27 novembre 2014

Finalmente in scena il mercato


 
Luigi Sansone-Banca popolare delle provincie molisane
Gaspare Tocci - regione Molise
Cinzia Piccolomo - Comark
Affollato incontro quello avvenuto nella sede della Safe Partners in contrada Piane di Larino, con le tre soluzioni al servizio delle imprese la Confidi rating Italia, la Cit e la Comark, che sono in grado di coprire la domanda, i bisogni di un’impresa a 360°.

Finalmente un incontro che ha visto il mercato protagonista con la Comark in grado di prendere per mano ed accompagnare aziende, singole o associate, nel processo di internazionalizzazione con la individuazione  dei mercati e, all’interno di essi, i giusti canali di distribuzione.

Agostino Capozzo - ConfidiRatingItalia
Di grande interesse l’intervento del dr. Gaspare Tocci, responsabile del servizio competitività dei sistemi produttivi Regione Molise, che - dopo aver rimarcato la priorità del mercato per le aziende che hanno bisogno di smerciare quello che producono ed avere il giusto profitto che serve per affrontare nuovi investimenti e possibilità di crescita, soprattutto in questa fase di pesante crisi - ha bene illustrato le tante opportunità offerte dalla Regione Molise. Opportunità, non elemosine o finanziamenti a pioggia, che aprono alle imprese che hanno la possibilità e la voglia di esprimere professionalità.  

Si è parlato anche di finanza e credito bancario, in particolare degli strumenti e delle garanzie a sostegno di progetti di internazionalizzazione; della necessità di stare insieme e fare rete per trovare nell’unità d’azione e nel dialogo tra le imprese quella forza che da soli è difficile avere.

La Safe partners, con la sua rete di professionalità e con una sede ben attrezzata è in grado di sostenere le aziende nelle scelte per affrontare con maggiore tranquillità il futuro.  Le aziende tutte, anche quelle operanti nel campo dell’agricoltura, finora dimenticate.

26 novembre 2014

La cooperativa olearia larinese e il suo ruolo di esempio per l’olivicoltura molisana

Nel tempo è riuscita ad essere quel frantoio moderno dove regna l’ordine e la pulizia, punto di riferimento di pullman pieni di turisti, che hanno così modo di capire il processo di trasformazione delle olive in olio, degustarlo e apprendere il valore e il significato di una coltivazione che, da sola, è tornata a far rivivere a Larino il suo ruolo di capitale, due millenni fa del popolo frentano, e da vent’anni dell’Associazione nazionale delle città dell’olio.

Sta qui, in questo ruolo moderno di una Larino capitale e nella distesa olivicoltura, la centralità della cooperativa olearia larinese, che ha guidato e stimolato il processo di ammodernamento dell’olivicoltura molisana. Essa ha dato molto e più di altri alla fama che vive oggi una delle 18 varietà autoctone del Molise, la più diffusa e, come tale, la più importante, la Gentile di Larino, fra le più quotate a livello nazionale per le sue caratteristiche organolettiche e la indiscussa qualità.

Una Larino capitale dell’olio anche per quell’altro suo primato, questa volta mondiale, proprio nel campo della biodiversità olivicola, con ben tre varietà che portano il suo nome, la Gentile, la Salegna o Saligna e la Oliva San Pardo, tutt’e tre legate al nome della città e, quindi, patrimonio esclusivo di un territorio che, grazie a questi tre olivi, ha modellato il suo paesaggio, scritto tanta parte della sua storia, della sua cultura e delle sue tradizioni, in primo luogo le feste e le fiere e poi la gastronomia.
Oggi, alla luce di una raccolta che ha dimezzato il ruolo della cooperativa e degli altri 4 frantoi privati che operano a Larino, c’è tutto per dire che la situazione è molto delicata che pesa sulle strutture di trasformazione come sull’insieme dell’olivicoltura larinese e molisana.
Ne parliamo con il responsabile della cooperativa, Alessandro Patuto, che è stato quello che ha rilanciato la cooperativa dopo un periodo di grandi difficoltà che rischiavano di farla chiudere.
  1.    1. Che ne pensi di questa raccolta appena terminata?
C’è da dire – comincia un Patuto preoccupato– che è un anno tremendo ovunque nel Paese quello che ha registrato un abbattimento di oltre il 50% dei quantitativi raccolti, molto di più di quello che raccontano le statistiche. Stanno dando i numeri e parlano di un 30/35% di produzione – ci tiene a sottolinearlo - ma non è così. I danni sono enormi ed a questo c’è da aggiungere il calo della qualità che ci portano a parlare di olio buono ma non eccellente qual è stata la media raggiunta negli ultimi anni.
  1. La colpa è tutto dell’andamento climatico?
L’andamento climatico – riprende Patuto con un tono ancora più basso – è certamente il maggior responsabile della perdita della quantità. Anche la mosca ha inciso sulla minor quantità, ma il suo attacco tremendo e continuo ha messo in dubbio la qualità, costringendo i produttori a fare ripetuti trattamenti contro l’insetto, quest’anno più cattivo che mai. Due elementi negativi che hanno portato in superficie i ritardi del mondo olivicolo e di quello istituzionale.
    3. Quali sono questi ritardi?  
 
Le politiche di questi anni, che hanno messo in ginocchio l’agricoltura spingendo molti produttori ad abbandonare la terra o parti delle colture. La mancanza dei piani, nel nostro caso di quello olivicolo, che serve a creare solo confusione e nuove incertezze. Politiche che hanno reso ancor più forti quelli dell’industria olearia (in mano quasi tutta alla Spagna) e del commercio, e, ancora più deboli gli olivicoltori. Una filiera ancor più squilibrata di sempre. Poi ci sono le colpe di una categoria che vive di divisioni e molto del passato.
  1. Cosa fare?
Ridare forza e slancio all’agricoltura se si vuole dare davvero ai giovani una ragione per tornare alla terra. Con i giovani è possibile superare gli errori, in particolare le divisioni e il senso dell’emarginazione. L’olivicoltura, per me, è il comparto giusto per provare a rinnovare e i tempi sono stretti. Spero che la mazzata di questa raccolta sia d’insegnamento al mondo dell’olivo e dell’olio che, oggi e ancor più domani, ha dalla sua parte un consumatore che vuole la qualità di un prodotto fondamentale per la sua salute.
Sta qui – conclude Patuto, questa volta con un sorriso di soddisfazione - il grande ruolo dell’associazionismo e della cooperazione, la garanzia della qualità. In questi anni la cooperativa olearia larinese ha lavorato, e non senza sacrifici, al raggiungimento di questo obiettivo tanto da poter dire, con la piena soddisfazione mia e degli amministratori, dei soci e della nostra clientela, “olio poco ma buono”, anche in momento per niente facile come la campagna appena conclusa.

pasqualedilena@gmail.com

25 novembre 2014

Casalciprano, la terrazza delle Terrazze Miranda


                                       Questo Molise non lo finisci mai di scoprirlo soprattutto quando ti dai l’aria di conoscerlo tutto e nei minimi particolari. Poi scopri che ti sei distratto o che non hai valutato in pieno il valore di una pietra viva o di un angolo di paesaggio, di una fonte o di una piccola chiesa, di una stradina o di una vigna a alberello, un oliveto secolare, un castagneto, una faggeta, un ruscello o un fiume ombreggiato.

A questo pensavo quando l’altra sera sono ripartito dal piccolo, delizioso centro, che guarda dall’alto e da vicino il “fiume pazzo”, come soleva chiamare il Biferno il figlio di un traghettatore di questi parti,  proprio perché imprevedibile il mutamento tra uno scorrere lento e la piena che arriva all’improvviso.

Una visita veloce, sufficiente per capire l’ordine e la pulizia, il valore dei muri dipinti e del percorso di un museo all’aperto dedicato alla vita da un passato non lontano delle genti molisane. Sufficiente per ammirare un Palazzo signorile, dalle belle e ampie terrazze che ti portano a guarda la meraviglia di una piccola valle del “fiume pazzo” con  il Matese a portata di mano.
Bojano, infatti, è a meno di venti chilometri lontano a far sentire la voce delle sorgenti del Biferno e i profumi delle mozzarelle, straordinari bocconi, minuti contenitori di latte che ti lasciano chiudere gli occhi quando le mordi e, anche se solo per un attimo, sognare.

Molto del merito di un Casalciprano da visitare è di un ex sindaco, Franco Miranda, e tutto intero quello di un Palazzo da vedere e da gustare con il suo terrazzo dedicato alla Gelateria dei Gusti dimenticati e dei “sapori ripresi dagli  antichi dolci della tradizione”, come recita un pieghevole alla portata del visitatore.

L’altro terrazzo, il più grande, parla al passato che non passa, con le vecchie cantine trasformate in sala incontro e sala degustazione dei prodotti tipici e sopra il ristorante divisi in tre ambienti che raccontano storie al pellegrino curioso o al cliente che ha prenotato per mangiare i piatti di un tempo.

Una bella e grande emozione con tanti altri particolari che meriterebbero tutti di esser raccontati, ma che meritano essere lasciati alla curiosità di chi vuole fare un giorno la scoperta di un luogo, di un ambiente che richiama i restanti 135 paesi e centri storici di questo nostro Molise che, se curati e finalizzati, sono proposte straordinarie per turisti straordinari di un Molise straordinario, che solo la mancanza di attenzione può imbrattare e distruggere.

In questo senso il mio invito ai sindaci ed agli amministratori  provinciali e regionali a visitare Casalciprano con la speranza di trarre spunti utili a capire le potenzialità dei propri luoghi e del Molise nel suo insieme se si applica la regola, la prima, della salvaguardia, tutela e valorizzazione del territorio.


Casalciprano, con Franco Miranda e i sindaci che l’hanno sostituito, ha la capacità di mostrare e dire che sono tante le cose da far vedere e da raccontare.

pasqualedilena@gmail.com

24 novembre 2014

da ZACC&BELINA

Homo Ridens



ZACC: Crolla la base della democrazia

BELINA: e lui applaude!

21 novembre 2014

Dieci anni ai margini della politica e della società. L'agricoltura è la cenerentola dell'Italia

Perché la politica non si occupa del settore primario? Si continua, non da oggi, a divorare terreni e mari a ritmo crescente. La verità è che l’agricoltura, sotto l’aspetto teorico e, soprattutto, pratico, non viene considerata da chi governa

Sono anni ormai (2004) che l’agricoltura ha assaggiato il morso della crisi e sono anni che vive nel limbo di una realtà che lascia poche speranze al futuro, nelle mani com’è della finanza e delle multinazionali, spietate nei confronti del pianeta e dei suoi territori vitali, sia quelli riferite alla terra ferma che quelli marini.
Continuano, non da oggi, a divorare terreni e mari a ritmo crescente e queste loro azioni non sono più sostenibili per una terra che, già dalla fine di agosto, ha dato tutto quello che poteva dare per l’intero anno 2014 che chiuderà il 31 di dicembre.
In debito con la terra, cioè con la natura, grazie allo spreco delle sue risorse e solo per saziare la fame di potere e di denaro di queste società che hanno acquisito nel tempo un potere tale da decidere le scelte dei governi.
E, così, il risultato è di avere tanti territori persi sotto il cemento o colpiti da disboscamenti e deforestazioni. Tanti altri – i pochi rimasti - a rischio, con le conseguenze sul clima (non solo), che ormai sono sotto gli occhi di tutti.
A pagare per prime le spese nel mondo e, ancor più, nel nostro Paese, è la parte debole di un sistema economico, l’agricoltura, già da tempo messa ai margini dalla cultura e dalla politica, e, con essa, i territori rimasti, come l’Appennino (l’osso) e quelli delle regioni del sud che verranno devastati da ogni tipo d’insediamento (pali eolici, inceneritori, biomasse, industrie chimiche, perforazioni petrolifere, e altro ancora). Insediamenti a basso tasso di occupazione, che rende vero il dato di 5 milioni di persone che dal sud andranno via, dando il senso di un nuovo esodo biblico, capaci, però, di produrre - mentre distruggono terreno fertile - profitti alti e di incrementare la regola della distribuzione delle tangenti, a destra e a manca.
L’Agricoltura, che, ancora ultimamente, trova parole condivisibili nel Ministro di turno (fino a quando Renzi non decide di rottamare il Ministero dell’Agricoltura) quando parla di sicurezza alimentare, indicazioni geografiche e eccellenze agroalimentari, di blocco del consumo del territorio. Parole che, subito dopo, vengono sistematicamente smentite da scelte del governo di cui è parte, che, guarda caso, vanno in senso diametralmente opposto.
Un esempio, l’annuncio dell’ennesima iniziativa legislativa tesa a bloccare il consumo del territorio (non riuscita all’allora Ministro Fontana del governo Monti), proprio nel momento in cui il Governo approva “Sblocca Italia”, che ha come fine un’ulteriore colata di cemento alla quale aggiungere un’intensa azione di perforazione lungo l’Appennino, nelle regioni del centro sud, nel Mare Adriatico e nel resto del Mediterraneo. Tutto questo per eseguire gli ordini dei petrolieri che non ammettono distrazioni.
I petrolieri, come pochi sanno, sono fatti così, da sempre si lasciano bagnare dal petrolio, tanto che ormai sono neri dentro e fuori, persi per sempre, una volta che non hanno più l’anima ad alimentare la ragione.
Un destino tremendo quello dei signori del petrolio e di quanti, nel tempo, hanno avuto modo di contattarli, assecondarli in questo loro gioco perverso, che lascia il potere tutto nelle mani del denaro, dando vita a quelle società senza volto e senz’anima che sono le multinazionali.
Per non parlare dell’expo 2015, che vuole “nutrire il pianeta” e lo farà, però, solo con le industrie e le multinazionali nel campo alimentare, senza la partecipazione e la presenza di massa della realtà del mondo della produzione, cioè dei veri protagonisti, insieme al territorio, della qualità del cibo italiano che vive primati nel mondo.
Un altro elemento significativo di come si lavora per l’abbandono dell’agricoltura ai fini di una messa a disposizione di suolo fertile e territorio, sta proprio nella esclusione del settore primario dal programma di sviluppo riservato solo a finanziare l’industria, il commercio e il turismo con la motivazione che l’agricoltura ha altre fonti di finanziamento.
Ho la fortuna di vivere nel mio Molise, la regione a più alto tasso di ruralità e di attività agricola, dove da due anni c’è chi ha pensato, sulla base di un’esperienza positiva fatta con contratto di programma, di mettere in piedi un piano di sviluppo riguardante la “Clean economy”, che potrebbe dare in poco tempo quelle risposte urgenti di cui ha bisogno questa piccola grande regione. Ebbene, ad oggi, il progetto non ancora è stato preso nella dovuta considerazione da chi (regione, governo) dovrebbe solo inserire nel contratto di sviluppo anche l’agricoltura per attivare i dovuti e necessari finanziamenti.
Eppure la “clean economy” è un piano che serve all’agricoltura, al territorio, al Molise, con le sue risposte positiva a un mondo di bravi e capaci coltivatori; i giovani, che vogliono con il lavoro creare il proprio domani; le piccole e medie, che si vogliono allargare per poter rispondere alla domanda crescente della qualità; la necessità di dar vita e forza a nuove forme di aggregazione e alla crescita della professionalità per una nuova imprenditorialità.
La verità è che l’agricoltura, sotto l’aspetto teorico e, soprattutto, pratico, non viene considerata da chi governa ed è, secondo una mia analisi tenuta costantemente aggiornata, vista – sulla base anche degli errori del passato e, una volta non considerata la sua centralità, del fallimento del sistema– non come ragione di sviluppo, ma di ostacolo, fastidio, alla quale, invece che politiche e programmi, bisogna continuare a esprimere l’assistenzialismo per tenerla ancor più ai margini dello sviluppo stesso.
L’impressione è che alla prepotenza e arroganza dei nuovi padroni fa sempre più da contraltare la sudditanza della politica e il silenzio di un mondo che dovrebbe rappresentare e difendere l’agricoltura, che sembra ormai più che mai rassegnato.
di Pasquale Di Lena
TEATRO NATURALE pubblicato il 21 novembre 2014 in Tracce > Ambiente

18 novembre 2014

Il Ramitello di Di Majo Norante tra i Top 100 di Wine Spectator


 
La bella notizia, la più attesa dal mondo del vino, da me letta su WinwNews di ieri. Il merito di questa grande attesa è sicuramente dell’autorevole, il più autorevole, mensile del vino al mondo.

Sono 19 (tre in più dello scoro anno) i vini italiani inseriti in questa prestigiosa lista e, tra questi diciannove vini che hanno il merito di emozionare il degustatore, c’è anche il Ramitello 2011 doc “Molise rosso” dell’azienda Di Majo Norante di Campomarino.

Un successo che onora il Molise, la regione che anche WineNews non conosce, visto che non la cita, e premia un territorio vocato alla vitivinicoltura di qualità.

E’ proprio il Ramitello ad aprire la strada della qualità ai vini molisani poco dopo la nascita lungo la fascia litoranea della vitivinicoltura moderna del Molise che, oggi, ha altri importanti testimoni protagonisti di un percorso che può portare a questi ed altri prestigiosi riconoscimenti.

Il Ramitello, il vino che ha tutta la mia gratitudine, per aver dato a me, in tempi ormai lontani, di presentarlo come il testimone principe della vitivinicoltura molisana e metterlo a confronto con i vini più blasonati senza la paura di sfigurare.

Il Ramitello ha conquistato la74a posizione, dando al Molise la possibilità di stare con la Toscana e il Piemonte - un duopolio affermato da tempo, che ha contribuito con tredici vini - insieme con la Sicilia (2), la Puglia (1), l’Abruzzo (1) e la Lombardia (1).

Ecco, il Molise che c’è, grazie a un valido testimone del suo prezioso territorio.  

pasqualedilena@gmail.con

12 novembre 2014

I giovani talenti per una Larino che ha bisogno di rinascere


L’altro giorno la bella notizia del giovane larinese, Gianni Antonacci, che ha ristilizzato la nuova Ducati Panigale 1299, che gli amanti dei motori e delle moto dicono avveniristica. Ieri sera, la piacevole sorpresa, di incontrare, insieme con Manuela Mancino (giornalista esperta di enogastronomia), Fabrizio Fazzi (promoter olio e vino molisani) e Sebastiano Di Maria, alla Masseria Grande di Montecilfone, un altro larinese capace nel suo lavoro, Antonello Di Pilla.

masseria grande
Un giovanissimo chef che, con i suoi piatti legati alla tradizione e magnificamente rivisitati, ti prende per la gola, dalle idee molto chiare su cosa vuole fare da grande. Scelto dal nuovo gestore di questo delizioso albergo ristorante, Claudio Florio di Casa Florio, il salumificio del luogo che da quarant’anni produce salumi senza conservanti, che ha, con questa nuova gestione di un albergo ristorante ricavato dalla Masseria Grande della famiglia Moccia, una struttura del 1700, chiuso il suo piccolo ristorante nel centro di Montecilfone.

Tornerò ad “assaggiare” Antonello Di Pilla da Larino, prim’ancora dell’inaugurazione della nuova gestione della Masseria grande,  per esprimere un giudizioso definitivo, ma, se è vero com’è vero, che il buongiorno si vede dal mattino, posso già dire che non rimarrò deluso.

Ed ecco un altro giovanissimo larinese che si fa onore con le sue capacità ed onora la mia città. So per certo che ce ne sono altri di giovani larinesi, in giro per l’Italia e per il mondo, impegnati nei vari campi di attività e, via via, che riesco a scoprirli parlerò di loro. Non solo perché lo meritano, ma, soprattutto, perché possono, come io spero, essere di stimolo alle nuove generazioni di larinesi per una Larino che ha bisogno di rinascere.

Insisto (il primo tentativo è rimasto inascoltato) nel rivolgere l’invito a tutte le associazioni (tante) di ritrovarsi intorno a un tavolo per discutere le possibilità di rinascita di Larino e, se vogliono, invitare questi giovani talenti perché hanno di sicuro consigli buoni da dare per la loro città.

9 novembre 2014

Oleificio cooperativo di San Martino in Pensilis: una realtà importante

il presidente Giovanni Di Matteo


Una visita volante, quella di ieri sera, al frantoio cooperativo di San  Martino in Pensilis, ma interessante per capire il momento non facile per i produttori singoli e associati. Non facili certo con la perdita di raccolto, che, però, se ben gestiti possono risultare utili per il futuro.

 Il tempo di salutare il Presidente Giovanni Di Matteo, fargli gli auguri di buon lavoro e approfittare del giro in frantoio per scambiare due parole sulla raccolta e il futuro del comparto olivicolo, il più importante dell'agricoltura molisana, tanto più in questa area del Basso Molise dove domina la Gentile di Larino e, a seguire, la Rosciola di Rotello e la Oliva nera di Colletorto e la Cerasa di Montenro di Bisaccia.

La fila dei clienti in attesa di riempire i bidoni di acciaio e le lattine è stato il primo impatto positivo con questa realtà, nata nel 1967, ricca di trecento olivicoltori associati, che coltivano ben 80.000 piante di olivi, in gran parte varietà "Gentile di Larino".

L'altra bella novità, le prime bottiglie vestite di un'etichetta bianca, con la scritta nera che si lascia scoprire, accompagnate da un pieghevole elegante, ricco di notizie
riguardanti gli olivi e l'olio di San Matino in Pensilis.

Riporto la presentazione perché bella e significativa per chi, come me, ama il territorio e lo ritiene prezioso per il cibo che dà e il paesaggio che organizza: "Così va fatto! Le nostre opere non devono mirare solo al presente ma all'avvenire, non a noi soli, m  ai discendenti nostri. E allora i discendenti anche lontani prenderanno un poco d'olio degli olivi che noi abbiamo piantato".


olivo Gentile di Larino
Una cooperativa che mediamente lavora 13.000 quintali di olivi  per ottenere 1.500 quintali di olio delicato, è una realtà di tutto rispetto che può dare un'accelerata al discorso appena iniziato di stare insieme e insieme programmare e progettare il futuro degli olivi e dell'olio della patria della Pampanella, un boccone divino esclusivo della città della carrese.

 E unico, impareggiabile è anche l'olio della cultivar "Gentile di Larino", qui coltivata da secoli con gli olivi ultrasecolari che lo stanno a dimostrare.

IL MOLISE E LE 8 GUIDE ENOLOGICHE 2015

  (prima parte)
Con la consegna, ieri a Merano, delle due “Corone” delle 419 assegnate dalla Guida Vini Buoni d’Italia 2015 del Touring club italiano, a due “Tintilia del Molise” Doc, la Sator riserva 2010 dell’Azienda di Vincenzo Cianfagna di Acquaviva Collecroci e quella, annata 2011, di Terresacre di Montenero di Bisaccia nelle abili mani di Alfredo Palladino.

C’è da dire, in premessa, che non è dato sapere quante aziende molisane hanno partecipato con quanti e quali vini, ciò che fa capire che i vini non inviati non possono essere stati oggetto di giudizio e, come tali, non presi in considerazione dalle guide.

In pratica, sono uscite tutt’e otto le guide enologiche che assegnano stelle, bicchieri, bittiglie, corone ai migliori vini, quelli eccellenti e che guidano (non tutti sono d’accordo) le scelte del consumatore italiano e straniero.  Se devo tener conto della mia esperienza di titolare dell’azienda “La Casa del Vento” in Larino che produce L’Olio di Flora, posso dire che le tante citazioni nelle guide non hanno portato ad avere nessuna domanda di acquisto, però - ne sono più che certo - sono servite a stimolare l’orgoglio mio e di Flora e dell’affezionata clientela. Ciò che fa dire che servono.
Tornando al vino e alle otto guide 2015, il Molise è riportato a fianco dell’Abruzzo in due guide (L’Espresso e  Slow wine) con neanche un vino premiato. Bisogna dire grazie a queste guide che , anche se fanno tornare indietro la storia, si sono ricordate, però, che il Molise esiste.  
 
Nelle altre sei è da registrare il riconoscimento che - a mio parere -  ha un suo particolare valore, l’inserimento della “Tintilia del Molise”, Embratur riserva 2007, della Cantina Valtappino, tra i 25 “testimoni” , il riconoscimento massimo assegnato a 439 “vini che si pongono quali modelli di riferimento di indiscusso valore nelle rispettive zone” da Vitae 2015, la  guida dell’Associazione italiana dei sommelier che rappresenta la grande novità.

La guida Gambero Rosso ha dato  i suoi Tre bicchieri a due note aziende di Campomarino, la Borgo di Colloredo grazie alla bontà dell’Aglianico 2010 Molise Doc e l’azienda Di Majo Norante con il suo prezioso Don Luigi riserva 2011 Molise rosso doc.

 
 
Sempre alla Di Majo Norante di Campomarino e  al suo vino Don Luigi riserva 2011 della Doc Molise rosso il solo riconoscimento dei 5 grappoli sui 499 assegnati dalla Guida Bibenda.
 
 E la stessa cosa ha fatto la Guida Veronelli che ha riconosciuto a questa azienda, nelle mani di Alessio Di Majo  le Super tre stelle al vino della Doc Aglianico del Molise Contado 2012 dell’omonima Azienda.
 
Resta la Guida Essenziale di Cernilli, che, non solo non riporta nemmeno un vino molisano, ma nella scheda di presentazione del Molise (ha stuzzicato l’orgoglio dei molisani grazie a un articolo di Sebastiano Di Maria) maltratta la vitivinicoltura molisana dimostrando di saperne poco e solo per sentito dire e di non conoscere il Molise, diversamente dalla Guida Gambero rosso, che descrive un Molise vitivinicolo più vicino al vero quando dice “ Molto lentamente, ma anche l'enologia molisana sta cambiando, registrando finalmente qualche timida evoluzione che dà conto di un territorio con una grande vocazione alla viticultura sino a ora mortificato da interpretazioni tutte potenza e internazionalità, o marcate da ingenuità, spinte rustiche o un debole troppo dichiarato per l'enologia moderna. Ma qualcosa sta cambiando, dicevamo. E il territorio inizia a diventare protagonista”.

Come si può vedere ho fermato questa mia prima riflessione solo ai vini che hanno avuto il riconoscimento più alto, quello dato da ogni guida. Dedicherò la seconda parte della mia riflessione ai vini e alle aziende che hanno ricevuto altri riconoscimenti non meno importanti per l’immagine della vitivinicoltura regionale come i due bicchieri o le golden star e altri premi ancora.  
Un quadro, quello sopra descritto, che vede l’affermazione (ben tre) del testimone primo del territorio viticolo molisano, la Tintilia del Molise doc , seguito da altre due  doc l’ “Aglianico del Molise” e dal “Molise rosso o Rosso del Molise”. 

pasqualedilena@gmail.com

 

3 novembre 2014

Un girotondo intorno al mondo degli oppressi e alla schiavitù globale

Daniel PascualHernandez
Ci sono due limiti che non permettono agli oppressi di capire chi sono gli oppressori: la povertà e il benessere. Due mondi contrapposti, caratterizzati, l’uno dal buio della fame che non permette di vedere la luce e l’altro dalla luce che abbaglia e non permette di vedere la realtà. Eppure i padroni dell’uno e dell’altro mondo sono gli stessi ed hanno lo stesso volto coperto da maschere che rappresentano banche, holding, denaro, bocche aperte perché insaziabili, corpi senz’anima e senza cuore nel momento in cui distruggono, solo per denaro, quel bene comune, il più prezioso, il territorio.


il saluto di Don Silvio Piccoli

E’ questo il pensiero che mi sono portato dietro tornando a casa da Termoli dove, ieri pomeriggio, nella sala degli incontri della Parrocchia Sacro Cuore di don Silvio, avevo lasciato gli amici che ascoltavano, seduti in un girotondo, Daniel Pascual Hernández raccontare il suo Guatemala e la sua America latina, “le mani sulla terra” dei padroni del mondo e la schiavitù globale, cioè anche la nostra anche se non ce ne accorgiamo.
serena grandi, daniel pascual hermandez e renato di nicola
Daniel Pascual è il coordinatore del Comitato di Unità Contadina(CUC) e, per questo suo impegno a fianco ai contadini in lotta, è stato, in questi ultimi tempi, più volte minacciato di morte in un Paese di 5 milioni di abitanti che ha visto una repressione con oltre 250mila morti, con il prezzo più alto pagato proprio dai contadini. Un Paese piccolo, il Guatemala, come il Paraguay dei Tupamaros, uomini e donne che hanno fatto impazzire i padroni interni e esterni con le loro azioni eclatanti, frutto di grande intelligenza.
Ed è l’uso dell’intelligenza (ciò vale anche nel nostro Molise) la sola possibilità di tracciare una nuova strada capace di dare risposte a chi ha bisogno di vivere nella giustizia, nella libertà, nell’eguaglianza, in armonia con la natura, la propria terra, con la speranza nel futuro.
Non c’è spazio per una rivoluzione improvvisata, frutto solo della rabbia, ma di atti rivoluzionari da costruire momento per momento e nel segno dell’unità, avendo chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Altrimenti vuol dire– come dice una parola d’ordine di un gruppo di azione proprio del Guatemala – credere che si può cambiare il sistema con il denaro, il potere, la violenza e l’avidità. Non è così, ci vuole “cabeza clara, corazon solidario y puño comattivo”, cioè “mente lucida, cuore forte, solidale e pugno chiuso”. Se poi si vuole impressionare le bigotte nostrane e i padroni – quelli delle imprese petrolifere, idroelettriche, agroindustriali, che devastano montagne, valli, fiumi, mari e campagne e sono ovunque, le stesse anche qui da noi pronti sui nastri di partenza con “Sblocca Italia” - anche qualche bandiera rossa, soprattutto se portata in piazza, come qualche giorno fa, dagli operai!

pasqualedilena@gmail.com

 

 

2 novembre 2014

Uniti per vincere la sfida del domani


foto di Livio Nibaldi
L’incontro del mondo del vino e dell’olio, che c’è stato a Termoli venerdì scorso, ha prodotto primi importanti risultati, che lasciano sperare nella costruzione di un percorso nuovo all’insegna dell’unità con obiettivi da indicare e, insieme, raggiungere, nell’interesse dei comparti produttivi dell’agricoltura molisana e dell’immagine e il futuro del Molise.

Nella Sala consiliare del Comune di Termoli c’era il vicesindaco Maria Chimisso, preside dell’Istituto alberghiero, che ha portato il saluto del sindaco Angelo Scrocca e della città, entrando nel merito del tema in discussione con le competenze di una persona di cultura dirigente di una scuola che mostra sempre più la sua centralità nel campo del turismo. Lo fa con la formazione degli operatori di un’attività che, se organizzata, programmata e integrata con le altre importanti risorse che caratterizzano il Molise, in particolare la ruralità quale impronta del suo territorio, può dare risposte sicure alle tante domande che si pongono i giovani che vogliono diventare gli artefici del loro domani.
C’era anche il Lions, con i suoi club prestigiosi del Molise e dell’Abruzzo, che ha voluto patrocinare l’iniziativa e raccontare, con Stefano Maggioni e Demetrio Di Fonzo, l’impegno del sodalizio, che ha una presenza in ogni angolo del pianeta, su elementi importanti come il cibo, il territorio, la biodiversità, il paesaggio. Tutto questo lungo il percorso che porta al grande appuntamento dell’anno prossimo di Milano, l’Expo 2015, che pensa a come “nutrire il pianeta”, cioè alla Terra che, come pochi ancora sanno, è sempre più sofferente di sicurezza alimentare nella prospettiva non lontana di oltre 9 miliardi di abitanti nel 2050.
Ad aprire il discorso dell’“Unità nella diversità” ci ha pensato Sebastiano Di Maria, l’ideatore e organizzatore de “La Scuola del gusto”, comunicatore del vino, che ha spiegato il modo in cui viene percepito il Molise dalle guide, in particolare dall’ultima firmata da Cernilli o, come a lui piace definirsi "Doctor wine", che, con superficialità e inadeguatezza ha maltrattato il Molise e la sua vitivinicoltura, dimostrando di non conoscere né l’uno né l’altra.

La reazione dei tanti protagonisti del mondo del vino e l’orgoglio mostrato con i tanti commenti a un articolo di Di Maria, postato su facebook , hanno fatto capire che è finito il tempo di stare a incassare schiaffi, ma di contrattaccare per smentire i Doctor Wine e quanti il Molise non lo conoscono.  Da qui l’applauso alla pronta iniziativa promossa e organizzata da DiVinOlio, la bella manifestazione di Rudy Rinaldi giunta alla terza edizione con Termoli protagonista.
A raccontare il mondo del vino, dell’olio e degli altri prodotti tipici ci hanno pensato i presidenti delle tre associazioni che operano nell’ambito della promozione culturale del vino, i sommelier e i degustatori dell’Ais, dell’Onav e dell’Aspi. Tre donne alla guida delle tre associazioni prima citate, Giovanna Di Pietro, Carolina Iorio e Celeste Di Lizio, che hanno saputo evidenziare, con la forza della delicatezza, la ricchezza dell’enogastronomia molisana, la capacità dei trenta produttori, la gran parte dei quali giovani e donne. In pratica, i protagonisti di questi prodotti che pagano a caro prezzo i limiti di attenzione della politica e delle istituzioni.

Non si può governare senza la bussola della programmazione e senza la consapevolezza del valore del territorio e, con esso, della sua agricoltura e del turismo, che hanno bisogno di piani e, soprattutto, di una strategia di marketing dotata di strumenti (ente di promozione) e di strutture (enoteca regionale quale casa del gusto molisano).

Non si può governare senza la ricerca e la sperimentazione e la diffusione dei risultati che esse produono; la partecipazione dei protagonisti di mondi complessi e variegati che, però, possono dare risposte importanti al Molise, soprattutto in fatto di nuove professionalità,  nuova occupazione. Solo così il Molise è in grado di esprimere la sua immagine di città regione con un territorio ricco di peculiarità, sia riferiti ai valori che alle risorse.
Sono stati ricordati i 63 anni appena festeggiati dell’Onav ed è stata annunciata l’uscita, nei prossimi giorni, della nuova guida dell’Ais, Vitae, che ha dalla sua il merito di essere frutto di uno stretto rapporto dei soci Ais con le aziende e il territorio.
A seguire,  l’intervento di tre produttori (Angelo D’Uva, vignaiuolo i Larino; Antonio Valerio, produttore di olio e di vino in quel di Monteroduni e Alfredo Palladino di Terresacre di Montenro di Bisaccia, l’azienda vitivinicola inserita, in una guida legata al Corriere della Sera, tra le duecento considerate). Tutt’e tre hanno raccontato una realtà che li vede attori di processi molto impegnativi per affermare i loro vini ed i loro oli, soprattutto di andare avanti da soli, ognuno per proprio conto alla conquista del mercato globale penalizzati dalla mancanza di iniziative collettive nel campo della promozione.

Certo, hanno parlato anche del Vinitaly dove il Molise, con i suoi vini, svolge davvero il ruolo di cenerentola con un’immagine più di una media azienda che di una Regione. Un vestito corto per le aziende che si sono date da fare e si son fatte conoscere che spiega la fuga dallo stand allestito dall’Unioncamere del Molise.
Il Vinitaly e, così, le altre poche iniziative nazionali e internazionali alle quali il Molise partecipa, che possono dare una risposta ai prodotti e al territorio molisano, solo se organizzate secondo i bisogno e le esigenze dei produttori (tutti e non solo cinque fortunati come nel caso della recente edizione del Salone del Gusto – Terra madre di Torino).
foto di Livio Nibaldi
Fra le esigenze urgenti quella di dar vita a un consorzio di tutela della Doc “Tintilia del Molise” e di rilanciare il consorzio  esistente per le rimanenti tre doc “Biferno”, “Pentro” e “Molise”.
Alla fine della discussione tutti i protagonisti dell’incontro dibattito hanno dato il loro pieno consenso a mettere in campo l’esperienza maturata in questi anni e viverla insieme con tutti gli altri attori al fine di stimolare le politiche che servono davvero all’enogastronomia molisana, alle aziende ed al complesso e variegato mondo del vino, dell’olio e degli altri prodotti testimoni del territorio molisano.

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