dell’umanità. 

Poggio Sannita, città dell’olio sin dalla fondazione dell’Associazione nazionale, di fronte e, sullo sfondo, le montagne dell’Abruzzo e, a seguire le montagne più alte dell’Appennino, la Maiella, la più vicina e il Gran Sasso, la più lontano, con San Felice del Molise a raccontare la terra dei croati e, poi, Palata, Montecilfone e Guglionesi che aprono lo sguardo all’Adriatico, con Vasto non lontano e, sulla destra, le Tremiti e, infine, il Gargano, lo sperone che si distende lungo il Tavoliere delle Puglie, la seconda pianura per grandezza, dopo quella padana.

Tutto lascia immaginare un’ostrica gigante che accoglie il centro storico di Larino, contornato di olivi, come perla che illumina il tempo  di quando era un punto di riferimento, la capitale della terra dei Frentani, stretta tra i fiumi Pescara a nord e Fortore a sud.

Il piccolo orto de La Casa del Vento, da me curato, attira le farfalle e, la notte, le lucciole si accendono e si spengono come ad annunciare che il grano, già maturo sulle colline ventilate e nella piana, aspetta solo di essere raccolto per dare all’olio degli olivi “Gentili” il pane, la pasta, le pizze, cioè gli amici più cari da sempre, quelli che lo considerano importante.

pasqualedilena@gmail.com

 

 

 

 


in giro con la scuola del gusto: 2a tappa - Campomarino

IN GIRO CON LA SCUOLA DEL GUSTO ALLA RICERCA DEI SAPORI E DEI PROFUMI CHE LA TERRA MOLISANA DA' GRAZIE AI SUOI BRAVI PRODUTTORI E TRASFORMATORI.

 2a tappa, Campomarino, a Borgo di Colloredo dai Di Giulio, con Enrico, l'ex allievo dell'Istituto tecnico Agrario di Larino, titolare, con il fratello Pasqualino, di una delle più importanti aziende vitivinicole del Molise.
 
Il 70% dei suoi vini, vincitori dei più importanti concorsi enologici, arrivano sui più importanti mercati e piacciono al consumatore, anche il più esigente.

Dopo la visita della cantina, che specchia in ogni dove di pulizia facendo contento gli importatori che danno alla pulizia e all'ordine una primaria importanza, abbiamo avuto modo di assaggiare i premiati vini, quali La Falanghina e i tre "Gironia", bianco, rosato e rosso della Doc "Biferno".

Grandi vini che fanno onore alla vitivinicoltura molisana e premiano il Molise e il suo delizioso e prezioso territorio.

Enrico Di Giulio, perfetto padrone di casa, ci ha guidati nel mondo dell'enologia con spiegazioni tecniche interessanti e utili per chi ha avuto modo, soprattutto, lo scorso anno, di seguire il corso organizzato dalla Scuola del gusto, la bella creatura di Sebastiano Di Maria che, con il vino, si trova a suo agio.

 Un'impresa che onora il Molise e le sue antiche tradizioni nell'arte della preparazione delle carni dell'animale più generoso che si conosca, il maiale

In giro con la scuola del gusto. 1a tappa-Montecilfone




Claudio Florio e Sebastiano Di Maria
IN GIRO CON LA SCUOLA DEL GUSTO ALLA RICERCA DEI SAPORI E DEI PROFUMI CHE LA TERRA MOLISANA DA' GRAZIE AI SUOI BRAVI PRODUTTORI E TRASFORMATORI.
 

 
 
 
il sigillo di qualità
1a tappa, Montecilfone, a Casa Florio con il padrone di casa, Claudio, che, insieme con Sebastiano Di Maria, ci mostra la garanzia della qualità delle carni usate, i suoi deliziosi prodotti:
 
 
 
 
 
la Ventricina da affettare, la Ventricina da scavare come un tempo, la soppressata e le salsicce che d'inverno profumavano le piccole case con il focolare del nostro Molise.



 Un'impresa che onora il Molise e le sue antiche tradizioni nell'arte della preparazione delle carni dell'animale più generoso che si conosca, il maiale

Quello che ancora c'è

All'inizio dei primi frutti l'impressione è stato di un'annata scarsa sia per i gelsi neri che, però, non macchiano che per le ciliegie.
 
Poi ho cominciato a raccogliere e ogni volta ho trovato i rami più carichi del giorno prima.
Solo le albicocche hanno mantenuto le premesse iniziali e cioè poche ma buone, davvero poche di fronte allo scorso anno.
 
Stanno per colorarsi le amarene che non trovo abbondanti ed è pieno dei suoi bei vermigli in fiore il melograno.
 
le poche fave raccolte erano davvero saporite.
 
Niente mandorle quest'anno a La Casa del Vento, ma tanti stupendi tramonti a colorare i generosi olivi.