23 dicembre 2014

LE CITTA’ DELL’OLIO, UN SOGNO

Voglio raccontare anche a voi il sogno che ho raccontato lo scorso venerdì agli amici presenti alla manifestazione dei venti anni dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, organizzata magnificamente da Assunta D’Ermes, nella veste di vicesindaco e vice coordinatore delle città dell’olio del Molise, per conto del Comune di Larino.


con me, il presidente Carlo Antonini
 e il Sindaco di Larino Alberto Malorni
C’erano anche, nella Sala consiliare ai piani alti del Palazzo Ducale, i sindaci e gli amministratori di oggi delle Città dell’Olio, ma anche di ieri, come Nicola D’Ascanio, che è stato il primo a portare l’adesione di Montenro di Bisaccia; Pasquale Pizzuto, socio fondatore con Colletorto; Michele Pangia, allora sindaco di Rotello. C’erano, con Vincenzo Notarangelo sindaco di Larino, il Presidente e il Direttore dell’Associazione nazionale, Enrico Lupi e Antonio Balenzano; il coordinatore delle città dell’olio del Molise, nonché sindaco di Venafro, Antonio Sorbo; il direttore del Gal Innova plus che ha sede a Larino, Giovanna Lepore, che, dopo la modifica dello statuto dell’Associazione, è il primo Gal, com’è primo il Parco degli ulivi di Venafro, a far parte della grande squadra delle Città dell’Olio.


Venti anni da quel 17 dicembre del 1994, il giorno della Costituzione dell’Associazione a Larino davanti all’allora Sindaco di Larino, Alberto Malorni, che ha prontamente sposato l’idea, e altri 32 bravi amministratori di comuni ed enti, in gran parte molisani, con Ro Marcenaro, il bravissimo disegnatore di Piacere Molise e mio amico, a scoprire l'olivina che è tutt'ora il logo delle Città dell'Olio.

 Un’idea nata subito dopo le mie dimissioni (1993) da direttore dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, che, con L’Enoteca, avevo organizzato e promosso a Siena nel giorno della primavera del 1987.
Un’esperienza esaltante quella da me vissuta, per oltre cinque anni, con le città del vino, a fianco di sindaci e amministratori capaci, prima della Toscana e del Piemonte, poi di ogni regione italiana. Cinque e più anni che avevano maturato e fatto crescere in me il significato e il valore del territorio in quanto origine; fonte dei caratteri di qualità e di tipicità che, se valeva per il vino, aveva lo stesso significato per tutti gli altri mille prodotti testimoni dei mille territori di questo nostro fantastico Paese.
Le dimissioni le avevo date soprattutto per far fronte agli impegni crescenti, nella mia veste di Segretario generale, dell’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena. E' bastato poco tempo a farmi sentire il bisogno di non rimandare, ancora una volta, il mio sogno di dare un simile strumento anche all’olio, il prodotto a me più caro, quale figlio di una città, Larino, che trova le sue radici proprio nell’olivo. Una città che deve tanto a questa pianta meravigliosa, da sempre qui “gentile”, e non solo, visto che è la sola città al mondo ad avere ben tre varietà, che portano il suo nome, a testimoniare l’origine.
Dopo aver avuto il benestare del mio Presidente Margheriti mi sono messo a progettare l’Associazione che, una volta realizzata, ha avuto anche il significato di una mia dedica al Molise e a Larino. Volevo dare al primo quell’immagine che non ha, tanto da far dire a qualcuno che “non esiste”, e, alla mia città, la voglia di vivere e rivivere il suo ruolo di capitale, ieri dei Frentani e oggi dell’olio, dando spazio a altre idee vincenti come l’Olivoteca d’Italia e l’Università dell’Olivo e dell’Olio del Mediterraneo, la "Città del Gusto molisano".
Un sogno questo, purtroppo mai realizzato, per colpa mia che non sono riuscito a spiegarlo ai sindaci ed agli amministratori succeduti a Malorni,  e, così, coinvolgere altri a crederci e, con me, a provarci per ripagare questa terra, oggi in grande difficoltà, che ha però tutto per volare alto con la sua storia, i suoi paesaggi, le sue tradizioni, la sua agricoltura.
Grazie a molisani come i presidenti delle due provincie e delle due Camere di Commercio, Chieffo e Preziosi, Colavita e Angelaccio, a personaggi come Pellegrino e Conti di Isernia e, principalmente, ai venti sindaci e più, Larino ha visto nascere, con Carlo Antonini, sindaco di Trevi, primo presidente, l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, e diventare, anche se per un periodo breve di tempo, la sua prima sede.
Nel corso di poco tempo, la sede è passata a Siena con il sogno che ha cominciato a camminare, prima con Carlo Antonini e, poi, con Enrico Lupi, che da oltre quindici anni presiede l’associazione con grande capacità e dignità, tanto da renderla, non solo strumento di quella crescita culturale che sta portando allo scoperto un mondo complesso e affascinante come quello dell’olio, ma punto di riferimento delle politiche nazionali, europee e mediterranee. Quelle politiche  che servono per dare all’olio, proveniente solo da una semplice  spremitura di olive, la qualità dell’origine, il valore aggiunto della storia, dell’ambiente, del paesaggio, delle tradizioni e, soprattutto della biodiversità, quella olivicola, che dà all’Italia un primato mondiale.
Un patrimonio enorme la biodiversità, essenziale  per l’olio italiano se vuol vincere la competizione sempre più agguerrita sul mercato globale e, così, superare i rischi che corre l’olivicoltura italiana in mancanza di un piano e di una strategia di marketing, un vuoto che diventa ancor più profondo dopo la tremenda annata 2014.
La diversità dall’Oliveto Italia,  con la possibilità di un’offerta di una vasta gamma di tipologie di olio dalle ricche e preziose peculiarità, è la sola vera grande risposta al processo crescente di quell’appiattimento del gusto promosso dalle industrie.  È la carta vincente che l’Italia ha in mano, tutta da giocare e senza perdere altro tempo.
 L’associazione Nazionale Città dell’Olio, frutto di un sogno e, soprattutto forte di una storia di venti anni ricca di straordinari risultati, ha quanto è necessario per dare a questa carta vincente, che io indico  nell’Olivoteca d’Italia, lo strumento e l’opportunità che permette di comunicare un mondo, quello dell’olivo, con la sua biodiversità.
Grazie Città dell’Olio e lunga vita a te, ai nostri meravigliosi territori più ricchi di bontà; ai nostri bravi olivicoltori e trasformatori; ai nostri deliziosi oli che, con le peculiarità dei differenti caratteri, sono in grado di confezionare le risposte che servono al consumatore, in particolare quello più esigente, di oggi e di domani.

pasqualedilena@gmail.com



 

20 dicembre 2014

LA REGIONE TOSCANA RISPONDE ALL'APPELLO DELL'ENOTECA

Un milione di euro per salvare l'Enoteca italiana

Una notizia, un saluto e un augurio. Così Pasquale Di Lena lancia una concreta speranza per il rilancio della struttura permanente nel campo della promozione e dell’immagine del vino italiano

Care amiche, cari amici,
nel ringraziare ognuno di voi della firma posta alla petizione, lanciata due settimane da me e dai miei presidenti Margheriti e Tattarini, inoltro il comunicato stampa che annuncia una forte iniziativa della Commissione Agricoltura - Regione Toscana per evitare la chiusura dell’Enoteca.
L’Appello “ No alla chiusura dell’Enoteca italiana di Siena e l’impegno del consigliere regionale Marco Spinelli e di quanti con lui si sono adoperati per il raggiungimento di questo primo importante risultato, hanno sicuramente dato quel contributo a rilanciare le speranze di rilancio dell’Enoteca Italiana. Un impegno che serviva per squarciare l’indifferenza di fronte all’annunciata chiusura della sempre più centrale e preziosa struttura permanente nel campo della promozione e dell’immagine del vino italiano. Ora, bisogna cogliere questo primo importante risultato per sollecitare il Governo e il suo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; gli enti senesi; le Regioni e il mondo vitivinicolo, e avere la risposta del loro impegno. Una risposta che, insieme alle idee, i progetti e un programma di attività, è fondamentale per il rilancio dell’Enoteca.
Ancora grazie per quello che avete fatto e continuate a fare. A voi i miei migliori saluti e gli auguri di Buone Feste.
Pasquale Di Lena

Enoteca Italiana, la Regione stanzia un milione di euro
18 dic, 2014
«L’Enoteca Italiana, per il suo importante e tangibile ruolo nella promozione, diffusione e conoscenza a livello mondiale dell’eccellenza vitivinicola senese e per la sua capacità occupazionale merita di avere un’opportunità di rilancio anche attraverso un contributo pubblico. Saluto quindi positivamente lo stanziamento di un milione di euro deciso oggi a seguito dell’iniziativa del consigliere Spinelli, da me sostenuta, e condivisa dai componenti della Commissione Agricoltura. Ma ciò purché si volti veramente pagina rispetto alla gestione passata. La disponibilità data dalla Regione potrà concretizzarsi solo di fronte a un progetto di rilancio credibile che veda Enoteca Italiana operare con logiche di mercato, con l’impegno anche degli enti proprietari e senza l’influenza della politica. Un’opportunità che la Regione offre per aiutare una realtà che svolge una funzione positiva per il territorio e per tutelare i molti dipendenti che vi lavorano e che senza un nuovo piano di rilancio rischierebbero di perdere la loro occupazione».
Così Claudio Marignani, vicepresidente della commissione regionale Agricoltura in merito allo stanziamento di un milione di euro a sostegno di un possibile progetto di rilancio dell’Enoteca Italiana deciso oggi a seguito dell’approvazione di un emendamento alla Legge Finanziaria.
di Teatro Naturale
pubblicato il 18 dicembre 2014 in Pensieri e Parole > La voce dei lettori

17 dicembre 2014

LARINO 17 DICEMBRE 1994, NASCITA CITTA' DELL'OLIO

con me, il presidente Carlo Antonini
 e il Sindaco di Larino Alberto Malorni
Larino, 17 Dicembre 1994 ore 10, sala conferenze Palazzo Ducale, prendeva inizio l'incontro dei 33 amministratori, sindaci, presidenti di Province e Camere di Commercio, alla presenza del Sindaco della Città, Alberto Malorni, e dopo il saluto dell'On. Federico Orlando, per la Costituzione dell'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio, da me pensata e preparata all'Enoteca Italiana di Siena con la piena condivisione del Presidente Sen. Riccardo Margheriti.

Per quelli di Imperia (Liguria), Seneghe (Sardegna), Trevi (Umbria), Trequanda (Toscana), Cartoceto (Marche), Massa Lubrense (Campania), Poggio sannita (Molise), un viaggio lungo per raggiungere Larino, l'antica capitale dei romani e patria di tre varietà di olivi autoctoni, dei 18 coltivati in Molise e dei 500 che compongono il ricco patrimonio di biodiversità olivicola, che danno all'Italia un primato mondiale, ancora tutto da sfruttare se si vuole vincere la competizione sempre più agguerrita sul mercato globale.


il neo presidente Carlo Antonini
con Ro Marcenaro
Un'assemblea entusiasta che applaude Angela Di Niro, per la sua dotta relazione sull'olio nell'antichità, e il grande disegnatore umorista, Ro Marcenaro, quando scopre l'olivina da sempre immagine delle città dell'olio, e, soprattutto, Carlo Antonini, allora
sindaco di Trevi, eletto 1° Presidente all'unanimità.

Un giorno dal freddo intenso, "gelido" come suole ripetere il Presidente Enrico Lupi, che prende il posto di Antonini e sotto la sua guida, da oltre 15 anni, l'Associazione cresce di numero di soci (oltre 350 allo stato attuale), di presenza (nelle 18 regioni olivicole italiane), d'iniziative da Andar per Olio nei frantoi, a Bimboil e, da qualche anno, Girolio, d'importanza a livello internazionale con la federazione delle municipalità dell'olio del Mediterraneo, di prestigio con le tante sue proposte che aiutano a far crescere la cultura dell'olio, il peso dell'ambiente e del paesaggio olivicolo, il valore e il significato del territorio che ha nell'olio un suo importante testimone.   

Venti anni fa e, nello stesso luogo di vent'anni fa, venerdì prossimo alle ore 17.00 la festa del compleanno più importante, promosso dal Comune di Larino e dalle Città dell'Olio, con la collaborazione della Regione Molise e, per il 1° Concorso di cortometraggi sull'olio "Olio in corto" con MoliseCinema.

Buon compleanno Città dell'Olio e ad maiora. Arrivederci a venerdì 19 al Palazzo ducale di Larino.
pasqualedilena@gmail.com

UN MOLISANO CHE MERITA

Leonardo Colavita tra i nuovi vicepresidenti di Federalimentare, la soddisfazione di Assitol  


Riporto con grande gioia la nota stampa di Silvia Cerioli, letta, con questo titolo, su OlioOfficina dell'amico Luigi Caricato, perché parla di una persona che stimo da sempre per il suo prezioso impegno che, insieme con quello della famiglia, ha contribuito a trasformare un'azienda familiare in una grande azienda che il mondo conosce.
Infatti essa porta sui più importanti mercati del mondo il nome dell'Italia e quello dell'olio, tant'è che in America, in Canada e in Giappone, e non solo, dire Colavita vuol dire olio italiano e vuol dire anche Molise.
Una grande gioia per me che conosco e stimo da sempre Leonardo e considero amico, per la famiglia Colavita che, partendo da Sant'Elia a Pianisi, continua a conquistare il mondo e, con Leonardo, a essere  ai vertici dell'Alimentare italiano, un settore che il mondo c'invidia.
La gioia che, con Leonardo e i Colavita, c'è anche il Molise           
Leonardo Colavita tra i nuovi vicepresidenti di Federalimentare, la soddisfazione di Assitol
nota stampa di Silvia Cerioli
Leonardo Colavita, past president di Assitol e nome storico dell’industria olearia, è uno dei nuovi vicepresidenti di Federalimentare.
Leonardo Colavita, past president di Assitol, l’associazione degli industriali oleari, entra a far parte della squadra direttiva di Federalimentare, la Federazione dell’industria alimentare aderente a Confindustria. Il neo-presidente, Luigi Scordamaglia, lo ha infatti nominato vicepresidente con delega ai rapporti sindacali.
“Siamo felici per la nomina di Leonardo Colavita a vicepresidente di Federalimentare – dichiara Giovanni Zucchi, presidente di Assitol - è un riconoscimento per un imprenditore che ha portato in alto il nostro olio nel mondo, coniugando accortezza ed inventiva. Ma soprattutto, apprezziamo il segno di attenzione nei confronti dell’industria olearia, comparto distintivo dell’industria agroalimentare italiana”.
Molisano, 67 anni, il neo-vicepresidente è fondatore ed amministratore della Colavita SpA, una delle aziende italiane più importanti del settore, con stabilimenti a Campobasso e a Pomezia. I suoi prodotti, inoltre, sono molto apprezzati all'estero, in particolare negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone. In Assitol, dopo vari mandati da presidente, attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente con delega ai rapporti con Federalimentare.
“Siamo certi – conclude il presidente Zucchi – che Colavita, in un ruolo così importante, saprà esprimere lo stesso equilibrio dimostrato da sempre in Assitol”.

15 dicembre 2014

L’Olio di Flora bio Goccia D’Oro 2014


Comunicato stampa 

L’Olio di Flora di Pasquale Di Lena di Larino torna a vincere il Premio Goccia d’Oro, questa volta  nella categoria Biol.  

Un successo ancora più grande se si pensa al prestigio del Concorso “Goccia d’Oro”, riservato agli oli molisani, e, soprattutto, all’annata difficile, particolarmente tremenda per chi ha voluto mantenere fede alla coltivazione biologica. 

Un’annata ricordata ieri, nel corso della festa della premiazione nel Palazzo Ducale di Larino dal curatore del premio, Maurizio Corbo, che ha detto “Nonostante le condizioni avverse, il Molise grazie al concorso Goccia D’Oro, giunto alla sua 11a edizione, visti i risultati, mostra la bellezza dell’olivicoltura regionale: pochi gli oli difettati, con alterazioni relative al temuto parassita mosca dell’olivo, molti invece sono risultati gli oli extravergini che si sono contraddistinti con note di pregio ed hanno raggiunto valutazioni ragguardevoli …  Il concorso Goccia D’Oro – ha concluso Corbo - si dimostra sempre più un percorso capace di guidare gli olivicoltori nella produzione della qualità di cui ha bisogno il Molise per rafforzare la sua identità olivicola fuori dai confini regionali e nazionali”.

Una grande partecipazione quella di ieri sera nella Sala Conferenze del Palazzo Ducale della Città, Larino, che ha dato i natali all’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che, venerdì prossimo, dalle ore 17.00 torna a rivivere il momento costitutivo avvenuto venti anni fa, precisamente il 17 dicembre del 1994, e, subito dopo a premiare i vincitori del 1° Concorso “Olio in Corto”, promosso dal Comune di Larino e da MoliseCinema, riservato a cortometraggi che raccontano dell’olivo e dell’olio molisani.

Un’altra giornata dedicata all’olio che merita di essere partecipata 

 

Il premio Goccia d'Oro 2014 a 14 oli eccellenti del Molise

  su Italia a Tavola (www.italiaatavola.net)
 
Dei 56 oli extravergine in gara all'ultima edizione del concorso Goccia d'Oro, 14 sono stati premiati con il massimo riconoscimento. Tra le novità di quest'anno la categoria “Biologico” e quella riservata agli oli Dop

Ben 56 i campioni di olio extravergine di oliva pervenuti nella sede di Larino (Cb) dell’Arsiam (l’Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura molisana) da ogni parte del Molise, a testimoniare, vista la terribile annata dell’olio 2014, l’interesse per il concorso Goccia d'Oro giunto alla sua 11ª edizione. La scorsa domenica, proprio a Larino, nell’antica capitale dei Frentani, culla, dal 1994 dell’associazione nazionale delle Città dell’Olio, si è svolta la grande festa della consegna della Goccia d’Oro ai 14 oli vincitori.



Tra le novità di questa edizione la categoria Biol, che ha visto trionfare l’olio di Flora di Larino (Cb); medaglia d’argento per l’olio biologico di Alessandro Patuto, sempre di Larino, seguito dall’olio di Cirelli Giuseppina di San Giuliano di Puglia (Cb). Ha esordito anche la categoria riservata agli oli Dop, con l’olio di Marina Colonna di San Martino in Pensilis vincitore; secondo posto per l’olio del Frantoio oleario di Giovanni Di Vito di Campomarino, mentre terzo in classifica l’olio dell’Oleificio Bruno Mottillo di Larino.

La dimostrazione che la terribile annata 2014, che ha penalizzato per oltre il 50% l’olivicoltura molisana, ha ripagato i produttori e, con essi, i consumatori, con la qualità. Premi riservati a due categorie di produttori, gli amatori e i professionisti, con tre giurie impegnate: quella composta dai ragazzi delle scuole dell’obbligo; un’altra da una rappresentanza di farmacisti e un’altra ancora da una giuria di professionisti componenti del Panel.

«Nonostante le condizioni avverse - ha tenuto a sottolinearlo il responsabile del premio, Maurizio Corbo - il Molise grazie al concorso Goccia D’Oro, visti i risultati, mostra la bellezza dell’olivicoltura regionale: pochi gli oli difettati, con alterazioni relative al temuto parassita Mosca dell’olivo, molti invece sono risultati gli oli extravergini che si sono contraddistinti con note di pregio ed hanno raggiunto valutazioni ragguardevoli. Il dato dimostra che operando bene e seguendo le indicazioni di esperti del settore, tra cui il personale dell’ufficio olivicolo dell’Arsiam di Larino, si riesce a sconfiggere la malasorte, ottenendo, indipendentemente dalle condizioni ambientali e fitosanitarie, ottimi risultati. Il concorso Goccia D’Oro si dimostra sempre più un percorso capace di guidare gli olivicoltori nella produzione della qualità di cui ha bisogno il Molise per rafforzare la sua identità olivicola fuori dai confini regionali e nazionali».

Antonio RadattiLa varietà più premiata è stata la “Gentile di Larino” con sei medaglie d’oro, tre d’argento e tre di bronzo, e non a caso. Larino, infatti, non da oggi è una capitale dell’olio, non solo per l’intenso e ricco paesaggio olivicolo che caratterizza il suo territorio e quello dei paesi circostanti; la ricca storia, la cultura e l’insieme delle antiche tradizioni, ma, anche, per il primato al mondo, di dare il proprio nome a ben tre delle diciotto varietà autoctone molisane, la “Salegna o Saligna”, la “Oliva San Pardo” e la “Gentile di Larino”, con quest’ultima che rappresenta un terzo di tutta l’olivicoltura regionale.

Delle 30 aziende premiate, ben nove sono di Larino; cinque di Colletorto, tre di Guglionesi e Mafalda; due di Campomarino e le rimanenti di Gildone, Pietracatella, Morrone del Sannio, Mirabello Sannitico, Santa Croce di Magliano, San Giuliano di Puglia e San Martino in Pensilis, tutte nella provincia di Campobasso, mentre una sola, l’azienda agricola Principe Pignatelli di Antonio Valerio, della Provincia di Isernia, nel territorio di Monteroduni che vanta due varietà autoctone.

Una curiosità, ben nove delle aziende premiate, hanno avuto come punto di riferimento il frantoio della Cooperativa Olearia Larinese che, in questi anni, ha dato molto alla crescita della qualità e dell’immagine dell’olio molisano e della “Gentile di Larino” in particolare.

Un’altra curiosità, che merita essere citata, è che una sola azienda, Olio Aloia di Colletorto, ha preso ben tre medaglie con il suo olio fruttato intenso, come dire che tutt’e tre le giurie l’hanno valutato il migliore.

I risultati

Categoria amatori - Giuria professionisti

Olio fruttato leggero
  1. Pastorini Fabrizio di Larino
  2. Storto Giuseppe di Morrone nel Sannio
  3. Valerio Adele di Mafalda
Olio Fruttato medio
  1. Radatti Antonio di Guglionesi
  2. Pastorini Marcello-Muheim Anna Rita Dorothea di Larino
  3. Del Balso Antonio Pio di Gildone
Olio fruttato intenso
  1. D’Amico Federica di Pietracatella
  2. Gammieri Lorenzo di Larino
  3. Passarelli Giovanni di Mirabello Sannita
Categoria Professionisti - Olio extravergine d’Oliva - Giuria professionisti

Olio fruttato leggero
  1. Tulipano Luigi di Guglionesi
  2. Di Pietro Sabrina di Mafalda
  3. Villani Antonio di Campomarino
Olio fruttato medio
  1. Tamaro Giorgio di Colletorto
  2. Az. Agr. Principe Pignatelli di Monteroduni
  3. Azienda Gasdia di Larino
Olio fruttato intenso
  1. Olio Aloia sas di Colletorto
  2. Frantoio oleario di Battista Manrico di Santa Croce di Magliano
  3. Travaglini Francesco di Larino

Categoria professionisti - Olio extravergine d’oliva - Giuria farmacisti

Olio fruttato leggero
  • Di Pietro Sabrina di Mafalda
Olio fruttato medio
  • Azienda Gasdia di Larino
Olio fruttato intenso
  • Olio Aloia sas di Colletorto

Categoria professionisti - Olio extravergine d’oliva - Giuria ragazzi

Fruttato leggero
  • Tulipano Luigi di Guglionesi
Fruttato medio
  • Tamaro Giorgio di Colletorto
Fruttato intenso
  • Olio Aloia sas di Colletorto

Categoria professionisti - Olio extravergine bio - Giuria professionisti
  1. Olio Flora di Larino
  2. Patuto Alessandro di Larino
  3. Cirelli Giuseppina di San Giuliano di Puglia
Categoria professionisti - olio extravergine Dop - giuria professionisti
  1. Marina Colonna S.r.l. di San Martino in Pensilis
  2. Frantoio oleario Di Vito Giovanni di Campomarino
  3. Oleificio Bruno Mottillo di Larino

Premio Goccia D’Oro 2014


 
Vedere L’Olio di Flora, il mio olio, tornare, dopo qualche anno di silenzio, a vincere di nuovo il Premio Goccia d’Oro nella categoria Biol, e, vincerlo in questa annata particolarmente difficile, tremenda per i più, mi ha dato una doppia gioia e non poca commozione di fronte a un pubblico attento e appassionato dell’olio extravergine di oliva che era presente nella sala degli incontri di Palazzo Ducale di Larino.
 

foto di Alessandro Monaco
                 Una sala strapiena quella che ha vissuto la grande festa della consegna dei 14 premi assegnati ai vincitori del Concorso Goccia D’Oro 2014, alla presenza del sindaco di Larino, Avv. Vincenzo Notarangelo, dell’Assessore regionale all’Agricoltura, Vittorino Facciolla e di Maurizio Corbo, inventore, promotore e regista di tutt’e undici le manifestazioni che si sono svolte fino ad ora.  
 
Ben 56 i campioni di olio extravergine di oliva pervenuti nella sede di Larino dell’Arsiam (l’Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura molisana) da ogni parte del Molise, a testimoniare, vista la terribile annata dell’olio 2014, l’interesse per questo Concorso. In particolare dopo l’aggiunta di due nuove categoria, quella riservata agli oli biologici, non certo facili da avere in un’annata tempestata dalla mosca dell’olivo e quella riguardante la Dop che, come chi sa, fa riferimento a un prodotto altamente qualificato, oggetto di analisi chimica ancor prima che organolettica.
 
                 Un Concorso, Goccia d'Oro,  riservato a olivicoltori molisani con produzioni sotto i cinque quintali di olio, definiti amatori,  e a quelli che con l’olivicoltura provano a definire il bilancio aziendale, i professionisti,  con tre giurie impegnate: quella composta dai ragazzi delle scuole dell’obbligo; un’altra da una rappresentanza di farmacisti e un’altra ancora da una giuria di professionisti componenti del Panel.
 
              “Nonostante le condizioni avverse, il Molise, - ha tenuto a sottolinearlo il responsabile del Premio, Maurizio Corbo - grazie al concorso Goccia D’Oro, visti i risultati, mostra la bellezza dell’olivicoltura regionale: pochi gli oli difettati, con alterazioni relative al temuto parassita Mosca dell’olivo, molti invece sono risultati gli oli extravergini che si sono contraddistinti con note di pregio ed hanno raggiunto valutazioni ragguardevoli…  Il concorso Goccia D’Oro – ha concluso Corbo - si dimostra sempre più un percorso capace di guidare gli olivicoltori nella produzione della qualità di cui ha bisogno il Molise per rafforzare la sua identità olivicola fuori dai confini regionali e nazionali”.  
Mena Aloia

              La varietà più premiata è stata la “Gentile di Larino” con sei medaglie d’oro, tre d’argento e tre di bronzo, mentre l’azienda che ha avuto ben tre “Goccia d’Oro”,  è stata “Olio Aloia” di Colletorto.  
 
              




 Delle 30 aziende premiate, ben nove erano di Larino; cinque di Colletorto, tre di Guglionesi e Mafalda; due di Campomarino e le rimanenti di Gildone, Pietracatella, Morrone del Sannio, Mirabello Sannitico, Santa Croce di Magliano, San Giuliano di Puglia e San Martino in Pensilis, tutte nella provincia di Campobasso, mentre una sola, l’azienda agricola Principe Pignatelli di Antonio Valerio, della Provincia di Isernia, nel territorio di Monteroduni, che vanta due varietà autoctone.
 
                
Una curiosità, ben nove delle aziende premiate con Goccia d’Oro o salite sul podio,  hanno avuto come punto di riferimento il frantoio della Cooperativa Olearia Larinese che, in questi anni, ha dato molto alla crescita della qualità e dell’immagine dell’olio molisano e della “Gentile di Larino” in particolare.
 
               Di seguito i risultati:
 
A)   Categoria amatori / Giuria professionisti

Olio fruttato leggero
1° posto: Pastorini Fabrizio di Larino
2° posto Storto Giuseppe di Morrone nel Sannio
3° posto Valerio Adele di Mafalda

Olio Fruttato medio
1° posto: Radatti Antonio di Guglionesi
2° posto Pastorini Marcello-Muheim Anna Rita Dorothea di Larino
3° posto: Del Balso Antonio Pio di Gildone

Olio fruttato intenso
1° posto: D’Amico Federica di Pietracatella
2° Gammieri Lorenzo di Larino
3° posto Passarelli Giovanni di Mirabello Sannita
 
B)    Categoria Professionisti /Olio extravergine d’Oliva/ Giuria professionisti

Olio fruttato leggero
1° posto: Tulipano Luigi di Guglionesi
2° posto Di Pietro Sabrina di Mafalda
3° posto :Villani Antonio di Campomarino

Olio fruttato medio
1° posto: Tamaro Giorgio di Colletorto
2° posto: Az. Agr. Principe Pignatelli di Monteroduni
3° posto: Azienda Gasdia di Larino

Olio fruttato intenso
1° posto: Olio Aloia sas di Colletorto
2° posto Frantoio oleario di Battista Manrico di Santa Croce di Magliano
3° posto Travaglini Francesco di Larino
 
C)   Categoria professionisti / olio extravergine d’oliva/ Giuria Farmacisti

Olio fruttato leggero
1° posto: Di Pietro Sabrina di Mafalda

Olio fruttato medio
1° posto: Azienda Gasdia di Larino

Olio fruttato intenso
1° posto: Olio Aloia sas di Colletorto

       D) Categoria professionisti / olio extravergine d’oliva/ Giuria ragazzi

Fruttato leggero
1° posto: Tulipano Luigi di Guglionesi

Fruttato medio
1° posto: Tamaro Giorgio di Colletorto

Fruttato intenso
1° posto : Olio Aloia sas di Colletorto

          E) Categoria professionisti/ olio extravergine BIO/ giuria professionisti

1° posto: Olio Flora di Larino
2° posto: Patuto Alessandro di Larino
3° posto: Cirelli Giuseppina di San Giuliano di Puglia

          F) Categoria professionisti/ olio extravergine DOP/ giuria professionisti

1 posto: Marina Colonna S.r.l. di San Martino in Pensilis
2° posto: Frantoio oleario Di Vito Giovanni di Campomarino
3° posto: Oleificio Bruno Mottillo di Larino
 
 pasqualedilena@gmail.com

 

13 dicembre 2014

Goccia d'Oro e Olio in Corto. Larino festeggia così l'extra vergine

Un fine settimana interamente dedicato al succo di oliva dove protagonisti saranno cortometraggi di giovani filmaker italiani che potrebbero diventare importanti strumenti di valorizzazione dei territori olivicoli italiani, dando dignità e valore aggiunto al prodotto


Larino, grazie alle sue “Città dell’Olio”, l’associazione nazionale nata proprio qui vent’anni fa, precisamente il 17 di dicembre 2014 in un mattino gelido, e, grazie al Concorso “Goccia d’Oro", che si ripete da 11 anni, tornerà, questo fine settimana e quello della settimana prossima, ad essere il luogo che da millenni parla di olio e, in particolare, di quello dal fruttato delicato ricavato dalla varietà autoctona “Gentile di Larino”.
E non solo, a completare il quadro delle iniziative che Larino, antica capitale dei Frentani, dedicherà all’olivo e al suo olio ci saranno la presentazione e la premiazione dei cortometraggi della prima edizione del Concorso “Olio in Corto”, promosso dal Comune di Larino con la collaborazione di MoliseCinema.
Si inizia sabato 13 con la presentazione del libro di Cosimo Damiano Guarini, LovOlio che, con l’aiuto diversi autori, ripercorre la storia dell’olio e il suo lungo viaggio nei secoli, a partire dalla mezzaluna fertile, l’area che, passando dalla costa est del Mediterraneo, va dalla Mesopotania al vicino Egitto, quella che ha visto nascere l’allevamento e, diecimila anni fa, l’agricoltura.
Un tuffo poi nella cultura dell’olio, con lo storico istituto agrario protagonista, che trova la sua naturale conclusione nella proclamazione dei vincitori del Premio “Goccia D’Oro” promosso dall’Arsiam e organizzato da uno dei più conosciuti capo panel, Maurizio Corbo, che anche il responsabile del comparto olivicolo dell’Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo.
Il programma continua la mattina della domenica con una visita guidata del centro storico di Larino con la “Carovana Popolare” dell’Ecomuseo degli itinerari Frentani.
Nel tardo pomeriggio la conclusione della manifestazione negli splendidi ambienti del Palazzo Ducale con la consegna del premio “Goccia d’Oro” ai vincitori delle sei categorie, il confronto sull’annata olearia e la degustazione degli oli vincitori.
Non meno intenso ed importante il programma della manifestazione del giorno 19 della settimana successiva, tutta all’insegna del 20° delle Città dell’Olio, voluta dal Comune di Larino e organizzata dall’assessore Assunta D’Ermes, anche nella veste di vice coordinatrice delle Città dell’Olio del Molise.
Si parte con un Convegno riferito al ventennale “Dal 1994 al 2014, da Larino vent’anni di futuro” che vede la presenza congiunta del Presidente della Regione Molise, Paolo Di Laura Frattura, e dell’Assessore all’Agricoltura e Ambiente, Vittorino Facciolla, a significare l’importanza che il Molise dà a questo avvenimento; gli interventi di Antonio Sorbo, coordinatore delle città dell’olio del Molise, Giovanna Lepore direttrice del Gal Innova Plus di Larino e il mio, in qualità di ideatore e promotore dell’Associazione partita con 27 comuni, due provincie e tre Camere di commercio soci fondatori e, oggi, forte di oltre 350 enti protagonisti a premiare l’intenso e costante lavoro del Presidente Enrico Lupi che, dopo Carlo Antonini, allora sindaco di Trevi, guida senza soluzione di continuità l’Associazione. Lupi sarà presente con il direttore Antonio Balenzano e sarà lui a fare le conclusioni del convegno.
A seguire, la prima edizione del Concorso “Olio in Corto”, partecipato da giovani filmaker provenienti da ogni parte d‘Italia per essere a Larino, seguire e riprendere tutte le operazioni legate alla raccolta e alla nascita dell’olio nuovo.
I cortometraggi che verranno proiettati e premiati diventeranno importanti strumenti di stimolo e sostegno al marketing dell’olio, che, soprattutto dopo la terribile annata che sta per chiudersi, ha forte bisogno di comunicazione e commercializzazione se si vuole dare ad esso l’immagine che merita e un prezzo remunerativo fondamentale per la continuità delle aziende olivicole, dei territori che le esprimono con i particolari ambienti e i tanti indimenticabili paesaggi legati all’olivo o, meglio, agli olivi, con le loro 500 varietà autoctone a rappresentare il primato mondiale della biodiversità.
di Pasquale Di Lena
TEATRO NATURALE pubblicato il 11 dicembre 2014 in Strettamente Tecnico > Eventi

10 dicembre 2014

Eco della festa di apertura de “la casa della paesologia”


Treviso - una delle vallate
Il giorno dell’immacolata che, a mio parere ha segnato la fine di questa stagione strana di un’interminabile estate, l’ho dedicato a un’iniziativa che, con le sue ali che volano già verso il futuro, considero di grande attualità: l’inaugurazione de “la Casa della Paesologia”.
Ho faticato un po’ per arrivarci in quel punto sospeso, alto tra le nuvole, che è Trevico, nella parte orientale dell’Irpinia che lascia alla Daunia di scendere sul Tavoliere fino al Gargano e al Mare di Manfredonia.
Trevico . la piazzetta di fronte a La Casa della Paesologia
Una terrazza di 360° che apre ad ampie vallate, con lo sguardo ferito da un susseguirsi di pale eoliche, come a significare la fragilità dei territori che appartengono all’Appennino, cioè a quelle aree interne che un grande studioso, Rossi Doria, aveva rappresentato come osso di questa nostra Italia.
L’Appennino è tutto quello che rimane, insieme con i rimanenti territori delle regioni meridionali, per sfamare l’avidità di un capitalismo dispotico e vorace di questo nostro paese, che le notizie del giorno danno sempre più colluso con la criminalità e, al pari della politica, al servizio delle grandi potenze e di quei poteri forti, che sempre più decidono delle sorti del pianeta e dell’umanità che lo abita.
Trevico, come tutti i Trevico delle aree marginali al tipo di sviluppo segnato da fallimento e crisi, è, con il suo abbandono, l’esempio dello sfascio di un Paese che ogni secondo di ogni ora e di ogni giorno e, con ritmo incessante, continua a perdere otto metri quadri del proprio territorio, cioè della propria identità, della propria cultura e della propria storia, in pratica del proprio domani.
La sua elezione, l’altro giorno a sede de “la Casa della Paesologia”, invita tutti a fare un salto per visitarlo e cogliere i suoi silenzi raccolti dai venti che qui arrivano da ogni parte per raccontarsi, da ora in poi, dei paesi dove sono passati, che, a vederli da lontano, sembrano tutti uguali ma che uguali non sono.
san giovanni in galdo (cb)
Penso ai 136 paesi, compresi i centri storici di Campobasso, Isernia, Termoli, Larino e Venafro, che sono il Molise con i suoi 136 dialetti, altrettante culture enogastronomiche, mille tradizioni, mille paesaggi e mille ambienti di territori che oggi, nell’era della conoscenza, hanno, come tutti gli altri “Molise” del Sud e dell’Italia, delle enormi potenzialità da esprimere se ci fossero governanti sapienti, capaci, cioè, di partire dai tesori che hanno per non permettere ad altri di appropriarsene o di sotterrarli ancora e come sempre.
con me, Gianluca e Pardino Venditti, Caterina e Franco Arminio
Torno alla mia breve ma intensa esperienza vissuta l’altro giorno a Trevico quando sono arrivato a La Casa della Paesologia, piena di tanta gente, accolto dal sorriso e saluto gentile della padrona di casa, Grazia Coppola, presidente dell’Associazione culturale che gestirà il centro, che mi ristora di un caffè caldo appena fatto- Subito dopo, il mio saluto a Franco Arminio, il poeta, scrittore giornalista, candidato alle europee, ideatore di questo singolare luogo, che ho  avuto il piacere di conoscere in occasione di un incontro promosso dall’Afra, l’associazione culturale che anima di poesie, letture, incontri, la mia Larino.
Ho portato come dono quattro dei miei libri e, dopo una visita al Centro culturale “Giuseppe Scola”, ricavato nella Casa di famiglia del regista che più ammiro, Ettore Scola, con il quale ho avuto la gioia di essere una sera insieme al tavolo imbandito nei giardini di Villa Farnese, in occasione del “Globo d’Oro”, il Concorso che ogni anno la prestigiosa Associazione della Stampa Estera in Italia dedica al grande cinema italiano.
Un luogo, Casa Scola, pieno di colori, che, anche grazie a un camino di estrema eleganza, trasmette il calore di un tempo quando esso fungeva da scuola. Il “Centro” si apre con la dedica all’Irpinia fatta da due scarpe grosse e la biodiversità dei semi locali, in particolare legumi, a ricordare la “carne dei poveri”, quella che non ha mai dato problemi all’ozono e non ha colpe del surriscaldamento del pianeta, che gli esperti dicono giunto quasi al punto del non ritorno.
Irpinomania a significare una terra di forti e intensi sapori, delicati e particolari  profumi.
E’ stato il luogo, con le sue due salette attrezzate,  della grande festa animata da letture di brani, poesie, racconti fatte dagli autori presenti, dedicata all’inaugurazione de “La Casa della Cultura”. Per me un’occasione mancata per colpa del pensiero del viaggio di ritorno e di due ore e più di tempo per rientrare.
le fave dalla buccia nera
 
Una ragione in più per tornare a Trevico, possibilmente con l'AFRA dei Venditti-Franceschini.
pasqualedilena@gmail.com
 

7 dicembre 2014

Rompere gli schemi a partire dalle Regioni Abruzzo e Molise

 

A Trivento ieri sera, alta sul corso del Trigno che sfiora il Santuario della Madonna del Canneto, per seguire la presentazione di un bel libro “ Rompere gli schemi per creare il nostro futuro”, promosso da Don Alberto Conti.

Un prete, che io ho sempre stimato per il suo coraggio e la sua lucidità di pensiero, oggi parroco in un paesetto di fronte a Trivento, oltre il Trigno, Castelguidone,  dove, grazie anche alla sua responsabilità della Caritas diocesana, continua la battaglia contro i mali che colpiscono gli uomini, soprattutto l’identità espressa dai territori di appartenenza, senza perdere, però, la speranza.
 
Anzi, indicando la strada, quando dice “Rompere gli schemi… a partire dalle Regioni Abruzzo e Molise che in questo hanno il ruolo più importante … ponendo al centro delle priorità il lavoro, la cui creazione dovrà essere il parametro sul quale considerare il valore dei progetti e delle iniziative. Dobbiamo essere pronti, in una parola, a vivere un’epoca in cui il mondo torni con la testa sulle spalle, a guardare le cose per quelle che sono e non come la distorsione ottica della nostra società vorrebbe farci vedere … C’è necessità di studio, di indagine sociale, di ascolto libero da pregiudizio nella consapevolezza che per le nostre comunità la possibilità di cambiare rotta dipende prima di tutto dalla capacità che ognuno di noi ha di portare il proprio contributo di opere e intelligenza per un progetto nuovo di sviluppo che sappia coniugare le nostre tradizioni, le specificità economiche, sociali e culturali del nostro territorio con il futuro”.

Parole che personalmente condivido in pieno, ma che hanno bisogno di essere ascoltate e bene interpretate da chi ha la responsabilità del governo, molto spesso indispettito, invece di ringraziare chi ne evidenzia i limiti e gli errori ed ha molto da dare in termini di idee e progettualità.  I collaboratori fedeli che dicono sempre sì e non esprimono giudizi critici, alla fine sono zavorre che ti fanno affondare.

Don Alberto è, non a caso, amico di un altro prete che affronta a viso aperto la realtà, don Luigi Ciotti, che ha firmato la prefazione del libro, sottolineando subito i problemi  comuni (spopolamento, diminuzione delle risorse, smantellamento dei servizi essenziali) che “affliggono questa zona ricca e con grande potenziale agroalimentare e sono una conseguenza di una perdita d’animo della politica, di un suo appiattimento e di un’economia che bada quasi interamente al profitto” .

Quel profitto – come scrive Paul Gauthier nella pagina che apre questo “Quaderno della solidarietà n° 11” – che permette a coloro che possiedono dei beni di possederne ogni giorno sempre più, grazie al fatto che il lavoro è insufficientemente protetto e serve da materia prima all’arricchimento degli altri …”. Un giudizio di grande attualità strettamente legato alla discussione riferita all’art.18, il solo che, proteggendo il lavoratore, proteggeva il lavoro, messo in discussione da Renzi e il suo Pd, da tutto il centro destra, che, insieme, hanno tentato di abolirlo totalmente.

 Un’analisi attenta di un territorio, quella fatta da due bravi studiosi, Roberto Mannai e Michele Fuscoletti,  che comprende due Regioni (Abruzzo e Molise) e tre provincie (Campobasso, Isernia e Chieti), abbastanza vasto qual è quello della Diocesi di Trivento.

Una serie di ragionamenti che hanno portato ad avanzare proposte concrete, come la scuola, la salute, il dissesto idrogeologico, la viabilità, la sicurezza, l’abbandono dei piccoli centri. la salvaguardia e valorizzazione dei prodotti tipici, la banda larga, la fiscalità di vantaggio, il lavoro.

Dieci punti fortemente legati ai problemi globali quali: l’acqua, che vogliono di nuovo privatizzare; i cambiamenti climatici, con il rischio del non ritorno; la biodiversità, che è vita e che ogni giorno ce n’è sempre meno anche grazie ai cambiamenti climatici che non sono certo frutto di volontà divina, ma della ingordigia e stupidità dell’uomo, ancor più oggi; la povertà e l’omologazione del cibo con l’omologazione dei semi; la fame e la sicurezza alimentare.
 
C’è bisogno, a mio parere di questa visione globale dei problemi e di partire dal fatto, solo per fare un esempio, che fra venti, trent’anni saremo quasi dieci miliardi di bocche da sfamare, per capire ancora meglio il valore e il significato di quel bene unico e irripetibile che è il territorio, con le sue risorse e i suoi valori. Così come ha cercato di fare Don Alberto e quanti hanno collaborato con lui alla stesura di un documento che, a mio parere dovrebbe essere copiato, non solo nel Molise e nell’Abruzzo, ma in ogni parte dell’Italia, in particolare quella dell’osso e del sud.

 Sono stati chiamati a discutere dei punti riportati nel libro, i governatori delle due regioni,  D’Alfonso dell’Abruzzo e Di Laura Frattura del Molise.

Un’occasione d’oro per dire, ma, ancor più, per convincersi davvero che bisogna partire da Trivento se si vogliono dare risposte concrete ai territori molisani e abruzzesi e, così, alimentare il sogno per far nascere le speranze di un futuro che non ruba ma valorizza quello che abbiamo e lo fa con la voglia della conoscenza, del coinvolgimento, della partecipazione degli abitanti dei luoghi. Tutto questo, sapendo però – come dice il libro – che c’è prima di ogni cosa bisogno di rompere gli schemi, e non a parole ma con i fatti, quali la programmazione e la progettualità che solo le analisi, i ragionamenti e le proposte – per riportare il sottotitolo del libro – possono stimolare e produrre per la rinascita di un territorio.

 pasqualedilena@gmail.com

4 dicembre 2014

NO ALLA CHIUSURA DELL'ENTE MOSTRA VINI - ENOTECA ITALIANA DI SIENA

https://www.change.org/p/regione-toscana-comune-di-siena-ministro-politiche-agricole-e-forestali-no-alla-chiusura-dell-ente-mostra-vini-enoteca-italiana-di-siena?utm_campaign=responsive_friend_inviter_chat&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&recruiter=38746365


No alla chiusura dell’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena

Chiediamo al Capo del Governo italiano ed al suo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; agli enti senesi ed alla Regione Toscana, alle organizzazioni professionali agricole ed a quelle rappresentative del mondo del vino e dell’agroalimentare italiano, ai vitivinicoltori tutti, di fare quanto è nelle loro possibilità per salvare dalla chiusura annunciata l’Ente Mostra Mercato dei vini tipici e di pregio e la sua Enoteca Italiana, che hanno sede a Siena. No alla chiusura dell’Ente e della sua Enoteca per non vedere andare disperso un patrimonio di cultura e professionalità, che ha dato un contributo sostanziale alla crescita della qualità e dell’immagine dei vini italiani, al successo che essi vivono sul mercato e, grazie ad essi, al sorprendente sviluppo del turismo enogastronomico.

Siamo più che certi che l’Ente e la sua Enoteca hanno, con l’esperienza maturata nel corso di questi 80 anni e più di attività, ancora molto da dare alla vitivinicoltura nazionale con il racconto puntuale al consumatore del mondo di un testimone principe del territorio, qual è il vino, e di tanta parte della storia, cultura, ambiente, paesaggio e tradizione che questo prezioso e fondamentale bene, il territorio, esprime in lungo e in largo nel nostro Paese, non a caso e da sempre, noto come il “Paese del vino”.

L’Ente Mostra Vini, nato nel 1933 per allestire una biennale, la famosa “Mostra-Mercato dei vini tipici e di pregio italiani”, e la sua Enoteca,  collocata nella possente Fortezza Medicea, che, nel 1960, ha trasformato la biennale in una mostra permanente, divenendo esempio di altre realtà a carattere regionale in: Friuli Venezia Giulia, con l’Enoteca “la Serenissima” di Gradisca d’Isonzo ; nel Veneto, con quella di Lison – Pramaggiore, sede di un rinomato concorso enologico; in Emilia Romagna, con l’attiva e bella Enoteca posta nella Rocca di Dozza; nel Piemonte, con le Enoteche dei grandi vini e le prime strade del vino.

Un Ente che, negli anni ’80,  ha contribuito al Rinascimento del vino italiano con una serie di idee e di iniziative tutt’ora attive e vincenti, come:

  1. le Associazioni nazionali delle “Città del Vino” e delle “Città dell’Olio”, delle “Donne” e dei “Giovani” del Vino”, delle Enoteche Pubbliche, del “Gruppo del Gusto” della Stampa estera in Italia;
  2. l’incontro con mondi che esprimevano una grande forza di comunicazione, come quello dello Sport (Sara Simeoni, la signora in assoluto dell’atletica e dello sport italiano, è stata per anni madrina dell’Enoteca); la Moda; la Musica (Siena Jazz); la Gastronomia; la Cultura (i martedì dell’Enoteca con la poetessa Maria Teresa Scibona e i suoi illustri poeti e scrittori ospiti); l’Arte, in particolare le mostre dei disegni dei più rinomati umoristi italiani che, per venti anni, con l’organizzazione attenta di Gualtiero Schiaffino, hanno arredato, insieme ai disegni dei giovani umoristi organizzati da Fabio Santilli, i locali dell’Enoteca e stimolato il sorriso dei tanti visitatori della più bella e più completa selezione dei vini italiani strettamente  legati ai rispettivi territori e, quindi, dotati della qualità dell’origine;
  3. la scoperta dei territori vitivinicoli con “Vino e Turismo”, grazie all’ospitalità dei produttori ed alla collaborazione delle Regioni, della Stampa Estera e degli addetti agricoli delle Ambasciate accreditate presso lo Stato Italiano, quello del Vaticano e della Fao;
  4. le azioni di promozione e di valorizzazione sui più importanti mercati esteri: dalla Germania al Canada; dagli Stati Uniti al Giappone; dal Regno Unito alla Cina; dalla Francia a Singapore; dal Belgio all’India, con un’azione costante di promozione, che è servita a far conoscere e diffondere l’immagine della qualità dei vini italiani;
  5. la realizzazione di progetti come “Vino e Giovani”, con la sua capacità di coinvolgere migliaia e migliaia di giovani studenti delle principali Università italiane, suddivise per regioni e, così, trasmettere la ricca cultura che il vino è in grado di esprimere da seimila anni. E il progetto “Vino è…”, una campagna di educazione al vino in collaborazione con UnaVini.  Un progetto che l’Europa ha valutato premiare con un finanziamento perché risultato secondo tra i tanti presentati nel 2002;
  6. la realizzazione e diffusione di una serie di pubblicazioni, in particolare “La Carta dei Vini”, con le sue venti edizioni e la traduzione in inglese, francese, spagnolo, tedesco e giapponese; “Il Paese del Vino”; “Tutto vino”; “Il Vino”: “I piaceri del Vino”; “Viaggio attraverso i vitigni autoctoni italiani” e, di recente, premiato con un riconoscimento internazionale, “l’Atlante dei Vini”;

Un intenso lavoro, sostenuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la Regione Toscana, la Provincia, il Comune e la Camera di Commercio di Siena, le Regioni italiane e altri Enti e istituzioni, il Monte dei Paschi, e, portato avanti con la grande professionalità del personale e dei collaboratori dell’Ente.

 Un impegno ricco di importanti risultati che non può essere buttato via per colpa anche della nostra disattenzione, ma che deve, invece, ritrovare la forza della continuità e la capacità, con i risultati alla mano, di stimolare l’interesse comune delle istituzioni, del mondo dell’agricoltura e del vino i più interessati a far vivere di nuovo i successi dell’Enoteca Italiana.

E’ per questo che chiediamo a tutti voi di firmare per dire “No alla chiusura dell’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena”, convinti come siamo che salvare e rilanciare L’Enoteca Italiana di Siena vuol dire dare ancora più futuro al vino italiano e più immagine alle nostre eccellenze agroalimentari e alla nostra gastronomia.

Se l’Enoteca non ci fosse   – oggi, ancor più di ieri  -  bisognerebbe inventarla, per dare spazio a una valorizzazione dei nostri vini e dei territori che li esprimono e, ancor più, per renderla nodo centrale di una rete di strutture promozionali permanenti che - come sanno bene gli esperti del turismo - sono da tempo un punto di riferimento del turista che, nella quasi totalità dei casi, ha posto come prima ragione della sua scelta di visitare l’Italia, la sua enogastronomia, tanto più alla vigilia di uno straordinario avvenimento qual è l’Expo 2015.

Sen. Riccardo Margheriti, On. Flavio Tattarini, ex presidenti dell’Ente Mostra Vini – Enoteca italiana di Siena e Pasquale Di Lena …