28 febbraio 2015

“Piccolo Grande Molise” 1


prima parte del mio intervento scritto consegnato alla presidenza dell'incontro di questa mattina al Mario Pagano di Campobasso promosso dall'Associazione ex consiglieri regionali e dall'Associazione stampa del Molise.


  Il Molise, anche se con un territorio limitato sotto l’aspetto della superficie (4.438 Km², di cui più della metà (54%) montagne, il resto fondamentalmente colline, visto che le pianure sono tre e molto limitate), è, però, ricco di valori e di risorse.

Un vero e proprio scrigno che merita ogni considerazione per le potenzialità che esso può esprimere e, nel momento in cui questo accade, diventare occasione di cambiamento e di affermazione della molisanità, proprio quando essa viene messa in discussione da attacchi provenienti da più parti, la gran parte sconsiderati e puramente propagandistici, alla sua autonomia.

Cosa fare per affermare la molisanita’

Sono convinto che il Molise, con la sua autonomia, ha dato quello che poteva dare nella progettazione del suo sviluppo e deve continuare a farlo con più capacità e forza, se il molisano e, soprattutto, la sua classe dirigente e politica, prende nella dovuta considerazione il significato ed il valore del territorio. Importante per capire che esso è il solo bene che il Molise ha. Una vera e propria miniera dalla quale estrarre risorse preziose che servono per programmare e progettare il domani.

Considerare il territorio e avere la forza e la capacità di salvaguardarlo, tutelarlo e valorizzarlo, approfittando dello sbandamento prodotto dalla pesante crisi, per far diventare il Molise un esempio per il Paese e per l’Europa.

Ha, del resto, la dimensione, conformazione e collocazione (nel cuore del Mediterraneo) giuste per esserlo e, soprattutto, i caratteri propri di un territorio vocato, grazie alla sua diffusa ruralità, all’agricoltura e al turismo.

Ed è proprio questa sua fondamentale risorsa, l’agricoltura (la gemma più preziosa dello scrigno), il primo esempio da offrire al Paese con la sua funzione di volano e la sua collocazione al centro di un nuovo tipo di sviluppo.

Il territorio e la sua agricoltura, lungo un percorso segnato dalla sostenibilità, per rilanciare l’economia e la società quale via d’uscita dalla crisi che soffoca il nostro Paese e la nostra Regione. 

Affermare questo vuol dire spendere tutte le risorse messe a disposizione e spenderle per programmare e progettare un’agricoltura all’altezza del compito e del momento difficile che viviamo. Un momento, ripeto, che ha bisogno di essere rimosso in tempi ristretti se si vuole dare alle nuove generazioni la speranza e la fiducia nel domani.

In questo senso dico anch’io - e lo dico con grande forza - che nel Molise ci sono le possibilità di una svolta verso il futuro, si tratta solo di cogliere questa grande opportunità.
continua

18 febbraio 2015

Un Molise di eccellenze

Sono solo sei i riconoscimenti dop e Igp che vedono protagonista il territorio molisano, di cui solo la Dop “Molise” Olio extravergine è tutta molisana, le altre cinque sono in comproprietà con altre regioni: il “Caciocavallo silano” Dop, con le regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria; la “Mozzarella” e la “Ricotta di Bufala Campana”Dop, con Lazio, Campania, Puglia; il “Salamino italiano alla cacciatora” dop, con Emilia Romagna; Marche, Umbria e  Abruzzo; una Igp “Vitellone bianco dell’Appennino centrale con Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Campania. In pratica il Molise è terz’ultimo nella classifica delle Regioni, in quanto a riconoscimenti delle nostre eccellenze, pur avendo un paniere abbondante di prodotti tradizionali, cioè di prodotti conosciuti e classificati  da oltre 25 anni, (159 sui 4.813 ad oggi riconosciuti) che lo inseriscono al 12° posto nella classifica delle regioni.

C’è un potenziale che è tutto da sfruttare, ma perché ciò accada è necessario che ci sia una crescita della consapevolezza del valore e significato della qualità che, come si sa, è nell’origine, cioè nel territorio che la esprime. Ma, come la storia del Molise insegna, non basta questo pregio se non c’è una precisa volontà politica, necessaria per tracciare il percorso che porta - insieme pubblico e privato, cioè produttori e trasformatori con le loro associazioni; enti e istituzioni, con la Regione in testa –ai riconoscimenti di alcuni prodotti e pietanze che sono già oggi immagine del Molise.

Si tratta di porre l’attenzione su alcune potenziali eccellenze e di lavorare per renderle testimoni di territori, sapendo che - mediante un’attenta azione di marketing - possono dare le risposte che da tempo aspettano gli operatori impegnati nella coltivazione, raccolta e trasformazione. Con essi, aspettano anche i territori interessati che, con la presentazione e crescita dell’immagine di questi testimoni, hanno uno stimolo per cogliere l’opportunità di mettere in vetrina altre eccellenze e altre preziosità.
Penso a Langhirano e a Borgotaro, due comuni della provincia di Parma, famosi, il primo,  per il suo “Prosciutto di ParmaDop e, il secondo, per il fungo “PorcinoDop; a San Daniele del Friuli e al suo “Prosciutto” Dop; alla Valle d’Aosta e alla sua “Fondina”, un formaggio Dop; a Serrapetrona nelle Marche e alla sua “VernacciaDop; a Canino in provincia di Rieti e al suo “Olio extravergine” Dop; ai tanti vini del Piemonte, Veneto, Toscana, Campania, Puglia o alla Sardegna e alla “Vernaccia di OristanoDop; a Bronte e al suo “PistacchioDop; a Tropea ed alla sua “Cipolla rossaIgp; a Moliterno in provincia di Potenza e al suo formaggio ovimo-caprino “CanestratoIgp; all’Alto Adige ed al suo “SpeckIgp; Alla Val di Non ed alla sua “MelaDop; alla Valtellina e alla sua “BresaolaIgp; a Castelluccio di Norcia in Umbria e alla sua “Lenticchia” Igp; alla Riviera Ligure e al suo “Olio” Dop; a Navelli de L’Aquila ed al suo “ZafferanoDop.

Per il Molise c’è da pensare al “Tartufo Bianco” Dop; alla “Pampanella di San Martino” Dop o Igp; alla “Ventricina di Montenero di Bisaccia” Dop; alla “Scamorza di Bojano” Dop; alla “Stracciata di Agnone” Dop; al “Pane di Longano” e/o il “Pane d Venafro” Igp; al “Brodetto alla termolese di Tornola” Igp; alla “Salsiccia di Pietracatella“; al “Fagiolo bianco di Acquaviva di Isernia” Dop; alla “Signora di Conca Casale”Dop; alla “Capra di Montefalcone”: alle “Ostie” di Agnone; ai “Torcinelli” del Molise; alla “Mozzarella” STG, il marchio riguardante le Specialità Tradizionali Garantite.

Si tratta solo, preso atto della forza commerciale e d’immagine di questi riconoscimenti, di lavorare per costruire i disciplinari di produzione di ognuna di queste indicazioni geografiche Dop, Igp e Stg; seguire e comunicare ogni passaggio;  promuovere i singoli prodotti  per dare stimoli e voglia d’intraprendere ai produttori e trasformatori e, così, renderli protagonisti.

pasqualedilena@gmail.com

OSSERVAZIONI DELLA RETE FATTORIE SOCIALI

AI PSR REGIONALI 2014-2020 

OSSERVAZIONI GENERALI 
 
La Rete Fattorie Sociali alle Regioni: più attenzione all’Agricoltura Sociale nei PSR
La Rete Fattorie Sociali ha inviato agli Assessori all’Agricoltura delle Regioni le proprie osservazioni e proposte riguardanti i Programmi di Sviluppo Rurale 2014-2020.
Le Regioni stanno, infatti, negoziando coi Servizi della Commissione Europea i documenti di programmazione e dovranno apportare modifiche e integrazioni agli schemi iniziali.
“Da un esame compiuto dalla nostra Rete – è scritto nella missiva - emerge che il ruolo assegnato all'Agricoltura Sociale nei PSR sembra essere sostanzialmente inferiore a quanto reso possibile dalla normativa UE e dall'Accordo di Partenariato. Sporadiche le misure in cui essa è esplicitamente contemplata ed è del tutto assente una visione organica del ruolo che può essere svolto dall'agricoltura sociale nell'ambito dei PSR”.
La Rete Fattorie Sociali ha sollecitato le Regioni a tener conto delle proprie proposte nella stesura definitiva dei documenti di programmazione.

Si allega la nota inviata alle Regioni
 
 
Va anzitutto rilevato che, malgrado quanto stabilito dai regolamenti comunitari relativi ai fondi 2014-2020 ed in particolare dal Regolamento (UE) n. 1303/2013 recante disposizioni comuni, gli schemi di PSR non prevedono alcuna sinergia con gli altri fondi, aspetto questo che penalizza fortemente l'Agricoltura Sociale (AS) per la sua capacità di soddisfare ad un tempo obiettivi sia del FEASR che dell'FSE.

Per quanto riguarda specificatamente gli schemi di PSR, si osserva che il ruolo assegnato all'AS sembra essere sostanzialmente inferiore a quello teoricamente possibile in base alla normativa UE ed all'Accordo di Partenariato.

Pochissime le misure in cui l'AS è esplicitamente contemplata, sporadici i riferimenti ad essa, del tutto assente una visione organica del ruolo svolgibile dall'AS nell'ambito del PSR.

In particolare nelle misure M02 (consulenza e assistenza alla gestione), M06 (sviluppo aziende agricole) e M09  (associazioni e organizzazioni di produttori) l'AS non viene quasi mai menzionata. Ma anche nelle misure M07 ed M16  che pure prevedono spesso azioni specifiche per l'AS, sono possibili alcune modificazioni migliorative.   

Infine si rileva che, per quanto riguarda la misura M19 (Leader), la complessità procedurale di tale approccio richiede probabilmente una rilettura della misura cercando di semplificarne al massimo le procedure di attuazione al fine di evitare gli inconvenienti riscontrati nella passata programmazione.

Nel paragrafo che segue si avanzano alcune osservazioni specifiche relative alle singole misure. 

Suggerimenti:
 
a - nei PSR si dovrebbe prevedere una azione trasversale specifica per l'AS ("pacchetto AS") che permetta un uso sinergico e collegato delle diverse misure che coinvolgono la stessa AS;
 
b -  andrebbero precisati i collegamenti con gli altri Fondi, in particolare con il FSE, prevedendo azioni mirate che favoriscano il concorso simultaneo dei diversi Fondi ed i cui Fondi capofila (FEASR piuttosto che FSE) possano essere definiti in funzione della prevalenza delle azioni finanziate dall'uno o dall'altro Fondo.

 

OSSERVAZIONI PER MISURA 

M02 - Servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza

alla gestione delle aziende agricole (art.15) 

La misura promuove l’impiego di servizi di consulenza da parte degli agricoltori, ivi compresi i giovani agricoltori che si insediano la prima volta, i silvicoltori, altri gestori del territorio e le PMI situate nelle zone rurali, per migliorare la gestione sostenibile e la performance economica e ambientale dell’azienda e dell’impresa. La misura sostiene, inoltre, la formazione di consulenti al fine di migliorare la qualità e l'efficacia della consulenza offerta e garantisce l’aggiornamento formativo dei consulenti.

Essa può prevedere:

Servizi di consulenza come sostegno per l’utilizzo di tali servizi da parte delle imprese;

Formazione dei consulenti come sostegno per la formazione di questi e degli organismi che prestano servizi di consulenza alle imprese.

L'AS non viene considerata nell'azione quando invece, per la varietà e la multisciplinarietà delle competenze che essa chiama in causa e per la relativa novità delle iniziative, l'esigenza di assistenza alle imprese, in particolare nella fase di start-up è elevatissima. Occorrerebbe poi considerare che le esistenti reti di AS, talune anche a carattere nazionale, già da tempo svolgono spontaneamente tali attività e possono quindi ragionevolmente e proficuamente candidarsi quali soggetti in grado di svolgere le iniziative previste dalla misura.
 

Suggerimenti: dovrebbe essere inserita l'AS fra le attività previste dalla misura, individuando nei suoi momenti associativi a livello nazionale e regionale gli organismi che possono prestare consulenza alle aziende che praticano o intendono praticare l'agricoltura sociale.

          M06 - Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese (art. 19)
 

Nell'ambito della Misura vengono in genere previste azioni per :

Aiuto all’avviamento aziendale per giovani agricoltori;

Aiuto all’avviamento aziendale di attività non agricole in aree rurali;

Aiuto all’avviamento aziendale per lo sviluppo di piccole aziende;

Sostegno per investimenti finalizzati alla creazione e allo sviluppo di attività non agricole.

Tutte queste azioni riguardano evidentemente da vicino l'AS che peraltro non viene mai menzionata nel testo.
 

Suggerimenti: l'AS andrebbe esplicitamente menzionata nelle diverse azioni contemplate dalla misura, anche prevedendo una specifica ulteriore sottomisura per l'AS che dia la possibilità di utilizzare in maniera combinata quanto previsto dalle citate sottomisure.

 
M07 - Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali (Art. 20) 

La misura prevede interventi per stimolare la crescita e promuovere la sostenibilità ambientale e socio-economica delle aree rurali in vario modo e si articola in diverse sottomisure in cui rientra spesso anche il sostegno agli investimenti nella creazione, miglioramento o ampliamento dei servizi locali di base per la popolazione rurale.

In tale ambito vengono spesso finanziati interventi di tipo infrastrutturale e per acquisto di beni ed attrezzature relativi a servizi di base a livello locale per la popolazione rurale. Fra essi rientrano anche i servizi di carattere sociale nei quali l'AS è quasi sempre esplicitamente citata in quanto "volta a favorire la coesione sociale l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione".

L'AS non è invece in genere citata per gli altri servizi come quelli all'infanzia, quelli a carattere socio-educativo e scolastico, le attività didattiche, i servizi ricreativi (impianti per attività ludico-sportive e psicomotorie e centri comuni per le attività sociali) nei quali pure essa svolge un ruolo significativo, in particolare nelle aree rurali.
 

Suggerimenti: l'AS andrebbe esplicitamente menzionata anche con riferimento alle attività relative all'infanzia, a carattere socio-educativo e scolastico, ad attività didattiche, a servizi ricreativi.

 
M09 - Costituzione di associazioni e organizzazioni di produttori (art. 27) 

La misura intende favorire la costituzione di associazioni e organizzazioni di produttori nel settore agricolo e forestale, soprattutto nei primi anni di attività quando devono essere sostenuti dei costi aggiuntivi. Queste strutture, infatti, consentono agli agricoltori di affrontare meglio le difficoltà poste dal mercato per il consolidamento degli sbocchi per la commercializzazione dei loro prodotti, anche sui mercati locali.

Il tema riguarda anche l'AS tanto che l'art. 4 del ddl nazionale sull'AS in corso di approvazione al Senato prevede esplicitamente che gli operatori di AS possono costituire organizzazioni di produttori.

 

Suggerimenti: nella misura andrebbe esplicitato che essa è applicabile anche a gruppi e organizzazioni di produttori di operatori di AS.

 
                                        M16 - Cooperazione (art. 35)

 

Caratteristica della misura è quella di coinvolgere due o più soggetti per la realizzazione di un unico progetto promuovendo un approccio cooperativo in grado di favorire il raggiungimento di una massa critica. Fra le diverse attività rientra anche il sostegno per la diversificazione delle attività agricole in attività riguardanti l'assistenza sanitaria, l'integrazione sociale, l'agricoltura sostenuta dalla comunità e l'educazione ambientale e alimentare.

La sottomisura prevede spesso il sostegno ai progetti promossi e realizzati da partenariati tra soggetti pubblici e privati, nei quali il primo assume la funzione di capofila, riguardanti l’agricoltura sociale.

Suggerimenti: occorrerebbe eliminare la previsione che i capofila siano esclusivamente i soggetti pubblici, cosa fra l'altro non prevista dal regolamento, in quanto l'AS può vantare proprie forme organizzative in grado di svolgere le funzioni di capofila con maggiore elasticità della amministrazioni pubbliche.

 
M19 - Sostegno allo sviluppo locale LEADER - (SLTP - sviluppo locale di tipo partecipativo) [articolo 35 del regolamento (UE) n. 1303/2013] 

Lo Sviluppo locale Leader è uno strumento di tipo partecipativo previsto dai regolamenti comunitari per perseguire finalità di sviluppo locale integrato su scala sub-regionale con il contributo prioritario delle forze locali.

Nel definire la strategia di sviluppo locale Leader nell’ambito della priorità 6 “Adoperarsi per l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali” gli schemi di PSR affermano che la misura 19 contribuisce interamente al raggiungimento dei seguenti obiettivi: "favorire la realizzazione di azioni innovative di sistema nella erogazione di servizi essenziali alle popolazioni rurali" e "sostenere strategie per l'inclusione sociale favorendo la partecipazione degli attori locali nello sviluppo di servizi innovativi di prossimità anche attraverso la diversificazione delle economie locali". Si tratta di attività che chiamano direttamente in causa l'AS.

Si ritiene opportuna una rilettura della misura cercando di evidenziare il possibile ruolo svolgibile dall'AS nell'ambito dei progetti GAL e di semplificare al massimo le procedure di attuazione. 
 

Suggerimenti: nessuna specifica osservazione se non la considerazione generale che l'intera misura andrebbe riletta cercando di evidenziare il possibile ruolo svolgibile dall'AS nell'ambito dei progetti GAL e di semplificare al massimo le procedure.
 

Roma,  febbraio 2015

12 febbraio 2015

Non basta curare la terra bisogna anche conservarla

Queste sacrosante parole di Papa Francesco ci danno la possibilità di fare qualche riflessione su un incontro, quello di ieri  pomeriggio, che si è tenuto nell’aula magna dell’Istituto Agrario San Pardo di Larino, dei coltivatori molisani con la Syngenta, una delle principali aziende dell’agroindustria mondiale, nata nel 2000 dalla fusione con la Novartis.

Multinazionale svizzera impegnata nella produzione degli agro farmaci, che, da poco, ha acquisito anche una società italiana impegnata nel campo delle sementi di cereali, la PSB di Bologna.

Ieri, com’è già successo altre volte nel passato, la Syngenta era all’Istituto Agrario a presentare i suoi nuovi prodotti ai coltivatori , giunti numerosi all’appuntamento.

Vista l’ora tarda non c’erano gli studenti.

Questa multinazionale rientra nella logica di tutte le altre multinazionali dell’agroindustria che,  nel corso degli anni e sull’onda della propaganda della modernizzazione dell’agricoltura, sono riuscite, con la complicità della politica e dei governi del nostro Paese e dello stesso mondo contadino, a prosciugare il reddito dei coltivatori. E non solo, a creare loro qualche problema di salute, che ha colpito duramente lo stesso territorio, ma, soprattutto, a dare un forte contributo alla crisi strutturale che, dal 2004, l’agricoltura sopporta senza soluzioni di continuità.

Una crisi che, anche per l’età avanzata,  ha convinto molti coltivatori a lasciare la terra, con i giovani che non si sono lasciati convincere a rimanere e impegnarsi nel lavoro dei campi.

Sempre nel corso degli anni, queste multinazionali sono diventate sanguisughe dei coltivatori, che, non si sa perché, si sono così legati ai loro prodotti, alle loro macchine ed alle loro medicine da non poterne fare a meno.

E ciò è avvenuto sulla scia del consumismo e dello spreco, grazie ai consigli dei tecnici diventati venditori; strutture commerciali attrezzate a convincere con il supporto di tanta pubblicità e, soprattutto, con il tacito consenso di chi dovrebbe stare dalla parte dei produttori coltivatori.

E’ così che queste industrie sono diventate “benemerite” dell’agricoltura, tanto da ricevere in cambio, con il sudore e i sacrifici dei coltivatori produttori, denaro da poterne fare montagne.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un crescente impoverimento delle aziende agricole che ha portato all’azzeramento del reddito dei produttori, che, costretti a indebitarsi sono diventati sempre più schiavi, tali da non riuscire più a potersene liberare.

C’è di più, in questo modo ogni giorno l’agricoltura muore e, con essa, muore il territorio che viene rubato per altri fini e altri obiettivi.

Se è così, i soli  incontri che, in questa fase, possono servire e tornare utili al coltivatore produttore sono quelli che lo portano a pensare e operare per vedere come stare sempre più insieme con gli altri rimasti, e, insieme, come liberarsi dalla dipendenza di queste multinazionali.

Prima di tutto  fare a meno dei silenzi e dei cattivi consigli e ripensare alla cosiddetta “modernità”, che - i risultati lo dimostrano - dà più il senso di arretratezza, sotto l’aspetto del reddito, della salute del coltivatore e dello stesso territorio. Invece, pensare seriamente a un nuovo modo di coltivare, che è quello che guarda alla sostenibilità quale unica possibilità per uscire dalla crisi che sta distruggendo l’agricoltura, soprattutto quella contadina.

Cioè prendere in mano la situazione e operare per fare a meno o ridurre drasticamente il peso dei fitofarmaci, della chimica e dei cavalli vapori.

Liberarsi delle multinazionali rende più facile dedicarsi alla produzione della qualità e della tipicità; ridà fiato al territorio e, in particolare, alla fertilità del suolo; mette a disposizione dell’agricoltura  energie nuove e nuove speranze.

Un’agricoltura – come ha detto Papa Francesco – è tale solo se in grado di curare la terra e, soprattutto, di conservarla per il bene delle future generazioni.

pasqualedilena@gmail.com

 

Biogas in arrivo, altro problema per l'agricoltura molisana

di Giorgio Scarlato

Non è l’agricoltura che guarda al biogas, ma quanti sperano di ricavare lauti profitti da questa fonte di energia che produce il “digestato”, per ora, considerato un rifiuto e, come tale, va trattato. Giorgio Scarlato, il coltivatore di Palata, dopo il suo intervento “L’agricoltura muore per mancanza di scelte politiche non di risorse”, che ha ricevuto particolare attenzione, torna, con le sue puntuali riflessioni, a mettere in evidenza un problema che riguarda l’agricoltura italiana non solo molisana.

Giorni addietro ho letto l’intervista fatta dal giornale telematico regionale “Termolionline” all’agronomo dott. Donato Occhionero : “ L’agricoltura guarda al biogas, in arrivo due impianti a Campomarino”.
Il settore del biogas, da sempre, ha acceso aspri dibattiti tra favorevoli e contrari ad una tecnica di produzione di gas ed energia che, se non opportunamente regolamentata, può rivoltarsi contro i suoi stessi principi di sostenibilità ambientale.
Come ogni attività produttiva che presta il fianco a diventare la “gallina dalle uova d’oro” di turno, la produzione di biogas può diventare un serio problema. 
Il dott. Occhionero bene ha fatto quando ha tenuto distinti gli impianti a biomasse da quelle a biogas;  i primi peggiorativi rispetto ai secondi.
Non mi soffermo sulle differenziazioni perché, nell’intervista, sono  state ben evidenziate. Nutro forti perplessità quando in merito agli impianti a biogas afferma che “..sono dei capolavori di energia” o, sempre a suo dire, “…volano per l’economia locale”. 

Cercherò di essere sintetico parlando in particolar modo del solo digestato, ossia “l’avanzo” di quanto servito per produrre energia sia elettrica che termica da una centrale a biogas.
Il digestato, lo afferma la stessa Commissione Europea nel suo sito, inquina; tant’è vero che ha presentato il progetto WAVALUE (“Higth added value eco-fertilisers from anaerobic digestion effluent wastes”).
Un progetto di granulazione del digestato che punta a produrre (a che costi e con quali sussidi?) un fertilizzante naturale.

Lo scopo, per caso, è quello di rimuovere “il collo di bottiglia” e moltiplicare le centrali a biogas in tutta Europa?
 
Questo perché, oggi, malgrado i regolamenti vigenti, il digestato viene sparso come fertilizzante sui campi agricoli possibilmente vicini agli impianti dov’è prodotto (spostarlo oltre una certa distanza risulterebbe oltremodo costoso) e ciò  causa l’inquinamento del suolo e dell’acqua: l’eutrofizzazione. O, peggio, potrebbe contenere batteri e sostanze chimiche velenose.
Senza pensare alla insostenibilità economica di detta produzione in mancanza di incentivi e certificati, all’uso dissennato dei fertilizzanti e dei fitofarmaci,  al consumo spropositato di acqua, all’aumento della competizione alimentare. 

Faccio riferimento ad un articolo  del gennaio 2014 nel quale lo stesso Commissario UE dell’Ambiente Janez  Poto>nik rispondendo alla interrogazione dell’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione Envi, Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, sui possibili gravi effetti del digestato sui terreni agricoli, sugli animali di allevamento e quindi sulla salute dei cittadini ha specificato che “…per biogas e digestati va applicata la normativa dell’Unione europea sui rifiuti”.
Sostiene l’europarlamentare Zanoni: “Fino al momento in cui non saranno a disposizione nuovi studi, il digestato va considerato come un rifiuto e come tale va trattato. Le autorità italiane devono applicare le disposizioni della normativa Ue sui rifiuti alla lettera”. 

Anche il Cordis, il servizio comunitario di informazione in  materia di ricerca e sviluppo, rileva che il digestato spesso viene sparso come fertilizzante sui campi agricoli vicino ai campi dove è prodotto il biogas, arrivando alla medesima conclusione: l’eutrofizzazione. 

 Nel novembre 2014, sono state dettate nuove regole per il digestato, approvato il decreto in Conferenza Stato-Regioni a cui hanno preso parte le Regioni, i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e le Associazioni di categoria.

Lo schema di decreto prevede:
- la bipartizione del digestato in agrozootecnico ed agroindustriale e condizioni di parificazione ai concimi di origine chimica, attraverso una esecuzione di analisi chimiche del digestato in uscita dagli impianti ed il calcolo dell’azoto tramite l’effettivo fabbisogno delle colture, così da garantire il rispetto dell’ambiente.
- Il divieto di utilizzazione agronomica del digestato in caso di immissione negli impianti di colture che provengono dai siti di bonifica.
- La flessibilità della collocazione temporale del periodo obbligatorio di 60 giorni di divieto di spandimento degli effluenti.
- L’introduzione di una graduale limitazione all’uso di colture no food alternative all’utilizzazione agricola dei terreni coltivati.

E’ andato in vigore, o andrà? Quando? 

Tutto quanto detto, comunque, porta a fare delle riflessioni:
a) Questi impianti potrebbero “drenare” i finanziamenti al vero mondo agricolo regionale?
b) Sarebbe giusto ed opportuno fare qualche convegno sul tema in modo che il cittadino sia informato, prenda coscienza, su quanto potrebbe accadere sul territorio in cui vive; sapere i pro ed i contro?
Parto dai sindaci che sono, per legge, la massima autorità sanitaria del comune e quindi responsabili della salute dei loro amministrati.
c) L’impianto, in un secondo momento potrebbe essere “direzionato” in un normale inceneritore?

In conclusione ribadisco che bisogna partire dal tema della salute pubblica: nulla viene prima; ed il Molise, come del resto l'intero Paese, penso, che abbia sicuramente bisogno d’altro.
 

8 febbraio 2015

prime da néve e dope


Prime da néve e dòpe

Fin’è mo’ ce s’teve èncòre u sòle
pù de colpe tutt’u ciele z’è fatte grigie
come u chelòre da cenere senza carvòne.
 
I fòie di uelive e de tutte chill’ate i chiante,

s’tonghe (g)uardanne da èrréte i vrite, de colpe,

sènza viente, ze sò bloccate

remanènne ferme com’émbambàlite

Ne vòle manche nu ciélle

N’èbbaie manche nu cane

Nze sènte manche na vòce eé manche nu remòre

S’ta cueiéte pure u selenzie

che soletamènte i parole émmante

pure se sule de tante in tante.

Uh, mo’ èrrive a néve e com’èma fa!

Niénte, t’ida s’ta férme e zitte

pure tu ida spettà ca scenniéne liente liente

in mode ca ogne s’tuppele z’èppoie

ngòppe e cuill’ate che prime a calate

Tutte, mo' che è ghiancheiate,

te vé da penzà eé nu ‘hie’hhiafuoche che sfotte

i carevòne sotte u callare che volle,

i lure,  a palétte chiéne de cenisce,

na mènnele, na nòce, duie fave, duie cice escecàte,

na pizze de grandineie che n’eie chiù manniate.

U uelive chemènze eé sentì u pise da néve. 

N’empòrte, bas’te che ne ièle,

pecchè se ‘hiocche fa sule béne.  
 
 

Prima della neve
fino ad ora c’era ancora il sole/ poi di colpo il cielo è diventato grigio/ come il colore della cenere senza carbone// Le foglie dell’olivo e di tutte le altre piante/, sto guardando da dietro il vetro,/ di colpo senza vento si sono bloccate/rimanendo come inebetito//Non vola neanche un uccello//Non abbaia neanche un cane//Non si sente neanche una voce e neanche un rumore//Sta zitto anche il silenzio che normalmente le parole le copre anche se solo di tanto in tanto// Uh, ora viene la neve e come dobbiamo fare!// Niente, devi stare fermo e zitto/ anche tu devi aspettare che i fiocchi cadano lentamente/ in modo da appoggiarsi l’uno sull’altro//Tutto, ora che è imbiancato,/ ti fa pensare a un soffietto che smuove/ i carboni sotto la pentola,/ le faville, la paletta piena di cenere,/ una mandorla, una noce, un po’ di fave e un po’ di ceci,/ una pizza di farina di granturco che non ho più mangiato// L’olivo comincia a sentire il peso della neve//Non importa, basta che non geli,/perché se nevica fa solo bene.
  

da Agricultura.it

Non c’è futuro senza la centralità dell’agricoltura
News in daiCAMPI del [07/02/2015]
Il saluto che l’altro giorno Papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti della Coldiretti, in udienza per i 70anni di vita di quest’organizzazione che ha segnato la politica agricola di questo nostro Paese, è un documento da diffondere, non solo in tutte le parrocchie ma anche nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, per la forza della verità che il messaggio esprime. Un documento che dovrebbero far proprio, insieme con la Coldiretti, tutte le altre organizzazioni rappresentanti del mondo contadino, sia dei produttori singoli sia associati, e renderlo occasione d’incontro e di approfondimento per alzare barriere contro i venti di crisi che continuano a soffiare sulle campagne e, così, rimboccarsi le maniche per tracciare nuovi percorsi che portano a segnare i traguardi che si vogliono raggiungere domani.

Un documento che mette in grande evidenza il vuoto culturale e politico, che dura da oltre cinquant’anni in questo nostro Paese, più che in altri, abbagliato, ancora oggi, da uno sviluppo tutto all’insegna dello spreco, in primo luogo del territorio e, con esso, del suolo fertile, cioè della fonte della principale energia per l’uomo, il cibo. Altro che pale eoliche, biomasse, biogas, inceneritori, trivellazioni, altre autostrade e altri palazzi, allevamenti superintensivi! Cioè quell’insieme di opere e manufatti che servono, in cambio di un arricchimento esagerato di speculatori e criminalità organizzata, a rubare sempre più terreno fertile, occupazione, domani alle nuove generazioni. Papa Francesco, pensando a queste attività e alla sempre più diffusa sottrazione di terra all’agricoltura, ritorna a parlare del dio denaro per dire “E’ come di quelle persone che non hanno sentimenti, che vendono la famiglia, vendono la madre, ma qui è la tentazione di vendere la madre terra”.

Ed ecco che, dopo aver rilevato la centralità dell’agricoltura “Davvero non c’è umanità senza coltivazione della terra; non c’è vita buona senza il cibo che essa produce per gli uomini e le donne di ogni continente”, afferma un’altra centralità che è quella dei protagonisti, cioè “L’opera di quanti coltivano la terra, dedicando generosamente tempo ed energie, si presenta come una vera e propria vocazione. Essa merita di venire riconosciuta e adeguatamente valorizzata, anche nelle concrete scelte politiche ed economiche”. Scelte politiche, purtroppo, che, nel segno della continuità con un passato di sessanta anni e più, caratterizzato da un processo che, di fatto, ha messo da parte l’agricoltura dando spazio a un assistenzialismo che ha impoverito i coltivatori, trasformandoli in schiavi delle multinazionali.

La verità è che neanche la pesante crisi economica è riuscita a far capire ai governi di questo Paese, in particolare all’attuale, il valore del territorio e la centralità della sua agricoltura, fondamentale per dare un perno alla ruota dell’economia se si vuole che giri, e giri nel senso giusto, lungo il percorso che porta, invece di chiudere, al domani. Ed è così che, oggi più che mai, il rischio è la sopravvivenza stessa dell’agricoltura contadina, la sola che è in grado di esprimere il territorio italiano nelle sue molteplici variazioni e di produrre cibo di qualità, quello che ha nell’origine la sua ragione di essere tale.

Papa Francesco si pone e pone degli interrogativi “La sfida è: come realizzare un’agricoltura a basso impatto ambientale? Come fare in modo che il nostro coltivare la terra sia al tempo stesso anche un custodirla? Solo così, infatti, le future generazioni potranno continuare ad abitarla e a coltivarla”. Continua per poi rivolgere un invito e una proposta. “L’invito è quello di ritrovare l’amore per la terra come “madre” – direbbe san Francesco – dalla quale siamo tratti e a cui siamo chiamati a tornare costantemente. E da qui viene anche la proposta: custodire la terra, facendo alleanza con essa, affinché possa continuare a essere, come Dio la vuole, fonte di vita per l’intera famiglia umana. Questo va contro lo sfruttamento della terra, come se fosse una cosa senza rapporto con noi - non più la madre -, e poi lasciarla indebolire e abbandonarla perché non serve a niente. È proprio la storia di quest’alleanza…: la storia di un’agricoltura sociale dal volto umano, fatta di relazioni solide e vitali tra l’uomo e la terra, Relazioni vitali: la terra ci dà il frutto ma anche la terra ha una qualità per noi; la terra custodisce la nostra salute, la terra è sorella e madre che cura e che sana”.

Ancora una volta, come non concordare con il Papa, che parte dalla realtà per affermare verità che, se ascoltate soprattutto da chi ha il compito di diffonderle e spiegarle, possono far capire alla politica, alla cultura, alla classe dirigente che c’è bisogno di un nuovo percorso? Nuovo, con tante tappe e traguardi da raggiungere per vivere un domani migliore, qual è quello che parte dall’affermazione della centralità dell’agricoltura. Una centralità indispensabile per ridare forza al territorio, alle sue risorse e ai suoi valori, in particolare alla bellezza e alla bontà, che un mondo di uomini vocati al dio denaro ci stanno togliendo dalla mente ancor prima che dalle mani.
Pasquale Di Lena

7 febbraio 2015

IO STO CON LA GRECIA

Certo che sto anch'io con questa fonte della nostra civiltà contro la Troika, i parlamenti, i governi e i governatori suoi servi. Contro chi vuole distruggere l'Europa nel momento in cui non sanno che la sua forza è nella solidarietà e reciprocità. Senza questi valori che senso ha?. Questi signori della Troika e quelli che rappresentano hanno, come ripete Papa Francesco, un solo dio, il denaro e, per me, i peli sullo stomaco, chiusi come sono nei loro templi a raccontarsi la vita che non vivono, visto che la negano agli altri. Solo il giorno in cui il popolo imparerà a conoscere e riconoscere i loro volti si sveglierà per ridare voce alla democrazia e porre fine alla dittatura del denaro
IO STO CON LA GRECIA CONTRO LA TROIKA CHE VUOLE DISTRUGGERE L'EUROPA COME FOSSE UN SUO GIOCATTOLO

6 febbraio 2015

Non c’è futuro senza la centralità dell’agricoltura.


Il saluto che l’altro giorno Papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti della Coldiretti, in udienza per i 70anni di vita di quest’organizzazione che ha segnato la politica agricola di questo nostro Paese, è un documento da diffondere, non solo in tutte le parrocchie ma anche nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, per la forza della verità che il messaggio esprime.

Un documento che dovrebbero far proprio, insieme con la Coldiretti, tutte le altre organizzazioni rappresentanti del mondo contadino, sia dei produttori singoli sia associati, e renderlo occasione d’incontro e di approfondimento per alzare barriere contro i venti di crisi che continuano a soffiare sulle campagne e, così, rimboccarsi le maniche per tracciare nuovi percorsi che portano a segnare i traguardi che si vogliono raggiungere domani.

Un documento che mette in grande evidenza il vuoto culturale e politico, che dura da oltre cinquant’anni in questo nostro Paese, più che in altri, abbagliato, ancora oggi, da uno sviluppo tutto all’insegna dello spreco, in primo luogo del territorio e, con esso, del suolo fertile, cioè della fonte della principale energia per l’uomo, il cibo.

Altro che pale eoliche, biomasse, biogas, inceneritori, trivellazioni, altre autostrade e altri palazzi, allevamenti superintensivi! Cioè quell’insieme di opere e manufatti che servono, in cambio di un arricchimento esagerato di speculatori e criminalità organizzata, a rubare sempre più terreno fertile, occupazione, domani alle nuove generazioni. Papa Francesco, pensando a queste attività e alla sempre più diffusa sottrazione di terra all’agricoltura, ritorna a parlare del dio denaro per dire “E’ come di quelle persone che non hanno sentimenti, che vendono la famiglia, vendono la madre, ma qui è la tentazione di vendere la madre terra”.

Ed ecco che, dopo aver rilevato la centralità dell’agricoltura “Davvero non c’è umanità senza coltivazione della terra; non c’è vita buona senza il cibo che essa produce per gli uomini e le donne di ogni continente”, afferma un’altra centralità che è quella dei protagonisti, cioèL’opera di quanti coltivano la terra, dedicando generosamente tempo ed energie, si presenta come una vera e propria vocazione. Essa merita di venire riconosciuta e adeguatamente valorizzata, anche nelle concrete scelte politiche ed economiche”.

Scelte politiche, purtroppo, che, nel segno della continuità con un passato di sessanta anni e più, caratterizzato da un processo che, di fatto, ha messo da parte l’agricoltura dando spazio a un assistenzialismo che ha impoverito i coltivatori, trasformandoli in schiavi delle multinazionali.

La verità è che neanche la pesante crisi economica è riuscita a far capire ai governi di questo Paese, in particolare all’attuale, il valore del territorio e la centralità della sua agricoltura, fondamentale per dare un perno alla ruota dell’economia se si vuole che giri, e giri nel senso giusto, lungo il percorso che porta, invece di chiudere, al domani.

Ed è così che, oggi più che mai, il rischio è la sopravvivenza stessa dell’agricoltura contadina, la sola che è in grado di esprimere il territorio italiano nelle sue molteplici variazioni e di produrre cibo di qualità, quello che ha nell’origine la sua ragione di essere tale.

Papa Francesco si pone e pone degli interrogativi “La sfida è: come realizzare un’agricoltura a basso impatto ambientale? Come fare in modo che il nostro coltivare la terra sia al tempo stesso anche un custodirla? Solo così, infatti, le future generazioni potranno continuare ad abitarla e a coltivarla”. Continua per poi rivolgere un invito e una proposta. “L’invito è quello di ritrovare l’amore per la terra come “madre” – direbbe san Francesco – dalla quale siamo tratti e a cui siamo chiamati a tornare costantemente. E da qui viene anche la proposta: custodire la terra, facendo alleanza con essa, affinché possa continuare a essere, come Dio la vuole, fonte di vita per l’intera famiglia umana. Questo va contro lo sfruttamento della terra, come se fosse una cosa senza rapporto con noi - non più la madre -, e poi lasciarla indebolire e abbandonarla perché non serve a niente.
È proprio la storia di quest’alleanza…: la storia di un’agricoltura sociale dal volto umano, fatta di relazioni solide e vitali tra l’uomo e la terra, Relazioni vitali: la terra ci dà il frutto ma anche la terra ha una qualità per noi; la terra custodisce la nostra salute, la terra è sorella e madre che cura e che sana”.

Ancora una volta, come non concordare con il Papa, che parte dalla realtà per affermare verità che, se ascoltate soprattutto da chi ha il compito di diffonderle e spiegarle, possono far capire alla politica, alla cultura, alla classe dirigente che c’è bisogno di un nuovo percorso? Nuovo, con tante tappe e traguardi da raggiungere per vivere un domani migliore, qual è quello che parte dall’affermazione della centralità dell’agricoltura. Una centralità indispensabile per ridare forza al territorio, alle sue risorse e ai suoi valori, in particolare alla bellezza e alla bontà, che un mondo di uomini vocati al dio denaro ci stanno togliendo dalla mente ancor prima che dalle mani.

pasqualedilena@gmail.com