19 novembre 2017

PREMIO MOLISE

Ieri sera l’ Auditorium di Isernia era pieno e attento a seguire la cerimonia della consegna del “Premio Molise – I migliori meritano un premio”. 

Il successo di questa prima edizione fa pensare che il Molise sentiva il bisogno di dedicarsi un premio e, così, premiare i molisani che, in vari campi, hanno espresso impegno e passione.

Essere stato scelto è stata per me una gioia e, oggi, far parte di una bella compagnia come quella composta dai molisani ieri premiati, è per me un grande onore.

Sta qui la mia gratitudine agli organizzatori del Premio Molise ed alla giuria che, per la categoria Agricoltura, ha indicato me.

Il pensiero ai miei cari, e, dopo la stretta di mano al Sindaco di Isernia, Dr. Apollonio, che mi ha consegnato il premio -  la mia dedica a tutti i molisani e l’orgoglio di sentirsi tali, in particolare i giovani; al mondo dell’agricoltura ed ai suoi protagonisti, produttori di bellezza con gli stupendi paesaggi, che il Molise offre, e, di cibo, la prima energia di cui davvero non possiamo fare a meno. I coltivatori della Terra e di quel bene comune, il Territorio, il solo vero grande tesoro che abbiamo e sul quale è possibile costruire il domani.
Oggi è ancora più bello sentirsi molisano

18 novembre 2017

La guida Michelin 2018 - "Da Nadia" conferma la sua stella

22 stelle Michelin in più dello scorso anno confermano l'Italia al secondo posto dopo la Francia. In più una tre stelle (il massimo riconoscimento); tre due stelle e ben 22 una stella. Il Molise non ha avuto nemmeno una delle 356 stelle riportate nella guida e questo dispiace. Voglio pensare che i giurati accreditati dalla guida sono quelli che credono che "il Molise non esiste".
La nostra regione si consola con un'artista della ristorazione, Nadia Vincenzi, molisana d'elezione dopo il suo trasferimento, quando aveva dieci anni, con tutta la famiglia nella nostra regione. Una famiglia di ristoratori, con il fratello, il nostro bravissimo Bobo, ristorante "Ribo" di Guglionesi". Nadia e il suo ristorante "Da Nadia", aperto da poco a Castrezzato, dopo Erbusco, sempre nel cuore della Franciacorta, in provincia di Brescia,
Le nostre congratulazioni a Nadia che conosce bene e ama i buoni prodotti molisani.

16 novembre 2017

La nazionale di calcio è la crisi del Paese


di Umberto Berardo 

Gli italiani sono realmente un popolo strano.

Abbiamo problemi davvero macroscopici che attanagliano il Paese come quelli della mancanza di lavoro per tanti, una povertà che morde le viscere di milioni di persone, privilegi che scandalizzano, corruzione e malaffare in ogni angolo del territorio nazionale, malavita organizzata che sembra ormai l'antistato, servizi pubblici alla deriva come quello sanitario, ma le folle in piazza a rivendicare diritti non ci sono e poche risultano le voci che si muovono anche sul piano politico e su quello della comunicazione.

Viceversa la nazionale italiana di calcio non si qualifica ai mondiali di Russia del 2018 e, dopo la seconda partita con la Svezia di lunedì 13 novembre, i social network e le prime pagine dei giornali si riempiono non di analisi sensate e razionali, ma solo di delusione per la mancata attesa di gare calcistiche che per tanti sono il più grande dei circenses di cui si accontentavano già gli antichi romani. 

Se sul calcio si sa uscire dalla favola in cui molti vogliono ancora credere a tutti i costi, si capisce perfettamente che il mondo del pallone semplicemente non è più uno sport, ma un grande business organizzato in società che seguono perfettamente tutte le regole del più becero capitalismo.

La struttura della FGCI, le regole dei campionati professionistici, le modalità del mercato dei calciatori, dei tecnici  e degli allenatori, gli ingaggi stratosferici di quanti operano in tale mondo dovrebbero dirci con chiarezza che nel calcio occorre davvero cambiare tutto e portare l'aria fresca dei sogni che da ragazzi si vivevano intorno ai campi sportivi in cui si praticava uno sport libero e non certo finalizzato all'arricchimento di pochi soggetti.

Tra l'altro gli stadi sono spesso luogo di violenza e di manifestazioni contrarie ai più elementari principi della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e della dignità della persona, ma, anche rispetto a tali aspetti inquietanti delle tifoserie, non si vede alcun provvedimento sensato in grado di costituire una deterrenza al riguardo.

È davvero difficile continuare a seguire un calcio che si è svilito nell'autenticità del gioco e si nutre solo di tatticismi funzionali alle classifiche nei campionati ed al guadagno sproporzionato di chi lo pratica.

La nazionale italiana di calcio vive una crisi di gioco da molti anni, mentre i tifosi sembrano accorgersi del disastro solo dopo le ultime partire con la Svezia.

Ma ci siamo accorti che con la fallita qualificazione ai mondiali si è parlato prevalentemente dei mancati introiti economici derivanti da essa?

I tifosi hanno capito che nulla si sta muovendo perché ognuno resta al suo posto nonostante quello che è successo o al più si dovrà procedere ad esoneri, in quanto non sono previste le dimissioni di alcuno?

Qualcuno ha mai messo in discussione le somme che girano intorno ai vertici della FGCI, della nazionale e delle società professionistiche?

Si potranno anche mettere le toppe della sostituzione dell'allenatore o di qualcun altro, ma questo non basterà a riportare il calcio alla sua funzione di sport piuttosto che di luogo di alienazione dalla vita di tutti i giorni nei quali spesso l'umanità sembra tornare verso il buio.

Se nel mondo l'egoismo la fa da padrone, se la violenza delle armi, delle guerre e del terrorismo si allarga ovunque, se un intero continente come l'Africa vive un esodo ormai senza confronti, se nessuno vuole o riesce a dare soluzioni adeguate, neppure provvisorie, al problema delle migrazioni di popoli, se in Libia la CNN scopre e testimonia un mercato palese e tollerato di schiavi, se rispetto alle povertà altrui si accetta che molti Stati europei si arrocchino in sacche di parafascismo, pensiamo francamente che, senza ignorare la fine di un sogno sportivo come la partecipazione dell'Italia a campionati mondiali di calcio del 2018, i sistemi d'informazione forse dovrebbero dedicare le loro prime pagine ad altro, ovverosia ai problemi fondamentali dell'esistenza che attanagliano continuamente la vita della collettività.


Senza lavoro non c’è dignità  

di Umberto Berardo 

Si è tenuta a Cagliari da giovedì 26 a domenica 29 ottobre 2017 la 48ª settimana sociale dei cattolici italiani sul tema: “il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale.”

Purtroppo quattro giorni di lavoro sinodale di mille delegati delle diocesi italiane su una questione tra le più dibattute in questo momento non hanno avuto alcuno spazio tra i fatti posti all'attenzione dell'opinione pubblica dai mass-media.

I documenti del meeting sicuramente pongono agli italiani questioni importanti su cui riflettere.

Intanto, al di là di un neoliberismo tutto incentrato sulla crescita, i consumi ed il profitto, mettere il lavoro al centro dell'attenzione significa indirizzare l'impegno comune verso la costruzione di una società che, come ha scritto papa Francesco, sappia capire come “La dignità del lavoro è la condizione per creare lavoro buono: bisogna perciò difenderla e promuoverla”.

La settimana sociale ha colto intanto talune criticità odierne della disoccupazione crescente in una finanziarizzazione irresponsabile dell'economia, nel debito pubblico giunto in Italia già al 120% del PIL, negli investimenti privi di progettualità, nel tenore di vita senza sobrietà, nelle rendite egoistiche senza redistribuzione sociale, in una politica incapace di governance e perciò scollegata dalla società, nella distruzione e destrutturazione del lavoro umano da parte delle nuove tecnologie che nel giro di venti anni bruceranno ancora più di un miliardo di posti di lavoro ed abbasseranno sempre più la quota dei salari nelle attività robotizzabili.

Sostanzialmente la speculazione crea nicchie di agiatezza, riduce gli investimenti in attività produttive, impedisce la creazione di imprese virtuose in grado di creare benessere condiviso, produce le diseguaglianze determinate da una ricchezza spaventosamente concentrata e precarizza un lavoro sempre più sottopagato.

In un'Italia ripiegata, come tutto il mondo occidentale, sul binomio prospettico della rendita e del consumo la Settimana Sociale di Cagliari indica nuovi orizzonti a partire dal messaggio di papa Francesco di cui citiamo di seguito un passaggio che davvero mette in crisi molte concezioni del cosiddetto pensiero unico.

«Senza lavoro non c’è dignità, -  scrive il papa - ma non tutti i lavori sono “lavori degni”. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. Io ho sentito tante volte questa angoscia: l’angoscia di poter perdere la propria occupazione; l’angoscia di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono. Rimane poi la preoccupazione per i lavori pericolosi e malsani, che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e di invalidi.

La Chiesa deve operare per un’economia al servizio della persona, che riduce le disuguaglianze e ha come fine il lavoro per tutti."

Per raggiungere una tale finalità, tra l'altro scritta in modo inequivocabile nell'art. 4 della Costituzione Italiana, a Cagliari sono state elaborate delle proposte che ci auguriamo possano costituire un elemento di riflessione e di confronto in tutto il Paese.

Alle istituzioni europee i cattolici italiani riuniti a Cagliari chiedono un'armonizzazione del sistema di tassazione e l'eliminazione dei paradisi fiscali, una crescita degli investimenti infrastrutturali e produttivi e scelte di politica economica non orientate solo a bloccare l'inflazione, ma soprattutto a creare occupazione.

Al Parlamento ed al Governo italiano si chiede di rinunciare a progetti emergenziali per costruire un patto sociale fondato sui seguenti punti: all'interno di un'istruzione integrale della persona rafforzare la formazione professionale in modo qualificato; creare un patto intergenerazionale canalizzando i piani individuali di risparmio degli adulti per sostenere piccole e medie imprese; migliorare le regole degli appalti evitando intoppi eccessivi di natura burocratica; rimodulare le aliquote IVA per premiare le filiere sostenibili e combattere il dumping; eliminare con metodi adeguati il lavoro nero e l'evasione fiscale; ridurre la spesa pubblica improduttiva.

Si tratta sicuramente di proposte sensate che ora ci auguriamo siano declinate in maniera concreta ed articolata attraverso un lavoro continuativo all'interno degli uffici pastorali del lavoro nelle diverse diocesi con suggerimenti e progetti di natura economica in grado di dare risposte concrete alle tante persone inattive perché inoccupate o disoccupate.

D'altra parte fare solo proclami servirebbe a poco se non si riuscisse poi a penetrare con le proprie idee nelle decisioni politiche.

Non è facile allargare il  numero degli occupati nel sistema lavorativo, ma occorre lavorarci con convinzione per dare dignità a tutti i cittadini, riducendo il fenomeno migratorio ed eliminando le forme di economia illegale contigue alla criminalità mafiosa che rischia di scardinare in tanti soggetti le regole fondamentali dell'etica e della democrazia.

Prima di ogni discorso di redistribuzione della ricchezza e del lavoro esistenti occorre in ogni Stato e dunque anche in Italia dare una forma legislativa a politiche sul reddito di cittadinanza impedendo che diventi una forma vuota ed umiliante di assistenzialismo e legandolo in ogni caso ad attività di partecipazione e di impegno sul piano sociale.

In tal modo chi riceve un reddito minimo garantito, oltre a sentirsi realizzato e gratificato, ne riconosce l'alto valore di utilità per il bene comune.

Le risorse disponibili vanno indirizzate verso obiettivi praticabili senza sperperarle in progetti di natura assistenziale o indirizzarle verso logiche di sostegno di feudi elettorali.

Intanto è nostra convinzione profonda che occorra ridare forza e dignità economica al lavoro autonomo e dipendente nel settore primario e soprattutto in quello che noi amiamo definire agricoltura contadina di qualità.

È necessario ancora orientare gli investimenti nella tutela dell'ambiente e del territorio come nei settori produttivi in espansione capaci di garantire nuova occupazione.

Nella redistribuzione del lavoro esistente troviamo molto condivisibili le idee di Aldo Eduardo Carra,   autore tra l'altro del volume " Più uguaglianza, più benessere: percorsi possibili in tempi di crisi " per Ediesse editore.

In direzione esattamente inversa alle politiche attuali del governo si indicano delle proposte di grande buon senso: abbassare l'età pensionabile; sviluppare contratti di lavoro ad orario ridotto per scelta volontaria; attuare il principio costituzionale della progressività nell'imposizione fiscale sui redditi da lavoro e sui patrimoni; ridefinire le aliquote fiscali abbassandole per l'orario ridotto, alzandole sul lavoro straordinario e detassando i contratti di solidarietà. 

Su altre ipotesi di cui ci siamo già occupati hanno lavorato l'economista Stefano Zamagni ed il sociologo Domenico De Masi.

La 48ª settimana sociale dei cattolici italiani si è appena chiusa.

Ciò che ora occorre fare è raccoglierne i fermenti e continuare in maniera articolata la riflessione.

Per rendere credibili e rivoluzionarie le proposte elaborate a Cagliari la Chiesa italiana ha sicuramente bisogno di eliminare al suo interno le contraddizioni esistenti nella sua struttura economica, ma anche nei comportamenti di tanti che si definiscono cristiani ma che, come evidenzia l'inchiesta giornalistica "Paradise Papers", sembrano decisamente all'interno dei meccanismi finanziari del sistema economico neoliberista che i cattolici dicono di voler cambiare.










15 novembre 2017

IL MOLISE DEL VINO E UN SUO GRANDE PERSONAGGIO, LUIGI DI MAJO

                 IN EDICOLA IL N° 2I DELLA BELLA RIVISTA "OINOS-VIVEREDIVINO"

10 novembre 2017

Il mondo del vino rinuncia alla cultura

L'Italia, ormai, arranca e ha la vista sempre più corta. Guarda ai guadagni facili e non alle strategie di lungo periodo. Chiusa l'Enoteca italiana chi farà cultura del vino? L'esaurimento della spinta propulsiva non giustifica la sua chiusura. Basta guardare alla Francia che ha rafforzato la sua Sopexa, l’agenzia nazionale di comunicazione e marketing. Le riflessioni di Pasquale Di Lena

Le porte dell’Ente Nazionale Mostra Vini e della sua Enoteca Italiana di Siena sono ormai sbarrate e - ce lo dobbiamo augurare - solo per poco, visto il bisogno che c’è di strumenti e strutture atte alla promozione e valorizzazione del sistema Italia nel campo del’enogastronomia e delle eccellenze dop e igp..

Una storia, partita 84 anni fa, con le biennali dei Vini Tipici e di Pregio nella Fortezza medicea e, poi, nel 1960, con l’apertura di una mostra denominata “Enoteca Italica Permanente”, ricavata negli ambienti del Bastione S. Filippo della Fortezza, sopra citata, della città del Palio. Una storia ricca di iniziative, tutte nel campo della valorizzazione di un testimone, il vino, certamente il più importante dei mille territori che animano questo nostro stupendo Paese. Luoghi, ambienti, paesaggi incantevoli, tesori di cultura e tradizioni, espressioni di ruralità e, con essa, di valori, che sono tanta parte dell’immagine che l’Italia vive nel mondo.

84 anni di alti e bassi, quelli che hanno accompagnato la vita dell’Ente e della sua Enoteca, oggi chiusi, dopo essere stai validi esempi per altre mostre-mercato e per altre strutture promozionali permanenti, soprattutto a carattere regionale.
Un Ente e una struttura importanti nel campo della promozione e della valorizzazione dei nostri vini, prima e dopo l’approvazione del Dpr 930 del 1963, quello che ha istituito il Comitato Nazionale per il riconoscimento, la tutela e la valorizzazione dei Vini a Denominazione di Origine.
Il decreto che ha aperto la strada della modernizzazione di un comparto fondamentale della nostra agricoltura, la vitivinicoltura,e, a distanza di quasi trent’anni, ha dato spunto ai regolamenti che riconoscono le indicazioni geografiche quale garanzia della qualità dell’origine di molti altri prodotti dell’agroalimentare italiano ed europeo.
Il periodo migliore dell’Ente Mostra Vini, dopo le mostre biennali e l’apertura della struttura permanente, è stato quello che ha visto l’Enoteca Italiana uscire, con i suoi vini doc e docg, da una delle porte di Siena e andare oltre i confini della Toscana, in Italia e nel mondo. Seconda metà degli anni ’80 fino ai primi anni del terzo millennio.
Il periodo della definitiva ripresa, di ruolo e d’azione, della singolare e bella struttura senese, tant’è che, se un giorno non c’era un’iniziativa in programma, la squadra, sempre più numerosa e sempre più preparata, s’impegnava a trovare una nuova idea utile a diffondere cultura e immagine del ricco patrimonio ampelografico e di vini. In particolare dei territori che li esprimevano.
La cultura e il racconto, i due elementi, insieme alla continuità delle azioni ed alla qualità, che rendono vincente la promozione e la valorizzazione del vino, come di ogni altro prodotto; l’immagine di un luogo, di un Paese. Azioni che incidono e producono risultati, tanto più se frutto di una strategia di marketing che il Paese, purtroppo, oggi più che mai, si deve dare.
E’ il vuoto e la confusione nel campo della promozione; la mancanza di strategia il limite che oggi paga l’Enoteca, una volta esaurita, senza più idee e passione, la sua azione propulsiva.
E tutto questo proprio nel momento in cui i processi di globalizzazione richiedono strategie e azioni atte a competere e vincere la concorrenza, strumenti e strutture adeguate a esaltare ancor più, non a impoverire, il sistema paese.
L’Ente Mostra Vini e l’Enoteca Italiana di Siena, con i dovuti e necessari adeguamenti e aggiornamenti, e, al centro di un sistema di strutture espositive e promozionali permanenti delle nostre eccellenze dop e igp, che vedono l’Italia primeggiare, e dei loro territori, avevano tutto, se nelle mani di amministratori attenti e capaci.
Ci sono segnali preoccupanti per il vino che meritano una riflessione. Penso al sorpasso, in termini di valori, della Francia sul mercato americano, a conclusione dei tre trimestri appena passati di quest’anno. Valori doppi a quelli dei vini italiani, che, oggi, hanno i caratteri della qualità e della diversità. La Francia, a differenza dell’Italia, non ha chiuso, ma rafforzato la sua Sopexa, l’agenzia nazionale di comunicazione e marketing.
Il mercato, soprattutto quello globalizzato e in continua mutazione, ha bisogno di politiche e di strumenti; di azioni, attente e costanti, di comunicazione e di marketing, per essere conquistato e vissuto da protagonisti. Aver portato l’Enoteca alla sua chiusura vuol dire che questo Paese ha, ancor più di ieri, una classe politica e dirigente che non sa i tesori che ha e, se lo sa, mostra di non avere interesse a comunicarli e spenderli per valorizzare i territori e dare un giusto reddito a quanti li abitano e li vivono con intelligenza, amore e passione.
di Pasquale Di Lena
Teatro Naturale pubblicato il 10 novembre 2017 in Pensieri e Parole > Editoriali

6 novembre 2017

Un maestro di ragioneria moderna ed applicata

di Franco Cianci 
Francesco Della Penna nacque a Vasto il 26 luglio 1886 da Giulia Cianci, sorella di Giuseppe Cianci .
Era molto legato allo zio Giuseppe e ai suoi nove cugini, nati da Giuseppe e da Cieri Lucia.

Una vera e propria gloria per la città di Vasto  (Vasto era, ed è, una bellissima città prospettata verso l’oriente, con una spettacolare vista, su un golfo); Francesco nacque in una palazzina a tre piani bianca, sotto il Superbo Castello Davalos (distrutto dai Longobardi, fu ricostruito nell'attuale aspetto medievale, divenendo una importante roccaforte durante la breve signoria dei Caldora e in età aragonese, fino alla proclamazione della breve Repubblica Vastese nel 1799, dopo il dominio secolare della famiglia D'Avalos)  oggi destinato a musei con un abbagliante terrazzo sul mare, centro di manifestazioni teatrali e museali di ogni genere.

La città era molto importante, avendo dato i natali a personaggi come Dante e Gabriele Rossetti (poeti eccezionali della corrente prearaffaelita), al pittore Palizzi, alcune delle cui opere sono esposte a Roma e a Firenze, a Silvio Ciccarone (per tutta la vita in contatto con Silvio e Beltrando Spaventa, zii di Benedetto Croce, di Bomba, che furono protagonisti importanti del Risorgimento italiano).
La casa di Della Penna, si specchiava sul bellissimo golfo di Vasto, come detto, dove oggi appare una sirenetta nel mare, simile a quella di Copenaghen.

Questo era il panorama che si affacciò agli occhi e alla mente straordinari di Francesco Della Penna.
Francesco fu un grande scrittore di testi universitari, anche di matematica, tra i suoi allievi preferiti ci furono: Angiolino Cianci, giornalista direttore di Vasto Domani, fratello di Ernesto Cianci, grandissimo studioso e manager, grande amico di Raffaele Mattioli (fondatore della Banca Commerciale), e fu sicuramente grande amico anche di Enrico Mattei il grande, leggendario manager, fondatore dell’Eni, nato ad Acqualagna, il cui padre, maresciallo dei CC, si trasferì a Casalbordino (una cittadina prossima a Vasto) per comandare la stazione locale, presso il cui istituto a Vasto frequentò la regia scuola tecnica.

Francesco, era padre di quattro figli : Gianfranco, primario chirurgo ad Orte, formatosi alla straordinaria scuola di Valdoni; Brunello, un vero prodigio del diritto, Presidente, alla fine della sua carriera, della Terza sezione penale della Cassazione, ed autore di una storica sentenza, di 600  pagine, su uno dei casi più clamorosi e controversi della Repubblica italiana nei primi anni 60 (l’omicidio del commissario Calabresi (padre di Mario Calabresi, direttore prima de la Stampa e, poi, di Repubblica); Fausto, dottore Commercialista con incarichi speciali fra le più alte società economiche e di Stato, e Luciana, farmacista.

Ricordo, che quando pranzavamo tutti nella bella sala della villa di Viale Libia n.1, il cui giardino degradava verso l’Aniene, amava parlare con grande versatilità di affabulatore.
Quando tornava a Vasto, nella sua casa con intonaco bianco, circondata a corolla da una panoramica strada pedecollinare, fitta di alberi, che costituisce, come detto, una delle vedute più belle di Vasto, amava giocare con gli amici, suoi coetanei e non, tra i quali godeva di una stima rilevantissima

Vestiva in modo severo: scarpe arrotondate, come quelle che sono in uso nella grande tradizione cittadina dell’Abruzzo; indossava sempre un abito scuro, con un fazzolettino al taschino.
Insegnava ragioneria generale ed applicata alla Sapienza a Roma e precisamente nel palazzo di piazza Fontanella Borghese, di fronte alla residenza di Guido Carli, Governatore della Banca d’Italia, raffinatissimo economista, con il quale era in contatto costante.

Spesso, amava portare anche suo nipote, ovvero me, nelle sue affollatissime lezioni nell’aula grande del Palazzo di fontanella Borghese, dove incantava, letteralmente, non è una esagerazione, il folto uditorio di studenti, che usavano rivolgergli, quasi ininterrottamente, domande, alla quali rispondeva a tono, grazie alla sua eccezionale preparazione professionale.

Insegnava, inoltre, presso la Cattolica, Università degli Studi Prodeo, posta lungo la Via Nomentana, quasi di fronte a Villa Torlonia, dove instancabilmente si recava, quasi tutte le mattine, con il tram.
Era Consigliere di Amministrazione della Banca Nazionale del Lavoro di Via Veneto, a confine con l’ambasciata Americana in Italia.

 Nell’anno accademico 1918-19 fu assunto quale assistente di ruolo presso la Cattedra di Ragioneria dell’Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali di Roma, dove rimase fino alla morte dei titolare della Cattedra stessa avvenuta nel luglio dell’anno 1930.
Nello stesso anno accademico 1918-19 e presso l’Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali di Roma, fu incaricato dell’insegnamento della Ragioneria generale in uno dei corsi accelerati per studenti militari smobilitati.
Negli anni accademici 1924-1925 e 1925-26 insegnò Ragioneria nella Università libera della cooperazione di Roma. Negli anni accademici 1926-1927 e 1927-28 insegnò “Organizzazione amministrativa e contabilità delle aziende industriali” nella Regia Scuola di Ingegneria di Roma.

Roma: serata molisana

moliseRoma venerdì 10 novembre 2017, dalle ore 17, presso il salone della Cna in via Guglielmo Massaia n.31 (Ostiense/ Garbatella), promossa dall’associazione Forche Caudine in collaborazione con l’associazione Amici di Capracotta. Il programma prevede la presentazione di tre libri: la “Guida del Molise” del quotidiano La Repubblica, a cura di Giuseppe Cerasa; “La Merica”, ricerca sull’emigrazione molisana a cura dell’Associazione Amici di Capracotta; “Il cappotto di quarta mano” di Sebastiano Di Rienzo. A seguire buffet di prodotti dell’Alto Molise. Interverranno, oltre agli autori: Lorenzo Tagliavanti (presidente della Camera di Commercio di Roma), Giampiero Castellotti (giornalista, presidente di “Forche Caudine”), Domenico Di Nucci (presidente dell’associazione Amici di Capracotta), Candido Paglione (sindaco di Capracotta) e Maria Stella Rossi (giornalista). Ingresso libero.

https://fidest.wordpress.com/2017/11/06/roma-serata-molisana/

2 novembre 2017

Dal mercato la sola vera risposta al bisogno di reddito dei nostri vitivinicoltori, e non solo.

Per la campagna 2017-2018 è pari a 1.735.472 di euro la dotazione per il Molise dai fondi Ocm (organizzazione comune del mercato) sui 336 milioni di euro destinati all’Italia.
Una bella cifra che riguarda la Ristrutturazione e Riconversione dei vigneti (916.212 euro  su 140 milioni a livello nazionale); la Promozione nei Paesi terzi (401.344 euro sui 101,9 milioni a livello nazionale); la Vendemmia verde (83.282 euro su 10 milioni a livello nazionale); Investimenti (334.634 euro su 45 milioni a livello nazionale).
Una ripartizione a misura del Molise, con la sua superficie vitata di poco superiore ai 5.500 ettari ed una produzione, calata negli ultimi anni, di poco superiore ai 250 mila ettolitri di vino, di cui 75% rosso e il rimanente 25% bianco. Cala (8/9%) la produzione dei  4 vini Doc (Biferno, Pentro o Pentro di Isernia, Molise o del Molise, Tintilia del Molise) a vantaggio (16%) delle due Igt ( Osco o Terre degli Osci e Rotae). Il resto della produzione è vino da tavola, bianco e rosso.
Risorse importanti per un ulteriore ammodernamento, dopo la rivoluzione negli anni ’60,  della vitivinicoltura molisana, con la sua estensione lungo la fascia adriatica, come coda di quella abruzzese, e il lento impoverimento nelle aree interne con l’espianto di piccole, ma pur importanti, vigne, soprattutto di Tintilia.
Importanti, e, se bene utilizzati, salutari  i 401.000 euro destinati alla conquista dei mercati terzi, cioè quelli dei Paesi che non fanno parte dell’Europa, in particolare quelli emergenti o là dove il vino ha dimostrato di avere un suo spazio, con nuovi consumatori che vogliono la qualità.
E il Molise è, oggi - dopo un percorso non facile, e, grazie alla riscoperta della Tintilia, prima inserita nella Doc “Molise” (1998) e, poi, staccata per una denominazione tutta sua “Tintilia del Molise”, riconosciuta nel giugno 2011 – in grado di garantire vini di grande qualità.
Una Regione, qual è il Molise, che ha forte e urgente bisogno di dotarsi di un’attenta strategia di marketing, altrimenti rischia di non far fruttare queste risorse e, così, perdere un’altra occasione, dopo quella di due o tre anni fa, quando i 400mila euro dell’Ocm sono stati stornati e utilizzati per le ristrutturazioni delle vigne. Una importante occasione persa per fare del mercato il punto di riferimento dei nostri bravi vitivinicoltori e dare al mercato (non alle elemosine) la risposta al bisogno di reddito dei viticoltori e, non solo, dei produttori tutti. Sapendo anche che il mercato non s’inventa e che esperienze non preparate e curate possono diventare un boomerang per le azioni da fare domani.
Ancora più bravi, i nostri vitivinicoltori, se mettono in campo tutti gli strumenti a loro disposizione per vivere i mercati terzi che s’intendono scegliere e battere con un programma triennale, in modo da evitare le toccate e fuga, cioè le azioni che fanno solo sprecare denaro e tempo. Penso, soprattutto, ai Consorzi di tutela, quello nato da tempo intorno alla Doc “Molise” e quello del vino “Tintilia del Molise”, appena costituito.
Due strumenti importanti per fare sistema e programmare il futuro della vitivinicoltura molisana, e, con i vini, gli oli delle 18 varietà autoctone, i latticini e i formaggi, l’insieme dei prodotti testimoni di un territorio che li esprime con la diffusa ruralità e la ricca biodiversità, la bellezza di paesaggi, le antiche tradizioni, tanta storia e tanta agricoltura contadina.
Un modo per fare del vino, di questi prodotti, dei caratteri unici del Molise, l’occasione di attirare l’attenzione di consumatori che diventano facilmente turisti  nelle mani di guide speciali come “Andar per vini o Andar per oli extravergini di oliva nel Molise”.
Una vitivinicoltura moderna quella del Molise, con la gran parte delle trenta e più aziende imbottigliatrici nate agli inizi di questo secolo, tutte in mano a giovani; la Tintilia, il suo testimone principe e la qualità che trova sempre più riscontro nei giudizi degli esperti che animano i concorsi e le guide. Vini sempre più vincenti e le ultime due guide “Vitae” dell’Ais e “Prosit” dell’Onav, le due organizzazioni che, insieme, all’Aspi, l’associazione degli assaggiatori professionisti, stanno dando un grande contributo di passione e impegno alla diffusione della cultura del vino, che è voglia di far vincere il Molise.
pasqualedilena@gmail.com




31 ottobre 2017

L’Enoteca Italiana che non c’è più è una mazzata che ti stordisce. Di Lena ripercorre gli anni d’oro dell’Ente che ha fatto grande il vino italiano

Lo storico segretario generale di Enoteca Italiana, Pasquale Di Lena * (anche collaboratore di agricultura.it) racconta gli anni d’oro dell’Ente vini che in queste settimane, in un silenzio generale ed assordante, chiude i battenti con la messa in liquidazione, interrompendo una storia iniziata nel 1933 che ha contribuito a fare grande il vino italiano nel mondo. Un altro pezzo della Siena che non c’è più.  
La notizia dell’Enoteca, anche se preannunciata alla fine di settembre da qualche telefonata di amici, è arrivata comunque come una mazzata che ti stordisce e ti lascia senza fiato. Per me che ho avuto la fortuna di vivere, grazie all’Ente Mostra Vini che ho diretto, dal 1982 al  1995 e dal 2001 al 2004, nella veste di segretario generale, la più bella esperienza professionale della mia vita e, con essa, avere la possibilità di nutrirmi della cultura del vino e di conoscere un mondo, quello della vite e del vino, nel momento della sua più profonda trasformazione, una vera e propria rivoluzione, che ha caratterizzato gli ultimi venti anni del secolo scorso.
L'ingresso di Enoteca Italiana L'ingresso di Enoteca Italiana Gli anni della rinascita dell’Ente, partito nel 1933 e noto per le sue biennali del vino in Fortezza fino all’ultima edizione del 1960, quando da mostra temporanea si trasforma, con l’apertura dell’Enoteca Italica, in Mostra Permanente. Un’idea geniale quella di continuare a dare un punto di riferimento ai vini tipici italiani con la dedica di una struttura operativa, ricavata all’interno di un bastione dell’antica Fortezza Medicea di Siena, con tante teche in grado di presentare l’immagine di un vino e del  suo territorio, e, nel contempo, raccontare i caratteri (analizzati mediante la degustazione di esperti ) all’insegna della qualità e, come tale, a garanzia del consumatore.
In pratica tre anni prima dell’uscita del Dpr 930 del 1963, che, a fatica, ma con grande determinazione di quanti hanno guidato e collaborato al nascente Comitato nazionale vini a d.o., la struttura operativa del Ministero (allora) dell’Agricoltura e Foreste, che ha tracciato un percorso, risultato vincente nel corso degli anni, soprattutto quando sono state riconosciute (1980) le quattro Docg (Barbaresco, Barolo, Brunello di Montalcino e vino Nobile di Montepulciano), con quest’ultimo che, per i minori anni d’invecchiamento, fa da apripista agli altri tre.
L’Enoteca diventa il punto di riferimento del Comitato e luogo d’incontro con la Settimana dei Vini di giugno, la manifestazione che tracciava il bilancio di un anno di attività e indicava il programma del’anno successivo e rendeva Siena, ancor più, la grande protagonista dell’immagine del vino italiano.
brindisi dilena 3-VINITALY_2003Il Comitato presieduto dal Senatore Desana, con  i segretari Berardinelli, prima, e Camilla, dopo  dal Sen. Desana, dal dottor Camilla e dal mio maestro, onorevole Oddino Bo,componente del Comitato, ho imparato il significato ed il valore del territorio, l’origine della qualità,  con i vini che ne diventano, una volta riconosciuti doc, i principali testimoni. Il territorio, la vera e sola miniera d’oro che abbiamo, quella che è stata e continua ad essere devasta dalla scarsa o nulla lungimiranza di chi, ai vari livelli, lo governa e dall’avidità di denaro di chi lo trasforma in cemento e asfalto, deposito di veleni. E’così che  si riduce la superficie di terreno fertile destinato al  vino e all’ energia vitale, il cibo, di cui abbiamo, prima di ogni altra, bisogno.
Un’idea geniale, dicevo, che ha prodotto esempi in altre regioni italiane e, con la Maison du Vin, anche in Francia. Un tempio, l’Enoteca, un luogo capace di raccogliere e rappresentare la cultura e la civiltà del vino di un Paese che, in questo campo, vanta dei primati a livello mondiale. Quando, vincitore di un concorso, ho salito le scale di tre piani della Camera di Commercio di Siena, a ricevermi con i due impiegati rimasti, una segretaria e un contabile, c’era il presidente, il professor Luciano Mencaraglia, davanti alla porta del mio nuovo ufficio, che era anche la sua.
Un personaggio straordinario per le sue tante e importanti esperienze politico-amministrative (sindaco e presidente della provincia di Siena, Senatore della Repubblica italiana, segretario della gioventù comunista del mondo, premio Lenin), laureato alla normale di Pisa, professore di lettere al Liceo. Originario di Sarzana, la terra degli anarchici, in quel tempo, era anche presidente dell’Azienda di soggiorno e turismo di Siena. Una straordinaria guida per me e uno stimolo a fare quello che era importante fare in quel momento, rilanciare l’Ente e la sua Enoteca ed evitare, così, la chiusura quasi certa di una realtà che sembrava non interessare più nessuno, prima di tutto il mondo del vino.
In poco tempo i primi risultati. Un finanziamento di 50 milioni di lire per la ristampa de La Carta dei Vini e la stampa di un depliant de l’Enoteca da parte della Direzione, allora nelle mani del professor De Fabritiis,  delle produzioni agricole del Ministero dell’Agricoltura: la Camera di Commercio, presieduta dal professor Antonio Sclavi, che finanzia la bella pubblicazione “La Terra senese e i suoi vini”; la maggiore attenzione della Provincia di Siena e del Monte dei Paschi; la pubblicazione de “La lista dei vini dell’Enoteca” e, come una manna dal cielo, i 50 milioni posti in bilancio dalla Regione Toscana, che sono serviti per impostare una prima vera programmazione; la collaborazione con la Camera di Commercio e il suo dirigente, il compianto Mario Bianchini, per la prima uscita di un vino Docg, il “Nobile di Montepulciano”. Nell’insieme l’inizio di una ripresa dei rapporti con questi Enti e Istituzioni che trovano un rafforzamento e un allargamento con il nuovo presidente, Riccardo Margheriti, da poco eletto senatore, nel momento in cui sostituisce l’indimenticabile professor Mencaraglia.
Il decollo Con Margheriti, che non sta fermo un minuto, l’Ente Mostra Vini decolla grazie a un programma fitto di decine e decine di iniziative, che hanno fatto storia e dato uno stimolo importante alla svolta che ha rivoluzionato il mondo del vino italiano. Penso alla grande manifestazione “Alimentazione, Vino e Sport” con la Fidal e la Scuola dello Sport, la presenza dei nostri campioni mondiali e olimpionici, a partire da Sara Simeoni che, da allora, diventa madrina dell’Enoteca e del vino italiano doc e docg. Penso anche allo sviluppo dell’idea “Vino e Turismo”, con i Wine Tours di un collaboratore prezioso, Giorgio Guagliumi; l’Associazione nazionale delle Città del Vino di Elio Archimede; Le Donne del vino di Elisabetta Tognana;  il Movimento del turismo del vino di Donatella Cinelli Colombini. I premi a tecnici e personalità del mondo del vino e a personaggi, amecari, del mondo dell’Arte, dello Sport, della Musica, come la mitica Sara Simeoni, Salvatore Accardo, Lucio Dalla, Alberto Tomba.
de castro_tattarini2Enoteca stand libriLa prima volta all’estero, precisamente a Strasburgo nella sede del Consiglio d’Europa, con la presentazione dei vini e, di una novità editoriale, i “VQPRD, schedario enologico sistematico dei vini a d.o. d’Italia”, finanziata dal Ministero dell’Agricoltura e
                                                                                                  Flavio Tattarini con Paolo De Castro
delle Foreste. Una prima tappa quella di Strasburgo che porta l’Enoteca a varcare, per la prima volta, non solo i confini di Siena e della Toscana, ma, anche, quelli italiani, per ripetersi, nel mese di agosto del 1986, con la presenza alla Mostra Food Pacific di Vancouver. L’inizio di iniziative nelle varie provincie del Canada che danno, nell’arco di un decennio di costante presenza, un grande contributo alla crescita ( dal 6 a oltre il 35%), dei vini italiani su quel mercato, oggi fra i più importanti, dopo Usa e Germania. L’Incontro con Frank Sinatra, sua moglie Barbara e celebrità del cinema e della musica  nel Rancho Mirage di Palm Spring in California. La scoperta dei Country club in America e la collaborazione con l’Associazione  dei club più prestigiosi. L’incontro con i più famosi vignettisti italiani e le venti mostre dei disegni da questi realizzati, organizzate dal compianto Gualtiero Schiaffino. E, poi, le innumerevoli pubblicazioni , a partire dalla prestigiosa “Carta dei Vini”, tradotta in cinque lingue e diffuse in ogni parte del mondo, soprattutto in occasione delle grandi Fiere come Vinitaly di Verona, Anuga di Colonia, Sial di Parigi, Prowein di Dusseldorf e altre ancora.
A questo straordinario e intenso lavoro, la presidenza Tattarini, ha dato continuità, aggiungendo al tema del Turismo del Vino, le Strade del Vino; nuove interessanti pubblicazioni e, cosa importante, la realizzazione di due progetti di grande attualità “Vino e Giovani” e “Vino è”. Ha dato forza alle due “Settimane”, quella dedicata al vino e quella dedicata all’olio, con altri personaggi coinvolti, come la Carla Fracci, Rita Levi Montalcini, Alfonso Iaccarino, il grande “don Alfonso” di Sant’Agata dei due Golfi . Intenso lavoro,  sopportato da un apparato ricco di professionalità, che si è decuplicato negli uffici, ed è aumentato all’Enoteca, prima con Ciatti responsabile e, poi, con Fausto Virgilio. Sopportato, anche, da tanti bravi collaboratori. A questi personaggi, ai bravi collaboratori, all’impegno profuso, agli amici, alla capacità di pubbliche relazioni e di fare comunicazione, e, soprattutto, all’intelligenza messa a disposizione  si deve la fama nel mondo dell’Enoteca italiana e la rabbia di oggi di tanti amici della Stampa estera in Italia, dei Consolati, della Fao, degli enti di tante Regioni con i quali l’Enoteca ha collaborato , delle Università. Soprattutto dei tanti amici, sparsi nel mondo, che hanno collaborato ai successi di un Ente e della sua struttura, oggi precipitati per mancanza di attenzione da parte, innanzitutto, delle istituzioni senesi e toscane e per una scarsa capacità di proposta da parte di chi doveva, con le idee, i progetti e le iniziative, incalzare queste istituzioni  e, con esse,  le Regioni e il Ministero dell’Agricoltura, l’intero mondo del Vino. Un mondo che riscuote successi e, sicuramente, anche grazie ai tanti campi dissodati e seminati dall’intenso lavoro dell’ente Mostra Vini di Siena e della sua Enoteca.  Le opportunità, come la fortuna, non arrivano mai per caso e si colgono solo se si ha la voglia e la capacità di fare.
Pasquale Di Lena
Pasquale Di Lena * Nato a Larino. Nel 1964 arriva a Firenze dove si laurea in agraria e vive intensa attività politica e sindacale fino al 1982, quando, vincitore di concorso, diventa Segr. Gen Ente Mostra Vini-Enoteca Italiana di Siena. Ruolo che svolge fino al 2004. Promotore vini ed eventi in Italia e nel mondo,collabora con quotidiani e periodici(vincitore Premio giornalistico “Vini di Toscana”). Collabora alla nascita di Associazioni: Città del vino, che dirige fino al 2001; “Enoteche pubbliche”; “Donne del Vino”; “Giovani del vino”; “Movimento turismo del vino”, “Forum del vino”, “Palazzo Vini” di Firenze; relatore a incontri naz.li e internaz.li. Padre dì “Vino e turismo”, “Vino e Giovani”, “Vino è”, “Vigne storiche”, “Città dell’Olio”, “MolisExtra”. Ha collaborato con Ministero politiche agricole, Regioni, enti istituzioni anche internazionali,e, ultmamente con la Fidal. Componente di vari enti e organismi. Membro del Comitato Vinì. Accademico Vite e Vino e Olivo e Olio. Pres. onorario Città dell’Olio; socio on. Stampa estera. Pandolea, Ais, Onav, Aspi. Pubblica libri di poesie e sull’agroalimentare e turismo. . Più volte eletto consigliere comunale (Larino) e regionale (Molise).


Perchè il Molise non diventi un deserto

di Umberto Berardo
Ricorre in continuazione il quesito metaforico sull'esistenza del Molise.

Molti lo pongono in termini retorici, taluni in forma satirica, altri ancora con toni delusi, indignati e perfino catastrofici.
Che questa regione sia una realtà geografica, anche se ancora ad alcuni sconosciuta, è un fatto.
Che abbia una sua identità sul piano storico e culturale, negli aspetti linguistici, nelle tradizioni, nei modi di vivere e perfino nella gastronomia e nel folklore è altrettanto evidente.
Soprattutto dopo il 1963 i tratti di questi caratteri comuni della sua popolazione si sono rafforzati ed ha acquisito sempre più importanza il sentirsi "molisani".
 Ci sono stati anni in cui a diversi livelli, pur tra tanti errori, molti si sono sforzati di costruire le basi per uno sviluppo decente della regione sul piano economico, sociale e culturale.
Da molto tempo ormai assistiamo, al contrario, come attesta anche il nuovo rapporto sulla povertà della Caritas Diocesana di Trivento, ad un declino che può leggersi nei dati demografici, nel livello della disoccupazione, nelle cifre bassissime del reddito pro capite, nella limitatezza dei servizi come nell'esiguità dei sistemi di difesa del territorio e della salute dei cittadini.
Più volte abbiamo sottolineato tali carenze perché, vivendo in questa regione, non possiamo accettarne l'attuale livello di qualità della vita.
Se volete un'idea di quanto stiamo affermando, provate a recarvi soprattutto nelle aree interne del Molise centrale, penetrate all'interno dei borghi anche in una bella giornata di sole nelle stagioni in cui si ferma il rientro occasionale dei molisani che vivono da emigrati altrove e troverete un paesaggio spettrale in cui talora non vedete "circolare un'anima" come si dice nel gergo locale. 
Spesso ci chiediamo perché un cittadino dovrebbe continuare la sua esistenza su un territorio che non gli garantisce neppure un servizio primario davvero efficiente come quello sanitario.
Noi abbiamo scelto di stare in questa realtà e continueremo a viverci, ma non intendiamo arrenderci alle scelte politiche che la impoveriscono sempre di più nei servizi essenziali.
Gli effetti negativi del Decreto Balduzzi e del P.O.S. predisposto dal commissario ad acta ed approvato con legge nazionale sono sotto gli occhi di tutti in un territorio le cui popolazioni già vivono difficoltà enormi su diversi piani esistenziali.
Di recente le problematicità, più volte sottolineate dal Forum per la Difesa della Sanità Pubblica, sono state rilevate dall'Ordine dei Medici della Provincia di Campobasso e da Cittadinanza Attiva. 
In molti paesi molisani delle aree interne manca perfino la guardia medica, mentre il servizio di medicina di base con il cosiddetto "medico di famiglia" è assicurato solo in taluni giorni ed in fasce orarie limitate.
Ora con la riduzione dei posti letto e lo spostamento di diverse specializzazioni di cura  dalle strutture ospedaliere pubbliche a quelle private la situazione si è fatta davvero difficile.
Ci sono malattie tempo-dipendenti, come un aneurisma, un'ischemia, un ictus, per le quali il pronto soccorso rimane all'ospedale Cardarelli di Campobasso, mentre è previsto il coordinamento tra i neurochirurghi di questa struttura con quelli del Neuromed attraverso la reperibilità di un medico in entrambe e la possibilità di spostamento di uno specialista dal Neuromed al Cardarelli per pazienti intrasportabili o il trasferimento del paziente al Neuromed.
Provate a riflettere un attimo su quanto può accadere a chi incorre in un caso del genere in un paese di un'area interna in cui le comunicazioni stradali sono difficilissime soprattutto nel periodo invernale.
Corsa al pronto soccorso del Cardarelli, consulto dei medici con il Neuromed ed eventuale trasferimento di un medico da Pozzilli o viceversa del paziente verso l'Istituto Neuromed.
Di fronte ai possibili problemi insorgenti che stiamo rappresentando la domanda che sale immediata è " ma un cittadino molisano ha oggi davvero la garanzia di Servizi Essenziali di Assistenza che abbiano efficienza piena per tutelare la sua salute in caso di pericolo e che quadro ha una medicina territoriale che non garantisce neppure una guardia medica in ogni paese? "
La popolazione si indigna, trova qualche forma sporadica di protesta e poi si ha come la sensazione di una resa o di un'assuefazione al peggio.
I servizi sanitari devono essere efficienti e sicuri per tutelare al meglio la salute; non è allora pensabile che siano rapportati al numero degli abitanti di un territorio.
Ogni persona, ovunque viva, ha diritto ad essere curato in caso di malattia.
 Tutelare questa esigenza si può fare sicuramente dialogando con chi dovrebbe garantirla, come gli amministratori pubblici di ogni livello, i Prefetti, i politici e le forze sindacali; se, però, tale confronto  non dà risultati,  è evidente a tutti che le strade per tutelare i diritti della popolazione sono i ricorsi contro leggi inaccettabili ed ingiuste e la lotta pacifica, ma forte e decisa per ricostituire la giustizia sociale dove questa manchi.
La via dell'impugnazione delle leggi per incostituzionalità è sicuramente da percorrere, ove ci siano le condizioni, ma richiede tempi lunghi che rischierebbero di compromettere nel frattempo lo stato dei diritti sociali; insieme a questa va praticata allora la seconda che deve dare in modo chiaro i segni di un popolo che non accetta decisioni ingiuste e non giunge a compromessi inaccettabili.
È per questo che, dopo le due manifestazioni a Campobasso del 18 maggio 2016 e del 7 aprile 2017 organizzate dal Forum per la Difesa della Sanità Pubblica, si può e si deve arrivare, come abbiamo proposto già da mesi, almeno ad una giornata di sciopero generale regionale capace allo stesso tempo di coscientizzare i cittadini sulle attuali difficoltà dei servizi sanitari e di pretendere un P.O.S. fondato su servizi pubblici i quali, fino a prova contraria, sono ancora quelli che possono offrire soccorso nell'emergenza H24 e che, trattando la sanità come un diritto e non una merce, possono evitare disparità di trattamento verso i pazienti.
Per ottenere una sanità efficiente occorre pertanto respingere le decisioni plutocratiche e verticistiche poste in essere su mandato di poteri forti che hanno tolto ogni capacità decisionale alle istituzioni rappresentative regionali dei cittadini; c'è quindi la necessità di rivedere il Decreto Balduzzi e di bloccare politicamente e giuridicamente il P.O.S. ridefinendo i servizi sanitari e rendendo anzitutto i cittadini titolari del diritto ad avere dei LEA sicuri in qualsiasi territorio essi vivano perché questo è garantito loro dalla Costituzione Italiana nell'art. 32.
I fondi dello Stato devono essere investiti nella sanità pubblica per renderla sempre più funzionante, mentre i servizi in convenzione possono essere sostenuti in via del tutto provvisoria purché non incidano per più del 20% in ogni settore e fino a quando non si riuscirà su un territorio a garantire servizi pubblici per tutte le specialità di cura.
Il futuro deve immaginare un servizio sanitario pubblico ad alta specializzazione diffuso su tutto il territorio nazionale.
In tale direzione è  indispensabile far nascere i Presidi Territoriali di Assistenza, velocizzare le prestazioni, rivedere il sistema dei ticket, oggi davvero troppo onerosi, impedire che il copyright porti il costo di taluni farmaci a livelli stratosferici ed eliminare l'intramoenia che sono in tanti oggi a considerare un servizio privato nel pubblico.
Poiché da anni in questa direzione si sta operando con risultati inaccettabili sul piano legislativo e strutturale, noi pensiamo che il traino ad un'azione di rivendicazione di servizi sanitari davvero proficui possa e debba iniziare da soggetti singoli o associati che dovrebbero esserne i portavoce.
Parliamo dei sindaci, degli operatori sanitari, dei sindacati, delle chiese diocesane, delle associazioni presenti sul territorio ed ovviamente di tutta la popolazione molisana.
Purtroppo, rispetto ai problemi reali sopra delineati, al momento occorre prendere atto che il senso civico lascia davvero a desiderare!
Costruirlo si può a patto che ci sia la voglia di uscire dal deserto immaginando e programmando una realtà diversa anche attraverso l'individuazione di soggetti responsabili, competenti ed eticamente ispirati in grado di rappresentare nelle istituzioni i diritti dei cittadini 


24 ottobre 2017

i quattro vini molisani nella Guida Vitae dell'Ais

MoliseMOLISE ROSSO DON LUIGI RISERVA 2014 - Di Majo Norante
TINTILIA DEL MOLISE RUTILIA 2014 - Cantine Salvatore
TINTILIA DEL MOLISE SATOR GRAN MAESTRO 2011 - Cianfagna
TINTILIA DEL MOLISE TINTILIA 66 2012 - Claudio Cipressi

Sono i quattro vini molisani insigniti del massimo riconoscimento (quattro viti) inseriti nella 4a Guida Vitae 2018 dell'Ais, l'associazione sommelier italiani. Una guida imponente che riporta 575 vini con quattro vini dopo una selezione di oltre 5mila campioni inviati da 2mila aziende italiane. In testa il Piemonte, seguito dalla toscana. Il mio  personale applauso ai quattro  bravi produttori molisani. Prosit

22 ottobre 2017

FLOS OLEI 2018 - L'OLIO DI FLORA DE LA CASA DEL VENTO

Riportiamo il testo della e mail ricevuto da E.V.O., la Srl che pubblica la Guida al mondo dell'Extravergine - Flos Olei e che ci informa dell'inserimento de L'Olio di Flora "Gentile di Larino", biologico, raccolta 2016/17.
E' questo solo l'ultimo dei riconoscimenti ricevuti, a partire dai tre del Concorso Goccia d'Oro (dic. 2016), dall'olio extravergine di oliva prodotto da La Casa del Vento.
Una bella notizia che suona di buon auspicio per la raccolta 2017 ormai prossima alla chiusura


    Gentile Produttore,

    abbiamo il piacere di informarla che, in seguito alle degustazioni effettuate dal curatore sig. Marco Oreggia e dal suo Panel di Esperti Assaggiatori, su oltre 1.000 campioni pervenuti da tutto il mondo, il suo pregevole olio extravergine di oliva è stato selezionato per la Guida Flos Olei 2018 - guida al mondo dell'’extravergine, strumento di divulgazione e promozione delle migliori realtà di produzione del settore oleario mondiale, pubblicata in duplice lingua (italiano-inglese).
    Nel ringraziarla per aver partecipato, cogliamo l'’occasione per inviarle i nostri più sinceri complimenti.
    Cordiali saluti.

Ancora un prestigioso riconoscimento per Michele Montagano

Dopo la cittadinanza onoraria consegnata un mese fa dal Comune di Casacalenda questa volta il titolo di Cavaliere di Gran Croce consegnato dal Presidente della Repubblica


21 ottobre 2017

Le potenzialità di uno sviluppo sostenibile con il Molise protagonista


A proposito di Bio- Distretto Laghi Frentani, riprendo e traduco, con l’aiuto di google, questo articolo  letto su Teatro Naturale, appena arrivato sul mio computer.  

 Con la bioedilizia il ruolo dell'agricoltura torna in primo piano

Le case ecosostenibili in futuro sono caratterizzate da grandi risparmi energetici, ambienti puliti e rifiuti completamente riciclabili e naturali. Al centro dell’attenzione la canapa per le sue grandi potenzialità e i rami infiniti di applicazione. 
Il bio-bunker sembra attirare di più l'attenzione degli operatori e dei consumatori con la canapa materiale innovativo sempre più utilizzato.  
… in evidenza la complessità delle grandi opportunità nell'edilizia verde, lo sviluppo di un alloggio sostenibile del futuro caratterizzato da notevoli risparmi energetici, salute ambientale e elementi completamente riciclabili e naturali. …la canapicoltura, un ottimo modo per ripristinare i suoli contaminati, una pianta estremamente versatile adattabile a varie situazioni ambientali,

Costruire con l'utilizzo di materiali naturali e con soluzioni tecnologiche innovative, è certo, coinvolge maggiori costi e attenzione ai dettagli. Tuttavia, il più grande investimento iniziale può essere recuperato in tempi brevi, grazie al ridotto consumo di energia e alla ridotta manutenzione di questo tipo di edificio. Con l'aumento del mercato della bio-costruzione, i costi delle materie prime tendono a diminuire, il che dovrebbe stimolare la crescita degli interessi. Pertanto, una casa di costruzione verde ha, più o meno, il medesimo costo di un edificio tradizionale, ma con maggiori benefici ambientali e tecnologici.
 Per coloro che desiderano una casa in bio-costruzione, alcune banche offrono mutui a prezzi accessibili, anche attraverso accordi con i principali produttori con questa tecnica. I vantaggi dei prestiti ipotecari rispettosi dell'ambiente sono anche esacerbati da tagli fiscali significativi: le imposte possono essere detratte fino al 55% dei costi sostenuti per i rimontaggi energetici. L'introduzione della canapa nei materiali da costruzione è una pratica relativamente recente. I bastoncini o le fibre del gambo di canapa, in costruzione ecologica, vengono miscelati in percentuali variabili in un legante che può essere rappresentato da calce o argilla per la fabbricazione di vari elementi costruttivi: mattoni, isolanti, leganti
L'isolamento è il campo più diffuso di utilizzo della canapa. È importante costruire e ristrutturare per risparmiare energia per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera proveniente dal riscaldamento o dal raffreddamento degli appartamenti. Il legante idraulico a base di calce è un materiale igroscopico che regola l'umidità senza perdere calore o energia, con conseguente riduzione della crescita di microrganismi e polvere sulle superfici al fine di garantire un ambiente interno più sano. 
La vita utile di un edificio di canapa è di circa 100 anni e,inoltre, l'agglomerazione della canapa può essere rotta e riutilizzata alla fine della vita dell'edificio.
A tal proposito importanti progetti in corso o in fase di sviluppo per la ricostruzione post-terremoto in modo organico, combinando la produzione agricola e artigianale con la costruzione di edifici ecologici, terremotati e autonomi, utilizzando materiali, tecniche e tecniche locali. combinato con le più avanzate tecnologie di costruzione disponibili e la canapa rappresenta l’innovazione.