31 gennaio 2016

A CENA CON L'OLIO DI FLORA DI LARINO




Ecco il menu e i piatti gustati alla Risorta Locanda del Castello di Civita di Bojano. Quattro piatti, quattro abbinamenti con L'Olio di Flora protagonista, a dimostrare come un matrimonio ben  riuscito cibo-olio porti a dare più gusto al piatto, vere e proprie emozioni che un grande cuoco qual è Renato Testa è riuscito a trasmettere ai suoi graditi ospiti la sera di Venerdì scorso.


Ed ora, dopo il "Gentile di Larino" biologico de La Casa del Vento, gli altri tre oli de La Carta degli Oli protagonisti i prossimi tre venerdì: un'”Oliva nera di Colletorto" del giovane e appassionato frantoiano, Michele Socci; un'altra "Gentile di Larino" Dop "Molise" e biologico, La Riserva di Alessia, di Alessandro Patuto e a chiudere questa interessante esperienza che dà nuova immagine all'olio molisano, un'"Aurina di Venafro" de l'Olio Licinius Platino della Colonia Julia Veneafrana.




Prenotarsi se si vogliono vivere emozioni e passare una serata all'insegna della bella e buona compagnia e  del gusto della bontà del cibo e dell'olio. 

26 gennaio 2016

Un NO secco al TTIP

di Giorgio Scarlato

Il sistema globalizzato del neoliberismo è malato. E' monopolizzato dalle multinazionali e dalla GDO (Grande Distribuzione organizzata). Copre ben l'80%.

I meccanismi del TTIP, del Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, sono oscuri e ademocratici. 
E' "il lupo", non certo quello di San Francesco, "fatto accomodare" in un ovile.
 E', così come prospettato, un patto scellerato e l'Italia, in ambito europeo, sarà uno dei Paesi più in difficoltà.

In merito al settore agricolo, e si fa riferimento all'anno 2013, le esportazioni italiane sono state "assorbite" dall'Europa per il 50%; dagli USA per il 7% circa.
Valutati in euro il valore esportato, ad es. in tutta l'America settentrionale, è stato solo di 82 milioni, ben 800 milioni i beni importati.

L'Italia, insomma, per esportare prodotti alimentari del Made in Italy,  importa materia agricola in misura crescente.
E' così che contribuisce in modo costante al PIL la crisi e il fatto che gli italiani spendano sempre meno?
Invece di focalizzare il problema per comprendere chi consuma meno e perché, operando a monte per qualificare la domanda e di conseguenza il mercato con politiche alla redistribuzione del reddito, alla occupazione e alla buona vita, si indica alle aziende italiane "l'uscita di sicurezza" per quella competitività impossibile con filiere internazionali.
Il risultato però di questa politica è sostanzialmente distorsiva.

Di questo passo, il rischio è alto nel vedere sui nostri banchi di vendita prodotti USA a basso costo e .....di qualità scadente. Contrariamente, ed è  molto improbabile, che gli USA riconoscano i prodotti agroalimentari europei DOP, IGP ed accettino che essi vengano distinti dalla massa dei cibi (loro) anonimi.
 La bilancia dell'agroalimentare nazionale, sempre prendendo in esame il 2013, ha registrato un passivo, in valore economico, di oltre 7 miliardi di euro ( 33,4 miliardi di euro di prodotti esportati, oltre 41 miliardi di euro per quelli importati).

Questo porta a pensare che possa essere snaturata quella realtà di prodotti tipici autoctoni, e quindi veder chiudere tante, molte aziende agricole con la conseguente fuoriuscita lavorativa di migliaia di occupati.
Di più. Accordi (?) commerciali internazionali che "soffocano" il comparto agricolo nazionale. Meccanismi astrusi, anomali, che svantaggiano i prodotti nazionali ma che beneficiano addirittura del Made in Italy, per non parlare dei prodotti taroccati,del falso made in Italy, dell'Italian Sounding ( formaggio "pecorino cinese" di mucca; l'Asiago del Wiscounsin; il Chianti del Maryland; la mozzarella di Dallas; il Parmesao brasiliano; senza parlare dei taroccati europei). 

E I CONTADINI, "I RICCHI DEL NULLA", CON LE LORO AZIENDE, PROSSIME AL FALLIMENTO, SONO LA PARTE PIU' ESPOSTA.
Dei 22 euro che dovrebbero arrivare in tasca ogni 100 euro spesi dai consumatori circa 20 vanno a coprire i salari (€ 7,2) e ammortamenti (€ 11,9); quando le derrate si raccolgono e si vendono. 
Con questo quadro d'insieme sicuramente allarmante, ogni posto di lavoro messo a repentaglio dal TTIP o da una riduzione di mercato non può far altro che affossare l'agricoltura nazionale.

Quali sono le principali regole che allontanano i nostri commerci e che "altri" europei e non, non vogliono?
- l'etichettatura dei cibi e i relativi controlli lungo tutta la filiera. La nostra legislazione sulla salubrità alimentare è molto più restrittiva, a tutto vantaggio del consumatore e del produttore corretto, di quella statunitense. Logica conseguenza è il vero Made in Italy e quindi le relative misure protettive contro il bioterrorismo e gli OGM ( come ad es. il RR e il BT).

Quali i vantaggi?
SAPERE SE la carne è "ormonata"; il grano duro,"importato senza fiatare" è "seccato" con il glifosato; i polli "decontaminati al cloro", con candeggina diluita; i limiti delle tossine; i livelli dannosi degli antibiotici; o dei pesticidi (uno ad es. è il glifosato) ammessi nei mangimi o nell'alimentazione umana; etc..
Com'è facile dedurre, la posta in gioco a livello di sicurezza alimentare è altissima.
Peggio, se poi si pensa, com'è costume italico, di sacrificare un po' di sicurezza alimentare per esportare un po' di più; si sono proprio fatti male i conti!
Certo è che l'industria alimentare italiana importa sempre di più materie prime e semilavorati.
Quanto di Made in Italy c'è sulle tavole degli italiani?

L'accordo commerciale tra USA ed Europa a cui stanno lavorando in assoluta segretezza e poca trasparenza, che cambierà, nel bene e nel male, la vita di 800 milioni di persone è molto più distante di quanto si voglia far credere.
E questo, grazie a tante associazioni europee ed extraeuropee di liberi cittadini, milioni di firme  raccolte di persone che vorrebbero saperne di più.
Le perplessità sono legate alla salute, ai prodotti alimentari ed alla difesa delle piccole e medie aziende agricole.

Vista la segretezza e la poca o nulla trasparenza, il sospetto (fondato) è che al tavolo delle trattative ci siano anche le lobby del biotech e le multinazionali dell'agribusiness.
I benefici (?) economici provenienti dal TTIP non deriverebbero dall'abbattimento di tariffe o dazi ma per il 70-80% dall'abbattimento di controlli e misure di tutela, quindi di protezione sulle merci.
E quindi entra in ballo il rischio che l'accordo potrebbe comportare sulla salute dei cittadini europei.

Mentre per l'Europa Unita è applicato il "principio di precauzione" secondo il quale spetta al produttore dimostrare che quel prodotto non arrechi danni alla salute, quindi può essere venduto e consumato; per gli Stati Uniti, invece, bisogna provare, "fondato sulla scienza", che il prodotto in questione sia nocivo alla salute prima di ritirarlo dal mercato.
E QUESTI SONO "I NODI SCORSOI" DI CUI BISOGNA AVERE TIMORE!

Conclusioni.
I settori dell'agricoltura e dell'alimentazione devono essere esclusi dai negoziati del TTIP proprio perché quel "sottile filo invisibile" che lega compromessi, interessi, lobby, multinazionali, diritti a loro essenziali, dev'essere spezzato a favore del sacrosanto diritto dei cittadini-consumatori ad essere tutelati.
L'invasione del cibo-spazzatura non serve più, ha già fatto tanti danni.
Le ragioni e le regole della salubrità alimentare devono essere anteposte a qualsiasi altro interesse, non certo a quello di bottega.

La strada intrapresa dal capital-liberismo ha letteralmente annientato, ha fatto terra bruciata quell'impianto etico connaturato all'origine.
Al punto a cui ci si trova, di non ritorno se non ci si "sveglia", non resta che attendere il giorno della fine e aspettandolo serenamente, si rimembrano quelle libertà irrise ormai perdute.

Quale la via di uscita?
L'unica maniera dovrà essere un cambiamento culturale, un patto sociale, una "nuova alleanza" tra campagna e città, tra il contadino ed il cittadino consapevole di ciò che acquista e quindi consuma(t)tore, per un nuovo patto ambientale che possa integrare salubrità del prodotto, tutela ambientale, sicurezza alimentare per l'acquirente e giusto reddito per il produttore. Per il bene di tutti.
Si termina con una frase di Pietro Calamandrei: " La salute è il diritto dei diritti, senza di essa non possono esistere altri diritti".
Termoli, 26 gennaio 2016
              




















20 gennaio 2016

E la Terra?

Saluto l’approvazione del referendum ma non posso non pensare alla storia, soprattutto quella recente, che ha mostrato e mostra che il prezzo per estrarre petrolio supera, e di gran lunga, il suo reale valore, visto che per acquisire un giacimento petrolifero si distrugge ciò che è più sacro per l’uomo e la natura nel suo complesso, il territorio.

Non solo quello marino che, certamente importante, è, però, solo una parte del processo di distruzione, in considerazione del fatto che le trivellazioni e la creazione di giacimenti petroliferi riguardano anche il territorio non coperto dal mare. No Triv solo per il territorio marino, a mio parere, limita la lotta e rischia di ridurla a poca cosa e, così, restare con un pugno di mosche in mano.  

 Ha senso un processo che distrugge, e non solo con le trivellazioni e estrazioni ma anche con le guerre, il proprio territorio, cioè una regione, un Paese? Certamente No! E' per questo che bisogna dire NO SBLOCCA ITALIA E NO TRIV ovunque e comunque.

NO SBLOCCA ITALIA E NO TRIV, SI’ AL CIBO, ALLA STORIA, ALLA CULTURA, ALLE TRADIZIONI, ALL’IDENTITA’ E DIVERSITA’. SI’ AL TERRITORIO.



Il mio ricordo di Ettore Scola

La consegna del Globo d'Oro nell'incantevole scenario di Villa Farnese a Roma da parte dell'Associazione della Stampa Estera in Italia, di cui mi onoro di far parte quale socio onorario.

Non ricordo l'anno, ma di sicuro nella prima metà degli anni '90, quando l'Enoteca Italiana collaborava con la manifestazione della prestigiosa associazione mettendo a disposizione dei vincitori preziose bottiglie di vino e quelle necessarie per accompagnare i piatti della cena in programma subito dopo la premiazione.

I tavoli preparati nel giardino della villa ed io che mi ritrovo seduto al fianco del grande maestro di cinema a parlare di cinema, cibo, vino, politica, e, anche, del mio Molise e della sua Campania, il  territorio dell'antica Baronia.

l'entrata della casa natia di Scola a Trevico
oggi museo
lil bel camino all'interno
Una splendida serata che non ho mai dimenticato e che ho avuto modo di raccontare nell'occasione dell'inaugurazione, a Trevico, il tetto più alto in provincia di Avellino dove Scola è nato, de La Casa della Paesologia, promossa da Franco Arminio, poeta e scrittore bravissimo oltre che instancabile promotore della sua terra e del suo Sud.
Non potevo non andare a visitare la sua bella
casa natia, ora trasformata in museo.

Grazie Ettore Scola, grande maestro di cinema e di vita.


18 gennaio 2016

ALLA SCOPERTA DELLE ORIGINI DE L’OLIO Di FLORA

Paolo Moglia sotto un olivo
ancora carico de La Casa del Vento
Paolo Moglia, biellese che dal 1994 vive in Estonia, titolare dell’Agenzia PM TopModel è conosciuto nel mondo della moda e della fotografia come uno dei più talentuosi scopritori di modelle, con alcune di esse fra le più note e ricercate al mondo.


Flora con il suo Olio
E, non solo, è anche quello che, con i suoi ristoranti a Tallinn, prima il “Controvento” e, da qualche anno, l’”Attimo”, fra i più ricercati della capitale dell’Estonia, è diventato un ricercatore dei nostri cibi di qualità che importa e fa conoscere alla sua affezionata clientela. Fra questi due eccellenze molisane, la  pasta “La Molisana” e “L’Olio di Flora”. L’olio “Gentile di Larino”, biologico, prodotto da La Casa del Vento, che ha conosciuto e degustato per la prima volta a Tallinn nel 2011, grazie a Casa Italia Atletica, in occasione dei Campionati europei juniores di Atletica leggera.
Da Tallinn, sul Baltico, una visita di tre giorni a Larino e nel Molise, ospite de La Casa del Vento, per conoscere le origini della qualità dell’olio che, con amore, propone ai suoi clienti appena si siedono a tavola e usa in cucina per dare ancora più bontà ai piatti che raccontano il gusto italiano.
Un ambasciatore attento di tanti prodotti, tutti testimoni di territori particolari, come lo è quello di Larino per il suo olio “Gentile” e il Molise per l’arte della pasta ricercata dal consumatore del mondo più esigente. 
Paolo Moglia con Flora,
Mario e Isa Ialenti, Stefano vincelli
alla trattoria Nonna Rosa
Tre giorni intensi per conoscere Larino e il Molise; incontrare Flora, la padrona di casa che ha ispirato il “Gentile” olio che si va  sempre più affermando per la sua qualità, e gli olivi de La Casa del Vento; rivedere amici conosciuti a Tallinn, come Stefano Vincelli, Mario Ialenti, allora responsabile di Casa Italia Atletica, e sua moglie Isa; ammirare i paesaggi rimasti e le ricchezze architettoniche e storiche delle cattedrali di Larino e Termoli, il centro storico e l’antico borgo marinaro con il Palazzo ducale e il Castello Svevo; gustare i piatti di una cucina legata alle tradizioni o, nel caso della Trattoria di Nonna Rosa di Campomarino, abilmente rivisitati dal titolare, bravissimo cuoco qual è Giuseppe L’Abbate.
E, anche, incontrare il tempo, con gli olivi millenari di Portocannone, o ascoltare il racconto della Pampanella di San Martino in Pensilis che, personalmente e non da oggi, vedo protagonista – se c’è la predisposizione di una strategia di marketing - non solo  di un Ristoratore attento come di Paolo Moglia a Tallinn, ma di tutti i bravi cuochi e ristoratori che, nel mondo, danno immagine e valore all’enogastronomia molisana e, soprattutto, italiana.
Paolo, arrivando dal Nord dell’Europa, non poteva non portare la neve che tutti aspettavamo da tempo, sapendo che essa è preziosa per la terra e le coltivazioni e, soprattutto, per la “sorella” acqua.
Poi la partenza, non senza una sosta a Campobasso per visitare il pastificio “ La Molisana” e incontrare Rossella Ferro, imprenditrice impegnata e, anche, responsabile del marketing dell’azienda che sta facendo successi nel mondo.
Tre giorni importanti che, con la possibilità di toccare con mano l’origine de L’Olio di Flora, selezionato da Paolo, rafforzeranno ancor più un rapporto, non solo tra chi importa/promuove/valorizza e chi produce, ma, con il territorio che dell’origine è la rappresentazione più autentica della qualità.
Il tempo del rientro a Tallinn serve a Paolo per tirar fuori, dalle tante impressioni ricevute e sensazioni provate, il racconto nuovo de L’Olio di Flora da fare alla sua clientela affezionata e, ancor più, a chi arriverà per la prima volta e non sa che l’olio vero da oliva è tanta parte della bontà di un piatto e, tanto più, della salute che solo una corretta alimentazione riesce ad esprimere.
Paolo dopo  aver contato 14 passi intorno a uno dei patriarchi di Portocannone

pasqualedilena@gmail.com
Larino, 21.01.2016

LA "RISORTA LOCANDA DEL CASTELLO" PRESENTA LA PRIMA CARTA DEGI OLI MOLISANI

Una bella e importante iniziativa all'insegna della cultura dell'olio che, sempre più, porterà l'olio extra vergine di oliva a vivere nuovi e grandi successi sul mercato globale.

Quattro gli oli molisani protagonisti della prima Carta degli Oli che verrà presentata, con il calendario delle cene dedicate a ognuno di essi, Sabato 23 p.v., al ristorante "Risorta Locanda del Castello" di Civita di Bojano.

Apre, Venerdì 29 Gennaio, L'Olio di Flora di Larino, biologico della varietà "Gentile di Larino" ; segue, Venerdì 2 febbraio, L'Olio di Michele Socci dell'Az, Socci Giovanni di Colletorto; mentre il Venerdì 12 successivo protagonista sarà "la Riserva di Alessia", Olio Dop "Molise" di Alessandro Patuto e chiuderà le presentazioni "Olio Licinius Platino" della Cooperativa Colonia Julia di Venafro


17 gennaio 2016

Islam tra amore e terrore, migrazioni ed espansione. Forse è iniziata una nuova, grande guerra mondiale?


 di Franco Cianci




Questa è la minacciosa conclusione delle recenti  tensioni, altissime, che si sono prodotte tra Arabia Saudita e Teheran.

Il mondo è diventato estremamente complicato : guerre infinite; disprezzo totale della vita umana; feroce determinazione nell’uccidere i propri fratelli; instabilità degli Stati e dei governi, e tumultuosi, improvvisi, rovesciamenti, situazioni mutevolissime e cangianti; l’inconoscibile e turbolentissimo mondo arabo nel cui interno, sin dalla morte di Maometto (Medina 8 giugno 632), si sono prodotte, quasi ininterrottamente, violenze, contrasti e conflitti, l’Islam, dividendosi in una serie di tribù e fazioni, tra cui le due principali : sunniti (90% circa) e sciiti (poco più del 10%), e, comunque, in espansione velocissima ed inarrestabile (sono, oggi, i mussulmani un miliardo e mezzo di uomini e donne, ed anche le città europee pullulano di moschee e minareti).

 Ad aggravare la situazione contemporanea, già di per sé assai violenta e compromessa, vi è la inquietante scoperta di un crescendo di cataclismi climatici, inarrestabili, dovuti alle progressive immissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, tali da provocare un aumento del calore terracqueo, che potrebbe essere devastante e non più reversibile; del clima e delle condizioni di vivibilità sul pianeta, a cui gli Stati non sembra (vedi il semi fallimento dell’incontro di Parigi del 30.11.2015) intendano porre severi rimedi e naturalmente connessi sacrifici.



Gli  esiti di tali fenomeni sono imprevedibili e, intanto, sulla crosta terreste continuano lampi di guerra, incendi, scoppi, cui si aggiunge un nuovo, terrificante incubo, quello nucleare.

I paesi che posseggono l’arma atomica, migliaia e miglia di testate, sono numerosissimi : Stati Uniti, Russia, Pakistan, India, Cina, Corea del Nord (la più minacciosa delle nazioni nuclearizzate), Iran (ormai quasi alla vigilia della capacità di creare la bomba atomica, nonostante l’ultratrentennale contenimento da parte delle nazioni occidentali della sua capacità di arricchimento dell’uranio, Inghilterra, Francia e, persino, l’Italia nelle sue basi di Aviano e di Ghedi (Bs) ne possiede alcune centinaia, anche se non di proprietà italiana ma statunitense e della Nato.

Le basi sono dappertutto : aeree, terrestri, navali, sottomarine, pronte a scatenare un incendio planetario, dopo di che non rimarrebbero che deserti atomici e la speranza di riapparizione, dopo millenni, della specie umana, capace di ricominciare i conflitti, magari con clave e bastoni e forse con le recuperabili mazze da baseball, per ricominciare il perenne fratricidio.

Tutti questi fenomeni, riguardanti il degrado climatologico, in realtà non si erano mai verificati in precedenza (anche se tantissimi se ne verificarono nelle ere primordiali, tanto che alcuni scienziati parlano, oggi, di una nuova era (dall’Olocene, iniziato 11,700 anni fa all’Antropocene, appena iniziato)).



Altro problema, anche se suggestive e promettenti ne sono le previsioni, è la trasformazione radicale delle  comunicazioni (la c.d. era digitale), che vengono beffardamente utilizzate anche nelle guerre odierne e nella criminalità, più o meno organizzata.



A complicare il quadro dei fattori destabilizzanti degli equilibri, si aggiungono la mutevolezza delle opinioni politiche, la fluttuabilità dei Governi, che, oggi, stanno mettendo, addirittura, in pericolo il tentativo di conquistare l’Unità dell’Europa (Stati Uniti d’Europa), già romanticamente prevista da Vincenzo Cuoco (Il Platone in Italia), da Altiero Spinelli e Sandro Pertini (Manifesto di Ventotene) e che stava faticosamente, ma progressivamente, in costruzione dall’epoca concreta dei trattati di Roma (1957), cui collaborarono De Gasperi, Martino, Schuman, Spaak, Adenauer ed altri, la cui unità, oggi, è messa gravemente in pericolo anche a causa delle tumultuose migrazioni e mescolanze etniali che stanno avvenendo nell’interno di essa.

Fenomenali gli eventi dei biblici spostamenti di masse umane disperate, povere, che fuggono da guerre e conflitti, verso l’interno dell’Europa, nei confronti delle quali le nazioni non sanno ancora che politiche adottare : accoglienza o respingimento.

Le conseguenze sono imprevedibili, improvvise .

Basti pensare a quanto è accaduto a Colonia, ad Amburgo, a Salisburgo, ed in altre città svizzere, dove, nella notte di San Silvestro, si sono verificati, impensabili attacchi di migliaia di migranti contro donne tedesche, avvenimenti che possono accadere naturalmente in un qualsiasi contesta e in una qualsiasi città europea.



L’elenco dei fattori negativi dell’era antropocena, potrebbe essere infinito : basti pensare all’avvelenamento dell’aria, del suolo, del mare, del cibo con riflessi sull’avvelenamento dell’uomo e sulla sua stessa mutazione genetica.

Mettersi in ascolto di tutte quante queste componenti, che sono probabilmente troppo pessimistiche, ma che però il martellante tam tam delle comunicazioni  nazionali e internazionali non smettono di mettere in evidenza, rendono la vita dell’uomo particolarmente intristita, terrorizzata, desolata, solitaria.

E’ vero che  vi sono stati altri momenti terribili nella storia umana, le cui radici furono sempre le paure millenaristiche (mille e non più mille), in cui la umanità ebbe sempre terrore di finire in un vuoto assoluto ed irreversibile, ma quanto è accaduto nel 900, e sta accadendo anche  in questo tormentatissimo inizio del secolo XXI, presenta connotati davvero terrificanti.



l’Islam, oggi, è una religione amplissima (1 milardo e mezzo di uomini e donne): occupa buona parte del mondo :l’intero Medio Oriente, buona parte dell’Africa orientale e settentrionale, le Filippine, la Malesia, gli Stati Uniti d’America, l’America del Sud, l’Europa, dove le ciclopiche migrazioni di massa, avventurose, irresistibili e talvolta selvagge, stanno islamizzando i Paesi Europei, nonostante i tentativi, confusi e contraddittori degli stati europei o di resistere ( attraverso reticolati e muri), o di accoglierle.

Fiumane gigantesche di persone, come nei periodi dei grandi esodi, delle diaspore, delle povertà e delle disperazioni, si stanno muovendo, in condizioni spesso disastrose e mortali, da un luogo all’altro del mondo e, in particolare verso Europa, mettendone in crisi Stati e Governi, che non sanno, come abbiamo detto, come affrontare e come porre rimedio a questi tragici esodi, contro cui ancora nessuno è riuscito a trovare una idea salvifica ed umanamente vincente.

Sono milioni oramai i mussulmani insediati in Europa e, in particolare in Germania: nascono in ogni dove moschee e minareti (esili ed altissimi, quasi a volere raggiungere il cielo, quasi a volere competere con le  cattedrali gotiche di un tempo : probabile l’emulazione dei più recenti minareti nati a Colonia, con la grande stupenda cattedrale gotica della città renana) .

Impressionanti le acrobazie di quei lombi piegati, quasi a confondersi con i preghierini, sui quali si  genuflettono, per invocare il solo Dio Maometto, l’ultimo profeta  messaggero di Dio (Allah), quasi a dimostrare al mondo degli “infedeli” (cioè ai Cristiani), la intensità della loro fede), e altrettanto impressionanti sono gli struggenti lamenti dei Muezzin, dall’alto dei Minareti, praticamente le campane cristiane.



La citata variegata natura delle fazioni islamiche, divise fra due corpi fondamentali : sunniti (ancora quasi il 90%) e sciiti, è fonte di continui scontri che oggi naturalmente si estendono, tout court, attraverso spettacolari attacchi al mondo occidentale, all’Europa e agli Stati Uniti, nei quali continenti la vita degli uomini è messa costantemente in pericolo, e le abitudini di vita sono incessantemente modificate perché sotto attacco.

Non si vive più tranquilli.



Al centro di tutta la grande contesa – focolaio e ombelico di tutte le guerre -  vi sono Israele e la Palestina e al centro del centro è nata, come un corpo focomelico, devastato e devastante, di cui abbiamo più volte ed ampiamente parlato, l’ISIS o Daesh, sotto la guida dell’autoproclamatosi califfo al-Baghdadi, che sta seminando terrore nella zona centrale del medio oriente e nella parte così detta occidentale del mondo, attraverso barbare, spettacolari decapitazioni ed ostentazioni sul web delle vittime,  oltraggiate, combinate in modo schiavistico con tuniche di tela rossa, inginocchiate sotto la terribile minaccia di una pistola sul capo o di un coltello da macellaio sul collo.

Benchè il Califfo (che nella storia dell’Islam significa il capo Supremo dell’Islam e discendente diretto di Maometto) stia perdendo colpi, a causa della perdita di alcuni importanti territori iracheni (come i pozzi petroliferi e la grande diga tra il Tigre e l’Eufrate - diga di Mosul -) nella speranza che il tramonto dell’esercito islamico sia effettivo, le devastazione rimangono troppo ampie e le ferite già inflitte ai valori dell’occidente, alla sua cultura, all’arte, alla storia, all’establishment delle sue idee e delle sue filosofie,  rimangono profonde e non rimarginabili.

La turbolenza nell’interno del mondo arabo, già difficile per la sua storia, succintamente sopra raccontata, è aggravata dalle contese tra Iran e Arabia Saudita, con le sue feroci regole sulle condanne a morte, essenzialmente dovute al mercato del petrolio, che continua a scendere a causa di sottigliezze mercantili ed emulative e che stanno per provocare una vera e propria guerra dalle conseguenze davvero imprevedibili.



E, intanto, le stragi, ad opera del c.d. stato islamico, non cessano : tra le ultime : la Scuola di San Bernardino in California, Istanbul, Giacarta e naturalmente chissà quante altre ancora,  in avvenire.



                                            Franco Cianci

ALLA TERRA NON IMPORTERA' SE LA SPECIE UMANA SCOMPARIRA'

di Giorgio Scarlato

Oggi, con il mondo di crisi che ci hanno preparato e ci stanno facendo "vivere", ad iniziare dalle lobby delle multinazionali dell'agribusiness (semi brevettati, cibi pro-allergici, pro-intolleranti, pro-celiaci, OGM e pesticidi compresi) per finire alla "economia finanziaria del nulla", ci hanno ammaestrati, storditi, ammansiti.
Non abbiamo o non dobbiamo più avere la capacità di ragionare con la nostra testa.
L'economia e la finanza hanno preso il sopravvento sulla politica e sul rispetto della gente comune grazie a scelte assassine di  manager senza scrupoli.

I "geni" d'ingegneria finanziaria, quelli che governano le transazioni nello spazio di pochi secondi basati sull'etica (?) del guadagno e del potere, privi di qualunque responsabilità verso l'uomo ( la tragica crisi del 2008, i prestiti subprime", prestiti a clienti definiti ad alta rischiosità; il "credit crunch", ovvero stretta creditizia"; i "derivati", prodotti finanziari ad alto rischio, con l' ultima chicca: il fallimento delle 4 banche ed altre che a stretto giro capitoleranno ), pensano (?) di essere gli unici "portatori baciati" quali rappresentanti della "strategia possibile" del mondo.
Invece è una realtà deformata, visti i risultati ottenuti ed il modo in cui fanno vivere l'umanità intera: guerre, impoverimento, valori umani quasi inesistenti, follia dell' "avere, quindi sono".
Tanti "intellettuali" alla ricerca spasmodica del profitto, generazioni prive di autocoscienza che si arrogano il diritto di dare indirizzi direzionali del mondo.

I risultati, catastrofici, si sono visti.
Banche fallite, manager inetti (sarebbe meglio etichettarli "sanguisughe" di soldi altrui), mercati globalizzati senza alcun controllo, un'agricoltura a sua volta devastata, sfruttamento dell'ambiente e del genere umano.
Insomma i "mostri" che hanno speculato sul destino di interi popoli, sui loro diritti, sulla loro stessa esistenza, continuano ancora, nonostante i tanti guai causati, a perpetuare questo gioco al massacro.

Si chiede: E' o no terrorismo, mascherato da una realtà sicuramente deformata che stravolge il vivere umano?

Ci si augura che non si  prosegua verso questa strada causa di questi modelli  imposti, non ci indirizzino verso un vicolo cieco di una tempesta socio-economica. 
Un esempio è quello del settore agricolo, dove i "nostri " prodotti nazionali sono venduti a "prezzi imposti" da fallimento (le arance rimangono sugli alberi che sia poi a Palagiano in Puglia o a Rosarno in Calabria poco conta; il grano duro in ogni Borsa Merci italiana, settimanalmente, cala sempre più mentre il grano canadese viene importato e tanto pure, etc, etc.) .

Ma dove ci vogliono portare? Cosa permea nelle menti di questa società attuale? Si vuole che questo progresso fallimentare, questo "cancro", si possa alla fine trasformare in metastasi?

Questi "squilibri" nell'economia, se non accompagnati da provvedimenti che riescano a bilanciarli provocheranno danni irreversibili non solo economici ma sociali.

Stiamo davanti ad una immane tragedia di un Pianeta Terra che ci invia segni chiarissimi di ciò cui ci stiamo direzionando: verso il suicidio collettivo.
Navighiamo su un "Titanic" in un mare burrascoso, dove, facendo finta di nulla,.... si balla e si suona ancora! 

E' una "babilonia" dove la fa da padrone "l'avere" quanto più possibile e sempre di più disposto a calpestare i diritti umani pur di ottenere forza economica e quindi potere.
E' l'inizio della fine.
Miliardi di "Lazzari" sottomessi a migliaia di "Epuloni".
La selezione, da tempo, è già iniziata. 

In un modo veramente infernale si è creato un mondo che è davvero l'inferno sulla terra.

Alla Terra non importerà se la specie umana scomparirà visto che quest'ultima non è stata capace di proteggersi.

Termoli, 16  gennaio 2016
                           

12 gennaio 2016

Caffè Letterario green: il simposio a Bojano delle nuove opportunità per il Molise

di Marta Ucciferri e Adriana Niro

Caffè Turchese green ed ecosostenibile: il successo dei giovani del Servizio Civile diventa un’occasione per riscoprire il Molise: terra ricca di rarità e possibilità occupazionali.
(ITM – UNMONDODITALIANI) Favole, aforismi e scatole magiche: il Caffè Turchese si è tinto di verde per l’incontro letterario con Pasquale di Lena che ha presentato con grande successo a Bojano il libro “CIBO E IDENTITA’Agricoltura e Territorio”. Maurizio Varriano, Presidente di Borghi d’Eccellenza ha introdotto il testo portando all’attenzione di tutti la propria esperienza personale per una riflessione sulla possibilità occupazionali legate alle specificità della terra molisana.
MAURIZIO VARRIANO, COORDINATORE DI BORGHI D’ECCELLENZA introduce il libro:
“Agricoltura e territorio sono un binomio inscindibile e fondamentale con particolare attenzione al ruolo che l’attività agricola svolge nella conservazione dell’ambiente e del paesaggio, nella salvaguardia del territorio. Da qui, pasquale Di Lena parte per un viaggio che colloca il paesaggio al centro del mondo rurale molisano come del resto la gente che per secoli ha reso l’agricoltura come settore primario e baluardo della e per la salvaguardia del Territorio e con esso dell’arte, della cultura e della tradizione.”
“Lo scempio che si perpetra ogni giorno sul nostro territorio, dall’eolico selvaggio, alla disseminazione ed al taglio delle possibilità culturali, rende difficile la condizione di vivibilità della nostra regione e quindi rende facile lo spopolamento e la perdita identitaria”
La partecipazione è stata attiva e continua, al di sopra di ogni più rosea aspettativa, si è registrato un alto numero di presenze che ha riempito il locale, il Sesto Senso Wine Bar, situato nel centro bojanese in via Fiumicello. La materia dell’incontro, in armonia con la filosofia del locale, celebra l’ecosostenibilità e il riciclo come si evince anche dagli arredamenti, costruiti con materiali di riuso.
Tutti hanno potuto degustare in un’atmosfera conviviale e intima i prodotti tipici offerti dal Panificio De Cesare di Macchiagodena e l’oleificio Di Flora di Larino, proposti ad hoc per la serata. Importante la collaborazione dei giovani proprietari del locale che hanno accolto la clientela con spirito solidale e hanno disposto un vero simposio per i partecipanti. Direttamente dall’Expo di Milano, tra le eccellenze più ricercate al mondo, la Tintilia è stata tra i protagonisti della degustazione creando un momento di ilarità e di sana condivisione, rendendo più facile la riflessione e la discussione di temi cruciali per lo sviluppo del Molise, come attrattore turistico. La sua geografia da sempre ha costituito la matrice di una cultura storica ed enogastronomica a sé stante; per molti anni la ruralità ha costituito un lato positivo creando una terra vergine con le proprie specificità, ma ha rappresentato anche un lato negativo in quanto per troppo tempo è rimasto isolato in una diffusa mentalità chiusa all’esterno e non aperta all’ingresso di nuove idee di sviluppo. E’ su questo che Pasquale di Lena ha incentrato le sue argomentazioni.
Importanti le proposte turistiche avanzate, tra le quali quella che si basa su una vecchia poesia di Francesco JovineViaggio in Molise” che invita il visitatore a scoprire il Molise in un itinerario in auto partendo da Termoli e finendo il suo viaggio tra i resti dell’antica Saepinum, proprio a due passi dalla Bojano capitale dei Sanniti Pentri. A coordinare l’intero incontro è stata la volontaria del Servizio Civile Nazionale Mariangela Lombardi che ha ideato la Scatola Magica degli Aforismi, letti e commentati da tutti i partecipanti. Nonostante l’apparente lontananza dell’argomento dalle nuove generazioni, l’interesse è risultato appassionante e appassionato.
Federica Lucarelli dell’Associazione Matese Arcobaleno, alla luce delle sue conoscenze storiche e letterarie, ha proposto più idee per lo sviluppo e il turismo ecosostenibile per la regione. E’ intervenuta anche Mariantonietta Romano, Presidentessa della Fidapa di Bojano, che ha raccontato la sua esperienza da ragazza che voleva scappare, a donna matura che è voluta consapevolmente tornare nella sua terra natia per mostrarla al mondo e valorizzarla, con l’obiettivo di sostenere i giovani molisani affinché non debbano scappare dalla propria terra. Lo spirito dell’incontro è stato quello di attirare prendendo per la gola, fare innamorare di questa antica terra, della sua storia, della sua ecologia ed enogastronomia, della sua cultura e infine facendo ritornarecon entusiasmo e fiducia.
Maurizio VARRIANO introduce la presenza di Rocco GIANFRANCESCO:
“La politica agricola rende sempre più difficile l’appartenenza e la conservazione dei sapori e delle tipicità che, nonostante questo, sono il fiore all’occhiello della nostra regione. Con prodotto unici al mondo come il Vino tintilia, l’olio dalla Gentile all’olio Flora, l’acqua, il latte con i suoi derivati, il pane come quello dell’amico Rocco del Panificio di Macchiagodena “ De Cesare”, rendono giustizia con profumi e gusto e solo per questo il Molise non può e non deve essere sottaciuto”
Il proprietario del Panificio De Cesare di Macchiagodena, Rocco Gianfrancesco ha riportato la sua esperienza personale da giovane ragazzo disoccupato che con grande coraggio ha dato vita ad una piccola attività a gestione familiare, vincitrice di importanti premi presso la Camera di Commercio di Roma nel 2013, medaglia d’oro per il pane con i pomodori secchi, medaglia d’argento per i cantucci del Matese e medaglia di bronzo per il pane alle noci. Quella del forno De Cesare offre una preparazione antica perché ricorre all’utilizzo della Pasta Madre, utilizzata anticamente dalle massaie, mogli e madri che, dalla preparazione del pane destinavano una pallina di pasta non utilizzata alla vicina di casa, la quale a sua volta ne lasciava una parte dopo aver panificato lei stessa, cominciando una lunga catena che di comare in comare ritornava nelle mani della prima massaia. Un sistema che traduce un’economia e una catena di solidarietà, sussistenza che si utilizzava al tempo e che molti praticano ancora oggi.
VARRIANO continua:
“La gente chiede qualità, prelibatezza ed antichi sapori e solo il Molise può essere l’artefice di una riscossa che in controtendenza dia seguito ad una domanda crescente che può avvenire solo da un attaccamento forte e spassionato all’attività agricola ed a tutto ciò che essa sta realizzando e che solo nel Molise più rurale riesce a dare, anche contro ogni logica di mercato e di lobby affaristiche, che da anni tendono a depauperare il meglio, e con il meglio il nostro Molise.”
“La sfida è la massima allerta per non entrare del vortice della globalizzazione e della competitività a tutti i costi. Per questo occorre essere uniti, essere passionali, essere forti con un solo motto: “per il futuro, con il futuro e da un futuro agricolo e migliore”. La battaglia è iniziata e conta ancora morti e sangue, ma uniti si vince e con questa correlazione tra agricoltura e territorio l’auspicio di un territorio che non insegue il motto ”andare via per stare meglio”, ma insegue e vuole gridare forte “restare per un Molise migliore perché si può”.
Inoltre è stato dato ampio spazio all’aspetto folkroristico della regione: parlando delle tradizioni legate alla preparazione del pane nei piccoli paesi si è arrivati a cantare alcuni dei canti popolari tradizionali, ricreando magicamente l’atmosfera di un tempo, quella legata al focolare in cui il più grande si fa maestro del più giovane riportando esperienze, errori.
VARRIANO conclude l’incontro:
“Vi aspettiamo tutti alla Casa del Vento da dove è partita la riscossa e da dove il mondo non si è fermato ma è affacciato su di una delle finestre più significative e belle del nostro amato Molise.”
“ E’ presente all’incontro anche Gasparino DI LISA, in rappresentanza dell’associazione ex-consiglieri regionali del Molise, che, ammirato e consapevole, di non essere stato prodigo nei trascorsi di assessore, consigliere e Presidente del Consiglio, ha auspicato incontri in tal senso, appartenenza a chi dalla sua parla di un Molise migliore con significativo “mea culpa” di un passato e di un presente di una politica poco attenta alle problematiche che necessitano di una giusta attenzione. Con l’auspicio di poter riparare all’indifferenza degli organi preposti ha contribuito alla crescita culturale con un intervento che va al di là delle parole, garantendo un sostegno, anche in termini di sponsorizzazione, per attività culturali pro molise, pro giovani, pro economia”.
Un successo che per forza di cose richiama un altro appuntamento che si terrà in questo mese di gennaio. Per le nuove informazioni tenete d’occhio la pagina di Un Mondo D’Italiani, stay tuned!
Nato a Larino. Nel 1964 arriva a Firenze dove si laurea in agraria e vive intensa attività politica e sindacale fino al 1982, quando, vincitore di concorso, diventa Segr. Gen Ente Mostra Vini-Enoteca Italiana di Siena. Ruolo che svolge fino al 2004. Promotore vini ed eventi in Italia e nel mondo,collabora con quotidiani e periodici(vincitore Premio giornalistico “Vini di Toscana”). Collabora alla nascita di Associazioni: Città del vino, che dirige fino al 2001; “Enoteche pubbliche”; “Donne del Vino”; “Giovani del vino”; “Movimento turismo del vino”, “Forum del vino”, “Palazzo Vini” di Firenze; relatore a incontri naz.li e internaz.li. Padre dì “Vino e turismo”, “Vino e Giovani”, “Vino è”, “Vigne storiche”, “Città dell’Olio”, “MolisExtra”. Ha collaborato con Ministero politiche agricole, Regioni, enti istituzioni anche internazionali,e, ultmamente con la Fidal. Componente di vari enti e organismi. Membro del Comitato Vinì. Accademico Vite e Vino e Olivo e Olio. Pres. onorario Ass.: Stampa Estera; Vigne storiche; Città dell’Olio; Sommelier italiani. Pubblica libri di poesie e sull’agroalimentare e turismo. . Più volte eletto consigliere comunale (Larino) e regionale (Molise).

11 gennaio 2016

Alla 12ª edizione di Goccia d'oro si celebrano i migliori oli molisani

Italiaatavola.net - quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione, ospitalità

Altra edizione per il concorso Goccia d'oro a Larino (Cp), culla dell’Associazione nazionale delle città dell’olio. Tre premi agli olivicoltori per passione, 6+1 dalla giuria tecnica. Infine il voto anche ai più giovani

Oltre sessanta i campioni di olio che hanno animato il concorso Goccia d’oro che da dodici anni, puntualmente, si svolge a Larino (Cb), l’antica capitale dei Frentani, da millenni terra di olivi e di oli. La giuria tecnica ha assegnato tre premi a olivicoltori per passione con quantitativi raccolti inferiori ai cinque quintali: Di Blasio Pietro di Roccavivara, Testa Michele di Jelsi e D'Amico Maurizio di Pietracatella; altri sei premi poi, più uno speciale, sono stati assegnati dalla suddetta giuria, composta dai due panel del Molise, quelli di Larino e di Venafro. Per terminare hanno dato i loro giudizi comprensivi di premi anche i ragazzi e gli alunni della Casa circondariale di Larino.



Larino, è giusto ricordarlo, è anche culla dell’
Associazione nazionale delle città dell’olio, oggi forte di oltre 350 enti associati a rappresentare diciotto delle venti regioni italiane che hanno territori olivetati. Un’associazione che, nei suoi anni di vita, ha dato un fondamentale contributo alla conoscenza di un mondo, quello olivicolo, con la riscoperta e il rilancio della cultura da esso espressa, che, con la qualità, rappresenterà sempre più il successo nel mondo di quel prodotto unico che è l’olio da oliva.


I tre premi a olivicoltori per passione, detti “Amatori”, con quantitativi raccolti inferiori a cinque quintali di olio:

  • Di Blasio Pietro - Roccavivara, categoria Fruttato Leggero
  • Testa Michele - Jelsi, Fruttato Medio
  • D’Amico Maurizio - Pietracatella, Fruttato Intenso

I sei premi, più uno speciale, assegnati:

Per l'olio extravergine di oliva.
  • Oleificio Tulipano Luigi - Guglionesi (fruttato leggero)
  • Comagra di Socci Giovanni - Colletorto (fruttato medio)
  • Tamaro Giorgio - Colletorto (fruttato intenso)
Per l’olio bio.
  • La casa del vento - Larino con L’Olio di Flora
Per l’olio Bio/Dop.
  • Patuto Alessandro - Larino
Per l’olio Dop.
  • Auriemma Maria Luisa - Larino
Il Gran premio Goccia D’oro 2015 “Francesco Ortuso”
  • D’Amico Maurizio - Pietracatella

Le giurie composte dai ragazzi e dagli alunni della Casa circondariale di Larino, hanno completato il quadro dei vincitori della XII edizione Goccia d'oro 2015.

I premi assegnati dalla giuria dei ragazzi dell'Istituto comprensivo di Larino:
Per l'olio extravergine d'oliva.
  • Frantoio Di Cencio - Termoli (fruttato leggero)
  • Tagliaferri Domenico - S. Elia a Pianisi (fruttato medio)
  • Tamaro Giorgio - Colletorto (fruttato intenso)
Per l'olio bio.
  • La casa del Vento - Larino con L’Olio di Flora
Per l'olio Bio/Dop.
  • Patuto Alessandro - Larino
Per l'olio Dop.
  • Auriemma Maria Luisa - Larino

I premi assegnati dagli alunni della Casa circondariale di Larino:

Per l'olio extravergine d'oliva.
  • Oleificio Tulipano Luigi - Guglionesi - Fruttato Leggero
  • Tagliaferri Domenico - S. Elia a Pianisi - Fruttato Medio
  • Tamaro Giorgio - Colletorto Fruttato Intenso
Per l'olio bio.
  • De Lisio Giuseppe - Guglionesi
Per l'olio bio Dop.
  • Patuto Alessandro - Larino
Per l'olio Dop
  • Cooperativa Olearia Larinese - Larino

Giorgio Scarlato risponde a Paolo Barbieri

mi piace pubblicarla questa risposta che Giorgio Scarlato, il mio amico coltivatore collaboratore del mio blog, indirizza a Paolo Barbieri. Arricchisce di nuove riflessioni il suo articolo "Il neoliberismo, la libertà di comprare chiunque", postato su questo blog il giorno della befana 2016. 

Gentile signor Barbieri, innanzitutto mi scuso per non averLe risposto prima. L'ho letta solo ora, grazie all'amico Pasquale che me l'ha inviata.

In merito alla problematica, bisogna vederla solo da quale sfaccettatura  la si osserva.
Sono decenni che nel mio campo lavorativo, come avrà avuto modo di leggere sono un coltivatore diretto, ho combattuto e sto ancora combattendo.
Ho messo sempre impegno, sicuramente con i miei limiti, ed ho cercato di unire ad un tavolo menti capaci e volenterose, utili per portare avanti quel cambiamento di mentalità da tutti  agognato ma, forse da pochi voluto visti i risultati.

Non condivido pienamente quanto da Lei affermato circa: "Gli Italiani mai come oggi sono uniti nel disprezzo della casta...."
Le chiedo: Quale casta?
Ogni nostro connazionale ne ha  la "propria", quella del "suo" personaggio, di  "quello" che poi potrà fargli qualche favore.
E quindi, logica consequenziale di questo pensiero è: "Devo andare contro le altre caste di altri personaggi ma... non quella del mio, non posso".
E così fan tutti.

Ecco così formata la catena di Sant'Antonio che io la associo alla piaggeria, quel servilismo che potrà cambiare anche "cavallo" (in politica: da destra a sinistra. O, sbaglio?  Ma hanno lo stesso "divisore" di soldi.)  ma lo scopo resta tale: solo per gli affari propri.
E' vizio o è un'arte?
Quel metamorfosismo ruffiano, servile, ipocrita che è racchiuso in una frase di Ennio Flaiano: << A furia di leccare, qualcosa sulla lingua rimane sempre >>.
Ed a nozze vanno i demagoghi con il  loro "potere lubrificante": Se è questo che vuole il popolo, "noi".... ci mettiamo a disposizione.
Ed è per questo che si fatica ad ottenere risultati per quanto da Lei scritto a risposta del mio articolo.
Tutto qui. All'appello si è sempre in pochi. Molti, prima condividono ma poi, dopo, in realtà, pochi si avvicinano.
Il motto che da sempre impera è : "Mondo era, mondo è, e mondo sarà. Tanto non cambierà mai nulla".
Conseguenza logica è .... prendere il riccio ma sempre con la mano altrui.
Non ci si vuole esporre con l'assessore di turno, con l'uomo istituzionale che conta, perché .....    << in futuro potrebbe essermi utile alla risoluzione del "mio" problema >>.
Condivido ed auspico che quanto esposto da Lei nella Sua risposta si concretizzi e trovare così "il giusto catalizzatore".
Cerco, lotto, e non mi stancherò mai di farlo, per quel cambiamento politico-culturale-sociale e non partitico (non mi interessa minimamente) che deve partire però da un concetto ben alto: l'acculturarsi.
Maturare quegli atteggiamenti valoriali, oggi quasi del tutto sopiti che , a mio modesto parere, individuo in etica, moralità, dignità, rispetto quindi della persona e del bene comune.
La mia unica ambizione, il mio sogno, sarebbe quella di "svegliare" da quel pensiero atavico i caudatari italici che tanti chiamano "quelli del saper vivere".
Dal mio punto di vista il loro vissuto lo paragono ad una vita che io definisco "non vita". Però è solo un mio pensiero di minoranza e tale resta.
Concludo con una frase tratta dal libro "Un'intervista con la storia" di Oriana Fallaci:
<< Alexos, cosa significa essere uomo? Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell'umanità. Significa amore senza permettere a un amore di diventare àncora. Significa lottare. E vincere.>>
                     Cordialità
                    Giorgio Scarlato
P.S.
Non sono lamenti per quanto ho scritto ma atroci realtà che, sfortunatamente, tanti "senza voce", gli "inascoltati", vivono con le proprie famiglie. Ed oggi peggio di ieri.

Il Ministro dell'Ambiente e il suo Governo hanno dato il via libera per trivellare il mare delle Tremiti che vuol dire il mare che sta di fronte a Termoli e, ancor più, a Campomarino, Portocannone, San Martino in Pensilis, Ururi e che si vede disteso di azzurro o grigio, da Guglionesi a Larino, Montorio nei Frentani, Santa Croce di Magliano.

In cambio della distruzione del suo ricco patrimonio di biodiversità marina e di paesaggio, che sono fondamentali valori per chi vuol vivere la vita e godere dei suoi valori (non certo per chi ha diffuso pale eoliche), poco meno di duemila euro l'anno. Ripeto duemila euro l'anno.

Traditori ancora più miseri di quel Giuda che si è venduto per soli trenta denari. Traditori miseri, squallidi figuri, che hanno in mano le sorti del territorio e di chi sa con esso identificarsi, lo vive e lo gode anche se lontano.  Stupidi nelle mani del dio denaro. Servi nati che sono bravi solo a negare, prima di tutto ai loro figli, il domani.


10 gennaio 2016

L’Olio di Flora da ieri sera alla Trattoria Nonna Rosa di Campomarino.


Piccola, ricca di quadri e di minuti oggetti, bella, calda, ti dà la sensazione di stare a casa questa trattoria, aperta nel 1995 da Giuseppe L’Abbate, che richiama gente nel centro storico di Campomarino per la bontà della sua cucina. 
Giuseppe L'Abbate
I piatti di nonna Rosa, rivisitati dalla creatività di Giuseppe, che si rifanno alle stagioni e ai prodotti da lui selezionati, quasi tutti testimoni del Molise.

Per L’Olio di Flora biologico "Gentile di Larino", recente vincitore di Goccia d'Oro, una nuova bella avventura nelle mani di un cultore della qualità, che sa raccontare i profumi ed i sapori della terra adottiva, il Molise, che l’ha accolto, arrivato da Polignano a mare a sud di Bari quand’era ancora ragazzo.  
Giuseppe e le due collaboratrici
Un luogo ospitale che ha dato un suo contributo importante alla crescita della fama che, grazie ai suoi bravi cuochi, sempre più giovani, sta vivendo la ristorazione molisana, e, alla promozione e valorizzazione dei prodotti molisani, molti dei quali unici e di assoluto valore qualitativo.
Ieri sera, tra un assaggio de  L’Olio di Flora e un buon bicchiere di “Molise rosso”, si è parlato delle straordinarie potenzialità che il territorio può esprimere se esso viene salvaguardato, tutelato e, attraverso il riconoscimento Dop e Igp, valorizzato. Sta qui il fondamentale ruolo della ristorazione e la sua grande capacità di attrarre cultori del cibo e di sviluppare turismi, i tanti che il Molise può esprimere.


8 gennaio 2016

In alto i calici d'olio d'oliva per celebrare il futuro

La brutalità dell'uomo non può spegnere la vitalità dell'olivo. L'olio d'oliva ha già millenni alle spalle e avrà molti altri secoli nel futuro. Pasquale Di Lena ci invita a tratteggiare il domani di questo splendido prodotto, un futuro che forse è già cominciato
Il tempo che passa ha la virtù di sedimentare i ricordi che, di tanto in tanto, affiorano per dirtii che sono parti di te come le rughe che arrivano e, in anteprima, puoi vedere, sempre più numerose. sulle tue mani Ora mi è più chiaro il passaggio da un mondo segnato da millenni e l’improvvisata realtà, la modernità, che hai la possibilità di toccare e, spesso, sentire fredda, lontana, perchè sai che non è parte del tuo passato e, neanche, del tuo domani. Un passaggio improvviso, un balzo - nel suo significato di salto e di trasalimento insieme – che non ti porta ad afferrare il momento, l’oggi, ma, se non fosse per l’amore che vivi, a rifiutarlo.

Penso all’oggi dell’olio da oliva; agli olivi che sono qui, non lontani, sul dolce colle segnato da un filare di cipressi; alla bellezza del paesaggio che si distente lontano per salire sulle cime dei monti; alla ricchezza del territorio che, tutt’intorno e da millenni, si colora di verde, dominante quello dell’olivo “Gentile di Larino”, che il vento trasforma in argento. Una ricchezza che, nelle mani di donne e di uomini forti, capaci, ha saputo produrre beni e, insieme, valori e che oggi, nelle mani, invece, di amministratori poco attenti, gli stessi olivi diventano fastidio e, come tale, sono da eliminare per far posto a discariche e cemento.

Ancora cemento, quando non si sa come fare per eliminare quello che già c’è. E tutto questo nel momento in cui gli olivi sono da piantare e non da distruggere.

E’ la non cultura e la scarsa o nulla considerazione della propria identità che porta a fare scelte sbagliate che faranno pagare un prezzo salato alle future generazioni.

Olivi da piantare e non da distruggere, nel momento in cui la tendenza in atto, sulla spinta di una domanda in costante ascesa dell’olio, prenderà sempre più forza. Una tendenza, un percorso già avviato, che porterà l’olio da oliva a diventare sempre più un protagonista sui mercati e tutto ciò grazie alla sua capacità di raccontare il tempo, il passato, la cultura accumulata, e. anche, di pensare a un nuovo domani.
Fa bene ricordare che l’olio da oliva, prim’ancora di essere quel delizioso e fondamentale alimento dei popoli del Mediterraneo, è cultura che scivola lentamente e in silenzio, che unge, penetra e, per questo, è difficile da togliere, eliminare.

Un percorso che, grazie all’uso più disparato dell’olio da oliva nel corso di millenni, porterà proprio i popoli dell’area del Mediterraneo, che hanno la fortuna di conoscerlo da sempre, alla riscoperta di questa sua straordinaria e grande capacità di esprimere cultura. E non solo, alla scoperta da parte di chi, sempre più e in ogni angolo del pianeta, lo ha conosciuto da poco e comincia a capire che è, al pari della Dieta Mediterranea, parte di uno stile di vita che ha come impronta principale la sobrietà. Un nuovo consumatore che sente già il suo fascino e, in poco tempo, verrà da esso completamente conquistato.

Non a caso - a proposito della sobrietà - la prima e principale misura dell’olio da oliva è la goccia, cioè la ponderatezza, il giusto, l’equilibrio, la misura. Praticamente tutto quello che si oppone alla smoderatezza, all’esagerazione, allo spreco.

La scienza, ovunque si è misurata con l’olio da oliva, si è dichiarata favorevole al suo uso a tavola e in cucina per le sue straordinarie proprietà nel campo della prevenzione e della cura delle malattie. Un pass par tout fantastico, soprattutto per i nuovi consumatori, in grado di aprire le porte alla cultura dell’olio da oliva. La possibilità, in pratica, di farlo tornare luce, unguento, rimedio da ogni male, rito, quotidianetà, così com’è sempre stato, tant’è che anche lo spreco di una goccia poteva trasformarsi in disgrazia.

Il ritorno nel mondo della cosmesi e la sua entrata in campo in quello della dolcezza, non solo nella pasticceria ma anche della gelateria, sono solo due esempi di quello che presto succederà nel Mediterraneo e, ciò che più conta, nel resto del mondo.

Chi conosce l’olio da oliva sa, anche, della sua capacità di adattarsi a qualsiasi situazione e perfino di dominarla, come della sua abilità di penetrare, superando ogni ostacolo e perfino di eliminarlo se ce ne fosse bisogno. Il suo uso, fino a non molto tempo fa, nelle botteghe di ogni artigiano e nelle case diventerà un esempio per chi vuole davvero semplificare dei processi e renderli più compatibili per l’ambiente.

Che dire, poi, della bellezza dei capelli e della delicatezza e freschezza della pelle.

Ho chiaro il ricordo di mia madre, come pure delle mamme del suo tempo, e dei suoi capelli lunghi e neri anche dopo i sessant’anni, pettinati una volta unti di olio da oliva e, poi, intrecciati per dare forma alla crocchia che ha distinto il suo volto per tutta la vita. E così la sua pelle nutrita dello stesso olio che non ha permesso alle rughe di toccare il suo viso.

Appena lo scopriranno le donne di questo nostro tempo di sicuro lo andranno a cercare.

Potrei continuare parlando di prevenzione con un cucchiaio di olio di oliva preso ogni mattina a digiuno; della sconfitta certa del mal di testa da malocchio, con poche gocce di olio da oliva in un piatto pieno di acqua, da parte di chi ha imparato una specie di cantilena che – solo per ricordarlo a chi ha interesse a praticare l’incantesimo - ha potere se appresa, da chi già la conosce, la notte di Natale.

Una tendenza che porterà l’olio da oliva, con il suo pizzico di magia e di sacralità, a essere un grande protagonista e, grazie al suo olivo, anche tutti i territori che danno origine alla sua qualità. Ed è proprio la qualità quella che farà nascere e crescere l’attenzione del consumatore, la sua curiosità di andare all’origine e lì incontrare l’olivo, rimanendo subito colpito dalla sua squisita ospitalità. E non solo, anche dalla sua capacità di raccontare il tempo e rappresentare la bellezza del paesaggio, e, dalla sua abilità a sapersi piegare ai venti e ai temporali o resistere a una terra arsa.
 
di Pasquale Di Lena
Teatro Naturale- 08 gennaio 2016 in Pensieri e Parole > Editoriali

6 gennaio 2016

IL neoliberismo, la libertà di comprare chiunque

di Giorgio Scarlato, il produttore, coltivatore, l'agricoltore che non si lascia incantare dai comizianti di turno e sa che le loro chiacchiere sono un veleno e non, come vogliono far apparire, un toccasana per l'agricoltura e il mondo che, ogni giorno e sempre più, vengono maltrattati, ridimensionati. Giorgio, a differenza degli intellettuali moderni, racconta il suo pensiero e, sempre, dopo aver analizzato i fatti, la realtà che viviamo.
 
La parola libertà, quella intesa nel vero senso del termine, pare sia diventata sconosciuta a 
differenza di quella libertà, diversa, con cui il neoliberismo "compra" chiunque, facendo lavorare duro il popolo che "acquista" le futilità che altri fanno apparire indispensabili.
E' il "mondo dell'avere tutto" per poter, dicono i "soloni", far crescere così il PIL (Prodotto Interno Lordo).
La realtà, invece, è ben diversa: indebitare all'inverosimile e sempre di più il "popolino",  anche con lo "spendere e spandere" a rate. Letteralmente: affamandolo.
Questo è il modo perverso che ci vogliono far vivere!!! 
"Vivere" (?) e lavorare alla fine per acquistare televisori al plasma, playstation, abbonamenti tv, smartphone ultima generazione, l'auto nuova, etc.?
Il  neoliberismo, paragonabile al capitalismo, sa benissimo come "assistere" tutti: rincretinire l'acquirente facendo diventare il prodotto da acquistare..indispensabile.  Gli Stati Uniti insegnano. 
Le lotte dei grandi ideali, almeno parevano allora, quali le proteste studentesche, le rivendicazioni salariali, etc. che dovevano cambiare il mondo,  sono state portate avanti e finite alla fine per ...un pò di soldini "utili" ad acquistare il superfluo?
Questa è l'Italia; questo è il Mondo a cui dobbiamo ancora mirare?
La verità, invece, è un'altra. Ci hanno impoveriti sia economicamente che culturalmente.
Tre le classificazioni di povertà:
- la prima, DEI VERI POVERI, 
- la seconda, DEI POVERI FATTI DIVENTARE A LORO INSAPUTA MA REI DI ESSERSI PRESTATI,
- la terza, quella culturale, l'apatia.
Di questo passo, volutamente, succederà che chi è povero sarà ancora più povero e la (il)logica conseguenza del futuro sarà l'imperante disperazione del vivere.
 Mario Draghi, il presidente della BCE (Banca Centrale Europea) ha detto, non tanto tempo fa, che "...per tenere una bassa inflazione, per salvare l'euro, è opportuno che si abbassino gli stipendi, le remunerazioni degli europei".
Quindi non una svalutazione monetaria bensì salariale. 
Sfortunatamente, il TTIP,  Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership), non ancora operante,  in modo subdolo, pian pianino, si sta già concretizzando. Dopotutto, è quello che vogliono.
Il neoliberismo? E' la cecità distruttiva del capitalismo moderno dovuta a banchieri, manager i quali, sull'orlo di una crisi di "nervi economici", visti i risultati ottenuti, "acquietano" le loro coscienze, dopo l'aver dilapidato i soldi altrui,  col dire di aver fatto tutto il possibile.
Intanto chi ha perso non sono certo loro.
Ogni giorno, in tante parti del Mondo ci sono di queste persone che ci stanno facendo "vivere" facendoci combattere con i pensieri lavorativi, la perdita di posti di lavoro, i tic, le preoccupazioni, le miserie, la mancanza dello stesso cibo.
Si termina con due domande: 
E' questa la giustizia distributiva, l'eticità del lavoro?
 E' questo il senso della vita, la dignità dell'uomo?
Termoli, 6 gennaio 2016