31 marzo 2015

IL MOLISE DEL GUSTO ALL'OLEONAUTA DI ROMA

Non servono grandi spazi per fare grandi cose, ma idee, persone capaci  e una dose giusta di passione di chi di un evento ne diventa il protagonista.
L’Oleonauta, a poco più di un chilometro in linea d’aria dal Lungomare Toscanelli di Ostia, è, più che un negozio di olio e confetture varie, una teca attrezzata che accoglie bottiglie, barattoli, pubblicazioni e mette tutto a disposizione di una clientela di intenditori  e di esperti, oltre che di un normale consumatore.
Simona Cognòli è l’anima di questo delizioso ambiente, dove senti scorrere, liscio come l’olio, il tempo, che ha visto sabato scorso animarsi, dalle 19 alle 23, di esperti di enogastronomia, blogger e giornalisti, richiamati dal Molise e dalle sue eccellenze: dal tartufo all’olio; dalla birra artigianale al vino; dal caciocavallo ancora fresco a quello stagionato, essenziale per una delle tante bontà di Agnone, la “zuppa a la Santé”; dalla soppressata e mitica ventricina (il salume che si scava e non si taglia) alla salsiccia di fegato, che solo palati aperti a un gusto netto, forte, speciale, sono in grado di apprezzare.
L’accettazione entusiasta che fa spalancare gli occhi, prim’ancora che la bocca e lo stomaco, o il rifiuto con uno scatto della testa come senso di fastidio, è’ la sorte di prodotti che il Molise ha e conosce, come il tartufo, l’ostrica, la pampanella di San Martino in Pensilis, la scolatura delle acciughe, la scapece alla vastese (il pesce marinato in vino, aceto e zafferano), l’anguilla o lo stesso capitone, il formaggio con i vermi o la testina di agnello, insieme con altri bocconi deliziosi che ti restano nella mente per lungo tempo ancora.
I presenti erano quasi tutte donne, sia quelle che stavano dietro i tavoli a raccontare e far degustare sia quelle che hanno partecipato e vissuto con grande attenzione la degustazione delle eccellenze molisane.
Un gioco ideato da Fabrizio Fazzi, un attivissimo promotore di olio (Pignatelli) e vini, quelli di Campi Valerio di Monteroduni,  che ha convinto Simona Cognòli e la sua Oleonauta, ad accogliere i prodotti e ad ospitare i produttori di una Regione, il Molise, che non esiste, anche se sono alcune decine di migliaia i molisani che vivono a Roma.
Un gioco che ha divertito molto quanti hanno risposto all’invito e hanno avuto la fortuna di essere presenti all’incontro e, così, sopportare anche la brezza di una sera  della primavera da poco arrivata, entrando ed uscendo dallo stretto ambiente dell’Oleonauta per gustare i frutti della terra e dell’artigianato molisano; sentir parlare di un territorio ricco di ambienti, paesaggi e tradizioni che, da Roma, non è poi così lontano.
Un gioco che si ripeterà alla fine di maggio (25) sempre a Roma, questa volta nella splendida cornice di Villa Miani, con la partecipazione alla manifestazione “Solstizio d’estate”, organizzato da Daniele De Ventura. Con questi ed altri protagonisti ad affiancare i produttori di olio, di formaggi, salumi, vini, birra, elaborazioni gastronomiche molisane presenti sabato scorso all’ .
Due appuntamenti – è il mio auspicio - da ripetere in autunno per presentare l’olio nuovo e, con esso, tutto il buono e il bello che il Molise è in grado di mettere sulla tavola delle bontà.

Simona e Fabrizio
I prodotti, accuratamente scelti da Manuela Mancino e Sebastiano Di Maria della Scuola del Gusto, hanno ricevuto il giusto applauso dei partecipanti all’incontro all’Oleonauta.  Con l’olio “Principe Pignatelli” di Monteroduni,c’erano: l’Olio Benedetto di Benedetto Salvatore di Lupara e L’Olio di Flora de La Casa del Vento di Larino; il vino “Opalia”, la Tintilia del Molise Doc dei Campi Valerio di Monteroduni e i vini di Angelo D’uva, vignaiolo in Larino, “Lageno”, un bianco doc, la “Tintilia” e un delizioso passito Igt, l’Egò; la Ventricina e la Soppressata, due dei salumi di Casa Florio di Montecilfone; il Caciocavallo del Caseificio Antonio Di Nucci di Franco Di Nucci di Agnone dal 1662; la “Ru Sprusciat” e la Salsiccia di fegato di Salumi Antonelli di Castel del Giudice; i tartufi e le delizie di Francesco Tasillo di Frosolone; le Birre di Dario Fardone; le preparazioni  della TavoladelMolise di Mimmo Borrelli e Carmelina Del Monaco di Miranda; i confetti e il cioccolato Papa Dolceamaro di Monteroduni. E, infine, la presenza preziosa de La Molisana, il pastificio di Campobasso che il mondo conosce, con i suoi spaghetti quadrati e le orecchiette rigate.

pasqualedilena@gmail.com 

25 marzo 2015

Franco Battiato - Era de maggio (1999)


OSPEDALE, CHE FARE?

Al consiglio comunale che c’è stato l’altra sera al Palazzo ducale di Larino c’ero anch’io ad ascoltare il refrain dei politici e amministratori locali, che hanno dato l'impressione di non rendersi conto della situazione pesante e, ormai, giunta alla fine di un percorso che limiterà e renderà difficile la cura della salute dei molisani, se non sono di Campobasso e d’intorno, o, anche, di Pozzilli, cioè tra Venafro e Isernia.
E’ infantile, politicamente, pensare, com’è successo l’altra sera, di risolverla accusando il Presidente della Regione, di Laura Frattura, della sua assenza (anche per me ingiustificata visto il consenso ricevuto a Larino), oltretutto  non prendendo atto che erano assenti anche gli altri rappresentanti della politica e delle istituzioni, anche quelli che da Larino sono stati premiati con i voti ed ora “governano”   questa regione.
Fare questo vuol dire non prendere in considerazione il vero grande assente, il popolo di Larino. Un’assenza che è pienamente giustificata, soprattutto perché stanco di chiacchiere inutili (la rabbia di alcuni interventi del pubblico ne sono la dimostrazione), di schermaglie che non portano da nessuna parte e di occasioni perse come la  Maugeri e l’accorpamento dei due ospedali del Basso Molise con la possibilità di riempirli di eccellenze, invece di svuotarli di quelle che avevano. Che peccato sapere i termolesi contenti delle perdite, invece di essere incazzati e uniti con tutto il territorio basso molisano per mostrare la forza e non la grande debolezza di un territorio diviso quando non contrapposto! A tale proposito andrò alla ricerca di un articolo di qualche anno fa “Se Larino piange Termoli non ride”, uscito sul sito “LarinoViva”, per pubblicarlo di nuovo e far capire che è sempre vero che è meglio ascoltarle le Cassandre invece di chiudere le orecchie e mostrare segni di fastidio nei suoi confronti.
Di fronte a questo quadro deprimente della situazione, l’unica nota positiva l’appello alla sanità pubblica dell’On. Venittelli, visto che è la sanità pubblica a rischio in Italia e non solo nel Molise, e questo  grazie a un governo, quello in carica, che ha un rapporto privilegiato, direi dipendente, per i poteri economici che, con Renzi,  stanno ottenendo tutt’i risultati da loro sperati in quanto a sanità, furto di territorio, impoverimento delle grandi risorse di questa nostra amata Italia.
In questo senso anche l’appello della solerte e attiva parlamentare termolese trova il tempo che trova, se non diventa strumento di azione forte del suo partito, soprattutto molisano, contro il governo di cui fa parte pienamente e senza neanche essere opposizione interna.
 Un partito, il Pd molisano, che vede tra i suoi dirigenti, Michele Palmieri, che, non ha sentito e non sente il dovere di dimettersi da questo suo incarico, nel momento in cui i dirigenti del suo partito e i suoi rappresentanti al governo regionale, remano contro la sanità pubblica e danno uno schiaffo sonoro a una città che non lo merita e che, così, non può che sentirsi umiliata. Eppure Palmieri ha avuto l’onore di sedere oggi sulla sedia del consiglio comunale di Larino come assessore con la delega della sanità proprio grazie alla questione ospedale. E’ stato lui il promotore di un movimento che, insieme con un altro movimento che oggi  lo contrasta sperando di sostituirlo in Palazzo ducale, ha fatto solo danni, in mancanza di un’ analisi della realtà e di una visione futura del ruolo dell’ospedale “G. Vietri” di Larino.
Con le debolezze non si costruisce il futuro e non si danno speranze, ma solo delusioni che, nel tempo, diventano rinunce, vuoti di presenza appunto come quelli registrati l’altra sera nel Consiglio comunale.
Mentre seguivo il vuoto dibattito, salvo il significato dell’appello della On. Venittelli, pensavo a quante cose sono da fare per non cadere in situazioni che, invece di risolvere, non fanno altro che aggravare il problema.  Per esempio chiamare il popolo larinese e quelli dei Paesi del circondario a studiare le forme e i modi per vedere come salvare, noi comunità, l’Ospedale “G. Vietri” di Larino e farlo con una sottoscrizione popolare, ripetendo quanto è stato fatto alla fine dell’’800 con la sua fondazione e tutto  grazie a una classe politica e dirigente illuminata e non con le candele spente come l’attuale.
Sono ormai alla fine queste candele che dovrebbero illuminare le azioni degli uomini, la politica, in particolare quella di chi si è impegnato a difendere, tutelare, promuovere, valorizzare un territorio, con le sue risorse e i suoi valori. Le candele riferite alle azioni e non alle persone che le portano avanti, che,,come tali, sono tutte rispettabili.
pasqualedilena@gmail.com

 

Roberto Murolo - Reginella


21 marzo 2015

IL MONSIGNORE

Per brindare alla primavera, ai produttori che da domani saranno al Vinitaly  ed all'amico Benedetto che sarà mio ospite questa sera, ho aperto una bottiglia delle poche rimaste di questo vino, annata 2003, da me dedicato a S.E. Monsignor Tommaso Valentinetti che, se non fosse stato per la coincidenza con la morte di Papa Paolo II, l'avrebbe presentato con me a Verona, al Vinitaly del 2005.

Un vino che ha avuto subito un grande successo e il consenso delle più importanti guide dei vini italiani. Fatto con uve "Montepulciano" della Fattoria di Vaira, che ho avuto il piacere di dirigere.

Uno dei quattro vini di prestigio dell'azienda di Petacciato, due bianchi "Donna Francesca" e "Bianco di Flora" e  un altro rosso "Cavalier Francesco", con un "Solo bianco" e "Solo rosso" a rappresentare il vino della quotidianità capace di arredare ogni giorno la tavola e di soddisfare il gusto e la salute del consumatore.

Tutte le etichette sono state firmate dal grande Ro Marcenaro, un artista che il Molise conosce per aver disegnato la Farfalla colorata di Piacere Molise.

Già scaraffato da otto ore per una buona ossigenazione visto la veneranda età di 12 anni.
 
 

Benvenuta Primavera


il benvenuto alla primavera appena entrata.


Un giorno, il 21 Marzo, a me particolarmente caro perché mi riporta al giorno della primavera del 1987 a Siena nel Palazzo Patrizi in via di Città dove nasceva l'Associazione Nazionale delle Città del Vino. Un'idea del mio caro amico Elio Archimede di Asti che io, insieme con il Sen. Margheriti, ho promosso grazie all'Enoteca italiana.

Fra poco saranno passati 30anni da quel lieto evento che ha arricchito di idee e di iniziative il mondo del vino.


Un mondo che da domani fino al 25i si ritroverà a Verona a vivere la 48a edizione del Vinitaly, con un mercato del vino italiano in crescita sulla spinta soprattutto degli spumanti e una perdita costante, però, di superficie vitata. Anche il mondo del vino è l'Italia delle contraddizioni e non da oggi.

Un brindisi con tutti voi a questa bella giornata con un vino del 2003, "Il Monsignore", appena scaraffato, che ho voluto e presentato al Vinitaly del 2005. 

Il 2° Concorso “Bonolio Salus Festival” premia due oli molisani: Di Vito Giovanni dI Campomarino e L’olio di Flora di Larino

Pasqualedilenainforma
Il Concorso, organizzato dalle Associazioni  GastroliArt e Duc in Altrum con la regia del Dr. Vincenzo Nisio, ha  come scenario il Matese campano con il suo piccolo centro, Gioia Sannitica, contornato da ben sette borghi all’ombra di due montagne di oltr 1300 metri, Monte Monaco di Gioia e Monte Eubano.

Nella categoria Fruttato leggero, primo e secondo classificato sono risultati l’olio extravergine di oliva del Frantoio oleario Di Vito Giovanni di Campomarino e L’Olio di Flora de La casa del Vento di Larino. Due oli che, non da oggi e insieme con altri importanti oli delle 18 varietà che rappresentano la biodiversità olivicola molisana, sono messaggeri dell’olivicoltura regionale che, in questi ultimi giorni, ha fatto sentire più di un’eco all’esperto ed al consumatore esigente di olio di qualità.

Un nuovo riconoscimento per due oli già vincitori, nel mese di dicembre a Larino, dei premi del Concorso Goccia d’Oro.

Per L’Olio di Flora che onora “la Casa del Vento” e premia i caratteri della varietà “Gentile di Larino”, la bontà e salubrità di un olio ottenuto da olive coltivate con metodo biologico, questa conferma è importante alla vigilia del grande evento, organizzato a Ostia da Simona Cognoli presso la sua Oleonauta, “INCONTRO CON IL MOLISE – l’olio extravergine e le eccellenze enogastronomiche di un territorio tutto da scoprire”. L’Olio di Flora, che vive da giorni, con l'olio Pignatelli di Monteroduni, la grande emozione di rappresentare, in questo primo incontro, l’olio molisano. 

Intanto, questa mattina, ha preso il via la due giorni di Gioia Sannitica, con al centro il concorso “Bonolio Salus Festival” e tante altre iniziative, in particolare tanti incontri che parlano dell’olio, il grande protagonista a tavola, in cucina e sempre più percepito come il prodotto per la salute per eccellenza; stand enogastronomici; degustazioni; mostre d’arte e di artigianato artistico ; spettacoli.

Domani sera la chiusura della ricca manifestazione con una serata di gala nel Castello “la torre d’argento” dove avverrà la consegna dei premi ai tre vincitori nazionali e ai tre regionali, ai secondi e terzi classificati e, l’applauso finale, all’olio degli oli in concorso, che gli organizzatori annunceranno solo nel corso della premiazione. 

Tutti a Gioia Sannitica a vivere questa due giorni dell’olio e del suo concorso, Bonolio Salus Festival, che è già importante nonostante sia giunto solo alla seconda edizione.

 

 

19 marzo 2015

“Territorio e Politica, riflessioni su possibili nuovi cicli economici del Molise”



Un successo l’iniziativa che ieri sera c’è stata a Campobasso, nella sala degli incontri dell’incubatoio in via Monsignor Bologna, aperta da un intervento del Prof. Rossano Pazzagli, al quale ha fatto seguito il mio, quello di Maurizio Marino, giovane promotore di una fattoria sociale a Montemitro e di altri, atutt’interessanti, del pubblico presente.

Al centro della riflessione, il territorio, che, a partire dalla nascita del movimento  “NO Stalla, Sì Molise Bene Comune” e dalla sua vittoria con la rinuncia della Granarolo, la più grande industria del latte, a realizzare nel Molise una stalla esagerata (12.000 manze bisognose di uno spazio pari a 100 ettari di terra e acqua necessaria per una paese di 120.000 abitanti), ha fatto capire che non può essere più dimenticato o tenuto ai margini. E’, questo bene comune, un capitale da spendere e da mettere in giro per renderlo patrimonio di un nuovo pensiero politico. 
Un territorio colpito, emarginato, distrutto dal modello di sviluppo attuale se è vero, com’è vero, che solo in Italia in meno di 20 anni ben due milioni di ettari di suolo fertile sono finiti sotto il cemento o l’asfalto e che il 16% delle campagne è sparito, cioè ha smesso di produrre cibo, la nostra prima energia pulita. La situazione non è migliore a livello globale con miliardi di ettari di risorse naturalii che spariscono ogni anno.
Tornando alla realtà italiana c’è da dire che ogni secondo spariscono 8 m² di territorio, come dire 11 ettari, l’ora, 2.000 la settimana, 8.000 ogni mese, cioè circa 100.000 ettari ogni anno, che, con la bella idea di “Sblocca Italia”, i finanziamenti per nuove case, e non per il recupero dei centri storici, raddoppieranno invece di essere salvati dall’abuso e furto.
In questo modo il governo Renzi e i suoi padroni pensano di “Nutrie il pianeta” aprendo fra poco più di un mese l’Expo di Milano, nelle mani ormai delle multinazionali.
Bisogna rimettere insieme, visto che operiamo nell’orizzonte della crisi di modello, quindi strutturale, quello che oggi è solo apparentemente connesso: cultura e politica; città – campagna; nord – sud, etc..
Cioè vedere e operare, attraverso la coscienza del luogo (non è alternativa alla coscienza di classe ma l’una che comprende l’altra), per vedere come trovare percorsi, anche se all’inizio solo sentieri,  soluzioni e nuovi modelli di sviluppo alternativi a quello attuale che, sia chiaro, non è il solo possibile.
E il patrimonio territoriale è una grande opportunità di rinascita che ci riporta all’identità, alle possibilità di programmare e costruire il futuro del Nostro Molise, del nostro Paese.
Un modo anche di rappresentarlo e di tenerlo ben tutelato perché solo così è possibile valorizzarlo e dare spazio alle possibili attività, in primo luogo il valore della campagna nella sua duplice espressione, agricola e  rurale, cioè di attività produttiva e di aggregazioni di luoghi, persone, ambienti. L’agricoltura quale  perno capace di far girare e vivere un nuovo tipo di sviluppo, all’insegna della sostenibilità e della sobrietà per chiudere con lo spreco. In primo luogo con lo spreco di territorio, sapendo che senza di esso non c’è possibilità di sviluppo.
Basti pensare al cibo, all’acqua, all’aria, cioè a quelle che sono fonti vitali; al bisogno di arrivare alla sicurezza alimentare affermando la sua sovranità.
Chi sta lavorando per forme nuove di aggregazione e per un rilancio della politica, per un nuovo tipo di sviluppo, necessario e urgente  se non si vuole far cadere il Paese nel baratro creato dal fallimento del sistema, deve tener conto del valore e del significato del territorio, del suo stretto legame con uno sviluppo e una programmazione possibili, un rilancio della partecipazione e dei valori della democrazia per renderla sostanziale e non apparente come quella che viviamo.
Molto di quello che ho riportato è il contributo, come sempre prezioso, dato da Pazzagli nel suo intervento iniziale che ha trovato il consenso unanime di tutti, me per primo, e dato la possibilità a Antonio De Lellis e a quanti hanno collaborato con lui nell’organizzazione dell’evento, di continuare e pensare subito ad altri appuntamenti. Momenti importanti  per dare forza e sostanza alla voglia di cambiamento, soprattutto di quella massa enorme di cittadini che non va a votare, stanca di una politica che suona come una moneta falsa.
Il prossimo incontro è con Antonello Miccoli “Lavoro e Politica, Jobs Act: la negazione del buon diritto”, già stato fissato per il 7 Aprile a Termoli,  sempre alle ore 18.00 , nella sala Incontri presso la Chiesa del Sacro cuore.
A Termoli, il luogo  che vede domani mattina presente Maurizo Landini, il segretario della Fiom, che personalmente, e non da oggi, vedo come un valido protagonista del cambiamento.
pasqualedilena@gmail.com 

17 marzo 2015

Pesticidi nella frutta e nella verdura. A rischio prodotti esteri e fuori stagione

da Italiaatavola 16 Marzo 2015 n° 363

La frutta e la verdura del mercato conterrebbe più pesticidi rispetto a quella della Gdo, lo sostiene un servizio de “Le Iene”, che ha mostrato i risultati di analisi effettuate su alcuni campioni dell'ortomercato. All’interno di frutta e verdura vengono riscontrati anche sostanze bandite dalla Comunità europea

Fare la spesa nel posto e nel modo corretto non è così semplice come si pensa, anche in Italia, patria del buon cibo e della Dieta mediterranea. Ai numerosi casi di sequestri per contraffazione alimentare - che Italia a Tavola è solita denunciare con prontezza - si aggiunge la sfortunata possibilità di acquistare degli alimenti dannosi per la nostra salute, perché contengono pesticidi oltre i limiti imposti dalla legge.

La più recente indagine sul campo è stata effettuata da Nadia Toffa, del programma tv “Le Iene”, che si è recata all'ortomercato di Milano (per vedere il servizio completo de Le Iene clicca qui). Nel servizio si è evidenziata la differenza tra un prodotto di stagione ed uno non di stagione: i prodotti di stagione maturano all’aria aperta ricevendo la luce diretta del sole e mantenendo sostanze nutritive e antiossidanti; i prodotti coltivati in serra, invece, per crescere hanno bisogno di pesticidi. Ma se ormai tutti sanno che la stagione delle arance è l’inverno e quella dei pomodori è l’estate, per altri prodotti si fa molta confusione. Gli asparagi, ad esempio, sono presenti in Italia da marzo a giugno; le melanzane da maggio a settembre; il sedano da settembre ad aprile; i peperoni da giugno ad ottobre; le cime di rapa da novembre a marzo; il mandarino da novembre a febbraio; le fragole da giugno a settembre; le albicocche da giugno a luglio e così via.

La Toffa ha acquistato avocado, banane, uva, pompelmo, fagiolini, ananas, per sottoporli a delle accurate analisi di laboratorio. Risultato? Nella metà della merce analizzata è stata riscontrata la presenza di pesticidi fuori norma, oltretutto il pericolo riguarda, in modo particolare, quei prodotti provenienti dall’estero.

Ovviamente i dati riportati nel servizio de “Le Iene” non hanno validità statistica, come tiene a precisare la stessa Nadia Toffa, ma destano comunque un certo allarmismo. Gli esperti intervistati hanno infatti specificato che in molti casi, all’interno di frutta e verdura, vengono riscontrati anche antiparassitari, banditi dalla Comunità europea. Il dott. Carmine Ventre del Centro Analisi Biochimiche Sas spiega che in Italia attraverso l’ortofrutta entrano pesticidi che da noi sono vietati, mentre nei Paesi d’origine sono tranquillamente utilizzabili. E il rischio è che essi possano provocare danni all’organismo (nel peggiore dei casi il cancro). Quello che si innesca è un circolo vizioso: nel momento in cui la Comunità europea ha vietato l’utilizzo di determinati pesticidi, le industrie produttrici hanno iniziato a venderli all’estero, nei Paesi nei quali il loro utilizzo in agricoltura è consentito; importando poi i prodotti ortofrutticoli in Italia, le stesse sostanze vietate riescono ad arrivare lo stesso sulle nostre tavole.

Ma i rischi per la salute - evidenzia il servizio de “Le Iene” - non ci sono solo se si consumano prodotti provenienti dall’estero, ma anche quelli fuori stagione. La coltivazione in serra implica l’utilizzo tanto di pesticidi quanto di ormoni, che accelerano la crescita dei prodotti. Le conseguenze per il nostro organismo, evidenzia la nutrizionista Renata Alleva, possono essere scompensi nel nostro equilibrio ormonale, con il rischio di ammalarsi con più facilità di tumore. Non solo, ma gli stessi specialisti hanno affermato che alcune primizie coltivate in serra oltre ai pesticidi possono contenere anche meno antiossidanti e vitamine rispetto a prodotti di stagione.

A questo punto per capire come queste “irregolarità” possano essere sfuggite alle regolari ispezioni, è stato chiesto agli operatori del mercato e, a ritroso, dell’Ortomercato di Milano (da cui proviene la merce) e a un responsabile dell’Aeroporto di Malpensa, dove è sbarcata la merce in questione, quali tipi di accertamenti vengono effettuati. L’esito è sconfortante: i controlli sono carenti e rari, nel dettaglio le tonnellate di frutta e verdura che sbarcano ogni giorno solo a Milano, vengono “controllate”, da un team di sole 6 persone. I controlli fatti dalle Asl si limiterebbero invece a monitorare una settantina di pesticidi a fronte dei 500 cercati da “Le Iene”.

Al termine del servizio tv Nadia Toffa e Carmine Ventre consigliano di comprare prodotti italiani, rigorosamente di stagione, a km zero, e se possibile nella Grande distribuzione. Sembrerebbe infatti che proprio in una catena della Gdo vengano compiute delle analisi periodiche su una serie di prodotti ortofrutticoli (di stagione), con esito negativo: tutto in regola.

Efsa: Nessun rischio per la salute
Ma se i dati del servizio de “Le Iene” non possono avere valenza statistica, numeri certi provengono invece da una relazione del 2013 effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che scongiurano gli allarmismi suscitati dai programmi tv; i risultati generali delle analisi, diffusi dall’Ansa, inducono infatti a concludere che la presenza dei residui di pesticidi riscontrata nei prodotti alimentari sotto osservazione non pone probabili rischi sulla salute.

Dopo aver analizzato 81mila campioni di alimenti provenienti da 27 Stati membri dell'Ue, Islanda e Norvegia, L’Efsa ha riscontrato che il 97% contiene livelli di residui di pesticidi che rientrano nei limiti di legge, con poco meno del 55% dei campioni privo di tracce rilevabili di tali sostanze chimiche. Tra i campioni di cibo analizzati dall'Efsa nell'ambito del programma di monitoraggio di coordinamento europeo, 8.270 provenivano da Paesi terzi, in seguito ai controlli più stringenti avviati sugli alimenti importati in Unione europea dopo le disposizioni del Regolamento comunitario 669/2009. 11.582 invece i campioni riguardanti l'area comunitaria, presi da dodici prodotti alimentari e mirando la ricerca di 209 distinti pesticidi.

In genere una maggiore prevalenza di residui eccedenti i livelli massimi consentiti si è riscontata nei prodotti importati da Paesi extra Ue (5,7% per i prodotti importati contro l'1,4% dei prodotti Ue). Tra i campioni di cibo controllati, sono stati rilevati casi di limiti fuorilegge di pesticidi soprattutto nelle fragole (2,5% dei campioni), lattuga (2,3%), avena (1,3%), pesche (1,1%9 e mele (1,0%). Sui 1.597 campioni di alimenti per infanzia esaminati nel 92,7% dei casi non sono stati riscontrati residui, mentre nel restante 7,3% si sono rinvenuti residui contenuti comunque nei limiti di legge.

13 marzo 2015

L'Expo delle multinazionali del cibo

Appare sempre più evidente che lo scontro è tra chi lavora la terra, la cura, e, attraverso il cibo prodotto, ne sente i profumi e i sapori per offrire al consumatore la qualità, quella che ha un’origine strettamente legata al territorio, e tra chi questa terra, quando non la divora per dare spazio al cemento e a miniere e cave, la sfrutta con un’agricoltura intensiva che la inquina e, nel tempo, la distrugge solo per produrre quantità.
Lo scontro è, quindi, tra un’agricoltura contadina e quella industriale.
La prima, l’agricoltura contadina, è quella che, mentre mette a disposizione dell’uomo un cibo di qualità, si preoccupa anche della salute dell’ambiente, cura il paesaggio, alimenta la biodiversità e la stessa cultura che il cibo con i suoi differenti prodotti esprime. La seconda, quella industriale, invece, sotto l’azione di forti e crescenti concimazioni, pesticidi, semi OGM - essenziali per ottenere la quantità – produce tutto a spese dell’ambiente, del paesaggio, della biodiversità, e, anche, del gusto, avendo la necessità di uniformare, livellare, appiattire.
Parlo di agricoltura ma lo stesso discorso vale per la zootecnia e la selvicoltura.
Una quantità di cibo che, a oggi, non ha portato a dare quella sicurezza alimentare di cui ha bisogno l’umanità, ma ad affamare ancor più il mondo e a metterlo in crisi.
Tutta colpa della bulimia di denaro che affligge i padroni delle multinazionali, e non solo, anche della loro natura incline all’esagerazione che, poi, si traduce in spreco di cibo. Il cibo benedetto, che è la prima, vera, fondamentale energia pulita di cui l’umanità non può fare assolutamente a meno.
Infatti, non è un caso che sono un miliardo le persone che muoiono di fame e molto di più quelle che convivono con la fame in uno stato di crescente povertà, e, tutto questo, mentre più di un terzo del cibo prodotto sono buttato. Una massa enorme di energia che è sprecata per ingrassare i quindici padroni della finanza mondiale; quella decina di multinazionali che operano nell’agroalimentare e, altre, in particolare quelle della chimica, dei medicinali, del petrolio e dei semi, soprattutto Ogm.
Un lusso che il pianeta, l’umanità tutta, non può più permettersi se non vuole arrivare a situazioni disastrose e punti di non ritorno, in considerazione dei sette miliardi e più di persone che ora abitano il pianeta (più del doppio dei 3 miliardi censiti 50anni fa) e dei 9 miliardi di abitanti previsti per il 2050, cioè se non domani, dopodomani
L’Expo “2015", la grande esposizione mondiale che fra meno di due mesi (10 maggio) si apre a Milano, nata con il proposito di “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, un’immagine e un messaggio di grande forza, soprattutto di grande attualità, è diventata e sarà la grande vetrina delle multinazionali.
Tant’è che lo slogan “Nutrire il pianeta” c’è già chi l’ha trasformato in “Nutrire le multinazionali”.
Una grande occasione, per questi padroni affamati di territorio, di affermare ancor più il loro strapotere, che è tanta parte di quella crisi sistemica di cui soffre il mondo e dei rischi riguardanti la difesa stessa del pianeta, nel momento in cui andrà avanti il processo da loro avviato di furto crescente di suolo e della natura che esso esprime, in particolare la biodiversità, che è vita.
Continueranno ad affamare il pianeta, e, quindi, ad aggravare il problema della sicurezza alimentare, non a risolverlo, e, opereranno per abbassare ancoro di più i livelli della qualità del cibo fino a uniformare i profumi, i sapori, e, con essi, il gusto. Per loro la diversità non ha senso, non è un patrimonio di storia, cultura, tradizioni, ma una perdita di tempo, l’unico spreco che non ammettono.
Ecco che l’Italia e con essa, non a caso, la Spagna e la Grecia, cioè i paesi più rappresentativi dello stile di vita mediterraneo, già colpite duramente a causa di uno sviluppo che ha mostrato tutto il suo fallimento, stanno operando, per assecondare le volontà delle multinazionali. Soprattutto l’Italia con l’attuale governo se penso alle risposte date a quelle del petrolio, con “Sblocca Italia”; l’applauso al “TTiP”, il trattato America del Nord- Europa, che più di altre azioni spiega la loro volontà di comandare il mondo appropriandosi delle sovranità nazionali; lo strappo alla Carta costituzionale e alla partecipazione dei cittadini alle scelte, negata dalla nuova proposta di legge elettorale. Una situazione pesante, pericolosa per la stessa democrazia, che, al di là degli annunci, si va aggravando ogni giorno sempre più.
Un Expo messo in mano alle multinazionali, alla fine, non può e non deve meravigliare perché perfettamente in linea con le scelte in atto, tutte all’insegna del neoliberismo, che ha mostrato di non avere alcun rispetto per quel bene comune che è il territorio.
Uno strapotere, quello delle multinazionali, e, in questo senso, un grande rischio proprio per il territorio, il bene più prezioso che il Paese ha. Il territorio, perché fonte di conoscenza, progettazione e programmazione, è uno straordinario e fondamentale contenitore di risorse e di valori legati alla storia, alla cultura, all’arte, alla ruralità ed alla sua agricoltura, alle tradizioni. Le tante stupende tradizioni che le nostre ottomila e più comunità hanno saputo tessere nel corso di secoli e mettere a disposizione del mondo, in particolare quelle che fanno riferimento al cibo, alla cucina, alla tavola.
In questo senso l’Expo 2015 può risultare una grande occasione persa per affermare, con la difesa, tutela e valorizzazione del territorio, la Sovranità alimentare; dare a chi produce il cibo la gestione delle sue risorse e dei suoi valori; stimolare il ruolo che spetta al glocale, con tutti i suoi aspetti di vita, organizzativi e culturali, per non subire e rimanere vittima del Globale.
Non era, poi, così difficile per questa esposizione internazionale, che vede l’Italia protagonista, organizzare e assicurare la sicurezza alimentare; diffondere la cultura del cibo espressione di territori e di saperi, il valore e il grande significato della sua qualità e bontà, con il tempo protagonista insieme con la stagionalità, la freschezza e la creatività protagoniste.
pasqualedilena@gmail.com
pubblicato il 13 marzo 2015 in Pensieri e Parole > Editoriali

9 marzo 2015

“Piccolo grande Molise” 4

                         Territorio e agricoltura non obblighi ma grandi opportunità 
                          Bisogna scommettere e investire, il prima possibile, sul territorio, la ruralità e la sua agricoltura, che qui, nel nostro Molise, è sempre stato ed è rimasto il settore primario.
E’ la sola possibilità per uscire vincenti dalla crisi e diventare esempio per le altre regioni e paesi. 

Il territorio e l’agricoltura, non come obblighi ma come grandi opportunità per affrontare il globale. In pratica, vedere come  esaltare la propria identità per diventare con gli altri protagonisti del glocale forza di confronto dialettico con il globale. Cioè, il glocale che si confronta con il globale senza annullarsi, ma facendo valere i suoi caratteri per mantenerli distintivi e, con la visibilità e il racconto, renderli attraenti, appetibili, trasformando i produttori in protagonisti. 

Un confronto che diventa possibile e porta a dare quelle risposte che il territorio, la sua agricoltura e i suoi protagonisti aspettano, se il mercato diventa la priorità di una programmazione, sia dell’azienda sia dell’istituzione e dell’ente pubblico, e non più la produzione, com’è stato e continua, purtroppo, a essere. Cioè rendersi conto che non serve produrre, soprattutto qualità, se non si ha la capacità o la voglia di farlo sapere al consumatore, al mercato, che è il destinatario naturale di una produzione ed è anche quello che mette a disposizione del produttore e/o trasformatore il valore aggiunto. Quel valore aggiunto che da tempo il coltivatore non ha, e che, invece, è essenziale per fare investimenti e per vivere dignitosamente con il frutto del proprio lavoro.  

Sta qui il grande ruolo delle istituzioni e degli strumenti che riesce a creare e a mettere a disposizione dei protagonisti nel campo della produzione e della trasformazione, e non solo del cibo. In pratica, come rendere i finanziamenti pubblici un fattore di crescita e non – com’è successo con i pur abbondanti finanziamenti messi a disposizione in questi ultimi decenni – una ragione della crisi strutturale, che, dal 2004, sta creando serie difficoltà nelle campagne. 

In questo senso la priorità di prendere in considerazione tutti gli aspetti legati alla gestione del territorio e, in particolare, il ruolo della programmazione e della pianificazione territoriale, che è sì un compito pubblico, ma che ha valore e porta a risultati solo se partecipato. 

Ed ecco un’altra priorità a cui pensare: la nascita di una “rete di tante reti legate insieme” per programmare produzioni e servizi, progettare iniziative, concentrare gli sforzi e le risorse, conquistare il mercato e trovare in esso lo spazio possibilmente più alto per avere un ritorno in grado di rafforzare la comunicazione e valorizzazione del territorio. 

Due priorità che hanno bisogno necessariamente di strumenti per esprimere le loro potenzialità, in primo luogo la capacità di cogliere gli obiettivi prefissati. 

Torna in mente la vecchia idea che, nella seconda metà degli anni ’90, avevo trasformato in una proposta di legge regionale (mai discussa), che portava il nome di “ Piacere Molise”, cioè la creazione di un Ente di gestione e promozione del territorio, a partire dalle eccellenze di un settore, l’agricoltura, centrale per il Molise, sia per gli aspetti produttivi che turistico - ambientali. 

Un Ente a carattere pubblico partecipato dai protagonisti privati, capace di dotare la Regione e, con essa, le istituzioni e gli enti sub regionali, la “rete delle reti”, di una strategia di marketing essenziale per darsi obiettivi e raggiungerli nei tempi prefissati.  

Si sa, però, che per promuovere un territorio - soprattutto quello molisano carente d’immagine e, come tale, sconosciuto anche ai mercati delle regioni confinanti - c’è bisogno di mettere a sistema tutte le sue risorse, in primo luogo chi, con  il produttore, abita il territorio.  

Nel caso del Molise è il molisano che deve proteggere, curare e valorizzare questo bene così prezioso.
fine
pasqualedilena@gmail.com

8 marzo 2015

la cultura passe-partout del mercato







E' la cultura il passe-partout che permette a un prodotto di entrare in un mercato.
Un sorriso e una stretta di mano, il non lasciarsi dimenticare, una pubblicazione che lasci insieme al tuo olio o al tuo vino. La cultura è l'anima della comunicazione e senza comunicazione il tuo prodotto rimane in cantina o nel vaso d'acciaio insieme al Molise che, non a caso, pochi conoscono.

Nella presentazione è scritto:
Grazie ai miei amici olivi che mi hanno guidato lungo i sentieri erbosi, stupendi percorsi di migranti ed emigranti, ho scoperto l'anima del Molise, questa terra mia che sempre mi emoziona.
Se la scrittura aiuta a scoprire l'anima ed a riempirla di nuove emozioni, è, però, la memoria che permette di trasmettere al lettore la voglia di venire in questa regione.  Essa ha forme e contenuti di una città, quasi ideale, per poter sentire subito il bisogno di ritrovare qui, nella terra dell'accoglienza e dei colori, delle ombre chiare e scure, e, anche della gentilezza e della discrezione dei suoi silenzi.
E' così che il Molise, quale terra dell'olio, dà la possibilità di sentire, tra gli ulivi, il senso di pace e di libertà

L’8 MARZO, LA FESTA DELLA DONNA


 Anni fa, quando ero segretario della Sezione del PCI “San Quirico-Legnaia”, che aveva la sede nella grande Casa del Popolo di San Quirico in via Pisana a Firenze, l’8 Marzo era il giorno più bello, con le donne della sezione e della Casa del Popolo, che, giorni prima, con grande cura preparavano la festa per ricordare che era anche un giorno di lotta e di speranza per un mondo migliore.
e moduloUn mondo che ci sarà se c’è parità, pur nella distinzione tra la donna e l’uomo,sempre, però, nel pieno rispetto . Erano gli anni della grande scesa in campo delle donne che io ho vissuto con particolare interesse ed attenzione. Ricordo la cura con cui le donne dispiegavano la bandiera della pace con i tani poezzi di stoffa cuciti a mano dalle più anziane che quel giorno non smettevano di raccontare alle più giovani. Mi sono reso conto nel corso degli anni che, con l’avanzare della società consumistica e perdita crescente dei nostri valori di solidarietà e di reciprocità, rispetto e sogno del domani, l’8 Marzo è stato trasformato in un giorno banale peggio ancora di quello dedicato a San Valentino. Per me resta sempre l’”8 Marzo la festa della donna”, anzi delle donne che hanno voglia di un mondo nuovo e, per averlo, sanno che devono lottare, partecipare per essere davvero protagoniste. W l’8 Marzo, W la Festa della donna

7 marzo 2015

Dare la colpa alla Xilella fastidiosa per salvare le multinazionali della chimica

prof. Giuseppe Altieri

 Disseccamento degli Ulivi del Salento a causa dell'Uso dei Disseccanti chimici Glifosate (roundup) e similari, antilombrichi ed abbandono colturale... 

 Da un personale, approfondito e ripetuto sopralluogo nelle zone soggette, 

gli ulivi disseccano principalmente a causa:

- dell'uso dei Disseccanti chimici, Glifosate (Roundup e similari) e/o Glufosinate ammonio cui si aggiungono Paraquat ed altre sostanze, i cui recipienti si ritrovano diffusi tra gli uliveti, prodotti tossici che squilibrano i quadro micro e macro-biologico degli Agroecosistemi, a favore degli agenti Patogeni, indebolendo le coltivazioni.

- cui si aggiungono interventi "antilombrichi", perchè i poveri vermi, non sapendo più cosa mangiare, escono dalla terra e si ritrovano tra le foglie e le olive cadute... ed allora si pensa bene di consigliare agli agricoltori di ucciderli con "Tiofanate Methil" (fungicida chimico molto tossico), quando sono animali protetti dalla Legge... abbiamo foto dei recipienti del prodotto chimico ritrovati tra uliveti soggetti a disseccamento, di cui non riuscivo a capire l'uso, visto che non è consentito sugli Ulivi... e le testimonianze locali hanno detto che servono a ridurre le presenze di lombrichi nelle olive raccolte con aspiratori, una tecnica assolutamente da bandire.
- per l'abbandono colturale... 
ovvero la mancanza di potature annuali e trattamenti biologici a base di Rame, con conseguenti attacchi di altri patogeni, quali i cancri rameali (che si insediano sulle ferite di tagli presenti su rami di molti anni) e le batteriosi comuni (Rogna dell'Olivo), che indeboliscono ulteriormente le piante... Abbiamo ritrovato addirittura i polloni che nascono da terra con presenza di Rogna comune dell'Ulivo (vedasi foto allegate), segno di mancanza di prevenzione rameica e potature... protrattasi per anni.
E non certo per la Xilella, che, semmai, a mio parere sarebbe, nel caso, solo una conseguenza... 
Queste foto dal link sottoindicato, ed allegate alla presente, dimostrano i disseccamenti degli ulivi lungo le ferrovie, laddove spesso si usano disseccanti chimici che alterano l'equilibrio microbico dei terreni, indebolendo le piante e predisponendole agli attacchi di patogeni.
Su tali piante, in un Agroecosistema alterato nella biodiversità macro e microbiologica, è possibile rilevare, di coseguenza, anche altre presenze microbiche che potrebbero causare ulteriori danni, ad esempio verticillosi o altri patogeni, tra cui la Xilella? ...ma ne siamo sicuri? 
La Xilella, di per se, spesso non manifesta sintomi e si può trovare anche in equilibrio con gli altri microrganismi, risultando talvolta endemica negli uliveti in equilibrio agroecologico.
O insetti fitofagi "acquisiti" per la distruzione dei nemici naturali ad opera di insetticidi a largo spettro e lunga persistenza, come Rogor, o Neonicotinoidi, o disseccanti che eliminano le erbe dove vivono gli insetti utili, ecc... 
...che non rappresentano quindi cause, bensì sono tutti effetti e conseguenze di una gestione non corretta, ed oggi illegittima, dell'Agroecosistema Uliveto.
Infatti, l'impiego di tali disseccanti dovrebbe essere di fatto vietati dal 1 gennaio 2014, con l'entrata in vigore del D. lgsl. 150/2012 sull'uso sostenibile degli agrofarmaci, il quale impone l'obbligo di agricoltura integrata in tutta italia, ovvero dell'obbligo di impiego delle tecniche sostitutive di quelle chimiche (in questo caso le lavorazioni meccaniche o il pirodiserbo e tutte le tecniche bilologiche di difesa), ai sensi della Decisione CE del 30-12-1996 (All. 1 Norma OILB).
BISOGNA BANDIRE  IN PRIMIS L'USO INCIVILE DEI DISSECCANTI TOSSICI E PERICOLOSI PER LA SALUTE DA OGNI AMBITO AGRICOLO ED EXTRAGRICOLO TORNANDO A TAGLIARE L'ERBA CON PRODUZIONE DI FERTILE HUMUS 
In ogni caso, non si giustificano abbattimenti di Ulivi, piante che non muoiono mai e ri-vegetano alle prime piogge... e vanno pertanto risanati.
CURE AGROECOLOGICHE E NON TORTURE CHIMICHE
Gli Ulivi dovrebbero essere curati con tecniche di coltivazione Biologica ed Agroecologica, avanzate e tradizionali, evitando tagli grossolani della vegetazione e risanando con cura dalle asportazioni di parti disseccate, disinfettando le ferite con rameici classici e moderni (ad assorbimento) miscelati, per prevenire la diffusione di altre batteriosi e patologie da cancri fungini e avversità vascolari.
La tecnica tradizionale della Slupatura (asportazione della parti malate lungo i tronchi) dimostra che l'Ulivo secolare è in grado di auto-isolare i patogeni vascolari e, con l'aiuto dell'Uomo e delle tecniche Biologiche a microbiologiche (uso di microrganismi utili, biofertilizzanti, ecc), può essere risanato completamente.
Ulteriori tecniche possono essere attivate per il riequilibrio dell'Agroecosistema Ulivicolo Secolare patrimonio dell'Umanità e della popolazione locale, tecniche Agroecologiche ben sovvenzionate dai Pagamenti Agroambientali del PSR Regionale, se correttamente recepito...
Tra queste, lo sfruttamento della cosiddetta Biodiversità funzionale, come l'inerbimento controllato e le consociazioni, le lavorazioni meccaniche di arieggiamento dei terreni, la fertilizzazione organica, la raccolta delle olive con reti e sulla pianta, le cure fitosanitarie biologiche, ecc. 
La coltivazione Agroecologica è sostenuta con enormi risorse europee nei piani di sviluppo rurale regionali, attraverso i quali è possibile riconvertire tutte l'Ulivicoltura del Salento al biologico, garantendo maggiori redditi agli agricoltori, per il beneficoo ambientale conseguito.
Ciò attraverso le Misure Agroambientali per l'Agricoltura Biologica, cui si sommano le misure Agroclimatico-ambientali dei PSR Regionali, che prevedono la compensazione 
- di tutti i maggiori costi (gestione Biologica, potature annuali, "slupature", raccolte adeguate con reti e non con aspiratori, cure colturali biologiche obbligatorie, inerbimenti controllati, incremento della Biodiversità funzionale, ecc.), 
- del mancato ricavo per riduzione della produzione (viene riconosciuto dalle norme europee il 30% anche se la produzione può essere mantenuta più alta con tecniche agroecologiche adeguate, il che premia i migliori agricoltori, come previsto nella filosofia delle politiche agroambientali europee),
 - più un 20% per il lavoro burocratico connesso alla certificazione biologica, 
- più un 30% per le azioni collettive di più agricoltori che insieme coltivano in biologico, con immensi benefici territoriali, per la salute e l'ambiente 
E' previsto inoltre il rimborso delle spese di certificazione biologica (3.000 € annui - ex. Mis 132 del psr) e la copertura dell'assistenza tecnica indipendente fitoiatrica (1.500 € / annui), obbligatoria dal PSR 2015-2020.
Oltre a notevoli fondi per attività di Innovazione, per la messa a punto delle tecniche agroecologiche sul territorio e per la formazione dei Consulenti tecnici.
Un'occasione da non perdere, visto che siamo nel periodo di approvazione dei PSR da parte della Commissione UE, coordinatore Dr. Colleluori, la quale ha bocciato le misure agroambientali della Puglia, che pretenderebbe il pagamento di 4 trattamenti chimici contro presunti insetti vettori della Xillella, coi fondi pubblici delle nostre tasse... cosa assolutamente illegittima e non giustificabile.
Mentre la Regione dovrebbe prevedere un pagamento per l'Ulivicoltura Biologica secolare adeguato, dell'ordine di 2.000 - 3.000 € /ha, cumulando tutte le tecniche agroecologiche finanziabili dal PSR.
La Sanità degli Ulivi Biologici è confermata da aziende biologiche che risiedono nel pieno del cosiddetto "focolaio di infezione di Xilella", le quali non manifestano alcun sintomo della malattia, in quanto ben curate con l'Agroecologia, mostrate dal servizio televisivo andato in onda l'11 gennaio 2014 di Striscia la Notizia Mediaset.
 Di seguito il servizio di Striscia la Notizia di sabato 11 gennaio 2014, con l'Intervista al sottoscritto Giuseppe Altieri, Agroecologo, mai smentita: http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?18919
il comunicato stampa emesso a suo tempo da Agernova
e alcune foto del sottoscritto durante i sopralluoghi nel Salento

 ULIVI MILLENARI DEL SALENTO: Nessun Batterio killer... 
Cura Agroeco-Biologica Territoriale e non Tortura Chimica a base di Disseccanti e Pesticidi che hanno alterato l'Agroecosistema
Il Prof. Giuseppe Altieri invia una Perizia tecnica al Commissario Silletti e chiede urgente azione parlamentare
Nessun Intervento chimico dev'essere previsto, tantomeno per decreto, dal momento che aggraverebbero la situazione fitosanitaria degli Ulivi e i danni ambientali e sanitari derivanti dai pericolosissimi pesticidi.
A fianco dei cosiddetti focolai di Infezione di xilella vi sono uliveti gestiti con tecniche biologiche senza alcun sintomo di malattie... i dati della Commissione Europea (allegati)  confermano che su 1757 campioni di rametti e foglie disseccate solo su 21 si è ritorvata la Xilella, segno che le cause dei disseccamenti sono altre e la presenza di xilella è solo una conseguenza, non patologica.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica, Agroecologia - Ist. Agrario Todi
ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L'AGROECOLOGIA E LA VITA (AMA la Vita)
Studio AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
P. IVA 02322010543 
tel 075-8947433 (347-4259872)

6 marzo 2015

Larino sede nazionale dell’ASI, l’agenzia che promuove investimenti in Italia e in Russia

il saluto del sindaco di Larino. Alla sua destra Leonardo Cascitelli
 
Larino è da oggi, grazie a Leonardo Cascitelli e dopo l’inaugurazione della sede Nazionale dell’ASI (Agenzia Strategica per gli investimenti) in via Cluenzio, 28, ubicata in via Cluenzio, 28, il pilastro di un ponte che collega la città frentana a San Pietroburgo nella Regione di Leningrado, la più prossima all’Europa con i suoi confini con la Finlandia e l’Estonia. No Milano o Roma o Bologna, ma Larino il centro nazionale che si rapporta direttamente Con l’Ente Statale Agenzia strategica per gli investimenti  della più importante Regione della Russia e di una città, San Pietroburgo, nota anche come la Venezia del Nord,  straordinariamente bella che, con la sua arte e architettura, parla soprattutto italiano.



la rappresentante della delegazione russa
Tante e importanti le opportunità d’investimento reciproco tra Molise e Leningrado, Russia e Italia, nei settori strategici dell’economia, in primo luogo l’agroalimentare e il turismo; della ricerca e della cultura, con l’ASI al sevizio delle aziende che vogliono investire a condizioni favorevoli grazie all’attenzione e al sostegno dei partner russi.  

L’intento quindi  dell’ASI  è quello di stimolare una cooperazione che dia la possibilità alle aziende molisane e italiane di cogliere le straordinarie potenzialità del mercato russo e dei paesi confinanti e a quelle russe di godere delle bontà delle nostre innovazioni, dei  nostri prodotti soprattutto quelli riferiti al cibo con la sua qualità legata al territorio, della nostra offerta turistica che va oltre il mare e la montagna.

L’apertura della sede è stata anticipata dalla presentazione dell’ASI al Palazzo ducale con i saluti del sindaco di Larino e di altre autorità, come l’on. Venittelli, il Presidente dell’unione dell e camere di commercio molisane, Pasqualino Piersimoni, il rappresenta dell’Associazione industriali e della gentile rappresentante della delegazione russa.

Leonardo Cascitelli direttore Asi
Particolarmente emozionato il promotore dell’iniziativa, Leonardo Cascitelli, un artigiano bravissimo, inventore di brevetti, che ha mostrato coraggio con questa sua nuova iniziativa, lo stesso di quando quasi 20anni fa che avè andato alla scoperta della Russia con la sua piccola impresa.

Uno dei larinesi che non si stanca di proporre e di fare qualcosa per la sua città e il suo Molise. Bravo Leonardo e auguri per  questa tua nuova impresa e per l’incarico che ti è stato dato di dirigerla.

pasqualedilena@gmail.com

Pancotto, verdure e fagioli


 
Un tempo non si buttava niente, men che mai il pane.

                                                                                    Si raccoglievano le verdure spontanee (rapes'te, cascinnie, cicoria, i mareiune e altre di questo periodo) e se c'erano i fagioli il piatto diventavo un primo e un secondo con le proteine nobili messe a disposizione dai fagioli.





Fondamentale per un pancotto era l'olio quello di prima spremitura e, per me, l'aglio leggermente rosolato e poi un battuto prima di spegnere il fuoco o la piastra. Pancotto che arrivava subito dopo il latte e serviva a svezzare nel migliore dei modi il bambino o la bambina.

Bastano queste poche cose per capire l'importanza di questo piatto che a me piace preparare con tante possibili variazioni sul tema, ognuna delle quali migliore di quella della volta prima, Un piatto non facile da fare se lo si vuole gustoso, ricco di bontà.

Quello di ieri sera aveva qualche peculiarità; il pane di farina di grano duro di Longano, cotto nell'acqua delle verdure prima lessate con le patate, l'aglio e il peperone secco; le verdure del mio campo non del mio orto; l'olio di Flora per amalgamare il tutto in una padella, e, una volta spento, l'olio Benedetto, del mio caro amico Benedetto Salvatore da Lupara, che vive a Termoli.


Un solo rammarico: i fagioli non erano le preziose perle di Acquaviva d'Isernia, che, per averli, bisogna prenotarsi un anno prima.
Non male l'abbinamento con un buon Montepulciano 2013.

pasqualedilena.@gmail.com