18 luglio 2017

LE VOLPI POSTE A GUARDIA DEL POLLAIO


In dieci contro il Molise. Una maggioranza risicata ma utile a svendere e cancellare il Molise

Con il rigetto del documento presentato per richiedere il ricorso alla Corte Costituzionale, dopo l’approvazione da parte del Parlamento dell’art. 34 bis, che esautora i compiti propri di una Regione, si ripetono quelli che, qualche settimana fa, hanno votato per la privatizzazione dell’acqua e, qualche giorno fa, il Piano Energetico Ambientale Regionale. Un Piano che dà agli affaristi dell’eolico e delle fonti energetiche l’agricoltura contadina, e, con essa, il cibo e le sue bontà; il paesaggio e le sue bellezze.

16 luglio 2017

il rispetto dei ruoli è rispetto della democrazia


Il quadro istituzionale, nelle mani di incapaci o, meglio, capaci esecutori di ordini, è oggetto di rottamazione a dimostrazione che l'obiettivo è il caos e, con esso, l'impoverimento della democrazia.
Sta qui la mia condivisione del comunicato stampa del Forum e la sua postazione. Nessuno si deve sentire impunito delle proprie cattive azioni, ma responsabile tanto più se ha il compito di rispettare il mandato espresso dall'elettore molisano. E' certo che nessun molisano, salvo qualche interessato, ha dato il mandato di distruggere la sanità molisana e il suo carattere pubblico.   

Comunicato Stampa
Il Forum del Molise per la difesa della sanità pubblica di qualità chiede che il Consiglio Regionale nella seduta prevista per lunedì 17 luglio c. m. per le ore 10,00 e convocata tra l'altro sul tema "Limitazioni dell'autonomia legislativa della Regione Molise in materia di tutela della salute : valutazioni e determinazioni" assuma formalmente l'impegno a chiedere alla Corte Costituzionale l'annullamento del provvedimento del Parlamento, che ha di fatto reso legge nazionale il  P. O. S.  del commissario ad acta Frattura, per palese violazione del diritto all'autonomia legislativa del Consiglio Regionale del Molise su un tema strettamente inerente il diritto decisionale relativo all'assistenza sanitaria locale.

Il Forum, in assenza di una tale deliberazione, chiede altresì ai consiglieri che si sono espressi manifestamente contro l'approvazione del 34 bis che si dimettano dalla funzione di consiglieri stessi per dare un segnale al Parlamento sulla necessità del rispetto delle regole democratiche.





Il FORUM DEL MOLISE

PER LA DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA DI QUALITÀ

29 giugno 2017

Un invito ad assaggiare le bontà e visitare le bellezze del Molise

Colle d’Anchise, non lontano da Bojano, l’antica capitale dei Sanniti, è un luogo magico per chi vuole gustare il Molise, la terra che, con la sua diffusa ruralità e la ricchezza di biodiversità, il suo cibo, le sue antiche tradizioni. Dall'abbandono fino alla scoperta da parte di Michele Lucarelli


Michele Lucarelli e i suoi giovani collaboratori
Non c’è niente fuori luogo, ma un ordine perfetto che vuol dire cura, attenzione. Anche i sei cipressi in fondo al grande prato, che sembra un’ombra lunga di verde dell’antico caseggiato tutto in pietra viva, sono in riga, sull’attenti, come a eseguire il comando di un giovane caporale che non vuole sbagliare.
E’ questo verde, che corsi d’acqua separano da altri prati verdi, il carattere de La Piana dei Mulini, che, al Km 7, affianca la Strada Statale 647 Fondo Valle del Biferno. Ed è il verde dei prati curati e delle colline che raccolgono questo luogo - segnato dal Biferno, che nasce più a monte, poco lontano, dalle rocce che ombreggiano Bojano, dei Sanniti l’antica capitale - il primo cibo, quello della mente e dell’anima, che La Piana dei Mulini, mette a disposizione dei suoi ospiti.
L’acqua che passa sotto i ponti che sostengono la più bassa delle case allineate in una sola fila, ha dato vita, sin dalla fine del 1700, a un mulino ad acqua, centro per la colorazione della lana e, poi, centrale idroelettrica. Dal ponte in legno l’acqua la puoi vedere scorrere in silenzio, quando non è animata da cigni
E’ la storia che passa, fino all’abbandono della seconda metà del secolo scorso che ha accompagnato la fuga dell’uomo da questi posti alla ricerca di un lavoro. La grande emigrazione verso il Nord America, il Canada in particolare, o il triangolo industriale e i paesi del Nord Europa. L’abbandono, il degrado, le macerie, la natura selvaggia senza più una cura, fino a quando, 2002, non entra a far parte del sogno di Michele Lucarelli, che è quello di ridare a questo luogo magico nuova vita.
I sogni, come si sa, soprattutto quelli che più t’innamorano hanno ha capacità di farti volare e portarti già nel domani. E il domani sognato da Michele è quello che ha, impegnando non poche risorse e superando ostacoli di ogni tipo, oggi realizzato, mostrando la magia del luogo anche a chi è distratto.
Una lunga casa di case in pietra appiccicate l’una all’altra con 12 camere a disposizione di chi vuol vivere la natura; camminare; fare mountain back; ascoltare il canto delle acque del principale fiume del Molise, il Biferno; leggere un libro; dare ai propri figli, ancora bambini, il senso della libertà, del gioco. E non solo, vuole gustare il Molise, la terra che, con la sua diffusa ruralità e la ricchezza di biodiversità, il suo cibo, le sue antiche tradizioni, riesce a dare al passato il valore che merita, soprattutto in un momento della storia in cui le cosiddette arretratezze sono le vere grandi possibilità di futuro. Non le sole, ma di sicuro le più importanti se la bellezza e la bontà; il dialogo e la partecipazione; il rispetto e la diversità, la sobrietà, tornano ad essere valori di riferimento e segnali di felicità al posto del deo denaro.
La bontà del cibo e della tavola con il ristorante dalle belle volte a vela in pietra; il locale semiaperto per i buffet e il salone degli incontri e delle feste. La cucina nelle mani sapienti di Severino Miozza, uscito dalla scuola di Bobo Vincenzi del ristorante Ribo di Guglionesi, e del suo collaboratore Luca Storti. Due giovani di Larino che vivono con grande entusiasmo questa loro bella esperienza a La Piana dei Mulini.
Michele, l’ideatore e promotore di questa Residenza storica-Albergo diffuso, è il ricercatore dei prodotti, a partire da quelli del territorio di verdeggianti colline che, nella minuta pianura, accolgono La Piana sei Mulini, al resto del territorio molisano. Una scelta della tipicità e della qualità a partire dalle farine ai vini, dai salumi ai formaggi, dai funghi ai tartufi, dalle verdure all’olio extravergine di oliva, un prodotto esaltato e privilegiato che vive qui la completezza del suo ruolo, visto che è portato a tavola come benvenuto a chi arriva e, soprattutto, viene utilizzato in cucina per dare un valore aggiunto di bontà ai piatti di una cucina attenta alla tradizione.
La Piana dei Mulini, un luogo davvero bello, che merita di essere visitato; una struttura accogliente, che ben racconta e rappresenta la grande virtù dei molisani, l’ospitalità, il piacere di stringere la mano a vecchi e nuovi amici e dare, con il sorriso, il benvenuto. Racconta, anche, il gusto dei molisani, con i piatti di una cucina varia, ispirata dalla terra e dal piccolo tratto di mare, che le donne hanno saputo creare e, che ultimamente, è sempre più patrimonio di bravissimi cuochi, la gran parte giovani come Severino e Luca, e di comunicatori di culture, quelle che i vini e gli oli - fondamentali testimoni, insieme con il tartufo bianco, del territorio molisano – magnificamente esprimono.
di Pasquale Di Lena
Teatro Naturale pubblicato il 29 giugno 2017 in Racconti > Quo vadis

22 giugno 2017

Grazie Carolina!


Carolina Mariani quando il bar non era solo bar
Ieri pomeriggio l’ultimo saluto al personaggio che, con le sue piccole ma importanti iniziative, ha animato il Pian San Leonardo (u chiand’a fiere)tutta la seconda metà degli del secolo scorso. Un punto di riferimento per la piccola comunità nata ai lati della grande Fiera di Ottobre e, poi, via via cresciuta con la prima casa popolare, le scuole medie, l’ospedale.
 Carolina, la grande Carolina, ha accompagnato questa crescita con il suo bar e con quel suo emporio , una bozza di super mercato, dove trovavi di tutto.
Si chiude un’epoca e, per noi figli della guerra o del primo dopoguerra, si apre la pagina dei ricordi di quando, ancora imberbi, ci ritrovavamo “davanti al bar di Carolina” con Carolina che  ci accoglieva con il suo sorriso e la sua inflessione dialettale abruzzese, come a ricordare i passi di generazioni di pastori che sostavano due volte l’anno, , fine maggio e prima metà di ottobre, in occasione della transumanza, a Larino, ma, anche e soprattutto, i suoi passi e quelli dei suoi genitori e della sua numerosa famiglia, quando finirono con la sistemazione a Larino.
Erano gli ’50, il tempo dei primi innamoramenti, quando scappavamo da Carolina ed avevamo la sensazione di essere in un paese diverso da Larino. Succedeva anche a Larino con lo scontro permanente tra “capammonde e capabballe”, i due punti animati da una moltitudine di ragazzi che via via sparivano con i bastimenti che li portavano oltre oceano e con la speranza di tornare un giorno anche solo per litigare.
Tra noi del centro storico e quelli del Pian San Leonardo non c’era tanta simpatia, ma davanti a Carolina eravamo tutti amici. Grazie Carolina!

17 giugno 2017

L’Olio di Flora, il "Gentile di Larino" monovarietale e l’attore Edoardo Siravo




L’Olio di Flora, grazie alla bella presentazione e degustazione preparata da Michele Lucarelli nel suo Ristorante “La Piana dei Mulini”, ha un nuovo estimatore, l’amico Edoardo Siravo, il noto attore di cinema, teatro e televisione; doppiatore; regista, soprattutto di opere liriche, nonché docente dell’Accademia d’Arte drammatica della Calabria e del Conservatorio Teatrale di Roma.

Al Molise, terra d’origine dei suoi genitori,ha voluto dedicare La Compagnia teatrale Molise spettacoli.

Edoardo Siravo con Michele Lucarelli de La Piana dei Mulini
Ospite della Regione a La Piana dei Mulini, un primo assaggio de L’Olio di Flora, venerdì sera a tavola, in occasione della cena.
Ieri, a pranzo, dopo aver moderato l’importante incontro “Lungo le vie della Transumanza: i Tratturi”, promosso dal presidente del Consiglio regionale Vincenzo Cotugno, un nuovo assaggio con altre squisitezze preparate da, Severino Miozza e Luca Storti, del Ristorante dell’Albergo diffuso, La Piana dei Mulini, l’incantevole struttura, posta lunga la strada bifernina nel territorio del Comune di Colle d’Anchise. Severino e Luca, due giovanissimi cuochi entrambi di Larino, la terra dell’olio “Gentile”.

Edoardo Siravo, un nuovo estimatore, un nuovo amico e la buova occasione per far conoscere le bontà di una terra generosa qual è il Molise

13 giugno 2017

la devozione


Anche a Sant'Antonio, come a San Giuseppe, viene dedicato un altarino nelle case che rispettano la loro devozione al Santo "meracueluse e bielle" e, come a San Giuseppe, viene donato  qualcosa, la pagnotta benedetta.

Una tradizione della mia famiglia che mamma Angelina e zio Mario hanno voluto trasmettere a me e a mia sorella Carmela e a Nicolino, il primo dei cugini Mammarella.

Questa mattina nella casa di Franco Balenzano, mia sorella e sue figlia Rosa, hanno aperto la porta a chi vuole entrare a vedere l'altare allestito con grande cura e prendere le pagnotte di pane benedetto in distribuzione, dopo la benedizione indetta da Don Costantino davanti a parenti e amici.


Buon Sant'Antonio a tutti e auguri



6 giugno 2017

Corruzione senza fine?  

di Umberto Berardo 

La violazione delle norme nelle gare o negli appalti da parte di un pubblico ufficiale può riguardare la corruzione, la concussione, l'abuso d'ufficio o il rifiuto e l'omissione di atti d'ufficio, l'induzione indebita a dare o promettere utilità, ma è sicuramente un fenomeno deplorevole non solo  perché viola i canoni dell'onestà comportamentale, ma anche in quanto reca danni di natura economica alla collettività ed incancrenisce la trasgressione delle regole condivise.
Il fenomeno è disciplinato dal Codice Penale soprattutto agli articoli 318 e 319
Nel 1992 con l'inchiesta Mani Pulite del pool di Milano si scoperchiò in maniera plateale la corruzione allora dilagante e si ebbe la sensazione di poterla eliminare o quantomeno ridimensionare.

Sono passati gli anni, ma il fenomeno ha continuato a diffondersi coinvolgendo pubblici ufficiali, imprenditori, il mondo della finanza e delle banche, la politica ed in generale singoli individui tutti indirizzati verso l'idolatria della ricchezza e del denaro conquistati tra l'altro con reati gravissimi e non visti più in termini negativi, ma come una forma esistenziale condivisibile e perfino da ammirare.

In tale direzione si è sempre più ragionato in termini di convenienza piuttosto che di onestà e di principi etici.
Senza più idee forti alla base della convivenza abbiamo assistito appunto ad una deriva etica che ha portato sul lastrico tanti piccoli risparmiatori con il crack di alcuni istituti di credito. 

La legge Severino del 2012, con i tentativi di misure di prevenzione, di riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, di modifiche al Codice Civile e Penale anche con aumenti di pena, e lo stesso Decreto legislativo 235/2012 con l'incandidabilità per i condannati a pene superiori ai due anni di reclusione non hanno dato risultati accettabili.
A giudicare dagli eventi che continuano a presentarci ininterrottamente atti di corruzione, il cui indice in Italia è il peggiore dei Paesi Ocse, anche l'Autorità nazionale anticorruzione, pensata come organo di vigilanza nella trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, sembra non aver dato sin qui esiti migliori.

Le ordinanze di custodia cautelare e gli arresti che continuano senza interruzione da anni testimoniano una situazione davvero inaccettabile.

Hanno allora sicuramente ragione Nicola Gratteri e Antonio Nicaso ad affermare nel loro saggio "Padrini e padroni" che "C'è una preoccupante correlazione tra criminalità, corruzione e distorsione dei processi democratici" rispetto alla quale sembriamo assuefatti e che purtroppo rappresenta il rischio più grande che sta avvelenando l'economia e creando discriminazioni e disuguaglianze.
Le indagini non mancano, ma sicuramente occorre prendere atto della necessità di leggi più adeguate, di meccanismi più efficienti di accertamento dei reati, di pene più severe capaci di fungere veramente da deterrenza, della riconsiderazione del concetto di prescrizione ed anche di codici etici all'interno delle forze politiche in grado di affidare la governance della collettività a persone competenti e soprattutto eticamente responsabili.

Non ci convince molto l'idea di chi vorrebbe diminuire le pena per il corruttore nella speranza di averlo come delatore per il corrotto, perché davvero entrambe le figure ci sembrano passibili di condanne molto severe.
Occorre ancora cancellare intorno a noi quel modo di vivere che è disponibile a venire a patti con la propria coscienza nella convinzione inaccettabile che "tanto così fanno tutti".
Sono deroghe da eliminate dalla collettività nella quale bisogna riconquistare i principi morali dell'onestà e del rispetto delle regole condivise.

Le pene per chi non rispetta le leggi sono utili, ma si deve lavorare a livello educativo per trasmettere alle coscienze la necessità di rifuggire da comportamenti malvagi che sono sempre la negazione della giustizia sociale e quindi dei corretti rapporti umani di rispetto dei diritti altrui.

Questo compito importante un tempo lo avevano le famiglie, la scuola, la Chiesa, i partiti politici ed in generale le associazioni.
Oggi è una funzione che sembra sgretolarsi rischiando di fare molti danni alla società.
Si chiama educazione civica e morale e noi tutti abbiamo il dovere di rifondarla intorno a noi non solo con l'insegnamento, ma soprattutto con l'esempio di vita.

Se accettiamo che l'individualismo spinga verso il male, la protervia e l'esclusione nella convinzione di rincorrere solo  l'idolo della ricchezza, noi daremo alle nuove generazioni una visione completamente distorta della vita e della gioia di esistere e di condividere serenamente con gli altri ogni cosa.
Non possiamo permetterci oltretutto di ovviare  alla costruzione di un pensiero critico, positivo e libero possibilmente da illazioni negative che rischiano di rendere oscuro il futuro, ma anche buio il presente in cui molti sembrano smarriti per mancanza di ancoraggi etici.  

Giuliano Sarti, il grande portiere, non c’è più

Sarti, Burgnich, Facchetti era l’inizio di una specie di filastrocca che raccontava della grande Inter di Herrera e della Nazionale italiana.

Ho letto la notizia della sua scomparsa e, dopo aver provato commozione, ho ripetuto per un attimo la filastrocca, e, subito dopo, mi sono ricordato di quando, tanti anni fa, l’ho conosciuto al Ristorante “ Carmagnini del ‘500”, sulla strada che da Calenzano porta a Barberino e, proseguendo, sulla Futa. Un ristorante che so conosciutissimo e famoso come un tempo, grazie al suo proprietario, Saverio Carmagnini, e, non solo per la bontà della sua cucina e il perfetto abbinamento Cibo-vino, ma anche per un Premio originale, il Giglio d’Oro di Carmagnini.  Un premio dedicato a un mondo, quello del ciclismo, e ai sui campioni, promosso da Saverio, uno dei più noti sommelier della Toscana, e grande appassionato dello sport che anch'io amo, ben 44 anni fa.
Conoscevo Saverio per aver frequentato il suo famoso ristorante, ma, se ricordo bene, quella volta che sono stato invitato a essere presente al pranzo della premiazione, era per essere stato da poco insignito del riconoscimento di socio onorario dell’Associazione Italiana dei Sommelier (AIS), grazie anche a lui, in quel tempo ai vertici dell’Ais della Toscana a Ettore Silvestri dell’antica Trattoria Botteganova, allora responsabile dell’Ais di Siena e al mio amico-collaboratore dell’Enoteca, il compianto Fausto Virgilio, che mi aveva proposto.
Saverio, il padrone di casa e patrono dell’evento mi ha assegnato il posto a tavola a fianco a giuliano Sarti, che ho prontamente riconosciuto.
Il tempo di stringerci la mano e subito a parlare come vecchi amici, di calcio, di ciclismo, di vino e di cibo, di Molise e della mia Larino. Ho fatto presente subito la mia fede granata e, anche, la mia simpatia per l’Inter, con il grande centravanti, l’italo-argentino Angelillo, che ancora rimane, insieme al mitico Gigi Meroni, il mio calciatore preferito; la mia grande passione per il ciclismo e il tifo per Coppi, il campionissimo per le sue leggendarie vittorie.
E’ così che ho avuto modo di conoscere il campione e di apprezzare una persona gentile, squisita, che ricordo con un addio ora che ho saputo che non c’è più.


2 giugno 2017

L’OLIO DI FLORA IN GIAPPONE


Yasuyuki Nagato con la sua bambina
e L'Olio di Flora
Dopo l’Austria, con l’albergo – ristorante HERRE HOUSE di Hans Kreiner a Strasburgo in Carinzia; l’Estonia, con il ristorante ATTIMO di Paolo Moglia nella capitale Tallin; il Canada, con Elio Radocchia ristoratore in AURORA, cittadina a nord di Toronto; la Germania e la Svizzera, con Benigna Mallembrein e i genitori del più volte campione del mondo di Biathlon, Benedict Doll, proprietari del SEMINARHOTEL di Hinterzarlen nella Foresta Nera e, dopo, il piccolo delizioso negozio  LE MILLE PATES, posto alle spalle del Palazzo Reale di Parigi, che parla italiano con  Catha e Robert Pronzato, ecco il Giappone con Yasuyuki Nagato, innamorato del Molise, del suo cibo e della sua tavola.
Yasuyuki Nagato è un importatore speciale, molto originale, visto che è un imprenditore, produttore di mini frigo e cantinette con raffreddamento a circolazione naturale per ristoranti ed alberghi.   Produzione di frigo e cantinette particolari nel segno di un’integrazione uomo, ambiente naturale e sociale.
E’ questo suo pensiero per il il clima, l’ambiente, il futuro stesso del globo e la necessità, sempre più urgente, di aiutare la terra a liberarsi da ogni
inquinamento, che l’hanno portato a scegliere dell’Italia il piccolo territorio del grande Molise
  e, di questo territorio, un olio biologico prodotto da La Casa del Vento, posta su una dolce collina dell’antica capitale della Frentania, Larino. La Casa che ha visitato in due occasioni , in compagnia di amici del Giappone e di Taiwan.
L’Olio di Flora, un monovarietale “Gentile di Larino” prodotto, sin dalla sua prima uscita nel 2007, da un oliveto condotto con metodo biologico, naturale, nel rispetto non solo dell’ambiente, ma, anche, di quel paesaggio stupendo che si alza con l’alba che nasce dal mare di Vasto, Termoli, le Tremiti e il Gargano; si apre sul piccolo oliveto e, più giù, sul lago del Liscione e le dolci colline del Basso Molise per poi consegnarsi alla sera dietro le cime delle Mainarde o della Maiella.
 Ci è stato raccontato che L’Olio di Flora, arrivato da qualche giorno nel Paese del Sol levante, è bastato poco per riprendersi dal lungo viaggio ed è tutto felice di esserci, dopo l’Austria, l’Estonia, la Francia, il Canada,  e, ancor più, di stare nelle mani di un nuovo amico, il signor Nagato, con il quale condivide le preoccupazioni per il clima e la Terra. Soprattutto le passioni, fra le quali quella di vivere una nuova avventura e, grazie a lui, trovare nuovi estimatori, anche loro, come i tanti incontrati lungo questo percorso che dura ormai da dieci anni, suoi futuri amici.
Esserci come testimone di un territorio; una varietà, “Gentile di Larino”, che copre 1/3 dell’olivicoltura molisana;  produttori appassionati e capaci; una tradizione ultramillenaria rappresentata dall’olivo e dal suo olio.
c.s. 2 giugno 17

27 maggio 2017

Il Molise e la sanità

di Umberto Berardo




Giovedì 25 maggio nel corso di un incontro di lavoro a Campobasso tra alcuni movimenti nati sul territorio per difendere il diritto dei molisani ad una sanità pubblica di qualità è giunta la notizia che in Commissione Bilancio della Camera il governo nazionale avrebbe introdotto un emendamento per attuare il Piano sanitario Regionale del Molise di fatto rendendolo operativo e sanando tutti gli atti posti fin qui già in essere dal Commissario ad acta e dall'ASREM.

Subito social e mass-media sono stati invasi da dichiarazioni di politici, esponenti nelle istituzioni locali e nazionali, che si stracciano le vesti per questo tentativo in atto che a loro dire esautorerebbe il Consiglio Regionale da ogni possibile decisione sull'organizzazione dei servizi sanitari nel Molise.

Noi vorremmo sommessamente ricordare che il Forum per la Difesa della Sanità Pubblica di Qualità già nel febbraio del 2016, in un incontro con alcuni consiglieri regionali ed il presidente Cotugno, aveva sottolineato come si stesse operando a livello nazionale, fin dall'approvazione del Decreto Balduzzi e poi con la nomina di un commissario ad acta, per assumere decisioni sulla sanità che diventavano sempre più plutocratiche e verticistiche togliendo di fatto ogni potere decisionale al Consiglio Regionale che è l'organo democratico il quale dovrebbe essere deputato a gestire i servizi locali e ad assumere decisioni in merito.

In quella sede i consiglieri regionali presenti furono sollecitati ad esprimersi sulle decisioni che il commissario ad acta stava assumendo nella riorganizzazione dei servizi sanitari e sui problemi che sarebbero insorti per la popolazione.

 Più volte è stata ripetuta la richiesta di un confronto con l'opinione pubblica e con le rappresentanze che essa stava esprimendo nei diversi comitati locali ed in quelli di quartiere.

I rappresentanti nelle istituzioni locali e nazionali sapevano benissimo che si stava scivolando, anche con scarsa astuzia, verso una privatizzazione strisciante dei servizi sanitari, ma davvero sono stati pochi quelli che si sono schierati in difesa della sanità pubblica, mentre si lavorava a mediazioni e compromessi sulla divisione dei posti letto e dei servizi servendosi del sistema delle convenzioni.

A livello ospedaliero e sul piano territoriale la situazione è sotto gli occhi di tutti; ci piacerebbe pertanto che i molisani riflettessero con responsabilità e si chiedessero se i servizi sanitari attualmente esistenti in regione garantiscano davvero una base sicura per i Livelli Essenziali di Assistenza.

Si dice che bisogna mettere in sicurezza i conti nel bilancio regionale, ma non occorre anzitutto mettere in sicurezza la salute dei cittadini?

Oggi prendiamo semplicemente atto che le dichiarazioni di taluni politici regionali rispetto al tentativo della cosiddetta manovrina in Commissione Bilancio della Camera diano atto al Forum della giustezza delle sue analisi e della necessità di bloccare il POS e di ridefinire i servizi sanitari rendendo anzitutto i cittadini titolari del diritto ad avere dei LEA sicuri in qualsiasi territorio essi vivano perché questo è garantito loro dalla Costituzione Italiana nell'art. 32.

Occorre ripartire da lontano e rivedere quel Decreto Balduzzi che di fatto introduce normative inaccettabili per la riorganizzazione sanitaria in un Paese come l'Italia che in merito era all'avanguardia nel mondo.

Ai rappresentanti istituzionali vogliamo poi ricordare che esistono metodi e regole anche nella democrazia rappresentativa che deve evolvere necessariamente verso quella partecipativa.

Se allora c'è davvero la volontà di lavorare per una sanità in linea con la Costituzione Italiana si riprenda il confronto con la popolazione, con le forze sociali e con le associazioni di rappresentanza smettendo di tenere ogni discussione in merito solo a livello di vertice.

Le azioni di lotta annunciate oggi, allora, siano ricercate nei rapporti istituzionali, ma si coinvolga subito tutta la popolazione molisana che fin qui mai è stata chiamata dagli esponenti politici regionali a mobilitarsi, se necessario anche a livello nazionale, per impedire provvedimenti come quello in atto e vedersi al contrario garantito un diritto così importante come quello alla salute.

Sarebbe un bel passaggio per un'azione vittoriosa di democrazia reale!

FORUM PER LA DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA DI QUALITA’

Si dice che bisogna mettere in sicurezza i conti del Bilancio Regionale, ma non occorre anzitutto mettere in sicurezza la salute dei cittadini?

Governo Nazionale e Governo Regionale, di concerto tra di loro, si stanno adoperando per trasformare in Legge dello Stato un POS che non garantisce ai Molisani il Diritto alla salute secondo l’art. 32 della Costituzione, come i fatti purtroppo dimostrano.

Non garantisce neppure la messa in sicurezza dei conti, come i fatti dimostreranno nel prossimo futuro, ma garantisce le somme già versate ai privati su richiesta del Governo e prima che fosse giuridicamente accertata l’esigibilità di quei crediti da parte dei Privati.

La recente sentenza del TAR Molise che costringe HERA a rispettare i limiti fissati dall’AIA è un indizio autorevole del perché il piccolo Molise, a cui il Balduzzi nega anche un reparto di Neurochirurgia, passi agli onori della legge di Bilancio Nazionale, esautorando, con questo, il Consiglio Regionale da ogni possibilità di scelta presente e futura.

Il POS del Molise, se impugnato, mostrerebbe tutta la sua fragilità sul Piano Giuridico, su quello della Legittimità Costituzionale, ed anche sul Piano economico.

Infatti il Segretario del PD, Matteo Renzi, sta annunciando, a reti unificate, che bisogna riformare i TAR.

Se il POS diventerà legge dello Stato i Molisani, oltre a perdere il Diritto alla Salute, perderanno anche il diritto alla Democrazia rappresentativa. Votare, anche per cambiare classe dirigente, servirà a molto poco, essendo l’80% del Bilancio regionale vincolato da una legge dello Stato.

Il Consiglio Regionale in carica, che ha già mostrato agli elettori la propria sostanziale inutilità ,ne tragga le dovute conseguenze, visto che sarà dichiarato inutile anche con Legge dello Stato.


SAN PARDE E SAN PREMIANE


VOGLIO, CON QUESTA MIA POESIA IN DIALETTO, ACCOMPAGNARE ANCH'IO SAN PRIMIANE AL SUO RIENTRO NELLA CAPPELLA DEL CIMITERO E VIVERE COSI' LA GRANDE FESTA CHE CHIUDE OGGI DOPO TRE GIORNI DI GRANDI EMOZIONI PER I LARINESI E, ANCHE, PER CHI HA AVUTO ED HA LA FORTUNA DI VIVERLA COME SPETTATORE

SÀN PÀRDE E SÀN PREMEIÀNE

E' pàssate l'ùne de nòtte
a campàne sóne e s’devallùne
Sàn Pàrde à già saletàte

Sàn Premeiàne
prìme che n'abbràcce
e pù che na s’trétte de màne.

Ze sò dítte dùie parole
velóce velóce
n'eccòne p'ù càlle
n'eccòne p'a s’tànchézze
n'eccòne p'ù suónne
ma màggiormènte pe nù delòre
nù delòre de spàlle
pe nù cólpe d'àreie
dùrant'a precessiòne.

"A seletúdene
-à ditte Sàn Premeiàne-
è na brùtta bès’tie
che nen te fà dermì
p'i tròppa penziére che tí"

"Duórme Nanù
-ha respuós'te Sàn Pàrde-
ca demàne è fes’te
è na iernàte tòs’te
se ce s’tà u sòle,
cómùncue te pù recreià
pe cuànd'a ggènte
te vé e deme’strà
u bbéne,a deveziòne ''

"Pe me ?"

"Pe te"

''Pardù   buonanòtte.
èncòre n'i capìte
cà se tù
te facìve i fàtte tìie
a vìta mìie
ne iève de campà
nu càmpesànte
da sùle '' 

25/6.5.2000
p,di lena










Trattati di libero scambio, la quiete prima della tempesta

TEATRO NATURALE - Le riflessioni di Pasquale Di Lena

Non so dire se è “la quiete dopo la tempesta” di leopardiana memoria, visto che il Ceta è stato approvato ed è - anche se in attesa delle approvazioni definitive, che devono esprimere i parlamenti dei Paesi membri dell’Ue - in vigore. Oppure è la quiete che annuncia una tempesta ancora più forte, qual è – a mio parere – quella che porta alla definitiva approvazione del Ceta e, con essa, alla discussione di un identico trattato, il Ttip, con gli Stati Uniti d’America. Un trattato, per il momento, bloccato dal neo presidente Trump, che, nel rispetto delle sue dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, continua la sua battaglia contro i trattati e i globalismi. Uno dei suoi primi atti è stato quello di non riconoscere il TPP (Trans Pacific Partneriato), l’accordo sottoscritto dagli Stati Uniti con altri 11 Paesi che danno sull’Oceano Pacifico.
C’è chi, per questa posizione di Trump e altre ragioni, ritiene che il Ttip, riguardante la più grande area di libero scambio esistente con la metà del Pil mondiale e un terzo del commercio globale, è morto. Personalmente penso, vista la grande importanza di quest’accordo, che ogni decisione in merito è rinviata a dopo le elezioni in Germania, se la Merkel riuscirà vittoriosa andrà a rafforzare la vittoria di un Macron, convinto globalista in Francia.
Per ora vige la regola del silenzio. Un silenzio sospetto che deve preoccupare, sapendo che per le multinazionali - europee, americane o canadesi, non importa - niente è casuale quando si tratta di affari e di fatti eclatanti, come sono questi due accordi, che vedono protagonista l’Europa e, con essa, i due Paesi del Nord America.
Due trattati fortemente voluti da queste potenti società che, come si sa, sono tanta parte del sistema economico, che ha preso il sopravvento sulla politica e, dal 2008, oggetto di una crisi strutturale che i portabandiera del neoliberismo pensano di poter risolvere con i processi di una piena liberalizzazione dei mercati e, nel contempo, di una necessaria privatizzazione dei beni, in particolare del contenitore di essi, il territorio.
Vogliono avere, con il completamento del processo in atto, quello della piena liberalizzazione e privatizzazione, e, il superamento delle sovranità nazionali, la certezza di avere in mano il mondo. Sanno che non possono sbagliare. Parlano, non a caso, di dar vita a un governo globale, con quelli nazionali posti solo a realizzare sul posto le loro decisioni.
Come si sa si servono di lobby organizzatissime e ben preparate, e, non badano a spese quando c’è da far del male al Globo, al clima e, ancor più, al vasto mondo dei produttori, che per loro sono un fastidio, un ostacolo da eliminare, e, dei consumatori, visti solo come numeri, e come tale, non hanno né cervello né anima.
Un silenzio –ripeto- sospetto, che neanche la bella notizia, di pochi giorni fa, della sentenza della Corte europea di Giustizia, è riuscito a squarciare. E’la notizia, per chi ha detto “No Ceta, No Ttip”, della speranza di farcela a sconfiggere chi ha lavorato e lavora per l’approvazione definitiva di questi trattati, nel momento in cui la sentenza afferma che simili trattati devono passare obbligatoriamente per i parlamenti nazionali ed avere la loro ratifica per essere validi definitivamente.
Torna la sovranità nazionale che vogliono eliminare e fa paura.
Ecco il silenzio, elemento decisivo di questi trattati preparati da esperti che, in tutta segretezza, da anni stavano lavorando per la messa a punto dei testi da far sottoscrivere per la loro approvazione, ai diretti interessati, l’Unione europea, il Canada e gli Stati Uniti. Il silenzio che – viene facile da pensare – deve servire alle lobby per convincere, dopo aver convinto il Consiglio europeo, i governi e i parlamenti nazionali, sapendo bene che la questione è più complicata, visto che ci sono già stati pronunciamenti contrari da parte di alcuni governi nazionali e regionali.
Ecco quel lungo silenzio di anni è tornato -- ripeto - subito dopo l’approvazione del Ceta, a rivivere come allora. Meno se ne parla e meglio è per non rischiare che vada a monte un’operazione fondamentale che ritma la marcia della liberalizzazione e della privatizzazione. Un’idea fissa delle multinazionali che continuano a pensare e a credere che la terra ha risorse e beni illimitati e, come tale, operare per appropriarsene e consumarle una volta messe sul mercato e con il solo scopo di accumulare più denaro possibile.
Follia che, ogni giorno di più, sta contaminando il mondo con la terra costretta a reagire e, da un po’ di tempo a questa parte, a vendicarsi con il clima impazzito (non a caso), il cibo e l’acqua inquinati, gli esodi di massa.
La possibilità di far esprimere i Parlamenti nazionali è una straordinaria opportunità da cogliere per squarciare il silenzio in atto e gridare con più forza “No Ceta, No Ttip”, soprattutto per salvare i nostri territori che sono la nostra identità e la sola risorsa che abbiamo per programmare il domani, il nostro domani e quello dei nostri figli.
Diciamo ancora No a chi vuole questi trattati e costringiamo partiti e movimenti ad esprimersi in questa campagna elettorale per capire con chi stanno, se con i nostri piccoli preziosi territori - origine di qualità del nostro cibo, fonti di paesaggi unici, espressioni di storia, cultura, tradizioni – o contro di essi a sostenere i voleri della finanza, delle multinazionali, della globalizzazione più spietata.
di Pasquale Di Lena
pubblicato il 26 maggio 2017 in Pensieri e Parole > Editoriali

26 maggio 2017

SAN PARDO


Con il botto e i primi fuochi d'artificio di un'ora fa il giorno dedicato al protettore di Larino ha preso il via. La grande festa, unica, che segna il ritmo della tradizione, valore e risorsa del territorio
A FÈ’STE DE SAN PÀRDE                                                       
Cuànne
ù mèse de màgge,
e màgge
è ù mèse chiù bbèlle,
nu paèse mìie
è fès’te.

A ddòre du hiéne
te éntre dénde
nsiéme e cuìlle de càgge.

A tèrra préne
ze prépare e partorì,
geraneie e ròse
ngòppe i bàllecúne
cà campàne
che sòne e s’devallúne.

A ggènte
è tùtte chiù cuentènte,
u sòle
ze chemènze e fà sentì,
u cìgne
cànde e ze reschiàre,
ze resèntene a bànde
e i prìme spàre.

Tènne chiù voje de càndà
i campàne.

Càvezùne cúrte,
càmìcia spendàte,
uàjù che ze prepàrene
a prìma chemeniòne
àvete,
èppène sbòcciàte,
cù prìme penziére p’a mòre.

E ògnúne
i vé a uelìie du gelàte.

Ze chemènze
cù Pàleie pe Sàn Premeiàne
pe fenì che Sàn Pàrde
fès’ta pàrtìcòlàre.

I pàiesàne èrrìvene
da i pòs’te chiù lendàne:
Mèreche, Aues’tràlie,Tòrine
pe reégne cóm’e na vóte
Làrine.

Ciénte càrre chìine de hiùre,
de chepèrte, merlétte e trìne
pe tré juórne èsfìlene.

Càrre teràte
da vuóve e vàcche,
àvete, chiù peccerìlle,
da zùrre e mendúne
o teràt’e màne
da càcchedùne.

A mèrde di vàcche
sgrìzze cuànne càde,
sègréte è ne camenà
cà còcce àvezàte
pe ne retrevàrse
chi scàrpe dénd’u cacàte.

De nòtte
è tùtte na fiaccolàte
chi ggènte
che ntónene a càrrère
pe dà fedùcie
e u cafòne che spére.

Spére
da i Sànte e da Ddìie
a bbòna velentà
de repagà a fatìje
che na bbòn’annàte:
tànd’a fàve,
cìce, gràne e biàde.

Ècche pecché
ze è recagnàte
e ne sènde
a pesantézze du càlle
mèntre ggìre
da càpammònne
e càpabbàlle.

Ngòppe ògne càrre
a uelìve da pàce,
èttuorn’e i còrne
na fàscia ghiànche,
i ggènte càmìnene,
(g)uàrdene
e nen zé ‘stànchene.

U tèrze juórne
nu càmpesànte,
ngòppe ù chiàndafiéreie,
Sàn Pàrde èrrecchempàgne
e Sàn Premeiàne,
apù tùtt’èttuórne e i càrre
pe na bbèlla magnàte
ca fès’te che devènte
nà scàmpagnàte.

Èccuescì fenìsce a fès’te
ch’i fèmmène fànne
cà fàntasìie
ricòpiànne màgge,
u hiòre e u càrde
pe fà a fès’te,
a fès’te de Sàn Pàrde. 

Maggio’91
p. di lena







24 maggio 2017

BELLA NOTIZIA

L'Olio di Flora è tra i finalisti del Concorso Oleario Internazionale "Aipo d'argento 2018" in svolgimento a Verona. Grazie alla deliziosa oliva autoctona, "Gentile di Larino", coltivata con metodo biologico a La Casa del Vento di Larino, sul Monte