30 maggio 2016

Un fiume in piena

di Umberto Berardo

L'incontro di Agnone (IS) di giovedì 26 maggio sul tema "Dar da mangiare agli affamati" è stato aperto dal saluto del vescovo, S.E. Mons. Domenico Angelo Scotti, e da don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana di Trivento e della Scuola di Formazione all'Impegno Sociale e Politico "P. Borsellino", il quale, salutando e ringraziando il relatore, don Luigi Ciotti, fondatore e presidente del Gruppo Abele e di Libera, ha introdotto l'argomento della serata sostenendo con chiarezza che, se non c'è giustizia, occuparsi dei poveri è un inganno alla propria coscienza ed a chi, come in questo momento sul nostro territorio, ha bisogno  di lavoro, di cultura e di una sanità efficace, pubblica e prossima al territorio.

Don Luigi Ciotti davanti ad un pubblico numeroso ed attento, che lo ha seguito per ben due ore, è partito dal tema proposto per allargarlo alla sua maniera con analisi di carattere teologico, sociale, culturale e politico e, come un fiume in piena, è riuscito a coinvolgere la platea soprattutto con l'enorme umanità sprigionata dalla sua parola e dal suo vissuto.

In una sintesi che non sia troppo schematica cerchiamo di condividere il suo pensiero facendolo arrivare anche a chi non ha potuto partecipare all'incontro culturale.

"Io non sono un teologo e mi sento un uomo piccolo con mille fragilità, ma certamente sono molto innamorato di Dio che chiama tutti noi a sciogliere i tanti nodi delle contraddizioni della nostra vita".

Così ha esordito don Ciotti; poi ha affrontato il tema delle relazioni tra gli esseri umani snocciolando, con passione e con continui riferimenti alla sua esperienza di vita, le tesi che di seguito riferiamo ed evidenziamo.

La misericordia si deve sentire, come sostiene papa Francesco, ma contestualmente va vissuta nei diversi ambienti sociali spesso in mezzo ad un mare d'indifferenza.

Il cibo da dare a chi non ne ha è chiaramente una soglia simbolica che deve spingere a creare condizioni per un incontro appunto tra cibo e persone perché tutti siano in grado di usarlo senza però abusarne.

La "Populorum Progressio" invita a costruire un mondo dove la libertà non sia una parola vana e Lazzaro possa sedersi alla mensa come un suo diritto.

Nel pensiero di Benedetto XVI si trova con chiarezza il concetto che il diritto all'alimentazione è un ideale etico e papa Francesco nella "Laudato sì" dice che oggi si parla poco e male dei poveri, spesso da posizioni dalle quali non si può conoscere il loro disagio; allora la solidarietà rischia di diventare un mestiere se non siamo capaci di entrare nel concetto evangelico della condivisione.

Occorre sicuramente un patto per la Terra, la quale ha un'anima etica, come dice papa Francesco, che dobbiamo saper riconoscere e rispettare per farla fruttificare e dar da mangiare e bere a tutti, rompendo le strutture di una società con la ricchezza nelle mani di pochi e con le sole briciole elargite agli altri.

Il Vangelo in merito ci graffia e ci dice che i diritti non possono essere in balia dei profitti economici.

Se in Italia abbiamo milioni di persone nella povertà assoluta o in quella relativa, che non è solo di carattere economico, ma anche culturale e relazionale, se l'Istat ci dice che il futuro è grigio ed incerto, se l'80% dei semi in agricoltura nel mondo è nelle sole mani di cinque multinazionali, se molti contadini rischiano di sparire nella libertà produttiva spazzati via dai poteri forti, se si nega a tanti un bene come l'acqua e si privatizza perfino la sanità, se, come già sosteneva Carlo Maria Martini,  la violenza, la corruzione e la solitudine dilagano come una peste, è chiaro che il rischio, come sostiene papa Francesco, è quello della terza guerra mondiale.

La libertà e l'inclusione sono le basi della democrazia di un paese.

Non è libero chi ha bisogni primari insoddisfatti.

Sull'immigrazione molti oggi si commuovono, ma pochi hanno memoria storica delle tante navi italiane colate a picco nell'Atlantico nei due secoli scorsi e sono capaci di muoversi alla ricerca di soluzioni accettabili sul problema aperto nel Mediterraneo.

Nonostante il male che gli esseri umani portano a causa del peccato, il perdono di Dio non conosce confini, ma Gesù chiede di perdonare e di donare condividendo perché nessuno può fare da padrone.

L'"Evangelii Gaudium" ci chiede di essere strumenti di promozione dei poveri, ma un'accoglienza precaria ed una solidarietà logorata come atto sporadico di generosità non sono sufficienti, perché ognuno va riconosciuto nella dignità di persona in un pianeta che è per tutta l'umanità.

Il presidente della Corte dei Conti ci dice che crisi economica e corruzione procedono di pari passo e sono ognuna causa dell'altra.

Anche l'evasione e l'elusione fiscale ci impoveriscono tutti.

Oggi esiste una finanza opaca saldata a strumenti di accumulazione mafiosa che sono lontani anni luce dai bisogni di tutti.

Qui il denaro è frutto di violenza, d'illegalità, di soprusi.

Se siamo capaci di costruire barriere di separazione tra quartieri delle città e chilometri di muri o filo spinato ai confini degli Stati come in Messico o in Paesi europei che si definiscono cattolicissimi, noi diventiamo disumani e siamo inadeguati nel dare speranza a chi l'ha persa.

L'indifferenza è l'ostacolo più grande al cammino della pace e della giustizia sociale, perché anestetizza il cuore.

Se aumentano gli armamenti e manca il cibo, la politica deve darsi orientamenti diversi dagli attuali, ma c'è una quota di responsabilità che appartiene a tutti noi per esprimere segni concreti in grado di opporsi alla disumanità nelle relazioni.

I segni si danno con un'educazione alimentare alla sobrietà nell'uso del cibo e con un'equa distribuzione delle ricchezze che la Terra ci mette a disposizione attraverso sistemi economici funzionali a garantire diritti fondamentali a tutti e ad ognuno.

Non era davvero facile sintetizzare una relazione tanto corposa come quella di don Luigi Ciotti che ancora una volta ci ha gratificato della sua presenza nelle aree interne del Molise per un evento culturale grazie all'impegno della Caritas diocesana di Trivento e della Scuola di Formazione all'Impegno Sociale e Politico "P. Borsellino".


28 maggio 2016

Un gruppo di studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche ospite de La Casa del Vento


Dopo la visita, dell’altro giorno, dell’amico de L’Olio di Flora e mio, Nagato Yasuyuki, i suoi ospiti giapponesi, le sorelle Claudia e Tiziana Nuozzi del Caffè Domingo, la Casa del Vento contenta per un’altra visita, altrettanto gradita, di 15 studenti dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. L’Università che ha visto giovani molisani laureati brillantemente, fra i quali i miei giovani amici, Serena di Nucci di Agnone e Nicola Del Vecchio di San Giovanni in Galdo.

Un viaggio didattico che ha scelto il Molise quale fonte di ricerca della transumanza e dell’attività pastorale, ma anche scoperta delle sue produzioni tipiche e della sua variegata e immensa cucina.

Quale migliore occasione, il rientro dei carri a chiusura dei tre giorni dedicati al patrono della Città di Larino, San Pardo. Una festa che è legata alla storia della Transumanza grazie alla centralità di Larino lungo questi percorsi erbosi, vere e proprie autostrade verdi che i pastori con gli animali percorrevano in primavera e all’inizio dell’autunno, in quel loro trac (andare) e tur (tornare) dal mare e dalla pianura della Puglia alle montagne abruzzesi e viceversa, alla ricerca dell’energia primaria, il cibo.

La grande attualità di una festa fortemente partecipata dal popolo larinese e dai numerosi ospiti, che trova le sue origine in tempi assai lontani, al pari della carrese di San Martino in Pensilis, poi ripresa dalle comunità albanesi che si sono insediate nella metà del ‘500, Ururi, Portocannone e Chieuti, la porta della Puglia poco dopo il fiume Fortore.

Una straordinaria tradizione di millenni che trova le sue ragioni, prima, nella pastorizia e, poi, nell’agricoltura, quale espressione di un territorio fonte di storia e di cultura, ambienti e paesaggi e, con la sua agricoltura e pastorizia, il suo fiume, fonte anche di cibo di qualità.

Non potevo non sottolineare ai giovani ospiti de La Casa del Vento, il valore e il significato del territorio e il suo essere origine della qualità, in primo luogo del cibo.

L’occasione per degustare insieme una “accuasale”, pane raffermo bagnato e condito con quello che ora ti dà l’orto, una spruzzatina di aceto e olio a legare i diversi profumi e sapori; una frittatina con code di aglio fresco e fiori di zucca; pizza bianca con peroni fritti; formaggio e caciocavallo freschi di Romualdi e la Tintilia 2012 di Di Majo.

L’occasione anche per un minicorso di degustazione de L’Olio di Flora con il racconto dei tanti successi ottenuti sin dalla sua prima bottiglia nel 2007 quando ha vinto “Goccia d’Oro”, il concorso che più apprezzo perché non dà spazio a quelli che fanno l’olio tutto e solo destinato ai concorsi.

Con il tramonto, che ha salutato il giorno sulla cime più alta della Maiella, la chiusura di un incontro molto bello e, soprattutto, interessante per l’attenta partecipazione dei componenti del gruppo di studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenza, in Piemonte.



24 maggio 2016

NO GLIFOSATO, SI AGRICOLTURA SOSTENIBILE PER UN CIBO SANO

di Giorgio Scarlato
Oggi, parlare dell'erbicida glifosato, comunemente chiamato "seccatutto", è di attualità. Quasi tutti sanno qualcosa o almeno cercano di documentarsi. E' di qualche settimana fa l'uscita di un interessante articolo, di venti pagine, in merito al glifosato; l'erbicida più usato al mondo, dal titolo "Roulette russa glifosato", pubblicato dal mensile dei Diritti, dei Consumi e delle Scelte "il Test Salvagente" di questo mese.
Il Comitato spontaneo agricolo Uniti per non morire in Molise iniziò ad attenzionarlo ed a parlarne pubblicamente da ben cinque anni addietro.
Per molti agricoltori e tecnici sembrava una follia parlarne male in quanto era la panacèa, indispensabile, funzionale ed a basso costo, sia per il comparto agricolo che per la pulizia delle aree civili.
Siamo stati precursori visto che il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina punta, entro il 2020, al made in Italy a glifosato zero. Ci si augura che sia così anche per le derrate importate.

Da tempo ci sono voci contrastanti in merito alla  sua dannosità sia per la salute umana che per la biodiversità. 
L' Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) l'ha considerato tra le sostanze causa di tumori  mentre l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) lo ha assolto con un....probabilmente non cancerogeno. 

Il mensile  ha analizzato diversi prodotti a base di farina e semola (pasta, fette biscottate, etc.). Tracce ne sono state rilevate in alcuni  anche se inferiori ai limiti stabiliti dalla legge.
Certo è, comunque, che per il consumatore è davvero difficile trovare prodotti senza tracce di glifosato.

Da svariati anni negli USA e nel Canada viene usata la tecnica del pre-harvest che prevede l'irrorazione sul grano duro dell'erbicida-disseccante 7-10 giorni prima della raccolta. Lo matura rapidamente o meglio lo fa seccare in modo artificioso.
Tecnica discutibilissima in quanto il chicco del grano essendosi già formato è quindi in grado di assorbire il glifosato direttamente. Questo trattamento rende il chicco sterile, non utilizzabile per la semina.
Logica conseguenza è che si possono  trovare, come poi confermato, residui del principio attivo  sia nella pasta che nel pane.

Da una ricerca  compiuta in Inghilterra sul pane integrale è emerso che il 30% era contaminato.
Tracce di glifosato sono state trovate nella birra, in Germania, dall'Istituto per l'ambiente di Monaco; salvaslip-tampax ( quelli prodotti con cotone Ogm), da analisi effettuate dalla rivista dei consumatori "60 Millions de Consummateurs; nel miele, da ricercatori della Boston University e Abraxis LLC (tracce significative nel 62% dei mieli convenzionali e nel 45% dei mieli biologici); nelle urine della popolazione tedesca, ben il 99,6, da uno studio effettuato dalla Fondazione Heinrich Boell; nel latte materno, in 3 campioni su 10, studio effettuato dal gruppo Moms Accross America; nei tamponi e garze sterili ( (materia prima da cotone Ogm), ben l'85%, da uno studio compiuto dall'Università di La Plata in Argentina; nella soia Ogm RR  impiegata per l'alimentazione animale; e, per ultimo, nella farina di frumento, d'avena e pane sono state trovate tracce di glifosato in 14 campioni su 20 da analisi effettuate per conto della rivista tedesca Oko-test.

Medesima cosa anche per l'acqua , che in Italia quasi nessuna regione monitora (l'hanno iniziato a fare solo la Lombardia e la Toscana). Dovrebbe essere analizzata nella fattispecie del glifosato e del suo metabolita AMPA (può essere un marcatore della contaminazione da glifosato) perché da un recente rapporto dell'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, proprio nelle due regioni su accennate, sono state effettuate rilevazioni ed il glifosato è presente nelle acque superficiali in modo esteso, anzi presenta il motivo principale del superamento dei limiti. 

I risultati delle numerosissime ricerche scientifiche effettuate sul glifosato hanno portato alla conclusione che ci possono essere strette correlazioni con effetti a lungo termine sulla salute umana come: danneggiamento del Dna; aumento di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Morbo di Parkinson in testa; Linfoma di non Hodgkin; autismo; celiachia.

 E' opportuno che si facciano scelte di campo per rilanciare un'agricoltura nazionale, quella meridionale e molisana in particolare, salubre e sostenibile; ed i presupposti ci sono tutti.
Assicurare il vero made in Italy significa assicurare alle derrate, ad es. il grano duro, un prezzo giusto ( e non come oggi che quota 21-22 €/ql, un prezzo da fame) con un minimo garantito, alias USA per i cosiddetti Farm Bill; unito poi alle misure antidumping ed antitrust efficaci.
Ciò garantirà realmente sia i consumatori che gli agricoltori dall'anomalia pericolosa dell'alimentare del falso made in Italy, dalla introduzione di merci alimentari pericolose alla salute e dal ricatto agli agricoltori sui prezzi di vendita delle derrate. 
Caso contrario, i terreni rimarranno senza essere coltivati (pochi anni fa ne erano ben 700.000 ettari "a spasso") perché ... "l'impresa  non vale la spesa" in quanto il costo per produrre le derrate è ben superiore al ricavato dalla loro vendita, al punto tale che il consumatore  potrà approvvigionarsi solamente di prodotti biotech ignorando gli standard di produzione per la sua salute, quindi senza un'adeguata etichettatura.

Per concludere. Si veda l'imposizione che il potere decisionale americano vorrebbe dettare all'Europa tramite l'accordo tossico, autoritario e contestato del TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership.
Il TTIP, un trattato, soprattutto per le nazioni più deboli quale l'Italia , che punta alla manodopera da sfruttamento a costi bassi, a produzioni o meglio metodi di produzione al di fuori di ogni controllo sia ambientale che di salubrità alimentare, a prezzi di vendita per le derrate, da Terzo Mondo. E tutto questo per andare  in favore della cosiddetta armonizzazione degli standard e delle normative USA ed in barba allo stesso principio di precauzione dell'UE?  E' un trattato da paese colonizzatore non accettabile.  Restiamo, dunque, vigili tutti perché, da non dimenticare, una terra pulita unita al cibo sano saranno le scelte per un futuro vivibile.

23 maggio 2016

Se una banca s'interessa di agricoltura

Mipaaf e Unicredit, insieme per coltivare il futuro

Sei miliardi nel triennio 2016-2018 per favorire gli investimenti e l'accesso al credito per il settore agroalimentare. A breve il lancio dell'agribond e dell'agribusiness school
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6 miliardi in tre anni per il progetto
Fonte immagine: © Lukas Gojda - Fotolia

Unicredit e Mipaaf insieme per un programma finalizzato a sostenere gli investimenti e l’accesso al credito per le imprese del settore agroalimentare dal nome "Coltivare il futuro". Il settore, d’altronde, contribuisce per oltre l’11% al valore aggiunto dell’economia italiana, raccogliendo 2,1 milioni di imprese e dando occupazione a 3,4 milioni di persone.

La crescita registrata nel 2015, anno di Expo, ci dimostra come il made in Italy agroalimentare sia sempre più protagonista – ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martinain grado di offrire importanti opportunità, anche in termini occupazionali. Possiamo e vogliamo crescere ancora, soprattutto per quanto riguarda l’export. Con questo progetto realizzato insieme a Unicredit, facciamo un passaggio decisivo in questa direzione, migliorando il rapporto tra banche e imprese agroalimentari. C’è un’importante destinazione di risorse pari a 6 miliardi di euro per il triennio 2016-2018, ma soprattutto torna ad esserci un credito specializzato per l’agricoltura e l’agroalimentare. Grazie a un approccio mirato e in grado di cogliere la specificità delle aziende del settore, facilitiamo non solo l’accesso al credito ma supportiamo le piccole e medie imprese su alcuni fronti chiave come formazione e promozione”.

L’agroalimentare è un settore strategico per il nostro Paese – ha dichiarato Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit – e deve rappresentare sempre di più la nostra eccellenza all’estero. La crescita del settore nell’ultimo decennio è stata affidata alle esportazioni, aumentate a un tasso medio annuo del 6%. A fine 2015 l’export valeva oltre 36 miliardi, con una crescita del 7,4% rispetto all’anno precedente. Il confronto internazionale ci indica che rimane un potenziale di export da valorizzare ancora molto elevato, come segnala lo stesso fenomeno dell’Italian Sounding, stimato intorno ai 60 miliardi di euro”.

La filiera agroalimentare italiana è composta da un tessuto di piccole e medie imprese e può ancora fare molto sul fronte dell’organizzazione e dell’aggregazione – ha sottolineato Gabriele Piccini, country chairman Italy di Unicredit – il nostro progetto prevede un supporto a 360 gradi, dall’export dei prodotti alla loro certificazione, dal sostegno finanziario alla consulenza tecnologica".

Fra i pilastri del progetto Unicredit-Mipaaf Coltivare il futuro, il primo si poggia sull’erogazione di nuova finanza, con il lancio del nuovo Agribond, una tranched cover dedicata alle imprese della filiera agricola.
Il secondo pilastro riguarda la formazione e lo sviluppo delle conoscenze. Nasce infatti l’Agribusiness School, che si fonda su tre macro aree: competenze di base, export management e innovazione.

Infine, molto importante, è il “Value for Food”, l’iniziativa congiunta di Unicredit, Cisco Systems Italy e Penelope Spa, rivolta a finanziare e realizzare programmi di evoluzione tecnologica delle aziende agroalimentari, che sappiano coniugare le esigenze di comunicazione e marketing territoriale, di efficientamento e automazione dei processi di filiera.
© AgroNotizie - riproduzione riservata

22 maggio 2016

Giornata internazionale della biodiversità

Oggi, 22 Maggio 2016, Giornata Internazionale della biodiversità. Una giornata importantissima che merita di essere ricordata e vissuta con il pensiero ai rischi, sempre più crescenti, che la biodiversità corre sotto la spinta di governi e multinazionali che non sanno, o non vogliono sapere, che essa è vita. Vista che la situazione non è cambiata, ma solo peggiorata, ripropongo l'articolo che ho scritto agli inizi del 2010.

2010 ANNO INTERNAZIONALE DELLA BIODIVERSITA’.

Quello iniziato da qualche giorno è, per volontà delle Nazioni Unite, l’anno internazionale della biodiversità, un patrimonio universale dell’umanità, essenziale per le nostre vite, messo in discussione dalle azioni dell’uomo e dalle società basate sul consumismo, che per questo si definiscono sviluppate. Le alterazioni degli equilibri naturali create dalla ricerca del solo profitto hanno causato una perdita crescente di biodiversità e il rischio è che il processo diventi irreversibile.

Conservare la biodiversità è diventata una priorità non più rinviabile.

L’iniziativa delle Nazioni Unite di proclamare il 2010 come l’anno della Biodiversità, più che una celebrazione del valore della diversità biologica e della vita sulla terra, è un campanello d’allarme per l’intera umanità, soprattutto per quella parte che continua a consumare senza rendersi conto che, a furia di prelevare e distruggere, anche le ultime riserve vanno a sparire.

Dopo i pessimi e preoccupanti risultati degli ultimi incontri internazionali sulla sicurezza alimentare (Roma, Fao) ed il clima (Copenaghen) c’è poco da sperare da governi e rappresentanze politiche, che sono sempre più nelle mani delle multinazionali e della finanza.

La sola ragione di vita di queste aggregazioni è il profitto e, per il profitto, ogni ostacolo deve essere abbattuto, non importa se il costo è di vite umane o di risorse naturali. Ogni mezzo (guerre, terrorismi, foreste abbattute, crimini, fame) viene giustificato dal fine che si vuole raggiungere: il profitto e, con esso, l’accumulo della ricchezza che vuol dire potere.

È una verità che è bene non dire perché ognuno sa di essere complice e preferisce tacere, nel momento in cui non ha il coraggio di aprire gli occhi e di guardare in faccia la realtà.

Una realtà dominata dalla logica del profitto che porta alla cementificazione crescente del territorio; alle frane e alle distruzioni; alla scelta del nucleare e non al sostegno delle energie alternative, in particolare del solare; alla privatizzazione dell’acqua; al furto dei semi con i brevetti; all’impoverimento dei coltivatori e all’abbandono dell’agricoltura.

Tutto per avere più terra a disposizione per le speculazioni e, anche, per non dare spazio alle produzioni legate al territorio ed alle tradizioni, le sole che possono invogliare i giovani a rimanere o a vivere la ruralità con tutte le sue potenzialità.

Abbracciare la bandiera della biodiversità, cogliendo l’occasione della iniziativa dell’ONU, vuol dire affrontare subito sfide degne di essere vissute, come quelle di partecipare ed essere protagonisti di processi tesi a ribaltare la situazione di rischio che l’umanità vive con i processi in atto di estinzione di specie animali e vegetali. Processi che stanno procedendo ad una velocità preoccupante, nonostante le promesse fatte nel corso della convenzione di Rio de Janeiro del 1992 proprio sulla biodiversità.

Sfide non facili non solo per la forza di persuasione della logica dominante che usa il potere della informazione e, quando questo non basta, quello della persuasione, ma, soprattutto, per la indifferenza della maggioranza dei cittadini derivante dal fatto che essi ignorano il significato ed il valore della biodiversità.

Alle grandi sfide (arresto dei processi di deforestazione; della migrazione degli habitat con un controllo dei cambiamenti climatici; della distruzione del pescato, etc.) c’è da aggiungere quella della sensibilizzazione dei governi e dei Parlamenti, della stessa opinione pubblica, a partire dal giorno 11 gennaio prossimo quando l’Anno Internazionale della Biodiversità prenderà il via ufficiale, per poi arrivare alla Giornata Internazionale in programma il 22 maggio e, soprattutto, al summit di ottobre in Giappone, a Nagoya.

Il nostro Paese ha un compito fondamentale da svolgere con la partecipazione piena, da protagonista, alla iniziativa delle Nazioni Unite, ed è quello di difendere primati di biodiversità, in particolare  nelle sue due principali produzioni agricole, la vite e l’olivo, e, trovare in questa difesa le ragioni per rilanciare l’agricoltura e il valore, oggi, della ruralità, che è una straordinaria preziosità.

p.di.lena@alice.it


 


 

20 maggio 2016

L'Italia deve dire No al TTIP

di Pasquale Di Lena

Un quadro che potrebbe arricchirsi ancor più di altri importanti riconoscimenti se i produttori, con le loro organizzazioni e associazioni, gli enti preposti, gli stessi comuni e le regioni, avessero la voglia di mettersi intorno a un tavolo e, insieme, valutare le potenzialità (uno o più prodotti) espresse dal territorio con la storia, la cultura, le tradizioni, cioè quanto serve per impostare e definire un disciplinare di produzione dell’eccellenza o dell’eccellenze considerate degne di riconoscimenti.
Penso soprattutto alle Regioni del nostro meridione e, per tutte, faccio l’esempio del Molise che, da subito, ha la possibilità di arricchire di altre 15/20 indicazioni geografiche, nel campo dell’agroalimentare, il suo bagaglio di Dop (cinque, di cui una sola per un prodotto tutto molisano l’olio extravergine di Oliva “Molise”, mentre le altre quattro sono in compartecipazione con altre regioni) e dell’unica Igp “Vitellone bianco dell’Appennino Centrale”, anch’essa condivisa con altre regioni.
Un potenziale enorme per il Molise e per L’Italia, il Paese che può dimostrare, con i fatti, di avere un paniere ricco di quasi cinquemila prodotti tipici tradizionali, cioè prodotti che sono considerati tali almeno da 25 anni, dal quale poter attingere per altri riconoscimenti Dop e Igp.
Tutto questo grazie a:
- la diversità dei suoi territori, che della qualità rappresentano l’origine, nella loro espressione più ampia di fattori naturali e umani;
- la ricchezza di biodiversità, cioè di quel patrimonio di vita che dà all’Italia primati nel campo dell’ortofrutta, dei prodotti a base di carne, dei formaggi, del vino (oltre 300 le varietà di viti autoctone), dell’olio (500 e più varietà di olivi, sparse su 18 regioni, che sono più del doppio dell’interro patrimonio mondiale). Un Paese – non lo dimentichiamo – che è solo un pezzettino della superficie del globo, meno dell’1%. Un dato, questo, che deve far riflettere sull’uso e abuso del suolo che continua al ritmo di 8 mq./sec.
- quell’agricoltura contadina che è la sola possibile per un Paese come l’Italia ed è, anche, la sola che può affermare la sovranità alimentare e, nel tempo, la stessa sicurezza alimentare, nel momento in cui la terra resta o torna nelle mani di chi la rispetta, il coltivatore, che sa, più del cittadino normale, che essa ha bisogno di cure – non di sfruttamento fine a se stesso - per poter continuare nel suo non facile ma esaltante compito di dare cibo, cioè l’energia vitale per l’uomo e gli animali.
Diversità dei territori, ricchezza di biodiversità, cura della terra, ecco i tre elementi basilari del sistema delle indicazioni geografiche, Dop e Igp, o, per i vini, Docg e Doc. Un processo non facile ma fondamentale per il mercato globale con la continuità del dialogo tra produttori e consumatori nel momento in cui il sistema delle indicazioni geografiche assicura e dà garanzie circa la qualità dei prodotti.
Un processo non facile per i tanti ostacoli che il sistema delle Dop e delle Igp, - così com’è stato per le denominazioni di origine dei vini riconosciute con il Dpr 930 del 1963 e, dal febbraio del 1992, la legge 164 firmata dall’allora Presidente dell’enoteca italiana, Riccardo Margheriti - ha trovato sul percorso, soprattutto da parte di chi ha sempre preferito la quantità alla qualità ed ha mostrato di essere allergico ai disciplinari di produzione ed ai controlli.
Un processo che, però, è andato avanti soprattutto grazie a una cultura fondata sul significato e i valori del territorio, il suo essere origine della qualità dei vini e degli altri prodotti dell’agroalimentare, cioè i suoi testimoni più importanti. Nel 1992 l’uscita del Regolamento 2081 che apre ai riconoscimenti Dop e Igp riservati agli altri prodotti dell’agroalimentare e che porta al quadro che all’inizio ho rappresentato con le cifre più importanti.
Un quadro che, pur tra mille difficoltà, ostacoli, limiti, ha dato un suo importante contributo a:
- la crescita dell’immagine di qualità e bontà dei nostri prodotti, tant’è che un numero importante di essi, vengono regolarmente copiati sui più importanti mercati, in particolare quelli del Nord America;
- l’immagine della Dieta Mediterranea, patrimonio culturale dell’umanità, quale stile di vita e di mangiare in quei territori segnati da vite e olivo, ortaggi, cereali, frutta;
- la fama che vive oggi la cucina italiana in ogni angolo del mondo.
L’approvazione dei trattati in fase di discussione con gli Usa e il Canada, TTIP e CETA, porterebbe ad avere subito l’azzeramento del sistema delle Dop e Igp, Doc e Docg, cioè delle nostre eccellenze, perché esso è, per le multinazionali che, con questi trattati, avranno in mano il potere delle decisioni (anche contro i governi e gli Stati), un ostacolo su quell’unico percorso possibile per loro (già tracciato), la quantità e la libertà di poter fare quello che vogliono.
A pagare il prezzo più alto sarebbe il territorio, il Bene comune sempre più prezioso, un punto fermo della nostra Costituzione che, non a caso, è oggetto di referendum. Il territorio di mille territori, tutti rappresentati da testimoni eccellenti, espressioni di paesaggi incantevoli, attività legate a antiche tradizioni, storia, cultura, che, insieme, sono l’espressione della nostra identità.
Si spiega l’entusiasmo e l’attesa per l’approvazione di questi trattati, più volte espressi, del Presidente del Consiglio, Renzi, come pure sono ben comprensibili le contraddizioni proprie del suo Ministro all’agricoltura, Martini, che, sere fa a Ballarò, ha voluto tranquillizzare gli italiani dicendo che sta lavorando per salvare dal colpo di spugna, ben 25 delle Dop e Igp riconosciute. In pratica - se ho capito bene il suo ragionamento - senza rendersene conto, ha ammesso che è perfettamente consapevole della cancellazione delle nostre eccellenze agroalimentari e di quelle dei Paesi dell’Ue. Non ha spiegato i criteri della scelta delle 25 Dop e Igp a scapito delle rimanenti 257 eccellenze italiane riconosciute, ma lo ha fatto capire un passaggio del suo intervento all’inaugurazione del Cibus di Parma di due settimane fa, quando ha detto (TN n° 19 del 14 maggio u.s.) “Sono Ministro dell’Agricoltura ma difendo l’Industria”. Subito dopo ha continuato dicendo “Serve un’esperienza unitaria dell’agroalimentare che possa contribuire al cambiamento del Paese”.
Quello che serve oggi – visto che l’esperienza unitaria tanto attesa da decenni e mai arrivata per lo strapotere dell’industria e la debolezza del mondo contadino - è l’unità del Paese e dei Paesi dell’Europa a difesa del sistema delle Indicazioni geografiche contro il TTIP e il CETA, i trattati che, se approvati, danno libertà di azione alle multinazionali e, all’insegna della privatizzazione e della liberalizzazione, portano all’annullamento di fato delle sovranità nazionali.
Serve capire, anche, il valore e il significato di un patrimonio unico che è tanta parte del successo di quell’immagine positiva che vive l’Italia nel mondo. Un patrimonio, quindi, che ha bisogno di continuità per dare ancora più immagine e, soprattutto, risposte di reddito al mondo dei produttori che, pur essendo i principali attori di un processo virtuoso, sono stati i più penalizzati. Ma questo, forse, Martina, Ministro dell’Agricoltura, non lo sa, come non sa che le eccellenze Dop e Igp, con i loro territori, sono un Bene comune e, come tali, Beni dell’intera umanità.
 pasqualedilena@gmail.com
TEATRO NATURALE pubblicato il 20 maggio 2016 in Pensieri e Parole > Editoriali

Giorgio Scarlato e la sua risposta a un commento al suo ultimo articolo

Egregio anonimo, in risposta  al suo commento, lo condivido solo in parte, perché quanto da me sottolineato nel mio articolo, sicuramente per mia colpa, non ho focalizzato bene cosa volevo far intendere proprio perché era già stato fatto in precedenza su altri già postati.
Il mio mondo, quello contadino, non cerca aiuti  o assistenzialismi ma, lo ribadisco, regole certe riferite  nel rispetto sia sotto il profilo della salubrità alimentare che in quelle lavorative quali il giusto salario, tutela del lavoratore quindi dignità lavorativa.  caso contrario, lavorare in dumping significa soccombere.

Nello suo specifico.. rimboccarsi le maniche significa o no operare ad armi pari?
Lo stesso organizzarsi che lei dice…bisogna inquadrarlo nell’ottica come su specificato cioè del rispetto delle regole uguali per tutti, o no?
Sicuramente sarà a conoscenza che l’Italia importa come materie prime agricole ben il 50%,  cioè siamo deficitari, ed il vero made in Italy viene lasciato sui campi (pomodori, arance, finocchi, radicchi, ecc)?
E’ possibile vedersi pagare il latte a 25-30 centesimi? Può chiamarsi  simile comportamento da codice etico?
Se sono contadini siciliani, pugliesi, lombardi o veneti poco conta.  Se tanti si lamentano e non riescono ad inquadrare il problema, al nord come al sud, non può essere imputata all’incapacità o altro.
A tal proposito cito la trasmissione “Ballaro’” di due settimane addietro, presente il ministro alle Politiche alimentari Martina, dove decine di agricoltori veneti  inveivano verso  di lui e si vedeva che gettavano in terra dai loro rimorchi grano e radicchio proprio a causa dei prezzi bassi tali da non coprire minimamente i costi di produzione.
Non si possono imputare  i coltivatori  per incapacità o cooperazione. Non tutti possono fare la filiera corta.
Il “problema agricolo Italia” deve essere inquadrato sotto un’altra ottica; quella della rappresentatività in ambito europeo e dalla incapacità di tutelare il nostro settore sempre stato merce di scambio per l’industria o delle costruzioni di opere faraoniche in altri Paesi , europei e non.
Non certo sono favorevoli gli accordi-capestro, a perdere, quali quelli del Green Corridor, del Marocco, della Tunisia, solo per citarne alcuni.

La sua regola dell’”aiutati che Dio ti aiuta” o “il bisogna ingegnarsi” sicuramente positive ma, scusi il distinguo,  potrebbe rappresentare il caso funzionante simile ad.. una rondine che non fa primavera.

In un incontro tenutosi a Cesena dieci giorni addietro,  che cade proprio a fagiolo, il presidente nazionale della Lega Coop, Giovanni Luppi, ha puntualizzato che, a livello nazionale operano  circa 5.000 cooperative, diverse con alti fatturati.
I vertici tecnico-politici nazionali “hanno deciso” che devono ristrutturarsi  e arrivare a 2.000. Anche lui ha precisato che i problemi di commercializzazione esistono e sono grandi. Ed allora? Come la mettiamo?
Dobbiamo gareggiare con le multinazionali del biotech? Con gli sfruttati di tutto il mondo e quindi allinearci alle loro paghe ed al loro rispetto delle regole?  Dobbiamo soccombere acquistando pollo al cloro e carne ormonata?  Che fine faranno a questo punto  le nostre tipicità DOP , IGT, etc?
Lo stesso assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli, ha ribadito che negli anni 50 del secolo scorso gli agricoltori italiani erano ben 16 milioni; oggi si contano meno di 400.000. Chiudono le stalle, chiudono le aziende, diminuiscono i contadini e questo a vantaggio delle importazioni.
Il presidente e l’assessore hanno concluso che proseguendo per questa strada sarà scarsa la possibilità di sopravvivenza e ci sarà l’eutanasia del settore agricolo nazionale. 
Lascio a lei le conclusioni.  Cordialità.
  Giorgio Scarlato

17 maggio 2016

Da Paestum, Euro-Toques Italia rilancia il ruolo dei cuochi nella valorizzazione della Dieta Mediterranea

di Vincenzo D'Antonio
La tavola rotonda nell'ambito del congresso di Euro-Toques Italia a Paestum (Sa) ha messo al centro l'importanza della Dieta mediterranea e del ruolo dei cuochi, ambasciatori di un'alimentazione sana e sicura. La prima giornata di lavori si è conclusa con la cena di gala al ristorante Tre Olivi del Savoy Beach Hotel

Il fascino del Cilento, per la sua storia e le sue tradizioni, ha reso Paestum (Sa) il luogo ideale per ospitare l’assemblea nazionale di Euro-Toques Italia. Proprio in questo territorio ha scelto di trasferirsi il medico statunintese Ancel Keys, da Minneapolis, per studiare le abitudini di vita dei cilentani. Qui scoprì la Dieta mediterranea, intesa come stile di vita e non solo modello di nutrizione. Alla Dieta mediterranea e al ruolo dei cuochi è infatti dedicata la due giorni di Paestum.

Alberto Lupini, Enrico Derflingher, Alfonso Pecoraro Scanio, Ettore Novellino, Rocco Puzzulo, Alessandro Circiello
Alberto Lupini, Enrico Derflingher, Alfonso Pecoraro Scanio, Ettore Novellino, Rocco Puzzulo, Alessandro Circiello

Mirata, interessante e densa di spunti, la visita in programma nella mattinata di ieri 16 maggio al museo della Dieta mediterranea, a Pollica, per la precisione nel borgo di Pioppi. Nel pomeriggio invece, a voler porre attenzione massima sulla Dieta mediterranea, si è svolto il convegno “Dieta mediterranea e ruolo dei cuochi per la salute e la sicurezza alimentare”, moderato dal direttore di Italia a Tavola, Alberto Lupini. Tanti gli angoli visuali della Dieta mediterranea, che ogni relatore ha saputo e voluto riverberare, offrendo proprie interessanti opinioni e raccontando specifiche esperienze.

Enrico Derflingher, presidente di Euro-Toques Italia ed Euro-Toques International, forte delle sue decennali esperienze all'estero, ha voluto citare come caso emblematico di adozione della Dieta mediterranea e di sensibilizzazione verso i giovani e i giovanissimi, quello di Michelle Obama, che nell'impiantare orti alla Casa Bianca ha dato impulso affinché il consumatore statunitense si avvicinasse ai cibi cardine della Dieta mediterranea, ovvero frutta, verdura, ortaggi.

Alfonso Pecoraro Scanio, nel recente passato ministro dell'Agricoltura e poi ministro dell'Ambiente, attualmente presidente della Fondazione Univerde, ha voluto ricordare, proprio nei suoi trascorsi da Ministro, come abbia ampliato e arricchito la figura dell'agricoltore, non più soltanto un coltivatore, ma anche un trasformatore, un operatore a salvaguardia dell'ambiente, un microimprenditore volto a valorizzare il suo lavoro. Da ciò nacque la nuova coscienza che portò poi l'Italia a divenire promotrice del riconoscimento della Dieta mediterranea quale patrimonio immateriale dell'Umanità Unesco. Un percorso che ricordiamo giunse a compimento nel 2010. Coerentemente a ciò, attualmente Alfonso Pecoraro Scanio è impegnato affinché anche la pizza napoletana divenga patrimonio immateriale dell'Umanità.



Rocco Pozzulo, presidente della Fic (Federazione italiana cuochi) ha sollecitato attenzione circa la grave carenza che oggi affligge la scuola pubblica nel nostro Paese: «Non esiste l'educazione alimentare come materia di studio». Basterebbero, almeno inizialmente, due ore settimanali per tutta la durata della scuola dell'obbligo, per lenire la grande piaga dell'obesità infantile. I cuochi da parte loro, stanno svolgendo la loro parte proprio attingendo ai dettami della Dieta mediterranea.

Alessandro Circiello, tesoriere di Euro-Toques Italia, ha parlato di Dieta mediterranea facendo riferimento alla sua attività di divulgatore dell'alimentazione corretta e sana che espleta mediante i programmi televisivi ai quali partecipa. Spiegare ai ragazzi l'importanza di capire cosa mangiano, quali cibi privilegiare e quali evitare. Un lavoro molto lungo, ma indispensabile se si vuole sia scongiurare il perdurare dell'obesità infantile, sia rimettere a circuito virtuoso la produzione agroalimentare di qualità a vantaggio dei piccoli produttori locali.

Ettore Novellino, docente di Chimica farmaceutica all'Università di Napoli, ha posto l'attenzione su una disciplina emergente: la nutraceutica. Originale il suo modo di introdurla. Non si tratta più di dare medicine a chi è malato, bensì si tratta di lavorare affinché non si diventi malati; ovvero si interviene su chi è sano affinché si mantenga sano, e questa costante opera di prevenzione si esplicita mediante la nutraceutica ovvero la medicina da somministrare a chi è sano. E quali sono queste nuove medicine? Gli alimenti, precisamente quelli dettati da Ancel Keys nella sua piramide della Dieta mediterranea.

Tanto da fare, allora, per i cuochi, perché sono loro, nel loro ruolo, gli attori della Dieta mediterranea. Loro la portano in tavola salvaguardando e accrescendo i fattori imprescindibili della piacevolezza organolettica e della convivialità.

La densa giornata si è conclusa con il gala dinner. Gran buffet di aperitivo con finger food, il tutto nella splendida cornice costituita dal terrazzo del Savoy Beach. Si prosegue a tavola e qui è tripudio di creazioni dei grandi chef che hanno voluto contribuire al gala dinner. L'antipasto è opera di Vitoantonio Lombardo, patron e chef stellato della Locanda Severino in quel di Caggiano (Sa): Carciofo bianco coast to coast. Deliziosa tartara di filetto in carciofo bianco di Pertosa su salsa Fernand Point ed emulsione alle alici di menaica. In abbinamento il Trentenare Fiano Paestum Igp 2015. Tutti i vini serviti durante la cena provengono dall'Azienda Agricola San Salvatore 1988.

Carciofo bianco coast to coast (foto: Andrea Radic)
Carciofo bianco coast to coast (foto: Andrea Radic)

Il primo piatto è opera del valente chef che gioca in casa: Matteo Sangiovanni. Lo chef propone Pasta Pomodoro e Basilico. Si tratta di una piccola millefoglie di ravioli ripieni al pomodoro con spuma di Grana e polvere di basilico, pomodori datterino farciti e caviale di pomodoro. Nei calici il Vetere Aglianico Rosato Paestum Igp 2015.

Pasta Pomodoro e Basilico
Pasta Pomodoro e Basilico (foto: Andrea Radic)

È il presidente di Euro-Toques Enrico Derflingher a preparare il secondo piatto: Ombrina scottata con ortaggi ed il suo ristretto e cubo di pane cotto a legna.

Ombrina scottata con ortaggi ed il suo ristretto e cubo di pane cotto a legna
Ombrina scottata con ortaggi ed il suo ristretto e cubo di pane cotto a legna (foto: Andrea Radic)

Il dessert è opera del grande pasticciere Pasquale Marigliano: Sinfonia d'Estate. Trattasi di crema catalanesca ed intreccio di pere, pesche e albicocche del Vesuvio con cacao Barry.

Sinfonia d'Estate
Sinfonia d'Estate (foto: Andrea Radic)

Euro-Toques Italia, in collaborazione con Italia a Tavola, ha poi consegnato due riconoscimenti speciali. Ad Alfonso Iaccarino (nella foto), patron da oltre 40 anni dello storico “Don Alfonso 1890”, è stato consegnato il suo ritratto realizzato dall’artista Renato Missaglia, per il ruolo svolto nella valorizzazione della cultura del territorio a tavola e come capofila della rinascita della cucina campana e del Sud Italia.


Enrico Derflingher, Giuseppe Pagano, Alfonso Pecoraro Scanio e Alfonso Iaccarino

Di Giuseppe Pagano (nella foto), invece, albergatore di successo, è stata premiata l’attività imprenditoriale tanto nel settore turistico-ricettivo (è proprietario del Savoy Beach Hotel e dell’Hotel Esplanade di Paestum) quanto nella filiera agricola (azienda agricola San Salvatore). A lui è stata consegnata un’opera di Renato Missaglia costituita da un collage degli studi fatti dall’artista per la realizzazione della collezione “Cuochi a Colori”, la mostra itinerante ideata da Italia a Tavola per valorizzare la Cucina italiana e i suoi protagonisti attraverso l’arte e il colore.

Dopo la visita di ieri 16 maggio a Pollica, dove si trova il museo della Dieta mediterranea, il consiglio direttivo di Euro- Toques Italia ha stabilito anche per la giornata di oggi 17 maggio, delle visite ad aziende agricole e caseifici del territorio, ai templi e a luoghi dedicati alla Dieta mediterranea. A seguire il light lunch presso la dispensa dell’azienda agricola San Salvatore con prodotti bufalini. L’obiettivo è di valorizzare al meglio il tema della sana alimentazione e dell’importante ruolo dei cuochi nella promozione della Dieta mediterranea.


i premi speciali consegnati da Euro-Toques in collaborazione con Italia a Tavola

15 maggio 2016

I campioni della potatura festeggiano Alessandro Di Lena, il migliore dei giovani potatori al campionato nazionale

Alssandro, Mario Montagano di Bonefro, Antonio e Ettore Di Lena, Pardo Di Tommaso,
Marco Rizza di Cassino, Andrea De Santis di Campobasso e, accovacciao, Pasquale Di Lena

Alessandro Di Lena, miglior giovane potatore di olivo a vaso policonico ai recenti Campionati nazionali, ha voluto festeggiare questo stupendo risultato chiamando, nella sua Casa poco distante dal centro storico di Larino, non solo amici e parenti ma anche altri che hanno avuto la gioia di salire sul podio ai Campionati regionali e nazionali che da 14 anni si svolgono nelle diverse regioni olivicole del Molise e del nostro Paese.

Un bel gesto quello di Alessandro, sostenuto dalla madre Livia, che ha visto, insieme con il fratello Pasquale, pluricampione regionale (la vittoria di qualche giorno a Colletorto) come il padre Antonio, il campione nazionale del 2009, Pardo Di Tommaso, anch'egli di Larino, Mario Montagano di Bonefro, Ettore Di Lena, di Larino e zio di Alessandro e Pasquale, Mirco Rizza di Cassino e Andrea De Santis di Campobasso.
Livia Di Lena con i suoi campioni

Una festa all'insegna della buona tavola con l'olio protagonista insieme agli olivi che hanno nella buona e corretta potatura la possibilità di esprimere al meglio sia la quantità che la qualità.

All'insegna anche di una famiglia di potatori, dal nonno Pasquale ai figli Antonio e Ettore e ai nipoti Pasquale e Alessandro.

La tradizione continua e l'augurio è che arrivino anche nei prossimi anni nuovi successi che onorano e danno immagine a Larino e al Molise.

pdl

12 maggio 2016

IL GUSTO DEL TERRITORIO

Nicolangelo Licursi, Sindaco D'Ambrosio, Prof. Pazzagli, Domenico Dante Rosati
Era da tempo che non andavo a Santa Croce di Magliano a vivere - in un pomeriggio freddo e in compagnia di due cari amici, il prof. Rossano Pazzagli e Domenico Dante Rosati - il piacere di un incontro su “Il Gusto del Territorio”, invitato dall’Assessore alla cultura, Nicolangelo Licursi, che è anche il delegato a rappresentare il suo Comune, socio fondatore dell’Associazione nazionale delle Città dell’Olio, nel coordinamento regionale della stessa.

Una tavola imbandita in un lato della sala consiliare rappresentava il gusto del territorio: la famosa e impareggiabile treccia dei Paladino e Rosati, che, a prima vista e a un consumatore che non la conosce, può apparire un ricamo speciale tipico di questo territorio fino a quando un pezzetto della bianca e spessa trama, staccato, non gli arriva in bocca per deliziarlo; l’Olio extravergine di oliva di un frantoiano plurivincitore, Manrico Di Battista; i torcinelli di Peppino Ciarlo che, proprio qui a Santa Croce, ho imparato a degustare in un angolo non lontano dalla piazza delle antiche battaglie, quando Santa Croce era nota come la Stalingrado del Molise. Me li ricordo i torcinelli sulla graticola piena di carboni accesi che spandevano in un lungo e in largo il profumo, come ad avvisare la fedele clientela che erano quasi pronti e potevano avviarsi per comprarli. Non c’era bisogno del banditore che, allora, andava di moda. Un profumo, quello dei torcinelli, che riesce a convincere della sua bontà anche chi, solo sapendo che sono budelle e interiori di agnello lattante, non trova il coraggio di mangiarli. E, poi, i mieli (soprattutto di acacia e di sulla) di un apicoltore appassionato, Vincenzo Pucci, che ha recitato anche in un film con Asia Argento, girato alle Tremiti.
Un territorio, però, non solo ricco di prodotti, cibo delizioso, ma anche di storia e di cultura, segnata fortemente dal grande tratturo Celano – Foggia,  rappresentato in un quadro – ben esposto in fondo alla sala - di un pittore bravo, Pietro Mastrangelo, che non ha frequentato nessuna delle quotate accademie sparse in Italia, ma, come imbianchino, le case dei suoi paesani con le pareti che ha tinteggiato. E’ il figlio Luigi, oggi a Bologna, ad avere la fortuna di studiare e frequentare  circoli di artisti e vivere con la sua pittura una fama a livello nazionale e internazionale. Oltre i confini del paese che confina con la Puglia e condivide, proprio da quelle parti, il territorio di Melanico, cioè la grande agricoltura che nei secoli passati è stata teatro di scontri tra padroni e braccianti sfruttati, con morti e feriti, che le genti di questi due centri non ha – almeno fino a qualche decennio fa – mai dimenticato. Molto noto un altro artista di valore di Santa Croce, Giuseppe Pietroniro, che opera con successo a Roma.
Che dire poi di Raffaele Capriglione, il poeta scrittore che più  di altri ha saputo raccontare i valori propri di questa terra, le tradizioni, in particolare quella de “u luteme sabbate d’aprile”, la tradizione da poco consumata.

Agricoltura, cibo, storia, cultura, tradizioni senza dimenticare gli incantevoli paesaggi che, anni fa, si potevano ammirare da “ngoppe u casale” con uno sguardo a 360° che, partendo dalle aree interne del Molise si sposta, con la Maiella lontano, verso il mare e poi le Tremiti, il Gargano con i monti Dauni e il Tavoliere delle Puglie, fino all’ampio tratturo. La grande strada verde che ha visto scendere e salire uomini e animali alla ricerca del cibo, cioè dei pascoli che, verso l’Abruzzo, si aprivano alla primavera e all’estate, diversamente da quelli della Puglia che sapevano resistere ai freddi dell’autunno e dell’inverno fino alla primavera inoltrata.
Ecco, il territorio con i suoi valori e le sue risorse, per un tempo abbandonati dalla illusione della crescita senza limiti, che i governi e la classe dirigente di questo nostro Paese continuano a propagandare non  rendendosi conto  del tempo che passa e continua a distruggere risorse e valori, cioè il territorio.

Il filo conduttore di un ragionamento che ha preso il via con il promotore dell’iniziativa per conto dell’amministrazione comunale, l’assessore alla cultura, Nicolangelo Licursi, che ha aperto l’incontro e ne ha spiegato  le ragioni dopo aver presentato i tre relatori, per poi passare la parola al sindaco Donato D’Ambrosio, che ha sottolineato con grande forza l’impegno suo e della sua amministrazione di aver posto al centro di una programmazione dello sviluppo della sua cittadina, proprio i valori e le risorse del territorio.
Una sfida che ha trovato il consenso e il sostegno dei tre relatori, a partire da Domenico Dante Rosati, che ha sviluppato il grande tema della biodiversità  (il 25 c.m. ricorre la Giornata Mondiale della Biodiversità e la Fattoria Sociale “Il Giardino dei Ciliegi” la vuole ricordare con una iniziativa a Civitanova del Sannio, il giorno 21 p.v.) ed ha parlato, con la competenza che gli viene riconosciuta, dei prodotti tipici molisani.
Il mio intervento ha riguardato la qualità con particolare riguardo all’origine, che è soprattutto il territorio, ma non solo, se tiene conto della professionalità di chi la produce e la trasforma
Come sempre puntuale e ricco di spunti l’intervento del prof. Rossano Pazzagli dell’Università del Molise che ha parlato dei Paesaggi del Cibo, l’importanza e il valore del territorio  e della sua agricoltura e i possibili turismi che si possono organizzare e promuovere utilizzando le risorse enogastronomiche, la naturale ospitalità dei molisani. .A proposito di territorio l’incontro ha messo in luce che c’è un’amministrazione comunale che ha le idee chiare, nel momento in cui crede in questo bene comune e punta su di esso, consapevole che è la sola risorsa che ha e sulla quale scommettere, per costruire il domani dei propri figli . Un esempio per gli altri comuni del Molise, in una fase in cui bisogna avere chiaro il quadro di riferimento e ben precisati gli obiettivi che si vogliono, anzi, possibili da raggiungere. Sapendo che non è facile, ma anche che non ci sono alternative al territorio. L’incontro, solo una della tante iniziative che l’amministrazione di Santa Croce ha intenzione di programmare per aprire il confronto e, così, dare spazio alla partecipazione alle scelte dei cittadini, fondamentale perché niente cada dall’alto ma tutto diventi consapevolezza, programmazione, costruzione, risultati dell’intera collettività.
Se è vero, com’è vero, che i popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalle barbarie quando impararono a conoscere la vite e l’olivo, si può ben dire - parlando di una città dell’olio - che  Santa Croce di Magliano sa come uscire dalla crisi  e come ridare ai suoi cittadini, i giovani soprattutto, la speranza.  Si tratta di puntare sull’olivo e le altre risorse dell’agricoltura, i valori di una storia e di una cultura, l’arte, e, non ultime, le antiche e forti tradizioni.  

pasqualedilena@gmail.com

9 maggio 2016

IL “FIOR DI LATTE NOBILE DELL’ALTA VALLE DEL BIFERNO” DE LA PIANA DEI MULINI, MEDAGLIA D’ORO AL 1° CONCORSO NAZIONALE “ALMA CASEUS”.

Il Concorso nazionale, Alma Caseus, alla sua prima edizione, che c'è stato al Cibus di Parma, la grande Fiera internazionale dell’Alimentazione, ha consegnato una delle sue medaglie d’oro a un formaggio molisano, il “Fior di Latte Nobile dell’Alta Valle del Biferno”, nella categoria formaggi freschi a pasta filata.


Il formaggio de La Piana dei Mulini di Michele Lucarelli, il ristorante-albergo che si trova al Km. 7 della Bifernina, nel Comune di Colle d’Anchise, va così ad onorare l’antica tradizione nell’arte casearia  alimentata per lunghi secoli dalla transumanza, questo andare e tornare che ha visto il Molise al centro tra L’Abruzzo e la Puglia, quale cerniera tra Nord e Sud.

Uno straordinario patrimonio, unico al mondo, quello dei formaggi italiani, con oltre 500 tipologie di formaggio, che ALMA, la grande scuola di cucina italiana, ha fatto bene a dotare di un suo concorso di livello nazionale, da affiancare a quelli internazionali, dove il Molise è sempre stato un protagonista con i suoi magnifici prodotti curati da veri e propri artisti nel campo caseario.

Lunedì pomeriggio u.s., alle ore 18.00, nella Sala Giuseppe Verdi, padiglione 8, la premiazione e la consegna della medaglia d'oro nelle mani di Carmine Lucarelli. Un riconoscimento prestigioso parlerà di un piccolo Molise, cioè di un territorio non grande come quello della Toscana o della Lombardia, ma non meno importante per la grandezza della sua biodiversità e per la ricchezza della qualità che esprime con il cibo.

I complimenti a Michele Lucarelli e a la sua Piana dei Mulini, e, anche, al Molise che non finisce mai di sorprendere con le sue delicatezze nel campo dei formaggi, dell’olio, del vino, grazie sì alla bontà del suo territorio e, anche, alla professionalità dei suoi produttori e/o trasformatori.

pasqualedilena@gmail.com

Le sofferenze dell'agricoltura molisana e del mondo contadino

Un vivere che non è vivere, ma pura sopravvivenza, quello di un mondo che serve ma non è servito, che dorme ma non è dormiente, derubato anche della speranza, ma pieno solo di promesse.

di Giorgio Scarlato
A lavorare la terra conviene sempre meno, tanto più in Molise. Quelli e le loro famiglie che vivono solo di ciò che la terra offre loro sono sempre meno. Stanno scomparendo. 
Sono i contadini che letteralmente soggiogati soffrono di più e che, sfortunatamente vengono lasciati soli, dove disperazione e rabbia unite alla  condizione di interesse istituzionale burocratico di non nuocere  li annienta. E' l'inferno. Certo è che tutti lo sanno ma nulla fanno. 
Sacrifici generazionali non sono bastati a salvare questo mondo rurale che ....sta fallendo e non per proprie colpe.
E' quel popolo rurale da sempre sottomesso, umile, che non è in grado di cooperare e far sentire la propria voce. Un mondo che viene derubato anche della speranza.

Parlare di coraggio, però, è poco ma allo stesso tempo sono i sottomessi, quelli che non sono in grado di cautelarsi, quelli di una terra per antonomasia poco incline alla resilienza, che non riescono a tutelarsi perché hanno perso quell'occasione di dare una svolta reale al loro mondo di sottomissione. E, di più, di essere disuniti, scombinati.
Un popolo che serve ma non è servito. Un popolo rurale propenso alla rassegnazione ma che non è dormiente.
Chiedete ai contadini se prendono sonno quando non riescono a pagare i contributi previdenziali o le gabelle "obbligate" dei consorzi di bonifica per i "presunti" benefici di tutela del territorio dal dissesto idrogeologico o peggio, del beneficio (???) di avere l'acqua irrigua per produrre colture quali pomodori, barbabietole da zucchero, finocchi, cavolfiori, pesche, olive, etc. per poi rifonderci!
Chiedete ai contadini se dormono quando le pesche, le susine, le zucchine, i finocchi, i pomodori restano sui campi perché raccogliendoli costituirebbe una ulteriore spesa!
Chiedete ai contadini cosa provano quando arrivano le cartelle di Equitalia o le richieste di rientro delle banche per cambiali non onorate!
O, per i mutui che si rincorrono per prestiti che significano impegni a vita!
O. quando bussano alla porta per il pignoramento!

Si è potuto notare, e questo da poco tempo, ringraziando Iddio,  che anche cittadini "non addetti ai lavori" iniziano ad interessarsi di agricoltura, di salubrità alimentare e di come sopravvive il mondo rurale dei monoreddito. Si stanno rendendo conto delle difficoltà a cui è sottoposto.
Si sono avvicinati ed hanno potuto costatare  i prezzi da fame, imposti, che i contadini spuntano nei campi, i costi di produzione delle derrate e della risposta, costante, che ricevono:  o a questo prezzo, o possono anche marcire. Si, proprio così. E' la risposta quando l'acquirente, commerciante o GDO che sia, non accetta il prezzo richiesto dal produttore..... perché da altre parti costa meno. E questo da svariati anni. 
Si chiede: perché "funziona"  la globalizzazione per i prezzi di vendita delle derrate ma no per i costi di produzione?
Queste sono le regole di un massacro annunciato! E i risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti.

A questo punto si è disponibili a consegnare le chiavi delle aziende agricole e vedere "gli altri", privati o dipendenti pubblici, vivere per qualche tempo come  vive il contadino-proprietario, visto da molti come il ricco-assistito dai premi Agea, dalle sovvenzioni, etc., e vedere così la loro capacità imprenditoriale nel produrre e quindi gli utili ricavati.
Quelli che "vedono da lontano" l'agricoltura potrebbero scambiarsi il ruolo, "caricandosi" di reddito agricolo e scambiandolo con il loro.
Provare a vivere per un solo anno quello che sopporta il contadino da  decenni, comprese le angherie istituzionali, sarebbe un modo per rendere concreto quello che da anni sta sostenendo il mondo rurale.
Quel vivere che non è vita, ma solo sopravvivenza.  E di coraggio ce ne vuole.

Si termina con una frase, ancora attuale, detta  dal 34° Presidente degli Stati Uniti d'America Dwight Eisenhower: 
"L' Agricoltura sembra molto semplice quando il tuo aratro è una matita e sei a un migliaio di miglia dal campo di grano".

4 maggio 2016

NO TTIP, SI AGRICOLTURA E AMBIENTE DI QUALITA'

di Giorgio Scarlato (giorgio.scarlato@hotmail.it)
Il TTIP non è altro, per il settore agricolo, la sommatoria del: capitalismo, neoliberismo e globalizzazione.
L'economia che ne deriva da questi tre componenti è da fallimento per i contadini e nel contempo, di vittoria per le multinazionali del biotech e dell'agribusiness.
Come la vittoria è stata all'Expo' a Milano per le multinazionali, non per la vera e sana agricoltura e per i produttori-contadini.
Così come "lo vogliono" non farebbe altro che:
- danneggiare gravemente l'ambiente;
- le piccole e medie aziende agricole scomparirebbero;
- verrebbero "esaltati" alcuni OGM (ad es. il RR), glifosato compreso;
- salute e cibo sarebbero abbassati di livelli a causa delle norme "annacquate" a causa di quelle meno       
   restrittive d'Oltreoceano;   
- occupazione  e quindi retribuzioni relative a prezzi da fame.

Stiamo facendo un'assurda guerra a noi stessi e chi dovrebbe vederla, politici nazionali ed europei, funzionari, responsabili, manager, non la vede o meglio, finge di non vederla e, peggio, non ci rende partecipi di ciò che altri stanno macchinando. 
Questo operare, da neoliberismo, non farà altro che generare distanze sempre più ampie tra il potere economico e chi lo subisce.
L'agricoltura europea, ancor di più quella nazionale, ne uscirà bastonata rispetto a quella USA, in modo concorrenziale s'intende, visti i parametri di confronto quali la vastità delle aziende agricole, l'uso dell'ingegneria genetica, gli standard di produzione.
Un esempio potrebbe essere il livello di pesticidi ammessi negli USA che sono ben più alti di quelli autorizzati in Europa; o gli ormoni di crescita consentiti negli allevamenti USA ma non in Europa, ed altro ancora.
Si aggiungono, quindi, anche il fallimento dei consumatori, schiavi del marketing e della pubblicità che hanno l'obiettivo di "creare" bisogni al prezzo più basso possibile.
La globalizzazione, estremizzando la concorrenza e la libertà del mercato delle merci, diventa devastante.
Perché? In cambio di prezzi sempre più bassi, da dumping, ci si ritrova che il lavoro manuale avrà, paghe sempre più basse (Idem per quello intellettuale).
E non potrà che portare nei Paesi Occidentali, in modo particolare l'Italia, alla distruzione del tessuto agricolo nell'ottica di rapporto lavoro-qualità-prezzo. Una concorrenza spietata non sopportabile. 
E così il TTIP arriva a diventare quel mostro incontrollabile ed il libero scambio è il protezionismo di chi depreda e che, si ripete, potrebbe avere riflessi negativi sia sui consumi alimentari sia sulla sicurezza degli alimenti. 
"Viene aiutato" il lupo per uccidere gli agnelli; la faina "fatta accomodare" in un pollaio (...di "polli").
L' "armonizzazione" degli standard dell'agroalimentare tra UE ed USA che vorrebbero, potrebbe portare subito ad una débacle di alcuni settori dell'agricoltura europea quali quello dei cereali, del latte, della carne. 

Il negoziato non può e non deve abbassare gli standard di tutela europei. Deve rimanere fuori dal tavolo delle trattative. Non possono essere solo e sempre scaricate sulle spalle dei contadini scelte scellerate della mala politica, nazionale o europea che sia. Il settore è alla fame!!!
Il no al TTIP non è un no anti Europa o anti governi. E' solamente....anti-deficienti. Gli altri ci stanno sottomettendo e noi, impassibili, accettiamo che ciò accada. Per caso siamo ingabbiati dalla Sindrome di Stoccolma?

In conclusione, questa guerra anche contro la Natura ci vedrà, a breve o a medio termine, soccombenti. 
E' solo questione di tempo. E questo lo capiremo fin quando non succederà.
Questo modo di vivere "imposto" ha distrutto, poco alla volta, il tessuto sociale.
L'uomo ha ridimensionato la Natura "funzionalizzandola" alle sue finalità, spesso distruttive. E di disastri ne ha combinati.
Fermiamo questa crisi agricola-ambientale prima che sia troppo tardi.
Termino con una frase di Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose: "Ama la tua terra come te stesso".
giorgio.scarlato@hotmail.com