31 agosto 2016

Il punto sulla questione sanità

di Umberto Berardo



È dal 2011 che, inseriti in diversi comitati ed ultimamente nel Forum per la Difesa della Sanità Pubblica, cerchiamo di mettere al centro dell'attenzione collettiva la necessità che i servizi sanitari restino pubblici e che siano distribuiti sul territorio in maniera razionale garantendo a tutti ed in particolare ai meno abbienti la tutela della salute.

Casalciprano
In Italia al contrario politiche neoliberiste stanno cercando d'indirizzare sempre più le prestazioni ospedaliere ed assistenziali verso il privato con il rischio elevatissimo di giungere ad una sanità garantita presto solo da coperture assicurative che ad esempio in Nord America hanno messo in grave difficoltà le fasce più deboli della popolazione.

L'integrazione tra ospedale Cardarelli e Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso, prevista nel POS predisposto dal commissario ad acta Frattura, potrebbe rappresentare il modello che dovrebbe fungere da apripista per tutto il territorio nazionale.


Tale progetto, pur con alcune richieste di precisazioni, avrebbe avuto l'avallo della Conferenza Stato-Regioni.


Finora non ci sarebbe ancora l'OK del Ministero della Sanità e dunque del governo; pertanto non saremmo ancora davanti ad un atto amministrativo pubblico approvato e pubblicato.

Usiamo dovutamente i condizionali, perché l'informazione istituzionale in merito avrebbe bisogno di più chiarezza e trasparenza.


Anche nel Molise, come in altre regioni, ci sono comitati zonali che stanno lavorando per la difesa dei servizi sanitari nelle aree interne con la richiesta dei cosiddetti ospedali per le aree disagiate.

Più di una volta, stimolati allora da una chiesa locale attiva, noi siamo stati sui territori delle aree interne per manifestare in difesa del loro diritto a strutture sanitarie adeguate.

Nel documento di fondo del Forum per la difesa della sanità pubblica in Molise c'è un paragrafo che fa un chiaro riferimento a tali necessità soprattutto per la zona dell'Alto Molise, ma la linea dei comitati associati a livello nazionale nel CREST crediamo abbia un limite fondamentale nella parzialità, nella settorialità e nei particolarismi con cui si cerca di affrontare la questione; tra l'altro è nostra profonda convinzione che quanto predisposto in termini di servizi per le aree interne con il Piano Sanitario di Frattura non abbia nulla di seriamente utile per i cittadini dei territori montani in termini di soccorso immediato e di cura.


La sanità ha aspetti di carattere zonale, regionale, nazionale e globale.


Fermarsi nell'analisi ad uno soltanto di essi sarebbe pregiudizievole per l'intero problema sul quale stiamo discettando.


Aspetti e problemi di natura locale, che pure esistono, vanno valutati, analizzati e risolti nella logica generale di una riorganizzazione razionale dell'intero servizio sanitario pubblico.

Se dunque si ha a cuore la questione della tutela della salute dei cittadini occorre non a parole, ma con documenti e testimonianze pubbliche scendere in piazza anzitutto per difendere la sanità pubblica come previsto dall'art. 32 della Costituzione Italiana.


Si tratta di un punto dirimente dal quale siamo partiti nel documento del Forum intitolato "Linee d'indirizzo per un piano sanitario regionale nel Molise" nel quale abbiamo cercato di individuare i modi più razionali per una riorganizzazione della sanità sul piano ospedaliero e territoriale.

Noi crediamo che per andare avanti in tale direzione occorra immaginare le vie per continuare un percorso di lotta, di confronto e di proposte.


La prima ipotesi è quella di trovare confluenze con altri comitati regionali che abbiano obiettivi comuni dichiarati, strutture trasparenti e siano democraticamente costituiti.

L'idea di Gino Domenico Spolitu, che propone di aprire una fase costituente per la nascita del comitato nazionale in difesa della sanità pubblica denominato "Art. 32", crediamo vada valutata con attenzione ed interesse.


Poiché nella regione ci sono ancora da una parte silenzi imbarazzanti e dall'altra frizioni strumentali, occorre pure potenziare l'informazione sul territorio e spingere l'attenzione della cittadinanza sul tema della sanità con una nuova manifestazione a Campobasso intorno ad un concerto musicale con il contributo di artisti molisani e con la presentazione delle proposte del Forum per la Difesa della Sanità Pubblica in Molise.


Necessita ancora seguire l'iter del POS e, in caso di una sua approvazione e pubblicazione nei termini attuali, giungere alla immediata richiesta di sospensiva al TAR.


Ovviamente sono idee che lanciamo a livello personale e che devono essere, come da prassi abituale, valutate ed eventualmente approvate dall'assemblea del Forum.


Una cosa auspichiamo caldamente e cioè che i molisani sulla questione sanità siano attivi sul piano della riflessione e dell'elaborazione propositiva nell'interesse reale delle popolazioni.




















29 agosto 2016

Rossi-Doria e il terremoto del 1980

     di Alfonso Pascale
Pubblicato il : 27-08-2016
Mentre ad Ascoli Piceno, alla presenza delle alte cariche dello stato, si svolgono i funerali delle vittime del terremoto che ha colpito le regioni dell’Italia centrale, è forse di una qualche utilità riaprire una pagina di storia che potrebbe illuminare i passi che saranno compiuti nell’avviare l’opera di ricostruzione
Il terremoto che il 23 novembre 1980 colpì la Basilicata e l'Irpinia
Il terremoto che il 23 novembre 1980 colpì la Basilicata e l’Irpinia
Quando la terra tremò il 23 novembre 1980, colpendo mortalmente la Basilicata e l’Irpinia, Manlio Rossi-Doria aveva compiuto 75 anni. E il suo impegno politico, professionale e accademico si era diradato già da qualche tempo. Aveva scritto al suo amico Vittore Fiore: “Siamo cascati nella trappola della politica post-1957, fatta di falsa industrializzazione, di rifiuto di una moderna politica agricola e di una degenerazione parassitaria della parte originaria della politica della Cassa, ossia della politica, inizialmente valida, delle ‘opere pubbliche straordinarie’ sfociata in un nuovo blocco di potere, non più agrario-industriale come nel passato, ma clientelarburocratico-industrialsindacale”. Questo giudizio autocritico sulla politica meridionalistica che era stata perseguita e avallata, negli anni sessanta e settanta, da un largo schieramento di forze non lo portava al pessimismo, bensì lo spingeva a guardare con interesse alle nuove opportunità che nel Mezzogiorno si manifestavano: una crescita di piccole e medie industrie, anche nel comparto agroalimentare, in proporzione maggiore rispetto al resto del Paese; la presenza di giovani e, soprattutto, la prospettiva – che egli riteneva possibile – di un parziale rientro degli emigranti. Tale fiducia nel cambiamento lo aveva portato ad un distacco da Pasquale Saraceno. E per questo, oltre che per limiti d’età, si era dimesso da consigliere della Svimez. Lo aveva fatto anche come atto di solidarietà nei confronti del suo amico Gian Giacomo Dell’Angelo, direttore dell’Associazione, che aveva abbandonato la Svimez dopo un violento scontro con Saraceno, riluttante a qualsiasi cambiamento di rotta nella politica per il Mezzogiorno. Aveva, quindi, preso le distanze da una classe dirigente che considerava alquanto restia a modificare mentalità e linee d’azione nell’elaborazione e attuazione delle politiche di sviluppo.
Ma dinanzi alle pressioni del ministro del Bilancio dell’epoca, Giorgio La Malfa, perché elaborasse un’analisi dei danni in previsione dell’opera di ricostruzione, Rossi-Doria non volle sottrarsi. Il sisma aveva distrutto i comuni del suo collegio elettorale, i luoghi che aveva percorso tante volte nella sua lunga attività di studio e di ricerca come economista agrario. Lo costringeva all’impegno civile un senso di angoscia per il dolore che giungeva dalle terre martoriate che egli amava, ma anche un rinnovato sentimento di speranza al vedere la rete inaspettata di solidarietà messa in piedi rapidamente dalle regioni più fortunate. Sicché, si trasferì nella sua Irpinia per avviare l’indagine. Ma prima “precettò″ docenti, ricercatori e borsisti del Dipartimento di Economia e Politica agraria e del Centro di Specializzazione di Portici per una riflessione comune sul da farsi. Ricorda Gilberto Antonio Marselli: “La sera stessa del sisma mi telefonò da Roma chiedendo di incontrarci il giorno dopo”. E Pasquale Lombardi: “Ci chiamò tutti a raccolta. Poi ci fece organizzare per squadre. A ciascuna squadra era stata assegnata una zona presso la quale fare sopralluoghi. A fine giornata dovevamo presentare una relazione, da cui il professore estraeva delle memorie”. Perché tanto fervore? Ad essere colpito dal terremoto era stato quello che lui aveva definito l’”osso d’Italia”, il luogo delle comunità dell’entroterra meridionale, caratterizzato dalla presenza dei “paesi presepe”, come Francesco Compagna aveva qualificato i piccoli centri rurali dell’Appennino, ricorrendo a un’immagine che avrebbe riscosso un’immediata fortuna nel discorso pubblico di quegli anni. E con quell’”osso d’Italia” si trovò ancora una volta, coi suoi allievi, a fare i conti.
Dopo una settimana, Rossi-Doria intervenne con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, intitolato Cancellare con la ricostruzione i segni dell’antica miseria. Mentre tutti erano concentrati sui soccorsi e sull’emergenza, egli avviava immediatamente il dibattito sulle prospettive di sviluppo delle zone terremotate. Sottolineò con forza quanto indispensabile fosse pensare alla ricostruzione accompagnata da un programma di sviluppo che potesse sottrarre quelle zone alla loro secolare arretratezza. Attirò l’attenzione sulla necessità di uno studio approfondito dello stato di fatto per cogliere anche quei barlumi di sviluppo in campo agricolo e di piccola industria dovuti alle rimesse degli emigrati che avevano abbandonato le proprie terre nei decenni precedenti, ma che avevano mantenuto con la terra d’origine un forte e vitale legame, anche economico. La riflessione ebbe grande risonanza e intervennero Alberto Moravia, Michele Prisco, Geno Pampaloni, Giovanni Russo, Corrado Stajano, Vittorio Sermonti, Domenico Rea, Mario Pomilio, Carlo Muscetta, Leonardo Sciascia, Antonio Ghirelli. Quei contributi sono stati successivamente raccolti in un volume curato da Paolo Speranza, dal titolo “19.35: scritti dalle macerie”, e pubblicato dalle Edizioni Laceno nel 2005.
Rossi-Doria venne, inoltre, intervistato a Portici dalla regista Lina Wetmüller e partecipò assiduamente a dibattiti radiofonici che affrontavano i problemi del dopo-terremoto. Guidò nei luoghi del disastro lo scrittore Nuto Revelli, l’editore Giulio Einaudi, il sindaco di Torino Diego Novelli, lo storico dell’architettura Cesare de Seta. A fine dicembre consegnò al ministro La Malfa una “memoria” in cui venivano riassunte le idee di fondo per la ricostruzione. Il documento venne pubblicato il 17 gennaio 1981 da Einaudi con il titolo: Situazione, problemi e prospettive dell’area più colpita dal terremoto del 23 novembre 1980. Il volume conteneva una descrizione puntigliosa dal punto di vista geografico, economico e antropologico-culturale dei quasi trecentomila ettari investiti dagli effetti del sisma e si chiudeva indicando una serie di linee direttrici da seguire per la ricostruzione.
In tutta la sua vita di studioso, Rossi-Doria si era rifiutato di chiudersi entro confini specialistici e aveva sempre praticato un dialogo fitto fra i saperi tecnico-scientifici e quelli umanistici, con una spiccata attenzione alla sociologia, all’antropologia e alla psicologia. Prima della guerra aveva collaborato coi grandi artefici delle bonifiche, fra i quali Arrigo Serpieri, e aveva appreso quanto fosse difficile riportare fertilità in luoghi paludosi senza indagare, oltre che le condizioni fisiche dei suoli, anche la storia degli uomini e delle loro pratiche, i rapporti sociali, le abitudini culturali. Quella stessa attitudine aveva ispirato il suo impegno civile nell’elaborare e attuare la riforma agraria e ora orientava l’indagine nelle zone colpite dal terremoto. Lo guidava l’ostilità verso i luoghi comuni che si abbattevano sulle regioni piagate, quasi come un secondo sisma. Lo spingeva l’urgenza di combattere il tentativo di chi voleva perseguire una specie di tabula rasa urbanistica e sociale.
È ancora utile sfogliare oggi quel rapporto. Le frasi sono dettate dall’umile e ironica consapevolezza di chi conosce le cose di cui parla rispetto a chi fa sfoggio magniloquente di ciò che ignora: “Il dato che deve far meditare di più coloro che all’improvviso sono venuti in contatto durante l’ultimo mese con questi luoghi e questa gente, è di trovarsi in una regione antica, di antica e solida civiltà”. Qui le popolazioni hanno vissuto per secoli “con la durezza e la modestia delle migliori società contadine d’Europa, accompagnate da un tenore di vita e da una dignità superiori a quelle allora esistenti altrove”. Altro che civiltà in coma, che attende l’eutanasia delle ruspe: “Si è avuto, negli ultimi anni, un notevole consolidamento e rinnovamento dell’agricoltura, una diffusione delle attività terziarie tipica di una società in sviluppo e persino il sorgere (sia pure nelle forme sommerse tanto frequenti oggi anche altrove) di nuove piccole iniziative industriali”. La “memoria” di Rossi-Doria e dei suoi collaboratori esclude trasferimenti di popolazione e prevede il recupero dei “presepi” con interventi capillari, molto dettagliati e aderenti allo stato dei luoghi, seguendo il motto: “Per problemi diversi, politiche diverse”. Un conto è l’area metropolitana e un altro conto sono le zone interne. Considera tecnicamente ed economicamente possibile un diverso assetto delle attività produttive, a condizione che queste non siano più esclusivamente agricole, come in passato, ma plurisettoriali (agricole, industriali, turistiche, ecc.). Suggerisce una linea d’azione continuativa e contestuale per ristrutturare l’agricoltura (spingendola verso attività multifunzionali), risistemare dal versante produttivo e gestionale i grandi complessi silvo-pastorali, diffondere attività di difesa del suolo e di tutela delle risorse ambientali. E mette sull’avviso che questa sia l’unica politica praticabile per lo sviluppo delle zone interne. Da programmare e realizzare con coraggio per diversi motivi: perché controcorrente e, nello stesso tempo, costosa, non tanto in senso assoluto quanto per il fatto che molti dei suoi investimenti sono a rendimento differito. E afferma con estrema nettezza che questa politica è “la più conveniente per la nazione, la quale sarebbe costretta a pagare un costo più alto qualora il destino delle zone interne meridionali fosse lasciato allo spontaneo corso di una realtà esclusivamente agricola in preda allo spopolamento e all’abbandono”.
In pochi lessero il libro. Nessun esponente di governo lo fece. Rossi-Doria ebbe incontri con Giuseppe Zamberletti, Giorgio Ruffolo, Vincenzo Scotti, Paolo Savona, Felice Ippolito per indurli a sostenere le sue proposte. Ma la strada che venne intrapresa fu del tutto diversa da quella indicata dai ricercatori di Portici: il cemento invase colline e vallate, i centri storici (non tutti, ma quasi) si svuotarono, le aree industriali furono allestite su terreni golenali, le aziende nacquero già morte, le opere pubbliche si rivelarono inservibili, i paesi senz’anima. Il professore di Portici confessò con amarezza in una lettera ad un amico: “Apprezzato a parole, sono rimasto ancora una volta – come ai tempi della riforma agraria – sconfitto nei fatti”. Ricorda Marselli: “Uno dei punti fondamentali della sua proposta era quello di emettere due leggi separate, una per l’Irpinia e la Basilicata e l’altra per la Città di Napoli. Non fu ascoltato e quindi accadde quanto avevamo temuto accadesse”. Come ha scritto in modo condivisibile, una decina d’anni fa, Francesco Erbani su Repubblica, “le terapie proposte da Rossi-Doria, una specie di cura omeopatica che facesse perno sulle risorse di un organismo debilitato, ma non morente, restano sul fondo, ma non pietrificate, avvolte dalla nebulosa delle politiche e degli affari, eppure capaci di offrirsi come chiave di lettura di un’Italia possibile”.

1° Settembre, 11^ Giornata per la salvaguardia del Creato

Il consueto pensiero del Centro Studi “Perrazzelli” di Guardialfiera

            Davvero eroici noialtri abitatori del pianeta Terra. Siamo stati noi i fuoriclasse, capaci di sconquassare il creato. Di stravolgere l’armonia planetaria, di infestare di morte perfino l’aldilà del non ritorno.  
I guasti, infatti, recati alla natura - dalla dissennatezza, dalle speculazioni, dalle implicazioni dei padroni e dei padrini del mondo; dai predoni e dai marpioni, cacciatori di bottino… e dal silenzio dei buoni - hanno incazzato e surriscaldato il cosmo. Che si fa giustizia, che si vendica e produce, a nostra grande richiesta, cataclismi, bombe d’aria, trombe d’aria, inondazioni, uragani frequenti e intensi. Quei fenomeni naturali una volta contenuti e rari.

            Il vizio e i predomini umani sulla natura e sul futuro dell’uomo, ci indignano e ci sgomentano. Pure il grido degli onesti contro l’inarrestabile minaccia di autodistruzione, è ridicolizzato dai garanti d’ogni pubblica istituzione. La scienza  – talvolta assassina – pone, dunque, nelle mani dell’uomo, un potere distruttivo senza precedenti.

            I radicali mutamenti climatici, conseguenti ad intrighi di mercato, stanno provocando l’inarrestabile cedimento delle Alpi Carniche. C’è a Cortina d’Ampezzo <l’agosto dei crolli quotidiani>. La “regina delle Dolomiti” è per metà isolata.

            Ai veleni ed ai gas, inoltre, ai fumi da scappamenti e ciminiere coscientemente e incoscientemente vomitati nell’atmosfera, mancavano quelli del recente “incendio di Roma”. Trenta roghi dolosi simultanei nella capitale, hanno bruciato anche il parco del pineto e  la collina di Monte Mario e, addirittura, lambito il Policlinico Gemelli. Oh, se valutassimo come solo cinquanta metri quadrati d’erba, possono produrre ossigeno necessario per diecine di esseri viventi. Povero Creato! Quel  “creato – scriveva Brecht – che dovrebbe appartenere solo a chi lo redime e lo rende migliore”.

            E il carnevale della dissipazione non si arresta. Accresce! Da undici anni questo Centro Studi, il 1° Settembre, “Giornata per la salvaguardia del Creato”, ne denuncia oltraggi e suggerisce rimedi concreti e fattibili. Ma, ahinoi, chi ascolta, chi legge più! Quanto è difficile svegliare le coscienze! Quanto è più facile addormentarle.   

.           Del nostro piccolo Molise conosciamo molto bene l’immenso patrimonio di arte, di storia; l’essenza più intima di tanti luoghi. Conosciamo l’aria che vi si respira; l’odore dei funghi, l’alba bella quando il sole spunta da Olivoli; conosciamo i cieli abitati da fringuelli, le tavole contadine, la natura che grida bellezza. Conosciamo la corona dei colli; il mare, i fiumi (seppur a rischio di prosciugamento), i boschi, i laghi. Mirabili luoghi gratificati in passato da strutture e arredi progettati, finanziati e realizzati. Originariamente graziosi, preziosi. Ora a pezzi, abbandonati al degrado fra immondezzai, fra invalicabili cespugli pungenti di rovi e vegetazioni insolenti e selvagge. Tutto abbandonato al vandalismo e all’oblìo.

In nome della morale, in nome della civiltà: si faccia un patto d’alleanza fra il Creatore e il Creato. Si pensi ad un’operazione di recupero, di tutela, di governo. Altrimenti, per pietà: meglio non far più incomplete costruzioni. Meglio in futuro non dissipare denaro pubblico in faccia alla nostra onestà e povertà.

E, frattanto, ecco l’irrotto urlo del sisma nel Centro Italia; questa bestia degli inferi venuta fuori dalla tana il 24 agosto. Che ci permette, se non altro, di esaminarci, di farci render conto sul come pure i terremoti oggi si possono gettonare. Che ne pensiamo infatti delle esplosioni nucleari sotterranee palesi e occulte? E di quella legge del mondo fisico secondo la quale “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria?” (Galilei – Newton). E poi, chissà, se da queste nostre sciagurate sfide non potrà  scatenarsi anche l’ “ira di Dio”? (<Non si adìri il mio Signore>. Dialogo fra Dio e Abramo su Sòdoma e Gomorra. Gen. 18, 20-32).

Ma è oggi giorno di preghiera voluto dalle Conferenze Episcopali, per la tutela del Creato. Ed Ernesto Olivero ci propone un’appuntita prece al Creatore. Lo scrittore teologo così riflette: “Oggi dilaga la sciatteria. Trionfa la noia, regna oggi la voglia del trasgredire. E’ il tempo del niente che pretende tutto e ci distrae dal tutto. Anche dal nostro destino. Eppure oggi solo la luce fa luce. Nel tempo del niente, io invece scommetto sul tutto, su un mondo nuovo che comincia da me. Altrimenti il tutto è chiacchierìo, è buiore. E il niente si allarga, e  proverà a velare il brillìo dell’universo”.
ricevo da Vincenzo Di Sabato

26 agosto 2016

Il presidente Gaspero Di Lisa comunica la solidarietà degli ex consiglieri regionali

 COMUNICATO STAMPA
Il Presidente dell’Associazione ex Consiglieri regionali del Molise, Gaspero Di Lisa, a nome di tutti i soci, ha inviato un messaggio di solidarietà agli omologhi Presidenti delle regioni, Lazio, Marche e Umbria colpite dal sisma dei giorni scorsi. Questo il testo: “Caro Presidente, indirizzo a Te i sensi della profonda solidarietà personale e di questa l'Associazione, affinché Tu la porga sia ai Tuoi concittadini, colpiti dal devastante terremoto della notte tra il 23 e il 24, che alle Autorità cui compete intervenire per riaccendere la luce della speranza in codeste comunità. Nei prossimi giorni con i soci studierò concrete iniziative soggettive e sociali (da condividere anche con Te) per dare un segno (sia pur piccolo) di concreto aiuto per lenire ferite fisiche, morali e sociali delle belle realtà della Tua terra, dell'ambiente, dell'arte ecc. procurate dal sisma. Il Paese, l'Europa e il Mondo fanno intendere che vogliono impegnarsi di concerto per asciugare le lacrime di questo momento e fornire l'energia necessaria per risollevarsi con la forza interiore che mai ha difettato al popolo d'Abruzzo nelle circostanze difficili. La data del 24 agosto 2016, che tragicamente ha spezzato tante vite umane, può essere ricordata anche come l'inizio, per i paesi che il terremoto ha ridotto a macerie, di un nuovo corso e una occasione per misurare tempra e capacità umane a ricostruire, far risorgere e dare nuova vita sociale ed economica alla devastazione presente. Un saluto e un fraterno abbraccio a Te e ai colleghi Tuoi soci”. Campobasso, 26 agosto 2016

24 agosto 2016

Serve la solidarietà



Comunicato stampa



Questa mattina televisioni e mass-media hanno portato nei nostri cuori le immagini drammatiche del terremoto che nella notte ha causato  un numero imprecisato di morti e di sfollati, danni ingenti e il crollo di numerose abitazioni e di alcune chiese in modo particolare nei centri di Accumoli (Rieti), Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) ed Amatrice (Rieti) vittime; danni si sono avuti anche nelle provincie di Rieti, Ascoli Piceno e di Fermo.

«La Chiesa che è in Italia – scrivono in un comunicato i Vescovi italiani - si raccoglie in preghiera per tutte le vittime ed esprime fraterna vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Le diocesi, la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali sono invitate ad alleviare le difficili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere».

La Caritas diocesana di Trivento raccoglie l'invito della CEI ed invita tutte le parrocchie a pregare per le vittime, per i feriti e per tutti coloro che sono stati segnati drammaticamente dell'evento.

Accanto alla preghiera vogliamo esprimere anche con segni concreti la nostra vicinanza  e per questo facciamo ancora nostro l'appello della CEI, che ha già stanziato 1 milione di euro per i primi interventi di solidarietà, di  indire una colletta nazionale  il 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso Eucaristico Nazionale, come frutto della carità che da esso deriva e della partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite. 

Papa Francesco nell'udienza di questa mattina ha detto: «Avevo preparato la catechesi di oggi, come per tutti i mercoledì di questo anno della Misericordia, sull’argomento della vicinanza di Gesù. Ma dinanzi alla notizia del terremoto, che ha colpito il centro dell'Italia devastando intere zone e lasciando morti e feriti, non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari ed a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore... Sentire il sindaco di Amatrice dire: “Il paese non c’è più” e sapere che tra i morti ci sono anche i bambini mi commuove davvero tanto». «E per questo – ha proseguito papa Francesco - voglio assicurare a tutte queste persone nei pressi di Accumoli, Amatrice o altrove, nella diocesi di Rieti, di Ascoli Piceno e nelle altre in tutto il Lazio, l’Umbria e le Marche, la preghiera e dire loro di essere sicure della carezza e dell’abbraccio di tutta la Chiesa che in questo momento desidera stringervi con il suo amore materno insieme anche al nostro abbraccio, qui, in piazza».                                           
                                                                         
Sac. Alberto Conti

Trivento, 24 agosto 2016                                              Direttore Caritas Trivento

                                                                          

Per sostenere gli interventi si possono inviare offerte a Caritas Trivento tramite:



 - C/C POSTALE N. 10431864 specificando nella causale: "Terremoto Centro Italia 2016".

         Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:

 -  Bonifico bancario a favore della Caritas Trivento:

Carichieti – Ag. Schiavi D'Abruzzo  -  IBAN: IT27 H060 5077 880C C063 0015 124

(scrivere la causale, nome, cognome e indirizzo dell'offerente)

Fondazione Caritas Trivento onlus:

Bcc Valle del Trigno – Ag. Trivento– IBAN: IT94O 08189 41140000000013881

  (scrivere la causale, nome, cognome e indirizzo dell'offerente)

- Offerte consegnate direttamente presso la propria parrocchia.

L'OLIO E' CULTURA, ...

la lettera del mio compaesano e amico, Emilio D'ambrosio, l'autore del bellissimo libro "Frammenti di Storia", dà il segno della forza che ha l'olio di oliva di suscitare emozioni. L'olio di oliva è cultura, storia, tradizioni, paesaggi, ambienti, agricoltura. Cioè territorio, l'origine prima della sua qualità. Un testimone straordinario del territorio, mio e di Emilio, con ben tre varietà "Gentile", "Salegna" e "Oliva S. Pardo", culla dell'Associazione nazionale delle Città dell'Olio e luogo segnato in ogni parte dai suoi frondosi olivi. Grazie Emilio

Egr. Pasquale
Cantore della NATURA, del borgo molisano e delle sue bellezze, grazie per il gradito omaggio!
L'OLIO DI FLORA esalta la bellezza di universi vitali comunicanti. In esso convivono antiche memorie, armonie e melodie celestiali.
Un lascito passato da generazione in generazione per innervare nel corso del tempo emozioni e sentimenti che si distendono in un
abbraccio corale con "la nostra amata terra".
La bottiglia d'autore, OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA BIOLOGICO Gentile di Larino, si presta a raccontare una ricomposizione di saperi accumulati nel tempo, storia meravigliosa, originale, intrisa di saggezza e sapienza.
Così la "DONNA COL PARASOLE" evoca il dipinto del 1866 di Monet; l'artista pone al centro "l'unità tra uomo e natura e non la superiorità del primo sulla seconda". Il periodo storico in cui l'opera fu concepita é quello in cui nacque Karl Marx, autore nel 1848, insieme a Friedrich Engels del MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA. Il noto scrittore Eric Fromm definì MARX e FREUD gli
architetti dell'età moderna, oltre le catene dell'illusione, si scorge l'elaborazione di un pensiero/azione per l'emancipazione umana.
La bottiglia, preziosa per contenuto, eleganza e raffinatezza é carica di suggestioni, maschile/ femminile, esterno/interno, presenta con una luce intensa e nitida un prodotto la cui sacralità sprigiona equilibrio, intelligenza e creatività. Vi racchiude rispettose relazioni, con al centro la MADRE TERRA che accoglie il laborioso lavoro umano con la restituzione generosa di cibo biologico, territorio, paesaggio, ristoro e cultura.
Carissimo Pasquale nei tuoi testi poetici come in quest'opera ben illustrata é descritta LA CASA DEL VENTO e con l'oliveto esalta LARINO la culla delle Città dell'olio. Inoltre, l'impegno coerente premia la qualità del lavoro con l'eccellenza DELL'OLIO DI FLORA suggellato dai molteplici e prestigiosi riconoscimenti istituzionali.
Nella tua cura amorevole per la natura, si coglie il respiro pulsante tratteggiato dalle puntuali denuncie di stupri, violenze e distruzioni. Descrivi in modo magistrale una vitalità vivente di forme, voci, colori, paesaggi, territori. Si percepisce una simbiosi densa di sensibilità, un intreccio di linguaggi alberga in una interiorità che ben definisce l'unicità del tuo essere, espressione autentica, di vera e profonda larinesità agganciata ad una molisenità  che cerca nella Regione Molise una prospettiva di sviluppo economico solidale.
Un caro saluto a te e alla tua dolce FLORA, compagna di vita e di un viaggio travolgente vissuto all'insegna della creatività. Con stima, cordialmente Emilio.

19 agosto 2016

Una buona notizia: meno libertà d'azione per il Glifosato, il micidiale "seccatutto"

Respira la terra e, con essa, la salute dei coltivatori e dei consumatori.
Misure precauzionali importanti che interesseranno anche l'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con il famoso "seccatutto". Un primo successo di tutti quei cittadini consumatori e delle loro associazioni che non hanno mai smesso di lottare contro questo micidiale veleno per la terra, la natura e gli esseri viventi, vegetali e animali. Davide, ancora una volta e ,grazie all'unità, ha avuto ragione di Golia, anche se la battaglia continua per affermare il NO  a questo veleno.
di GIORGIO SCARLATO
A decorrere dal 22 agosto 2016 il Ministero della Salute - Uff. 7 Sicurezza e regolamentazione dei prodotti fitosanitari - in esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016 ha decretato le seguenti disposizioni di modifica delle condizioni d'impiego dei prodotti fitosanitari contenenti il principio attivo glifosato, alias "seccatutto":
a) revoca dell'impiego nelle aree pubbliche quali: parchi, giardini, aree ricreative, campi sportivi, cortili e aree verdi di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti strutture sanitarie;
b) revoca dell'impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.
In breve, è revocata dal 22 agosto l'autorizzazione all'immissione in commercio ed impiego dei prodotti fitosanitari contenenti il p.a. glifosato ed il suo principale coformulante AMPA.

Queste misure precauzionali interesseranno anche l'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati col glifosato in pre-raccolta (pre harvest)  come ad es. il grano duro proveniente dal Nord America e Canada.
Un appunto. La quantità di glifosato negli USA è passata dai quasi 6 milioni di kg del 1995 ai 113 milioni del 2014. Il 74% del glifosato utilizzato dalla metà degli anni 70 del secolo scorso ad oggi, è stato applicato negli ultimi 10 anni.

Ciò sta a dimostrare che, l'attenzione, l'unità di tante associazioni, dei tantissimi cittadini-consumatori, alla fine ripaga.
Come ha ripagato il messaggio che è passato relativo all'olio di palma creato da una fitta rete d'informazione tale da annullare qualsiasi iniziativa delle multinazionali interessate.

Questa è la strada che il popolo italiano deve intraprendere con azioni civili e di conoscenza, e le stesse istituzioni ad impegnarsi  per tutelare e non accettare passivamente ciò che altri, a torto, vogliono imporre; affinché  possano essere  tracciate e percorse quelle linee obbligate da rispettare a tutela della salubrità alimentare ed ambientale.
Deve essere realmente operante il principio di precauzione che vige in Europa con controlli più serrati.
Questo è la strada da percorrere per tutelare e valorizzare, con la tracciabilità, il vero Made in Italy. La concorrenza sleale non può appartenere alla vera agricoltura.  

Non si può chiamare di qualità un prodotto che, a detta degli stessi produttori, con un raggiro agronomico, può contiene più glutine ma, allo stesso tempo, è un veleno che nuoce alla salute.
Un esempio potrebbe essere il grano duro trattato in pre harvest col glifosato,"seccato" in modo artificioso e non maturato in modo naturale. 

Entrando nello specifico: la qualità del chicco di grano.
Con questo metodo di maturazione (?) non c'è nulla di naturale visto che gli stessi farmer americani lo asseriscono.  Con il trattamento in pre harvest il grano non è più idoneo alla risemina in quanto c'è una forte riduzione della germinabilità e la eventuale nascita del chicco può avvenire con plantule deformi. Ad essere chiari: il chicco è sterile.
Ed ecco i nodi al pettine e le domande che si pongono:  - Se il chicco di grano è sterile, che azione svolge il glifosato al suo interno e quindi cosa comporta per le proteine, per  le vitamine, i composti fenolici, i sali minerali in esso contenuti?  - Cosa mangia realmente il consumatore? 
Si attendono risposte da chi di competenza, regionali o nazionali che siano.

Non si può umiliare, prendere per i fondelli un'intera nazione,  un mondo contadino che opera in modo leale e non con carte truccate!

E' giunto il momento che quel legame tra sicurezza alimentare per i consumatori e il giusto reddito per i produttori si concretizzi e si rafforzi sempre più, a vantaggio di tutti e non certo per quelli che ci vogliono annettere ai loro interessi imperialisti (vedasi i tossici accordi TTIP e CETA), da sudditi-operai per il land grabbing (l'accaparramento delle terre),  o peggio, da schiavi-colonizzati per le vendite in dumping (sottocosto); cioè da sottomessi a vita. 
Non può e non deve essere così, visto che il vero schiavo (i tanti, "gli svenduti", cavallini di Troia) è colui che difende il padrone, perché è quello che non è più capace d'immaginarsi la libertà, la sua indipendenza intellettuale. Non è possibile comportarsi come gli struzzi che nascondendo la testa sotto la sabbia pensano di non essere visti. E' ora che si aprano gli occhi. 

Un minimo accenno a proposito delle osservazioni fatte in merito al grano duro italiano dal sig. Oscar Farinetti, il patron di Eataly. 
Forse l'Agricoltura, quella che veramente produce in qualità e salubrità e non quella che solo commercializza (la sua), l'ha vista, sfortunatamente per lui, da molto lontano. Per osservarla, amarla e rispettarla occorrere sicuramente ben altro. Intanto, buon per lui, si cibi di grano canadese. 


                                                                                                   Giorgio Scarlato

17 agosto 2016

IL GIORNO DELLO SOVRASFRUTTAMENTO DELLA TERRA


Quest’anno, come sottolinea Luca Aterini con un bellissimo articolo pubblicato da Greenreport.it,  è arrivato con cinque giorni di anticipo (8 Agosto) di fronte al 13 Agosto dello scorso anno. Il consumo delle risorse naturali messe a disposizione dalla Terra è di 1,7 volte di quelle a sua disposizione, con i paesi ricchi che consuma ben 10 volte in più di quelli poveri. L’Italia è i Paese che consuma 4,3 volte le sue risorse naturali e, sembra, che questo dato non preoccupi nessuno, meno che mai il governo impegnato com’è a chiedere il Si al referendum, cioè a rendere complici gli italiani della rottamazione della Costituzione.

Non abbiamo bisogno delle tante proclamate “riforme” e, meno che mai, del tanto reclamizzato “cambiamento” che, con la “rottamazione”, non cambia proprio niente ma peggiora quel poco di buono che ancora è rimasto. Abbiamo bisogno – come scrive Luca Aterini su Greenreport.it – di un nuovo modo di vita se vogliamo davvero salvare la natura e con essa i territori tutti che la esprimono.

E un nuovo modo di vita lo può realizzare solo una “volontà politica”, che, a mio parere, è tanto più forte ed incisiva, efficace, se è sostenuta dalla cultura e dal sogno, la voglia di volare e andare lontano.

Ci stiamo mangiando il pianeta sporcando la sacralità della terra con ognuno dei Paesei che partecipa a questo pasto in modo diverso, a seconda delle risorse naturali a disposizione o meno.

Oggi, a dieci giorni dall’8 Agosto, che segna la fine della disponibilità, per il 2016, delle risorse naturali,  c’è bisogno di 1,7 pianeta per saldare il debito ecologico, soprattutto nei Paesi ricchi dove il consumo è dieci volte in più di quello dei Paesi poveri, con uno squilibrio non più sostenibile. Una sproporzione che spiega meglio di ogni altra cosa le ragioni dell’esodo di milioni di uomini dal Sud verso Nord, in cerca di cibo e di vita.

La verità è che se quel processo di arretramento della data dal 31 Dicembre (una data ancora valida, pensate, fino agli inizi degli anni ’70) continua e il “Giorno del Sovra sfruttamento della Terra” diventa il 30 Giugno, c’è bisogno di un altro pianeta per soddisfare i bisogni di risorse naturali da parte degli esseri viventi.

Siamo in debito ecologico e nessuno si preoccupa e se ne occupa, meno che mai i governi dei 200 Paesi che, lo scorso dicembre, alla Conferenza Parigi, hanno sottoscritto, un documento di abbassamento delle cause che hanno già fatto impazzire il clima.  Il nostro Paese soprattutto, che ha pensato bene di distrarre gli italiani con la legge che straccia la Costituzione e di portarci al Referendum. Uno spreco di tempo e di denaro e, anche, di tensione nel momento in cui c’è da pensare a come essere uniti e tutt’insieme lavorare per il futuro del pianeta dal quale dipenda anche il futuro dell’Italia.  Il Pese, per chi non lo sa, che consuma 4,3 volte le sue risorse naturali disegnando, così, un percorso  che porta sì alla “crescita”, quella, però, della crisi e dei guai che, non risolti, si aggravano ogni giorno e sempre più.

In questo momento particolare e difficile, proprio quando c’è da pensare a come mettere in campo le innovazioni disponibili e utili a calmare la rabbia del clima per scelte sbagliate come l’uso e abuso di energie fossili.

Per cambiare c’è davvero bisogno, perché non rimanga una parola vuota che serve solo a incantare i fedeli, di un nuovo modo di vita che solo una nuova volontà politica può determinare.

pasqualedilena@gmail.com

16 agosto 2016

VERSI DI VINI IN VIA MARCONI A LARINO

Se non sbaglio è la sesta edizione della manifestazione, pensata ed organizzata da AFRA, che rallegra con la cultura, soprattutto quella espressa dal vino, il centro storico di Larino.
Il vino, un testimone principe, insieme con l'olio, dei più belli e gustosi territori del nostro Paese.
Non sono mai mancato negli anni passati ed ho goduto il piacere dell'incontro e del dialogo, che sempre dà una piazza o una strada di Larino e dei paesi tutti di questa Italia.
Domani, poi, non posso proprio mancare!
Perché non vieni anche tu?

10 agosto 2016

La piazza: nascita, sviluppo e funzioni

di Umberto Berardo

Abbiamo appena finito di leggere il saggio " Piazze in piazza" di Giampiero Castellotti edito da Spedizioni Editrice di Roma.

Si tratta di un volume che consigliamo caldamente di leggere a quanti sentono la necessità di entrare nella comprensione della nascita, del ruolo e della funzione della piazza nel corso della civiltà umana.

È un libro che vedremmo benissimo nelle biblioteche scolastiche e come testo in adozione per un progetto di ricerca sul tema illustrato.

L'idea dell'autore su una ricerca molto ambiziosa relativa ad  un tema così interessante prende corpo attraverso una trattazione ampia ed articolata che si sviluppa sul piano storico, sociologico, architettonico, politico, sociale ed antropologico.

La trattazione, molto accurata e scientificamente ineccepibile, utilizza un linguaggio ricco, elegante, raffinato, specifico e volutamente ricercato che dall'autore viene spalmato in periodi fluidi e scorrevolissimi che rendono la lettura assai piacevole.

L'orizzonte culturale vastissimo in cui si muove Castellotti è desumibile non solo dalla vasta bibliografia posta in fondo all'opera, ma soprattutto dalle innumerevoli citazioni di autori  nell'esposizione dell'indagine da lui condotta.

Già nell'introduzione si esprime la convinzione che "la piazza come estensione collettiva, come proiezione pubblica delle nostre individualità, come dimensione politica della nostra esistenza" sarà il luogo che "raccoglierà l'opposizione alla volatilità ed all'imbarbarimento dei nuovi poteri subdoli ed incorporei gestiti dai padroni del denaro".

È proprio da questa persuasione che l'autore imposta il tema partendo nel primo capitolo, da un taglio squisitamente sociologico, in cui si analizzano gli aspetti attuali delle piazze virtuali e di quelle reali nelle funzioni positive e nei limiti, ma anche nell'osmosi reciproca.

Due affermazioni colpiscono subito: la piazza è sicuramente lo spazio più consono alle relazioni umane e sociali, ma rappresenta anche "il passaggio obbligato per il recupero della sovranità popolare".

Si apre poi, con la parte II e III, una trattazione storica sulla nascita della piazza presso le prime civiltà, ma anche sul suo valore simbolico e metaforico, ma soprattutto nelle sue funzioni reali come luogo in cui si formano idee, si costruiscono progetti, si alimentano tensioni e confronti, ma si prendono anche decisioni importanti per la comunità.

Il volume diventa anche l'occasione per affrontare sul piano storico, filosofico e sociologico tutta una serie di eventi che hanno avuto luogo nella piazza e che sono particolarmente vicini al vissuto dell'Italia e dell'Europa.

Occuparsi della funzione e dell'uso della piazza nelle diverse epoche storiche non è un pretesto, perché è proprio questo l'argomento del volume, ma l'autore allarga la trattazione a temi di respiro storico importantissimi come ad esempio le rivoluzioni del 1848, le manifestazioni del 1968, le istanze "difformi, dissonanti, spesso totalmente contrapposte" di Piazza San Giovanni in Laterano o la prima festa del lavoro del 1891 a Santa Croce in Gerusalemme.

 Il saggio è anche un'occasione preziosa per affrontare in maniera egregia taluni problemi sociali e culturali di grande rilevanza come la diffusione sproporzionata di veicoli privati rispetto all'anacronistico sistema di trasporto pubblico su gomma e rotaia o l'insieme delle questioni legate alla "piazza telematica", ai centri commerciali o agli stadi.

Su tali aspetti innovativi del vivere comune l'autore cerca di riflettere analizzandone utilità e limiti, ma tentando anche di esplicitarne l'ottimizzazione delle funzioni di carattere relazionale, culturale, sociale e ricreativo.

L'analisi parte dalla piazza come luogo privilegiato della dimensione collettiva di un popolo rispetto a quella individualistica, ma non esclude da tale funzione luoghi diversi, capaci allo stesso modo di costruire relazioni umane positive, purché se ne sappiano ottimizzare per il bene comune il ruolo, gli scopi e le funzioni.

Abbiamo sottolineato l'aspetto di analisi storica del saggio di Giampiero Castellotti, ma ce n'è un altro della stessa rilevanza che è quello di carattere sociologico e politico, presente soprattutto nelle parti I e V dell'opera.

È qui che l'autore analizza in maniera articolata lo stabilirsi di diverse relazioni sociali e di nuovi contatti di relazione umana in un processo di globalizzazione in cui tendono a prevalere " le esperienze mediate e virtuali su quelle dirette all'interno di internet, ma anche nei cosiddetti non luoghi in cui quasi sempre si tende a diventare utenti di consumi indotti più che soggetti in interazione" autentica.

 Oggi c'è come la sensazione che gli individui stiano rifluendo nel privato, abbandonando così gli aspetti relazionali capaci di costruire umanità solidale. Lo desumiamo ad esempio dall'assenza nelle piazze reali o virtuali di quel popolo pacifista che negli anni di fine ' 900 portava la sua voce forte contro la violenza e la guerra.

Non sappiamo se la nostra è l'epoca della "post" o della "iper" modernità, come titola uno dei paragrafi finali del libro di Castellotti; è certo comunque che viviamo una crisi antropologica di principi e valori che vanno assolutamente rifondati per ridare significato all'esistenza ed ai luoghi del vivere comune.

Il saggio "Piazze in piazza" contribuisce sicuramente in modo utilissimo a tale scopo.

La conclusione dell'autore è che occorre ricreare una " dimensione sociale dello spazio" in un equilibrio tra forma fisica ed aspetto estetico, sociale, affettivo, fruitivo ed emozionale della piazza che non può essere spazio massificato, ma che deve diventare luogo d'incontro, di confronto e di elaborazione culturale, capace così di restituire a tutti il senso della comunità.



       










9 agosto 2016

Gli olivi: testimoni di storia e di storie


I Parchi di olivi secolari non possono né debbono solo testimoniare la bellezza e solennità di questi meravigliosi alberi. C'è molto altro, come ci spiega Pasquale Di Lena

da TEATRO NATURALE
Ogni qual volta mi è capitato di calpestare la terra che nutre e raccoglie un uliveto secolare ho provato  sempre una sensazione molto bella, un’emozione. Altrettanto bella anche l’emozione provata nel vedere la luce filtrata dai fitti rami di piante che da anni, secoli o, addirittura, millenni, si toccano e, con il soffio leggero del vento, si accarezzano e si parlano come i bambini quando s’incontrano la prima volta e si fissano per riconoscersi.   

Particolare l’emozione provata anni fa, quando ho avuto l’occasione di vivere, passando per Venafro e Pozzilli ed entrando in quel Parco, il primo e ancora unico in Italia, dedicato agli ulivi e alla storia dell’olio italiano, con quello di Venafro, che,  prima e più di altri, ha saputo raccontare, grazie alla fama per la sua riconosciuta e ricercata qualità.
Il Parco, un’intuizione espressa subito dopo la nascita, proprio nel Molise, a Larino, dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che è stata trasformata in proposta di legge regionale, e poi, in progetto, una volta approvata. Un progetto che, messo nelle mani di Emilio Pesino, un presidente appassionato e capace, in meno di tre lustri ha saputo trasformare e ridare forza a una realtà che rischiava di sparire con l’abbandono da parte dei proprietari e l’avanzare degli incendi durante l’estate.

Un recupero minuzioso, attento, di pezzi di quel territorio che oggi è “Parco Storico regionale degli olivi di Venafro”, bello e interessante da visitare per i suoi ambienti e l’espressione di paesaggi particolarmente belli, ma ancor più interessante per la parte che va oltre il compito della tutela e della salvaguardia quale fonte di iniziative di comunicazione e valorizzazione . Una delle quali – la più importante per me – è stata la nascita di una cooperativa, che vede insieme i titolari, piccoli e grandi, un tempo scoraggiati, impegnati nella promozione e valorizzazione di quell’olio che, nel periodo della Roma imperiale, il mondo conosceva, grazie al canto ed al racconto dei più grandi e noti poeti, scrittori e cuochi di allora.
Cuochi come il grande Apicio, che aveva costruito la sua fama con la cultura e la sola bravura e non, come succede oggi, con l’aiuto della televisione. Il suo libro “De re coquinaria” (l’arte culinaria), una raccolta in dieci volumi delle sue ricette, rimane, da duemila anni,  la fonte dell’arte di cucinare che ha visto, nel corso dei secoli, altri illustri protagonisti prima dell’inflazione di libri di cucina dei giorni nostri.
Nel Molise non c’è, però, solo Venafro e Pozzilli a raccogliere i resti di oliveti secolari, ma anche là dove, poco prima che le acque del fiume Biferno si confondono con quelle  del mare Adriatico, vive, da alcuni  secoli un insediamento di albanesi, arrivati in Italia e nel Molise.  Gli Arbëreschë di Portocannone che, dopo il loro sbarco tra il Saccione e il Sinarca, due torrenti che affiancano il Biferno, si portarono sulle colline vicine, in particolare quella che da Campomarino sale verso Portocannone , San Martino in Pensilis (patria della deliziosa “Pampanella”) per scendere e salire, sempre dolcemente,  verso Ururi, trovandosi di fronte a uno spettacolo, una selva di ulivi secolari che, fino agli anni sessanta, allevarono con amore e grande cura. Poi il boom economico, l’asfalto, il cemento, i seminativi, le vigne a prendere il loro posto.
 A dimostrare l’esistenza, a Portocannone, di questa selva di ulivi, ci sono una decina di maestosi patriarchi, intorno al paese, di oltre ottocento anni. Un unicum paesaggistico - culturale che merita attenzione, perchè risorsa straordinaria del territorio che, se ben organizzata e valorizzata, potrebbe dare quelle risposte che un tipo d sviluppo, ormai fallito, non può più dare.  
Risposte all’insegna della salvaguardia e tutela del territorio da altre e nuove invasioni “barbariche” ( parchi eolici, biomasse, biogas, inceneritori, elettrodotti, metanodotti), con la predisposizione e realizzazione di un progetto di valorizzazione di questi stupendi monumenti naturali e, soprattutto, il loro pregiato olio, quello che ha il carattere del “tempo”, una preziosità, come la terra, che una società improntata sul consumo e lo spreco, considera come un bene qualsiasi e non come un valore che esprime sacralità.
Un’opportunità, gli uliveti secolari di Portocannone e i loro maestosi patriarchi, per il territorio del Basso Molise e per l’intera olivicoltura regionale, se, però, raccolti in un “Parco degli uliveti secolari”.
Questo “Parco” come quello di Venafro – e, così, tutte le iniziative che hanno come obiettivo la salvaguardia e tutela di quel patrimonio inestimabile e irripetibile di ulivi e uliveti secolari - sono in grado di cogliere questo risultato solo se si ha la capacità di promuovere e valorizzare gli “oli” che questi straordinari monumenti naturali, ancora producono. Gli “Oli di ulivi secolari o del tempo”, i soli capaci di raccontare questo valore, più che mai fondamentale per il cammino dell’uomo che vuole tagliare i traguardi che portano al futuro , soprattutto in  questa fase di grande difficoltà e disorientamento con un pezzo di pianeta che ogni giorno scompare.
 pasqualedilena@gmail.com

7 agosto 2016

l'olio di flora e il concorso Aipo d'Argento 2016




con l’ ‘Oscar Oil World Records’ si esalta la continuità qualitativa delle produzioni aziendali
STIMOLANTE SUCCESSO DEL PRIMO TROFEO PROMOSSO DALL’AIPO VERONA PER VALORIZZARE LA CONTINUITA’ DELLE ECCELLENZE NELLA PRODUZIONE OLEARIA.
nel 2016 confronto fra 23 ‘titani’ dell’eccellenza qualitativa nella produzione di oli d’oliva affermatisi nelle più importanti e qualificate competizioni nazionali e internazionali.

La domanda, come sovente accade, sorge spontanea? La qualità nella produzione di oli di oliva può essere una filosofia aziendale? Può, inoltre, rappresentare il risultato di una impostazione costante nell’impegno dell’imprenditore verso il mercato dei consumatori?
A questa domande, l’Aipo-Associazione Interregionale Produttori Olivicoli, consapevole che un singolo test può non essere esaustivo di quei valori (genuinità, salubrità, qualità, etc.) che l’azienda produttrice porta avanti nell’interesse e a garanzia del consumatore finale, tenta oggi di dare una risposta con l’organizzazione del 1° Trofeo “Oscar Oil World Competition”, ovvero con un esame rigoroso, da parte di un panel di spessore internazionale e altamente professionale, di quei requisiti essenziali che depongano a favore di quella costante qualitativa verso cui ogni azienda è proiettata.
Un valore (la qualità) che sia pre-documentato dalla partecipazione dell’azienda a competizioni, nazionali o internazionali, nelle quali, nel triennio passato (2013-2015), sia risultata vincitrice o, al massimo, si sia classificata al secondo posto.
In sostanza, sono ammesse solo quelle imprese che, a verifica di diversi panel internazionali e professionali, potevano inequivocabilmente documentare una rigorosa continuità qualitativa nel prodotto finale.
Obiettivo ambizioso, certo, ancorché incentrato nell’esaltazione di un valore, la continuità nella ‘qualità’ come espressione di una politica imprenditoriale non basata sull’occasionalità o sull’episodicità.
Solo per questa edizione, pur nella distinzione dei ruoli e dei prerequisiti necessari per essere ammessi, il suo regolamento, e lo svolgimento delle varie fasi della competizione, si sono svolte in parallelo a quelle del 13° Concorso Internazionale “Aipo d’Argento 2016”.
Il risultato, nonostante la rigorosità del regolamento, è stato stimolante. 23 i campioni ammessi, a seguito di un’attenta e rigorosa verifica del titoli indispensabili per la loro iscrizione al Trofeo, in rappresentanza della produzione qualitativa (certificata) di Umbria, Veneto, Lazio, Campania, Calabria, Marche, Liguria, Puglia, Sardegna, Toscana, Basilicata, Sicilia per quanto concerne le presenze di imprese nazionali e Slovenia, per quanto riguarda la presenza estera.
Al termine di una valutazione incrociata e di un’attenta analisi delle etichette con cui hanno primeggiato nelle altre competizioni, sono risultati vincitrici della 1a edizione dell’Oscar le seguenti aziende:
Olio Extra Vergine d’Oliva Fruttato Leggero
1° Classificato – PREMIO OSCAR OIL WORLD RECORDS
Frantoio di Cornoleda sas di Cinto Euganeo PD
Etichetta : olio extra vergine di oliva - GRIGNANO

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
AZ. AGR. CASSINI PAOLO di Isolabona IM
Etichetta: olio extra vergine di oliva - EXTREMUM CRU
3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
MARINIČ BORIS di Dobrova Slovenia
Etichetta: olio extra vergine di oliva - BELICA

Olio Extra Vergine d’Oliva Fruttato Medio
1° Classificato – PREMIO OSCAR OIL WORLD RECORDS
Az. Agr. Pietrabianca di Davide Monzo di Casal Velino SA
Etichetta: olio extra vergine di oliva - RUPE

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
VILLA PONTINA DI LUCIO PONTECORVI di Sonnino LT
Etichetta: olio extra vergine di oliva - VILLA PONTINA DOP COLLINE PONTINE
3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
AGR. BIO QUATTROCIOCCHI AMERICO di Alatri FR
Etichetta: olio extra vergine di oliva - OLIVASTRO ETICHETTA NERA

Olio Extra Vergine d’Oliva Fruttato Intenso
1° Classificato – PREMIO OSCAR OIL WORLD RECORDS
Romano Vincenzo e C. sas di Bronte CT
Etichetta: olio extra vergine di oliva - Le Sciare.

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
NUOVO OLEIFICIO SANDRO CHISU di Orosei NU
Etichetta: olio extra vergine di oliva - VANTU BIO
3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
PAOLO BONOMELLI BOUTIQUE OLIVE FARM di Torri del Benaco VR
Etichetta: olio extra vergine di oliva - TREFORT

CAT. OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA MONOVARIETALE

Fruttato Leggero
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
LA RANOCCHIAIA soc. agr. – San Casciano Val di Pesa FI
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale ROSSELLINO

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
FRANTOIO PER OLIVE BALLARINI sas – Cazzano di Tramigna VR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale PRIMUS FAVAROL

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. CASSINI PAOLO – Isolabona IM
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale S’CIAPPAU GRAN CRU


Fruttato Medio
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
OLIO DI DIEVOLE SRL – Castelnuovo Berardenga SI
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale NOCELLARA

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
PAOLO BONOMELLI BOUTIQUE OLIVE FARM – Torri del Benaco VR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale DRIZZAR

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
CINQUE COLLI – Chiaramonte Gulfi RG
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale TONDA IBLEA CINQUE COLLI.

Fruttato Intenso
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
Az. Agr. ALFREDO CETRONE – Sonnino LT
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale ITRANA INTENSO

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
INTINI srl – Alberobello BA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale CIMA DI MOLA

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. MARINA PALUSCI – Pianella PE
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Monovarietale ‘L’UOMO DI FERRO’ DRITTA.
CAT OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA BIOLOGICO (da AGRICOLTURA BIOLOGICA)

Fruttato Leggero
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
Az. Agr. PERNIGO srl – Grezzana VR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico SELEZIONE DEORUM

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
TENUTA POJANA Soc. Agr. – Cazzano di Tramigna VR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico ARMONIA

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
PASQUALE DI LENA LA CASA DEL VENTO – Larino CB
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico L’OLIO DI FLORA


Fruttato Medio
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
ALMAZARAS DE LA SUBBÉTICA – Carcabuery Cordoba (Spagna)
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico RINCON DE LA SUBBÉTICA

2° Classificato- CERTIFICATO DI MERITO
AGRARIA RIVA DEL GARDA Soc. Coop. – Riva del Garda TN
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico 46° PARALLELO BIO

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. REPELE LUCIA – Nogarole Vicentino VI
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico LE PASSIONI


Fruttato Intenso
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
Az. Agr. LE TRE COLONNE di Salvatore Stallone – Giovinazzo BA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico LE TRE COLONNE BIO

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
AGR. BIO QUATTROCIOCCHI AMERIGO – Alatri FR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico OLIVASTRO Etichetta GIALLA

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. MONTERISI NICOLA– Andria BT
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva Biologico MONTERISI BIO

CAT. OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA 100% ITALIANO

Fruttato Leggero
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
Az. Agr. CASSINI PAOLO – Isolabona IM
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano EXTREMUM CRU

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
FRANTOIO DI CORNOLEDA sas – Cinto Euganeo PD
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano GREEN SELECTION

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. CORDIOLI ERMINIO – Verona VR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano CORDIOLI EXTRAVERGINE


Fruttato Medio
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
FATTORIA AMBROSIO – Castelnuovo Cilento SA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano VEGA

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. LE TRE COLONNE di Salvatore Stallone – Giovinazzo BA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano LE TRE COLONNE SELEZ. ARMONIA.

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Az. Agr. DECIMI di Segoloni Romina – Bettona PG
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano EMOZIONE


Fruttato Intenso
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
PAOLO BONOMELLI BOUTIQUE OLIVE FARM – Torri del Benaco VR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano TREFORT

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
NUOVO OLEIFICIO SANDRO CHISU – Orosei NU
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano VANTU RISERVA

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
OLEIFICIO PIANURA DEL MAESTRALE – Siamanna OR
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva 100% Italiano LUGORI
CAT. OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA INTERNAZIONALI

Fruttato Leggero
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
Az. LEGOVIĆ LJUBOMIR - CROAZIA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva OJEVICANSKO MASLINOVO ULJE

2° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
AGROLAGUNA D.D. – Poreć CROAZIA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva ISTARSKA BJELICA

3° Classificato – CERTIFICATO DI MERITO
AGROLAGUNA d.d. - Poreć CROAZIA
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva LECCINO


Fruttato Medio
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
ALMAZARAS DE LA SUBBÉTICA – Carcabuery Cordoba (Spagna)
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva PARQUEOLIVA SERIE ORO

2° Classificato – CERTRIFICATO DI MERITO
BRIST OLIVE D.O.O. - VODNJAN – Croazia
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva BRIST EXCLUSIVE SELECTION

3° classificato – CERTIFICATO DI MERITO
Presentato AZZRI – Croazia
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva


Fruttato Intenso
1° Classificato – PREMIO AIPO D’ARGENTO 2016
OPG ARALICA JOSIP-MATE – Croazia
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva VIRGO CROATICUM

2° Classificato - CERTIFICATO DI MERITO
SELIN ERTUR – Edremit Balikesir Turchia
Etichetta: Olio Extra Vergine d’Oliva SELATIN


Questa edizione del Concorso, che ha tenuto “a battesimo” il 1° Trofeo “Oscar Oil World Records”, ha registrato un interessante incremento di campioni d’olio della Sicilia (circa 10%) e del Lazio (8,71% sul totale). Regioni che seguono, a distanza, le presenze di prodotto delle aziende pugliesi (15,3%), ma precedono quelle di Oli dell’Abruzzo e della Campania (5,8% cadauna).

Verona 29 aprile 2016