28 luglio 2015

UNA GUIDA "VINI BUONI D'ITALIA" CHE RICONOSCE IL MOLISE!


ASSEGNATE LE CORONE DI VINIBUONI D'ITALIA, LA GUIDA DEI VINI AUTOCTONI

PERCORSO NETTO PER IL MOLISE CON 3 MASSIMI RICONOSCIMENTI

Anche questo anno si sono svolte a Buttrio (Ud), ormai definita la “capitale dei vini autoctoni”, le Finali di Vinibuoni d’Italia, la Guida del Touring Club Italiano curata da Mario Busso e Luigi Cremona. Dopo tre giorni di attenta selezione, dal 22 al 25 luglio, sono state attribuite le Corone, ovvero il massimo riconoscimento conferito a quei vini che si sono distinti per piacevolezza di beva e per indiscussa emozionante qualità.

Le Corone sono state assegnate dai 25 coordinatori della Guida riuniti in 3 commissioni. Mentre con l’iniziativa “Oggi le corone le decido io” – a carico di una commissione parallela aperta ai wine lover, giornalisti e blogger – sono stati assegnati i riconoscimenti indicativi del gradimento degli eno-appassionati. “Il Molise si è contraddistinto per uno standard qualitativo indiscutibile, ormai in evidente crescita anche per le cantine sociali, e per la diversificazione delle varietà autoctone proposte, quindi non solo Tintilia”, ha commentato con entusiasmo la neo coordinatrice della Guida, Jenny Viant Gómez, giornalista enogastronomica e sommelier residente nel vicino Abruzzo, dove è avvenuta la preselezione dei 65 campioni pervenuti da 10 cantine molisane. Il dato nazionale complessivo ci parla di  circa 25.000 vini ricevuti e degustati rigorosamente alla cieca, 652 campioni ammessi alle Finali (cioè appena il 2,62%)  e 467 premiati con la Corona (appena l’1,87% dei partecipanti).

La Guida Vinibuoni d’Italia, l’unica dedicata agli autoctoni, in base alla quantità di produttori presenti nel territorio riserva a ciascuna regione una determinata quota di finalisti, al Molise sono destinati 3 posti, che possono trasformarsi concretamente in Corone durante le Finali. Per questa edizione i 3 finalisti scelti si sono aggiudicati il massimo riconoscimento (l’anno scorso le Corone sono state 2 su 3 finalisti).   Gli autoctoni da Corona per la Guida 2016 sono: Terre degli Osci Igt Rosato Ros_is 2014 di Cantine Salvatore,  Biferno Doc Rosso Ramitello 2013 di Di Majo Norante e Tintilia del Molise Doc Rosso 2012 di Terresacre.

“L’auspicio è quello di incrementare il numero delle aziende in Guida e potenzialmente il numero di Corone. Ciò è possibile se in fase di reclutamento dei campioni le aziende aderiscono numerose e con tempestività, al fine di consentire lo svolgimento delle preselezioni nei termini previsti. Il Molise ha caratteristiche pedoclimatiche e ampelografiche invidiabili. La produzione è contenuta e di qualità sorprendente, bisogna solo veicolare nel modo opportuno l’unicità di questa meravigliosa regione, il comparto vitivinicolo può dare un supporto importante”, conclude Viant Gómez,  nota amante del territorio e dei suoi vini, che dopo il nuovo incarico sarà spesso in Molise  per incontrare i produttori.   

Coordinamento Molise - Vinibuoni d’Italia

27 luglio 2015

Nuova spada di Damocle sullo zuccherificio del Molise

da Agronotizie

Molise, Zuccherificio di Termoli a rischio chiusura

La curatela fallimentare ha chiesto l'immediata ammissione di tutti i dipendenti alla mobilità. Dubbi sulla minicampagna saccarifera prevista per il 2015
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Zuccherificio del Molise, a rischio la la minicampagna da 60 ettari
Fonte immagine: © agofoto - Fotolia

Drammatico incontro stamattina a Campobasso negli uffici dell’assessorato all’Agricoltura del Molise.

Il vertice, convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura Vittorino Facciolla,  avrebbe dovuto delineare il futuro dello Zuccherificio del Molise di Termoli, da incardinare sui fondi del Programma di sviluppo rurale 2014/2020 del Molise, recentemente adottato a Bruxelles. Invece, dalla curatela fallimentare, l’azienda è in stato di crisi e la società è stata dichiarata fallita il 15 maggio scorso. E' giunta la richiesta di mettere immediatamente in mobilità i 76 dipendenti dell’impianto di Termoli.

Ove tale richiesta dovesse essere accolta, il risultato sarebbe quello di impedire la minicampagna dello zuccherificio già concordata tra vertici aziendali, regione Molise e sindacati con il ministero per le Politiche agricole lo scorso 14 maggio.

La minicampagna dello Zuccherificio del Molise era stata escogitata per mantenere le quote e gli ammortizzatori sociali ed in attesa di tempi migliori. Ma la richiesta della curatela rimette ora tutto in discussione. In ballo c’è la tenuta dello stabilimento molisano, che vale circa 12 milioni di euro: un impianto da 76 dipendenti e con una quota per la produzione di zucchera da 83 tonnellate anno, che ad oggi ipoteca il futuro della bieticoltura al Sud.

Al tavolo hanno  partecipato l’assessore all’Agricoltura della Regione Molise, Vittorino Facciolla, le segreterie nazionali dei sindacati di categoria Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil e le rappresentanze unitarie dei lavoratori dell’azienda termolitana.

I sindacati hanno immediatamente chiesto la convocazione di un nuovo vertice, questa volta in Prefettura a Campobasso, per evitare il peggio. E l'amministratore dello Zuccherificio del Molise, Enrico Cianciosi, ha dato incarico ai suoi consulenti di rispondere alla richiesta della curatela.

Oggi è il giorno più triste nella storia dello Zuccherifico del Molise, perchè la richiesta della curatela – spiega ad AgroNotizie Raffaele Primiani, segretario regionale per il Molise della Uila–Uil – è estremamente pericolosa, poiché far saltare la minicampagna dell'impianto significa perdere le quote produttive di Termoli e perdere l’accesso alla Cassa integrazione guadagni straordinaria, alla quale si potrebbe ben accedere a novembre o a febbraio, una volta scaduta l’ordinaria, a patto di continuare in estate la produzione”.

La minicampagna - dopo l’uscita di scena del Gruppo Aria Food – era stata resa possibile perchè che la Regione Molise aveva confermato la disponibilità di barbabietole, provenienti dai 60 ettari seminati dallo stesso ente nella sua propria tenuta di Pantano Basso, proprio nelle vicinanze di Termoli.

Un milione e mezzo di alveari in Italia. Da tutelare

 

Inserito da Grenplanet il 27 luglio, 2015 - 10:08

Sono un milione 560 mila gli alveari presenti in Italia con una produzione stimata intorno alle 12.500 tonnellate per un indotto superiore a 40 milioni di euro. Nel 2014 il valore attribuibile all’export si attesta oltre i 27 milioni di euro e i Paesi maggiormente interessati sono stati Germania, Francia, Arabia Saudita e Regno Unito. A protezione del Made in Italy, il miele di provenienza esclusivamente nazionale è riconoscibile attraverso un’etichettatura di provenienza obbligatoria.

Un incontro sull’apicoltura italiana si è svolto il 20 luglio in Expo promosso dal ministero dell’Agricoltura. I lavori hanno permesso di fare il punto della situazione sullo stato del settore, le iniziative di sostegno, le azioni di tutela e controllo e le attività di ricerca. Il dibattito ha consentito di comprendere le esigenze del settore, raccogliendo i punti di vista delle diverse organizzazioni intervenute.

Il vice ministro Andrea Olivero nel suo intervento ha sottolineato come l'apicoltura non sia solo un settore produttivo ma il nucleo del sistema ambientale, un presidio della biodiversità e come tale l’azione di tutela deve essere ad ampio raggio.








25 luglio 2015

L’ARTE DELLA DEGUSTAZIONE E DEGLI ABBINAMENTI CIBO - VINO


La degustazione, come il corretto abbinamento cibo-vino, non è una novità. Anzi, è una pratica sempre più diffusa che permette di scoprire e capire i caratteri organolettici di un vino, pregi e difetti.  

Nel 2003, grazie all’Enoteca italiana di Siena, è uscito un libro “Sensi di vini – Il segreto del cervello nella degustazione “ che riporta, per la prima volta, il punto di vista di neurologi di fama mondiale con i risultati di una ricerca mediante risonanza magnetica, che hanno fatto capire il fondamentale ruolo di quella macchina meravigliosa che è il cervello. “Questi risultati – scrive, nel suo saluto di presentazione, il premio Nobel Rita Levi-Montalicini, che ho avuto la gioia di conoscere -  pongono in evidenza la straordinaria proprietà del cervello umano di registrare un processo così altamente differenziato nella degustazione di una bevanda complessa quale quella del vino”.  In pratica dal confronto di due gruppi di soggetti, sette sommelier, cioè esperti, e sette senza esperienza di tecniche degustative, è venuto fuori che vengono attivate aree diverse, nel caso del primo gruppo, più ampie.  

Il libro pensato da Benigna Mallebrein, giornalista tedesca in Italia, e illustrato da un grande artista, Michael Auth, è stato curato da un grande scienziato tedesco, Prof. Jürgen Mai, relatore al congresso mondiale sul cervello umano, che si è tenuto, nel 2002, a Roma presso la Fondazione Santa Lucia e che ha visto protagonista l’Enoteca italiana con i suoi grandi vini italiani Doc e Docg.

Un libro fortunato, uscito in italiano e tedesco e, lo scorso anno – come mi ha subito informato il prof. Mai – anche in russo, che mi viene richiesto da molti ricercatori, soprattutto nel campo filosofico, di Università del mondo, ultima la prof.ssa Giorgia Cecchinato, insegnante di filosofia presso l’Università di Belo Horizonte in Brasile. 

Di questo stupendo libro riporto quanto è scritto in quarta di copertina “Gustare il vino è un’arte, che va sviluppata nel tempo con un approfondimento costante. Il sapere del sapore, infatti, aumenta il sapore del gusto”.

Un pensiero che mi trova perfettamente d’accordo  e che mette in luce il ruolo fondamentale di quanti professano con grande passione quest’arte della degustazione. 

Una verità di cui si era occupato qualche decennio prima uno studioso si Storia economica, il prof.  Federigo Melis, che si definisce  “un modesto dilettante, in materia" e racconta ."Il mio interesse per il vino – il gusto del quale, in me innato, mi è piaciuto di educare – si può riassumere nel termine oggi di moda: un hobby, che mi aiuta a sollevarmi dalle sudate carte della disciplina di mia specializzazione – la Storia economica – dalla quale ho, tuttavia, tratto qualche elemento alle mie indagini, alle mie riflessioni sui temi vitivinicoli: se non altro, perchè io localizzo i miei studi nel basso Medioevo, che è il periodo in cui rinasce il vino, così come rinascono tanti aspetti salienti dell’alimentazione”.  

L' illustre studioso, autore di un libro stupendo, edito dalla Casa editrice, Le Monnier di Firenze, "Il vino nel Medioevo", è un "dilettante" che conosce molto bene il vino, la sua storia e, di essa, uno dei periodi più importanti quando il vino, con la rivoluzione dei trasporti, si apre a nuovi mercati e, quindi, a nuovi consumatori soprattutto per stare a tavola e combinarsi con i cibi, che educa il proprio gusto e prova gli abbinamenti stabilendo che "è proprio il vino che agisce da fattore di allacciamento, di coesione e connessione …secondo regole precise ed in maniera da formare un sistema".
 
Un sistema che deve trovare la sua realizzazione in ogni zona d'Italia e, visto come sono andate le cose in fatto di globalizzazione, anche nel mondo, tenendo presente un dato, e cioè, che "in moltissime località, il vino sembra fatto apposta per taluni piatti e viceversa. Una correlazione che riporta al concetto dell'origine, il territorio.

E il territorio, straordinario bene comune solo dal quale è possibile programmare il futuro di un Comune, di una Regione o di un Paese, merita rispetto, soprattutto se l’intento è di valorizzarlo e promuoverlo e non di schernirlo e maltrattarlo.  

Una regola fondamentale, che i professionisti della degustazione e degli abbinamenti conoscono molto bene, è quella di un crescendo che fa divieto di tornare indietro nella sequenza dei piatti e dei vini, e questo per dare risalto al gusto, o meglio, al piacere del gusto. 

In pratica partire da un vino bianco per poi passare al rosato e al rosso; da un vino giovane a un vino invecchiato; da uno a bassa gradazione a uno a più alcolico. Non a caso, parlando di abbinamento,  si dice  “si sposa” molto bene con questo piatto, cioè esprime armonia nel senso che si lega bene ed esalta il gusto, senza soluzione di continuità, appunto in un crescendo di piacere, del cibo, del vino e della tavola. 

pasqualedilena@gmail.com

18 luglio 2015

Da Matera un segnale di riscossa per i territori olivicoli del Mezzogiorno

I discorsi di Papa Francesco hanno fatto presa. La prima tappa di Girolio ha riportato al centro del ragionamento non il Pil, il business, il denaro, ma il progetto, la voglia di fare e di costruire il domani

L’altra fine settimana ero a Matera, la città de “I Sassi” patrimonio dell’umanità e prossima (2019) capitale europea della cultura, a vivere, nella veste di presidente onorario dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, la tappa inaugurale di Girolio d’Italia ed a dare il saluto ai partecipanti all’Assemblea ordinaria dell’Associazione che, grazie all’Enoteca italiana e al suo presidente Margheriti, ho avuto la gioia di far nascere a Larino nel Molise 21 anni fa.

Tante le sensazioni e le emozioni provate e, non meno, le riflessioni stimolate da due giorni d’intenso dibattito che ha visto, tra i tanti protagonisti, la presenza dei droni, che ho avuto modo di toccare con mano per la prima volta e avere, così, la sensazione di toccare il futuro, in particolare della nostra agricoltura che, di queste innovazioni, ha profondo bisogno per continuare a svolgere il suo ruolo di fonte di cibo per l’umanità.

Avevo già visto Matera, una sola volta tanti anni fa, il tempo necessario per ammirare “i Sassi”. L’ho ritrovata splendida, pronta ad affrontare il grande appuntamento del 2019, quando si presenterà con il suo vestito più bello, quello di città capitale europea della cultura, conscia di aver battuto Siena, riconosciuta città campione della cultura mondiale. Non è solo quello che vedi girando a dirtelo, ma il clima che si respira e non solo nei pressi de “i Sassi”.

Girolio d’Italia ha scelto un luogo simbolo per abbassare la bandierina e dare il via alla sua prima tappa, la Cava, un buco enorme ricavato dall’estrazione del materiale che serviva a edificare “i Sassi”, e lì accogliere i suoi numerosi ospiti insieme con il grande pubblico degli appassionati di olio e olivi. Riporto solo i nomi degli intervenuti: il neo Sindaco di Matera, Raffaele De Ruggieri; il Presidente della Camera di Commercio e coordinatore delle Città dell’olio della Basilicata. Angelo Tortorelli; la Regione Basilicata, con il suo Dipartimento Agricoltura e Foreste, guidato dall’Assessore Luca Braia e dal suo più stretto collaboratore, il dirigente generale, Giovanni Oliva; il presidente e il direttore delle Città dell’Olio, Enrico Lupi e Antonio Balenzano, con i numerosi soci dell’Associazione provenienti dalle 18 regioni olivicole italiane (fra poco ci sarà anche il Piemonte con la sola Val d’Aosta fuori per mancanza di olivi); il relatore esperto di marketing del territorio, Carlo Cambi, che ha parlato del paesaggio olivicolo; i ricercatori e i tecnici che hanno presentato i droni e, infine, ma non certamente ultimi, il dirigente del Mipaaf, Pasquale Giuditta, l’On. Maria Antezza, in rappresentanza del Parlamento, quale membro della commissione agricoltura della Camera dei Deputati e, in rappresentanza del Governo, il vice Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’on. Andrea Olivero, che, con le sue interessanti conclusioni, ha chiuso un dibattito ricco di spunti e di speranze per la nostra agricoltura e la sua olivicoltura.

Il piacere di rincontrare e salutare, dopo Girolio di due anni fa a Bitonto, il prof. Michele Mirabella, il popolare conduttore di Elisir cui era stato affidato il compito di moderatore dell’incontro “Le vie dell’Oro giallo”.

Per me che vivo da tempo, come in un crescendo, il vuoto della politica e il rumore assordante degli annunci e dei comizi, soprattutto riferiti all’agricoltura ed al territorio, la tappa di Girolio mi ha riportato indietro nel tempo, quando al centro del ragionamento non c’era solo il Pil, il business, il denaro, ma il progetto, la voglia di fare e di costruire il domani. Non solo i droni presenti, ma anche i discorsi volavano verso il futuro e, per uno come me, che ha il Mezzogiorno nel cuore e il Mediterraneo nell’animo, portavano gli antichi profumi.

Non c’è da scomodare il grande poeta contadino di questa terra, Rocco Scodellaro, e, neanche, il pittore e scrittore che questa terra ha dovuto vivere dimostrando di averla capita e amata. Il loro ricordo ben presente nelle profonde sale di Palazzo Lanfranchi, la sede del secondo incontro della tappa di Girolio, che ha visto la presentazione de La Carta di Milano e l’Assemblea ordinaria delle Città dell’Olio. Basta riprendere il canto di uno dei suoi figli più autentici, Mango, il cantante morto di recente che, con Mediterraneo, invita a sedersi e a “gettare lo sguardo oltre gli ulivi” per “un Mediterraneo da vedere… da scoprire…da mangiare… da pregare".

Se a Matera e nel suo territorio c’ero stato solo una volta, in Basilicata, soprattutto nella Val d’Agri e nel Vulture, grazie all’Aglianico, ci sono capitato spesso ed ho ritrovato il mio Molise, popolato anch’esso dagli antichi popoli dell’Italia centrale, gli Osci.

Una Basilicata, riprendendo Mango, certamente da vedere, mangiare, scoprire, pregare. Sì, pregare che il suo territorio, con il suo passato ricco di cultura e di storia, i suoi ambienti e i suoi paesaggi, la sua ruralità e le sue tradizioni, cioè le vere ricchezze di una miniera a cielo aperto, sia davvero (la mia sensazione) riposto nelle mani di uomini e donne che pensano al domani di quest’unico vero tesoro che un tipo di sviluppo, non a caso fallito, tiene nascosto come sotto una coltre di nebbia.

In questo senso devo dire che i discorsi di Papa Francesco, in particolare la sua Enciclica, hanno fatto presa sulla gran parte dei relatori a dimostrazione che il chicco di grano, non rubato dalle multinazionali e che ancora qui si coltiva, si riproduce e la sua farina serve a creare paste e quella bontà unica che è il “Pane di Matera”, eccellenza Igp.

Girolio mi ha offerto queste e altre riflessioni, in particolare quelle, altrettanto belle, che riguardano l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio che, nelle mani di Enrico Lupi da oltre 15 anni, ha raggiunto la maturità ottenendo non pochi risultati - soprattutto di ordine culturale - tutt’importanti per i territori olivicoli e l’olio. Sono anni, i ventuno trascorsi, segnati da una costante crescita e la conquista di un ruolo, soprattutto nel campo della comunicazione al servizio delle politiche del comparto olivicolo.

Il fatto che Girolio d’Italia, la più grande manifestazione di comunicazione e promozione dell’olio in Italia, che, nei prossimi sei mesi toccherà le regioni italiane, si sia colorata di Expo, con la comunicazione e diffusione de La Carta di Milano, è un primo segnale del ruolo prossimo delle Città dell’Olio con le tante potenzialità che è in grado di esprimere.
Un ruolo che serve a una politica olivicola, oggi dotata di un piano, che ha bisogno, già a partire dalla raccolta ormai prossima, di una pronta rinascita per il bene de: i territori vocati alla qualità e alla diversità; il settore a cui appartiene il comparto; il consumatore del mondo, che ha sempre più bisogno dell’olio, per la sua salute, e degli olivi, per vivere le emozioni dei suoi meravigliosi paesaggi.
di Pasquale Di Lena
TEATRO NATURALE pubblicato il 16 luglio 2015 in Tracce > Italia
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14 luglio 2015

Con la prima tappa a Matera Girolio d'Italia scopre la Basilicata


È partito da Matera, venerdì u.s., Girolio d’Italia 2015, il più grande evento di comunicazione dell’immagine dell’olio e dei territori di origine della qualità. Quest’anno l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, l’ha voluto colorare di Expo, portando con sé LA CARTA DI MILANO, il documento che è per l’agricoltura sostenibile, promuove stili di vita sana ed è contro lo spreco di cibo, la prima fondamentale energia di cui ha bisogno l’uomo. Un documento che Girolio porrà all’attenzione e alla firma del numeroso pubblico che sarà il protagonista delle prossime tappe in programma nelle rimanenti diciassette Regioni olivicole italiane.

Non casuale la scelta di Matera quale luogo di partenza del grande evento, ma la risposta, ancor prima della notizia della sua elezione, nel 2019, a capitale europea della cultura, a una città straordinariamente bella e significativa con la sua storia e la sua cultura, il suo patrimonio dell’umanità, “i Sassi”, il suo pane Igp impastato con sola farina di grano duro di varietà antiche. Non solo, anche la risposta all’entusiasmo degli amministratori delle Città dell’Olio di una Regione, la Basilicata, terra di ulivi (ben 22 le varietà autoctone) e di oli di grande pregio, forte di profumi e di sapori, bella, con le sue montagne (i massicci del Pollino e del Sirino hanno punte superiori ai duemila metri) e il suo vulcano spento, Il Vulture, terra di Aglianico, uno dei vitigni più generosi di bontà al mondo; le dolci colline ventilate, soprattutto per asciugare i suoi grani duri e gli altri seminativi; la piccola fertile pianura del metapontino e  i suoi mari, il Tirreno e lo Ionico. Una regione dove il bosco rappresenta una fondamentale ricchezza con oltre 500 mila ettari di superficie.
Una terra tutta da gustare con il suo ricco patrimonio di salumi, formaggi, ortaggi e di altri prodotti tradizionali, alcuni dei quali (il già citato “Pane di Matera” Igp; i formaggi: “Canestrato di Moliterno” Igp, “Pecorino di Filiano” e “Caciocavallo Silano” entrambi Dop; gli ortaggi: “Fagioli bianchi di Rotonda” e “Melanzana rossa di Rotonda” Dop, “Fagiolo di Sarconi” e “Peperone di Senise” Igp; “Olio extravergine di oliva Vulture” Dop, oltre ai vini ”Aglianico del Vulture Superiore” Docg, “Matera” e “Terre dell’Alta Val d’Agri” Doc. Prodotti eletti dall’Unione europea a essere parte del più grande paniere di eccellenze agroalimentare, quello italiano, che l’Europa è in grado di mostrare e offrire al mondo intero.


Una terra dalla forte ruralità e dalla estesa agricoltura, risorse e valori di grande attualità rappresentativi di un patrimonio ricco di qualità e, soprattutto, di diversità. Qualità e diversità, non a caso i due elementi più citati dai bravi relatori che hanno preso parte ai due incontri che hanno animato Girolio, il primo moderato da Michele Mirabella, il noto conduttore della popolare trasmissione televisiva, Elisir, e il secondo da Filippo Rodogna del Dipartimento Politiche Agricole e Forestali, Regione Basilicata.

Carlo Cambi
Dentro questa splendida cornice di ruralità e agricoltura, che hanno fatto sentire a quelli come me, dopo decenni di attesa, il ritorno alla centralità del territorio e dell’agricoltura,  il quadro splendido dell’olivicoltura che ha impegnato tutti gli intervenuti, con Carlo Cambi, il bravo giornalista e scrittore esperto di enogastronomia, che ha sviluppato il tema del territorio olivicolo e del paesaggio con il respiro di chi ha già memorizzato i colori dell’olivicoltura di cui ha bisogno il Paese e i profumi dell’olio extravergine di oliva, quelli che più servono a legare il consumatore del mondo.

Un discorso, quello dell’olivo e dell’olio, che ha impegnato i rappresentanti istituzionali, dal Sindaco di Matera, Raffaele De Ruggeri, al presidente delle Città dell’Olio, Enrico Lupi; dal Presidente della Camera di Commercio di Matera nonché coordinatore delle Città dell’Olio della Basilicata, Angelo Tortorelli, all’On. Maria Antezza, membro della Commissione Agricoltura della Camera, che ha dato un sostanziale contributo alle novità legislative riferite all’olivo e all’olio. Le conclusioni affidate al vice Ministro, Andrea Olivero, che ha parlato della Carta di Milano e dell’impegno del Parlamento e del governo per l’agricoltura in generale e l’olivicoltura in particolare. Un’attenzione che –ci ha tenuto a rilevarlo - non trova riscontro nel passato e di cui bisogna approfittare per superare i tanti limiti ancora presenti, in particolare lo spreco del suolo.
On. Maria Antezza, il presidente dell'Anco, Enrico Lupi e il Viceministro Andrea Olivero

Un incontro che, con la presentazione dei droni e l’illustrazione delle mille potenzialità che questi strumenti, ancora per il grande pubblico tutti da scoprire, sono in grado di esprimere al servizio di una moderna agricoltura, ha portato la mente al domani dell’olivicoltura e della sua agricoltura, all’insegna della sostenibilità e di un nuovo rapporto città-campagna con i produttori padroni del proprio reddito e non vittime dell’abbandono per colpa di politiche non più riproponibili.

Un aspetto ripreso e sottolineato dall’assessore regionale dell’agricoltura, Luca Braia, quando ha fatto riferimento alle risorse messe a disposizione del Psr 2014 - 2020 che, per non essere disperse e sprecate, devono essere indirizzate alle innovazioni, l’aggregazione dei produttori e alle strategie di marketing. Questo per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei produttori; dare più forza all’offerta delle nostre produzioni, così legate all’origine e, quindi, più immagine ai nostri territori e, infine, conquistare i mercati e vincere la concorrenza per avere quel valore aggiunto necessario per fare investimenti e vivere dignitosamente.

Quello che, però, ha più impressionato dell’assessore Braia è l’entusiasmo suo e dei suoi collaboratori, in primo luogo del Dott. Giovanni Oliva, Dirigente generale del Dipartimento Politiche Agricole e Forestali.  

 Una squadra affiatata che ha mostrato, con l’entusiasmo, la passione per la propria terra e la voglia di raccontarla al mondo, come a rilevare il forte senso d’identità e di appartenenza, fondamentali oggi per fare scelte che guardano al futuro e non sperperare il bene più prezioso, il territorio.  

E se il futuro prossimo per Matera è il suo ruolo di capitale europea della cultura che, da quello che abbiamo avuto modo di vedere, svolgerà pienamente, per la Basilicata questo importantissimo evento può diventare la grande opportunità di valorizzazione dei suoi territori, con tutte le sue risorse e i suoi valori.

Ed ecco che Girolio d’Italia, con questa sua prima tappa segnata da un grande successo, dà all’Associazione Nazionale Città dell’Olio, guidata da Enrico Lupi, il compito di guidare la rinascita dell’olivicoltura italiana dopo la terribile annata del 2014, che ha fatto rischiare il futuro del suo olio. Come dire la scommessa, fatta nel Molise, ventuno anni, si rinnova.

 

12 luglio 2015

Antonio Sorbo, Sindaco di Venafro, vicepresidente dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio

 
Antonio Sorbo con il delegato
di Larino Stefano Mancinelli
Ritorna nell'ufficio di Presidenza dell'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio, nata nel 1994 a Larino, un molisano. E' il sindaco di Venafro, Antonio Sorbo, attuale coordinatore dell'Associazione nel Molise.
il presidente dell'ANCO, Enrico Lupi
Un importante risultato, applaudito dalla delegazione
molisana che, ieri, ha partecipato, in quella sede prestigiosa che è il Palazzo Lanfranchi di Matera (si possono ammirare le opere del grande scrittore e pittore Carlo Levi e il mondo del poeta Rocco Scotellaro), all'Assemblea ordinaria dell'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio.
Pasquale Pizzuto,
altro molisano nel
Collegio dei Revisori dei Conti 

Sorbo, con altri quattro bravi amministratori della Toscana (Marcello Bonechi, sindaco di Castellina in Chianti in provincia di Siena), della Calabria ( Mario Albino Gagliardi, sindaco di Saracena in provincia di Cosenza), della Puglia (Benedetto Miscioscia, assessore Comune di Andria) e Michele Sonnessa (sindaco di Rapolla in provincia di Potenza), va ad affiancare il Presidente Enrico Lupi, applaudito per il prestigio che vive l'Associazione con i suoi 350 soci (numero non facile con le situazioni che vivono gli enti e le amministrazioni locali) e il ruolo svolto al servizio dell'olivicoltura italiana e dei suoi territori vocati alla qualità e alla diversità.

La delegazione del Molise: Sorbo, Emilio Pesino, Michele Di Legge, Roberto Socci e Stefano Vincelli

La delegazione molisana
con il viceministro dell'agricoltura, Andrea Olivero, al centro tra l'on. Maria Antezza e l'assessore all'agricoltura della Regione Basilicata, Luca Braia.
Un successo pienamente confermato dai tre giorni di Matera, la Città che nel 2019 sarà la Capitale della Cultura Europea, con la tappa inaugurale di Girolio d'Italia e le tante manifestazioni che l'hanno vista straordinaria protagonista insieme con tutta la Basilicata.

La prossima tappa di Girolio d'italia, da Expo al Molise, nelle mani di Roberto Socci, assessore di Colletorto, vedrà protagoniste le tre città dell'olio che guardano più da vicino il Fortore, Colletorto, Sant'Elia a Pianisi e Macchia Valfortore con i loro territori olivetati e gli stupendi paesaggi, le importanti tradizioni legate all'olivo e all'olio, la cultura e la storia che ha origini assai remote.
Un avvenimento programmato in questa parte del territorio regionale, ma che riguarda l'intero Molise e, come tale, impegna tutte le istituzioni perché abbia il successo che merita. Serve all'immagine del Molise e, soprattutto, dell'olio che ha bisogno di riprendersi dalla mazzata ricevuta con la triste raccolta del 2014.
La nomina di Antonio Sorbo ai vertici nazionale e internazionale dell'Associazione, a fianco del Presidente Lupi, suona di auspicio per la riuscita della manifestazione.
Al neo vicepresidente l'augurio di buon lavoro sapendo dei nuovi compiti affidati alle Città dell'Olio, con un nuovo ruolo che in grado di gestire la rivoluzione dell'olio, che è già cominciata.
pasqualedilena@gmail.com

8 luglio 2015

BioSapori, dalle terre del Molise

da Italiaatavola.net - quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e ospitalità

pasquale di lena

BioSapori, dalle terre del Molise
la qualità di prodotti unici e naturali

BioSapori, conosciuto per l'unicità dei suoi prodotti, come i germogli di aglio o i cachi sott’olio, unisce la qualità bio dei propri ingredienti con l’originalità dell’offerta, legata al territorio e alla tradizione

La BioSapori, una piccola ma già affermata realtà produttiva che opera nel campo della trasformazione dei prodotti dell’agricoltura, del bosco e del sottobosco, vive e opera a Casacalenda (Cb), il paese del Molise dove, nel novembre del 2000, è nata come cooperativa grazie a 13 giovani donne che l’hanno fondata. Più conosciuta fuori che nella sua regione, soprattutto in Trentino Alto Adige, è da tempo presente nel punto vendita del Vaticano e i suoi prodotti arrivano su i mercati del Regno Unito, della Germania, Francia e, non da molto, anche degli Stati Uniti d’America.



Conosciuta per le peculiarità e unicità dei suoi prodotti, come i germogli di aglio o i cachi sott’olio, una scommessa fatta all’inizio del percorso (15 anni) e, vista la novità dell’azienda e del prodotto, a doppio rischio che, però, è stata vincente grazie all’attenzione del consumatore e il successo riscosso, sin da subito, sul mercato, fino a diventare i prodotti bandiera per la BioSapori. E, in seguito, altrettanto successo per i prodotti ricavati dalle bacche della Rosa canina, una pianta spontanea che d’estate, insieme con le bacche di biancospino, colora di rosso le siepi di questo piccolo grande Molise. Un dissetante naturale, ma con tante altre proprietà salutistiche.

Non poteva mancare una dedica al testimone principe del territorio molisano, soprattutto quello delle aree interne, il vino doc “Tintilia del Molise”, con le sue uve, al pari di altri frutti autoctoni del territorio, trasformate in gelatine deliziose pronte ad appagare il palato di chi le assaggia. È questa ricerca costante di prodotti legati al territorio e alla tradizione una delle ragioni del successo della piccola cooperativa, testimoniato dal rafforzamento dei rapporti con il consumatore che, nella quasi generalità dei casi, si affeziona alla Biosapori e ai suoi prodotti. Prodotti pensati, ideati e preparati da Antonella Baccari, tecnologa alimentare che, subito dopo la laurea presso l’Università del Molise, con Rita Marcogliese,  ha saputo coinvolgere un gruppo di donne di Casacalenda, uno dei paesi molisani più segnati dall’emigrazione verso le Americhe già alla fine dell’ottocento, dando vita a una cooperativa tutta al femminile.



Nel corso di questi anni una buona parte delle prime protagoniste hanno abbandonato il campo, lasciando tutto nelle mani di Antonella Baccari, che si occupa della ricerca e della sperimentazione oltre che trasformazione dei prodotti, e Rita Marcogliese, laureata in economia e commercio, che cura tutta la parte marketing e, con la collaborazione del giovane socio, Davide D’Addario, la gestione del centro commerciale. Un bel negozio aperto a Casacalenda, proprio sopra un’altra realtà, anch’essa di grande interesse, La Fontenuova, un caseificio che raccoglie e trasforma con ottimi risultati, il latte delle stalle ancora aperte nel territorio del Basso Molise.

Nei primi mesi di quest’anno la stampa nazionale ha parlato molto del Molise grazie a un suo frutto spontaneo, diffuso dappertutto, il prugnolo selvatico (Prunus spinosa) per le sue proprietà di potente antiossidante, prezioso per la prevenzione e la cura del cancro. Una notizia data come una scoperta eccezionale che, se ben sfruttata, potrebbe fare le fortune di una regione come il Molise che, per i suoi caratteri rurali e agricoli, paga le crescenti difficoltà dovute alla pesante crisi che vive il Paese e, con essa, l’agricoltura in particolare.



Per la verità, già qualche anno prima della grande scoperta, Antonella aveva preso in considerazione il prunus e, dopo la necessaria fase di ricerca e sperimentazione chiusasi positivamente, è riuscita anche questa volta, con altri due prodotti, un nettare e uno sciroppo di prugnolo, ad arricchire la linea dei prodotti dell’azienda. Due prodotti davvero speciali, che ora sono altri due fiori all’occhiello della BioSapori. Un successo reso possibile dall’impegno dei protagonisti, prima citati, per questa loro impresa tutta all’insegna del bio; la grande passione e l’amore per il territorio, conoscendone le virtù, le straordinarie potenzialità, e, sapendo anche, che la qualità è nell’origine, cioè in questo bene comune che, se mantenuto integro dei suoi valori (storia, cultura, tradizioni) e delle sue risorse (ambiente, paesaggio e agricoltura), sarà ancor più prezioso.

Sta qui la scelta del biologico e come essa diventi, da subito, il sigillo dell’intera attività, cioè BioSapori, questa piccola grande realtà al pari del suo Molise. Una realtà che si rinnova per essere sempre più in alto quale bandiera delle eccellenze agroalimentari molisane, cioè dei prodotti legati alla tradizione, che hanno un forte bisogno di salvaguardia e tutela del territorio per una loro trasformazione in testimoni esclusivi del Molise, una stupenda ed esclusiva città-campagna, che merita di essere visitata per essere, con BioSapori, meglio degustata.


BioSapori
Via di Blasio Scipione, 55 - Casacalenda (Cb)
Tel 0874 8410020874 841002
www.biosapori.net
info@biosapori.net
http://www.italiaatavola.net/

6 luglio 2015

A PROPOSITO DI MODERNITA' DELLA NOSTRA OLIVICOLTURA

Posto questo articolo letto su AgroNotizie di questo mese, dicendo subito che non sono d’accordo con la Confagricoltura, l’organizzazione che associa le grandi aziende agricole italiane.
L’innovazione è importante ma ciò non vuol dire che tutte le innovazioni sono utili.
Il deficit strutturale è una caratteristica da sempre dell’olivicoltura italiana e non solo la conseguenza dell’annata 2014 ritenuta da tutti tremenda. E’ strano che se ne accorgano solo ora.
Non è colpa degli olivi secolari (sono un patrimonio inestimabile tutt’ancora da sfruttare) il limite dell’innovazione e non c’entra niente la qualità se vengono introdotte varietà diverse da quelle tradizionali. Il problema è la coltivazione super intensiva di marca spagnola che va a stravolgere e non a esaltare il quadro della nostra olivicoltura, che è, soprattutto, rappresentato dalla ricchezza della biodiversità con oltre 400 varietà di cultivar autoctone sparse sui 18 territori olivicoli regionali. Un patrimonio, oggi ancor più di ieri, straordinario, tutto da salvaguardare, promuovere, esaltare per fare del valore della diversità l’arma vincente dell’olio extravergine di oliva italiano.
E, infine, destinare le risorse solo all’incremento della produttività e non alla messa in campo di una strategia di marketing vuol dire far mantenere all’agricoltura la mano tesa della richiesta dell’elemosina che, per chi come me la vive da oltre cinquant'anni, è tanta parte della crisi che il comparto e il settore nel suo complesso vivono ormai dal 2004.
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5 luglio 2015

Il TTIP di Paolo De Castro

Con questa intervista l’on. Paolo De Castro dimostra di essere sempre stato favorevole al TTIP e, visto come stanno andando le cose, di essere preoccupato. Un Trattato che doveva essere solo firmato, se il diavolo, quello che fa le pentole e si dimentica dei coperchi, non ci avesse messo la coda. La riservatezza più assoluta, che ha caratterizzato la sua stesura, è venuta meno e già le prime notizie venute fuori a suo tempo hanno destato grandi preoccupazioni. Poi l’uscita dei documenti a confermare quello che l’ex Ministro De Castro non vuole ammettere. A far precipitare le certezze 2 milioni di cittadini che, nell’arco di una settimana, hanno firmato una petizione indirizzata a tutti i componenti del Consiglio d’Europa. La cautela (paura) ha portato il presidente Schulz a rinviare il consiglio previsto per il giorno dopo, con la motivazione che erano giunti 116 emendamenti e dovevano essere posti all’attenzione e parere della Commissione commercio. La commissione, che si è riunita il 29 u.s., ha impegnato solo due minuti del suo tempo rinviando a Schulz 113 dei 116 emendamenti ancora in vita.

http://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/21433-paure-e-opportunita-il-ttip-raccontato-da-paolo-de-castro-potremo-combattere-il-famigerato-italian-souding.htm

2 luglio 2015

PROMESSE DA MARINAIO

Quale testimone e cronista dell'incontro del 6 Dicembre dello scorso anno ricordo l'impegno preso dai due presidenti. Sono passati sette mesi e, nonostante un primo sollecito, i due governatori non hanno avuto il tempo di rispondere, rendendo così inutile la loro parola data a Don Alberto Conti davanti ad oltre cento persone che, presenti, hanno avuto modo di essere testimoni quanto me.  Riporto volentieri questo secondo sollecito di Don Alberto, con la speranza che trovi ascolto da parte di chi è stato votato per governare l'Abruzzo e il Molise e  dare risposte, soprattutto a chi si è fatto carico di tracciare un percorso per uscire dalla pesante crisi.
 
DIOCESI DI TRIVENTO
CARITAS DIOCESANA
   sede legale:   P.zza Cattedrale, 15 - 86029 TRIVENTO (CB) sede operativa: C.so Umberto I, 4  66040 CASTELGUIDONE (CH)   

   cf: 92014080706 – TEL 0873.977147

Al Dott. Luciano D'Alfonso

Presidente Giunta Regionale dell'Abruzzo
invio posta elettronica: presidenza@regione.abruzzo.it

Al Dott. Paolo Di Laura Frattura
Presidente Giunta Regionale del Molise
 
    Trivento, 21 giugno 2015
Signori Presidenti delle Regioni Abruzzo e Molise, 

l'invito che ormai oltre un mese fa ho rivolto a Voi, in quanto massimi esponenti delle Istituzioni territoriali, di attuare l'impegno assunto il 6 dicembre dello scorso anno di celebrare una seduta congiunta dei due Consigli regionali per affrontare l'emergenza sociale, economica, culturale delle aree interne, non ha avuto ancora alcun riscontro.

Il mio richiamo - che faceva seguito alla lettera pubblica del 14 aprile  che il Vescovo di Trivento Mons. Domenico Scotti ed i 46 sacerdoti della Sua diocesi avevano indirizzato a Voi e alle massime Autorità locali, regionali e nazionali, per ricordare le urgenze delle zone più disagiate delle nostre due regioni e proporre un programma minimo per affrontarle con spirito ed intelligenza nuovi - confidava in rapide decisioni che finalmente fossero accertate da tutti i cittadini come il primo, ma risolutivo passo per riconciliare la gente alla politica ed alla sua capacità di offrire serenità, occasioni di lavoro comune, impegno concreto per sollevare tutti coloro che, per età, condizione economica e sociale, luogo di vita, stanno pagando il prezzo più alto alla devastazione della crisi, vittime anche delle tante contraddizioni con cui tutti, ma chi ha responsabilità di governo più degli altri, ci troviamo costretti a confrontarci.

L'appello del Vescovo e la mia più modesta lettera di sollecitazione invocavano fatti concreti ed un atto che non c'è stato.

Non meritano, dunque, l'uno e l'altra, una risposta? Ma più ancora, non meritano una risposta gli “ultimi” per conto dei quali la Chiesa di Trivento, che li ha in onore, ha levato la Sua voce? 

Oggi, con la speranza che questa attesa non venga ulteriormente delusa, torno a rivolgervi la richiesta di adempiere a quanto Voi stessi avete proposto in occasione della presentazione del libro “Rompere gli schemi per creare il nostro futuro” e che potete riascoltare nel video pubblicato sul sito: www.parrocchiacastelguidone.it

Non è più possibile cercare una risposta alla crisi delle aree interne, allo spopolamento ed all'impoverimento di ogni presidio che assicuri alle  comunità che vi risiedono le tutele minime – del lavoro, dell'istruzione, della salute - all'interno di provvedimenti più generali i cui effetti, positivi quando ci sono, solo residualmente giungano a toccarle.
 
C'è necessità di politiche più specifiche, di una “strategia d'urto” misurata sui loro bisogni, che vanno guardati con rispetto ed affrontati con amore civile. 

Torno, dunque, a chiedervi di tener fede alle vostre parole, indicendo la seduta congiunta dei Consigli regionali da Voi guidati nella città di Trivento ed attivando le leve istituzionali per fare in modo che ciò accada con urgenza, dal momento che l'emergenza, da tutti riconosciuta, non tollera più rinvii. 

Vi rivolgo il mio cordiale saluto,
                                                          Sac. Alberto Conti

                                                               Direttore Caritas Trivento