9 giugno 2016

A voreie, uno dei venti di "Larino viva"


torna di attualità un articolo  pubblicato, alla fine di gennaio 2012, sul sito "Larino viva", firmato da "A voreie", l'ultimo dei tre venti che hanno commentato avvenimenti e fatti accaduti dal 2008 al 2013.
L’AVEVAMO DETTO

Noi venti siamo Cassandre è come tutte le Cassandre nessuno ci ascolta con il solo risultato che alla fine diventiamo antipatici, noiosi, nel momento in cui ripetiamo  “noi l’avevamo detto”.  

Qualche anno fa, il nostro amico “U fauneie” e, in seguito, anche “il Maestrale”, Si sono occupati della Sanità del Molise e, in particolare, dell’Ospedale  “Vietri” di Larino che, da anni, per colpa soprattutto di amministratori incastrati dal ruolo di ingranaggio del  potere politico termolese di cui, oggi, è rimasto poca cosa o niente.

Un potere che, impostato sul concetto proprio della politica che è quello della filiera, ha dato un primo scossone all’ospedale di Larino, e, nel tempo, aperto  varchi  a “vacche e porcei”,  come dicono in qualche regione del nord est, cioè  a aspiranti amministratori che hanno utilizzato l’ospedale per i loro programmi elettorali. 

Nessuno ha avuto la bontà di ringraziare il “Vietri” (con l’aria che tira è quello che bisogna aspettarsi anche domani). Anzi, come succede quasi  sempre in questi casi, l’hanno maltrattato pur di non riconoscere la sua generosità.  Molti di questi sono spariti in poco tempo, ma  qualcuno ci ha costruito sopra la sua fortuna politica che, per  Larino e il suo territorio, il Molise, è diventata una iattura, visto che queste realtà hanno dovuto registrare un calo di immagine e di attività, con il rischio, che tutt’ora permane, di perdere la loro stessa identità.

Miserie politiche che non varrebbe  la pena raccontare per non ritrovarsi a essere maltrattati dalle vittime più che dai carnefici di questa situazione.

Miserie come quelle espresse in questi giorni dal Sindaco di Termoli e dai sindaci del Basso Molise a difesa dell’Ospedale S. Timoteo di Termoli, dimostrando di arrivare a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Ma, come si sa, non tutti sono Cassandre.

Non ricordiamo se nel 2008 o all’inizio del 2009 e quale dei nostri amici venti ha detto “Se Larino piange, Termoli non ride” per significare che la drammaticità della situazione del “Vietri” di Larino avrebbe coinvolto e travolto anche il “S. Timoteo”, con danni per tutti i cittadini del Basso Molise che, l’isernino di adozione, Iorio, con le sue scelte, ha messo ai margini proprio  nel momento in cui si doveva forzare il suo ruolo di motore naturale dell’intero sviluppo del Molise, e per più di una ragione.

Torna in mente la Cassandra Astore con il suo piano e la scelta degli accorpamenti dei due nosocomi; la Cassandra della Maugeri che proprio il Di Brino e la larinese on. De Camillis hanno fatto l’impossibile per farla andar via e, così, accontentare, sempre nel rispetto della filiera, i propri referenti di Termoli e di Venafro a scapito di Larino, ma,  oggi, anche di Termoli e del Molise.

La verità è che sulle spoglie della sanità molisana e dei suoi ospedali questi ed altri hanno costruito la loro fortuna politica, dimostrando una verità amara: per vivere da protagonista la politica, oggi più che mai,  non bisogna pensare e, tanto meno, progettare e fare. Guai poi  a dire “noi lavevamo detto” e a mostrarsi come Cassandre!
A Vòreie

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