30 giugno 2016

I RAGAZZI DI CHERNOBYL

Ricordo che la notizia della tragedia provocata dallo scoppio di un reattore nucleare della centrale a qualche decina di chilometri da Chernobyl, nell’Ucraina settentrionale, in quel tempo ancora Russia, la lessi subito, quel mattino dell’aprile del 1986 sulla bacheca del giornalaio della porta accanto a dove abitavo a Firenze.

Una tragedia che colpì tutti per il numero di vittime che aumentavano con il passare dei minuti e preoccupò subito per le conseguenze di quel disastro che, secondo Greenpeace, ha già provocato direttamente e indirettamente, la morte di oltre sei milioni di persone, molte delle quali dopo sofferenze atroci.

Ero appena uscito per prendere la rapida per Siena e raggiunger gli uffici dell’Ente Mostra Vini, che avevo l’onore e l’onere di dirigere.
Era ancora forte l’eco della grande tragedia del vino italiano, il metanolo (vino mescolato ad alcol etilico), scoppiata il 17 Marzo, cioè poco più di un mese prima,  che aveva provocato, la morte di ben 26 persone, anche queste innocenti.
La paura della contaminazione si diffuse immediatamente, tant’è che nell’ora di viaggio in autobus, non si parlò che di questa possibilità anche in aree lontane come la nostra e dei pericoli delle centrali nucleari che l’Italia era decisa di approvare.
In poco tempo si scatenò in tutt’Italia una catena di solidarietà che creò nel tempo un ponte di affetti che ancora durano.
L’ospitalità per i bambini e i ragazzi di quel territorio contaminato dal Cesio-137 che si spandeva sugli strati superficiali del terreno contaminando piante e  funghi e, così, entrando subito nella catena alimentare. I primi segnali hanno riguardato la tiroide, la più colpita da tumori che spesso hanno portato alla morte, soprattutto  bambini e giovani.
Il Molise, con l’Associazione Solidarietà senza Confini, con sede a Campobasso, presieduta da Di Lembo fu tra le prime regioni a ospitare un gruppo di oltre cinquanta bambini e ragazzi, accolti da famiglie che avevano espresso il loro impegno e non per una sola occasione.
Ho conosciuto Yuri, un bambino ospite di Vincenza e Antonio Matteo a Vinchiaturo, nelle sue ultime presenze nel Molise, che si sono ripetute per otto anni. Aveva  un anno quando è scoppiato il reattore e, ancora piccolino, era arrivato a casa Matteo con il suo viso bellissimo ma pieno ancora di paure. Era molto attaccato a Chiara, la figlia di Vincenza e Antonio, e,  vederli giocare e litigare, davano la netta impressione di essere fratello e sorella, anche perché per Vincenza e Antonio, ma non solo, anche per tutt’i familiari, Yuri era come un figlio a cui dare particolare attenzione per togliere la paura del disastro  che portava con sé. Un discorso – l’ho saputo qualche tempo dopo – che riguardava anche le altre famiglie coinvolte in quest’opera di solidarietà, con il bambino e, anche, con la famiglia rimasta a vivere le miserie della tragedia.
Chiara, che sta per laurearsi a Bologna, non ha mai perso i contatti con Yuri, oggi poliziotto, sposato e padre di una bambina. Ricordo che la presenza di Yuri “riempiva la casa” e rendeva particolarmente felice Chiara. A Vinchiaturo lo conoscevano tutti e tutti se lo ricordano questo bambino biondissimo, dalla taglia atletica, abbastanza vivace e cordiale con tutti.
Qualche tempo fa, preso dalla nostalgia, aveva comunicato a Chiara, via Skype, la sua voglia di tornare per riabbracciare quelli che, per uno o due periodi dell’anno (Natale e l’estate), sono stati i suoi genitori e salutare gli amici. Poi la situazione difficile nella sua Ucraina l’hanno costretto a rinviare in un altro momento questo viaggio nella sua seconda terra, il Molise.
Un rapporto che continua al pari del rapporto tra le famiglie molisane che si sono ritrovate impegnate con l’ospitalità, ma anche con viaggi in Ucraina per conoscere le origini del bambino, i suoi genitori e capire da vicino il senso della paura per il domani. Infatti, molte di queste famiglie sono state in Ucraina e la gran parte dei componenti sono diventati amici che si frequentano e si raccontano dei ragazzi di Chernobyl che hanno conosciuto e sentito battere il cuore  dei molisani. Una carezza delicata che suscita la voglia di tornare.
Una tragedia che, nel rispetto dei ragazzi di Chernobyl, ha convinto tutti gli italiani a dire No al nucleare.
pasqualedilena@gmail.com
Solo ieri ho visto questo mio articolo, scritto alla fine di maggio su richiesta di Moliseinsieme, pubbblicato. Non sa di muffa e può interessare ai protagonisti di allora che non hanno avuto la possibilità di sfogliare Moliseinsieme.

28 giugno 2016

Pane e olio con i bambini e i ragazzi del campo estivo di Campobasso Nord


Questa mattina l’incontro, magnificamente organizzato, all’auditorium della Chiesa di San Giuseppe Apostolo, nel quartiere Cep di Campobasso un interessante, con una cinquantina di bambini protagonisti di un campus estivo. Si è parlato di cibo e di stili di vita, l’importanza dell’alimentazione e la centralità del territorio con la ricchezza della biodiversità.

Chiamato a parlare di Olio e a guidare il gruppo a una minidegustazione di questo re della tavola, subito dopo l’intervento, davvero bello e interessante, di Dioniso Cofelice di Matrice. Il racconto dei cereali, delle farine e delle semole, del pane - quel pane che l’altro giorno, a Roma, è stato dichiarato il migliore in Italia ( quindi, nel mondo) – siamo tornati indietro di qualche anno con la memoria. In particolare, quando la Di Vaira, la grande azienda agricola che allora dirigevamo, in meno di un anno era diventata una straordinaria fattoria didattica, con quasi duemila bambini a viverla con le visite guidate e le varie feste dedicate al latte, all’olio, alla trebbiatura, alla vigna, alle stalle, con il toro Rovente grande protagonista.

A ogni gruppo di bambini, dopo la visita dell’azienda, venivano preparati, dalle brave collaboratrici, vassoi con pane e olio, caciocavallo e mozzarelle, ed erano quelli con pane e olio che venivano presi d’assalto, così com’è stato questa mattina, dopo i saluti di Don Vittorio, di Antonio Di Battista, il sindaco della Città e del presidente della Provincia di Campobasso, Rosario De Matteis. Una presenza e  un’attenzione importanti, sottolineate dalle belle parole che i due rappresentati istituzionali hanno rivolto a un pubblico molto attento, quello dei bambini, tutti seduti sul pavimento dell’auditorium.

Mi sono ricordato della grande curiosità dei bambini per l’olio e il piacere di sentire i profumi che l’olio di oliva extravergine, con la qualità legata all’origine, esprime. Poi l’abbinamento di due bontà, pane (i diversi tipi di pane del Molino Cofelice, che ormai i molisani e non solo conoscono) e olio, in particolare della varietà “Gentile di Larino”, la più diffusa e nota del Molise, prodotto con metodo biologico, L’Olio di Flora.
L’assalto ripetuto di questa mattina – come alla Di Vaira - alle fette di pane unto di olio, per noi solo la conferma che ai bambini  piace l’olio e, di questo prodotto sublime per l’alimentazione dell’uomo, i caratteri più salienti, l’amaro e il piccante propri di un fruttato medio.
Un’indicazione importante e utile per le mamme che non vogliono sprecare soldi e, con essi, la salute dei loro figli, ma vederli crescere sani: colazione e merenda con pane e olio, due bontà del territorio e dell’agricoltura del Molise, ma olio vero, quello noto come extravergine di oliva, che ha i profumi e sapori che ai bambini piacciono davvero. Tempo perso se l’olio è senza profumi e sapori, insipido, quasi dolciastro, quando non espressione di difetti gravi, cioè un olio manipolato che non ha nel territorio la sua origine e, come tale, non in grado di esprimere la qualità.
E’ per questo che l’iniziativa, promossa e organizzata dal sempre dinamico e poliedrico Maurizio Varriano, sarebbe da ripetere in ogni parrocchia e, alla riapertura di settembre, nelle scuole del Molise, invitando anche i genitori a essere presenti in modo da poter capire che il rapporto dei loro figli con i prodotti della nostra terra è un rapporto naturale cioè espressione di identità.
il Sindaco Antonio Di Battista
presentato da Maurizio
con Francesco all'organetto
il presidente De Matteis e, in primo piano,
Dioniso Cofelice.
Due ore bellissime passate anche ad ascoltare le saporite suonate all'organetto del piccolo Francesco Scarselli, il campione del mondo di Campochiaro, e, con i protagonisti di un domani, che noi vogliamo migliore, e  che sarà tale anche grazie a una sana e corretta alimentazione, al rispetto della sacralità della terra e del cibo, che essa dona come energia primaria per l’uomo e gli animali, del territorio, quale fonte di valori e di risorse, le sole che ci permettono di programmare il futuro.
pasqualedilena@gmail.com

le aziende agricole, il rischio di scomparire per fame

di GIORGIO SCARLATO
Il forte arretramento della domanda interna è il segnale di declino del sistema Italia, evidente ormai da tempo.
Il debito di Stato, sommato a quello delle imprese, delle banche e delle famiglie è pari al 400% del PIL.
Il settore agricolo è stato il primo a subirne, iniziato dal lontano 2001.
Oggi, un drammatico scenario economico-sociale che sta riguardando tutti i settori.

Si focalizza il settore agricolo.
Le aziende agricole presenti nel 2000 in Italia erano 2.396.274, nel 2010 1.620884; ben il 32,4 in meno con punte - 40% in Toscana, - 45% in Liguria e - 48% nel Lazio. Si toccano regioni dove l'agricoltura è attiva per capacità cooperativistica ed imprenditoriale.

L'Italia è in default per due aspetti di criticità:
a) il consumatore è poco propenso a spendere;
b) l'imprenditore è per nulla propenso ad investire.
Il tutto unito alla disoccupazione, giovanile e non (nel segmento 15-25 anni è pari al 38% circa), ed alla stretta creditizia porta alla recessione, alla stagfazione (stagnazione + inflazione) vista non nell'ottica, anche se minima, dell'aumento dei prezzi al consumo ma in quella della mancata monetizzazione e quindi guadagno dei prezzi di vendita all'origine.

L'Italia agricola ancor di più.
E'proprio di questi giorni, ad inizio del nuovo raccolto, che il prezzo del grano duro oscilla trai 19 e 20 euro/ quintale mentre navi cariche di grano canadese, giornalmente, scaricano a Manfredonia (FG) o altri porti italiani.
Nel 2015 la media è stata sui € 25/ql; nel 2014 sui 35.
E questo, come esempio, vale per la frutta, la verdura, il pomodoro da industria, la barbabietola da zucchero, il latte, l'olio d'oliva, la carne.
Come si può vivere, come si può competere?
Si produce per poi, visti i prezzi di vendita delle derrate che si ottengono, rifonderci?
L'agricoltore pur producendo la stessa quantità di prodotto vede, sempre più, il suo rating abbassarsi.

Logica conseguenza è che senza crescita della domanda il rapporto PIL/debito non può che aumentare nonostante il sistema creditizio bancario abbia ricevuto liquidità dalla BCE (Banca Centrale Europea) ma si è ben guardato dall'immetterla nel sistema delle imprese e quindi delle famiglie.

In un incontro di pochi mesi addietro, un direttore di una banca molisana portò a tal proposito qualche esempio. Su 100 agricoltori, nuovi clienti, che chiedevano di aprire una linea creditizia, ben 99 erano interessati a ristrutturare i loro debiti. 
Il sistema bancario non ha certezza alcuna che poi questi prestiti possano essere onorati visti nell'ottica di costi-ricavi.
D'altronde come può, prendendo ad esempio proprio il grano duro, averne certezza del pagamento quando un agricoltore, suo cliente, che produce 1.000 ql di grano vede abbassarsi il suo PIL in solo 3 anni da € 38.000 a 19.000? 
Come si può chiamare questa operazione da globalizzazione neoliberista? Come può tenersi in piedi un'azienda? Come programmare investimenti?
Le piccole e medie aziende , causa la concorrenza anomala, senza alcuna protezione istituzionale e vessate da tasse che disincentivano gli investimenti non potranno che scomparire.
Chiuderanno per fame vista la mancanza di reddito e di leale competitività. Addio il vero Made in Italy.

Il 55% delle famiglie italiane, lo scrive l'ISTAT, vive in uno stato di deprivazione relativa (si avvicina la miseria greca?), cioè non arriva a fine mese.
Minimamente si tocca, e questa è un'altra storia, quella stragrande maggioranza silenziosa di persone che da tempo ha rinunciato alla ricerca di un lavoro.
Il WEF ( Foro Economico Mondiale) ha nel 2014 pubblicato, e lo fa annualmente, un'analisi circostanziata della competitività delle economie di ogni Paese: l'Italia occupa il 43° posto, dietro Portogallo, Lituania, Indonesia; lontanissima da Svizzera (1° posto), Svezia (2°) e Germania (5°).
Nel 2015, un italiano su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale secondo la definizione adottata nell'ambito della strategia Europa 2020 cioè che non possono riscaldarsi in modo adeguato (25% circa) o a far fronte a spese impreviste di € 1.000 circa (45% circa) o un pasto proteico adeguato ogni due giorni ( 20% circa).

Sintetizzando, nel nostro Paese (fino a quando?) si è creato un clima ostile per chi studia, per chi produce, per chi consuma.
Tutto questo porta a 3 nodi focali, quali:
a) di decadenza;
b) di limitazione di libertà;
c) di evidente sudditanza.
LA RESILIENZA, LA VOLONTA', LO SPIRITO DEL FARE ITALICO SONO STATI SOSTITUITI DA PAURA, PASSIVITA', RASSEGNAZIONE, IMPOTENZA.
Di questo passo, il Molise, l'Italia così stremate da disoccupazione ed austerità costante si stanno incamminando verso la cessione della loro sovranità.
L'amara conclusione: L'Italia del fare svenduta; gli Italiani, quelli autoctoni, colonizzati.

Si termina con una frase dello scrittore e filosofo tedesco Ernst Junger dal suo "Trattato del Ribelle": "... il singolo non occupa più nella società il posto  che l'albero occupa nel bosco: egli ricorda invece il passeggero  di una veloce imbarcazione che potrebbe chiamarsi Titanic."

24 giugno 2016

Molise: la grande città-giardino

 di Roberto Guiggiani            Siena news  

Dalle altezze di Larino al mare di Termoli, tutta la bellezza del Molise, una grande città-giardino.

larino


Visto dai 400 metri di altezza di Larino – antichissima città dei Frentani (fondata intorno al XII secolo avanti cristo), il Molise si trasfigura: da piccola regione di 300 mila abitanti tanto spesso al centro di ironie e battute poco piacevoli, ad immensa città-giardino, dove i suoi piccoli paesi sono i quartieri e la campagna coltivata ancora secondo le buone regole di chi la terra la conosce e la ama è un vero e proprio giardino all’italiana.

termoli
Se c’è in Italia un luogo dove la parola “ruralità” assume un significato forte è proprio il Molise, per tanti versi ultimo baluardo – grazie anche alle sue piccole dimensioni ed alla collocazione geografica periferica – di una agricoltura che proprio perché legata alle tradizioni assume carattere di grande modernità. Ed è proprio questa la bellezza del Molise: questo alternarsi di paesi di poche migliaia di abitanti e di campagna curata con grande attenzione.
Con tante piccole sorprese, come ad esempio Ururi, con i suoi abitanti sono di cultura e lingua arbereshe, una minoranza etno-linguistica albanese che si stabilì in Italia fra il 1400 ed il 1600 e che si ritrova anche a Campomarino, Portocannone e Montecilfone. Oppure Agnone, la città sannita dove ha sede quello che viene unanimemente considerato il più antico stabilimento di campane, forse attivo già nell’anno 1000, o giù di lì: la Pontificia fonderia Marinelli. O il Museo del Paleolitico di Isernia che racconta la storia dell’insediamento della Pineta, risalente a 736 mila anni fa.
agnone La grande città-giardino che è il Molise ha anche il suo tratto di mare, che è Termoli, con il suo antico borgo marinaro, il castello svevo, la cattedrale ed una meravigliosa tradizione di cucina marinara, di cui u’bredette, ennesima e sempre gustosa versione di Brodetto dei pescatori dell’Adriatico, è soltanto il punto di partenza.
E qui si aprirebbe tutto il capitolo della cucina molisana, con l’olio extravergine di oliva ed i tartufi bianchi, le zuppe ed i formaggi, le verdure di stagione ed i vini, così radicata sul territorio e lontana da contaminazioni che non sono certo destinate a durare nel tempo.
E dunque il mio consiglio è di partire da Larino ed a Larino chiudere il “cerchio magico” (doveroso omaggio ad un grande molisano: Pasquale Di Lena) del vostro viaggio in Molise, con la visita all’anfiteatro romano ed alla Cattedrale. E con la meravigliosa vista su questa immensa città-giardino.
Roberto Guiggiani

Olio, pubblicato il decreto sulle sanzioni

da Agronotizie - image line

Dal 1° luglio sarà sanzionabile per la prima volta l'italian sounding, come i segni sulla confezione richiamanti un’origine geografica diversa da quella correttamente indicata in etichetta

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E' stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto 103/2016, in vigore dal 1° luglio 2016, recante le sanzioni sull’olio d’oliva. Il decreto, si legge nella nota diffusa dal Mipaaf, rappresenta un ulteriore passo in avanti per la tutela dell’olio d’oliva italiano e per una sempre maggiore difesa dei consumatori e dei produttori.
Tra le principali norme figurano le sanzioni per il cosiddetto ‘Country sounding’, vale a dire la sanzionabilità, per la prima volta, dell’evocazione di un’origine geografica dell’olio diversa dall’origine dell’olio stesso, anche se correttamente etichettato; per il mancato rispetto del regolamento sugli imballaggi; per la mancata o difforme indicazione in etichetta dell’informazione sulla categoria di olio; per il mancato rispetto dell’obbligo di tenere i registri degli oli d’oliva e di sansa d’oliva.
In vista dell’entrata in vigore, la circolare applicativa dell’Ispettorato centrale repressione frodi (Icqrf) del decreto è già disponibile sul sito internet del Mipaaf QUI

• Nel dettaglio
Sanzione del Country sounding

L’art. 4 comma 1 prevede la sanzionabilità per i produttori che riportano “segni, figure o illustrazioni che possono evocare un’origine geografica diversa da quella indicata in etichetta, anche se veritieri”. Si tratta di una norma di grande rilevanza perché per la prima volta viene sanzionato il fenomeno del cosiddetto “Country sounding” (nel caso di evocazione italiana dell’Italian sounding) per il solo fatto che vi siano sulla confezione dei segni richiamanti un’origine geografica diversa da quella correttamente indicata in etichetta.
Eempio: si pensi a un olio d’oliva extra vergine che in etichetta riporta correttamente la dizione dell’origine “Miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea e non originari dell’Unione”, ma che presenta sulla bottiglia o nel packaging “segni, figure o illustrazioni che possono evocare” un’origine italiana (tricolore, nomi o aggettivi di italianità, immagini tipiche italiane).

Applicazione
La norma si applica a tutti i marchi registrati in Italia successivamente al 31 dicembre 1998 o in Europa al 31 maggio 2002 e consente di punire i comportamenti di concorrenza sleale messi in atto da chi imbottiglia ed etichetta l’olio, quando l’etichettatura e, più in generale, la presentazione del prodotto possono evocare un’origine diversa.

Competenza sanzionatoria
Viene riportata in capo allo Stato (precedentemente era regionale) ed esercitata dall’Ispettorato centrale repressione frodi. Per tutti gli articoli che prevedono sanzioni pecuniarie, ad eccezione degli articoli 6, 7 e 8, è prevista la clausola di salvezza che subordina l’applicazione della sanzione amministrativa alla preventiva valutazione che il fatto accertato non integri anche una fattispecie di reato.

• L'olio in Italia

Quantità di olio prodotto in Italia da olive italiane: 2014/2015 produzione 302.000 t.

Aziende olivicole italiane: circa 900.000

Volume di affari: 3 miliardi di euro, pari al 3% del fatturato totale dell'industria agroalimentare

In Italia si contano 42 Dop e 1 Igp

Controlli: nel 2015 ne sono stati effettuati oltre 12.500 nel comparto per un totale di 574.268,00 euro di valore sequestri

• Il piano olivicolo nazionale
 Previsto dall’articolo 4 del Dl 51/2015, prevede tra i suoi obiettivi principali:
- incremento della produzione nazionale di olive e di olio extravergine di oliva, senza accrescere la pressione sulle risorse naturali, in modo particolare sulla risorsa idrica, attraverso la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e l'introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica;
- promozione dell’attività di ricerca per accrescere e migliorare l'efficienza dell'olivicoltura italiana;
- iniziative di valorizzazione del made in Italy e delle classi merceologiche di qualità superiore certificate dell'olio extravergine di oliva italiano, anche attraverso l'attivazione di interventi per la promozione del prodotto sul mercato interno e su quelli internazionali;
- recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili;
- incentivare e sostenere l'aggregazione e l'organizzazione economica degli operatori della filiera olivicola, in conformità alla disciplina delle trattative contrattuali nel settore dell'olio di oliva prevista dal regolamento (Ue) n. 1308 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013.

23 giugno 2016

Solidarietà al Prof. Italo Testa, presidente del Forum per la difesa della Sanità pubblica


il dr. Italo Testa (baffi bianchi) con a fianco Antonio Ruggieri, direttore de il Bene Comune,
in una recente iniziativa sulla sanità, a Termoli,
nella sala conferenze della Chiesa del Sacro Cuore.Aggiungi didascalia

Il FORUM PER LA DIFESA  DELLA SANITA’ PUBBLICA indice per oggi pomeriggio 23/06/2016  alle ore 16.00 una conferenza stampa che si terrà presso la CGIL MOLISE  in via Tommaso Mosca 11 a Campobasso.

Il Forum intende divulgare anche attraverso la stampa la notizia delle pesanti intimidazioni e minacce da parte di anonimi  di cui è fatto oggetto il Dott. Prof. Italo Testa ,Presidente del Forum e del Comitato pro Cardarelli.
Le intimidazioni e le minacce fatte al simbolo della difesa della sanità pubblica a livello regionale non fermeranno la resistenza del Forum contro il POS , perché Il Dott. Testa rappresenta la battaglia di migliaia di molisani, a difesa del diritto alla salute e alle cure,garantito dalla Costituzione Italiana.
Chiediamo alla Stampa la massima collaborazione.

FORUM PER LA DIFESA  DELLA SANITA’ PUBBLICA

CB,23/06/2016




21 giugno 2016

IMMIGRATI IN MOLISE


            Integrazione possibile - inclusione necessaria
Molto interessante l'incontro di ieri pomeriggio a Il Melograno di Larino con relatori speciali e gli interventi di due immigrati, Marieta di origine albanese e Amadu del Niger, che vivono a Larino. Ho avuto la possibilità di ascoltare solo gli interventi di Marieta e Amadu e le relazioni di Norberto Lombardi, esperto di emigrazione e immigrazione; Sandro Del Fattore, segretario regionale della Cg...il e Don Antonio Mastantuono, parroco e docente universitario. Riflessioni puntuali, attente, che hanno messo in luce le ragioni di un fenomeno che vede il sud camminare verso il nord e il nord diventare sempre più sud ,a causa di un pianeta martoriato e distrutto dal dio denaro e da chi è affamato di questo dio.
Una tragedia quella che vede protagonisti migliaia di donne e di uomini, bambini, oggetto di speculazione e di mancanza di attenzione da parte di chi dovrebbe informare e di dovrebbe mettere ordine perché a tragedia non si aggiungano tragedie e guerre tra poveri. Il Molise che ha aperto le sue porte allo straniero e reso ospite, ha più di una ragione per essere ancor più la terra dell'accoglienza e dell'ospitalità. Soprattutto il dato di un calo costante della popolazione molisana; lo spopolamento dei piccoli centri, cioè della quasi totalità dei paesi molisani; la diffusa ruralità e le necessità per dare continuità e forza a quell'agricoltura contadina, la sola possibile nel Molise e la sola in grado di fermare l'avanzamento del bosco e i rischi di smottamenti e frane a causa dell'abbandono. Si tratta - è il messaggio che ho raccolto - di porre la dovuta attenzione a un fenomeno inarrestabile per guidarlo e indirizzarlo verso obiettivi capaci di dare risposte importanti al territorio, agli immigrati, ai molisani e al futuro stesso del Molise.
Ringrazio Mirella Croce che mi ha messo a disposizione le foto


Marjeta Tupa 

19 giugno 2016

GRAZIE ERMANNO



Ieri pomeriggio ho partecipato e seguito, con grande interesse e non senza commozione, l’iniziativa del Comune di Larino, perfettamente coordinata e moderata da Graziella Vizzarri, “Gente mia, omaggio a Ermanno La Riccia”. Il ricordo di un figlio della nostra città che, per affermarsi ha dovuto emigrare in un Paese che, da Settembre ad Aprile ha la terra che dorme sotto una coltre di gelo, il Canada. Montreal e il Quebec, ancor più gelide di Toronto e l’Ontario e di Vancouver e la British Columbia, la provincia bagnata da l’Oceano Pacifico, dove avevo sognato di andare a vivere il tempo della vecchiaia, con scappate in Toscana e nel Molise.
Bene ha fatto il Comune di Larino a ricordare questo figlio che, con il suo impegno e le sue passioni, la sua professionalità e la sua voglia di raccontare e raccontarsi, ha onorato le sue radici profonde e, insieme, la terra che l’ha ospitato e dato le opportunità per esprimersi ed esprimere, fare, e, così, sentirsi degno dei doni ricevuti. e, in più, essere certo che le vicende della vita e i sacrifici, in primo luogo quello del distacco (per ben due volte) dalla sua terra, quale espressione di identità, erano valsi la pena viverli.
Nel rivedere le foto di Ermanno, proiettate sulla parete della Sala conferenze del Palazzo Ducale, sono tornato più volte indietro nel tempo e, in particolare, sulle “Caselle” animate di gente che lasciavano sentire le voci e i pianti delle donne e il silenzio degli uomini impresso dalla fatica sui cantieri o nei campi. Ermanno, lo ricordo davanti alla casa di zio Michele Mammarella (fratello di mio nonno Nicola) e, per tutto il periodo della mia infanzia fino alla sua partenza per il Canada, l’ho sempre creduto figlio dello zio di mia madre, insieme al fratello (allora per me) Raffaele (figlio di Giuseppe, altro fratello di mio nonno), che era partito per fare l’aviatore e vivere la carriera militare. In verità Michele e Maria Giuseppa (sorella del padre di Ermanno, Orazio), che non avevano avuto figli, li avevano adottati dando a entrambi la possibilità di studiare.
Infatti, il ricordo più netto di Ermanno, amico di mio zio Mario di un anno più giovane, è quello di averlo sempre visto con un libro e un quaderno nelle mani, spesso stare lì sulla scaletta di casa degli zii a leggere. Si faceva ascoltare con la sua voce gentile dai toni bassi, come a non disturbare quel silenzio di padri che avevano già provato l’emigrazione (mio nonno e tre dei suoi quattro fratelli, insieme a New York), o le nuove generazioni che si stavano preparando per andare a cercare fortuna altrove.
Ermanno, si distingueva da tutti gli altri proprio per un’espressione e modo diverso di fare, dovuti a questo suo essere studente e non manovale o contadino. Per lungo ho conservato alcuni suoi disegni, fatti con la matita, che mi aveva regalato prima di andar via.
L’altro ricordo che vivo è quando, agli inizi degli anni ’70, Ermanno è tornato a Larino con l’entusiasmo di chi da fuori e dall’esperienza vissuta coglie le straordinarie potenzialità che la propria terra ha e, presto, si deve rendere conto che la realtà - bella, meravigliosa, stupenda, vista da lontano - è piena di muri nel momento in cui la tocchi con mano. Muri spesso insormontabili come quelli di chi non sa e non vuole capire. Muri che, in meno di un anno, l’hanno portato a rinunciare e a rientrare nella sua terra di adozione, dove ho avuto modo di incontrarlo e salutarlo nelle occasioni delle iniziative dell’Enoteca italiana a Montreal e quando, con Filippo Salvatore, ho presentato, con il patrocinio dell’Istituto italiano della cultura, il libro “U penziere”.
C’incontravamo e parlavamo, quelle volte che io tornavo da Firenze, sotto il piccolo slargo di zia Lorena e zia Sofia, quello che si apre scendendo via Belvedere (a ruoie). L’ultimo incontro per annunciarmi, con lo sguardo basso dello sconfitto, la sua decisione di tornare di nuovo a Montreal e riprendere il cammino interrotto che lo ha portato, poi, a vivere di nuovo la sua professione di ingegnere e la sua produzione di uomo di cultura, con altri articoli, altri saggi, altre riflessioni e, infine, la poesia. Quella poesia che è stata il filo conduttore, l’anima, della sua vita.
Altri impegni presi in precedenza non mi hanno permesso di seguire fino alla fine la bella presentazione con tanti protagonisti, insieme con Graziella Vizzarri: il sindaco di Larino, Avv. Notarangelo; la figlia di Ermanno, Liana, con uno dei due fratelli presenti; il prof. Pardo Spina; la prof.ssa Adele Terzano e Franco Rainone, che ha tirato le conclusioni. Nella possibilità di fare un intervento avrei detto “Grazie Ermanno e grazie a chi ha voluto dedicarti un pomeriggio di metà giugno ricco di ricordi e di emozioni, ma anche tanta musica ad accompagnare racconti e belle parole”.
Liana La Riccia, Graziella Vizzarri, Pardo Spina, Vincenzo Notarangelo, Adele Terzano
P.S.

Grazie Ermanno anche per l’intervista che mi hai fatto e che hai pubblicato su Il Messaggero di San Antonio del novembre 1996 e che ritengo di dover allegare per far capire il tuo amore per la tua terra, ma anche, questa tua lunga collaborazione con il periodico italiano più diffuso al mondo.

18 giugno 2016

LASCIATEMI SOGNARE

di Ro Marcenaro
la farfalla di Piacere Molise di Ro Marcenaro
Lasciatemi sognare. Lasciatemi progettare l'Italia degli agricoltori, dei paesaggisti, dei vignaioli e degli olivicoltori, dei produttori di tipicità eno-gastronomiche e artigianali, dei restauratori di monumenti. Lasciatemi sognare l' Italia deindustrializzata, disinquinata, ordinata, ripulita, valorizzata nelle sue peculiarità ambientali e produttive.
Lasciatemi sognare le coste decementificate, le scogliere destrutturate, le spiagge debalnearizzate, le acque disinquinate. Sogno un ritorno al passato? NO! sogno un ritorno al futuro, fatto di armonia e di benessere, di gusto e di eleganza, di profumi e di sapori, di ospitalità e di amicizia. Quando dico queste cose gli amici si dicono d'accordo salvo poi cominciare con i " Sì ma..." e allora occorre fare degli esempi, dare delle piccole dimostrazioni, far vedere che un mondo migliore è possibile.

Anni fa ci abbiamo provato con il grande agronomo, olivicoltore, scrittore e poeta Pasquale Di Lena, a Petacciato sulla costa adriatica lambita da un mare Adriatico caldo e pulito. 500 ettari di terreno agricolo da far diventare un Parco Agricolo, con colture che ridisegnassero il paesaggio, già dolcissimo per conto proprio, vigne, uliveti centenari, orti, pascoli, rustici in pietra bellissimi da destinare al turismo, sentieri, segnaletica, tre piccoli laghi, pecore, bovini, olio, vino, formaggi e quant'altro fosse stato possibile produrre da un territorio agricolo diventato paesaggio, turismo, poesia. Oggi quell'azienda agricola è al top di quella zona e non solo. Di Lena oggi dice: "Noi abbiamo apparecchiato la tavola, altri si sono accomodati a mangiare..." Pazienza.

C' è un territorio però, in provincia di Reggio Emilia, e ce ne sono a bizzeffe in Italia, che è assimilabile come bellezza paesaggistica, emergenze artistiche, qualità agricola, produzioni tipiche, possibilità termali, a quello molisano. E' la valle del Rio Fagiano che da Rondinara conduce attraversando il paesaggio quasi intatto del Querciolese fino a Regnano espandendosi  verso San Pietro da una parte e verso Santa Maria di Castello dall'altra, vantando anche la presenza del Castello di Viano, di quello di Querciola, della termalità di Regnano. E' zona di produzione pregiata per il Parmigiano Reggiano. Gli ampi fianchi delle colline possono ospitare frutteti, oliveti, vigne, pascoli per ovini e capre. Il fondo valle potrebbe ospitare tre invasi di  piccole dimensioni trattenendo le acque del rio Fagiano che durante gli inverni scendono copiose dagli impluvi., che potrebbero ospitare attività balneari e di pesca sportiva.
Oltre al Parmigiano Reggiano - la latteria di Tabiano è già operativa con una produzione di altissima qualità - potrebbero diventare nel giro di pochi anni produzioni tipiche della valle l' olio extravergine di oliva, la frutta (mele, pere, pesche, prugne, albicocche, marasche, noci, nocciole, frutti di bosco,) distillati e infusi ( progettare un nocino tipico), funghi ( chiodini, morchelle, champignon, pleuroti ), tartufi neri che rappresentano una peculiarità del comune di Viano fino a farlo eleggerlo Città del Tartufo non ultimo fra le altre 45 città del Tartufo italiane! Una cooperativa creata appositamente potrebbe incaricarsi della confezione e della commercializzazione dei prodotti sia freschi che elaborati.
Altre produzioni tipiche potrebbero riguardare il settore caseario, con saporiti formaggi ovini e caprini freschi e stagionati, e la commercializzazione del prodotto tradizionale delle barzigole, una specialità che affonda le sue radici in epoca longobarda e bizantina  quando si usava conservare le carni degli ovini anche sotto forma di prosciutti, i purtroppo dimenticati "violini" tipici di Valestra ma molto in uso anche nel Querciolese e nella valle del Tresinaro. A margine la produzione di salumi e di insaccati di maiale da tipicizzare nelle forme e nelle dimensioni insieme alla produzione di un pane e di una focaccia tipici: non dimentichiamo che Carpineti e Valestra , con  i loro celebri pani, sono a un tiro di schioppo e non vi è motivo per non creare con le farine dei numerosi campi di grano della Val Fagiano un pane da rendere altrettanto tipico. 
Questa visione di uno sfruttamento omogeneo di un territorio agricolo costituirebbe un primo esempio di quello che definisco PARCO AGRICOLO, connnotato dal marchio QUERCIOLA da estendere a tutti i prodotti dell'area in questione. Tre centri vendita potrebbero essere organizzati a Fagiano, a Regnano e a Viano.  Dovunque sul territorio una segnaletica che indirizzi alle emergenze culturali e ai luoghi di consumo dei prodotti tipici che potrebbero essere individuati presso gli agricoltori, presso i produttori e, nella stagione da aprile a ottobre, in capanni tipici gestiti da giovani come si usa nelle zone di produzione del prosciutto di San Daniele. 

Una rete ciclabile dovrebbe essere realizzata per favorire il cicloturismo già molto attivo nella zona. Interdetto dovunque l' uso delle auto salvo quelle dei residenti e delle auto di servizio.

Potrebbe essere organizzato invece un servizio di trasporto pubblico su calesse.

Alberi ornamentale ( cipressi, querce, olmi, carpini ) dovrebbero sottolineare i percorsi ciclabili ben segnalati e ricchi di informazioni tabellari.

Alla fine uno potrebbe dire: ma perché non ne parli con il ministro, con l' assessore, con qualcuno che conta? Appunto: è quel " che conta " che mi trattiene. L' esperienza mi insegna che se questa categoria di persone non vede il tornaconto finanziario non muove un dito e ti tratta come uno che gli fa perdere tempo. Il problema è proprio in quel "finanziario". Questa è una intuizione che si può sviluppare solo se si sostituisce al termine " finanza " la parola " economia ".
La differenza è che " finanziario" soddisfa gli appetiti di piccole e voraci oligarchie, mentre " economico" riguarda uno sterminio di persone. Io vedo profitti leciti per l' agricoltore che vede valorizzati sotto i suoi stessi occhi i suoi prodotti che non vanno a finire nel tritacarne del consumo per il consumo, ma li vede trasformati, valorizzati, richiesti per quel che sono.
Cioè prodotti tipici! Per i  vari trasformatori di materie prime: i caseari, i panificatori, i macellai, i pasticcieri, i fruttivendoli, gli ortolani, i pastori, i ristoratori, le guide turistiche, gli addetti alla manutenzione della viabilità, i costruttori di infrastrutture... Per gli addetti culturali per l'organizzazione di mostre e spettacoli, per gli autori di pubblicazioni più o meno didattiche. Tutti coinvolti in un sistema " Querciola " per dare qualità, bellezza e cultura! Insomma un risorgere di economie che la frustrazione del " finanziario " ha mortificato e disatteso.

i disegni sono di Ro Marcenaro

17 giugno 2016

A (g)alline à fetàte e u (g)alle cante

La gallina ha fatto l'uovo e il gallo canta come per dire ch'è stato lui.

Con questo detto del mio dialetto larinese, riporto l'intervista pubblicata su Bibenda e la lettera di commento - da me pienamente condivisa - che ha scritto Carla Iorio, la bravissima e attivissima presidente dell'Onav, che sta dando, con la sua (anche mia) associazione, un contributo notevole alla crescita della cultura del vino e del suo territorio, cioè l'origine della qualità.
L'intervista di Bibenda mi riporta indietro nel tempo, a cavallo degli anni '80/'90, quando ho avuto modo di conoscere, grazie a quell'osservatorio unico che è stato per me L'Enoteca Italiana di Siena e al fondamentale ruolo da essa svolto per la Rinascita del vino italiano, molti personaggi che, presto, si sono improvvisati  cultori del vino e presto hanno ottenuto opportunità, anche di lavoro o di secondo lavoro.
Sono convinto che la Tintilia e i vini hanno sopportato ma mai amato "amici" così interessati.

il link
http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=3418
Il commento di Carla Iorio indirizzato alla redazione di Bibenda

la bottiglia che conservo gelosamente
dono dell'Arsiam
per il rilancio della Tintilia nella prima
metà degli anni '90
Spettabile Redazione

Intanto vi ringrazio per aver dato visibilità alla Tintilia e con essa al Molise vitivinicolo tutto, al contempo mi premono alcune precisazioni circa l'articolo di Susanna Cotugno sulla Tintilia uscito su Bibenda 7 dell'8 giugno.
La Tintilia, unico autoctono molisano, è caratterizzato da un  forte legame con l' areale di produzione, tant'è che quelle differenze cromatiche, di cui si parla nell'articolo, che a volte caratterizzano il vino Tintilia, o per meglio dire la più celere o meno, virazione di colore verso il granato, al passar del tempo, sono dovute soprattutto ai diversi areali d'impianto.
Intendendo per diverso areale, la composizione dei terreni che vanno da composti sabbiosi-argillosi, a terreni rocciosi-calcarei, nonché le diverse altitudini d'impianto dei vigneti, che spaziano dai 200 a 650/700 metri s.l.m., come pure  alle diverse pratiche di vinificazione in cantina.
 Lo stesso vale per i marcatori sensoriali : la prevalenze delle note fruttate sul floreale e sulle spezie, e non certo figlia di un ipotetico uso di un altrettanto ipotetico Merlot, che per disciplinare non potrebbe essere comunque superiore al 5%, visto che lo stesso recita testualmente "I vini a Denominazione di Origine Controllata “Tintilia del Molise” devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti costituiti, nell’ambito aziendale, per almeno il 95% dal vitigno Tintilia. Possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve di altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nelle province di Campobasso ed Isernia, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, fino a un massimo del 5%" e come tale ininfluente.
Anche su questo aspetto incide notevolmente l'areale di provenienza, come la prativa di vinificazione volta ad estrarre quei profumi piuttosto che altri, sottolineando poi, che  la stragrande maggioranza delle Cantine vinifica in purezza.
Passando al legno, leggo devastante, un dispregiativo, concordo con Cocchini circa la buona pratica dell'affinamento in acciaio o vetro, vista la ricchezza in tannini e antociani responsabili delle sensazioni olfattive riportabili a spezie e tostato che caratterizzano il vitigno, ma parlare del legno come pratica devastante nell'affinamento del vino mi sembra eccessivo.
Abbiamo  esempi di Riserve davvero lodevoli, dove l uso corretto del legno non copre, ne svilisce, ma contribuisce ad una corretta evoluzione, tant'è che le Tintilie correttamente affinate in legno, al pari di quelle affinate  in acciaio o in bottiglia sono risultate vincitrici dei più prestigiosi concorsi enologici internazionali.
Passando poi, agli artefici della riscoperta e valorizzazione della Tintilia qual è oggi,  non dimenticherei tre figure fondamentali gli agronomi Mario Stasi e Michele Tanno, che insieme a Pasquale  Di Lena segretario dell'Enoteca Italiana di Siena tanto, anzi tutto hanno fatto per la Tintilia, come non dimenticherei che la prima bottiglia di Tintilia doc proviene da una sperimentazione attuata dall'allora ARSIAM e la Cantina Valtappino nel 1998.
Di fatto la riscoperta e valorizzazione della Tintilia del Molise doc, quale ambasciatore di questa regione si deve alla caparbia volontà dei produttori molisani tutti, che hanno visto nel nostro autoctono il mezzo di riscatto della viticultura regionale. 
Tanto mi è dovuto per onestà di informazione, a tutela del estenuante lavoro che tutte le 26 cantine Molisane , produttrici di Tintilia portano avanti quotidianamente, per difendere l' autenticità e la tipicità del vino Tintilia che oggi grazie ai loro sforzi è Ambasciatore del Molise nel mondo.
Non esistono Tintilie più o meno tipiche, ma Tintilie espressione dei diversi areali di produzione, espressioni di un Molise dove la costa si alterna alle aree pianeggianti, dove le meravigliose colline, preludono le  verdi montagne, questo è il Molise Terra di Eccellenze.
Nel ringraziarvi anticipatamente per l'attenzione prestata colgo l'occasione per salutarvi.
Cordialmente 
Dott.ssa Carolina Iorio
(anche Delegato ONAV Molise)

16 giugno 2016

L’IDENTITA’ DEL MOLISE, IL PATRIMONIO DA VALORIZZARE PER LA SUA AUTONOMIA


Pasquale Di Lena informa
Solo se torna la politica e il suo primato sull’economia, e, non, come succede da qualche tempo, l’economia che annulla la politica, è possibile opporsi a un processo che sta mettendo in crisi la democrazia, nel mondo e nel Paese, e riavviare un discorso che ha nella programmazione partecipata la sua forza per uno nuovo tipo di sviluppo. Con il processo riformatore in atto ci stiamo avviando, sempre più, verso un futuro incerto e il Molise rischia di sparire se continua a perdere pezzi importanti del suo essere regione, cioè della sua stessa identità.

Un’identità – come ha sottolineato il presidente Gaspero Di Lisa dell’Associazione degli ex consiglieri regionali, riuniti in assemblea presso l’Università del Molise - che non può essere né divisa, né aggregata, e meno che mai, cancellata.

L’impegno degli ex consiglieri - da sempre animato da spirito di servizio e dalla voglia di unire le forze che servono per vincere una battaglia non facile, ma certamente non data già per persa – continuerà a partire dalla difesa di presidi importanti, come il Comando Generale dei Carabinieri, che, per decisione del Governo, dal 1° settembre prossimo, il Molise non avrà più al pari della Corte d’Appello.

L’impegno, anche, a valutare insieme con i cittadini molisani la legge di riforma della Costituzione perché i cittadini informati possano esprimere liberamente e meglio il proprio voto al referendum di Ottobre, anche in considerazione del fatto che la lettura della Carta Costituzionale è da tempo non più oggetto di studio nelle scuole italiane. 

Gli interventi, a partire dal saluto del Presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Cotugno,  alle conclusioni del vicepresidente della Giunta regionale, Vittorino Facciolla, delegato dal Presidente Di Laura Frattura impegnato a Bruxelles, hanno arricchito la relazione del presidente De Lisa dando vita a una discussione profonda sulle due questioni centrali: il regionalismo e la programmazione.

In pratica, ridare lo spazio tolto alla politica e insieme arrivare a definire un’idea di sviluppo cogliendo il significato e il valore delle peculiarità che il Molise ha ed è in grado di offrire, grazie a quel fondamentale  Bene comune che è il suo territorio. 

Un territorio tutto da spendere prima che venga maltrattato e distrutto. Come dire che il territorio è - con la sua storia e la sua cultura; le sue tradizioni e le sue attività, in primo luogo l’agricoltura fonte di cibo; il suo paesaggio – in grado di esprimere idee e proposte che possono permettere alle istituzioni e a tutti i cittadini molisani di passare dalle difesa all’attacco, cioè a un impegno corale teso alla valorizzazione dell’autonomia regionale.

La valorizzazione quale salvaguardia dell’identità del Molise e, non solo, azione di freno dello spopolamento che rischia di dare ragione a chi parla di un Molise che perderà una fetta consistente dei suoi attuali 313.000  abitanti per scendere, nell’arco di dieci anni - secondo lo Svimez - a poco più di 250.000, contribuendo, così, a dare il via a un nuovo esodo di cinque milioni di meridionali costretti a fare le valigie e andare altrove.

La conclusione di un incontro – ripeto – intenso e ricco di riflessioni e di spunti è nelle parole dell’indimenticabile Edilio Petrocelli, politico attento e ricercatore scrupoloso, quando, con grande lungimiranza, diceva di preparare noi il terreno per non subire passivamente le scelte.

10 giugno 2016

IL RISCHIO DI UNA ROTTAMAZIONE DELL’AGRICOLTURA MOLISANA


C’è chi non vede l’ora della chiusura dello Zuccherificio e della sua trasformazione in un impianto a biogas, in testa le Associazioni bieticole e questo è davvero incredibile.

Personalmente non ho elementi per spiegare nei particolari il pro e il contro degli impianti a biogas, ma so che, specialmente quando sono enormi, creano seri problemi all’ambiente circostante. Tant’è che l’entusiasmo iniziale, in Emilia, Lombardia, Veneto e Trentino, cioè là dove si sono maggiormente diffusi, si è trasformato in crescente contrarietà da parte di sindaci e popolazioni, proprio per i tanti problemi che sono venuti a creare nel tempo, non ultimo quello dei cattivi odori emessi a causa della fermentazione dei vegetali o dei liquami, dei vegetali e liquami se abbinati.

Un problema non indifferente per l’ambiente e  chi lo vive, che è da abbinare a un altro problema, ancora più grave, qual è quello, con questa auspicata scelta - non sempre consapevole di chi prende le decisioni della sua realizzazione - della riconversione di un territorio agricolo che attualmente produce cibo, per di più di grande qualità, in un territorio, pur sempre agricolo, che, però, produrrà energia.

Infatti, non più un’agricoltura contadina con la barbabietola da zucchero a rinvigorire il terreno e a dettare la rotazione agraria e l’avvicendamento delle colture, ma la sua trasformazione immediata in agricoltura industrializzata, e, come tale, destinata a produrre masse ingenti di vegetali che servono all’impianto e necessari per la fermentazione. Vegetali che, per essere prodotti in grandi quantità, hanno bisogno di estese superfici, enormi quantitativi di acqua e dosi elevate di fertilizzanti e pesticidi, con la conseguenza di un inquinamento crescente del terreno stesso e delle falde acquifere. In pratica inquinamento dell’ambiente dell’intero territorio del Basso Molise, quello più rappresentativo dell’agricoltura molisana e della sua stessa ruralità, ma, anche, quello che meglio può sfruttare l’abbinamento ruralità-mare per un turismo non solo balneare.

In pratica le stesse questioni aperte, mesi fa, dal possibile insediamento di una grande stalla grande di quasi cento ettari di terreno, necessari per ospitare 12.000 manze della Granarolo, provenienti dall’Emilia e dalla Lombardia. Terreni di proprietà del Seminario di Larino, messi a disposizione dall’attuale Vescovo della Diocesi di Termoli – Larino. Una stalla voluta dall’attuale governo regionale e, anche, dai deputati e dal senatore del Pd che rappresentano il Molise in Parlamento.

Una proposta, quella della grande stalla della Granarolo, rinviata al mittente grazie alla mobilitazione dei cittadini molisani che ha permesso al territorio di vincere una battaglia per niente facile.

Bisogna riprendere a dire No con la stessa forza se ci sarà la chiusura dello zuccherificio e la sua trasformazione in centrale a biogas, perché questo annunciato cambiamento porterà a determinare un ambiente inquinato e, nel breve tempo, a  rendere il terreno sterile; cambiare il paesaggio; asservire il mondo dei produttori e, così, a rendere ancora più facile l’abbandono dell’agricoltura, con la conseguenza di un possibile accorpamento delle aziende e la nascita di un nuovo latifondo teso, grazie alle macchine, a produrre solo quantità e, così, a sostituire il lavoro dell’uomo.

Un cambiamento che renderà ancora più tragico il tema della disoccupazione nel Molise, visto che le centinaia di persone occupate fin’ora dallo Zuccherificio, fisse e stagionali, verranno sostituite da due o tre persone, quelle che servono per gestire un impianto a biogas, come, del resto, qualsiasi altro impianto di termovalorizzazione. Davvero poca cosa di fronte all’entità dell’investimento!

9 giugno 2016

A voreie, uno dei venti di "Larino viva"


torna di attualità un articolo  pubblicato, alla fine di gennaio 2012, sul sito "Larino viva", firmato da "A voreie", l'ultimo dei tre venti che hanno commentato avvenimenti e fatti accaduti dal 2008 al 2013.
L’AVEVAMO DETTO

Noi venti siamo Cassandre è come tutte le Cassandre nessuno ci ascolta con il solo risultato che alla fine diventiamo antipatici, noiosi, nel momento in cui ripetiamo  “noi l’avevamo detto”.  

Qualche anno fa, il nostro amico “U fauneie” e, in seguito, anche “il Maestrale”, Si sono occupati della Sanità del Molise e, in particolare, dell’Ospedale  “Vietri” di Larino che, da anni, per colpa soprattutto di amministratori incastrati dal ruolo di ingranaggio del  potere politico termolese di cui, oggi, è rimasto poca cosa o niente.

Un potere che, impostato sul concetto proprio della politica che è quello della filiera, ha dato un primo scossone all’ospedale di Larino, e, nel tempo, aperto  varchi  a “vacche e porcei”,  come dicono in qualche regione del nord est, cioè  a aspiranti amministratori che hanno utilizzato l’ospedale per i loro programmi elettorali. 

Nessuno ha avuto la bontà di ringraziare il “Vietri” (con l’aria che tira è quello che bisogna aspettarsi anche domani). Anzi, come succede quasi  sempre in questi casi, l’hanno maltrattato pur di non riconoscere la sua generosità.  Molti di questi sono spariti in poco tempo, ma  qualcuno ci ha costruito sopra la sua fortuna politica che, per  Larino e il suo territorio, il Molise, è diventata una iattura, visto che queste realtà hanno dovuto registrare un calo di immagine e di attività, con il rischio, che tutt’ora permane, di perdere la loro stessa identità.

Miserie politiche che non varrebbe  la pena raccontare per non ritrovarsi a essere maltrattati dalle vittime più che dai carnefici di questa situazione.

Miserie come quelle espresse in questi giorni dal Sindaco di Termoli e dai sindaci del Basso Molise a difesa dell’Ospedale S. Timoteo di Termoli, dimostrando di arrivare a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Ma, come si sa, non tutti sono Cassandre.

Non ricordiamo se nel 2008 o all’inizio del 2009 e quale dei nostri amici venti ha detto “Se Larino piange, Termoli non ride” per significare che la drammaticità della situazione del “Vietri” di Larino avrebbe coinvolto e travolto anche il “S. Timoteo”, con danni per tutti i cittadini del Basso Molise che, l’isernino di adozione, Iorio, con le sue scelte, ha messo ai margini proprio  nel momento in cui si doveva forzare il suo ruolo di motore naturale dell’intero sviluppo del Molise, e per più di una ragione.

Torna in mente la Cassandra Astore con il suo piano e la scelta degli accorpamenti dei due nosocomi; la Cassandra della Maugeri che proprio il Di Brino e la larinese on. De Camillis hanno fatto l’impossibile per farla andar via e, così, accontentare, sempre nel rispetto della filiera, i propri referenti di Termoli e di Venafro a scapito di Larino, ma,  oggi, anche di Termoli e del Molise.

La verità è che sulle spoglie della sanità molisana e dei suoi ospedali questi ed altri hanno costruito la loro fortuna politica, dimostrando una verità amara: per vivere da protagonista la politica, oggi più che mai,  non bisogna pensare e, tanto meno, progettare e fare. Guai poi  a dire “noi lavevamo detto” e a mostrarsi come Cassandre!
A Vòreie

7 giugno 2016

CRONACA DI UN 2 GIUGNO BIODIVERSO IN MOLISE

Ottimo successo per presenze e contenuti della iniziativa “Cereali biodiversi in Molise” svoltasi nell’ambito del programma “Coltiviamo la diversità- Un mese di cereali 2016” che la Rete Semi Rurali conduce in molte regioni d’Italia.

Nella nostra regione l’organizzazione è stata curata da noi di Aiab Molise con la speciale collaborazione di 3 delle sue aziende: “Il Giardino dei ciliegi” di Maurizio Marino, Modesto  Petacciato e Vincenzo Battezzato.

Al centro della giornata il prof. Salvatore Ceccarelli con  le sue “popolazioni evolutive” di cereali, in altre parole i famosi “miscugli” che consentono all’agricoltore di dotarsi, nel giro di pochi anni, di una semente adatta al clima ed al terreno della sua azienda, alla propria tecnica di coltivazione e capace anche di rispondere ai sempre più imprevedibili cambiamenti climatici cui siamo sottoposti.

Da Maurizio e Daniele Marino a Montemitro abbiamo così iniziato ad apprezzare ed a valutare le diverse parcelle di orzi nudi, sia in miscuglio che isolate: il giovane agricoltore sta orientando la sua azienda ad esaltare la biodiversità e ad essere un punto di riferimento importante nel suo territorio anche come luogo di aggregazione sociale e di risposta ai bisogni delle fasce deboli della società. Tra pochi giorni arriverà in azienda una mini-mieti-trebbiatrice che consentirà quindi di separare agevolmente i raccolti, aumentare anche la varietà dei prodotti di trasformazione, con diversi tipi di pane,  altri prodotti da forno e zuppe di cereali      

Ci siamo poi spostati dalla valle del Trigno al versante del Fortore,  giungendo a San Giuliano di Puglia presso l’azienda di Modesto e Nunziatina. Dopo una breve presentazione dei contenuti dell’iniziativa da parte dei referenti delle associazioni, Vincenzo Vizioli (presidente nazionale di Aiab) e Claudio Pozzi (del direttivo della Rete semi Rurali), c’è stato anche il gradito saluto dell’Assessore regionale Vittorino Facciolla. Ma poi è iniziata la visita ai campi con la dettagliata illustrazione dei vantaggi e dell’opportunità dei metodi di miglioramento genetico partecipativo ed evolutivo  da parte di Salvatore Ceccarelli, con la consueta e ormai nota ricchezza di argomentazioni scientifiche che si lega al racconto delle sue esperienze in tutti i paesi del mondo ed in particolare nelle aree del centro e nord Africa e del medio Oriente. I rigogliosi campi di miscugli di grano duro e di orzo condotti da Modesto hanno fatto da cornice alle discussioni ed alle domande dei presenti. Un fantastico pranzo ricco di piatti tipici e prodotti  locali tra cui anche pasta e “scrippelle” fatte con le farine di miscuglio  ha concluso in un clima di grande convivialità la visita presso l’azienda di San Giuliano.

L’intensa e ricca giornata ci ha poi portato a Campobasso, sui terreni di Vincenzo, dove gli ancor numerosi presenti hanno collaborato ad una sperimentazione  (progetto “Diversifood”) che prevede pratiche di valutazione delle  parcelle di diversi tipi di miscugli e varietà tradizionali (in questo caso  di grano tenero) finalizzate a valutare il comportamento di miscugli, che si sono evoluti in altri areali, una volta introdotti in un nuovo contesto. I primi risultati (che saranno poi completati con le pesate ed elaborati dal prof. Ceccarelli e dallo staff di Rete Semi Rurali) confermano la bontà dell’assunto di base del metodo evolutivo, vale a dire la straordinaria capacità dei miscugli di adattarsi alle specifiche realtà aziendali e territoriali e, in ultima analisi, di fornire agli agricoltori biologici un ottimo materiale che li renda indipendenti dal sistema sementiero, ormai sempre più soggetto alle regole imposte dalle multinazionali.    

Aiab Molise