30 settembre 2015

la Dieta mediterranea con l'olio extravergine di oliva riduce il cancro maligno al seno

foto di Silga Panzera
 La dieta mediterranea con olio extra vergine di oliva è benefico nel ridurre il rischio di cancro al seno, secondo i risultati di un nuovo studio pubblicato sul JAMA Medicina Interna.
I risultati, basati sul lungo periodo di follow-up di 4.282 donne, di età compresa tra 60 e 80 anni iscritti al percorso PREDIMED, si aggiungono ai benefici del consumo di olio extravergine di oliva e della dieta mediterranea. Il processo PREDIMED, condotto in Spagna 2003-2009, è stato progettato per testare i benefici di integrare dieta mediterranea con olio extravergine d'oliva o Mixed Nuts nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
 
In questo studio, i ricercatori hanno valutato gli effetti della integrazione della dieta mediterranea sia con EVOO (Olio extra vergine di oliva) o noci miste su rischio di cancro al seno.
I soggetti arruolati nello studio sono stati randomizzati a uno dei tre gruppi di intervento: la dieta mediterranea integrata con olio extravergine d'oliva; la dieta mediterranea integrata con noci miste; o la dieta di controllo del Mediterraneo.
Per garantire il rispetto delle diete di intervento, i soggetti sulla dieta mediterranea con olio extra vergine di oliva sono stati forniti con 1 litro di OEVO / settimana, mentre quelli del gruppo mixed noce sono stati forniti con 30 grammi di noci, nocciole e mandorle al giorno. I partecipanti al gruppo di dieta di controllo sono stati forniti formazione alimentare per ridurre l'assunzione di grassi alimentari.
I risultati dello studio hanno dimostrato che i soggetti sul OEVO integrato dieta mediterranea avevano un rischio 62 per cento più basso di sviluppare il cancro maligno al seno  rispetto ai soggetti sulla dieta di controllo. I soggetti che consumavano una maggiore quantità di OEVO diminuito il rischio di cancro maligno al seno ancora di più.
L'effetto positivo di olio extra vergine di oliva potrebbe essere dovuta alla presenza di polifenoli, come oleuropeina, oleocantale, idrossitirosolo e lignani in OEVO che sono stati identificati come agenti antitumorali. Questi polifenoli mostrano azione proliferativa anti sull'espressione di oncogeni umani, prevenire il danno ossidativo al DNA nelle cellule epiteliali mammarie, inibiscono la crescita tumorale e provocano l'apoptosi delle cellule del cancro al seno in esperimenti di laboratorio.
Anche se statisticamente non significativa, i soggetti sulla dieta mediterranea integrata con le noci hanno avuto anche un minor rischio di cancro maligno al seno rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, quando i risultati di entrambi i gruppi di dieta di intervento sono stati combinati, il rischio di cancro al seno maligno è stato ridotto del 51 per cento. Solo 35 casi di carcinoma mammario maligno sono stati individuati nel corso del trial randomizzato.
Mentre questi risultati sono incoraggianti, gli autori riconoscono che lo studio ha limitazioni, una delle quali è che questi risultati sono un'analisi secondaria del processo PREDIMED che è stato progettato per studiare effetto di EVOO e intervento noci mixed della dieta mediterranea sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari rischio.
Un'altra limitazione è che lo studio è stato condotto su donne che abitualmente consumato la dieta mediterranea, che è noto per essere protettivo contro il cancro al seno a causa della elevata assunzione di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio d'oliva. I ricercatori della carta raccomandano ulteriori studi per confermare questi risultati.


da OLIVE OIL TIME del 29.09.2015 (traduttore Google)
JAMA Internal Medicine

29 settembre 2015

La raccolta delle olive 2015 all'insegna della bontà e della salute

Anche il Bollettino n° 9, che ci ha inoltrato Vincenzo Lecce della Società Agricola molisana Olivicoltori (Scamo) sull'andamento della presenza della Mosca dell'olivo, è arrivato con la puntualità dei precedenti.

La notizia, ancora una volta tranquillizzante, è quella che, anche se le catture sono aumentate a causa delle piogge e dell'umidità, siamo sempre sotto la soglia d'allarme e, quindi, lontani dall'intervenire con trattamenti per combattere il famoso insetto

Per ora, quindi, non ci sono trattamenti da fare, anche in considerazione dell'avvicinarsi della raccolta.

Un'altra notizia, altrettanto interessante, riguarda il periodo migliore della raccolta, quello che apre al viraggio del colore delle olive, noto con il nome di invaiatura, che, quando arriva a interessare almeno il 75% di quelle presenti, apre alla raccolta visto che l'arricchimento di olio è quasi raggiunto.  

C'è tempo ancora - è una mia personale considerazione - una decina di giorni per la varietà "Gentile di Larino", quasi pronto il Leccino.

Ancora la conferma di un'ottima annata e questa buona notizia fa tirare sospiri di sollievo agli olivicoltori, ancora impauriti dalla pessima annata dello scorso anno, e agli stessi consumatori che, sempre più numerosi, sanno che la qualità dell'olio, in cucina e a tavola, è importante per il gusto e la salute.

26 settembre 2015

VINO E SPORT

sara simeoni
daniele masala
Quale appassionato di ciclismo non potevo non seguire i campionati del mondo che, con la gara dei professionisti, si concludono domani a Richmond in America.

Poco fa, durante la trasmissione in diretta su Raisport 1 della gara femminile hanno dato un filmato sui festeggiamenti di ieri sera, a Casa Italia Ciclismo, della medaglia d'argento conquistata da Simone Consonni (bravo con l'altro azzurro Davide Martinelli e la squadra tutta). Il nostro campione che ha stappato una bottiglia di spumante e ha brindato con tutti i componenti della spedizione azzurra.

Immediato il mio pensiero a quando il vino era tassativamente vietato a chi praticava l'attività sportiva, soprattutto a livello agonistico.

Fu L'Enoteca Italiana di Siena, che mi onoravo di dirigere, a squarciare il velo del
proibizionismo con una grandiosa iniziativa "Sport, Vino e Alimentazione", che ha impegnato un'intera giornata e gran parte della notte la Basilica dello Sport italiano, la Scuola dello Sport all'Acquacetosa di Roma. Grazie all'allora direttore, Gianfranco Carabelli, di questo "Campus" stupendo, che ha visto passare tutt'i nostri campioni impegnati nell'atletica e in tante altre discipline sportive. Madrina della serata la grande Sara Simeoni, primatista mondiale e campionessa olimpica, accompagnata da altri leggendari campioni, come Daniele Masala, il pugile Rosi, i mitici fratelli Abbagnale e tanti altri ancora.

In seguito, grazie agli illustri scienziati presenti al convegno della mattina, e all'impegno della Scuola di medicina sportiva, anche la medicina ufficiale ha iniziato a rivedere le sue posizioni, tanto da rendere il vino uno dei protagonisti di Casa Italia Atletica, quella di Mario Ialenti, il molisano che l'ha diretta dalla nascita (fine anni '80) fino allo scorso anno, Campionati Europei di Atletica di Zurigo.

Mario Ialenti a Casa Italia Atletica lo scorso anno a Zurigo
Così anche il mondo dello sport ha dato il suo contributo all'azione portata avanti dall'Enoteca Italiana di Siena, qual è stata quella di affermare il valore e il significato alimentare e culturale del vino.

 

25 settembre 2015

IL SUD E’ UNA TERRA ANTICA CHE HA BISOGNO DI RISPETTO E AMORE.


Se lo frequenti e poni mente al suo futuro, il Mezzogiorno d’Italia, con i suoi paesi a cappello di un colle o appiccicati a una montagna; le sue donne e i suoi uomini ancora segnati da fatiche antiche; i suoi mari e le sue minute pianure, ti appare come un quadro mai finito.

Sta lì, a lasciarti immaginare quale sarà o potrebbe essere il suo futuro, solo se ci sarà chi vorrà provare a fare esprimere le sue enormi potenzialità, tutte importanti per il domani di questo vasto territorio, oggi di grande attualità. 

Potenzialità enormi che, però, rischiano di svanire se c’è chi pensa e opera perché siano soffocate da cemento e manti di asfalto, trivelle, elettrodotti o metanodotti, centrali a biogas o biomasse, inceneritori o depositi di scorie nucleari. E non solo, dal furto dell’acqua e del sole, del mare e della luna, che puoi vedere saltare da una cima all’altra di montagne che non fanno paura o, anche, riposare sulla gobba di una collina, per riprendere fiato prima di ripartire per nuove scorribande lungo le strette vallate che si aprono a minute pianure. 

Il Mezzogiorno d’Italia, il Sud, con il suo territorio ricco di ruralità e agricoltura contadina, biodiversità, varietà e bontà dei suoi prodotti, è una straordinaria risorsa di risorse per un Paese che ha bisogno di dar vita a un nuovo percorso, se non vuole cadere  nel baratro in cui lo sta portando il sistema fallito, quello dello spreco e della distruzione dei valori,– prim’ancora delle risorse..  

Castello di Macchiagodena
Penso al rispetto, il valore che apre al dialogo e unisce le persone, rende civile una società, permette di fare le scelte possibili e, comunque, le più giuste. Un valore che è maltrattato se è vero, com’è vero che in un anno il mondo perde 240 miliardi di tonnellate di terra (l’Amazzonia è solo l’esempio più eclatante). Un mondo di oltre 7 miliardi di persone, un numero che aumenta ogni secondo con le previsioni che esso sarà vicino ai 10 miliardi nel 2050, cioè prossimamente.  

Dieci miliardi di bocche da sfamare con il pianeta che, quest’anno il 13 di agosto, ha dato tutto quello che poteva in quanto a sua capacità di rigenerazione. Lo scorso anno ciò è successo il 19 di agosto, ciò che fa dire che il processo avanza inesorabilmente e, quando la data sarà il 30 di giugno, l’umanità ha bisogno di due pianeti per vivere. Se è vero anche che, in Italia, ogni secondo che passa si perdono otto metri quadri di terreno, nella gran parte, fertile, cioè una superficie pari a 240.000 campi da calcio messi insieme. Un’enormità che non preoccupa né Governo né classe dirigente di questo nostro Paese, se è vero che invece di bloccare un processo perdente, soprattutto per le nuove generazioni, si dà una serie di accelerate, a partire da “Sblocca Italia”, solo per fare un favore agli speculatori e, in particolare ai petrolieri, una volta dato loro il permesso di trivellare mari e territori di molte regioni del centro-sud.  

A Larino con Fabrizio, Benedetto
e gli amici di Roma
Tutto questo nel momento in cui gli scienziati di ogni parte del mondo, sempre più preoccupati, lanciano appelli riguardo alla situazione del clima e invitano i governi a prendere misure atte a bloccare l’estrazione di energia dai fossili.   

Una tale mancanza di rispetto del territorio mette a rischio tutte le potenzialità del nostro Meridione, visto che la pianura padana e la fascia costiera hanno già dato quello che potevano dare al cemento e all’asfalto. E ciò ricade direttamente sul Paese che, già oggi, importa prodotti alimentari, cibo, per oltre il 20%  del suo fabbisogno.   

Un Paese che ha forte bisogno della cultura del rispetto se vuole pensare a costruire davvero il suo futuro, sapendo che ciò è possibile solo se si ha coraggio e intelligenza e, insieme, la lungimiranza del sogno che diventa progetto, programma, partecipazione, voglia di raggiungere traguardi che solo il territorio - con la sua agricoltura, la sua ruralità, la sua storia e la sua cultura, i suoi paesaggi e le sue tradizioni – è in grado di dare.

Il mio Molise, e non solo, la Puglia, la Basilicata e la Campania, che ho avuto modo di visitare di recente, mi hanno raccontato questo loro sogno che condivido in pieno se penso agli oliveti, ai vigneti, ai seminativi e ai pascoli, ai profumi e ai sapori dei tanti prodotti e ai colori dei tramonti e delle albe. Se penso, in pratica, alla necessità di produrre cibo, e sempre più, per il fabbisogno interno e, anche, da esportare, con i luoghi di origine quale valore aggiunto. Se penso soprattutto al dato della crescita del 4% dei flussi turistici ogni anno nel mondo. Una crescita – come dicono gli esperti del settore – costante fino al 2030. 

Un sud libero da nuovo cemento e asfalto, trivelle e altro, è quello che il Paese si deve dare, per ripagare al furto dei piemontesi e al suo abbandono che dura da decenni. Altrimenti bisogna dare per scontato le previsioni di vari istituti che dicono che se il sud perde nuovo terreno, ben cinque i milioni di meridionali che saranno, nei prossimi anni, costretti a emigrare. 

 
in anteprima per il Molise
l'articolo che uscirà
sul n° Sett/Ott.
di  Oinos - viveredivino
la bella rivista pubblicata a Siena

24 settembre 2015

VIVERE LE EMOZIONI DELLA RACCOLTA 2015


 
 
Newsletter n° 7
del 24 Sett. 2015

    

                                            

Il  vento rabbioso del sud della scorsa settimana, che qui,  a La Casa del Vento, è ancora più rabbioso, ha rotto un ramo dei 616 olivi padri de L’Olio di Flora e lasciato cadere sul resto le olive più deboli.

Ho preso quel ramo ed ho raccolto in una conca tutte le sue olive già raggrinzite dal caldo feroce, con punte fino a 40°. Quattro chilogrammi che lasciano ben sperare in un buon raccolto, soprattutto di qualità, visto che mancano solo una decina di giorni all’inizio della bella avventura.

Lina all'ombra di uno dei patriarchi di Portocannone
L’attesa monta ogni giorno sempre più fino al mattino che hai già pronti sulla porta della casetta prefabbricata, gli attrezzi per la raccolta, le reti e le cassette,  che io e Flora,ci dividiamo per portarci oltre il colle, nella parte più colpita dalla gelata di tre anni fa, là dove il terreno è chiuso da un altro filare di cipressi già alti.  

L’augurio che ci facciamo è per noi che abbiamo sofferto non poco la raccolta 2014 e, non solo, anche per tutti gli olivicoltori che, nella mia Larino come nel Molise e nel resto delle regioni italiane, sperano di poter dimenticare per vivere con l’entusiasmo che merita la svolta imposta dalle novità del mercato globale, soprattutto grazie alla crescita di una nuova cultura che vede sempre più consumatori protagonisti.
la situazione pochi minuti fa

L’olio extravergine di oliva resta un prodotto per il 90% mediterraneo, ma con una bella novità: quella che l’olivo si va diffondendo in tutt’e cinque i continenti, tanto da far dire che ogni minuto che passa c’è un frantoio che macina in un angolo del mondo. L’attenzione crescente per la salute e per la buona tavola sono gli altri elementi che aiutano a rendere l’olio extravergine di oliva sempre più un protagonista ovunque.



zucchine, fiori di zucchine, pomodoro
cipolla, sale e L'Olio di Flora
Quali i profumi e quali i sapori de L’Olio di Flora 2015?

Un olio biologico, prodotto con la sola varietà autoctona “Gentile di Larino”.

 
uno dei tramonti che ha illuminato La Casa del vento qualche sera fa
 


 

 

23 settembre 2015

“Voci di testimoni”


nuovo libro sulla Resistenza, di Masi e Scarabeo
 
 
Sabato 26 settembre alle ore 17,00, sarà presentato a Venafro, Centro Sociale Don Orione, Via Pedemontana, il libro, appena uscito dalla tipografia, “Voci di testimoni -1943-1945 - Da Venafro a Niguarda”, curato da Antonio Masi e Vincenzina Scarabeo Di Lullo (Ed. Eva, Venafro 2015, pp. 304, € 18,00, ISBN 978-88-97930-52-5).

Sono previsti interventi, oltre che dei curatori, di importanti personalità e studiosi, provenienti anche da fuori regione: Roberto Cenati, Presidente dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Provincia di Milano; Andrea Gianfagna, Centro Studi “Giuseppe Di Vittorio” di Roma; Eugenio Iafrate, Vice Presidente ANED, Associazione Nazionale Ex-Deportati, di Roma; Loreto Tizzani, ANPI Campobasso; Antonio Plescia, storico, ed altri. Coordina Amerigo Iannacone.

Scrive Beatrice Uguccioni, Presidente del Consiglio di Zona Nove di Milano, in quarta di copertina: «Venafro-Milano e ritorno con un’attenzione particolare a Niguarda, un quartiere milanese che ha avuto un ruolo essenziale nella lotta partigiana. Storie di resistenza armata ma soprattutto non armata; storie di uomini e di donne che, con le loro azioni quotidiane, hanno contribuito a liberare e a cambiare l’Italia; Nord e Sud, laici e cattolici uniti contro il nazifascismo. Questo e molto di piú è “Voci di testimoni”: un libro che fa memoria della vita e del sacrificio delle persone – non dei personaggi – che nella loro eccezionale semplicità hanno salvato altre vite e hanno condiviso il percorso che ci ha permesso di vivere in una democrazia. È un insieme di emozioni che non troviamo nei libri di storia ma che, con grande umanità e passione, Antonio Masi e Vincenzina Scarabeo Di Lullo ci regalano e di questo dobbiamo senza dubbio essere loro grati.»

 

ORMAI E’ FATTA, SARA’ UNA RACCOLTA ALL’INSEGNA DELLA GRANDE QUALITA’ DELL’OLIO


      
Il bollettino n°8 è arrivato puntuale come gli altri e le notizie che riporta sono belle, confortanti per tutti i bravi olivicoltori della fascia che va da Colletorto, (Fortore), passa per Larino (Biferno) e arriva fino a Mafalda (Trigno) e per tutti i consumatori di Rumignana o Oliva nera di Colletorto, Gentile di Larino e Salegna e altre varietà che fanno ricca l’olivicoltura molisana.

Se è salva dagli attacchi di mosca dell’olivo questa fascia di territorio, possiamo dire che è salva l’olivicoltura molisana, visto che l’andamento climatico riferito a tutto il Molise è stato abbastanza uniforme.

Una notizia bella che da sola ripaga la grande delusione dello scorsa annata, costata cara dagli olivicoltori

Per quanto mi riguarda, come comunicatore sono proprio contento di aver fatto quello che doveva essere fatto: informare gli olivicoltori per guidarli nelle operazioni colturali sulla base di un ottimo lavoro di monitoraggio degli oliveti da parte dell’agronomo Vincenzo Lecce dell’Organizzazione dei Produttori SCAMO, che ha cosi speso bene i finanziamenti europei ricevuti a tale scopo.

Il fatto che mi abbiano seguito anche altri comunicatori, mi fa solo piacere.

Resta però il fatto che anche questa volta il molisano classico ha dimostrato di muoversi solo dietro la spinta dell’invidia, che, purtroppo, non è mai emulazione.

Voglio ringraziare l'agronomo Vincenzo Lecce e l'Op SCAMO CIA MOLISE che mi hanno dato la possibilità di pubblicare e divulgare i bollettini, tenere così informati i produttori e i consumatori e, non solo, di aver svegliato, punto dall’invidia, chi aveva il dovere di farlo per evitare sprechi di tempo, risorse, uso e abuso di prodotti chimici e, soprattutto, perdita di  immagine di un comparto fondamentale della nostra agricoltura e di un prodotto importante, qual è l'olio.

Visto che la raccolta 2015 sta per iniziare con la bella notizia che è salva dalla mosca dell’olivo, e, quindi, con le olive sane, premessa di ottima annata e di grande olio extravergine, diciamo “in bocca al lupo” a tutti gli olivicoltori e raccomandiamo i consumatori a scegliere gli oli molisani per la loro risaputa qualità e di diffidare del prezzo basso.

Meglio poche gocce profumate care alla nostra salute e alla bontà di un piatto che olio che non sa di niente e, quindi, non vale niente proprio perché costa poco.


 

 

18 settembre 2015

IL GUSTO DEL DOMANI


Il mio amico Walter Gasperini mi ha fatto gentilmente omaggio del bel libro “Storia di un Territorio Val di Cornia: ecco la Docg” , che lui ha pensato e curato, dove si può leggere anche una mia nota, quale contributo alla storia di questo riconoscimento, e un mio articolo pubblicato sulla pagina “Agricoltura” de L’Unità, il giornale con il quale allora collaboravo.

La “storia di un territorio” importante, qual è Campiglia Marittima, Monteverdi Marittimo, Piombino, San Vincenzo, Sasseta e Suvereto in  Val Di Cornia, la Maremma livornese che apre a quella grossetana.

Luoghi stupendi, con le dolci colline che si specchiano nel grande mare, che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere traendo insegnamenti preziosi da una serie di personaggi che sono nell’angolo bello della mia memoria.

E’ la “Storia di un vino” che nasce con un nome sbagliato “Ghibello”, per poi chiamarsi “Ghimbergo”, sempre legato al territorio di Suvereto, per poi allargarsi agli altri Comuni e avere il riconoscimento Doc “Val di Cornia”, oggi Docg.

Oggi, ai tanti amici di allora, in primo luogo Walter Gasperini, un sindaco bravo a cogliere con anticipo i profondi cambiamenti del tempo, in particolare la fine della mezzadria che aveva segnato in lungo e il largo la Toscana, devo aggiungere altri: Rossano Pazzagli, anche lui sindaco di Suvereto, che ho conosciuto qui nel Molise come professore dell’Unimol, sempre presente sul territorio; Giancarlo Bini, uno straordinario personaggio del mondo della cucina, del vino (emerito componente della commissione di assaggio dell’enoteca italiana di Siena) e, in particolare, dell’olio e, infine, ma non ultimo, Alberto Grimelli, editore e direttore di Teatro Naturale, il settimanale on line che mi vede suo collaboratore da sempre.

Mi piace, per i miei cari lettori che hanno la pazienza di leggere i miei articoli, riportare qui la nota “Il gusto del domani”che ho avuto il piacere di firmare e che è a pagina 30/33 del libro di Walter Gasperini, pubblicato da Eurpolis.   

IL GUSTO DEL DOMANI
Fino alla metà degli anni ’80 occuparsi di vino in Toscana voleva dire avere come riferimenti certi il Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, e la Vernaccia di San Gimignano. Per quelli che avevano avuto il tempo di leggere il bellissimo libro di Federico Melis “i vini italiani nel medioevo”, voleva dire pensare anche ai vini del Contado Pistoiese e quelli delle Colline Lucchesi - Valdinievole con il “Montecarlo”, allora il vino bianco più famoso in assoluto.
Della Maremma, grossetana e livornese, si cantava soprattutto e se ne parlava anche, ma non del vino, se non per quel Sassicaia, nella terra di Castagneto Carducci - Bolgheri, che, già allora, faceva impazzire il mondo dei degustatori come a rappresentare l’eccezione di una regola che portava a considerare il vino italiano non all’altezza di quello francese.
Una prima svolta all’immagine del nostro vino la dà il riconoscimento, nel 1980, della Docg per quattro vini, due piemontesi (Barbaresco e Barolo) e due toscani (Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano). in particolare, il grande lavoro svolto, nell’anno 1982, dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e, dalla Camera di Commercio di Siena, con l’Enoteca Italiana che dà il suo contributo, per l’immissione sul mercato di questa Docg con un anno d anticipo di fronte al Barbaresco e tre anni di fronte agli altri due.
Una svolta, dicevo, che porta a rendere più facile il percorso della qualità tracciato con il Dpr 930 del 1963 e a svegliare il mondo del vino che, fino ad allora, soprattutto per opera degli industriali, continuava a porre ostacoli sulla strada della qualità, giacché questi la vedevano come un freno alla loro azione. Ci penserà il metanolo e la paura diffusa tra i su citati industriali del vino a togliere definitivamente gli ostacoli ancora rimasti e, così, dare al vino italiano la possibilità di vivere, senza più riserve, l’immagine della qualità e, con essa, i primati conquistati sui più importanti mercati del mondo.
Un’aria nuova quella che ha caratterizzato tutti gli anni ’80, che, personalmente, grazie soprattutto all’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena, ho avuto la fortuna di respirare a pieni polmoni, lavorando, quale Segretario Generale del prestigioso Ente, a fianco di due straordinari costruttori, i presidenti Luciano Mencaraglia e Riccardo Margheriti. Due personalità che meritano di essere ringraziati  per quello che hanno dato al vino italiano con il rilancio di un’Istituzione prestigiosa, nata nel 1933, e della sua Enoteca di cui oggi, non solo  il vino, ma  l’insieme dell’agroalimentare italiano ha più che mai bisogno.
Sentirsi un giorno, poco tempo dopo il mio impegno all’Ente Mostra Vini – Enoteca italiana di Siena, chiamare dal sindaco di Suvereto, Walter Gasperini, che mi raccontava del suo Ghibello/Ghimbergo, è stata per me una piacevole sorpresa e, nell’arco di qualche giorno, l’occasione di una scoperta, davvero bella, di un territorio che conoscevo poco e di un Comune che non conoscevo affatto.
Ghibello/Ghimbergo, un vino da tavola, prodotto da una decina di aziende poco più, che, fino ad allora, producevano per l’autoconsumo o per la vendita del vino sfuso. Ghibello/Ghimbergo, il vino che, agli inizi degli anni ’80, apre un discorso non facile, ma che, nel tempo, ha avuto ragione grazie alla lungimiranza di un sindaco e dei suoi collaboratori che hanno fortemente creduto e puntato su questa e altre risorse del territorio, sapendo di non averne altre.
Siamo negli anni in cui si registra una grave crisi dell’agricoltura, con la Toscana che paga un prezzo più alto perché il periodo coincide con la fine della mezzadria. Sono, però, proprio i vecchi mezzadri, impegnati nelle istituzioni ai vari livelli, a trovare le soluzioni e quello della scommessa su un vino al quale, come prima si diceva, viene dato il nome Ghibello, a ricordare il momento più alto del ruolo dei Comuni. Una scelta che ha il significato di una fiducia nel proprio territorio, con i suoi valori e le sue risorse, quali la storia, la cultura, l’agricoltura con la sua centralità, la bellezza del paesaggio e la ricchezza della biodiversità, ma, anche, le antiche tradizioni che diventano le ragioni di una programmazione che, a Suvereto, come in atri luoghi della Toscana, si diffonde a macchia d’olio, contribuendo al successo di un marchio, Toscana, sempre più vincente sul mercato globale.
Elementi che, alla luce della pesante crisi strutturale che attanaglia questo nostro Paese dal 2008, mostrano tutta la loro attualità, nel momento in cui diventano l’occasione di una grande riflessione e la soluzione possibile per mettere mano seriamente al fallimento di un sistema, che ruba e spreca fino a mettere in dubbio il domani stesso del pianeta.
Elementi che fanno capire bene anche le ragioni che sono alla base di una vera e propria rivoluzione che vede il vino e la Toscana grandi protagonisti, grazie anche all’Enoteca Italiana, fucina di tante iniziative, tutte vincenti, in particolare quella della nascita a Siena, nel giorno della primavera del 1987, dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino.
È proprio un figlio di Suvereto, Rossano Pazzagli, già sindaco e amministratore della su citata associazione, professore di storia moderna presso l’Università del Molise e, spesso, in giro nei piccoli comuni di questa mia amata terra a parlare di territorio e agricoltura, a riprendere e sviluppare queste ragioni. Lo fa con un bellissimo libro “Il Buonpaese – Territorio e gusto nell’Italia in declino ”, uscito di recente per la Felici Editori di Ghezzano in provincia di Pisa, dove ripercorre la storia dei primi 25anni di vita della prima Associazione che mette insieme i comuni, cioè i titolari del territorio, e rende la vite un passamano che spazia, senza soluzioni di continuità, in lungo e in largo  nell’Enotria tellus, il Paese del Vino.
Ho avuto la fortuna di raccogliere quest’idea progettuale, presentata a Siena da Elio Archimede in occasione di un convegno, organizzato a Siena, nel 1986, dall’Enoteca su “Vino e Turismo” e di realizzarla con l’entusiasmo del Sen. Riccardo Margheriti e l’aiuto dei miei bravi collaboratori, tra i quali l’indimenticabile Giorgio Guagliumi che ha dato un contributo notevole alla nascita di tante altre iniziative che quell’incontro e il tema “Vino e Turismo” hanno stimolato.
La fortuna anche di aver diretto i primi sei anni di vita di quest’Associazione mi fa dire, con Rossano Pazzagli, con il quale vivo interessanti incontri nel Molise, che essa nasce dal basso, cioè da esperienze come quelle di Suvereto che puntano sul proprio territorio, la sola miniera che uno ha in mano per costruire un nuovo possibile domani.
Ricordo che Suvereto fu uno dei primi comuni a dare la sua adesione a quest’Associazione, nata nel primo giorno della primavera del 1987, ma che, per ragioni di statuto delle Città del vino, che dava la possibilità solo ai comuni inseriti con il loro territorio in un disciplinare Doc o Docg, dovette rinviare al riconoscimento della Doc “Val di Cornia” .
Oggi Suvereto è non solo Città del Vino ma anche Città dell’Olio, l’altra Associazione sponsorizzata dall’Enoteca e nata a Larino nel Molise nel 1994, ma anche il simbolo della difesa e salvaguardia dei piccoli comuni che un’Italia smemorata vorrebbe cancellare o annullare in un altro più grande.
Un’esperienza, quella di Suvereto, che mi ha coinvolto molto, sin dal primo incontro con il sindaco Gasperini e un altro personaggio importante, Marco Stefanini, un enologo capace, appassionato, instancabile che aveva la responsabilità della condotta enologica, altra straordinaria idea nata per assistere le aziende agricole e, in particolare, quelle viticole, a scegliere la qualità e dare ai loro vini prima la denominazione “Ghibello” e poi “Ghimbergo”, in modo da identificare la sua origine con il territorio comunale di Suvereto. Una denominazione a carattere comunale con un disciplinare di produzione importante per i controlli in esso previsti., che anticipa di qualche lustro la De.Co., la Denominazione comunale, prevista dalla legge 142 del 1990.
L’intento, con il riconoscimento di una  denominazione comunale, cioè di un marchio di origine del territorio, di stimolare certo le aziende a produrre vino di qualità per  garantire il consumatore, ma, soprattutto, importante occasione di dialogo tra l’istituzione locale e il mondo dei produttori e gli stessi consumatori per camminare insieme lungo il percorso della qualità.
 Una grande forza che ha permesso di superare senza danni il cambiamento del nome “Ghibello”, che qualcuno aveva già registrato altrove in toscana, in “Ghimbergo”, il vino che poi, con l’ampliamento della zona, ha aperto la strada alla nascita, nel novembre del 1989, della Doc Val di Cornia.
Ricordo bene la pubblica audizione a Suvereto, il 7 giugno 1988, per il riconoscimento della Doc “Val Di Cornia”del Comitato Nazionale Vini a D.O., in occasione della XXIl Settimana dei Vini di Siena e, il giorno dopo, la visita, con i componenti del Comitato, i giornalisti e gli opinion leaders, ospiti della manifestazione,   alla Costa degli Etruschi e, poi, un omaggio a Castagneto Carducci-Bolgheri per il suo “rosato” e il suo “Sassicaia”.
Un momento importante, decisivo per la vitivinicoltura di quest’angolo stupendo della Toscana e, soprattutto, per Suvereto che aveva puntato sulla vitivinicoltura e data fiducia, non solo ai vitivinicoltori del suo territorio ma di tutta la Val di Cornia. Tant’è che, l’anno dopo la pubblica audizione, ottiene la Doc e, dopo venti anni da quel riconoscimento, la Docg con il suo “Rosso della Val Di Cornia o Val di Cornia rosso” e il “Suvereto”nelle sue quattro tipologie tutte a base di uve rosse.
Un percorso virtuoso, ricco di conquiste e risultati importanti che spettano a tutti i protagonisti di un’avventura che dura ormai da trent’anni, che nasce e si sviluppa grazie alla lungimiranza di Gasperini e di quanti con lui hanno creduto e scommesso sulle bontà del proprio territorio dando ad esso, attraverso il vino, il gusto del domani.
Pasquale Di Lena

Il libro può essere richiesto a
 
EUROPOLIS Srl  via G. Matteotti, 39  57022 DONORATICO (LI)

 
 

 

 

 

  

16 settembre 2015

Rinviato al prossimo anno il confronto con la Mosca dell’Olivo?


 Con la puntualità di sempre l’Agronomo Vincenzo Lecce, rilevatore per conto della Scamo, l’organizzazione dei produttori, presieduta da Donato Campolieti direttore della Cia Mlise, mi ha fatto pervenire il Bollettino n°7 riferiti all’ultimo monitoraggio della Mosca dell’Olivo (Bactrocea olea)
Riguarda il territorio di Colletorto, S. Croce di Magliano,Larino e Mafalda, in pratica quello che va dal Fortore al Trigno dopo aver superato il Biferno.
Le notizie sono ancora buone ed è un piacere per me trasmetterle, con l’aiuto della stampa,  anche agli olivicoltori di quest’importante territorio, che rappresenta una buona fetta dell’olivicoltura molisana, ed agli stessi consumatori che possono gioire sapendo di un’annata di grande bontà, diversamente da quella dello scorso anno.

Anche se è stato registrato un aumento delle olive infettate (4,69% con punte dell’8%), la situazione è, grazie al favorevole andamento meteorologico di questa settimana con previsioni di giornate assolate e calde fino a domenica, sotto controllo. Non c’è bisogno di intervenire fino a quando non si verificano intervalli di temperature di 20-30° C. con umidità relativa alta e attacchi superiore alla soglia del 10%.
In tal caso, informa il dr. Lecce, si possono, per l’olivicoltura integrata, avviare trattamenti con Dimetoati, Fosmes o Imidacloprid.
Conforta anche il fatto che la raccolta è ormai prossima e non c’è più tempo di fare i trattamenti, rinviando all’anno prossimo il rapporto con la piccola micidiale Bactrocea olea, la Mosca dell’Olivo.
Grazie dr. Vincenzo Lecce, grazie Scamo.

Larino, 16 Settembre 2015

12 settembre 2015

Dieta Mediterranea e stili di vita tradizionali

L’altro giorno a Oliveto Citra (SA), un piccolo delizioso paese che, con le sue minute case, scivola sotto l’antico Castello e guarda il fiume che sfocia tra Eboli e Paestum, il Sele, ha dato il mio personale contributo all’incontro “Dieta Maditerranea e stili di vita tradizionali”, organizzato nell’ambito della XXXI edizione del “Premio Sele d’oro Mezzogiorno”, ricco di interessanti iniziative.

Carmine Pignata, sindaco di questa Città dell’Olio (una delle ventiquattro del coordinamento campano) ha voluto presentarmi non solo come autore del libro “Agricoltura e Territorio”, uscito nel 2012 per la collana “Cibo e identità” dell’AGR Editori di Ripalimosani (Cb), ma, anche, come presidente onorario dell’ANCO (Associazione Naz.le Città dell’Olio), dandomi, così, la possibilità di iniziare il mio intervento con un saluto  del Molise e della mia Larino, culla (dicembre 1994) di una realtà che oggi rappresenta oltre 350 comuni e enti associati.

La presenza di un pubblico prevalentemente di giovani mi ha dato ancor più la stimolo a parlare di territorio che, con la sua ruralità e la sua agricoltura, è tanta parte degli stili di vita tradizionali che la Dieta Mediterranea raccoglie e rappresenta e, per questo, dal 2011 riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’Umanità per la sua valenza culturale e sociale.

Il territorio, questo Bene Comune fondamentale, patrimonio inestimabile di risorse e di valori, sempre più vittima sacrificale di un tipo di sviluppo, che la pesante crisi, esplosa nel 2008, ha mostrato ormai decrepito, fallito.  

E’ questo suo stato di fallimento e, forse, la consapevolezza che c’è sempre meno da sfruttare, che hanno incattivito ancor di più i protagonisti del crollo del sistema, che, con più violenza di prima, continuano a perseverare lungo un percorso che, se non viene fermato in tempo, va diritto verso il baratro nel momento in cui continua a divorare fette importanti della Terra, che proprio in questa settimana ha vissuta la sua Giornata.

Se è vero, com’è vero, che quest’anno, la natura ha già dato tutto quello che poteva dare il 13 di agosto, con un anticipo di sei giorni di fronte allo scorso anno, c’è da pensare che un’altra fetta di pianeta è venuto a mancare. E, se prossimamente questo accade il 30 di giugno c’è da dire, inoltre, che il giorno in cui questo succederà, dobbiamo prendere atto che l’umanità ha bisogno di un altro pianeta!

L’Amazzonia è solo un esempio (il più clamoroso), dello sperpero di risorse naturali, dei cambiamenti climatici, dei rischi che corre l’umanità.

Un processo che rischia di diventare inarrestabile se, chi è vittima della situazione, soprattutto le nuove generazioni, non si organizza e mette in piedi azioni, strategie che diano vita a una vera e propria lotta di resistenza di cui la natura, la terra ha bisogno.

E tutto questo sfracello per il denaro e il potere! 

Intanto, nel mondo, ogni anno il pianeta perde 24 miliardi di tonnellate di terra fertile. Un tasso di furto di suolo fertile tra le 10 e le 40 volte superiore – come prima si diceva - alla capacità di rigenerazione. Parlo della terra, quella che dovrebbe - come dichiara l’Expo 2015 - “nutrire il pianeta”, proprio quando essa è sommersa da cemento e asfalto o scavata e trivellata. Come dire che la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra e viceversa.  

 Alla perdita di terreno fertile dovuto al furto di territorio, è da aggiungere la perdita di quello, ormai esaurito, sottoposto a eccessi di apporto chimico con il solo obiettivo di produrre quantità. In pratica, una perdita netta di cibo che vede il nostro Paese già in deficit del 20% il suo fabbisogno alimentare. Un dato preoccupante che può diventare presto drammatico se non si pone fine, appunto, alla perdita di suolo.

Un vero e proprio delitto contro un bene comune, che, in Italia, continua a registrare la perdita di 8 metri quadri il secondo, ciò che vuol dire che, alla fine di un anno, sparisce una superficie pari a 240.000 campi sportivi, che, nella generalità dei casi, è quella più vocata all’agricoltura di qualità.

IL 6,7 del territorio nazionale (dati 2012) è coperto da cemento e asfalto, con la pianura padana, quella dei grandi formaggi e dei salumi e insaccati speciali (prosciutto, mortadella, salumi), che ha un 16,4% del suo territorio interessato dalla cementificazione. C’è da credere che  il sud è al disotto della media e questo, da fatto positivo può diventare negativo, perché il territorio è ancor più appetibile, con tanti segnali (trivellazioni, elettrodotti e gasdotti, parchi eolici, inceneritori  biomasse e biogas), che stanno a dimostrare che non c’è alcun intento da parte di chi governa il Paese, di rilanciare il Meridione, ma, anzi, di affossarlo definitivamente sotto colate di cemento ed asfalto.

Tutto questo proprio quando c’è più bisogno del sud e della sua agricoltura, dei suoi paesaggi e dei suoi ambienti, della sua storia e delle sue tradizioni, per avviare quel nuovo tipo di sviluppo di cui ha bisogno il Paese. E c’è bisogno di stili di vita all’insegna della sobrietà, così come detta la Dieta Mediterranea, che tanto ci appartiene.

Ecco allora che si sente davvero la necessità e l’urgenza di ridare all’agricoltura quel suo ruolo di centralità, se si vuole assicurare al Paese il cibo di cui ha bisogno e quello che serve per rispondere alla domanda di qualità che arriva dalla nuova globalizzazione dei mercati.

Pensare al territorio, al luogo, vuol dire dare senso e forza al significato dell’origine della qualità che, sin dall’inizio di questo secolo, vede il nostro Paese primeggiare con le indicazioni geografiche, Dop e Igp.

E questo, soprattutto se si vuole liberare il futuro dai rischi di un indebitamento pericoloso per la stessa autonomia e indipendenza del Paese.

pasqualedilena@gmail.com

8 settembre 2015

Dieta Mediterranea e Stili di Vita Tradizionali

L'incontro è a Oliveto Citra in provincia di Salerno nell'ambito del "Premio Sele d'oro mediterraneo"

Parlerò del mio libro "Agricoltura e Territorio" e della scellerata politica di distruggere il territorio e, con esso, il terreno fertile e l'agricoltura, quella che produce cibo in un Paese che, già oggi, importa più del 20% del suo fabbisogno. E domani?


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Mercoledì 9 settembre

10.00 – 12.00 Buongiorno Mezzogiorno
Programma radiofonico in onda su Radio MPA in diretta dal Premio, con collegamenti dall’Expo di Milano.
17.00   Piazza Monumento
“Il caffè delle idee” – I giovani del Sele d’Oro incontrano i protagonisti della cultura, della politica, dell’economia: Angela Iantosca presenta il libro “Bambini a metà, I figli della ‘ndrangheta”. Perrone Editore.
18.30 Auditorium Provinciale
Seminario “Dieta mediterranea e stili di vita tradizionali
Ne discutono:
Giuseppe Altieri – Agroecologo – Todi
Alberto Corbino – Co-autore del libro “Expo.Eat: Il cibo al tempo di Expo” iemme edizioni
Pasquale Di Lena – Autore del libro “Agricoltura e territorio”. AGR Editrice
Antonello De Simone – iemme edizioni – marchio editoriale del progetto artistico culturale Nea
Luigi Montano – Uroandrologo ASL Salerno. Coordinatore Progetto di ricerca EcoFoodFertility
Antonio Pizzolante – Dott.in Ingegneria Ambientale – Area Tecnica QR Code Campania Trasparente
Stefania Ubaldi – Direttore clinico Società Europea della Medicina dello Stile di Vita (ESLM) – Ginevra
21.00 Largo del Postino di Neruda:
“Versami” –  Poesia meridionale e degustazione di vini di aziende vinicole del Mezzogiorno
Partecipano i poeti:
Agnese Belardi, testimonia la poetessa del novecento Donata Doni
Antonio Covino con il libro “Fatte, fattarielle e nciuce”
Fausto Marseglia con il libro “Nu poco e’ Napule…nu poc e’ me”
Claudia Piccinno con il libro “Ragnatele Cremisi”
Maria Policastro con il libro “Pennelli bruciati”
Gianni Seviroli con il libro “Il Poeta Buongustaio”
Accompagnamento musicale di Marirosa Fedele
Introduce: Gianluca Palma – sognatore e poeta.
Coordinamento: Gianluca Palma e Giovanna De Vita


7 settembre 2015

Vendemmia 2015, prime stime Assoenologi: Raccolto a + 10%. Qualità da ottima a eccellente in tutta Italia

       Le stime Assoenologi per la vendemmia alle porte sono più che soddisfacenti. Aumenta la quantità di vino e mosto prodotti, che ritorna nelle medie pluriennali dopo un 2014 in calo, e la qualità si attesta tra l’ottimo e l’eccellente in tutta Italia. Si ipotizza un millesimo da ricordare.

Vendemmia 2015, prime stime Assoenologi: Raccolto a + 10%. Qualità da ottima a eccellente in tutta Italia

Vendemmia 2015. Produzione in crescita

Quantità superiore al 2014 del 10% con una qualità da ottima a eccellente. Le prime stime di Assoenologi (al 29 agosto) dicono che quest'anno si produrranno tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale (2010/2014) di 44,1 milioni di ettolitri e di quella decennale (2005/2014) di 45,5 milioni di ettolitri. L'elaborazione di Assoenologi fa infatti ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra 63 e 65 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, danno tra 46 e 47 milioni di ettolitri di vino, un quantitativo superiore del 10% a quello dello scorso anno (42,1 milioni di ettolitri - dato Istat) e del 5% se riferito alla media quinquennale (2010/2014). Fatta eccezione della Toscana (-5%), della Lombardia e della Sardegna (produzione uguale al 2014), tutte le altre regioni registrano un incremento produttivo da +5% (Emilia Romagna) a +25% (Puglia).
La produzione, quindi, ritorna nelle medie pluriennali, dopo i forti decrementi del 2014 (42,1), del 2012 (41,1) e del 2011 (42,7). Le regioni che nel 2014 avevano fatto registrare i maggiori cali rispetto alla precedente annata sono state: Sicilia (-37%), Campania (-28%), Trentino Alto Adige (-24%) e Lazio/Umbria (-20%). Il Veneto, con ben 9,1 milioni di ettolitri, si conferma la regione italiana più produttiva. Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia insieme nel 2015 produrranno oltre 28 milioni di ettolitri, ossia più del 60% di tutto il vino italiano.

Qualità ottima in tutta la Penisola. Un millesimo da ricordare?

Qualità ottima/eccellente in tutt'Italia. Dai rilievi Assoenologi, le buone riserve idriche accumulate hanno determinato un’interessante ripresa vegetativa, sfociata in una primavera che ha favorito le fasi fenologiche per lasciare poi il posto a un'estate calda, mitigata nella seconda metà di agosto da provvidenziali piogge, condizioni che hanno sancito un percorso decisamente positivo della maturazione dei grappoli con l'accumulo di sostanze aromatiche e polifenoliche. Il millesimo 2015 è stimato da Assoenologi qualitativamente ottimo con molte punte di eccellente, in particolar modo per i vini ottenuti da uve a bacca rossa che saranno vendemmiate a fine settembre.
Il 2015 potrebbe essere incorniciato come un millesimo da ricordare; tale auspicio potrà essere però confermato solo a raccolta ultimata, visto che al 29 agosto è stato vendemmiato meno del 10% del prodotto. Sarà l'andamento climatico e meteorico del mese di settembre, e di parte di quello di ottobre, per alcune varietà tardive, a decidere il livello qualitativo della produzione. Infatti, se le prossime settimane decorreranno nel modo più opportuno, ossia con giornate ricche di sole e giuste precipitazioni, le possibilità di ottenere vini bianchi profumati, con un giusto equilibrio di acidità, alcolicità, finezza e freschezza, e vini rossi armonici, ricchi di struttura, dai profumi complessi e da lungo invecchiamento, ci sono tutte.


In pillole

Qualità. Ottima con molte punte di eccellente in tutto il territorio nazionale. Le premesse per incorniciare il 2015 come un millesimo da ricordare ci sono tutte. Questo potrà però essere confermato in tutto o in parte delle regioni se il mese di settembre decorrerà con giornate di sole adeguate e precipitazioni confacenti.
Quantità. Sicuramente incrementata di almeno il 10% rispetto allo scorso anno quando si produssero 42 milioni di ettolitri di vino, ossia un quantitativo tra i più scarsi degli ultimi 65 anni. Nel 2015 si produrranno tra i 46 ed i 47 milioni di ettolitri.
Mercato. In crescita in particolar modo per quelli a denominazione di origine. Stabile per gli altri.
Esportazione. In crescita con previsione di un ulteriore aumento in particolar modo per i valori che, secondo Assoenologi, dovrebbero essere incrementati di almeno 3 punti al traguardo dei primi 9 mesi dell'anno.
Consumi interni. In ribasso. Secondo Assoenologi a fine 2015 si arriverà a meno di 36 litri pro capite, contro i 45 del 2007.
 
a cura di Gianluca Atzeni