17 giugno 2016

A (g)alline à fetàte e u (g)alle cante

La gallina ha fatto l'uovo e il gallo canta come per dire ch'è stato lui.

Con questo detto del mio dialetto larinese, riporto l'intervista pubblicata su Bibenda e la lettera di commento - da me pienamente condivisa - che ha scritto Carla Iorio, la bravissima e attivissima presidente dell'Onav, che sta dando, con la sua (anche mia) associazione, un contributo notevole alla crescita della cultura del vino e del suo territorio, cioè l'origine della qualità.
L'intervista di Bibenda mi riporta indietro nel tempo, a cavallo degli anni '80/'90, quando ho avuto modo di conoscere, grazie a quell'osservatorio unico che è stato per me L'Enoteca Italiana di Siena e al fondamentale ruolo da essa svolto per la Rinascita del vino italiano, molti personaggi che, presto, si sono improvvisati  cultori del vino e presto hanno ottenuto opportunità, anche di lavoro o di secondo lavoro.
Sono convinto che la Tintilia e i vini hanno sopportato ma mai amato "amici" così interessati.

il link
http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=3418
Il commento di Carla Iorio indirizzato alla redazione di Bibenda

la bottiglia che conservo gelosamente
dono dell'Arsiam
per il rilancio della Tintilia nella prima
metà degli anni '90
Spettabile Redazione

Intanto vi ringrazio per aver dato visibilità alla Tintilia e con essa al Molise vitivinicolo tutto, al contempo mi premono alcune precisazioni circa l'articolo di Susanna Cotugno sulla Tintilia uscito su Bibenda 7 dell'8 giugno.
La Tintilia, unico autoctono molisano, è caratterizzato da un  forte legame con l' areale di produzione, tant'è che quelle differenze cromatiche, di cui si parla nell'articolo, che a volte caratterizzano il vino Tintilia, o per meglio dire la più celere o meno, virazione di colore verso il granato, al passar del tempo, sono dovute soprattutto ai diversi areali d'impianto.
Intendendo per diverso areale, la composizione dei terreni che vanno da composti sabbiosi-argillosi, a terreni rocciosi-calcarei, nonché le diverse altitudini d'impianto dei vigneti, che spaziano dai 200 a 650/700 metri s.l.m., come pure  alle diverse pratiche di vinificazione in cantina.
 Lo stesso vale per i marcatori sensoriali : la prevalenze delle note fruttate sul floreale e sulle spezie, e non certo figlia di un ipotetico uso di un altrettanto ipotetico Merlot, che per disciplinare non potrebbe essere comunque superiore al 5%, visto che lo stesso recita testualmente "I vini a Denominazione di Origine Controllata “Tintilia del Molise” devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti costituiti, nell’ambito aziendale, per almeno il 95% dal vitigno Tintilia. Possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve di altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nelle province di Campobasso ed Isernia, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, fino a un massimo del 5%" e come tale ininfluente.
Anche su questo aspetto incide notevolmente l'areale di provenienza, come la prativa di vinificazione volta ad estrarre quei profumi piuttosto che altri, sottolineando poi, che  la stragrande maggioranza delle Cantine vinifica in purezza.
Passando al legno, leggo devastante, un dispregiativo, concordo con Cocchini circa la buona pratica dell'affinamento in acciaio o vetro, vista la ricchezza in tannini e antociani responsabili delle sensazioni olfattive riportabili a spezie e tostato che caratterizzano il vitigno, ma parlare del legno come pratica devastante nell'affinamento del vino mi sembra eccessivo.
Abbiamo  esempi di Riserve davvero lodevoli, dove l uso corretto del legno non copre, ne svilisce, ma contribuisce ad una corretta evoluzione, tant'è che le Tintilie correttamente affinate in legno, al pari di quelle affinate  in acciaio o in bottiglia sono risultate vincitrici dei più prestigiosi concorsi enologici internazionali.
Passando poi, agli artefici della riscoperta e valorizzazione della Tintilia qual è oggi,  non dimenticherei tre figure fondamentali gli agronomi Mario Stasi e Michele Tanno, che insieme a Pasquale  Di Lena segretario dell'Enoteca Italiana di Siena tanto, anzi tutto hanno fatto per la Tintilia, come non dimenticherei che la prima bottiglia di Tintilia doc proviene da una sperimentazione attuata dall'allora ARSIAM e la Cantina Valtappino nel 1998.
Di fatto la riscoperta e valorizzazione della Tintilia del Molise doc, quale ambasciatore di questa regione si deve alla caparbia volontà dei produttori molisani tutti, che hanno visto nel nostro autoctono il mezzo di riscatto della viticultura regionale. 
Tanto mi è dovuto per onestà di informazione, a tutela del estenuante lavoro che tutte le 26 cantine Molisane , produttrici di Tintilia portano avanti quotidianamente, per difendere l' autenticità e la tipicità del vino Tintilia che oggi grazie ai loro sforzi è Ambasciatore del Molise nel mondo.
Non esistono Tintilie più o meno tipiche, ma Tintilie espressione dei diversi areali di produzione, espressioni di un Molise dove la costa si alterna alle aree pianeggianti, dove le meravigliose colline, preludono le  verdi montagne, questo è il Molise Terra di Eccellenze.
Nel ringraziarvi anticipatamente per l'attenzione prestata colgo l'occasione per salutarvi.
Cordialmente 
Dott.ssa Carolina Iorio
(anche Delegato ONAV Molise)

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