30 aprile 2016

Alessandro Di Lena miglior giovane al 14° Campionato Nazionale di potatura


Alessandro Di Lena in azione
su un olivo "Gentile di Larino"




Dopo il terzo posto ottenuto qualche settimana fa a Colletorto, città dell’olio sede del Campionato regionale di potatura, che ha visto la brillante vittoria del fratello Pasquale, Alessandro sale riceve la Targa assegnata al miglior giovane al Campionato Nazionale di potatura dell’olivo, organizzato dall’Assam a Montopoli Sabina, in provincia di Rieti nel Lazio.

E’, ancora diciassettenne, questo campione di potatura nella categoria Giovani, cioè i concorrenti compresi tra il 16° e il 21° anno d età.
 Non è la prima volta che Alessandro Di Lena viene premiato, avendo già ottenuto un secondo e due terzi posti (l’ultimo pochi giorni fa) al Campionato regionale di Potatura, organizzato dall’Agenzia regionale di Sviluppo dell’agricoltura molisana.
Un grande riconoscimento quello di oggi del giovanissimo  Alessandro, che premia la sua grande passione per la campagna e l’olivicoltura in particolare, e premia, ancora una volta, una famiglia di potatori plurivincitori, quella di Antonio Di Lena, da considerare il grande maestro dei suoi due figli Pasquale e Alessandro. Anche lui abituato al podio del Campionato regionale, avendolo vinto due volte e, mancando per un soffio quello di un Campionato nazionale, giunto quarto. 
Il grande applauso oggi è tutto per Alessandro per questo importante riconoscimento che premia la sua grande passione per l'olivicoltura e l'arte, non facile della potatura, che è tanta parte dei successi di un olio.

Grazie a Alessandro e a questa prestigiosa targa che onora Larino, antica e recente capitale dell'olio, culla delle Città dell’olio, e il Molise forte dell'antica tradizione legata all'olivo e all'olio.


28 aprile 2016

"NEL NOME DEL VINO"


 Evento targato  “Il Sabato del Villaggio” iniziativa in collaborazione tra Biblioteca Labanca e Centro Studi “Luigi Gamberale” 

Una serata per condividere Cultura letteraria e enogastronomica. Un libro, una storia, il vino e le alcune delle eccellenze gastronomiche di Agnone  



Come trasformare la presentazione di un libro nella celebrazione delle eccellenze di un territorio. Accadrà Venerdì prossimo 29 Aprile, ad Agnone, a partire dalle 17.30, nella nuova sala convegni di Palazzo Bonanni nel cuore del centro storico. La sede è quella che ospita la fortunata mostra “La Tavola Degli Dei” che per un giorno farà posto alla cultura letteraria ed enogastronomica.


La scrittrice Gioconda Marinelli e il viticoltore Antonio Valerio, con l'aiuto del giornalista Nicola Mastronardi, presenteranno il volume "Nel nome del Vino" scritto a quattro mani e pubblicato lo scorso mese di dicembre per i tipi della casa editrice "Homo Scrivens".

Agricoltura, ruralità, identità profonda di un territorio e senso di appartenenza si intrecciano in una storia-favola senza apparenti limiti temporali per una riflessione sui valori di un popolo e del suo rapporto millenario con la terra che lo ospita. “Nel Nome del vino” è un piccolo-grande libro che tutti, dai ragazzi più giovani agli anziani più avanti negli anni, dovrebbero far proprio leggendolo.


Dopo la presentazione, che vedrà anche l’apporto di lettura di brani da parte di Saverio La Gamba, alcuni dei migliori prodotti dell'agroalimentare agnonese saranno proposti in abbinamento a due dei vini scelti tra quelli dell'azienda Campi Valerio, unica cantina, sempre più prestigiosa, della provincia di Isernia. I pluripremiati prodotti del  Caseificio Di Nucci, le gustose novità dell’azienda dolciaria di Jerry Labbate e i raffinati mieli di Marco Cacciavillani saranno i protagonisti dell’aperitivo offerto dalle stesse aziende. Letteratura ed enogastronomia si sposeranno, in questo modo, per una serata che rappresenta anche il primo evento del 2016 targato “Il Sabato del Villaggio” iniziativa che vede collaborare da due anni la Biblioteca Labanca e il Centro Studi “Lugi Gamberale” . Appuntamento per tutti, dunque, a venerdì 29 a Palazzo Bonanni di Agnone.




27 aprile 2016

Gli intellettuali di oggi

Gli intellettuali di oggi
Molti, forse troppi, sono definiti intellettuali cioè forniti di cultura e capaci di idee che aiutano altri a capire. Alcuni riescono ad avere un impatto sociale rilevante e le loro idee suscitano utili dibattiti. Ad esempio, Pasolini e la Fallaci: due personalità molto diverse, libere, con idee anche criticabili ma capaci di smuovere altre idee, suscitare dibattiti. Per molti anni la maggior parte degli intellettuali era di sinistra, forse anche per demerito della destra. Oggi la categoria degli intellettuali ha figure di scarsa attrazione. Il campo è invaso da erbe di poco conto: non è stato coltivato. Non a caso siamo al 77° posto nella libertà di stampa. L'assenza di intellettuali autorevoli è sintomo di una società addormentata. Berlusconi e Renzi e le loro corti sono simboli di questo degrado intellettuale e culturale. I due non sono paragonabili ma hanno alcune affinità. Seminano promesse e ottimismo, non tollerano intrusioni. Se B. ha ridotto la destra a cortile del suo palazzo, R. sembra voler disfare ciò che rimane della sinistra. Entrambi disprezzano il mondo intellettuale autonomo e lo temono.
Molti intellettuali di oggi sono comparse da salotto, piccoli lumi che non illuminano o non convincono, che non suscitano entusiasmo o avversione, in una situazione che invece richiederebbe grandi contributi di idee: il mondo sta cambiando velocemente, l'assetto sociale abbatte le vecchie regole. In questo marasma pieno di paure e incertezze che rischia di far emergere figure dittatoriali tribuni e populismi occorrerebbero menti illuminate e autorevoli.
Tutto l'Occidente vive un'epoca di crisi, di transizione: si trova davanti a problemi nuovi come la migrazione o guerre con vecchie finalità ma nuove strategie. L' Italia è del tutto impreparata ma è la più esposta a queste nuove situazioni. Ha una classe politica inadeguata in buona parte senza vocazione, attratta da privilegi personali; una classe dirigenziale vecchia e imbalsamata; una classe imprenditoriale priva di grandi vedute che spesso cede a ricatti o sollecita favori mediante la corruzione. Il tessuto sociale di artigiani e piccoli imprenditori è scoraggiato e soffocato. C'è, soprattutto, un popolo stanco e sfiduciato, svogliato, disattento, con poca cultura, rassegnato alla corruzione e alla delinquenza organizzata, che si adatta, che cede a opposti populismi. Forse, che spera puerilmente in un uomo forte. I problemi gravi vengono discussi come si fa con le partite di calcio: tutti esperti, tutti con soluzioni sperate ma impraticabili. Un solo esempio: la migrazione di grandi masse che sempre più premono come una invasione da alcuni temuta da altri negata (Treccani- Invasione: “irruzione arbitraria in un luogo”, “penetrazione in un territorio di popoli che migrano in cerca di nuove sedi”), da alcuni salutata come un vantaggio da altri ritenuta disastrosa. Si va avanti litigando ognuno con le sue certezze e le sue ricette, da una parte esaltando l'accoglienza e accusando gli altri di egoismo o di razzismo, elencando le non poche responsabilità passate e presenti dell' Occidente e negando pericoli in aggiunta ai nostri; dall'altra invocando muri e cannoni a difesa di una civiltà che sembra in disarmo. I primi prendendo ad esempio un papa che forse trascura il suo ruolo politico (magari indiretto ma importante) e che sembra scivolare in un populismo religioso che poco razionalmente non pone limiti all'accoglienza né sembra volerne vedere le conseguenze anche gravi (forse anche sulla sua stessa religione). Dall'altra parte una chiusura completa che oggi è del tutto impossibile. Abbonda la retorica da una parte e dall'altra. Chi elenca i morti in mare come se fossimo noi a provocarli; chi invece ritiene che andando a soccorrerli facilitiamo anzi invogliamo altri arrivi senza limiti accelerando un disastro nazionale ed europeo. Chi ritiene che andare ad aiutarli a casa loro è il solo mezzo per fermarli; chi elenca i molti aiuti che in decenni non hanno modificato situazioni di malgoverni locali (forse trascurando gli interessi occidentali a mantenere quei malgoverni).
L'esempio potrebbe continuare con l' ISIS che avanza quasi indisturbato, all'inizio ritenuto una banda di miserabili predoni (forse all' inizio favoriti dall' Occidente) la cui forza è in una strategia che ci ha colto impreparati e con nessuna voglia di una vera guerra o anche con interessi economici e politici contrapposti.
La causa prima delle incertezze è la confusione delle idee che crea incertezza e aumenta con l'aggravarsi delle situazioni sino alla impossibilità di trovare soluzioni possibili, sino alla resa e a una sconfitta totale di fronte a una marea crescente inarrestata.
Navighiamo a vista, circondati dalla nebbia, incapaci di aprire nodi sempre più stretti, di scioglierli o anche di tagliarli con la spada come fece Alessandro con quello di Gordio. Cediamo a preconcetti, paure, desideri andando dietro a populismi opposti come l'accoglienza illimitata o il respingimento assoluto o anche violento.
Gli intellettuali autorevoli dovrebbero illuminarci, ridurre i dubbi e gli estremismi. Forse la loro assenza è segno che la forza propulsiva della nostra civiltà sta esaurendosi e si predispone, rassegnata, a un ricambio che però minaccia un lungo periodo di paralisi. Forse un eccesso di benessere addormenta non solo il corpo. Così tra un altruismo apparente confuso e poco solidaristico, fondato sulla pietà che è sentimento per i singoli ma non per i popoli e un egoismo miope, sterile e alla lunga perdente andiamo alla deriva accusandoci, litigando sterilmente. Cresceranno le pressioni di popoli in movimento che non riescono a trovare soluzioni a casa loro malgovernata, la concentrazione in poche mani delle ricchezze e l' impoverimento degli altri con inevitabili tensioni, la fragilità di un sistema che sembra esaurito e crolla iniziando dai più deboli e incapaci.
In questo ribollire di forze manca la lanterna del pensiero.

L'olio diventa protagonista nel piatto al concorso enogastronomico di Termoli


da Italia a Tavola -  quotidiano di enogatronomia, turismo, ristorazione e ospitalità
di Pasquale Di Lena

Cultura e formazione al centro della “Settimana eccellenza gastronomica” con grandi ospiti, corsi di pasticceria e cioccolato e un concorso che ha visto 13 giovanissimi concorrenti giocare sul rapporto olio-cibo

Una straordinaria e interessante kermesse di quattro giorni, la “Settimana eccellenza gastronomica”, tutta all’insegna della cultura e della formazione, ha animato l’Istituto alberghiero “Federico di Svevia” di Termoli con il corso sulla Pasticceria, con un master sul Cioccolato e il concorso di Enogastronomia, con gli abbinamenti non solo del vino, ma anche dell’olio, e un seminario su “Enogastronomia e turismo”.



A seguire il master sul Cioccolato personalità di grande prestigio nel campo della pasticceria, come il campione del mondo nonché presidente della Fip (Federazione italiana della pasticceria), Roberto Lestani, accompagnato dalla delegata della Fip del Molise, Daniela Carissimo, campionessa in competizioni nazionali e internazionali, Silvia Celi della Fip Abruzzo e da Gina Vitucci dell’Equipe Eccellenze. Il Concorso, a carattere interregionale, ha visto la partecipazione degli allievi non solo del Molise, ma anche del Lazio, delle Marche, dell’Abruzzo e della Puglia, seguiti e applauditi da un pubblico entusiasta.

L’onore di essere stato chiamato, quale esperto di olio, a far parte della giuria del concorso Enogastronomia, mi dà la possibilità di riportare alcune riflessioni su questa bella novità della presa in considerazione dal Concorso, del rapporto cibo-olio e non più solo cibo-vino. Una giuria presieduta da Christian Castorani, chef del Red Academy di San Vito Chietino (Ch) e composta da Roberto Lestani; Rudy Rinaldi, sommelier professionista presidente dell’Aspi Abruzzo e Molise e Maurizio Varriano, esperto di turismo per i borghi d’eccellenza.

Nella quasi totalità i tredici concorrenti erano coppie di giovanissimi vestiti come gli chef professionisti, con alcuni già pronti a diventare protagonisti vista la facilità nel comunicare il loro lavoro, la loro passione per il cibo e la cucina. Le presentazioni dei vari piatti, preparati con grande gusto a dimostrazione che sono guidati da bravi maestri, si sono trasformate in vere e proprie lezioni con le domande e i consigli dati dai componenti della giuria.



L’olio, questo straordinario filo conduttore della nostra migliore tradizione culinaria fortemente legata alla dieta mediterranea, ha svolto magnificamente il ruolo di protagonista affidatogli dal promotore della “Settimana di enogastronomia”, Maurizio Santilli, insegnante dell’Istituto alberghiero di Termoli. Un vero maestro che vive la gioia dei suoi allievi che si vanno affermando nel Molise, una regione che vale la pena visitare per la bellezza dei suoi paesaggi, la ricchezza della sua storia e delle sue tradizioni, l’impronta della ruralità e, sempre più, per degustare la sua cucina di grande bontà grazie anche a questi giovani e bravi interpreti del territorio che dà al cibo la qualità. Non solo nel Molise, molti sono già protagonisti in Italia e nel mondo.

Per me, un Concorso che dedica all’olio un’attenzione così particolare, una vera e propria novità, merita più di un applauso, anche perché, quello che è successo nella “Settimana di enogastronomia”, da ora in poi, spero, “Oleoenogastronomia”, ha confermato una verità, e cioè che la bontà o meno di un olio fa la differenza nella pietanza e nello stesso piatto. Un dato importante per la formazione dei futuri chef o cuochi, nel momento in cui sanno che l’olio, quello extravergine di oliva, nelle sue diverse espressioni di fruttato - intenso, medio o leggero - ha la capacità di esaltare o abbassare la bontà del cibo.

La stessa quantità di olio da olive, cioè poche gocce o un filo più o meno abbondante, fa la differenza e, di essa, hanno avuto modo di prendere atto i concorrenti. Un fatto che può portare il nuovo cuoco a fare una scelta non casuale, ma accurata e, comunque, rispondente alla pietanza che si vuole preparare. Un’altra prova per l’olio da oliva dell’interesse nuovo per la sua qualità e le possibilità che questa ha di convincere il consumatore, sempre più del mondo. Un consumatore esigente ma pronto a rispondere alle necessità e alla passione dei bravi olivicoltori.



Non è mancato, come accennavo all’inizio, un convegno sulle azioni e le strategie per la promozione del territorio e lo sviluppo delle risorse locali , “Turismo & Enogastronomia”, organizzato da Maurizio Santillie e partecipato dal dottor Marco Tagliaferri, con Rossano Pazzagli, professore dell’Università del Molise e presidente del corso di laurea “Enogastronomia e Turismo” nella sede di Termoli, relatore insieme con Roberto Lestani, Giorgio Rotolo, il pastore del Parco nazionale Abruzzo, Molise e Lazio e Fabio Nebbia, titolare dell’azienda “Granaio molisano”.

I vincitori del Concorso
Scuole Esterne
Enogastronomia: Melissa Felice (Alberghiero Vinchiaturo)
Pasticceria: Ali Kaspi (Sede distaccata Larino medaglia d'oro)
Buono Danile (Alberghiero Foggia, miglior Tecnica)
Marta Amedei (Alberghiero Rieti, miglior Impiattamento)

Interni
Enogastronomia: Team Christan Giuliani e Lorenzo Razionale
Pasticceria: Team Laura di Cicco e Loris Pinti (medaglia d'oro)
Abbinamento prodotti tipici: Team Cristina Degnovivo e Andrea Colucci

27 aprile 2016 11:00
pasqualedilena@gmail.com

25 aprile 2016

I VALORI DELLA RURALITA’


Incontro del 18 Aprile promosso dall’Associazione degli ex consiglieri regionali
IL MOLISE:TERRITORIO COTITUTIVO DELLA REPUBBLICA CAPACE DI PROGETTARE IL PROPRIO FUTURO DI REGIONE SPECIALE DEL PAESE

Il presidente Gaspero Di Lisa saluta i relatori e il pubblico presente
Quel poco che riuscirò a dire nei dieci minuti che ruberò a questo interessante incontro riguarda il  Molise e le possibilità che esso ha di spendere gli importanti valori di quella ruralità che lo caratterizza più che in ogni altra Regione e le sue fondamentali risorse.

C’è, come premessa al mio ragionamento, la situazione più in generale, del Paese e del mondo, caratterizzata da una crisi sistemica, strutturale, che, visto l’atteggiamento dei suoi protagonisti, sembra non ci siano (o non si vogliono trovare) soluzioni alternative a quelle che hanno portato a intaccare gli equilibri naturali, la biodiversità e gli ecosistemi; a far impazzire il clima, mettendo così a rischio il futuro del pianeta, della vita stessa. O , anche, che hanno portato a separare due realtà fondamentali come la campagna e la città, e  renderle due mondi separati e, spesso, contrapposti, con il risultato che sia l’una che l’altra hanno mostrato di essere, così, debolezze e non stimoli a una migliore qualità della vita.
Il Molise, regione speciale (com’è riportato giustamente nel titolo di quest’incontro) è tale, soprattutto grazie alla ricchezza della ruralità, cioè dei caratteri del suo territorio, dei suoi paesaggi e della sua gente; ai valori ed alle risorse espresse da questa sua peculiarità.
Il Molise è una straordinaria città-campagna, da organizzare nel migliore dei modi per essere una terra conosciuta, vissuta, gustata e, così, diventare esempio per il Paese e il mondo.
Il luogo dei turismi possibili, riservato a chi ha il gusto delle emozioni.
Un esempio che invita a  riflettere chi ha pensato e pensa all’agricoltura industrializzata dipendente dal petrolio e dalla chimica e che, così, si possa fare a meno dell’agricoltura, in particolare di quella contadina, della sua centralità e modernità, nello stesso modo in cui si pensa di poter fare a meno del territorio.
Il  risultato di questo pensiero è la crisi strutturale che colpisce il mondo e, soprattutto, un Paese come l’Italia.
Una crisi,  non a caso, che tocca per prima (2004) l’agricoltura e, poi, il resto dell’economia (2007/8), dimostrando quello che tutti sanno, l’impossibilità per una ruota di girare in mancanza di un perno e dei raggi che lo collegano al cerchio.
Ultimamente si parla molto del ritorno, soprattutto dei giovani, in campagna.
Per la verità, una voglia di tornare in campagna c’è sempre stata (ricordo gli anni ’70), anche se questa voglia oggi è tornata ancora più forte sulla spinta della crisi generale, che, però, viene frenata proprio dalla pesante crisi dell’agricoltura italiana e molisana insieme.
Il piccolo grande Molise, come a me piace definirlo, con i suoi 4.438 Km2 di superficie (piccolo), ma ricco di tutto ciò che può offrire la montagna con i suoi pascoli;  la collina con i suoi grani, i suoi olivi e le sue vigne; le minute pianure con queste coltivazioni e gli ortaggi; la ristretta fascia litoranea con il suo mare. 
Piccolo  Molise,  nella sua espressione di farfalla incastonata tra Lazio, Abruzzo, Campania e Puglia, ma anche grande, grazie ai suoi pezzi di territorio sparsi nel mondo con i flussi migratori che si sono susseguiti a partire dalla fine dell’800 e che, ancora oggi, continuano con i tanti giovani che staccano il solo biglietto di andata per realizzarsi altrove. Anche questi due mondi separati, il piccolo e il grande Molise, che, solo se si vuole, possono essere uniti da un ponte ideale, possibile da realizzare.

E, solo se si vuole, quando questo ponte verrà realizzato, il Molise si trasformerà in una città ideale, abitata e vissuta innanzitutto dai molisani o discendenti di molisani.
Le grandi potenzialità di un Molise città-campagna e di un Molise che vive e opera in ogni parte del mondo, hanno la possibilità di esprimersi se il molisano e, soprattutto, la sua classe dirigente e politica, prende nella dovuta considerazione i valori della ruralità espressi dal territorio e si convince che essi non hanno niente a che vedere con l’arretratezza visto che sono opportunità preziose e tutte da spendere.
Ecco, il territorio, che, se giustamente compreso e interpretato, come il bene comune per eccellenza, grande contenitore di risorse e valori, quali la storia, la cultura, le tradizioni, e l’espressione della bellezza con i paesaggi, diventa facile capire che merita rispetto, Quel rispetto che da qualche decennio non ha, vista la facilità con la quale viene sprecato, distrutto, svenduto, regalato.
Sto parlando della grande miniera d’oro che il Molise e il Paese ancora hanno, la sola dalla quale è possibile estrarre le risorse necessarie per programmare e progettare il domani.
L’esempio dei tre paesi molisani (Limosano, Morrone del Sannio, Provvidenti)che sono tra i primi 20 posti assegnati ai paesi con minor reddito in Italia, cioè i più poveri. L’Unica possibilità che essi hanno per uscire da questa non bella posizione in classifica, è l’utilizzo del territorio impresso da una forte ruralità, visto che le pale eoliche che sovrastano Provvidenti e vanno verso il centro di Morrone, poco sopra il tratturo Celano – Foggia e Ripabottoni, non hanno portato ricchezza, ma solo rubato quella che il paesaggio ben esprimeva. Solo chi  non ha capito e non sa cos'è il territorio, ma sa bene cos'è il potere e il denaro può programmare la distruzione sistematica del territorio molisano con la diffusione dei parchi eolici, stalle da 12.000 manze, metanodotti, oleodotti, inceneritori, industrie chimiche, biomasse, trivelle e altro ancora.
Grandi opere per grandi profitti, scarsa o nulla occupazione, distruzione del solo tesoro che il Molise ha, il territorio.
Non vivono, certo, una situazione migliore i comuni vicini o dirimpettai, come Lupara, Lucito, Castelbottaccio, Castellino sul Biferno o Petrella, tanto per avvicinarsi a Limosano e dare il quadro di un territorio significativo del Molise.
  Il territorio dove ancora vivono antiche e stupende tradizioni (penso alla Tavola di San Giuseppe, la  festa simbolo del territorio molisano con la rappresentazione, presentazione e degustazione della cucina molisana, la più semplice con la sua espressione soprattutto dell’orto, ma, anche, la più rappresentativa della Dieta Mediterranea che prima di essere indicazione di un’alimentazione sana è  soprattutto uno stile di vita.
Uno stile di vita all’insegna della sobrietà, della moderazione; del dialogo e dell’incontro (le piazze e le vie di questi e degli altri paesi molisani); del “giro” o, se volete, dello “struscio”; dell’essere (nel bene e nel male) comunità di persone e non numeri.
Un territorio, insieme ad altri, da rianimare con:
-        un distretto di qualità biologico, cioè la scelta del pubblico e del privato per un’agricoltura contadina all’insegna della sostenibilità e qualità ambientale, oltre che della qualità e salubrità del cibo con il terreno che si rigenera e non muore come succede con l’agricoltura intensiva e l’apporto di ingenti quantitativi di prodotti chimici. Senza parlare dell’interesse crescente del mercato per i suoi prodotti;
-        la promozione e valorizzazione dei centri abitati, veri e propri borghi d’eccellenza, e dei siti storico- archeologico-culturali;
-        la cura della viabilità;
-        gli incentivi all’ospitalità, che è anche la presenza di quei piccoli negozi che i centri commerciali hanno cancellato e delle piccole botteghe artigiane;
-        il richiamo delle generazioni di molisani che vivono nel mondo, ma anche dei turisti,  attraverso l’utilizzo di castelli e palazzi storici e la messa in rete degli stessi con percorsi virtuosi e capaci di far vivere il sapore, il gusto, la bellezza di una città-campagna qual è il Molise.
-        La programmazione e un’attenta strategia di marketing sopportata da strutture e strumenti adeguati. Un tempo avevo pensato, con il mio amico Ro Marcenaro autore della farfalla molise con i colori dell’arcobaleno, a Piacere Molise, oggi più che mai di grande attualità.
Ecco perché il Molise è una regione speciale, uno straordinario esempio per il Paese e la stessa Europa, un laboratorio da organizzare e utilizzare per programmare il proprio futuro ed aiutare le altre regioni a sfruttare meglio le risorse ed i valori del proprio territorio.
Sta in questa capacità di programmare il proprio futuro, di essere esempio, laboratorio per l’intero Paese, l’affermazione della Molisanità, quale continuità e rafforzamento di un ruolo e la possibilità di un domani migliore.
pasqualedilena@gmail.com




23 aprile 2016

Firmato ieri l'accordo di Parigi sul clima

Ecco il Renzi bifronte: in Italia si schiera con i suoi amici petrolieri e, ieri, al Palazzo dell'Onu di New York, con il clima, firmando l'accordo di fine anno a Parigi.  Rappresentanti di 174Paesi con Renzi per l'Italia e nel giorno fissato, quello dedicato alla giornata della terra, alla presenza di un Leonardo di Caprio che ha parlato di speranza.

Un risultato senza precedenti per la questione clima che, è bene ricordarlo, è a rischio soprattutto per le emissioni dovute a energie fossili, petrolio in particolare.

La verità è che la gran parte degli esperti della questione si chiedono se l'accordo di Parigi, firmato ieri, serve, in particolare se siamo ancora in tempo a bloccare quel cambiamento climatico che sta mettendo a rischio il pianeta, visto che gli accordi presi, ammesso che vengano rispettati, sono al di sotto delle necessità presi sono al disotto.

il 2015 ha segnato ancora un anno record per il caldo, il 14° in fila dal 1880, anno d'inizio delle misurazioni. Con questo passo la conseguenza di un innalzamento del livello del mare è una realtà che porterà decine di milioni di persone ad abbandonare la propria terra.

Nonostante questi dati che stanno per diventare certezze c'è ancora chi difende e sostiene i petrolieri e pensa che essi siano benefattori e procacciatori di occupazione e che 13 milioni di italiani che sono andati a votare siano stati sconfitti da chi li vedeva volentieri a casa o al mare.

Parlare di queste questioni non è facile per la stragrande maggioranza dei cittadini che - è bene ricordarlo - non vengono informati o informati male, e, soprattutto, vengono distratti volutamente da notizie utili a deviare il discorso e a confondere le idee.
pasqualedilena@gmail.com

22 aprile 2016

Non finisce di sorprendere L’Olio di Flora de La Casa del vento di Larino


Ancora un prestigioso riconoscimento, il 3° posto nella categoria biol al prestigioso Concorso internazionale,  l'Aipo d’Argento 2016, di Verona, giunto alla 13a edizione, che ha visto la partecipazione di oltre trecento campioni provenienti dalle regioni italiane e da molti Paesi del mondo.
Per salire sul podio bisogna superare gli 85/100 e L’Olio di Flora ci è riuscito alla grande conquistando l’ambita medaglia.
Anche questa volta, come per i premi Biol e l’Orciolo d’Oro, l’olio de La Casa del Vento di Larino, biologico e della sola varietà “Gentile di Larino”, è l’unico a rappresentare l’olivicoltura molisana.
Grande la soddisfazione di chi dà il proprio nome all’olio vittorioso, Flora, “Il merito va al territorio, che io padovana ammiro da quasi trent’anni, e alla varietà che so la più diffusa nel Molise e, insieme a quella di Venafro, la più nota. Non bisogna dimenticare, però, i bravi collaboratori che operano nell’oliveto e quelli del frantoio della Cooperativa larinese, che ringrazio insieme a quanti, in questi dieci anni di raccolte, hanno avuto fiducia, in Italia e nel mondo,  nell’olio che ha nel mio Veneto un  portafortuna”.
Infatti, fra una settimana, la premiazione nel Veneto e sarà proprio Flora a ritirare la medaglia, a Lazise, sulla sponda orientale del Lago di Garda, il lago che con il suo microclima si adatta bene all’olivo.
La Casa del Vento – Larino 22-04-2016


20 aprile 2016

Altro che piattaforme e trivelle, è il territorio lavoro e cibo!

Questa foto che, da questa mattina, circola su facebook postata da Cinzia Mattera mostra un oliveto secolare con tutti i suoi olivi tornati a germogliare dopo un anno di cure tradizionali e bio. Anche questa foto mi fa capire sempre più che " a pensare male" (vedi il mio di due numeri fa su Teatro Naturale e che è riportato su questo mio blog) a volte s'indovina.

La Xilella è la punta di diamante di un progetto già partito da tempo che ha come obiettivo il furto di territorio del nostro Mezzogiorno e dell'Appennino per opere (inceneritori, biomasse, parchi eolici, oleodotti e metanodotti, trivellazioni e altro ancora, asfalto e cemento) dannose all'ambiente, al paesaggio alla risorsa delle risorse, l'agricoltura. Opere, o come  usano chiamarle per enfatizzare una loro importanza, "Grandi Opere", che, nonostante la loro grandezza, non danno occupazione ai giovani e a quella massa di persone, gli operai, che il presidente del Consiglio, nominato da Napolitano l'ex presidente della Repubblica che da oltre sessant'anni, e non a caso, siede su poltrone del nostro Parlamento, non ama.

Un paese, l'Italia, che al Nord registra il 18% del suo territorio occupato da cemento e asfalto, da nitrati nel terreno e azoto nell'aria e un Sud da distruggere per mantenere alti i profitti di quella compagnia di brava gente (la trilateral) che l'altro giorno Mattarella ha salutato e ringraziato.

Questioni enormi difficili da spiegare e, comunque, lontane dai bisogni dei cittadini che hanno solo il tempo di leccarsi le ferite. Ecco perché io insisto nel dire che è il territorio, maltrattato sempre più, anche nel Molise, da una classe dirigente e politica che lo considera solo merce di scambio. Ieri, ad eccezione del Presidente del Consiglio regionale, Mario Pietracupa, del consigliere Michele Petraroia e dei sindacalisti della Cisl e Cgil regionali, totalmente assente a un importante incontro, promosso dall'Associazione degli ex consiglieri, che ha parlato del Molise e del suo futuro.

Una classe politica e dirigente forte di quella cultura che non ha mai spiegato il vero significato del territorio, e, proprio per questa mancanza grave, esso ha urgente bisogno di essere posto al centro del discorso. Soprattutto di chi deve sapere che, solo bloccando la distruzione di questo bene comune a partire da quello che uno raccoglie in uno sguardo, dà senso a una lotta contro un sistema fallito e, come tale, pericoloso, con il risultato di un cambiamento che permette di guardare al domani.

Un Molise città-campagna e un'Italia dei primati, nel campo del cibo, sono la più bella rappresentazione del territorio, che vale la pena salvare, salvaguardare, promuovere, valorizzare perché fonte dell'energia primaria, la più preziosa, il cibo; dei paesaggi che danno le emozioni più belle; delle tradizioni che ci appassionano; del ricco patrimonio di storia e di cultura.

Altro che piattaforme o trivelle, fonti di occupazione! E' il territorio, che "Sblocca Italia" sta rubando, dietro i consigli e i progetti dei potenti affamati di profiti, la grande miniera d'oro, la ricchezza della biodiversità, cioè la fonte del lavoro e la possibilità di vita, il domani.
pasqualedilena@gmail.com

12 aprile 2016

Il giovane Pasquale Di Lena più volte campione di potatura dell'olivo


Pasquale e Alessandro Di Lena
con i genitori Antonio e Livia
 Non è la prima volta che il giovane Pasquale Di Lena sale sul podio e, in particolare, sul suo gradino più alto riservato a un campione di potatura. Anche lo scorso anno, dopo aver vinto, giovanissimo, due edizioni del Campionato regionale, è andato a vincere in Toscana il campionato Nazionale di potatura, riservato ai giovani, risultando al 4° posto di quello riservato agli adulti.
Buon sangue non mente visto che il padre Antonio ha vinto anche lui, dopo numerosi attestati di merito, due volte il Campionato regionale ed ha ottenuto un quarto posto al Campionato nazionale, dimostrando di essere un bravo maestro oltre che un buon padre dei suoi due figli. Non solo Pasquale bravo nell’arte della potatura, ma anche Alessandro, il fratello più giovane di due anni, che ha provato, ancor giovanissimo, più volte l’emozione del podio con un terzo e secondo posto da aggiungere al terzo di pochi giorni fa.
Livia e Antonio, i genitori di questi due giovani campioni, non hanno altri figli, altrimenti ogni campionato – viene facile da dire dopo questi importanti successi - sarebbe solo una questione tutta interna alla famiglia di Di Lena Antonio di Larino.
Non è mai stata un’arte riservata ai più quella della potatura, anche nel passato quando tutti gli olivicoltori si misuravano con essa per non pesare sulle spese aziendali. Ed è un’arte non solo bella, ma importante ai fini della quantità e qualità delle olive raccolte, e lo è più di ogni altra operazione che fa arrivare le olive in frantoio e l’olio in cantina o nella dispensa, nelle latte o nelle bottiglie alla portata del consumatore finale.
Sì, perché la qualità dell’olio dipende molto dalle operazioni che uno fa nell’oliveto, dalle cure e premure che riserva alla terra e a ogni singolo olivo fino alla raccolta e la collocazione delle olive nelle cassette o nei cassoni; dal tempo di sosta in frantoio e dalle modalità di trasformazione delle olive in olio, con un’attenzione particolare alle temperature che assistono la frantumazione, e dai contenitori che trasportano  l’olio e il tempo di sosta in essi. Dipende anche dal tipo di contenitore dove va a sostare, dalle temperature che si susseguono nei locali di sosta di questi contenitori e dalle condizioni igieniche di questi locali, sapendo che l’olio è sensibile agli odori, soprattutto quelli cattivi.
L’Olio, in pratica, diversamente da altri prodotti deve anche ai minimi particolari la sua qualità, in particolare il mantenimento di essa nel corso di uno, due anni al massimo, tempo utile per esprimere ancora tutti integri i caratteri della qualità.
E’, comunque, la potatura il momento più importante e, come, tale, non può essere messa nelle mani di inesperti o di persone poco capaci, ma di professionisti bravi, meglio ancora se artisti come Pasquale e Alessandro, lo stesso Antonio.
Bisogna dire grazie all’ente regionale di sviluppo agricolo e alla sua sede di Larino - punto di riferimento per tutta l’olivicoltura molisana - diretta da Maurizio Corbo che tutti conoscono per questa sua organizzazione del Campionato molisano di potatura e per l’altra sua preziosa creatura, il Concorso “Goccia d’Oro” che premia i migliori oli molisani e che ha contribuito non poco, insieme al panel, alla crescita della qualità del prodotto che dà al Molise il pregio del riconoscimento Dop, il solo delle sei eccellenze Dop e Igp, tutto e solo molisano.
L’attenzione si sposta nel Lazio, a Montopoli di Sabina, in provincia di Rieti, non lontano da Farfa e la sua stupenda Abbazia, sede della prima pubblica audizione per il riconoscimento di una indicazione geografica, quella riservata all’Olio Extravergine di Oliva “Sabina” Dop, sulla base del  Regolamento Ue 2081 del 1992. Per la verità Montopoli di Sabina non è lontano neanche da Canino, il territorio dell’altro EVo Dop “Canino”,  che ottiene il riconoscimento lo stesso giorno, il 2 luglio del !996, in cui, sulla Gazzetta Ufficiale della UE,  viene pubblicato anche l’olio “Sabina”.
Ed ora non mi resta che chiudere con un “in bocca al lupo” a Pasquale, Alessandro e a Samuele Di Bartolomeo di Torella del Sannio, salito sul secondo gradino del podio a Colletorto (preziosa Città dell'Olio), e dire loro e agli tre classificati, Del Ciotto Francesco (4°) Pezzoli Luca (5°), entrambi di Termoli, e Cianfrani Carmelo di Monteroduni (6°), di tornare vincitori in onore del Molise e dei suoi grandi oli.

pasqualedilena@gmail.com

10 aprile 2016

LA FINESTRA DELLA MEMORIA



E' di ieri l'apertura a Verona
della più grande manifestazione dedicata al vino, il Vinitaly,
che festeggia i suoi 50 anni di vita. Riporto sul mio Blog,
per gentile concessione dell'editore, l'articolo da me firmato
per la rivista "Oinos - vivere di vino" , in questi giorni in
distribuzione in Fiera.
Tutte le volte che leggo di vino e di olio, in particolare di realtà e luoghi che, grazie all’Enoteca italiana di Siena, mi hanno visto protagonista, la finestra della memoria si apre e mi presenta queste realtà e questi luoghi come raccolti in un unico incantevole paesaggio, che è parte importante del paesaggio più complessivo dell’enogastronomia italiana degli ultimi trent’anni o poco più.

Un paesaggio di tanti paesaggi a rappresentare altrettanti territori e i loro testimoni, unici per bontà e bellezza, che, con la loro capacità di raccontare storie e culture e di esprimere, grazie all’arte culinaria, profumi e sapori, sono stati, e continuano ad essere, bravi ad appagare il gusto anche del consumatore più esigente e ad animare la tavola, il convivio.   

Marzo, per i produttori e i cultori del vino, è il mese che prepara il Vinitaly

che, quest’anno, ad aprile, festeggerà i suoi cinquant’anni di vita, spesi tutti per la promozione e la valorizzazione, la crescita dell’immagine e del mercato del vino italiano.

Il Vinitaly, questo straordinario momento d’incontro dei vini e dei protagonisti dell’enogastronomia mondiale a Verona, ha saputo raccogliere, cinquant’anni fa, l’eredità della grande Mostra - mercato Nazionale dei vini tipici e di pregio di Siena, che, partita come biennale nel 1933, ha chiuso la sua esperienza con l’ultima edizione, la 7a, del 1960.

La fine, quindi, di un’esperienza che, però, ha trovato la sua continuità nell’apertura ufficiale, in contemporanea, di una mostra a carattere permanente, L’Enoteca Italica Permanente, poi Italiana e, sei anni dopo, nella riproposizione a Verona di una grande Mostra – mercato nazionale dei vini che prende il nome di Vinitaly.

Ricordo bene il primo incontro (1985) dell’Enoteca Italiana con il Vinitaly a Verona, soprattutto lo stand improvvisato all’ultimo momento nel piazzale centrale della Fiera che, proprio allora, cominciava a mettere le basi a nuove strutture, nuovi padiglioni, in grado di accogliere tutte le novità che il vino italiano cominciava ad esprimere, come crisalide di un bozzolo che sta per diventare farfalla.

Nel piazzale, all’aperto, nell’edizione del Vinitaly forse  la più bagnata dalla pioggia, che ha creato non poche difficoltà a me e al Presidente Riccardo Margheriti, arrivati a Verona con l’intento preciso di avviare una collaborazione con il Vinitaly.

Una collaborazione tra le due realtà più rappresentative del vino italiano e, comunque, le più impegnate nel campo della promozione e valorizzazione dell’immagine di questo testimone principe del territorio italiano. Lo stand, curato dal più affezionato dei collaboratori dell’Enoteca, Lorenzo, era solo una scusa, comunque l’occasione per avviare il dialogo tra le due istituzioni.

A darci una mano una veronese doc, Sara Simeoni, la più grande atleta italiana di tutti i tempi, che l’Enoteca aveva premiato con la consegna, poche settimane prima, di una bellissima Rosa d’oro in occasione del grande evento di Roma, “Alimentazione, Vino e Sport”, organizzato in collaborazione con la Scuola dello Sport nella palestra della realtà più rappresentativa dello Sport italiano, i “Campi sportivi” dell’Acquacetosa.

L’incontro che ha avuto il merito di squarciare il velo dell’ipocrisia alzato, da troppo tempo, dalla medicina ufficiale e dal mondo dello sport nei confronti del vino. Un veto vero e proprio all’uso anche di un solo bicchiere di vino per accompagnare i pasti che, dopo quell’evento, si ribalta e diventa un consiglio rivolto a chi pratica lo sport e, quindi, al consumatore, di una sana e corretta alimentazione, completa e, cioè, ricca anche della gioia che trasmette un bicchiere di vino, sia bianco che rosso.

Una manifestazione, “Alimentazione, Vino e Sport”, che, pochi mesi dopo, è stata replicata nel centro dell’Atletica italiana a Formia e che -  grazie all’immagine data dalla presenza dei nostri più amati campioni - ha fatto parlare del vino giornali, soprattutto quelli sportivi, e televisioni. Insieme con Sara Simeoni e suo marito Erminio Azzaro, campione di salto in alto; l’olimpionico Daniele Masala; un grande del pugilato, il pluricampione mondiale Gianfranco Rosi; i mitici fratelli  Abbagnale e altri ancora, stretti tutti intorno a un vecchio campione, Ottavio Missoni, noto stilista.

Ricordo che questa manifestazione è stata l’iniziativa che ha dato all’Enoteca italiana la spinta e la voglia di uscire dalla sua stupenda dimora in Fortezza e da Siena, superare i confini della Toscana e andare nel mondo per far vivere ai sempre più numerosi e qualificati vini italiani stupende avventure e straordinari successi, soprattutto in Canada e negli Stati Uniti.

Ed è così che lo stand dell’Enoteca Italiana - dentro il grande padiglione l’anno successivo – diventa non solo il Salotto del Vinitaly con i suoi tavoli di degustazione e la sala di presentazione, ma anche il punto d’incontro di tutti gli amici che, grazie alI’Ice e al Mipaaf, aveva avuto la capacità di conquistare nel mondo, sia là dove era capitata una volta che dove ormai era di casa. Giornalisti, opinion leader, diplomatici, ristoratori, uomini d’affari che l’Enoteca invitava a venire a Siena o, nell’occasione del Vinitaly, a Verona.

È bastato aprire solo per un attimo la finestra della memoria per ritrovarmi nel piazzale allagato della Fiera di Verona, con me, Margheriti e Lorenzo, inzuppati e infreddoliti, ma carichi di entusiasmi e di voglia di fare. Insieme ai posti e ai luoghi ho rivisto tanti amici ai quali il vino italiano deve almeno una goccia del successo che ha preso avvio allora e, per fortuna, ancora vive.

pasqualedilena@gmail.com

8 aprile 2016

BUONOLIO SALUS FESTIVAL A PIEDIMONTE MATESE







COMUNICATO  STAMPA

5 aprile 2016



Piedimonte Matese (Ce): Dal 23 al 25 aprile prossimi la terza edizione del Buonolio Salus Festival

L’evento, che avrà per tema “L’olio che verrà”, sarà proposto nel Museo Civico Raffaele Marrocco



  Taglia il terzo traguardo il Buonolio Salus Festival, appuntamento teso a dare una visione diversa dell’ulivo e dell’olio, in programma dal 23 al 25 aprile prossimi. Tema di questa edizione 2016 sarà “L’olio che verrà”, con una proposta molto articolata e presentata nel Museo Civico Raffaele Marrocco di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, nel complesso conventuale domenicano fondato negli ultimi anni del XIV secolo.

  Il Festival, ideato e organizzato dall’Associazione Culturale Buonolio in collaborazione con I Templari del Gusto, noto portale e blog enogastronomico (itemplaridelgusto.it), ospiterà una serie di attività didattiche, corsi di assaggio e percorsi di avvicinamento all’olio per quanti vorranno scoprire le peculiarità e le caratteristiche dell’autentico extravergine. Tra le attività in programma: dibattiti, dialoghi, letture, spettacoli, mostre, rappresentazioni e incontri con i più piccoli per rivelare l'anonimo “mondo” dell'olivicoltura e del paesaggio olivicolo.

 “L’olio – ha detto Vincenzo Nisio, Presidente del sodalizio matesino - va raccontato con uno stile nuovo e se necessario anche irregolare; va valorizzato attraverso la cultura e la storia, riconoscendo quel passato con protagonisti che ci hanno preceduto e che forse hanno avuto un approccio migliore del nostro.

“Perciò ci si apre – ha aggiunto - anche all’arte e a momenti culturali, senza alcuna preclusione e pregiudizio, perché il cibo è cultura e la cultura va valorizzata anche attraverso il cibo”.

   L’atteso appuntamento, che in soli due anni annovera già un cospicuo numero di cultori e appassionati, riserverà anche uno spazio alla ristorazione, in particolare a confronti e scambi di opinioni con i produttori, soprattutto per dare l’opportunità all’olio extravergine di trovare una più proficua collocazione nei ristoranti e nelle gastronomie. Argomenti che saranno discussi con ospiti d’eccezione e grandi personalità del mondo dell’olio; cui si aggiungono una panoramica sulle innovazioni tecnologiche, i progetti e le novità presentate in esclusiva ai partecipanti al festival.

  Il momento di maggiore attenzione sarà riservato al concorso che individuerà il migliore olio extravergine delle aziende che hanno aderito alla competizione, con un premio al miglior packaging – Officina Cultura Extravergine – scelto direttamente dai consumatori che presenzieranno all’evento.

  “Il nostro intento – dichiara ancora Vincenzo Nisio – è rivolto a quei consumatori che troppo spesso non sono in grado di apprezzare la particolarità e la pregevolezza degli oli extravergini. A loro saranno riservati incontri per degustazioni guidate di oli provenienti da tutta l’Italia, con una sala sensoriale curata da assaggiatori professionisti e in grado di creare un focus sulla cultura dell’olio.

  Lunedì 25 aprile si potranno gustare i piatti preparati dagli chef, con l’appuntamento al “Pranzo Oliocentrico”, che segnerà la conclusione della terza edizione del Buonolio Salus Festival, con pranzo alla Tour D’Argent e menu che, tra l’altro, prevede anche assaggi di mozzarella di bufala del caseificio Il Casolare abbinata con gli extravergini italiani autentici, tutti di grande qualità.

Per maggiori informazioni si può scrivere all’indirizzo e-mail: buonoliosalusfestival@gmail.com, oppure visitare i siti: www.buonoliosalusfestival.com e www.gastroliart.it.



Sandro Tacinelli

L'affaire Xylella fastidiosa e quei terribili sospetti, così reali

Tutela per sette anni dei terreni colpiti da Xylella. E poi? Il dubbio di una paurosa speculazione edilizia, fino ad oggi impedita dalla presenza di monumenti della natura, gli stupendi olivi secolari, rischia di diventare una certezza

“Con questo provvedimento proteggiamo la Puglia” ha detto subito dopo l’approvazione il governatore della Puglia Michele Emiliano. Una dichiarazione un po’ affrettata quella del bravo governatore della Puglia, visto che la legge proposta dal consigliere del Pd, Blasi, per un tempo accantonata, è un cumulo di contraddizioni e un invito a costruire là dove gli olivi secolari non sono infetti da Xilella e, fra sette anni (un battito di ciglia) anche là dove, con la scusa della Xilella, sono stati sradicati centinaia e centinaia di olivi secolari.
Altro che “proteggiamo la Puglia”! E scrivo questo convinto della buona fede del bravo Emiliano, governatore della Puglia, e di molti dei suoi consiglieri.
Colui che ha proposto la legge e più ha lottato per la sua approvazione, Blasi, si è detto convinto che questa sua legge punta “a tutelare il paesaggio da potenziali interessi speculativi”!
Per sette anni e nella solo zona colpita dalla Xilella, e poi? Poi, fra sette e non più quindici anni, l’assalto ai terreni colpiti dalla Xilella e, nel frattempo, quello ai terreni non colpiti dall’ormai famoso batterio che, come si sa, si è svegliato di colpo e, da fastidioso, non a caso si è trasformato in killer.
Il dubbio di una paurosa speculazione edilizia, fino ad oggi impedita dalla presenza di monumenti della natura, gli stupendi olivi secolari, rischia di diventare una certezza. Un dubbio, che ho avuto modo di esprimere con una nota pubblicata su Teatro Naturale all’inizio della vicenda Xilella. L’avvio di quel processo che parte dalla Puglia per coinvolgere, immediatamente dopo, l’intero meridione.
Succederà, visto che non è più possibile trovare terreno (il più fertile) nella prima grande pianura italiana perché già tutto occupato da asfalto e cemento, con luoghi fortemente inquinati (penso ai limiti, raggiunti da tempo, di azoto presente nell’aria, nel terreno e nelle falde acquifere), c’è bisogno di trovarlo altrove, là dove ancora c’è. Allora, o lungo la fascia appenninica, un tempo arretrata o, ancora meglio, nella seconda grande pianura italiana, dopo quella padana, il tavoliere delle Puglie, e quelle minori, sparse nelle regioni meridionali, ma pur sempre pianure, per insediamenti che servono solo a limitare, ancor di più, il territorio e la sua risorsa primaria che è l’agricoltura.
La grande trovata “Sblocca Italia” dell’attuale governo, che Napolitano ha messo nelle mani di Renzi, torna come cacio sui maccheroni, con le trivellazioni, gli inceneritori e altre grandi strutture per grandi investimenti, ma, come si può ben capire, tutte con scarsissima possibilità di occupazione. E qui, l’altro elemento a conforto (!) della mia supposizione, i cinque milioni di biglietti di sola andata che verranno staccati – lo stanno dicendo da qualche tempo alcuni istituti importanti che studiano la situazione del nostro meridione - per la gente che vivono questi territori. Oggi, territori sempre più fondamentali per il cibo e il paesaggio, le due risorse strategiche anche per lo sviluppo di turismi possibili, così necessari per questa vasta area del Paese. Donne e uomini, soprattutto giovani costretti a andare altrove e, ancora una volta, lontano dalla propria terra.
Gli oppositori a questa legge, dentro e fuori il Consiglio regionale della Puglia, si sono appellati ai bisogni dei titolari dei terreni colpiti dalla Xilella, cioè alla necessità di mettere sul mercato della speculazione i propri terreni per essere ripagati del danno subito con l’estirpazione.
Come a dichiarare la loro piena adesione al disegno della speculazione e alla fine dell’agricoltura e dell’olivicoltura nella Regione dell’agricoltura e della più estesa olivicoltura, con tanta parte di questa coltivazione segnata da patriarchi, cioè dal tempo che gli olivi secolari sanno raccontare.
di Pasquale Di Lena
TEATRO NATURALE-pubblicato il 07 aprile 2016 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

7 aprile 2016

Comunicare l'olivicoltura molisana e quella di Larino con i successi de L'Olio di Flora

Italia a Tavola, il più diffuso quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e ospitalità

http://www.italiaatavola.net/

Grande successo per l'Olio di Flora
Medaglia d'argento al Premio Biol 2016

L'olio extravergine bio dell'azienda molisana La Casa del Vento festeggia l'ottenimento del marchio Silver medal, da aggiungersi alle soddisfazioni già ricevute al Premio BiolNovello e al concorso Goccia d'Oro

La notizia della conquista della medaglia d’argento al Premio Biol 2016 è arrivata sulla posta elettronica de La Casa del Vento di Larino ed è stata così trasmessa dal presidente Paparella del Cibi, il consorzio che organizza ogni anno il Premio Biol: «Gentile azienda, siamo felici di comunicarvi che il vostro olio extravergine di oliva biologico L'olio di Flora a seguito di severe analisi chimiche e del giudizio di un panel costituto dai più importanti esperti internazionali di olio di oliva è risultato Vincitore della Silver medal.



Tale riconoscimento risulta ancora più prestigioso perchè scelto tra più di 400 diverse etichette partecipanti al concorso e validato dal giudizio di un panel costituito da 31 capi panel ed esperti di olio di oliva a livello internazionale. Il merito va innanzitutto al lavoro e alla passione di quanti hanno contribuito a realizzare questo prodotto eccezionale e che da oggi potrà fregiarsi del marchio Silver medal».

L’Olio di Flora non finisce di stupire, ancora una medaglia d’argento dopo quella ottenuta a Bologna dal Premio BiolNovello; la gran menzione, cioè il massimo riconoscimento, assegnata da l’Orciolo d’Oro, uno dei primi concorsi riservati all’olio extravergine di oliva, perfettamente organizzato da EnoHobbyclub dei Colli Malatestiani in provincia di Pesaro; l’inserimento nella Guida degli oli monovrietali organizzato dall’Assam, l’Agenzia servizio settore agroalimentare delle Marche.

Riconoscimenti importanti e, perché no, gratificanti per chi cura la qualità sotto il segno del biologico e crede nella sua “Gentile di Larino”, la varietà che da millenni esprime il territorio che guarda da vicino il mare di Termoli e delle isole Tremiti. Riconoscimenti che hanno solo confermato le due medaglie d’oro ricevute dal Concorso tutto molisano, ma non per questo meno prestigioso, Goccia d’Oro, che c’è stato prima di Natale a Larino.

E così, grazie a L’Olio di Flora, anche il Molise entra nell’elenco degli oli medagliati e va ad affiancare altre 15 regioni, con la Puglia che ne prende addirittura 59, la Sicilia (29), la Toscana (25), l’Umbria (15), la Sardegna e la Campania a pari merito (11) e il Lazio (10). A seguire le rimanenti nove regioni con meno di 10 medaglie. Ben 184 gli oli italiani premiati insieme con numerosi oli provenienti soprattutto dall’area del Mediterraneo, il mare degli olivi e dell’olio con oltre il 90% della superficie olivetata e l’olio di oliva prodotto
http://www.italiaatavola.net/

5 aprile 2016

Un'altra medaglia per L'Olio di Flora de La Casa del Vento di Larino

La notizia della conquista della medaglia d’Argento al Premio Biol 2016 è arrivata sulla posta elettronica de La Casa del Vento di Larino ed è stata così trasmessa dal Presidente Paparella del C.I.Bi.,  il Consorzio che organizza ogni anno il Premio Biol “Gentile Azienda, siamo felici di comunicarvi che il vostro Olio Extravergine di Oliva Biologico L'olio di Flora a seguito di severe analisi chimiche e del giudizio di un panel costituto dai più importanti esperti internazionali di olio di oliva è risultato Vincitore della Silver Medal

Tale riconoscimento  risulta ancora più prestigioso perchè scelto tra più di 400 diverse etichette partecipanti al concorso e validato dal giudizio di un panel costituito da 31 capi panel ed esperti di olio di oliva a livello internazionale. Il merito va innanzitutto al lavoro e alla passione di quanti hanno contribuito a realizzare questo prodotto eccezionale e che da oggi potrà fregiarsi del marchio Silver Medal”.

L’Olio di Flora non finisce di stupire, ancora una medaglia d’argento dopo quella ottenuta a Bologna .dal Premio BiolNovello; la gran menzione, cioè il massimo riconoscimento, assegnata da l’Orciolo d’Oro, uno dei primi concorsi riservati all’olio extravergine di oliva, perfettamente organizzato da EnoHobbyclub dei Colli Malatestiani in provincia di Pesaro;  l’inserimento nella Guida degli oli monovrietali organizzato dall’Assam, l’Agenzia servizio settore agroalimentare delle Marche.

Riconoscimenti importanti e, perché no, gratificanti per chi cura la qualità sotto il segno del biologico e crede nella sua “Gentile di Larino”, la varietà che da millenni esprime il territorio che guarda da vicino il mare di Termoli e delle isole Tremiti.

Riconoscimenti che hanno solo confermato le due medaglie d’oro ricevute dal Concorso tutto molisano, ma non per questo meno prestigioso, Goccia d’Oro, che c’è stato prima di Natale a Larino.

E così, grazie a L’Olio di Flora, anche il Molise entra nell’elenco degli oli medagliati e va ad affiancare altre 15 regioni, con la Puglia che ne prende addirittura 59, la Sicilia (29), la Toscana (25), l’Umbria (15), la Sardegna e la Campania a pari merito (11) e il Lazio (10). A seguire le rimanenti nove regioni con meno di 10 medaglie.

Ben 184 gli oli italiani  premiati insieme con numerosi oli provenienti soprattutto dall’area del Mediterraneo, il mare degli olivi e dell’olio con oltre il 90% della superficie olivetata e l’olio di oliva prodotto.
Gli olivi de La Casa del Vento