31 marzo 2016

Un'olivoteca per l'Italia

Ho trovato sulla rassegna stampa di Agronotizie quest'articolo, datato 2009, di Francesca Bilancieri che parla di un mio progetto "Olivoteca d'Italia", che, se realizzato nel Molise o in ogni altra Regione, serve all'olivicoltura italiana e ai territori che più la esprimono, tanto più oggi che si è trovato l'accordo per un Piano Olivicolo nazionale. Il progetto da me pensato è stato ragionato con  il compianto presidente della CIA, Giuseppe Politi, e con il Presidente dell'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio, Enrico Lupi. E' Politi che ha scelto il nome "Olivoteca d'Italia". Non ho perso la speranza di vederlo realizzato - con il Mipaaf, una Regione olivicola, l'Associazione delle Città dell'Olio, la Cia e altre associazioni - in un luogo magico di questo nostro stupendo Paese. L'Olivoteca d'Italia, il luogo d'incontro con il più ricco patrimonio al mondo di biodiversità. (pdl)

All'insegna della biodiversità, raccoglierà 400 varietà autoctone provenienti da tutto il territorio nazionale

Si chiamerà 'Olivoteca d'Italia' l'azienda che raccoglierà le 400 varietà autoctone di olivo diffuse su tutto il territorio nazionale: un vero e proprio "scrigno delle meraviglie", che raccoglie, custodisce, organizza e presenta l'olivo, con tutte le sue diversità di aspetto, di linguaggio e di caratteri, senza dimenticare il frutto delle sue olive, l'olio.
Presentata ufficialmente a Trieste con il rappresentante dell'Associazione delle Città dell'Olio e il presidente della CIA, Giuseppe Politi, l'iniziativa ha come obiettivo principale quello di raccogliere in un luogo, ancora da decidere, il patrimonio della biodivesità olivicola, che dà al nostro Paese uno dei tanti primati nel campo dell'agroalimentare. 
Si tratta, nelle intenzioni del suo creatore Pasquale Di Lena, fondatore e presidente onorario dell'Associazione delle Città dell'Olio, di un progetto ricco di sfaccettature e finalità differenti.
Un sito dove far vivere un oliveto particolare rivolto a più soggetti: dalle scolaresche e maestre della scuole dell'obbligo allo studente e ricercatore universitario, dall'amante del paesaggio al turista, fino al consumatore e amante dell'olio. Un "campo-catalogo" per raccogliere e salvaguardare la biodiversità, in cui ogni ogni varietà racconta la propria storia e quella del territorio di provenienza, senza tralasciare i caratteri dell'olio spremuto dalle olive che produce. Una fattoria didattica che mette a disposizione un libro aperto che parla di olivo e di olio, di ambienti paricolari, con frantoio e laboratori per far capire il percorso dell'olio, dalla pianta alla tavola del ristorante o della casa del consumatore. Un panel test dove è possibile degustare l'olio italiano per eccellenza quale sommatoria di tutte le varietà di olive e, anche, 400 oli monovarietali. Infine, un luogo animato di mille altre iniziative per far vivere una realtà che ci appartiene e che non sempre conosciamo.
L'olivoteca si pone, quindi, come uno strumento che vuole, attraverso le sue iniziative, promuovere e valorizzare il ricco patrimonio della biodiversità, sapendo che è l'unico modo per conservarlo e tutelarlo. Uno strumento non solo di fondamentale importanza ma anche profondamente innovativo, per il suo carattere interattivo che permette di averlo sotto gli occhi e "toccarlo con mano" in ogni sua parte.
E' importante sottolineare che il patrimonio di 400 varietà rappresentate nell'Olivoteca è quasi il doppio di tutte quelle possedute dal resto dei Paesi del mondo, in un quadro di 224 milioni di alberi di olivo che coprono tutte le Regioni (la sola esclusa è la Valle d'Aosta), soprattutto quelle segnate dall'Appennino e le isole, sui 12 miliardi di alberi censiti in Italia.
Questo patrimonio considerevole, che produce già 350 tipologie di olio, offre anche un altro primato: il numero di dop e igp (38 sulle 92 ad oggi riconosciute dall'Ue), fondamentale per misurarsi su un mercato che sempre più competitivo, dove diversità e qualità possono senza dubbio risultare le carte vincenti.

30 marzo 2016

Sì al piano strategico nazionale per sostenere la crescita del biologico

            

importante per un Molise tutto biologico e per un'agricoltura che ha bisogno di rialzarsi e tornare a riprendere quel suo ruolo di centralità, soprattutto nella Regione a più alta percentuale agricola e ruralità. C'è bisogno di progettare e programmare questo tipo di agricoltura anche per una programmazione del turismo con un territorio ancora capace di esprimere la qualità del cibo che dà.  (pdl)


 da ITALIAATAVOLA                
Primo Piano del 25 marzo 2016 10:42

Il piano strategico nazionale approvato in conferenza Stato Regioni prevede una serie di misure di sostegno per l'agricoltura bio attraverso specifiche campagne di informazione, la semplificazione delle normative, l’istituzione di percorsi formativi ad hoc, un piano di ricerca e il controllo delle importazioni

Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) rende noto che è stato approvato in conferenza Stato Regioni il piano strategico nazionale del biologico. Il piano, risultato del lavoro portato avanti dal Mipaaf insieme a tutta la filiera, prevede una serie di obiettivi mirati per la crescita del settore, sia in termini di mercato che di superficie dedicata all’agricoltura biologica, da raggiungere entro il 2020 attraverso un set di azioni specifiche.



«L’approvazione del piano rappresenta un passaggio importante per un settore sempre più strategico per tutto il Paese, come ci dimostrano anche i consumi interni che nell’ultimo anno sono aumentati in modo esponenziale segnando +20%. In questo momento di forte crescita è fondamentale quindi mettere in campo - ha commentato il ministro Maurizio Martina (nella foto) - una strategia di insieme e a lungo termine, in grado di dare un indirizzo preciso allo sviluppo del biologico così da coordinare al meglio le politiche di sostegno e dare allo stesso tempo risposte concrete alle esigenze degli operatori».

«Partendo dalla particolare fase di sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia e in stretto raccordo con il tavolo di filiera del biologico, abbiamo definito - ha dichiarato il ciceministro alle Politiche agricole con delega al biologico, Andrea Olivero - le linee guida strategiche per favorire e indirizzare uno sviluppo armonico del settore in Italia. Il lavoro, che ha tratto linfa dal confronto e dalla partecipazione che abbiamo avuto in Expo 2015, ha aperto un dibattito specifico sul tema, con l’obiettivo di mettere a sistema le scelte politiche per il comparto, un approccio che può essere sintetizzato in quattro principi: coordinamento delle iniziative di sviluppo, tutela del consumatore, semplificazione e ricerca. Con questo lavoro corale davvero l’agricoltura biologica cambia passo».

Maurizio Martina

Il piano prevede dieci azioni, di seguito gli obiettivi principali.

Azione 1 - Biologico nei piani di sviluppo rurale. Uniformare le modalità di applicazione della misura di sostegno all’agricoltura bio prevista dai Psr tra le diverse Regioni italiane. Indirizzare a favore del settore anche altre azioni previste dai Psr. Particolare attenzione viene data alla formazione specifica per diffondere l’approccio agro-ecologico.

Azione 2 - Politiche di filiera. Favorire l’aggregazione del mondo della produzione e le relazioni stabili con gli altri attori del comparto, trasformazione, distribuzione e commercio attraverso la realizzazione di specifiche forme associative.

Azione 3 - Biologico made in Italy e comunicazione istituzionale. Valutare l’opportunità dell’introduzione di un segno distintivo e promuovere il bio made in Italy attraverso il piano di internazionalizzazione dell’agroalimentare. Sviluppare campagne di informazione specifiche per l’agricoltura biologica, utilizzando anche il web.

Azione 4 - Biologico e green public procurement. Stimolare l’utilizzo dei prodotti biologici nella ristorazione ospedaliera e nelle mense scolastiche, e l’applicazione del metodo biologico anche nella gestione del verde delle aree pubbliche.

Azione 5 - Semplificazione della normativa sul biologico. Favorire la semplificazione della normativa di settore, anche sulla base delle novità legislative Ue, attraverso il coinvolgimento delle amministrazioni regionali.



Azione 6 - Formazione, informazione e trasparenza. Istituzione di percorsi formativi sull’agricoltura biologica in ambito universitario e corsi di aggiornamento per i docenti anche nelle scuole superiori. Rafforzamento dei servizi del Sinab per migliorare la disponibilità di informazioni relative al settore.

Azione 7 - Biologico paper less - Informatizzazione.
Sviluppare il Sib - Sistema di informazione del biologico, in linea con quanto previsto dal piano agricoltura 2.0, per favorire la connessione con le altre banche dati utili per il settore con l’obiettivo di semplificare le procedure a carico degli operatori.

Azione 8 - Revisione normativa sui controlli (d.lgs 220/95). Migliorare l’efficacia del sistema di controllo e certificazione in Italia a garanzia delle imprese biologiche e dei consumatori.

Azione 9 - Controllo alle importazioni. Intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da paesi terzi anche con un maggiore coinvolgimento delle dogane e con l’utilizzo di strumenti informatici evoluti per favorire un rapido scambio di informazioni.

Azione 10 - Piano per la ricerca e l’innovazione in agricoltura biologica. Predisposizione di un piano nazionale per la ricerca e l’innovazione in agricoltura biologica. Costituzione di un comitato permanente di coordinamento per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica, con gli enti vigilati dal Mipaaf, ed il coinvolgimento delle Regioni e delle rappresentanze del settore.

Il biologico in Italia
Il settore del biologico in Italia conta oltre 1,3 milioni ettari di superficie, più di 55mila operatori, con un fatturato di quasi 4 miliardi di euro. Nell’ultimo anno i consumi interni di prodotti biologici hanno registrato un incremento del 20%. Oltre agli incentivi che i Psr prevedono per la ricerca, la Legge 488/99 (finanziaria del 2000) ha istituito il Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità, alimentato dalle entrate derivanti dal versamento di contributi, nella misura del 2% del fatturato dell’anno precedente, relativo alla vendita di prodotti fitosanitari, di fertilizzanti di sintesi e di presidi sanitari. La dotazione media annuale è di circa 3 milioni di euro e sono attualmente in corso 17 progetti nazionali e 7 internazionali.

Per la tutela del consumatore e la garanzia della concorrenza leale, il sistema dei controlli sul biologico svolti dall’Ispettorato repressione frodi - Icqrf - prevede verifiche in tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla commercializzazione con prelievo e analisi di campioni. Nel 2015 l’Ispettorato ha effettuato 2.074 controlli, con una verifica per quasi 2.700 prodotti e 1.700 operatori.

27 marzo 2016

La potatura a La Casa del Vento

La potatura è arte quando viene fatta bene.
E' una delle operazioni fra le più importanti di una corretta gestione dell'oliveto. Da essa dipende gran parte della bontà del raccolto.
Non a caso la scelta di campioni
come Antonio Di Lena e dei figli Pasquale e Alessandro 
il maestro controlla l'allievo

uno sguardo alla chioma prima d'intervenire con le forbici automatiche


si entra dentro la chioma
e si comincia a tagliare
per dare all'albero aria e luce e forza ai rami fruttiferi
Aria e luce


Ora non resta che separare i rami potati, rimasti a terra, dai rami più grandi e disporli nel bel mezzo dei filari. Un'altra giornata di lavoro dopo le due necessarie per la potatura
e
Ecco i rami tagliati e liberati dei rami più grandi (ottima legna) disposti nel bel mezzo dei filari, pronti per essere trinciati insieme all'erba alta prodotta dalla forte concimazione organica. Il terreno gode dell'apporto di questi pezzi di vegetali e godono i microrganismi di questo nuovo pasto a lungo a disposizione. C'è bisogno di piccole quantità di microelementi per rendere il pranzo e la cena completi anche di colazione. Gli olivi,  con un terreno ancor più fertile, godono di una nuova forza e sono, così, pronti ad affrontare le nuove avventure e le stesse avversità, per una raccolta 2016, ai primi di ottobre, abbondante, soprattutto di qualità, di olio biologico, qual è L'Olio di Flora.

Pensierini di Pasqua

di Nicola Picchione
La resurrezione di Gesù è il fondamento della fede cristiana. L'Uomo-Dio ucciso dall'uomo rinascendo ha aperto all'uomo le porte del Paradiso. Per chi non crede, Cristo è il grande maestro che ha indicato la strada della convivenza. Insegnò come cambiare il mondo senza armi. Non ebbe corone se non quella di spine. Prima di lui Socrate aveva accettato la morte ma per rispetto delle leggi anche se ingiuste. Gesù l'accettò per rispetto degli uomini. Socrate... parlava alla mente, Gesù al cuore dell'uomo, ai rapporti con gli altri. Ma Gesù non parlava solo agli intellettuali, parlava a tutti; prediligeva gli umili, gli oppressi, i più deboli. Chi lo ritiene il primo socialista sbaglia. Il socialismo ( del quale il comunismo è stata una tragica caricatura) parte dai diritti elementari che spettano a tutti. Gesù parte dall'amore. Non prendere ma dare. In suo nome è nata una religione che nel tempo è andata perdendo l'insegnamento del Maestro, ripetendolo ogni giorno nelle chiese ma troppo spesso tradendolo. In suo nome ma contro il suo comandamento si fondò un regno terreno ricco, sontuoso, armato. I poveri furono tenuti nell'ignoranza e nel bisogno. I fanciulli ("guai a chi tocca uno solo di loro",disse) furono abusati dai ministri che esibivano sul petto la sua croce. L'amore fu sommerso dall'egoismo, la fratellanza tradita dall' individualismo.Oggi non si invoca un Dio-padre ma un Dio-di-guerra. In nome di un dio contro un altro dio gli uomini si armano e uccidono ognuno con la propria strategia, ognuno in nome della propria civiltà e superiorità.
Quale resurrezione si può celebrare- per chi non crede nella vita eterna- se non quella che ci offre la natura che ancora riesce a perdonare le offese ricevute dall'uomo e gli regala i profumi, i colori, la luce chiara della primavera?
Suoneranno le campane, si ripeteranno i canti, si apriranno le uova pasquali e si mangerà la carne dei piccoli agnelli che temono la Pasqua. Perché tutto è relativo, tutto finisce e ricomincia. Non finisce mai la voglia di violenza dell'uomo: per essa ha messo sulla croce chi tuttavia celebra per coprire la propria vergogna.
Pasqua 2016

18 marzo 2016

“Gran Menzione” per L’Olio di Flora Biologico de La Casa del Vento di Larino



La "Gran Menzione! è’ il riconoscimento massimo che il Concorso “L’Orciolo d’Oro”, promosso da Enohobby Club dei Colli Malatestiani e giunto alla 25a edizione, assegna agli oli di oliva extravergini, anche Dop e biologici.
L’Olio di Flora è tra gli oli biologici premiati da uno dei concorsi più longevi ed è l’unico a rappresentare il Molise, sia per quelli riconosciuti con la “Gran menzione” che per gli altri riconosciuti degni di “Distinzione”.
“Un riconoscimento – ha detto Flora de La Casa del Vento sul Monte esprimendo la sua soddisfazione – che arriva pochi giorni dopo l’altra bella notizia, quella del suo inserimento nella Rassegna degli Oli Monovarietali, la pubblicazione dell’Assam Marche riservata agli oli con un punteggio da 7 a 10. Una vittoria del territorio e della varietà “Gentile di Larino”.
Sono veramente contenta - ha proseguito Flora – di questo riconoscimento “L’Orciolo d’Oro”, un premio al quale L’Olio di Flora è affezionato al pari della ““Goccia d’Oro” e del “Biol”.  Un successo che noi de La Casa del Vento condividiamo con tutti gli amici de L’Olio di Flora, a partire dai Ristoratori che nel Molise e in Italia, come in Estonia, Francia, Austria, lo raccontano ai loro affezionati clienti”.
La Casa del Vento - Comunicato stampa  
                Larino, 18.03.2016




17 marzo 2016

San Giuseppe oltre la Festa del Papà, le tradizioni della nostra storia contadina

Un'antica tradizione molisana ci porta alle radici del Cristianesimo. Una festa legata al cibo e all’olio che sposa le varie pietanze e le lega per ben 13 volte, quant’è il numero delle portate per la Festa di San Giuseppe

Non in tutti i paesi del Molise, ma in una gran parte dei 136 che la piccola e più giovane regione conta, con alcuni davvero piccoli per numero di abitanti, ma grandi per queste ed altre tradizioni, senso di comunità e di appartenenza ad un territorio, l’elemento principe della identità.
Piccoli paesi, sempre più spopolati dalla cosiddetto progresso, che sono ancora la fonte della ruralità con i valori veri della solidarietà e della reciprocità; la voglia di comunicare e stare insieme, soprattutto intorno alla tavola per consumare insieme il cibo e, insieme, bere un bicchiere di vino; il piacere di salutare l’ospite e di farlo entrare e sedere mettendo a disposizione tutto quello che uno ha raccolto in quella giornata o conservato, principalmente, sott’olio.

Quest’usanza millenaria, intaccata solo di striscio dalla modernità, è la rappresentazione della Dieta Mediterranea, patrimonio culturale dell’umanità, non solo nel suo significato di utilizzo dei prodotti fondamentali per un’alimentazione sana, corretta (l’olio, i cereali, il vino, le verdure, e, cosa magnifica, l’insieme dei legumi i veri protagonisti con l’olio), ma soprattutto, nel senso di stile di vita che la modernità ha cancellato a scapito, purtroppo, dell’uomo e del pianeta.

Scrivo questa nota nel giorno dell’antivigilia, mentre fervono i preparativi con l’ultima fase della raccolta dei prodotti che servono a riempire le pignate da allineare intorno al focolare, a preparare il pane, ad allestire la tavola per la mostra degli stessi ai visitatori della casa che, per due giorni, è nota con il nome di “cappella”. Il baccalà è già a mollo da qualche giorno, c’è da mettere insieme la frutta conservata, i sott’oli e, qualcuno, si deve muovere, anche se sta piovendo, per andare a cogliere gli asparagi nei boschi rimasi o nelle fratte e mettere in bella vista al centro della tavola imbandita.

Domani è un giorno di visita della cappella e bisogna essere pronti ad accogliere gli ospiti con le scarpelle, pasta fritta nell’olio bollente e zuccherata ben calda, e altri dolci da offrire insieme con un assaggio di pezzenta, insieme di legumi cotti con abbondante olio o, anche, chicchi di granturco lessati e conditi con olio.

La tavola è parte dei miei ricordi di bambino ancora affamato dalla guerra che era terminata da qualche anno. Con i miei compagni si correva da una cappella a un’altra per vedere e ammirare quel ben di Dio, ma soprattutto per assaggiare quello che ti veniva dato con grande trasporto dalla padrona di casa o da qualcuno dei suoi famigliari.

Dopodomani, il giorno della festa, la tavola riservata ai 13 invitati con le donne pronte a servire le 13 portate, con variazioni degli ingredienti e della sequenza, a seconda delle cappelle e dei diversi paesi.
Gli antipasti danno inizio al ritualità con la giardiniera e le arance rosse affettate condite con olio e zucchero in evidenza, ma anche pere tagliate a pezzetti, carote rosse e le acciughe.

Un primo a base di Spaghetti, al tonno o con le alici e noci e mollica di pane sfritta o , anche, Vermicelli con sugo di baccalà e noci triturate sarà la seconda portata e a seguire il riso che può essere solo lessato e condito con olio da olive o bollito nel latte con zucchero, limone o vaniglia.

La quarta portata sarà tutta dedicata al baccalà, lesso con solo olio e prezzemolo o cotto al forno con tanto origano (origanato o racanato) e patate o cavolfiori in alternativa oppure baccalà in umido con cipolline fritte. Baccalà fritto con la pastella costituirà la quinta portata e poi, la sesta, tutta dedicata a cavolfiori e broccoli, lessi o fritti o maritati con acciughe o aringhe.

Un lungo respiro prima di affrontare le polpette di magro (mollica di pane e uova) se non c’è chi aggiunge del tonno.

L’arrivo dei legumi è previsto con l’ottava portata. Tutti i tipi di legumi affogati nell’olio di oliva. Ancora legumi nella nona con la famosa pezzenta. A seguire - sarà la decima volta che la padrona di casa serve i suoi ospiti - peperoni sottoaceto ripieni di mollica di pane, uva passa, alici e noci. L’agrodolce il protagonista dell’undicesima portata con noci, mandorle tostate, nocciole e vincotto con varie essenze, mentre, prima di chiudere con la frutta, i dolci fatti in casa, tra i quali spicca il calzone (cauciune), una mezzaluna di pasta fritta ripiena di un impasto di ceci e miele aromatizzato. E, insieme le già citate “scarpelle”, come a ricordare Natale.

Vale la regola del silenzio a tavola fino al saluto finale quando Maria, Giuseppe e il Bambin Gesù vengono riaccompagnati a casa dai padroni di casa con le ceste piene di pani e di pietanze rimaste.
Una festa che, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla perché rappresentativa di quel bene comune che è il territorio e che rappresenta la nostra identità.San Giuseppe oltre la Festa del Papà, le tradizioni della nostra storia contadina

N.B. ringrazio Enzo Nocera, editore e scrittore, per il suo libro “ il “Convito” e la “Devozione” di San Giuseppe nella tradizione molisana, 1998, pubblicato con una mia presentazione per conto dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio
di Pasquale Di Lena
Teatro Naturale -pubblicato il 17 marzo 2016 in Tracce > Gastronomia

BORGHI DELLA SALUTE “ La Rete prende forma e si irrobustisce sempre più “

comunicato stampa

Subito dopo Ripalimosani aderisce Guardiaregia !!!!!!
Il Molise che va ….
I Borghi della Salute ampliano la propria rete ed il Comune di Guardiaregia , dopo Ripalimosani, Orsogna, Montenero di Bisaccia, San Martino in Pensilis, comune Capofila, aspettando Roccamandolfi, Termoli ed il suo splendido Borgo Marinaro, Villa Santa Maria, Monteriggioni, Ischitella, Vastogirardi, Krapina ( Croazia ), Beuvron-En-Auge ( Francia ), il 19 marzo 2016 alle ore 17,00 ufficialmente entra a far parte della famiglia dei Borghi.
Infatti, il 19 marzo il Comune di Guardiaregia, avendo aderito al progetto dell’associazione “ Liberi di essere “ sposando e condividendo le motivazioni e le finalità, dichiarerà la propria adesione  ai “ Borghi della Salute” con la sua mission indiscutibilmente di grande valenza culturale e sociale, con una cerimonia che si terrà presso il centro polifunzionale di piazza Toronto.
La cerimonia di ingresso e la consegna del gagliardetto e della pergamena, vedrà dopo l’ufficialità di rito, spiegata la missione dei Borghi con un convegno a tema dal titolo “ Nel nostro paese lo stile di vita è ancora quello della dieta mediterranea ? “
Relatori il dott. Marco Tagliaferri, presidente dell’associazione,l’arch. Franco Valente, lo chef e docente Maurizio Santilli, con ospite d’eccezione nella persona dell’unico vero pastore del Parco Nazionale Abruzzo Molise e Lazio, Gregorio ROTOLO, con il coordinamento di Maurizio Varriano e Celeste Vitale ,membri del comitato tecnico scientifico ,unitamente a Mauro Gioielli.
Il  quotidiano stile di vita che attiene la salute in senso globale, l’arte, la musica, la natura, lo sport, il cibo, tradizioni racchiuse in una sola parola : Benessere.
Ed il Molise, con la sua incredibile biodiversità, con i suoi bellissimi ed incontaminati Borghi, con il suo cibo sano e determinato nel gusto e negli elementi costitutivi, è capofila di un grande progetto divulgativo che ha denotato ed acceso interesse da parte del Ministero della Salute ed il Dipartimento del Turismo.
Una grande famiglia per un grande progetto, un progetto che parte dal basso , da una piccola regione che ha tanto da dire e tanto da dare.
Non a caso i partner del progetto sono di caratura nazionale ed internazionale e più specificatamente : Rete del Mediterraneo con i suoi 400 aderenti, Res Tipica, l’associazione governativa che mira alla conservazione della cosa tipica , Borghi d’Eccellenza, Fiaba ( Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche ), ADI…
Presente il presidente del Consiglio regionale Vincenzo Cotugno, autorità civili e religiose.

L'Agricoltura muore nell'indifferenza di chi dovrebbe difenderla e sostenerla

di Giorgio Scarlato
Agricoltura italiana? Alla crisi si è unita la disgrazia.
verde di metà marzo (foto piccola canon nera)
L'Italia agricola è danneggiata da tutto e da tutti. E' sulle sabbie mobili. Così come messa è difficile che possa salvarsi. Questo, visto dal basso, da chi è a stretto contatto con la terra da oltre 40 anni. Da chi vive ancora ed ha vissuto con i patemi d'animo e le preoccupazioni che questo mondo dà, da sempre.

La politica odierna sta prendendo per i fondelli il mondo agricolo nascondendo la verità. 

I sotterfugi, le imposizioni, che ci provengono dall'UE, avallate dai "nostri" e quelle che ci proverranno dal TTIP imposte dagli USA, mortificano i coltivatori italiani ed acuiscono ancor di più la crisi del settore agricolo.
Che siano arance, pomodori, olio d'oliva, grano duro, miele, latte o carne, la vittima predestinata rimane sempre l'economia agricola non più sostenibile o meglio: il mancato reddito.
Lo si ripete per l'ennesima volta: la globalizzazione senza regole ha devastato il settore che, oramai, è allo stremo.

Non è possibile competere con Paesi dove il costo del lavoro è molto più basso del nostro, si vuole al mancato rispetto delle regole di assunzione; all'uso di fitofarmaci o, almeno  di quelli da noi non più in uso; al mancato rispetto delle regole igienico-sanitarie;  e non per ultimo, al rispetto dell'ambiente e della persona.
Questa non può chiamarsi che concorrenza sleale della peggior specie ed a rimetterci sono sempre  la salubrità delle derrate, i consumatori ed i relativi produttori delle materie prime. Concorrenza che porta a produrre a prezzi sempre più sottocosto e di bassa qualità.
Unita alla burocrazia ed alla fiscalità, che svantaggia il coltivatore italiano rispetto a quelli degli altri Paesi, non solo della UE, rischia di dare il colpo di grazia al settore.
Basti pensare che ogni anno, un'azienda agricola per stare in regola mediamente  produce circa 4 chilometri di carta con una spesa di circa 7.000 euro.

Tutte queste importazioni, che di anno in anno aumentano sempre più, portano all'abbassamento dei prezzi al coltivatore, prefigurando tre cose:
a) il fallimento dell'azienda agricola e quindi la morte delle piccole e medie imprese;
b) la fine dei prodotti-simbolo del vero Made in Italy, quelli della dieta mediterranea.
c) l'interesse ad acquistare e la fortuna a subentrare di chi si trova in una posizione economica dominante, europeo o no.
Fortuna scaturita  anche dall'attrattiva del marchio Made in Italy. L'imprenditore italiano ha faticato per farlo affermare...ed ha corso per 90 metri; Il nuovo acquirente, estero, ...corre gli ultimi 10 metri e "fresco di soldi".....vince la corsa. Tutto qui.  Questa sarà la nuova Italia del futuro: il made in Italy in mano ad altri nel disinteressamento di chi governa.

A proposito di importazioni, non si puntualizza, ormai conosciuta da tutti, la faccenda dell'importazione  delle 35.000 tonnellate di olio d'oliva tunisino senza dazi. Al Parlamento Europeo dei 500 favorevoli   sono stati del PD ben 12; 107 contrari e 47 astenuti. Si sanno i loro nomi.
Alcuni, disertano pure i Consigli europei e quando vengono in Italia, per sponsorizzarsi o sponsorizzare l' amico di turno, nelle varie regioni parlano pure dei PSR 2014-2020!!!  Dicono pure di essere "vicini" al mondo agricolo! Di aiutarlo!  Ma quale? Ma di chi?
Invece, forse, è passata in silenzio la questione del pomodoro concentrato della Cina che per i primi 11 mesi del 2015 l'Italia ha importato. Ben il 680% in più rispetto all'anno precedente (dati ISTAT). Il prodotto arriva in fusti da 200 kg, viene rilavorato e quindi confezionato come italiano. Al dettaglio vige l'obbligo di indicare solo la sede di confezionamento ma non quello di coltivazione del pomodoro. L'obbligo della etichettatura di origine degli alimenti? Vale solo per la passata di pomodoro ma non per i sughi pronti o il concentrato. E d'altronde, è il "rispetto" delle regole comunitarie!
Bisogna vedere con queste regole sopra menzionate e il prezzo del pomodoro da industria che a dir poco , offende la dignità del produttore, (si vocifera, al Nord, di € 7,5 ql... salvo imprevisti) quanti ettari verranno coltivati quest'anno a pomodoro! E dell'acqua che certo non ci regalano i gabellieri consorzi di bonifica cosa ce ne facciamo? O si coltiveranno le barbabietole da zucchero a.... prezzi da fame? O le orticole che addirittura vengono lasciate marcire nei campi?

Dov'è la tutela, il rispetto per il lavoro agricolo? Dove sono i benefici?

Gli onorevoli, i senatori, gli europarlamentari parlino, ci spieghino, ci delucidino.

Basta a questo stillicidio, a questa guerra tra poveri, a questi conflitti all'interno della stessa agricoltura europea, africana, del Centro America, degli USA o del Canada.
Basta alla mercificazione del cibo, perché il cibo non è  una merce, non è sfruttamento di popoli, chiunque essi siano.

Una cosa è certa: il mondo agricolo nazionale muore nell'indifferenza di chi dovrebbe impegnarsi a tutelarlo. 


16 marzo 2016

Oltre 250 mila le pagine del mio blog visualizzate


Non vi nascondo, amici, che sono molto contento di questo mio blog che, grazie al contributo prezioso della piccola Canon nera, ha appena superato l'obiettivo delle 250 mila pagine visualizzate, soprattutto da voi che, per primi, ricevete i messaggi che esso riporta.  

Importante per me per non perdere i contatti, in particolare con chi amo ed è lontano e con quelli che ho avuto ed ho modo di vivere momenti importanti della mia vita.

In primo luogo in Toscana, e ciò grazie ai legami affettivi, alla mia intensa attività sindacale -politica, prima di andare a dirigere l'Ente Mostra Vini - Enoteca Italiana di Siena che, dandomi la possibilità di conoscere e frequentare mondi nuovi, quali quelli dei vitivinicoltori toscani e italiani; delle istituzioni internazionali, nazionali e regionali; del marketing, con la possibilità d'incontrare, nel mondo, tanti nuovi amici e, con essi anche familiari e amici del mio Molise, che porto nel mio cuore con i loro sorrisi e la loro preziosa disponibilità.

Importante anche per parlare della mia terra, che sembra poca ma è tanta per tutto ciò che è capace di offrire con la sua storia - riporta al primo “Homo erectus” di oltre 700 mila anni fa - la sua cultura e la sua arte, molto spesso nascoste tra le mura in pietra di una casa o dentro le mura dei 136 paesi, che - sotto il sole, la pioggia, la luna e un cielo stellato - scendono dai monti e dalle colline per raccogliersi sul piccolo tratto di mare.

Sono essi il segno di una diffusa e ricca ruralità, un bene preziosissimo quando le luci abbagliano e non lasciano vedere oltre, con i valori e le risorse più preziose che vengono sotterrati da un consumismo che la crisi strutturale ha dichiarato spreco, e, come tale,  non più sostenibile.

Storia, arte, cultura e, come primaria attività, agricoltura, cioè l’arte di mantenere fertile il terreno, rinnovarlo, per nuove produzioni caratterizzate dalla bontà. Agricoltura contadina, la sola che ha in sé la possibilità di affrontare il domani e di dare quella sicurezza alimentare che il sistema, tutto concentrato sul profitto per il profitto, ha mostrato che non è nelle condizioni di mettere a disposizione dell’umanità e della stessa natura.

Senza dimenticare l’ambiente e il paesaggio, cioè risorse e valori messi in discussione da uomini miseri, privi come sono di lungimiranza e della loro sessa identità, però affamati di potere e di denaro, con il sistema che, per la propria sopravvivenza, alimenta. E che dire, poi, delle ricche tradizioni, molte delle quali uniche e tutte espressioni di un’indole, un carattere proprio dei molisani, che è quello della generosità e del rito dell’ospitalità.

A tal proposito ho appena raccontato una delle più significative e rappresentative del Molise, la Tavola di San Giuseppe, quale devozione, ma, anche, donazione, ospitalità, attenzione, solidarietà.

Poi, però, vince l’invidia, la voglia di dividere, denigrare e, anche, di infamare, come a voler dimostrare che i molisani esistono e non sono poi così diversi dal resto degli italiani.

Il mio amore per l’olio, il vino, il tartufo, il brodetto e il pesce di mare, le verdure, i legumi, la pampanella, la treccia e la stracciata, la ventricina e le salsicce, i cavatelli e i fusilli, i torcinelli, il pane e la pizza cotta nella ramera perché non siano dispersi i profumi sprigionati da pasta lievitata, pomodoro, olio da olive e origano non mancando una leggera spolverata di pecorino o parmigiano.

Un amore che, con il paesaggio, le storie, la memoria e il rapporto con le persone, porta direttamente alla poesia, al sogno, alla voglia di vivere pienamente la bellezza e la bontà, la musica che ogni cosa sprigiona, per vivere un mondo nuovo, senza dio denaro e, così, senza guerre, fili spinati, odio per il diverso.  Grazie mio amico blog e grazie mia piccola canon nera.

Ore 12,30

15 marzo 2016

LA TAVOLA DI SAN GIUSEPPE E L'OLIO DI FLORA

La Casa de Vento - Newletter n° 10

La festa di S. Giuseppe
il rito della solidarietà contadina  
l'occasione di ritrovata comunione   
il ritorno della primavera e della vita 
la sacralità dell'ospitalità e del cibo consumato insieme
l'usanza millenaria che non è stata intaccata dalla modernità  L'inno alla Dieta Mediterranea con l'olio da olive, la pasta, il pane, le verdure ed i legumi grandi protagonisti 

La grande tradizione della Tavola di S. Giuseppe rivive ogni anno, il 18 e il 19 Marzo, nella gran parte dei piccoli paesi del Molise, in particolare quelli del centro e del basso Molise.

La vigilia, soprattutto la sera, la visita delle case dove è allestito l'altare dedicato a San Giuseppe, il focolare acceso con le pignate di legumi in bella mostra e la Tavola bandita di ogni ben di Dio, in particolare di primizie, come gli asparagi e i germogli di pungitopo.

Era la tavola che i bambini del dopoguerra andavamo a guardare con gli occhi sbranati e la gran voglia di assaggiare.
La veglia intorno al camino con le orazioni e le litanie in onore di San Giuseppe. Il dono delle scarpelle ancora calde e l'assaggio di chicchi di granturco lessati o di legumi
                  
                                                              Le 13 portate 
                      (variazioni delle pietanze e dell'ordine delle portate in ogni paese)

1. antipasti di S. Giuseppe: alici o acciughe, fette di rosse arance condite con olio e zucchero; giardiniera di sottaceti con peperoni viola, uva, cavolfiori, olive ed asparagi verdi, carote rosse, pere tagliate a pezzetti e, a volte, anche uova sode e pezzi di mozzarelle


2. spaghetti con alici, noci, mollica di pane sfritta; spaghetti al tonno; vermicelli con sugo di baccalà e noci triturate

3. riso lessato e condito con olio extravergine di oliva; riso al sugo di baccalà; riso bollito nel latte, con zucchero, limone, vaniglia e cannella

4. portata tutta dedicata al baccalà: quello lesso condito con solo olio da olive; quello racanato (con molto origano) con patate cotte al forno, a cui si aggiungono anche uova, pomodori e mollica di pane; il baccalà in umido con cipolline fritte; quello impanato; il baccalà e cavolfiori racanati al forno

5 un piatto di frittelle di filetto di baccalà con la pastella

6. Cavolfiori semplicemente lessi o impanati, fritti e poi insaporiti con un composto di aceto, vincotto dolce e mandorle; cavolfiori con il baccalà, lessi e con diti con olio da olive; broccoli in umido o lessi e maritati con aringhe e econ acciughe

7. polpette di magro confezionate con la mollica di pane e uova, a volte si aggiunge del tonno

8. lessate di legumi; fagioli, lenticchie, piselli, ceci, fave e cicerchie, condite con abbondante olio da olive e cipolline fritte

9. la pezzenta, cioè una ribollita di legumi, sempre condita con olio da olive oppure solo lenticchie in umido con l'uvetta

10. l'impanata di peperoni sottaceto ripieni di mollica di pane, uva passa, alici e noci

11. l'agrodolce, mandorle tostate in crema di mosto cotto o vincotto a cui, a volte, si aggiunge un trito di noci oppure l'agrodolce si prepara con noci, mandorle e nocciole in vincotto con varie essenze, uva passa e cannella

12. i calzoni, rustici di pasta fatti a mezzaluna e ripieni di impasti di ceci e miele aromatizzato,  con pezzettini di cedro e cannella. Ci sono in qualche luogo della devozione a San Giuseppe anche le ficurelle, frittelle ripiene di piccoli fichi e anche una serie di scarpèlle o scupèlle o scrippèlle fritte e spolverate di zucchero a ricordare il Natale

13. varietà di frutta di stagione.




La Tavola è composta da La Sacra famiglia (Giuseppe, Maria e Bambin Gesù) più dieci altri invitati a rispettare il numero 13 dell'ultima cena.
Dopo il pranzo la recita delle preghiere prima di riaccompagnare i componenti de La Sacra famiglia nelle rispettive abitazioni, con un cesto pieno di pagnotte di pane e cibi rimasti.
Altre due momenti importanti di queste due giornate aperte al pubblico - tante altre in precedenza dedicate alla ricerca del cibo da parte della famiglia devota e alla preparazione di tutto quel ben di Dio che le portate raccontano - sono le offerte ai visitatori della cappella e, in alcuni posti, il culto dei falò accesi verso sera  quale occasione per canti e balli, altre degustazioni con bicchieri di vino quale brindisi finale.
Dedichiamo il racconto delle portate di questa festa a tutti i ristoratori , in particolare i nostri amici de L'Olio di Flora, convinti di stimolare, con questa magnifica tradizione tutta molisana, ancor più la loro già ricca fantasia

Quest'anno la Festa di San Giuseppe capiterà
tra la prima e la seconda settimana di Quaresima che segna la Pasqua.
Una buona occasione per vivere le tavole di San Giuseppe e visitare il piccolo grande Molise

N. B. L'elenco delle portate è quello riportato  nel libricino n° 9, Il "Convito" e la "Devozione" di San Giuseppe nella tradizione molisana, della Biblioteca Popolare Molisana - edizioni Emme 1998 - scritto da Enzo Nocera, uno straordinario cultore della cucina molisana, editore e scrittore


                                
L'olio di Flora
entra, con il punteggio 7.5, nella Rassegna degli Oli Monovarietali,
il concorso promosso dall'Agenzia di Sviluppo della Regione Marche.
Un importante riconoscimento che va a merito della cultivar Gentile di Larino, l'olivo più diffuso nel Molise, e al suo territorio che è tanta parte dell'origine della qualità dell'olio.






A voi
l'augurio
    di una
Santa Pasqua
dai 615 olivi de La Casa del Vento, L'olio di Flora e gli ospiti permanenti, gli amici Lina, Emma, Tobia, e il gatto Boss

11 marzo 2016

Verde di smalto traslucido/Il vento dei Frentani

...oltre la diga
Verde di smalto traslucido
nei gioielli della mia terra
nel tempo fertile che la rese felice
conservo negli occhi e nel cuore quel riverbero di luce
vera
lo cerco
nel vento della memoria
in un oggi che solo lo riflette
vorrei riportarlo qui


Lo sognai come gigante, una volta
che porta la vita sui fiori

Nei tuoi occhi ho intuito
lo stesso amore che avevo per lei
non era la tua terra
ma terra mia che hai saputo amare

In te soffia quel vento fecondo che conosce la terra
Una distanza apparente che lo sguardo conosce e cancella

Verde di smalto traslucido è l'acqua del Biferno giù a valle
oltre la diga
Nella casa del vento
riconobbi mio fratello
Il vento dei Frentani ha gli occhi verdi.

Barbara Cucini
Siena, marzo 2016

Barbara, sposata Margheriti e, come tale, nuora del mio Presidente dell'Ente Mostra Vini-Enoteca Italiana di Siena, è la guida stupenda, magica, innamorata della sua Siena, che io ho conosciuto anni fa e subito diventata mia amica. A questa sua professione aggiunge la passione per la scrittura, con la pubblicazione di un bellissimo libro, pubblicato nel 2013, "Vanezio con la V" per non confondere con Panezio con la P, il mitico cavallo del Palio di Siena; e di una raccolta di poesie, aforismi, storie dell'anima "Specchi", uscito lo scorso anno. Barbara ha voluto dedicare al mio Molise e a me questa poesia che mi ha commosso. Grazie Barbara, da me e dalla mia terra, a te e a Siena.



10 marzo 2016

‘Bio unica agricoltura praticabile'

 L'Italia emerge con circa l'11% di superficie coltivata bio, tra i maggiori produttori al mondo per olivi e viti. Il mercato mondiale del biologico è fortemente in crescita: nel 2014 ha visto un giro d'affari di oltre 60 miliardi di euro.

Sono alcuni dati snocciolati nel giorno di apertura del Biofach di Norimberga, subito ripresi da AIAB. Il mercato del biologico in Europa nel 2014 ha continuato a crescere con un +7,6%, raggiungendo i 26 miliardi di euro (quasi a pari merito con il mercato degli Stati Uniti che ha un giro di 27 miliardi e che è il più grande mercato mondiale). Per quello che riguarda le aree coltivate nell’Unione Europea, nel 2014, il 6% sono bio.

L'Italia spicca con circa l'11% di superficie agricola coltivata col metodo biologico. Se in termini di superficie destinate al bio emerge la Spagna (1,7 milioni di ettari), l'Italia assume la leadership di estensione di colture produttive con 1,4 milioni di ettari di superfici coltivate a cereali, olive e viti. Rilevante è la superficie coltivata a olivicoltura e viticoltura, una estensione che porta l'Italia tra i maggiori produttori al mondo.

I dati del Biofach assumono maggiore rilevanza perché escono contemporaneamente allo studio 'L'agricoltura biologica nel 21° secolo', che per la prima volta analizza 40 anni di ricerche scientifiche e centinaia di studi, che mettono a confronto l'agricoltura biologica e convenzionale attraverso i quattro obiettivi di sostenibilità individuati dalla National Academy of Sciences: produttività, economia, ambiente e benessere della comunità.

Il risultato? 'Nonostante la rapida crescita negli ultimi due decenni, la produzione biologica attualmente rappresenta solo l'1% dei terreni agricoli globali, mentre - afferma John P. Reganold della Washington State University, uno degli autori dello studio - dovrebbe avere un ruolo principe nel nutrire il mondo. Chi rema contro ha a lungo sostenuto che l'agricoltura biologica è inefficiente, che richiede più terra per produrre la stessa quantità di cibo.

La rassegna invece descrive i casi in cui i rendimenti in bio possono essere superiori a metodi di coltivazione convenzionali. Inoltre, in condizioni di siccità gravi, che dovrebbero aumentare con il cambiamento climatico, le aziende biologiche hanno il potenziale per produrre di più a fronte della maggiore capacità del suolo di trattenere l’acqua'.

'Sono dati che confermano quanto AIAB va dicendo da tempo e su cui ci sono sempre meno dubbi - sottolinea Vincenzo Vizioli, presidente dell’associazione - ed ora che il bio cresce tutti devono fare bene il proprio mestiere: dalla politica alla ricerca, dal sostegno tecnico alla produzione, dalla promozione, al controllo. Su queste partite si gioca il futuro e la credibilità dell'unico modello agricolo praticabile per tutelare salute, ambiente e reddito degli agricoltori'.
da  GreenPlanet.net - bollettino bio del 23 Febbraio u.s.

7 marzo 2016

LE IDEOLOGIE



di Nicola Picchione
Non sempre riesco ad evitare , come mi propongo, di scrivere su FB che credo sia una specie di Grand Hotel degli anni cinquanta e non una sede di discussione. Ogni tanto cedo come adesso.

Alcune affermazioni brevi ma perentorie su FB- che comunque leggo sempre- sollecitano in me riflessioni sulle ideologie.
Una ideologia parte da un'esigenza che sollecita la mente per poi invadere il sentimento, diventare una fede che finisce col dominare la ragione. Nasce come luce per guidare il cammino e finisce con abbagliare: un'idea che annulla tutte le altre e diventa un ciclope con un solo occhio e con l'udito che ascolta solo se stesso.
Le ideologie promettono soluzioni a problemi essenziali, formano sètte organizzate contro altre sètte che seguono altre ideologie. Quelle religiose sono le più rigide, presuppongono verità rivelate e assolute, non discutibili (salvo modificarle servendosi delle ambiguità dei testi ritenuti sacri: non a caso tutte le religioni hanno al loro interno sette che si combattono per l'esclusività). Le ideologie non religiose possono essere altrettanto assolute ma hanno vita più breve essendo soggette alla verifica dei fatti reali anziché a entità e mondi solo immaginati o sperati.


Non avere ideologia, d'altra parte, conduce a un relativismo paralizzante, a un qualunquismo.


Forse la via d'uscita è darsi pochi princìpi generali saldi che facciano da metro di misura ma con la disponibilità a sottoporli a verifica ricordando che essi non sono mai assoluti e sono in continuo confronto con le esigenze della vita sociale.
Poiché nulla è assoluto: molte idee che ritenevamo immutabili sono state travolte dai tempi. Valga un solo esempio, il comandamento etico principale: non uccidere. Esso ha sempre trovato molte eccezioni, non è il caso di numerarle. Il pacifismo assoluto di Gesù (ama il nemico, perdona sempre) fu sostituito prima dall'idea di "guerra giusta" di S. Agostino e poi da quello di "guerra santa" di S. Bernardo. Proprio quella che gli islamici chiamano jihad.


Il mondo non è mai statico.
Oggi bisognerebbe mettere da parte i castelli delle ideologie che rendono impossibile la comprensione e la coesistenza. Bisognerebbe instaurare le idee della ragione che esigono il confronto.
Ma il mondo è pieno di bandiere e idoli, di interessi contrapposti. Aleppo con le sue case squarciate, desolata e deserta; i campi stracolmi di chi è fuggito e non sa dove andare. Noi spaventati d'essere invasi. La Terra profanata dai rifiuti solidi liquidi gassosi.
Forse la ragione non ha mai governato il mondo e quella mela mangiata da Adamo non era il pomo della conoscenza ma dell'avidità e del desiderio di possesso.
Nessuna divinità, nessuna ideologia aiuterà gli uomini e chiunque dirà loro di vivere in pace verrà crocifisso.

Inaugurazione di Piazza Paul Harris a Termoli

di Franco Cianci 

Mi piace innanzitutto ricordare la figura di Domenico Sbrocca, veterinario, nato a Matrice (Cb), res.te all’epoca a Montenero di Bisaccia, padre dell’attuale Sindaco di Termoli avv. Angelo Sbrocca, che fu uno dei fondatori del Rotary Club di Termoli.

A lui va preliminarmente il mio messaggio di saluto e di commosso ricordo.

 Non posso iniziare questo mio breve, come spero, intervento, se non ricordando la fantastica vita di Paul Harris  - nato a Racine  (Wisconsin), nel 1868 e morto a Chicago il 27.1.47 - che nel febbraio del 1905, insieme a tre suoi amici di varie estrazioni sociali  (un venditore di carbone, un ingegnere minerario ed un sarto) fondò, nella disperata Chicago, dove il segno generale erano la solitudine e la incomunicabilità tra la gente, il Rotary club.

Sono passati da allora 111 anni e la strada percorsa è stata intensissima, intricata, piena di successi ma anche di insuccessi e di contrasti.

Era in realtà l’America e lo spirito americano che fu sempre tributario verso la civiltà europea delle sue radici e del suo mondo culturale e spirituale che cercava di rientrare nell’Europa, dopo un cammino che era cominciato dall’Europa verso l’America, con il fantastico battello Mayflower, nel 1620, a poco più di cento anni dalla avventura colombiana, con il suo carico di gesuiti padri pellegrini e tutto il retaggio delle tradizioni culturali inglesi ed europee che diedero inizio alla più fantastica avventura umana che si compì negli Stati Uniti d’America.

Progetti straordinari ed ambizioni sarebbero stati realizzati nel corso del secolo XX, tra i quali il più importante quello di avere quasi totalmente debellato la poliomielite nel mondo, attraverso la vaccinazione di quasi due miliardi di bambini, vaccinati personalmente dai volontari del Rotary, uomini e donne, che si spingevano, e si spingono ancora, in tutte le parti più remote e pericolose del pianeta e che ha avuto apprezzabili riconoscimenti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) da Paul Getty che ha donato alla Rotary Foundation qualcosa come un miliardo di dollari, dalla Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che hanno riservato, addirittura, al Rotary un posto permanente di ascolto e di comunicazione.

Non posso, pertanto, che essere vivamente grato al Sindaco di Termoli, avv.Angelo Sbrocca e al suo Vice Sindaco, prof.ssa Maricetta Chimisso e naturalmente a tutti i membri della amministrazione comunale termolese, per avere aderito e, quindi, fatta propria l’idea tutta rotariana del club di Termoli, di intestare questo luogo e questo bellissimo parco, che fu creato dall’allora Sindaco (se mal non ricordo , Alberto Montano), a Paul Harris.

Questa iniziativa è destinata, quindi, a diventare una delle più importanti del nostro Distretto, che comprende Marche, Umbria, Abruzzo, Molise e, fino a qualche tempo fa, l’Albania, e dovuta, quindi, al club di Termoli, per la fondazione del quale ebbi incarico, nel 1964, dall’On. Francesco Colitto, padre costituente (egli fece parte della Commissione dei 75, insieme a personaggi come Piero Calamandrei, Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Umberto Terracini, Gaspare Ambrosini, Aldo Moro, Giorgio la Pira, Dossetti ed altri, per rifondare l’Italia, attraverso una nuova Costituzione che rielaborasse tutta la storia remota e recente dell’Italia (e in particolare la tragica esperienza della II guerra mondiale e del nazifascismo) e di creare le basi perchè non potessero più accadere eventi come quelli della prima metà del secolo scorso, in cui si succedettero due guerre mondiali, esperienze totalitarie funeste e tutto quello che di peggio vi è stato e vi è tuttora, per l’uomo: razzismo, estremismo, intolleranza, guerre feroci, olocausti ecc.

Dovetti a quell’epoca intervistare, colloquiare con molti personaggi della nostra città, come Alfredo D’Andrea, Florindo D’Aimmo, futuro Presidente del Consiglio  Regionale, e, poi, della Regione Molise, lo stesso Vescovo di Termoli che però non accettò l’invito a farne parte ed altri autorevoli volenterosi amici di Termoli, per costituire finalmente nella primavera del 1968, il terzo club molisano del Rotary.

Quindi, è con viva emozione che ricordo non solo tanti amici , molti scomparsi, tra cui Giampaolo Tagliaferri, allora Governatore del Rotary, i cofondatori e soprattutto i presenti per la inaugurazione di questo parco a Paul Harris.

Mi viene una idea e la lancio, nel vivo augurio che possa essere raccolta dalla amministrazione Comunale di Termoli e portata a termine, perchè non trasformare questa area in un luogo di particolare attrazione culturale, come può essere, ad es, un teatro  o un auditorium; sarebbe una realizzazione fantastica e duratura, luogo di culto intellettuale, morale, etico, di ascolto, di celebrazione, molto importante per la rivitalizzazione di una città come la nostra .

Tante piccole realtà anche inferiori a Termoli, hanno i loro teatri e i loro auditorium , potrei ricordarne tantissimi ma mi basta ricordare Campobasso, la piccola Larino, Fermo, Iesi, Todi, Gualdo Tadino, Orvieto, Spoleto, Matera, che hanno fatto di questi luoghi di culto intellettuale la loro forza di comunicazione e la loro capacità propulsiva di idee, di cultura, di saggezza.

La grandezza del Rotary è infatti il culto dell’ambizione e degli ideali; la capacità di sfida alle difficoltà, che inevitabilmente si addensano  davanti ad ogni iniziativa.

L’ambizione unita agli ideali, alle responsabilità dell’etica , dei fattori sociali è la grande molla dell’uomo : furono una ambizione e una sfida quella, ad es, di Ulisse per  la conquista e il superamento delle colonne d’Ercole, perfettamente eguale quella di Colombo nella conquista dell’America, gli esempi potrebbero continuare all’infinito, che segnarono le pietre miliari del progresso e del cammino della umanità.

Nei piccoli, quanto nei grandi orizzonti che l’uomo si propone  - le dimensioni in realtà non contano – l’ambizione, la moralità, la sussidiarietà, la solidarietà sono state sempre le armi vincenti dell’uomo .

Tolomeo o Galileo, Einstein o Armstrong e tanti altri, possono considerarsi come gli artefici di questo straordinario, fantastico, avventuroso cammino dell’uomo verso il futuro.

E, quindi, attraverso il lancio di questo progetto che potrebbe essere realizzato in un luogo che sta tra il mare, il grandissimo mare Adriatico (grandissimo per intensità di storia, di culture che vi si affermarono, di cui anche il Molise in qualche modo si giovò, attraverso le immigrazioni di comunità croate ed albanesi) sotto il profilo etico e politico e la parte arretrata della nostra città, potrà diventare il luogo del futuro.

I mezzi ci sarebbero : la Rotary Foundation, attraverso i meccanismi del matching grant, le associazioni e naturalmente il Comune di Termoli e i cittadini tutti, tra i quali mi autocandido ad essere sottoscrittore di quota.

Non posso dimenticare in questo momento, quando, sotto la spinta propulsiva del rotary club, nei primi anni del 1970, con la collaborazione di una commissione che si prefisse di consultare tutti i cittadini di Termoli per l’acquisto di un grande organo monumentale da installare nella cattedrale di Termoli, che venne appunto realizzato sull’onda emotiva di concerti dell’organo Hammond stupendamente suonato dl maestro Giordano Giustarini, uno dei più grandi organisti dell’epoca, da me direttamente contattato a Siena.

Bene, con questo chiudo .

Un grazie ancora al Sindaco, al Vice Sindaco, a tutto l’apparato comunale, a tutto il Rotary  Club, in particolare a Lino Bianconi e a tutti i dirigenti del club .

Franco Cianci

Ripartire dai legumi per vivere la sobrietà, il domani


Se avessi la possibilità, non dico di prendere decisioni, ma anche solo di dare dei consigli a chi ne ha il compito, appunto quello di decidere sulle cose che sarebbero da fare per contrastare la crisi di un sistema fallito, direi di giocare prima di tutto sulla corretta informazione e educazione del cittadino, soprattutto dei giovani e giovanissimi, quelli più a rischio di una vera e propria deriva.
Suggerirei subito di sviluppare il tema del territorio – questo  bene comune che appartiene a ognuno di noi e dal quale dipende il domani di tutti, che il sistema considera sempre più un patrimonio privato, al pari della nostra salute –  per sottolineare la sua centralità, dopo aver ben spiegato il significato ed il valore che esso sempre più ha.
In pratica, arrivare a creare la consapevolezza che il territorio è, oggi, ancor più prezioso di sempre, nel momento in cui viene distrutto e fatto oggetto di scempio da vere e proprie azioni criminali, come il furto di terreni fertili, paesaggi, siti archeologici, documenti, tradizioni, lingue e dialetti, usanze, mestieri, piccole ma fondamentali attività che servono a dare forza a una comunità e a mantenere in vita un centro abitato, tanto più se storico.
Un bene comune che esprime la nostra identità ed è il solo sul quale possiamo contare se vogliamo davvero  programmare il domani. In pratica, la grande risorsa da salvaguardare per poterla così rendere eredità da lasciare alle nuove generazioni.
Una certezza, ancor più che una speranza, visto che esso non solo è contenitore di storia, cultura, tradizioni, ma anche l’origine della qualità del cibo, che l’agricoltura e la zootecnia mettono a nostra disposizione, oltre che espressione della bellezza degli ambienti e dei paesaggi.
Per tutto questo, il territorio è il patrimonio di una comunità, un paese, un popolo, una nazione, nelle mani di un “proprietario” (com’è scritto nella nostra Carta costituzionale) ma solo per una sua gestione temporanea, con il compito di averne cura e premura proprio per preservarlo e non distruggerlo.
In verità siamo di fronte a un vero e proprio spreco di questo bene fondamentale, oltretutto finito, e ciò mostra che è proprio lo spreco, che tocca, non solo il territorio, ma l’insieme di valori e risorse, il male da curare.
L’antidoto più efficace allo spreco è la sobrietà (moderazione, misura), che è alla base di uno stile di vita che ci appartiene da sempre, la Dieta Maditerranea. Oggi, grazie anche al suo riconoscimento di bene culturale dell’umanità, sta trovando sempre più attenzioni e consensi in ogni angolo del Pianeta.
Uno stile di vita che ha nell’alimentazione la sua espressione più manifesta, con il cibo – la primaria energia del regno animale – nel ruolo di attore principale.
Potrebbe prendere in considerazione l’olio da oliva, quale filo conduttore della Dieta Mediterranea, come argomento nuovo da sviluppare, ma – non chiedetemi la ragione – suggerirei di parlare dei legumi.
I legumi, non importa se fagioli o lenticchie, ceci o cicerchie, piselli o fave (un piatto con almeno quattro nel mio Molise viene denominato “a pezzente”, cioè la povertà, la miseria), come a esprimere un significato alto che essi hanno sempre avuto, quello della solidarietà con chi aveva fame e bisogno di proteine, cioè di mattoni.
Un piatto che permette, anche, di spiegare il valore delle piante di leguminose nella rotazione e avvicendamento delle coltivazioni agricole, quale significato e attualità dell’agricoltura contadina che ha sempre pensato di dover dare alla terra per avere il raccolto migliore e non solo di prendere, come accade con  l’agricoltura super intensiva o industriale. Un prendere senza dare che, nel tempo, porta il terreno a diventare prima povero e, poi, addirittura sterile.
I legumi nel loro significato di  “carne dei poveri”, cioè di fonte importante di proteine, non a caso dette nobili, che hanno nutrito l’umanità. La “carne dei poveri” in contrapposizione con la “carne dei ricchi”, quella proveniente dagli allevamenti di animali, che, con la crescita del suo consumo, è diventata fonte di discussioni, anche accese, riferite a più aspetti: lo stato di salute, nel caso degli allevamenti industriali, degli animali e i pesanti maltrattamenti; la salute delle persone che esagerano con il consumo di carne, fino a farne  un vero e proprio abuso alimentare; l’incidenza sul clima, con l’emissione di quantitativi enormi di anidride carbonica. Non solo, direi di continuare a svolgere il tema affrontando  la grande questione della deforestazione a causa degli allevamenti industriali e, cioè, la distruzione di enormi superfici di foreste, con una perdita netta di biodiversità vegetale e animale, uomo compreso, per fare posto alle monocolture di mais e di soia. E infine, parlare di acqua, la vitale risorsa che le leguminose usano con grande parsimonia e, anche, di quella potabile che è sempre meno. Senza dimenticare gli inquinamenti dei fiumi e dei mari.
Per dare un po’ di leggerezza al tema, posso suggerire al mio interlocutore di parlare della pignata e raccontare il perché “solo la cucchiaia sa i guai e le gioie” di questo contenitore proprio dei legumi, di terracotta e,  come tale, resistente al fuoco, o delle tradizioni nate intorno a una batteria di pignate di legumi sulla soglia del focolare, e penso alla devozione a San Giuseppe, alla vigilia dell’entrata della primavera, che vive dalle mie parti.
E, ancora, lo stretto rapporto che i legumi, al pari dei cereali e della frutta e verdure, hanno con l’olio extravergine di oliva e, così, entrare in quel mondo speciale dell’olivo e dell’olio e, soprattutto, dei territori che li esprimono, abbinati a paesaggi e ambienti stupendi, storie, culture e tradizioni, che sono parti di una civiltà che è nata e si è sviluppata con la sobrietà e che lo spreco di questi ultimi decenni sta distruggendo.
pasqualedilena@gmail.com