30 ottobre 2014

DiVinOlio parte con la presentazione di due libri: "Turismo al plurale" e "il Buonpaese"

DiVinOlio è partito parlando di turismo e territorio. Domani pomeriggio l'incontro con il mondo del vino e dell'olio e l'apertura degli stand nel centro storico che chiude domenica.

"Turismo al plurale" e "Il BuonPaese" sono i titoli dei due libri
presentati oggi all'Istituto Alberghiero di Termoli dai due autori, i professori Monica Meini e Rossano Pazzagli, entrambi toscani che insegnano all'Università del Molise, sede di Termoli.

C'erano i ragazzi delle classi IV e V dell'Alberghiero, in particolare quelli che hanno scelto l'accoglienza.

prof. Rossano Pazzagli
La presentazione ha dato il via all'evento DiVinOlio, giunto alla terza edizione, grazie alla passione di Rudy Rinald,i che ha coordinato l'incontro. Si è parlato di turismo, cibo, prodotti tipici tradizionali e di eccellenze dop e igp, di territorio e delle grandi potenzialità che il Molise ha nel momento in punta su questo straordinario bene comune.

Chi vuole governare il Molise e proiettarlo nel futuro deve fare i conti con il territorio che non può essere preso a schiaffi con una mano e con l'altra essere accarezzato a seconda le convenienze di chi guida e governa questo nostro Molise.
pasqualedilena@gmail .it
                            
 

27 ottobre 2014

UNITA’ E DIALOGO PER PROGRAMMARE IL DOMANI DELL’OLIVICOLTURA MOLISANA E NAZIONALE

Trasformare in opportunità le difficoltà della raccolta 2014 che, nel Molise, sta per finire. Una raccolta segnata da una pesante perdita di produzione con  la qualità che non riesce a toccate i livelli di eccellenza. Sono, questi ultimi due elementi, le ragioni di una situazione molto delicata per il futuro del comparto e l’immagine stessa degli oli molisani. Non più rinviabile un piano del comparto e una strategia di marketing da mettere nelle mani di persone capaci e non improvvisatori.
Anche il Molise paga a caro prezzo la perdita di raccolta delle olive che, si può pensare, sarà pari al 50% della produzione dell’altro anno.
Davvero un “anno nero” per la più importante coltivazione arborea regionale e quella fascia collinare che nell’olivo ha un alleato sicuro. Un alleato, sia per ciò che riguarda la presenza di piccole e medie aziende, impegnate a mantenere viva l’agricoltura e a dare una parte del reddito ai coltivatori, che per la salvaguardia e tutela ambientale e paesaggistica e il mantenimento di attività legate alla trasformazione, promozione e commercializzazione dell’olio.
Sono molti gli olivicoltori, piccoli e grandi, che, in mancanza di una produzione minima per organizzare il raccolto, non l’hanno neanche iniziato.
Le ragioni di una annata molto scarsa di quantità e, per fortuna, sufficiente per qualità, trova le sue ragioni nelle avversità atmosferiche e andamento climatico con le piogge, l’umidità e, anche, il freddo nel momento della fioritura e nella prima parte dell’estate, seguito poi da un lungo periodo di caldo. Un andamento che ha dato spazio a generazioni ripetute della mosca olearia, con attacchi continui difficili da gestire.
Una situazione non facile quella che si è venuta a creare, che sarebbe un grave errore sottovalutare, proprio perché molto delicata per il futuro del comparto e l’immagine stessa degli oli molisani, con la possibilità di esporli a fenomeni fraudolenti e a speculazioni che non hanno alcun significato se non quello di punire il valore di un prodotto. Una qualità - nella generalità dei casi - buona, anche se non eccelsa, per i mille territori molisani che, da secoli, la sanno esprimere insieme con la tipicità, grazie a una diversità di oli ricca di ben 18 varietà di olive, con la “Gentile di Larino” rappresentativa di un terzo dell’oliveto Molise.  
Una situazione ancor più delicata e difficile per la mancanza di un piano olivicolo nazionale e regionale  e, con esso, di una strategia di marketing capace di mettere a disposizione dei produttori quel valore aggiunto che serve a fare nuovi investimenti, e, dare così continuità e futuro all’olivicoltura italiana e, in particolare, a quella molisana.
Certo, la frammentazione aziendale e l’individualismo esasperato degli olivicoltori, non sostenuti da unità di azione dei piccoli come dei grandi produttori, completano e aggravano il vuoto di una programmazione che, per l’olivicoltura, è ancor più necessaria di altri comparti. Basti pensare alla difficile e complessa situazione della produzione mondiale di olio e del mercato dello stesso, con la Spagna che, grazie all’acquisizione delle nostre più grandi e più conosciute aziende, sempre più padrona di un mercato che, in fatto di qualità, è sempre stato sotto il controllo dell’olio italiano. 
C’è bisogno, parlando del Molise, di una visione strategica chiara e puntuale da parte della Regione e di un maggior coinvolgimento dei produttori e degli operatori del comparto, per sbloccare l’olivicoltura  e renderla protagonista di quell’effetto trascinamento che serve a mettere in buona luce anche gli altri prodotti dell’agricoltura regionale.
C’è urgente bisogno di una forte unità d’azione e di dialogo tra produttori e trasformatori e tra questi due soggetti e le istituzioni, in primo luogo la Regione. In pratica, c’è la necessità di cogliere questa sfortunata annata  e, se si ha la forza di agire prontamente e la voglia e la capacità di pensare al domani, trasformarla in opportunità.           
pasqualedilena@gmail.com     
                                                                   INVITO
                  Venerdì 31 Ottobre 2014 sala consiliare del Comune di Termoli
                                                          Incontro - dibattito
                                                                        

                                                 

 


24 ottobre 2014

Oggi la giornata mondiale della pasta e pochi giorni fa dell’Alimentazione.


Oggi la Giornata mondiale della Pasta, che ho avuto modo di ricordare e onorare con una mia riflessione su face book, postata ieri. Pochi giorni fa (il 16 di questo mese) la Giornata mondiale dell'Alimentazione a ricordarci gli sprechi del consumismo. Ancora ieri sera un altoparlante di Renzi a Servizio Pubblico, ricordava le misure in atto del governo - soprattutto gli 80 euro e il Tfr in busta paga - tutte tese a rilanciare i consumi.

Per fortuna 2/3 degli italiani, un po' più intellettualmente onesti e capaci, si sono subito adeguati alla pesante crisi ch mal sopporta il Pase e il mondo, tornando alla saggezza della sobrietà, cioè, hanno tagliato gli sprechi, anche se ancora oggi ben 76 Kg. di prodotti alimentari continuano ad andare nella spazzatura.

Con 800 milioni di persone nel mondo, che non mangiano o mangiano ben poco, sapere che 1/3 del cibo prodotto viene buttato, fa pensare e capire il senso della follia della società consumistica e della stupidità di chi la vuole rilanciare, invece di informare ed educare le persone alla frugalità e alla scelta della qualità, due armi micidiali contro lo strapotere delle multinazionali.

Non dimenticandoci che nel 2050 il mondo sarà popolato da quasi 10 miliardi di persone!

Una scadenza importante che dovrebbe far riflettere sul dato che  1/3 del cibo prodotto, dicevo, viene buttato nella spazzatura, uno spreco al quale bisogna aggiungere i costi altissimi per la raccolta. Come dire 1, 3 miliardi di tonnellate di cibo prodotto che hanno impegnato e occupato 1,4 miliardi di ettari di terra fertile.

Sono dati quali che dovrebbe far riflettere tutti, ripeto, ma, soprattutto quelli che si donano alla politica e all'amministrazione e governo della cosa pubblica, per capire che la programmazione non è un optional, che c'è necessità di piani, e, visto che siamo nell'era della conoscenza, di progetti e partecipazione.

Si tratta, in pratica, solo di pensare al futuro e non di rimanere inchiodatati a un presente che esprime una crisi pesante dovuta a un sistema fallito e che il neoliberismo che governa l'Europa e, grazie al Pd, il nostro Paese, vuole perpetuare a tutti i costi.

Perderli questi governatori, soprattutto quelli che ci sono stati regalati, non porterebbe ai disastri ai quali si va incontro con la politica degli annunci, ma si guadagnerebbe, e non poco, avendo la possibilità di capire che il male è nel servilismo a un capitalismo che non ha pietà per la natura e, quindi, per l'uomo. Poi, per dirla con il presidente De Nicola, chiù scurdele d'a mezzanotte ne po' èsse!

pasqualedilena@gmail.com

22 ottobre 2014

L'UNITA' NELLA DIVERSITA' PER FAR VINCERE, CON IL VINO E L'OLIO, IL MOLISE

La sede dell'incontro è La sala consiliare del Comune di Termoli e non la Galleria civica come da precedente comunicazione. Il giorno rimane Venerdì 31 Ottobre alle ore 17.30 
 
INVITO


20 ottobre 2014

LA TERRA E' LA FONTE DEL NOSTRO CIBO

di Nicola Picchione
 Il problema che tu affronti è fondamentale.
 
La terra è la fonte del nostro cibo. Essa dà le piante che per un miracolo trasformano l’energia dei raggi solari in materia vivente che nutre gli animali.
 
Gli antichi nella loro saggezza che derivava dal contatto con la natura oggi in gran parte perduto e in buona parte- quando non perduto- spesso pervertito da un rapporto innaturale, chiamavano madre la terra e ritenevano l’umanità nata da essa: humus.
 
 Noi non solo non abbiamo più un rapporto positivo con la natura ma la snaturiamo con i prodotti della chimica (nel migliore dei casi. Quando non l’avveleniamo, finendo con avvelenare noi stessi).
 
La natura non è solo nutrimento, è anche bellezza che è altra forma di nutrimento.
 
Gli antichi avevano un rapporto di amore-odio verso la terra che dovevano coltivare sudando e soffrendo, che non sempre dava loro ciò che desiderava come i figli (e i padri) non sempre danno ciò che si aspetta da loro ma continuano ad essere carne della propria carne. Il rapporto con la terra era così intimo e importante che di solito era di grande rispetto.
 
Gesù tentò di rappacificare l’uomo con l’uomo ma non insistette sul rapporto uomo-terra, ritenendo- credo- non necessario parlarne perché non deteriorato. Il progresso costa caro e fa crescere orgoglio e superbia nell’ uomo che si illude di dominare tutto e tutti.
 
La natura sopporta i nostri sgarri ma poi ci ripaga con la stessa moneta. Essa continua il suo corso, si modifica, digerisce i nostri veleni, è indifferente al nostro disprezzo. I danni ricadono su di noi che la copriamo col cemento, che costruiamo le nostre case dove non dovremmo.
 
Miopi, incapaci di vedere un po’ lontano: viviamo l’oggi come se non ci fosse il domani. Come fanno i politici di piccola taglia. Occorre cultura ma quella di una volta quando l’uomo era umile e sapeva imparare dalla natura e dagli altri uomini attraverso i libri.
 
Oggi forse nessuno dice più come Di Giacomo: Dio, quanta stelle ‘n cielo e ch’ luna, c’aria doce. Oppure sente come Foscolo il fascino di questa bella d’erbe famiglia.
 
Abbiamo indotto i piccoli a pensare che il latte proviene dal supermercato. Con senso diabolico alleviamo gli animali da macello senza un minimo rispetto. Siamo presi da una voglia insensata di consumo e di danaro. Abbiamo il delirio del correre: come possiamo guardare diversamente la natura che, invece, ha i suoi tempi ? Abbiamo costruito intorno a noi sabbie mobili e più ci agitiamo più affondiamo. Ogni tanto, in tempi lontani, gli dei distruggevano l’umanità lasciando solo come seme pochi individui Deucalione e Pirra oppure Lot la moglie (subito eliminata perché non obbedì al comando di non guardare indietro quasi a volerle dire: dimentica il passato con i suoi peccati) e le due figlie che pensarono bene di unirsi carnalmente col padre: evidentemente qualche malefico cromosoma recessivo di cattiveria venne subito a galla. Nemmeno con Noè andò bene. Forse ci riproveranno ancora o arriveranno alla conclusione che questa creatura merita una fine totale. Andremo ad infestare altri pianeti.

Troppo a lungo abbiamo disprezzato i contadini che, alla fine, hanno creduto al nostro disprezzo e tenuto lontani i figli dalla terra. Non è facile riparare il danno fatto, manca la convinzione di doverlo fare. Ogni tanto qualcuno ci prova inutilmente. Siamo come quei cristiani formali cui accenno nel mio ultimo sfogo paragonandoli a certi sindacalisti.

Ma è inutile dirci queste cose tra noi: commetterei un peccato se pensassi di dirle a te. E’ solo un incoraggiamento a proseguire con le tue lotte “contadine”. Credo che chi non tocca la terra, non coltiva un sia pur piccolo pezzetto di terra, non vede vivere le piante ogni stagione da quella della preparazione a quella della esplosione di gioia e di colori e profumi non potrà mai capire. Continuerà ad andare semplicemente al supermercato e sceglierà i frutti più grandi e più belli e imbellettati con la cera, gonfiati come le labbra e i seni al silicone.

Senza cultura anche la natura appassisce. E non occorre l’ università.
Nicola Picchione

 

19 ottobre 2014

I cinque oli molisani della Guida Flos Olei 2015


Pasqualedilenainforma

Tra le tante ombre di una raccolta delle olive 2014 disastrata da un’annata favorevole alla moltiplicazione della mosca dell’olivo, causa le sfavorevoli condizioni meteorologiche, c’è da registrare anche qualche spiraglio di luce portato dai cinque oli premiati dalla più nota Guida all’extravergine del mondo, Flos Olei 2015, di Marco Oreggia e Laura Marinelli, che uscirà a novembre prossimo.

Una guida che, dal quadro dei risultati  fornito in anteprima, riporta 478 oli che hanno ottenuto un punteggio minimo di 80 punti e massimo di 98, di cui ben 218 quelli provenienti da ben 19 Paesi del mondo, con la Spagna che vede ben 74 oli premiati (più della Toscana che si attesta al 1° posto tra le regioni italiane), seguita dalla Croazia (58), Portogallo (17), Cile (15), Francia (10), Uruguay e Giappone (9), Grecia (7) e, a seguire, i rimanenti 11 Paesi.

Dei 250 oli italiani ho già detto che è la Toscana, con 65 suoi oli, quella più premiata, seguita dal Lazio (37), Umbria (25), Sicilia (23), la Puglia ( 21) e poi tutte le altre regioni ad eccezione del Piemonte, Valle D’Aosta e Emilia e Romagna. Il Molise, con i cinque oli selezionati da 87 punti in su, è, insieme con la Liguria, davanti alla Lombardia, il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e la Basilicata 

Ed ecco i cinque oli bandiera del Molise: 1. L’olio dell’azienda Marina Colonna di San Martino in Pensilis, che, con 96 punti su cento, per poco non è arrivato a conquistare i 98 punti, il massimo punteggio raggiunto quest’anno, si attesta tra i primi 20 oli italiani selezionati; quello dell’oleificio Di Vito di Campomarino, con 90 punti (tra i primi 90 oli italiani); l’ oleificio di Bruno Mottillo di Larino con 88 punti (tra i primi 120) e le Aziende agricole  “Pietropaolo Antonietta” di Casacalenda e  “La Casa del Vento” di Larino, con il suo “L’Olio di Flora”, con 87 punti per entrambi, cioè tra i primi 130 oli italiani che la nota Guida ha selezionato.

Un bel successo con un quadro di eccellenza, quello degli oli molisani, che onora l’olivicoltura della nostra “piccola grande regione”, come a me piace definire il Molise, e, in particolare, la sua varietà più diffusa che, insieme all’”Aurina” di Venafro, è la più nota da sempre, la “Gentile di Larino”. 

Questa varietà – mi piace ricordarlo – con le altre due varietà autoctone “Salegna o Saligna” e “San Pardo”, sempre con il nome della culla delle “Città dell’Olio attaccato”, fanno di Larino una realtà unica al mondo in quanto a varietà di olivo autoctone. Ben tre delle 500 considerate in Italia, un patrimonio olivicolo di biodiversità che danno al nostro Paese un primato prestigioso e quanto mai prezioso, che è ancora tutto da utilizzare e valorizzare.
Pasqualedilena.it

 

17 ottobre 2014

NEL TERRITORIO IL DOMANI



C’è un bene che diventa, ogni secondo che passa, sempre più prezioso perché sempre più raro, e questo bene è il territorio, cioè l’insieme di valori e di risorse che ci appartengono quali la storia, la cultura, l’ambiente, le tradizioni, che, insieme, esprimono un’altra preziosità, il paesaggio.
Ogni secondo fette consistenti di questo territorio vengono sacrificati al cemento che rende le acque – se incanalate – violente e distruttive; la fascia costiera italiana sempre più brutta, che, è bene ricordarlo, ha uno sviluppo di ben 7.500 Km. e, ciò che è peggio, sempre più fragile con i fenomeni di erosione che si moltiplicano, provocando morti e danni ingenti; le nostre campagne sempre più discontinue e sempre più ristrette; le poche pianure, a partire dalla più grande e la più importante, quella padana, dove il cemento si è mangiato il suolo, il più fertile del nostro Paese.
Un tempo, lì, se prendevi un pugno di terra la sentivi così viva che ti parlava e ti riscaldava la mano.
Ecco il suolo, soprattutto quello coltivato, che è la fonte prima delle energie di cui abbiamo più bisogno, quelle che ci vengono donate dal cibo grazie all’agricoltura, che una classe politica e dirigente, e, con essa, il mondo della cultura hanno posto ai margini, generando uno sviluppo economico, politico e sociale che ogni giorno racconta il suo fallimento.
Una ruota senza perno non ha senso perché non ha alcuna possibilità di girare, e, forzarla, come stanno tentando di fare dal 2008, soprattutto in questo nostro Paese, vuole dire aspettare il crollo da un momento all’altro.
Ritengo, non da oggi, l’abbandono dell’agricoltura il non senso della miopia, dell’avidità, dell’ingordigia, dell’arroganza, del consumismo e dello spreco, del vivere alla giornata senza pensare al domani.
Non mancano eccezioni a dimostrare il fallimento di un processo che rende ogni giorno sempre più insopportabile la crisi sistemica che vive il Paese e, con esso, il mondo governato dalla finanza e dalle multinazionali, dove il padrone non ha più né un volto né un nome. Uno stato che avrebbe cambiato il volto della Toscana, nel momento in cui ai suoi straordinari protagonisti, i mezzadri, fosse venuta a mancare la figura del padrone, l’avversario da combattere e vincere guardandolo negli occhi, così com’è successo nella seconda metà del secolo scorso.
Ed è proprio la Toscana, con i suoi mezzadri e le sue campagne, i suoi olivi e le sue viti, la sua ruralità e i suoi paesaggi, con questo suo profondo rispetto del territorio, a farci capire, insieme a poche altre realtà, le ragioni di un successo. Montalcino, con il suo boscaiolo sindaco e le sue più importanti aziende, tutte gelose della propria storia e delle proprie tradizioni, che sceglie il vino al posto della fabbrica, è solo la punta di una freccia che opta per altre direzioni sapendo di centrare obiettivi veri, concreti, che hanno il senso del domani.
Montalcino è, grazie a questa scelta e all’unità dei suoi protagonisti, una realtà che il mondo conosce per il suo grande vino, il Brunello,  e così, ed è, con il Chianti, San Gimignano, la Val d’Orcia, Montepulciano, la Val di Cornia, tanto per citare le più note, la realtà che lascia incantato il visitatore con i suoi profumi e i suoi sapori e, soprattutto, i colori dei suoi paesaggi che non si fanno dimenticare.
Una Toscana controcorrente quella che ha scelto e preferito il territorio e che, oggi, ha ancor più bisogno di esprimere nuove e più forti attenzioni per questo straordinario contenitore, un vero e proprio scrigno da salvaguardare e valorizzare e, così, renderlo esempio per tutto il Paese. Un esempio per scongiurare un disastro annunciato che va sotto il nome “sblocca Italia”, ma anche, per capire che non c’è più tempo, se si vuole salvare questo Paese dai disastri e dallo spreco dell’unica miniera d’oro che esso ha.
Anche per non apparire, alla vigilia di un grande evento qual è l’Expo 2015, ipocriti di fronte al mondo quando diciamo “nutrire il pianeta, energia per la vita” e, poi, ci dimentichiamo che è il territorio, con la sua terra e il suo paesaggio, che ci nutre di cibo e di emozioni.
Nel caso specifico dell’Italia, un territorio di mille territori, ricco di primati grazie alla sua agricoltura, fonte di eccellenze agroalimentari Dop e Igp.
Sta nel territorio il domani ed è per questo che vale la pena salvaguardarlo, tutelarlo e valorizzarlo con regole adeguate e il buon senso.
Questo articolo, che uscirà sul n° 10 della bella rivista OINOS - viveredivino, in anteprima, per gentile concessione dell'editore per i lettori del mio blog.

 

15 ottobre 2014

PERCHE'

Il Molise parteciperà al Salone del gusto di Torino con uno stand collettivo e questo è un fatto positivo.

Sono cinque le aziende già partecipanti ma non è detto perché solo cinque e non altre.

Io, quale titolare dell'Azienda "La Casa del Vento" in Larino e produttore de "L'Olio di Flora", olio biologico monovarietale "Gentile di Larino" e con il marchio Dop, non sono stato invitato.
Mi piacerebbe sapere, dalla Regione e dalla Camera di Commercio, cosa devo fare per conoscere le condizioni per partecipare.

13 ottobre 2014

Fagiolo di Acquaviva d'Isernia e l'Olio di Flora


Acquaviva d'Isernia
Ci sono piccoli solchi ombreggiati da piante di fagiolo lungo la salita che da Isernia porta al Macerone, un luogo mitico per i Binda, i Guerra, i Bartali e i Coppi di allora, che vogliono diventare campi.

Piccoli campi che producono queste perle di una terra, il Molise, che ha solo voglia di volare proprio ora che menti senza gusto la vogliano cancellare.

Perle saporite che, nelle mani di Silga e di Daniela, hanno mostrato di saper raccontare le bellezze e le bontà di un territorio e dei suoi paesaggi, il calore di mani ospitali.

Larino
Ci sono colline, quelle dolci che scendono verso l'Adriatico delle Tremiti e del Gargano, ombreggiate da giovani e antichi olivi "gentili" che raccontano, con altre varietà Salegna e San Pardo, anche queste della culla dell'olio, Larino, l'incontro con Annibale e i famosi condottieri romani, la storia dei tre tratturi non lontani.

Oh, certo, non sono i soli in questi luoghi baciati dal sole rosso del mattino e da quello ancora più rosso della sera, da grandi lune piene e venti che alimentano la biodiversità!

Rotello, Colletorto, Montenero di Bisaccia per arrivare risalendo il Trigno fino all'Olivetta nera di Poggio Sannita, la Paesana nera di Monteroduni e la Liciniana, ora Aurina, di Venafro, che l'antica Roma preferiva e si vantava per la qualità così legata al territorio.




Acquaviva d'Isernia, con la sua splendida perla, e Larino, con il suo Olio di Flora, insieme in un cestino a significare un incontro, una cerimonia nuziale, il matrimonio più bello al quale uno può partecipare con la possibilità non solo di baciare ma anche di gustare, degustare e raccontare gli sposi.

Tante perle legate insieme da un filo d'oro.

12 ottobre 2014

PRIMOLIO 2014, POCO MA BUONO


Il primolio 2014 franto ieri.
l
Non c'è, per me, cosa più buona dell'olio appena franto che mi apre ai ricordi di quanto bambino frequentavo i tre frantoi aperti nel centro storico e quello di Maringelli (il più importante) proprio di fronte all'anfiteatro romano.


E, poi, soprattutto il suo profumo di oliva non ancora matura, il suo colore verde intenso che ti riporta al "Verde Molise" e il suo sapore unico: nel bicchiere d'assaggio, sul pane, il riso, la pasta, i legumi, in particolare i fagioli di Acquaviva e i ceci del mio amico Andrea Albino sul monte della "Guarenza", il punto più alto di Larino.





Ancora più de "il Monte" dov'è la Casa del Vento che, con i suoi 611 olivi, per oltre il 90% della varietà "Gentile di Larino", dà vita a L'Olio di Flora.

la raccolta anticipata, con i frantoi aperti già negli ultimi giorni di novembre (una settimana prima del solito), racconta un'annata difficile anche qui nel Molise a causa della stagione contrassegnata da un luglio piovoso e da un settembre molto caldo. In calo pesante di produzione che inciderà molto sul prezzo dell'olio in considerazione di una situazione che riguarda tutte le ragioni olivicole e, soprattutto, la produzione mondiale di olio extravergine di oliva con una perdita stimata intorno al 20%.

 
Le olive cattive colpite dalla mosca perché non trattate o trattate male, sono cadute e quel poco rimaste stanno dando un olio di buona qualità, come quello che ho appena assaggiato
La bontà, in considerazione del fatto che da essa dipende il gusto di un piatto e, prim'ancora, la salute di chi lo consuma abitualmente, è fondamentale per un olio extravergine di oliva che deve molto della sua preziosità proprio al buon rapporto con la salute.


3 ottobre 2014

Parlare di biodiversità



Molto interessante l’incontro di questa mattina nell'aula magna dell'Istituto tecnico Agrario San Pardo di Larin, organizzato dal Lions club di Larino e partecipato da altri club del Molise e dell’Abruzzo.
Le attese non sono rimaste deluse con un discorso a 360° sulla Biodiversità, che ha visto, sotto il coordinamento di Demetrio Di Fonzo, protagonisti i tanti relatori intervenuti tutti, a sviluppare con chiarezza e professionalità i temi a loro assegnati, contrassegnati da applausi sentiti.


Demetrio Di Fonzo con Stefano Vincelli 
Un contributo importante del Lions club di Larino all’impegno dei Lions su questo tema, in attesa della grande esposizione universale che vede il prossimo anno protagonista l’Italia con un obiettivo molto impegnativo qual è quello di “nutrire il pianeta”.
Prof. Luigi Mastronardi
Cosa non facile se va avanti il furto e la perdita di territorio, nella previsione di un 2050 abitato da più di nove miliardi di persone. In pratica, la necessità di rispondere a un altro 70% in più di oggi della domanda di cibo, che fa subito pensare alla mancanza di lungimiranza della politica e del gruppo dirigente, ancor più della cultura italiana e mondiale, dell’abbandono dell’agricoltura, un settore sempre più primario e di grande attualità.

L’incontro iniziato con il saluto del sindaco di Larino, Notarangelo,  e partecipato dal Presidente del Consiglio regionale, Niro, ha visto Luigi Mastronardi raccogliere nell’intervento conclusivo i contributi dati dai diversi relatori: Pasquale Romano, Carla Iorio, Stefano Vincelli, Sebastiano Di Maria, Michele Tanno, Pasquale Di Lena e Antonio Di Lisa.
 


foto di gruppo: i dirigenti dei club
con i relatori del convegno