29 settembre 2016

L’attacco all’olivicoltura tradizionale e contadina

in esclusiva per Città dellOlio magazine                                         



Raccolta delle olive
E’ partito di recente e con le solite parole magiche, modernità e innovazione.

Arriva dalla Spagna, sempre più il primo paese olivicolo al mondo ed oggi oltre che più grande esportatore  di olio anche il solo esportatore di quest’innovazione con la messa a disposizione delle sue due o tre più diffuse varietà. Una manna per i vivaisti, le industrie che producono le macchine e quelle dei concimi ed antiparassitari per la gestione di questi nuovi oliveti. Un problema grande per i nostri olivicoltori, i territori olivetati e per quel ricco patrimonio di biodiversità che ci vede, con oltre 500 varietà autoctone, primi al mondo.

Sta passando con il silenzio/assenso delle istituzioni e di chi dovrebbe avere a cuore il mondo contadino il processo d’installazione di impianti olivicoli super intensivi. Sono proprio i rappresentanti del mondo olivicolo i promotori  di incontri che, non prevedendo relazioni contrarie a questo tipo di impianti, sono vere e proprie passerelle di propaganda e promozione di questa nuova forma di allevamento degli olivi.
Una pubblicità che non è dato sapere quanto è stata pagata da chi ha tutto l’interesse di diffondere questa innovazione.

Grandi incontri promozionali, sicuramente sponsorizzati, di una tecnica che, per passare come necessità e modernità, definiranno innovazione e, come tale, l’inizio di un nuovo percorso che finalmente porterà reddito nelle casse degli olivicoltori!

Per i primi due anni o tre questo reddito apparirà e soddisferà, ma poi tutto si uniformerà in basso per far contenti i soliti dominatori della filiera , i commercianti e la grande industria olearia, quelli che, ancora una volta, decideranno il prezzo di un olio, uguale in tutto il mondo, senza una sua identità.
E’ già successo per altre coltivazioni e sono molti i produttori che lo sanno, avendo sempre pagato a caro prezzo l’innovazione, fino a dover abbandonare i campi e gli allevamenti.

Innovazione tutta spagnola che si avvale di due o tre varietà tutte del paese iberico. Essa apre a nuove macchine e chiude con il tipo di raccolta in atto, manuale anche se con l’aiuto di vibratori e scuotitori; richiede forti quantità di chimica e uno sfruttamento fino a esaurimento del terreno, in media venti/venticinque anni; riduce a niente la manodopera e abbassa la già deprimente occupazione; cancella il passato e la ricca cultura; stravolge il paesaggio, riduce, se non le azzera, le tradizioni.

Ma non basta – quello che è più grave – questa nuova tecnica apre alla distruzione della diversità, la biodiversità olivicola, un patrimonio prezioso frutto di selezione naturale e di adattamento, a volte di millenni, che dà al nostro Paese un primato mondiale irraggiungibile per ogni altro. Tutto proprio nel momento in cui il consumatore vuole sì la qualità, ma sempre più, la diversità; chiede di aprire un dialogo con il mondo dei veri olivicoltori per conoscere e approfondire la cultura millenaria dell’olio di oliva, e, le tradizioni culinarie legate all’olio, in particolare quelle raccolte in uno stile di vita patrimonio culturale dell’umanità, qual è la Dieta Mediterranea; vivere il territorio di origine dell’olio da lui scelto.

Un consumatore che ha voglia di conoscere le origini del suo olio preferito e, soprattutto, ben disposto a pagare la combinazione di queste due peculiarità. Diversità, quindi,  quale  scelta di una strategia vincente, cioè capace di conquistare gli scaffali più alti del mercato e dare le risposte che meritano gli olivicoltori.

Non credo di meravigliare qualcuno se dico che l’industria e, in particolare, le multinazionali che operano nel campo dell’agroalimentare, puntano soprattutto sulla quantità e uniformità e non sopportano la diversità. La ritengono un fastidio, una perdita di tempo ed ecco che hanno bisogno di imporre le loro regole avvalendosi del sostegno dei protagonisti del mondo olivicolo.

E, così, tutto passa senza un se e, neanche, un ma, e tutto per colpa della complicità.

Complicità che, nel caso specifico, vuol dire fine di un patrimonio conservato dalle generazioni passate nel corso di millenni; aumento degli oliveti abbandonati per la disparità tra un oliveto tradizionale o in territori meno facili e uno che conquista le pianure o le dolci colline;attacco definitivo all’agricoltura contadina.
Pasquale di Lena
Presidente onorario dell’Associazione nazionale Città dell’Olio
pasqualedilena@gmail.com

28 settembre 2016

Silenzio, parla un olivo

di Pasquale Di Lena
Sono un albero, se mi ascoltate ho voce e so raccontare.
Sono un ulivo della famiglia “Gentile di Larino” e vivo, con altri miei 615 fratelli e sorelle, su un dolce colle dell’antica terra dei Frentani, non lontano da Gerione, il luogo dove Annibale sostò prima di partire per Canne nella Puglia assolata.
Nei miei ormai sedici anni di vita in questo luogo sferzato dai venti che arrivano da ogni parte e, quasi sempre, all’improvviso, mi sono, anche se con fatica, pian piano acclimatato ed ora li aspetto questi amici per avere da ognuno novità raccolte lungo i percorsi segnati dal tempo.
Per noi alberi il vento è vita, soprattutto in questa fase dove il clima non è più quello di una volta, con le stagioni sconvolte dalla follia a cui l’hanno portato, soprattutto gli uomini, con le loro scelte scellerate. Non si ha più la sensazione delle stagioni che anch’io, nonostante la mia giovane età, ho avuto modo di vivere. Non solo io e i miei familiari, ma anche gli altri alberi – lo so dagli echi che rimbalzano da lontano – non sappiamo più come ripararci dal caldo e freddo improvvisi, dalle bombe d’acqua e, ancor più, dalla grandine che ci lascia ferite su ognuno dei nostri rami, che poi danno forma a bubboni. Vere e proprie piaghe, brutte al solo guardare, che sono fonti di infezioni alle quali bisogna porre pronto riparo.
Chi ci assiste e ci coltiva è più preoccupato per l’attacco degli insetti, tignola e mosca in particolare, che di queste ferite aperte, che, per me e gli ulivi tutti, rappresentano dolore e preoccupazione. Oh, certo, dispiace anche a noi vedere le piccole olivine che cadono una volta che viene indebolito il peduncolo; come pure dispiace  sapere  che le olive punte dalla mosca diventano ricettacoli di vermi che si nutrono della polpa, cioè dell’acqua e delle particelle grasse che, una volta separate,  si trasformano in olio.
E’ un problema per gli olivicoltori che aspettano un anno per raccogliere quantità e qualità, non per noi che ci rimettiamo alla natura, per la verità abbastanza stressata in questi ultimi tempi, stanca e indispettita dalla stupidità e dalla violenza con cui viene maltrattata. La pazienza sì, ma fino a un certo limite, ed è così che ha cominciato a reagire, e, da quello che mi raccontano i patriarchi sparsi tra gli uliveti di questo incantevole territorio e quelli, non lontano, di Portocannone, vi posso assicurare che sarà cattiva se l’uomo non torna a ragionare e a dialogare. Noi ulivi e, così, tutti gli alberi, consideriamo saggi questi nostri vecchi ed è forte il rispetto che a loro riserviamo. Il rispetto che resta, al pari della sobrietà, un valore fondamentale per vivere in pace e trovare nel dialogo le risposte migliori per continuare. Non a caso siamo capaci di campare anche millenni se non c’è il pazzo che ci viene a tagliare.
Ci accontentiamo di quel poco che serve per stare bene insieme e fare quello che ci spetta di fare. Ci nutriamo di emozioni e, anche, della bellezza che rappresenta il paesaggio. E’ bello stare qui e svegliarsi alla prima luce del mattino e, subito dopo, vedere uscire il sole bagnato dal mare e l’alba di un nuovo giorno, con i suoi colori che si riflettono sulle foglie verdi e farle apparire color del rame. Il sole è un amico che se non viene oscurato dalle nubi e dalla nebbia, ci accompagna fino al suo calare  dietro  i monti dell’Abruzzo. Uno spettacolo di colori che dà emozioni stupende, difficili da dimenticare. È, quello del tuffo in qualche mare lontano,  il momento in cui senti il silenzio e provi la sensazione che il tempo sta lì fermo a guardare.
Per noi alberi il tempo passa senza fare alcun rumore, impegnato com’è a misurare la vita di ognuno e di ogni cosa.
Qui, dalla dolce Maiella – nei giorni limpidi anche il più lontano Gran Sasso - alle isole Tremiti e il Gargano, il paesaggio è stupendo, grazie anche a noi olivi, ai boschi, ai prati e ai seminativi, alle sorelle vigne oltre che al piccolo lago e al mare.
Il paesaggio, questo bene fonte di bellezza e di emozione, è sempre più a rischio, al pari del territorio - il prezioso bene comune, la vera e sola miniera d’oro - che lo esprime.
Ho trovato il coraggio di far sentire la mia voce e far capire che è tempo di stare insieme e porre ascolto al lamento della natura se non si vuole provocare la sua rabbia.  Noi alberi siamo abituati a stare fermi, ci muoviamo solo con un vento o un venticello, ma abbiamo la nostra anima e un cuore generoso.

* uscirà a metà ottobre sulla rivista "OINOS vivere divino"
Anteprima


19 settembre 2016

Diritto di voto

di Umberto Berardo



Sulle cosiddette riforme costituzionali proposte dall'attuale governo ci siamo espressi con un fondo già dallo scorso febbraio sottolineando in sintesi come si stia continuando un processo di marginalizzazione della partecipazione popolare alle decisioni sulle questioni riguardanti la vita collettiva.

Già la Costituzione in vigore prevede l'elezione di secondo livello per il presidente della repubblica e tutta una serie di nomine per i senatori a vita, negli organi ausiliari ed in quelli di natura giurisdizionale o di garanzie costituzionali che francamente dovrebbero essere superate per dare spazio a scelte provenienti dalla sovranità popolare.

A ciò occorre aggiungere che elezioni di secondo livello sono ormai in vigore per i presidenti ed i consigli provinciali e sono previste dall'Italicum per il fantasma che resta del Senato, mentre leggi elettorali regionali, come quella del Molise, prevedono i "listini" costituiti da una parte di consiglieri regionali mai eletti, ma nominati in pratica dalle forze politiche.

Per la Camera dei Deputati l'Italicum prevede 100 collegi plurinominali con capilista bloccati ed un incomprensibile premio di maggioranza di 340 seggi alla lista che raggiunge almeno il 40% dei voti al primo turno o che vince al ballottaggio.

Tutto questo è astruso soprattutto in elezioni nelle quali ormai l'astensione supera sempre più spesso il 40% degli aventi diritto e dunque si finisce per dare la maggioranza dei seggi a chi rappresenta appena il 25% della popolazione.

Dopo l'approvazione dell'attuale legge elettorale in parlamento con voto di fiducia Renzi l'ha definita un modello che sarebbe stato copiato sicuramente nel futuro da altri Paesi.

In realtà le ipotesi di molteplici sue incostituzionalità sono avanzate da molti giuristi quali ad esempio Stefano Rodotà, Massimo Luciani, Valerio Onida e Massimo Villone.

Come dicevamo sopra la Costituzione prevede alcune nomine per determinati organismi istituzionali, ma definisce con chiarezza il principio della sovranità popolare nei sistemi di rappresentanza quando prevede per i deputati ed i senatori negli articoli 56 e 58 "l'elezione a suffragio universale e diretto".

Contro tale spirito le forze politiche, che dovrebbero essere solo organi di elaborazione di idee e d'intermediazione tra popolo ed istituzioni, pretendono di verticalizzare il potere assumendone il controllo e la direzione esclusiva in una nuova forma di oligarchia che tra l'altro le vede succubi del mondo finanziario di cui spesso si limitano ad eseguire i voleri.

Taluni sostengono in modo capzioso che le riforme del governo Renzi dovrebbero essere alla base di una serena e duratura governabilità del Paese; in realtà ciò non avviene come abbiamo più volte dimostrato con analisi approfondite sui pasticci che si stanno creando ad esempio negli iter legislativi e con i diversi sistemi di elezione previsti per le due camere.

La preoccupazione grave è piuttosto la forte contrazione del diritto di voto e la crescente occupazione del potere da parte dei partiti che, mentre già in modo clientelare pongono con designazione propri soggetti in moltissimi enti nei quali occorrerebbe più rispetto del merito con forme concorsuali, ora aspirano a controllare con nomine e premi di maggioranza i massimi organismi istituzionali.

La demagogia di Renzi, che dopo l'intervista di Napolitano al quotidiano La Repubblica, si dice, a poco più di un anno dall'approvazione, disponibile a modificare l'Italicum, è figlia della convinzione della prevalenza dei NO al referendum confermativo e che sia necessario creare negli elettori la certezza che in futuro qualcosa sia modificabile.

Neppure la sinistra PD sembra abboccare a tale amo illusorio.

Da qualche accenno, anche se appena delineato, dovrebbe essere chiaro che non siamo chiusi ad eventuali modifiche della seconda parte della Costituzione Italiana purché questo avvenga contestualmente alle inderogabili soluzioni per i problemi economici ed occupazionali e nel rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini tra i quali ci sono anzitutto quello al voto, secondo il principio della sovranità popolare, e l'altro alla determinazione dei servizi alla persona.

Il NO al referendum, da cui consegue l'immediata cancellazione dell'Italicum previsto solo per la Camera dei Deputati, l'elaborazione di una nuova legge elettorale realmente democratica, nuove libere elezioni per un Parlamento interamente scelto dal popolo piuttosto che in parte nominato e la creazione di un'Assemblea Costituente sono i soli passaggi che a nostro avviso possono assicurare un percorso di revisione costituzionale attento a garantire sistemi di rappresentanza, di governabilità, di equilibrio e controllo tra le istituzioni, ma soprattutto di rafforzamento del sistema democratico che davvero sembra molto malato per non dire addirittura involuto.

L'Olio di FLora sulla Guida Flos olei 2017

 Riportiamo il testo della e mail ricevuto da E.V.O., la Srl che pubblica la Guida al mondo dell'Extravergine - Flos Olei e che ci informa dell'inserimento de L'Olio di Flora "Gentile di Larino", biologico, raccolta 2015,

E' questo solo l'ultimo dei riconoscimenti ricevuti, a partire dal Concorso Goccia d'Oro (dic. 2015), nel corso del 2016, dall'olio extravergine di oliva prodotto da La Casa del Vento.

Una bella notizia che suona di buon auspicio per la raccolta 2016 ormai prossima

    Gentile Produttore,

    abbiamo il piacere di informarla che, in seguito alle degustazioni effettuate dal curatore sig. Marco Oreggia e dal suo Panel di Esperti Assaggiatori, su oltre 1.000 campioni pervenuti da tutto il mondo, il suo pregevole olio extravergine di oliva è stato selezionato per la Guida Flos Olei 2017 - guida al mondo dell’extravergine, strumento di divulgazione e promozione delle migliori realtà di produzione del settore oleario mondiale, pubblicata in duplice lingua (italiano-inglese).
    Nel ringraziarla per aver partecipato, cogliamo l’occasione per inviarle i nostri più sinceri complimenti.

    Cordiali saluti.



E.V.O. srl
Via Positano, 100 - 00134 Roma (Italia)
Tel. & Fax: + 39 06.7197254

12 settembre 2016

CO2: giro di vite della California contro la lobby zootecnica

da QualeFormaggio, settimanale de mondo caseario
Il problema delle deiezioni animali è tanto più forte quanto più grande e intensivo è l'allevamento - foto di Thomas Fries - Creative Commons LicenseL'inquinamento ambientale, dei suoli e dell'atmosfera, derivato in primo luogo dagli allevamenti intensivi (dove le deiezioni non sono più risorsa per i terreni bensì rifiuto speciale), torna a far parlare di sé, tanto per i livelli di nitrati in falda quanto per le emissioni di metano e CO2 nell'aria. Un impatto che grava pesantemente sui mutamenti climatici e che alcuni studi scientifici hanno bollato come una delle maggiori fonti di inquinamento, al pari - se non peggiore - delle emissioni dei motori a scoppio per autotrazione.
All'avanguardia negli Usa, lo Stato della California ha di recente approvato una normativa che - una volta tanto - tiene poco in considerazione gli interessi delle lobby di settore. La “Cow Fart Regulation” - questo il nome che gli è stato attribuito - è tesa a regolamentare finalmente le deiezioni e le flatulenze dei bovini, nell'ambizioso tentativo di ridurre l'inquinamento.
Il merito della svolta è della componente democratica dell'Assemblea Californiana, che per equità di trattamento ha esteso il giro di vite anche all'industria petrolifera. Nel provvedimento sono stati stanziati 50 milioni di dollari per il contenimento delle emissioni e 40 per le discariche a cui il letame è destinato.
  Nei programmi dall'Arb (Air Resources Board), che si occuperà di gestire il cambiamento, è prevista - entro il 2030 - una riduzione delle emissioni di metano pari al 40%. Oltre alle forti critiche dei maggiori produttori di latte, i governatori della California sono ora al lavoro per confutare il timore diffuso che le nuove misure comportino un rialzo del prezzo del latte.
Commentando la notizia, e le polemiche che l'hanno accompagnata, il senatore Dem Ricardo Lara ha sottolineato che «con questo disegno di legge si dimostra ancora una volta che la California non si fa intimidire, tanto da affrontare, finalmente e a faccia aperta, l'importante legislazione riguardante i cambiamenti climatici».
12 settembre 2016

2 settembre 2016

GLI OLIVI SECOLARI, TESTIMONI DEL TEMPO OLTRE CHE DEL TERRITORIO

E’ il tempo il valore aggiunto dell’olio degli olivi secolari. Quel tempo che la modernità prova a cancellare, uniformare e banalizzare, come a voler togliere l’identità che rende ogni essere vivente - la natura nel suo insieme - testimone del suo territorio. L’identità quale diversità che porta ognuno a raccontare il proprio passato e vivere il presente sognando e progettando il domani.

ulivo gigante a Portocannone
La spremuta di olive di ulivi secolari rappresenta il tempo che scorre dentro le possenti e fragili radici; il tronco disegnato da nodi; i rami  verdeggianti e ombrosi, ed è così che diventa memoria, sfida, paesaggio, ambiente, tradizione.

Oliveto di ulivi secolari a Pozzilli nel Parco storico di Venafro
Un olio che, grazie al tempo dei suoi ulivi, esprime un valore che va ad aggiungersi alla qualità espressa dal territorio (origine) e caratterizzata dalla varietà e dalle cure e intelligenza dell’olivicoltore. Un olio, quello del tempo, ancor più eccellente, prezioso, e, come tale, riservato a un consumatore che ama e vuole  la qualità per appagare il gusto e dare una risposta di salute al suo stile di vita, ma non basta, vuole anche, da un prodotto che è storia, cultura, tradizioni, ascoltare il suo racconto per capire l’identità e sentire lo scorrere del tempo, secoli e, perfino, millenni .

In pratica la salvaguardia e tutela degli ulivi e , ancor più, degli uliveti secolari sta soprattutto nella capacità di produrre e valorizzare l’olio delle loro olive e ciò è possibile con l’elaborazione di strategie e l’attuazione delle stesse.

Strategie mirate al recupero degli oliveti e olivi secolari abbandonati; ad accorpare queste realtà per renderli parchi agricoli, come quello di Venafro e, anche, a collegare patriarchi, ormai rimasti soli, disegnando percorsi. Sentieri o strade che scendono e salgono colline: quando in compagnia di viti (anch’esse secolari, soprattutto in Campania), querce maestose , salici e pioppi lungo corsi d’acqua o campi di grano che, non avendo l’obbligo e la necessità di attraversare gli oceani, danno pasta salutare e pane nutriente.

Il paesaggio degli uliveti secolari e quello impresso da singoli olivi - fanno pensare a quelli disegnati da Silvana Bissoli - a dare valore al territorio, ai territori di quest’Italia, in particolare quelli che scivolano lungo l’Appennino fino alle piccole e grandi isole.
Non è lontano il tempo dei traffici di questi patriarchi che, spiantati in Puglia e in altre regioni del Sud, raggiungevano il centro e il nord Italia per arricchire ville, vecchi e nuovi alberghi, ristoranti. Per i frequentatori delle autostrade era normale sorpassare o incrociare camion e perfino tir carichi di questi straordinari monumenti. Traffici illegali, visto che la legge anche allora vietava l’espianto degli ulivi, che nessuno ha mai bloccato. Poi, le leggi regionali di salvaguardia e tutela di questi patrimoni della natura, prima la legge della Puglia e, poi, quella della Calabria, che, però, hanno solo attutito il fenomeno, fino a quando non è venuto fuori la Xilella, che, invece di spiantare questi ulivi e mandarli altrove, ha dato la stura di segarli direttamente sul posto per liberare campi di ulivi secolari e pensare a farci altro.
Personalmente ho affrontato in tempi non sospetti questo tema della Xilella e, alla fine sono stati i fatti accaduti  in questi due anni, gli ultimi in particolare,  a convincermi che la Xilella è solo una buona occasione per liberasi di questi monumenti e fare altro dei campi rimasti nudi. 
Tornando alla salvaguardia e tutela di questi monumenti si è visto che non è sempre facile il rispetto di leggi, anche rigorose, proprio perché esso diventa blocco e, come tale, fastidio da eliminare. Tanto più in  una realtà che, invece, ha tutto per essere motore di iniziative - importanti per la stessa salvaguardia e tutela del territorio - se, approfittando dell’immagine dell’olio prodotto da questi monumenti, viene promossa e valorizzata.
Si tratta di pensare a una mirata strategia di marketing  capace, mediante  una cabina di regia a carattere pubblico, di mettere insieme uliveti e territori, olivicoltori e trasformatori , in modo da organizzare l’offerta di quest’olio speciale, garantire l’origine, programmare e progettare sul mercato globale, campagne di promozione, valorizzazione e commercializzazione di un prodotto che non ha eguali.
Un olio extravergine di oliva diverso da altri e, come tale, ricco d’identità che, una volta affermato, diventa l’elemento vero della salvaguardia e tutela degli olivi secolari che lo producono .
Olio Licinius della Coop. Julia Venafrana
Soprattutto in questa fase in cui l’olio extravergine di oliva ha tutto per affermarsi e vivere la mediterraneità sulle tavole e sui banchi di lavoro di cuochi tra i più rinomati. Non solo perché filo conduttore di piatti ispirati dal territorio; dall’agricoltura contadina e, in particolare, dall’orto o dal mare, ma di quello stile di vita che la mediterraneità esprime, soprattutto per merito del suo olio di oliva che, al pari del vino, è cultura.
Cultura che il tempo degli olivi secolari raccoglie, con dovizia di particolari, nell’olio delle olive da essi prodotte, che, più di altri, è mito e rito e, così, testimone eletto di territori che, con l’origine della qualità, sanno esprimere i valori degli usi e dei costumi, delle tradizioni.
Testimoni del tempo, d’identità e biodiversità, storia, cultura e, come tali messaggeri capaci di comunicare, promuovere e valorizzare l’olio extravergine di oliva e l’insieme dei prodotti che ad esso sono collegati. 
E’ così che l’olio di questi olivi, da secoli, è filo conduttore di quel patrimonio culturale, bene dell’umanità, qual è la Dieta mediterranea.

pasqualedilena@gmail.com