29 marzo 2017

ED ORA TUTTI A PONSACCO, IN TOSCANA, A VIVERE IL CAMPIONATO NAZIONALE DI POTATURA DELL’OLIVO


I campioni  regionali e nazionali precedenti edizioni: Alessandro 
Di Lena (migliore dei giovani lo scorso anno), Mario Montagano,
Antonio Di Lena, Ettore Di Lena,
Pardo Di Tommaso (già campione italiano), Marco Rizzi,
Andrea De Santis e, accovacciato,
Pasquale di Lena (migliore dei giovani due anni fa)
La splendida giornata di giovedì scorso, vissuta a Montorio presso l’azienda Agricola “Franchilli Antonio /Colecchia Evelina”, è già passata con l’assegnazione del premio “L’Arte del Potare Molisano” al vincitore Carmine Cianfrani di Monteroduni(IS), a Alessandro Di Lena di Larino (CB), salito sul secondo gradino del podio, e Lorenzo Spadanuda di Acquaviva Collecroce (CB), terzo classificato.
Ora c’è da pensare alla 15a edizione del Campionato Nazionale di Potatura in programma, sabato prossimo , a Ponsacco, in provincia di Pisa, in Toscana, dove i tre premiati, i campioni della 13a edizione del concorso regionale promosso dall’ARSAP, ufficio di Larino,  insieme con gli altri tre classificati, Antonello Trivisonno (4°) e Mario Di Palma (5°) di Larino  e Luigi Berchicci (6°) di Palata, si confronteranno, con gli altri selezionati nelle varie regioni olivicole, per vincere e diventare Campione Nazionale di Potatura a Vaso Polifonico.
 Un in bocca al lupo a questi sei alfieri molisani, in gran parte, salvo Alessandro Di Lena già pemiato lo scorso anno vincitore tra i giovani, nuovi a questa gara.
Siamo certi che si faranno onore ed è già questa loro presenza a testimoniare la grande vocazione e la ricca storia dell’olivicoltura molisana, con Larino, ancora una volta, a testimoniare il suo ruolo di  “Capitale dell’Olivo e dell’Olio” con ben tre dei sei finalisti. A questi giovanissimi protagonisti della gara, promossa, con la regia di Barbara Alfei,  dall’Arsam, l’Ente di sviluppo agricolo delle Marche, è da aggiungere, quale componente della giuria, il responsabile dell’ufficio olivicolo dell’Arsarp,il dr. Maurizio Corbo, sempre di Larino.  “Le nostre attività - sostiene il dr Corbo Maurizio, Responsabile dell’Ufficio - sono finalizzate a rendere l’olivicoltore un attore consapevole della filiera. Tutte le scelte, che l’olivicoltore molisano farà, saranno frutto di conoscenza e valutazione ponderata. Goccia d’oro, L’arte del potare Molisano, corsi di assaggio e corsi di potatura, hanno l’intenzione di fornire gli strumenti di valutazione ai nostri olivicoltori”.
C’è da rimarcare, anche e soprattutto, il ruolo dell’Istituto Tecnico Agrario “San Pardo” di Larino nel campo della formazione dei potatori che, anche quest’anno ha selezionato oltre trenta dei suoi allievi e mandati al Concorso regionale a confrontarsi con gli altri concorrenti, in particolare i potatori più esperti.
I fratelli Di Lena, Pasquale e Alessandro
Non è la prima volta che comunichiamo il valore e il significato di questo concorso, nazionale e regionale, per dare lustro ai protagonisti, in modo particolare ai vincitori, sapendo il valore e il significato della più importante coltivazione arborea del Molise, l’olivicoltura, che ha altre capitali, oltre Larino, con le sue varietà autoctone, Colletorto, Montenero di Bisaccia, Poggio Sannita, Rotello, Monteroduni  e, non ultima, per varietà e, soprattutto, per la storia dell’olio italiano, Venafro.
Molti di questi protagonisti sono stati e sono giovanissimi, che vivono con grande gioia l’urlo della vittoria al pari di qualsiasi vincitore in competizioni sportive o musicali, nel campo della cultura, che, però, nessuna istituzione si è premurata di chiamarli per esprimere a un vincitore l’orgoglio di una città o di una regione, cioè la partecipazione e la possibilità di essere stati sul podio anche a rappresentare l’onore di un’appartenenza, il territorio.

In bocca a lupo, agli alfieri del Molise e dei loroi paesi di origine, da tutti quelli  che vi vogliono veder tornare vincitori, cioè campioni nazionali di potatura, sapendo che questa pratica è prima di tutto arte.

pasqualedilena@gmail.com

27 marzo 2017

Il Dialetto di Larino e i giovani protagonisti. 


             I giovani di Larino non smettono mai di sorprendere in questi ultimi tempi

Andrea Plazzi
Michelina Bavota
Bisogna dire grazie alla Pro loco, alla vicepresidente Elvira Notarangelo e ai suoi collaboratori, della bellissima serata di ieri sera al cinema Risorgimento di Larino, tutta all'insegna del Dialetto dell'antica capitale frentana.

Poesie, canti, proverbi, musiche, detti e proverbi, che, messi nelle mani di due presentatori bravissimi, Maria Chiara Guarino e Gianluca Venditti, che non hanno nulla da invidiare ai tanti presentatori professionisti, si sono alternati con un discorso che - è il caso di dirlo - è filato liscio come l'olio, riuscendo a coinvolgere il pubblico  presente e renderlo protagonista.

Insieme con Antonio Di Paolo, che ha letto tre delle sue belle poesie; Andrea Plazzi, che ha recitato magnificamente tre poesie raccolte nel libro "U penziere" di Pasquale Di Lena e Claudia Fiore, che ha letto tre poesie di Totonno De Santis, larinese doc che ogni anno  da Genova, dove si era trasferito negli anni '50, tornava a Larino nella sua casa di fronte al monumento. E, poi, la incantevole voce di Michelina Bavota con le canzoni tutte larinesi, A Filumene, Ricciulélle, Pedaccue na funtanèlle e A Fronne da uelive; il gruppo della Pascuetta, con Antonio Mancinelli, Giuseppe Fabozzi, Giovanni Ricci, che ha cantato con Michelina Bavota metàà delle 38 strofe della Pasquetta.

E, ancora, la muisca, con una fisarmonica nelle mani e le dita di Pierino Minore Stelluti e le due chitarre di Francesco Giorgetti e Alessandro Galante. Un trio di giovani bravi  musicisti a diffondere note che ti son familiari.

Uno spettacolo che ha trovato il suo giusto epilogo in una tavola bandita con i piatti della ricca e tradizionale cucina larinese: da i maccarune ca mejche  alla ciàbbotte, dall'accuasale a i pelepètte e i fave sott'oie, i caragnele, i pas'tarèlle chi mènnele e un ottimo Montepulciano che si abbinava magnificamente.

Dicevo dei giovani che non finiscono mai di sorprendere con le loro capacità e il loro impegno e mi riferisco a: i centinaia che hanno dato vita e realizzato, di recente, un carnevale spettacolare dopo mesi d'impegno a costruire i meravigliosi carri; Alessandro Di Lena, 2° classificato al Campionato regionale di Potatura, dopo le vittorie, insieme con il fratello Pasquale, anche ai Campionati nazionali e, ai due fratelli, aggiungo Antonello Trivisonno e Mario Di Palma che faranno parte della squadra che sabato prossimo a Ponsacco (PI) gareggerà, per non smentire la Larino capitale delle Città dell'Olio, al Campionato Nazionale di Potatura a vaso policonico. Mi riferisco anche ai giovani che da qualche settimana hanno cominciato a far sentire il passo dei buoi e delle vacche protagonisti dei carri della festa di S. Pardo

Una straordinaria risorsa per il rilancio di Larino, la Larino del domani.  

25 marzo 2017

I trent’anni  delle Città del Vino

La rinascita dell’Enoteca italiana, preparata nella prima metà degli anni ’80, dal grande Luciano Mencaraglia e realizzata magnificamente dal suo successore, Riccardo Margheriti, è tanta parte della rinascita del vino italiano e l’affermazione della qualità.
 la premiazione; il presidente delle Città del Vino,
Floriano Zambon,
Piero Bertossi e Pasquale Di Lena

Dopo la presenza al Vinitaly del 1985, per la prima volta oltre la Fortezza medicea e oltre le mura di Siena e i confini della Toscana, due importanti convegni subito all’inizio del 1986,  il 3 di Marzo  “Vino e Sport” , e, il 6 Aprile del mese successivo, “Vino e Turismo”. Sono solo i primi dei tanti abbinamenti (“Vino e Donna”, “Vino e Cultura”, “Vino e Arte”, “Vino e Alimentazione”, Vino e Moda”, e altri) messi in piedi e realizzati dalla struttura senese, a testimonianza del suo ruolo centrale nel campo del marketing del vino italiano. È all’incontro su “Vino e Turismo”, 31 anni fa, che Elio Archimede comunica la sua bella idea di mettere insieme i titolari dei territori vitati vocati alla grande qualità, doc e docg, i comuni. Con “Vino e Turismo” parte definitivamente, e si afferma, la grande rivoluzione del vino italiano, che il Dpr 930 del 1963 e la sua prima applicazione (1966), con i riconoscimenti delle prime doc, aveva tracciato.
Da  quei due incontri del 1986, l’Enoteca Italiana, torna, quale fucina e gestazione di idee, a vivere il suo ruolo di centralità nel mondo della vitivinicoltura italiana, tanto da far dire “se non ci fosse bisognerebbe inventarla” per vivere e vincere la globalizzazione con la cultura, un’arma che abbiamo, e con una struttura, già consolidata, per quella strategia di marketing, che il Paese del Vino ancora si deve dare.  
C’ero anch’io, martedì 21,  a Roma, in Campidoglio-Sala della Protomoteca, a festeggiare i trent’anni dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino e a ritirare, grazie all’Enoteca Italiana e al presidente di allora, Riccardo Margheriti,  i due preziosi bicchieri di cristallo di Colle Val d’Elsa, firmati da David Polterer come i “Mostri”.
Un riconoscimento che mi onora e mi ha fatto piacere ricevere. Con me c’erano  molti altri dei 25 premiati che l’Associazione, presieduta da Floriano Zambon, sindaco di Conegliano Veneto, e diretta da Paolo Benvenuti, ha ritenuto i  protagonisti di una realtà forte di oltre 400 comuni associati con i loro splendidi territori, che sono l’origine della qualità e della diversità dei grandi vini italiani.
Fra gli assenti  l’ideatore  e, anche, primo direttore (1987-1992)dell’Associazione, Elio Archimede, e, con me e i miei due collaboratori di allora, Silvana Lilli e Giancarlo D’Avanzo, costruttore delle fondamenta  di una realtà che, ripeto, deve molto all’Enoteca Italiana e all’entusiasmo dell’allora presidente dell’Ente Mostra Vini,  Sen. Riccardo Margheriti, che aveva messo a disposizione dell’idea “Città del Vino”, l’Ente e la sua struttura.  
Questo ruolo di gestazione dell’Enoteca e di fucina delle più importanti novità per la rinascita del vino italiano, si ripeterà, nella prima metà degli anni ’90, con l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che nascerà a Larino, nel Molise, il 17 dicembre del 1994. 
Avevo conosciuto Elio Archimede ad Asti, la sua città, quand’era dirigente della Regione Piemonte e collaboratore di Bruno Ferraris, Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, al quale aveva dato l’idea delle Enoteche e le strade del vino del Piemonte, che poi è stata trasformata in legge regionale e approvata nel corso della III legislatura.
 1987-1992, cinque anni importanti dedicati a dare alle Città del Vino solide fondamenta e la crescita del numero dei comuni associati, dai 39 soci fondatori ad oltre cento città associate. A dimostrare il significato e il valore di quelle fondamenta solide sono proprio i trent’anni di vita e di crescita del ruolo delle Città del Vino, e non solo in Italia.
Prof Davide Marino.
Una mattinata di festa, quella di martedì scorso, con le trenta candelina accese, ma, anche di riflessione, con una serie di interventi seguiti da una Protomoteca piena di ex e nuovi amministratori. In particolare, le due dotte relazioni: quella del prof. Attilio Scienza, che, di fronte ai cambiamenti climatici e al processo di tropicalizzazione in atto, ha parlato dell’”invisibile” DNA e del futuro della vitivinicoltura italiana, dell’importanza dei portinnesti, già sperimentati, resistenti alla siccità; quella del prof. Davide Marino dell’Università del Molise, che ha parlato di Comunità, Cibo, Territorio; piani regolatori del Vino, di grande interesse culturale oltre che di pianificazione con il cibo e l’agricoltura, che divengono elementi centrali di una città o di una rete di comuni per un nuovo assetto delle funzioni  economiche, sociali, paesaggistiche, ambientali.
Fra i premiati con i due preziosi bicchieri, il prof. Rossano Pazzagli della Università del Molise, già
Prof. Rossano Pazzagli (centro)
sindaco di Suvereto e amministratore delle Città del Vino, autore del bel libro “Il Buonpaese”, uscito in occasione dei 25 anni dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino.
Grazie “Città del Vino” e lunga vita a te per un tuo futuro bello e ricco di nuovi esaltanti successi, che, è certo, si trasformeranno in successi per i vini italiani e i suoi territori, i grandi protagonisti con l’origine della qualità e, per un Paese come l’Italia, che ha il più grande patrimonio ampelografico, anche e, soprattutto, della diversità.
pasqualedilena@gmail.com




24 marzo 2017

C’era anche il Molise alla Festa dei Trent’anni delle Città del Vino.


pasquale di lena e rossano pazzagli
I trent’anni dell’associazione delle Città del Vino, festeggiati a Roma nella bella sala della Protomoteca in Campidoglio, sono stati una bella occasione per rivedere amici e un buon numero dei 39 sindaci che hanno dato vita a questo importante (oggi forte di oltre 400 comuni associati) strumento di comunicazione e promozione della cultura del territorio, prim’ancora del vino, per essere la ragione prima se non l’origine della qualità di questo suo testimone importante.
Una bell’occasione anche per constatare la presenza del Molise e ritrovarsi premiato, quale promotore, con l’Enoteca Italiana ed il suo Presidente, Sen- Riccardo Margheriti, delle Città del Vino, insieme con il prof. Rossano Pazzagli, un toscano di Suvereto, che da oltre dieci anni sta dando, al Molise, e, soprattutto, ai giovani molisani, i suoi insegnamenti di Storia Moderna e Storia del Turismo presso la sede di Termoli.

Il riconoscimento al prof. Pazzagli, dei due bicchieri  di cristallo di Colle Val d’Elsa, firmati dall’architetto  David  Poltere, trova le due ragioni nell’impegno dato alla crescita dell’associazione, quando, sindaco di Suvereto, ha svolto il ruolo di vicepresidente nazionale e, soprattutto, nel prezioso contributo dato con la pubblicazione “Il BuonPaese” che fa, con la Storia delle Città del Vino, anche quella del Paese. Il libro è uscito in occasione dei venticinque anni di attività dell’associazione.
Due riconoscimenti che parlano di un Molise contaminato di Toscana e una Toscana contaminata di Molise.
Prof. Davide Marino
E non basta, perché c’era un altro protagonista dei festeggiamenti dei trent’anni delle Città del Vino che ha fatto parlare del Molise e della sua Università. Il prof. Davide Marino, uno dei due relatori ufficiali dell’incontro, anche lui da oltre dieci anni attivo nella nostra Regione con i suoi insegnamenti e le numerose ricerche presso la sede Unimol di Campobasso.
Professore dell’”Economia del gusto”, ha parlato di cibo, la sua centralità quale energia vitale, le sue connessioni con l’ambiente, il paesaggio, che porta alla scoperta, oggi, dei territori di cui è testimone, una risorsa vitale che rimette al centro di uno sviluppo possibile l’agricoltura e la rende di grande attualità.
Le Città del Vino, quale prima esperienza delle identità territoriali, che ha visto l’Enoteca italiana grande protagonista anche l’altra grande espressione d’identità, l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che, con la nascita a Larino nel 1994, continua a far parlare del Molise.
c.s. 24.03.17


19 marzo 2017

U juorne de San Gesèppe




U juorne de San Gesèppe,
I decennove de marze me recòrde tre cóse:
u prime gelate, i cavezune curte, a tavelate.

U gelate
nu ciancianielle cuelerate cu sapòre du lemone
crem'é ceccuelate.
U gelate
na sensaziòne de èsse eguale e ll’ate
nquill’u periede de mesèrie de fame,
a primavere èrrevate.
U gelate
nu cuoppe de sespire,na cheméte, na voje
de scappà, une duie,ciente leccate.
U gelate
che buone che è u gelate, na magnata saprite 
però n’eccòne jelate.

I cavezune curte
dope a vernate mes'travene duie cosse
ghianche e ròsce pu fridde che facève èncòre
pure se ce s'tève u sòle.
Eppène misse
me breuegnave dope no, nge pensave,
ma chi ngia facève i pertave a la zuave:
né lunghe né curte eppène sotte i denuocchie
e pe nu palme e na mane duie cavezettune de lane.
I cavezune curte
deràvene fine a fiere de ottobre cuelle
de tutte l’anemale cuanne pu fridde
ce velève a lane.

A tavele de San Gesèppe
na grossa deveziòne che facève rapì i porte di case
e tutt’a pepelaziòne. pe nu piatte de maccarune
bucatine o precciàte.
Cuase sèmpe na s'tanze che na  cemmeniere
peccenénne chi pegnate èzzeccate
com’e tanta feceliere pentate.
Fasciuole, cice.cecèrchie e faveu piatte da pezzente
che e tutte venève date ma epprime e a povera ggènte
ffamàta.
Dent’e nu spiguele 
na mos'tre de tutt’a grazie de Diie
misse nu móde ses'temate per farle vedè
pur'é miezz'a viie  
Dapù na gròssa tavelate pe tridece pertate
che Gesèppe, Marie e u Bambenielle èmmiezze
e che l’Aposctele de na parte e n’ate.

IL RITO

il rito della solidarietà contadina  
l'occasione di ritrovata comunione   
il ritorno della primavera e della vita 
la sacralità dell'ospitalità e del cibo consumato insieme
l'usanza millenaria che non è stata intaccata dalla modernità  L'inno alla Dieta Mediterranea con l'olio da olive, la pasta, il pane, le verdure ed i legumi grandi protagonisti 

La grande tradizione della Tavola di S. Giuseppe rivive ogni anno, il 18 e il 19 Marzo, nella gran parte dei piccoli paesi del Molise, in particolare quelli del centro e del basso Molise.

La vigilia, soprattutto la sera, la visita delle case dove è allestito l'altare dedicato a San Giuseppe, il focolare acceso con le pignate di legumi in bella mostra e la Tavola bandita di ogni ben di Dio, in particolare di primizie, come gli asparagi e i germogli di pungitopo.

Era la tavola che i bambini del dopoguerra andavamo a guardare con gli occhi sbranati e la gran voglia di assaggiare.
La veglia intorno al camino con le orazioni e le litanie in onore di San Giuseppe. Il dono delle scarpelle ancora calde e l'assaggio di chicchi di granturco lessati o di legumi
                  
                                                              Le 13 portate 
                      (variazioni delle pietanze e dell'ordine delle portate in ogni paese)

1. antipasti di S. Giuseppe: alici o acciughe, fette di rosse arance condite con olio e zucchero; giardiniera di sottaceti con peperoni viola, uva, cavolfiori, olive ed asparagi verdi, carote rosse, pere tagliate a pezzetti e, a volte, anche uova sode e pezzi di mozzarelle


2. spaghetti con alici, noci, mollica di pane sfritta; spaghetti al tonno; vermicelli con sugo di baccalà e noci triturate

3. riso lessato e condito con olio extravergine di oliva; riso al sugo di baccalà; riso bollito nel latte, con zucchero, limone, vaniglia e cannella

4. portata tutta dedicata al baccalà: quello lesso condito con solo olio da olive; quello racanato (con molto origano) con patate cotte al forno, a cui si aggiungono anche uova, pomodori e mollica di pane; il baccalà in umido con cipolline fritte; quello impanato; il baccalà e cavolfiori racanati al forno

5 un piatto di frittelle di filetto di baccalà con la pastella

6. Cavolfiori semplicemente lessi o impanati, fritti e poi insaporiti con un composto di aceto, vincotto dolce e mandorle; cavolfiori con il baccalà, lessi e con diti con olio da olive; broccoli in umido o lessi e maritati con aringhe e econ acciughe

7. polpette di magro confezionate con la mollica di pane e uova, a volte si aggiunge del tonno

8. lessate di legumi; fagioli, lenticchie, piselli, ceci, fave e cicerchie, condite con abbondante olio da olive e cipolline fritte

9. la pezzenta, cioè una ribollita di legumi, sempre condita con olio da olive oppure solo lenticchie in umido con l'uvetta

10. l'impanata di peperoni sottaceto ripieni di mollica di pane, uva passa, alici e noci

11. l'agrodolce, mandorle tostate in crema di mosto cotto o vincotto a cui, a volte, si aggiunge un trito di noci oppure l'agrodolce si prepara con noci, mandorle e nocciole in vincotto con varie essenze, uva passa e cannella

12. i calzoni, rustici di pasta fatti a mezzaluna e ripieni di impasti di ceci e miele aromatizzato,  con pezzettini di cedro e cannella. Ci sono in qualche luogo della devozione a San Giuseppe anche le ficurelle, frittelle ripiene di piccoli fichi e anche una serie di scarpèlle o scupèlle o scrippèlle fritte e spolverate di zucchero a ricordare il Natale

13. varietà di frutta di stagione.


La Tavola è composta da La Sacra famiglia (Giuseppe, Maria e Bambin Gesù) più dieci altri invitati a rispettare il numero 13 dell'ultima cena.
Dopo il pranzo la recita delle preghiere prima di riaccompagnare i componenti de La Sacra famiglia nelle rispettive abitazioni, con un cesto pieno di pagnotte di pane e cibi rimasti.
Altre due momenti importanti di queste due giornate aperte al pubblico - tante altre in precedenza dedicate alla ricerca del cibo da parte della famiglia devota e alla preparazione di tutto quel ben di Dio che le portate raccontano - sono le offerte ai visitatori della cappella e, in alcuni posti, il culto dei falò accesi verso sera  quale occasione per canti e balli, altre degustazioni con bicchieri di vino quale brindisi finale.
Dedichiamo il racconto delle portate di questa festa a tutti i ristoratori , in particolare i nostri amici de L'Olio di Flora, convinti di stimolare, con questa magnifica tradizione tutta molisana, ancor più la loro già ricca fantasia





Una buona occasione per vivere le tavole di San Giuseppe e visitare il piccolo grande Molise

N. B. L'elenco delle portate è quello riportato  nel libricino n° 9, Il "Convito" e la "Devozione" di San Giuseppe nella tradizione molisana, della Biblioteca Popolare Molisana - edizioni Emme 1998 - scritto da Enzo Nocera, uno straordinario cultore della cucina molisana, editore e scrittore

11 marzo 2017

GLI EX CONSIGLIERI AL GOVERNO DELLA REGIONE: ripartire dal territorio molisano per un piano di sviluppo regionale non più rinviabile

L'ex consigliere Nicola Iacobacci,
Il presidente VincenzoCotugno,
l'Assessore Pier Paolo Nagni
il presidente Associazione ex consiglieri
Gaspero Di Lisa
Il direttivo degli ex consiglieri regionali - allargato alla partecipazione di tanti associati e di alcuni consiglieri in carica - convocato dal suo presidente Gaspero Di Lisa, continua, dopo le tante iniziative (in particolare le due pubbliche promosse tempo addietro a Campobasso), nella sua azione di sprone nei confronti della Regione, affinché il Molise si doti di una pianificazione, coerente e sostenibile per tutti i settori produttivi, suscettivi di sviluppo e capaci di dare risposte alla crescente e insoddisfatta domanda di lavoro.

Erano presenti, per il Consiglio, il suo Presidente Vincenzo Cotugno e per il Governo regionale, l'Assessore Pier Paolo Nagni.

Un piano di sviluppo capace di stimolare idee, progetti; mettere in campo strategie e strumenti atti a indicare e costruire il Molise dei prossimi vent’anni.

L'incontro al Mario Pagano di Campobasso
Una necessità, soprattutto in questa fase di grave crisi, quando diventa più facile “buttare, con l’acqua sporca, anche il bambino”.

La salvaguardia dell’Autonomia regionale, bene prezioso che deve alimentare sempre più l’orgoglio di ogni molisano, figlio di una terra generosa, e, trovare risposta politica nella qualità (non potendo per le sue dimensioni concorrere sul piano quantitativo) di beni e di valori unici, davvero preziosi e, soprattutto vincenti, sul mercato globale. Valori e risorse di un territorio unico, la sola miniera d'oro che il Molise ha.

L'incontro nella sala della Costituzione della Provincia
Si tratta di approfittare di questo tesoro, per renderlo base della costruzione del PIANO  di  SVILUPPO REGIONALE, indifferibile, a detta di chi ha avuto la possibilità - nel lontano e recente passato - di governare questa nostra Regione, per rendere il Molise esempio positivo di un Paese, che, oggi più che mai, ha forte bisogno del primato della politica, di unità e della più ampia partecipazione.
 
Un piano di sviluppo per proiettare nel futuro il “Piccolo Grande Molise” e dare ai giovani la possibilità di restare e vivere da protagonisti il proprio territorio. 

c. s. - 11.03.17

9 marzo 2017

Sta per scadere il tempo per l’Ente Parco dell’Olivo di Venafro 


oliveto secolare alle porte di Pozzilli
E’ di qualche giorno fa l’incontro , a Campobasso, del Presidente del Consiglio regionale, il venafrano Vincenzo Cotugno, con  gli altri due venafrani, il Presidente dell’Ente Parco, Emilio Pesino e il sindaco della Città dell’Olio, Antonio Sorbo, coordinatore delle Città dell’Olio del Molise e membro dell’Ufficio di Presidenza dell’associazione nazionale (Anco). Un incontro per approfondire la questione, non certamente bella, qual è quella di un Governo regionale che non rispetta una legge regolarmente approvata dal Consiglio, per di più all’unanimità.
 L’intento di coinvolgere della questione l’intero Consiglio regionale  per sbloccare le risorse dovute e rispettare, così, una legge, è da prendere come l’ ultimo tentativo del Presidente Pesino  per evitare la chiusura di un Ente e, con essa, la fine di una bella avventura che penalizza soprattutto il Molise, l’olivo e il suo olio.
La  verità è che la chiusura dell’Ente Parco non è più un rischio, ma una presa d’atto dolorosa se il Governo della Regione Molise, in particolare il Presidente Di Laura Frattura e il suo Vicepresidente, nonché  Assessore all’Agricoltura e all’Ambiente, Vittorino Facciolla, non si decidono di impegnare gli uffici competenti a erogare i fondi, riferiti agli anni  2015, 2016 e 2017, previsti dalla legge regionale n° 30 del 2008, istitutiva dell’Ente Parco.
Tre anni in cui l’Ente ha progettato, programmato, operato, impegnando risorse e prendendo tutti gli impegni necessari  per dar vita – nonostante i pochi anni a disposizione - a una realtà già bella, sempre più vissuta e partecipata, qual è  il Parco regionale storico dell’olivo di Venafro. Un Parco già fonte di tante iniziative promozionali, vissuto nel miglior dei modi: sia dai suoi olivi, con le cure e le attenzioni che essi meritano; sia dai visitatori, in particolare bambini e ragazzi, turisti  provenienti da ogni parte per conoscere la storia dell’olivo e dell’olio italiano. 
Senza l’erogazione, in tempi ristretti, delle risorse dovute dalla Regione Molise, c’è da prendere atto della chiusura dell’Ente e, con essa, della fine di un’avventura esaltante, grazie alla passione ed alla competenza del suo presidente, Emilio Pesino, sostenuto dai suoi consiglieri.
L’Ente di un parco tematico  unico in Italia e nel mondo,  che onora -  nella sua vastità e diffusione ormai su tutt’e cinque i continenti -  l’olivo e il suo olio extravergine. E, nel momento in cui ha la possibilità di dare continuità al suo programma di comunicazione, diventa una straordinaria risorsa promozionale dell’olivicoltura molisana e delle bontà che riempiono il paniere dell’agroalimentare della regione, e non solo, anche e soprattutto di quel Molise che c’è e che vale la pena far conoscere, grazie al suo territorio ricco di poco ma di tutto. Non solo ricchezza enogastronomica e bontà della sua cucina e della sua tavola, ma, soprattutto, paesaggi agrari unici, arte e cultura, storia, tradizioni.
Questa “piccola” distrazione dei massimi responsabili della Regione, che dura ormai da tre anni, fatta di promesse e impegni mai mantenuti, sta per far venir meno la pazienza  di attendere del suo presidente e dei membri del Consiglio di amministrazione, che - vale la pena sottolinearlo - a titolo gratuito si son presi la responsabilità di una realtà dedicata alla storia dell’olivo, in particolare a quello che ha dato grande fama al suo olio, il più noto e il più richiesto ai tempi dell’impero romano.
Se è vero, com’è vero, che è Roma, con il suo impero, la ragione della diffusione in tutta l’area del Mediterraneo, delle due piante, l’olivo e la vite, le più rappresentative, ancora oggi,  di questa vasta area fonte di civiltà, c’è da pensare che la fama dell’olio di Venafro ha contribuito molto a questa stupenda invasione, soprattutto a nord di questo “nostro mare”. In Francia, l’olivo che colonizza tutta la parte sud-est e da lì  entrare e invadere la penisola iberica per, poi, ricollegarsi a quella del Nord Africa e, sempre, in Francia, la vite che sale verso Nord, fino a superare la Manica e entrare in Inghilterra.
L’idea del Parco di Venafro, sin dall’inizio definito “storico”, parte poco dopo la nascita, non a caso nel Molise e a Larino, dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, con il  Comune di Venafro socio fondatore e, subito, grande protagonista dello sviluppo di questo nuovo strumento, atto soprattutto a difendere ed a promuovere il territorio, con le sue risorse e i suoi straordinari valori, quelli dell’olivo e dell’olio in particolare.
Con le nascita delle Città dell’Olio è la cultura, risorsa e valore insieme di un territorio, che trova una nuova attenzione fino a diventare il carburante che permette all’Associazione (Anco) la possibilità di toccare ogni territorio olivicolo del nostro Paese e, perfino, del Mediterraneo, con la nascita, poco più di un anno dopo, dell’Associazione delle Municipalità dell’Olio dei Paesi di quest’area. E, non solo, a preparare e seminare il terreno di quelle immagini di cui l’olio extravergine di oliva ha bisogno per vivere nella mente e nel cuore del consumatore, sempre più del mondo.
Il Parco dell’olivo di Venafro è solo una delle idee messe in campo dall’Associazione Città dell’Olio, quella che parte  subito dopo la sua costituzione, oggi forte di oltre 300 enti associati, che ha ben rappresentato e, sempre più, rappresenta la cultura e la storia espresse dai territori dell’olivo e dal suo olio.
Una realtà, il Parco, orgoglio delle Città del’Olio - ha nell’Ente un suo socio speciale -  ma, evidentemente, non di chi  governa il Molise.
C’è da dire che la possibile chiusura del Parco regionale storico dell’olivo di Venafro avviene proprio nel momento in cui  il Parco è diventato idoneo all’iscrizione nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali e storici ed ha tutto, puntando sulla storia,  per essere riconosciuto Parco Nazionale Storico dell’Olivo e dell’Olio di Venafro, visto che è diventato un esempio. Tant’è che altre Città dell’Olio, in Italia e nel Mediterraneo, hanno espresso l’idea di realizzare nelle Regioni di provenienza un proprio Parco regionale dell’olivo e dell’olio.
pasqualedilena@gmail.com
Ideatore e presidente onorario Città dell'Olio

8 marzo 2017

Il Gironia riserva 2009, doc “Biferno”, dell’azienda Borgo di Colloredo, medaglia d’oro a Mundus Vini


C’è chi dice che Mundus vini, Il Gran Premio Internazionale del Vino che si tiene a Neustadt in Germania, anche se partito nel 2001, sia da considerare una delle competizioni più importanti per i vini, sia fermi che effervescenti e liquorosi, soprattutto per il numero dei vini in concorso. Ben 6.200 quelli- provenienti da da oltre 150 regioni vitate del mondo - che quest’anno sono stati sottoposti al giudizio di una giuria composta da 200 esperti, rappresentanti di 44 Paesi del mondo.
Ben 1.500 i vini italiani in gara, che hanno riportato a casa 484 medaglie delle 2.468 assegnate, di cui 7 Gran medaglie d’Oro di 33 assegnate; 183 Medaglie d’oro di 1043 totali e, fra queste, la Medaglia d'Oro  consegnata alla   Borgo di Colloredo, l’azienda di Campomarino, la città del vino del Molise, per il suo vino  

              Doc “Biferno”, Gironia rosso riserva 2009.
Un  grande vino a base di uve Montepulciano (80%) e di Aglianico (20%) che gli esperti conoscono e apprezzano  per il suo colore rosso rubino con riflessi granati;  sentore pieno di frutta, amarena,prugna, e spezie come vaniglia e liquirizia. In bocca si sente morbido, caldo e giustamente tannico. Un vino dalla grande finezza che si sposa magnificamente con piatti di carni rosse, selvaggina.
A questa prestigiosa medaglia d’oro è da aggiungere anche una Medaglia d’Argento sempre per la    
Doc “Biferno”, un rosso riserva 2011, della Società Agricola 47. Un vino che non ho avuto ancora il piacere di assaggiare, rappresentato da un’importante azienda del trevigiano, la Società Agricola 47 (questo numero sta per riportare la data, della ultimazione della costruzione di una delle strade romane più importanti, la Claudia Augusta, appunto anno 47 d.c..) che, oltre al rosso riserva "Biferno" Doc, ottiene anche un’altra medaglia d’argento con un vino del suo territorio d’origine,  il Cabernet Sauvignon 2016, Igt “Marca trevigiana”.
Le mie congratulazioni e quelle del Molise che, con  questo loro importante successo, si sente rappresentato, c’è.
pasqualedilena@gmail.com

8 MARZO - GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

Il mio pensiero alla mia compagna di vita, alle donne tutte e, in particolare, a quelle di San Quirico, Legnaia, il Ronco, le Torri, quartieri di Firenze, dove ho vissuto la mia prima e più importante esperienza politica, quella di militante comunista e, poi, di segretario della sezione e delle sue cellule che animavano le rispettive Case del Popolo. Le donne e le compagne di San Quirico-Legnaia che porto, da sempre, nel mio cuore.
La "Giornata", allora, e non la "Festa" balorda così come trasformata dal consumismo.
La "Giornata" della memoria di quel 29 febbraio del 1909 in America e della grande manifestazione delle donne in favore del diritto di voto anche  per le donne, e, anche, di altri diritti, come il salario, le condizioni di lavoro in fabbrica, l'orario di lavoro.
La memoria di quel 25 Marzo del 1911 con l'incendio della fabbrica "Triangle" di NY 146 donne, la gran parte immigrate, morte carbonizzate. La data dell'8 Marzo del 1917 ricorda la scesa in  piazza delle donne di San Pietroburgo, in Russia, contro la guerra e per la pace.
Saranno le donne comuniste a scegliere questa data come "La Giornata Internazionale dell'Operaia", che l'ONU farà propria, nel 1975, come "La Giornata Internazionale della Donna".
Per me è - come prima dicevo - la "Giornata della Donna" che, per anni, ho vissuto con le compagne e  le donne dell'Udi (Unione delle donne italiane) dei quartieri della campagna fiorentina tra via di Soffiano, via Pisana, e San Bartolo a Cintoia.
Ed  è l'Udi che, nel 1945, riprende la celebrazione di questa giornata (la prima e la sola, poi il fascismo) che c'è stata nel 1922 e la rilanciò  in tutti i territori già liberati dall'occupazione nazi fascista.
Una giornata particolare che iniziava la mattina alle nove quando nella Casa del popolo di San Quirico, deve c'era la sede della sezione, le compagne tiravano fuori la Bandiera della pace, cucita a mano subito dopo la fine della guerra, la dispiegavano con grande attenzione e, poi, la innalzavano con tante emozioni. Una giornata che continuava con incontri, riflessioni, e, alla sera, la festa con la musica e il ballo. Una giornata di riflessione e di occasione per stare tutti insieme pensando al domani, non di puro consumismo che, nel momento in cui ha cancellato i valori e il significato di una giornata speciale, ha trasformato la "Giornata della donna" in una giornata banale .  Per me, grazie alle compagne e alle donne dell'Udi, resta, tanto più oggi, una giornata particolare.
pasqualedilena@gmail.com
   

7 marzo 2017

La polarizzazione dei servizi

di Umberto Berardo

 Qualunque territorio richiede diverse condizioni perché le popolazioni in esso residenti possano avere una qualità di vita accettabile.

Gli abitanti hanno bisogno di aria salubre, di un ambiente integro nella vita vegetale ed animale, di cibo genuino, di un'attività lavorativa che dia dignità alle persone e sostegno all'esistenza ed ovviamente di efficienti servizi quali quelli alla salute, alle comunicazioni, ai trasporti, alla cultura, all'educazione, alla sicurezza, alla giustizia, alle poste, al commercio.
Non c'è ombra di dubbio sul fatto che una parte di essi debba necessariamente essere accentrata e pensiamo in proposito agli ospedali, agli uffici giudiziari, catastali, fiscali, ma anche a talune forze di polizia o a sistemi di trasporto come quelli ferroviari.
Non è pensabile al contrario una polarizzazione di servizi che necessariamente debbono rimanere diffusi sul territorio o garantire almeno che esso abbia collegamenti razionali ed accettabili con quelli presenti solo nei centri più popolati.

In una regione come il Molise stiamo assistendo, a nostro avviso, ad una riduzione progressiva, ma costante perfino dei servizi di primaria necessità quali ad esempio quelli sanitari, scolastici, postali e commerciali.
Ci sono oggi piccole comunità, soprattutto nelle aree interne della regione, che mancano della guardia medica sul posto, ma anche di prestazioni terapeutiche ed infermieristiche domiciliari soprattutto nei momenti in cui le condizioni meteorologiche avverse impediscono al personale di guardie mediche o poliambulatori esterni di raggiungerle in tempi ragionevoli.
Pensare concretamente ad una medicina territoriale significa anzitutto risolvere tali problemi fondamentali oltre a quelli di una diagnostica e di una riabilitazione che devono essere sempre più diffuse.
Sul piano educativo si può immaginare una rete distribuita sui poli scolastici purché questi rimangano fortemente collegati a tutti i paesi che vi fanno capo attraverso attività culturali ed educative che devono essere garantite agli alunni non solo nella sede degli Istituti Comprensivi, ma anche sui luoghi di residenza degli allievi.
Tra l'altro, come abbiamo già sottolineato in un piano a suo tempo predisposto per taluni Comuni delle aree interne, occorre uscire dalla logica che l'educazione e l'istruzione debbano riguardare solo talune età della vita, ma occorre pensare e programmare una formazione permanente che certamente è in grado di ridurre diversi tipi di analfabetismo.
Sui servizi postali e sulle difficoltà in atto, specialmente per le fasce più avanzate della popolazione, si sono condotte operazioni di riduzione nei piccoli borghi che vanno ripensate perché stanno creando disservizi notevoli sia agli sportelli che nella distribuzione della posta.

Per ciò che riguarda le attività commerciali le strutture di distribuzione attraverso i grandi centri commerciali stanno eliminando tutti i negozi di prossimità non solo nei quartieri delle città, ma soprattutto nei piccoli paesi delle aree interne dove non riescono a sopravvivere a causa di un giro d'affari ridotto ormai al lumicino.
Chi continua a mantenere piccoli punti vendita soprattutto nei villaggi di montagna lo fa per affetto ad una professione esercitata magari da tantissimi anni o per giungere alla maturazione dell'assegno di pensione.
Si tratta di piccoli imprenditori che andrebbero aiutati sul piano fiscale e che invece sono penalizzati dai prezzi di acquisto delle merci, dal sistema di distribuzione delle stesse e da aliquote fiscali troppo elevate in relazione al giro d'affari.
Il commercio su aree pubbliche, regolamentato dalle amministrazioni comunali sulla base della legge regionale n. 33 del 1999 , ha in parte sin qui offerto agli abitanti dei piccoli borghi i servizi ormai carenti in loco per la chiusura dei negozi soprattutto in settori merceologici di prima necessità.
Anche il commercio ambulante oggi rischia di essere strangolato dalla direttiva Bolkenstein di cui ci siamo già occupati analiticamente lo scorso settembre e che prevede la possibilità di affidare attraverso una gara la gestione dei suoli comunali  a società private.
Tra l'altro in tutta Italia tale procedimento è stato già preso in considerazione da molte amministrazioni comunali.

L'idea poi di organizzare nuove fiere domenicali nei centri più popolosi e lungo le principali arterie stradali segue ancora una volta, alla stessa maniera dei centri commerciali, il criterio della polarizzazione dei servizi che appartiene ad una logica neoliberista e che di nuovo rappresenta una tegola sulla testa per i piccoli esercenti nei mercati dei paesini limitrofi e per quelli periferici di montagna.
Oltretutto quelli che insorgevano giustamente per l'apertura domenicale degli ipermercati perché sostenevano giustamente che tale giorno festivo sarebbe giusto dedicarlo alla famiglia, alle relazioni sociali, al riposo, al culto religioso, come mai oggi rimangono in silenzio rispetto al proliferare di attività lavorative proprio la domenica?

Noi vorremmo seriamente invitare tutti non solo a riflettere sulla programmazione economica da mettere in atto per lo sviluppo del Molise, ma anche a definire la distribuzione dei servizi esistenti sul territorio secondo logiche relative alle esigenze della popolazione piuttosto che rispondenti ai profitti degli operatori.
Ove la logica della polarizzazione dovesse continuare, gli abitanti delle aree interne devono mettere in atto le uniche forze di contrasto in loro possesso contro tale orientamento e cioè quelle del voto e dell'utilizzo esclusivo di operatori di servizi in loco.

5 marzo 2017

Glifosato

i miei soli

i miei soli quando salutano il Molise, i suoi monti, le sue colline, il suo mare e il Gargano