30 giugno 2016

I RAGAZZI DI CHERNOBYL

Ricordo che la notizia della tragedia provocata dallo scoppio di un reattore nucleare della centrale a qualche decina di chilometri da Chernobyl, nell’Ucraina settentrionale, in quel tempo ancora Russia, la lessi subito, quel mattino dell’aprile del 1986 sulla bacheca del giornalaio della porta accanto a dove abitavo a Firenze.

Una tragedia che colpì tutti per il numero di vittime che aumentavano con il passare dei minuti e preoccupò subito per le conseguenze di quel disastro che, secondo Greenpeace, ha già provocato direttamente e indirettamente, la morte di oltre sei milioni di persone, molte delle quali dopo sofferenze atroci.

Ero appena uscito per prendere la rapida per Siena e raggiunger gli uffici dell’Ente Mostra Vini, che avevo l’onore e l’onere di dirigere.
Era ancora forte l’eco della grande tragedia del vino italiano, il metanolo (vino mescolato ad alcol etilico), scoppiata il 17 Marzo, cioè poco più di un mese prima,  che aveva provocato, la morte di ben 26 persone, anche queste innocenti.
La paura della contaminazione si diffuse immediatamente, tant’è che nell’ora di viaggio in autobus, non si parlò che di questa possibilità anche in aree lontane come la nostra e dei pericoli delle centrali nucleari che l’Italia era decisa di approvare.
In poco tempo si scatenò in tutt’Italia una catena di solidarietà che creò nel tempo un ponte di affetti che ancora durano.
L’ospitalità per i bambini e i ragazzi di quel territorio contaminato dal Cesio-137 che si spandeva sugli strati superficiali del terreno contaminando piante e  funghi e, così, entrando subito nella catena alimentare. I primi segnali hanno riguardato la tiroide, la più colpita da tumori che spesso hanno portato alla morte, soprattutto  bambini e giovani.
Il Molise, con l’Associazione Solidarietà senza Confini, con sede a Campobasso, presieduta da Di Lembo fu tra le prime regioni a ospitare un gruppo di oltre cinquanta bambini e ragazzi, accolti da famiglie che avevano espresso il loro impegno e non per una sola occasione.
Ho conosciuto Yuri, un bambino ospite di Vincenza e Antonio Matteo a Vinchiaturo, nelle sue ultime presenze nel Molise, che si sono ripetute per otto anni. Aveva  un anno quando è scoppiato il reattore e, ancora piccolino, era arrivato a casa Matteo con il suo viso bellissimo ma pieno ancora di paure. Era molto attaccato a Chiara, la figlia di Vincenza e Antonio, e,  vederli giocare e litigare, davano la netta impressione di essere fratello e sorella, anche perché per Vincenza e Antonio, ma non solo, anche per tutt’i familiari, Yuri era come un figlio a cui dare particolare attenzione per togliere la paura del disastro  che portava con sé. Un discorso – l’ho saputo qualche tempo dopo – che riguardava anche le altre famiglie coinvolte in quest’opera di solidarietà, con il bambino e, anche, con la famiglia rimasta a vivere le miserie della tragedia.
Chiara, che sta per laurearsi a Bologna, non ha mai perso i contatti con Yuri, oggi poliziotto, sposato e padre di una bambina. Ricordo che la presenza di Yuri “riempiva la casa” e rendeva particolarmente felice Chiara. A Vinchiaturo lo conoscevano tutti e tutti se lo ricordano questo bambino biondissimo, dalla taglia atletica, abbastanza vivace e cordiale con tutti.
Qualche tempo fa, preso dalla nostalgia, aveva comunicato a Chiara, via Skype, la sua voglia di tornare per riabbracciare quelli che, per uno o due periodi dell’anno (Natale e l’estate), sono stati i suoi genitori e salutare gli amici. Poi la situazione difficile nella sua Ucraina l’hanno costretto a rinviare in un altro momento questo viaggio nella sua seconda terra, il Molise.
Un rapporto che continua al pari del rapporto tra le famiglie molisane che si sono ritrovate impegnate con l’ospitalità, ma anche con viaggi in Ucraina per conoscere le origini del bambino, i suoi genitori e capire da vicino il senso della paura per il domani. Infatti, molte di queste famiglie sono state in Ucraina e la gran parte dei componenti sono diventati amici che si frequentano e si raccontano dei ragazzi di Chernobyl che hanno conosciuto e sentito battere il cuore  dei molisani. Una carezza delicata che suscita la voglia di tornare.
Una tragedia che, nel rispetto dei ragazzi di Chernobyl, ha convinto tutti gli italiani a dire No al nucleare.
pasqualedilena@gmail.com
Solo ieri ho visto questo mio articolo, scritto alla fine di maggio su richiesta di Moliseinsieme, pubbblicato. Non sa di muffa e può interessare ai protagonisti di allora che non hanno avuto la possibilità di sfogliare Moliseinsieme.

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