31 gennaio 2017

OLIVICOLTURA ABBANDONATA.

SONO I DATI DELL’OLIO DI OLIVA A RACCONTARE I VUOTI POLITICO-ORGANIZZATIVI RIFERITI A UN COMPARTO STRATEGICO PER L’AGRICOLTURA ITALIANA E IL NOSTRO MEZZOGIORNO.
di Pasquale Di Lena
Dai primi dati ufficiali (ho letto quelli del notiziario Mercacei) della campagna olivicola 2016/17in Europa,  ancora in corso, che riportano anche le previsioni finali, si ha un quadro dell’olivicoltura europea non bello in generale (meno che per la Spagna): una  produzione di olio inferiore del 19,2% (1.875.200 tonnellate di fronte al quantitativo complessivo raccolto nella campagna precedente che è stato di 2.322.400).
Questo dato negativo diventa allarmante per l’Italia che alla fine produrrà  243.000 t. di olio, cioè un quantitativo pari alla metà (-48,8%) di quello della campagna precedente.   Ancor più preoccupante se si pensa che si prevede un ulteriore aumento (+ 15,7%) dei quantitativi di olio d’oliva importati, pari a un quantitativo di circa 600.000 tonnellate, in cambio di un’esportazione di  288.700 t., che vuol dire una perdita del  24, 4% di fronte ai quantitativi esportati nella campagna precedente.
Ma non basta (sempre per il nostro Paese)  c’è da aggiungere anche la perdita di consumo (-3,6%) superiore alla media europea (-2,1%).  A differenza della Spagna che, a parte una perdita di produzione di olio di oliva e dei consumi interni, registra dati positivi soprattutto nel campo delle esportazioni: 925.000 t. (+6,8%), di cui 590.000 t. (+9,2%) nei paesi dell’Unione europea e 335.000 (+2,7%) nei paesi terzi.
E’ vero, la raccolta registra perdite ovunque e la colpa è sicuramente da addebitare all’andamento climatico, ma, se parlo dell’Italia, a questo elemento negativo per tutti è da aggiungere,  l’aumento dell’abbandono degli oliveti e, anche, di tante disattenzioni causate da approssimazione organizzativa.
Se, però, si mettono a confronto i dati della Spagna con quelli del nostro Paese per ciò che riguarda i consumi e, particolarmente, le esportazioni, al limite organizzativo c’è da aggiungere quello, ancor più evidente, della commercializzazione. Il limite dovuto a una mancanza di strategia di marketing da parte del centro (Governo e Ministeri, sia dell'Agricoltura che del Commercio) e, ancor più, della periferia,soprattutto Regioni. Un vuoto di idee e di programmi, di strutture adeguate agli obettivi che si vogliono raggiungere,  che producono sprechi enormi di quelle risorse finanziarie che sono, e non poche, a disposizione della promozione, comunicazione, valorizzazione e commercializzazione dell’olio extravergine di oliva e, non solo, anche del vino e dell’insieme dei prodotti agroalimentari.
Tutto questo, come ho avuto modo di sottolineare in precedenti articoli, in un momento in cui si tocca con mano la crescita di interesse del consumatore di ogni angolo del globo, soprattutto dei nuovi consumatori, quelli che si stanno avvicinando solo da poco tempo all’olio extravergine di oliva.
Un interesse da cogliere e seguire con azioni programmate e mirate se si vuole trasformare in una voglia di acquisto e, così, rendere il nuovo consumatore un consumatore affezionato, anche del territorio.
L’olivicoltura e il suo olio extravergine di oliva, così strategici per l’agricoltura, la ruralità e per l’insieme dei territori del nostro Sud, sono solo l’esempio del limite politico, atavico, che spesso è anche culturale, di chi, a vari livelli, ha il compito di governare il territorio e sfruttare al meglio le risorse e i valori che esso esprime e ciò è possibile solo partendo dalla domanda del mercato e dalla possibilità di influenzarla proprio con le dovute e corrette azioni di marketing .  
Quella strategia di marketing che, invece, la Spagna dimostra di conoscere e utilizzare
E’ al mercato che bisogna chiedere per ottenere la giusta risposta al bisogno di un reddito adeguato per chi produce e trasforma le olive in olio extravergine di qualità.
E’ il mercato, soprattutto quello globale, e non la distribuzione a pioggia delle risorse finanziarie, che ha la risposta giusta, e, non solo per il mondo dei produttori e dei trasformatori agroalimentari, ma anche per chi vive ed opera in un territorio che esprime la qualità e la diversità degli oli e degli altri suoi prodotti che, come chi sa, sono anche fondamentali testimoni e, come tali, promotori di turismi, che vogliono dire occupazione, reddito, sviluppo, futuro per le nuove generazioni.
pasqualedilena@gmail.com

29 gennaio 2017

Successo de L’Olio di Flora alla serata di presentazione-degustazione a “I Cinque Sensi” di Firenze



Protagonista a Firenze L’Olio di Flora, l’extravergine biologico della varietà “Gentile di Larino” prodotto da La Casa del Vento sul Colle posto a 500 m.s.l.m., in contrada Monte.                                                                                                                   
Il Colle che guarda dall’alto Larino, l’antica capitale del popolo Frentano e moderna capitale dell’olio grazie al suo patrimonio di ben tre varietà di olivi, tra le quali la “Gentile”, la più diffusa nel Molise, e per aver dato i natali (1994) all’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, oggi forte di 350 tra istituzioni e comuni protagonisti anche in Italia e nel Mediterraneo.
una sala del Ristorante I Cinque Sens

L’occasione è stata data dalla serata di presentazione-degustazione di quattro oli e cibo al Ristorante “I Cinque Sensi” , noto a Firenze e molto frequentato per i suoi ambienti e l’ottimo rapporto qualità/prezzo.





La presentazione del libro “Extravergine – la buona vita”, uscito a novembre per la Codicermes edittori in Bologna, curato da Daniela Utili, con la collaborazione di Barbara Alfei, Giuseppe Ceramia, Stefano Cerni, Lorenzo Cerretani, Giovanni Lercher e il compianto Antonio Ricci, fra i più noti esperti in Italia nel campo dell’olivo e dell’olio.

Alla fine della presentazione del libro la degustazione di quattro “Oli pregiati” delle Regioni Adriatiche” con abbinamenti a quattro piatti e quattro vini:
1.Emilia RomagnaOlio “Nostrana di Brisighella” di Terra di Brisghella, con “Crema di zucca gialla, Bocconcini di maiale ai porri”,  Vino Sangiovese di Romagna;

 2. Marche - Olio “Piantone Moiano” dell’az. Agr. I Tre Filari. Vino Passerina;

3. Molise -  Olio “Gentile di Larino” biologico - L’Olio di Flora- dell’az. Agr. La Casa del Vento”, Vino Ramitelloaz. Di Majo Norante;

4. Puglia –Olio “Coratina” dell’az. Agr. Monterisi, Vino Primitivo.

La degustazione è stata guidata da un noto sommelier degustatore fiorentino, Paolo Blasi.






27 gennaio 2017

LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Per non dimenticare l'orrore del genocidio nazifascista, le dittature, le guerre, le distruzioni, le persecuzioni, le stragi di milioni di bambini, donne e uomini che avevano la colpa di essere ebrei, zingari, oppositori politici, omosessuali, e, anche quelli che non avevano alcuna colpa.

Per non dimenticare una tragedia immane e riflettere, soprattutto con i giovani, perché non si ripeta e, insieme, dire  NO all'odio e al razzismo. 

Il 27 gennaio di 71 anni fa i soldati dell'armata rossa, arrivati in Polonia, a Auschwitz, hanno chiuso i cancelli di questo luogo partorito dalla follia umana.

24 gennaio 2017

Antidoti ai delitti  familiari

di Umberto Berardo



L'ultimo crimine terribile in ordine di tempo è quello avvenuto il 10 gennaio 2017 a Pontelangorino in provincia di Ferrara, ma, mentre si dichiarano gli uxoricidi, i reati dei figli contro i genitori sono un tabù e, almeno nei casi di minacce ed aggressioni, tendono ad essere negati o minimizzati per tutelare un'immagine positiva della famiglia.

L'omicidio dei genitori per la verità non ha una casistica molto elevata rispetto ad altre forme di delitto, ma il fatto che avvenga all'interno della famiglia ed in forme piuttosto cruente colpisce molto l'opinione pubblica.

Non mancano studi e pubblicazioni sul tema.

 Nel 2007 la Facoltà di Psicologia dell'Università degli studi di Torino se n'è occupata con una ricerca sui casi verificatisi in Italia per individuarne i dati fondamentali.

Gli autori di tali crimini sarebbero per l'82% figli maschi e per il 18% femmine, mentre le vittime sono padri nel 54,1% e madri nel 45,9% .

I moventi di solito sono di natura psicologica, economica e relazionale, ma anche dipendenti da tossicodipendenza, patologie psichiatriche, violente incomprensioni o volontà di vendetta.

In ogni caso, se la deviazione dell'amore tra i componenti di un nucleo familiare arriva ad un omicidio e non trova alcun ostacolo nella manifestazione della violenza più spietata, anche in ordine agli strumenti di cui si serve, alla futilità delle motivazioni ed all'assenza totale di pentimento, è chiaro che tutti noi abbiamo il dovere di porci delle domande articolate in ordine alle cause profonde che, al di là dei moventi, muovono a simili gesti.

Intanto noi pensiamo che in moltissime famiglie si sia interrotto o quantomeno allentato il processo educativo e quello della formazione valoriale, caratteriale, psicologica, sentimentale ed etica che dovrebbero essere l'asse portante nella costruzione dell'identità e della libertà personale di ogni suo componente.

I rapporti di lavoro, ma anche la superficialità in impegni non essenziali, come pure l'estraneazione nella realtà virtuale attraverso lo schermo del computer, del telefonino o del televisore, determinano spesso una generale assenza di dialogo senza il quale è molto difficile, se non impossibile, mantenere nella famiglia autenticità di rapporto educativo e di relazioni umane profonde.

Si creano allora muri invisibili che impediscono la comprensione reciproca come la conquista di un'indipendenza decisionale e spesso appunto generano mostri.

Ciò che fanno in merito poi i mass-media è di una gravità che a nostro avviso ancora non ci è del tutto chiara.

La violenza e gli esempi di relazioni familiari negative che ci vengono propinate senza risparmio ogni giorno hanno un impatto fortemente diseducante nei confronti delle nuove generazioni e noi che le tolleriamo siamo complici di palinsesti televisivi o di altri prodotti massmediatici o tecnologici che sicuramente creano forti distorsioni della personalità soprattutto in chi ha scarso potere critico.

La banalizzazione di elementi fondamentali come gli affetti, la stessa vita o la morte porta i giovani, secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli, ad eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento dei desideri

La scuola poi, sempre più orientata quasi esclusivamente all'informazione ed all'istruzione, talora ripiegata su un sapere contenutistico trasmesso più che ricercato, crediamo debba riappropriarsi del ruolo fondamentale della formazione non solo sul piano culturale, ma anche psicologico, sentimentale e dello spirito critico.

Se deleghiamo la genesi dei sentimenti e della coscienza personale ai cattivi maestri, è chiaro che le relazioni umane avranno problemi enormi, costruite come sono sulla banalità di principi assurdi e senza senso.

Le difficoltà di rapporto tra genitori e figli avvengono soprattutto quando questi ultimi vivono la fase adolescenziale.

Il conflitto è parte integrante della crescita dei ragazzi e può facilitarne lo sviluppo purché venga gestito con responsabilità e senza alcuna forma d'istintività.

Crediamo abbia ragione Daniele Novara, responsabile di uno sportello di consulenza pedagogica a Piacenza ed autore di numerose ed interessanti pubblicazioni al riguardo, a sostenere che la violenza non è figlia del conflitto, ma piuttosto dell'incapacità a tollerare le difficoltà ed i contrasti da parte di soggetti con turbe della personalità o problematicità relazionali.

La sua idea di una "Scuola genitori" per conoscere come agevolare i figli a crescere ci sembra davvero interessante in un contesto in cui l'analfabetismo di ritorno può fare gravi danni di natura educativa.

L'uscita dalle fragilità esistenziali nel rapporto genitori-figli ha bisogno ovviamente di una grande capacità reciproca di dialogo che talora necessita di aiuti esterni alla famiglia come quelli dello psicologo, dello psicanalista o più semplicemente di amici, della scuola o di altre agenzie educative come i gruppi sportivi, la parrocchia, i consultori o i centri culturali e ricreativi.

Poiché la psicologia dell'età evolutiva sostiene con certezza che nei giovani la violenza nasce da blocchi nello sviluppo psichico, è del tutto evidente come in un tale ambito, senza permissivismi a forme di libertà distorta o ad atteggiamenti di marginalizzazione, sia della massima importanza la presenza autorevole, ma non autoritaria, dei genitori e della scuola.

È nostra convinzione profonda, anche per il lavoro di trentasei anni da educatori, che certe situazioni di difficoltà esistenziali che generano aggressività siano superabili solo lavorando in maniera certosina a superare in modo non violento i conflitti familiari e sociali.


22 gennaio 2017

Benedikt Doll, il grande campione di Biathlon, che ama L’Olio di Flora.


Benedikt Doll (3° da sinistra) e la sua 7a medaglia d'oro con la
vittoria di ieri alla Coppa del Mondo-
Con i suoi compagni di squadra vittoriosi ieri
Ieri l’ennesima vittoria di squadra con la nazionale tedesca di Biathlon, nella gara della Coppa del Mondo  che si è chiusa poche ore fa sulle montagne di Rasun Anterselva il piccolo comune altoatesino in Val Pusteria.
Sto parlando di Benedikt Doll, un campione plurivincitore con un palmarès ricco di ben 10 medaglie d’oro (3 Juniores e 7 adulti); 10 medaglie d’argento, di cui due nella categoria Juniores; 5 medaglie di bronzo, che, messe insieme, stanno a significare che si è ripetuto per ben 22 volte il suo salto di gioia sul podio, quando  quello dei mondiali o  degli europei e quando  quello della Coppa del Mondo.
Un biatleta che ha cominciato a raccogliere la sua prima medaglia d’oro nel 2009, a 19 anni, con la staffetta tedesca nella categoria Juniores, in quest’affascinante disciplina sportiva, il Biathlon,  che abbina due specialità, lo sci di fondo e il tiro a segno con la carabina. In pratica forza e abilità, concentrazione e tranquillità, carattere e voglia di partecipare e vincere.
Una disciplina sportiva di cui non sapevo l’esistenza fino a quando non ho avuto la fortuna di conoscerlo dieci anni fa a Roma, un ragazzo, allora di 16 anni, che ho trovato molto timido.  L'occasione, una bella festa in onore della zia Benigna, mia carissima amica, che ho avuto modo di incontrare alla stampa estera, nella seconda metà degli anni ’80, alla presentazione del 1° "Vino e Turismo" promosso dall’Enoteca italiana. Nel tempo questo incontro, grazie al vino, è continuato con altre iniziative sviluppate insieme, come la pubblicazione di un libro fortunato “ SensidiVino”, tradotto in più lingue, e, la collaborazione con la Casa Italia Atletica nelle tappe de La Maratona del Gusto e delle Bellezze d’Italia che si sono sviluppate in Germania  e in Austria.
Benedikt con la zia Benigna e uno dei suoi piatti
preparati con L'Olio di Flora,
varietà "Gentile di Larino", biologico
E’ Benigna, appassionata di olio e del buon mangiare italiano, che ha raccontato il Molise e fatto conoscere L’Olio di Flora a suo nipote Benedikt, che, oltre ad essere il grande campione che gli amanti del Biathlon conoscono e ammirano, è un appassionato cultore del cibo e si diverte molto, nel poco tempo libero, a stare in cucina a inventare piatti che insegna nel suo blog Dollsküche.
Il grande campione
in uno dei suoi rari momenti di relax

E L’Olio di Flora è uno dei suoi ingredienti preferiti che usa sempre quando vuol mangiare italiano, un buon piatto di pasta, un semplice pane e olio o, anche, provare l'abbinamento con i piatti della sua terra.
Un grande onore per La Casa del Vento che spera di avere un giorno suo ospite Benedikt per un confronto in cucina, dopo la visita dei suoi olivi e lo sguardo allo splendido territorio di Larino e di una parte del Molise, quella oltre il Biferno e il Trigno, che guarda l’Abruzzo; delle colline che fanno vedere il mare di Vasto e Termoli e quella che porta lo sguardo oltre le Piane di Larino, alle Isole Tremiti, e oltre  le colline che presentano il tavoliere delle Puglie e il Gargano, il suo promontorio o sperone d'Italia.
pasqualedilena@gmail.com

19 gennaio 2017

IL MOLISE E’ L’ACQUA CHE HA


In queste ore a Davos, in Svizzera, si sta discutendo dei rischi che corre il globo se non si prendono provvedimenti per il clima, l’ambiente, le disuguaglianze, l’acqua, la stessa aria che permette a ogni essere vivente di  respirare.



Rischi seri (non c’è l’economia) che necessitano di essere rimossi se si vuole bene al globo che ci ospita.



Ebbene, il rischio dovuto a una crescente carenza di acqua, in particolare quella potabile, mi fa pensare ancor più al Molise, alla straordinaria attualità e, come tale, modernità di questa piccola Regione che, personalmente, considero una stupenda, meravigliosa Città –Campagna. Ponendo al centro di un suo possibile sviluppo, il Molise, ha tutto per recuperare la sua scarsa visibilità e approfittare della sua “arretratezza” per diventare un laboratorio di opportunità per sé e per le altre regioni, il Paese.



L’acqua il Molise ce l’ha ed è la risorsa più preziosa di quel bene comune che è il territorio e, come tale, da spendere con grande oculatezza. E’ la sua preziosità che fa dire che essa è una risorsa strategica al pari degli altri contenuti propri di una Città-Campagna, come la ruralità, i suoi 136 borghi, la sua agricoltura.



Una fortuna enorme che non è permesso a nessuno di buttare al vento se non vuol ritrovarsi inserito nella categoria degli sciocchi e dei mestieranti della politica, o, addirittura degli accattoni.

L’acqua, anche alla luce della sua centralità all’interno di una riflessione che vede riunito, a Davos,  un mondo di esperti, ricercatori, rappresentanti di governo, può diventare il perno di una strategia di marketing e, trascinare, con la sua promozione e valorizzazione, la sua spendibilità, l’insieme delle poche ma importanti risorse espresse dal territorio, tutte all’insegna della sostenibilità.



Una classe politica e dirigente , che vuole mostrarsi avveduta e lungimirante, non perderebbe tempo a resuscitare un sistema fallito (è sotto l’occhio di tutti)  per colpa di uno sviluppo tutto concentrato sull’industrializzazione, ma utilizzerebbe intelligenze e risorse per vedere qual è lo sviluppo alternativo. Un fallimento pagato con la perdita del lavoro, mancanza di prospettive, nuova emigrazione, perdita di territorio e abbandono dell’agricoltura, che vuol dire riduzione di cibo e di cura del territorio.




La mancanza di un’opposizione a una prospettiva che decreta, viste le conseguenze di una crisi strutturale, sistemica, il ripetersi di un percorso fallito, porta a disperare chi conosce il significato e il valore dell’acqua e sa che il Molise ha straordinarie potenzialità da esprimere e tutte nella direzione opposta.  Solo un diverso sviluppo che parte dalle risorse che il territorio mette a disposizione, per spenderle e valorizzarle invece di distruggerle, dando spazio a vecchie  e nuove attività, può risultare vincente oggi e dare quelle speranze che servono a costruire il futuro.

Penso alla ruralità, alla storia e alla cultura, ai borghi, alle tradizioni, e, penso, a nuove attività legate al recupero dei borghi, ai cammini e ai turismi possibili, quelli che sanno cogliere e vivere la sostenibilità.



 Ecco il Molise, una realtà che vive  nel cuore di chi sa che esso è identità prim'ancora che una realtà geografica, attualità e, come tale, premessa di un futuro che può aiutare anche altre realtà a uscire da un percorso che, mettendo a rischio l’esistenza stessa del globo, non ha alcun segno di continuità.



L’acqua, risorsa primaria del Molise, l’oro blu da difendere dagli assalti di chi se ne vuole appropriare, che apre un percorso alternativo che evita il baratro e porta al domani.

E tutto questo per evitare di scambiare l’oro blu con un culo di bottiglia che, non un bianco ma un giallo di oggi, è pronto a dare, e fare così la fine che hanno fatto in America gli  indiani.



Si tratta solo di programmare e progettare partendo subito dal recupero delle perdite di acqua, e, quindi, dalla necessità di impegnare le risorse per un acquedotto sano, efficiente, in modo da assicurare l’acqua ai molisani e agli ospiti del Molise; definire un unico consorzio di bonifica e un uso mirato dell’acqua nelle campagne per un’agricoltura moderna, di qualità; porre una particolare attenzione alla viabilità e al dissesto idrogeologico; puntare sul recupero deii borghi per un’ospitalità diffusa.



Con l’acqua e una sua intelligente gestione si dà spazio all’occupazione; si rilanciano le piccole attività artigianali e commerciali; si dà spazio ad un’agricoltura di qualità, con altre sue eccellenze degne di diventare testimoni del territorio al pari dei vini e dell’olio, le sole indicazioni geografiche tutte molisane; si apre definitivamente al turismo, con i turismi possibili grazie alle tante vocazioni.   



L’acqua può, così, dare al Molise l’immagine che non ha e e fare esprimere in pieno tutta la sua identità e le sue importanti potenzialità.

pasqualedilena@gmail.com

PREMIO INTERNAZIONALE RANIERI FILO della TORRE






E’ stata fissata per giovedì 2 febbraio 2017 alle ore 10.30, presso la sede della Confagricoltura - Palazzo Della Valle in Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 101 - la cerimonia per l’assegnazione dei premi ai finalisti del Concorso intitolato a Ranieri Filo della Torre che, in varie sezioni, si è posto l’obiettivo di esaltare sul piano artistico il mondo dell’olivicoltura. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Pandolea, che unisce in sé donne imprenditrici di piccole e medie imprese produttrici di olio extravergine di qualità e donne professionalmente impegnate nel settore olivicolo-oleario.
Ranieri Filo della Torre, morto prematuramente, espressione della Confagricoltura, era stato direttore generale di Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano. Un impegno che lo aveva portato ogni giorno a confrontarsi, con passione e competenza, con i problemi e le speranze di tanti produttori olivicoli. Proprio richiamandosi al ruolo e alle attività di Ranieri Filo della Torre che ha dedicato al mondo dell’olivicoltura parte della propria vita cercando di ampliare il più possibile i rapporti, i rimandi e i contatti sia fisici che intellettuali tra la realtà della terra e dei frantoi e quella della cultura e delle speculazioni e creazioni intellettuali, il Premio vuole farsi punto di raccordo tra queste diverse realtà, vuole portare lo spirito della terra nella cultura e avvicinare l’elaborazione artistica e creativa verso la terra in modo che i due mondi possano crescere entrambi. Il dialogo, l’intrecciarsi di esperienze e idee, la cultura dell’accoglienza e della comprensione sono valori propri del mondo femminile, sono parte fondante del nostro lavoro di donne dell’olio. Su questi terreni il confronto e la collaborazione con Ranieri Filo della Torre sono stati sempre proficui e intensi. Per questo Pandolea – Donne dell’Olio dedica a lui il premio. Con la speranza che la consapevolezza verso uno degli ingredienti di maggior importanza nell’alimentazione mediterranea e nella dieta salutistica possa crescere anche attraverso le opere di chi questo concorso ha voluto farlo e ha cercato di declinare in forme diverse da quelle delle pratiche agricole e di frantoio il senso, i profumi e i sapori dell’olio extravergine di oliva.








                                      LA VOCE DEL PASTORE, IL RACCONTO DI UN INCONTRO

Il clima a La Piana dei Mulini, l’antica struttura recuperata da Michele Lucarelli e trasformata in ristorante, albergo, luogo d’incontro, era quello del Natale che è nella nostra mente: la neve, la stradina ghiacciata, il gelo, i suoni della zampogna e della ciaramella, la voglia di stare insieme ed ascoltare “La voce del Pastore”.
Non c’erano i pastori della transumanza né quelli che ancora oggi portano al pascolo le pecore, ma due pastori dell’anima, Mons. Gianacarlo Bregantini, della Diocesi di Campobasso-Bojano, e Mons. Angelo Spina, molisano che guida la Diocesi di Sulmona, e presiede la Conferenza episcopale del Turismo Abruzzo- Molise , con il Direttore di questa importante espressione dei vescovi delle due regioni, l’avv. Mario Ialenti, che il mondo dello sport molisano e quello dell’Atletica Italiana conosce essere stato uno dei suoi dirigenti più capaci e più attivi.
Il tema, il territorio con i suoi valori e le sue risorse, la possibilità di accarezzarlo con i passi di cammina per conoscere questo patrimonio di bontà e di bellezza, espressione della nostra identità. Un bene comune che ha bisogno di essere curato perché possa diventare eredità delle future generazioni e non essere sperperato per dare ragione a un sistema, che mostra sempre più il suo fallimento avendo un unico fine da raggiungere, il denaro. Bisogna, per salvare il territorio, i territori, la madre terra, far sì che il denaro torni ad essere un mezzo e non un fine.
E’ stata citata più volte dai relatori “Laudato sì”, l’enciclica di Papa Francesco nei suoi passaggi più significativi, a dimostrazione che c’è una strada percorribile per ridare alla natura quella pace di cui ha urgente bisogno l’umanità.
Una strada che la politica, presa com’è a seguire altre indicazioni, non ancora riesce a individuare.

Ieri, in un incontro di grande interesse per i temi trattati e le importanti riflessioni fatte, la politica e la classe dirigente del Molise era, con la sola eccezione del vicesindaco di S. Polo Matese, completamente assente, perdendo così una grande opportunità di ascolto delle tante possibilità che, pur ci sono, per dare al Molise la sicurezza del domani. Non è il numero di abitanti che può definire un’istituzione, ma il ruolo che è in grado di svolgere per affermare il suo domani e contribuire al domani delle altre regioni e del Paese.
Soprattutto oggi nel pieno sviluppo della globalizzazione. Un fenomeno che, in questa fase, non si può fermare, ma che, però,  è d’obbligo indirizzare verso obiettivi di pace e di buonsenso; promozione e valorizzazione di quei territori che compongono il glocale; possibilità di camminare, viaggiare, vivere e godere del tempo libero per fare sport, turismo, movimento così come è nello spirito della Conferenza del tempo libero, turismo e sport che ha organizzato l’incontro a La Piana dei Mulini.
Una pastorale – a livello nazionale diretta da Don Mario Lusek che il Molise conosce bene -che non è un’agenzia di viaggio, ma lo strumento capace di immettere in questi campi i valori cristiani e umani proclamati dal Vangelo di Gesù cristo. Oggi, parlando di tempo libero, sappiamo che c’è uno spazio molto più ampio del passato, soprattutto di creatività e di realizzazione personale che il turismo e lo sport alimentano. Uno spazio che contribuisce a dare pienezza alla dignità umana e, come tale, da seguire con grande attenzione. 
L’ampia e approfondita riflessione è solo in parte riportata in questa nota. In particolare quella centrale sui borghi, cioè – parlando soprattutto di quelli molisani -un insieme di tesori di arte, paesaggi, storia, architettura, cultura, tradizioni, che possono essere recuperati unendo il campanile e la torre attraverso le case abitate da chi trova nei sogni la speranza; nella piazza l’incontro; nella campagna, che circonda ognuno dei 136 borghi, la bellezza e la bontà; nelle tradizioni, l’espressione di una propria cultura.
Sono questi i caratteri propri di una Regione che, grazie alla sua accentuata ruralità, è una “Città-campagna”, un’immagine che, con un’attenta strategia di comunicazione, ha tutto per essere spesa sul mercato globale.
Certo un’immagine che non passa nella testa della classe politica e dirigente del Molise, se è vero che solo qualche giorno fa, in un incontro a Campobasso, ha rilanciato l’industrializzazione come la sola idea di sviluppo di questa nostra regione. Pochi giorni fa, dicevo, e non anni fa, quando nessuno poteva prevedere i guai di uno sviluppo - tutto concentrato su questa importante attività e incurante della perdita della centralità dell’agricoltura e della sua ruralità, oggi le grandi modernità - che ha fallito, al pari del sistema che l’ha promosso. 
Prima di chiudere due parole per Dino Angellaccio, architetto, figlio di Agostino per lungo tempo presidente della Camera di Commercio d’Isernia, che vive e opera Firenze ed è un membro di un’associazione a carattere mondiale, la TFA (Turism for All o,in italiano, Turismo per Tutti) impegnata nella promozione, diffusione e attuazione di una cultura volta a migliorare la qualità turistica in un’ottica tesa a garantire ai camminanti e ai pellegrini l’accessibilità. La possibilità, cioè, di riempire e appagare un’esperienza turistica al di là dell’età, della funzionalità del proprio corpo e dello stato di salute.
A chiudere, dopo una serie di intermezzi, il Gruppo di S: Polo Matese, che il 14 dicembre u. s., hanno avuto l’onore di far sentire il canto della zampogna e della ciaramella a Papa Francesco.
E’ anche questo il Molise.
pasqualedilena@gmail.com

11 gennaio 2017

Il Sole, nel Molise, si moltiplica per due al tramonto.

Ma che magica terra è il mio Molise!
Solo qui si possono vedere due soli. Basta avere un occhio di riguardo (la piccola canon nera) e un pizzico di passione per questa terra  antica.
Senza la passione non si possono avere miracoli.
Una terra di grande attualità con i suoi numerosi tesori da spendere. Basta la salvaguardare e la cura del suo territorio per averli sotto forma di valori come la storia e la cultura, o di gesti nobili, quali il rispetto e l'ospitalità.
Sotto forma, anche, di  risorse, fondamentali oggi, come la diffusa ruralità, l'agricoltura, il cibo e la sua bontà, le tradizioni, i paesaggi, il saluto, la stretta di mano.

Sta qui l'attualità di questa terra che lega il Nord con il Sud e viceversa


Solo chi ama il Molise ha la possibilità di capire questi valori e queste risorse di un territorio piccolo, e, come tale, uno scrigno unico che ha bisogno di delicatezza per essere aperto e di sapienza per essere speso con un pensiero al domani.

Senza delicatezza e sapienza il rischio è che tutto diventi solo spreco.

Un peccato, visto che è il Paese che bisogno del Molise e delle sue peculiarità!

  


Bollettino della neve e dei disagi

di Umberto Berardo



La perturbazione era abbondantemente annunciata dai meteorologi ed i megafoni delle province di Campobasso ed Isernia tranquillizzavano i cittadini su un piano neve definito assolutamente efficiente.

Sta nevicando da due giorni e la neve venuta giù in tutto il Molise è davvero tanta, ma questo non giustifica in alcun modo quanto sta avvenendo sulla rete stradale regionale ed all'interno di moltissimi Comuni che da due giorni sono letteralmente isolati.

Nella provincia di Campobasso Futuro Molise fa l'elenco delle nove arterie provinciali chiuse ieri, Rai regione documenta che sulla S.S. Trignina sono rimasti bloccati al solito molti autotreni; L'Eco dell'Alto Molise informa che un'ambulanza è stata impossibilitata a partire da Castiglione Messer Marino per Agnone con conseguenti disagi per dializzati; Teleregione rende noto che il Poliambulatorio di Frosolone ieri è rimasto bloccato per ore senza che le ambulanze potessero uscire.

Le strade interne dei Paesi colpiti dalla perturbazione sono ricoperte da una coltre di neve molto alta e ad oggi nulla si è mosso almeno nell'apertura di varchi per garantire non diciamo l'uso dell'automobile, ma almeno il raggiungimento di punti di approvvigionamento di generi di prima necessità.

Questo non è un bollettino della neve, ma di disagi gravi cui sono sottoposte le popolazioni soprattutto del Medio ed Alto Molise.

In una situazione del genere proviamo ad immaginare cosa possa accadere ad una persona che abbia un grave problema di salute, soprattutto in comunità nelle quali non esiste neppure la guardia medica.

L'analisi della grave situazione che stiamo delineando sia chiaro che non ha alcuna vena polemica, ma l'unico scopo di garantire una riflessione su quello che gli amministratori locali hanno il dovere di immaginare per la sicurezza ai cittadini.

Siamo sicuri che il primo appunto di chi legge è la costatazione dei magri bilanci degli enti locali che non consentono l'utilizzo di mezzi più efficaci di quelli a disposizione.

Al riguardo noi pensiamo che occorre rimodulare i bilanci in maniera da dare prevalenza alle esigenze più urgenti per le popolazioni.

Sappiamo tutti che talora si sperperano fondi ad esempio per feste e sagre nel corso dell'estate.

Non è il momento di lasciare tali sostegni al contributo volontario di quanti sono iscritti alle Pro Loco o ad altre associazioni?

Le difficoltà di questi giorni devono farci riflettere anche sulla riorganizzazione della sanità in regione.

La rete ospedaliera può essere anche razionalizzata dove è possibile, ma occorre garantire servizi essenziali di pronto soccorso e per le necessità immediate in aree disagiate come quelle montane interne.

Questo significa non solo mantenere nella piena efficienza ospedali interni come quello di Agnone, evitando, come ci pare stia avvenendo, di ridurlo unicamente ad una larva, ma organizzare una sanità territoriale capace  di rafforzare il servizio di pronto intervento, di urgenza e di emergenza, immaginando diagnosi e cura sul territorio per i problemi meno gravi e per quelli cronici.

È chiaro a tutti, speriamo, che al di là di quanto previsto nel POS predisposto dal Commissario ad Acta, occorre dotare tutti i Paesi di una guardia medica efficiente e far nascere sul territorio strutture innovative come i Presidi Territoriali di Assistenza che non possono essere solamente i cosiddetti ospedali di comunità.

Ovviamente per questo noi pensiamo, come abbiamo scritto già più volte con chiarezza, a servizi coperti dalla sanità pubblica.

I disagi di questi giorni dovrebbero aiutarci ad immaginare una diversa organizzazione di tutti i servizi capaci di garantire sicurezza ai cittadini.

Ovviamente ci auguriamo che questo avvenga in maniera autonoma negli organismi di rappresentanza locali, ma la popolazione deve rendersi cosciente dei pericoli cui si può essere sottoposti dalle intemperie e spingere gli amministratori verso un miglioramento non più dilazionabile della qualità della vita che da noi ha ancora tante carenze.

10 gennaio 2017

LA NEVE


Prime da néve e dòpe

Fin’è mo’ ce s’teve èncòre u sòle

pù de colpe tutt’u ciele z’è fatte grigie

come u chelòre da cenere senza carevòne.

I fronne di uelive e de tutte chill’ate i chiante,

s’tonghe (g)uardanne da èrréte i vrite, de colpe,

sènza viente, ze sò bloccate

remanènne ferme com’émbambàlite

Ne vòle manche nu ciélle

N’èbbaie manche nu cane

Nze sènte manche na vòce eé manche nu remòre

S’ta cueiéte pure u selenzie

che soletamènte i parole émmante

pure se sule de tante ‘n tante.

Uh, mo’ èrrive a néve e com’èma fa!

Niénte, t’ida s’ta férme e zitte

pure tu ida spettà ca scenniéne liente liente

in mode ca ogne s’tuppele z’èppoie

ngòppe e cuill’ate che prime a calate

Tutte, mo' che è ghiancheiate,

te fa penzà eé nu ‘hie’hhiafuoche che sfotte

i carevune sotte u callare che volle,

i lure,  a palétte chiéne de cenisce,

na mènnele, na nòce, duie fave, duie cice escecàte,

na pizze de grandineie che n’eie chiù manniate.

U uelive chemènze eé sentì u pise da néve.

N’empòrte, bas’te che ne ièle,

pecchè se ‘hiocche fa sule béne.

pasqualedilena@gmail.com

Prima della neve

fino ad ora c’era ancora il sole/ poi di colpo il cielo è diventato grigio/ come il colore della cenere senza carbone// Le foglie dell’olivo e di tutte le altre piante/, sto guardando da dietro il vetro,/ di colpo senza vento si sono bloccate/rimanendo come inebetito//Non vola neanche un uccello//Non abbaia neanche un cane//Non si sente neanche una voce e neanche un rumore//Sta zitto anche il silenzio che normalmente le parole le copre anche se solo di tanto in tanto// Uh, ora viene la neve e come dobbiamo fare!// Niente, devi stare fermo e zitto/ anche tu devi aspettare che i fiocchi cadano lentamente/ in modo da appoggiarsi l’uno sull’altro//Tutto, ora che è imbiancato,/ ti fa pensare a un soffietto che smuove/ i carboni sotto la pentola,/ le faville, la paletta piena di cenere,/ una mandorla, una noce, un po’ di fave e un po’ di ceci,/ una pizza di farina di granturco che non ho più mangiato// L’olivo comincia a sentire il peso della neve//Non importa, basta che non geli,/perché se nevica fa solo bene.


No, u sòle n’è s’tate

No, u sòle n’è s’tate
E s’tate a tèrre
che z’a serchiate tutt’a a néve
c’ù iuorne prime a menate.
Ecche pecché “sotto la neve pane”
e, ‘nvece, “sotto la pioggia fame”
L’accue da néve ne scorre
è nu surse cà scennie
fine e teccuà i radeche chiù è funne
entrà dend’i sprefunne
che fanne da cestèrne è u munnne
pe pù renghianà chiane chiane.
È l’accue che devènde sergive,
fonte,suleche, cigne, varile,
‘hiume, e dapù mare,
nen sule na ‘hième, nu canale.
Chiù nève fa e chiù
a cercuele, u uelive, u grane
ze sèntene secure du demane
Pasquale Di Lena, domenica 4 gennaio 2015
No, non è stato il sole
No, non è stato il sole//e’ stata la terra/che si è bevuto tutta la neve a sorsi/che il giorno precedente aveva fioccato//Ecco perche “sotto la neve pane”/e, invece, “sotto la pioggia fame”//l’acqua della neve non scorre/ è un sorso che scende fin a toccare le radici più profonde/entrare dentro caverne/ che fanno da cisterne per l’umanità/ per poi risalire piano piano//e’ l’acqua che diventa sorgente, fonte/ solco, ruscello, barile, fiume e alla fine mare/non solo una piena, un canale//Più c’è neve e più/la quercia, l’olivo, il grano/si sentono sicuri del domani.