28 agosto 2015

Sfruttamento e diritto al riposo. Dai diritti della Terra a quelli dell'Uomo

In un mondo che va sempre più di fretta e calpesta, occorre tornare alle radici dei valori e al significato autentico di certe abusate espressioni. L'anno sabbatico non è un anno di ozio. E' il periodo durante il quale – secondo le leggi di Mosè – il terreno doveva rimanere a riposo, quando bisognava anche liberare gli schiavi e condonare i debiti

Questo Giovedì, l’ultimo di Agosto, non ho voluto mancare al secondo appuntamento di Castelguidone, in Abruzzo, dopo quello dello scorso anno, promosso dalla Caritas diocesana di Abruzzo e Molise e dalla Scuola socio-politica “P. Borsellino”, quest’ultima diretta da Don Alberto Conti il parroco della Chiesa di S. Maria della Stella del piccolo comune che domina la valle del Trigno, il fiume che separa l’Abruzzo dal Molise.
Una fortuna e gioia la possibilità di partecipare all’incontro su “Giornata della Legalità, della Responsabilità e dell’impegno”, che ha visto la partecipazione di testimoni illustri come Mons. Tommaso Valentinetti, Vescovo di Pescara-Penne e presidente della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise. Con lui, i due missionari di origine molisana: Don Antonio Germano di Duronia, da trentott'anni in Bangladesh, un grande camminatore come il fratello Giovanni, ideatore e promotore di una straordinaria e bella manifestazione “Cammina Molise” che si ripete da oltre vent’anni; Don Peppino Palumbo di Trivento, da vent’anni in Uruguay. Due protagonisti che mi hanno molto coinvolto per le loro innumerevoli riflessioni di grande attualità, con la Terra protagonista. Nel pomeriggio, il Dottor Gian Carlo Caselli che ha palato di legalità e di rispetto dell’Ambiente.
Una giornata ricca di riflessioni e, anche, di emozioni, con i riferimenti ricorrenti all’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco che, come quella ben nota “Pacem in Terris” di Papa Giovanni XXlll, ha la forza del dialogo, cioè il bisogno di parlare a tutti dei grandi problemi che affliggono l’umanità.” Ieri - eravamo nel 1963 - la Pace fra tutte le genti, nella verità, giustizia, amore e libertà; oggi, la Terra, cioè l’amore e la cura per questo Bene Comune sempre più prezioso.
Mentre Mons. Velentinetti, con la grande forza della parola, rivolgeva la sua “Preghiera” alla Terra, riprendendo e sviluppando il significato e il valore dell’anno sabbatico, ripensavo ai diecimila anni di storia dell’agricoltura. Il periodo durante il quale – secondo le leggi di Mosè – il terreno doveva rimanere a riposo per un intero anno, quando bisognava anche liberare gli schiavi e condonare i debiti.
Avendo la fortuna/sfortuna di vivere di vivere il periodo storico più difficile quello a cavallo tra un passato di millenni e quello dell’improvvisa modernità, ripensavo alle pratiche del maggese, della rotazione e dell’avvicendamento che sono la cura e l’amore per la terra, ancora parte di quell’agricoltura contadina che non si arrende all’agricoltura delle multinazionali, qual è quella dello sfruttamento, fino all’esaurimento della fertilità, del terreno. Altro che riposo!
Per queste potenze la Terra non è da amare e curare, ma solo da sfruttare per tirar fuori guadagni, sia quando si prepara il terreno per una nuova coltivazione o una nuova annata; sia quando s’interviene con concimi, antiparassitari e anticrittogamici e pesticidi vari; sia, anche, quando si raccoglie avendo in mano il controllo del mercato e, quindi il potere di ricatto su chi produce davvero con tanto sudore.
Mi sono ricordato del mio invito (riportato in un mio articolo pubblicato da Teatro Naturale) al mondo agricolo di fare come gli ebrei e cioè lasciare la terra riposare e, approfittare del riposo, per dare spazio e forza alla riflessione, al dialogo, alla partecipazione. Un modo, questo, per dare alla terra la possibilità di produrre tutto quello che è nelle sue possibilità, senza la spinta della chimica o delle macchine; per rendersi conto dello stato di schiavitù del mondo agricolo da questi padroni assoluti, non solo del reddito ma della vita stessa del coltivatore e della sua famiglia.
Oggi più che mai, con l’agricoltura ridotta ai minimi termini, il mondo dei produttori è invecchiato e senza un reale ricambio, c’è l’abbandono delle aziende e non solo nei territori marginali. Oggi, quando si registra il ripetersi di quella ritualità, che tanto affascina gli assessori di turno e i governi che rappresentano, qual è l’approvazione di programmi di sviluppo europei che, come dimostra l’esperienza vissuta dal mondo contadino, servono, nella generalità dei casi, a indebitare il produttore più che a dargli un reddito dignitoso per sé e la sua famiglia e a impoverire le campagne delle sue risorse e dei suoi valori, come la ruralità e la biodiversità.
Ridare alla Terra quel suo diritto a un riposo vuol dire ridare ai produttori la libertà da una schiavitù che coinvolge milioni e milioni di uomini di ogni parte del Pianeta, nel momento in cui esso - il 13 di Agosto di quest’anno, con un anticipo sull’anno precedente - ha già dato tutto quello che poteva dare in quanto a forza rigenerativa. Ecco l’altro richiamo di Mons. Valentinetti al “fratello”, cioè alla possibilità di vivere la condivisione e la reciprocità in un mondo che ci vuole tutti numeri, singoli, isolati, incapaci di stare insieme.
Sulla “Iniquità planetaria” si sono soffermate le belle e ricche testimonianze dei due missionari molisani, uomini straordinari, impegnati a dare il loro contributo di fede con l’impegno e la responsabilità di un ruolo per niente facile, vissuto con la fede e l’amore.
Queste ed altre emozioni offerte dal piccolo Comune di Castelguidone, situato a 760 m.s.l.m., destinato a vivere la sua marginalità per colpa di amministratori sordi, sia dell’Abruzzo che del Molise, ai progetti di sviluppo del territorio presentati dalla Diocesi di Trivento con il suo Vescovo, Mons. Domenico Angelo Scotti, e il parroco, Don Alberto Conti. Un altro missionario, però nella propria terra e, come tutti i missionari, determinato, capace di insistere per la rinascita di un territorio che abbraccia l’Abruzzo e il Molise, straordinariamente bello, ricco di risorse e di valori, le sole possibili se si vuole pensare al domani.
di Pasquale Di Lena
pubblicato il 28 agosto 2015 in Strettamente Tecnico > Bio e Natura
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A Castelguidone grande protagonista la Terra

Davvero interessante l'incontro che ho avuto modo di seguire ieri a Castelguidone, il piccolo centro a 760 m.s.l.m., posto di fronte a Roccavivara al di là del Trigno, in Abruzzo. L'incontro, dedicato alla Giornata della legalità, della Responsabilità e dell'Impegno, è stato organizzato nella Parrocchia di S. Maria della Stella dalla Scuola di formazione all'impegno sociale e politico e dalle Caritas diocesane di Abruzzo e Molise.
 
Mons. Valentinetti
E' intervenuto, con una "Preghiera nell'ora media e lectio divinis, il presidente della Conferenza episcopale Abruzzo- Molise, Mons. Tommaso Valentinetti, che, prendendo come punto di riferimento l'Anno sabbatico degli ebrei, ha parlato della Terra "bene comune da amare e da curare", della necessità che essa ha di riposo per poter continuare a esprimere la sua fertilità e, con essa, la capacità di produrre nuovo cibo.
 
Forte richiamo al significato e al valore della solidarietà e della reciprocità; all'importanza del dialogo, cioè della possibilità - il riferimento alla Enciclica ultima di Papa Francesco, "Laudato si" - di parlare a tutti e non solo a una parte. So di essere riduttivo non riportando tutti i punti toccati da Mons. Valentinetti con la sua lezione seguita con grande attenzione dal pubblico presente.
Don PeppinoPalumbo
 
Grande interesse anche per il tema "Iniquità planetaria" con le testimonianze dei due

padri missionari di origine molisana: Don Peppino Palumbo di Trivento da 20 anni in Uruguay, che ha parlato di "Pepe" Mujica, il grande presidente del Paese latino americano che, non potendo essere ricandidato per la terza volta, ha lasciato lo scorso ottobre con un'eredità ricca di valori e significati che contrastano con un mondo legato al consumismo, allo spreco, al denaro. Un esempio che il mondo ha imparato a conoscere;
 
don Antonio Germano
Don Antonio Germano di Duronia da 38 anni in Bangladesh che ha raccontato questo Paese della più grande foresta di mangrovie, un tempo famoso per le sue tigri, che la cosiddetta civiltà ha ridotto a qualche centinaia di esemplari. Ha parlato del Gance, il grande fiume sacro, che prima dello sbarramento della grande diga, incontrava, non lontano dalla capitale Dacca, l'altro grande fiume il Brahmaputra formando con esso un unico corso d’acqua denominato Padma. Don Antonio ha partecipato all'ultima edizione, chiusasi da poco, di "Cammina Molise", ideata, promossa e organizzata da suo fratello Giovanni, il padre del giovane attore, sempre più famoso, Elio.
 
Mons. Valentinetti e Don Alberto Conti
Un ringraziamento a Don Alberto Conti, parroco di Castelguidone e direttore della  Scuola, e a quanti con lui hanno collaborato alla realizzazione della "Giornata della legalità, della responsabilità e dell'impegno", che, nel pomeriggio, ha visto l'intervento del giudice Caselli.
 

27 agosto 2015

Le Olive raccontano di aver visto solo qualche mosca fino ad ora.

Nell'era della conoscenza progettare, partecipare e comunicare sono scelte obbligate e non un optional, com'è regola in questo nostro Molise. Solo l'invidia (anch'essa, come la medaglia, ha una doppia faccia) riesce a diffondere le notizie che tutti hanno il diritto di sapere. Un amico, l'altro giorno, commentando la diffusione su fb del bollettino n°3, diceva che i bravi olivicoltori già sanno di come procede la faccenda "Mosca dell'Olivo", l'insetto che ha reso "terribile" la raccolta 2014. Quasi un invito a non perdere tempo al quale ho risposto dicendo che ci sono anche olivicoltori meno bravi e alcuni addirittura improvvisati, che hanno bisogno di sapere. Per non parlare del destinatario di un prodotto pregiato, qual è l'olio, che, da ora in poi, è sempre più curioso e, come tale, bisognoso di notizie.
E', anche per loro che io mi adopero diffondere la notizia. Convinto di tutto ciò, riporto il bollettino n°4 della SCAMO (Società Cooperativa Agricola Molisana Olivicoltori) - presieduta da Donato Campolieti direttore della CIA Molise - elaborato dall'Agronomo Vincenzo Lecce e riferito ai Territori di Colletorto, Bonefro, Santa Croce di Magliano, Larino e Mafalda. Una vasta area nella quasi totalità collinare.
 
1) Andamento del parassita:
Le catture di adulti nelle trappole a feromone, controllate nella settimana dal 18 al 24 agosto dai tecnici della
organizzazione, sono leggermente aumentate ma rimangono comunque basse.
Dal controllo effettuato sui campioni di drupe, non risulta ad oggi presente alcuna infestazione attiva (uova e
larve vive).
In alcuni campioni e' stata riscontrata la presenza di larve di I eta' morte in quanto le temperature alte delle scorse
settimane hanno causato elevata mortalita' delle uova e delle larve di I eta' presenti nelle drupe.
2) Andamento climatico e previsioni:
Tempo stabile ed assolato ovunque.
Temperature minime stabili, con estremi di 21C; massime in calo, con punte di 30C.
3) Interventi fitosanitari:
Considerate le basse infestazioni attive rilevate, non si consigliano trattamenti larvicidi.
Si ricorda che l'intervallo di temperature ottimale per l'ovideposizione e il successivo sviluppo larvale, e' di 20-30
Con umidit relativa (UR) alta (quindi periodi piovosi alternati a periodi asciutti).
Si prevedono quindi, nella prossima settimana, le condizioni ottimali per l'insediamento e lo sviluppo della mosca
nelle drupe.
In relazione alla progressiva maturazione delle olive ed ai dati dei campionamenti sulle drupe effettuati, tenersi
pronti per eventuali interventi larvicidi al superamento della soglia (10% per le variet da olio).
In caso si siano verificate grandinate, nella scorsa settimana, intervenire nei confronti della rogna dell'olivo
(Pseudomonas sevastanoi) con prodotti cuprici (Ossicloruro di rame) che hanno anche un azione battericida nei
confronti dei batteri che vivono in simbiosi con la mosca, oltre che di indurimento della cuticola e di deterrenza
sulle ovideposizioni.
 
Anche questa volta ringrazio la Scamo e Vincenzo per questo dono, con un arrivederci fra sette giorni.